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Il Piccolo, 20 ottobre 2009
 
LA PROPOSTA È GIÀ SUL TAVOLO DEL MINISTRO ALFANO 
Navi-carcere, Fincantieri ha i progetti pronti 
Lo stabilimento di Panzano tra quelli del gruppo in cui potrebbero essere realizzate

Carceri galleggianti anti-crisi: è questa l’idea proposta da Fincantieri al Governo. Un progetto già pronto e arrivato sul tavolo del ministro della Giustizia Angelino Alfano che, tra lodi e riforme, ora dovrà occuparsi anche di questo piano, che ha una duplice finalità: risolvere almeno in parte il problema del sovraffollamento nelle carceri e, allo stesso tempo, risollevare il settore della cantieristica navale, in profonda crisi, attraverso questa nuova tipologia di commessa pubblica.
Se il progetto dovesse andare in porto, Monfalcone potrebbe anche essere una delle destinazioni da prendere in considerazione per queste maxi-chiatte galleggianti. L’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono sulla questione chiarisce: «I penitenziari non verrebbero posizionati in mare aperto, ma nelle aree portuali, attaccati a una banchina».
Il concetto è semplice: le prigioni italiane sono quasi dappertutto al collasso, prive dello spazio necessario per ospitare tutti i detenuti. Ecco quindi che urge la costruzione di nuove strutture.
L’idea di ospitare i detenuti in penitenziari galleggianti era già emersa alcuni giorni fa a Roma, durante l’incontro inaugurale del Tavolo permanente sulla cantieristica, che raccoglie le aziende della cantieristica italiane, i sindacati e il Governo attorno al delicato problema della crisi economica e occupazionale. Ma ora si è passati dalle proposte ai fatti: Fincantieri ha elaborato un progetto preciso, attualmente al vaglio del ministro della Giustizia.
Come potrebbe quindi essere fatto questo carcere in mare? «In base alle nostre intenzioni si tratterebbe di una struttura leggera e modulare, che potrebbe ospitare sino a 420 persone – spiega ancora Giuseppe Bono». Tempi e costi della costruzione dell’opera? «Se dovessimo ricevere un ordine credo che potremmo portare a termine il progetto nel giro di 24 mesi – afferma ancora l’ad della società -. I costi, invece, non li conosciamo ancora». I penitenziari galleggianti non sono una novità. Si tratta di opere già realizzate in altri Paesi, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.
Il progetto di fattibilità di Fincantieri per il momento rimane sui tavoli romani, in attesa di un responso del ministro Alfano. Se il documento resta ancora una proposta, delle buone basi di partenza però ci sono tutte. I carceri galleggianti andrebbero infatti nella direzione di risolvere un problema annoso come quello del sovraffollamento delle prigioni italiane e darebbe ossigeno alla cantieristica, che sta vivendo un momento nero, con commesse bloccate e centinaia di posti di lavoro a rischio in molti cantieri italiani. (el.col.)

Il Piccolo, 30 OTTOBRE 2009
 
IL GRUPPO DI BONO RECUPERA LA STORICA STRUTTURA NEL SETTORE DELLE RIPARAZIONI 
Fincantieri rilancia l’Arsenale Triestino San Marco 
Circa 800 i lavoratori impegnati per le manutenzioni, 50 di Fincantieri e il resto dell’indotto
 

di GIULIO GARAU

TRIESTE Fincantieri rafforza il settore riparazioni navali e refitting e riavvia operativamente l’Arsenale Triestino San Marco con i bacini 3 e 4 facendo ridecollare la storica struttura chiusa nel ’97 con le attività ridotte a gestione dei bacini.
Un avvio iniziato in realtà nel 2008 con la ripresa delle attività di riparazione e trasformazione navale, coincisa con i lavori di ristrutturazione del bacino 3 da parte dell’autorità portuale conclusi la scorsa estate (che hanno rallentato il riavvio), e che ora è a pieno regime. Diversi i lavori svolti tra 2008 e 2009, in particolare due trasformazioni, ed ora la nuova unità dell’Arsenale, tornata operativa accanto a Palermo sotto la Direzione riparazioni e trasformazioni navali, si appresta a chiudere l’anno con un fatturato pari al 10% di quanto sviluppa Fincantieri in questo settore (diverse decine di milioni). Proprio in questi giorni la presenza, nel bacino 4, della nave da crociera Msc per manutenzione con 800 lavoratori su tre turni, una cinquantina di Fincantieri (alcuni da Monfalcone) e il resto delle ditte dell’indotto.
«Fincantieri all’Arsenale Triestino San Marco non fa più solo la gestione dei bacini di carenaggio affittandoli a ditte esterne – spiega il responsabile della business unit, Giorgio Rizzo – ma fa il prime contractor riprendendosi la gestione delle commesse, dell’organizzazione e dell’esecuzione tecnica delle attività di riparazione e trasformazione».
Una scelta strategica quella di riaprire l’Arsenale, soprattutto in un momento di crisi che sta influendo negativamente su tutto il settore cantieristico, che, come spiega spesso l’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, si inserisce in quel necessario percorso di diversificazione (costruzioni, sistemistica e componentistica navale, mega yacht e riparazioni e trasformazioni) che permette all’azienda di cavalcare in maniera stabile il mercato.
Dall’avvio del 2008 oltre a lavori di carenaggio e manutenzione, sono stati portate a termine due importanti trasformazioni: una sulla petroliera Leonis diventata un deposito galleggiante di greggio e l’altro sulla Princess Albert II, nave da crociera extralusso nella flotta della società armatrice monegasca Silversea.
«Quest’anno abbiamo fatto un profondo intervento di manutenzione su una nave Costa – spiega Rizzo – con l’unità ferma 2-3 settimane, ed è stata riconsegnata con rispetto assoluto dei tempi e soddisfazione dell’armatore. In questi giorni c’è una nave Msc e per il 2010 sono state confermate le prenotazioni per altre due navi Msc e per un’altra Costa. Abbiamo centrato l’obiettivo del rientro sul mercato puntando sul service, manutenzioni, riparazioni e trasformazioni. L’esperienza, come costruttori, ci ha permesso di fare una politica di business indovinata in cui Fincantieri non fa errori».
Una scelta strategica anche per il fatto che i due bacini sono tra i più grandi dell’Adriatico e che, ricorda Rizzo «si trovano a 4 ore di navigazione da un home port per le crociere come Venezia». Un business che non riguarda solo Fincantieri ma che «Oltre a far lavorare Fincantieri dà lavoro all’indotto» insiste Rizzo che chiede alle realtà dell’indotto di «fare più sistema, diventare un polo». E che sia un business importante per l’indotto lo confermano i numeri dei lavoratori impegnati sulla Msc in questi giorni: 800 su due turni, solo 50 di Fincantieri e il resto dell’indotto.
«Potendo contare di nuovo sul bacino 3 – spiega il responsabile dell’Arsenale, Gianni Salvagno – dovremmo poter aumentare il ritmo di lavoro tornando a circa 40 riparazioni navali l’anno. Essendo poi una struttura più piccola rispetto al bacino 4, possiamo ricominciare a guardare a un segmento di mercato diverso, quello cioè delle navi di piccole-medie dimensioni e al mercato locale».

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