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Il Piccolo, 14 dicembre 2010 
 
INFORTUNIO IN FINCANTIERI 
Grave operaio travolto da una trave sulla ”Magic” 
Frattura vertebrale per Carlo Bevilacqua, 51 anni. Operato all’Unità spinale di Udine
UN PESANTE MANUFATTO SI È SGANCIATO DALL’IMBRAGATURA E HA INVESTITO L’ADDETTO

di LAURA BORSANI

Grave infortunio sul lavoro, ieri mattina, attorno alle 8, sulla ”Carnival Magic” nello stabilimento Fincantieri. Un imbragatore di 51 anni, Carlo Bevilacqua di Monfalcone, è stato travolto da una trave metallica, lunga una decina di metri, subendo un trauma cranico, lo schiacciamento del bacino e la frattura di due vertebre. Rischia un gravissimo danno alla funzionalità degli arti inferiori. Già nella tarda mattinata di ieri, l’operaio è stato sottoposto a un intervento chirurgico nell’Unità spinale dell’ospedale di Udine, dove è stato trasferito con l’elicottero dell’Elisoccorso, atterrato in banchina accanto alla passeggeri. A investire Bevilacqua è stata una guida di sostegno dei ”cesti” lavavetri della nave, una sorta di rotaia di ferro semicurva di mezzo quintale, precipitata da circa 8 metri. La guida metallica era stata sollevata da una gru per raggiungere il ponte 15 di ”Magic”, in allestimento in banchina. L’operatore a terra, accortosi che le due rotaie che aveva appena imbragato dando l’okay al sollevamento, si erano sfilate, ha tentato di allontanarsi dall’area per evitare di esserne travolto. Ma una delle due guide gli è invece finita addosso, non è chiaro se colpendolo direttamente o di rimbalzo, facendolo cadere a terra e battere la testa.
Carlo Bevilacqua, esperto imbragatore, dipendente Fincantieri nel settore da almeno trent’anni, è stato colpito alla schiena e al bacino. Un impatto violento: l’uomo è rimasto a terra in una pozza di sangue. Sempre cosciente, tanto da provvedere a chiamare al cellulare i familiari, ma lamentando di non sentire più le gambe, secondo quanto riferito dai colleghi presenti sul luogo dell’infortunio.
Immediati sono stati i soccorsi, con l’intervento dell’elicottero del 118 che ha trasferito l’operaio all’Unità spinale dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine dove, in tarda mattinata, è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico.
Le rappresentanze delle Rsu di stabilimento Fim, Fiom e Uilm, hanno proclamato lo sciopero, con presidio della portineria per bloccare l’attività dello stabilimento. Lo sciopero ha riguardato il primo turno, dalle 10 fino alle 14.
Un evento, dunque, drammatico, che ha riproposto il problema legato alla sicurezza sul posto di lavoro, riaccendendo le preoccupazioni da parte delle maestranze e dei rappresentanti sindacali, a poco più di un mese peraltro da un altro infortunio avvenuto nella nuova panel-line, memori altresì dell’incidente che nell’aprile del 2008 costò la vita ad un lavoratore dell’appalto croato.
Sull’infortunio è stata aperta un’indagine, affidata alla Polizia del locale Commissariato intervenuta sul posto assieme ai funzionari dell’Azienda sanitaria. Stando alle informazioni fornite dall’azienda, le modalità dell’incidente vengono al momento confermate nelle linee essenziali ipotizzate. Il lavoratore era dunque alle prese con le operazioni di imbragatura. Una volta sistemate le due guide lavavetri, ha quindi dato il ”via libera” al sollevamento del materiale. Durante il trasferimento, le guide si sono sfilate precipitando. È da accertare se una di queste rotaie abbia travolto direttamente o indirettamente l’operatore che, tra l’altro, si stava allontanando dall’area essendosi accorto che non tutto stava procedendo per il verso giusto. Anche l’azienda ha aperto un’inchiesta interna per l’accertamento delle cause dell’infortunio.
(ha collaborato Laura Blasich).

L’ASSESSORE CRISTIANA MORSOLIN 
Il Comune protesta: «Episodio gravissimo»

L’amministrazione comunale di Monfalcone giudica «gravissimo» quanto accaduto ieri in Fincantieri a Monfalcone. Una posizione dura nei confronti della società  navalmeccanica quella assunta dall’ente locale e di cui si fa portavoce, a nome del sindaco, l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin. «La linea, sempre più praticata anche a livello nazionale, in base alla quale la sicurezza sul lavoro è responsabilità esclusiva e diretta del lavoratore – sottolinea l’assessore Morsolin – non è accettabile. Vanno messe invece in campo tutte le misure necessarie per tutelare i lavoratori, in questo caso diretti e indiretti».
Su questo fronte Fincantieri, secondo l’assessore, «ha ancora delle lacune, dimostrate dai precedenti infortuni mortali o gravissimi di cui è stato teatro il cantiere navale in questi ultimi anni».
Secondo Emiliano Zotti responsabile dell’area lavoro di Rifondazione «davanti all’ennesimo grave infortunio avvenuto in Fincantieri non possiamo che constatare quale altissimo prezzo venga pagato dai lavoratori alle logiche della produzione. L’infortunio infatti, stando alle prime ricostruzioni, era evitabile se si fosse attuata una differente organizzazione del lavoro, più rispettosa dei metodi e dei tempi della sicurezza. In queste ore all’operaio Bevilacqua va la nostra solidarietà e gli auguri di un pronto recupero dal grave infortunio subito. (la.bl.) 
 
TUONA IL MEGAFONO NELLO STABILIMENTO PER ANNUNCIARE LO SCIOPERO. ADESIONE ANCHE DA PARTE DEI LAVORATORI DELLE DITTE PRIVATE 
«Tutti fuori». Scatta alle 10 l’esodo di migliaia di tute blu 
Luxic: «Questo è l’epilogo delle nostre richieste cadute nel vuoto». Gherghetta: «L’organizzazione del lavoro va rivista»

di SILVIA ZANARDI

A passo lento. Con la scritta ”Fincantieri” alle spalle e una fila di colleghi davanti, tutti diretti verso la città. Qualcuno è saltato in fretta sulla sua bici, altri si sono fatti strada a lungo il marcipiede bagnato dal nevischio. Chi gesticolando, chi accendendosi una sigaretta.
Hanno mollato attrezzi, gru e imbragature attorno alle dieci: operai, tanti, centinaia. Un esodo infinito di uomini con i volti tirati, le tute da lavoro sporche di ferraglia, gli elmetti blu sotto il braccio: qualcuno se lo è tenuto in testa. Hanno risposto al richiamo di un megafono che, di prima mattina, si è messo a gridare: «Uscite tutti, andiamo via. Un nostro collega ha avuto un incidente sulla Carnival, sta male. Oggi non si lavora, scioperiamo». La voce era quella di Moreno Luxic, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento.Quanto detto al megafono lo ha ripetuto ai colleghi e ai giornalisti poco dopo, quando ormai stavano uscendo tutti e il cantiere navale di Monfalcone era già semideserto: «Abbiamo fatto presente all’azienda più e più volte che per sollevare i manufatti ci vogliono le ceste omologate, ma non siamo mai stati ascoltati. E questo è il risultato: un nostro collega ha avuto un incidente grave e non è che il tragico epilogo di richieste finite nel vuoto».
Accanto a lui, stesso berretto di lana, Andrea Holjar (Uilm): «Allo sciopero hanno aderito in tanti, sia i lavoratori diretti della Fincantieri, sia quelli delle ditte in appalto. Siamo compatti». Nel giorno di sciopero per il collega Carlo Bevilacqua, che è rimasto schiacciato sotto una trave di metallo, negli occhi degli operai si legge una sola frase: «Poteva succedere il peggio. Di lavoro non si può morire».
«Ancora un incidente grave, e ancora alla Fincantieri. Non è un caso, qui siamo di fronte a una pericolosità oggettiva», dice il presidente della Provincia Enrico Gherghetta. «Significa che l’azienda deve riflettere e deve porsi con maggiore attenzione nei confronti dei suoi lavoratori: non si può finire sotto un pezzo di ferro imbragato male, non è ammissibile. C’è qualcosa che non va alla base dell’organizzazione aziendale», aggiunge.
Mentre, sulla Carnival, l’operaio Carlo Bevilacqua cercava di sottrarsi alla caduta violenta di quella maledetta trave, l’eurodeputata Debora Serracchiani incontrava gli operatori portuali per discutere del futuro dello scalo monfalconese. Con lei, c’era il segretario del circolo Pd di Monfalcone e consigliere comunale Paolo Frisenna: «A quanto si è detto, Carlo Bevilacqua è un operaio esperto e questo può escludere che l’incidente sia avvenuto per un errore umano. C’è anche da augurarsi che non dipenda da falle nella sicurezza garantita dall’azienda e che si sia verificato per un fatalità sfortunata». E aggiunge: «Spetta a chi di competenza accertarlo, ma siamo preoccupati: non si può pensare allo sviluppo industriale se gli operai mettono la loro vita a rischio ogni giorno».

Il Piccolo, 15 dicembre 2010 
 
RESTA GRAVE L’OPERAIO, SOTTOPOSTO A INTERVENTO CHIRURGICO ALLA SPINA DORSALE 
«Troppi infortuni in cantiere, ora basta» 
La Rsu scrive all’ad Bono, al sindaco e ai presidenti di Regione e Provincia 
 
di SILVIA ZANARDI

L’hanno operato al midollo spinale, ma è ancora presto per dire se Carlo Bevilacqua tornerà a camminare. Un elicottero dell’ospedale Civile di Udine è venuto a prenderlo di urgenza lunedì mattina alla Fincantieri, dopo che una pesante trave di alluminio lo ha travolto mettendo a rischio la sua vita. Era andato a lavorare come tutti i giorni, ma l’imbragatura di una gru si è sfilata all’improvviso ed è stata questione di pochi secondi.
I suoi colleghi, quelli nuovi e quelli di vecchia data, che hanno iniziato a lavorare con lui trent’anni fa, sono in costante contatto con la moglie per avere notizie sull’esito dell’intervento. Si confida nell’ipotesi migliore, ma già conforta che Carlo Bevilacqua non sia in pericolo di vita.
Sulla scia dello sciopero immediato, indetto subito dopo il suo infortunio fra gli operai della Fincantieri, hanno aderito quasi tutti, i rappresentanti di Rsu Fim, Fiom e Uilm chiedono alle istituzioni di intervenire, di far sentire la loro voce a difesa della sicurezza sul lavoro che, se messa a repentaglio o trascurata, può portare a tragici incidenti appesi alla fatalità.
Quello che ha portato in sala operatoria Carlo Bevilacqua, non è primo a scatenare l’ira dei lavoratori dello storico cantiere navale di Monfalcone. Prima di lui, nel 2010, un lavoratore è stato investito da una lama mentre cercava di sbloccare un manufatto che si era incastrato tra due rulli e un secondo rischiava di rimanere ucciso come Yuko Jerco nel 2008, schiacciato da una lamiera in una normale giornata di lavoro.
I rappresentanti sindacali della Fincantieri hanno scritto una lettera aperta indirizzata a Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, a Renzo Tondo, governatore del Friuli Venezia Giulia, a Enrico Gherghetta, presidente della Provincia di Gorizia, e a Gianfranco Pizzolitto, sindaco di Monfalcone.
«Tre gravi incidenti hanno aperto il 2010, solo fortunamente senza gravi conseguenze per i lavoratori. Nel corso di quest’anno sono state fatte da parte nostra almeno cinque segnalazioni alla medicina del lavoro, dove venivano evidenziate gravi e ripetute violazioni delle norme di sicurezza. Rimane aperta a oggi la questione molatura, bollata spesso come mancanza di volontà da parte di lavoratori di svolgere quel tipo di attività», scrivono i sindacati.
«Ci sono stati anche tre infortuni dalle dinamiche drammatiche, due dei quali avrebbero potuto avere gravi conseguenze. L’ultimo risale a lunedì 13 dicembre, dove un lavoratore è rimasto colpito alla schiena dalla caduta di un tubo durante le operazioni di sollevamento. Con molta probabilità il nostro collega rimarrà tutta la vita seduto su una sedia a rotelle», aggiungo. E concludono: «Crediamo che alla base di tutto questo ci sia una gestione sbagliata dei cicli produttivi, basati essenzialmente sulla compressione dei tempi di lavoro e dei costi e questa noncuranza si riflette sulla risorsa più importante dell’azienda: i lavoratori. Chiediamo all’amministratore delegato di Fincantieri di operare in tempi strettissimi al fine di mettere l’azienda, la Stabilimento di Monfalcone, in condizioni di sicurezza e di legalità degni di un paese civile».

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Il Piccolo, 08 settembre 2010
 
PREOCCUPAZIONE PER LA DECISIONE DI FEDERMECCANICA 
Salta il contratto, la Fiom prepara la strategia

Il recesso del contratto nazionale siglato il 20 gennaio 2008, comunicato ieri da Federmeccanica, ha sollevato preoccupazioni tra i rappresentanti sindacali della Fiom del territorio. La disdetta avverrà a far data dall’1 gennaio 2012, alla scadenza naturale del contratto. A quel punto entrerà in vigore l’accordo separato firmato il 15 ottobre 2009 da Fim e Uilm. La Fiom parla di un contratto «non votato da tutti i lavoratori», ha osservato il segretario provinciale Thomas Casotto, e che «di fatto permetterà alle aziende di derogare sia sotto il profilo economico che normativo». Casotto sottolinea: «Al momento resta legalmente valido il contratto nazionale del 2008 e lo rimarrà fino a scadenza naturale». Ma prospetta «peggioramenti nelle condizioni dei lavoratori, poichè le aziende saranno in grado di approfittarne, specie nei momenti di crisi. La disdetta anticipata potrebbe inoltre indurre le imprese a non applicare il contratto vigente. Faremo valere la legittimità, anche attraverso le vie legali». Moreno Luxich, della Rsu Fiom di Fincantieri, ha osservato: «Quel contratto non è valido, è antidemocratico. Si vuole cancellare lo spirito solidale contenuto nell’accordo nazionale del 2008, e si aprono le porte a trattative dirette tra lavoratori e datori di lavoro. Si rischia di creare lavoratori di serie A e di serie B, di far ricadere la crisi sulle maestranze. Fim e Uilm vengano in assemblea a spiegarlo ai lavoratori». Il segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan, parla invece di una «svolta epocale nei rapporti sindacali e aziendali», in virtù di un accordo «che senza un’ora di sciopero e in un momento di crisi com’era il 2009, prevede vantaggi anche salariali. Mi chiedo come potrà essere applicato nei confronti di un’organizzazione importante come la Fiom».

Il Piccolo, 09 settembre 2010
 
CHIESTA LA CONVOCAZIONE DELLA RSU FINCANTIERI 
Assemblee Fiom sulla decisione di Federmeccanica

La prossima settimana la Fiom-Cgil di Fincantieri chiederà la convocazione della Rsu di stabilimento. All’ordine del giorno, la discussione sulla disdetta comunicata da Federmeccanica del contratto nazionale siglato il 20 gennaio 2008. Lo ha annunciato ieri il rappresentante sindacale, Moreno Luxich: «Dalla riunione scaturirà un documento che sarà posto all’attenzione dei lavoratori riuniti in assemblea». Luxich ha poi osservato: «Non mi stupisco che tutto si stia materializzando. Noi della Fiom siamo stati subito contrari alla disdetta del contratto nazionale per sostituirlo con l’accordo separato del 2009, togliendo così l’elemento di solidarietà che con la crisi attuale unisce tutti i lavoratori, dal Nord al Sud d’Italia». Il rappresentante della Fiom ha aggiunto: «Federmeccanica ha sostenuto che ogni comparto dei metalmeccanici sarà separato. Ciò indebolirà i comparti che si doteranno di un proprio ”contrattino”, fino ad arrivare a trattative ristrette tra lavoratori e datori di lavoro. Questa impostazione, in un Gruppo come Fincantieri, rappresenta un’occasione per avvalersi delle deroghe. Riteniamo che l’accordo separato non garantisce flessibilità, ma apre la via a compromessi da parte di chi non è in grado di contrapporre nei confronti di chi Governa un serio piano industriale per il Paese». La Fiom si prepara a convocare anche il direttivo provinciale, ha spiegato il segretario Thomas Casotto, che ha ribadito la priorità in ordine alla salvaguardia dei posti di lavoro: «Faremo assemblee nelle aziende e informeremo su quanto sta accadendo. È imprescindibile un confronto chiaro e onesto con i lavoratori, sono loro che devono decidere, iscritti e non iscritti ad un sindacato. Auspichiamo che anche le altre sigle sindacali partecipino. Eventuali deroghe proposte dalle aziende dovranno passare al voto dei lavoratori. Il problema si può risolvere, con la collaborazione di tutti».
Dalla Uilm, il segretario provinciale Luca Furlan, commenta: «Sotto il profilo normativo e salariale, è valido l’accordo firmato da Fim e Uilm nel 2009. Federmeccanica disdettando il contratto nazionale del 2008, ha compiuto un atto meramente tecnico e politico. Stiamo lavorando al meglio per gestire la crisi. Le deroghe riguardano situazioni legate alla salvaguardia dei posti di lavoro. Preferisco pertanto la flessibilità per certe situazioni e momenti difficili, piuttosto che la cassa integrazione o la mobilità. Noi continuiamo così. Sta poi all’intelligenza e al buonsenso, a partire dalla Uilm, gestire le singole circostanze. Ciò che auspico è che le vicende nazionali non diventino terreno di scontro quando si vanno ad affrontare le questioni locali o aziendali».

Il Piccolo, 07 settembre 2010

INFORTUNIO IERI MATTINA NELL’OFFICINA NAVALE DI FINCANTIERI 
Operaio investito da una lamiera 
Il giovane ricoverato all’ospedale. Scattata subito un’ora di sciopero

Viene investito da una lamiera dopo aver tentato di sbloccare un manufatto che si era incastrato tra due rulli, e le organizzazioni sindacali, con le Rsu Fim, Fiom e Uilm, proclamano subito sciopero, un’ora alla fine di ogni turno. È accaduto ieri mattina tra le 9 e le 10 allo stabilimento di Panzano. Un giovane operatore addetto alla linea di sabbiatura e pitturazione, nell’officina navale, ha riportato una contusione all’anca. È stato trasferito con l’ambulanza interna del cantiere all’ospedale di San Polo.
Le sue condizioni non sono state ritenute gravi. Ma la dinamica dell’infortunio avrebbe potuto produrre conseguenze molto serie. Secondo una prima ricostruzione dell’evento, il dipendente stava dunque controllando la linea di sabbiatura quando una delle lamiere si è incastrata tra il carrello e la rulliera successiva. L’operatore è intervenuto per tentare di sbloccare il manufatto che, in seguito a una sorta di ”effetto-molla”, lo ha investito colpendolo all’anca. I rappresentanti delle Rsu si sono recati sul luogo dell’infortunio per verificare la situazione e sincerarsi sulle condizioni di salute dell’operaio. Hanno quindi proclamato lo sciopero di un’ora alla fine di ogni turno. Oggi, inoltre, sarà effettuato un volantinaggio all’esterno del cantiere con la distribuzione di un comunicato firmato dalla Rsu Fim-Fiom-Uilm. Alla base dello sciopero c’è la questione della sicurezza. I sindacati, come hanno spiegato Moreno Luxich, della Fiom, e Andrea Holjar, della Uilm, hanno sottolineato come «ancora una volta gli interventi correttivi ai fini della sicurezza vengono assunti dall’azienda solo a infortunio accaduto». Hanno inoltre osservato che «la pericolosità in ordine alle rulliere era già stata segnalata in altre occasioni» e che la stessa commissione ambiente «aveva già evidenziato la necessità di rivedere gli automatismi di sicurezza della linea, senza che nulla sia stato fatto».
L’azienda, da parte sua, ha garantito gli accertamenti sulla linea per verificare l’opportunità di ulteriori interventi migliorativi dell’impianto, comunque, ha aggiunto, rinnovato e sottoposto a regolare manutenzione. (la.bo.)

Messaggero Veneto, 24 gennaio 2010
 
Monfalcone. Oltre alle tre sigle confederali saranno presenti nelle Rsu due delegati della Failm Cisal. Nessun eletto per Ugl e Fismic 
Fincantieri, rinnovati i direttivi dei sindacati

MONFALCONE. Posizione consolidata per Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil all’interno dello stabilimento Fincantieri. Gli esiti delle votazioni dei giorni scorsi per il rinnovo della Rsu-Rappresentanza sindacale unitaria del cantiere navale hanno ribadito la presenza forte di Fiom a cui sono stati assegnati 8 delegati, seguita da Fim e Uilm con quattro delegati a testa.
Oltre alle tre sigle confederali saranno presenti nella Rsu, due delegati della Failms Cisal, mentre non sono stati eletti delegati per Ugl e per Fismic (altro sindacato autonomo dei metalmeccanici di cui è coordinatore regionale Michele Latino e aveva iniziato la sua attività da qualche mese).
Da ricordare che nel rinnovo Rsu 2010 erano disponibili 18 posti di delegato, rispetto ai 21 della tornata precedente del 2007 perché i dipendenti dello stabilimento sono calati al di sotto della soglia delle 1.800 unità, fermandosi al momento attorno ai 1.730, di cui il 70% operai. Su 1.711 aventi diritto, hanno votato 1.261 persone (di cui 927 operai e 334 impiegati), 1.200 sono stati i voti validi espressi nei 18 seggi, 13 per gli operai e 5 per gli impiegati.
Come detto Fiom ha eletto otto rappresentanti, quattro la Fim (ma solo per un voto è stata mancata l’elezione del quinto delegato), quattro per anche per Uilm, due la Falims, mentre l’Ugl che negli ultimi tempi aveva in parte intercettato i consensi dei lavoratori non schierati con Fim. Fiom e Uilm, ha ottenuto solo 30 voti non riuscendo ad ottenere neanche un delegato. Ventisei i voti ottenuti dalla Fismic.
Per la Fiom sono stati eletti Moreno Luxich (che è risultato essere il delegato più votato, 185 preferenze, e che sarà confermato coordinatore), Riccardo Bertocchi, Salvatore Monello, Franco Buttignon, Mauro Brumat, Livio Ceschia, Claudio Buzzin, Plinio Ferra.
Per Fim sono stati eletti Michele Zoff (probabile coordinatore e secondo più votato), Andrea Tavan, Michele Gardenal, Cristian Tricarico. Uilm ha eletto Andrea Holjar (probabile coordinatore) Giorgio Zaccagna, Luca Furlan, Ferdinando Battistutta. La Failms ha confermato Fabrizio Ballaben e Mario Pizzolitto.
Gli eletti, con tutta probabilità, si riuniranno già domani all’Assindustria di Gorizia per firmare il provvedimento di Cassa integrazione che interesserà nella prossime settimane i lavoratori di Fincantieri.

Il Piccolo, 25 gennaio 2010
 
IL RINNOVO IN FINCANTIERI  
Rsu, la Fim raddoppia la sua rappresentanza  
La Fiom-Cgil perde la maggioranza assoluta Fuori Ugl e Fismic
 
 
Il rinnovo della rappresentanza sindacale dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone arriva alla vigilia della firma dell’accordo per l’apertura della cassa integrazione ordinaria per i dipendenti del cantiere navale. Le elezioni hanno visto una buona partecipazione da parte dei lavoratori e soprattutto la vittoria dei sindacati storici dei metalmeccanici, cioé Fim, Fiom e Uilm, mentre a intercettare il dissenso rimane solo la Failms, perché Ugl e la nuova sigla autonoma Fismic rimangono fuori. Alle urne si sono presentati 1.261 dipendenti di Fincantieri su 1.711 aventi diritto, pari al 74% del totale quindi, e i voti validi sono stati invece 1.220. Questa volta, scesi i dipendenti diretti sotto il tetto delle 1.800 unità, c’erano da assegnare 18 seggi invece dei 21 del precedente mandato con sei liste in corsa. Primo sindacato è risultata sempre la Fiom-Cgil che si è aggiudicata otto delegati, perdendo però la maggioranza assoluta detenuta negli ultimi tre anni all’interno della Rsu, mentre Fim, che raddoppia, e Uilm hanno ottenuto quattro delegati. La Failms porta a casa invece due delegati. A rappresentare la Fiom sono ora Moreno Luxich, coordinatore uscente, che con 135 consensi è risultato il più votato in assoluto, Riccardo Bertocchi, Salvatore Monello, Franco Buttignon, Mauro Brumat, Livio Ceschia, Claudio Buzzin e Plinio Ferra.
I delegati della Fim sono il coordinatore uscente Michele Zoff, Andrea Tavan, Michele Gardenale e Cristian Tricarico, mentre la Uilm elegge Andrea Holjar, Giorgio Zaccagna, il segretario provinciale Luca Furlan e Ferdinando Battistuta. I rappresentanti della Failms rimangono Mario Pizzolitto, coordinatore uscente, e il segretario provinciale dell’organizzazione Fabrizio Ballaben. Il segretario provinciale della Uilm sottolinea il risultato ottenuto dalla sua organizzazione e da Fim e Fiom, perché «pur in un momento difficilissimo per la diversità di vedute esistente su contratti nazionali e di secondo livello hanno saputo ricompattarsi». I lavoratori, d’altro canto, aggiunge Furlan, «hanno capito chi porta a casa i risultati concreti». «Il fatto che non esista più un’organizzazione con la maggioranza assoluta dei delegati fa sì invece – prosegue Furlan – che si creino equilibri utili a gestire al meglio un periodo davvero delicato per la vita dello stabilimento». Va segnalato il risultato ottenuto dalla Fim, che ha raddoppiato i propri delegati, mancando il quinto, ai danni della Uilm, per un solo voto. (la. bl.)

Il Piccolo, 08 febbraio 2010

SCATTANO I PRIMI PROVVEDIMENTI IN FINCANTIERI
FORMAZIONE 
Frequentando il programma di riqualificazione garantiti 200 euro al mese
Interessati anche la salderia B, il reparto di prefabbricazione e i magazzini
Si svuota l’officina, ”cassa” per 90 da oggi
 

di TIZIANA CARPINELLI

Scatta da stamattina la cassa integrazione ordinaria allo stabilimento navalmeccanico di Fincantieri a Panzano. Il provvedimento, fissato per 13 settimane, coinvolgerà nell’immediato una novantina di lavoratori, la maggior parte dei quali (una quarantina) dell’Officina navale. Coinvolti subito nel regime di Cigo anche una trentina di maestranze della salderia B, nel settore della prefabricazione, e una ventina di operai adibiti ai magazzini.
Si tratta di un primo contingente che, a rotazione, raggiungerà numericamente il picco massimo ipotizzato di 450 unità (su un totale di 1700 tute blu) nel periodo estivo di giugno-luglio e poi, successivamente, di ottobre, quando lo scarico di produzione legato alla prolungata scarsità di commesse avrà il suo culmine. Entro venti giorni, di fatto, con l’entrata in Cigo del secondo gruppo di lavoratori impiegati in quel settore, l’officina navale risulterà per il mese di marzo completamente svuotata. I sindacati tuttavia rassicurano: «Vigileremo affinché sia garantita la turnazione dei lavoratori coinvolti nel regime di riduzione del salario, tenendo conto anche di ulteriori parametri, oltre al grado di professionalità, quali il numero di figli a carico o la presenza di un nucleo familiare monoreddito». La flessione del carico di lavoro partirà dunque dalla prima fase produttiva, interessando via via gli altri settori (in particolare le zone di pre-montaggio e montaggio), con coinvolgimento immediato delle maestranze dirette di Fincantieri, mentre i lavoratori gravitanti nelle ditte d’appalto, stimati in circa 3mila unità, non saranno da subito investite dal processo, in quanto impiegate nell’ambito degli allestimenti delle navi passeggeri.
Sulla base dell’accordo siglato lo scorso 25 gennaio a Gorizia, l’azienda ricorrerà alla mobilità interna degli operai rimasti senza occupazione, compatibilmente alle mansioni e alle professionalità ritenute idonee al reimpiego in un altro comparto produttivo. Si prevede che i lavoratori interessati dalla Cigo possano ricorrere ad alcuni strumenti per integrare il diminuito potere salariale (due le fasce di stipendio ”ridotto”: da 780 e 900 euro lordi): i corsi di formazione e la monetizzazione dei permessi annui retribuiti (Par).
«Frequentando il programma di riqualificazione che si terrà da lunedì a venerdì all’ex albergo impiegati – ha chiarito ieri Moreno Luxich, sindacalista delle Rsu in quota Fiom-Cgil – gli operai riceveranno 10 euro e 65 centesimi al giorno, più altri 5 euro di rimborso per il trasporto. Ciò consentirà agli stessi di accrescere il minor salario dettato dalla Cigo di ulteriori 200 euro circa al mese. I corsi di formazione, che prenderanno avvio domani (oggi, ndr) promuovono la sicurezza sul posto di lavoro, la tecnica (teorica e pratica) di saldatura e la procedure di produzione. Come Rsu ci impegneremo ad organizzare i corsi, della durata di tre ore al giorno, prevalentemente al mattino». Sarà infine possibile «monetizzare i Par, ma solo nel periodo in cui il lavoratore risulterà interessato dalla Cigo: basterà richiedere i moduli all’Ufficio personale oppure nelle sedi sindacali». «Saremo presenti ai corsi e seguiremo da vicino i meccanismi di applicazione dell’accordo stipulato all’Assindustria – ha concluso Luxich – per fare in modo che non vi siano dei lavoratori penalizzati dalla cassa integrazione. L’obiettivo è gestire nel miglior modo possibile lo scarico di produzione, restando consapevoli che si tratta di un periodo limitato di tempo, al termine del quale il lavoro riprenderà lo stesso ritmo di prima».

Il Piccolo, 09 febbraio 2010
 
FINCANTIERI PARTITO IERI IL PROVVEDIMENTO PER NOVANTA LAVORATORI DIRETTI 
Andrea, 40 anni: «Il mio primo giorno in Cassa» 
L’operaio è tornato a stare dai suoi genitori: «I corsi di formazione mi aiuteranno. Più tempo per mio figlio»

di LAURA BORSANI

S’è ritrovato, puntuale, all’ex Albergo Impiegati, assieme ai suoi colleghi. Accomunati dallo ”status” di neo cassaintegrato. Andrea Comelli, 40 anni, residente a Ronchi dei Legionari, un figlio. Per la prima volta, anzichè al cantiere torna sui banchi. Come previsto, ieri mattina è partita la cassa integrazione ordinaria che ha coinvolto una novantina di lavoratori diretti di Fincantieri. Sono 13 settimane, in virtù degli scarichi produttivi legati alla lunga assenza di nuove commesse, che coinvolgeranno progressivamente fino a un massimo di 450 dipendenti. Dalle 9 alle 12 è iniziato il corso di formazione e riqualificazione. Due turni di tre ore ciascuno al giorno, il secondo dalle 13 alle 16. Presenti i rappresentanti delle Rsu Fiom, Fim, Uilm, Moreno Luxic, Michele Zoff e Andrea Holjar, sono iniziate le lezioni. Corsi pagati da Fincantieri, potendo altresì contare sui buoni-pasto e sui rimborsi per il trasporto. Dieci euro al giorno.
Il clima è un po’ quello di chi, nonostante le informazioni fornite dai sindacati attraverso le assemblee, non nega la senzazione di vuoto. Il vuoto che scatta quando, abituati a rimboccarsi le maniche, ci si ritrova senza occupazione. E la minore disponibilità economica, dovendo fronteggiare comunque mutui e famiglie a carico. Ma la preoccupazione è stemperata dalla consapevolezza che si tratta di una fase di transizione.
«Non è una situazione rosea – osserva Andrea Comelli -. Ma Fincantieri ci è venuta incontro. Abbiamo i corsi, i buoni-pasto e il rimborso sui trasporti. Rispetto ad altre realtà lavorative, possiamo considerarci fortunati». Per Andrea, come per i colleghi, si apre un periodo nuovo da gestire. «Spero di rientrare al lavoro al più presto – continua -. Ho un figlio, i mutui da pagare, è dura andare avanti. È inevitabilmente diverso passare da 1300 euro al mese a 750. Con le ulteriori integrazioni concesse dall’azienda e tenendo conto del figlio a carico, confido di poter raggiungere i mille euro». Ma come immagina di trascorrere questo periodo? «Sono tornato dai miei genitori. Lo gestirò al meglio. Intanto ci sono i corsi di formazione. Siamo tra colleghi, non è come andare a scuola. È un’occasione per migliorare la propria capacità professionale. Approfitterò anche per dedicare più tempo a mio figlio». Andrea ha fiducia: «È un’esperienza nuova, ma resta limitata nel tempo. La formazione ci aiuterà, ben vengano le opportunità di affinare le conoscenze». Il rappresentante Rsu della Fiom, Moreno Luxic, ha osservato: «È un percorso per il quale si vede la fine. Restiamo vicini ai lavoratori, per seguire questa fase, ma anche per sostenerli». Ai tempi della crisi degli anni ’80 era un’altra cosa. Lo ricorda Franco Buttignon, che affrontò un anno di cassa integrazione: «Allora, uscivi dalla fabbrica, senza lavoro, con il cuore in mano. Si navigava a vista. Addirittura si parlava anche del rischio di chiusura dello stabilimento. Ho fatto un anno di cassa integrazione. Era l’83. Eravamo in 500 lavoratori. Ricordo tuttavia la gestione intelligente del Consiglio di fabbrica. Per tenere uniti i lavoratori, quelli attivi e quelli interessati dagli scarichi di lavoro, ogni lunedì mattina si tenevano le riunioni informative. Assieme all’ufficio del personale, fu programmata la ”cassa” a rotazione. Finchè quasi tutti ci trovammo di fatto senza lavoro. In quel periodo era in fase di completamento la Garibaldi». Un periodo lungo e buio. «Ci organizzavamo per fare le manifestazioni pubbliche, partecipando anche ai Consigli comunali. Avevo 26 anni, ero carpentiere. Ero appena sposato – continua Buttignon -. Mia moglie, per fortuna, lavorava. Essendo appassionato di pittura, seguivo gli artisti e a casa mi cimentavo a dipingere. Mi sono anche appassionato alla cucina. Ero diventato l’uomo di casa». Buttignon ricorda un altro aspetto: «Allora non c’era la miriade delle ditte d’appalto di oggi. Eravamo per lo più diretti, artigiani. Bisognava stare attenti: se l’ispezione dell’Inps rilevava un’attività alternativa, dovevi restituire i soldi della ”cassa” ed eri passibile di licenziamento».
Buttignon aggiunge: «C’erano anche i volontari, che si proponevano per fare la ”cassa”. Non era considerato un buon segnale, rispetto a chi aveva seri problemi economici». Lavoro nero che finiva per alterare il mercato. Persone che, magari, lasciavano Monfalcone per fornire le loro prestazioni altrove. Buttignon sottolinea inoltre la grande solidarietà tra i lavoratori, ma anche con la città e le istituzioni. «Le manifestazioni culminarono, nella primavera dell’84, con l’occupazione dell’aeroporto di Ronchi. Ne seguì la commessa della Micoperi e la ripresa del cantiere».

FINCANTIERI VENTI LAVORATORI COINVOLTI NEL PRIMO TURNO 
Si torna sui banchi, tre ore al giorno

Sono iniziati ieri, con l’avvio della cassa integrazione ordinaria per i 90 lavoratori diretti di Fincantieri, i corsi di formazione e di riqualificazione all’ex Albergo Impiegati. Si tratta di lezioni giornaliere, da lunedì a venerdì, articolate in due turni, dalle 9 alle 12 e dalle 13 alle 16. Al primo turno, ieri mattina, si sono presentati una ventina di lavoratori. Secondo l’accordo stabilito in Confindustria tra le organizzazioni sindacali e l’azienda, vengono coperte le spese attraverso i buoni-pasto e il rimborso del trasporto.
All’avvio dei corsi erano presenti anche i rappresentanti delle Rsu di Fiom, Fim e Uilm, Moreno Luxic, Michele Zoff e Andrea Holjar. «Siamo qui per fare sentire ai lavoratori che i loro rappresentanti sindacali sono vicini – ha spiegato Luxic -. Vogliamo accompagnarli durante questo periodo di disagio, per tranquillizzarli. Intendiamo, infatti, seguire il percorso avviato, nel rispetto degli accordi stabiliti. Abbiamo evidenziato, durante le assemblee dei lavoratori, che si tratta comunque di una situazione transitoria, limitata nel tempo». I rappresentanti sindacali ricordano un altro aspetto: «Intendiamo seguire – ha aggiunto Luxic – l’andamento circa le nuove acquisizioni di Fincantieri. Stando alla recente riunione tenutasi a Roma, con il coordinamento nazionale sindacale e l’azienda, il 2010 sarà un anno particolare.
«Risultano – continua Luxic – ulteriori costruzioni in gara per le quali attendiamo di conoscere le assegnazioni. Insomma, tutto è frutto di un’osservazione continua e a tutto campo».
Il sindacalista della Fiom pone un’ulteriore questione: «Stiamo attendendo l’esito della riunione a livello ministeriale circa le commesse pubbliche, per le quali c’è stata la rassicurazione da parte del ministro Scajola.
Le organizzazioni sindacali nazionali hanno chiesto la riconvocazione del tavolo ministeriale per fare il punto della situazione e per capire quali sono le disponibilità da parte del Governo.
Si tratta di una possibilità che potrebbe tamponare il periodo di temporanea difficoltà produttiva dello stabilimento». (la.bo.)

LA CRISI SI FA SENTIRE ANCHE NELLA GRANDE DISTRIBUZIONE 
Mobilità interna alle Coop Nordest 
Giovedì 18 febbraio prevista l’apertura di un nuovo supermercato

La crisi economica inizia a rosicchiare i margini di guadagno della grande distribuzione, che per ovviare ai mancati obiettivi fissati lo scorso anno riequilibria i propri organici. Accade anche alla Coop Nordest di via Colombo, dove i sindacati hanno avviato le trattative con l’azienda per cercare di fronteggiare scelte di spostamenti che, ovviamente, finiscono per ripercuotersi sulle famiglie dei lavoratori. A essere occupate nei supermercati, infatti, sono molto spesso le donne, con figli a carico o parenti da assistere.
Come riferito ai dipendenti dal sindacato della Uiltucs-Uil, lo scorso 4 febbraio all’Ipercoop di Gradisca si è tenuto un incontro per affrontare alcune problematiche inerenti l’area goriziana. In particolare, dopo aver relazionato sulla situazione delle vendite, dei preventivi e degli investimenti, l’azienda avrebbe comunicato l’intenzione di riequilibrare gli organici di alcuni negozi che si trovano in difficoltà. Tra questi, in particolare, la filiale di Monfalcone e, seppur a un livello inferiore, il punto vendita di Cormons. Sempre l’azienda avrebbe riferito che una parte dei lavoratori eventualmente trasferibili verrebbe assorbita dal polo commerciale di Cervignano, ma quest’ultimo non sarebbe comunque sufficiente a coprire tutti i posti (va tenuto conto che al punto vendita monfalconese dovrebbe rientrare anche il personale temporaneamente allocato in altre sedi).
«Innanzitutto – spiega dalla segreteria regionale della Uiltucs Miriam Cerne – è da precisare che gli spostamenti sono su base volontaria e che in ogni caso non è assolutamente contemplata, nemmeno per il futuro, la possibilità di licenziamenti. Putroppo la crisi si è fatta sentire anche nel settore alimentare e nessun supermercato ne risulta immune. L’azienda però è seria e dunque ora andremo a trattare la questione in un secondo confronto, dopo esserci rapportati ai lavoratori, per trovare un accordo che soddisfi le parti». Intanto, giovedì 18 un nuovo supermercato si affaccerà su via Boito. E viene spontaneo chiedersi se la torta clientelare presente sul territorio sarà sufficiente a sfamare tutte le bocche. (t.c.)

Terex verso il rientro dei 70 addetti

Terex è disponibile a valutare di sostituire il ricorso alla mobilità con quello della cassa integrazione straordinaria per tamponare la situazione ereditata da Fantuzzi Reggiane. Per lo stabilimento di Monfalcone, invece, il rientro dei 70 lavoratori ancora in Cigo dovrebbe essere imminente. Società e sindacati si ritroveranno lunedì e martedì per riprendere il discorso ed entrare nel dettaglio della proposta alternativa presentata dai sindacati secondo i quali il ricorso alla Cigs per un periodo di tre anni consentirà di ridurre drasticamente i numeri della mobilità a 30 addetti nei primi 36 mesi e ad altri 30 nei tre anni successivi.

Il Piccolo, 10 febbraio 2010
 
CONFRONTO TRA IL VERTICE DELL’AZIENDA, AMMINISTRATORI E POLITICI 
Fincantieri, Bono davanti a tre Consigli 
Per la prima volta l’ad sarà presente in Aula per parlare di carichi di lavoro, qualità delle navi, obiettivi

Per la prima volta che un amministratore delegato di Fincantieri varcherà la soglia del Consiglio comunale monfalconese, per l’occasione esteso anche agli enti locali limitrofi di Staranzano e Ronchi dei Legionari. Stasera, infatti, la Galleria espositiva di piazza Cavour ospiterà alle 18 l’audizione dell’ad Giuseppe Bono, il quale relazionerà sulla situazione industriale e sulle prospettive della società. L’incontro avrà luogo a una manciata di giorni dall’entrata in vigore del regime di cassa integrazione ordinaria, che attualmente interessa una novantina di maestranze dello stabilimento di Monfalcone, operanti perlopiù nell’Officina navale, ma anche nella salderia B e nei magazzini.
«Si tratta – ha commentato ieri mattina il presidente del Consiglio comunale Marco Ghinelli – di un’occasione importante che, spero, porterà tutti i consiglieri a prendere parte alla seduta. Alla luce degli scenari preoccupanti che sono emersi dagli organi di stampa, infatti, Bono illustrerà lo stato di salute dell’azienda e le prospettive future per l’occupazione locale. Inevitabilmente le sue parole avranno ricadute importanti sugli assetti sociali del territorio posto che, giocoforza, l’economia della nostra città, per piccole e grandi realtà, si regge per buona parte sullo stabilimento navalmeccanico di Panzano».
«È la prima volta – così ancora Ghinelli – che un amministratore delegato di Fincantieri affronta un consiglio comunale: la società, in questo caso, ha dimostrato nei nostri confronti della città una grande sensibilità, nonchè la volontà di mantenere un dialogo col territorio in cui si trova a operare. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che si tratta di una delle aziende più importanti d’Italia». Un evento rilevante, dunque, che vedrà la partecipazione anche delle amministrazioni comunali di Staranzano e Ronchi dei legionari. «Il mio auspicio – ha concluso Ghinelli, organizzatore dell’incontro – è che possano prender parte al Consiglio comunale anche molti cittadini, visto che l’assemblea è aperta al pubblico». (ti.ca.)

Il Piccolo, 11 febbraio 2010
 
L’AD DI FINCANTIERI AI TRE CONSIGLI COMUNALI  
Bono: «La crisi passerà, ne usciremo più forti»  
«Il nostro obiettivo è riportare al lavoro i cassintegrati al più presto» 
APPELLO A SINDACATI, LAVORATORI, ISTITUZIONI: «DOBBIAMO ESSERE UNITI IN QUESTA BATTAGLIA»
 
 
di LAURA BORSANI

L’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ieri sera, nell’ambito del Consiglio intercomunale di Monfalcone, Ronchi e Staranzano, alla Galleria d’arte contemporanea, è stato chiaro: «Riporteremo i cassintegrati al lavoro, al più presto possibile. Stiamo lottando per questo, ma abbiamo bisogno che tutti i soggetti, dalle maestranze alle organizzazioni sindacali, alle istituzioni locali, alla Regione, al Governo, facciano la loro parte. La causa comune è la ripresa produttiva». Parole inequivocabili dal numero uno dell’azienda, sul presente e sul futuro della cantieristica navale. Il suo intervento al Consiglio intercomunale aperto ai cittadini è stato apprezzato, quale segno della disponibilità al dialogo e al confronto con la comunità. Bono ha risposto: «Bisogna dirci le cose, soprattutto in questi momenti difficili e delicati». Il manager ha quindi osservato: «Sono moderatamente ottimista, da questa crisi ne usciremo. Più forti. Ma tutti dobbiamo concorrere per gestire al meglio questa fase. Credo che Fincantieri possa avere ancora un futuro con le navi da crociera, però ce lo dobbiamo conquistare». Una chiamata corale a ”serrare le fila”. Ad essere uniti in questa battaglia volta a superare una «diseconomia di carattere congiunturale». Bono ha sostenuto che se Fincantieri consegnerà quest’anno solo due passeggeri, la Magic a marzo prossimo e la Queen Elizabeth a settembre, veri vanti per lo stabilimento monfalconese, realtà ben più collaudate come quelle francesi hanno dimezzato le commesse.
La crisi, dunque. Che, pur non in questa proporzione, «avevamo già prefigurato avendo impostato un progamma adeguato per limitare i danni». Bono lo ha poi osservato, andando a ritroso nel tempo: «Parte del sindacato e qualche componente politico del Governo di allora non ci hanno permesso l’operazione di quotazione in Borsa. Avrebbe significato più soldi in cassa. La Borsa non è un male. Se Fiat oggi registra il 30% in meno delle vendite, non è perchè è nel mercato azionario».
L’ad di Fincantieri ha snocciolato alcuni dati: nel 2009, rispetto al 2008, anno peraltro già critico, gli ordinativi si sono ridotti dell’85%. Nel 2009 è stata ”portata a casa” l’unica commessa al mondo, assegnata allo stabilimento di Monfalcone. Dove peraltro nel 2007 sono stati registrati 16 ordini. Risultato: bisogna procedere con determinazione, individuando gli strumenti più opportuni per salvaguardare il patrimonio industriale rappresentato da Fincantieri. Bono si è quindi soffermato sulla strategia produttiva che «pratica la delocalizzazione al contrario in fatto di occupazione». E ancora: «Con i nostri 8 cantieri distribuiti sul territorio nazionale, non ragionamo in termini di stabilimenti autonomi, ma di produzione unica». Una geografia consegnata dall’Italia pre-unitaria che «sicuramente sconta una diseconomia», ma per la quale il manager ha garantito: «I cantieri non li voglio chiudere. Monfalcone ha compiuto da poco i 100 anni. Al sito di Castellamare è esposto il quadro di un pittore francese che ha dipinto un varo del 1783. Pensate dunque che voglia chiudere i cantieri? Il mio ruolo di amministratore delegato mi impone, invece, di andare avanti».
Altri ordini di grandezza: per mantenere l’assetto produttivo sono necessarie 10-15 navi all’anno. Che fare ora che le commesse languono e si affacciano gli scarichi produttivi? «Cerchiamo di ripartire il lavoro, anche se ha un costo aggiuntivo».
L’ad di Fincantieri ha parlato di investimenti su Monfalcone: sono 150 milioni di euro negli ultimi anni. Una direzione di marcia volta al potenziamento produttivo per lo stabilimento di maggiore dimensione di Fincantieri, di cui ancora oggi l’azienda ne sostiene i costi. Quindi, il piano di ristrutturazione, con la procedura della cassa integrazione ordinaria. Procedura maturata nell’arco di un anno, considerato che «già nel 2008 abbiamo fornito alle organizzazioni sindacali una tabella specifica indicando dove avremmo fatto ricorso agli ammortizzatori sociali». Il messaggio, dunque, è stato ribadito: «Usciremo dalla crisi più forti di prima se ci sarà unione di intenti, perchè questo è un momento delicatissimo». Sono in gioco la competitività e la fidelizzazione degli armatori.

Il Piccolo, 12 febbraio 2010
 
L’AD RIBADISCE L’ATTUALE A VOCAZIONE DELLA FABBBRICA CITTADINA: L’OBIETTIVO RESTANO LE NAVI DA CROCIERA 
Bono: per Fincantieri il settore militare non rappresenta un’alternativa valida

di LAURA BORSANI

La ”mission” dello stabilimento di Monfalcone resta quella della costruzione delle navi passeggeri. Un mercato sul quale Fincantieri ha puntato e continuerà a puntare, recitando un ruolo di leader a livello mondiale. La crocieristica rappresenta il 3% nell’ambito del comparto turistico: c’è ancora spazio da conquistare. Ed il settore militare non può rappresentare un’alternativa produttiva. È in questi termini che l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, si è espresso, l’altra sera, durante il Consiglio intercomunale di Monfalcone, Ronchi e Staranzano, sollecitato dagli interventi del pubblico.
Il capogruppo dei Ds, Barbara Zilli, ha posto i suoi interrogativi: quale potrebbe essere il volto di Fincantieri quando finirà, e se finirà, la crisi? La domanda di navi bianche, sempre più sofisticate, come si integra con i tempi serrati di consegna? E ancora: ci sono in vista commesse pubbliche? Il cantiere è attrezzato? Bono ha riposto: «Il settore militare è soggetto a specifiche leggi. Abbiamo un cantiere negli Stati Uniti, laddove vige l’obbligo della produzione in loco. Questo è il mercato». Ha aggiunto: «I nostri operai in America fanno 1800 ore l’anno. A Monfalcone l’assenteismo lo scorso anno ha rappresentato il 17%. Negli Usa, le ferie pagate sono pari a 2 settimane, in Italia siamo a 270 ore». Insomma, «è duro combattere con questa concorrenza». Il Governo? «Tutto non lo può fare – ha osservato Bono -. Anche se ci assegnassero i pattugliatori, si risolverebbe poco. Le commesse pubbliche non sostituiscono le navi da crociera». Lo stabilimento, ha aggiunto, non è attrezzato. Per compensare la realizzazione di una Dream da 38mila tonnellate di puro acciaio, ci vorrebbero almeno 7 Frem (fregate multimissione da 5.800 tonnellate): il bacino di Monfalcone non è strutturato per produzioni di serie.
Si è posto anche l’accento sull’impatto dell’azienda nel territorio. Il consigliere comunale di Staranzano, Adriano Ritossa, a nome del Pdl, ha osservato: «Questo territorio ha dato tanto a Fincantieri, in termini urbanistici e non solo», ponendo la questione in termini di opportuni ”ritorni”. Concetto toccato anche dal consigliere provinciale e comunale dell’Unione di centro, Giorgio Pacor, che ha sostenuto come «Fincantieri debba farsi carico dell’impatto sulla città». Bono ha spiegato: «Noi facciamo industria, la tassazione alla fonte è fortissima. Non possiamo, nè ci compete, farci carico della questione sociale, della quale si devono occupare le istituzioni». Pacor ha infine posto la necessità di dismettere la ferrovia Ronchi-Panzano, che taglia in due al città, per utilizzare la linea costruita dal Consorzio industriale che da De Franceschi è facilmente collegabile al cantiere.

Il Piccolo, 13 febbraio 2010
 
Pizzolitto all’ad di Fincantieri: su impatto sociale e sicurezza l’azienda faccia la sua parte 
Il sindaco pone a Bono le condizioni per rendere efficace la collaborazione. Sul tappeto anche la questione amianto

di LAURA BORSANI

Lavoratori, sicurezza, amianto e impatto sociale. La sinergia proposta dall’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, per fronteggiare la crisi economica, non può prescindere da queste priorità. Parte integrante di un impegno che tenga conto di tutte le sfaccettature presenti nella realtà industriale di Panzano, che rappresenta il maggiore stabilimento del Gruppo aziendale.
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, all’indomani del confronto alla Galleria d’arte con il numero uno di Fincantieri, mette in campo precise condizioni. Perché fare quadrato attorno allo stabilimento, significa farsi carico di tutte le istanze. Partendo dalle maestranze e dalle contingenti difficoltà occupazionali, ma abbracciando contestualmente aspetti che sono frutto della storia di un cantiere che si è sempre identificato con il territorio.
Pizzolitto esordisce con le premesse. «Esprimo apprezzamento per come l’amministratore Bono intende affrontare la situazione e le prospettive. Il coraggio e la determinazione di cogliere le tendenze anticicliche del mercato globale al fine di rendere Fincantieri più forte e competitiva all’uscita dalla crisi. E la fiducia nella ripresa del comparto. Il suo messaggio ha espresso l’ottimismo della ragione. In questo contesto c’è bisogno di una sinergia profonda tra i soggetti interessati, compresi il Comune e le Organizzazioni sindacali. Questo è il momento di unirsi. Come sta accadendo nel coordinamento sulla cantieristica, dove sindaci, sindacati e azienda stanno operando al fine di reperire gli strumenti per resistere alla crisi e uscirne nel modo migliore».
Ed è proprio sul modo di fare sinergia e sugli obiettivi da perseguire che il sindaco pone l’accento. Un ”patto di coesistenza azienda-territorio” che potrebbe tradursi in una sorta di ”osservatorio permanente”, al fine di monitorare e di fornire le risposte più adeguate. «Investiti dalla crisi – dice Pizzolitto -, la sinergia potrebbe diventare strutturale. In questo senso, ritengo di dover evidenziare alcuni punti non trascurabili». In primis, la competenza delle maestranze, per la quale il sindaco fa proprie le parole espresse da Japec Jakopin, durante l’inaugurazione della Seaway: «Mi trovo d’accordo sulla volontà manifestata dal manager sloveno di cavalcare la crisi identificando il presente per immaginare il futuro migliore. La Seaway si è insediata a Monfalcone per i vantaggi logistici e per i servizi offerti, ma anche per la qualità delle maestranze del territorio, competenti e affidabili. Faccio pertanto mia questa riflessione ponendola quale punto di partenza essenziale se si vuole che la sinergia in qualche modo obbligata per lo stabilimento di Panzano, diventi permanente. Voglio altresì incontrare le Rappresentanze sindacali di base per rinnovare la fiducia nei confronti dei lavoratori».
Quindi la questione-sicurezza: «La sicurezza sul posto di lavoro – continua il sindaco – significa senso civico e cultura, principi che considero rispettati dai lavoratori. Ma ritengo che debba rappresentare anche un valore aziendale enorme. Per questo è necessario riflettere sull’opportunità di maggiori investimenti, a vantaggio della stessa immagine di Fincantieri». Terzo aspetto, l’amianto: «Il Comune – continua Pizzolitto – si è costituito parte civile al processo relativo ad alcune vittime dell’amianto. Lo voglio ribadire: non cerchiamo vendetta, ma giustizia. Siamo convinti che uno sviluppo compatibile sia una questione del tutto attuale e che non si faccia mai abbastanza in termini di impegno su questo fronte». Il sindaco quindi prospetta l’ultima condizione: «Va tenuto sotto controllo anche l’impatto sociale che l’azienda procura. Ritengo che sia necessario un coordinamento profondo. L’impegno e lo sforzo devono essere congruenti rispetto alla realtà contingente. Questa tematica, come per la sicurezza sul posto di lavoro, va considerata come un valore aziendale».

Il Piccolo, 18 febbraio 2010

Metalmeccanici Cgil a congresso per scegliere il segretario provinciale 
Candidato unico l’uscente Thomas Casotto schieratosi con Epifani

 
La Fiom-Cgil provinciale va oggi a congresso, nella sala maggiore della Galleria d’arte contemporanea a Monfalcone, divisa tra la mozione presentata dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani, e quella che vede tra i primi firmatari anche il segretario nazionale dei metalmeccanici, Gianni Rinaldini.
Un documento che, però, è rimasto minoritario anche all’interno della categoria, come hanno dimostrato meno di un mese fa anche le elezioni per rinnovo della Rappresentanza sindacale unitaria dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone.
Il segretario provinciale uscente della Fiom. Thomas Casotto, si è schierato con Epifani, come ha fatto anche il segretario dei metalmeccanici friulani, Maurizio Balzarini.
E Casotto, salvo sorprese dell’ultima ora, resta l’unico candidato alla guida della Fiom isontina. Nonostante la diversità di vedute che esiste all’interno della categoria, la posizione appunto minoritaria dei seguaci di Rinaldini e di Giorgio Cremaschi, altro componente della segreteria nazionale della Fiom, potrebbe aver suggerito di evitare uno scontro diretto che sarebbe risultato in ogni caso perdente.
In un momento in cui fra l’altro la crisi continua a produrre cassa integrazione ordinaria e rischia di mietere delle vittime (vedi la situazione estremamente delicata della Eaton di Monfalcone) nella provincia di Gorizia.
«”Non vogliamo fare un’altra cosa: siamo Cgil prima e dopo il congresso», aveva comunque sottolineato il segretario regionale della Fiom, Paolo Roccasalva, durante la presentazione a dicembre della seconda mozione, presente il leader dell’organizzazione Gianni Rinaldini.
La mozione contrapposta a quella di Epifani è stata presentata non solo da Rinaldini, ma anche da Domenico Moccia, segretario generale dei bancari della Fisac, e Carlo Podda, alla guida della Funzione pubblica della Cgil.
Per quel che riguarda l’Isontino spetta proprio alla Fiom aprire la serie di congressi di categoria che proseguiranno tra fine febbraio e inizio marzo per approdare poi, il 10 marzo e 11 marzo sempre nell’ex mercato di Monfalcone, al momento di sintesi rappresentato dal congresso della Cgil provinciale. La Cgil regionale andrà invece a congresso il 22 e 23 marzo a Zugliano.

Il Piccolo, 19 febbraio 2010
 
PRIMA GIORNATA DEL CONGRESSO PROVINCIALE DEI METALMECCANICI DELLA CGIL 
Da Casotto l’appello all’unità interna 
A confronto le diverse mozioni sindacali, ma per il segretario uscente rielezione scontata

Il rinnovo dei vertici della Fiom-Cgil terrà conto della presenza della voce di quanti si riconoscono nella mozione presentata tra gli altri dal leader dell’organizzazione Gianni Rinaldi e di fatto contrapposta a quella del segretario nazionale del sindacato Guglielmo Epifani. «In un momento di difficoltà per tutte le grandi aziende metalmeccaniche dell’Isontino la Fiom deve dotarsi di un gruppo dirigente coeso», ha affermato ieri nella prima giornata del congresso provinciale dell’organizzazione il segretario della Fiom, Thomas Casotto, la cui rielezione oggi pare scontata e che nella mozione Epifani si riconosce. In provincia la tesi del leader della Cgil ha raccolto ben l’84% dei consensi all’interno delle fabbriche del comparto contro l’11,4% del documento sottoscritto anche da Domenico Moccia, segretario generale dei bancari della Fisac, e Carlo Podda, alla guida della Funzione pubblica della Cgil. Nonostante la supremazia già conquistata sul campo, la volontà è appunto quella di arrivare a una composizione. «La democrazia interna è una questione che richiede tolleranza e rispetto reciproci – ha detto Casotto -. Qualche scricchiolio c’è stato, ma mi auguro che qualsiasi gruppo dirigente esca da questo congresso sia coeso, a prescindere dal fatto che i componenti si riconoscano in una o l’altra mozione». Come ha sottolineato Casotto, gli effetti della crisi sul territorio continuano a essere pesantissimi. Gli ha fatto eco il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che, nel portare il saluto dell’amministrazione comunale, ha ribadito il proprio impegno per la salvaguardia dei 310 posti di lavoro della Eaton di Monfalcone. «”La Eaton va difesa, subito, a oltranza – ha detto Pizzolitto -, perché la sua chiusura rappresenterebbe una perdita devastante per il territorio. Bisogna costringere la società a uscire allo scoperto e a dichiarare le sue intenzioni». Alla prima giornata del congresso provinciale della Fiom, che si chiuderà oggi con l’elezione del nuovo direttivo, sono intervenuti anche l’assessore provinciale alle Politiche sociali Licia Morsolin e il segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus, oltre che Fausto Durante della segreteria nazionale Fiom. Tra i delegati del congresso presenti nella sala della Galleria d’arte contemporanea anche tre lavoratori del Bangaldesh, rappresentanti della Rsu dell’Adriatica, ditta dell’appalto Fincantieri. (la. bl.)

Il Piccolo, 20 febbraio 2010
 
La Fiom conferma Casotto segretario 
Anche due bengalesi entrati nel nuovo direttivo provinciale

La Fiom-Cgil provinciale chiude il suo congresso ricompattando le sue due anime, quella ampiamente maggioritaria agganciata alla mozione presentata dal segretario nazionale del sindacato Guglielmo Epifani e quella minoritaria che si riconosce invece nel documento sottoscritto anche dal leader dei metalmeccanici Gianni Rinaldini. Lo fa dando rappresentanza nel direttivo di 36 componenti anche alle posizioni minoritarie (4 rappresentanti pari all’11,4% di voti raccolti dalla mozione 2 nelle fabbriche) e con un documento che affronta l’emergenza reale per il territorio isontino: la crisi, la riduzione dei posti di lavoro, l’esigenza di ampliare il ricorso alla cassa integrazione per evitare nuovi tagli. La Fiom, compatta, chiede però anche la costituzione di un tavolo provinciale per mettere in contatto diretto domanda e offerta di lavoro, valutare le nuove opportunità di insediamenti produttivi e sostenere lo sviluppo di un’industria ”verde”, che punti sulle fonti rinnovabili, ricerca e tecnologia.
A sottolinearlo è Thomas Casotto, riconfermato ieri a Monfalcone per altri quattro anni alla guida della Fiom provinciale, come gli altri componenti della segreteria (Fabio Baldassi, Moreno Luxich, Ada Blasini). «La richiesta vuole dare gambe a quanto prodotto dalla Conferenza economica di gennaio – spiega il segretario provinciale della Cgil isontina Paolo Liva -. Il tavolo dovrebbe essere uno strumento operativo per capire ad esempio quale sarà l’occupazione di Mangiarotti a Monfalcone e quali i percorsi formativi da mettere in campo, ma anche quale sia l’effettiva incidenza della crisi nel territorio». Il tavolo, trasversale, potrebbe inoltre consentire di affrontare il nodo della creazione di un solo Consorzio industriale in provincia, in grado quindi di effettuare una promozione unica del territorio e pianificare in modo omogeneo la crescita delle zone industriali dell’Isontino.
«È quanto chiediamo da tempo, ma la politica finora non ha trovato una soluzione», aggiunge Liva, che si augura anche la confederazione riesca a raggiungere nel congresso in programma a metà marzo, sempre a Monfalcone, una composizione delle due aree della Cgil. Il direttivo della Fiom uscito dalla due-giorni monfalconese comunque non dà solo spazio (a differenza della segreteria) alla mozione Moccia-Rinaldini-Podda, ma segna l’ingresso di due lavoratori del Bangladesh e di altri sette nuovi componenti. L’obiettivo, come spiega Casotto, era quello di ringiovanire il direttivo e di dare rappresentanza alle realtà medio-piccole dell’industria metalmeccanica isontina.
Laura Blasich

Il Piccolo, 01 marzo 2010
 
I sindacati dei metalmeccanici in Consiglio comunale per parlare di crisi e occupazione

Fincantieri ha acquisito due nuove commesse per Princess Cruises dopo quella del dicembre scorso per Carnival cruises. Le prospettive dello stabilimento di Monfalcone sono quindi cambiate, in meglio. Gli ordini sono arrivati però con una tempistica tale da non scongiurare l’avvio della cassa integrazione all’inizio di febbraio.
È questo il quadro rispetto al quale il Consiglio comunale di Monfalcone si confronterà giovedì, alle 20.30, con le rappresentanze sindacali unitarie dello stabilimento di Panzano e le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici. Il dibattito sul presente e sul futuro di Fincantieri, attorno alla quale ruota buona parte dell’economia della provincia, non si è esaurito quindi con l’audizione il 10 febbraio scorso dell’amministratore delegato della società, Giuseppe Bono, che nel suo intervento ha toccato punti sui quali i sindacati intendono espriemersi. Nella seduta si discuterà anche della situazione complessiva dell’economia locale.

Il Piccolo, 03 marzo 2010
 
Capobianco: «Illegalità negli appalti in Fincantieri? La Fiom dice fregnacce» 

«Non è corretto ascoltare questo genere di ”fregnacce” senza un contraddittorio. Non parteciperò più a iniziative in cui non mi sia data la possibilità di un confronto. È una falsità mettere sotto accusa la sicurezza sul lavoro quando tutti i dati sugli infortuni indicano una situazione in via di miglioramento». Così è sbottato, dal suo posto di prima fila, il direttore dello stabilimento Fincantieri di Panzano, Paolo Capobianco, quando il sindacalista della Fiom, Thomas Casotto, tra i relatori alla presentazione del volume sulla criminalità curato da Fabio Del Bello, ha imputato anche alla scarsa sicurezza sul lavoro e al mancato rispetto dei diritti dei lavoratori in Fincantieri le cause di disordine sociale a Monfalcone. Capobianco ha reclamato una par condicio o quanto meno un diritto di replica sulle affermazioni di Casotto. Il sindacalista aveva rilevato come «la politica degli appalti incida sulla sicurezza sul lavoro e ponga anche problemi di criminalità. La sicurezza – ha detto – coinvolge lavoratori diretti e dell’appalto come confermato dai due infortuni mortali verificatisi nel 2008. Ci sono denunce a cadenza settimanale – ha aggiunto il sindacalista – da parte dei lavoratori per buste-paga e versamenti irregolari, ditte ”fantasma”». È stato a questo punto che Capobianco si è fatto sentire. «Sono dati irreali, assolutamente non veritieri. Ci sono controlli, c’è un Protocollo di trasparenza che dimostra come ci sia la volontà di fornire le massime garanzie. È grave venire qui a sputare così nel piatto dove si mangia. Documentatevi».
C’è stato non poco imbarazzo tra i presenti. Casotto ha concluso rapidamente il suo intervento, rilevando come la crisi economica rischia di innescare una guerra tra poveri e di creare tensioni sociali sempre più gravi con ripercussioni sulla vita dell’intera città. (f.m.)

Il Piccolo, 17 marzo 2010
 
Paolo Liva resta alla guida della Cgil 
Il direttivo provinciale costituito per il 40% da donne. C’è anche un bengalese

Paolo Liva è¨ stato riconfermato ieri alla guida della Cgil provinciale assieme a tutta la segreteria uscente e quindi a Flavio Bisiach, Ada Blasini e Orietta Olivo, che si riconosceva nella mozione contrapposta a quella del leader nazionale del sindacato Guglielmo Epifani.
«Orietta Olivo, come Ada Blasini, era in segreteria solo da 18 mesi e in questo periodo ha dimostrato di lavorare bene – ha spiegato ieri dopo la rielezione Liva – per costituire il dipartimento welfare dell’organizzazione. E’ quanto il direttivo, all’unanimità, ha riconosciuto, indifferentemente dalle posizioni di partenza».
Partito appunto su due mozioni, come nel resto della regione e d’Italia, il congresso provinciale della Cgil, ospitato a Monfalcone e tenuosi nella sala della Galleria d’arte contemporanea di piazza Cavour, si è chiuso il ricompattamento del gruppo dirigente sui problemi, non pochi, esistenti nell’Isontino.
Il direttivo uscito dalla due giorni monfalconese è così formato da 41 componenti, per il 40 per cento donne, in cui trovano spazio i giovani e anche i lavoratori extracomunitari.
Nel direttivo è stato infatti eletto un lavoratore originario del Bangladesh, delegato della Rappresentanza sindacale unitaria tutta bangladesha di una ditta in appalto di Fincantieri.
«Il direttivo cerca di rispondere a tutte le particolarità del nostro territorio», ha sottolineato ieri il riconfermato segretario Paolo Liva.
Nella provincia di Gorizia la mozione Epifani raccoglie comunque il miglior risultato in regione con l’82,5% dei consensi contro il 17,5% della mozione sottoscritta da Domenico Moccia, segretario generale dei bancari della Fisac, Carlo Podda, alla guida della Funzione pubblica della Cgil, e dal leader nazionale dei metalmeccanici Gianni Rinaldini.
«E’ stata colta però la necessità di andare avanti e oggi (ieri, ndr) tutti sono entrati nel merito – ha sottolineato Liva alla fine del congresso – dei problemi della provincia». Liva, già segretario della Fiom-Cgil, li ha elencati nella sua relazione introduttiva, lunedì pomeriggio, avanzando però anche alcune ipotesi di rilancio dell’economia isontina.
A iniziare dallo sviluppo del porto di Monfalcone che la Cgil ritiene centrale. A tirare le fila del confronto interno ieri è stata invece Morena Piccinini della segretaria nazionale della Cgil. (la. bl.)

Il Piccolo, 02 dicembre 2009

PARLANO LE RSU
I sindacati: il futuro si annuncia più tranquillo
Ancora aperte numerose incognite secondo i rappresentanti delle tute blu

La commessa Carnival era già nell’aria ieri mattina, anche se i sindacati l’hanno appreso ufficialmente nel pomeriggio, durante un incontro con l’azienda. E i commenti non si sono fatti attendere. «Il giudizio è positivo – ha osservato il coordinatore Fiom di stabilimento, Moreno Luxich -, fermo restando che un vuoto nel processo produttivo ci sarà comunque e andrà gestito nel migliore dei modi. La nuova acquisizione ci permette tuttavia di guardare in prospettiva con più tranquillità, anche per quanto concerne l’indotto di Fincantieri. Ora si pone la necessità che il Governo centrale faccia la sua parte nel settore della cantieristica italiana, inserendo commesse pubbliche per ridare molta più energia e slancio al comparto, anche privato. Per quanto ci riguarda, resta alta l’attenzione sulla qualità del lavoro e sulla sicurezza per la quale non abbasseremo la guardia, in virtù del radicamento storico del nostro sindacato sul territorio».
«Si respira. Valuteremo le modalità di costruzione della nuova passeggeri e l’andamento dei ritmi di lavoro – ha osservato Michele Zoff, coordinatore Fim di stabilimento -. La commessa Carnival dà modo di allentare la preoccupazione confidando in nuovi margini anche ai fini di ulteriori acquisizioni. Si rimette in moto il meccanismo virtuoso, il futuro ora è un po’ più coperto. Per Monfalcone, che rappresenta il 52% del Pil provinciale, è una nuova spinta verso la ripresa economica. Valuteremo l’evolversi della situazione, anche in relazione agli scarichi di lavoro». Commento cauto ma positivo dal coordinatore Uilm, Andrea Holjar: «È una boccata d’ossigeno, che non risolve i problemi, ma aiuta molto. Resta la questione degli scarichi di lavoro che comunque ci saranno, ma si affrontano ora in modo più rilassato». Il sindacalista ricorda «l’incontro a livello ministeriale, già fissato con le segreterie sindacali nazionali e per il quale sono state proclamate 8 ore di sciopero, affinchè il Governo intervenga a favore del comparto, che occupa molti lavoratori. Siamo un Gruppo che fa parte della cantieristica nazionale, nel quale il Governo detiene la maggioranza delle azioni».
«Non posso che esprimere un parere positivo – ha dichiarato Mario Pizzolitto, coordinatore della Failms-Cisal -. Il nostro è un cantiere serio e cercheremo di mantenere il primato, quali leader mondiali per le navi da crociera. Mi auguro che la nuova commessa possa allontanare lo spettro della crisi e soprattutto della cassa integrazione, pur rimanendo cauto sulle conseguenze in termini di scarichi di lavoro. Auspico una ripresa delle commesse e la buona volontà di tutti, azienda, sindacati e lavoratori, per un futuro migliore». (la.bo.)

SOSPIRO DI SOLLIEVO CON LA COMMESSA CARNIVAL
L’AZIENDA
Subito le verifiche con i sindacati per definire tutte le modalità operative
Sarà realizzato a Panzano un gigante da 130mila tonnellate. Attenuato il vuoto produttivo
Nuova maxi-nave, riparte il lavoro in cantiere

di LAURA BORSANI

Una boccata d’ossigeno la nuova commessa Carnival, che vedrà costruire nello stabilimento di Panzano la gemella della Dream. Un’altra maxi-passeggeri da 130mila tonnellate di stazza assicurata alla città, da consegnare entro il 2012.
Un respiro di sollievo, che induce ora a guardare al futuro con maggiore fiducia, per i lavoratori e per le famiglie monfalconesi. Ma rappresenta anche un’iniezione di rinnovata energia e serenità sotto il profilo dell’equilibrio sociale allontanando lo spettro di traumatiche ”erosioni” delle professionalità in forza al cantiere navale.
L’ufficializzazione della commessa è stata sancita ieri dall’azienda che nel pomeriggio, definita la formalizzazione per la nuova acquisizione, ha incontrato le organizzazioni sindacali fornendo l’opportuna comunicazione. La nuova consegna apre dunque scenari positivi e scuote indubbiamente lo stato di stagnazione che finora aveva tenuto in scacco lo stabilimento cittadino, colpito dalla morsa congiunturale della crisi della cantieristica mondiale. Nello stabilimento di Panzano, attualmente i lavoratori diretti sono circa 1700, mentre i dipendenti esterni sono circa 3mila. La quota di lavoratori bengalesi è invece stimata in 450-500 unità.
La nuova commessa Carnival rimanda tuttavia a successive valutazioni sia in ordine alle modalità operative produttive, sia circa la quantificazione e le conseguenze sugli scarichi di lavoro già preannunciati da Fincantieri. In attesa di più approfondite verifiche e degli ulteriori incontri con i sindacati, resta il fatto che i riflessi positivi si faranno sentire anche sui ritmi di lavoro. Ma non si tratterà, però, come ha confermato la stessa azienda, di un azzeramento degli scarichi produttivi, considerando che si verificherà comunque un vuoto produttivo, in virtù della mancata continuità nei cicli di lavorazione, anche ai fini del reperimento dei materiali di costruzione. Uno scarto pertanto da gestire e che, al momento, non è facile stabilire e definire nei dettagli, rimandando alle necessarie ulteriori verifiche. A breve, ha spiegato l’azienda, si terranno nuovi incontri con le organizzazioni sindacali, per affrontare le situazioni specifiche.
Intanto, la nuova commessa ha suscitato evidente sollievo in città. Commenti positivi sono stati espressi dal sindaco Gianfranco Pizzolitto. Toni rassicurati anche dai sindacati, con i coordinatori Fiom, Fim e Uilm di stabililmento Moreno Luxich, Michele Zoff e Andrea Holjar, a salutare la notizia come un ”nuovo respiro”, anche nel rapportarsi agli sviluppi futuri. Resta la cautela, sia rispetto agli scarichi di lavoro, che pure dovranno essere gestiti, sia rispetto alla qualità del lavoro legata alla sicurezza. Aspetti per i quali i sindacati, come hanno spiegato, non intendono abbassare la guardia.

LE REAZIONI DEGLI AMMINISTRATORI

Pizzolitto: «La città torna a respirare»
Il sindaco confida di poter riprendere il dialogo aperto con l’azienda

Per il sindaco Gianfranco Pizzolitto «è un respiro di sollievo». Per il presidente della Provincia Enrico Gherghetta «è davvero il caso di dire che ”la nave va”». Una cosa è certa. La notizia della nuova commessa per lo stabilimento di Panzano ha avuto l’effetto di un tonico per tutta la città. Man mano che la voce, diffusasi in mattinata, ha cominciato a prendere corpo è stato come se la cappa della crisi che da mesi aleggia sulla città si fosse squarciata. E così, almeno in parte, è stato. Perchè il clima che si prospettava per il cantiere era davvero nero. Di recente, si erano sparse voci di un abbandono definitivo da parte di Carnival che facevano prevedere un futuro drammatico sul piano economico e sociale.
«È una bella notizia – ha commentato Pizzolitto -. Ciò significa che i problemi derivanti dagli scarichi di lavoro previsti verranno quanto meno attenuati. Il futuro si annuncia meno nero. Speriamo che possa essere il primo segnale di un’uscita dalla crisi». Ma per il sindaco questo è anche un momento di riflessione sui temi dell’emergenza sociale, della sicurezza e dei rapporti con Fincantieri.
«È presto per ritenere che tutti i problemi siano risolti – continua il sindaco – ma confido che le questioni ancora pendenti con Fincantieri, congelate proprio dalla crisi delle commesse, ora possano essere riaperte. A cominciare dal Progetto integrazione, messo in piedi su proposta della stessa Fincantieri. Per proseguire con il bilancio sociale d’impresa per il quale l’ad Bono ha chiesto tempo. E con il Protocollo di trasparenza sugli appalti, i cui risultati non ci sono ancora noti. Sono discorsi che speriamo di poter riprendere quanto prima e di portare a buon fine. Come quello relativo alla politica degli appalti e dei subappalti, un sistema che ha mostrato molti punti deboli non solo sul piano sociale per la città ma, ritengo, anche per la stessa produttività del cantiere».
Un annuncio viene dal presidente della Provincia Gherghetta: «Questa nuova commessa rappresenta una boccata d’ossigeno per tutto l’Isontina. Che mi dà lo spunto per il titolo della Conferenza economica in programma il 16 gennaio: ”Per tornare a crescere”». (f.m.)

Il Piccolo, 02 dicembre 2009
 
Sono Azura, Queen Elizabeth e Magic le tre passeggeri tuttora in costruzione 
 
Al momento lo stabilimento Fincantieri di Monfalcone è impegnato nella costruzione di tre grandi navi da crociera. Si tratta, iniziando dall’unità in più avanzata fase di realizzazione, della ”Azura P&O”, 116mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza, che a bordo potrà accogliere 3118 ospiti in 2180 cabine, oltre a 1265 componenti dell’equipaggio. In fase avanzata di allestimento e ormai prossima alle prove in mare, Azura sarà consegnata alla società  armatrice, uno dei brand del gruppo Carnival, all’inizio della primavera. P&O ha programmato il viaggio inaugurale in Mediterraneo della maxi-passeggeri, gemella di Ventura, per il 12 aprile, salpando dai moli del porto inglese di Southampton. In bacino si trova invece ”Queen Elizabeth”, commissionata da Cunard Lines, che ha una lunghezza di circa 294 metri e una stazza lorda di circa 92mila tonnellate. L’unità potrà ospitare nelle sue 1046 cabine più di 2500 ospiti assistiti da 1097 componenti dell’equipaggio e sarà una delle più grandi navi panamax, cioè in grado di transitare attraverso il canale di Panama.
La crociera inaugurale salperà il 12 ottobre del 2010 sempre da Southampton e quindi la consegna dovrebbe essere effettuata all’inizio dell’autunno. Al varo manca invece meno di un mese e l’appuntamento sarà seguito nella prima decade di gennaio dall’impostazione nel bacino della Carnival Magic, 130mila tonnellate di stazza lorda per 306 metri di lunghezza, gemella della Dream e finora ultima unità compresa nel portafoglio ordini dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone. La consegna della super-passeggeri è prevista per la primavera del 2011.
Al momento, con unità in consegna a marzo e settembre 2010 e aprile 2011, lo stabilimento impiega 2861 lavoratori esterni, di cui 379 in attività di scafo, suddivisi in circa 300 ditte, a loro volta quasi tutte organizzate in diversi consorzi. Negli ultimi dieci anni Fincantieri ha investito nello stabilimento 160 milioni di euro di cui 115 solo nel triennio 2006 – 2008. La società ha riversato nel 2009 ancora 31,7 milioni di euro sullo stabilimento, che è stato dotato di nuove linee al plasma e blocchi piani, nuova panel-line, 8 robot per la saldatura e due gru a cavaliere gommate della portata massima di 1000 tonnellate. (la.bl.)

Il Piccolo, 03 dicembre 2009
 
L’INTERVENTO 
CONFINDUSTRIA  
Di Bert: «La nuova maxi-nave è decisiva per la nostra economia»  
Il presidente degli industriali riconosce il ruolo trainante dell’attività di Fincantieri 
Pesa la scarsa rappresentatività dell’Isontino laddove si decidono i finanziamenti
  
 
«La concessione in deroga degli ammortizzatori sociali per il 2009 rende il dato sulla cassa integrazione del tutto straordinario e non paragonabile con quelli relativi agli anni precedenti».
La Confindustria goriziana non ha dubbi: l’esercizio che si sta andando a concludere merita una valutazione a parte, alla luce della crisi economica internazionale. «E poi – spiegano ancora da via degli Arcadi – non va dimenticato che la concessione delle ore di cassa integrazione avviene in via anticipata. L’effettiva portata della misura si può comprendere solo al termine del periodo interessato dalla cassa integrazione, andando a quantificare quante delle ore concesse sono state poi effettivamente impiegate dal datore di lavoro». Uno scarto che, fanno notare sempre dalla Confindustria, si aggira tradizionalmente tra il 25 e il 35%. E’ ipotizzabile, dunque, che, a fronte delle ore concesse nei primi otto mesi dell’anno, pari a 911 unità di lavoro a tempo pieno equivalenti, i dipendenti realmente rimasti a casa siano circa 650 – 700. «Un dato certamente non felice – osservano gli Industriali – ma comunque meno negativo di quanto si andava ad ipotizzare all’inizio dell’anno».
«L’ordine pervenuto l’altro ieri a Fincantieri è di cruciale importanza per tutto il tessuto economico provinciale – aggiunge il presidente Gianni Di Bert – e ci fa tirare un sospiro di sollievo, anche se le criticità da affrontare non mancano, a cominciare da una scarsa rappresentatività dell’Isontino negli organi di riferimento per la concessione dei finanziamenti al territorio».
E’ più focalizzata su quanto accadrà nei prossimi mesi l’analisi di Giorgio Lorenzoni, presidente della Cna provinciale, che riunisce un migliaio circa di piccole e piccolissime imprese artigianali. «La fase più dura forse sta finendo ma restano all’ordine del giorno una serie di problemi non di poco conto: in primis, quello che riguarda la liquidità, ancora molto scarsa – dice, facendo il punto della situazione -. E poi, va anche sottolineato che gli investimenti, specie da parte delle microaziende, sono ridotti al minimo». L’allungamento dei tempi di pagamento non accenna a rientrare e questo sta mettendo a dura prova il mondo dell’artigianato. «Il comparto tiene duro – rimarca Lorenzoni –. Lo dimostrano i licenziamenti, che sono stati limitatissimi, dal momento che quello rappresentato dal personale è il principale patrimonio aziendale per le realtà artigianali».
Secondo le valutazioni effettuate dalla Cna isontina, anche i primi due trimestri del 2010 saranno difficili, nonostante una leggera, graduale ripresa del tessuto locale. «Per riassorbire il colpo inferto dalla crisi ci vorrà molto tempo – conclude Lorenzoni – anche perché, un’economia, come la nostra, che dipende molto dai servizi, deve attendere che la ripresa passi prima per gli altri settori».
Nicola Comelli

DOPO L’ANNUNCIO DELLA NUOVA COMMESSA 
Tre anni di lavoro, sollievo tra i cantierini  
Ma le tute blu non si abbandonano a entusiasmi: «L’incertezza sul futuro non è finita»
 
 
di LAURA BORSANI

Una commessa è presa. Almeno si lavora, per altri tre anni. Ma «una rondine non fa primavera». Ed è tutto da vedere. Intanto i problemi restano. La paga che «è sempre quella», le «condizioni di lavoro pesanti». Si parla di sicurezza, di qualità e di professionalità. Di investimenti, soprattutto in termini di tecnologia. Panzano tira un sospiro di sollievo, ma mantiene i piedi per terra. Gli operai, in fuga per il pranzo, immersi nella quotidianità che incalza, sembrano esprimere pareri alterni. A metà tra la rassicurazione di vedere «aprirsi uno spiraglio nel buio», con la nuova commessa Carnival, e l’incertezza di cosa significherà agli effetti pratici e di continuità lavorativa. Si ragiona, insomma, «alla giornata», mantenendo prudenza in prospettiva. Questa prima commessa del 2009 lancia il sasso della curiosità e dell’attenzione. Ma il futuro, dicono gli operai, «non si ferma con tre anni messi in sicurezza». La commessa era nell’aria, c’è chi aggiunge. Benvenuta.
Marco, dipendente diretto di Fincantieri, due figli, in famiglia è il solo a portare la paga a fine mese: «Certo la cosa è positiva. Ma sono perplesso. Fino all’altro ieri ci hanno spaventati con la ”cassa”. Lavori con un certo stato d’animo. Ora arriva questa commessa. Non so come interpretarlo. La fiducia c’è, si tratta comunque di lavoro in più. Ma poi? È molto dura. Gran parte del mio stipendio va per i figli. I risparmi non sono possibili, anzi, ci sono i debiti. Mi auguro solo che anche mio figlio maggiore possa continuare negli studi, perchè è necessaria la preparazione, la migliore professionalità. Spero di poterlo accompagnare in questo investimento. Se vado in ”cassa” che si fa?». Regali a Natale? «Non ci ho pensato – conclude – vedremo con la tredicesima».
Mauro, 54 anni, capo responsabile di una ditta d’appalto specializzata nella coibentazione, abita a San Dorligo della Valle. Lavora in cantiere dal ’74: «Risparmi? Intanto vengo a lavorare in corriera. Fortunatamente non ho figli. Della nuova commessa se ne parlava. È la benvenuta, almeno si lavora un po’. È una boccata d’ossigeno. Forse mi basterà per andare in pensione».
Franco, dipendente in appalto, ha il tempo contato: «Va già bene se i soldi coprono le due settimane del mese. Il mutuo, i figli, la scuola e si deve mangiare. Se va bene un paio di scarpe all’anno, usate. La nuova commessa? Benvenga. Vedremo come andrà a finire. Siamo stanchi, non se ne può più». Gaetano: «Penso che con questa commessa le cose potranno migliorare. Per quanto mi riguarda, mi trovo bene nell’impresa per la quale lavoro e a bordo imparo molto. Certo, non sono tempi facili, ma intanto l’importante è che ci sia ancora lavoro». Matin, 33 anni, bengalese è in Italia da 9 anni e lavora in Fincantieri da 8: «Qui sono solo. Finchè c’è lavoro riesco a mandare i soldi alla mia famiglia, in Bangladesh». Matteo e Giovanni sono entrambi sposati e giovani. Lavorano in subappalto: «Una nuova commessa? Meglio anche per noi. Perchè se il lavoro si ferma, siamo fuori, bisogna cercare altrove». Anche loro fanno i conti alla giornata: «Vorrei comperare casa – spiega uno dei due -, ma, in queste condizioni non voglio impegnarmi, non sono sicuro». Natale più sereno? Sorridono: «Andremo a mangiare la pizza fuori».
«È un buon auspicio – risponde Riccardo, lavoratore diretto -, poi vedremo, anche se ci sarà la ”cassa”. Forse con la nuova commessa qualcosa migliorerà». Lorenzo, dipendente diretto: «Ogni anno c’è la paura. Poi arriva la commessa. Confido anche nelle alternative. Del resto, è un momento in cui tanti fanno la ”cassa” in Italia».
Per Alberto, che lavora in subappalto, si tira la cinghia: «C’è speranza – osserva -, almeno potrò pagare i mutui che sto dilazionando. La gestione familiare resta al minimo indispensabile. A Natale i regali saranno solo per i bambini piccoli».

Il Piccolo, 04 dicembre 2009 
 
Pizzolitto: la commessa a Fincantieri non basta Emergenza lavoro, si rischiano nuove povertà  
Il sindaco: i problemi sono tanti proprio quando vengono tagliate le risorse ai Comuni
 
 
di LAURA BORSANI

«La nuova commessa a Fincantieri è un segnale positivo, che accogliamo come tale, poichè dovrebbe quantomeno evitare una cassa integrazione pesante. Ma non è finita qui. Non abbiamo risolto i problemi». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, lo ha ribadito, anche l’altro giorno, davanti ai sindaci dell’Isontino, riuniti in coordinamento per fronteggiare il problema dei tagli ai trasferimenti ordinari per gli enti locali: «Il ragionamento in prospettiva resta aperto. Bisogna vedere quali saranno le altre commesse, di fronte ad un mercato altamente competitivo. Si tratta della prima assegnazione del 2009, in un comparto che richiede continuamente la realizzazione di navi da crociera». Insomma, la nuova maxi-passeggeri Carnival da 130mila tonnellate, gemella della Dream, non basta per dire che la crisi «è in uscita». Le emergenze restano con tutto il loro peso, economico, occupazionale, sociale. Uno scenario che si lega a filo doppio con le riduzioni dei trasferimenti ai Comuni, proprio nel momento in cui andrebbero potenziati invece gli interventi da mettere in campo.
Pizzolitto ha utilizzato una metafora per rendere l’idea della realtà: è come essere in un grande ingorgo dove le prime auto iniziano a muoversi, ma le ultime restano bloccate.
«La situazione resta comunque delicata – ha aggiunto il primo cittadino -. Il problema di fondo resta il lavoro, mentre la Regione ha meno risorse da distribuire per le emergenze territoriali già esistenti e che oggi, in presenza di questo stato di crisi, rischiano di far temere nella tenuta sociale». Pizzolitto parla pertanto di possibili «nuove povertà», considerando che si è ampliata ulteriormente la forbice tra i sostegni finanziari pubblici («una coperta improvvisamente più corta») e le aumentate istanze sociali. «Sono molto preoccupato – ha osservato il sindaco -. Per questo invito a smetterla di correre dietro a falsi problemi, concentrandoci invece sulle reali criticità».
Occupazione, dunque, ma anche la questione-centrale, per la quale, aggiunge Pizzolitto, «non vedo chiaro sul processo di metanizzazione, nè vedo la Regione consapevole del patto stretto all’epoca della giunta-Illy». La preoccupazione passa anche attraverso la sanità, con l’ospedale San Polo che, alla luce del Piano regionale, rischia un forte depotenziamento. E, ancora, la privatizzazione dell’acqua prospettata dal disegno di legge al vaglio del Parlamento.
Una realtà difficile da gestire, mentre intanto si prospetta l’organizzazione di un Consiglio comunale dedicato alla sicurezza, alla presenza del prefetto e delle forze dell’ordine. Per preparare al meglio l’importante appuntamento, il consigliere del Pd e presidente della Commissione consiliare ”Organizzazione dell’amministrazione”, Fabio Del Bello, presenterà nei prossimi giorni la bozza del volume di autori vari ”Ruolo e responsabilità del nuovo ente locale nelle politiche per la sicurezza urbana, la legalità, il decoro civico. Il caso Monfalcone».

Il Piccolo, 16 dicembre 2009
 
TRASFORMATORE DIFETTOSO 
Slitta il primo test di Azura in Adriatico previsto per Natale

In programma per i giorni immediatamente successivi a Natale, la prima uscita in mare aperto della Azura P&O, gemella di Ventura in consegna all’inizio della primavera, slitta a data da destinarsi.
L’allestimento della nave passeggeri, un’altra maxi da 116mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza, è a buon punto, ma il difetto di fabbricazione di uno dei trasformatori della propulsione elettrica ha imposto lo slittamento della prima tornata di test tecnici in Adriatico. La data della partenza da Monfalcone non è quindi più quella del 28 dicembre, come conferma la stessa Fincantieri, e il nuovo termine deve essere ancora definito. Le prove a mare della Azura, che dovranno poi essere seguite dalla sosta di circa una settimana nel bacino dell’arsenale San Marco di Trieste per le operazioni di carenaggio, rappresentano una scadenza produttiva importante, ma che non incide sull’erogazione del premio di programma del 2009.
A differenza del varo di ”Queen Elizabeth II”, in costruzione in bacino per conto di Cunard Line, altro brand di Carnival Corporation. A settembre il premio era stato rimodulato grazie all’intesa raggiunta dalla società con i sindacati dei metalmeccanici, introducendo appunto il varo della Queen Elizabeth, con saldatura al 100% e start up di una caldaia e tre motori, e fissando come termine massimo il 31 dicembre. Al raggiungimento dell’obiettivo, il quarto dell’anno, è legata l’erogazione di 193 euro ai dipendenti di Fincantieri. Il varo della Queen Elizabeth è destinato però a slittare all’inizio del 2010: la cerimonia sarà effettuata il 5 gennaio, l’uscita dal bacino il 9 gennaio. A causa del rinvio della partenza della Azura, la Queen Elizabeth, 92mila tonnellate di stazza lorda per 294 metri di lunghezza, sarà posizionata in Riva D, cioè alla banchina dello stabilimento di Panzano antistante il porto di Monfalcone.
L’unità, che potrà ospitare nelle sue 1.046 cabine più di 2500 ospiti assistiti da 1097 componenti dell’equipaggio e sarà una delle più grandi navi panamax, cioè in grado di transitare attraverso il canale di Panama, sarà consegnata all’inizio dell’autunno. Il viaggio inaugurale salperà il 12 ottobre 2010 da Southampton, da cui il 12 aprile partirà anche il primo viaggio di Azura. Il varo della QE2 sarà seguito poi il 12 gennaio dall’impostazione in bacino del primo blocco della Carnival Magic, gemella della Dream, quindi un nuovo colosso da 130mila tonnellate di stazza lorda per 306 metri di lunghezza.
Intanto ieri le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm hanno proclamato due ore di sciopero nello stabilimento di Panzano in segno di solidarietà ai lavoratori dei cantieri di Muggiano, Sestri e Ancona ai quali Fincantieri non erogherà il premio di produttività. (la.bl.)

Il Piccolo, 18 dicembre 2009
 
È IL PRIMO ORDINE DI QUESTO TIPO DALL’INIZIO DELLA CRISI E RIGUARDA I CANTIERI DI MUGGIANO  
Fincantieri vince una commessa per megayacht da 140 metri  
La super-barca avrà sette ponti e due piscine. Le proteste sul premio di efficienza: l’azienda riconosce l’anticipo
 
 
LA SPEZIA Fincantieri si è aggiudicata un ordine per la costruzione di un megayacht di 140 metri di lunghezza. Il megayacht, al momento identificato con il numero di costruzione «6218», è il primo di lunghezza superiore agli 80 metri ordinato dall’inizio della crisi finanziaria nell’ottobre 2008. Sarà costruito nello stabilimento Fincantieri di Muggiano (La Spezia). Attualmente il cantiere sta lavorando a un altro megayacht da 134 metri che, nel rispetto dei termini contrattuali, sarà consegnato nell’estate prossima. Partendo da un nuovo eccezionale concept dello studio di progettazione navale monegasco Espen Oenio, il progetto per «6218» è stato sviluppato per rispondere al meglio alle esigenze dell’armatore dal team di Fincantieri Yacht.
Broker dell’operazione è stato Camper & Nicholsons International, compagnia internazionale tra le più note sul mercato dei megayacht. Il «6218» avrà ogni cosa un armatore possa desiderare e si caratterizzerà per la complessità, l’elevato contenuto tecnologico, l’estrema cura del dettaglio nell’allestimento degli interni e l’artigianato di altissimo livello negli arredamenti. Avrà 7 ponti e sarà dotato anche di 6 piscine lunghe fino a 8 metri e di una stiva allagabile per un tender di 14 metri di lunghezza. Conclusa intanto la clamorosa protesta dei dipendenti di Fincantieri che volevano bloccare la partenza dal porto di Ancona della nave extralusso Silver Spirit. Un fatto che l’azienda ha giudicato «deprecabile tra il pilatesco e l’estorsivo, in grado di mettere a repentaglio futuri ordini». Un accordo ha scongiurato il blocco e la nave ha mollato gli ormeggi. Schiarite anche sul premio di efficienza inizialmente riconosciuto solo a 5 stabilimenti su 9. Fincantieri ha deciso di distribuire un anticipo anche ai lavoratori, compresi i cassintegrati, del Muggiano alla Spezia, di Sestri Ponente a Genova, e di Ancona.

Il Piccolo, 20 dicembre 2009
 
FINCANTIERI. SI RIPARA IL GUASTO 
”Azura”, corsa contro il tempo

Nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone si sta lavorando per risolvere nel più breve tempo possibile il malfunzionamento di un generatore (e non di un trasformatore, peraltro fornito da terzi, come erroneamente riportato in un precedente articolo) a bordo della Azura P&O. Il problema ha provocato il rinvio delle prime prove in mare aperto della nave da crociera che deve essere consegnata alla società armatrice all’inizio della primavera. Al momento Fincantieri non ha ancora potuto stabilire una nuova data per l’avvio dei test tecnici in alto Adriatico. L’Azura avrebbe dovuto lasciare la banchina dello stabilimento di Panzano subito dopo Natale, il 28 dicembre, per poi entrare nel bacino dell’arsenale San Marco di Trieste per le operazioni di carenaggio. Dopo la sosta di una settimana, l’unità  avrebbe dovuto riprendere il mare per effettuare le prove di velocità. Il rientro era quindi previsto attorno al 10 gennaio. Anche il varo della Queen Elizabeth slitta comunque all’inizio 2010: la cerimonia si terrà il 5 gennaio, l’uscita dal bacino il 9 gennaio. A causa del rinvio della partenza della Azura, la Queen Elizabeth, 92mila tonnellate di stazza lorda per 294 metri di lunghezza, sarà  posizionata inRiva D, cioè alla banchina dello stabilimento di Panzano antistante il porto di Monfalcone.

Il Piccolo, 21 dicembre 2009
 
«Crisi della Fincantieri, a Panzano i rischi minori»  
Il sindaco al rientro dall’incontro con Scajola sulla situazione del gruppo
 
 
Mantenimento di tutti i cantieri del gruppo Fincantieri, suddivisione, dove possibile, dei carichi di lavoro, sostegno del ministero dello Sviluppo economico per consentire l’accelerazione dell’avvio di alcune commesse. È quanto è emerso a Roma al tavolo creato per affrontare la crisi della cantieristica, coordinato dal ministro Claudio Scajola e partecipato dai rappresentanti di Fincantieri, sindacati, Regioni coinvolte e dai sindaci delle “città cantiere”. L’incontro ha prodotto un documento in cui si sancisce la difesa dell’integrità del gruppo, ma anche l’utilizzo di tutti gli strumenti consentiti per gestire le difficoltà create dalla riduzione degli ordini. Saranno stanziati 50 milioni di euro per consentire l’avvio immediato dei progetti relativi alla realizzazione di un’unità di supporto per la Protezione civile e di un’unità multiuso per la Marina militare. Il tavolo con Scajola rimarrà inoltre attivo e sarà  affiancato da un tavolo tecnico sui carichi di lavoro e da uno con le istituzioni territoriali, Regioni e Comuni. «Così da creare una sinergia a tutti i livelli», sottolinea il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che al tavolo romano ha partecipato assieme ai colleghi delle altre “città cantiere”. «La situazione della cantieristica non è di certo buona in questo momento – afferma -, anche se la crocieristica è il segmento che mantiene delle prospettive, seppure non pari a quelle degli ultimi anni. Monfalcone, insomma, non è il sito che rischia di più o che andrà incontro ai problemi maggiori. L’obiettivo è però quello di mantenere aperti tutti gli stabilimenti, spartendo eventualmente il carico di lavoro, perché la cantieristica è un settore vitale». (la. bl.)

Il Piccolo, 22 dicembre 2009
 
FINCANTIERI 
Sei i sindacati in lizza che si disputereranno i 18 delegati della Rsu

Saranno sei le sigle sindacali che all’interno dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone si disputeranno tra un mese i 18 posti da delegato della Rappresentanza sindacale unitaria del cantiere navale. Fim, Uilm e soprattutto Fiom, cioè le organizzazioni dei metalmeccanici della cosiddetta “triplice”, non monopolizzano più le tessere sindacali all’interno dello stabilimento.
Nonostante la Fiom rimanga indubbiamente la sigla più forte, ma messa in difficoltà dalle vicende dei contratti separati, negli ultimi tre anni, anche sull’onda del malcontento generato dai profondi cambiamenti vissuti dal cantiere a livello di riorganizzazione logistica e non solo, altri sindacati si sono affacciati in stabilimento, ricavandosi un loro spazio. L’Ugl, che da più tempo comunque intercettava i consensi dei lavoratori non schierati con Fim. Fiom e Uilm, si è vista così affiancare dal sindacato autonomo Failms-Cisal, che grazie a passaggi di delegati dalla Uilm e dalla Fiom è rappresentata in Rsu già da oltre un anno.
Negli ultimi mesi ha iniziato la propria attività all’interno del cantiere il Fismic, altro sindacato autonomo dei metalmeccanici di cui è coordinatore regionale Michele Latino. Più concorrenti, quindi, in lizza questa volta e con meno posti a disposizione.
Il numero di delegati della Rsu rispetto all’inizio del 2007 è destinato infatti a scendere da 21 a 18, perché i dipendenti dello stabilimento sono calati al di sotto della soglia delle 1800 unità, fermandosi al momento attorno ai 1730, di cui il 70% operai. I lavoratori diretti sono quindi 1.100 circa meno di quelli dell’appalto in questo p
eriodo impiegati all’interno dello stabilimento. Il rinnovo della Rsu avrebbe dovuto tenersi nel mese di marzo, ma verrà  appunto anticipato a gennaio, perché Fim e Fiom, che assieme avevano la maggioranza dei delegati, hanno deciso di dimettersi in modo tale da accelerare la scadenza.
«I delegati di Fim e Fiom si sono dimessi per andare aelezioni anticipate – spiega Michele Zoff, che durante l’ultimo mandato ha ricoperto il ruolo di coordinatore della Fim nella Rsu – e consentire di formare una nuova Rsu prima dello scarico di lavoro che potrebbe presentarsi nonostante la nuova commessa».

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