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Messaggero Veneto, 17 marzo 2009 
 
Amianto, prosciolto Visintin  
L’ex assessore provinciale era indagato per omicidio colposo 
FIBRA KILLER A MONFALCONE 
Aveva ricoperto il ruolo di responsabile del servizio di sicurezza al cantiere navale “Non doversi procedere” anche per Mario Bilucaglia. Undici rinviati a giudizio
 
 
MONFALCONE. Il gup del Tribunale di Gorizia, Emanuela Bigattin, ha dichiarato di “non doversi procedere” nei confronti dell’ex assessore provinciale al Lavoro, Marino Visintin, difeso dall’avvocato Riccardo Cattarini e indagato per l’ipotesi di omicidio colposo per i decessi legati all’amianto per il ruolo ricoperto nel passato di responsabile del servizio di sicurezza del cantiere navale.
Come Visintin è stato prosciolto anche Mario Bilucaglia, indagato per lo stesso motivo di Visintin e pure ex responsabile del servizio di sicurezza. Il proscioglimento è giunto al termine dell’udienza relativa alle richieste di rinvio a giudizio per ipotesi di omicidio colposo avanzate dal pm Annunziata Puglia per 13 indagati in relazione ai decessi legati all’esposizione all’amianto di 11 persone, dipendenti dello stabilimento ex Italcantieri di Panzano.
Se per Visintin e Bilucaglia la vicenda processuale si è conclusa, prosegue invece per gli altri indagati, che sono stati tutti rinviati a giudizio. Fra questi figurano gli ex presidenti del cda Italcantieri Vittorio Fanfani e Giorgio Tupini, l’ex presidente del Cda Enrico Bocchini e l’ex direttore generale Corrado Antonini, gli ex direttori del cantiere Giancarlo Testa e Manlio Lippi. Inoltre, Bernardo Vittorio Carratù e Roberto Schivi, in passato direttori centrali del personale Italcantieri, gli ex direttori del personale Giampaolo Framarin e Livio Alfredo Minozzi e un responsabile della sicurezza.
Il rinvio a giudizio è stato deciso in relazione, come detto, a 11 decessi per malattie legate all’esposizione alla “fibra killer”, carcinomi e microcitomi polmonari. Si tratta di Roberto Savignano, che ricopriva mansioni di isolatore e di ponteggiatore, Tristano Hellner, carpentiere in ferro, Francesco Tuia, saldatore elettrico, Romano Periz, meccanico manutentore, Bruno Erman, elettricista, Mario Cesare Gregori, carpentiere, ponteggiatore e tracciatore, Annibale De Rossi, carpentiere, Bruno Bosma, che ricopriva mansioni di calafato e poi di magazziniere, Valentino Versolatti, prima carpentiere e fabbro, poi imbragatore nelle officine e addetto al settore trasporti, Attilio Davoli, tubista e operaio meccanico, Elio Visintin, carpentiere.
Tutti operavano, secondo l’accusa, in ambienti saturi di polveri di amianto senza che venissero adottate misure di sicurezza generiche e specifiche per contenere l’esposizione alla “fibra killer”.
«Sono molto contento dell’assoluzione, anche perché tutta la vicenda aveva l’aria di un pasticcio e quindi per noi – afferma l’avvocato Cattarini, che annuncia nei prossimi giorni la volontà sua e del suo assistito di “togliersi qualche sassolino dalla scarpa” – è stata una vittoria in una grossa battaglia. Ho fatto fatica a preparare la difesa, perché la Procura perseverava su certe posizioni sbagliate, che il Gup, però, non ha riconosciuto. È stata, invece, accolta la tesi che i funzionari aziendali, come Visintin e Bilucaglia, non c’entravano nulla con l’amianto. Tesi, d’altra parte – conclude Cattarini –, sostenuta anche dal procuratore generale di Trieste, Benianimo Deidda».
In merito interviene anche l’avvocato Paolo Bevilacqua, legale di parte civile per Elena e Gianluca Visintin, figli di Elio Visintin: «Era prevedibile la verifica dibattimentale dell’ipotesi accusatoria. Siamo comunque contenti del fatto che la data del dibattimento processuale sia stata fissata presto (il 4 giugno, ndr), perché finalmente la celebrazione dei processi pare seguire un filone privilegiato. Le vicende trattate sono estremamente delicate e prendiamo atto che la magistratura sta dando la sua disponibilità. Apprezziamo, quindi, l’esito finale, senza pregiudizi su quello che sarà il dibattimento e il suo esito», dice, ricordando però che contro la sentenza del non luogo a procedere è possibile il ricorso in Cassazione.
«Valuteremo le motivazioni della sentenza: se non ci garberanno – dice l’avvocato Bevilacqua – o non conterranno le precisazioni che attendiamo, c’impegneremo nel ricorso. Le tesi difensive, d’altronde, non sono condivise né dalla Procura, che aveva richiesto il rinvio, né dalle parti civili che avevano formulato analoga istanza».
Bevilacqua annuncia, inoltre, ch,e al di là della fase celebrativa del processo, «che attende di avere il momento di verità», le parti civili chiederanno «l’autorizzazione a far partecipare in giudizio anche l’azienda. Finora sono state le persone i soggetti dell’ipotesi accusatoria e il processo accerterà la responsabilità penale, ma noi siamo parti civile costituite e c’interessa che la società come tale partecipi a questo processo e, se ciò sarà definito, partecipi al risarcimento».
Cristina Visintini

Il Piccolo, 17 marzo 2009 
 
IL 4 GIUGNO VIA AL PROCESSO PER I DECESSI DI UNDICI LAVORATORI 
Amianto, prosciolto l’ex assessore Visintin  
Stessa decisione anche per un altro responsabile della sicurezza. A giudizio 11 ex dirigenti
 
 
di FRANCO FEMIA

Undici ex dirigenti dell’Italcantieri sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo in relazione ai decessi legati all’esposizione all’amianto di 11 persone, tutte dipendenti dello stabilimento navalmeccanico monfalconese. Sono stati invece prosciolti l’ex assessore provinciale Marino Visintin e Fausto Bilucaglia, responsabili dei servizi di sicurezza dello stabilimento di Panzano tra il 1973 e il 1992.
Sono state ammesse le parti civili rappresentate dai familiari degli operai deceduti. Saranno assistiti durante il processo, che inizierà il prossimo 4 giugno, dagli avvocati Paolo Bevilacqua e Pierluigi Fabbro. Nella prima udienza del processo si costituirà parte civile anche il Comune di Monfalcone con l’avvocato Roberto Maniacco.
Gli imputati sono Giorgio Tupini, Vittorio Fanfani, Manlio Lippi, Enrico Bocchini, Giancarlo Testa, Mario Abbona, Giampaolo Framarin, Roberto Schivi, Livio Alfredo Minozzi, Corrado Antonini, Bernardo Vittorio Carratù. Nei loro diversi incarichi di presidenti del gruppo o direttori o funzionari dello stabilimento navale di Panzano, avrebbero omesso le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e di sottoporli a un adeguato controllo sanitario. Gli undici lavoratori deceduti per carcinoma polmonare lavoravano nei cantieri come tubisti, meccanici, carpentieri in ambienti che, secondo l’accusa, erano saturi di polvere di amianto.
L’udienza preliminare di ieri è stata in modo particolare incentrata sulla posizione di Marino Visintin e Fausto Bilucaglia, i due addetti alla sicurezza. Si sono scontrate in aula due tesi: quella del pubblico ministero Annunziata Puglia che ha sostenuto con forza la responsabilità di Visintin e Bilucaglia nell’inosservanza delle nome per la tutela dell’integrità fisica dei lavoratori, e quella del difensore Riccardo Cattarini che ha sostenuto l’estraneità di suoi assistiti alle accuse mosse dalla Procura. Secondo Cattarini l’organizzazione del lavoro predisposta dall’azienda non prevedeva per Visintin e Biculaglia alcuna responsabilità per quanto riguardava la tutela dei lavoratori all’esposizione all’amianto. Una tesi che è stata fatta propria dal giudice che, in tal senso, ha seguito la linea adottata anche dalla Procura della Repubblica di Trieste che, nell’ambito dell’inchiesta a suo tempo svolta sempre sul caso amianto, aveva ritenuto di non indagare i due ex addetti alla sicurezza ma di sentirli piuttosto come testimoni.
L’ordinanza di proscioglimento del Gup, comunque, potrebbe essere impugnata in Cassazione sia dal pm che dalle parti civili costituite anche se per questa decisione sarà necessario attendere le motivazioni della sentenza che saranno depositate entro 60 giorni.
Marino Visintin per questo suo coinvolgimento nell’inchiesta ha già pagato sul piano politico con le dimissioni da assessore al Lavoro. Nell’ambito del centrosinistra, che governa la Provincia di Gorizia, si era aperto un vivace dibattito con Rifondazione comunista che aveva chiesto con forza le sue dimissioni. Sulla stessa posizione anche il centrodestra che aveva rimarcato come più volte il presidente Enrico Gherghetta aveva espresso la volontà che la Provincia si costituisse parte civile nei processi per le morti da amianto.

Il Piccolo, 18 marzo 2009 
 
CONFERENZA STAMPA DOPO IL PROSCIOGLIMENTO  
POLEMICA  
«Non mi sembra che Buttignon abbia fatto molto nella lotta contro l’amianto» 
L’ex assessore attacca: «Rifondazione comunista ha voluto farmi fuori» 
Visintin: «Il Pd non mi ha mai difeso»
  
 
«Dopo tutta questa vicenda, nel Pd serve un chiarimento. Non è possibile che i vertici provinciali del partito, a cominciare dal segretario Omar Greco, per assecondare le pressioni di Rifondazione comunista non mi abbiano minimamente difeso. L’intera situazione andava valutata meglio e, forse, sarebbe stato opportuno attendere il giudizio di ieri (lunedì, ndr)».
Dopo quasi due mesi di silenzio, ieri l’ex assessore provinciale Marino Visintin – prosciolto dall’accusa di omicidio colposo in relazione ai decessi legati all’esposizione all’amianto di 11 persone, tutte dipendenti dei cantieri di Monfalcone – ha voluto dire la sua. E quelle che ha usato non sono state affatto parole tenere, seppure pronunciate con quei modi pacati che lo hanno sempre contraddistinto. «Credo che gli enti locali, e in primis la Provincia, piuttosto che spendere risorse preziose in consulenze legali per decidere se costituirsi o meno parte civile nei processi sull’amianto, avrebbero dovuto attivarsi per aiutare e assistere concretamente chi ha contratto le malattie dovute all’esposizione all’amianto, ad esempio promuovendo la nascita di una fondazione ad hoc – ha sottolineato -. La sensazione è che troppi, di fronte alla vicenda amianto, si siano semplicemente riempiti la bocca con tanti slogan, senza far seguire iniziative reali per il territorio».
Riferimenti ai quali Visintin fa seguire nomi e cognomi. «Penso ad esempio a Silvano Buttignon (consigliere provinciale di Rc, ndr), che ha voluto le mie dimissioni. Non mi risulta che abbia fatto mai molto sul fronte dell’amianto, che non si sia mai esposto in prima persona. Da parte mia, invece, credo di aver dato un contributo fattivo, collaborando con la Procura di Trieste». Nel commentare l’esito del procedimento penale che lo ha visto coinvolto, l’ex assessore provinciale al Lavoro, ha voluto ringraziare quanti in queste settimane gli hanno espresso la loro solidarietà, «a cominciare dal sindaco di Gorizia, Romoli».
L’avvocato Riccardo Cattarini, che lo ha assistito, ha osservato come «di fronte agli addebiti sollevati dalla Procura, Visintin e Fausto Bilucaglia (anch’egli prosciolto, ndr) non avessero alcuna responsabilità per quanto riguardava la tutela dei lavoratori all’esposizione all’amianto». Visintin, quindi, ha rimarcato la sua volontà di «continuare a fare politica e portare avanti l’impegno sulla dolorosissima questione dell’amianto».
Nicola Comelli

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Il Piccolo, 03 febbraio 2009 
 
CONSIGLIO PROVINCIALE. VINCE LA LINEA-BUTTIGNON DI RIFONDAZIONE. COME PRETESTO IL CASO-AMIANTO  
La sinistra licenzia l’assessore Visintin  
È stato costretto alle dimissioni e Gherghetta non ha potuto e voluto opporsi
  
 
GORIZIA Marino Visintin non è più l’assessore al Lavoro della giunta Gherghetta. Ha rimesso il mandato ieri mattina, con una lettera indirizzata allo stesso presidente della Provincia. La sua delega – momentaneamente – rimarrà nelle mani di Gherghetta. «Mi prenderò il tempo necessario per riflettere su chi può essere il sostituto di Visintin – ha spiegato ieri sera, durante la seduta del Consiglio provinciale -. Di sicuro non possiamo fare a meno di un assessore al Lavoro. Questo è uno dei temi trainanti della nostra azione di governo».
Le voci sulle dimissioni dell’ormai ex assessore al Lavoro si erano fatte insistenti nei giorni scorsi. A far scoppiare il caso un’interrogazione depositata dal consigliere di Sinistra democratica, Ennio Pironi, con la quale veniva rimarcata la contraddizione tra la scelta – operata dalla Provincia – di costituirsi parte civile a processi sulle morti per amianto e la presenza – all’interno della giunta – di uno dei rinviati a giudizio per quella stessa vicenda (Visintin, per l’appunto).
Sempre Gherghetta, poi, ha espresso la sua «solidarietà» a Visintin a nome anche di tutta la giunta. «Quello di dimettersi è stato un gesto che denota la profondo rettitudine morale ed etica di Visintin – ha aggiunto con un filo di commozione il presidente della Provincia –. Sono onorato di averlo avuto nella mia squadra».
Rimarcando la sua estraneità ai fatti per i quali è stato rinviato a giudizio, Visintin, nella lettera inviata a Gherghetta si «spiace» che tutto ciò «abbia delle conseguenze politiche. Conseguenze che – sottolinea – non dovrebbero esserci, indipendentemente dal mio incarico di assessore, che ho sempre affrontato solo con spirito di servizio e nell’interesse dei cittadini e credo di essere quindi al centro di una manovra illogica dalla quale ritengo opportuno uscire per mia volontà». Lo stesso Visintin, poi, ha rimarcato la sua intenzione di «non voler abbandonare l’impegno civile assunto sin dalla metà degli anni Settanta in difesa delle parti più deboli della società», proseguendo la collaborazione con la Procura generale di Trieste (dalla quale è stato chiamato a partecipare ai procedimenti ivi istruiti come testimone).
La remissione dell’incarico avrà probabilmente conseguenze politiche dirette, sia all’interno della maggioranza che all’interno della giunta. «Serve una verifica interna su quanto è accaduto», ha sototlineato Gennaro Falanga, capogruppo del Pd in Consiglio provinciale. Avrebbe preferito la «sospensione dell’incarico» Pironi, mentre Silvano Buttignon, consigliere di Rifondazione comunista, ha auspicato che «l’impegno politico di Visintin prosegua». Il battitore libero Luciano Migliorini, dei Cittadini, esprimendo un giudizio complessivamente positivo sull’operato dell’ex assessore, ha chiesto che «il presidente, forte di una giunta di sette componenti, non nomini un nuovo assessore. Una soluzione – ha rimarcato – attraverso la quale sarebbe anche possibile onorare l’operato dello stesso Visintin».
Nicola Comelli

Il Piccolo, 01 febbraio 2009 
 
Tribunale di Gorizia troppo sottodimensionato per affrontare decine di procedimenti
L’alto magistrato inquirente: ho avocato le indagini sui 42 morti perché c’è ancora forza di reagire ai ritardi 
Il pg Deidda: a rischio i processi per l’amianto
  

di CLAUDIO ERNÈ

TRIESTE «È facile prevedere che lo sforzo dei magistrati inquirenti resterà inutile se non troverà un Tribunale dotato degli organici adeguati per celebrare i difficili processi sulle morti da amianto».
Lo ha affermato ieri il procuratore generale di Trieste Beniamino Deidda nella sua breve e intesa relazione svolta nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. Deidda con queste parole ha voluto richiamare l’attenzione delle autorità politiche e del Consiglio superiore della magistratura sulla situazione di Gorizia, lanciando un secondo grido di allarme sulle morti da amianto dopo quello del gennaio 2008. Dodici mesi fa il magistrato aveva puntato l’indice accusatore sui ritmi della Procura isontina e sui fascicoli ’dormienti’ negli armadi. Ieri ha chiamato in causa gli organici del Tribunale di Gorizia, troppo esili e sottodimensionati per sostenere nei tempi previsti dalla legge l’impatto di decine e decine di procedimenti penali collegati alle morti per amianto di centinaia di operai dei cantieri e ad altre malattie professionali.
Beniamino Deidda nei quindici minuti del suo intervento, è riuscito a catalizzare l’interesse ma anche a far battere forte il cuore a tutte le persone radunate nella gelida sala dalla Corte d’assise. Magistrati con le toghe rosse, uomini politici, amministratori pubblici, avvocati, carabinieri, finanzieri e poliziotti, personale del palazzo di Giustizia. ha parlato chiaro ed alto, senza giri di parole, senza inutili distinguo.
«Il pensiero corre alla tante vittime del lavoro nei cantieri navali di Monfalcone i cui familiari per troppo tempo hanno inutilmente atteso giustizia» ha affermato Beniamino Deidda. Dalla quarta fila della platea Corrado Antonini, presidente di «Fincantieri», ha leggermente ruotato il capo verso lo scranno da cui l’alto magistrato stava parlando.
«Lo scorso anno ho avocato al mio ufficio le indagini per la morte di 42 lavoratori uccisi dall’amianto – ha continuato Deidda -. Questa indagine è stata condotta a termine in tempi brevi e le conclusioni saranno presto all’esame del giudice dell’udienza preliminare. È facile prevedere che lo sforzo dai magistrati inquirenti resterà inutile se non troverà un Tribunale dotato degli organici adeguati per celebrare questi processi di difficile trattazione».
«Voglio ricordare qui, in questa sala – ha continuato il procuratore generale – il significato che abbiamo inteso dare a tale avocazione, non solo per gli uffici giudiziari, ma per l’intera opinione pubblica. Abbiamo cercato di dire che la magistratura ha in sè ancora la forza di porre rimedio ai propri ritardi e ha la capacità di far fronte alla pressante richiesta di giustizia che viene dalla società. Era anche necessario dimostrare che il processo può avere una ragionevole durata quando ci si avvalga correttamente degli strumenti normativi e quando, com’è accaduto in questo caso, si possa contare sul contributo di straordinaria capacità professionali e tecniche da parte dei consulenti incaricati dal pubblico ministero».
Va ricordato a questo proposito la nascita a Trieste di un pool di medici del lavoro, ingegneri esperti in sicurezza e investigatori dei carabinieri che hanno supportato il magistrato nella sua indagine sull’amianto. È la prima task force del settore.
«Non è un caso – ha concluso Deidda – che la notizia della conclusione di queste indagini abbia suscitato una serie di iniziative che hanno toccato non solo gli uffici giudiziari ma anche le istituzioni interessate ad affrontare il fenomeno delle malattie da amianto. Parlo delle lodevoli iniziative assunte della Regione, dalle Aziende sanitarie di Trieste e Gorizia e di altri organi che per mandato istuituzionale devono affrontare il tema del lavoro e della salute dei lavoratori». 
 
GIUSTIZIA E POLITICA
Visintin: ho fatto scoppiare io il caso amianto   
«Da responsabile della sicurezza ho denunciato la questione. E ora sono imputato!» 
L’esponente politico provinciale attacca dopo essere stato rinviato a giudizio
 

di GUIDO BARELLA

Da testimone a imputato. Questa la vicenda di Marino Visintin, già responsabile della sicurezza ai cantieri di Monfalcone e come tale rinviato a giudizio nel processo che lo vede imputato assieme ad altre 24 persone per la morte di 25 operai e la malattia professionale di altri tre, tutti a causa dell’esposizione all’amianto a Monfalcone. Da testimone a imputato, dunque, e con coda politica, della quale riferiamo a parte.
Ma lui, Marino Visintin, non ci sta. Perchè ha un ruolo amministrativo, assessore della Giunta Gherghetta alla guida della Provincia, ma soprattutto una storia politica personale da difendere. Fino in fondo.
«Sono entrato nel cantiere quando avevo poco più di venti anni, ed ero operaio – ricorda Visintin -. Oggi ne ho più di sessanta, e quindi lascio giudicare quanto tempo sia passato. Dopo qualche anno mi è stato proposto di diventare tecnico della sicurezza, e ho accettato volentieri perché credevo che occuparsi della sicurezza dei lavoratori fosse importante, e che ci fosse tanto lavoro da fare. È assurdo pensare che, da giovane operaio, potessi avere una qualche influenza sulla scelta dei materiali impiegati nella costruzione delle navi o sull’organizzazione del lavoro. Ebbi però qualche sospetto, e fui io, fin dagli anni Settanta, a mandare alla direzione un documento nel quale facevo presente che l’amianto poteva essere pericoloso, e a insistere perché si facesse fare uno studio approfondito. Io ed altri insistemmo assai su questo, e finalmente il Cantiere fece fare alcuni studi, anche all’Università, per l’epoca assai innovativi».
Lo rivendica con orgoglio, Visintin: «Fu la prima volta che in Italia si iniziò a sospettare che l’amianto potesse essere pericolosissimo e di questo mi prendo il merito, non certo la responsabilità come sembra pensare la Procura. Da semplice operaio o poco più ho messo, già in quegli anni ormai lontani, in mora la direzione del Cantiere e ho fatto in modo che i massimi dirigenti si ponessero il problema dell’amianto e si rendessero conto, negli anni, di quanto fosse pericoloso. Quando i magistrati mi hanno chiamato, ho sempre testimoniato e descritto la situazione per come era».
E sulla vicenda prende la parola anche il legale di Visintin, l’avvocato Riccardo Cattarini: «La situazione di Visintin è davvero incredibile: prima testimone, poi accusato, poi di nuovo testimone. Come sia possibile io stesso non sono riuscito a capirlo, dico solo che Visintin non avrebbe mai dovuto essere accusato di nulla, e che se c’è una persona che si è data da fare per tutta la sua vita lavorativa per segnalare la pericolosità dell’amianto è proprio lui».  
 
GLI SVILUPPI POLITICI IN PROVINCIA  
Pironi, Perrone e Buttignon: niente di personale, ma la questione morale viene prima di tutto 
La sinistra minaccia la crisi: «Visintin si dimetta. Siamo pronti a far cadere Gherghetta»
 
 
O Visintin si dimette o la giunta Gherghetta andrà dritta verso un «suicidio politico».
Ennio Pironi, Alessandro Perrone e Silvano Buttignon, i tre esponenti rispettivamente di Sinistra democratica, Comunisti italiani e Rifondazione usano toni pacati ma, allo stesso tempo, fermi. «Sono certo che Visintin in tutta questa faccenda non ha alcun tipo di responsabilità – rimarca Silvano Buttignon -. Però di fronte alla questione morale non si può fare finta di niente». Anche perché, fa notare Perrone, «qualora la Provincia, come io personalmente auspico, si costituisse parte civile nel processo, ci troveremmo nella situazione paradossale di avere tra gli imputati uno dei componenti della giunta. E non un componente qualsiasi ma quello titolare della delega al lavoro». Una contraddizione che, per i tre consiglieri di maggioranza, deve essere affrontata in tempi brevi.
«Sono convinto che già lunedì (domani, ndr) si troverà una soluzione definitiva – dice Buttignon -. Non possiamo trascinare questa situazione troppo per le lunghe. Dobbiamo dare una risposta precisa agli elettori e, soprattutto, ai lavoratori». Lavoratori nei confronti dei quali, secondo il rappresentante dei Comunisti italiani, «la politica isontina ha un debito di carattere storico e culturale per quanto concerne la questione amianto. Fare finta di niente non è possibile».
I componenti della maggioranza rimarcano più volte la differenza fra i due piani, quello umano e quello politico, nei quali si divide il caso di Visintin. «Visintin è stato uno fra i migliori assessori al lavoro che questa Provincia ha avuto negli ultimi vent’anni. Ha saputo gestire bene risorse finanziarie molto ingenti, dando uno slancio deciso al ruolo della Provincia in tema di politiche occupazionali – rimarcano, all’unisono, Buttignon e Perrone -. La nostra presa di posizione non è finalizzata a infliggere condanne o giudizi di colpevolezza, tutt’altro. Sottolineiamo solo che, in questo preciso momento storico, la questione morale deve essere affrontata con risolutezza. Per questo crediamo che Visintin dovrebbero rimettere l’incarico nelle mani del presidente Gherghetta».
E se non dovesse farlo? «Non voglio nemmeno pesarci», dice Buttignon, ben sapendo che, in questo caso, si vedrebbe costretto, assieme a Perrone e Pironi, con ogni probabilità, a ritirare l’appoggio alla giunta, facendola quindi cadere. «Non faremmo altro che andare incontro a un suicidio politico. Ma sono certo che così non sarà». (n.c.)

Il Piccolo, 30 gennaio 2009
 
L’ACCUSA È DI OMICIDIO COLPOSO DI 11 OPERAI  
Amianto, chiesto il rinvio a giudizio per 13 ex dirigenti del cantiere navale
 
 
di FRANCO FEMIA

Il rinvio a giudizio per omicidio colposo è stato chiesto dal pm Annunziata Puglia nei confronti di 13 ex dirigenti ed ex responsabili del servizio di sicurezza dell’Italcantieri in relazione ai decessi legati all’esposizione all’amianto di 11 persone, tutte dipendenti dello stabilimento navalmeccanico monfalconese.
Il giudice delle udienze preliminari Emanuela Bigattin deciderà su questa richiesta nella prossima udienza del 16 marzo. Un rinvio deciso per un approfondimento dell’indagine in attesa che le difese producano ulteriori documentazioni. In particolare il giudice intende approfondire la posizione di Marino Visintin e Mario Bilucaglia, responsabili dal 1972 al 1992 della sicurezza dello stabilimento, che nell’indagine condotta dalla procura di Trieste, sempre sull’amianto, erano stati sentiti come testi tanto da non risultare tra gli indagati.
Inoltre, dall’avvocato di parte civile Paolo Bevilacqua, è stata ventilata anche la possibilità di arrivare a un cambiamento del capo di imputazione con una formula più grave di quella dell’omicidio colposo avanzata finora dalla Procura goriziana in tutti i processi aperti per l’esposizione all’amianto.
Presente all’udienza preliminare anche l’avvocato Roberto Maniacco, che tutela il Comune di Monfalcone, che ha assicurato che si costituirà parte civile nella prima udienza del processo.
Gli imputati sono Giorgio Tupini, Vittorio Fanfani, Manlio Lippi, Marino Visintin, Enrico Bocchini, Giancarlo Testa, Mario Abbona, Giampaolo Framarin, Roberto Schivi, Livio Alfredo Minozzi, Corrado Antonini, Bernardo Vittorio Carratù e Mario Biculaglia. Nei loro diversi incarichi avrebbero omesso le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e di sottoporli a un adeguato controllo sanitario. Gli undici lavoratori deceduti per carcinoma polmonare lavoravano nei cantieri come tubisti, meccanici, carpentieri in ambienti che, secondo l’accusa, erano saturi di polvere di amianto.
I familiari delle persone offese si sono costituite parte civile, oltre che con Paolo Bevilacqua, anche con l’avvocato Pierluigi Fabbro. Quest’ultimo tutela pure Marco Visintin, il 34enne di San Canzian d’Isonzo che sta scontando a Padova una condanna a 14 anni per aver ucciso la madre alla vigilia di Natale di quattro anni fa. Il giovane si è costituito parte lesa per la morte del padre Elio, avvenuta nel 2002. 
 
AMIANTO. ASSESSORE PROVINCIALE E IMPUTATO  
Scoppia il «caso» Visintin
 
 
I processi per l’amianto rischiano di avere ripercussioni politiche in seno all’Amministrazione provinciale. Il coinvolgimento dell’assessore al Lavoro Marino Visintin nei procedimenti giudiziari, per il suo ruolo ricoperto quando era dipendente dell’Italcantieri, ha provocato già una presa di posizione dell’opposizione. Il capogruppo del Pdl Marino De Grassi ha presentato un’interrogazione al presidente della Provincia Gherghetta per conoscere «quali provvedimenti intende adottare e se non ritiene di aprire un pubblico e approfondito dibattito in Consiglio provinciale per le necessarie determinazioni politiche sul caso». Visintin è già stato rinviato a giudizio per omicidio colposo nell’udienza preliminare del 19 gennaio scorso e il processo inizierà il 4 giugno. De Grassi rileva «l’insopportabile contraddizione politica» tra le prese di posizione del presidente Gherghetta sul fenomeno dell’amianto e la condizione di imputato dell’assessore al Lavoro. Il capogruppo del Pdl ricorda, infatti, che la giunta provinciale nella seduta del 16 gennaio scorso ha adottato «un atto di indirizzo per la costituzione di parte civile della Provincia nei procedimenti penali per le morti da amianto e quindi anche nel procedimento in cui è imputato uno dei suoi componenti». 

Messaggero Veneto, 30 gennaio 2009 
 
Amianto, tredici richieste di rinvio a giudizio  
Tra gli indagati c’è anche l’assessore provinciale al lavoro, Marino Visintin. Il responso il 16 marzo 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Il gup del Tribunale di Gorizia Emanuela Bigattin ha aggiornato ieri al 16 marzo l’udienza preliminare per il pronunciamento circa le richieste di rinvio a giudizio per ipotesi di omicidio colposo avanzate dal pm Annunziata Puglia per 13 indagati in relazione ai decessi legati all’esposizione all’amianto di 11 persone, dipendenti dello stabilimento navalmeccanico ex Italcantieri di Monfalcone.
Fra gli indagati per i quali è stato richiesto il rinvio a giudizio dal pm figurano gli ex presidenti del cda Italcantieri Vittorio Fanfani e Giorgio Tupini, l’ex presidente del Cda Enrico Bocchini e l’ex direttore generale Corrado Antonini, gli ex direttori del cantiere Giancarlo Testa e Manlio Lippi.
Poi, Bernardo Vittorio Carratù e Roberto Schivi, in passato direttori centrali del personale Italcantieri, gli ex direttori del personale Giampaolo Framarin e Livio Alfredo Minozzi, tre ex responsabili del servizio di sicurezza, tra i quali Marino Visintin, attualmente assessore provinciale al Lavoro di Gorizia.
Le richieste di rinvio a giudizio in questione sono in relazione, come detto, a 11 decessi per malattie legate all’esposizione alla “fibra killer”, carcinomi e microcitomi polmonari.
Si tratta di Roberto Savignano, che ricopriva mansioni di isolatore e di ponteggiatore, Tristano Hellner, carpentiere in ferro, Francesco Tuia, saldatore elettrico, Romano Periz, meccanico manutentore, Bruno Erman, elettricista, Mario Cesare Gregori, carpentiere, ponteggiatore e tracciatore, Annibale De Rossi, carpentiere, Bruno Bosma, che ricopriva mansioni di calafato e poi di magazziniere, Valentino Versolatti, prima carpentiere e fabbro, poi imbragatore nelle officine e addetto al settore trasporti, Attilio Davoli, tubista e operaio meccanico, Elio Visintin, carpentiere.
Tutti operavano, secondo l’accusa, in ambienti saturi di polveri di amianto senza che venissero adottate misure di sicurezza generiche e specifiche per contenere l’esposizione alla “fibra killer”. Nel corso dell’udienza di ieri c’erano anche i legali delle parti civili e in particolare Paolo Bevilacqua, che rappresenta Elena e Gianluca Visintin, e Pierluigi Fabbro, per Marco Visintin, figli del carpentiere Elio.
L’avvocato Bevilacqua, sostenendo che le conseguenze dell’esposizione all’amianto dei lavoratori fossero all’epoca prevedibili, ha adombrato la possibilità che l’ipotesi di reato possa essere non di natura meramente colposa.
Come difensori c’erano gli avvocati Alessandro Cassiani, Giovanni Borgna, Riccardo Cattarini e Corrado Pagano. Era presente anche l’avvocato Maniacco per l’amministrazione comunale di Monfalcone, per la quale si profila la costituzione come parte civile.
Piero Tallandini

Il Piccolo, 05 novembre 2008 
 
Finiti i finanziamenti, chiude lo sportello-badanti rimasto senza personale  
Decine di famiglie in difficoltà. L’alternativa per ora è la parrocchia. La Provincia: a inizio 2009 si riparte
 
  
Finiti i finanziamenti, chiude lo «sportello badanti» attivo dal 2005 nel Centro per l’impiego di Monfalcone, gestito dalla Provincia, lasciando in difficoltà decine di famiglie alla ricerca di assistenza per un loro componente, visto che in questi 3 anni il servizio ha funzionato, rivelandosi un punto di incontro efficiente e affidabile tra domanda di assistenza e offerta di lavoro. «Lo sportello ha dovuto chiudere a fine ottobre – spiega l’assessore provinciale al Lavoro Marino Visintin -, perché si sono esauriti i finanziamenti regionali e statali che ne consentivano l’apertura.
A questo si è comunque sommata una modifica della normativa in materia di assunzioni con contratti cosiddetti Co.co.co e quindi l’addetta dello sportello non ha potuto essere riconfermata». L’amministrazione provinciale sta già predisponendo il bando per dotarsi del personale necessario a riattivare lo sportello, e il bando sarà pubblicato ai primi di dicembre.
Il servizio, dunque, potrebbe tornare a funzionare, ben che vada, all’inizio del 2009. Nel frattempo alle famiglie monfalconesi non resta che affidarsi ai Caf come quello della Cgil o alla parrocchia di Sant’Ambrogio o ad associazioni come quella di Volontariato cittadino. È questo il percorso effettuato da un monfalconese, Franco Ongaro, che aveva la necessità di trovare una badante per sua madre e si è trovato a fare i conti con la chiusura dello sportello di via Valentinis. «L’ufficio funzionava benissimo, dando contatti, garanzie, regolarità della posizione delle lavoratrici», spiega Ongaro. Ma a subire le conseguenze della chiusura del servizio sono anche le strutture sanitarie. L’alternativa a una badante in casa, infatti, quasi sempre è la Rsa dell’ospedale. Ma questa struttura, al San Polo, è satura, non c’è un posto disponibile. Tant’è che il reparto di Ortopedia e quello di medicina hanno dovuto, in alcuni casi, allungare la degenza di alcuni pazienti proprio perché per loro non esistevano sistemazioni adeguate nella fase post-acuta. Lo sportello badanti aiutava, quindi, ad alleggerire questo quadro.
«A questa necessità supplisce anche il Caf della Cgil», aggiunge il monfalconese. Ma l’alternativa più efficace sembra essere la parrocchia di Sant’Ambrogio che a sua volta invita i richiedenti al Volontariato cittadino. L’assessore provinciale Visintin sta non a caso cercando di verificare se sia possibile che il Centro per l’impiego di via Valentinis fornisca una prima risposta alle famiglie e alle lavoratrici con il proprio personale. «Il servizio sarà però potenziato – sottolinea l’assessore -, perché il bando riguarderà l’assunzione con contratto sempre Co.co.co di una persona full time e di una part time».
La Provincia utilizzerà le risorse che le sono state trasferite in base al progetto «Professionisti in famiglia» nel cui ambito è inoltre previsto sarà effettuata un’attività di formazione delle badanti che hanno un rapporto più continuativo con il Centro per l’impiego. A confermare l’utilità dello sportello badanti c’è anche il dato di ottobre dei contratti stipulati a Monfalcone, 17, contro i 7 di Gorizia, in linea con l’ultimo report dell’Agenzia regionale del lavoro, che cura il «Progetto badanti» per la Regione.
L’Agenzia riferisce che tra Monfalcone e Gorizia, nel secondo trimestre del 2008, i contatti sono stati 530, di cui il 90% all’ufficio monfalconese. Le famiglie che si sono rivolte al servizio sono state 64 rispetto alle 51 del precedente periodo, con un aumento del 25%, mentre le lavoratrici che si sono presentate sono state 69, con un calo quindi del 20% rispetto al primo trimestre, quando erano state 87.
L’attività di incrocio domanda-offerta ha portato all’attivazione di 68 nuovi contratti di lavoro. (la.bl.)

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