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Il Piccolo, 30 giugno 2008 
 
«Io, costretto a dormire all’ospedale»  
Mauro Franceschini, 47 anni: «Il mondo mi è crollato 4 anni fa»
 
 
Da un anno e mezzo non ha una casa e ogni notte dorme al pronto soccorso dell’ospedale San Polo. Se non c’è posto sulle sedie per l’afflusso di gente o delle urgenze, utilizza come giaciglio il pavimento del bagno. È una parte della giornata della vita quotidiana di Mauro Franceschini, 47 anni, residente ufficialmente a Ronchi, ma in pratica senza una fissa dimora. Non si considera un barbone perchè cerca in tutti i modi di fare una vita normale. Tuttavia nonostante gli sforzi non riesce a trovare una soluzione. L’abbiamo incontrato ieri in una trattoria a Staranzano dove il suo amico Giuliano gli ha offerto il pranzo e ha raccontato con naturalezza la sua storia. Sembra difficile da credere per i tempi e i luoghi dove avviene, cioè nel ricco Nord-est dell’Italia. «Non voglio la carità – ha detto – ma chiedo aiuto a tutti quelli che mi possono risolvere questa brutta situazione. Mi trovo in mezzo alla strada non vedo un futuro».
Tutto è cominciato quattro anni fa quando, dopo il matrimonio andato male e per aver lasciato il lavoro alla Sbe per motivi di salute. Ha dormito in una casa a Bistrigna messa a disposizione dal parroco, poi in un’auto. Da allora il vuoto. Nessun lavoro e niente casa per gli affitti spropositati. Attende ancora una risposta per avere un appartamento Ater. Durante il giorno fa lavori saltuari e da marzo presta la sua opera a 800 euro al mese dalle 3 di notte con una ditta che raccoglie per i paesi i rifiuti umidi. «Con la paga riesco solo a mangiare – ha affermato –, figuriamoci a pagare un affitto o le spese di corrente o riscaldamento. Sono abbandonato da tutti, dai parenti e dagli amministratori che quando finiscono il budget per l’assistenza a disposizione. Non mi faccio una doccia da una settimana e scusatemi se sentite cattivo odore. E così ho trovato questa soluzione del pronto soccorso almeno per dormire qualche ora fino alle 3 di notte. Ringrazio tanto le infermiere che spesso mi danno una coperta di notte». Franceschini si lamenta perché la legge italiana non tutela le persone in queste condizioni. «Un extracomunitario al Cpt prende 37 euro al giorno, pranzo e cena e una scheda telefonica. Noi facciamo la fame. Non è giusto che le nostre istituzioni si comportino così. Spero che con questo appello qualcuno si faccia avanti, il Comune o l’Ater. Mi basterebbe anche una roulotte per dormire». (ci.vi.)

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