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Il Piccolo, 30 marzo 2009 
 
DAL CENTRO ALLA PERIFERIA  
Cresce del 20% il prezzo della colazione al bar Clienti in calo di un terzo  
Più consistente in un anno l’aumento di cappuccino e brioche rispetto a quello della tazzina di caffè
 
 
di CIRO VITIELLO

La crisi economica non fa sconti a nessuno. Caffè, cappuccino e brioche sono più cari e la colazione al mattino nei bar è diventata quasi un lusso. Rispetto a gennaio 2008 il prezzo della tazzina di caffè al bar è aumentato in media del 10% e la colazione (cappuccino più brioche) è invece cresciuta del 20%. Nello stesso periodo, però, i consumi sono calati di quasi il 30%. Ecco i prezzi. Al banco la tazzina costa da un minimo di 70 a un massimo di 95 centesimi di euro, mentre la classica colazione cappuccino-brioche, ha un prezzo che oscilla da 1.50 a un massimo di 2.50 euro. Al tavolo, invece, bisogna aggiungere un aumento di circa il 10%. E’ quanto emerge da un’indagine su un’abitudine molto radicata fra la gente, travolta anch’essa da una congiuhtura negativa che non accenna a fermarsi.
La maggior parte dei consumi avviene spesso al mattino o in alcune ore di punta della giornata o anche nel fine settimana, dove la massima concentrazione della clientela si ha soprattutto nelle ore pomeridiane del sabato e in quelle della domenica mattina. Come si rileva nella tabella, i prezzi della torrefazione Casa del caffé (dove la tazzina costa 0.70 euro, mentre la colazione 1,50 euro), sono rimasti praticamente entrambi invariati rispetto allo scorso anno. «Faccio fatica a contenere le spese – dice Luigi Giustina, il titolare – e sono proprio al limite del guadagno solo perché faccio io la tostatura. In 25 anni di lavoro, considerando anche la trasformazione dalla lire in euro non ho mai avuto il coraggio di aumentare il prezzo. E’ rimasto sempre lo stesso di quello in lire».
Alcuni locali, per porre un freno al calo dei consumi, propongono una serie offerte speciali. Ad esempio, «Placet Mo’ Caffè» e il bar «Nazionale», offrono un abbonamento di 10 caffè più 250 grammi di macinato a 8,50 euro. Oppure al caffè «Centrale», l’accoppiata cappuccino più brioche viene data a 1,60 euro invece di 2,30 euro (1,40 cappuccino e 0,90 brioche se consumati singolarmente). O ancora come al bar «De Pellegrin» dove ogni 10 caffè ce n’è uno gratis. Ma esiste anche il parametro «qualità» che impone determinati prezzi. «Per quanto riguarda il caffè e la brioche – spiega il titolare del bar ”Commercio” – credo che il paragone fra le offerte dei vari bar si possa fare solamente a parità di prodotto. Per il caffè a esempio usiamo una speciale miscela di arabica pura. Le brioche, invece, sono fresche di forno ogni giorno e non confezionate o riscaldate perché precongelate». In quasi tutti i bar ci sono stati, tuttavia, incrementi giustificati dai costi di gestione e dall’aumento della materia prima, in particolare di caffè, latte e zucchero. La signora Antonella del bar «Latino», ricorda che gli aumenti sono causati da problemi di mercato. «Abbiamo avuto tre ritocchi sul prezzo del caffè – sostiene – e solo alla fine siamo stati costretti a dover correggere il nostro listino». Ma c’è stato anche chi ha diminuito la tazzina passando da 0,85 a 0,80. «Per ora riusciamo a starci dentro – dice la signora Egle di «Sei come sei» – ma è un sacrificio. Speriamo di continuare così». Anche la titolare del bar «Aris» ha lasciato la tazzina di caffè a 0,85 come nel 2008 «perché – afferma – questo non è il momento di fare aumenti». «I clienti cercano di spendere il minimo indispensabile – dichiara Maria Grazia, titolare della «Nova Gisella» – perché i soldi oramai non sono tanti. Mi accorgo di certe cose perchè vendo anche tabacchi. Molti hanno la sensazione di risparmiare perché con 5 euro fanno colazione e acquistano il pacchetto da 10 sigarette. Invece non è così».

MONITORAGGIO DELLA FEDERCONSUMATORI  
Spesa più conveniente in Slovenia  
Tra i prodotti meno cari frutta e verdura. Sulle mele risparmio di 70 centesimi
 
 
Come annunciato la Federconsumatori ha dato avvio al monitoraggio dei prezzi di largo consumo anche in Slovenia. Oltre ai supermercati abitualmente presi in esame i rilevatori sono andati oltre confine.
sotto la lente è finito infatti l’Interspar di Nova Gorica, già meta non solo dei cittadini residente a Gorizia, ma che di quelli che invece abitano a Monfalcone e nella Bisiacaria. Le rilevazioni hanno quindi permesso di mettere a confronto i prezzi rilevati in Slovenia con quelli dei sei supermercati monitorati nel Monfalconese.
È così emerso che fare la spesa oltre confine è decisamente più conveniente. Anche se alcuni prodotti costano di più che in Italia.
Fare la spesa a Nova Gorica conviene per esempio per prodotti come lo yoghurt, che costa anche 20 centesimi di meno. Oppure l’olio di semi di girasole, che costa anch’esso 20 centesimi in meno. Convenienti anche le mele golden, che arrivano a far risparmiare anche 70 centesimi al chili. Ma non tutto è così conveniente come si potrebbe pensare. Per esempio, a sorpresa, costa di più la pasta: la Barilla arriva infatti a richiedere 11 centesimi in più (costa infatti 0,99 centesimi per la confezione da mezzo chilo).
Altra curiosità è quella del tonno, che pur essendo di marca diversa da quello venduto nei supermercati italiani costa 26 centesimi in più. Costoso anche l’olio extravergine di oliva, e di parecchio: quasi quaranta centesimi in più per la marca più a buon mercato. A costare meno è invece il pane: solo due centesimi per la baguette, ma addirittura 40 per il pane locale. Costa meno anche la verdura, mentre a essere più cari, curiosamente, sono i prodotti per la casa: il dentifricio viene a costare anche 50 centesimi in più, la saponetta anche 40. A salvarsi è il detersivo per i piatti, che perde 40 centesimi. Lo sgrassatore è invece un vero salasso: quasi un euro in più che da noi.
Il monitoraggio della Federconsumatori ha così chiuso, anche con questa tappa, le due trasferte previste dal programma, la prima delle quali si è tenuta, a Sistiana, e la seconda è appunto questa di Nova Gorica. L’azione dei controllo dei prezzi è quindi arrivata alla conclusione della sua seconda azione. Ora si partirà con la terza sezione di controllo dei prezzi cittadini, per poi arrivare alla fine del secondo anno, in maggio, quando sarà fatto il bilancio dell’iniziativa, con un confronto tra inizio e fine e le considerazioni sulla crescita del costo della vita.
Il controllo della Federconsumatori va avanti ormai da oltre due anni, e finora ha contribuito a tenere sotto controllo i prezzi cittadini, mettendo bene in evidenza convenienze e aumenti «esagerati».
Non solo, da quest’anno fa anche la somma di una spesa considerata «tipica» per le famiglie di Monfalcone, con un conteggio totale di quanto si va spendere.
Ecco quindi che è possibile considerare, per ognuna delle sei strutture, quanto costa una spesa di «marca», una di marca di casa e una di «primo prezzo».
I primi risultati hanno evidenziato che tra la spesa di marca e non di marca c’è una differenza anche del 37 per cento, e che finora gli aumenti sono stati piuttosto contenuti: a crescere, più che i prodotti di marca, sono stati quelli di sottomarca. Nella sua prima fase, il progetto è durato sei mesi e ha visto la rilevazione del prezzo dei prodotti su 25 tipologie di beni alimentari in sei grandi ipermercati del mandamento (Bennet, Cityiper, Coop, Ipercoop Gradisca, A&O di Staranzano, Emisfero, poi modificati parzialmente nella seconda fase).
I risultati sono poi anche pubblicati sul sito Internet del Comune e su degli schermi predisposti nel municipio di piazza della Republbica e appesi alle bacheche nelle sedi dei Comitati di rione. (e. o.)

Messaggero Veneto, 29 maggio 2009 
  
Illustrati i risultati del progetto realizzato da Federconsumatori Gorizia in collaborazione con il Comune  
Il risultato non è stato raggiunto su frutta e verdura 
Prezzi, monitoraggio calmieratore 
 
MONFALCONE. Il progetto Prezzinvista realizzato da Federconsumatori Gorizia con il Comune di Monfalcone ha prodotto sulle realtà di vendita monitorate un effetto di calmieramento dei prezzi. Anche se sul singolo prodotto il prezzo di mercato è aumentato, le promozioni messe in atto dai negozianti hanno contribuito a contenere l’incremento atteso, per cui ne è risultato un livellamento verso una media complessiva di rilevazione in rilevazione per tutti i panieri considerati (marca nota, marca della casa e primi prezzi) e la tendenza è stata in costante calo per adeguarsi alla media delle altre realtà di vendita.
Anche se lo stesso risultato non è stato raggiunto per frutta e verdura. È questo il risultato conseguito dal progetto, che sviluppato nel 2008 e parte del 2009, si è concluso in questi giorni.
La responsabile del progetto, Silvia Padovani, spiega che sono state effettuate in tutto 14 rilevazioni che hanno interessato i sei maggiori esercizi commerciali del Monfalconese e della destra Isonzo, nonché una realtà del Triestino e una della Slovenia. Le realtà monitorate sono state Ipersimply (già Cityper), Emisfero, Bennet, Ipercoop, Cooperative operaie, Eurospar (già Despar), Conad (Sistiana-Trieste), Interspar (Nova Gorica). I prodotti presi in esame sono stati 25, gli stessi considerati nel precedente progetto: pasta, riso, yogurt, burro, latte, formaggio, olio d’oliva, olio di semi, caffè, tonno, prosciutto crudo, prosciutto cotto, salsa di pomodoro, pane, patate, mele, uova, finocchi, zucchine, carote e dentifricio, saponette, detersivo piatti, detersivo lavatrice, sgrassatore. Questi 25 prodotti sono stati monitorati come marca nota, marca della casa, primo prezzo; tutto ciò tranne verdure e pane, che sono stati considerati come prezzo unico per le prime e per formato per il secondo. I tabulati del paniere considerato sono stati trasmessi tempestivamente ai media, mentre il Comune li ha pubblicati sul proprio sito;alcuni esemplari, in formato manifesto, sono stati esposti in municipio, nelle sedi dei Comitati di quartiere e dei sindacati.
La quantità di dati prodotta ogni 15 giugno (414 prezzi) ha consentito di tenere sotto controllo un cospicuo numero di generi di prima necessità e trarre significative considerazioni su andamento e tendenza dei prezzi nei singoli negozi, anche in comparazione fra i vari punti vendita. «Possiamo asserire – dice Padovani – che il nostro lavoro ha prodotto sulle realtà di vendita monitorate un effetto di calmieramento dei prezzi, con contenimento dell’incremento e livellamento verso una media complessiva. Dall’osservazione dei dati balza all’occhio la differenza tra il paniere della marca nota e quello del primo prezzo che, per la marca nota risulta essere superiore del 50%».
Spiega come per le marche note nel periodo gennaio 2008-maggio 2009 i prezzi hanno avuto un costante incremento mediamente del 5%. «Ciò potrebbe spiegarsi con la quasi assenza totale di controllo da parte delle singole realtà di vendita sui prezzi imposti dalla casa madre. Mentre, dove il singolo rivenditore può intervenire, in particolare per marchio della casa e primi prezzi, si è mantenuto un andamento costante».
Il monitoraggio ha avuto quindi come conseguenza diretta che la tendenza è stata in costante calo per adeguarsi alla media delle altre realtà di vendita. Circa la pasta, si constata un lieve calo del prezzo di vendita. Non commisurato al notevole ribasso della materia prima di derivazione. Si rileva invece un costante ribasso del prezzo dell’olio extravergine d’oliva in tutti e tre i panieri considerati, mentre hanno subito aumenti riso, grana, prosciutti e salsa.
Discorso a parte per frutta e verdura, che hanno subito un costante aumento, specie negli ultimi mesi: aumenti per patate, mele, finocchi, zucchine e carote, con percentuali di incremento anche fino al 350%.

Il Piccolo, 01 giugno 2009 
  
CHIUSA LA CAMPAGNA DI RILEVAMENTO IN SEI SUPERMERCATI CITTADINI  
Il monitoraggio dei prezzi frena i rincari  
Federconsumatori: risultato raggiunto. L’analisi riprenderà in ottobre
 
 
Chiude i battenti il progetto di controllo dei prezzi realizzato da Federconsumatori e Comune di Monfalcone. Con l’ultima rilevazione, infatti, ha ufficialmente chiuso la sua attività per l’anno 2008-2009. Il progetto, secondo quanto annunciato da Federconsumatori, riprenderà in autunno. Innegabile il suo effetto di calmieramento dei prezzi, e anchese sul singlo prodotto il prezzo di vedita è auentato le promozioni messe in atto dai negozianti hanno contribuito a contenere gli aumenti. Un risultato che però non è stato raggiunto per frutta e verdura. «Il nostro progetto viene rinnovato di anno in anno – spiega Mario Cecolin, operatore dell’associazione – e per quanto ci riguarda, visti gli ottimi risultati finora ottenuti, abbiamo già fatto richiesta di rinnovare il progetto per il prossimo anno. Se tutto va bene quindi inizieremo a ottobre». Probabilmente le stesse modalità: rilevazioni quindicinali in sei punti vendita monfalconesi -Ipersimply (già Cityper), Emisfero, Bennet, Ipercoop, Cooperative operaie ed Eurospar (già Despar) – magari qualche puntatina fuori Monfalcone, come accaduto in questi mesi con le ”trasferte” al Qlandia di Nova Gorica e al Conad di Sistiana. Per quanto rigurda l’ultima rilevazione, come sempre, le maggiori differenze si rilevano nella frutta e nella verdura, i generi alimentari che maggiormente sono soggetti a variazioni stagionali. Anche in questo caso, districarsi tra i vari prezzi è veramente difficile. Diverso discorso per le zucchine, che invece calano ovunque: costano da un massimo di 1,49 euro a un minimo di 0,99, ma praticamente dappertutto si parla di un calo, pari anche a un euro rispetto a inizio anno. In modo contrario si comportano invece le carote: aumentano infatti da 1,10 euro agli 1,49 euro attuali, oppure dai 0,78 precedenti ai 1,39 euro attuali. Il progetto 2008-2009 della Federconsumatori ha proposto anche un esame della spesa totale delle famiglie, per capire quanto consistente è il risparmio scegliendo prodotti di marca e non di marca. Acquistando i prodotti monitorati (pasta da mezzo chilo, riso arborio da un chilo, yogurt da due pezzi, burro da 250 grammi, latte intero da un litro, formaggio grana, olio extravergine, olio di semi, caffè, la confezione da tre pezzi di tonno, prosciutto crudo, prosciutto cotto, salsa di pomodoro da 700 grammi, un chilo di pane, patate, mele, uova medie, finocchi, zucchine, cavoli, dentifricio, saponetta, detersivo per piatti e per lavatrice e sgrassatore) una famiglia spende una media di 30 euro per articoli ”generici” e sui 47 per quelli di marca.
Elena Orsi

Il Piccolo, 12 giugno 2009 
 
CONCLUSO IL MONITORAGGIO  
Di frutta e verdura i rincari-record  
Federconsumatori: «In alcuni casi registrati aumenti del 350%, un’assurdità»
 
 
In un anno, in alcuni casi, frutta e verdura hanno subito aumenti pari al 350% che, secondo Federconsumatori, sono del tutto ingiustificati. È questo il dato, più clamoroso, rilevato dal report finale del monitoraggio dei prezzi dell’associazione dei consumatori nel confronto 2008 – 2009.
Ciò che balza anche all’occhio è la differenza tra il paniere fatto con prodotti di marca e quello ”primo prezzo”: il primo costa il 50% in più. Sono stati soprattutto i prodotti di marca infatti a subire, tra il gennaio 2008 e il maggio 2009 aumenti medi del 5%. Secondo Federconsumatori «ciò potrebbe spiegarsi con la quasi assenza totale di controllo da parte delle singole realtà di vendita sui prezzi imposti dalle case-madri mentre, dove il singolo rivenditore è in certa misura potuto intervenire, si è mantenuto un andamento pressoché costante».
Ma il vero dato “drammatico” è quello della frutta e verdura, che meritano, come spiega Federconsumatori, un discorso a parte. «Sono aumentate patate, mele, finocchi, zucchine e carote raggiungendo percentuali di incremento anche fino al 350%. Aumenti che paiono ancor più ingiustificati se consideriamo che particolari fenomeni atmosferici o disastri ambientali non risultano essersi manifestati nella passata stagione per i generi monitorati.
Tutto ciò è in netto contrasto anche con la tendenza al calo dei derivati del petrolio che hanno consentito considerevoli diminuzioni nei prezzi di trasporto ed energetici in genere».
Infine, relativamente alla pasta, si avverte un lieve calo del prezzo di vendita non commisurato al notevole ribasso della materia prima di derivazione, mentre si rileva un costante ribasso del prezzo dell’olia extravergine di oliva in tutti e tre i panieri considerati. Hanno subito un costante aumento: riso, grana, prosciutti e salsa.
Una buona notizia però c’è. «Circa l’utilità del nostro operato è significativo osservare che di rilevazione in rilevazione per tutti i panieri considerati (marca nota, marca della casa e primi prezzi) la tendenza è stata in costante calo per adeguarsi alla media delle altre realtà di vendita».
Possiamo asserire che il nostro lavoro ha prodotto sulle realtà di vendita monitorate un effetto di calmieramento dei prezzi. Anche se sul singolo prodotto il prezzo di mercato è aumentato, le promozioni messe in atto dai negozianti hanno contribuito a contenere l’incremento atteso, per cui ne è risultato un livellamento verso una media complessiva. Il monitoraggio di Federconsumatori ha riguardato complessivamente 14 rilevazioni nei sei maggiori esercizi commerciali del mandamento monfalconese e della Destra Isonzo, nonché una realtà della provincia di Trieste e una della Slovenia.
Nel dettaglio, le realtà monitorate sono state Ipersimply (già Cityper), Emisfero, Bennet, Ipercoop, Cooperative Operaie, Eurospar (già Despar), Conad (Sistiana), Interspar (Nova Gorica). I prodotti presi in esame sono stati 25 (pasta, riso, yogurt, burro, latte, formaggio, olio d’oliva, olio di semi, caffè, tonno, prosciutto crudo e cotto, salsa, pane, patate, mele, uova, finocchi, zucchine, carote e dentifricio, saponette, detersivi, sgrassatori). (e.o.)

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