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“La comunità dei normali” ha deciso di contribuire allo sviluppo del blog Morire di cantiere e all’Associazione Esposti Amianto condividendo le proprie canzoni “Chiedi alla neve” e “Sole nero” per essere utilizzate nelle future iniziative delle due realtà. Un sentito ringraziamento.

Le canzoni sono liberamente scaricabili ai seguenti link:

Chiedi alla neve
Sole nero

“La comunità dei normali” è composta dagli artisti Mauro Punteri (voce e chitarra), Alan Malusà (chitarra), Fabio Davanzo (tromba), Pietro Spangher (contrabasso) e Max Nicoletti  (batteria) ai quali vanno i nostri più sentiti ringraziamenti.

Comunicato stampa, 9 giugno 2008

Dipende da noi

Questa mattina si è tenuto un congresso sulla cantieristica navale e le sue ricadute sul territorio monfalconese.
Come era prevedibile si è trattato dell’ennesimo atto di propaganda che Fincantieri, con la complicità dell’amministrazione comunale, ha messo in atto grazie alla cornice dei festeggiamenti per il centenario.
Propaganda che, ormai è palese, ha lo scopo di mettere in secondo piano le contraddizioni e le criticità che il modello produttivo per subbapalti adottato da Fincantieri scarica sul territorio.
Il convegno, nonostante i contenuti che potevano essere interessanti, si è rivelato l’ennesimo buco nell’acqua. Alcune problematiche sono state nominate alla lontana, senza un minimo di approfondimento o tentativo di dare delle risposte, se non altro sulla carta.
E tutto questo mentre la produzione presso Fincantieri viene portata all’esasperazione – non è un caso che proprio quet’anno si è verificato un incidente mortale -, mentre il problema della casa e dell’altissima tensione abitativa viene risolto manu militari e senza dare risposte concrete, mentre in questo periodo è impossibile trovare appartamenti in locazione e le agenzie immobiliari già si sfregano le mani in attesa dei 700 nuovi operai che andranno a farsi sfuttare nelle ditte per permettere a Fincantieri di costruire due navi all’anno, mentre i pochi servizi che forniscono risposte concrete ad una precarietà ormai insostenibile vengono visti come centri della delinquenza e perquisiti….
In risposta all’ennesimo tentativo di dare una patina dorata a ciò che non è più sostenibile, una ventina di attivisti facenti riferimento alla rete spontanea “Dipende da noi”, già protagonisti dell’iniziativa in piazza della Repubblica sabato pomeriggio, hanno esposto nel primo pomeriggio uno striscione sopra l’elica che dall’alto di via granatieri, impone alla cittadinanza monfalconese la sudditanza al grande cantiere navale e alle sue logiche malvitose.

Dipende da noi imporre un dibattito finalmente reale su come stanno le cose oggi a Monfalcone

Dipende da noi fare in modo che per Monfalcone si prospetti una via diversa e vitale rispetto a quella che i grossi potentati politici ed economici le hanno imposto

Dipende da noi trasformare lo sfruttamento esteso a tutti i campi della vita umana oggi in atto a Monfalcone in percorsi di inclusione e valorizzazione della dignità delle persone

Dipende da noi impedire sul nascere anche l’idea di un futuro nucleare a Monfalcone

Dipende da noi, perchè nessun altro intruppato negli equilibri politici oggi esistenti in città muoverà un passo per cambiare qualcosa.

Realtà associative attive all’interno dell’edificio di via Natisone 1, Monfalcone – https://moriredicantiere.wordpress.com

Morire di cantiere

Da Carta n. 21 – 6 giugno 2008

L’altra Monfalcone scende in piazza
Di Elena Placitelli

Dopo la perquisizione di Officina Sociale e del centro per la riduzione del danno, dopo gli sgomberi che hanno messo in strada gli autoassegnatari, dopo la morte di Jerco Yuko, l’operaio schiacciato da un carrello, avvenuta proprio mentre sono in corso i festeggiamenti per il centenario di Fincantieri , i movimenti monfalconesi hanno deciso di scendere in piazza.
Già da alcuni mesi esiste un malcontento diffuso in città per “l’indiscriminata ondata di repressione e controllo”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la concomitanza tra una delibera comunale che obbliga i locali pubblici a chiudere alle 24 e le svariate perquisizioni che coinvolgono decine e decine di giovani per un presunto spaccio di droga, dove il “centro per la riduzione del danno” viene additato come luogo nevralgico di tale attività.
L’appello a ritrovarsi sabato 7 giugno alle 16:30 in piazza della Repubblica, nel centro di Monfalcone, è partito proprio dagli educatori che operano all’interno di Officina Sociale, che lo scorso 19 maggio hanno sospeso l’attività – dedita a fornire beni di prima necessità a persone multiproblematiche – dopo aver subito una perquisizione in grande stile ordinata dal P.M. Marco Panzieri e che ha dato esito “negativo”.
“Da anni denunciamo un clima repressivo fatto di piccole operazioni mirate nei confronti di singoli consumatori – afferma Luciano Capaldo, operatore di strada. Di fronte agli allarmi lanciati dai servizi a bassa soglia in merito all’aumento di consumi di eroina e cocaina tra i giovanissimi, si risponde con queste inutili operazioni che danno solo l’illusione di una lotta al narcotraffico e aggrediscono proprio coloro che stanno in prima linea nelle politiche di riduzione del danno e di prevenzione. Mentre denunciamo l’approccio proibizionista e dogmatico come principale responsabile della diffusione delle droghe, veniamo aggrediti e perseguitati come se fossimo nodi dello spaccio”.
Secondo Cristian Massimo, dell’associazione Razzismo Stop, Monfalcone è sempre stata una città laboratorio. “Questo è un territorio veramente globalizzato – spiega- sia dal punto di vista sociale e multi-culturale, sia per le strategie di sviluppo e dei flussi finanziari che lo attraversano. Fino ad oggi il concetto di laboratorio è stato declinato sempre in senso positivo, come occasione per sperimentare nuove forme di welfare e per includere nuovi cittadini e le nuove istanze del precariato. Invece ci troviamo alle prese con un laboratorio della repressione e del controllo sociale: tutto è sempre ridotto a “legalità – illegalità”, sono le forze dell’ordine ha dettare l’agenda politica e lo fanno con le retate, con la criminalizzazione e la ghettizzazione del precariato. Allarmante è l’incapacità della classe politica locale di reagire e affrontare i veri nodi.
Che i governanti rincorrano un’idea di città obsoleta è un dato riscontrabile leggendo il nuovo blog https://moriredicantiere.wordpress.com, dedicato alle morti bianche del cantiere navale isontino, che viaggia con una media di 150 visite al giorno.
“Mentre in cantiere continua lo stillicidio di infortuni, al 90% non dichiarati – si legge nell’incipit firmato Mauro Bussani, animatore del blog – si riempie il territorio di telecamere, con una militarizzazione senza precedenti. Le case hanno affitti da strozzini, e la colpa e di chi vive in otto in un appartamento o su chi si autoassegna un alloggio lasciato al degrado”.
La mobilitazione del 7 giugno “nasce dall’esigenza di dare una risposta forte all’attacco violento e indiscriminato ai movimenti sociali della città. Ci opponiamo allo scenario di criminalizzazione della componente giovanile e di distruzione del tessuto sociale – conclude Stefano Micheluz, giovane militante dei centri sociali – e sabato ci riprenderemo la piazza per riviverla come luogo di festa e di incontro”.

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Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

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