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Messaggero Veneto, 04 dicembre 2008 
 
I Verdi attaccano i vertici dell’Ater  
Monfalcone: Bussani critica i 40 sfratti per morosità degli assegnatari «Indegna campagna contro coloro che non riescono a pagare l’affitto»
 
  
MONFALCONE. In città sono previsti 40 sfratti dagli alloggi Ater, sfratti decisi per morosità degli assegnatari: di questi, 17 sono già stati eseguiti e gli altri sono in corso di esecuzione. La determinazione nell’eseguire i provvedimenti è data dal fatto che in un anno le morosità sono raddoppiate e non sempre sono dovute a crisi economica delle famiglie, ma sarebbero morosità ingiustificate. Proprio perchè sono mancati pagamenti ingiustificati e sopratutto rilevati nella fascia C, ovvero in fascia medio-alta, con un reddito indicatore di oltre 20 mila euro l’anno, l’Ater ritiene di dover intervenire in modo irreprensibile senza concedere sconti di nessun genere.
Ma la scelta dell’Ater viene messa sotto accusa da Mauro Bussani, presidente provinciale dei Verdi che afferma come le parole del direttore De Martino risuonino «di una volgarità insostenibile, quando lanciano la campagna contro coloro che non riescono più a pagare l’affitto. Dimostra di essere con la testa su un altro pianeta e di non aver lontanamente intenzione di capire cosa gli sta succedendo attorno. Alla luce di queste esternazioni si capisce molto bene quanto lo sgombero di quattro abusivi in via Volta “manu militari” era soltanto la prova generale di come i dirigenti Ater intendano muoversi in futuro».
Bussani parla poi di «assordante silenzio» di tutta la classe politica, «molto spesso connivente con chi ha determinato questo disastro sulla questione dell’abitare. De Martino – dice Bussani – si dimostra indegno di ricoprire il ruolo che gli è stato assegnato e sarà meglio per tutti se, quanto prima, lascia l’incarico e si mette a fare qualcos’altro di meno nocivo per il tessuto sociale».
L’esponente dei Verdi sostiene quindi la decisione di un certo numero di inquilini Ater che si rifiutano di pagare l’affitto e anzi «ci sembra – aggiunge – che gli unici dispositivi sui quali vale la pena di ragionare sia la regolarizzazione delle forme di sospensione degli affitti, almeno fino al superamento della crisi e per un tempo comunque non inferiore ai prossimi due anni, nella gestione delle case pubbliche sia dell’Ater che di quelle di proprietà comunale».
Monfalcone è stato uno dei primi Comuni non capoluogo a ottenere lo status di “alta tensione abitativa”, ma a distanza di anni nulla sarebbe stato fatto per risolvere questa situazione e anche il percorso di autorecupero, secondo Bussani, sarebbe ormai avviato verso lo stesso destino.
«La giunta dovrebbe elaborare, quanto prima, politiche di forte calmieramento degli affitti privati, cosa che finora si è ben guardata dal fare. In quest’ottica diventa indispensabile arrivare a una nuova visione riguardo il servizio pubblico, in tutte le sue declinazioni, per riformularlo in un ambito dei beni comuni che devono essere accessibili alla cittadinanza. Non possono essere i cittadini a pagare una crisi certamente non causata da loro. Nella provincia di Gorizia, e a Monfalcone in particolare con una tensione abitativa alle stelle, l’Ater – conclude Bussani – è probabilmente il primo ente che deve assumere il valore di bene comune».
Cristina Visintini

Il Piccolo, 04 dicembre 2008 
  
Verdi contro l’Ater per la linea dura con i morosi  
Mauro Bussani chiede una «moratoria» di due anni alla luce del periodo di crisi
 
 
Mauro Bussani, presidente provinciale dei Verdi, censura il direttore dell’Ater di Gorizia Sergio De Martino, «colpevole di aver lanciato una campagna contro coloro che non riescono più a pagare l’affitto. Dimostra – afferma Bussani – di non aver lontanamente intenzione di capire cosa gli sta succedendo attorno. Tali dichiarazioni – aggiunge Bussani – esemplificano il grave ritardo di discussione, oggi presente a sia livello territoriale quanto a quello nazionale, in merito alla crisi globale e strutturale che sta per investirci nei suoi effetti più deleteri». In quest’ottica, afferma Bussani, diventa indispensabile arrivare a una nuova visione riguardo il servizio pubblico, in tutte le sue declinazioni, per riformularlo in un ambito dei beni comuni che devono essere accessibili alla cittadinanza. Come garantita deve essere la dignità della persona per quanto riguarda l’esistenza complessiva. «Non possono essere i cittadini – afferma il presidente dei Verdi – a pagare una crisi certamente non causata da loro. Nella provincia di Gorizia, e a Monfalcone in particolare, con una tensione abitativa alle stelle, l’Ater è probabilmente il primo ente che deve assumere il valore di bene comune. Alla luce di queste esternazioni si capisce molto bene quanto lo sgombero di 4 abusivi in via Volta manu militari era solo la prova generale di come i dirigenti Ater intendano muoversi in futuro. Come pure è assordante il silenzio – che tutta la classe politica sta consapevolmente attuando».
Da qui l’invito di Bussani a De Martino a dimettersi. «Crediamo – conclude Bussani – che l’atteggiamento di rifiuto di versare l’affitto, che un certo numero di inquilini sta attuando, sia comprensibilissimo nell’attuale contesto economico e politico. Anzi, ci sembra che gli unici dispositivi sui quali vale la pena di ragionare sia la regolarizzazione delle forme di sospensione degli affitti, almeno fino al superamento della crisi e per un tempo comunque non inferiore ai due anni».

Messaggero Veneto, 05 dicembre 2008 
 
L’Ater: Bussani venga a conoscere la realtà dell’ente

MONFALCONE. Il consiglio di amministrazione Ater di Gorizia è disponibile a far conoscere la realtà dell’ente e ad approfondire la gestione del patrimonio pubblico residenziale e il metodo di lavoro attuato.
L’invito è rivolto in particolare al presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani, che nei giorni scorsi era intervenuto puntando il dito in particolare contro le iniziative del direttore Ater, Sergio De Martino, bollandole come «incomprensibili».
De Martino, a fronte di un aumento della morosità degli inquilini Ater, aveva spiegato come l’ente intenda procedere all’attivazione degli sfratti, soprattutto perché gli episodi di morosità non sarebbero attribuibili a famiglie in difficoltà economica, ma a famiglie in fascia di reddito medio-alta e quindi, presumibilmente, in grado di pagare i canoni dovuti. Bussani aveva invece sostenuto la scelta di non pagare gli affitti in attesa di vedere un concreto cambiamento di gestione del patrimonio immobiliare pubblico.
 

Vince la protesta: l’Ater risanerà 82 alloggi  
TENSIONE ABITATIVA 
Pronto un piano d’intervento per il comprensorio di via Bagni. Lavori in primavera 
A soli quattro anni dalla consegna i sei corpi di fabbrica sono pieni di umidità L’intervento servirà a risolvere il problema del drenaggio idrico insufficiente
 
 
Gli alloggi popolari di via Bagni trasudano umidità. Ora si profila un intervento radicale e definitivo per porre fine ai disagi e ai danni arrecati alle strutture. L’Ater di Gorizia intende intervenire drasticamente per prosciugare ed eliminare i ristagni d’acqua, ma anche per sistemare tutti i camminamenti esterni del complesso edilizio. Si vuole così mettere mano in termini risolutivi ad un problema legato essenzialmente alla difficoltà di drenaggio idrico, responsabile della permanenza dell’acqua, che comporta la formazione di ampie pozzanghere nei piazzali esterni, fino a pregiudicare le murature degli stabili che assorbono umidità. Il villaggio Ater di via Bagni, consegnato nel 2004, è costituito da 82 alloggi, a fronte di 6 corpi di fabbrica. Per quest’area pertanto si prospetta una soluzione specifica, volta a eliminare l’annoso problema, foriero di reiterate segnalazioni da parte delle famiglie residenti. I lavori potrebbero partire entro la primavera del prossimo anno. Si tratta di un’operazione complessa e onerosa, considerato peraltro che si interviene a posteriori su un agglomerato residenziale concepito con specifiche caratteristiche, dovendo altresì porre cautela in ordine agli impianti. Il percorso pertanto è molto articolato. «È necessario affrontare questo problema per fasi – spiega l’ingegner Alessandra Gargiulo, responsabile dell’area tecnica dell’Ater -. Si partirà con un rilievo complessivo della zona verificando contestualmente le quote delle fognature e dei pozzetti di scarico esistenti. Quindi, si procederà alla progettazione in ordine al recapito e al convoglio delle acque meteoriche che ristagnano sui piazzali esterni per conferirle in un collettore idoneo, che può essere rappresentato dalla rete pubblica, da pozzi perdenti o prevedendo lo scarico direttamente in canale».
Le valutazioni andranno di pari passo con la verifica circa la tenuta della rete pubblica in relazione all’eventuale e ulteriore conferimento idrico proveniente da via Bagni, ma anche alla relativa autorizzazione al conferimento da parte degli enti competenti. «Il processo è stato avviato – continua l’ingegner Gargiulo -. Il nostro Ufficio programmi manutentivi ha già contattato il professionista per effettuare i rilievi propedeutici all’intervento. Si può pertanto ipotizzare che i lavori possano partire con la prossima primavera. Una volta eliminata l’acqua eccedente, bisognerà attendere che le murature si asciughino e, laddove necessario, si provvederà a ripristinare le tinteggiature. Subito dopo interverremo quindi con la sistemazione dei camminamenti». La causa di fondo, spiega Gargiulo, non è tanto riconducibile alla risalita dell’acqua dal sottosuolo, quanto invece ad un problema di scarico. «L’intervento edilizio – osserva – è nato con un impianto di smaltimento delle acque misto, dato da un parziale conferimento nella rete pubblica fognaria e il restante scarico nel terreno. Da indagini già effettuate è emerso che l’acqua in risalita dal terreno non è maggiore di altre zone, mentre è risultata evidente l’insufficienza del sistema di scarico responsabile dell’umidità degli alloggi». (la.bo.)

Il Piccolo, 23 ottobre 2008

CREMASCHI, GHINI E LONATI  
Rabbia e dolore dei vertici nazionali del sindacato  
«Sono troppe le circostanze in cui dobbiamo portare le condoglianze alle famiglie»
 
 
Rabbia e dolore, ma anche la volontà di continuare a chiedere e a lavorare perché si fermi la catena di morti sul lavoro che sta insanguinando l’Italia. È quanto hanno espresso ieri i rappresentanti nazionali dei sindacati dei metalmeccanici, venuti a Ronchi dei Legionari per l’ultimo saluto a Mauro Sorgo, assieme ai segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil e a quelli di Fim, di cui il dipendente Fincantieri era un iscritto, Fiom, Uilm, ai delegati dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone e di altri cantieri del gruppo. «C’è rabbia e dolore, perché al di là di tutte le dichiarazioni – ha detto il segretario nazionale della Fiom-Cgil, Giorgio Cremaschi -, se le cose non cambiano, se si andrà avanti con un modo di lavorare che non tiene conto delle persone». Cremaschi ha confermato che la Fiom si costituirà parte civile nel procedimento penale a carico dell’azienda. «Siamo a disagio, perché i lavoratori dicono ”Il sindacato cosa fa?”. Da soli, però, non ce la facciamo a risolvere il problema – ha sottolineato Cremaschi -, se Governo, Regione, magistratura non considerano la sicurezza sul lavoro un’emergenza per la quale sì andrebbe utilizzato lo slogan tolleranza-zero. Occorre che tutti facciamo il nostro dovere e che le aziende capiscano che devono cambiare profondamente l’organizzazione del lavoro». Per il coordinatore nazionale per la navalmeccanica della Uilm, Mario Ghini, si tratta comunque ora di capire esattamente cosa sia uscito dal Consiglio di amministrazione di Fincantieri in materia di sicurezza. «Speriamo che l’azienda lo spieghi venerdì (domani, ndr) al tavolo di confronto per il rinnovo del contratto integrativo – ha aggiunto Ghini -. Chiediamo comunque sia rivista l’organizzazione del lavoro adottando tutti gli accorgimenti necessari per prevenire gli infortuni». Il coordinatore nazionale per la navalmeccanica della Fim, Emilio Lonati, ha osservato come «ormai sono troppo frequenti le circostanze in cui il sindacato nazionale va a portare le condoglianze alle famiglie. Ci siamo perché il cuore è vicino alla famiglia, ma anche perché è un ulteriore stimolo perché questo problema del Paese sia definitivamente affrontato e risolto».
Laura Blasich

L’arcivescovo: «Investite di più sulla vita»  
Duemila persone ai funerali di Mauro Michele Sorgo, morto una settimana fa sulla «Ruby»
 
  
Duemila persone hanno reso omaggio ieri a Ronchi all’ultima vittima sul lavoro nel cantiere di Monfalcone, l’operaio Mauro Michele Sorgo, travolto una settimana fa da una porta stagna sulla Ruby Princess. È stato un rito silenzioso e composto cui hanno voluto essere presenti centinaia di cantierini, oltre ai vertici del cantiere navale di Panzano, nunerosi sindaci del Monfalconese. Nessuno striscione sindacale, nessuna reazione polemica. Solo un grande abbraccio alla famiglia, alla moglie Antonella, che ha assistito al rito accanto alla bara vicino alla piccola Mary. A rompere il silenzio è stata la forza dell’omelia dell’arcivescovo di Gorizia, Dino De Antoni con un forte invito al rispetto della vita umana e dalle commosse parole del sindaco di Ronchi e del parroco di San Lorenzo. È stato l’arcivescovo Dino De Antoni, a presiedere la cerimonia, concelebrata assieme ai sacerdoti della città e di altri centri del mandamento. E le sue parole sono state perentorie, scandite da tanti «perché». Perchè tanti tanti morti sui posti di lavoro, perché tante promesse, perché tante iniziative annunciate e mai intraprese. «Noi che crediamo in un disegno sapiente di Dio nelle vita degli uomini – ha detto l’arcivescovo – possiamo domandare: perché? Anche noi siamo zittiti dalla tragedia che si è compiuta, per la seconda volta in sei mesi. Possiamo ben ripeterci che questo è il percorso dell’esistenza umana. Michele, creatura stupenda, per la sua intelligenza, la creatività, la forza dei sentimenti, di fronte a un evento imprevedibile è diventato una creatura fragile, che un meccanismo perfido ha stroncato di colpo».
Ma l’arcivescovo si è soffermato anche sulla necessità di fare qualcosa di più. «Non esistono parole che possano cancellare il dolore della sposa e della bimba – ha continuato – ed è un prezzo pesantissimo da pagare. Ma a questo punto è legittimo fare un’ultima riflessione, perché questa morte non risulti vana. Nel giro di sei mesi due operai sono morti tra noi. Potevano essere morti risparmiate? Forse è più giusto dire che sono necessari rinnovati investimenti e un esame ancor più attento e vigile sul posto di lavoro, perché siano prese più adeguate e forse più sofisticate misure di sicurezza».
Un tasto sul quale ha battuto anche il sindaco di Ronchi, Roberto Fontanot, il quale ha parlato anche a nome dei colleghi presenti. E dopo aver espresso il dolore dell’intera comunità e l’affetto nei confronti della famiglia, ha voluto lanciare un appello a non dimenticare. «Ciò che è stato fatto non basta – ha detto – visto che l’Italia oggi è al primo posto in Europa per morti sul posto di lavoro. Non dobbiamo arrenderci, dobbiamo vincere l’indifferenza che spesso ci pervade e dobbiamo farlo per i nostri figli, per chi ha diritto di lavorare in sicurezza».
Tra i presenti anche il consigliere regionale di Rifondazione, Roberto Antonaz, che ha ribadito la richiesta delle dimissioni dei vertici dello stabilimento monfalconese di Fincantieri. E infine, prima della mesta sepoltura al cimitero di Staranzano, il messaggio della famiglia letto dal parroco, don Renzo Boscarol, parente della vittima. «Siamo grati a tutti per la partecipazione e l’affetto – ha detto – ai sindaci, al vescovo, ai sacerdoti, agli operai ed ai dirigenti di Fincantieri, alla gente. Nella speranza che si lavori per la salute e per la qualità della vita di tutti coloro che sono impegnati sui posto di lavoro e dei quali Michele è la testimonianza attuale che non va dispersa».
Luca Perrino 
 
I SINDACI ALLA CERIMONIA 
Il primo cittadino di Udine accompagnato dal gonfalone: «Non potevo non trovarmi qui in questa giornata» 
Gianfranco Pizzolitto è stato rappresentato dalla vice Silvia Altran 
Honsell diserta l’Anci per il rito  
Il sindaco di Monfalcone, a Trieste, è stato confermato presidente regionale dell’Associazione

Il sindaco di Udine Furio Honsell ha disertato l’assemblea nazionale dell’Anci a Trieste per essere a Ronchi e dare l’ultimo saluto all’operaio morto in Fincantieri. «Dovevano essere giorni di festa per la consegna di una nuova nave – ha detto Honsel – ai quali dovevano prendere parte tutte le maestranze, compreso l’operaio che ha perso la vita e dei quali oggi si celebrano i funerali. Mi sembrava più giusto essere qui, per sottolineare l’impegno di tutti gli amministratori pubblici perché questa strage finisca. Solo due settimane fa abbiamo festeggiato i mutilati e invalidi del lavoro ed in quell’occasione abbiamo fatto sentire la nostra voce, abbiamo ribadito che c’è la necessità di leggi e di controlli adeguati per garantire la vita alle persone che lavorano. Ecco perché essere ai funerali, oggi, è più importante di qualsiasi altro convegno, di qualsiasi altra iniziativa seppur importante». Alla cerimonia Honsell era presente con il gonfalone comunale listato a lutto assieme a tutti gli altri sindaci del Monfalconese. Mentre solo il Comune di Monfalcone era rappresentato dal vicesindaco Silvia Altran, in quanto il primo cittadino Gianfranco Pizzolitto era a Trieste per l’assemblea dell’Anci, di cui è stato confermato presidente regionale. (lu.pe.)  
 
La Ruby oggi parte per Fort Lauderdale  
 
Come da programma, la Ruby Princess lascia oggi Monfalcone per Fort Lauderdale in Florida, dove la nave passeggeri, 116mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza, sarà tenuta a battesimo il 6 novembre. La prima crociera alla volta dei Caraibi salperà invece l’8 novembre, toccando Ocho Rios in Giamaica, per poi toccare Grand Cayman, Cozumel in Messico e le Bahamas, rientrando infine in Florida. La Ruby è la venticinquesima nave da crociera costruita a Monfalcone dal 1989 a oggi ed è la quarta unità della classe Caribbean Princess. Partita la Ruby, lo stabilimento di Monfalcone domani sarà già impegnato nel varo della Carnival Dream, che con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda è la più grande passeggeri realizzata da Fincantieri e dal cantiere navale di Panzano. Stando all’ordinanza della Capitaneria di porto, la movimentazione della Dream verso la banchina E dello stabilimento prenderà il via già attorno alle 7.30 di sabato. Da quell’ora e fino al completamento dell’operazione è interdetta la navigazione e la sosta di ogni unità nelle zone antistanti le banchine E e D dello stabilimento.
 
Messaggero Veneto, 23 ottobre 2008 
  
Ronchi dei Legionari. Amici, colleghi ma anche delegazioni da altri cantieri per l’ultimo saluto al 43enne Michele Sorgo, vittima sul lavoro alla Fincantieri  
In migliaia per l’addio all’operaio  
L’arcivescovo De Antoni ha celebrato la messa: «Due morti in sei mesi, potevano essere salvati?»
 
 
RONCHI DEI LEGIONARI. Un’altra vittima del lavoro, un altro operaio uscito di casa il mattino e non rientrato la sera, un’altra famiglia senza sposo e senza padre. Perché? È questa la domanda che, muta eppure forte, è aleggiata ieri nel corso di tutta la cerimonia dell’ultimo saluto a Michele Mauro Sorgo, l’operaio 43enne, deceduto mercoledì scorso in un tragico infortunio sul lavoro a bordo della Ruby Princess.
Una cerimonia celebrata nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo, comune di cui era originario Sorgo, dall’arcivescovo Dino De Antoni, assieme ad altri sette sacerdoti, tra cui il padre cappellano del cantiere, don Gildo. Una cerimonia a cui hanno assistito migliaia di persone, familiari, amici, conoscenti, delegazioni di altri cantieri di tutta Italia, colleghi, ma anche tutti i sindaci del Mandamento, i rappresentanti di Fincantieri, il direttore uscente dello stabilimento Carlo De Marco, quello nuovo, Paolo Capobianco e il dirigente Paolo Maschio, i rappresentanti nazionali dei sindacati della cantieristica, per la Fiom Giorgio Cremaschi, per la Uilm Mario Ghini, per la Fim, Emilio Lonati. Presenti anche il consigliere regionale Roberto Antonaz e l’assessore del comune di Udine, Kristian Franzil assieme al sindaco di Udine, Furio Honsell che ha voluto fosse presente alla cerimonia anche il labaro del comune listato a lutto.
Dirette, precise e piuttosto dure le parole dell’arcivescovo nel corso omelia, pur nel ricordo della consolazione che può dare la fede. «Anche se siamo zittiti dalla tragedia che si è compiuta per la seconda volta in sei mesi, anche se le parole appaiono chiacchiere e gelano dentro di noi, anche se vorremmo restare muti e le immagini di un cantiere vanto dell’imprenditoria italiana sono diventate motivo di amarezza e l’angoscia e ci tormenta e corrode l’amore per la vita, sappiamo che grande è la fedeltà di Dio e la sua misericordia non finisce. Michele è diventato una creatura fragile che un meccanismo perfido ha schiacciato. La nostra dignità è racchiusa in un corpo debole che una porta stagna ha distrutto, ma nella nostra debolezza non siamo soli, affidiamola a Dio. Certo non esistono parole per annullare il dolore, ma perché la morte non sia vana occorre fare una riflessione: nel giro di sei mesi ci sono stati due morti, potevano essere salvati?». Ha quindi sollecitato nuovi e maggiori investimenti, maggiore attenzione e più sofisticate misure per garantire la sicurezza.
A nome dei sindaci e delle istituzioni, è stato il primo cittadino di Ronchi, Roberto Fontanot a portare l’affetto e il calore alla famiglia. «In un paese in ci non ci si indigna quasi più per niente e ci si occupa di chi lavora solo quando muore, siamo qui per dire che non ci si deve dimenticare di chi esce da casa per lavorare e non vi fa ritorno, né dobbiamo scordarci che occorre fare di più perché evidentemente ciò che abbiamo fatto finora non basta. Ciao Mauro». Un ringraziamento particolare a tutti i presenti, a chi ha ricordato Mauro Michele e chi è stato vicino alla famiglia è stato rivolto da don Renzo Boscarol, che ha sollecitato «l’impegno per salvaguardare oltre il posto di lavoro anche la salute e l’uomo».
Cristina Visintini 
 
«Tolleranza zero per chi non rispetta le regole» 
I SINDACATI
 
  
RONCHI DEI LEGIONARI. Tolleranza zero per chi non rispetta le norme della sicurezza, l’impegno di tutte le aziende perché si cambi il modo di lavorare, l’uomo quale elemento centrale del lavoro: sono queste le richieste che i rappresentanti sindacali della cantieristica, Giorgio Cremaschi per Fiom Cgil, Mario Ghini per Uilm Uil e Emilio Lonati per Fim Cisl hanno fatto ieri, a margine dei funerali di Michele Mauro Sorgo.
«Al di là di tutte le dichiarazioni, sappiamo che se non cambiano davvero le cose, succederà ancora, perché esiste un modo di lavorare che non tiene conto delle persone e si riproduce qui come in altre parti d’Italia, un meccanismo di rischio che quando si verifica è drammatico» ha detto Cremaschi, annunciando che Fiom si costituirà parte civile contro l’azienda. «Ci sentiamo a disagio perché i lavoratori ci chiedono cosa fa il sindacato. Ma da soli non possiamo fare nulla, serve l’impegno di tutti sindacati, istituzioni e aziende. Invece l’organizzazione del lavoro chiede alla persona di lavorare con un ritmo, in cui il rischio diventa normalità e anche nella grandi aziende, dove erano scomparsi, tornano gli infortuni mortali. Sono il precariato e gli appalti ad aggravare la situazione».
Ghini, da parte sua, si è chiesto che cosa abbia deciso il consiglio di amministrazione di Fincantieri rispetto al comitato delle sicurezza. «Vorremmo capire cosa si vuole fare davvero, se si intende riorganizzare il lavoro, trovando il modo di dare le giuste responsabilità».
«Siamo qui perché guai se dovessimo perdere di vista il cuore, che è vicino alla famiglia, ma questo – ha affermato Lonati – deve essere stimolo perché il tema tanto discusso e che dicono sia uno dei problemi del paese, venga definitivamente affrontato con serietà e con gli strumenti a disposizione». (c.v.)

Galleria fotografica della perquisizione nei locali di via Natisone 1 a Monfalcone, Officina Sociale, dal sito Global Project

Comunicato stampa direttivo provinciale dei Verdi
Oggetto: perquisizione sede “Progetto Officina Sociale”

L’operazione di polizia che ha coinvolto il centro di Via Natisone sembra a tutti gli effetti una di quelle operazioni che si fanno non tanto per fondati motivi di indagini criminali ma per poter mostrare la forza di un apparato che ha mobilitato una trentina di agenti per perquisire un edificio comunale.
Segno dei tempi che corrono? Serve a far statistica ? captatio benevolentiae verso il nuovo governo?
Certo che è strano che le forze dell’ordine che certamente dispongono di sofisticati sistemi di indagine si riducano a distruggere perquisendo o a perquisire distruggendo uno spazio che in questi anni si è distinto per essersi occupato, in collaborazione con il Comune ed il Sert (cioè l’azienda sanitaria), proprio delle tossicodipendenze dando aiuto proprio agli ultimi, ai più deboli, alle persone che altrove vengono giudicate sgradevoli.
C’era bisogno di un’operazione di questo tipo e con queste modalità da sbarco in Normandia verso un centro che proprio contro le droghe pesanti, contro le tossicodipendenze ha fatto una delle ragioni della propria esistenza?
E cosa c’entrano con le indagini i computer del Caf che legittimamente e legalmente si occupa della dichiarazioni dei redditi in genere per le persone più deboli e svantaggiate?
E qualcuno spieghi perché un’operazione cosi vistosa e maleducata non viene rivolta verso altre aree della città o di importanti aziende in cui convivono caporalato, sfruttamento, malaffare e di cui tutti a Monfalcone si attendono interventi decisi ?
E’ più facile fare queste cose in un centro dove si pratica il bene “comune” occupandosi dei bisogni degli altri alla luce del sole piuttosto che altrove dove tutti si fanno gli affari propri fuori da ogni regola civile.
Come sempre, forti con i deboli, deboli con i forti o presunti tali.
Vogliamo infine esprimere la nostra piena solidarietà al presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani che come sempre viene coinvolto forse per manifesta e intollerabile generosità nelle attività sociali e di difesa ambientale che svolge.

Comunicato stampa
Oggetto: Perquisizione nella sede del CRP 043 di Caf di Base s.r.l. a Monfalcone.

Restiamo perplessi e preoccupati per la perquisizione attuata dalle forze dell’ordine all’alba del 20 maggio 2008 presso la sede del nostro centro periferico 043 e presso il domicilio privato del responsabile dello stesso a Monfalcone (Gorizia) in seguito ad una non meglio precisata indagine condotta dal pm Panzieri del Tribunale di Gorizia.
L’indagine riguarderebbe un presunto coinvolgimento di frequentatori di altre associazioni presenti nello stabile che ospita anche l’ufficio dell’ assistenza fiscale in un giro di spaccio di sostanze stupefacenti, ma l’esito di tale iniziativa è risultato completamente negativo.
Dal mandato si evince che il nostro referente locale non è neppure sottoposto ad indagini ma questo non ha impedito che gli agenti mettessero a soqquadro l’ufficio, sparpagliando le pratiche in elaborazione sul pavimento e tentando anche di entrare nel programma di inserimento dati forzando le protezioni e mettendo fuori uso il computer dedicato, senza peraltro inserire quest’ultima operazione nel verbale rilasciato.
Ciò ha causato l’interruzione del servizio offerto per gran parte della giornata di ieri, e di tale indebita conseguenza si chiede conto.
Viene il sospetto che lo scopo ultimo della perquisizione sia stato principalmente l’acquisizione di nomi, recapiti telefonici e dati che dovrebbero essere garantiti dalla legge sulla privacy.
La ventina di agenti, non trovando evidentemente nessun riscontro alle ipotesi di reato per cui sono stati attivati, si sono limitati a mettere sotto sequestro qualche centinaio di euro, costituenti il fondo delle associazioni ospitate nell’edificio, insinuando che potrebbero costituire proventi di spaccio, e un numero non precisato di documenti relativi all’attività del Centro di Assistenza Fiscale.
La società Caf di Base s.r.l. ha già provveduto ad informare i propri legali su quanto accaduto affinché prendano quanto prima le iniziative del caso.
Si chiede pubblicamente la motivazione di tale atto, il dissequestro immediato della documentazione posta sotto sequestro e si diffida dall’utilizzo in qualsiasi modo di dati personali per scopi differenti da quelli previsti dall’attività di assistenza fiscale.
Verrà valutata anche la richiesta di risarcimento per il danno che tale inusitata azione ha provocato all’immagine dell’azienda, alla sua serietà riconosciuta dalle migliaia di contribuenti che ogni anno concedono la propria fiducia.
Il Presidente, Angelo Fascetti

Rifondazione Comunista – Circolo di Monfalcone e Staranzano
Comunicato Stampa – Perquisizione a Monfalcone.

In un contesto ancora non chiarito, nella giornata di ieri, le forze dell’ordine hanno effettuato una perquisizione nei locali delle officine sociali di via Natisone, dove ha sede anche il centro “Bassa Soglia”.
Il servizio del centro è stato sospeso per l’intera giornata. Gli operatori non hanno potuto svolgere i propri compiti, gli utenti, già fragili di per sé, sono rimasti privi del servizio di somministrazione di cibo e di accesso a servizi per l’igiene personale di cui il centro si occupa. Un grosso disagio di cui non è stato possibile, fin qui, cogliere appieno le motivazioni.
Sembra infatti che dalla perquisizione non sia emerso nulla di rilevante, tale da far comprendere le ragioni dell’interruzione di un servizio di natura sociale e solidaristica, rivolto alle fasce più deboli ed esposte al disagio.
In attesa di un quadro più chiaro della situazione esprimiamo la nostra solidarietà alla associazione e agli operatori, augurandoci che il loro lavoro rivolto a settori fragili della società, possa proseguire in tranquillità, dopo quella che vogliamo pensare essere stata solo una breve e “sfortunata” interruzione.

Mauro Bussani sulle dichiarazioni di Paola Benes, 21-05-2008

Intervengo in merito alle dichiarazioni pubblicate sulla stampa locale in data 23 maggio 2008 dal segretario del partito democratico di Monfalcone Paola Benes.
Mi stupisco come il referente di un partito politico, peraltro uno dei più importanti numericamente, possa rilasciare una dichiarazione talmente generalizzante e totalizzante da risultare vuota di qualsiasi senso.
Mi stupisco anche perchè dalla discussione che ho avuto con altri soggetti aderenti a tale forza politica è emerso un quadro sensibilmente diverso e più complesso nell’analisi della vicenda della perquisizione all’edificio comunale di via Natisone.
L’acriticità pregiudiziale che Benes esprime non giova sicuramente nella comprensione di un territorio problematico come quello monfalconese e, sinceramente, l’interpretazione che viene data di concetti quali sicurezza e legalità appartiene più alla sfera dei sogni che a quella della realtà.
Intanto non è concepibile un distacco così marcato tra le politiche messe in atto e l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine. Tuttalpiù quando queste vanno ad interferire con progetti istituzionali attivati per affrontare o tentare di ridurre la marginalità insita in un territorio caratterizzato da un modello produttivo che spinge ogni giorno verso la precarietà fasce sempre maggiori di cittadini.
In questo caso trasparenza significa l’armonizzazione, per quanto possibile, degli interventi di inclusione sociale, mentre l’effetto di questa perquisizione è stato solamente quello di alimentare un’ulteriore sfiducia di una parte di cittadini nei confronti delle istituzioni.
Specialmente di quei cittadini che ogni giorno sono impegnati a capire come arrivare alla fine della giornata, e poi eventualmente scegliere sotto che ponte andare a dormire.
Se controlli doveano essere fatti si potevano trovare certamente delle modalita meno basate sui muscoli e più condivise dai gruppi sociali in gioco, nel pieno rispetto delle garanzie di riservatezza e privacy.
La porta di casa mia, a differenza di quella di Benes, rappresenta un limite che divide la mia vita privata da quelle che sono le mie espressioni pubbliche e sociali e, in tutta onestà, non mi va che sia violata da chicchessia specie se non sono indagato. Ancor di più se non viene trovato nulla di compromettente.
Le perquisizioni, si sa, vengono fatte per cercare “corpi del reato” che diano concretezza ad un’ipotesi di reato. Se non è così, è più che lecito essere critici rispetto una modalità di indagine che ha l’unico evidente scopo di autoalimentare se stessa. Recuperando nomi e recapiti telefonici atti, non a prevenire azioni criminose, ma a generare un clima di sospetto e delirio sicuritario.
Nella lista di recapiti che mi è stata sequestrata era presente la quasi totalità dei referenti politici di questo territorio: non si stupisca Benes se un giorno scoprirà di essere anche lei sotto indagine pur non avendo commesso niente. Allora forse cambierà opinione.
Del resto neanche io mi indigno se le forze dell’ordine fanno il loro dovere ma, senza generalizzare, purtroppo esiste una parte che talvolta non è proprio così ligia alle regole e, senza andare troppo in la nella storia, da Bolzaneto al caso Rasman ne abbiamo avuto più di qualche esempio.
Finisco sulla questione di legalità e sicurezza che sono concetti includenti principalmente quando si riferiscono a garanzia di diritti sociali quali reddito, la garanzia di uscire integro dal turno di lavoro, un tetto sulla testa, la possibilità di condurre un’esistenza che non sia precaria da tutti i punti di vista.
La invito ad allargare il dibattito su questi aspetti all’interno del partito che rappresenta. Quando sicurezza si coniuga solamente con esclusione e repressione a tutti i costi allora è una sciagura per tutti.
E a Monfalcone gli esempi di questa seconda impostazione fioccano ogni giorno che passa.

Comunicato in solidarietà con Officina Sociale
Casa delle Culture, Trieste

Abbiamo appreso questa mattina delle perquisizioni svoltesi a Monfalcone, presso lo spazio autogestito di Officina Sociale e di due abitazioni di alcuni attivist*.
Queste perquisizioni avevano come scopo quello di trovare delle sostanze stupefacenti che nella stupefatta mente di chi le ha ordinate dovevano trovarsi negli spazi di via Natisone, dove è operante il centro a bassa soglia, vero punto di riferimento e di inclusione di decine di persone nell’intera provincia di Gorizia.
La perquisizione dello spazio sociale ha avuto esito naturalmente negativo, ma di fatto è stata impedita la regolare apertura del centro a bassa soglia, per il disordine causato dagli agenti che hanno rovistato perfino nei pacchi di zucchero della cucina.
Come assemblea della Casa delle Culture esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Officina Sociale e a chi è stato svegliato dalle guardie questa mattina; allo stesso tempo non possiamo che dirci indignati e preoccupati per i continui attacchi agli spazi e alle pratiche dei movimenti, a partire dalla gestione “muscolare” del problema casa, passando per la militarizazione (in atto dall’apertura del Cpt di Gradisca) del territorio monfalconese, per finire con queste perquisizioni che attaccano l’unico spazio dove si pratica l’inclusione sociale nei confronti di coloro che solitamente vengono emarginati e perseguitati da chi sa gestire il territorio solo con le logiche dell’emergenze di ordine pubblico.

COMUNICATO STAMPA Tenda per la Pace e i Diritti
in merito alla perquisizione di Officina Sociale

Come realtà che lavorano a contatto con il mondo giovanile ci sentiamo chiamati ad intervenire sulla perquisizione di Officina Sociale e sulle reazioni conseguenti dell’ambito politico.
Non ci rassicura il fatto che all’interno della struttura non siano stata ritrovate sostanze, in parte perché ce lo aspettavamo, ma soprattutto perché crediamo che il punto di vista debba essere un altro.
Innanzitutto ci sorprende che da parte dell’Amministrazione Comunale non ci sia stata una chiara presa di posizione rispetto alle modalità della perquisizione, ma anzi un’esponente del partito democratico si senta “protetta” dell’operato delle forze dell’ordine. Un mandato di perquisizione non può eludere i diritti di chi ne è oggetto. In questo caso la perquisizione, effettuata chiavi in mano (senza, da quel che ci risulti, che sia stato ancora chiarito chi le ha fornite alle forze dell’ordine) , in una struttura del Comune, data in gestione ad una associazione di promozione sociale, doveva essere eseguita alla presenza di rappresentanti sia del Comune che di Nuova Entrata Libera.
Inoltre la ricerca di qualsiasi cosa sia oggetto del mandato non può (o non dovrebbe) mettere a soqquadro abitazioni e strutture pubbliche o private, mentre da quanto è emerso dalla stampa e dalle foto pubblicate in internet, l’intervento delle forze dell’ordine ha reso inagibile la struttura tanto da sospendere il servizio del Bassa Soglia per una giornata.
Tanto basta a farci sentire “democraticamente preoccupati”.
Se poi da questo punto di vista allarghiamo la visuale ci chiediamo e chiediamo se in una provincia che, secondo il rapporto dell’antimafia, è ad alta densità di infiltrazioni mafiose quali camorra e ‘ndrangheta, i segnali che dovrebbero arrivare da chi opera contro il narcotraffico, per rassicurare i cittadini, non debbano venire proprio dal contrasto a chi gestisce traffici di sostanze stupefacenti quali cocaina ed eroina e non a chi, attraverso la gestione di servizi, opera per la riduzione dei danni che queste provocano sui consumatori.
Esprimiamo quindi piena solidarietà, non solo agli operatori dei servizi quali il Bassa Soglia o il centro CAFF, il cui operato, come detto anche dall’amministrazione comunale, non viene messo in discussione, ma a tutti gli aderenti all’associazione Nuova Entrata Libera che gestisce Officina Sociale.

Rete operatori sociali FVG
Comunicato di solidarietà alle associazioni operanti all’interno dell’Officina Sociale di Monfalcone.

La rete operatori sociali, costituenda associazione di lavoratori del sociale del Friuli Venezia Giulia, condanna l’ingiustificabile abuso di potere perpetrato ai danni delle associazioni che operano all’interno dell’Officina Sociale di Monfalcone e di due dei suoi componenti.
L’arbitraria irruzione della polizia nei locali e nelle case avvenuta all’alba del 19 maggio, ci risulta odiosa nelle modalità ma, soprattutto, nelle intenzioni: è stata giustificata come azione all’interno di una più ampia indagine sullo spaccio di sostanze stupefacenti.
Il colpire un associazione che da anni dà un enorme contributo alla realtà sociale monfalconese attraverso servizi quali la bassa soglia, la riduzione del danno, ed il caf, ci sembra essere più l’attuazione di una politica criminalizzatrice nei confronti del consumatore che una lotta per la “legalità”, termine piuttosto di moda di questi tempi.
Questo porta a delle considerazioni molto amare: si evita di colpire l’organizzazione malavitosa che gestisce indisturbata i più disparati traffici, per sprecare risorse in azioni che mirano a colpire il singolo consumatore o criminalizzare chi ogni giorno affronta il “problema droghe” là dove ha le sue radici: la strada.
Riteniamo che questo episodio sia molto grave e che debba essere considerato come un campanello d’allarme in una società che, ancora, si definisce democratica.

Assessora MORSOLIN CRISTIANA:

Gentilissima Assessora,
è con particolare rammarico e profonda vicinanza che la Comunità San Benedetto al Porto di Genova tutta, con il suo coordinatore Don Andrea Gallo, esprimono piena solidarietà e vicinanza per il grave atto di intimidazione e violazione della Privacy avvenuto il 19 maggio scorso presso i locali del Centro a Bassa soglia di Monfalcone. La prequisizione avvenuta nei locali del Comune, all’interno di un Servizio gestito in accordo con l’ASL, e le modalità con le quali tale perquisizione si è svolta, fanno supporre la volontà di marginalizzare e colpevolizzare i Servizi a Bassa Soglia che rivolgono il loro intervento alle persone più disperate.
Il messaggio che traspare sembra essere quello della sfiducia TRA le diverse istituzioni: la Magistratura e le forze dell’ordine che perquisiscono un servizio Socio – Sanitario del Comune e dell’ASL e i suoi lavoratori. Le modalità della perquisizione inoltre non sembrano essere quelle utilizzate, per esempio in passato, per altre strutture sanitarie di altre località (i NAS negli Ospedali Romani o altri episodi analoghi).
Ci sembra invece importante che il Comune di Monfalcone e l’Azienda Sanitaria Locale proseguano con una iniziativa che risponde, prioritariamente, ai bisogni delle persone più disperate e in difficoltà. E’ davvero così che (almeno lo crediamo nella nostra esperienza) si contribuisce a rendere più sicuri i nostri territori.
Per questi motivi siamo vicini a Lei, al Comune tutto e agli Operatori che lavorano in questi Servizi.
Cordiali saluti e l’augurio di un proficuo lavoro.

Fabio Scaltritti, Comunità San Bnedetto al Porto

http://www.sanbenedetto.org
Solidarietà al Bassa Soglia.

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