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Il Piccolo, 07 aprile 2010
 
MANIFESTAZIONE DI ”CARICO SOSPESO” SABATO IN PORTO 
Omaggio a Cicciarella a 5 anni dalla morte 
Promosso un concorso letterario tra i ragazzi sul tema della sicurezza sul lavoro

L’associazione ”Carico Sospeso” ritornerà sabato nel porto di Monfalcone per ricordare Franco Cicciarella a cinque anni dal tragico incidente in banchina che costò la vita al dipendente della Cooperativa sopraccarichi. I partecipanti alla cerimonia si ritroveranno alle 13 nei pressi dell’ingresso al Porto di Monfalcone, mentre il momento di ricordo e riflessione si terrà nella banchina alle 13.30 davanti alla targa commemorativa collocata di fronte al luogo in cui Franco Cicciarella fu investito da un carrello elevatore l’11 aprile del 2005. Morire sul lavoro, ribadisce l’associazione sorta dopo la morte di Franco Cicciarella, non è mai una fatalità. «Spesso la causa è l’assenza di una cultura della sicurezza e della prevenzione – prosegue l’associazione -, per cui sembra quasi che nel lavoro, in certi lavori in particolare, sia insito un rischio. Non esistono tragiche fatalità e non c’è distrazione che possa portare a un incidente mortale, ci sono invece delle gravi mancanze nei sistemi di sicurezza di troppe aziende. La tutela dell’integrità  psicofisica è un diritto per le lavoratrici e i lavoratori e un dovere per i datori di lavoro sanciti dalla Costituzione italiana, dalle normative europee, dalla legislazione del nostro Paese». Per questi motivi ”Carico Sospeso” ha promosso in queste settimane un concorso letterario, che prevede una sezione di prosa e uno di poesia. L’associazione in questo modo desidera offrire ai ragazzi del Monfalconese l’opportunità di riflettere sul tema della sicurezza e della dignità sul posto di lavoro, esprimendo i propri pensieri e le proprie emozioni e preparandosi quindi a una più ampia comprensione del futuro che li aspetta. Il bando è stato trasmesso alle segreterie della scuole medie inferiori e superiori di Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Staranzano. Il termine per la presentazione degli elaborati è fissato per il 4 maggio. Intanto il processo penale per l’accertamento delle responsabilità per la morte di Franco Cicciarella proseguirà il 24 maggio nel Tribunale di Gorizia. (la.bl.)

Il Piccolo, 11 aprile 2010
 
L’ASSOCIAZIONE CARICO SOSPESO INDICE UN CONCORSO NELLE SCUOLE SULL’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE 
Ricordato Cicciarella a 5 anni dalla morte 
Cerimonia in porto sul luogo della disgrazia che costò la vita a un dipendente della Cooperativa

L’associazione ”Carico Sospeso” è tornata ieri nel porto di Monfalcone per ricordare Franco Cicciarella a cinque anni dal tragico incidente in banchina che costò la vita al dipendente della Cooperativa sopraccarichi. I partecipanti alla cerimonia si sono ritorvati alle 13 dinanzi all’ingresso al Porto di Monfalcone, mentre il momento di ricordo e riflessione si è tenuto poco dopo alla banchina 13.30 davanti alla targa commemorativa collocata di fronte al luogo in cui Franco Cicciarella venne investito da un carrello elevatore l’11 aprile del 2005. Morire sul lavoro, ribadisce l’associazione sorta dopo la morte di Franco Cicciarella, non è mai una fatalità. «Spesso la causa è l’assenza di una cultura della sicurezza e della prevenzione – prosegue l’associazione -, per cui sembra quasi che nel lavoro, in certi lavori in particolare, sia insito un rischio». Per questo l’associazione ha promosso un concorso letterario nelle scuole che prevede una sezione di prosa e uno di poesia per far riflettere sul tema della sicurezza e della dignità sul posto di lavoro.

Il Piccolo, 24 maggio 2010
 
Riprende il processo per la morte di Cicciarella 
Udienza alle 9.30 al tribunale di Gorizia con tre testimoni

Riprende oggi in tribunale a Gorizia, dopo il rinvio dell’udienza dello scorso 22 marzo, il processo penale per l’accertamento delle responsabilità del decesso di Franco Cicciarella, vittima l’11 aprile del 2005 di un infortunio sul lavoro mentre stava operando in banchina, nel porto, assieme ad alcuni colleghi.
Il rinvio era stato deciso a causa di un impedimento dell’avvocato Alessandro Giadrossi, difensore di uno degli imputati, Guido Misseroni, legale rappresentante della Cooperativa Sopraccarichi di cui era dipendente Cicciarella. Nell’udienza odierna, fissata alle 9.30, saranno ascoltati tre testimoni chiamati dal pm.
Lo scorso 13 luglio erano stati sentiti altri testimoni, sia dell’accusa che della difesa, con lo scopo di accertare cosa sia accaduto quel pomeriggio nel porto di Monfalcone, sferzato dalla bora.
Il conducente del carrello elevatore che investì Franco Cicciarella, procurandogli lesioni mortali, è già uscito dal processo, scegliendo la via del patteggiamento. Rimangono sul banco degli imputati, oltre a Misseroni, l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, e Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società.

Il Piccolo, 25 maggio 2010
 
Processo Cicciarella, ascoltati tre testimoni

È ripreso ieri, a Gorizia, il processo per l’infortunio sul lavoro nel quale ha perso la vita, l’11 aprile 2005, Franco Cicciarella, mentre stava operando in banchina, in porto, assieme ad alcuni colleghi. Imputati per la morte del monfalconese, dipendente della Cooperativa ”Sopraccarichi”, l’ex presidente della Compagnia portuale Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, il triestino Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, e Guido Misseroni, legale rappresentante della Coop Sopraccarichi. Dario Zorzin, 50 anni, di Staranzano, conducente del carrello elevatore che aveva colpito il Cicciarella, aveva patteggiato la pena. Davanti al giudice monocratico, Emanuela Bigattin, ieri sono sfilati gli ultimi testi dell’accusa (pm Valentina Bossi): l’ispettore di Polizia, Codutti, il responsabile di banchina, Fausto Polez, e Facchini, il dipendente della Compagnia portuale presente al tragico evento. Il processo è stato rinviato al 21 giugno.

Il Piccolo, 22 giugno 2010
 
IL 16 LUGLIO LA DISCUSSIONE FINALE 
Processo Cicciarella, la parola ai testi sui sistemi di sicurezza

Ultima udienza prima della discussione finale, fissata venerdì 16 luglio, al Tribunale di Gorizia, in relazione al processo per l’infortunio sul lavoro nel quale ha perso la vita, l’11 aprile 2005, il monfalconese Franco Cicciarella, dipendente della Coop ”Sopraccarichi”. Imputati l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, e Guido Masseroni, legale rappresentante della ”Sopraccarichi”. Dario Zorzin, 50 anni, di Staranzano, conducente del carrello elevatore che aveva colpito il monfalconese, è uscito dal processo avendo patteggiato la pena. Ieri, davanti al giudice monocratico Emanuela Bigattin, hanno deposto i testi presentati dalla difesa, l’ingegner Bozzetto, dell’Università di Trieste, quale perito di parte, due carrellisti ora in pensione, l’attuale responsabile della sicurezza della Compagnia portuale e l’impiegata amministrativa della ”Sopraccarichi”.
Bozzetto si è così soffermato sull’idoneità dei mezzi impiegati dalla Compagnia, evidenziando che un eventuale avvisatore acustico di retromarcia sarebbe stato inutile, se non addirittura dannoso. I carrellisti hanno sostanzialmente dichiarato che il carrello elevatore assicura visibilità a 360 gradi, basta ovviamente girarsi durante la retromarcia. Il responsabile della sicurezza della Compagnia portuale ha invece relazionato sull’attuale stato di fatto circa il rispetto della normativa vigente, la formazione e l’aggiornamento degli operatori. Nel controinterrogatorio, è emerso che per limitare il rischio di investimento da mezzi in manovra, nulla è cambiato dal 2005 a oggi, lasciando libera iniziativa agli operatori. Il Pm Valentina Bossi ha chiesto di ascoltare Dario Zorzin, l’acquisizione della documentazione che Salvini ha presentato alla ”Sopraccarichi” quale responsabile della sicurezza, e la presentazione dell’organigramma della Compagnia portuale (2005) per capire incarichi ed eventuali responsabilità. Richiesta anche l’acquisizione della documentazione sui controlli effettuati dal 2000 al 2005. Tutte richieste rigettate dal giudice.

Il Piccolo, 17 luglio 2010 
 
MODIFICATO IL CAPO DI IMPUTAZIONE 
Cicciarella, udienza a novembre

Era attesa la discussione finale del processo, in relazione all’infortunio sul lavoro nel quale l’11 aprile 2005 aveva perso la vita il monfalconese Franco Cicciarella, dipendente della Coop Sopraccarichi. Ieri invece, al Tribunale di Gorizia, è stato modificato il capo di imputazione e l’udienza è stata pertanto rinviata al 22 novembre. È stata così aggiunta un’ulteriore ipotesi di accusa, relativa alla violazione della norma che disciplina la sicurezza sul lavoro (articolo 7, legge 626 del ’94). Si tratta del necessario coordinamento tra datori di lavoro diversi, nel caso in cui i rispettivi dipendenti operano in uno stesso contesto. In sostanza, la Compagnia portuale e la Coop Sopraccarichi avrebbero dovuto coordinarsi predisponendo uno specifico piano. Al riguardo, l’avvocato Francesco Donolato, ieri ha osservato: «In realtà il coordinamento era stato regolarmente attivato, come pure erano stati garantiti i controlli. Aspetti questi per i quali abbiamo già depositato gli atti».
Imputati al processo sono l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì il Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, e Guido Masseroni, legale rappresentante della Sopraccarichi. Dario Zorzin, 50 anni, di Staranzano, conducente del carrello elevatore che aveva colpito il monfalconese, è uscito dal processo avendo patteggiato la pena. (la.bo.)

Il Piccolo 17 novembre 2009 
 
”CARICO SOSPESO”  
Le morti bianche al Comunale
 
 
A teatro, per commemorare le vittime delle ”morti bianche”. Si terrà sabato 28 novembre l’appuntamento annuale di Carico Sospeso – Coordinamento Franco Cicciarella per i diritti a un lavoro sicuro. Al Comunale, alle 20.30, sarà portato in scena “3,06”, diretto dall’attrice Luisa Vermiglio, già coordinatrice del Laboratorio Fare Teatro. L’iniziativa, realizzata con il contributo della Regione e il patrocinio di Provincia e Comune di Monfalcone, Staranzano e Ronchi, si è sviluppata in seguito alla scomparsa del portuale Franco Cicciarella, per non dimenticare quanto è accaduto, ma anche per informare e dar voce al diritto a un lavoro sicuro e al diritto alla vita. Il titolo “3,06” fa riferimento al numero medio giornaliero delle “morti bianche” accertate dall’Inail nel 2008. «Le morti sul lavoro – così i promotori della serata, a ingresso libero – rappresentano uno stillicidio continuo di dolore. Gli infortuni sul lavoro non sono frutto del caso, della fatalità, né possono essere banalmente attribuiti all’imperizia e alla disattenzione dei lavoratori: sono causati da uno scarso radicamento della cultura della sicurezza. Ma anche da una produzione e un’organizzazione del lavoro fondata su una ricerca esasperata della produttività, su ritmi sempre più intensi, su appalti e subappalti fondati sul massimo ribasso, sul profitto attraverso la riduzione dei costi, da una mancanza di supporto alla valutazione e gestione dei rischi». (ti.ca.)

Messaggero Veneto, 25 novembre 2009 
 
“Carico sospeso”, sabato uno spettacolo per promuovere la sicurezza sul lavoro 
 
MONFALCONE. “3,06” è lo scarno titolo dello spettacolo artistico-culturale organizzato per sabato da “Carico sospeso”, l’associazione nata per ricordare Franco Cicciarella (deceduto in un tragico incidente di lavoro in porto), ma anche tutte le morti e gli infortuni che avvengono sul posto di lavoro. 3,06 è il freddo dato statistico medio di caduti sul lavoro, senza contare le migliaia di invalidi permanenti ogni anno.
«Sta a significare – spiegano i rappresentanti dell’associazione – che ancora oggi di lavoro si muore o si rimane invalidi per tutta la vita per sé e per i propri affetti. Le morti sul lavoro rappresentano uno stillicidio continuo che colpisce la società reale. Gli infortuni come tutti gli eventi che investono la salute di chi lavora non sono il frutto del caso, né possono essere banalmente attribuiti all’imperizia e alla disattenzione dei lavoratori: sono causati da uno scarso radicamento complessivo della cultura della sicurezza, da un sistema generale di formazione, prevenzione, vigilanza non adeguato alle esigenze e alle necessità. Ma anche da una produzione e da una organizzazione del lavoro, fondata su di una ricerca esasperata della produttività, su ritmi di lavoro sempre più intensi, su appalti e subappalti fondati sul massimo ribasso, sul profitto attraverso la riduzione continua dei costi, a partire proprio da quelli per la sicurezza, da una mancanza inoltre di supporto alla valutazione e gestione dei rischi e alla formazione nei confronti delle microimprese».
“Carico sospeso” intende porre attenzione alla tematica della dignità di un lavoro sicuro e del diritto alla vita tramite il lavoro proponendo uno spettacolo attraverso il quale diffondere a un pubblico ampio, ed in particolare ai lavoratori e ai giovani, la cultura del diritto ad un lavoro sicuro.
La manifestazione artistico-culturale con ingresso libero si terrà quindi sabato 28 novembre, nel teatro comunale di Monfalcone, alle 20.30 con la regia e la direzione artistica di Luisa Vermiglio e vedrà la partecipazione di artisti e gruppi del mandamento quali: Alessandra Franco (canto), Sergio Giangaspero (chitarra), Lucio Casentino – Marco Fumis e Ousmane Bangoura (canto e percussioni), Luca Sterle & The Rebus (Gruppo Rock), Coro Gospel Soul Circus di Max Devitor, Daidaloi (teatro), Partiti Crew (breakdance), Fabio Babich & Massimo Racozzi (sand animation), ScattArte (foto).

Il Piccolo, 30 novembre 2009
 
Dal teatro un appello contro le stragi sul lavoro  
Quattro anni fa la morte di Franco Cicciarella. Comunale gremito per ”Carico sospeso”
 
 
Ha ragione, il sindaco Gianfranco Pizzolitto, quando dice che «chi va a lavorare non va in guerra». E che la speranza, come ha aggiunto alla serata organizzata in teatro per dire basta alle morti bianche, di vedere tornare a casa ogni giorno, sano e salvo, un operaio non dovrebbe essere, appunto, un auspicio ma una pretesa. Il condizionale, quando si parla di stragi sul posto di lavoro, è tuttavia imprescindibile. Perché i decessi continuano ad avvenire. Lo dimostrano i dati snocciolati sul palco dai promotori dell’iniziativa, i volontari di ”Carico sospeso”, l’associazione sorta nel 2005 a seguito della scomparsa, a 39 anni, del portuale Franco Cicciarella: 3,06 la media giornaliera di decessi che si verificano in Italia, un milione di incidenti e 25mila casi di invalidità, cifra da cui si escludono le malattie professionali. «Nel 2007 – così un attore sul palco – 27 persone sono morte per infortunio, 26 nel 2008: uno si è salvato, ma ancora si assiste al quotidiano bollettino di guerra». La serata, che ha fatto il pieno in teatro, è stata diretta dall’attrice monfalconese Luisa Vermiglio e ha visto l’esibizione di diversi artisti che hanno levato alto un grido di denuncia (in apertura il contributo video di Ascanio Celestini). Ad alzare il sipario Antonella Paoletti di ”Carico sospeso”, che ha annunciato a breve l’uscita del bando per un concorso letterario nelle scuole sulla sicurezza sul lavoro. La parola è passata quindi al sindaco, presente assieme al vice Altran, agli assessori Benes e Morsolin, al consigliere provinciale Del Bello e al sindaco di Staranzano Presot: «Vi ringrazio per ciò che avete fatto con la vostra associazione: siete nati sull’onda di un tragico evento, ma non si è trattato di una fiammata. La sicurezza sul lavoro oggi non è un dato ma un obiettivo da raggiungere». Il primo cittadino ha quindi toccato il dramma dell’amianto, paragonando gli esposti a «persone allineate a un muro. Il profitto è il punto di vista di chi svolge attività economiche, mentre io credo che se queste non vengono abbinate a una concezione etica non si può proseguire in maniera proficua».
L’assessore Benes, ex insegnante di Cicciarella, ne ha ricordato il profilo umano, esortando «al rispetto della vita e della solidarietà», mentre il consigliere Del Bello ha affrontato il tema della responsabilità sociale d’impresa. Archiviati i discorsi ufficiali è stata la volta dello spettacolo, intessuto lungo una sequela di performance: dalla travolgente break dance (Partiti crew), al canto struggente accompagnato alla chitarra (Sergio Giangaspero e Alessandra Franco), passando attraverso l’incontenibile rock di Luca Sterle & The Rebus, l’affascinante sand art di Max Racozzi & Fabio Babich, le percussioni del trio di Luca Cosentino, Ousmane Bangoura e Marco Fumis e il gospel finale di The soul circus. Il tutto accompagnato dalle belle immagini di ScattArte. I promotori hanno infine invitato la cittadinanza a prender parte, il prossimo 22 marzo, al dibattimento del processo Cicciarella.
Tiziana Carpinelli

Il Piccolo, 22 marzo 2010
 
L’INFORTUNIO IN PORTO CHE COSTÒ LA VITA A FRANCO CICCIARELLA 
Operaio morì, riparte il processo 
Alla sbarra anche l’ex console della Compagnia Franco Romano

Riprende oggi in Tribunale a Gorizia il processo penale per l’accertamento delle responsabilità per la morte di Franco Cicciarella, vittima l’11 aprile del 2005 di un infortunio sul lavoro mentre stava operando in banchina assieme a dei colleghi. Nella precedente udienza, il 13 luglio del 2009, sono stati sentiti alcuni testimoni, sia dell’accusa sia della difesa, per tentare di accertare cosa sia accaduto quel pomeriggio nel porto di Monfalcone, sferzato dalla bora. Dopo il patteggiamento del conducente del carrello elevatore che investì Franco Cicciarella, procurandogli lesioni mortali, rimangono sul banco degli imputati l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della stessa Compagnia, il triestino Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, e Guido Misseroni, legale rappresentante della Cooperativa sopraccarichi di cui era dipendente Cicciarella.
Intanto ”Carico sospeso”, l’associazione nata in ricordo di Cicciarella per diffondere una cultura della sicurezza sul lavoro, continua con la propria azione di sensibilizzazione e lo fa rivolgendosi ai più giovani. Carico sospeso lancia, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, il Primo concorso letterario Carico Sospeso per le scuole medie inferiori e superiori. «Con questa iniziativa, che prevede una sezione di prosa e una di poesia, desideriamo offrire ai ragazzi del mandamento – spiega l’associazione – l’opportunità di riflettere sul tema della sicurezza e della dignità sul posto di lavoro, che riguarda il vivere civile di ogni comunità, esprimendo i propri pensieri e le proprie emozioni e preparandosi quindi a una più ampia comprensione del futuro che li aspetta». In questi giorni il bando è stato trasmesso alle scuole medie inferiori e superiori di Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Staranzano e il termine per la presentazione degli elaborati è fissato per il 4 maggio.
La cerimonia di premiazione dei vincitori, con lettura dei testi e consegna dei premi (che consistono in buoni libro per un totale di mille euro) avverrrà alla fine dell’anno scolastico. (la.bl.)

Il Piccolo, 23 marzo 2010
 
MORÌ L’OPERAIO FRANCO CICCIARELLA 
Infortunio, slitta il processo 
Prossima udienza il 24 maggio con l’audizione di tre testimoni

È ripreso in tribunale a Gorizia ma è slittato subito al prossimo 24 maggio il processo penale per l’accertamento delle responsabilità per la morte di Franco Cicciarella, vittima l’11 aprile del 2005 di un infortunio sul lavoro mentre stava operando in banchina, nel porto, assieme a dei colleghi. Il rinvio è stato deciso a causa di un impedimento dell’avvocato Alessandro Giadrossi, difensore di uno degli imputati, Guido Misseroni, legale rappresentante della Cooperativa Sopraccarichi di cui era dipendente Cicciarella. Nell’udienza del 24 maggio saranno ascoltati tre testimoni chiamati dal pm. Nella precedente udienza, il 13 luglio scorso, erano stati sentiti altri testimoni, sia dell’accusa che della difesa, con lo scopo di accertare cosa sia accaduto quel pomeriggio nel porto di Monfalcone, sferzato dalla bora. Il conducente del carrello elevatore che investì Franco Cicciarella, procurandogli lesioni mortali, è già uscito dal processo, scegliendo la via del patteggiamento. Rimangono sul banco degli imputati, oltre a Misseroni, l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, e Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società.

Il Piccolo, 12 novembre 2008 
 
METALMECCANICI DIVISI SULL’INTEGRATIVO 
ATTRITI  
Fincantieri, la Fiom blocca gli ingressi  
L’azienda ridimensiona l’adesione dei lavoratori: «Ha scioperato il 42%» 
La Uilm ha invitato i suoi a entrare. Presenza di forze dell’ordine
 
 
La Fiom inasprisce la vertenza sul contratto integrativo bloccando per buona parte della mattinata l’attività nello stabilimento Fincantieri con uno sciopero e un presidio di tre ore: cancelli bloccati e presidio delle forze dell’ordine per evitare disordini. Anche perchè Fim e Uilm non hanno condiviso l’azione. La Fiom parla di iniziativa riuscita. La Fincantieri dal canto suo nel pomeriggio ridimensiona i numeri annunciando un’adesione non del 90 ma del 42% dei lavoratori alla protesta, indetta dopo l’ultimo incontro con l’azienda per il rinnovo del contratto integrativo, da parte dei suoi dipendenti, che a Monfalcone ammontano a poco meno di 1.800. Le tre ore di sciopero ieri sono state affiancate da un presidio dell’ingresso al cantiere navale di Panzano a partire dalle 5. Stando ai metalmeccanici Cgil, fuori dal cantiere sono quindi rimasti i lavoratori delle imprese dell’appalto e molti iscritti alle altre organizzazioni sindacali che, per ora, non hanno ritenuto di promuovere azioni di pressione nei confronti di Fincantieri. L’adesione di dipendenti Fincantieri tesserati con la Fim è stata peraltro riconosciuta in giornata dal coordinatore dell’organizzazione nella Rsu, Michele Zoff. Fuori dal cantiere, fino alla chiusura del presidio, sono inoltre rimasti mezzi pesanti che trasportavano materiali diretti allo stabilimento. Massiccia ieri anche la presenza delle forze dell’ordine, polizia e carabinieri. Il fatto che lo sciopero fosse stato proclamato da una sola delle 5 organizzazioni rappresentate in stabilimento, ma quella con maggior seguito, poteva lasciar prevedere tensioni all’esterno dello stabilimento, tra manifestanti e i lavoratori che avrebbero voluto entrare. Non ci sono state invece scintille, anche se chi ha voluto fare il proprio ingresso in stabilimento ha dovuto farlo a piedi. «L’unico aspetto negativo dell’azione di lotta di stamattina (ieri, ndr) – ha detto il coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento Moreno Luxich – è stato il comportamento della Uilm che si è organizzata in una contro-iniziativa, invitando i lavoratori a entrare. La Uilm ha gettato la maschera e ha palesato la scelta di non schierarsi dalla parte dei lavoratori e al loro diritto di avere il contratto integrativo». La Fiom ieri ha sottolineato inoltre l’atteggiamento di «frizione» adottato dall’azienda, che «già lunedì aveva messo in campo delle iniziative atte a contenere la riuscita degli scioperi, vietando alla struttura di concedere ferie aggiuntive ai lavoratori». Secondo la Fiom, «una chiara manovra deterrente atta a dissuadere gli indecisi». L’organizzazione ieri ha segnalato anche «aspetto inusuale, l’imponente schieramento di forze dell’ordine a testimonianza del sempre più pressante cambio di atteggiamento verso la Fiom». Mentre Fincantieri parla di un’adesione allo sciopero del 42% dei dipendenti, secondo l’organizzazione questa è stata pressoché totale. «A questo punto ci presentiamo più forti al tavolo con la società con cui il confronto per il rinnovo dell’integrativo prenderà martedì prossimo», ha sottolineato ieri Luxich. 
 
Fim e Uilm si dissociano: inopportuna prova di forza  
 
Il fronte sindacale si è spaccato ieri, ma con sfumature diverse, che emergono dalle dichiarazioni dei rappresentanti di Fim-Cisl e Uilm. Anche perché la Fim riconosce che lo sciopero proclamato dalla Fiom-Cgil per il rinnovo del contratto integrativo è riuscito e diversi propri iscritti vi hanno aderito. «Abbiamo lasciato che i lavoratori decidessero con la propria testa – ha spiegato ieri il coordinatore dell’organizzazione della Rsu di stabilimento Michele Zoff -. C’è stato quindi chi non è entrato nel cantiere navale e altri che invece non hanno scioperato. La Fim rimane comunque dell’opinione che fosse meglio attendere martedì prossimo, cioé il nuovo incontro con Fincantieri, quando il tavolo o si romperà o ci saranno risposte da parte dell’azienda». Nel caso non ci fossero, pure la Fim non esclude di avviare pure delle iniziative di pressione nei confronti di Fincantieri. «Abbiamo sempre rispettato le scelte degli altri, anche se non le condividevamo – ha detto ieri il coordinatore della Uilm, Luca Furlan -. In questo momento ci pareva e ci pare prematuro mettere in campo una prova di forza, quando il tavolo di confronto con l’azienda è ancora aperto». Furlan riconosce come «per intelligenza di tutti, manifestanti e non, si sono evitate scintille». Quelle che in qualche modo parevano inevitabili, visto il clima della vigilia. «Rammarica che ci siano posizioni diverse su obiettivi comuni – ha aggiunto ieri Furlan -. Speriamo si possa trovare una convergenza con le altre organizzazioni sindacali, perché le tre piattaforme hanno molti punti in comune e la vertenza va chiusa quanto prima nell’interesse dei lavoratori. Una frattura va solo a vantaggio dell’azienda». La Failms-Cisal parla invece, senza mezzi termini, di «sconfitta della Fiom-Cgil nello sciopero indetto martedì, ha vinto l’astensionismo». La Failms parla anche di «valanga di richiesta di ferie in ufficio personale. Tutti gli iscritti Failms sono entrati in stabilimento a lavorare regolarmente – ha aggiunto ieri la Failms -. Sono stati ascoltati i nostri appelli riguardanti il vivere in democrazia nel rispetto della costituzione e nel rispetto del lavoratore-cittadino». 
 
SINDACATI  
Cisal e Ugl, incontro col nuovo direttore  
Ribadita la necessità di rafforzare l’azione in materia di sicurezza
 
 
Il nuovo direttore dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone Paolo Capobianco ha incontrato in questi giorni i rappresentanti sindacali dei lavoratori del cantiere navale. All’incontro hanno comunque partecipato alla fine solo Failms-Cisal e Ugl, perché Fim, Fiom, Uilm avevano chiesto e hanno ribadito di volere un confronto separato. La Failms sottolinea da parte sua di aver partecipato attivamente all’incontro, «dando al nuovo direttore una situazione che rispecchia la realtà di vita dei lavoratori in stabilimento». Il coordinatore delle Rsu Failms Mario Pizzolitto ha messo in evidenza soprattutto la criticità della situazione economica dei lavoratori che «in gran parte non riescono ad arrivare alla terza settimana del mese». La Failms ha inoltre ribadito che «l’azienda non deve farsi carico dei superpensionati con superstipendi, ma deve lasciare spazio a coloro che stanno aspettando fuori le porte di Fincantieri, che siano disoccupati, in mobilità o in disoccupazione». Il coordinatore della Failms ha però portato al centro della discussione anche l’esigenza di rafforzare l’azione in materia di sicurezza sul lavoro. «Questa direzione – afferma Mario Pizzolitto – non deve solamente dire che bel prodotto sforna, ma anche di quanto gli infortuni sono diminuiti in uno stabilimento che quest’anno ha vissuto due incidenti mortali». La decisione di Fim, Fiom, Uilm di non partecipare all’incontro con il direttore è stata comunque stigmatizzata da Pizzolitto proprio nel corso del confronto con l’ingegner Capobianco. Il coordinatore della Failms-Cisal nella Rsu dello stabilimento ha infine tenuto a ricordare come «da sempre grazie alla professionalità degli operai di questo stabilimento vengono costruite le navi più belle e più grandi al mondo, consegnate in anticipo alla società armatrice, con orgoglio».
«Orgoglio che fino a oggi non è stato remunerato in maniera adeguata», ha aggiunto Mario Pizzolitto, mettendo in evidenza di arrivare a un riconoscimento del merito. «Questa organizzazione ha fatto notare al neodirettore Capobianco – conclude il coordinatore della Failms – che con la giusta e seria collaborazione riuscirà ad aumentare la produttività dello stabilimento per il bene di tutti i lavoratori».

Messaggero Veneto, 12 novembre 2008 
  
Fincantieri, sciopero riuscito  
Fiom: pochi ingressi. Attacco alla Uilm. L’azienda: adesione del 42% 
PROTESTA A MONFALCONE 
Dipendenti delle ditte e iscritti ad altre sigle solidali con i metalmeccanici della Cgil Ma i sindacati andranno ancora divisi al tavolo per l’integrativo del 18 novembre
 
 
MONFALCONE. Sciopero riuscito: è questo il bilancio della Fiom Cgil rispetto alla manifestazione di protesta indetta ieri allo stabilimento Fincantieri di Monfalcone, così come negli stabilimenti del gruppo e voluta per convincere la società a fornire risposte sulla propria piattaforma di contratto integrativo, ma anche su quelle presentate da Fim e Uilm.
L’astensione dal lavoro è stata di tre ore e ha coinvolto gran parte dei lavoratori del cantiere, non solo gli iscritti Fiom, ma anche quelli di altre sigle sindacali e delle ditte private (per Fincantieri, l’adesione allo sciopero è stata del 42%).
Davanti ai cancelli dello stabilimento di Panzano, in cui non sono stati fatti entrare i mezzi pesanti, è stato attuato un presidio, controllato a vista da poliziotti e Cc. «Dopo i timori della vigilia e contro chi diceva che si trattava di uno sciopero preventivo che avrebbe potuto non essere proclamato, possiamo dire che la manifestaizone è riuscita – commenta il coordinatore Fiom nella Rsu, Moreno Luxich –. Per noi era giusto mobilitarsi dinanzi alla chiusura dell’azienda. Allo sciopero hanno aderito anche lavoratori di altre sigle sindacali, anche se delegati della Uilm Uil, davanti al portone, hanno invitato i lavoratori a entrare, come se i lavoratori non avessero una propria capacità di intendere e volere».
Fiom si presenterà al tavolo nazionale per la discussione del contratto integrativo, il 18 novembre, sperando che Fincantieri cambi posizione. «Il problema è dato dagli aumenti: non vogliono dare aumenti a cifra fissa, ma legati alla produzione. Ma visti i tempi che corrono crediamo che aumenti di tale tipo non li vedremo mai», aggiunge Luxich. Fiom parla di «blocco totale dello stabilimento dalle 6 alle 11», nonostante l’azienda avesse attuato da lunedì «iniziative atte a contenere la riuscita degli scioperi, vietando a tutta la struttura di concedere ferie aggiuntive ai lavoratori. Una chiara manovra atta a dissuadere gli indecisi».
È sempre Fiom a segnalare l’imponente schieramento di forze dell’ordine «a testimonianza del sempre più pressante cambio di atteggiamento verso Fiom. Nonostante ciò, l’adesione è stata pressoché totale: i lavoratori hanno capito che la lotta è necessaria e solo con la mobilitazione si ottengono risultati». Evidenziato anche il comportamento della Uilm: «Ha gettato la maschera e palesato la scelta di non schierarsi dalla parte dei lavoratori e al loro diritto di avere l’integrativo. La Fiom ringrazia tutti i lavoratori che hanno scioperato e che ancora hanno scelto chi meglio di altri li rappresenta».
Michele Zoff, coordinatore Fim Cisl, evidenzia che in cantiere ieri è entrata poca gente. «Abbiamo lasciato che ognuno facesse di testa sua, anche se si poteva aspettare il 18 novembre per decidere e avere così una linea unitaria. Se l’incontro non avrà l’esito sperato, non sono escluse altre iniziative».
Luca Furlan (Uilm) afferma di rispettare le idee degli altri e che nonostante le posizioni diverse non ci sono state scintille tra lavoratori e sindacati, «ma era prematuro andare ad azioni di forza». Secondo la Failms-Cisal, invece, lo sciopero è stata una sconfitta, visto che è prevalso l’astensionismo: «C’è stata una valanga di richiesta di ferie, mentre tutti i nostri iscritti sono entrati in stabilimento».
Cristina Visintini

MONFALCONE  
Failms e Ugl, incontro con il nuovo direttore dello stabilimento navalmeccanico
 
 
MONFALCONE. Si è svolto nei giorni scorsi l’incontro ufficiale tra i rappresentanti di alcune sigle sindacali dello stabilimento Fincantieri, Failms e Ugl, e il nuovo direttore, Paolo Capobianco, che ha preso il posto di Carlo De Marco. Incontro che è servito per illustrare al nuovo direttore la situazione dello stabilimento, i problemi sospesi e le questioni e vertenze aperte.
Nel corso dell’incontro, il coordinatore delle Failms Cisal, Mario Pizzolitto ha voluto evidenziare la criticità della situazione economica dei lavoratori, «che purtroppo, in gran parte, non riescono ad arrivare alla terza settimana del mese». Ha anche ribadito che l’azienda «non deve farsi carico dei superpensionati con superstipendi, ma deve lasciare spazio a coloro che stanno aspettando di lavorare in Fincantieri, siano disoccupati o in mobilità».
Il coordinatore Pizzolitto ha poi espresso delle riserve su parte del lavoro fatto dal precedente direttore, evidenziando il fatto che uno stabilimento leader nella costruzione delle navi da crociera «non può non essere attento alla sicurezza. Questa direzione non deve solamente dire che produce belle navi, ma deve puntare alla comunicazione della diminuzione del numero di infortuni, soprattutto degli infortuni mortali, che non dovrebbero accadere».
Pizzolitto ha inoltre spiegato al neo-direttore come, da sempre, grazie alla professionalità degli operai dello stabilimento vengono costruite con orgoglio le navi più belle e più grandi al mondo. «Orgoglio però – ha concluso – che sino ad oggi non è stato remunerato in maniera adeguata, visto che in questi ultimi quattro anni la meritocrazia, da parte dell’ex direttore, non è esistita. Con la giusta e seria collaborazione si riuscirà – ha concluso – ad aumentare la produttività dello stabilimento, per il bene di tutti i lavoratori».

LE MORTI BIANCHE E LA RETORICA DELLE VUOTE PAROLE DEL GOVERNO NELLA GIORNATA NAZIONALE PER LE VITTIME DEGLI INCIDENTI SUL LAVORO

Domenica 12 ottobre, in occasione della giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro,
esponenti dell’attuale maggioranza con responsabilità politiche ed istituzionali importanti hanno ribadito per l’ennesima volta che la lotta contro il fenomeno delle morti bianche è per loro una priorità; Schifani e Fini definendola “una emergenza sociale assoluta per il nostro Paese che offende la coscienza di ognuno ed impone a tutte le istituzioni un deciso impegno” mentre Sacconi confermando di essere in prima linea per combattere il fenomeno “che ha una dimensione intollerabile in un paese moderno”.

Appunto, parole condivisibili in linea di principio perché sicurezza e salute sui luoghi di lavoro sono i presupposti di una battaglia di civiltà che non ha colore politico e che ci riguarda tutti e tutti i giorni indistintamente; lo stesso Gianfranco Fini, già nelle vesti di presidente della camera, lo scorso 11 giugno all’indomani della strage di Mineo, aveva affermato che “quella delle morti sul lavoro è ormai una emergenza sociale assoluta”.

Peccato che alle parole non abbiano fatto seguito azioni conseguenti e coerenti con le condivisibili dichiarazioni di principio. Da quel giorno infatti questo governo ha nell’ordine deciso per decreto:

1) la «manomissione» del protocollo sul Welfare;
2) la revisione della normativa sui contratti a termine;
3) la cancellazione della norma sulla trasparenza degli appalti;
4) lo slittamento delle misure più importanti sulla salute e la sicurezza previste nel Testo Unico che dal 15 maggio scorso è legge con contenuti importanti ed innovativi a vantaggio della tutela dei lavoratori e contro le imprese inadempienti;
5) la riduzione delle responsabilità delle imprese sul fronte degli incidenti sul lavoro;
6) il tesserino di riconoscimento nell’ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto e di subappalto non più obbligatorio;
7) ha reintrodotto le “dimissioni in bianco”, ovvero il licenziamento preventivo;
8) l’orario di lavoro di fatto non ha più limiti;
9) e “dulcis in fondo” ora mette in discussione il diritto Costituzionale allo sciopero; come si vede tutte misure prese nell’interesse della sicurezza e della legalità.

Da allora, nel frattempo, nei luoghi di lavoro si è continuato e si continua a morire con una media di 4 persone al giorno, nulla quindi è cambiato dopo quel bel moto di indignazione che puzza tanto di ipocrisia ed opportunismo; mi auguro quindi che le belle parole rimaste sino ad oggi sterili dichiarazioni di principio e di circostanza abbiano fine, che prima di pronunciarle ognuno di questi soggetti faccia un piccolo esame di coscienza e rifletta sul valore delle affermazioni e degli impegni presi “in nome del popolo italiano” .

Claudio Gandolfi, associato Anmil Bologna
clgand@libero.it

Ricevuto in data 16 ottobre 2008

Il Piccolo, 02 luglio 2008 
 
Amianto: sequestro degli archivi Fincantieri  
Prima disposizione del pool costituitosi alla Procura generale di Trieste per snellire i processi

Il sequestro degli archivi della Fincantieri di Monfalcone sarebbe stato disposto dalla Procura generale di Trieste nell’ambito degli approfondimenti di indagine avviati sulle morti bianche legate all’esposizione all’amianto. Lo si è appreso negli ambienti delle associazioni dei familiari esposti all’amianto. Era stato il Procuratore generale presso la Corte d’appello di Trieste, Beniamino Deidda, la scorsa settimana, ad avocare dalla Procura di Gorizia una cinquantina di fascicoli sulle morti bianche legate all’esposizione all’amianto e a istituire un pool di indagine specializzato nella trattazione delle inchieste sull’amianto presso la Corte d’appello di Trieste. Decisione criticata dal Procuratore capo di Gorizia che si era detto sorpreso della decisione «dopo le nostre inascoltate richieste di aumento di personale alla procura goriziana».
Prima azione del pool nato all’interno della Procura generale di Trieste, dunque, specializzato nella trattazione delle inchieste sulle morti correlate all’esposizione all’amianto. Il sostituto procuratore Federico Fachin avrebbe già avuto, in effetti, un primo contatto con Fincantieri. Il magistrato avrebbe infatti incontrato a Trieste alcuni capisettore della società, che ha sede nel capoluogo giuliano. L’interesse del magistrato si sarebbe rivolto proprio agli archivi e forse anche a quello degli acquisti del materiale effettuati dalla società nei decenni scorsi per capire fino a quando l’amianto venne usato nelle lavorazioni.
Lo speciale pool-amianto è costituito, nell’ambito della Procura generale di Trieste, da una «squadra» di consulenti e di agenti di Polizia giudiziaria che completeranno le indagini preliminari, in collaborazione con le Medicine del lavoro delle Aziende sanitarie competenti: a coordinare il lavoro, è Beniamino Deidda, che ha il compito di istruire i fascicoli che verranno esaminati dal nuovo Procuratore della Repubblica in arrivo al Tribunale di Gorizia, Caterina Aiello. La decisione assunta da Deidda di avocare a sé le indagini sui morti nei cantieri navali come quelle di istituire una squadra ad hoc per questo tipo di processi, era stata salutata con soddisfazione dall’Associazione esposti amianto di Monfalcone.
«Da tempo – aveva dichiarato Chiara Paternoster, responsabile delle questioni legali dell’associazione delle famiglie esposti amianto – avevamo denunciato i ritardi e le lungaggini nei processi». Della questione, le cosiddette «vedove dell’amianto» avevano a suo tempo investito anche il Capo dello Stato Girogio Napolitano il quale, nella sua recente visita in provincia, aveva incontrato, nel municipio di Gorizia, una delegazione dell’Aaa alla quale aveva promesso il suo interessamento per dare una accelerazione ai processi che da anni giacevano al Tribunale di Gorizia.

Messaggero Veneto, 02 luglio 2008 
 
Monfalcone. Morti bianche: avviati gli approfondimenti da parte del nuovo pool di magistrati  
Amianto, verso il sequestro degli archivi di Fincantieri da parte della Procura generale
 
 
La notizia, ha cominciato a circolare nel tardo pomeriggio di ieri negli ambienti monfalconesi e ieri sera non è stata né confermata né smentita dalla Fincantieri.
Da sottolineare peraltro che il sequestro degli archivi della Fincantieri costituirebbe una sorta di “atto dovuto” nell’ambito degli approfondimenti di indagine che la Procura generale presso la Corte d’appello triestina ha avviato istituendo il pool e avocando i fascicoli.
Un accertamento, quello consistente nell’acquisizione degli archivi degli stabilimenti navalmeccanici monfalconesi, che era stato inoltre proposto ed auspicato in passato proprio dagli esponenti dell’associazione esposti amianto.
La voce ha cominciato come detto a circolare a Monfalcone nel tardo pomeriggio di ieri, prima negli ambienti di Fincantieri e poi in seno agli esponenti dell’associazione esposti amianto. Da Fincantieri, vista anche l’ora (la questione del sequestro degli archivi ha cominciato ad assumere concretezza nella tarda serata) non è stato possibile avere conferme ufficiali, tuttavia, un portavoce si è limitato a dire “non posso né smentire né confermare”.
Come ricordavamo in apertura, era stato il Procuratore generale presso la Corte d’appello di Trieste, Beniamino Deidda, la scorsa settimana, ad avocare dalla Procura di Gorizia una cinquantina di fascicoli sulle morti bianche legate all’esposizione all’amianto e ad istituire un pool di indagine specializzato nella trattazione delle inchieste sui decessi legati all’esposizione della “fibra killer” presso la Corte d’Appello del capoluogo regionale.
La decisione aveva suscitato in particolare la soddisfazione degli esponenti del sodalizio che unisce i familiari degli operai, uomini e donne, deceduti in seguito alle malattie causate dall’amianto.
Scelta criticata, invece, dal Procuratore capo di Gorizia Carmine Laudisio che si era detto sorpreso della decisione dopo le inascoltate richieste di aumento di personale alla procura goriziana.
“Sono sorpreso e perplesso – aveva affermato Laudisio -. Per anni abbiamo denunciato la situazione di sotto organico della nostra Procura, situazione che creava inevitabili rallentamenti nelle inchieste sull’amianto ma non ci è mai stato inviato un magistrato anche solo in supplenza, adesso invece viene creato addirittura un pool, a Trieste”.

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