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Il Piccolo, 11 maggio 2009

SIMPOSIO MONDIALE 
Amianto, a Hong Kong il ”caso Monfalcone” 
Contributo scientifico su diagnosi e cura del mesotelioma

La lotta per la messa al bando dell’amianto in tutto il mondo ha visto in quest’ultimo periodo un’altra tappa significativa alla quale ha partecipato anche Monfalcone, che a decenni di distanza continua a pagare le conseguenze del massiccio utilizzo del minerale nell’industria cantieristica. Alcune centinaia di esperti, attivisti, rappresentanti dei lavoratori e delle vittime si sono riunite ad Hong Kong, dove ha avuto luogo l’Asian asbestos conference 2009, che ha fatto seguito a quelle tenute nel 2004 e 2006 rispettivamente a Tokyo e a Bangkok. In Asia, come spiega il professor Claudio Bianchi, del Centro di studio e documentazione sui tumori ambientali della Lilt isontina, si trovano i Paesi maggiori produttori di amianto e così pure i maggiori utilizzatori. «Di tutti i Paesi asiatici – sottolinea Bianchi – solo Giappone e Corea del Sud hanno bandito finora l’amianto e quest’ultima solo dal primo gennaio di quest’anno».
Anche in Asia quindi si riscontrano malattie indotte dall’esposizione all’amianto, anche se il numero dei casi diagnosticati è estremamente basso in confronto con quelli osservati nei Paesi occidentali. Le cause non sono chiare, benché esista il fondato sospetto che in Asia si abbia una sottostima delle malattie da amianto, impedendo così di raggiungere un’adeguata coscienza dell’effettiva dimensione del problema.
Dal Centro di studio della Lega tumori di Monfalcone è stato perciò portato un contributo di ricerca alla conferenza di Hong Kong. La relazione presentata ha riguardato i mesoteliomi pleurici diagnosticati nell’area di Trieste-Monfalcone nei lavoratori dei cantieri navali, industria estremamente diffusa e che occupa molte persone in Asia, dove quindi è prevedibile un’epidemia di mesoteliomi nei prossimi anni. «Il periodo medio di latenza osservato nell’area giuliana nei lavoratori dei cantieri navali – sottolinea Bianchi – è di circa 50 anni. E’ possibile che un sufficiente periodo di tempo non sia ancora trascorso in alcuni Paesi asiatici e questo potrebbe spiegare almeno in parte il basso numero di mesoteliomi finora diagnosticati in quel continente».
A margine della conferenza ha avuto luogo una manifestazione per la Giornata internazionale in memoria dei lavoratori e alla manifestazione ha fatto seguito una marcia fin sotto il palazzo del governo per chiedere la fine dell’era amianto.

Il Piccolo, 19 maggio 2009 
 
IL COMUNE SOSTERRÀ ENRICO BULLIAN  
Ricerca su lavoro e salute
 
 
I fondi che il Comune ha stanziato a favore di ricerche storiche nell’ambito del progetto per la creazione di un museo della cantieristica e dell’archeologia industriale andranno ora a sostenere un’attività di indagine di un giovane ricercatore locale, Enrico Bullian, già autore di un volume sull’uso e le conseguenze dell’impiego dell’amianto. L’attività si è mossa fin dal 2006 in raccordo con il Dipartimento di storia dell’Università di Trieste, che ha segnalato la possibilità di utilizzare le risorse ancora a disposizione per supportare la ricerca di Enrico Bullian su ”Il lavoro e il diritto alla salute in Europa e in Italia. L’evoluzione della sicurezza sul lavoro dagli anni ’70 a oggi”. Si tratta di un tema ancora caldo per una realtà industriale e portuale come quella di Monfalcone dalla cui esperienza Bullian ha preso le mosse per poi procedere a un’analisi comparata del rapporto tra politiche di welfare e tutela della salute dei lavoratori in diverse realrà industriali cantieristiche italiane nell’ultimo trentennio. A sostenere l’utilità di dirottare il fondi residui già destinati dal Comune ad attività di ricerca sull’indagine di Bullian è stata l’assessore alla Cultura Paola Benes. «Questo lavoro può apportare un contributo al dibattito storico sugli esiti dell’industrializzazione del nostro territorio», sottolinea l’assessore, che ha quindi proposto alla giunta, che ha approvato l’iniziativa, di devolvere la somma residua di 6228 euro già stanziata a favore della ricerca di Giulio Mellinato su ”Modello economico, sviluppo industriale e questioni sociali nell’area monfalconese durante il ventesimo secolo”. Il Comune era andato al cofinanziamento dell’attività con 13mila euro. Mellinato ha però nel frattempo ottenuto l’incarico di ricercatore all’Università La Bicocca e ha dovuto concludere in anticipo la ricerca. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 19 maggio 2009 
 
Amianto, fondi per gli studi di Bullian e di Mellinato 
 
MONFALCONE. I fondi a favore di ricerche storiche nell’ambito del progetto per la creazione di un museo della cantieristica e dell’archeologia industriale, stanziati dal Comune di Monfalcone, andranno a sostenere un’attività di indagine di un giovane ricercatore locale, Enrico Bullian, già autore di un volume su uso e conseguenze dell’impiego dell’amianto.
L’attività si è mossa fin dal 2006 in raccordo con il Dipartimento di storia dell’Università di Trieste, che ha segnalato la possibilità di usare le risorse ancora a disposizione per supportare la ricerca di Enrico Bullian su “Il lavoro e il diritto alla salute in Europa e in Italia. L’evoluzione della sicurezza sul lavoro dagli anni 70 a oggi”. Si tratta di un tema ancora caldo per una realtà industriale e portuale come quella di Monfalcone, dalla cui esperienza Bullian ha preso le mosse per procedere a un’analisi comparata del rapporto fra politiche di welfare e tutela della salute dei lavoratori in diverse realtà industriali cantieristiche italiane nell’ultimo trentennio dello scorso secolo.
È stato l’assessore alla cultura Paola Benes a sostenere l’utilità di dirottare il fondi residui già destinati dal Comune ad attività di ricerca sull’indagine di Enrico Bullia, visto che ritiene che il lavoro del giovane ricercatore può apportare un contributo al dibattito storico sugli esiti dell’industrializzazione del territorio.
L’assessore Benes ha quindi proposto alla giunta, che ha approvato l’iniziativa, di devolvere 6.228 euro a favore della ricerca di Giulio Mellinato su Modello economico, sviluppo industriale e questioni sociali nell’area monfalconese durante il ventesimo secolo. Il Comune era andato al cofinanziamento dell’attività con 13 mila euro, pari al 34% del costo complessivo di 38 mila euro per la parte restante coperta dall’Università. Mellinato ha però nel frattempo ottenuto l’incarico di ricercatore all’Università La Bicocca di Milano e ha dovuto concludere in anticipo la ricerca, che pure ha prodotto materiale per un saggio esaustivo sul tema dell’indagine.

Il Piccolo, 28 febbraio 2009 
 
UN DRAMMA CHE NON SI FERMA  
Amianto, morto un altro ex cantierino  
Aveva 61 anni. Deceduto a novembre, ma solo ora l’anziana madre denuncia il fatto
 
 
È deceduto a 61 anni, nella sua abitazione, a Turriaco, dopo tre anni e mezzo di atroci sofferenze. Angelo Vescovi è spirato a causa di un mesotelioma. Il male gli aveva invaso i polmoni, senza lasciargli scampo. Un’altra morte da amianto, che ora la madre dell’uomo, all’approssimarsi della data del compleanno del figlio, il 3 marzo prossimo, vuole denunciare. Angelo Vescovi è deceduto l’11 novembre scorso. Lascia la moglie e una figlia di 33 anni. Angelo aveva lavorato a lungo nei cantieri navali dello stabilimento di Panzano. Avrebbe voluto il silenzio, di fronte a un male ineluttabile, che da tempo gli aveva fatto perdere ogni speranza. Ma la madre Rosina Iacumin, lo vuole invece ricordare, proprio a ridosso della data del compleanno del figlio, che martedì avrebbe compiuto 62 anni. Il suo è il grido di dolore di una mamma, ma anche vuole essere una testimonianza di denuncia nei confronti di una tragedia che continua a mietere le sue vittime.
«Dopo tre anni di atroci sofferenze – sottolinea la madre – mio figlio ha cessato di vivere. È una morte non naturale, ma causata da quel killer che si chiama amianto. Il 3 marzo Angelo avrebbe compiuto 62 anni, ma i compleanni non ci saranno più. Sicuramente lui, da persona umile, avrebbe voluto il silenzio, ma io come mamma, voglio gridare e riconoscere la causa della sua morte. Tutto questo non è giusto, io sono anziana, a piangere una morte assurda. Gli è stata rubata la gioia di diventare nonno e di godersi la pensione, dopo anni di duro lavoro. E da notare – conclude – che due anni fa mi è morto un altro figlio, con le stesse sofferenze. Negli anni Sessanta anche lui lavorava nel cantiere di Monfalcone, ma è morto in Australia dov’era poi emigrato».
Angelo Vescovi aveva lavorato al cantiere di Panzano, con la qualifica di meccanico. Negli ultimi anni, prima di andare in quiescenza, era alle dipendenze del Comune di Monfalcone. I primi sintomi della malattia si sono manifestati tre anni e mezzo fa, quando era da poco andato in pensione. «Accusava un dolore dietro la schiena – racconta la madre -. Faceva regolari controlli, ma non era emerso nulla di preoccupante. All’ospedale di Monfalcone è stato quindi sottoposto a un intervento per verificare le cause di quel dolore. Gli è stato così diagnosticato il mesotelioma. Angelo ha voluto andare anche a Mestre, nella speranza di poter guarire. Invece i medici, dopo gli accertamenti, dissero che era troppo tardi, il tumore s’era esteso ai polmoni». Per Angelo Vescovi è stato sancito l’inizio della fine, sottoposto solo a chemioterapia e alla terapia del dolore. Un calvario di sofferenze che lo ha rapidamente consumato. «È morto con la sua sofferenza, a casa sua, non voleva andare in ospedale. Sapeva tutto del suo male, che l’aveva reso ancora più chiuso. Si sentiva abbandonato».
All’inizio di febbraio era deceduto per amianto Vincenzo Felice, 62 anni, nato a Monfalcone e residente a San Canzian. Nel gennaio scorso la stessa tragica sorte era toccata anche a Tristano Papais, ex gloria del basket monfalconese e regionale, ucciso da un mesotelioma alla pleura a 63 anni.

Messaggero Veneto, 06 febbraio 2009
 
RESIDENTE A SAN CANZIAN, AVEVA LAVORATO FINO A 7 ANNI FA COME MECCANICO DI BORDO 
Amianto, morto un altro ex cantierino 
La vittima è Vincenzo Felice, aveva 62 anni. Pittore, era conosciuto anche per i suoi quadri

 
Un’altra morte da amianto. Vincenzo Felice, 62 anni, nato a Monfalcone e residente a San Canzian, è deceduto l’altro ieri sera, all’ospedale di Monfalcone per edema polmonare. Il mesotelioma ormai lo aveva ormai devastato. Nel giro di 4 mesi, infatti, il tumore è degenerato in metastasi, invadendo in particolare il cervello. L’uomo era ricoverato all’ospedale di San Polo da circa un mese.
Aveva iniziato a lavorare nello stabilimento navale Fincantieri di Panzano nel 1972, in qualità di meccanico di bordo. Qui Vincenzo Felice aveva operato stabilmente fino a 7 anni fa, quando è sopraggiunta la quiescenza. Vincenzo era anche appassionato di pittura e aveva partecipato con le sue opere a diverse mostre nel mandamento. L’uomo lascia la moglie Angela, 60 anni, i figli Manuel, 33 anni, e Virna, 36, il genero Marco Zorzi e i suoi amati nipoti Andrea, Nickolas e la piccola Sara.
Il primo sintomo di quella che poi si sarebbe poi rivelata una patologia all’ultimo stadio, si è avuto nell’agosto scorso. «La scorsa estate – raccontano i figli – papà aveva accusato dolori alla spalla destra. Pensava che si trattasse di un colpo d’aria. S’è rivolto all’ospedale di Udine, dov’è stato ricoverato per gli opportuni accertamenti». Dalle verifiche sanitarie è purtroppo emersa una diagnosi decisamente pesante: metastasi. «Le placche avevano intaccato prima uno e poi l’altro polmone. Il tumore è stato così aggressivo da raggiungere rapidamente il cervello – continuano -. I medici sostenevano l’urgenza di intervenire, prefigurando diversamente una morte molto rapida, stimata in circa quattro mesi. Come infatti è accaduto». «L’operazione – osserva Manuel -, avrebbe esposto mio padre al rischio di una paralisi, senza per questo avere la certezza di allungargli la vita».
Ad agosto, dunque, per Felice inizia il calvario. Esploso dopo che, ricordano i congiunti, «durante i controlli che pure effettuava periodicamente, risultava una situazione costante, con la presenza di placche pleuriche».
Al nosocomio di Udine il 62enne è rimasto per una ventina di giorni. Quindi il ritorno a casa. E un nuovo ricovero a Monfalcone. Una continua «spola» tra l’abitazione e l’ospedale. Fino a quando Felice ha varcato la soglia del reparto di Oncologia del San Polo per l’ultima volta. «Era il primo gennaio scorso – ricordano con evidente sofferenza i congiunti -. Siamo riusciti a fare Capodanno insieme, ma papà, in sedia a rotelle, stava malissimo. Da allora, tra reparto e l’Rsa, non ha fatto più rientro a casa. L’ultimo mese è rimasto praticamente paralizzato a letto, non riusciva più neppure a sollevarsi. Aveva perduto la consapevolezza».
Felice Vincenzo è deceduto l’altra sera: «È morto durante il sonno, perlomeno non ha sofferto – continuano i familiari -. Mio padre sapeva che sarebbe accaduto. Vedeva i colleghi andarsene. «Prima o poi toccherà anche a me», ci diceva piangendo. Era una persona meravigliosa, affettuosa e molto legata alla famiglia. Un bravissimo meccanico, orgoglioso del suo lavoro. Era molto attivo, con tutto il male che aveva, non stava mai con le mani in mano, finchè ha potuto». Ai familiari lo aveva chiesto: «Battetevi». «Adiremo alle vie legali, vogliamo andare fino in fondo, non ci fermeremo», scandiscono i congiunti. La salma è ospitata all’obitorio di Monfalcone. I funerali si terranno al cimitero comunale di via 24 Maggio, presumibilmente lunedì o martedì.
L’ultima morte per amianto risale a metà gennaio, quando è deceduto Tristano Papais, ex gloria del basket monfalconese e regionale, ucciso da un mesotelioma alla pleura che se l’è portato via all’età di 63 anni. 
 
AMIANTO. NELL’ISONTINO 16 CASI OGNI 100MILA UOMINI 
Tragedia destinata a continuare

 
Le statistiche sono inequivocabili: gli ultimi dati disponibili del Registro tumori del Friuli Venezia Giulia, relativi al biennio 2004-2005, dimostrano come l’incidenza del mesotelioma maligno, legato all’esposizione all’amianto, non sia affatto in calo. Inoltre, le donne, specie in provincia di Gorizia, non sono risparmiate. Nel biennio 2004-2005, sono stati registrati 30 casi nell’Isontino e 45 nel Triestino. Il tasso d’incidenza grezza è di 16 casi ogni 100mila uomini e di 5,5 casi ogni 100 mila donne nell’Isontino, di 18,8 casi ogni 100 mila maschi e di 1,2 casi ogni 100 mila donne nella provincia di Trieste. Rispetto alla provincia di Pordenone, per rimanere agli uomini, il rapporto è rispettivamente di 8 e 9 volte. La portata del dramma-amianto si rende evidente considerando il fatto che, in assenza di esposizione all’amianto, dovremmo essere di fronte ad un caso per milione di abitanti. Poco più di uno in tutta la regione in un anno.
Sempre riferendosi agli ultimi dati del Registro regionale tumori, si evince altresì il consistente divario di incidenza tra le province di Trieste e Gorizia da un lato, e di Udine e Pordenone dall’altro. Un divario riconducibile principalmente alla presenza di grandi cantieri nel capoluogo regionale e in città. E ancora, per il Goriziano, nel biennio 2004-2005 sono stati rilevati 22 casi tra gli uomini e 8 tra le donne (più di un quarto del totale), mentre per Trieste 42 casi riguardano gli uomini e 3 le donne. Considerando l’incidenza relativamente elevata per le donne a Monfalcone e Gorizia, si ipotizza che oltre all’esposizione domestica nel lavaggio dei vestiti da lavoro, non sia da sottovalutare anche l’esposizione diretta all’amianto che molte donne isontine hanno presumibilmente subito in varie industrie, in particolare quella tessile.

Il Piccolo, 08 febbraio 2009 
 
IN CIMITERO  
Domani i funerali di Vincenzo Felice  
Alle 11 la cerimonia per l’ex operaio vittima dell’amianto 
 
Saranno celebrati domani alle 11 nella cappella del cimitero di via 24 Maggio i funerali di Vincenzo Felice, l’ex operaio di 62 anni residente a San Canzian, deceduto il 3 febbraio scorso all’ospedale di Monfalcone per edema polmonare, in seguito a unh mesotelioma contratto per esposizione all’amianto. Felice aveva iniziato a lavorare nello stabilimento navale di Panzano nel 1972 come meccanico di bordo, restandovi fino a 7 anni fa, quando era sopraggiunta la quiescenza. L’uomo lascia la moglie Angela, di 60 anni, i figli Manuel di 33 anni e Virna di 36, il genero Marco Zorzi e i suoi amati nipoti Andrea, Nickolas e la piccola Sara. Il primo sintomo di quella che poi si sarebbe poi rivelata una patologia all’ultimo stadio, si è avuto nell’agosto scorso quando Felice aveva accusato dolori alla spalla destra, attribuiti in un primo momento a un semplice colpo d’aria. Ricoverato all’ospedale di Udine, dagli accertamenti è purtroppo emersa una diagnosi decisamente pesante: metastasi a entrambi i polmoni. Vincenzo Felice era anche appassionato di pittura e aveva partecipato con le sue opere a diverse mostre nel mandamento.

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