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Il Piccolo, 14 gennaio 2011 
 
L’AMMINISTRAZIONE SI SCHIERA CONTRO IL PROGETTO DI RFI 
Doberdò diventa Comune ”no Tav” 
Il sindaco Vizintin: «Sablici rischia la scomparsa e la riserva dei laghi la devastazione»

DOBERDÒ Tav indigeribile per il Comune di Doberdò del Lago. Lo mette nero su bianco il sindaco Paolo Vizintin dopo aver attentamente esaminato la «copiosa documentazione» ricevuta recentemente da Rete Ferroviaria italiana spa (Rfi). Si tratta del progetto preliminare ferroviario della tratta Ronchi–Trieste nell’ambito della nuova linea Av/Ac (Alta velocità e alta capacità) Venezia–Trieste. Il giudizio del primo cittadino è senza appello: «Da un primo esame della progettazione delle linee, degli studi geologici, geotecnici, idrologici, del piano degli esproprii nonché di ogni altro elaborato e documento allegato è emerso innanzitutto che l’opera, se realizzata, avrebbe un conseguenze gravissime e irreparabili per l’ambiente, il territorio e l’abitato di Sablici nonché un impatto sociale devastante».
I motivi vengono spiegati in una lunga nota dai toni apocalittici. «La linea ferroviaria – scrive Vizintin – attraverserebbe infatti la riserva dei laghi di Doberdò e Pietrarossa con enormi viadotti e gallerie, una gigantesca colata di cemento e ferro che deturperebbe gravemente e irreversibilmente il territorio ed il già lesi dalla presenza di elettrodotto, metanodotto e autostrada. Gallerie e viadotti proseguirebbero per il centro di Sablici, dove è previsto l’esproprio ed il vincolo urbanistico di quasi tutta l’area nonché il probabile abbattimento di alcune abitazioni oltre alla realizzazione di vasche per l’accumulo di liquidi pericolosi». E come se non bastasse c’è un altro regalo impachettato nella Tav: «In tale contesto – aggiunge il sindaco di Doberdò del Lago – si inserisce la realizzazione di un nuovo raccordo stradale tra le Statali 55 e 14 che passerebbe sotto il viadotto soprastante Sablici e consentirebbe il ritorno massiccio dei Tir sul Vallone».
Il risultato finale? «È ragionevole ipotizzare – aggiunge Vizintin – che con questo scenario l’abitato di Sablici di svuoterebbe e sparirebbe dalla cartografia, o perché parte delle case verrebbero demolite o perché i rimanenti residenti si abbandonerebbero le proprie abitazioni per le condizioni di invivibilità venutesi a creare (traffico, inquinamento acustico, scosse etc.)».
Detto tutto questo è chiara la posizione assunta dal Comune di Doberdò del Lago. «Siamo perciò – puntualizza il primo cittadino – fermamente contrari, come in passato, a inutili opere faraoniche il cui costo esorbitante graverebbe, come sempre, sui contribuenti italiani ed il cui unico effetto sarebbe quello di deturpare l’ambiente ed il paesaggio, con rilevante pregiudizio per la salute ed il patrimonio dei cittadini. Ci opporremo perciò con ogni mezzo agendo nelle competenti sedi politiche e sociali affinché il suddetto progetto di RFI non trovi seguito».
Le critiche al progetto, tuttavia, non si fermano a questo. «È inaccettabile e preoccupante – continua Vizintin – che nella documentazione trasmessa da Rfi non compaia né l’analisi costi-benefici imposta dalla normativa vigente sulla Via (valutazione d’impatto ambientale) per tutte le opere pubbliche né il piano economico finanziario previsto dalla legge finanziari 350/2003». L’unico passaggio costruttivo è messo in coda: «Siamo favorevoli al trasporto su rotaia di merci e persone con sistema dell’Av/Ac – conclude Vizintin – purché vengano minimizzati l’impatto con l’ambiente ed i costi sociali. Ciò è possibile in base agli studi effettuati dalle Università di Milano e Torino, dove è dimostrato che sarebbe più che sufficiente una modernizzazione dell’attuale linea ferroviaria».
E, intanto, parte la mobilitazione dei cittadini. Mmercoledì prossimo, 19 gennaio 2010, alle 20, al centro civico “Kremenjak” di Jamiano, si terrà un incontro pubblico per illustrare i contenuti del progetto di Rfi e per raccogliere osservazioni e proposte dei cittadini di Doberdò del Lago.

Il Piccolo, 11 gennaio 2011

Tutto da rifare per il canile della ”Cuccia” 
Il Comune sceglie una nuova area. Ma a giugno scade l’ospitalità offerta dal Consorzio di bonifica

Ci sono meno di sei mesi di tempo per dare una nuova casa ai cani e gatti soccorsi a Monfalcone e nel resto del mandamento dall’associazione La Cuccia, che potrà  contare solo fino a fine giugno sull’ospitalità  del Consorzio di bonifica. Resta tutto da vedere, però, se basteranno all’amministrazione comunale per realizzare il primo lotto del canile-gattile, in gestazione ormai da cinque anni.
Il progetto definitivo ormai c’è, come pure ci sono sempre i fondi, regionali e comunali, quasi 200mila euro in tutto, necessari per procedere alla costruzione del rifugio. Il percorso burocratico e autorizzativo è invece ancora in buona parte da compiere, anche se così non dovrebbe essere. Il Comune ha però deciso che canile-gattile sarà edificato in un’altra area e non nei 3500 metri quadri individuati già da tempo a fianco di via Chico Mendes, nella zona industriale Schiavetti-Brancolo. A ridosso del biotopo Schiavetti e del Sito di interesse comunitario della foce dell’Isonzo.
A convincere l’amministrazione a spostare l’opera ci sarebbero state non a caso difficoltà di carattere ambientale poste dalla collocazione del sito tali da spingere a trovare un’altra area idonea. Quanto è avvenuto sempre grazie alla disponibilità del Consorzio per lo sviluppo industriale, che già aveva messo a disposizione in comodato gratuito il terreno di via Chico Mendes e ora fornirà con le stesse modalità un altro appezzamento lungo via Bagni nuova, di fronte all’ex inceneritore. Fin qui tutto bene, ma l’area è a destinazione industriale e quindi si dovrà prima procedere al cambiamento della sua destinazione d’uso con una variante al Piano regolatore, che sarà all’esame del Consiglio comunale nelle prossime settimane.
L’approvazione della variante, la cui elaborazione ha richiesto una nuova perizia geologica, non chiuderà il percorso autorizzativo, perché l’area si trova sempre a ridosso del Sito di interesse comunitario e quindi a emettere l’ultima parola sulla compatibilità dell’opera sarà sempre la Regione. Basteranno quindi i 6 mesi di tempo concessi dal Consorzio di bonifica alla Cuccia? I lavori non dovrebbero durare molto (si parlava di un mese), ma vanno calcolati i tempi della gara d’appalto la cui indizione sarà possibile solo dopo il via libera della Regione. L’unica cosa certa, quindi, è che da parte del Consorzio di bonifica non ci saranno altre proroghe. «Purtroppo non possiamo – afferma il presidente dell’ente, Enzo Lorenzon -, perché siamo destinatari di un finanziamento europeo per la valorizzazione dell’archeologia industriale e quindi il recupero dell’idrovora nella cui area ospitiamo la Cuccia dal 2009 non è rinviabile oltre, pena la perdita dello stanziamento. Questo lo sa da tempo anche il Comune di Monfalcone». Nei primi dieci mesi del 2010 La cuccia ha accolto nei suoi spazi 392 gatti e nei suoi quattro box sono passati 72 cani.
Laura Blasich

Il Piccolo, 03 gennaio 2011

INVIATO DA RETE FERROVIARIA ITALIANA LO STUDIO PRELIMINARE
Alta velocità, depositato il progetto sul potenziamento della linea esistente
Il nodo cruciale da affrontare è rappresentato dal bivio di San Polo
«La riorganizzazione del tracciato sarà funzionale soprattutto allo sviluppo del porto»
I Comuni hanno tempo 60 giorni per segnalare gli ostacoli non rilevati

di LAURA BORSANI

Il progetto preliminare della tratta Ronchi-Trieste della linea Alta velocita-Alta capacita, Venezia-Trieste è servito. Presentato al Comune di Monfalcone, agli altri enti locali del mandamento, alle Province di Gorizia e Trieste, nonché a tutte le parti interessate, al fine di segnalare eventuali ”interferenze”, ostacoli e criticità sul territorio non rilevate dallo studio. Il progetto, commissionato da Rete ferroviaria italiana a Italferr, in accordo con la Regione, è stato anche inoltrato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per essere sottoposto all’approvazione da parte del Cipe.
PRELIMINARE. Siamo alla prima fase progettuale, dopo che il precedente tracciato è stato bocciato nel corso delle procedure di impatto ambientale. Per la tratta Ronchi-Trieste, il nuovo piano ”alleggerisce” le ricadute riducendo i 33 chilometri di galleria attraverso il Carso a meno di una decina. Per Monfalcone l’attenzione sarà concentrata sullo snodo di San Polo e sulla riorganizzazione della linea ferroviaria storica. Sul tappeto anche la verifica in ordine agli eventuali vincoli ed espropri posti a residenze, terreni privati e a opere e beni pubblici.
INTERFERENZE. Il progetto preliminare è giunto al Comune di Monfalcone, protocollato il 21 dicembre, ma è stato inviato anche ai Comuni di Ronchi, Staranzano, San Canzian, Turriaco, Doberdò, Duino Aurisina, Trieste e Sgonico. Scatta il ”count down” per la segnalazione delle ”interferenze”. Non è previsto alcun parere da parte degli enti coinvolti, poiché il piano è inserito nella legge Obiettivo che comporta l’accelerazione dell’iter. Il progetto preliminare potrebbe subire modifiche anche sostanziali in sede di progettazione definitiva ed esecutiva, per le quali, però, gli enti locali non saranno più coinvolti. Intanto, c’è tempo 60 giorni, fino al 20 febbraio, per consegnare la relazione.
LINEA STORICA. Un lavoro imponente dovendo vagliare 284 tra relazioni e tavole. Il progetto della tratta Ronchi-Trieste prevede, assieme al Corridoio 5, la riorganizzazione della ferrovia storica, prospettando una consistente trasformazione. Il piano, infatti, intende intervenire propedeuticamente alla rivisitazione della linea Trieste-Venezia, ma soprattutto della Trieste-Udine. Si apre, pertanto, un doppio fronte di valutazione. «Il progetto preliminare presentato – spiega l’assessore comunale all’Urbanistica, Massimo Schiavo – è il primo elaborato ufficiale consegnato ai Comuni, per il quale i nostri uffici hanno costituito un gruppo di lavoro». Rispetto alle ipotesi precedenti, la quantità di infrastrutture previste è stata molto ridotta, eliminando in particolare la realizzazione di traumatici viadotti. «Questo – aggiunge Schiavo – è frutto di una serrata trattativa, tecnica e politica, condotta assieme agli altri enti locali, per evitare pesanti ripercussioni».
CRITICITÀ. Restano gli altri nodi. Che per Monfalcone interessano la linea storica ferroviaria, in particolare il bivio di San Polo, che oggi si presenta come un semplice sistema di scambi, con due binari che partono dalla stazione per poi suddividersi in 4, due in direzione Venezia e 2 in direzione Udine. Lo scenario prospetta lo sdoppiamento dei binari per Venezia, per ricongiungersi in prossimità della stazione di Monfalcone. La linea storica è destinata a venire potenziata, in attesa della realizzazione del Corridoio 5. «La riorganizzazione della linea storica – osserva Schiavo – potrà essere funzionale alle nostre aree industriali ed in particolare allo sviluppo del porto, alleviando contestualmente lo stato di sofferenza della viabilità. Si tratta, pertanto, di favorire lo sviluppo, ma a fronte di buoni criteri di sostenibilità».
CONSULTAZIONI. L’assessore preannuncia le opportune consultazioni: «Saremo attenti a coinvolgere tutte le forze politiche e le associazioni che si occupano di ambiente. L’obiettivo è quello di segnalare correttamente le ”interferenze”, al fine di ridurre al massimo l’impatto sul territorio. Ci incontreremo anche con gli altri enti locali, per esprimere una valutazione comune. Vogliamo che il nostro patrimonio storico-naturalistico venga salvaguardato, oltre alle residenze e ai servizi».

TRASPORTI. CRITICHE DAL WWF
«Il piano diviso in tre parti per indebolire le opposizioni»
«Si vuole che Comuni e cittadini si esprimano solo sul frammento di Tav che li tocca da vicino

“Salami slicing” (affettare il salame): così è noto a livello europeo lo stratagemma adottato da Rfi per cercare di sminuire l’impatto e depotenziare le opposizioni al progetto della Tav tra Venezia e Trieste. Lo afferma il Wwf del Friuli Venzia Giulia che ricorda come il progetto preliminare della nuova linea ferroviaria sia stato infatti suddiviso in tre tronconi, che hanno iniziato la procedura di Valutanzione d’impatto ambientale (Via) in modo indipendente l’uno dall’altro: la tratta Venezia–Portogruaro (progetto e studio di impatto ambientale consegnati il 22 dicembre, soltanto alla Regione Veneto), la tratta Ronchi del Legionari – Trieste (progetto e studio consegnati il 22 dicembre, solo alla Regione Friuli Venezia Giulia) e la tratta Portogruaro–Ronchi dei Legionari (progetto e studio saranno consegnati entro il 31 dicembre a entrambe le Regioni). «I progetti sono però, evidentemente, – affema il Wwf – parte di un tutto inscindibile, per la semplice ragione che l’uno non avrebbe alcun senso né funzione, in assenza degli altri. Lo scopo della suddivisione in tre tronconi è quindi soltanto quello di cercare di deviare l’attenzione delle comunità locali, Comuni in primis, sul pezzetto di linea che riguarda i rispettivi territori, facendo perdere di vista l’insieme».
Secondo l’associazione ambientalista «si vuole cioè che cittadini, Comuni, associazioni si esprimano soltanto sul frammento di Tav che tocca da vicino casa propria, chiedendo magari limitati spostamenti della linea o “compensazioni” locali, senza metter naso nella strategia complessiva che sta a monte del progetto e ragionare sugli impatti globali (ambientali ed economici) dell’opera. E’ questa la logica perversa della “Legge Obiettivo”, all’origine della progettazione delle linee Tav (e non solo di queste) e che fa a meno di qualsiasi pianificazione nel settore trasporti: la “politica del fare” qualunque cosa, comprando magari il consenso delle comunità locali e prescindendo dalla valutazione se si tratti di opere utili e sostenibili».
Secondo il Wwf, inoltre, la procedura di Via sulla Tav a Nordest denuncia altre gravi carenze: 1) manca, negli elaborati presentati da Rfi, la valutazione costi-benefici, pur imposta per legge a tutte le opere pubbliche; carenza tanto più grave in quanto si tratta di un’infrastruttura il cui costo era stimato già nel 2006 pari a quasi 5,2 miliardi di euro per la tratta Venezia-Trieste (oggi la stima sarebbe verosimilmente superiore); 2) nel sito Internet del ministero dell’Ambiente, a tutt’oggi (30 dicembre 2010), non c’è traccia degli elaborati consegnati da Rfi e anzi nella sezione dedicata alla Via si legge che non c’è “nessun progetto sottoposto a Via in fase di osservazione da parte del pubblico” (benché, come detto, Rfi abbia consegnato alle Regioni progetti e studi per due tratte già il 22 dicembre)! 3) per poter visionare il materiale, i cittadini devono quindi rivolgersi agli uffici regionali (ma in Veneto trovano soltanto quello della Venezia–Portogruaro e in Friuli Venezia Giulia solo quello della Ronchi-Trieste).
Il Wwf chiederà perciò ai ministeri Ambiente, Infrastrutture e Beni culturali e alle Regioni interessate di imporre a Rfi l’accorpamento dei tre progetti in un’unica serie di elaborati e un unico procedimento; di completare gli elaborati per la Via con l’indispensabile analisi costi-benefici; di avviare una nuova procedura Via sul progetto unitario della linea Venezia–Trieste; di mettere a disposizione del pubblico, su Internet, tutta la documentazione di Rfi, contestualmente alla pubblicazione degli annunci sui giornali prescritta per legge.

TRASPORTI. FINO A 200 LE PROPRIETÀ VINCOLATE
Legambiente: rischio-esproprio per una quarantina di case

Gli impatti della linea ad Alta velocità-Alta capacità ferroviaria rischiano di essere molto più concreti e molto più vicini per il Monfalconese di quanto il territorio possa pensare. Per questo il circolo locale di Legambiente ritiene “stupefacente” l’assoluta mancanza di reazioni da parte delle amministrazioni locali alla comparsa dell’annuncio della presentazione del progetto preliminare del tracciato Av-Ac relativo al tratto Ronchi dei Legionari-Trieste. Se sette anni fa la situazione era grave, ma non seria, come sottolinea Rudi Fumolo del circolo monfalconese di Legambiente, perché il primo progetto preliminare conteneva delle palesi incongruenze, ora il quadro è decisamente più pericoloso. «Intanto le amministrazioni comunali del mandamento allora erano contrarie in modo compatto – ricorda Fumolo -, mentre ora sono favorevoli, salvo qualche rara eccezione. Il dato di fondo però è un altro: se il progetto non sarà bocciato come in passato, l’approvazione del preliminare, che potrebbe avvenire entro quest’anno, comporterà automaticamente dei vincoli all’esproprio delle aree coinvolte dall’opera». Di fatto, stando a Fumolo, le case vincolate potrebbero oscillare tra le 100 e le 200, a seconda della fascia di salvaguardia del tracciato, e quelle da espropriare tout court circa 40. «In base alla normativa, il giorno dell’approvazione del progetto preliminare – ribadisce l’esponente di Legambiente – le case circostanti la nuova linea ferroviaria saranno vincolate senza bisogno di qualsiasi comunicazione diretta agli interessati». Insomma, ci sono gli impatti ambientali dell’opera da tenere in conto, ammonisce Legambiente, ma non solo quelli. «E’ sperabile che oltre ad analizzare gli aspetti ambientali – afferma Fumolo – gli amministratori locali abbiano ben chiaro l’effetto sul loro territorio della semplice approvazione del preliminare, che fra l’altro permetterà anche l’avvio delle fasi esplorative e l’apertura dei relativi cantieri». Legambiente si augura che questi nodi siano stati affrontati dagli amministratori nei contatti avuti negli ultimi mesi con le Ferrovie, «anche perché negli ultimi anni le amministrazioni regionali e locali, di diverso colore, non hanno brillato per la volontà di informare la popolazione sugli effetti ambientali e legali del passaggio dell’Av-Ac». I cittadini dovrebbero invece pretendere proprio questo, secondo Fumolo: notizie dettagliate per poi eventualmente agire attraverso le proprie amministrazioni locali, «tra gli unici soggetti che possono modificare i contenuti del progetto». (la. bl.)

Esce il numero 6 di MonfalconeTerritorio
In tutte le edicole della sinistra Isonzo da giovedì 24 dicembre

Editoriale: Cara cugina ti scrivo…

Lo so, è tanto che non ci sentiamo. Mi chiedi come vanno le cose a Monfi, città della tua infanzia e adolescenza, città in cui abbiamo condiviso forse i migliori anni della nostra vita, inconsapevoli e felici.
E’ cambiata, si è riempita di strana gente, strane lingue e strani accenti. Per molta gente questo è un problema: “no se senti più parlar bisiaco, xe pien de botteghe bengalesi, i nostri fioi a scola no impara più niente perché toca insegnarghe italian a quei altri, no se pol più caminar per la strada…, par de esser a Dacca, sta gente ne ruba el lavor… Monfalcon no xe più quela…, mi no son razzista ma tutti sti cabibi…” (scusa il bisiaco imperfetto). Ma a tutto questo rimedieremo: abbiamo un sacco di telecamere per controllare, perché la sicurezza è una priorità e poi abbiamo pensato di monfalconesizzare tutti questi stranieri. Come? Beh, insegneremo loro l’italiano e naturalmente anche il bisiaco, faremo corsi rapidi di cucina locale così scompariranno gli sgradevoli odori speziati e nei nostri condomini assaporeremo soltanto effluvi di brovada e cotechini, sardele in savor, renga e jota…
Poi ci riapproprieremo della piazza e del centro. Eh, il centro, è triste il centro. Negozi chiusi, bar semivuoti, aria di crisi. Per fortuna i centri commerciali reggono, è un buon posto per socializzare, pensa che quando chiedo ai miei alunni che cosa conoscono meglio della loro città in tanti mi rispondono l’”Emisfero”. Sorprendente no?
(Continua su MT6)

Questo giornale nasce per parlare, discutere e far discutere sui problemi reali della nostra città e di tutto il suo territorio mandamentale verso il quale abbiamo grandi responsabilità.
Questo giornale nasce per parlare della nuova Monfalcone e anche dei suoi nuovi abitanti, di cosa sa esprimere questa città, anche delle cose belle che vi succedono.
Vogliamo essere un giornale aperto per una città aperta, rinnovata, ottimista nonostante tutto.

Il blog di MonfalconeTerritorio

MonfalconeTerritorio 06

SOMMARIO DEL NUMERO 6, DICEMBRE 2010

Pag.02 Editoriale: Cara cugina ti scrivo
Pag.03 Come monfalconezzisarsi in 10 mosse
Pag.04 Era l’estate 2008
Pag.05 Con il colore dell’amianto
Pag.06 Dolorosa fu la partenza…
Pag.08 Monfalcone sito nucleare
Pag.09 L’Italia progetta centrali nucleari vicino alla Carinzia
Pag.10 Bassa soglia
Ogni volta che ti sorride

Pag.12 Monfalcone noi e la Gabanelli
Pag.13 La monanarzia
Pag.14 Bisiachi rossi e bastardi
Pag.15 Monfalcone, corridoio 5
Ma cosa ne pensano i comuni?

Pag.16 La parola ai progettisti
Pag.17 Una storia disonesta
Pag.20 Lentamente e consapevolmente
Pag.22 Ricerca pittorica e impegno sociale
Pag.24 Il viaggio di MT nel mondo delle donazioni alla vita
Pag.25 Quando ad uccidere non sono i cattivi
Pag.26 Difesa della razza
Pag.28 Carlo Michelstaedter spiegato a mio figlio
Pag.29 Il prossimo sindaco di Monfalcone
Pag.30 Sulla relatività Einstein aveva ragione
Pag.31 Acqua azzurra acqua cara

Il Piccolo, 23 dicembre 2010a 
 
CRISI. LA CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA CESSERÀ L’11 MARZO 
Natale amaro, 80 in mobilità all’Eurogroup 
La decisione comunicata ieri a Gorizia dall’azienda a Fim, Fiom e Uilm in un vertice in Confindustria

di LAURA BLASICH

Sarà un Natale amarissimo per gli 80 lavoratori di Eurogroup e le loro famiglie. La società, posta in liquidazione nei mesi scorsi, ieri ha annunciato ai sindacati dei metalmeccanici al tavolo di Assindustria l’apertura della mobilità per tutti i dipendenti. Salvo un’acquisizione, di cui non esiste al momento alcuna certezza, gli esuberi diventeranno reali alla conclusione della cassa integrazione straordinaria, fissata per l’11 marzo del prossimo anno. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm ieri hanno ribadito da parte loro che non firmeranno l’avvio di alcuna procedura di mobilità, a meno che non sia stata richiesta dai lavoratori su base del tutto volontaria. L’esito, pessimo, del faccia a faccia con la società è stato subito comunicato dalle segreterie provinciali alla trentina di dipendenti che sono rimasti davanti la sede degli Industriali durante tutto l’incontro, nonostante la pioggia battente. Nell’assemblea volante sindacati e maestranze hanno deciso di non allentare il presidio allo stabilimento del Lisert, entrato in difficoltà lo scorso anno con la crisi della cantieristica e della navalmeccanica alle quali la sua produzione era legata. L’obiettivo rimane quello di evitare qualsiasi trasferimento di macchinari e materiale fuori dalla fabbrica.
La società, non coinvolta in una procedura fallimentare, farà partire oggi la richiesta di apertura della mobilità. Sempre da oggi scattano quindi i 75 giorni di tempo concessi prima dell’avvio vero e proprio e i sette giorni entro i quali le organizzazioni sindacali possono richiedere un nuovo incontro. «Quanto abbiamo già deciso di fare – spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil – per verificare eventuali sviluppo. La società ieri ha comunicato di avere in corso sempre delle trattative per la cessione e che nuovi soggetti si sarebbero fatti avanti. Non c’è, però, nulla di certo».
Proprio per questo motivo Eurogroup ha spiegato ieri di aver deciso di aprire ora la mobilità, per ritrovarsi troppo a ridosso dalla scadenza della Cigs. Al tavolo la società ha ribadito però anche di non voler lasciare nessun lavoratore in strada e quindi di essere disposta a utilizzare anche altri ammortizzatori sociali, se si creassero le condizioni giuste, ritirando a quel punto la mobilità. Una soluzione dovrebbe comunque arrivare nell’arco di un mese e mezzo. Nel caso in cui così non fosse, negli ultimi 30 giorni a disposizione la palla passerà alla Provincia per una nuova mediazione tra le parti. «Da parte nostra ribadiamo che non firmeremo la mobilità e che faremo di tutti per arrivare all’utilizzo di altri ammortizzatori sociali», ha sottolineato ieri Baldassi. L’azienda ha del resto previsto di mettere in vendita anche i macchinari e non solo il capannone industriale del Lisert (il cui prezzo di vendita supererebbe i 15 milioni di euro). I lavoratori ieri hanno lasciato Gorizia sotto una pioggia battente delusi e preoccupati. La speranza di una cessione a un altro gruppo industriale c’era fino a qualche settimana fa, dopo che a ottobre la società aveva fatto il punto sulle trattative in corso anche con la Tad-Metals del gruppo Agarini.
 
CRISI. IN FABBRICA 170 DIPENDENTI SU 257 
Eaton, lavoro solo fino a gennaio nessuna certezza per il 2011

Alla Eaton di Monfalcone la produzione di valvole per motori d’automobile non si fermerà il 31 dicembre, ma certezze per il 2011 ancora non ce ne sono. L’unica per ora consiste nel prolungamento dell’attività dello stabilimento di via Bagni nuova per tutto il mese di gennaio con un contestuale aumento dei lavoratori impiegati dagli attuali 145 a 170. E’ quanto la società ha annunciato ieri nell’incontro all’Assindustria di Gorizia con le segreterie provinciali di Fim e Fiom. Per capire quale sarà il futuro della fabbrica, la cui produzione è rallentata nell’autunno del 2008 per poi bloccarsi del tutto nel 2009 e nella prima metà di quest’anno, si dovrà  attendere il Profit plan che Eaton conta di definire tra fine gennaio e inizio febbraio. Non troppo lontano, quindi, dalla scadenza della cassa integrazione in deroga, la cui chiusura è prevista per la metà di aprile. Intanto, dopo la riapertura avvenuta in agosto per consentire il rinnovo della certificazione di qualità, alla Eaton si prevede che a gennaio lavorino sei linee su sette per fare fronte a un picco della domanda, impiegando un totale di 170 dei 257 dipendenti della fabbrica.
Un numero che si sta progressivamente assottigliando grazie all’utilizzo della mobilità volontaria. Prima dell’inizio delle difficoltà, legate alla crisi internazionale del mercato dell’auto, Eaton contava infatti 340 addetti. «Stando a quanto affermato dall’azienda, il nuovo Profit plan sarà meno rigoroso dei precedenti – hanno affermato dopo l’incontro il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, e il segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus -, a causa dell’instabilità del mercato e anche della tenuta dei competitors, che, chiudendo, lasciano volumi di valvole sul campo. Difficile, quindi, fare ancora delle previsioni». Eaton ieri ha comunque definito buona la qualità  della produzione realizzata finora a Monfalcone (circa 40mila valvole al giorno), che, secondo i sindacati, dimostra di essere uno stabilimento in grado di stare sul mercato e di avere un futuro. Come dichiarato sin dall’inizio dei problemi, i sindacati ribadiscono di essere pronti a confrontarsi in modo costruttivo con la società se si tratta di dare una prospettiva allo stabilimento, ma non nel caso si parli di chiusura ed esuberi. Le organizzazioni dei metalmeccanici considerano in ogni caso decisive le prossime settimane. (la.bl.)

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Monfalcone, la denuncia
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Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

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La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


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