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Esce il numero 6 di MonfalconeTerritorio
In tutte le edicole della sinistra Isonzo da giovedì 24 dicembre

Editoriale: Cara cugina ti scrivo…

Lo so, è tanto che non ci sentiamo. Mi chiedi come vanno le cose a Monfi, città della tua infanzia e adolescenza, città in cui abbiamo condiviso forse i migliori anni della nostra vita, inconsapevoli e felici.
E’ cambiata, si è riempita di strana gente, strane lingue e strani accenti. Per molta gente questo è un problema: “no se senti più parlar bisiaco, xe pien de botteghe bengalesi, i nostri fioi a scola no impara più niente perché toca insegnarghe italian a quei altri, no se pol più caminar per la strada…, par de esser a Dacca, sta gente ne ruba el lavor… Monfalcon no xe più quela…, mi no son razzista ma tutti sti cabibi…” (scusa il bisiaco imperfetto). Ma a tutto questo rimedieremo: abbiamo un sacco di telecamere per controllare, perché la sicurezza è una priorità e poi abbiamo pensato di monfalconesizzare tutti questi stranieri. Come? Beh, insegneremo loro l’italiano e naturalmente anche il bisiaco, faremo corsi rapidi di cucina locale così scompariranno gli sgradevoli odori speziati e nei nostri condomini assaporeremo soltanto effluvi di brovada e cotechini, sardele in savor, renga e jota…
Poi ci riapproprieremo della piazza e del centro. Eh, il centro, è triste il centro. Negozi chiusi, bar semivuoti, aria di crisi. Per fortuna i centri commerciali reggono, è un buon posto per socializzare, pensa che quando chiedo ai miei alunni che cosa conoscono meglio della loro città in tanti mi rispondono l’”Emisfero”. Sorprendente no?
(Continua su MT6)

Questo giornale nasce per parlare, discutere e far discutere sui problemi reali della nostra città e di tutto il suo territorio mandamentale verso il quale abbiamo grandi responsabilità.
Questo giornale nasce per parlare della nuova Monfalcone e anche dei suoi nuovi abitanti, di cosa sa esprimere questa città, anche delle cose belle che vi succedono.
Vogliamo essere un giornale aperto per una città aperta, rinnovata, ottimista nonostante tutto.

Il blog di MonfalconeTerritorio

MonfalconeTerritorio 06

SOMMARIO DEL NUMERO 6, DICEMBRE 2010

Pag.02 Editoriale: Cara cugina ti scrivo
Pag.03 Come monfalconezzisarsi in 10 mosse
Pag.04 Era l’estate 2008
Pag.05 Con il colore dell’amianto
Pag.06 Dolorosa fu la partenza…
Pag.08 Monfalcone sito nucleare
Pag.09 L’Italia progetta centrali nucleari vicino alla Carinzia
Pag.10 Bassa soglia
Ogni volta che ti sorride

Pag.12 Monfalcone noi e la Gabanelli
Pag.13 La monanarzia
Pag.14 Bisiachi rossi e bastardi
Pag.15 Monfalcone, corridoio 5
Ma cosa ne pensano i comuni?

Pag.16 La parola ai progettisti
Pag.17 Una storia disonesta
Pag.20 Lentamente e consapevolmente
Pag.22 Ricerca pittorica e impegno sociale
Pag.24 Il viaggio di MT nel mondo delle donazioni alla vita
Pag.25 Quando ad uccidere non sono i cattivi
Pag.26 Difesa della razza
Pag.28 Carlo Michelstaedter spiegato a mio figlio
Pag.29 Il prossimo sindaco di Monfalcone
Pag.30 Sulla relatività Einstein aveva ragione
Pag.31 Acqua azzurra acqua cara

Esce il numero 5 di MonfalconeTerritorio
In tutte le edicole della sinistra Isonzo da giovedì 29 aprile

Editoriale: Eccoci al secondo anno

Siamo al primo numero del 2010.
Con un po’ di ritardo sul previsto ma facciamo quello che possiamo .
Anche se con grandi diffi coltà ci sembra importante mantenere viva questa voce fuori dal coro.
A Monfalcone le cose continuano ad andare malamente. Assistiamo continuamente ad un imbarbarimento che a volte lascia sgomenti. La destra, Razzini in testa, non perde occasione per creare zizzania in città, per esasperare gli animi e creare solchi sociali difficili poi da ricomporre.
Sembra sia andata persa ogni capacità di ragionare sui problemi, si preferisce agitarli, amplifi carli, inventarli per creare un clima di insofferenza che non appartiene alla nostra gente.
Se ne sentono di tutti i colori: anche la proposta di abbattere gli alberi del viale per far posto a parcheggi. Sembra che ogni limite all’umana decenza sia ormai superato.
In città si parla del mega piano Unicredit di cui si capisce la portata (1 ml di euro) ma non cosa rappresenterà per il nostro porto e la nostra città. Intanto la centrale termoelettrica continuerà ad andare a carbone ed il gas rimane una chimera.
Con buona pace dei nostri polmoni. Di tutto questo parliamo nella copia di MT che avete tra le mani…

Questo giornale nasce per parlare, discutere e far discutere sui problemi reali della nostra città e di tutto il suo territorio mandamentale verso il quale abbiamo grandi responsabilità.
Questo giornale nasce per parlare della nuova Monfalcone e anche dei suoi nuovi abitanti, di cosa sa esprimere questa città, anche delle cose belle che vi succedono.
Vogliamo essere un giornale aperto per una città aperta, rinnovata, ottimista nonostante tutto.

Il blog di MonfalconeTerritorio

MonfalconeTerritorio 05

SOMMARIO DEL NUMERO 5, APRILE 2010

Pag.02 Editoriale: Eccoci al secondo anno
Pag.03 Il morso del ragno
Pag.04 Monfalcone: anatomia di un omicidio
Pag.06 Sicurezza per tutti o delirio di potenza?
La fabbrica della paura

Pag.08 Se potessi avere 1000 euro al mese
Ansia press

Pag.10 Monfalcone vista da chi ci viene a vivere da fuori
Pag.11 Sapete dove si trova Haiti?
Pag.12 L’istinto della libertà
Monfy e la lotta agli infedeli

Pag.13 Il muro di Monfalcone
Pag.14 Ancora a proposito di amianto
Elzeviro

Pag.15 Le mie riforme
Pag.16 Il centro destra monfalconese bolle e ribolle in vista del 2011
Pag.17 La scuola in degrado
Pag.18 Intervista ad Antonio Ingroia
Pag.20 Il porto delle nebbie
Pag.21 Penso in bisiaco, parlo in bisiaco, sono bisiaco?
Pag.22 Mediazione animale
Pag.23 Maxi-rotatoria o maxi-cazzata?
Pag.24 Monfalcone si trasforma…
Pag.25 Varietà
Pag.26 Ancora carbone per Monfalcone
Pag.27 Uno a Zero
Pag.28 El gaucho

Esce il numero 4 di MonfalconeTerritorio
In tutte le edicole della sinistra Isonzo da giovedì 3 dicembre

Editoriale: Il punto

In questi ultimi anni l’immiserimento del dibattito politico ha prodotto effetti che rischiamo di pagare a lungo.
Ormai sembra che, nel nostro paese, sia stata dispersa ogni capacità di analisi seria sulle grandi questioni di cui, invece, si parla in tutti gli altri paesi d’Europa.
Tutto si è ridotto a slogan, a una semplificazione di temi e problemi che se oggi fa guadagnare voti a chi li propone, a medio e lungo termine si trasformerà in incapacità ad affrontare consapevolmente le sfide, anche drammatiche, che il futuro prossimo ci presenterà.
Oggi tutto sembra giocarsi sulle questioni dell’appartenenza, dell’identità d’origine.
Che importa se i cambiamenti climatici, come solo pochi giorni fa ha ammonito il presidente Obama, porteranno problemi giganteschi?
Che importa se continuare a puntare sulla combustione di idrocarburi, ci condannerà ad esaurirli in poche decine di anni?
Che importa se a parlare di nucleare siamo rimasti quasi solo noi in Italia mentre gli altri paesi europei ne hanno deciso l’uscita?
Che importa se la globalizzazione governata dalle multinazionali sta producendo danni in tutto il mondo e colpisce anche in Italia, ovviamente il lavoro e non il profitto?
Che importa se il fenomeno delle migrazioni è una questione epocale che non si può risolvere con il carcere, ma dando speranza e futuro al sud del mondo?
L’importante è trovare spazio nella grande giostra del potere politico e se per ottenerlo bisogna giocare sporco, se si arriva a far credere alla gente che i problemi del lavoro, delle risorse che mancheranno, della complessità dell’evoluzione sociale si risolvono con la Padania, con l’uso dei dialetti, con il carcere o la morte per gli immigrati, con le ronde e con il pensiero unico del Capo allora vuol dire che non c’è più limite al pudore.
Rincoglionire la gente con la rappresentazione televisiva di un mondo inesistente, spostare i ragionamenti della gente dalla complessità della vita a misere ricette che riguardano il qui e adesso sembra essere la ricetta per governare sereni verso il disastro che pagheremo anche quando Bossi e Berlusconi non saranno più tra noi.
A Monfalcone si sta avvicinando il tempo delle elezioni per il dopo Pizzolitto e il nostro timore è di assistere a una disputa che, per garantire la vittoria, si svolga all’insegna della banalizzazione dei problemi e alla nascita di proposte e programmi senza lungimiranza che puntino ad attrarre gli elettori con ricette estemporanee e sempre più banali.
Abbiamo degli esempi da tutte due le parti. Le recenti ordinanze della giunta Pizzolitto che hanno il dichiarato obiettivo di tacitare qualche mal di pancia dei frequentatori cronici dei bar in cui spararle grosse sembra lo sport preferito, dall’altra abbiamo un centro destra che si è ricoperto di ridicolo con la grande battaglia contro la raccolta differenziata (unici al mondo) mentre le loro giunte elette come a Gorizia anche su queste posizioni, hanno beatamente proseguito sulla strada del porta a porta senza cambiare una virgola rispetto a quanto succedeva prima.
Quanto ci piacerebbe che qualcuno iniziasse a parlare su cosa fare, anche nella nostra città, per prepararci ad affrontare seriamente le sfide che già oggi vediamo profilarsi.
Cosa fare seriamente per la situazione sanitaria di Monfalcone in cui non esiste solo l’amianto ma, ad esempio, una concentrazione abnorme di diossine prodotte dalla centrale che rischia di ripetere, fra qualche anno, il dramma dell’asbestosi?
Cosa fare per preparare la città alla futura crisi energetica e del petrolio in particolare da tutti annunciata (ci dimentichiamo che era a 160 dollari poco più di un anno fa e che già ora si parla di un dopo crisi a 200 dollari)?
Cosa fare in città per favorire i consumi locali e a km 0?
Cosa fare seriamente per governare la trasformazione sociale che il trasfertismo e l’immigrazione hanno generato negli ultimi anni? Si può realisticamente pensare che sia possibile tornare ad una Monfalcone che non c’è più e che forse ci piace solo perché è lontana nel tempo?
Cosa fare per il mondo del lavoro che oggi vive, con tutta evidenza, il dramma di scelte fatte in ambiti lontani dal noi (la globalizzazione bellezza) come insegnano il caso Ineos e Eaton? Come ricostruire un’economia che non dipenda dalle scelte di Fincantieri che ha puntato tutto sui bassi salari e sul caos organizzativo?
Sono tutte questioni che ci piacerebbe venissero affrontate con serenità e serietà.
Noi inizieremo a farlo, anche se temiamo che verremo tutti nuovamente travolti da slogan di facile presa, da programmi elettorali che si differenzieranno sulla posizione di una rotonda, sul peperoncino o le bombe a mano di cui dotare i vigili, su come costringere i nostri concittadini bangla a diventare bisiacchi o a tornare a casa.
Forse si può ancora guardare un po’ più in alto e più lontano. Forse. Noi ci proviamo.

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Il blog di MonfalconeTerritorio

MonfalconeTerritorio 04

SOMMARIO DEL NUMERO 4, DICEMBRE 2009

Pag.02 Editoriale: Eccoci al numero 4 del 2009
Pag.03 Il punto
Pag.04 Monfalcone città insostenibile
E se il vero sviluppo fosse lo sviluppo zero?
Pag.06 V per vendetta
Pag.07 Tentazioni in tempo di crisi: dove va Fincantieri?
Pag.08 Ospedale: quando i numeri fanno giustizia delle parole
Pag.09 Cronistoria di Neomonfy aggiornata al 31/12/2018
Pag.10 Il “Piccolo” editto di Mercatello
Pag.11 Sapere, Far Sapere, Saper Fare, Fare
Overnight overday
Pag.12 A volte ritornano
Pag.14 10 domande al ministro
Pag.15 A Roma anche i farabutti di MT
Pag.16 Voci dall’Eaton
Pag.18 La patente per votare
Pag.19 Chi norme non piglia pesci
Pag.20 La posta in gioco
Il “bisiaco” in camicia verde
Pag.21 Ci voleva lui
Pag.22 Oriazi e curiazi e la sfida di burletta
MT alla Farnesina
Pag.23 Spritz
Pag.24 Intervista a Vauro
Pag.25 A tu per tu con… Claudio Marongiu

Perché non se ne parla?
Editoriale di MT – Monfalcone Territorio numero 3
In tutte le edicole da sabato 8 agosto 2009

Il disagio psichico è un tema molto complesso e molto delicato che oggi sembra ancor più intrecciarsi al disagio sociale, alla precarietà e a questa diffusa sensazione che per la prima volta dopo secoli fa pensare che il futuro non prometta niente di meglio del presente o addirittura del passato.
E’ un tema che viene spesso rimosso e di cui non si parla .
Eppure è un problema molto presente anche nella nostra città anche se se ne sa poco, quasi fosse un argomento “sconveniente” su cui è meglio glissare.
In altre pagine di MT ne parliamo grazie all’intervento di due medici che del problema, in modo diverso, se ne occupano da molti anni.
Ma oggi qui vogliamo porre anche un’altra questione che riguarda in primo luogo i pazienti ed in secondo coloro che di questi pazienti si occupano.
Sappiamo che il disagio psichico è una condizione di grande sofferenza che spesso diventa un peso insopportabile che spinge anche a gesti estremi come via di fuga da un dolore insostenibile e da una situazione che non lascia intravvedere altre soluzioni.
E’ una condizione con cui spesso le famiglie e gli operatori sanitari si scontrano ed è un rischio che dovrebbe essere costantemente monitorato e prevenuto.
Come mai, allora, negli ultimi anni almeno 3 persone, donne, seguite ed in cura presso il centro di salute mentale di Monfalcone hanno cercato la morte lanciandosi dalle finestre del centro o dalla contigua scuola elementare?
Ma, soprattutto, perché di queste vicende così dolorose nessuno ne ha saputo niente?
La morte di Nevia che si è schiantata gettandosi dal terzo piano della scuola e quella di Fulvia che era rimasta gravemente ferita gettandosi dalle finestre del CSM e che se ne è andata dopo una lunga permanenza in ospedale a Cattinara non sono diventate notizie che potevano far nascere altre domande sul come e perché siano riuscite a sfuggire al controllo di chi le aveva in cura e se era stato fatto tutto quello che si poteva per prevenire queste tragedie.
Non si è saputo niente nemmeno di Laura che, lanciatasi anche lei dalle finestre della stessa struttura, fortunatamente si è salvata anche se con lesioni non proprio trascurabili.
A nostra presa domanda il Sindaco Pizzolitto e l’assessore ai servizi sociali Cristiana Morsolin hanno dichiarato di non averne mai saputo nulla.
Noi crediamo, con tutto il rispetto per la scelta dolorosa di queste persone e con tutta l’attenzione per il sacrosanto diritto alla privacy delle famiglie coinvolte, che tragedie come queste che direttamente o indirettamente riguardano l’efficienza di una struttura sanitaria di grande importanza, non possono passare sotto silenzio e ci stupiamo che non ne siano stati informati i rappresentanti istituzionali della città.
Vorremmo qualche risposta.
Perché il silenzio che spesso accompagna la vita di queste persone fragili e sofferenti non le segua anche nella morte e perché è giusto interrogarsi se si è fatto tutto quello che si sarebbe potuto per prevenire esiti cosi definiti e dolorosi.

Questo giornale nasce per parlare, discutere e far discutere sui problemi reali della nostra città e di tutto il suo territorio mandamentale verso il quale abbiamo grandi responsabilità.
Questo giornale nasce per parlare della nuova Monfalcone e anche dei suoi nuovi abitanti, di cosa sa esprimere questa città, anche delle cose belle che vi succedono.
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Il blog di Monfalcone Territorio è raggiungibile al link http://monfalconeterritorio.org

MT - Monfalcone Territorio

Il Piccolo, 06 giugno 2009 
 
LIBRO ALLA RINASCITA  
In fuga dal fascismo
 
 
Oggi alle 18.30 la libreria Rinascita di viale San Marco 29 ospiterà la presentazione del libro ”Lipari 1929. Fuga dal confino” di Luca Di Vio e Michele Gialdroni Gli autori dialogheranno con Tiziano Pizzamiglio. Il libro narra della fuga dal confino fascista cui erano stati relegati Carlo Rosselli, Emilio Lussu e Francesco Fausto Nitti che raggigunta Parigi, accolti da Gaetano Salvemini, fondarono ”Giustizia e libertà”.

La presentazione del libro è organizzata dalla rivista MT Monfalcone Territorio.

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Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
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L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

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La costruzione
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Il caso Fincantieri:
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La peste di Monfalcone.
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Monfalcone:
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Di Giulio Tarlao


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