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Il Piccolo, 28 ottobre 2009
 
Amianto: prescrizione, Lippi assolto 
Il processo ieri in Corte d’appello. L’Aea: «Tempi troppo lunghi per i processi»

di FRANCO FEMIA

La prescrizione incombe sui processi per l’esposizione all’amianto. Una prima risposta si è avuta dalla sentenza emessa ieri dalla Corte di appello di Trieste riguardante il primo processo conclusosi al Tribunale di Gorizia che nell’aprile dello scorso anno aveva condannato l’ex direttore dello stabilimento dell’Italcantieri Manlio Lippi, di 86 anni, a un anno di reclusione per omicidio colposo e al risarcimento di 100mila euro alla parte lesa . Ieri i giudici d’appello hanno riconosciuto a Lippi le attenuanti generiche e lo hanno assolto per intervenuta prescrizione.
Su questa sentenza dei giudici di secondo grado la presidente dell’Associazione esposti all’amianto di Monfalcone, Chiara Paternoster, ha sostenuto di essere rammaricata. «Ciò significa – ha detto – che è passato molto tempo, troppo tempo dai fatti. Comunque nello stesso tempo la prescrizione non annulla il reato».
Lippi, assistito dall’avvocato Corrado Pagano, era comparso dinanzi al tribunale per rispondere della morte di Annamaria Greco, dipendente della Sprea, la ditta che si occupava delle pulizie nel cantiere.
La donna, spirata a 52 anni nel 1998 per mesotelioma alla pleura, aveva lavorato in cantiere nei primissimi anni Settanta, prestando servizio sulle navi in fase di costruzione, in ambienti nei quali – come riportava l’accusa – la concentrazione di fibre d’amianto era di dieci volte superiore al quantitativo minimo per il quale è possibile contrarre l’asbestosi.
Al Tribunale di Gorizia sono in corso altri processi per amianto che vedono coinvolti gli ex dirigenti e amministratori della Fincantieri sempre relativo alla morte di decine e decine di dipendenti dei cantieri.
Oltre a quella che si riferiva al caso Greco, il tribunale goriziano ha emesso anche un’altra condanna a un anno di reclusione sempre nei confronti di Lippi emessa nel febbraio di quest’anno per la morte di Antonio Valent, che faceva il tubista all’Italcantieri.
 
Messaggero Veneto, 28 ottobre 2009

Amianto, la prescrizione cancella la condanna di 1º grado

MONFALCONE. Assolto per intervenuta prescrizione del reato. È questa la sentenza emessa ieri dalla Corte d’appello di Trieste al termine dell’udienza del processo d’appello per la morte di Annamaria Greco, la dipendente della Sprea, ditta alla quale erano affidati i lavori di pulizia all’interno del cantiere navalmeccanico di Panzano, morta nel 1998 a 52 anni per un mesotelioma pleurico.
Per la morte di Annamaria Greco, il cui decesso fu provocato dall’esposizione all’amianto, nell’aprile del 2008 era stato riconosciuto colpevole di omicidio colposo con sentenza di primo grado l’allora direttore dello stabilimento navale monfalconese, Manlio Lippi, che venne condannato a un anno di reclusione con la condizionale oltre al pagamento di 100 mila euro quale provvisionale immediatamente esecutiva a titolo di risarcimento nei confronti dei familiari della vittima, nonché al pagamento delle spese processuali e quella di costituzione di parte civile.
Quella relativa alla morte di Annamaria Greco era stata la prima condanna emessa dal tribunale di Gorizia rispetto ai centinaia e centinaia di procedimenti aperti nei confronti dei dirigenti dello stabilimento navalmeccanico del rione monfalconese di Panzano (al tempo dell’esposizione, stabilimento della Italcantieri), accusati di omicidio colposo per avere omesso con negligenza e incuria di avvisare i lavoratori si quelle che sarebbero state le conseguenze dell’esposizione all’amianto.
L’imputato aveva però opposto appello alla sentenza e ieri a Trieste si è svolta l’udienza che ha riconosciuto a Lippi le attenuanti generiche e lo ha assolto, ma per intervenuta prescrizione del reato.
«Ci rammarichiamo perché significa che se interviene l’assoluzione per prescrizione significa che è passato tanto, troppo tempo – afferma Chiara Paternoster a nome dell’Associazione esposti amianto di Monfalcone –. D’altra parte, però, possiamo dirci anche soddisfatti, per quanto questo termine sia fuori luogo in caso di morte, perché l’assoluzione è arrivata per prescrizione e quindi ha riconosciuto il reato».
Annamaria Greco, come anticipato, era una dipendente della Sprea, impresa specializzata nelle pulizie nello stabilimento cittadino di Fincantieri, dove la donna aveva lavorato sin dagli anni Settanta.
Prestava servizio sulle navi che erano in fase di costruzione. Un ambiente lavorativo, pertanto, ad alto tasso di esposizione da amianto che, all’epoca, registrava una concentrazione di fibre d’amianto fino a dieci volte superiore al quantitativo minimo per contrarre la fatale asbestosi.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 30 ottobre 2009 
 
DURA REAZIONE DEL MEDICO ALLA SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO  
Amianto, Bianchi: «Prescrizione scandalosa»  
Impunita la morte di Annamaria Greco a 52 anni. «Se la giustizia ha sbagliato, allora paghi»
 
 
di ELISA COLONI

«È una presa in giro, uno scandalo. Sono indignato». Usa parole forti il professor Claudio Bianchi, ex primario anatomopatologo all’ospedale di San Polo, tra i primi a denunciare, negli anni Ottanta, i pericoli e le possibili conseguenze devastanti dell’esposizione all’amianto. Bianchi reagisce così alla sentenza della Corte di appello di Trieste, che ha assolto per intervenuta prescrizione Manlio Lippi, 86 anni, ex direttore dell’Italcantieri, condannato per omicidio colposo lo scorso anno dal Tribunale di Gorizia a un anno di reclusione e al risarcimento di 100mila euro alla parte lesa.
In pratica, il primo processo per amianto arrivato a conclusione con una condanna certa, è stato archiviato a causa delle lungaggini della nostra giustizia. Un paradosso: la vittima è stata colpita due volte, in cantiere e in aula.
Un fatto che fa letteralmente rabbrividire chi, come il professor Bianchi, ha dedicato buona parte della propria vita ad affrontare questo problema.
«Quello che è successo è un’assurdità, un evento allucinante, che mi lascia allibito, arrabbiato e indignato. La magistratura ha sbagliato? Allora paghi. Non è nemmeno concepibile che chi viene giudicato colpevole e condannato per la morte di una persona alla fine non paghi come previsto. Se non è il diretto responsabile a espiare la condanna, a causa di un errore o di un malfunzionamento della magistratura, che siano gli stessi giudici a pagare. Non è possibile che questo dramma finisca nel nulla».
La vittima in questione è Annamaria Greco, dipendente della Sprea, la ditta che si occupava delle pulizie nel cantiere. La donna, deceduta a 52 anni nel 1998 per mesotelioma alla pleura, aveva lavorato in cantiere nei primi anni Settanta, prestando servizio sulle navi in costruzione, in ambienti in cui le fibre d’amianto erano di dieci volte superiori al quantitativo minimo per cui è possibile contrarre l’asbestosi.
«Ma perché nessuno muove un dito? – chiede il professor Claudio Bianchi -. Perché il sindaco Pizzolitto e il presidente della Provincia Gherghetta non fanno qualcosa? Perché tutti accettano in silenzio senza fare niente? È solo l’Associazione degli esposti all’amianto a lottare, mentre tutti gli altri restano nell’indifferenza totale».
 

DUE RELAZIONI 
 
Il caso Monfalcone fa testo a Taormina 
 
Due relazioni sullo studio dei tumori di amianto della Lega tumori di Monfalcone sono state presentate a Taormina, dove si è svolta la Conferenza mondiale sull’amianto promossa dall’Ispesl. Una relazione era dedicata ai mesoteliomi pleurici diagnosticati in personale della Marina militare. Lo studio è stato condotto su casi osservati nell’area di Trieste-Monfalcone, in Liguria e a Livorno. Presso l’ospedale di Monfalcone studi sulla patologia asbesto-correlata nei marittimi sono iniziati trent’anni fa. Un’altra relazione è stata invece dedicata alle caratteristiche spaziali e temporali del mesotelioma maligno. In quest’ultima è stato rimarcato il fatto che i tempi di latenza intercorrenti tra inizio dell’esposizione all’amianto e manifestazione del tumore sono più lunghi (oltre 40 anni) di quanto correntemente riportato.
Il convegno ha visto la partecipazione di ricercatori, tecnici, legali, esponenti di associazioni, enti assicurativi, dei patronati. Nutrita la rappresentanza di Paesi stranieri, tra i quali ricercatori dell’Epa, l’ente Usa deputato alla protezione dell’ambiente.

Messaggero Veneto, 17 febbraio 2009 
 
Condannati due dirigenti dell’Italcantieri  
Un anno all’ex direttore Lippi e all’ex presidente del cda, Tupini, per la morte di un tubista 
IL CASO AMIANTO  
Antonio Valent, dipendente dei cantieri navali di Panzano, perì per carcinoma polmonare provocato dall’esposizione alle polveri Riconosciute le tesi del pubblico ministero: entrambi dovranno versare alla famiglia dell’operaio una provvisionale di 100 mila euro
 
 
MONFALCONE. Altre due condanne nei processi per le morti da amianto, poco meno di un anno dopo la prima, storica sentenza di condanna pronunciata il 2 aprile del 2008. Imputati per omicidio colposo erano l’ex direttore e l’ex presidente del cda del cantiere navalmeccanico di Panzano, Manlio Lippi e Giorgio Tupini, cui è stata inflitta ieri dal giudice monocratico di Gorizia Emanuela Bigattin una pena pari a un anno ciascuno di reclusione. Il processo era in relazione alla morte di Antonio Valent, operaio della ex Italcantieri spirato 11 anni fa per un tumore ai polmoni (per la precisione si trattava di un carcinoma polmonare) contratto, secondo l’accusa, proprio in seguito all’esposizione alla “fibra killer”.
Secondo il pm Annunziata Puglia, Valent avrebbe ricevuto mansioni di tubista che prevedevano un lavoro in ambiente in cui era presente l’amianto senza che venissero adottate misure di sicurezza adeguate per impedire o diminuire l’ingestione di fibre. Il pubblico ministero aveva chiesto nel corso dell’ultima udienza, il 15 dicembre, la condanna a 2 anni per entrambi gli imputati, condanna sollecitata anche dall’avvocato di parte civile, Francesco Donolato. Il giudice Bigattin ha condannato i due imputati al risarcimento danni da definire in sede civile e intanto la sospensione condizionale della pena sarà subordinata al pagamento di una provvisionale esecutiva di 100 mila euro a beneficio di ciascuna delle parti civili, ovvero la figlia e la moglie di Antonio Valent. I due dirigenti dovranno inoltre pagare anche le spese legali, quantificate in 26mila euro.
Quello di ieri è il secondo processo a concludersi con una sentenza di condanna a fronte di centinaia di fascicoli aperti dalla magistratura di Gorizia su altrettanti casi di operai dei cantieri navalmeccanici monfalconesi deceduti per malattie riconducibili all’esposizione all’amianto.
Sempre nel corso della giornata di ieri, in un altro processo per la morte di un ex operaio dei cantieri monfalconesi, Giuseppe Piazza, è giunta invece la assoluzione per gli stessi Tupini e Lippi, oltre che per un terzo imputato, l’ex presidente del cda, Vittorio Fanfani. Piazza era deceduto nel 1995 per un tumore ai polmoni: aveva lavorato per 40 anni come aggiustatore meccanico e poi come addetto alla manutenzione delle sabbiatrici di lamiere. In base alle perizie e alle testimonianze non è stato possibile dimostrare con certezza che il tumore era stato causato dall’esposizione alla “fibra killer”.
Il pm Annuziata Puglia aveva chiesto la assoluzione, seppure con la formula dubitativa, proprio per mancanza del nesso causale certo tra la malattia e l’esposizione all’amianto. La assoluzione era stata sollecitata anche dai difensori dei tre imputati.
Piero Tallandini  
 
MONFALCONE  
Zilli (Pd): bisogna far presto per veder realizzato un centro sulle patologie asbesto-correlate
 
 
MONFALCONE. «Il tempo sta passando e, se vogliamo veramente vedere realizzato a Monfalcone il Centro regionale per le patologie asbesto-correlate, è necessario gettare le basi da subito». L’invito arriva dalla presidente della Commissione per la tutela della salute, nonché capogruppo del Pd, Barbara Zilli, che ricorda come, al proposito, il Comune di Monfalcone ha accantonato la cifra simbolica di mille euro nel bilancio preventivo del 2008, ma di fatto, nonostante da un anno sia stato inviato in Regione il progetto-documento del centro, non si sia ancora saputo nulla circa le intenzioni della Regione in materia.
«La quarta commissione consiliare di Monfalcone ha sospeso a ottobre la discussione dell’argomento in attesa della nomina del nuovo direttore del Dipartimento di prevenzione, affinché lo stesso potesse fornire le informazioni sui bisogni reali e sulle necessità degli ammalati e delle persone che sono venute a contatto con la fibra. Ora – dice Zilli –, con l’insediamento del nuovo direttore generale, Roberto Ferri, attuale direttore generale dell’Azienda sanitaria della Bassa friulana, questo sarà uno dei primi argomenti che verranno portati alla sua attenzione».
Resta necessario però anche il coinvolgimento dell’Inail e della Fincantieri affinché partecipino alla attivazione del centro. «A mio avviso il centro potrebbe essere costituito in forma di “sperimentazione gestionale”, assieme appunto a Inail e Fincantieri – suggerisce la rappresentante in consiglio del Pd –. Le sperimentazioni gestionali sono società, che perseguono il fine dell’assistenza pubblica, costituite a capitale pubblico e privato, hanno già preso piede in alcune realtà del Nord d’Italia e sono previste dalla legge di riforma del Servizio sanitario nazionale del 1992. L’Inail, del resto, ha già finanziato in toto diversi ospedali e centri di riabilitazione all’avanguardia in Italia, come quello di Vigoroso di Budrio, il Centro di riabilitazione di Vetralla, quello di Maratea e quello di Montefalco, per citarne alcuni. Per fare tutto questo – conclude – è necessaria una forte motivazione che deve partire dalla direzione generale e dal mondo politico, locale e nazionale. È un progetto innovativo, ambizioso, ma fattibile».
Barbara Zilli non intende quindi rinunciare al progetto monfalconese di diventare sede di un Centro di riferimento regionale, soprattutto perché in città e nel mandamento l’amianto continua a fare vittime e continuerà ancora per i prossimi anni, condizione che ha “costretto” le strutture ospedaliere e il personale sanitario ad accumulare un’esperienza unica e importante. Il progetto, inviato in Regione a inizio anno, pareva avesse trovato una buona accoglienza (favore rimasto però solo a livello di intenzioni).
L’elaborazione della proposta relativa al Centro ha visto lavorare assieme consiglieri comunali di maggioranza e minoranza, a dimostrazione di come la salute dei cittadini sia un tema assolutamente trasversale. Già in commissione, il consigliere Giuliano Antonaci aveva ricordato che in altre zone d’Italia l’Inail aveva partecipato alla creazione di strutture sanitarie e che potrebbe compartecipare alla nascita del Centro in un territorio che ha una mortalità per mesotelioma della pleura tra le più alte al mondo.
Il documento-progetto presentato alla Regione chiede di riconoscere questo patrimonio di conoscenza, garantendo sviluppo di una diagnostica specializzata, promozione e sostegno alla ricerca. Il Centro regionale di riferimento dovrebbe essere una struttura in grado di fornire le informazioni sui percorsi di salute che i cittadini affetti da patologie asbesto-correlate devono intraprendere, in grado di fare prevenzione e diagnosi precoce, anche di tipo invasivo, e garantire assistenza pre- e post-operatoria, domiciliare e ospedaliera.
Il Centro dovrebbe fornire anche assistenza psicologica ed essere dotato di tutti gli strumenti, tecnologici e umani, necessari.
 

Il Piccolo, 17 febbraio 2009 
 
Morte da amianto, condannati i vertici dell’Italcantieri  
Pene di un anno agli ex presidente e direttore Assoluzione per il decesso di un altro operaio
 
 
di FRANCO FEMIA

Una condanna e un’assoluzione sono state emesse ieri dal giudice monocratico Emanuela Bigattin in due distinti processi legati alle morti per amianto di dipendenti del cantiere navale di Panzano.
L’ex direttore dell’Italcantieri Manlio Lippi e l’ex presidente del consiglio di amministrazione Giorgio Tupini sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio colposo nei confronti di Antonio Valent, tubista, dipendente dei cantieri navali di Panzano, morto per carcinoma polmonare provocato dall’esposizione alle polveri da amianto. Il giudice li ha condannati a un anno di reclusione subordinando la sospensione condizionale delle pena al pagamento della provvisionale di 100 mila euro nei confronti della moglie e della figlia del Valent, costituitesi parte civile con l’assistenza dell’avvocato Francesco Donolato. I due dirigenti dei cantieri dovranno pagare loro anche le spese legali quantificate complessivamente in 26 mila euro.
Sono state così riconosciute le tesi del pm Annunziata Puglia, fatte proprie anche dalla parte civile, che Valent aveva contratto la malattia che lo ha portato alla morte per causa di lavoro. Il pm nella sua requisitoria aveva sottolineato che Valent operava in un ambiente dove c’era una massiccia quantità di polveri d’amianto, mentre non c’era traccia di sistemi di insicurezza o strumenti atti a evitare o diminuire l’ingestione di fibre d’amianto.
In un secondo processo, invece, gli stessi Lippi e Tupini oltre a Vittorio Fanfani, pure lui ex presidente del Cda dell’allora Italcantieri, sono stati assolti sempre dall’accusa di omicidio colposo per la morte di Giuseppe Piazza, stroncato nel 1995 da un tumore polmonare. L’uomo aveva lavorato per 40 anni nel cantiere navale prima come aggiustatore meccanico e poi come addetto alla manuntenzione delle sabbiatrici di lamiere. Le testimonianze e le perizie non sono riuscite a dimostrare con ragionevole certezza che la malattia e poi il decesso siano state correlati con l’esposizione all’amianto.
La stessa pubblica accusa, sostenuta dalla dottoressa Puglia, aveva chiesto l’assoluzione, seppure con il dubbio, dei tre imputati. La non colpevolezza degli imputati era stata avanzata dai difensori avvocati Borgna e Pagano. La parte civile si era ritirata dal processo in una delle precedenti udienze.
È la terza sentenza emessa dal tribunale di Gorizia nei processi per morte d’amianto. La prima fu nell’aprile dello scorso anno quando Manlio Lippi era stato condannato a un anno di reclusione con la condizionale per la morte di Annamaria Greco, dipendente della Spresa, la ditta di cui erano affidati i lavori di pulizia all’interno del cantiere. La Greco era morta a 52 anni per mesetelioma alla pleura.
Al tribunale di Gorizia ci sono a ruolo ancora due processi. Uno, in calendario il prossimo 2 aprile e vede imputati 13 ex dirigenti della Fincantieri e dell’Enel accusati di lesioni nei confronti di 13 ex dipendenti del cantiere di Panzano e della centrale Enel. Il 4 giugno inizierà invece il processo a 26 dirigenti aziendali, responsabili della sicurezza e amministratori di aziende che lavoravano in subappalto.
Inoltre, il prossimo 16 marzo il gup dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio nei confronti sempre di 13 ex dirigenti ed ex responsabili del servizio di sicurezza dell’Italcantieri in relazione ai decessi per amianto di 11 persone, tutte dipendenti dello stabilimento navalmeccanico monfalconese. 
 
Al nuovo direttore dell’Ass la richiesta di un Centro patologie asbesto-correlate 
 
È una «sperimentazione gestionale» quella che la presidente della commissione consiliare salute di Monfalcone, Barbara Zilli, propone per avviare il Centro regionale per le patologie asbesto-correlate nell’ospedale di San Polo. Il tempo del resto sta passando e, se si vuole veramente vedere a Monfalcone la nascita di questa centro è necessario gettare le basi da subito, secondo Barbara Zilli. Il Comune di Monfalcone ha accantonato la cifra simbolica di 1000 euro nel bilancio preventivo del 2008, ma di fatto non si sa ancora nulla circa le intenzioni della Regione in materia. La commissione consiliare Salute di Monfalcone ha quindi sospeso a ottobre la discussione sull’argomento in attesa della nomina del nuovo direttore del Dipartimento di prevenzione, perché lo stesso potesse fornire le informazioni sui bisogni reali e sulle necessità degli ammalati e delle persone che sono venute a contatto con la fibra.
«Ora, con l’insediamento del nuovo direttore generale dell’Azienda sanitaria isontina – preannuncia Barbara Zilli -, questo sarà uno dei primi argomenti che verranno portati alla sua attenzione». La presidente della commissione Salute ritiene sia però «necessario coinvolgere anche l’Inail e Fincantieri affinché partecipino alla attivazione del centro». «A mio avviso il centro potrebbe essere costituito – spiega Zilli – in forma di “sperimentazione gestionale” con l’Inail e Fincantieri appunto. Le sperimentazioni gestionali sono società che perseguono il fine dell’assistenza pubblica, costituite a capitale pubblico e privato, che hanno già preso piede in alcune realtà del Nord Italia. Barbara Zilli non si nasconde però che per raggiungere un obiettivo di questa portata «è necessaria una forte motivazione che deve partire dalla direzione generale e dal mondo politico, locale e nazionale».
Il centro dovrebbe essere una struttura in grado di fornire informazioni sui percorsi di salute che i cittadini affetti da patologie asbesto-correlate devono intraprendere, di fare prevenzione e diagnosi precoce, anche di tipo invasivo, e di garantire assistenza assistenza pre e post operatoria, domiciliare e ospedaliera oltre a fornire assistenza psicologica. Il centro è stato immaginato anche come sede di formazione professionale per gli operatori ed essere l’unico deputato alle indagini epidemiologiche, alla raccolta di dati e al monitoraggio, alla ricerca ambientale con un’attenzione particolare all’esposizione indotta.

Il Piccolo, 03 ottobre 2008 
 
TREDICI PARTI LESE  
Amianto, processo ripreso a Gorizia  
Accusa di lesioni per i vertici di Enel e del cantiere navale
 
 
È ripreso ieri al Tribunale di Gorizia, giudice monocratico Santangelo, il processo per lesioni a 13 ex dipendenti del cantiere di Panzano e della centrale Enel. Un’udienza caratterizzata dall’ammissione di documenti e atti da parte del pubblico ministero Annunziata Puglia oltre alla deposizione dei primi testi. Ma sono già inserite in calendario altre udienze, il 4 dicembre prossimo e il 2 aprile 2009, nelle quali saranno sentiti gli altri testi citati dal pm e dalla difesa oltre ai periti.
A rispondere di lesioni sono i dirigenti e gli amministratori che hanno retto il cantiere di Panzano negli anni che vanno da metà degli anni Sessanta a tutto l’Ottanta e quelli della centrale Enel. A chiamarli in causa 11 dipendenti della Fincantieri, uno della Beraud e uno della Centrale Enel che, esposti all’amianto, lamentano neoplasie plastiche, placche pleuriche e lesioni pleuro-polmonari da asbestosi.
Agli imputati viene contestato di non aver osservato norme a tutela dei lavoratori, omettendo di adottare le misure di sicurezze e i provvedimenti tecnici e organizzativi necessari per contenere l’esposizione all’amianto e di sottoporre i lavoratori a adeguati controlli sanitari.
Questo processo è uno dei tanti che il tribunale sta affrontando in merito all’esposizione all’amianto. Una prima sentenza si è avuta nell’aprile scorso quando l’ex direttore dell’allora Italcantieri, oggi Fincantieri, Manlio Lippi, è stato condannato a un anno di reclusione con la condizionale e al risarcimento della parte civile in merito alla morte di Annamaria Greco, dipendente di una ditta che si occupava delle pulizie nel cantiere. La donna, che era morta nel 1998 a 52 anni per mesetelioma alla pleura, aveva lavorato negli anni Settanta sulle navi in costruzione alc cantiere di Panzano.

Il Piccolo, 17 giugno 2008 
 
Amianto, a dicembre la sentenza per la morte di un operaio del Cantiere 
 
Si giungerà il 15 dicembre alla discussione e, se non ci sarano ulteriori intoppi, anche alla sentenza nel processo in corso davanti al giudice unico del Tribunale di Gorizia Emanuela Bigattin per un’altra morte da amianto, quella di Antonio Valent, ex dipendente dei cantieri deceduto nel 1998.
La data del 15 dicembre prossimo è stata fissata ieri, al termine di una breve udienza dedicata all’escussione di un perito indicato dalla difesa.
Il processo vede come imputati due ex dirigenti dell’Italcantieri, l’ex direttore del cantiere navale Manlio Lippi e dell’ex presidente del consiglio di amministrazione della stessa Italcantieri Giorgio Tupini, entrambi difesi dall’avvocato Pagano: a Lippi e Tupini viene contestato di non aver osservato le norme per tutelare l’integrità fisica dei lavoratori e di non aver adottato le misure di sicurezza per contenere l’esposizione all’amianto fornendo mezzi personali di protezione quali maschere e guanti e assicurandosi che tali mezzi venissero effettivamente utilizzati dai dipendenti.
Parte civile nel processo è invece l’avvocato Francesco Donolato, che rappresenta la famiglia dell’ex cantierino: Antonio Valent era un tubista dell’Italcantieri, deceduto nel 1998 a 71 anni per asbestosi.
Nella precedente udienza, la difesa dei vertici dell’Italcantieri aveva provveduto a depositare una superperizia sulla presenza dell’amianto all’interno dei cantieri, sui sistemi di sicurezza adottati all’interno dell’azienda e sui metodi utilizzati per smaltire lo stesso amianto. (g.bar.)
 
Messaggero Veneto, 17 giugno 2008 
 
Amianto, sentito un perito sul caso Valent 
 
Esame e controesame del consulente della difesa Danilo Cotica, autore di una perizia ambientale, e il processo legato alla morte di Antonio Valent, l’operaio della Fincantieri di Monfalcone deceduto dieci anni fa per un tumore ai polmoni provocato – secondo l’accusa – dall’esposizione all’amianto, è stato rinviato, ieri, al 15 dicembre.
A giudizio per omicidio colposo Manlio Lippi e Giorgio Tupini, entrambi ottantacinquenni, fra il 1966 e il 1968, rispettivamente direttore dello stabilimento navalmeccanico di Panzano e presidente del consiglio di amministrazione.
La scorsa udienza, il 15 ottobre dello scorso anno, era stato sentito il dottor Manlio Barducci, anch’egli consulente della difesa, estensore di una perizia medico-legale in cui si affermava come il decesso di Valent non fosse attribuibile all’amianto, bensì all’intervento chirurgico al quale era stato sottoposto. Il dottor Barducci aveva ribadito l’impossibilità di stabilire con certezza un nesso causale tra la morte di Valent e l’amianto. Secondo l’accusa, invece, l’operaio della Fincantieri sarebbe morto per una duplice neoplasia al polmone destro originata dall’esposizione alla fibra-killer. Per il pubblico ministero, Annunziata Puglia, i due imputati avrebbero fatto svolgere a Valent, nello stabilimento monfalconese, mansioni di tubista di bordo con l’utilizzo di amianto (coibentazione attuata mediante una miscela cemento-amianto). Tutto ciò senza adottare misure di sicurezza generiche e specifiche e i vari provvedimenti tecnici, organizzativi e procedurali necessari per contenere, appunto, l’esposizione all’amianto. La pubblica accusa contesta, altresì, all’ex direttore e all’ex presidente del Cda della Fincantieri (all’epoca Italcantieri) di non aver sottoposto il lavoratore a «adeguato controllo sanitario e di non averlo informato circa gli specifici rischi derivanti dall’esposizione alla micidiale sostanza». (n.v.)

Il Piccolo, 11 maggio 2008 
 
L’UDIENZA  
Morti da amianto, riparte il processo  
Salvatore Cossu e Adriano Bullian deceduti nel 2002 e nel 2003 
I familiari sono parte civile
 
 
Tornerà in aula, lunedì 26 maggio, al Tribunale di Gorizia, uno dei «filoni» legati al processo in ordine ai decessi di alcuni lavoratori in seguito all’asserita esposizione da amianto.
Si tratta di Salvatore Cossu, deceduto nell’ottobre del 2002, Adriano Bullian, di San Canzian d’Isonzo, deceduto nel giugno 2003, Flavio Valentinutti, Aldo Pescatore, Umberto Gasser e Carlo Furlan. Per due di questi lavoratori, i famigliari si sono costituiti parte civile al processo: sono gli eredi di Cossu, difesi dallo studio dell’avvocato Francesco Donolato, del Foro di Gorizia, e quelli di Bullian, in particolare la figlia Elisabetta (moglie e figlio invece hanno al momento intrapreso la via extragiudiziale), la cui difesa è affidata all’avvocato Massimo Bergamasco, sempre del Foro di Gorizia.
Imputati con l’ipotesi di accusa di omicidio colposo sono in questo caso sette ex dirigenti dei Cantieri riuniti dell’Alto Adriatico (Crda), poi divenuta Italcantieri e oggi Fincantieri, succedutisi nel tempo alla guida dell’azienda, oltre a un ex legale rappresentante di un’impresa d’appalto. L’ipotesi di accusa dunque è quella di omicidio colposo e mancata osservanza delle normative in ordine alla sicurezza sul lavoro, al fine di tutelare l’integrità fisica dei lavoratori fornendo mezzi di protezione quali maschere e guanti.
Per lunedì 26 maggio pertanto è stata fissata la nuova udienza, davanti al giudice monocratico Caterina Brindisi. In quella sede, è previsto l’ascolto di ulteriori testimoni, presentati dalla pubblica accusa, rappresentata dal publico ministero Annunziata Puglia.
Al vaglio le cause dei decessi dei lavoratori verificatisi, in seguito all’insorgenza dell’asserita malattia professionale. Patologie per le quali, come hanno riferito gli stessi legali di parte civile, il nesso di casualità viene ricondotto a pregresse esposizioni al minerale killer all’interno dello stabilimento di Panzano.
Con ciò, peraltro, ricordanto la prima sentenza, emessa ai primi di aprile, in ordine al decesso di Annamaria Greco, dipendente della Sprea, la ditta che si occupava, in appalto, delle pulizie all’interno del cantiere navale monfalconese.
Il giudice unico Caterina Brindisi ha così inflitto a Manlio Lippi, all’epoca direttore dello stabilimento di Monfalcone, una condanna a un anno di reclusione, con il beneficio della condizionale, e 100mila euro di risarcimento quale provvisionale.

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Monfalcone, la denuncia
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Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

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La costruzione
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Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
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Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


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