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Il Piccolo, 23 dicembre 2010a 
 
CRISI. LA CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA CESSERÀ L’11 MARZO 
Natale amaro, 80 in mobilità all’Eurogroup 
La decisione comunicata ieri a Gorizia dall’azienda a Fim, Fiom e Uilm in un vertice in Confindustria

di LAURA BLASICH

Sarà un Natale amarissimo per gli 80 lavoratori di Eurogroup e le loro famiglie. La società, posta in liquidazione nei mesi scorsi, ieri ha annunciato ai sindacati dei metalmeccanici al tavolo di Assindustria l’apertura della mobilità per tutti i dipendenti. Salvo un’acquisizione, di cui non esiste al momento alcuna certezza, gli esuberi diventeranno reali alla conclusione della cassa integrazione straordinaria, fissata per l’11 marzo del prossimo anno. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm ieri hanno ribadito da parte loro che non firmeranno l’avvio di alcuna procedura di mobilità, a meno che non sia stata richiesta dai lavoratori su base del tutto volontaria. L’esito, pessimo, del faccia a faccia con la società è stato subito comunicato dalle segreterie provinciali alla trentina di dipendenti che sono rimasti davanti la sede degli Industriali durante tutto l’incontro, nonostante la pioggia battente. Nell’assemblea volante sindacati e maestranze hanno deciso di non allentare il presidio allo stabilimento del Lisert, entrato in difficoltà lo scorso anno con la crisi della cantieristica e della navalmeccanica alle quali la sua produzione era legata. L’obiettivo rimane quello di evitare qualsiasi trasferimento di macchinari e materiale fuori dalla fabbrica.
La società, non coinvolta in una procedura fallimentare, farà partire oggi la richiesta di apertura della mobilità. Sempre da oggi scattano quindi i 75 giorni di tempo concessi prima dell’avvio vero e proprio e i sette giorni entro i quali le organizzazioni sindacali possono richiedere un nuovo incontro. «Quanto abbiamo già deciso di fare – spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil – per verificare eventuali sviluppo. La società ieri ha comunicato di avere in corso sempre delle trattative per la cessione e che nuovi soggetti si sarebbero fatti avanti. Non c’è, però, nulla di certo».
Proprio per questo motivo Eurogroup ha spiegato ieri di aver deciso di aprire ora la mobilità, per ritrovarsi troppo a ridosso dalla scadenza della Cigs. Al tavolo la società ha ribadito però anche di non voler lasciare nessun lavoratore in strada e quindi di essere disposta a utilizzare anche altri ammortizzatori sociali, se si creassero le condizioni giuste, ritirando a quel punto la mobilità. Una soluzione dovrebbe comunque arrivare nell’arco di un mese e mezzo. Nel caso in cui così non fosse, negli ultimi 30 giorni a disposizione la palla passerà alla Provincia per una nuova mediazione tra le parti. «Da parte nostra ribadiamo che non firmeremo la mobilità e che faremo di tutti per arrivare all’utilizzo di altri ammortizzatori sociali», ha sottolineato ieri Baldassi. L’azienda ha del resto previsto di mettere in vendita anche i macchinari e non solo il capannone industriale del Lisert (il cui prezzo di vendita supererebbe i 15 milioni di euro). I lavoratori ieri hanno lasciato Gorizia sotto una pioggia battente delusi e preoccupati. La speranza di una cessione a un altro gruppo industriale c’era fino a qualche settimana fa, dopo che a ottobre la società aveva fatto il punto sulle trattative in corso anche con la Tad-Metals del gruppo Agarini.
 
CRISI. IN FABBRICA 170 DIPENDENTI SU 257 
Eaton, lavoro solo fino a gennaio nessuna certezza per il 2011

Alla Eaton di Monfalcone la produzione di valvole per motori d’automobile non si fermerà il 31 dicembre, ma certezze per il 2011 ancora non ce ne sono. L’unica per ora consiste nel prolungamento dell’attività dello stabilimento di via Bagni nuova per tutto il mese di gennaio con un contestuale aumento dei lavoratori impiegati dagli attuali 145 a 170. E’ quanto la società ha annunciato ieri nell’incontro all’Assindustria di Gorizia con le segreterie provinciali di Fim e Fiom. Per capire quale sarà il futuro della fabbrica, la cui produzione è rallentata nell’autunno del 2008 per poi bloccarsi del tutto nel 2009 e nella prima metà di quest’anno, si dovrà  attendere il Profit plan che Eaton conta di definire tra fine gennaio e inizio febbraio. Non troppo lontano, quindi, dalla scadenza della cassa integrazione in deroga, la cui chiusura è prevista per la metà di aprile. Intanto, dopo la riapertura avvenuta in agosto per consentire il rinnovo della certificazione di qualità, alla Eaton si prevede che a gennaio lavorino sei linee su sette per fare fronte a un picco della domanda, impiegando un totale di 170 dei 257 dipendenti della fabbrica.
Un numero che si sta progressivamente assottigliando grazie all’utilizzo della mobilità volontaria. Prima dell’inizio delle difficoltà, legate alla crisi internazionale del mercato dell’auto, Eaton contava infatti 340 addetti. «Stando a quanto affermato dall’azienda, il nuovo Profit plan sarà meno rigoroso dei precedenti – hanno affermato dopo l’incontro il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, e il segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus -, a causa dell’instabilità del mercato e anche della tenuta dei competitors, che, chiudendo, lasciano volumi di valvole sul campo. Difficile, quindi, fare ancora delle previsioni». Eaton ieri ha comunque definito buona la qualità  della produzione realizzata finora a Monfalcone (circa 40mila valvole al giorno), che, secondo i sindacati, dimostra di essere uno stabilimento in grado di stare sul mercato e di avere un futuro. Come dichiarato sin dall’inizio dei problemi, i sindacati ribadiscono di essere pronti a confrontarsi in modo costruttivo con la società se si tratta di dare una prospettiva allo stabilimento, ma non nel caso si parli di chiusura ed esuberi. Le organizzazioni dei metalmeccanici considerano in ogni caso decisive le prossime settimane. (la.bl.)

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Il Piccolo, 21 marzo 2010
 
ATTIVO DA MEZZO SECOLO, L’HOTEL ERA SORTO ACCANTO ALL’OMONIMO CINEMA DI VIA DELL’ARENA 
Chiude l’Excelsior, 15 dipendenti licenziati 
La crisi ha investito l’albergo più capiente della città (65 camere). L’attività cesserà il 9 aprile

di TIZIANA CARPINELLI

Prima l’”anomala” cassa integrazione di novembre, poi la lettera di licenziamento a tutti i quindici dipendenti impiegati. Sessantacinque stanze in meno, all’ombra del duomo di Sant’Ambrogio: la città dei cantieri perde il suo albergo più capiente, il centralissimo Hotel Excelsior, tre stelle situato al civico 4 di via dell’Arena. L’attività ricettiva proseguirà fino al 9 aprile, dopodiché, a causa della situazione di crisi che da qualche tempo ha investito il settore alberghiero, i battenti verranno chiusi e l’azienda entrerà in liquidazione.
Al momento non sussiste, secondo quanto riportato nel verbale di accordo sottoscritto giovedì alla Camera del lavoro di Gorizia tra la proprietà, rappresentata dall’avvocato Giulio Mosetti, e la Filcams-Cgil, sindacato di categoria, alcuna ipotesi concreta di trasferimento o affitto dell’azienda. Circostanza, quest’ultima, che avrebbe quantomeno salvaguardato subito l’occupazione. Allarme dei rappresentanti dei lavoratori, che per bocca del segretario generale Luciano Sartori hanno chiesto l’intervento del sindaco Gianfranco Pizzolitto, affinché «la struttura resti il minor tempo possibile inutilizzata, per garantire un impiego a quindici famiglie rimaste sulla strada ed evitare che si crei un ”buco nero” in pieno centro».
Costruito negli anni Sessanta dalla famiglia Giorgi, che con spiccato senso degli affari aveva raggranellato il capitale partendo da una panetteria, l’hotel Excelsior si sviluppò dietro l’omonimo cinema di via dell’Arena, poi riconvertito nel 2001 in sala Bingo, quindi dismesso e lo scorso ottobre salito alla ribalta della cronaca come possibile sede (poi sfumata) di una moschea per musulmani. A una prima ala dell’imponente edificio, l’imprenditore Mario Giorgi affiancò, alcuni anni dopo, una seconda, contribuendo a forgiare l’attuale offerta ricettiva che si attesta su 65 camere e circa un centinaio di posti letto.
Da qualche tempo, secondo quanto riferito dai dipendenti, la buriana recessiva si era abbattuta sul complesso alberghiero, preso in mano nell’ultimo biennio dalle figlie Alberta e Livia, pur se la titolarità dell’azienda figura a tutt’oggi in capo al padre 81enne. La crisi del settore, con la diminuzione delle prenotazioni legata al ciclo produttivo industriale locale, ha giocato la sua parte determinando l’imminente liquidazione. L’auspicio dei lavoratori (per la maggior parte donne sulla quarantina) è che qualche imprenditore si faccia avanti per prendere in affitto o rilevare la struttura, così da farla ridecollare. Anche perchè, come sottolinea Sartori, l’«esigenza a Monfalcone di disporre di posti letto è elevata». In effetti, nelle ultime settimane, anche a causa della prossima consegna della passeggeri ”Azura”, gli alberghi della città sono pieni e anche l’Excelsior ha ricevuto diverse prenotazioni. «L’importante – chiosa Sartori, che sta gestendo le trattative – è che il Comune si faccia carico di queste famiglie, come ha fatto con i lavoratori della Eaton e di tutte le altre aziende in crisi». «La situazione – afferma un dipendente, Fabio Semiz, 36 anni, portiere di albergo – è brutta: ho un mutuo da pagare e da un momento all’altro mi sono trovato prima in ferie forzate, poi in cassa e quindi in mobilità. Ho sempre avuto un rapporto ottimo coi titolari di lavoro, devo ammetterlo, però in questro frangente c’è stata poca chiarezza: avrei preferito che mi convocassero assieme ai colleghi e mi illustrassero il quadro piuttosto che apprendere la crisi dai sindacati. Avevo sentore che le cose non andassero bene, perchè avevo notato un calo di presenze, ma davvero non credevo potesse finire tutto così. Spero che entro l’estate l’hotel possa riprendere l’attività, anche perchè si sa che più tempo restano chiusi gli alberghi e più è difficile riavviarli».
 
LA RECESSIONE E L’INDUSTRIA A RILENTO FRENANO IL SETTORE 
La città perde un quarto di posti letto

Già a gennaio, a microfoni spenti, qualche titolare di attività ricettiva intervistato dal ”Piccolo” in merito alla crisi del settore aveva confessato che sì, il rischio di non riuscire a superare la difficile congiuntura economica, per qualche albergo, c’era. E la sensazione, purtroppo, si è dimostrata fondata: con la chiusura dell’Excelsior un’altra insegna storica si spegnerà a Monfalcone. E con la perdita di un centinaio di posti-letto si priverà la città di un quarto del suo ”patrimonio”.
Un sensibile calo nelle presenze rispetto al 2008, l’aumento di clienti insolventi e gli organici ridotti ai minimi termini erano i segnali negativi denunciati a inizio anno dalla categoria. Sintomi di un malessere acuito nel tempo, che prima o poi dovevano ”esplodere” in modo più evidente. Già nel corso del 2009, del resto, si era assistito a una contrazione sulle prenotazioni che nei mesi aveva toccato ogni tipologia di hotel, da 2 a 4 stelle. Con una generale diminuzione nei fatturati annuali dal 10 al 20%.
Un quadro determinato da una molteplicità di fattori: dalla produzione industriale in arresto, dalla cassa integrazione a spot presso molteplici realtà industriali della provincia, ma anche dall’assenza di un turismo consolidato.
Si assiste tuttavia anche a qualche paradosso: vi sono periodi, come quello della consegna di una nave, in cui il numero di posti letto presenti in città sembra non bastare affatto e Monfalcone si scopre assettata di camere d’albergo. In questo contesto, sempre a proposito dell’imminente cessazione di attività dell’Excelsior, non può non preoccupare il fatto che un altro contenitore vuoto si aggiungerà a quelli già esistenti dell’ex sala Bingo, dell’ex Poste centrali e del rudere di via dei Rettori. (ti.ca.)

Il Piccolo, 22 marzo 2010
 
FIOCCANO LE PROPOSTE: L’AUDITORIUM DEL LICEO NELLA SALA DEL VECCHIO CINEMA 
La chiusura dell’hotel Excelsior svuota un intero isolato in centro

di FABIO MALACREA

L’ex cinema Excelsior? Facciamone un auditorium per il Liceo scientifico e a servizio della città. Conclusasi l’avventura del Bingo, caduta l’ipotesi di utilizzarlo come moschea, arrivano le prime proposte per rivitalizzare un intero isolato del centro, compreso tra via dell’Arena e via Barbarigo, destinato a svuotarsi nel giro di poco più di un mese per l’annunciata chiusura dell’albergo Excelsior, il ”tre stelle” della famiglia Giorgi, e per la presenza dell’edificio ormai inutilizzato da quasi vent’anni delle Poste, in condizioni sempre più precarie, diventato un ricettacolo di topi e sporcizia. Una imprevista ma che si annuncia molto seria. E che, pur interessando iniziative private, investe la questione della vivibilità della città e del centro in particolare, oltre che quella del lavoro, visto che saranno una quindicina le persone che si ritroveranno per strada. Pretendere dal Comune un intervento diretto è impossibile. Mancano i soldi. Da escludere, quindi, l’utilizzo del più grande albergo di Monfalcone come sede di uffici comunali. Anche perchè, ormai, gli obiettivi del Comune vanno verso un futuro utilizzo più ”intensivo” del Municipio, una volta rimesso a nuovo, la vendita dell’attuale sede dell’Anagrafe di via Duca d’Aosta e la ristrutturazione dell’ex albergo Roma di via Sant’Ambrogio, in modo da limitare l’attuale dispersione di uffici e servizi in undici sedi.
Il Comitato di quartiere centro è preoccupato. «La chiusura dell’Excelsior ci è giunta come un fulmine a ciel sereno – dice Adriana Fabris -. Soprattutto perchè è giunta in un momento di vacche assai magre per gli enti locali. Fare un auditorium del vecchio cinema? Certo, potrebbe essere un’idea. Ma devono esserci le risorse per acquistarlo e poi valorizzarlo. Di contenitori vuoti a Monfalcone ne abbiamo già abbastanza». Meglio dunque appellarsi all’imprenditoria privata. «Io vedrei piuttosto il ritorno di una sala cinematografica in centro, a servizio di tutti coloro, soprattutto anziani, che trovano difficoltà a rivolgersi al multisala di via Grado». A caldeggiare la trasformazione dell’ex cinema in auditorium per il Liceo è il consigliere dell’Udc Giorgio Pacor. «È la scelta più logica – afferma. Il Liceo sarà potenziato e tutt’ora non dispone di una sala del genere. Avevo già lanciato in passato questa proposta al presidente della Provincia Enrico Gherghetta ma era caduta nel vuoto: mancanza di risorse. Ora le risorse ci sono, visto che la Provincia ha intascato un bel gruzzolo dalla vendita di un terreno confinario a Gorizia. Acquisti la sala dell’ex cinema Excelsior e la riservi al Liceo, mettendola poi anche a disposizione della città. L’occasione è propizia, sarebbe delittuoso non approfittarne».
E l’albergo? «In questo caso – afferma Pacor – dev’esserci l’interesse di qualche privato. Che non dovrebbe mancare in una città come la nostra in cui il settore alberghiero non ha quasi mai conosciuto crisi. Ma bisogna fare presto, sarebbe grave lasciar deperire una struttura ricettiva in perfetto stato». Pacor vede una soluzione anche per l’ex edificio delle Poste centrali, abbandonato da vent’anni. «La cosa più logica sarebbe inglobarlo nell’albergo. La famiglia Giorgio, anni fa, aveva tentato una trattativa ma senza esito. In questo caso, se saltasse fuori qualche privato interessato all’acquisto, il Comune dovrebbe farsi mediatore in una trattativa con le Poste. Cosa che in passato non ha fatto».
Sono proposte. Il fatto certo è che tra poco più di un mese buona parte dell’isolato tra via dell’Arena e via Barbarigo sarà una ”scatola vuota”, alla luce del verbale di accordo sottoscritto tra la proprietà dell’albergo e la Filcams-Cgil. E che una quindicina di persone resterà senza lavoro.

Il Piccolo, 10 aprile 2010
 
Chiuso l’Excelsior, incombe il rischio-degrado 
SETTORE IN CRISI
Allarme del sindaco Pizzolitto: «Mi impegnerò a trovare nuovi imprenditori»
ALBERGHI 
Rimasti disoccupati 14 dipendenti La città perde un quarto dei posti-letto
 

di TIZIANA CARPINELLI

Il suo sito internet risulta ancora attivo, ma da stamattina all’hotel Excelsior non si servono più né croissant né cappuccini. Ieri a mezzanotte, dopo quarantasei anni di attività, il centralissimo albergo a tre stelle che ospitò personalità del calibro di Gino Paoli, Fausto Bertinotti, Gioele Dix e Amanda Sandrelli, ha definitivamente spento l’insegna al civico 4 di via dell’Arena.
Sessantacinque stanze e oltre un centinaio di posti-letto in meno nella città dei cantieri, che vede così sfumare, con questa repentina chiusura, annunciata meno di venti giorni fa, un quarto della propria offerta ricettiva. E una gatta da pelare in più per gli amministratori comunali: dopo il rudere di via dei Rettori, l’immobile dell’ex Posta centrale e la Sala Bingo, l’ente locale si ritrova infatti a fronteggiare un quarto immobile svuotato all’ombra del duomo di Sant’Ambrogio e tutte le conseguenze del caso, in termini di degrado urbano.
Non bastasse ciò, i quattordici dipendenti che fino all’altro giorno lavoravano all’interno dell’albergo sono ora alle prese con l’incubo della disoccupazione, costretti a inviare a destra e a manca il proprio curriculum per trovare un nuovo impiego. L’azienda è entrata in liquidazione a causa della situazione di crisi che da qualche tempo investe il settore alberghiero. Stando al segretario della Filcams-Cgil, Luciano Sartori, incaricato di seguire la vertenza, al momento non vi è alcuna ipotesi concreta di trasferimento o affitto dell’azienda, avviata nel 1964 da Mario Giorgio, già titolare dell’ex cinema Excelsior. Una circostanza, quest’ultima, che avrebbe quantomeno salvaguardato l’occupazione. Di qui l’appello al sindaco Gianfranco Pizzolitto, presidente regionale dell’Anci, a interessarsi della vicenda per rintracciare nuovi imprenditori interessati a rilevare l’azienda.
Ieri il primo cittadino ha accolto una delegazione di lavoratori e il sindacalista Sartori nel suo ufficio di via Duca d’Aosta per acquisire tutte le informazioni necessarie e in particolare l’elenco dei nominativi delle persone rimaste disoccupate, così da tamponare in primis l’emergenza occupazionale. Su questo fronte, il sindaco si è detto tuttavi ottimista: entro quindici giorni, giusto il tempo di una ricognizione del mercato, potrebbero già esserci notizie positive. Più complessa la situazione relativa alla struttura ricettiva: la paralisi del settore immobiliare, colpito dalla recessione, rischia infatti di dilatare i tempi di riapertura dell’hotel. Un pericolo, questo, paventato anche da Sartori, il quale ha osservato come «riaprire l’Excelsior dopo qualche mese potrebbe rappresentare un problema per il facile deterioramento che una simile struttura, sotto il profilo manutentivo, può inevitabilmente subire».
Concorde Pizzolitto: «Stiamo cercando di risolvere con i privati la delicata questione di via dei Rettori, per la quale noi abbiamo delle divergenze di opinione in merito all’interpretazione del Piano casa: ritrovarsi con un altro immobile vuoto in quella zona sarebbe terrificante, poichè diventerebbe ricettacolo di ogni situazione negativa. Ne consegue il massimo impegno, da parte mia, ad attivare tutti i canali possibili per favorire una risoluzione della criticità».
«Sugli edifici dell’ex Posta centrale e della sala Bingo ho riscontrato un certo interesse – ha aggiunto il sindaco -: non ho nulla di concreto in mano, ma ho appreso che c’è chi si sta interrogando su come utilizzare quegli spazi. Relativamente all’ipotesi di un parcheggio, invece, i miei tecnici si sono detti scettici, a causa dell’assetto viario dell’area e i problemi di viabilità che si verrebbero a creare. Di fronte, infine, c’è l’edificio fatiscente di via dei Rettori, per il quale noi abbiamo deliberato la massima possibilità edificatoria, in termini di cubatura, al pari dell’ex Hippodrome, ma non si può eliminare una bruttura dando il via libera ad un’altra, sotto forma di grattacielo. C’è piuttosto da trovare un punto di equilibrio».
 
Gli ultimi clienti dell’hotel sono usciti tutti alle 9

Gli ultimi clienti, ieri mattina, se ne sono andati alla spicciolata, verso le 9. Tutti, secondo quanto riferito dai dipendenti, erano stati avvisati del fatto che non avrebbero potuto soggiornare all’Excelsior oltre il 9 aprile. «Per 15 anni, 7 mesi e 9 giorni ho fatto il segretario d’albergo alla reception – ha raccontato Sergio Vivoda, 47 anni -, lavorando dalle 15 alle 23. Come ho reagito? Bè, il sentore della crisi c’era: da tempo i trasfertisti non soggiornavano più in albergo e andavano ad affittarsi un appartamento… Ciò ha influito negativamente sull’andamento gestionale dell’hotel. Io, comunque, ho già inviato il curriculum in giro». Avviato nel 1964 dalla famiglia Giorgi, in origine titolare di una panetteria, l’Excelsior si sviluppò dietro l’omonimo cinema di via dell’Arena, poi riconvertito nel 2001 in sala Bingo e quindi dismesso. A una prima ala dell’edificio, l’imprenditore Mario Giorgi affiancò, alcuni anni dopo, una seconda area, attestando l’offerta ricettiva su 65 camere e oltre un centinaio di posti-letto. Da qualche tempo la crisi si era abbattuta sull’hotel, affidato nell’ultimo biennio alle figlie Alberta e Livia (titolare sempre l’anziano padre). Una crisi dettata dalla diminuzione delle prenotazioni legata al ciclo produttivo industriale locale, che ha giocato un ruolo cruciale nella chiusura dell’albergo. (ti.ca.)

Il Piccolo, 14 aprile 2010
 
Hotel Excelsior, pronto il salvataggio 
Dopo la chiusura di venerdì l’imprenditore Pastrovicchio lancia la sua offerta

di TIZIANA CARPINELLI

Il primo a farsi avanti, per lanciare il salvataggio dell’Excelsior, albergo a tre stelle che lo scorso venerdì ha chiuso i battenti, è stato il monfalconese Luca Pastrovicchio, 37 anni, contitolare della Salu Group srl, già gestore di due hotel a Grado e a Lignano Sabbiadoro. L’imprenditore, in società con Samanta Rossi, si dichiara disposto a riavviare la struttura ricettiva di via dell’Arena già da fine mese, precisamente da sabato 24 aprile.
«Sono nato e cresciuto in questa città – ha esordito ieri pomeriggio -, frequentavo il cinema Excelsior e conosco bene le potenzialità dell’albergo: mi dispiacerebbe, da bisiaco, che un tale palazzo cadesse in disuso, per questo mi sono fatto avanti e ho voluto offrire la più ampia disponibilità a salvare quanti più posti possibile». Pastrovicchio, che fino a qualche giorno fa gestiva anche l’hotel Lombardia di piazza della Repubblica (diretto ora dalla Stand snc), ha effettuato sabato pomeriggio un sopralluogo nell’edificio assieme alla proprietà (la famiglia Giorgi) mentre lunedì sera ha incontrato il sindacalista della Cgil-Filcams Luciano Sartori per affrontare la delicata vertenza sui lavoratori.
Con la dismissione del centralissimo albergo a tre stelle, che ospitò tra gli altri Gino Paoli, Gioele Dx e Fausto Bertinotti, quattordici dipendenti sono rimasti disoccupati, mentre la città ha perso 65 stanze e un centinaio di posti-letto, vedendo sfumare così oltre un quarto della propria offerta ricettiva globale. «Le intenzioni della società sono serie – ha aggiunto Pastrovicchio – c’è molto da investire per ammodernare l’albergo e se il Comune, sotto il profilo burocratico, me ne darà modo cercherò pure di aumentare il numero di stelle dell’hotel».
L’imprenditore, da vent’anni nel settore, intende prendere in affitto d’azienda l’Excelsior, finito in liquidazione, per tre anni con rinnovo di altri tre: «Lascio aperta anche la possibilità di acquistare l’immobile», ha precisato. A ostare, dal suo punto di vista, è solo la questione occupazionale, poiché l’imprenditore non si sente di offrire la salvaguardia di tutti i posti: «Sono disposto certamente ad accompagnare al pensionamento i dipendenti in procinto di quiescienza, ma non ha mantenere tutti i rapporti. L’organico attuale risulta a mio avviso in esubero di alcune unità. Se si trova l’accordo coi sindacati sarò il primo a fare la mia parte, per senso civico e amore di questa città, ma se così non fosse pazienza. Non mi strappo i capelli, nell’attuale crisi, per avere un terzo albergo: oggi non è semplice mandare avanti le strutture ricettive, i tempi sono difficili». «E d’altro canto – ha aggiunto – non mi pare ci sia la fila per mettere le mani sull’hotel Excelsior».

Il Piccolo, 29 aprile 2010
 
DOPO LA CESSAZIONE DELL’ATTIVITÀ DELL’EXCELSIOR 
Alberghi, è sempre più crisi Chiude anche la ”Carlina” l’hotel-rifugio di Gino Paoli 
Il cantante lo frequentava agli esordi perché lo gestiva un suo compagno di scuola. Era famoso per la cucina
L’insegna è stata spenta ieri mattina: gli ultimi clienti si sono dovuti trasferire in fretta e furia. La proprietà non ha rinnovato il contratto d’affitto

di TIZIANA CARPINELLI

Cala il sipario su un altro pezzo di storia cittadina: ha spento l’insegna, ieri mattina, l’hotel ”Alla Carlina”, famoso fin dagli anni Sessanta per la sua formidabile cucina casalinga a base di gnocchi e spaghettate al ragù. Alla spicciolata, gli ultimi operai del cantiere che avevano preso stanza al civico 29 di via Primo Maggio, proprio di fronte all’Emisfero e a un paio di chilometri dall’aeroporto di Ronchi, sono stati costretti a fare in fretta e furia fagotto, ripiegando su altre strutture ricettive monfalconesi. Per molto tempo, infatti, quegli alloggi confortevoli e tranquilli (ma soprattutto a modico prezzo) resteranno sigillati. La proprietà dell’immobile, in capo alla signora Wilma Laurencic dopo la scomparsa nel 2007 del fratello Franco, non ha rinnovato all’ultimo titolare Antonio Mollica il contratto di affitto di azienda, prorogato per dodici anni di fila dal 1998. A nulla è valsa l’offerta del gestore di acquisire l’immobile di quattro piani: il locatario ha risposto picche, decidendo di «chiudere per ristruttutturazione».
«Intanto riqualificheremo gli interni e gli esterni – ha commentato Wilma Laurencic – poi, se per caso questa struttura riaprirà in qualità di albergo, ne riparleremo tra qualche anno». Intanto, in meno di tre settimane, la crisi già segnalata a inizio anno nel settore alberghiero ha mietuto una seconda ”vittima” dopo l’hotel Excelsior di via dell’Arena, rimasto ancora con la serranda abbassata. Lo scorso 9 aprile il complesso da 65 camere (di fatto il più capiente di Monfalcone) aveva infatti cessato l’attività. Un imprenditore locale, Luca Pastrovicchio, si era offerto di prendere in locazione l’immobile in pieno centro urbano, dichiarandosi disposto a riaprirlo già il 26 aprile. Poi però non si era più saputo nulla. «Attendo risposte dalla famiglia Giorgi (proprietaria dell’albergo, ndr) – ha fatto sapere ieri Pastrovicchio – non posso dire di più».
L’hotel ”Alla Carlina”, che negli ultimi tempi ha conosciuto le inevitabili conseguenze della crisi dell’industria, è molto conosciuto in città. Perfino il cantante Gino Paoli, compagno di scuola del defunto proprietario Franco Laurencic, soggiornò in una delle sue quindici camere (dieci doppie e cinque singole). Non solo: in passato venne spesso scelto, dalle famiglie monfalconesi, quale sede di banchetti per matrimoni o battesimi. E, dai camionisti e dai trasfertisti, quale tappa ineludibile per via della cucina non elaborata ma certamente buona.
«Ho dato l’anima per portare avanti l’attività – ha raccontato il gestore Antonio Mollica, 57 anni – e avrei proseguito a farlo se i proprietari mi avessero prorogato il contratto. Mi ero offerto di acquistare l’immobile ma la mia proposta è stata rifiutata. D’altro canto, devo anche ammettere che era diventato difficile lavorare in queste condizioni, dettate non solo dalla crisi ma anche dal mancato rinnovo degli ambienti, che con tutta evidenza necessitano di un restyling. Cosa farò? Sono in trattative per rilevare un’altra azienda: con tutta probabilità resterò nel settore». I tre dipendenti rimasti a casa, invece, avrebbero trovato già un lavoro part-time.
 
IL SINDACATO: «SONO SOLO LE PRIME AVVISAGLIE» 
Il calo dei posti-letto in città ora ha raggiunto quota 125

Con la cessata attività dell’hotel ”Alla Carlina” un’altro angolo storico di Monfalcone resta al buio. Non solo: alla precedente perdita di oltre un centinaio di posti-letto, avvenuta con la chiusura dell’Excelsior, va sommato l’ulteriore taglio di 25 unità conseguenti alla dismissione dell’albergo a una stella che si affaccia sulla statale 14. «E purtroppo si tratta solo delle prime avvisaglie – ha commentato pessimisticamente Luciano Sartori, segretario provinciale della Cgil-Filcams – l’onda lunga della recessione sta iniziando a erodere anche il comparto commerciale, ma il peggio deve ancora avvenire. Se si pensava di poter risolvere ogni problema con l’inaugurazione di un centro commerciale, allora si è caduti in errore: gli assetti vanno cambiati se si vuole uscire dalla buriana. Le famiglie in cassa integrazione prima o poi entreranno in mobilità e avranno un minore potere d’acquisto. Di conseguenza gli operatori commerciali si troveranno a soffrire ancor di più questa situazione». Nel settore alberghiero monfalconese si è registrato un sensibile calo nelle presenze rispetto al 2008, ma anche l’aumento di clienti insolventi e la riduzione ai minimi termini degli organici. Sintomi di un malessere acuito nel tempo, che prima o poi dovevano ”esplodere” in modo più evidente con l’avvenuta crisi dell’industria. (ti.ca.)

Il Piccolo, 21 giugno 2010
 
ALBERGHI. LO STORICO HOTEL A TRE STELLE RIPRENDERÀ L’ATTIVITÀ IL 26 LUGLIO 
Riapre l’Excelsior, degrado scongiurato 
Saranno riassorbiti quasi tutti i dipendenti licenziati, ma il proprietario intende cedere l’attività

di TIZIANA CARPINELLI

Le porte a vetri dell’hotel Excelsior, che ospitò nelle sue camere anche Enrico Berlinguer, sono destinate a riaprirsi. A partire da lunedì 26 luglio, dunque tra poco più di un mese, l’albergo più capiente della città, il centralissimo tre stelle situato in via dell’Arena al civico 4, riavvia l’attività ricettiva dopo un ”black-out” di 109 giorni. Riassorbita, o quasi, l’intera squadra di dipendenti (quindici) che erano stati licenziati in data 9 aprile. Almeno questo è quanto ieri ha asserito l’imprenditore monfalconese Mario Giorgi, l’82enne proprietario dello stabile, inaugurato tra il 1966 e il 1967: «Con le mie due figlie (Alberta e Livia, ndr) farò ripartire l’Excelsior, cogliendo l’opportunità di rilancio offerta dalla prossima consegna della nave, la Queen Elizabeth, fissata per fine settembre. Poi valuterò la cessione dello stabile secondo la modalità dell’affitto d’azienda: devo dire, infatti, che ho ricevuto diverse proposte da uomini d’affari che da tempo mi ”corrono dietro” per portare a termine l’operazione. Si tratta, in particolare, di un triestino e di un monfalconese, entrambi impegnati nel settore alberghiero, ma al momento non intendo rivelarne l’identità».
Tra questi non figurerebbe, comunque, Luca Pastrovicchio, il 37enne contitolare della Salu Group srl, gestore di due hotel a Grado e a Lignano Sabbiadoro, che già a metà aprile aveva avanzato pubblicamente la sua ”opa” per assicurarsi l’Excelsior. «Il valore sul mercato dell’hotel – chiarisce Giorgi – è di 2milioni e 800mila euro: non è alla portata di tutti, me ne rendo conto, ma la posizione è strategica ed è l’hotel con la maggiore capacità ricettiva a Monfalcone. Ha infatti 65 camere, due piani di garage e pure parcheggi esterni».
E allora come mai l’improvvisa chiusura di aprile? «È avvenuta a causa delle difficoltà di gestione e del settore – replica l’anziano imprenditore -, inoltre io non sono stato bene, mi sono rotto una gamba, e pure mia moglie è acciaccata. Le figlie hanno i loro impegni familiari e professionali, dunque non è stato semplice tirare avanti l’attività nei mesi passati, soprattutto a fronte della crisi che ha pesantemente investito il settore. Ora l’intenzione è quella di riprendere a lavorare, possibilmente con gli stessi dipendenti di prima, anche se forse non potrò garantire a tutti la riassunzione: voglio assicurare a queste persone rimaste a casa l’occupazione, ma nello stesso tempo devo impegnarmi per rilanciare l’albergo».
Una cosa è certa: il rischio-degrado, legato a una mancata riapertura della struttura e dunque alla presenza di un altro contenitore vuoto in pieno centro, al pari dell’ex-Posta centrale o dell’ex Sala Bingo, è al momento scongiurato, con generale sospiro di sollievo. Più critico, invece, il sindacalista della Cgil-Filcams Luciano Sartori: «Con l’Excelsior si è navigato molto a vista – commenta – e a tutt’oggi non mi è chiaro perché si sia agito in questo modo, tenendo chiusa l’attività per tre mesi». Chiaramente l’impegno del rappresentante dei lavoratori sarà teso a riottenere invece il reimpiego di tutti i dipendenti trovatisi di punto in bianco a spasso. «Purtroppo la situazione non è rosea – conclude Sartori – so che qualche difficoltà, per i lavoratori, c’è anche al Major di Ronchi, ma qui è arrivata già qualche proposta interessante da discutere».

Il Piccolo, 09 agosto 2010
 
Riapre l’Excelsior, riassunti 10 dipendenti su 14 
Dopo 4 mesi tornano oggi al lavoro solo quelli che avevano contratti a tempo indeterminato

Le porte a vetri dell’hotel Excelsior, che ospitò nelle sue camere anche i leggendari Ramones, si riaprono questa mattina. Il centralissimo tre stelle di via dell’Arena 4, riprende l’attività dopo un ”black-out” ricettivo di 123 giorni. Riassorbita, o quasi, l’intera squadra di dipendenti (quindici) che erano stati licenziati in data 9 aprile.
A riferirlo l’imprenditore monfalconese Mario Giorgi, l’82enne proprietario dello stabile, inaugurato tra il 1966 e il 1967. «Ho riassunto una decina di lavoratori: tutti quelli contrattualizzati a tempo indeterminato, ma so che gli altri hanno già trovato un altro impiego – così Giorgi -. L’intenzione è di continuare a lavorare con continuità nei prossimi mesi. Abbiamo già alcune prenotazioni».
È alle porte la consegna della prossima nave, la Queen Elizabeth, fissata per fine settembre e l’imprenditore monfalconese conta dunque di recuperare il terreno perduto negli ultimi mesi. Con la dismissione dell’Excelsior, che ospitò tra gli altri Gino Paoli, Gioele Dix e Fausto Bertinotti, quattordici dipendenti erano rimasti disoccupati e la città aveva perso d’un colpo 65 stanze e un centinaio di posti-letto, vedendo sfumare così oltre un quarto della propria offerta ricettiva globale. Il rischio-degrado, legato a una mancata riapertura della struttura e dunque alla presenza di un altro contenitore vuoto in pieno centro, al pari dell’ex-Posta centrale o dell’ex Sala Bingo, è dunque al momento scongiurato. Per la riapertura dell’albergo, mesi fa, si era attivato anche il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto. (t.c.)

Il Piccolo, 02 settembre 2009 
 
Il Comune assume 16 operai in mobilità  
Saranno impiegati nelle zone verdi ma anche in ufficio
 
 
Sedici persone assunte dal Comune a tempo determinato attingendo tra i lavoratori in mobilità, in cassa integrazione e i disoccupati. L’operazione prevede cinque progetti legati ai lavori socialmente utili. Si tratta di 15 lavoratori che saranno impiegati per 12 mesi a tempo pieno e di un lavoratore in servizio per 9 mesi, per 30 ore settimanali. L’impegno di spesa è di 128.875 euro, coperto con contributo regionale all’80%.
Si tratta di attività che l’amministrazione mette in campo per migliorare la qualità della vita, dell’ambiente, degli spazi urbani e del territorio, nonchè per migliorare le prestazioni offerte al cittadino. Verranno pertanto utilizzati i lavoratori in cassa integrazione speciale sospesi a zero ore, i lavoratori posti in mobilità e i titolari di altro trattamento speciale di disoccupazione, a fronte di specifici requisiti e titoli di studio. Non solo. Contestualmente, a breve l’amministrazione proporrà un confronto con le realtà lavorative del territorio e i sindacati proprio per testare lo stato di crisi, le problematiche e le esigenze del territorio, volendo ragionare pertanto a tutto campo sulla delicata questione delle realtà produttive. Le assunzioni riguarderanno cinque operai e un caposquadra a tempo pieno per 12 mesi, da occupare nella sistemazione del verde.
Il secondo progetto, invece, prevede l’impiego di cinque collaboratori amministrativo-contabili, sempre per 12 mesi, oltre a un operaio-magazziniere. Altri due operatori saranno assunti per 12 mesi per il riordino dell’archivio. E, ancora, è prevista un’assunzione per la manutenzione alla Residenza per anziani e nell’area verde interna alla struttura e un’altra per un ausiliario per lavori di manutenzionie e pulizia nei nidi d’infanzia. (la.bo.)

Messaggero Veneto, 06 settembre 2009 
 
Lavori socialmente utili a Staranzano: a breve saranno assunti 4 nuovi operai 
 
STARANZANO. Il Comune di Staranzano ha attivato la procedura per l’assunzione di quattro operai dando così corso a un progetto di Lavori socialmente utili nel rispetto di quanto previsto dalla legge regionale 11 del 2009. Giovedì sera, infatti, la giunta comunale ha approvato la delibera che rende eseguibile il progetto Lsu – Lavori socialmente utili, appositamente preparato dal Settore gestione e controllo del territorio che ora sarà inviato in regione per ottenere il finanziamento economico. In assenza del quale, peraltro, il progetto non potrà aver seguito. A finanziamento economico riconosciuto, il Comune emanerà l’apposito bando, in cooperazione con il Centro provinciale dell’impiego di Monfalcone, dove i lavoratori interessati e in possesso dei requisiti richiesti potranno dare la loro adesione.
Il progetto Lsu è finalizzato alla manutenzione/riparazione/gestione del patrimonio Comunale (manutenzione del verde pubblico, manutenzione e riparazione di strade, edifici pubblici, manutenzione aree lacustri fluviali e costiere) con impegno di 36 ore settimanali e avrà la durata di 12 mesi con inizio previsto a novembre. Delle 36 ore, 20 sono finanziate direttamente con l’indennità di mobilità o Cassa integrazione straordinaria, così come previsto dalla normativa, e le rimanenti 16 dalla Regione e dal Comune. Il progetto è riservato alle lavoratrici o ai lavoratori percettori di trattamenti previdenziali (Cassa integrazione speciale a zero ore, lavoratori in mobilità o lavoratori titolari di altro trattamento speciale di disoccupazione).
«Il Comune di Staranzano – spiega il sindaco, Lorenzo Presot – ha colto l’importanza e il significato di questo tipo di interventi che se, da un lato, consentono all’amministrazione di intervenire in settori che non sempre possono essere adeguatamente seguiti, dall’altro riguardano assunzione di persone che hanno perso il posto di lavoro o sono in cassa integrazione, soddisfacendo il principio di solidarietà che in un momento di crisi occupazionale, come quello che stiamo vivendo, riveste importanza fondamentale. Il nostro comune è uno tra le prime amministrazioni a presentare questi progetti all’amministrazione regionale e contiamo che in tempi brevi potrà esser data risposta positiva alla domanda per poter avviare i bandi e valutare le domande che arriveranno. Si tratta di uno strumento importante, seppur limitato nei numeri, per dar risposta ai quei cittadini e a quelle famiglie che si trovano in difficoltà a causa della crisi economica in corso».
In merito ai lavori socialmente utili anche i consiglieri di minoranza Ritossa, Pusateri e Marega avevano sollecitato l’intervento dell’amministrazione. È in fase di preparazione anche un ulteriore progetto che riguarda l’assunzione di una unità da impiegare nel lavoro amministrativo, portando così a cinque il numero delle assunzioni che per Staranzano significano un incremento dell’organico del 9 per cento. (cr.vi.)

Messaggero Veneto, 16 settembre 2009 
 
Monfalcone, chiesti i contributi per avviare i progetti dei lavori socialmente utili 
 
MONFALCONE. Il Comune di Monfalcone ha fatto richiesta alla Regione per poter usufruire dei fondi messi a disposizione per “Progetti di lavoro socialmente utili”. La domanda è stata presentata dopo aver verificato quali potevano essere i settori e le professionalità utili per strutturare tali progetti.
Dalla ricognizione sono stati prodotti sei progetti per 18 lavoratori e tra questi uno, destinato alla manutenzione del verde pubblico e dell’arredo urbano, è destinato a sei operatori. Non sarebbe compresa la manutenzione del parco tematico della Grande guerra perché è di competenza della Protezione civile.
È stato l’assessore ai servizi sociali, Cristiana Morsolin, a rispondere all’interrogazione presentata dai consiglieri del Pdl, Giuseppe Nicoli e Suzana Kulier Pusateri, che proponeva all’amministrazione di poter usufruire dei fondi destinati a “Progetti di lavoro socialmente utili” e sostenere quindi lavoratori in difficoltà tramite dei progetti sia per la manutenzione ordinaria e il diserbo delle vie cittadine periferiche, «in evidente stato di trascuratezza» dicono, nonché la manutenzione delle caditoie e tombini, sia per la manutenzione ordinaria dei sentieri e delle trincee del Carso monfalconese, inserite nel parco tematico della Grande guerra, con opere di sfalcio e diserbo.
«La Regione ha a disposizione 2,7 milioni di euro da impiegare per i contributi regionali da versare ai Comuni. I progetti saranno finanziati dalla Regione per l’80%, mentre ai comuni spetterà il 20%. Si profila così per i Comuni la concreta possibilità – hanno spiegato Nicoli e Kulier – di dare risposte a quei lavoratori che attualmente si trovano a casa coperti solo da ammortizzatori sociali. Si potrà dare sostengo al reddito e i lavoratori si troveranno nuovamente occupati. C’è da rilevare l’inefficienza dell’amministrazione Pizzolitto e prima della giunta Persi: non ci sono stati nuovi insediamenti produttivi che possano dare risposta occupazionale a chi si torva in difficoltà. In questo modo inoltre si potranno far emergere nuove criticità e dare risposta, così come cercano di fare il comune di Trieste e alcuni comuni della provincia di Udine e Trieste».
«Ci piacerebbe – ha puntualizzato Kulier – che i progetti potessero ampliarsi anche a persone in cerca di prima occupazione, a studenti, casalinghe, in modo da poter diventare un vero ammortizzatore sociale, anche perché la Regione lascia ampio spazio alle proposte». L’assessore Morsolin ha spiegato, da parte sua, che finora solo altri due comuni, oltre a Monfalcone hanno presentato domanda e che quando i progetti saranno finanziati, verrà dato avviso pubblico della possibilità che sarà rivolta a lavoratori in cassa integrazione a zero ore, in mobilità o disoccupati.

Il Piccolo, 12 ottobre 2009 
 
SEI I PROGETTI DEL COMUNE  
Lavori socialmente utili 18 i posti a disposizione
 
 
Lavori socialmente utili per 18 persone che beneficiano degli ammortizzatori sociali: da oggi, fino al 26 ottobre, sarà possibile presentare domanda per ottenere uno di questi posti. L’amministrazione municipale ha infatti deciso di promuovere 6 progetti di lavoro socialmente utile, riservati ai lavoratori che attualmente si trovano in cassa integrazione ordinaria e straordinaria, oppure in mobilità. Le domande, come spiegato dal Comune, vanno presentate al Centro per l’impiego di Monfalcone, dal 12 al 26 ottobre (per eventuali informazioni si può contattare il numero 0481/412251). Ma cosa sono i lavori socialmente utili? Si tratta di impieghi che hanno una pubblica utilità e una durata limitata nel tempo, riservati a soggetti svantaggiati nel mercato del lavoro. Una politica del lavoro nata in Italia nei primi anni ’90 con l’obiettivo di utilizzare i lavoratori esplulsi dalle medi e grandi imprese. I lavori socialmente utili possono essere di vario tipo: dalla cura e assistenza alla persona al recupero di tossicodipendenti, dalla gestione delle discariche alla tutela della sicurezza nei luoghi pubblici, dalla tutela dei parchi naturali alla messa in sicurezza di edifici a rischio, solo per citare alcuni esempi.

Il Piccolo, 20 ottobre 2009 
 
Lavori socialmente utili a Staranzano: il Comune mette e disposizione 5 posti 
 
STARANZANO. È stato pubblicato il bando di avviso pubblico per l’individuazione di lavoratori, beneficiari di trattamenti previdenziali, da impiegare in progetti di lavori socialmente utili a Staranzano. L’avviso resterà esposto fino al 2 novembre e in tale periodo i lavoratori posti in mobilità o in cassa integrazione, a zero ore, potranno presentare al Centro per l’impiego di Monfalcone la domanda di assunzione. Possono presentare domanda i residenti a Staranzano o nell’area di competenza del centro per l’impiego di Monfalcone (Basso Isontino, inclusa Grado, tranne Sagrado).
I progetti presentati dal Comune di Staranzano in Regione sono due. Il primo prevede l’assunzione di quattro operai per la manutenzione ordinaria e straordinaria del verde pubblico, manutenzione riparazione pulizia strade, edifici pubblici, siti archeologici, sentieri naturalistici, manutenzione aree lacustri fluviali e costiere. Il secondo prevede l’assunzione di un’unità da impiegare nel lavoro amministrativo degli affari generali con compiti di uscierato (apertura e chiusura sede municipale orario al pubblico, accesso utenza con appuntamento), centralino, consegna e ritiro posta, front-office, prima informazione, consegna modulistica generica e/o di informazione, ricezione atti.
Complessivamente saranno assunte quindi cinque persone, ciascuna con l’impegno settimanale di 36 ore, di cui 20 retribuite dal trattamento previsto dalla Cigs o mobilità e le restanti 16 come da retribuzione prevista per chi svolge attività analoghe nella pubblica amministrazione. I progetti hanno la durata di 12 mesi e l’uso dei lavoratori non può superare il periodo di cassa integrazione-mobilità.
«Grazie ai lavori socialmente utili – spiega l’assessore ai servizi socio-sanitari, Riccardo Marchesan – si potrà intervenire in settori, che non sempre possono essere adeguatamente curati e soprattutto si potrà dar risposta ai cittadini e alle famiglie che si trovano in difficoltà a causa della crisi».

Il Piccolo, 19 novembre 2009 
 
Lavori utili, 25 richieste  
Quasi tutte le domande per un posto da operaio 
Le selezioni affidate a una commissione tecnica comunale
 
 
Selezionate le prime 25 richieste di assunzione, in ordine a 16 posti per lavori socialmente utili proposti, a fronte di cinque specifici progetti, nell’ambito della relativa legge regionale, dal Comune di Monfalcone. Per questi progetti, l’amministrazione ha previsto uno stanziamento di 128.875 euro, coperto da contributo regionale con 102.980 euro, pari all’80% dell’importo che sarà liquidato ai lavoratori. A fare la ”scrematura” tra le innumerevoli richieste pervenute, almeno il doppio rispetto ai posti a tempo determinato previsti, è stato il Centro per l’impiego. Che, dopo aver valutato i requisiti dei richiedenti, ha inviato all’ente locale le domande idonee. I criteri fissati dalla legge sono in particolare la maggiore età anagrafica, il più ampio arco di tempo in cassa integrazione, la maggiore anzianità nell’azienda di provenienza. Il provvedimento è rivolto ai lavoratori in cassa integrazione speciale sospesi a zero ore, ai lavoratori posti in mobilità e a quelli titolari di altro trattamento speciale di disoccupazione. Il vaglio successivo è affidato ad una specifica Commissione tecnica comunale che procede ai relativi colloqui con i richiedenti. Le richieste sono risultate superiori alla disponibilità dei posti, tra cui anche molti disoccupati. Molti lavoratori, inoltre, hanno presentato contestualmente più domande per i diversi progetti proposti dal Comune.
Delle 25 domande ritenute idonee, 19 riguardano operai rispetto ai 5 richiesti nell’ambito del progetto di sistemazione del verde pubblico; nessuna domanda invece è stata presentata per l’offerta di un capo squadra-coordinatore. Quindi sono state presentate 9 domande per un posto offerto di operaio-magazziniere e una sola domanda per un posto di collaboratore amministrativo, rispetto ai cinque posti offerti. E, ancora, sono state 8 le domande presentate in ordine al terzo progetto per l’assunzione di due archivisti all’Ufficio di Protocollo. Undici sono state le richieste presentate riguardo al quarto progetto con l’offerta di un posto di operaio-giardiniere per la Casa di riposo. Sono altresì giunte 19 domande per un posto di ausiliario nella manutenzione e pulizia delle sedi dei Nidi d’Infanzia.
Considerato che sono rimasti disponibili posti di lavoro, l’ente locale provvederà a ripubblicare il bando per le mansioni rimaste scoperte allargando la partecipazione ai cittadini del mandamento. È stato inoltre inserito un ulteriore progetto da parte dell’ente locale in relazione all’assunzione di un operaio manutentore del Teatro comunale. L’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, osserva: «Premesso che si tratta di interventi tampone, non risolutivi della crisi occupazionale, ritengo che sarebbe stato più opportuno investire nella riqualificazione e nella formazione dei lavoratori, per dare prospettive a lungo termine. Inoltre – ha aggiunto – i criteri di ammissione stabiliti dalla Regione escludono altre categorie sociali come i disoccupati da tanto tempo».

Il Piccolo, 05 dicembre 2009 
 
LAVORI SOCIALMENTE UTILI  
Il Comune assume nove cassintegrati
 
 
Provengono dall’ex Ineos Films, Eaton e Sbe i lavoratori che, in mobilità o cassa integrazione, hanno trovato un’occupazione, seppur temporanea, nel Comune di Monfalcone grazie al progetto dei Lavori socialmente utili. I lavoratori, la cui selezione è stata ultimata dall’apposita commissione comunale in questi giorni, prenderanno servizio con il 15 dicembre, una volta effettuate le visite mediche. Sono andati comunque occupati i posti che richiedevano in sostanza una formazione pratica: i cinque per operaio addetto alla cura e manutenzione del verde, uno per operaio magazziniere, uno per operaio-giardiniere della casa di riposo e uno per ausiliario di pulizia e manutenzione negli asili nido comunali.
Oltre ai due per archivista dell’ufficio protocollo. Non sono state presentate domande o si è potuti arrivare a selezionare alcun lavoratore per i cinque posti di collaboratore amministrativo, per il posto di responsabile tecnico della squadra addetta al verde e i due addetti all’aggiornamento degli archivi informatici e cartacei delle unità operative lavori pubblici, manutenzione fabbricati, urbanistica e mobilità, edilizia privata. Per questi tre progetti il Comune di Monfalcone ha quindi riaperto il termine per il bando, che ora scade il 14 dicembre, allargandolo al resto del mandamento. “Ci auguriamo che possa esserci un interessamento e di poter andare incontro alle necessità di altri lavoratori coinvolti dalla crisi”, afferma l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin. Il 14 dicembre scade anche un ulteriore progetto, questo riservato solo ai residenti a Monfalcone, per un posto di operaio-manutentore da impiegare nelle sedi espositive comunali, per la guida di automezzi comunali per trasporti vari, la gestione del magazzino della galleria comunale e il coordinamento e collaborazione per allestimenti di eventi espositivi.

Il Piccolo, 16 dicembre 2009
 
ANCHE TRE CASSINTEGRATI EATON 
Al lavoro in Comune due ex operai Ineos

Due ex dipendenti dell’Ineos Films in mobilità e tre lavoratori della Eaton in cassa integrazione straordinaria hanno ripreso a lavorare ieri grazie al progetto di Lavori socialmente utili avviato dal Comune di Monfalcone. L’impiego ha una scadenza collegata a quella degli ammortizzatori sociali di cui godono i lavoratori (aprile nel caso dei dipendenti Eaton, agosto in quello di chi era occupato all’Ineos), ma consentirà almeno per i prossimi mesi di integrare il reddito, riportandolo a livello di una busta paga “normale”. Tutti e cinque i lavoratori sono residenti a Monfalcone, con un’età che va dai 40 ai 50 anni, sono stati inseriti nel settore Servizi tecnici del Comune e saranno impegnati nella manutenzione e ripristino di elementi di arredo urbano come panchine, staccionate e giochi dei giardini pubblici.

Messaggero Veneto, 13 agosto 2009 
 
«Il presidio alla Eaton deve continuare»  
I sindacati invitano i lavoratori a non mollare: il salvataggio della Innse serva d’esempio
 
 
MONFALCONE. La notizia del raggiungimento dell’accordo tra le organizzazioni sindacali e la nuova cordata d’imprenditori, per la cessione dell’Innse di Milano rappresenta un’inversione di tendenza sulle politiche industriali e sociali del nostro paese. Lo affermano le Rsu della Eaton di Monfalcone, che invitano i lavoratori a proseguire il presidio iniziato qualche settimana fa per difendere il loro stabilimento e il loro lavoro.
Il risultato dell’Innse «è stato ottenuto grazie all’impegno e alla caparbietà dimostrata dai lavoratori, raggiunto con la lotta e con l’obbiettivo di salvare il loro sito industriale e la sua alta qualità produttiva, peraltro salvaguardando l’occupazione e prospettive future» dicono i rappresentanti sindacali dello stabilimento di via Bagni che a nome di tutte le lavoratrici e lavoratori, da mesi in cassa integrazione straordinaria e quotidianamente impegnati nel monitoraggio dello stabilimento di via Bagni nuova, esprimono solidarietà a tutti i lavoratori italiani, che hanno intrapreso ogni forma di lotta per la difesa del proprio posto di lavoro.
«Il grande risultato raggiunto all’Innse apre una importante fase sul fronte delle rivendicazioni operaie e dà speranza a tutti; pertanto, le lavoratrici e i lavoratori della Eaton oggi impegnati nella salvaguardia del proprio posto di lavoro, esprimono soddisfazione per il risultato raggiunto a Milano» dicono, ricordando che cassaintegrati e Rsu proseguiranno anche questa settimana l’attività di monitoraggio dello stabilimento, coinvolto dalla pesantissima crisi del settore dell’automobile per il quale produce valvole e di fatto fermo dall’inizio dell’anno.
Un gruppo di lavoratori, assieme ai loro rappresentanti sindacali sarà presente ogni giorno dalle 9 alle 12 nella fabbrica di via Bagni nuova per evitare che in assenza di sorveglianza possano essere trasferiti all’esterno dello stabilimento macchinari fondamentali per la produzione. Un’ipotesi questa che era emersa nel corso di un incontro con la società nella seconda meta di giugno nella sede dell’Assindustria di Gorizia e che i sindacati avevano subito stoppato. Tra azienda e sindacati è già intervenuta una sorta d’intesa per la rottamazione di un macchinario ritenuto obsoleto, ma i lavoratori temono che dall’azienda possano uscire anche apparecchiature ancora utili alla produzione. «Vogliamo far capire alla società che siamo presenti – spiega Livio Menon, della Rsu Eaton – e che ci opponiamo sempre a qualsiasi tentativo di delocalizzazione».
La situazione dell’azienda, investita dalla crisi già dallo scorso autunno dal crollo del mercato dell’auto, non dovrebbe migliorare nei prossimi mesi a livello europeo, mentre qualche timido segnale di ripresa si sta affacciando negli Usa e in Asia. Azienda e sindacati hanno quindi già stabilito di incontrarsi ancora a settembre per un nuovo punto della situazione, finalizzato alla migliore gestione possibile dello scarico di lavoro che per i lavoratori si sta traducendo in crescenti difficoltà economiche. L’obiettivo della Rsu rimane quindi quello di salvaguardare i posti di lavoro, 335, esistenti a Monfalcone durante tutta la durata di una crisi la cui conclusione, comunque, secondo i sindacati non è vicina.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 13 agosto 2009 
 
DOPO LA VICENDA INNSE  
Nuove speranze tra i lavoratori Eaton
 
 
Mentre prosegue il monitoraggio della loro fabbrica, chiusa per cassa integrazione straordinaria da quattro mesi, i lavoratori della Eaton Automotive di Monfalcone guardano con speranza al risultato ottenuto dai colleghi della Innse di Milano, acquisita dopo un anno di crisi dal gruppo Camozzi, che assorbirà tutte le maestranze. Le Rsu dello stabilimento di via Bagni nuova invitano quindi tutti i lavoratori della Eaton a proseguire lungo la strada decisa in assemblea, nella quale «il presidio intrapreso diventa determinante per il prosieguo della vertenza». Secondo le Rsu della Eaton, il raggiungimento dell’accordo tra le organizzazioni sindacali e la nuova cordata d’imprenditori per la cessione dell’Innse di Milano «senza dubbio rappresenta un’inversione di tendenza nelle politiche industriali e sociali del Paese». «Questo risultato è stato ottenuto grazie all’impegno e alla caparbietà dimostrata dai lavoratori dell’Innse – aggiungono comunque le Rsu -, raggiunto con la lotta e con l’obiettivo di salvare il proprio sito industriale e la sua alta qualità produttiva, peraltro salvaguardando l’occupazione e prospettive future».

Il Piccolo, 23 settembre 2009 
 
DOPO LA CHIUSURA DELLA FABBRICA A MASSA E 50 LICENZIAMENTI IN PIEMONTE  
I 300 della Eaton in cassa temono la mobilità  
Da mesi senza lavoro, si guarda con preoccupazione alla situazione negli altri stabilimenti
 

Il mercato dell’automobile è in leggera ripresa, ma la cristi che ha investito il settore a partire dalla metà dello scorso anno fa ancora molta paura agli oltre 300 dipendenti dello stabilimento Eaton Automotive di Monfalcone, che produce valvole per case automobilistiche italiane e straniere. Dopo aver chiuso nel 2005 il sito di Rivarolo Canavese e alla fine del 2008 quello di Massa (350 licenziati), Eaton ha deciso di ridurre anche l’occupazione dell’altro stabilimento di Rivarolo, la Amtec, che produce testate per automobili. Si tratta di un segnale preoccupante per i rappresentanti sindacali dei lavoratori di Monfalcone, tutti in cassa integrazione straordinaria da aprile.
«Possiamo pensare a una delocalizzazione corposa di tutto il business in Italia», affermano le Rsu. «La decisione di licenziare una cinquantina di dipendenti nello stabilimento piemontese – aggiungono i rappresentanti sindacali -, senza alcuna prospettiva futura, con la proposta di rivedere le mansioni interne di tutto il personale, accompagnata all’utilizzo della Cigs per un anno per la settantina di lavoratori che non saranno messi in mobilità, impone a tutti una riflessione sulle prospettive future di Eaton». Anche a fronte di quanto sta accadendo alla Carraro di Gorizia, dove 80 lavoratori sono stati posti in mobilità, le Rsu della Eaton Automotive chiedono che i rappresentanti politici prendano una posizione chiara sul rischio di una delocalizzazione delle attività industriali presenti nell’Isontino. I sindacati guardano in ogni caso all’incontro con l’azienda in programma per il 16 ottobre nella sede dell’Assindustria di Gorizia. All’appuntamento le Rsu intendono presentarsi per difendere il futuro dello stabilimento di Monfalcone. «Prendiamo atto della situazione Amtec – affermano i sindacati -, ma non intendiamo percorrere minimamente la strada piemontese, cioè quella della mobilità e dei licenziamenti. La discussione deve tener conto di investimenti e prospettive industriali. Il rilancio dello stabilimento di Monfalcone passa ovviamente attraverso la volontà di Eaton di investire e potenziare il sito, anche accedendo ai fondi regionali per avviare i corsi di riqualificazione, che permettono di aumentare le capacità tecniche delle maestranze, migliorando la qualità prodotta».
Le Rsu e numerosi lavoratori continuano intanto a mantenere un contatto quotidiano con lo stabilimento per evitare che in assenza di sorveglianza possano essere trasferiti all’esterno dello stabilimento macchinari fondamentali per la produzione.
Un’ipotesi questa che era emersa nel corso di un incontro con la società nella seconda meta di giugno nella sede dell’Assindustria di Gorizia e che i sindacati avevano subito duramente contestato. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 23 settembre 2009 
 
Monfalcone. I sindacati non intendono scendere a compromessi con l’azienda. Vertice in ottobre  
Posti di lavoro “blindati” alla Eaton
 
 
MONFALCONE. L’obiettivo rimane fermo: mantenere attivo il sito Eaton di Monfalcone. L’intento è stato ribadito dalle Rsu dello stabilimento, da sempre attive nella difesa del loro posto di lavoro e che sarà ripetuto anche nel corso dell’incontro che il prossimo 16 ottobre i sindacati avranno con l’azienda nella sede dell’Associazione degli industriali, soprattutto alla luce delle dichiarazioni comparse sui quotidiani regionali, secondo cui la dirigenza Carraro Pnh intende ridurre l’occupazione nello stabilimento di Gorizia, mettendo in mobilità ottanta lavoratori.
«Notizia che impone a tutti una seria riflessione sullo stato della crisi che colpisce la nostra provincia. Le condizioni che viviamo – dice la Rsu di Eaton, i cui 340 dipendenti sono in cassa integrazione ormai dall’inizio anno – sono tragiche, ci portano a pensare che il disegno complessivo di delocalizzazione che è perpetuato da più imprenditori. Anche Eaton ha deciso di applicare la stesse cura nello stabilimento Amtec di Rivarolo Canavese in Piemonte, e fa pensare a una delocalizzazione corposa di tutto il business in Italia». La Rsu Eaton chiede di riflettere attentamente anche sulla decisione di licenziare una cinquantina di dipendenti, nello stabilimento Eaton piemontese, senza nessuna prospettiva futura, con la proposta di rivedere le mansioni interne di tutto il personale, accompagnata all’utilizzo della Cassa integrazione straordinaria per un anno.
Decisione che influenzerà decisamente le prospettive future di Eaton. «Le Rsu Eaton, in nome di tutte le lavoratrici e lavoratori di Monfalcone, esprimono la massima solidarietà alle maestranze di Carraro e vogliono porre l’accento, sull’esigenza di un rifiuto totale al progetto industriale in atto, dicendo basta alle delocalizzazioni. Chiedono che il mondo politico prenda una posizione chiara su questa questione. Inoltre prendono atto della situazione Amtec, ma non intendono percorrere minimamente la strada piemontese: la discussione – dicono – deve tener conto d’investimenti e prospettive industriali. Il rilancio dello stabilimento di Monfalcone passa ovviamente attraverso la volontà di Eaton, di investire e potenziare il sito, anche accedendo ai fondi regionali per avviare i corsi di riqualificazione, che permettono di aumentare le capacità tecniche delle maestranze, migliorando la qualità prodotta».
Nel corso dell’estate, compresa la settimana di Ferragosto, nello stabilimento di via Bagni è proseguita l’attività di monitoraggio per evitare che in assenza di sorveglianza possano essere trasferiti all’esterno dello stabilimento macchinari fondamentali per la produzione.

Il Piccolo, 02 ottobre 2009 
 
I 330 operai della Eaton in Cassa: «Nessun aiuto da banche e istituzioni»  
Il sindaco ammette ritardi. La ripresa del settore auto non si è sentita nell’azienda di via Bagni
 
 
di LAURA BLASICH

In cassa integrazione straordinaria dallo scorso aprile, i 330 lavoratori di Eaton Automotive continuano a essere molto preoccupati per il futuro dell’azienda di via Bagni Nuova. Un minimo di ripresa c’è, ma finora a beneficiarne non è stata la fabbrica monfalconese, mentre nello stabilimento piemontese di Bosconero a fine agosto si è chiusa la cassa integrazione, in quello tedesco di Nordhausen si fanno gli straordinari e il sito polacco lavora a pieno regime. «La crisi c’è ancora, perché il calo del settore dell’auto è passato dal 35 al 25% – dicono Livio Menon e Fiorenzo Puntin della Rsu di Eaton -, ma al momento viene fatta pagare tutta a Monfalcone». Da Eaton sindacati e lavoratori vogliono quindi indicazioni chiare sul proprio futuro ed è quanto solleciteranno nell’incontro del 16 ottobre in Assindustria a Gorizia. Dalle istituzioni si attendono invece azioni concrete a sostegno del reddito e della riqualificazione professionale. Quanto non è invece ancora avvenuto, hanno sottolineato ieri i delegati della Rsu incontrando in municipio il sindaco Gianfranco Pizzolitto e nel pomeriggio il presidente della Provincia Enrico Gherghetta, nella sede dell’Ufficio per l’impiego di Monfalcone. Il sindaco, come presidente dell’Anci regionale, ha dovuto ammettere che si sta muovendo molto lentamente il percorso avviato con gli istituti bancari per arrivare alla sospensione del pagamento di mutui e finanziamenti da parte dei lavoratori coinvolti dalla crisi. Il Comune conta invece, come ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, di avviare in tempi abbastanza stretti i progetti per 16 lavori socialmente utili. «La capacità dei vari servizi dell’ente locale è limitata – ha spiegato l’assessore Morsolin -, ma stiamo comunque valutando di aggiungere al progetto iniziale altri 5-6 posti». Dalla Regione non è arrivato ancora il via libera formale, ma un’indicazione a procedere sì. Nella riunione di ieri la giunta ha quindi approvato una delibera con cui si indica all’Ufficio per l’impiego di Monfalcone i posti disponibili e i requisiti richiesti. È una possibilità, quella dei lavori socialmente utili, sulla quale sindacati e lavoratori non puntano comunque molto, anche perché i criteri di selezione potrebbero privilegiare chi il lavoro l’ha perso proprio o è in mobilità.
Sindacati e lavoratori vorrebbero invece veder partire in fretta corsi di riqualificazione. «Pensiamo al polo nautico – ha osservato Fiorenzo Puntin – che ha bisogno di falegnami e di resinatori o ai nuovi insediamenti industriali previsti a Monfalcone». Pure sul fronte della formazione la Rsu rileva «un ritardo sconcertante» da parte di istituzioni. «Un’azione di sollecito è stata effettuata – ha affermato il sindaco Pizzolitto -, ma è vero che finora non si è mosso granché».

Messaggero Veneto, 02 ottobre 2009 
 
Crisi Eaton, i rappresentanti dei lavoratori sollecitano efficaci corsi di formazione 
 
MONFALCONE. Organizzare corsi di formazione per mansioni che rispondano alle necessità del territorio, arrivare a un accordo con le banche per il blocco dei mutui in attesa che passi il periodo di crisi, avviare forme corporativistiche e l’ausilio dei lavori previsti dai progetti socialmente utili sono stati i temi affrontati durante l’incontro che i rappresentanti dei lavoratori di Eaton Automotive hanno avuto con il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, e con l’assessore alle politiche sociali, Cristiana Morsolin.
Incontro voluto a fronte della difficile situazione che stanno vivendo i quasi 340 dipendenti dello stabilimento di via Bagni, in cassa integrazione da lunghi mesi e per cui è già stata siglata la mobilità, che interesserà al massimo 20 lavoratori volontari (le adesioni non incentivate sarebbero 5). La richiesta più forte, spiegata da Livio Menon e Fiorenzo Puntin (Rsu), è avviare corsi di formazione che rispondano al mercato lavorativo del territorio.
«Un operaio messo fuori dal mercato produttivo non può pensare di avere un futuro con i progetti socialmente utili. Ben vengano, ma sono un ausilio. Abbiamo invece chiesto – hanno detto – di poter partecipare a corsi che ridisegnino il tessuto produttivo in base a una mappatura delle richieste del territorio. Per esempio, quelle del polo nautico, che abbisogna di falegnami e resinatori e che ora impiegano personale che arriva da Slovenia e Croazia».
Riconoscendo lavoro e impegno del Comune di Monfalcone e dell’Anci, Menon ha sollecitato più comunicazione e relazione tra gli enti interessati «perché altrimenti non si arriva a nulla. Serve un tavolo concertativo per fare chiarezza anche con Regione e Consorzio industriale». Enti con cui il sindaco s’è impegnato a organizzare un incontro, in particolare con il presidente Tondo, atteso a breve in città. Pizzolitto ha spiegato come il percorso che coinvolge Regione, Anci, Upi con le banche e che riguarda i mutui, sia stato avviato, «ma va a rilento». L’assessore regionale Rosolen ha già chiesto alle banche di presentare proposte, che saranno vagliate. Il primo cittadino, ricordando l’esempio di Icicoop, ha avanzato anche la proposta di poter avviare per Eaton una forma corporativistica e ha proposto di organizzare un incontro con rappresentanti e tecnici delle cooperative. Proposta che sarà vagliata dai rappresentanti Eaton e che sarà presentata ai lavoratori all’assemblea del 27 ottobre.

Il Piccolo, 17 ottobre 2009 
  
Formazione retribuita per i lavoratori Eaton  
I 330 dipendenti sono in ”cassa” dallo scorso aprile
 
 
Non c’è lavoro in vista per la Eaton Automotive di Monfalcone, i cui 330 dipendenti sono in cassa integrazione straordinaria dallo scorso aprile. Il mercato dell’auto, per il quale lo stabilimento produce valvole, continua a rimanere in una situazione di difficoltà e la società non ritiene ci sia la possibilità di una ripresa della produzione entro la fine dell’anno, mentre anche le prospettive per il 2010 non sono incoraggianti. Nell’incontro di ieri all’Assindustria di Gorizia azienda e sindacati hanno però trovato un’intesa sul ricorso alla formazione retribuita, possibilità offerta dalle azioni anti-crisi messe in campo dal Governo nel corso dell’estate, per tutti i lavoratori della fabbrica di via Bagni Nuova. Eaton e sindacati si attiveranno quindi, ciascuno per i propri canali, nei confronti della Regione per avviare nel più breve tempo possibile un percorso formativo in grado di integrare il reddito dei cassintegrati e nello stesso tempo di qualificare e mantenere in attività i lavoratori in vista della ripresa.
«Lo strumento della formazione retribuita pare quindi adeguato sia per l’azienda, che ha l’esigenza appunto di effettuare una formazione continua delle maestranze – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, ieri presente al tavolo assieme al segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus e alle Rsu -, sia dei lavoratori, che hanno bisogno di integrare l’indennità di Cigs». I sindacati sperano che i percorsi formativi retribuiti siano attivabili nel più breve tempo possibile, coinvolgendo tutti i 330 dipendenti di Eaton, anche se a scaglioni. Alcuni lavoratori intanto hanno presentato domanda per uno dei 18 posti di lavoro socialmente utile creati dal Comune di Monfalcone grazie ai fondi stanziati dalla Regione.

Messaggero Veneto, 17 ottobre 2009 
 
Crisi Eaton, raggiunta l’intesa sulla formazione retribuita 
 
MONFALCONE. Il mercato dell’auto continua ad essere in gravi difficoltà e ciò comporta, quale conseguenza, l’assenza di lavoro per i 330 dipendenti della Eaton Automotive di Monfalcone, che sono in cassa integrazione straordinaria dallo scorso aprile.
Oltre alla già pesante realtà attuale, la società, che ieri ha incontrato nella sede di Assindustria a Gorizia i rappresentanti sindacali, non ritiene ci sia la possibilità di una ripresa della produzione entro la fine dell’anno, mentre anche le prospettive per il 2010 non sono incoraggianti.
L’ incontro è servito però per trovare un’intesa sul ricorso alla formazione retribuita, possibilità offerta dalle azioni anti-crisi messe in campo dal Governo nel corso dell’estate. Eaton e sindacati si attiveranno quindi, nei confronti della Regione per avviare nel più breve tempo possibile un percorso formativo in grado di integrare il reddito dei cassintegrati e nello stesso tempo di qualificare e mantenere in attività i lavoratori in vista della ripresa. “Lo strumento della formazione retribuita pare quindi adeguato sia per l’azienda, che ha l’esigenza appunto di effettuare una formazione continua delle maestranze sia dei lavoratori, che hanno bisogno di integrare l’indennità di Cigs” spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, presente al tavolo assieme al segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus e alle Rsu.
Eaton non ha parlato di un possibile prolungamento della Cigs oltre al prossimo aprile, ma ha comunque prospettato un 2010 di difficoltà nel caso in cui il settore dell’auto non fosse trainato da un rinnovo degli incentivi.

Messaggero Veneto,  25 ottobre 2009 
 
Le Rsu Eaton attaccano la Provincia: «Non ha mantenuto le promesse» 
 
MONFALCONE. «Se è stato commesso un errore e le promesse non possono essere mantenute, le istituzioni abbiano il coraggio di ammetterlo e non proseguano in un atteggiamento che non serve a nulla». È questa la richiesta della Rsu Eaton, a nome di tutti i lavoratori dello stabilimento di via Bagni a Monfalcone, dopo l’ultimo incontro in cui sarebbe emerso che poche delle promesse fatte sui futuri corsi di formazione sarebbero state realizzate.
«Dopo il primo incontro con l’amministrazione provinciale di Gorizia, le Rsu unitamente a tutte le lavoratrici e lavoratori, avevano avuto una certa fiducia e speranza, dalle parole del presidente prima e dall’assessore al lavoro provinciale poi. Le promesse fatte – spiegano i rappresentanti sindacali – indicavano una strada atta a organizzare corsi professionali per la riqualificazione e l’integrazione al reddito e veniva data la piena disponibilità dell’ufficio provinciale per l’impiego, dichiarando addirittura, che il funzionario responsabile scelto avrebbe indossato la maglietta con la scritta Eaton, segnale di grande sensibilità».
Durante il recente incontro con il gruppo di operai, scelto dalle Rsu in rappresentanza di tutte le maestranze, si sarebbe scoperto che «le promesse rimangono parole al vento. Una doccia fredda in merito alle promesse fatte dall’amministrazione provinciale, che scopriamo irrealizzabili» afferma la Rsu chiedendo che si tenga fede alle promesse e che se non possono realizzarsi, si ammetta chiaramente l’errore, «rimediando all’eventuale confusione sulle varie competenze spettanti. Non chiediamo l’impossibile, ma rifiutiamo categoricamente promesse irrealizzabili perché non sono di competenza della Provincia. Le Rsu, unitamente a tutti i lavoratori intendono proseguire il dialogo con tutti, dalle amministrazioni locali, provinciali e regionali, perché solo con l’assunzione delle proprie responsabilità si può dare risposte serie ai problemi».

Il Piccolo, 28 ottobre 2009 
 
IL CASO  
Dalla Provincia solo parole ai lavoratori Eaton
 
 
Dopo, l’incontro con l’amministrazione provinciale di Gorizia, le Rsu unitamente a tutte le lavoratrici e lavoratori, avevano avuto una certa fiducia e speranza, dalle parole del Presidente prima e dall’Assessore al lavoro provinciale poi. Le promesse fatte indicavano una strada atta a organizzare corsi professionali per la riqualificazione e l’integrazione al reddito, come anche la disponibilità di mettere tutta la struttura dell’ufficio per l’impiego provinciale, dichiarando addirittura, che il funzionario responsabile scelto, indosserà la maglietta con la scritta Eaton, facendo così capire a tutte e tutti i presenti, la massima sensibilità.
Dopo l’incontro del 20 ottobre, con il gruppo di operai, scelto dalle Rsu, in rappresentanza di tutte le maestranze, si scopre che promesse rimangono parole al vento, una doccia fredda per le promesse fatte dalla Provincia, che scopriamo irrealizzabili. Pertanto le scriventi chiedono di tener fede alle promesse e se esse non possono realizzarsi, si ammetta chiaramente l’errore. Non chiediamo l’impossibile, ma rifiutiamo categoricamente promesse irrealizzabili perché non sono di competenza della Provincia.
Le Rsu, con i lavoratori intendono proseguire il dialogo con tutti, dalle amministrazioni locali, provinciali e regionali, perché solo con l’assunzione delle proprie responsabilità si può dare risposte serie e certe. Pertanto invitiamo la giunta provinciale a fare chiarezza sulle competenze e darci il proprio appoggio solidale e tecnico.
Rsu Eaton, Monfalcone

Messaggero Veneto, 13 novembre 2009 
 
Caso Eaton, si mobilitano Fiom e Fim  
Sollecitata una disposizione attuativa del decreto anti-crisi del governo
 
 
MONFALCONE. Resta difficile la situazione per i 330 lavoratori della Eaton di Monfalcone, in cassa integrazione straordinaria da aprile.
Non ci sono prospettive di ripresa del settore e oltre alla crisi è forte il timore della delocalizzazione, dato che gli stabilimenti aziendali polacchi, tedeschi e di Bosconero (Torino) invece lavorano. «Sarebbe ottimo usare il decreto anti-crisi del governo per intervenire soprattutto sulla formazione retribuita, se esistesse però il decreto attuativo che lo rende usabile. È un ottimo strumento, che non può però essere usato», spiegano con amarezza i segretari provinciali di Fiom, Casotto, e Fim, Turus, che hanno incontrato alcuni funzionari regionali dell’assessorato all’industria (l’assessore era impegnato in altro incontro) per monitorare la situazione Eaton e appunto la possibilità di usare il decreto anti-crisi.
«L’azienda ha affermato di pensare a una ristrutturazione interna, ma anche se ci fosse una ripresa del settore, dovrebbero essere rivisti pure gli organici. Cadrebbe a fagiolo quindi il decreto nazionale, ma non può essere usato – ribadiscono –. È per questo che abbiamo chiesto alla Regione di farsi carico dell’attivazione del decreto attuativo, anche perché è sconcertante che una legge così importante, che prevede la formazione retribuita e i contratti solidali, resti ferma. È un ritardo grave che dimostra come le misure messe in campo dalla politica siano insufficienti».
Riconoscendo disponibilità e tempestività della Regione nell’organizzare l’incontro, riferiscono che i funzionari si sono impegnati per “premere” settimanalmente sul governo perché il decreto possa divenire realtà «vista la necessità dei lavoratori e delle famiglie di avere delle risposte».
Ieri lavoratori e sindacati Fiom di Detroit, Mw, Rohen Est, Galileo e Omi con altre aziende della Destra Isonzo hanno manifestato tra le 9 e le 11 all’incrocio tra la statale 305 e la bretella che conduce all’autostrada per un volantinaggio con rallentamento del traffico. L’iniziativa organizzata dalla Fiom nell’ambito della mobilitazione permanente «ha lo scopo – si legge nei volantini – di rendere esigibile la democrazia nei luoghi di lavoro e la consultazione col referendum di tutti i lavoratori metalmeccanici». Oggetto della protesta l’intesa separata sul contratto nazionale dei metalmeccanici siglato da Fim, Uilm e Ugl con Federmeccanica. L’iniziativa, preceduta mercoledì da un sciopero in Ansaldo e Fincantieri e dal volantinaggio al mercato settimanale, non ha creato tensioni. (cris.vis.)

Il Piccolo, 29 novembre 2009
 
LAVORATORI EATON  
Staranzano, assunti cinque cassintegrati  
Il Comune li metterà per un anno sotto contratto
 
 
STARANZANO Sono tutti cassintegrati a zero ore della Eaton di Monfalcone ma residenti a Staranzano, i cinque lavoratori che prenderanno servizio nel Comune da martedì.Il contratto durerà un anno intero. Quattro operai e un impiegato a tempo determinato nell’ambito del progetto regionale “Lavori socialmente utili”, che hanno superato la selezione conclusa nei giorni scorsi, dopo che erano state presentate ben 74 domande. Si chiude, dunque, il cerchio per combattere la crisi, con soddisfazione da parte dell’amministrazione dopo che l’iniziativa, seppur in misura contenuta ma coronata da successo, è stata proposta dal Comune con l’aiuto di contributi regionali.
Per l’assessore ai Servizi Sociali, Riccardo Marchesan, purtroppo la massiccia richiesta delle domande di lavoro che ha coinvolto un vasto territorio, ha evidenziato che tanti non hanno più un posto di lavoro, perché sono in cassa integrazione o in mobilità, cioè l’anticamera del licenziamento. «Grazie ai lavori socialmente utili – ha ribadito Marchesan – oltre a dare una risposta concreta a chi si trova in difficoltà a causa della crisi economica, si potrà anche intervenire in settori che non sempre possono essere adeguatamente curati dal Comune per la ristrettezza di personale». I quattro operai, come illustrato nel bando di concorso, verranno utilizzati, in stretta collaborazione con la squadra di operai già esistente (in tutto ora saranno 10), per la manutenzione ordinaria e straordinaria del verde pubblico, per la riparazione pulizia di strade, edifici pubblici, siti archeologici, sentieri naturalistici e manutenzione di aree lacustri fluviali e costiere.
Il secondo progetto del bando riguarda, invece, l’assunzione di una unità da impiegare nel lavoro amministrativo degli affari generali. L’impegno settimanale sarà di 36 ore di cui 20 retribuite dal trattamento previsto dalla cassa integrazione o mobilità e le restanti 16 come da retribuzione della pubblica amministrazione. C’è da sottolineare che se in aprile finirà la cassa integrazione e i lavoratori rientreranno alla Eaton, si dovrebbe procedere alla loro sostituzione per completare il periodo di un anno, come previsto dal bando.
Ciro Vitiello

Il Piccolo, 31 dicembre 2009
 
LAVORO. LA FABBRICA DI VIA BAGNI SIMBOLO DELLA CRISI A MONFALCONE 
Il Capodanno più difficile per i 340 della Eaton 
Tutti a casa con 800 euro al mese e produzione azzerata da aprile. Pessimismo sulle possibilità di ripresa

di FABIO MALACREA

Sarà il Capodanno più angoscioso quello che aspetta i 340 lavoratori della Eaton Automotive, la fabbrica-simbolo della crisi del lavoro a Monfalcone. Da un anno 320 tra operai e impiegati sono in cassa integrazione e sono costretti a cavarsela con 800 euro al mese. Dall’aprile scorso la produzione è azzerata e una ventina di dipendenti, per lo più impiegati amministrativi e tecnici, hanno già scelto l’esodo non incentivato. L’ammortizzatore scadrà il 14 aprile e le prospettive sono nere. Prognosi infausta, si dice per un malato senza speranza.
Lo ritiene anche il sindaco che ha amaramente definito «ormai persa» la fabbrica di via Bagni Nuova. Non se lo nascondono nemmeno i lavoratori che non ritengono verosimile un cambio di rotta visto che la crisi dell’auto è destinata a proseguire, secondo tutti gli osservatori, anche nel 2010. I contatti con l’azienda sono sempre più rari. E le voci che arrivano sono improntate al più nero pessimismo.
Nel frattempo ci sono 340 famiglie che non ce la fanno più a tirare avanti e che, peggio ancora, non hanno speranze. I lavoratori di Eaton hanno un’età media di 35-45 anni, è tutta gente con famiglia. Molti hanno il mutuo-casa da pagare e i figli da mandare a scuola. I più anziani, una cinquantina in tutto, hanno approfittato di tre scivoli incentivati tra il 2005 e il 2008. Hanno abbandonato la nave appena in tempo per evitare il naufragio. Quelli che sono rimasti sono troppo giovani per pensare alla pensione e troppo ”vecchi” per trovare nuove collocazioni. E davanti hanno un anno ricco solo di incognite che li costringe a vivere in una situazione psicologica a dir poco precaria.
«Nel Natale del 2008, un anno fa – ricorda Fiorenzo Puntin della Rsu Fim – ci ritrovammo tutti in piazza con il sindaco e l’assessore provinciale. Eravamo già in cassa con produzione al minimo. Ci furono impegni, ci fu data qualche speranza. Ma quest’anno è passato inutilmente o quasi. I corsi di riqualificazione promessi dalla Provincia sono rimasti per ora sulla carta, i lavori socialmente utili stanno dando una mano a una trentina di persone. Ma non basta. Qui ci vuole un impegno preciso da parte delle istituzioni, degli Industriali, delle forze politiche. Quest’anno non siamo tornati in piazza. Temo che ad aprile, quando scadrà la cassa straordinaria, vedrete anche noi sul tetto della fabbrica, così forse qualcuno si accorgerà del dramma che stiamo vivendo».
La Eaton Automotive è da 35 anni una delle realtà industriali più importanti della città e uno degli stabilimenti di punta della multinazionale Usa. Produceva valvole per auto per clienti prestigiosi: Fiat, Iveco, tutte le case francesi, Audi e Volkswagen. Dagli anni ’90 anche per i giapponesi, Nissan e Toyota. Da Monfalcone uscivano 25 milioni di valvole l’anno, una media di due milioni 200mila al mese. Da gennaio ad aprile 2009 la produzione è crollata a tre milioni l’anno. Da aprile scorso a zero. Tutti a casa, compresi i lavoratori della mensa e delle pulizie, una ventina.
La Eaton è stata stretta nella morsa della crisi Lehman Brothers e da quella dell’auto, con il crollo del 25% delle vendite. Nel settembre 2008 l’azienda ha comunicato gli scarichi di lavoro a Monfalcone che hanno prodotto i primi sei mesi di cassa ordinaria e la chiusura del turno weekend.
«Si lavorava 5 o 6 giorni al mese ma si lavorava – precisa Puntin -. Poi, scaduta la cassa ordinaria, l’azienda ci ha convocati in Assindustria e ci ha mandati tutti a casa: un anno di cassa straordinaria, l’anticamera della mobilità». Prospettive? Nere. Eaton ha scaricato di fatto la crisi sullo stabilimento di Monfalcone che le garantiva il 25% della produzione, guarda caso la stessa percentuale di contrazione delle vendite di auto. «È così – conclude Puntin -. Gli stabilimenti Eaton in Polonia e in Germania continuano a viaggiare a pieno ritmo. E anche quello di Rivarolo ha ripreso dopo alcuni mesi di cassa. È chiaro che si è voluto concentrare solo su di noi i tagli. Ed è assai improbabile che si possa assistere a un cambio di rotta. Sicuramente non nel 2010».

Il Piccolo, 13 febbraio 2010
 
INCONTRO ALL’ASSINDUSTRIA DI GORIZIA TRA AZIENDA E SINDACATI 
Crisi Eaton, nessuna proroga della ”cassa”

Non ci sono ancora le condizioni per la ripresa della produzione di valvole per automobili nello stabilimento Eaton di Monfalcone, fermo da metà aprile 2009. Nell’incontro di ieri all’Assindustria di Gorizia con le Rsu e le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm la società non ha però parlato di ricorso alla mobilità e quindi di chiusura della fabbrica. Non lo ha fatto a due mesi dalla conclusione dell’anno di cassa integrazione straordinaria concessa a tutti i lavoratori del sito (scesi da 340 a 310) per fare fronte allo scarico di lavoro legato alla crisi del mercato dell’auto. La Cigs non è però prorogabile per un altro anno e quindi azienda e sindacati si ritroveranno all’inizio di marzo per definire un quadro di strumenti alternativi per fare fronte a un carico di lavoro sempre insufficiente. Eaton, secondo quanto riferito dai sindacati dei metalmeccanici, sta attendendo ancora alcuni dati dal mercato e si è quindi presa un paio di settimane per effettuare valutazioni. «La situazione, quanto a volumi di valvole per lo stabilimento di Monfalcone, non sembra essere cambiata rispetto allo scorso autunno – spiega Livio Menon, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento -. In sostanza, al momento non c’è un carico di lavoro sufficiente per far ripartire lo stabilimento. L’azienda ha però affermato che lo stabilimento rientra ancora nei suoi piani industriali e non ricorrerà alla mobilità». Come previsto nell’accordo sull’apertura della cassa integrazione straordinaria, gli impianti della fabbrica di via Bagni nuova vengono sempre sottoposti a regolare manutenzione e verifica. Intanto per i lavoratori della Eaton Automotive, passati da 340 a 310 nell’arco di 10 mesi, l’integrazione del reddito sembra per ora essere arrivata soprattutto dai Lavori socialmente utili e in misura minore dai percorsi di formazione e riqualificazione professionale. Sono 30 i cassintegrati di Eaton che sono riusciti accedere ai progetti dei lavori socialmente utili, anche se a mettersi in corsa sono stati 50. «Questo risultato è stato raggiunto grazie all’impegno di un gruppo di noi che ha effettuato un puntiglioso lavoro di raccordo con gli Uffici del lavoro – sottolinea Menon – e di comunicazione all’interno dell’azienda». Quanto rimanga comunque a rischio e desti preoccupazione la situazione della fabbrica lo ha confermato ieri la presenza di circa 150 lavoratori all’esterno della sede dell’Assindustria di Gorizia, dove il confronto tra Eaton e sindacati ha preso il via nel primo pomeriggio per concludersi dopo oltre due ore.
Laura Blasich

Il Piccolo, 16 febbraio 2010
 
INCONTRO CON IL SINDACO AL TERMINE DI UN’ASSEMBLEA SINDACALE 
Eaton, 200 operai in municipio 
Chiesto a Pizzolitto di attivarsi per la concessione della ”cassa in deroga”

A due mesi dalla conclusione della cassa integrazione straordinaria i 310 lavoratori della Eaton Automotive hanno paura e sono arrabbiati. Per questo in 200 ieri hanno deciso, alla fine dell’assemblea tenuta in stabilimento, di raggiungere il municipio per incontrare il sindaco Gianfranco Pizzolitto e chiedergli di contattare con urgenza il prefetto Maria Augusta Marrosu e il presidente della Provincia Enrico Gherghetta. Il primo nodo da sciogliere in fretta è quello della continuità degli ammortizzatori sociali, ma quello di fondo sta nella salvaguardia dei 310 posti di lavoro della Eaton.
Nell’ultimo incontro nella sede dell’Assindustria, solo alcuni giorni fa, la società ha dichiarato di non prevedere la chiusura del sito di Monfalcone, ma non ha nemmeno fornito delle indicazioni sulla ripresa della produzione. «Intanto, però, lo stabilimento di Bosconero in Piemonte lavora 6 giorni su 7, quello di Nordhausen in Germania pure e la fabbrica in Polonia sta pure producendo a ritmo sostenuto», hanno spiegato al sindaco i lavoratori, incontrati nell’atrio del municipio, visti i problemi di staticità dell’edificio. Segnali contrastanti quelli che arrivano dall’azienda, quindi, e che hanno convinto i lavoratori a rafforzare immediatamente il presidio dello stabilimento per evitare l’eventuale trasferimento di macchinari negli altri siti produttivi di Eaton.
L’unico strumento che potrebbe garantire comunque un minimo di respiro, cioé per alcuni mesi, dopo la conclusione della Cigs, il 14 aprile, è rappresentato dalla concessione della “cassa in deroga”, per nulla sicura. «Non è un percorso garantito – ha sottolineato il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, affiancato dal segretario della Fim-Cisl Gianpiero Turus -. L’indennità fra l’altro non può essere anticipata dall’azienda e quindi i lavoratori rischiano di rimanere senza salario per un paio di mesi”. La “cassa in deroga”, poi, come il sindacato ha accertato proprio ieri con la Regione, è “incompatibile” con i Lavori socialmente utili, che al momento stanno permettendo a una trentina di dipendenti della Eaton di integrare il proprio reddito. Il sindaco, che ha incontrato i lavoratori assieme all’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, si è impegnato a contattare già nella serata di ieri sia il prefetto sia il presidente della Provincia. Con l’obiettivo di mettere in campo una serie di iniziative che facciano leva sulle potenzialità del territorio. Dall’avvio dell’attività dello stabilimento Seaway ai progetti di sviluppo per il porto, che richiederanno anni per essere concretizzati (se lo saranno). I lavoratori di Eaton, come osserva il sindacato, hanno però problemi di sopravvivenza molto più contingenti.
«Si dovrebbe in qualche modo imporre alle industrie insediate nel territorio di assorbire i lavoratori rimasti senza impiego», ha osservato Casotto. Se inoltre i Lavori socialmente utili si sono rivelati uno strumento utile e gli istituti bancari hanno proceduto al blocco dei mutui, si sono dimostrati del tutto inadeguati, oltre che tardivi, secondo sindacati e lavoratori, i percorsi formativi attivati per riqualificare i cassintegrati. «Sono angosciato come voi dalla situazione che state vivendo», ha concluso il sindaco, deciso a far pesare anche il proprio ruolo di presidente regionale dell’Anci per sostenere la battaglia delle maestranze della Eaton.

Il Piccolo, 18 febbraio 2010
 
L’INCONTRO VOLTO A CHIEDERE UNA PROROGA DELLA CIG PER I 310 OCCUPATI 
Crisi Eaton, Pizzolitto e Gherghetta dal prefetto

Il sindaco Gianfranco Pizzolitto e il presidente della Provincia Enrico Gherghetta incontreranno la prossima settimana il prefetto di Gorizia Maria Augusta Marrosu per discutere della situazione di grandissima incertezza del futuro della Eaton Automotive. Come richiesto dai sindacati di categoria e da 200 dei 310 lavoratori di Eaton che lunedì si sono recati in municipio per esprimere la loro preoccupazione per il proprio posto di lavoro, il sindaco si è immediatamente attivato, ottenendo la pronta disponibilità del prefetto a un incontro. «Il momento è davvero difficile e bisogna cercare innanzitutto – afferma Pizzolitto – di ottenere la cassa integrazione in deroga, così da tutelare i lavoratori nell’immediato. Il nodo rimane però quello del futuro dello stabilimento. Con il presidente della Provincia Enrico Gherghetta cercheremo quindi di coinvolgere la Regione, perché convochi l’azienda a un tavolo, consentendo di fare un minimo di chiarezza. Non è possibile che la società affermi di non avere l’intenzione di chiudere lo stabilimento di Monfalcone e nello stesso momento anche di non avere lavoro a sufficienza per il sito di via Bagni nuova». Il territorio va messo quanto meno nelle condizioni di progettare un futuro alternativo per lo stabilimento della Eaton, che oggi, come rileva il sindaco, ha una logistica diversa rispetto al passato. «L’apertura della “bretellona” tra Ronchi e la provinciale lo ha messo in buona connessione con il casello autostradale di Redipuglia – spiega – e pure la rete ferroviaria a servizio dell’area industriale Schiavetti-Brancolo potrà essere implementata». Prima di pensare a una riconversione della fabbrica Monfalcone è però decisa a difendere una realtà industriale da cui dipendono 310 famiglie cui se ne aggiungono altre venti, calcolando l’indotto che ruota attorno a Eaton. «Ci deve comunque essere una sinergia vera con la Regione per impedire che si ripeta la chiusura messa in atto da Eaton a Massa due anni fa», ribadisce il sindaco. Il Pd intanto sta seguendo passo dopo passo l’evolversi della situazione e della crisi che sta coinvolgendo 300 famiglie. «Il problema – afferma il capogruppo in Consilgio comunale, Barbara Zilli – non è solo locale: è regionale e nazionale. E’ necessario intervenire su due versanti. Da un lato le istituzioni devono fare la loro parte, ognuna per la propria competenza, sul piano della proroga degli ammortizzatori sociali oramai in scadenza. Posto che è positivo che al momento non si sia sentito parlare di mobilità è necessario però ragionare sin da ora su un’ipotesi di piano industriale, qualsiasi esso sia».

Il Piccolo, 24 febbraio 2010
 
INDUSTRIA. A METÀ APRILE SCADE LA CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA PER GLI OLTRE 300 DIPENDENTI 
La Eaton è in agonia, scatta la mobilitazione 
Regione ottimista sulla proroga degli ammortizzatori sociali. Dai vertici dell’azienda nessuna dichiarazione

di TIZIANA CARPINELLI

Il tentativo di salvataggio della Eaton, in ginocchio per l’azzeramento della produzione e la cassa integrazione straordinaria ormai arrivata agli sgoccioli per 330 tra operai e impiegati, è iniziato. In un tour de force che nelle ultime 48 ore ha coinvolto anche il prefetto Maria Augusta Marrosu, oltre a Provincia, nella persona di Enrico Gherghetta, Comune, Regione e sindacati, le istituzioni hanno fatto quadrato per mantenere l’occupazione sul territorio e garantire il sito produttivo, in attesa di auspicabili segnali di ripresa dal mercato dell’auto. La crisi del settore ha trascinato l’azienda di via Bagni in una situazione drammatica: da una produzione annuale di 25 milioni di valvole si è passati nel primo trimestre del 2009 a 3 milioni e, da aprile, a zero.
Ieri uno spiraglio è emerso, almeno sul fronte degli ammortizzatori sociali, dalle dichiarazioni rese dall’assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen: «La proroga della cassa integrazione, in deroga alla vigente normativa, è un traguardo facilmente raggiungibile». Che tradotto significa: una boccata di ossigeno per tirare avanti ancora un po’. La conclusione della Cigs è prevista il prossimo 14 aprile. L’unico strumento in grado di assicurare un reddito a oltre 300 famiglie, allontanandole temporaneamente dallo scenario altrimenti ineludibile della mobilità e dunque del licenziamento, è quello della cassa integrazione in deroga. Un intervento a sostegno delle imprese in difficoltà che assegna al lavoratore una somma in denaro a parziale copertura della mancata retribuzione dopo che gli ammortizzatori sociali previsti dalla normativa (Cigo e Cigs) si sono esauriti. Chiamata in causa ad attivarsi per l’erogazione è la Regione, la quale ieri, per bocca appunto dell’assessore Rosolen, ha indicato una strada spianata: «Non ci sono problemi, l’importante è che l’azienda dimostri di voler garantire la continuità produttiva, altrimenti si tratta di tempo perso. Lo stesso dicasi per tutte le grosse aziende che versano nelle medesime condizioni di Eaton, come la Safilo. Lo strumento della cassa in deroga è importantissimo, ma le responsabilità vanno condivise tra Stato, Regione e parte datoriale. Io ho avuto modo di parlare nei giorni scorsi con esponenti provinciali e vertici aziendali: deve essere chiara, per quanto ci riguarda, la disponibilità del gruppo a voler continuare a investire sul territorio, altrimenti la Regione si trova ad avere le mani legate».
L’azienda comunque, secondo quanto asserito da Fiom-Cgil, non avrebbe intenzione di chiudere lo stabilimento di Monfalcone: a riprova di ciò, il fatto che gli impianti vengono regolarmente sottoposti a manutenzione. Le condizioni per una riapertura a breve dell’impianto tuttavia non ci sono: manca il carico di lavoro, anche se in altri poli (su tutti Germania e Polonia) la produzione prosegue a ritmo sostenuto. Interpellato ieri, Luca Cuoghi, responsabile del personale della Eaton Italia, non ha inteso rilasciare dichiarazioni e senza recepire le domande ha attaccato il telefono. Chi invece si è rimboccato le maniche, lunedì, è stato il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, che assieme al sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto si è recato in Prefettura per incassare l’appoggio del rappresentante del governo sulla vertenza Eaton: «Abbiamo attivato una collaborazione molto stretta tra enti – ha sottolineato Gherghetta – riscotendo l’adesione del prefetto Marrosu. Il nostro intento è di aprire due tavoli: uno in Regione per risolvere la questione degli ammortizzatori sociali, l’altro in Ministero per vedere come inserire la fabbrica monfalconese nell’ambito della crisi automobilistica, sotto il profilo degli aiuti». Intanto ieri, nella sede della Regione, i sindacati sono stati ascoltati dalla Seconda commissione consiliare presieduta da Maurizio Franz (Ln), assente l’assessore al Lavoro («Mi scuso si è trattato di un errore nella trasmissione degli ordini del giorno da parte degli uffici», così Rosolen).
«Abbiamo chiesto alla Giunta Tondo – ha spiegato Thomas Casotto, parlando a nome di Fiom-Cgil e Fim-Cisl – una modifica della normativa che rende incompatibile il ricorso ai lavori socialmente utili per chi si trova in regime di cassa in deroga. Il provvedimento interessa 30 lavoratori, i quali potranno, se cambiata la legge, proseguire nell’integrazione di 200-400 euro sul salario decurtato. Ora gli operai percepiscono 800 euro. La seconda istanza investe invece l’azienda, con la richiesta di anticipo del Tfr sulla cassa integrazione per i dipendenti che ne hanno la disponibilità». Sul primo punto Rosolen in serata ha presentato un’interrogazione al ministero del Lavoro, impegnandosi ad attivarsi per una soluzione.

Il Piccolo, 25 febbraio 2010
 
«Viviamo con l’incubo che Eaton smobiliti» 
I timori di uno dei 320 addetti che da dieci mesi vive con 800 euro al mese

di TIZIANA CARPINELLI

Una fabbrica fantasma. Questo è lo specchio della Eaton, oggi, a Monfalcone. Lo stato d’animo degli operai, da 18 mesi costretti a tirare a campare con un reddito di 800 euro per 30 lunghissimi giorni, passa alternativamente dalla rabbia alla depressione. C’è chi, per risparmiare, si sposta in bici, anche quando fuori viene giù che Dio la manda. E chi, lo racconta il sindacalista Fim della Rsu Fiorenzo Puntin, vive al di sotto della soglia di povertà: «Come si può resistere, dignitosamente, con 800 euro al mese?».
«Eppure per noi – racconta un dipendente, Guido Rizzo, 54 anni, da 34 alla Eaton – lavorare in questa fabbrica equivaleva ad avere un posto statale: eravamo sicuri che nessuno ce lo potesse togliere, quanto ci sbagliavamo». Caposquadra nel reparto di Preparazione, Rizzo ha iniziato come operaio semplice a 20 anni. È sposato, ha una figlia di 22 anni che si è diplomata e a sua volta sta cercando un lavoro. La moglie è casalinga. Con i suoi 800 euro manda avanti tutta la famiglia. «Mi mancano quasi sei anni alla pensione – dice – sono troppo giovane per appendere al chiodo la tuta e troppo vecchio per essere reinserito in un altro posto: chi mi piglia, oggi? Che ne sarà di me?».
Eppure quanto orgoglio c’era nel forgiare tutte quelle valvole. «Avevo soddisfazione ad andare in fabbrica, sì c’andavo volentieri come i miei compagni – prosegue -. Nel 2008, le prime avvisaglie: produzione che rallenta, infine si azzera. E la cassa integrazione ordinaria, prima a singhiozzo, poi fissa, con l’ingresso nella straordinaria. Ora arriva il peggio, perché anche se ci danno la cassa in deroga continuiamo a non sapere di che morte moriremo. Cosa provo? Rabbia, tristezza, malinconia. E paura, paura che si ripeta ciò che è avvenuto in Spagna, a Massa e a Rivarolo, dove l’azienda ha chiuso da un giorno all’altro gli impianti: il percorso sembra sempre lo stesso».
«Abbiamo a che fare con una multinazionale – conclude il caposquadra -, il prezzo fa il mercato: in Polonia costa meno e quindi si produce lì, delocalizzando. É la logica dell’economia, lo so bene. Ma in me c’è ancora un rimasuglio di fede, che mi porta ad affermare che forse non è detta l’ultima parola. Speriamo».
Il sindacalista Puntin ribadisce che «l’azienda è contraria alla chiusura del polo monfalconese: lo stabilimento è sicuramente in crisi ma non siamo al capolinea, l’obiettivo è di ottenere la cassa in deroga per 4 mesi, al termine dei quali il gruppo sarà chiamato a rilasciare una dichiarazione di intendimenti, pena un difficile rilascio di ulteriori ammortizzatori sociali». «C’è – continua – un abbruttimento che si legge nelle facce dei lavoratori dettato dalla situazione precaria: vivere con 800 euro per un periodo così lungo è estremamente difficile. Quei parlamentari che ancora non si sono neppure interessati di prendere informazioni sullo stato dell’azienda dovrebbero perlomeno pensare a noi lavoratori, alla depressione in cui, sotto il profilo umano, siamo caduti».
Sul punto è intervenuta ancora l’altro giorno l’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen, la quale pure ieri ha ribadito «la disponibilità ad avviare le procedure per concedere il trattamento in deroga», riservandosi la verifica dell’impegno delle imprese a «dimostrare la volontà di perseguire la ripresa con la salvaguardia dei siti produttivi».

Il Piccolo, 26 febbraio 2010
 
L’OBIETTIVO DELL’ASSESSORE REGIONALE ROSOLEN 
Eaton Automotive, si punta alla proroga della Cassa integrazione per tutto il 2010

«Considerato il numero elevato di lavoratori coinvolti stiamo valutando l’opportunità di apportare modifiche all’accordo sulla cassa integrazione in deroga, prevedendo l’estensione del periodo massimo di trattamento». Da quattro a otto mesi: l’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen apre alla possibilità di offrire una ”coperta” più lunga ai lavoratori della Eaton Automotive di via Bagni, e così pure ai dipendenti di altre grandi imprese investite dalla crisi, per consentire alle realtà industriali di superare la buriana recessiva. La condicio sine qua non è l’«impegno aziendale a salvaguardare l’occupazione», attraverso «la rotazione dei lavoratori in produzione e il ricorso alla formazione e riqualificazione degli stessi». L’accordo relativo gli ammortizzatori in deroga per il 2010 è stato silgato tra esecutivo Tondo e parti sociali a dicembre: la richiesta di 30 milioni di euro per l’anno in corso, invece, è stata consegnata al ministero il 12 febbraio scorso.
Gli uffici regionali, sempre per quanto concerne la Eaton, azienda produttrice di valvole per automobili, stanno verificando la possibilità di includere i 330 lavoratori e impiegati della Eaton che percepiranno gli ammortizzatori in deroga nei progetti di lavoro di pubblica utilità: una richiesta, questa, espressa dai sindacati nel corso dell’incontro avvenuto lunedì in sede di Seconda commissione consiliare regionale. Un tavolo, questo, che ha già registrato diversi commenti: «Abbiamo assicurato il massimo impegno a far sì che la giunta si industri a trovare delle soluzioni per i lavoratori – così Giorgio Brandolin, consigliere regionale (Pd) -. In particolare si valuteranno le possibilità di ricollocazione e si studierà l’applicazione degli ammortizzatori in deroga». «La speranza è sempre l’ultima a morire – ha concluso – ma dobbiamo comunque fare i conti con la situazione contingente, che certo non è positiva: per questo ci concentreremo soprattutto sulla possibilità di garantire sostegno ai lavoratori in caso di bisogno. Come prima cosa, quindi, ho richiesto all’esecutivo Tondo di verificare tutti i regolamenti inerenti a Cigo, ammortizzatori in deroga e lavori socialmente utili per capire come poter integrare questi tre strumenti facendo in modo che si supportino e non ostacolino le rispettive applicazioni».
Per il consigliere regionale Franco Brussa (Pd) forse non c’è stata l’attenzione politica giusta su una realtà non banale come la Eaton, mentre per il presidente della Seconda Commissione Maurizio Franz (Ln) è stato importante rimarcare la volontà dei lavoratori di costruire un percorso di riqualificazione professionale. Il più duro è stato il consigliere regionale di Prc Roberto Antonaz, il quale oltre a stigmatizzare l’assenza della Rosolen all’incontro di lunedì ha invocato l’accesso alla Cigo in deroga con il contestuale mantenimento del reddito prodotto dai lavori socialmente utili: «Abbiamo dato 400 milioni di euro a imprese e banche e solo 80 a sostegno al reddito, è giunto il momento di spostare parte di quel denaro a favore delle famiglie». (ti.ca.)

Il Piccolo, 08 agosto 2009 
 
DA MONFALCONE SOLIDARIETÀ AI COLLEGHI DELL’INNSE DI MILANO  
Eaton, a Ferragosto cassintegrati in fabbrica per scongiurare il trasferimento dei macchinari
 
 
Cassaintegrati e Rsu proseguiranno anche nella settimana di Ferragosto l’attività di monitoraggio dello stabilimento Eaton Automotive di Monfalcone, coinvolto dalla pesantissimi crisi del settore dell’automobile per il quale produce valvole e di fatto fermo dall’inizio dell’anno. Un gruppo di lavoratori, in Cigs dal mese di aprile, assieme ai loro rappresentanti sindacali sarà presente ogni giorno dalle 9 alle 12 anche durante la prossima settimana nella fabbrica di via Bagni nuova per evitare che in assenza di sorveglianza possano essere trasferiti all’esterno dello stabilimento macchinari fondamentali per la produzione. Un’ipotesi questa che era emersa nel corso di un incontro con la società nella seconda meta di giugno nella sede dell’Assindustria di Gorizia e che i sindacati avevano subito stoppato. Tra azienda e sindacati è già intervenuta una sorta d’intesa per la rottamazione di un macchinario ritenuto obsoleto, ma i lavoratori temono che dall’azienda possano uscire anche apparecchiature ancora utili alla produzione. «Vogliamo far capire alla società che siamo presenti – spiega Livio Menon, della Rsu Eaton – e che ci opponiamo sempre a qualsiasi tentativo di delocalizzazione». Nell’ultimo appuntamento all’Assindustria, meno di un mese fa, la società non ha comunque riportato sul tavolo questa prospettiva, ma solo la formalizzazione dell’apertura della mobilità volontaria per un massimo di 20 dei 235 lavoratori dello stabilimento, investito già dallo scorso autunno dal crollo del mercato dell’auto. Una situazione che, stando a quanto riferito dai rappresentanti della multinazionale statunitense, non conoscerà alcun miglioramento a livello europeo nei prossimi mesi, mentre qualche timido segnale di ripresa si sta affacciando negli Usa e in Asia. Azienda e sindacati hanno quindi già  stabilito di incontrarsi ancora a settembre per un nuovo punto della situazione, finalizzato alla migliore gestione possibile dello scarico di lavoro che per i lavoratori si sta traducendo in crescenti difficoltà economiche. L’obiettivo della Rsu rimane quindi quello di salvaguardare i posti di lavoro, 335, esistenti a Monfalcone durante tutta la durata di una crisi la cui conclusione, comunque, secondo i sindacati non è vicina. I rappresentanti delle maestranze della Eaton continuano perciò anche a percorrere tutte le strade utili a sostenere il reddito dei lavoratori e delle loro famiglie. Vedi l’intesa, sollecitata proprio dai lavoratori Eaton e dal sindacato dei metalmeccanici, raggiunta dall’Anci regionale con l’Abi, l’associazione degli istituti bancari, per la sospensione dei mutui contratti da persone coinvolte dalla crisi.
“Stiamo vagliando sempre anche la possibilità  di ricorrere ai lavori socialmente utili – aggiunge Menon -. Benché non convenga molto dal punto di vista monetario, questo strumento ha sua importanza dal punto di vista psicologico per chi ormai si trova da quasi un anno escluso dal mondo del lavoro». Secondo la Fiom-Cgil, la cui segreteria provinciale non a caso esprime la sua solidarietà  ai lavoratori della Innse di Milano che da un anno difendono l’esistenza del sito produttivo lombardo, vicende come quella della Eaton potrebbero moltiplicarsi nei prossimi mesi. (la. bl.)

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