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Il Piccolo, 13 giugno 2010
 
Sconcezze in piazza, scoppia il caso Rocca Rock 
L’assessore Benes:«Inammissibile il turpiloquio in un concerto con soldi pubblici»
 

di TIZIANA CARPINELLI

Concerto ad alta gradazione rock ma infarcito di parolacce e volgarità in piazza: esplode il ”caso Marongiu” a Monfalcone, scandalo bisiaco in salsa musicale. Sotto i riflettori del recente Rocca Rock, la due-giorni di esibizioni sul salotto buono a cura dell’associazione Territorio e Libertà (in quota leghista), si è consumata domenica scorsa una performance applaudita dai giovanissimi ma apertamente contestata dalle generazioni più mature, rappresentate da anziani e famiglie, le quali non hanno esitato a sollevare la cornetta per protestare contro testi conditi di scurrilità e la presenza di una band che nel suo repertorio ha titoli blasfemi. I brani in questione sono quelli cantati da ”Marongiu & i Sporcaccioni”, artisti del rock demenziale che non disdegnano il ricorso a una fraseologia boccaccesca (sul genere Skiantos) per descrivere, con approccio critico, le magagne del territorio. Nel mirino non solo di alcuni cittadini, ma anche di esponenti del centrosinistra, sono finiti termini quali ”mona”, ”usél” e altri analoghi.
Bacchettoni, si dirà. I ”Marongiu”, dopotutto, contano circa 300 fan nel mandamento e dunque sono molto amati dal pueblo giovane. Il punto è che l’aver proposto, attingendo a contributi pubblici, questo tipo di concerto ha fatto sollevare molti sopraccigli e ha aperto una riflessione sulla tipologia di offerta culturale promossa da Territorio e libertà e accolta dal Comune. Prefigurando così uno scontro tra lo stesso ente locale e la Lega. L’assessore alla Cultura Paola Benes, del resto, lo dice a chiare lettere: «Io sono rimasta in piazza, per l’occasione piena di gente e colori, fino alle 21.30 e dunque non ho visto gli Sporcaccioni. Non posso, tuttavia, condividere i loro testi, poiché sono contraria al turpiloquio e alla presa per i fondelli del credo religioso. Le canzonacce si cantavano anche ai miei tempi, ma tra le quattro mura di casa, non certo in una pubblica piazza e a spese della collettività». Altro aspetto negativo, rimarcato dall’assessore, la sporcizia lasciata: «Io non sono affato contraria all’impiego del salotto buono, ma pretendo che gli organizzatori si comportino come gli alpini: fatta la festa si tira su tutto e si lascia il posto meglio di come lo si è trovato. Invece, nei pressi dei gazebo, ho notato diverse macchie di grasso (tutte pulite venerdì da una ditta specializzata chiamata dagli organizzatori, ndr)». Ma Benes non si ferma e lancia l’affondo: «Ho portato Razzini sul posto e ho mostrato cosa il sodalizio, sotto la sua egida, ha lasciato. Certo, siamo ormai in campagna elettorale e dunque il Carroccio si sta dando da fare organizzando feste e sportelli padani, tuttavia è il caso di garantire prima i servizi essenziali, come l’attività della Biblioteca, portata avanti con fatica dall’amministrazione. Per carità, più iniziative ci sono meglio è, ma certi testi diseducativi vanno stigmatizzati».

Marongiu: «E dire che ci siamo moderati» 
«Nessuna volgarità in piazza. Abbiamo voluto evitare i testi più scabrosi»

E dopo le ”Mitiche Pirie” e il memorabile ”Sardon day 2007” a Barcola, tocca a ”Marongiu & i Sporcaccioni” finire sulla graticola. Ma il leader della band, Claudio Marongiu, 28 anni, turriachese la prende con filosofia, perché anche «i Rolling Stones e Bob Dylan hanno detto le parolacce e la cosa peggiore sarebbe invece non poterle dire, perchè si tratterebbe di censura». Proprio domani i ”Marongiu” andranno in studio per registrare il loro primo lavoro discografico (autoprodotto) dal titolo ”Suicidi, preghiere e Sagre de Paese”, che uscirà tra un mese. «Nella nostra esibizione in piazza – spiega – non rintraccio alcuna volgarità gratuita: le undici canzoni selezionate volutamente non hanno attinto al repertorio più controverso del complesso, proprio per non dare adito a problemi di sorta. Può essere che sia stato travisato l’impeto dell’esibizione ma non abbiamo onestamente offerto un brutto spettacolo: il re dello show è stato il rock&roll». «Certo – prosegue – i nostri testi non hanno la complessità intellettuale di quelli di De Gregori, ma non abbiamo mai usato un meccanismo di umorismo semplicistico: non si è mai inteso usare la parola ”merda” per buttarla lì così, solo per far ridere il pubblico. La parola colorita viene sempre usata come provocazione,per descrivere criticamente la realtà». «Garantisco – conclude Marongiu – che ci siamo ”autocensurati”, per quest’esibizione, evitando i testi più scabrosi. Tra le 11 canzoni, forse la più scurrile è stata ”Babate de paese”, che volutamente irride certi atteggiamenti e certe mentalità». (ti.ca.)

Saullo contesta alla Regione il contributo di 25mila euro 
«Il taglio generalizzato dei fondi non ha toccato Territorio e Libertà»

«Non mi risulta che l’associazione ”Territorio e Libertà” abbia mai realizzato prima iniziative di interesse pubblico per l’intrattenimento. Personalmente rilevo che il contributo annuale di 25mila euro, erogato dalla Regione al sodalizio, è cospicuo e che, per contro, nell’ultimo biennio eventi e attività centrali della programmazione comunale come Onde mediterranee, il teatrale o la biblioteca sono state pesantemente tagliate». A parlare è il consigliere di Prc Alessandro Saullo, presidente della commissione consiliare Cultura: «Le riduzioni di fondi sono state così pesanti da mettere in pericolo eventi radicati come la Notte bianca, sempre allestita in sinergia con il Comune. Eppure nelle mani di una sola associazione si è affidata la gestione di un intero festival musicale. Anche a Staranzano la tre giorni di Summerlab è a rischio per via dei finanziamenti. Ed è chiaro che alla base ci sono precise scelte politiche: non ho nulla contro i concerti della scorsa settimana perchè è sempre bello vedere gente in piazza, ma varrebbe la pena salvaguardare il patrimonio culturale consolidato in tanto tempo, piuttosto che disperderlo riproponendo eventi degli anni ’90».
«Sono patetici – replica il consigliere regionale leghista Federico Razzini – per anni le sinistre hanno occupato militarmente tutte le associazioni d’Italia. Una volta tanto che un sodalizio culturale non mangia soldi e con poco più di 10mila euro riesce a realizzare una due-giorni di musica a loro dà fastidio! Si tratta di una associazione apartitica volta a promuovere il territorio: io vi risulto iscritto come semplice cittadino. Il Comune dovrebbe solo ringraziare il sodalizio perché è riuscito a portare tanta gente in piazza e a far esibire gruppi locali, di solito sempre bistrattati. Non solo: ha dato lavoro agli esercenti e addirittura, a differenza degli ”amici” no-global, ha scopato la piazza per non lasciarla sporca. Tra parentesi, con tutti i soldi versati per le tasse poteva anche farlo Iris». E ”Marongiu”? «A parte qualche espressione colorita non è stato offeso nessuno – replica Razzini – e mi fa ridere che la sinistra, campione delle trasgressioni, in questa circostanza si dimostri così bacchettona! Il sindaco si è detto contento e anche i cittadini». (t.c.)

Il Piccolo, 14 giugno 2010
 
POLEMICA DOPO L’ESIBIZIONE IN PIAZZA DI ”MARONGIU & i sporcaccioni”
Concerto-turpiloquio bocciato dai parroci 
Don Lorenzini: «Spettacolo sconcertante». Don Ostroman: «Volgarità sempre fuori luogo»

di LAURA BORSANI

Condanne, richiami al rispetto del senso di civiltà e dell’educazione dalla Chiesa. Reazioni risentite e sconcertate anche dai rappresentanti politici di area cattolica, come i componenti dell’Unione di Centro, che preannunciano un’interrogazione in Consiglio comunale per denunciare l’«inopportunità di spendere soldi pubblici per una iniziativa, ospitata in piazza della Repubblica, comunque diseducativa e volgare». E attacchi incrociati. Con Federico Razzini a difendere a spada tratta ”Rocca Rock” che ha portato sul palco i ”Marongiu & i Sporcaccioni”, e l’associazione organizzatrice di cui fa parte, ”Territorio e Libertà”, mettendo sul piatto «la trasparenza dei fondi» e la bontà dell’iniziativa, nel segno della promozione sociale e della volontà di «dare spazio e valorizzare i giovani». Mentre l’esponente di Rifondazione comunista, Roberto Antonaz, chiama in causa, a proposito di contributi regionali, i bonus dei consiglieri.
Scoppia la polemica e si alza un polverone attorno allo spettacolo rock, che nella sua due-giorni, ha ospitato i bisiachi della musica demenziale, molto seguiti dai giovani del mandamento, con il loro repertorio ”purgato”, limitato a parolacce e volgarità, rispetto a brani ben più forti e dissacranti. Termini coloriti, ha spiegato lo stesso leader della band, Claudio Marongiu, utilizzati come provocazione per descrivere criticamente la realtà. Scurrilità che hanno registrato contestazioni non solo tra chi si è ritrovato in piazza ad ascoltare. Sotto accusa è l’opportunità o meno di proporre una musica alternativa e provocatoria a un pubblico richiamato in piazza, dove non si sono concentrati solo i fans del rock, ma anche famiglie con i propri bambini. C’è poi la questione di fondo: che stile di vita può passare tra i giovani, quando i messaggi rasentano il limite del blasfemo? Condanne dunque giungono dalla Chiesa, ma anche richiami al dovere educativo degli adulti. Il parroco del Duomo di Sant’Ambrogio, don Fulvio Ostroman, è lapidario: «Ogni forma di volgarità è sempre fuori luogo. Se si crede così di fare cultura e spettacolo, siamo fuori strada. È una questione di rispetto, umano, delle regole civili e delle diverse sensibilità». Don Ostroman aggiunge: «È semplicemente musica demenziale. Gente che fa passare per cultura ciò che non è, perchè la cultura è un’espressione nobile». Prende a prestito poi le parole pontificie sottolineando: «Il peccato più grande dell’umanità è l’ignoranza».
E il parroco del Santissimo Redentore di via Romana, don Rino Lorenzini: «È sconcertante che una manifestazione del genere si sia svolta davanti ad un pubblico eterogeneo. Si fosse trattato di un concerto riservato ai giovani, si poteva anche capire, ma non lo ritengo assolutamente opportuno pensato in questi termini». Don Lorenzini aggiunge: «I giovani hanno bisogno di essere educati al maggior rispetto, sia dal punto di vista religioso, che sotto il profilo civile. Le loro manifestazioni dovrebbero rientrare in questo contesto». Il parroco di San Nicolò, don Gilberto Dudine, invece sostiene: «Non entro nel merito del concerto poichè non ero presente, nè possiedo gli elementi e gli strumenti tecnici per valutare queste forme di espressione musicale. I contenuti spinti fotografano tuttavia una parte della realtà giovanile. È un dato di fatto. Un modo di vivere che non ritengo giusto giudicare, ma al quale ci dobbiamo accostare. Siamo noi che dobbiamo aiutare i giovani a capire proponendo un modello diverso, dicendo loro altro. Bisogna far arrivare piano piano i giovani a vedere anche gli aspetti e i messaggi positivi». Il vicesindaco, Silvia Altran, getta acqua sul fuoco: «Quanto è accaduto era nelle cose, nella tipologia della manifestazione. Non ci trovo nulla di straordinario o di particolarmente scandaloso. Non sono contraria a priori a dire qualche parolaccia. La protesta dei giovani passa anche attraverso espressioni colorite, è sempre stato così. L’ironia e la provocazione sono insite nella natura dei giovani che si trovano ad affrontare le difficoltà e le contraddizioni della vita. Condannabile è la bestemmia. Piuttosto – continua – è l’inopportunità del contesto nel quale il concerto si è svolto, uno spettacolo in piazza dov’erano presenti anche famiglie e bambini. È il principio del rispetto delle diverse posizioni e delle diverse sensibilità che si possono essere accostate a quella manifestazione che l’organizzazione avrebbe dovuto considerare. Non stigmatizzo pertanto il fatto in sè, ma il non aver tenuto conto che la piazza è di tutti».
 
CRITICHE DAL CENTROSINISTRA SUL CONTRIBUTO A ”TERRITORIO E LIBERTÀ” 
Razzini: «Sodalizi in quota Rc super-sovvenzionati»

Fondi pubblici per finanziare l’associazione ”Territorio e Libertà”. È l’altro fronte della polemica aperta attorno a ”Rocca Rock”. L’Unione di Centro solleva la questione che intende far approdare in Consiglio comunale. E Rifondazione, con Roberto Antonaz, rinnova la condanna al meccanismo dei bonus ai consiglieri regionali ai quali si lascia libera facoltà di destinazione. Perchè Antonaz è convinto: «Ritengo che i soldi con i quali è stata finanziata ”Territorio e Libertà” siano riconducibili ai bonus previsti per i consiglieri regionali, nell’ambito del bilancio. È una pratica che definisco immorale, contro la quale ho consumato innumerevoli e furibonde battaglie. Era iniziata 12 anni fa, con l’allora assessore Arduini, della Lega Nord, per rabbonire i consiglieri di opposizione ai fini dell’approvazione del bilancio senza ostruzionismi. Questo meccanismo, oltre a scaricare sull’assessorato competente scelte di destinazione che possono comportare contestazioni, altera di fatto la procedura di assegnazione dei contributi che invece sottostanno a precisi criteri».
Antonaz aggiunge: «Il problema non è ”Rocca Rock”, non c’è nulla di male a proporre manifestazioni di questo genere. Ritengo inoltre che i gruppi musicali locali vadano valorizzati. Né peraltro amo la censura. Ho sempre pensato che la provocazione sia un elemento progressivo, può essere anche una forma di scuotimento. Piuttosto, mi chiedo come siano stati gestiti i soldi e se e quanti ne abbiano ricevuti i gruppi musicali chiamati ad esibirsi».
Ma Federico Razzini non ci sta agli attacchi ricevuti. Interviene a nome di ”Territorio e Libertà” di cui fa parte: «Voglio chiarire che l’intera manifestazione, tra allestimento, permessi, tasse, pubblicità e il pagamento dei gruppi musicali, è costata 12mila euro. Voglio inoltre ricordare che l’associazione quest’anno ha subito un taglio del 40% dei contributi: nel 2009, infatti, ne aveva ricevuti 25mila, nel 2010, invece, 15mila». Quindi rilancia: «Ci si scandalizza per questo contributo, del tutto trasparente e legittimo, quando associazioni come ”Onde Mediterranee”, in quota Rifondazione, hanno ricevuto per anni dallo stesso Antonaz dieci volte tanto, per proporre gruppi africani e asiatici semi-sconosciuti. Mi chiedo in che tasche siano finiti quei soldi». Razzini spiega: «La nostra è un’associazione aperta a tutti, non chiede tessere e fa promozione sociale volendo dare spazio ai giovani del territorio. Rifiutiamo le etichette. Il prossimo anno riproporremo ”Rocca Rock” chiamando anche alcuni big di questo genere musicale». Razzini conclude: «Il Comune non ci ha dato una lira, solo la piazza, spesso concessa per manifestazioni che definire tali è un eufemismo. Voglio inoltre far notare all’assessore Benes che abbiamo ripulito la piazza a regola d’arte, utilizzando perfino le scope per raccogliere i mozziconi di sigaretta. Successivamente, abbiamo incaricato una ditta specializzata, pagata 500 euro, per rimuovere le macchie di grasso». (la.bo.)

Il Piccolo, 18 giugno 2010
 
Concerto-turpiloquio. Udc: la piazza è di tutti 
Il cantante della band incriminata difende le proprie scelte artistiche

 
«Non ci deve essere posto per questo genere di spettacoli, ovvero per il turpiloquio, nel salotto buono della città». Così il consigliere dell’Udc Antonello Murgia interviene sul ”caso Marongiu”, vale a dire sull’esibizione degli Sporcaccioni, musicisti del rock demenziale, in piazza della Repubblica, due domeniche fa: «Non c’erano – prosegue – solo ragazzini, che magari apprezzano quel gruppo demenziale, ma anche famiglie, persone adulte e bambini». Il Rocca Rock dunque approderà sui banchi del Consiglio comunale, probabilmente già durante la prossima seduta. A portare avanti la discussione saranno i consiglieri dell’Unione di centro, lo stesso Murgia, e il suo collega Giuliano Antonaci, con un’interrogazione al vetriolo. «Non è possibile – aggiunge il consigliere – assistere a spettacoli pagati dalla gente, visto che il contributo destinato all’associazione ”Territorio e Libertà” era regionale, quando a farla da padroni sono la volgarità e le parolacce». Rilancia Antonaci: «Come capogruppo del gruppo misto e cattolico dico che c’è da vergognarsi per quanto accaduto in piazza. A Monfalcone c’è chi cerca di dare il meglio di sè per favorire l’integrazione e l’educazione. Come risposta si deve assistere a uno spettacolo, aperto a tutti, imbevuto di turpiloquio da parte di un gruppo musicale per certi versi anche blasfemo. Quello spettacolo ha offeso una consistente parte della popolazione monfalconese, quella che si riconosce nell’educazione, nei principi morali cattolici e nella serietà».
Dopo la forte presa di posizione del mondo cattolico non può essere che articolata la replica di Claudio Marongiu, leader dell’omonima band tacciata di ”volgarità”: «L’ignoranza è una condizione naturale che entro certi limiti può essere corretta da educazione e cultura. L’uomo è la più corrotta delle bestie e l’unica a essere bugiarda rispetto ai suoi reali bisogni. È la creatività il peccato più grande e spesso non si tarda a reprimerla. Ci si dovrebbe informare sulle origini del rock demenziale, più nobili di quanto si creda, almeno nei suoi principi. Il demenziale nasce dal surreale, per citare Freak Antoni degli Skiantos, e dunque reputo il ’900 un secolo interessante. Io, che sono un ignorante, non smetto mai di prender ispirazione da esso, sia in musica che in letteratura». «Non si demolisce un concerto senza avervi assistito – conclude Marongiu, in scena con gli Sporcaccioni domani all’”All in” di Villa Vicentina. – Qualora mi capitasse di vedere i nostri detrattori in prima fila allora presterei più attenzione a ciò che dicono. Riguardo alla presunta barbarie dei testi, ma di cosa credono che parlino i brani dei gruppi tribali, i bluesman o i jazzman se non di sesso, amore e morte, gli unici argomenti possibili per raccontare la vita?». (ti.ca.)

Il Piccolo, 28 giugno 2010
 
LO SPETTACOLO IN PIAZZA 
Dopo Marongiu, ecco i Thc Benes: «Ma niente parolacce»

«E speriamo che non dicano parolacce». Chiosa così, l’assessore alla Cultura Paola Benes, l’annuncio del gradito ritorno dei ”Thc” in piazza, l’irriverente gruppo che, cantando le cover di celeberrimi brani in bisiaco, prende allegramente per i fondelli vizi e virtù dei monfalconesi. Nel mirino della band, giusto per dirne una, sono finite perfino le ”vigilesse de Monfalcon”. Canzoni in stile goliardico, insomma, con messaggi che denunciano il disagio giovanile. Di qui la raccomandazione dell’assessore alla Cultura, che ha già avuto il suo bel da fare con la recente performance sul salotto buono di ”Marongiu & i Sporcaccioni”, in scena durante Rocca Rock. Come noto, gli esponenti locali del rock demenziale erano stati tacciati di volgarità e criticati da alcuni rappresentanti del mondo cattolico per i contenuti della loro discografia. La cosa aveva sollevato un polverone a livello politico, con una forte presa di posizione da parte di alcuni consiglieri dell’Unione di centro. L’auspicio, almeno da parte del Comune, è che il concerto dei ”Thc” possa essere seguito anche da un pubblico composto da famiglie. Tra i brani più conosciuti ”Mama me drogo”, ”Inquietudine”, ”Ramadam” e ”La baba de goma”. Il gruppo è formato da tre monfalconesi ”doc”: Papa Sec (al secolo Stefano Marini) e Pinter Ray (Stefano Cosmini) le voci, Kakame (Donatello Di Taranto) alle tastiere. (t.c.)

Il Piccolo, 02 luglio 2010
 
LA PRESIDENZA DEL VIVALDI 
La nomina di Razzini scatena una bufera 
Brandolin e Brussa: carica incompatibile. L’assessore Benes: poca correttezza
L’istituto musicale riconosciuto quale ente d’interesse regionale che gode di finanziamento

La nomina del consigliere regionale della Lega Nord Federico Razzini alla presidenza dello storico istituto di musica «Vivaldi» di Monfalcone ha suscitato una vera e propria bufera. L’assessore comunale alla Cultura, Paola Benes, auspica un rapporto trasparente che abbia come obiettivo Monfalcone «e non un tornaconto elettorale personale». Certo è che il Vivaldi si tinge di un bel verde padano (nel nuovo direttivo infatti, figura anche Stefano Mattiussi, militante del Carroccio, collaboratore de ”la Padania, ma anche laureato in Conservazione dei beni culturali e al Dams di Udine). Critiche sulla nomina giungono anche dai consiglieri regionali del Pd Franco Brussa e Giorgio Brandolin. «Troviamo davvero singolare – affermano – che Razzini, nel suo tentativo di accreditarsi come referente della cultura locale, abbia assunto la carica di presidente del Vivaldi. Un’istituzione benemerita, che in questi anni ha saputo ritagliarsi un ruolo sicuramente importante nel panorama musicale regionale».
«La singolarità di questo atto deriva dal fatto che, come noto, il Vivaldi è stato riconosciuto quale ente di interesse regionale, appunto nel campo musicale e, come tale, è inserito nella tabella regionale che, anno dopo anno, con l’approvazione del Bilancio regionale, la Regione finanzia». Per Brandolin e Brussa risulta evidente l’incompatibilità di una presidenza in capo a un consigliere regionale per un’associazione finanziata dalla Regione. I due consilgieri del Pd non risparmiano critiche: «Dobbiamo dire, peraltro, che Razzini è recidivo, dato che egli fa già parte del cda di un’associazione di promozione sociale e culturale, Territorio e Libertà, di recente costituzione, che si è già distinta per due davvero interessanti iniziative di carattere culturale. La prima è la pubblicazione de “Il serpente”, noto opuscolo di satira pesante e di gossip, che da quest’anno accompagna con edizioni separate la più nota “Cantada”, edita dalla Pro loco in occasione del Carnevale; la seconda è il sostegno al “RoccaRock”, una due giorni di concerti dove si è distinto il gruppo “Marongiu e i sporcaccioni”, artisti del rock demenziale che non disdegnano il ricorso a una fraseologia boccaccesca e che più di qualche disagio e protesta ha creato nei cittadini e nelle istituzioni monfalconesi. Il tutto potrebbe anche apparire non condivisibile, ma lecito, il problema è che l’associazione Territorio e Libertà ha ricevuto 25mila euro dalla Regione, su precisa indicazione di Razzini».
L’assessore Benes dal canto suo punta il dito anche su Gigliola Maturo, l’unico consigliere del cda non dimissionario. «Le ho parlato il giorno prima dell’assemblea dei soci. C’è stato uno scambio di informazioni su tutto, tranne che sulla questione più importante, e cioé che erano già stati presi contatti con il consigliere Razzini. Non c’è stata trasparenza e non c’è stata correttezza nei confronti del Comune che con il Vivaldi ha in essere una convenzione che anche per quest’anno porterà all’istituto 5mila euro». L’assessore è quindi intenzionata a non sostituire il componente del cda nominato dal Comune, Duilio Russi, dimessosi a fine maggio assieme all’ex presidente Massimo Gabellone e agli altri consiglieri, Andrea Montagnani e Sergio Pelaschiar, per divergenze sulla riorganizzazione del Vivaldi da attuare per fronteggiare il taglio dei contributi pubblici. «Chiederò a Russi, che ha un quadro della situazione pregressa, di ritirare le dimissioni e rimane nel direttivo», conclude Paola Benes.

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