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Il Piccolo, 12 ottobre 2010 
 
Il Comune vende 28 suoi alloggi 
A Panzano e ad Aris Si punta a incassare 1,6 milioni di euro

Il Comune di Monfalcone vende una trentina di alloggi popolari di proprietà per incassare risorse economiche da reimpiegare nella manutenzione del proprio patrimonio immobiliare. Giovedì, infatti, approderà in Consiglio comunale il piano di vendita relativo al 2010, oggetto di confronto oggi nella commissione competente.
Si tratta di 28 alloggi popolari che l’ente locale ha affidato in gestione all’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater), per i quali l’amministrazione comunale ha deciso l’alienazione in virtù del carente stato di manutenzione, ma anche delle manifestazioni di interesse da parte degli affittuari all’acquisto.
Sono 16 immobili situati a Panzano e 12 distribuiti in altre zone cittadine, in particolare in via Aris, nel rione Aris-San Polo. Per questo ”contingente” residenziale il Comune ha ipotizzato un incasso complessivo pari a 1 milione e 620mila euro, di cui 791mila euro per gli alloggi di Panzano e circa 829mila euro per gli altri immobili. Nell’ambito della messa in vendita degli alloggi, come ha spiegato l’assessore Massimo Schiavo, sarà tenuto conto del diritto di acquisto prioritario che potrà venire espresso dagli attuali inquilini interessati. Alienazioni a fronte di un’offerta vantaggiosa rispetto ai prezzi di mercato.
Non è il primo piano di vendita elaborato dall’ente locale che, attualmente, mantiene un consistente patrimonio immobiliare in città, stimato in circa 300 alloggi complessivi, di cui circa 200 concentrati a Panzano. Nello stesso rione sono stati alienati altri dieci appartamenti.
Si tratta di alloggi comunque ”datati”, soprattutto quelli di Panzano, dove le realizzazioni risalgono al periodo tra il 1908 e il 1927. È pertanto necessaria un’opera di costante manutenzione.
«La filosofia di fondo – ha osservato l’assessore Massimo Schiavo – è quella di mettere in vendita una quota del patrimonio comunale che risulta non essere più in condizioni di venire riaffittato. Le risorse economiche così recuperate, vengono riutilizzate per l’opera di manutenzione, valorizzando pertanto i nostri immobili».
Da qui, dunque, l’elaborazione di specifici piani, analizzando le condizioni degli alloggi e l’opportunità di procedere con la relativa alienazione.

Il Piccolo, 06 giugno 2010
 
MOBILITAZIONE SPONTANEA NEL PARCHEGGIO PUBBLICO DI VIA AQUILEIA 
La gente circonda i tecnici, stop all’antenna 
Sospese le operazioni preliminari. «Non vogliamo l’impianto davanti alle nostre case»

Del tentativo di effettuare le verifiche preliminari all’installazione della nuova antenna rimane solo un foro nello spartitraffico al centro del parcheggio di via Aquileia. Appena si sono accorti dell’arrivo di un tecnico dotato di macchinario i residenti delle palazzine e case circostanti sono scesi in strada, compatti. Il tecnico se n’è andato, ma ai residenti è rimasta la preoccupazione per la comparsa dell’impianto di telefonia mobile, previsto dal nuovo Piano delle antenne, approvato dal Consiglio a febbraio. L’antenna va di fatto a soppiantare quella collocata in precario in via Isonzo, ritenuta dal rione troppo vicina a scuole e oratorio. «La nuova antenna starà però a meno di 20 metri dalle abitazioni, dove i bambini ci dormono e ci abitano per più di quattro ore al giorno», hanno osservato i residenti, che hanno avviato una raccolta di firme, contestando la scarsa informazione fornita dal Comune.
«I residenti dovevano essere informati, prima di decidere dove l’impianto andava. Per le tasse pure ci trovano», hanno detto diverse donne che abitano nelle palazzine affacciate sul parcheggio. Già, perchè l’area su cui sorgerà l’antenna è di proprietà comunale. «I soldi del canone li prende il Comune, le onde elettromagnetiche noi», hanno aggiunto. Al loro fianco il consigliere regionale dei Pensionati Luigi Ferone, che abita nelle palazzine di via Aquileia. Il neocostituito Comitato di via Aquileia, comunque, non si arrende, anche perchè i residenti, tra i quali ci sono molti anziani, già alle prese con problemi di salute, sono contrari in modo compatto. «Dopo aver chiesto di spostare l’antenna o nel parco dell’ex ospedale o all’incrocio tra via Aquileia, via Isonzo e via Aulo Manlio, abbiamo inviato una nuova richiesta di informazioni dettagliate al Comune sulle caratteristiche dell’impianto – spiega Luciano Malabotti -. Aspettiamo ancora la risposta».
I rappresentanti del Comitato hanno comunque già incontrato l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo e i tecnici. «È vero, non ci sono ancora certezze scientifiche, ma il principio di precauzione ci spinge a essere qui», osserva un altro abitante con due figli piccoli. A muovere gli abitanti di via Aquileia è il timore di danni alla salute, ma tutti sottolineano anche come la presenza di un impianto di telefonia mobile piazzato davanti casa farà crollare il valore delle case. La struttura fra l’altro accoglierà l’impianto di trasmissione di via Isonzo in co-site con quello di via Primo Maggio. Nel 2006 le antenne installate in città erano 23, ora sono 27, ma il numero potrà salire fino a 41. La previsione è contenuta nell’aggiornamento del Piano comunale di settore approvato dal Consiglio 4 mesi fa. L’indicazione è comunque in linea con quella del luglio 2006, quando il numero massimo di antenne collocabili nel territorio era stato fissato a 40. I gestori hanno avanzato richieste per l’installazione di nuovi impianti nell’area di via Timavo, via Giarrette a Marina Julia e nella zona di Marina Nova, le ultime due esposte alle aggressive intrusioni del sistema di trasmissione sloveno.

Il Piccolo, 10 giugno 2010
 
Diventa visibile la protesta anti-antenna 
Un grande striscione e apparso in via Aquileia per dire no all’elettrosmog

 
Diventa visibile a tutti la protesta dei residenti della zona di via Aquileia, dove è prevista l’insttazione di una nuova antenna per la telefonia mobile.
Lungo la strada, appeso al muro che delimitava l’ex ospedale, è comparso infatti un grande striscione su cui c’è scritto a lettere colorate: “Basta antenne. Stop elettrosmog”.
Anche se contrari e già impegnati in un confronto con l’amministrazione comunale, non sono stati comunque gli abitanti delle palazzine affacciate sul parcheggio pubblico di via Aquileia a realizzare lo striscione di protesta.
Lo assicura un residente. «Forse qualcuno ci vuole aiutare», commenta per nulla infastidito dalla comparsa dello striscione. Gli abitanti dell’area rimangono intanto in attesa delle risposte ai quesiti tecnici posti all’ente locale in merito alla tipologia e caratteristiche dell’impianto radiobase e alla richiesta di poter visionare i documenti autorizzativi dell’antenna.
L’amministrazione comunale dal canto suo ricorda per ora che «quella localizzazione era già inclusa nel Piano delle antenne precedente». Nella costruzione della prima variante al documento urbanistico (perché tale è il Piano delle antenne) l’ente locale ha inoltre realizzato, tramite l’Agezia regionale per l’ambiente (Arpa), un’analisi sulla situazione attuale esistente nelle aree in cui già esistono degli impianti e in quelle deputate ad accoglierli.
Al piano è stata inoltre allegata una simulazione del “bagno elettromagnetico” prodotto dal posizionamento dei nuovi impianti. «All’installazione si arriva poi solo a fronte del parere positivo dell’Azienda sanitaria e dell’Arpa», aggiunge l’amministrazione locale, che sottolinea inoltre di essersi sempre mossa in base a principi di precauzione, mantenendo quindi le emissioni elettromagnetiche ben al di sotto dei 6 volt per metro stabiliti dalla normativa nazionale.
«I gestori sono autorizzati a installare una rete a livello ministeriale e a quel punto hanno il diritto e il dovere di erogare un servizio che è considerato pubblico – prosegue il Comune -. A quel punto anche l’ente non può negare il diritto all’installazione».
Con i Piani della telefonia mobile imposti dalla normativa regionale i Comuni riescono però perlomeno a governare il sistema. «La stessa legge regionale privilegia per il posizionamento i siti di proprietà pubblica – aggiunge il Comune -, perché i canoni introitati consentono di effettuare i controlli sulle emissioni. Il Comune di Monfalcone ha potuto acquistare le centraline che, gestite da Arpa, qualsiasi cittadino può richiedere per verificare il livello di inquinamento elettromagnetico cui è esposto».

Il Piccolo, 29 aprile 2010
 
PROGETTO DI RECUPERO DELL’ARCHITETTO GIANCARLO PELOSI 
Uffici e negozi nell’ex fabbrica del ghiaccio 
Lo storico edificio è stato acquistato dall’immobiliare Cà Brusà di Verona

L’ex fabbrica del ghiaccio vuole rinascere a nuova vita, come centro direzionale e commerciale. Questa è l’intenzione della nuova proprietà, l’immobiliare Cà  Brusà di Verona che ha rilevato l’edificio da Lino Pasquale, padovano creatore di Acqua Vera, scomparso la scorsa estate. La società, come spiega il progettista dell’intervento di recupero, l’architetto monfalconese Giancarlo Pelosi, sta lavorando per cercare un interlocutore interessato almeno a una parte dell’immobile. «C’è l’intenzione di realizzare l’intervento – aggiunge il progettista -, anche se il momento per il mercato non è certo facile.
L’operazione di recupero è inoltre complessa di per se stessa, ma l’edificio, uno degli ultimi esempi di archeologia industriale sopravvissuti a Monfalcone, ha un suo interesse». Anche perchè insiste su un’area, quella del parcheggio di interscambio a servizio della stazione ferroviaria, frequentata ogni giorno da centinaia di persone. Il recupero dell’ex fabbrica del ghiaccio punta non a caso sulla realizzazione di un complesso integrato con destinazione di uso commerciale, artigianale di servizio e per studi professionali, che, come spiega l’architetto Pelosi, contribuisca a valorizzare l’intera area e ne diventi parte integrante e funzionale.
Il progetto, che vuole essere il più possibile conservativo dell’esistente, prevede un piano terra da adibire a spazio per attività commerciali direzionali e artigianali di servizio, con la sistemazione di wellness club, centro medico e di uno spazio per la ristorazione con sala che si sviluppa su due livelli, mentre ai piani superiori troveranno posto spazi dedicati alle attività professionali.
Elemento architettonico caratterizzante dell’intervento sarà la struttura in vetro posta sulla copertura, destinata ad accogliere una zona servizi funzionale al complesso. La riconversione dell’edificio sarà effettuata nel rispetto del passato, ma all’insegna delle nuove soluzioni tecnologiche disponibili.
La copertura sarà così realizzata con la predisposizione di moduli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. La sistemazione esterna privilegerà inoltre il verde rispetto il pavimentato, con la realizzazione di un parcheggio di pertinenza per soddisfare gli standard di piano.
«Sono più che felice che il progetto riparta, dopo i primi tentativi effettuati dalla vecchia proprietà circa cinque anni fa – afferma l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo -, perchè man mano che il tempo passa si rischia di perdere un’altra memoria della Monfalcone di fine ’800 e di inizio ’900. L’edificio è molto degradato e le sue condizioni stanno peggiorando in modo evidente». Tra l’altro è servito in passato anche per incontri di persone dediti allo spaccio di droga.
Laura Blasich

LA STORIA 
Nata nel 1920 in attività fino agli anni ’60

La fabbrica del ghiaccio fu realizzata nel 1920 ed è quindi uno degli impianti più recenti nel panorama dell’archeologia industriale monfalconese, come spiega l’architetto Pelosi. Il contesto storico in cui sorge la fabbrica è anomalo, perchè la città, passata all’Italia dopo il primo conflitto mondiale, non aveva più il ruolo di periferia industriale dell’Impero, ricoperto nei decenni precedenti grazie ai numerosi stabilimenti aperti durante le due precedenti fasi di sviluppo dell’economia della zona. La fabbrica fu aperta per far fronte alla richiesta di ghiaccio da parte del mercato del pesce e per altri usi alimentari.
Il luogo della sua costruzione era ritenuto ottimale per la vicinanza della linea ferroviaria. Già dall’apertura i macchinari dell’impianto erano alimentati da energia elettrica, e rimasero in uso fino agli anni ’60, quando la produzione fu sostituita dalla diffusione dei frigoriferi. Il layout produttivo presentava criteri funzionali e distributivi moderni: la movimentazione del ghiaccio avveniva tramite nastri trasportatori con carico e scarico diretto con la linea ferroviaria a Nord e con il piazzale e la strada a Sud.
L’acqua per il raffreddamento era prelevata direttamente da un pozzo artesiano e aveva una potenzialità fino a 1700 frigorie/ora. (la.bl.)

Il Piccolo, 14 gennaio 2009 
 
CONFRONTO SUL PIANO-TRAFFICO  
Circonvallazione Sud contro il caos-viabilità  
Maxi-rotatoria destinata a eliminare l’«imbuto» di viale San Marco-viale Verdi 
LO STUDIO FRA UN MESE ALL’ESAME DEL CONSIGLIO. PRIORITÀ ALLA ZONA DI SAN POLO
 
 
Il nuovo Piano urbano del traffico è ormai pronto al varo da parte del Consiglio comunale. L’attuazione delle strategie fondamentali delineate dal Put intercomunale, perché realizzato assieme a Ronchi e Staranzano, appare peraltro sempre più urgente a fronte del caos-traffico di questi ultimi mesi, accentuato dalle modifiche alla viabilità di via Pocar, il proseguimento dei lavori per la realizzazione del sottopasso di San Polo, l’ampliamento o la comparsa nel Monfalconese di nuovi centri commerciali. Alcune azioni importanti sono state anticipate rispetto alla formalizzazione del percorso stabilito dal Put, elaborato per conto dei tre Comuni dall’ingegner Fiorella Honsell, con il potenziamento dell’asse di via Grado-via dei Cipressi (un intervento da 5 milioni di euro che a breve ormai vedrà il via), ma anche lo «sfondamento» di via Rossini in via Terenziana e l’apertura della nuova strada di collegamento tra via Aquileia e via Rossini, con conseguente riorganizzazione della viabilità della zona compresa tra via Cosulich, via Terenziana, via Aquileia e via Rossini.
Visto l’appesantimento della circolazione nella zona di San Polo, l’amministrazione comunale darà la priorità tra le opere previste dal Put alla realizzazione della rotatoria all’incrocio tra via San Polo, via Galvani e via San Giusto. Lo ha sottolineato ieri l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo. «Si tratta di eliminare la formazione dei ”pacchetti” di traffico – spiega Schiavo – che poi si riversano sulla rotatoria di via Pocar-via San Polo, senza che vi possa essere uno smaltimento del traffico». La volontà del Comune è di veder aperto il cantiere entro la fine dell’anno, quando il nuovo sottopasso ferroviario di San Polo sarà agibile e i flussi di traffico provenienti da Ronchi potranno immettersi nel piazzale dell’Emisfero grazie alla corsia preferenziale già esistente, senza perciò insistere sulla rotatoria. La seconda opera che l’amministrazione vuole avviare in modo urgente è la semplificazione, sempre con una rotatoria, dell’incrocio tra la statale 14, viale Cosulich e viale San Marco. «Non appena la Regione trasferirà i fondi necessari e il cui stanziamento è già stato deciso – conferma Schiavo -, si cercherà di avviare la progettazione della rotatoria i cui lavori non credo possano partire però prima del 2010. Non è del resto opportuno che questo intervento si sovrapponga a quello di via Grado, già molto importante». La volontà di fondo è quella di «non mettere sotto un eccessivo stress il sistema urbano della mobilità», osserva Schiavo, che ricorda come anche un’ulteriore estensione delle aree pedonali nel centro cittadino possa essere effettuata solo a fronte della nuova «circonvallazione meridionale» costituita dalla bretella tra l’aeroporto e la provinciale 19, dal tratto staranzanese e monfalconese di quest’ultima «potenziato» e dall’asse via Boito-via Colombo riorganizzato. A completare la rete dedicata al traffico di attraversamento e pesante ci sarà poi la nuova strada di collegamento tra la provinciale 19 e l’area industriale dello Schiavetti Brancolo e Panzano.
Tra le azioni urgenti, da mettere in campo però compatibilmente con la risorse finanziarie del Comune, Schiavo inserisce anche un nuovo funzionamento della rete semaforica in viale San Marco e viale Verdi. Il Put prevede però anche azioni come la creazione di un senso unico nel tratto di via Aquileia compreso tra via Primo Maggio e via Terenziana, consentendo in questo modo di semplificare il funzionamento dell’incrocio con il tratto urbano della statale 14, o il divieto di svolta a sinistra in via 24 Maggio. Per il tratto di via Terenziana che sbocca in largo Anconetta si ipotizza un senso unico in direzione di quest’ultima in modo da eliminare il semaforo che ora crea code. Tra le altre proposte c’è anche la creazione di un senso unico in via Carducci-via Foscolo in direzione di via Valentinis per ricavare lungo la strada un numero più alto di parcheggi e di un altro senso unico nel tratto di via Cosulich a partire da via Bonavia in direzione del centro. «L’obiettivo anche di quest’ultima soluzione è di semplificare la circolazione – spiega Schiavo – e ricavare più spazi per la sosta. È condivisibile, ma continuo ad avere alcune perplessità su questo provvedimento». Tutti gli altri saranno attuati, assicura l’assessore, in modo graduale, per non sottoporre a stress eccessivo città e cittadini.
Laura Blasich

Il Piccolo, 17 dicembre 2008 
 
Parcheggio da 250 posti: Fincantieri attende il dissequestro dell’area  
Pronto il piano dell’azienda e chiuse le indagini Un anno fa il provvedimento della Capitaneria 
Il piazzale destinato ad alleggerire la pressione del traffico medio e pesante e della sosta nel quartiere operaio
 
  
Il progetto per la realizzazione da parte di Fincantieri di 250 nuovi posti auto nell’area circostante la torre dell’acquedotto è pronto da tempo, ma il suo avvio rischia di slittare ancora a lungo. Altrettanto a lungo durerà quindi lo stato d’assedio delle automobili dei lavoratori delle fabbriche al rione di Panzano, in cui è inserito non solo il cantiere navale, dove ogni giorno si recano circa 4.500 addetti, ma anche Ansaldo Sistemi Industriali.
L’area interna allo stabilimento utilizzata da Fincantieri per lo smistamento dei residui delle lavorazioni di allestimento delle navi passeggeri rimane d’altra parte sotto sequestro a 13 mesi di distanza dall’azione della Capitaneria di porto. Di conseguenza rimane impegnata quella circostante la torre dell’acquedotto, dove l’attività è stata trasferita nel novembre del 2007, ma che è stata appunto destinata a diventare una nuova area di sosta. Stando a quanto riferisce Fincantieri, il magistrato competente ha concluso tutti gli accertamenti. La società ha inoltre presentato il piano di intervento per la messa in sicurezza dell’area, finita sotto sequestro a causa di uno sversamento di olii da alcuni fusti che vi erano stati stoccati.
Il piano è stato approvato dal Comune di Monfalcone e dalla Provincia e Fincantieri ora si attende di poter assistere al dissequestro dell’area in modo tale da poter rendere operativa la risistemazione del terreno, che si trova nella zona dello stabilimento confinante con quella di via dell’Agraria.
L’area posta sotto sequestro potrebbe quindi tornare a essere utilizzabile nel corso del prossimo anno, liberando quindi quella circostante la torre dell’acquedotto e permettendo di avviare la costruzione del nuovo parcheggio, che l’amministrazione comunale sia augura comunque non rappresenti una mera riorganizzazione della sosta già esistente all’interno del cantiere navale di Panzano.
«Alla Fincantieri abbiamo richiesto già da tempo – conferma l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo – che non si tratti solo di una risistemazione della sosta interna, ma rappresenti invece una possibilità in più e di conseguenza un aiuto reale all’alleggerimento della pressione sul rione di Panzano e su chi vi risiede». Che, però, intanto, almeno a vedere l’esito dell’ultimo incontro dell’amministrazione proprio con i residenti, non ha voluto vedere realizzata la Zona a traffico limitato progettata dal Comune di Monfalcone per tentare di proteggere gli abitanti dalla sosta selvaggia delle centinaia di auto dei cantierini e dal traffico legato alle industrie.
«Il progetto rimane fermo – ribadisce l’assessore Schiavo -, come mi sono impegnato a fare il giorno dell’assemblea, a meno che non arrivi una richiesta, convinta, in senso contrario». L’assessore all’Urbanistica ritiene comunque che in questo caso dovrebbe essere avviato un confronto con i rappresentanti dei lavoratori in modo da individuare delle soluzioni condivise. Al momento, comunque, rimane ancora, stando alle indicazioni in possesso a Schiavo, soprattutto un problema all’inizio dei turni di lavoro nello stabilimento Fincantieri a causa di un sottoutilizzo del parcheggio bipiano di via Marconi.
«Si dovrebbe invece fare in modo che la struttura sia impiegata al meglio», afferma l’assessore all’Urbanistica. Al momento i dipendenti di Fincantieri possono contare su 237 posti-auto nel fast-park (altri 90 sono in utilizzo all’Ansaldo), un centinaio nel parcheggio di via dell’Agraria, una novantina in quello di via Caboto, una cinquantina nell’area più piccola di via Marconi, un’altra settantina nei pressi del nuovo ingresso del cantiere. I dipendenti dello stabilimento navalmeccanico sono 1800 anche se suddivisi in due turni, mentre i lavoratori delle ditte esterne superano in alcuni momenti le 2.500 unità.
In primavera intanto Fincantieri stava valutando se, al termine del percorso di ripristino dell’area, trasferire semplicemente l’attività di selezione dove già veniva effettuata o se, invece, attuare il progetto, già esistente, di sistemazione definitiva del sito. In questo caso, però, i tempi per lo sgombero della zona circostante l’acquedotto si allungherebbero di altri tre mesi.
Per la realizzazione del nuovo posteggio Fincantieri calcola non più di 1-2 mesi, visto che il progetto esiste e si tratterebbe solo di effettuare alcune demolizione e l’asfaltatura del terreno.
Laura Blasich

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L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
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