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Il Piccolo, 27 novembre 2010 
 
SCUOLA. ALL’EINAUDI-MARCONI 
Badge e registro elettronico contestati dagli studenti

Contestano i badge presenze e l’iPad utilizzato come registro elettronico di classe. Agli studenti dell’Istituto tecnico Einaudi-Marconi di Staranzano la tecnologia non piace. Vorrebbero tornare al vecchio sistema cartaceo. Lo precisano in una nota in cui spiegano anche che l’occupazione del campetto scolastico avviata la scorsa settimana non è stata promossa per contestare l’indisponibilità degli insegnanti ad accompagnare le classi in gita, quanto per informare tutti gli studenti sulle conseguenze della riforma Gelmini all’interno dell’istituto (diminuzione ore di laboratorio, taglio dei fondi che portano alla riduzione delle cattedre, aumento degli alunni per classe, cambiamento degli indirizzi di studio). Gli studenti sottolineano che la maggior parte dei docenti ha apprezzato il comportamento tenuto dai ragazzi durante l’autogestione, ma affondano una stoccata all’indirizzo del dirigente scolastico che, a loro dire, con i badge e l’iPad «privilegia strumentazioni di dubbia utilità».
Di fatto ritengono superfluo strisciare all’ingresso a scuola il badge dal momento che poi, in classe, viene comunque fatto l’appello e compilato il registro cartaceo. Dove invece c’è il registro elettronico, i tempi per segnare presenze e assenze sull’iPad sono troppo dilatati,
«Siamo una scuola tecnica e tecnologica – risponde il preside Marco Fragiacomo – e avere la situazione delle presenze in un data base rientra negli obiettivi del nostro indirizzo. Forse i ragazzi non riescono a capirne il valore. In ogni caso sono iniziative che sono state approvate dal Consiglio d’istituto con parere favorevolissimo dei genitori».
Il dirigente riconosce che l’iPad ha presentato alcuni limiti, ma parla di problemi tecnici già risolti e ritiene l’impianto valido. «L’informatizzazione ci permette di risparmiare tempo a livello di segreteria – sottolinea -. L’obiettivo è comunicare tempestivamente con i genitori. Non si tratta certo di un controllo di poliziesco, è piuttosto un modo per informare. Se il sistema funzionerà, e lo sta facendo abbastanza bene, allora l’anno prossimo esporteremo il registro elettronico ad altre classi. In caso contrario, torneremo all’inchiostro e al calamaio. In ogni caso ritengo che la protesta sia espressione di una minoranza, non di tutti gli studenti». (s.b.)

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Il Piccolo, 17 novembre 2008 
  
Effetto Gelmini in città: taglio di 50 cattedre e una superiore in meno  
«Simulazione» della Flc-Cgil che prospetta anche una drastica riduzione di corsi e indirizzi
 
 
Dopo la conversione in legge della riforma Gelmini e con la protesta studentesca ancora in atto, sindacati e istituzioni cercano di prefigurarsi lo scenario che attende il mondo della scuola non solo a livello nazionale ma anche locale. Sia sul piano organizzativo, sia strettamente occupazionale. Ebbene, secondo la Flc-Cgil potrebbero essere 141 i posti di lavoro a rischio tra docenti e personale interno che verrebbero meno nella provincia di Gorizia – il 30% a Monfalcone -, mentre in tutta la nostra regione l’organico rischia di calare di 1114 unità.
Ma anche le scuole di Monfalcone potrebbero pagare un «pedaggio» altissimo che si potrebbe aggirare addirittura su una perdita di 40-50 posti.
Sono questi i dati emersi da una «simulazione» effettuata dalla Flc-Cgil isontina per meglio comprendere gli effetti della riforma in atto. Un’azione, definita «devastante» dal sindacato, che potrebbe essere evitata solo prospettando una soluzione a dir poco improbabile. Cioè il ritiro della norma legislativa.
Secondo la Cgil, la perdita delle cattedre in provincia di Gorizia è stata così calcolata: 37 per le scuole elementari, 38 per le scuole medie, 27 per le superiori. Oltre a 39 posti occupati dal personale Ata che verrebbero meno. Fin qui i numeri, che rispecchiano per grandi linee quelli già ipotizzati da altre organizzazioni dei lavoratori o dagli stessi operatori scolastici. Ma le scuole monfalconesi potrebbero pagare in modo severo anche in termini di autonomia, di corsi, attrezzature e laboratori.
Pessimo il futuro, ad esempio, che la Flc-Cgil prefigura per il Liceo scientifico Buonarroti che potrebbe perdere il biennio dell’indirizzo «sperimentale», come pure l’indirizzo «classico» che, peraltro, già quest’anno non è stato costituito per carenza di iscritti. E un’altra prospettiva, giudicata con estrema preoccupazione dai dirigenti scolastici, potrebbe riguardare gli altri due istituti superiori cittadini che, per affinità, rischiano di essere unificati sotto un’unica sigla e direzione. Trattati insomma come dei «doppioni».
È il caso dell’Iti-Itc Einaudi-Marconi di Staranzano che già quest’anno si trova, quanto a numero di studenti, sotto il tetto minimo richiesto per godere dell’autonomia, cioè 500. La sua sorte, secondo il sindacato, potrebbe essere quella di finire accorpato al Polo professionale di via Baden Powell, sotto un unico dirigente scolastico. «La situazione è gravissima – afferma Mino Malfi della Flc-Cgil isontina -: qui non si tratta di limare sperperi di risorse inutili come vuol farci credere il governo. Stiamo seriamente rischiando di snaturare la funzione stessa delle scuole professionali che hanno il compito di formare i futuri operai specializzati, e di quelle tecniche in campo industriale e commerciale».
La prospettiva, secondo la Flc-Cgil – è ancor più grave a Monfalcone, la cui economia poggia sull’industria più che sul terziario. In questo caso inoltre, secondo il sindacato, ci sarebbe un’emorragia di insegnanti di materie tecniche. A livello provinciale – aggiunge Malfi – rischia la cancellazione anche una scuola unica nel suo genere nell’Isontino, l’Istituto agrario di Gradisca d’Isonzo. «A oggi – aggiunge Malfi – non si conosce il destino che potrebbe attendere questa scuola. Per questi motivi, la Flc-Cgil chiediamo il ritiro o quanto meno la sospensione per almeno un anno della legge. Nel frattempo dovremmo metterci attorno a un tavolo e discutere».
Un primo effetto, secondo il sindacato, c’è già stato: i termini delle iscrizioni per il prossimo anno sono state rimandate. Dovevano essere effettuate entro il 31 gennaio, invece sono state rinviate a febbraio o addirittura a marzo in attesa vdi conoscere i contenuti e le disposizioni dei decreti attuativi e quindi stabilire gli organici delle singole scuole. Per quanto riguarda gli eventuali accorpamenti, il sindacato spinge per coinvolgere quanto prima la Regione, la Provincia di Gorizia e i Comuni prima che sia troppo tardi. «Questo non è solo un problema di Monfalcone, dell’Isontino o della regione – afferma Malfi – ma è un problema nazionale perché tocca le famiglie, la qualità dell’insegnamento e il posto di lavoro di tante persone. Senza contare il problema delle scuole elementari e del ”tempo pieno” che viene frequentato da centinaia di scolari a Monfalcone e che potrebbe essere messo a rischio con il ricorso alla figura del maestro unico.
«Non c’è in gioco solo un metodo d’insegnamento – conclude Malfi – ma anche l’organizzazione interna di molte famiglie con entrambi i genitori che lavorano e che vedrebbero la loro esistenza rivoluzionata. Stiamo preparando un piano di protesta che prevede, per il personale Ata, lo sciopero dello straordinario, per i docenti il rifiuto di sostituire colleghi assenti o di svolgere attività non obbligatorie e quindi bloccare, a esempio, i viaggi di istruzione. Per le scuole superiori bisogna cominciare una serie di iniziative di sensibilizzazione sul territorio, coinvolgere in una rete gli studenti di diversi istituti e anche i genitori, con l’obiettivo di puntare a una scuola di qualità».
Ciro Vitiello

COORDINAMENTO ISONTINO  
Mercoledì assemblea in Consiglio
 
 
Il dibattito del Consiglio di Monfalcone sui cambiamenti imposti alla scuola dal decreto Gelmini non è proseguito giovedì sera. Il confronto sulla mozione presentata dal Pd proseguirà nella prossima seduta, come deciso dal presidente del Consiglio Marco Ghinelli e dai capigruppo. Intanto continua la mobilitazione anche a livello locale per la difesa della scuola pubblica. La sala del Consiglio farà da teatro mercoledì, alle 20.30, a un’assemblea pubblica del Coordinamento isontino in difesa della scuola pubblica, riunita per discutere dei contenuti e dei dispositivi di legge che «mettono a rischio l’esitenza stessa del carattere pubblico della scuola e dell’università italiana». Nel corso dell’iniziativa, spiegano gli organizzatori, verranno esposte le ricadute dei tagli del personale docente e Ata nella provincia e gli effetti del nuovo dimensionamento delle istituzioni scolastiche in termini non solo di chiusura di plessi, ma anche in materia di offerta formativa. Il coordinamento è nato come strumento di partecipazione dal basso di docenti dei diversi ordini di scuola, personale Ata, genitori e studenti ed ha già promosso diversi momenti di informazione con volantinaggi e assemblee.

Il Piccolo, 14 novembre 2008 
 
Protesta a fianco degli universitari  
Oggi a Roma anche una delegazione degli studenti delle superiori cittadine 
 
Oggi a Roma con una delegazione fianco a fianco degli universitari e da lunedì, in concomitanza con la settimana di proteste organizzata dagli studenti delle scuole superiori di Trieste, anche quelli degli istituti del Monfalconese hanno in programma incontri, assemblee e lezioni all’aperto, anche al di fuori dell’ambiente scolastico. Ovviamente tempo atmosferico e burocrazia permettendo. E’ questa l’ipotesi prevista dai rappresentanti dei comitati studenteschi, poiché prende sempre più consistenza l’ipotesi di una manifestazione unitaria dei tre istituti superiori, Polo professionale di via Boito, liceo scientifico «Buonarroti» e l’Iti-Itc «Einaudi-Marconi» di Staranzano, fuori dell’orario scolastico, proprio per dimostrare che ogni tipo di manifestazione non ha nulla a che fare con l’accusa di voler saltare le giornate di scuola. I comitati, per dare più peso alle loro azioni, nell’ultimo incontro hanno concordato di portare avanti una politica unitaria anche assieme agli istituti di altre Province.
Gli studenti monfalconesi il 30 ottobre scorso, avevano, infatti, partecipato in massa al sit-in davanti alla sede della Provincia a Gorizia, mentre oggi nella capitale per far sentire il proprio malcontento verso la legge 133, saranno presenti con i colleghi degli istituti superiori regionali e anche con gli universitari goriziani e gli iscritti alle università di Udine e di Trieste. E’ in ballo, infatti, per gli atenei, il taglio di un miliardo e mezzo di euro di investimenti.
«La nostra protesta non si è esaurita – dicono gli studenti – e continueremo ad opporci contro la riforma Gelmini fino a quando non verrà ritirata. Vogliamo una scuola migliore e competitiva con quelle europee. Con le manifestazioni pensiamo di sensibilizzare le famiglie e far capire che con la protesta non vogliamo perdere lezioni, ma diciamo che la scuola non deve morire altrimenti sarà un danno anche per le generazioni future. Siamo sicuri che troveremo l’appoggio anche di molti docenti per i quali è incerto anche il loro domani».
La decisione presa almeno per il momento dai gruppi studenteschi, è dunque stop a occupazione e autogestione, ma non rinuncia alla protesta che andrà avanti fino a quando non ci saranno ripensamenti su alcune decisioni dei tagli ai finanziamenti della legge appena approvata. Gli studenti, perciò, sono sempre sul piede di guerra e respingono al mittente anche le “velate intimidazioni” che arrivano da qualche dirigente scolastico che vorrebbe «spaventare» i ragazzi abbassando il voto in condotta, considerando assenze ingiustificate le ore delle assemblee non concesse in forma ufficiale. Un provvedimento verrebbe esteso anche a coloro i quali si rendono responsabili di interruzione del pubblico servizio, se venisse impedito al personale interno di entrare nelle loro funzioni o anche agli studenti intenzionati a seguire le lezioni. Ciro Vitiello 

IL COMUNE: «C’È UN BOOM DELLE RICHIESTE DI ASSISTENZA»  
Mancano fondi, sostegno ai disabili a rischio  
L’attività scolastica di aiuto potrebbe subire dei tagli. Preoccupata l’Associazione delle famiglie
 
 
Mancano fondi e i ragazzi disabili che frequentano le scuole rischiano di restare senza insegnanti e attività di sostegno. E le famiglie fanno quadrato per invertire una tendenza preoccupante. A condurre questa battaglia sono i genitori della Fabis, l’Associazione di genitori dei disabili. «I nostri figli hanno diritto all’assistenza scolastica – spiega, a nome dell’associazione, Luigina Bertone – accanto alla quale viene prevista anche una forma di assistenza predisposta dal Comune. Ebbene, il Comune non ha fondi a sufficienza e le ore dedicate ai nostri ragazzi potrebbero essere ridotte rispetto a quanto ora avviene, e già siamo ai limiti». Il Comune, da parte sua, ammette le difficoltà. «La prossima settimana dibatteremo di questo problema nell’assemblea dei sindaci – spiega l’assessore alle Politiche Sociali Cristiana Morsolin – e cercheremo di trovare una soluzione evitando una contrazione dell’attività di sostegno. Noi intendiamo comunque porre sempre e comunque il bambino al centro della nostra azione».
LA DENUNCIA. La denuncia in materia dei tagli alle ore di assistenza sociale ai bambini disabili arriva dall’associazione Fabis, che riunisce i genitori di bambini con disabilità più o meno gravi che devono essere assistiti costantemente e soprattutto nelle ore trascorse a scuola. Ma negli ultimi tempi le ore di assistenza loro dedicate si sono ridotte progressivamente. «Purtroppo le ore destinate dal Comune a tale tipo di assistenza sono poche – spiega Luigina Bertone – e spesso, se dedicate ad attività extrascolastiche, vengono poi recuperate nelle ore di scuola». Per esempio, se una scuola effettua una gita, o un rientro scolastico che richiede la presenza dell’assistente, ecco che poi quest’ultimo deve recuperare queste ore nel corso della sua normale attività al mattino. Di conseguenza ci sono casi in cui i ragazzi sono lasciati a se stessi, con il solo accompagnamento dell’insegnante di sostegno». In più, se avviene il contrario, e per esempio è il bambino che manca da scuola magari per questioni legate proprio alla sua salute, poi non può recuperare le ore perse. E il futuro, stando a quanto ci viene prospettato, si prevede ancora più cupo. I fondi del Comune si riducono e di conseguenza anche le attività destinate alla scuola».
IL COMUNE. Da parte dell’amministrazione comunale non si nega che le difficoltà in tal senso ci siano. Ma c’è la speranza di poter trovare una soluzione. «È vero che negli ultimi anni c’è stato un vero boom di richieste di assistenza da parte delle famiglie dei bambini negli istituti scolastici – spiega l’assessore Cristiana Morsolin –, cresciute a livello esponenziale. Per questo abbiamo avviato un percorso di ricognizione, assieme alle scuole e al servizio sociale, in modo da affrontare e fronteggiare il fenomeno. E ci siamo accorti che il Comune per anni ha fatto da supplente alle stesse scuole garantendo una copertura del servizio di assistenza maggiore addirittura di quello previsto dalle scuole». Insomma, l’attività di sostegno del Comune dovrebbe essere integrativa rispetto a quella della scuola, mentre spesso si è verificato l’esatto contrario. Per questo è stato deciso di procedere a una valutazione della situazione esistente. Scontate dunque le preoccupazioni delle famiglie qualora il Comune dovesse decidere di ridurre il suo impegno.
«L’obiettivo cui puntiamo è che ognuno si faccia carico dei propri compiti – spiega l’assessore Morsolin -. Ma questo non implica automaticamente che ci sia una riduzione dei fondi. Noi puntiamo a realizzare dei piani di assistenza tarati sulle esigenze di ciascun bambino. Questo è quanto abbiamo assicurato all’associazione, facendo presente che la situazione attuale si può registrare solo in questi termini».
Elena Orsi

Il Piccolo, 10 novembre 2008 
 
I TAGLI DELLA LEGGE GELMINI  
Scuola, è a rischio la metà dei precari  
Denuncia del sindacato di categoria della Cisl. Nelle superiori studenti in stato d’agitazione
 
 
Si profilano anche sul nostro territorio tagli e conseguenze pesanti, determinati dal decreto Gelmini, da poco diventato legge.
In provincia sono attualmente in servizio 410 precari, fra docenti e personale ausiliario Ata. Nei prossimi tre anni 216 di loro rischiano il posto: in particolare 106 Ata e 21 docenti della scuola dell’infanzia, 47 della primaria, 25 delle medie e 47 degli istituti superiori. E sono solo i dati relativi alla provincia di Gorizia. Nella provincia di Udine i numeri sono ancora più alti. In regione è previsto un taglio totale di 1.250 docenti e di 741 unità Ata.
Dati allarmanti che mettono in luce una triste realtà a cui dovrà far fronte il mondo della scuola. In Italia si parla di 131.000 posti di lavoro in meno, tra insegnanti e personale. I tagli al personale sono solo uno dei punti inclusi nella legge 133, conversione del decreto Gelmini, che prevede tra l’altro la diminuzione del monte ore settimanale: nelle scuole ci saranno 6 ore di lezione in meno alla settimana.
«Tutto a scapito della qualità dell’insegnamento e della quantità di nozioni che si possono insegnare» spiega Dario Cauzer, segretario provinciale della Cisl Scuola.
La preoccupazione è anche legata alla probabile abolizione del tempo pieno. Come faranno le famiglie, dove entrambi i genitori lavorano, a occuparsi dei figli nel pomeriggio? Si rischia di tornare indietro di decenni: quando le donne stavano a casa ad accudire i figli. E’ questo il timore più diffuso, sia nell’ambiente scolastico, sia tra le famiglie.
Perplessità anche sul ritorno al maestro unico. Attualmente, nelle scuole primarie, grazie all’insegnamento modulare i bambini possono seguire dei momenti di recupero oppure di approfondimento tematico e gli alunni stranieri seguono un percorso mirato di inserimento.
«Con il maestro unico non sarà più possibile fare tutto questo, perché il docente dovrà stare dietro a classi sovraffollate e non avrà il tempo di seguire i casi più difficili o di potenziare le capacità degli alunni più bravi», spiegano alla Cisl Scuola.
Nelle scuole primarie di Monfalcone l’introduzione del maestro unico potrebbe arrivare già con il prossimo anno scolastico. Questo perché sono già stati fatti dei tagli sul personale e il numero dei docenti non è sufficiente a coprire la turnazione prevista per continuare l’insegnamento modulare.
Gli insegnanti, dal canto loro, si stanno impegnando per garantire le trenta ore settimanali e un elevato livello di competenza, ma sono consapevoli che un maestro unico non sarà in grado di assicurare tutto questo.
I bambini stanno già in parte pagando le conseguenze della riduzione del personale: per loro le gite sono un miraggio, perché il numero di docenti è insufficiente per assicurare la vigilanza necessaria durante le uscite.
Grazie alla legge 133 pende sulle scuole più piccole l’incubo dell’accorpamento. Non dovrebbe esserci nessun caso nel mandamento, perché tutte le scuole hanno un numero piuttosto alto di studenti e a causa dei tagli precedenti alcuni istituti avevano già subito un intervento di razionalizzazione.
Questo provvedimento, però, potrebbe interessare le scuole dei comuni minori, come Fossalon di Grado o Medea.
Spetta, comunque, alla regione realizzare il piano di accorpamento e di chiusura degli istituti più piccoli. «Ci sono molte persone che lavorano da anni nel mondo della scuola, il cui futuro si è infranto nei tagli di governo, mimetizzati con l’intento di migliorare la scuola» afferma Dario Cauzer. Sia la Cisl Scuola, sia gli altri sindacati Cgil, Uil, Snals e Gilda, si sono unite in corteo a Roma il 30 ottobre. Nella provincia di Gorizia si è astenuto dalle lezioni oltre il 70% dei docenti. Per la prima volta le cinque sigle sindacali hanno proclamato insieme lo sciopero generale per manifestare il proprio dissenso ai provvedimenti del ministro Mariastella Gelmini e chiedere l’apertura di un tavolo di confronto con il governo per revisionare la legge.
«Hanno preso le decisioni senza interpellarci. Vogliamo essere presi in considerazione almeno nella stesura dei regolamenti applicativi, l’unico margine per limitare i danni per la scuola. Continueremo lo stato di agitazione e di sensibilizzazione a livello locale attraverso incontri pubblici e sit in in piazza», conclude Cauzer.
Intanto, sul fronte studentensco resta alta l’attenzione nelle scuole superiori dove i ragazzi stanno valutando l’ideoa, per rendere pubblico e visibile il loro malumore di tenere lezioni all’aperto. Resta ad ogni modo proclamto la stato di abgitazione anche se al momento nesuna scuola risulta occupata o autogestita.
Rossella de Candia

SCUOLA. ITALIA DEI VALORI  
«La mozione di Del Bello passo falso della maggioranza»  
Zanolla (Destra): «Sono altri i problemi cui l’Aula dovrebbe dedicare attenzione» 
 
«In effetti il Consiglio comunale di giovedì sera non ha offerto uno spettacolo esaltante agli intervenuti accorsi per ascoltare il dibattito sulla mozione presentata dal consigliere della maggioranza Fabio Del Bello contro il decreto Gelmini in difesa della scuola pubblica». Ad affermarlo è il referente cittadino dell’Italia dei Valori, Bruno Bonetti, che sottolineando l’importanza dell’argomento critica la formulazione «impropria e illegale di un volantino che che invitava alla costituzione di un comitato a nome del Consiglio stesso senza che questo avesse deliberato in merito». La mozione non era passata in aula a causa della mancanza del numero legale, un vero e proprio passo falso della maggioranza consumatosi davanti a studenti e docenti intervenuti per assistere al previsto dibattito.
Ma su questa vicenda, «ciò che meraviglia è l’assoluto silenzio dell’assessore all’Istruzione e il cittadino si chiede come mai non sia uscita una parola, un intervento, un pensiero sull’argomento-scuola come fosse estraneo alla vicenda. O forse non ha ben compresa la dannosità del decreto Gelmini per le troppe assenze dal suo ruolo di insegnante tanto da essere all’oscuro del problema?», ssostiene Bonetti riferendosi, senza peraltro citarla esplicitamente, la vicesindaco a essessore Silvia Altran.
«In questa situazione generale di mal di pancia dell’amministrazione – aggiunge Bonetti – si inserisce il distacco dalla maggioranza consiliare di due esponenti rendendo così precaria la tenuta stessa cui si aggiunge, per ironia della sorte, l’ingresso in giunta di un consigliere nemmeno apprezzato dai suoi pochissimi affezionati elettori non essendo stato eletto, ma ripescato alle ultime elezioni». «Ancora una volta – secondo Bonetti – vince la partitocrazia ma non il merito. Ma a queste turbolenze amministrative non va sottovalutata la precaria conduzione di altri assessorati che non rispondono alle richieste e esigenze dei cittadini e associazioni». «Già precedentemente – conclude l’esponente dell’Italia dei Valori – ebbi modo di denunciare questa pericolosa deriva amministrativa e ora se non si vuole lasciare la città in mano alla destra sarà necessario riprendere in mano la situazione con determinata forza e coraggio anche a costo di scontentare qualche troppo pretenziosa forza politica».
Sull’argomento interviene anche la consigliera della Destra Lionella Zanolla che sottolinea come la questione-scuola sia ritenuta dalla maggioranza «l’unico problema scottante», mentre «disoccupazione, lavori pubblici, crisi alla Eaton, sicurezza sono completamente spariti dalle preoccupazioni di tutti ed è subentrato questo fondamentale problema: la creazione di una comitato anti-Gelmini a cui il Comune deve dare l’imprimatur e concedere sedi e quant’altro». «Quanto accaduto sulla mozione di Del Bello – aggiunge Zanolla – può accadere in qualsiasi altro momento, vedi bilancio. E non osi l’amministrazione chiedere all’opposizione senso di responsabilità. Loro dicono di aver vinto, di avere i numeri. Bene: si assumano le loro responsabilità».

Messaggero Veneto, 10 novembre 2008 
  
MONFALCONE  
Bonetti (Idv): sta cedendo la maggioranza di Pizzolitto
 
 
MONFALCONE. «In effetti il consiglio comunale di Monfalcone di giovedì sera non ha offerto uno spettacolo esaltante agli intervenuti accorsi per ascoltare il dibattito sulla mozione presentata dal consigliere Del Bello contro il decreto Gelmini sulla riforma scolastica. L’argomento si annunciava di importante attualità, ma discutibile per la metodologia con cui è stato presentato».
Bruno Bonetti di Italia dei valori interviene in merito alla sospensione della seduta a causa della mancanza del numero legale di presenti. «Ciò che meraviglia è l’assoluto silenzio dell’assessore all’istruzione e il cittadino si chiede come mai non sia uscita una parola, un intervento, un pensiero sull’argomento scuola come se fosse estraneo alla vicenda».
Secondo Bonetti, in questa situazione generale «di mal di pancia dell’amministrazione», si inserisce il distacco dalla maggioranza consiliare di due esponenti, già Margherita e ora Rosa Bianca, rendendo così precaria la tenuta stessa della maggioranza, «cui si aggiunge, per ironia della sorte – prosegue, riferendosi alla prossima possibile nomina ad assessore di Giordano Magrin dello Sdi, in sostituzione di Andrea Montagnani –, l’ingresso in giunta di un consigliere nemmeno apprezzato dai suoi pochissimi affezionati elettori non essendo stato eletto, ma ripescato alle ultime elezioni. Ancora una volta vince la partitocrazia e non il merito. Ma a queste turbolenze amministrative non va sottovalutata la precaria conduzione di altri assessorati che non rispondono alle richieste e alle esigenze di cittadini e associazioni».
Il rappresentante di Idv evidenzia la necessità di riprendere in mano la situazione con determinata forza e coraggio «anche a costo – conclude – di scontentare qualche troppo pretenziosa forza politica».
Intanto, proprio la vertenza con la Rosa Bianca, con i cui rappresentanti Giuliano Antonaci e Antonello Murgia il sindaco Pizzolitto ha avuto un incontro la fine della scorsa settimana, sembra non avere avuto esito positivo. Il sindaco non ha rilasciato dichiarazioni, pur affermando di essere sereno e che «entro la settimana la situazione si risolverà, in un modo o nell’altro». Ma i due consiglieri potrebbero rivelare nelle prossime ore di voler uscire dalla maggioranza, creando davvero problemi di tenuta della stessa: senza i voti dei due consiglieri il centro-sinistra potrà contare su 13 consiglieri, contro i dieci voti dell’opposizione. Situazione che richiederebbe la costante presenza al consiglio comunale di tutti i rappresentanti della maggioranza, per non rischiare di veder bocciare qualche passaggio fondamentale.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 09 novembre 2008 
 
ACCUSE DI PIREDDA 
REAZIONI   
«Figuraccia in aula» È polemica nel Pd  
«Il problema scuola è stato affrontato con superficialità»  
Delusione di studenti e insegnanti che erano presenti alla discussione
 
 
Dopo quello che è accaduto giovedì sera in Consiglio, il Pd dovrebbe farsi un bell’esame di coscienza. Ad affermarlo è l’ex assessore, componente del direttivo del partito e insegnante Stefano Piredda, secondo cui «cominciano a essere troppe le cose che non funzionano. Quello che è accaduto nella seduta del Consiglio di giovedì – sostiene Piredda – è vergognoso: qualcuno dovrebbe chiedere scusa agli studenti e agli insegnanti presenti in aula. Ma nessuno lo farà, perché ci vorrebbe troppo coraggio e a noi abbiamo poca gente coraggiosa in prima linea. In compenso non ci mancano i dilettanti. E i furbi». L’ex assessore si chiede in sostanza se prima di presentare in aula una mozione così impegnativa per la politica cittadina (e provinciale) si siano fatti bene i conti, per «non lasciare un tema così impegnativo in balia del primo stormir di fronde e del primo mal di pancia dell’assemblea». In caso contrario, secondo Piredda, era meglio non presentare proprio nulla, che si faceva miglior figura. «Mi chiedo se c’era qualcuno a far di conto, l’altra sera – prosegue -. Si era capito che non c’erano i numeri? Se lo si era capito, perché non si è ritirata la mozione? Perché qualcuno voleva fare la figura del primo della classe davanti all’opinione pubblica?». Piredda si chiede ancora se qualcuno abbia provato a coinvolgere preventivamente i consiglieri del centrodestra. Il consigliere del Pd Fabio Del Bello accusa invece il centrodestra di aver effettuato una «fuga precipitosa ed indecorosa» giovedì sera. «La proposta di costituire una grande ”alleanza per il sapere”, avanzata in sede locale dopo un’ampia consultazione condotta capillarmente in tutto il pianeta scuola monfalconese – ribadisce Del Bello -, può costituire un modello efficace e originale per la zona di intervento che, guarda caso, è ispirato al sistema educativo e di istruzione e formazione della Provincia di Trento, nonché di Bolzano, avanzatissimi modelli autonomisti al riparo dallo tsunami Tremonti-Gelmini e più in generale al riparo dagli aspetti peggiori del Paese, come avrò modo di argomentare nel prossimo Consiglio».

Messaggero Veneto, 09 novembre 2008 
 
Del Bello: indecoroso sfuggire al confronto sulla scuola 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. «È giunto il tempo dell’opposizione dura e del contrasto deciso non soltanto a un’inaccettabile deriva fatta di tagli al Sistema formativo nazionale, che dura da dieci anni e che ha portato il paese sotto la media Ocse dei paesi sviluppati, ma anche a un degrado della politica che ha visto una miserevole messa in scena giovedì sera in aula consiliare davanti gli occhi sbalorditi degli insegnanti e degli studenti presenti». Interviene così il consigliere comunale (e provinciale) del Pd, Fabio Del Bello, in merito a quanto successo giovedì sera nell’aula consiliare, dopo la plateale uscita dall’aula delle forze di opposizione e l’obbligata chiusura e rinvio del consiglio a fronte della mancanza del numero legale di consiglieri (mancavano infatti i numeri nelle file dell’opposizione.
Del Bello, che è stato stoppato proprio dopo aver fatto l’intervento introduttivo alla sua mozione contro la riforma scolastica del ministro Mariastella Gelmini, non intende lasciar correre e lo fa con parole piuttosto dure. «Nel quadro di una responsabilità generalizzata del ceto politico nazionale, ora il governo della peggiore destra europea si sta o si stava accingendo a un taglio colossale al Sistema formativo nazionale, scempio senza eguali nei paesi Ocse e che, se attuato, porterebbe il paese nella zona grigia al confine del Terzo mondo. Dunque, oggi, reagire con durezza e determinazione badando alla sostanza e poco alle forma – dice Del Bello – non significa necessariamente essere giacobini o comunisti, ma più semplicemente europeisti. La proposta di costituire una grande alleanza per il sapere, avanzata in sede locale dopo un’ampia consultazione condotta capillarmente nelle scuole monfalconesi, può costituire un modello efficace e originale di intervento per mettersi al riparo dallo tsunami Tremonti-Gelmini e più in generale al riparo dagli aspetti peggiori del paese, come avrò modo di argomentare nel prossimo consiglio comunale, quando andremo alla resa dei conti dopo la fuga precipitosa e indecorosa da parte della destra giovedì sera».
Secondo il rappresentante del Pd, è chiaro che l’autentica motivazione «di questo dissennato comportamento è l’impreparazione sul tema, la difficoltà montante di questi giorni in cui il governo sta innestando la marcia indietro, la non volontà a disporsi a un confronto democratico fatto di idee e proposte. Da parte mia, la radicalità che ho assunto è il metodo per ottenere due obiettivi di fondo: individuare con nettezza i problemi demistificando e contrapponendo al nulla dei tagli (e del maestro unico e del grembiule e di tante altre sciocchezze) un programma decisamente diverso, non certo inventato di sana pianta, ma – conclude – mutuato dal Centro-Nord Europa, con adattamenti nazionali e regionali».

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Monfalcone, la denuncia
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Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
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L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

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Di Maurizio Pagliassotti

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Il caso Fincantieri:
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Di Giulio Tarlao


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