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Il Piccolo, 30 ottobre 2010 
 
È polemica sul bando del Centro Bassa soglia 
I gestori furiosi: «Dopo sette anni ci hanno esclusi»

«Dopo sette anni di gestione all’associazione Nuova Entrata Libera è stata negata la partecipazione alla gara pubblica per la gestione del Centro bassa soglia di via Natisone». «Nessuna volontà politica di esclusione, sono solo cambiati i criteri tecnici di affidamento del servizio». Botta e risposta. Da una parte c’è la denuncia dell’associazione, dall’altra la replica dell’amministrazione comunale.
«Il Centro Bassa Soglia, unico servizio regionale rivolto ad un target definito “a grave disagio sociale”, è stato condotto da più di sei anni dai nostri operatori e volontari – scrive l’associazione -. L’equipe è composta da quattro operatori e cinque volontari, la presenza minima per l’apertura è di tre operatori. La gamma dei servizi gratuiti offerti va dalla distribuzione di un pasto caldo, all’uso della doccia, della lavatrice, fino al taglio dei capelli e all’ascolto individuale, al supporto nei percorsi di soluzione dei problemi, agli invii e accompagnamenti presso altri servizi, la stesura dei curriculum, l’uso telefono e fax, la gestione di attività ricreative, l’uso del computer, della TV e di una piccola biblioteca. Inoltre come Nuova Entrata Libera abbiamo sviluppato progetti con obiettivi specifici come la riduzione del danno per persone con problemi di tossicodipendenza, attraverso il lavoro di strada e la distribuzione di materiali sterili, anche per far emergere una realtà sconosciuta di persone che utilizzano sostanze in modo quotidiano ma che non accedono ai servizi, oppure il lavoro fatto per individuare e indirizzare al servizio i senza tetto che pur essendo una realtà anche del nostro territorio, passano completamente inosservati».
«La strada indicata dal Comune di Monfalcone per dare stabilità al Centro e permettere l’ampliamento della progettualità è stata quella di far entrare il progetto nell’Ambito Basso Isontino. Tale passaggio è avvenuto formalmente più di due anni fa, ma da quel momento si è iniziata a intravedere la fine», prosegue Nuova Entra Libera ricordando che quando è uscito il nuovo bando i criteri permettevano la partecipazione solo a poche grosse cooperative.
Da parte sua l’assessore ai Servizi sociali Cristiana Mosrolin ricorda che il progetto economico approvato dal Consiglio comunale è tarato sull’Ambito Basso isontino ed è ovvio che i criteri per la partecipazione al bando cambino. «L’amministrazione mette l’indirizzo politico, poi a stabilire i criteri sono i dirigenti. Siamo comunque disponibili ad incontrare i rappreentanti dell’associazione perché da parte nostra non c’è alcuna volontà di emarginarli. La qualità del loro lavoro è sempre stata riconosciuta e valorizzata».

Il Piccolo, 23 dicembre 2010 
 
Coperte e cibi caldi distribuiti ai senzatetto da Nuova entrata libera
Il progetto a cui collabora la Caritas Sant’Ambrogio si protrarrà per tutto l’inverno

La crisi picchia ancora duro a Monfalcone, creando nuove povertà e fenomeni fino a due anni fa impensabili in città. Come quello dei senza tetto, persone rimaste prive di lavoro e di casa e finite sulla strada per la mancanza di reti familiari di aiuto. L’associazione Nuova entrata libera ne ha raggiunti sette, tutti uomini, italiani e stranieri comunitari, in rifugi di fortuna, dove sono rimasti, per mancanza di alternative, anche lo scorso fine settimana, sotto la neve e alle prese con temperature crollate sotto lo zero. A tutti l’associazione ha portato coperte, indumenti pesanti, bevande calde, cibo, perché di giorno i punti di riferimento ci sono, che si tratti delle mense Caritas o del Centro a bassa soglia o, magari, dei centri commerciali, dove riscaldarsi. La sera i posti dove recarsi per un’accoglienza temporanea, che potrebbe rivelarsi anche “salvavita” in inverno, invece non ci sono. Parte da qui, ma anche dalla constatazione che le difficoltà finanziarie sono forti e trasversali e che va messa in pratica una strategia di “riduzione del danno”, in questo caso economico, il progetto “Nessuno escluso” che ”Nel” sta attuando, grazie anche allo stanziamento ricevuto dalla Regione. Il progetto, predisposto dopo la mancata vincita dell’appalto per la gestione del Centro a bassa soglia di via Natisone, curata per oltre sei anni da ”Nel”, coprirà tutto l’inverno. A metterlo in pratica sono e saranno gli operatori sociali dell’associazione che si avvale anche della collaborazione della Caritas della parrocchia di Sant’Ambrogio. «Il tentativo è quello di fornire un aiuto immediato – ha spiegato ieri Genni Fabrizio di Nuova entrata libera -, ma anche di far emergere situazioni di difficoltà e cercare di attivare le risposte adeguate da parte dei servizi strutturati. Nessuno escluso vuol dire anche che gli strumenti di welfare devono esserci per tutti». Le uscite serali vengono affiancate anche da quelle diurne finalizzate a proseguire in qualche modo l’attività  di riduzione del danno, bloccatasi secondo ”Nel” con la nuova gestione del Bassa soglia, a favore dei tossicodipendenti cronici. Il progetto comprende pure un’attività di Last minute market, cioé il recupero degli alimenti ad alta deperibilità rimasti invenduti per distribuirli a chi ne ha bisogno. Nuova entrata libera si è già  attivata anche su questo fronte, grazie anche alla collaborazione di una volontaria della Caritas. «Anche in questo caso l’azione è stata elaborata partendo da esigenze reali», ha detto Stefano Micheluz, che ha visto persone “scavare” nei contenitori per i rifiuti esterni ai supermercati monfalconesi a caccia di confenzioni integre di alimenti, anche se scadute.

Il Piccolo, 03 aprile 2009 
 
IN ATTESA DEL BANDO  
Centro bassa soglia, gestione prorogata  
Resta per ora affidata all’associazione Nuova entrata libera
 
 
Chiusura rinviata per il Centro a bassa soglia. O meglio: rinviato il rinnovo della convenzione che fino ad ora c’è stata con Entrata Libera e che l’associazione potrebbe non vedersi rinnovata, dopo la vicenda legata a un presunto traffico di sostanze stupefacenti che ha coinvolto l’edificio di via Natisone dove hanno sede sia il Centro a bassa soglia, sia il Centro sociale. L’attuale convenzione è scaduta il 31 marzo. Il Comune ha provveduto a prorogare il contratto di gestione con Entrata Libera almeno fino all’emissione del nuovo bando, che da voci pare non sarà pronto prima di due-tre mesi. Nel frattempo, quindi, il Centro a bassa soglia non chiuderà, bensì verrà gestito ancora dalla stessa associazione. L’allarme per la chiusura della struttura, qualche settimana fa, era stato lanciato dal presidente dei Verdi della provincia di Gorizia, Mauro Bussani, riferendosi a una telefonata del sindaco Gianfranco Pizzolitto che gli annunciava la volontà di chiudere il centro. «Sarebbe stato un peccato – ha detto il presidente provinciale dei Verdi – poiché l’unica iniziativa all’altezza della sfida che la precarietà devastante impone alla città sarebbe stata chiusa da questa amministrazione». A stretto giro di posta era poi arrivata la precisazione dello stesso sindaco: il Centro a bassa soglia non sarà chiuso, ma potrebbe esservi, questo sì, un’interruzione del servizio erogato finora e frequentato da un numero crescente di utenti. Questo, per via della scadenza della convenzione con l’associazione Nuova Entrata Libera che finora ha gestito il centro per conto del Comune di Monfalcone, poi affiancato da quelli di Ronchi e Staranzano. Il timore era quindi che non aprile si aprisse un periodo di vuoto nella gestione di un Centro che, con l’andare del tempo, è diventato un punto di riferimento per l’intero Ambito socio-assistenziale Basso isontino. Per evitare questo, il Comune ha prorogato la gestione attuale fino all’emanazione del futuro bando. Il servizio, che appunto da ottobre dello scorso anno viene fornito a livello di Ambito, continuerà, ma dovrà essere riorganizzato in base all’esito del bando.

Messaggero Veneto, 16 luglio 2008 
 
Bussani (Verdi): basta opprimere giovani e precari, non è questa la via della sicurezza 
 
MONFALCONE. La politica delle sicurezza attuata in città penalizza i giovani, criminalizzandoli, fa morire la città stessa e richiede che venga invece affrontato subito un confronto politico-sociale sul futuro che si vuol dare a Monfalcone.
E’ questo il commento del presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani, anche alla luce di una riflessione fatta tra i giovani e che riguarda la qualità della vita di tutti i cittadini e la possibilità di usuifruire del territorio inteso come lo spazio possibile dove dar forma a sensibilità e creatività soggettiva. I ragazzi monfalconesi segnalano di percepirsi come “il bersaglio, purtroppo privilegiato, di tutte quelle dinamiche di controllo sociale del territorio che dovrebbero definisi politiche di sicurezza. La sicurezza, secondo una visione condivisa, riguarda non tanto la realtà, ma la percezione che si ha di essa. Ovvero si crea una divisione arbitrale tra i cittadini (sempre meno) che qualche garanzia ce l’hanno, ma hanno paura di perderla, e tutti gli altri (precari, giovani, trasfertisti e stranieri) che devono quotidianamente convivere con la sua mancanza. Il concetto di sicurezza è basato su telecamere, forze dell’ordine, esclusione sociale”.
Bussani parla “dell’attacco al bus del progetto Overnight che sembra ledere il sacrosanto diritto al riposo degli abitanti di via Pocar; per risolvere il problema basterebbe trovare un meeting point alternativo. Invece la soluzione proposta per bocca del presidente del Comitato Oltre il Quartiere, Pasquale Pusateri è l’ulteriore militarizzazione del territorio, come se le forze dell’ordine a Monfalcone non fossero già sovradimensionate rispetto a quel poco che succede”.
Altro esempio la richiesta dei vigili di quartiere a largo Isonzo. “Come presidente dell’associazione Nuova Entrata Libera, che ha sede nel rione, mi chiedo su quali presupposti viene avanzata tale proposta. Ma il signor Benes (rappresentante del comitato di rione) ha discusso l’idea con qualche residente di età inferiore a 40 anni? Il grosso problema sono gruppi di giovani? Magari quelli del parco di via Cellottini? Meno male. Peccato che lo stesso Benes ritenga che proprio l’essere giovane porti ineluttabilmente a diventare criminali”.
Secondo Bussani, molti giovani del mandamento confermano la loro volontà di non venire più a Monfalcone, nemmeno nei fine settimana, “perchè stufi di non poter passeggiare più di 20 minuti senza essere fermati dalla polizia, annunciando in questo modo l’isolamento e la morte sociale della città destinata a diventare un dormitorio a servizio dei cantieri navali e delle sue nefaste dinamiche”.
La Notte bianca invece dimostrerebbe che quando viene organizzato qualcosa che va in controtendenza, si ottiene una risposta ottima da parte dei cittadini, specialmente giovani. “E’ inderogabile il dibattito per tutte le forze politiche e sociali su quale futuro vogliamo darci per Monfalcone – conclude Bussani -. Nel frattempo è indispensabile ridurre la pressione sicuritaria sulla componente più giovane e precaria della città per iniziare prospettive differenti che puntino a rivitalizzare la scena sociale”.

Il comunicato stampa integrale

Diamo una prospettiva a Monfalcone

In queste sere d’estate, parlando con tanti giovani, sta nascendo una riflessione collettiva che riguarda la qualità della vita di tutti i cittadini e la possibilità di usuifruire del territorio inteso come lo spazio possibile dove dar forma alla sensibilità e alla creatività soggettiva.
I ragazzi segnalano di percepirsi come il bersaglio, purtroppo privilegiato, di tutte quelle dinamiche di controllo sociale del territorio che dovrebbero definire le “politiche di sicurezza”.
Si tratta di una riflessione ben più importante di quello che potrebbe sembrare.
La “sicurezza” secondo una visione condivisa ruguarda non tanto la realtà ma la percezione che si ha di essa. Ovvero si crea una divisione arbitrale tra i cittadini (sempre meno) che qualche garanzia ce l’hanno – ed hanno paura di perderla – e tutti gli altri (precari, giovani, trasfertisti e stranieri) che devono quotidianamente conviverne con la mancanza.
Predomina quindi un concetto di “sicurezza” basato su telecamere, forze dell’ordine, esclusione sociale per la difesa di pochi a scapito di molti.
Sui giornali esempi di ciò ne troviamo a bizzeffe.
Per esempio è sotto attacco il bus del progetto Overnight che sembra ledere il sacrosanto diritto al riposo degli abitanti di via Pocar; per risolvere il problema basterebbe trovare un meeting point alternativo. Invece la soluzione proposta per bocca di Pusateri (comitato oltre il quartiere) è l’ulteriore militarizzazione del territorio, come se le forze dell’ordine a Monfalcone non fossero già sovradimensionate rispetto quel poco che succede.
Altro esempio la richiesta dei vigili di quartiere nel rione Largo Isonzo. Come presidente dell’associazione Nuova Entrata Libera, che ha sede nel rione suddetto, mi chiedo su quali presupposti viene avanzata questa proposta. Ma il signor Benes ha discusso l’idea con qualche residente di età inferiore a 40 anni? Il grosso problema sono gruppi di giovani? Magari quelli del parco di via Cellottini? Meno male. Peccato che lo stesso Benes ritenga che proprio l’essere giovane porti ineluttabilmente a diventare dei criminali.
Altri giovani del mandamento confermano la loro volontà di non venire più a Monfalcone, nemmeno nei fine settimana, perchè stufi di non poter passeggiare più di venti minuti senza essere fermati dall’onnipresente polizia, annunciando in questo modo l’isolamento e la morte sociale della città destinata a diventare un dormitorio a servizio dei cantieri navali e delle sue nefaste dinamiche.
La notte bianca invece dimostra che quando viene organizzato qualcosa che va in controtendenza si ottiene una risposta ottima da parte dei cittadini, specialmente quelli più giovani, “potenziali criminali” per altri 364 giorni all’anno.
E’ inderogabile il dibattito per tutte le forze politiche e sociali su quale futuro vogliamo darci per Monfalcone.
Nel frattempo è indispensabile ridurre la pressione “sicuritaria” esercitata verso la componente più giovane e quella più precaria della città per iniziare prospettive differenti che abbiano lo scopo di rivitalizzare la scena sociale. Prospettive che forniscano nuove garanzie a coloro ne sono attualmente esclusi e il ripensamento dei fondi pubblici in questa direzione, piuttosto che per pagare la presenza di vigili urbani in quartieri dove evidentemente non ce n’è bisogno.

Cronaca completa e contributi audio dell’iniziativa su Global Project

Il Piccolo, 08 giugno 2008 
 
IN DIFESA DEL CENTRO A BASSA SOGLIA  
Dopo le perquisizioni anti-droga protesta in piazza dei no global
 
  
Nemmeno la pioggia ha fermato la manifestazione indetta ieri dai volontari e dagli operatori dell’Officina sociale di via Natisone, la struttura comunale che ospita sia il Drop in sia il Bassa soglia, oggetto lo scorso 19 maggio di un blitz antidroga da parte delle forze dell’ordine. Armati di megafono e striscioni, gli attivisti hanno fatto sentire, a suon di musica reggae, la loro voce, per ribadire l’efficacia dell’attività di contrasto alle tossicodipendenze portata avanti dal centro. Ma anche per «manifestare la rabbia e il fastidio davanti a una città in cui non si parla di giustizia o di diritti, ma in cui si sperimentano sconcertanti forme di controllo». Il riferimento diretto è stato alle perquisizioni svolte in quella sede da carabinieri, poliziotti presenti ieri durante la maniifesatazione in massiccio spiegamento sia in borghese sia in divisa. «A muovere questi controlli – hanno proseguito i volontari dell’associazione “Entrata libera”, che gestisce la struttura – erano ben altre motivazioni: provocare gli operatori e carpire informazioni su chi frequenta il centro a Bassa soglia, informazioni che nessuno avrebbe mai rivelato». E ancora: «La chiusura in grande stile di questo clima di controllo è stata un’indagine grottesca volta a scoprire chi sono i consumatori di droghe leggere sul mandamento e ciò in una città in cui non si è ancora spenta la sete di giustizia per le morti di amianto: un territorio che si è trasformato in un Cpt, in cui le ronde sono diventate quotidiane e dove decine e decine di telecamere sorvegliano ogni nostro movimento». Sul palco è salito anche Alessandro Metz, segretario regionale dei Verdi, che ha sottolineato come a suo dire «Monfalcone è una città per metà in mano alla camorra e per metà vittima dell’amianto», oltre che un territorio «in cui non c’è diritto all’abitazione, nonostante ci troviamo di fronte a un comune di centrosinistra, governato da una provincia di centrosinistra, con un cda dell’Ater di centrosinistra». «Sull’emergenza casa – ha detto col microfono in mano – la risposta è stata quella degli sgomberi e allora io dico che il cda dell’Ater deve andare a casa, anzi deve finire sulla strada. Quando si toccano certi problemi, questi non finiscono mai sul giornale. Mentre la caccia alle streghe, il fumo negli occhi che la Procura porta avanti ritenendo che il vero problema sia fumare una canna, questo sì. Continua a cadere nel vuoto il problema dei subappalti e si continua a cercare giustizia per le vittime dell’amianto. Intanto si rincorrono i ragazzini per uno spinello: se è questa la vera emergenza, allora siamo messi male».
Secondo Metz si deve vivere il territorio in una «socialità cooperativa», in antitesti a un «sistema di poteri che fa restare in piedi tutto questo meccanismo». «E’ un presidio di poche persone sotto la pioggia – ha concluso -, perché il tempo non ci ha aiutato, ma torneremo in questa piazza rimasta sempre negata prima d’ora: torneremo a parlare alla città, perché il futuro siamo noi». Accanto al palco i volontari hanno sistemato opuscoli informativi sull’attività svolta dal Bassa soglia e dal Drop in, accompagnato al materiale distribuito all’interno della struttura ai tossicodipendenti: narcan e siringhe pulite. L’operatore Luciano Capaldo ha ricordato l’ultima vittima goriziana stroncata dall’overdose e che «a Nova Gorica, nell’ultimo mese e mezzo sono morte per droga cinque persone, di cui una su una panchina». «Se ciò che viene investito per le ronde sulla strade – ha concluso – venisse investito sulla prevenzione e sull’educazione, i risultati sarebbero diversi: per contro, il consumo di droga e alcol aumenta, mentre la soglia di età relativa alla prima assunzione si abbassa».
Tiziana Carpinelli

Messaggero Veneto, 08 giugno 2008 
 
Monfalcone. Manifestazione di protesta del Centro a bassa soglia contro le forze dell’ordine  
«Droga, la repressione non basta»
 
 
MONFALCONE. Da dicembre 2007 a maggio 2008 il Centro a bassa soglia di via Natisone a Monfalcone, centro di riduzione del danno, di prevenzione dei casi di overdose, di riduzione del rischio di diffusione delle patologie correlate all’abuso di sostanze ha distribuito 2 mila 567 siringhe sterili, raccolto in 30 appositi bidoncini circa 1.800 siringhe usate (il calcolo è approssimativo, visto che le siringhe sono depositata in modo anonimo).
Gli utenti che frequentano giornalmente il centro sono una ventina, 180 quelli che vi fanno riferimento. Sono questi i dati essenziali dell’attività del centro, che però offre anche servizio di doccia e ricovero diurno a persone con multiproblematicità marginali e i cui operatori ieri hanno manifestato in piazza della Repubblica per protestare «contro politiche sicuritarie e repressive, per manifestare lo sconcerto, la rabbia, il fastidio per una città in cui non ci sono né giustizia né diritti, ma – dicono – che si sta trasformando in un laboratorio di repressione e dove si sperimentano forme di controllo sconcertanti».
La protesta, nata dalla perquisizione che le forze dell’ordine hanno effettuato al centro lo scorso 19 maggio, aveva l’obiettivo d’invitare i monfalconesi a liberare Monfalcone e riprendersi la città. «Si diffonde la criminalità internazionale senza che nessuno dica niente e si continuano invece a cercare le canne nelle tasche dei ragazzini e si perquisiscono persone oneste che operano perché valga ancora la pena vivere», hanno affermato, mentre Luciano Capaldo, operatore del centro, ha ricordato che con le politiche securitarie in atto non si è raggiunto alcun risultato, se non quello di vedere aumentare il consumo di sostanze e di alcol e di vedere abbassata la fascia d’età dei consumatori.
«Non si può affrontare il problema con logiche di repressione, ma serve investire in formazione e educazione», ha detto, mentre il rappresentante dei Verdi, già consigliere regionale Alessandro Metz ha sottolineato «come tutto ciò avvenga in un territorio in cui si muore di cantiere e di amianto, che ha un’amministrazione comunale e provinciale di centro-sinistra e dove anche il Cda dell’Ater è di centro-sinistra. Si continuano a perseguitare i giovani che fumano le canne, ma non si attua una seria politica della casa. Questa è Monfalcone: si fa la caccia alle streghe, si butta fumo negli occhi con le operazioni antidroga, ma non ci si preoccupa di appalti e subappalti». (c.v.) 

Il Piccolo, 20 maggio 2008

CONTROLLATE ANCHE DUE ABITAZIONI. TOP SECRET SULL’ESITO DELL’OPERAZIONE

L’antidroga al Centro contro l’emarginazione
Una trentina tra poliziotti e carabinieri hanno perquisito la struttura comunale di via Natisone

Blitz antidroga nell’Officina sociale di via Natisone 1, la struttura comunale che ospita il Centro a bassa soglia. Le perquisizioni, condotte da una trentina tra poliziotto e carabinieri (con il supporto di una unità cinofila delle Fiamme gialle) su ordine della Procura della repubblica di Gorizia sono scattate alle 6 coinvolgendo quasi simultaneamente anche le abitazioni di due attivisti. All’interno dell’Officina sociale – lo spazio autogestito da oltre cinque anni dall’associazione Entrata Libera – si collocano diversi progetti, alcuni dei quali mirati al contrasto della tossicodipendenza e condotti in collaborazione col Comune e il Sert. «Il motivo di quest’azione – ha commentato ieri Mauro Bussani, responsabile di Entrata Libera e segretario provinciale dei Verdi – è la ricerca di sostanze stupefacenti nell’ambitodi una non ben specificata indagine che sarebbe in corso nel Monfalconese. Qui non è stato trovato nulla, per contro ci risulta siano stati violati i computer di Entrata Libera e dell’associazione Difesa Lavoratori, che fornisce consulenza per la dichiarazione dei redditi. Sono stati inoltre acquisiti dati tutelati dalla privacy e clonate delle Sim». Controllati, riferisce Bussani, anche il fondo del calcetto, i contneitori dello zucchero e sono stati sequestrati mozziconi di sigarette, documenti con liste di nomi e indirizzi e 400 euro custoditi in una cassetta. Uno dei due domicili privati a esser stato perquisito è stato proprio quello di Bussani, che ha così commentato: «Pur non essendo indagato, stando a quanto dichiarato dal magistrato che ha coordinato la perquisizione, io risulterei responsabile del Centro blu, che non esiste più da cinque anni. Nel corso di tali indagini relative a sostanze stupefacenti, qualcuno avrebbe indicato questo posto». Interpellati, gli inquirenti non hanno rilasciato alcuna dichiarazione. «Un ingente dispiegamento di forze dell’ordine ha compiuto l’operazione – ha aggiunto Bussani –: stimiamo circa trenta persone tra polizia, carabinieri». «Solo nella mia casa – ha proseguito – sono entrati otto agenti. Nel corso di queste operazioni non è stato sostanzialmente rinvenuto nulla che possa giustificare una tale azione. Quindi ora vogliamo capire perché è stato ordinato ciò. Il nostro timore è che la struttura sociale venga presa di mira e pertanto vogliamo denunciare l’uso politico che è stato fatto di questa iniziativa giudiziaria. Perché se è vero che si cercava droga è anche vero che non è stata trovata. Per noi si è trattato di una montatura per il reperimento di dati: a cinque persone è stata clonata la Sim e due dei computer utilizzati dalle associazioni hanno segnalato delle difficoltà, all’accensione, nell’inserimento della password». Bussani ha ricordato che il Caaf di via Natisone è legalmente abilitato: lo scorso anno ha prestato servizio a 250 utenti (70% dei quali stranieri). «Come è possibile fare un’inchiesta di questo tipo? – ha incalzato Bussani -. È come sparare nel mucchio: un magistrato ordina una perquisizione senza avere niente in mano, senza delle persone indagate…». L’associazione, che si è rivolta a un avvocato e si riserva di adire le vie legali. Ieri il Centro è rimasto chiuso, msa oggi l’attività dovrebbe riprendere.
Tiziana Carpinelli

LE REAZIONI

Zanolla (Destra): «Speriamo che il servizio non si fermi»
Razzini (Lega): «Mi auguro che le forze dell’ordine non abbiano trovato nulla»

Le perquisizioni messe in atto ieri dalle forze dell’ordine nel Centro di via Natisone hanno sollevato nel centrodestra reazioni improntate alla cautela, se non addirittura alla preoccupazione per il futuro dell’attività di riduzione del danno realizzata dal Comune in collaborazione con l’Azienda sanitaria all’interno dell’edificio. E’ questo perlomeno il caso di Lionella Zanolla, consigliere comunale aderente a La Destra, che si auspica che quanto accaduto ieri non metta a rischio l’attività del Centro a bassa soglia, di cui è convinta andrebbe invece potenziata l’azione. Lionella Zanolla è altrettanto convinta che le perquisizioni messe in atto dalle forze dell’ordine non siano scattate in base a una segnalazione partita dal vicinato. «Abito da 23 anni in zona e ho seguito le varie evoluzioni del Centro di via Natisone e posso dire che questo è forse il momento più tranquillo della convivenza con il quartiere – afferma la consigliere comunale -. Qualche problema c’è stato, ma ormai qualche anno fa, quando si praticò una specie di autogestione». La presenza del Centro invece ora «non crea problemi e non dà ansie, mentre il Centro a bassa soglia andrebbe anzi incrementato, dovrebbe funzionare di più e meglio, visto il servizio offerto di un pasto caldo e dell’opportunità di lavarsi a persone che non ce l’hanno». Nella struttura è vero invece, anche secondo la consigliere comunale, che qualcuno ci dorme, anche se non si potrebbe farlo, considerate pure le condizioni della struttura di via Natisone. «E’ da vedere quanto l’edificio sia ormai a norma di legge – spiega Lionella Zanolla -, soprattutto per quel che riguarda l’impiantistica. Con tutta probabilità ci sarebbe bisogno di una manutenzione straordinaria che interessi tutto lo stabile». Il consigliere regionale e comunale della Lega Nord Federico Razzini esprime estrema cautela nel momento in cui non è ancora ben chiaro se l’attività di controllo messa in atto dalle forze dell’ordine abbia prodotto qualche risultato. «Spero che non sia stato trovato nulla di compromettente – afferma comunque Razzini -, perché si tratta di una struttura comunale».

Imbarazzo in municipio: il sindaco Pizzolitto telefona al prefetto
L’irruzione delle forze dell’ordine all’interno di una struttura pubblica

Il bliz delle forze dell’ordine nel Centro di via Natisone ha creato quantomeno un certo imbarazzo nell’amministrazione comunale, proprietaria dello stabile in cui eroga anche un servizio socio-sanitario incluso nell’offerta dell’Ambito Basso Isontino in collaborazione con il Dipartimento per le dipendenze dell’Ass. A testimoniarlo l’estrema stringatezza del commento rilasciato dal sindaco, Gianfranco Pizzolitto. Il sindaco ha sottolineato come, in sostanza, le istituzioni, rispettose dell’operato delle forze dell’ordine, non possano che attendere l’esito delle indagini ancora in corso e come al momento attuale non ci siano ancora gli elementi sufficienti per esprimere alcun tipo di valutazione. Non appena messo al corrente di quanto accaduto, sono scattati comunque i contatti informali con il prefetto. L’operazione sarebbe nata per contrastare episodi di «criminalità comune», senza quindi mettere in discussione l’attività svolta dall’ente locale. Resta però il fatto che si è andati a cercare sostanze stupefacenti in una sede comunale in cui si eroga appunto un servizio socio-sanitario, rivolto anche, seppure non solo, a persone con problemi di tossicodipendenza in un’ottica della riduzione del danno. L’assessore alle Politiche sociali e giovanili, Cristiana Morsolin, ieri non ha rilasciato alcuna dichiarazione, pure in attesa di capire i contorni esatti di quanto avvenuto ieri. L’assessore ha solo spiegato come proprio in questi giorni ci siano stati degli incontri a livello di Ambito socio-assistenziale per definire il futuro del Centro a bassa soglia la cui gestione passerà proprio all’Ambito a partire dal prossimo mese. Un’operazione che dovrebbe essere condotta, secondo Cristiana Morsolin, evitando che ci siano dei vuoti nella gestione di un servizio che è utilizzato in media ogni giorno da 25 persone. Il Centro a bassa soglia, di fatto, è andato a sostituire il Centro diurno per tossicodipendenti di Terranova, che è stato chiuso per mancanza di utenza. L’attività del Centro è condivisa fra l’altro anche dai Comuni di Ronchi dei Legionari e Staranzano che si sono convenzionati con quello di Monfalcone. Il Centro fornisce un servizio di prima risposta ai bisogni essenziali di persone adulte in situazione di multiproblematicità e grave marginalità sociale. Il centro, nelle intenzioni dei Comuni del mandamento, vuole essere «un punto di informazione, orientamento e di accompagnamento per l’avvio e la ripresa di percorsi assistenziali, di cura e di reinserimento sociale attraverso l’attivazione e la riattivazione delle rete dei servizi pubblici, del privato sociale e del volontariato presenti nel territorio». (la. bl.)

Messaggero Veneto, 20 maggio 2008

Monfalcone. Perquisite le abitazioni di due volontari. Bussani (Verdi): non hanno trovato niente
Blitz anti-droga al Centro sociale di via Natisone

MONFALCONE. Il Centro sociale a bassa soglia di via Natisone, sede anche del Caaf Crp 043, e le abitazioni di due dei volontari dell’associazione Entrata libera, tra cui l’alloggio di Mauro Bussani, presidente provinciale dei Verdi, di Entrata libera e responsabile del Caaf, sono state perquisite ieri mattina dalle forze dell’ordine di Monfalcone. Dell’altra persona non sono state fornite le generalità, ma è un giovane di Monfalcone. Una trentina di uomini tra agenti di polizia, carabinieri e militari della Guardia di finanza con il cane dell’unità cinofila antidroga sono entrati in azione verso le sei del mattino.
L’azione è stata attuata nell’ambito di una più articolata indagine su spaccio e detenzione di droga. Secondo quanto raccontato da Bussani e dagli operatori del centro, l’esito della perquisizione sarebbe stato nullo, sia nelle abitazioni, sia nel centro, ieri rimasto chiuso visto che al termine della perquisizione i locali sono stati lasciati praticamente a soqquadro. Sono stati controllati anche i contenitori dello zucchero, il calcetto (aperto per controllare il fondo), i contenitori di siringhe usate utilizzate dal centro; verifiche anche su due computer.
Dal centro di via Natisone sono stati portati via mozziconi e cartine di sigarette, documenti con liste di nomi, indirizzi e numeri di telefono, rubriche e 400 euro trovati in un cassettina di legno «con la scusa che sarebbero i proventi della vendita di stupefacenti, mentre – evidenziano – sono il fondo cassa del centro». Sono state copiate anche le Sim dei cellulari dei residenti nei due appartamenti perquisiti.
Le forze dell’ordine non rilasciano alcun commento, ma Bussani e gli operatori del centro annunciano azioni legali tramite i loro avvocati, tra cui Gianni Iacono. Pensano anche a una denuncia per interruzione di pubblico servizio «visto che questo è il Centro a bassa soglia – dicono –, un servizio pubblico violato e che oggi (ieri per chi legge) non ha potuto offrire agli utenti il servizio per cui è stato attivato. Oltretutto sono stati acquisiti nomi e indicazioni di utenti a cui il centro garantisce l’anonimato».
In quanto responsabile di un Caaf (che nel 2007 ha avuto circa 250 utenti di cui l’80% stranieri), Bussani annuncia anche una consultazione con il responsabile nazionale dei Centri fiscali per capire come procedere «visto che sono stati violati dati sensibili. Alle sei del mattino, otto agenti sono entrati in casa mia, nonostante io non risulti indagato – prosegue –. Stando a quanto affermato dal magistrato della Procura di Gorizia, è stata ordinata la perquisizione nel mio alloggio in quanto responsabile del centro sociale Centro blu: ma quel centro non esiste più dal 2002. L’operazione ci lascia allibiti. Si cercava droga e non è stato trovato niente. Crediamo si tratti di una montatura solo per acquisire informazioni su altre persone, per giustificare il prosieguo dell’indagine. Se analoga perquisizione fosse stata fatta in altri Caaf, sarebbe scoppiato uno scandalo».
Sottolineano quindi che il centro è un servizio attivato in collaborazione con Comune, Servizi sociali e Azienda sanitaria e chiedono quindi alle istituzioni interessate una forte presa di posizione perché una cosa del genere «non succeda mai più».
Cristina Visintini

LE REAZIONI
Capaldo: un’aggressione – Pizzolitto: aspettiamo l’esito delle indagini

MONFALCONE. «Sono scandalizzato, ma non meravigliato – dice Luciano Capaldo, operatore di strada e del centro da tre anni –. Da tempo sentivamo un clima crescente di repressione verso chi ha il coraggio di affrontare in modo diverso il disagio sociale e della tossicodipendenza. Un modo inclusivo e non repressivo. La perquisizione rappresenta un grave danno al centro, che punta soprattutto alla salute delle persone e che opera in rete con le istituzioni. Sono state prese dagli apposti contenitori le siringhe usate che noi raccogliamo, alcune sono state gettate e calpestate. È stata una vera aggressione di un servizio istituzionale e pubblico. L’impressione è che si cerchi di spaventare chi ha il coraggio di avere un approccio diverso al problema: ma noi non ci spaventiamo e domani (oggi) apriremo».
Le istituzioni sono rispettose delle indagini in corso e prima di esprimere posizioni diverse attendono l’esito delle indagini: è questa per ora la posizione ufficiale del sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, rispetto alle perquisizioni effettuate nel centro a bassa soglia di via Natisone. D’altra parte, il sindaco osserva anche che il motivo per cui è stata effettuata l’azione delle forze di polizia (sembrerebbe nell’ambito di un indagine mirata a contrastare il traffico di stupefacenti) rientrerebbe nella lotta contro episodi di criminalità comune e quindi non ha una valenza politica nei confronti del Comune. Resta il fatto che la perquisizione è stata effettuata in una struttura di proprietà comunale, sembrerebbe senza che il Comune ne avesse avuto avviso e che gli agenti siano entrati nell’edificio di via Natisone senza forzare alcuna porta.
La domanda che si pongono gli operatori del centro è: come sono entrati, se non c’è segno di effrazione? Avevano le chiavi? Polizia, Carabinieri e Fiamme gialle erano già nel centro quando sarebbe arrivata la donna delle pulizie, verso le 7, tanto che la signora non sarebbe potuta entrare.
Perplessa sulla perquisizione del centro di via Natisone Lionella Zanolla, consigliere comunale del gruppo misto (già capogruppo di An), che risiede nel quartiere in cui opera la struttura. «Il centro non crea problemi. Assolutamente. Anzi, credo sia una struttura che andrebbe potenziata perché, al di là dell’approccio al problema della tossicodipendenza, interviene su persone con disagio sociale, offrendo loro la possibilità di lavarsi, mangiare, confrontarsi con altre persone. Neanche la parte che opera con i cittadini stranieri o quale centro sociale crea problemi. C’è stata, in effetti, nel passato una certa tensione, quando esisteva ancora il Centro blu ed era autogestito, ma sono cose del passato. Ora – dice – è un buon periodo, visto il servizio che la struttura sa offrire. Invece delle perquisizioni forse sarebbe da controllare se l’edificio è a norma, visto che la sua costruzione risale a qualche decennio fa».
Da ricordare anche che in via Natisone, oltre al servizio di bassa soglia, sono attivati laboratori artistici e teatrali (con la collaborazione dell’attrice Luisa Vermiglio e dell’artista Mauro Tonet) a cui partecipano, proprio con l’obiettivo dell’“inclusione”, anche utenti del centro stesso, che dovrebbe diventare a breve un servizio di ambito. (cr.vi.)

Il Piccolo, 21 maggio 2008

RISERBO DEGLI INQUIRENTI
Droga, perquisite tre abitazioni
Indagati alcuni giovani nell’operazione che ha coinvolto il centro sociale

Risulterebbero più indagati nell’ambito dell’inchiesta avviata nel Monfalconese dalla magistratura e coordinata dal Pubblico ministero Marco Panzeri, della Procura di Gorizia, volta a far luce su circostanze riconducibili a reati legati a stupefacenti. L’indagine, partita un paio di mesi fa, condotta dal Commissariato e dai carabinieri della Compagnia di Monfalcone, unitamente ai rispettivi Comandi provinciali, è approdata l’altro ieri a un’operazione anti-droga effettuata nell’Officina sociale di via Natisone 1, struttura che ospita il Centro a bassa soglia. Le perquisizioni condotte con l’ausilio di una unità cinofila della Guardia di Finanza, sono scattate alle 6 del mattino e hanno coinvolto pressochè simultaneamente anche delle abitazioni. Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, sarebbero state tre le perquisizioni domiciliari, poi estese al Centro sociale dove una persona detiene il provvisorio domicilio. Al momento, viene mantenuto il riserbo, considerando che l’indagine è tuttora in corso e che ha una portata più ampia, non circoscritta all’Officina sociale. Gli investigatori escludono che l’operazione fosse «mirata» alle attività svolte all’interno del Centro e alle associazioni che vi operano. Come verrebbero escluse «strumentalizzazioni» di sorta, considerando singole posizioni. Si parlerebbe altresì di episodi, a fronte di modeste quantità di stupefacenti. Si attendono pertanto sviluppi in ordine all’indagine per la quale al momento non sono stati forniti ulteriori elementi.
Intanto, il responsabile di Entrata Libera, nonchè segretario provinciale dei Verdi, Mauro Bussani, ha incaricato un legale, l’avvocato Gianni Iacono, del Foro di Gorizia, a tutelare i propri interessi. Non è esclusa una difesa più ampia in relazione al blitz effettuato al Centro sociale monfalconese. Il legale, che si riserva verifiche approfondite, ha espresso tuttavia perplessità circa la portata dell’operazione anti-droga, che «ha coinvolto l’intero Centro sociale, a detrimento dell’immagine stessa di quanti vi operano, a fronte di un’attività sociale riconosciuta da enti e istituzioni».
«Mi auguro che si tratti di una procedura basata su indizi e fonti certe – ha osservato l’avvocato -. Quanto è accaduto rappresenta una grande responsabilità. Chiunque può capire la delicatezza e la dimensione assunta da un intervento che ha colpito una struttura e un servizio per il quale fino a oggi nessuno ha mai avuto da ridire, nè le istituzioni preposte, nè tantomeno i rappresentanti politici di qualsivoglia schieramento. C’è poi un elemento di riservatezza per una parte di utenti che usufruiscono del Centro a bassa soglia». L’avvocato confida in verifiche precise, chiare e trasparenti. Si augura altresì rapidità circa lo sviluppo delle indagini «onde evitare di alimentare sospetti e pregiudizi deleteri».

L’assessore Morsolin: «Nulla di irregolare, l’attività va avanti»

Il servizio del Centro a bassa soglia, erogato dal Comune di Monfalcone assieme al Dipartimento per le dipendenze dell’Ass, non è in discussione. Lo sottolinea l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, che ritiene il servizio essenziale per la riduzione del danno nei soggetti tossicodipendenti e per fare fronte a problemi di marginalità sociale presenti nel territorio. «Dopo le perquisizioni effettuate dalle forze dell’ordine, gli uffici del Comune si sono attivati per capire la situazione – spiega l’assessore -, ricevendo rassicurazioni dagli inquirenti che nel Centro a bassa soglia non è stato rilevato alcunché di irregolare e quindi la conferma che l’attività poteva procedere senza difficoltà». Il servizio è già ripreso ieri, dopo l’interruzione di lunedì, giorno in cui carabinieri e polizia hanno effettuato le loro verifiche nell’edificio di via Natisone. «L’attività quindi prosegue e continuerà a farlo – aggiunge l’assessore Morsolin -, perché per noi il centro ha un’importanza sostanziale per l’intervento in tutta l’area della riduzione del danno e della marginalità sociale». Un discorso recepito anche dagli altri Comuni dell’Ambito socio-assistenziale del Basso Isontino, al quale da giugno passerà la gestione del Centro a bassa soglia, cui hanno già aderito Ronchi dei Legionari e Staranzano. Se non ci sono motivi per ritenere che il servizio non sia adeguato alle sue finalità, dopo il bliz di lunedì delle forze dell’ordine in via Natisone, è anche vero che l’amministrazione comunale di Monfalcone, proprietaria dell’edificio in cui eroga un servizio pubblico assieme all’Azienda sanitaria, si attende in futuro qualche spiegazione e qualche dettaglio in più dalle forze dell’ordine. «Credo che gli organismi competenti ci debbano fornire ulteriori informazioni, quando ciò sarà possibile», afferma l’assessore alle Politiche sociali, che ha lavorato in questi due anni per fare in modo che il servizio fornito dal Centro a bassa soglia, frequentato da una media di 25 persone al giorno, non venisse meno.

Messaggero Veneto, 21 maggio 2008

Blitz anti-droga al Centro sociale, alcuni indagati
MONFALCONE

MONFALCONE. Risulterebbero esserci alcune persone indagate in merito all’indagine contro il traffico di stupefacenti, che ha visto lunedì mattina le forze dell’ordine perquisire il Centro Bassa Soglia e sede di Officina Sociale di via Natisone a Monfalcone, struttura di proprietà comunale in cui viene erogato in servizio socio-sanitario, che per ora vede la collaborazione dei comuni di Monfalcone, Staranzano e Ronchi e del dipartimento per le dipendenza dell’Azienda sanitaria isontina, ma che presto potrebbe diventare servizio di Ambito.
Nullo l’esito della perquisizione del centro, che dopo essere rimasto chiuso nella giornata di lunedì, ieri è stato riaperto e dove appunto non sarebbe stata ritrovata sostanza stupefacente. Altre perquisizioni in collaborazione tra polizia, carabinieri e guardia di Finanza sono state effettuate in abitazioni private, tra cui quella di Mauro Bussani presidente dell’associazione Entrata Libera, responsabile del Caaf che ha pure sede in via Natisone e presidente provinciale dei Verdi che però non risulta essere persona indagata e nel cui alloggio, come riferisce lo stesso, non è stato trovato assolutamente nulla.
L’indagine, partita già qualche mese fa e su cui le forze dell’ordine non rilasciano alcune dichiarazione, è però molto più ampia e interessa comunque persone singole e non l’attività del centro Bassa Soglia, a cui giornalmente fanno riferimento in media 25 persone.
«Dalla ricerca di informazioni fatta subito dopo la perquisizione risulta che nulla è stato trovato, né rinvenuto nel centro stesso, che ha potuto ripartire tranquillamente» dice l’assessore ai servizi socio-assistenziali, Cristiana Morsolin, che non rilascia dichiarazioni in merito all’indagine attendendo di conoscerne meglio i contenuti e gli esiti.
«Voglio però sottolineare che il servizio del centro è a posto. È un servizio essenziale, fondamentale nella riduzione del danno nel contesto della lotta agli stupefacenti e nel supporto sociale nei casi di marginalità difficile. Sosteniamo quindi con forza l’attività del centro e degli operatori che svolgono un ruolo difficile e utilissimo. Non vorremmo – ammonisce – che venisse inficiato quello che si fa a sostegno dei casi di multi-problematicità che al centro fanno riferimento e confermiamo la nostra battaglia perché diventi un servizio mandamentale e non solo di tre Comuni».
Intanto, come annunciato, Mauro Bussani ha interpellato il legale Gianni Iacono per capire se adire a vie legali contro un’azione che «ci lascia allibiti. Si cercava della droga – aveva commentato a caldo lunedì – e non è stato trovato niente. Crediamo si ratti di una montatura solo per acquisire informazioni su altre persone, per giustificare il proseguimento dell’indagine».
E nelle intenzioni degli operatori capire per quale motivo sia stato perquisito il centro, da dove nasca l’indagine e perché siano stati assunti dati, indirizzi e indicazioni «anche su utenti a cui, per caratteristica di servizio, garantiamo l’anonimato». (cr.vi.)

Il Piccolo, 22 maggio 2008

Critiche dei Verdi al blitz antidroga
L’operazione compiuta lunedì nel centro sociale di via Natisone
Solidarietà espressa al presidente provinciale Bussani

«L’operazione di polizia che ha coinvolto il Centro di via Natisone sembra a tutti gli effetti una di quelle che si fanno non tanto per fondati motivi d’indagini criminali, ma unicamente per poter mostrare la forza di un apparato, che ha mobilitato una trentina di membri di varie forze dell’ordine per perquisire… un edificio comunale!» Ad affermarlo è Corrado Altran che parla a nome del direttivo provinciale e dell’esecutivo regionale dei Verdi a seguito dell’operazione antidroga compiuta nei giorni scorsi. «E’ davvero strano – aggiunge – che forze dell’ordine che certamente dispongono di sofisticati sistemi d’indagine si riducano a “distruggere perquisendo” o a “perquisire distruggendo” uno spazio che in questi anni si è distinto per essersi occupato, in collaborazione con Comune e Sert, proprio delle politiche di riduzione del danno e di prevenzione delle tossicodipendenze, dando aiuto e assistenza proprio agli ultimi, ai più deboli, alle persone che altrove vengono giudicate “sgradevoli”». «C’era bisogno di un’operazione di questo tipo e con queste modalità da “sbarco in Normandia” verso un Centro che proprio delle attività contro le droghe pesanti, contro le tossicodipendenze ha fatto una delle ragioni della propria esistenza?» si chiede Altran, che muove dure critiche al metodo con cui è stata condotto la perquisizione: «Cosa c’entrano con le indagini i computer del Caaf che legittimamente e legalmente si occupa delle dichiarazioni dei redditi anche e soprattutto per le persone più deboli e svantaggiate? Infine, Altran esprime «piena solidarietà al presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani che, come accade troppo spesso, viene coinvolto forse per manifesta e intollerabile generosità nelle attività sociali e di difesa ambientale che svolge».

VIA NATISONE
Solidarietà dopo il blitz

A nome dei Cittadini per Monfalcone, esprimo preoccupazione per i merito ed il metodo con cui è stata condotta l’operazione di polizia verso il Centro di bassa soglia di via Natisone che da anni è in prima fila nel contenere le cricità legate alle tossicodipendenze, nell’offrire aiuto alle persone più deboli nel fare un grande lavoro di utilità sociale di cui beneficia tutta la nostra comunità monfalconese. Esprimiamo anche piena solidarietà a Mauro Bussani e auspichiamo una severa presa di posizione dell’amministrazione comunale a difesa delle sue proprie strutture e degli operatori che generosamente vi operano.
Arturo Bertoli

Messaggero Veneto, 22 maggio 2008

I Verdi: solo una dimostrazione di forza il blitz al Centro sociale
MONFALCONE
«Nella sede comunale di via Natisone si lavora per sconfiggere la droga»

MONFALCONE. “L’operazione di polizia che ha coinvolto il Centro sociale di via Natisone sembra a tutti gli effetti una di quelle azioni che si fanno non tanto per fondati motivi di indagini criminali, ma unicamente per poter mostrare la forza di un apparato, che ha mobilitato una trentina di esponenti di varie forze dell’ordine per perquisire un edificio comunale”. E’ questo il commento che il direttivo provinciale dei Verdi, tramite Corrado Altran, rilascia a due giorni dalla perquisizione del Centro bassa soglia e sede di Officina sociale in via Natisone, a Monfalcone, e dell’alloggio di due attivisti dell’associazione Entrata libera, tra cui il presidente dell’associazione e leader provinciale dei Verdi, Mauro Bussani.
L’azione sarebbe stata decisa nell’ambito di una più ampia operazione contro traffico e spaccio di droga. Va comunque ricordato che Bussani non è indagatoe che nulla è stato trovato né nella sua abitazione, né al centro. “E’ davvero strano che forze dell’ordine che certamente dispongono di sofisticati sistemi di indagine si riducano a distruggere perquisendo o a perquisire distruggendo uno spazio che in questi anni si è distinto per essersi occupato, in collaborazione con Comune e Sert (cioè Azienda sanitaria), proprio di politiche di riduzione del danno e di prevenzione delle tossicodipendenze, dando aiuto e assistenza proprio agli ultimi, ai più deboli, alle persone che altrove sono giudicate sgradevoli”, proseguono i Verdi, domandandosi se c’era bisogno di un’operazione di questo tipo e con queste modalità verso un Centro che proprio delle attività contro le droghe pesanti, contro le tossicodipendenze ha fatto una delle ragioni della propria esistenza.
“E cosa c’entrano con le indagini i computer del Caf che legittimamente e legalmente si occupa delle dichiarazioni dei redditi anche e soprattutto per le persone più deboli e svantaggiate?”, chiedono, riferendosi al fatto che nella struttura di via Natisone è attivo anche un centro di assistenza fiscale, che nel 2007 ha avuto oltre 250 utenti, di cui l’80% stranieri.
“Qualcuno può spiegarci perché un’operazione cosi vistosa e maleducata non viene rivolta piuttosto verso altre aree della città o di importanti aziende in cui convivono caporalato, sfruttamento, malaffare e per cui tutti a Monfalcone si attendono interventi decisi? E’ più facile fare queste cose in un centro dove si pratica il bene comune, occupandosi dei bisogni degli altri alla luce del sole piuttosto che altrove dove tutti si fanno gli affari propri fuori da ogni regola civile”.
“Vogliamo, infine – concludono -, esprimere piena solidarietà al presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani, che, come accade troppo spesso, è coinvolto forse per manifesta e intollerabile generosità nelle attività sociali e di difesa ambientale che svolge”. (cr.vi.)
Il Piccolo, 23 maggio 2008

CORTEO NON AUTORIZZATO
Metz e 4 no-global assolti in Tribunale

Assolti dal giudice monocratico dalle accuse di interruzione di pubblico servizio e manifestazione non autorizzata l’ex consigliere dei verdi Alessandro Metz e i no-global monfalconesi Mauro Mussani, Cristian Massimo, Ambra Bobiz e Giancarlo Cociani. Le accuse si riferivano a una manifestazione svoltasi a Monfalcone il 18 ottobre del 2004 davanti alla vecchia sede del commissariato di Ps. Il processo è stato celebrato ieri in Tribunale a Gorizia. Intanto il presidente del Consiglio comunale, Marco Ghinelli, con tutta probabilità accompagnato da alcuni altri consiglieri, ha manifestato ieri l’intenzione di effettuare una visita nel Centro bassa soglia di via Natisone, oggetto di una perquisizione lunedì da parte delle forze dell’ordine assieme a tutto l’edificio di via Natisone. Un modo anche questo per sottolineare l’importanza che il servizio riveste per l’amministrazione.
«Nel breve periodo come presidente del Consiglio comunale – afferma Marco Ghinelli – andrò a far visita al centro. Ho già parlato anche con alcuni consiglieri che mi hanno dato la disponibilità». Ghinelli si ritiene comunque rassicurato dalle parole dell’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, che ha chiarito come al Centro bassa soglia non sia stata rilevata alcuna irregolarità e il servizio quindi prosegue regolarmente, senza essere messo in discussione.
Il presidente del Consiglio non nasconde di essere stato preoccupato dalle notizie sulle perquisizioni al Centro. «Preoccupato per il servizio che i ragazzi che vi lavorano danno alla citta, e su questo fronte di associo alla consigliere comunale Lionella Zanolla – aggiunge Ghinelli -. Un servizio che in silenzio dà una mano ai cittadini che hanno problemi di droga e di marginalità sociale».
Il servizio del Centro bassa soglia non deve quindi essere in discussione, secondo il presidente del Consiglio. «Tante sono le persone che lo frequentano – prosegue Ghinelli – e, si sa, c’è il rischio che un avvenimento così eclatante possa preoccupare soggetti disagiati e famiglie degli stessi. Mi consola e ci consola che nel Centro non sia stato rilevato nulla di irregolare».

Messaggero Veneto, 23 maggio 2008

«Blitz al centro, nessuno scandalo»
Monfalcone: il pd interviene sull’operazione anti-droga in via Natisone Paola Benes: perquisizioni con regolare mandato nell’interesse dei cittadini

MONFALCONE. Il Partito democratico di Monfalcone «esprime piena e totale fiducia nell’operato delle forze dell’ordine: la polizia tutela l’interesse dei cittadini e se effettua perquisizioni con regolare mandato ciò non deve essere visto come un’azione vessatoria, né come uno scandalo”.
E’ decisa la presa di posizione del segretario del Pd cittadino, Paola Benes in merito alle recenti perquisizioni effettuate dalle forze dell’ordine nel Centro bassa soglia, sede pure di Officina sociale in via Natisone.
«Se si devono fare perquisizioni per verificare atti illegali, ben vengano. La porta di casa mia è aperta, come credo debbano essere e siano le porte degli edifici e sedi comunali, che devono essere realtà trasparenti. Se si perquisisce per trovare qualcosa, l’azione deve essere fatta. Se poi non si trova niente, meglio – dice –. Il Partito democratico crede nella legge, nella legalità e nell’educazione alla legalità e crede nella polizia, che è espressione di uno Stato avanzato di diritto».
«Io mi sento rassicurata dalla presenza delle forze dell’ordine, non mi indigno se fanno il loro dovere, anzi giro per le strade più tranquilla. Il principio base – conclude – è che il rispetto della legge significa libertà per tutti».
Ben altra era stata la reazione dei Verdi, per i quali «l’operazione di polizia che ha coinvolto il Centro sociale di via Natisone sembra a tutti gli effetti una di quelle operazioni che si fanno non tanto per fondati motivi di indagini criminali ma unicamente per poter mostrare la forza di un apparato, che ha mobilitato una trentina di membri di varie forze dell’ordine per perquisire un edificio comunale». A nome del direttivo provinciale, Corrado Altran, aveva stigmatizzato la perquisizione del Centro e dell’alloggio di due attivisti dell’associazione Entrata libera, tra cui il presidente dell’associazione stessa e presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani.
L’azione sarebbe stata decisa nell’ambito di una più ampia operazione contro il traffico e lo spaccio di droga (Bussani non è indagato e nulla è stato trovato né nella sua abitazione, né al Centro).
«E’ davvero strano che forze dell’ordine che certamente dispongono di sofisticati sistemi di indagine si riducano a distruggere perquisendo o a perquisire distruggendo uno spazio che in questi anni si è distinto per essersi occupato, in collaborazione con il Comune e il Sert (cioè l’Azienda sanitaria), proprio delle politiche di riduzione del danno e di prevenzione delle tossicodipendenze, dando aiuto e assistenza proprio agli ultimi, ai più deboli, alle persone che altrove vengono giudicate sgradevoli», avevano aggiunto i Verdi, domandandosi se c’era bisogno di una operazione di questo tipo e con queste modalità verso un Centro che proprio delle attività contro le droghe pesanti, contro le tossicodipendenze ha fatto una delle ragioni della propria esistenza. (c.v.)

Il Piccolo, 24 maggio 2008

CENTRO A BASSA SOGLIA
Perquisizioni in via Natisone: polemica in aula

La perquisizione del Centro a bassa soglia e del resto della struttura di via Natisone effettuata dalle forze dell’ordine lunedì nell’ambito di un’operazione antidroga è finita all’attenzione del Consiglio comunale giovedì sera. A chiedere se la vicenda avesse avuto degli sviluppi e se questi fossero riconducibili all’attività del Centro a bassa soglia o della struttura comunale è stata la consigliere dei Ds-Pd Giorgia Polli. La risposta è arrivata dall’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, che ha ricostruito gli avvenimenti di lunedì mattina e ha sottolineato come le indagini siano ancora in corso, ribadendo, però, come «non sia stato trovato alcunché nel Centro a bassa soglia. Quanto accaduto è un fatto grave perché il centro lavora sulla riduzione del danno e vi si può accedere liberamente – ha aggiunto l’assessore – con la garanzia dell’anonimato. Siamo in attesa di ulteriori informazioni, quando questo sarà compatibile con lo sviluppo delle indagini. Speriamo non siano più necessari interventi in quella struttura». Di ben altro tenore la presa di posizione della società che gestisce il Centro di assistenza fiscale di base all’interno del Centro blu di via Natisone. Il presidente del Caf Angelo Fascetti parla di perplessità e preoccupazione per la perquisizione attuata lunedì nella sede del centro periferico 043 e nel domicilio privato del responsabile dello stesso a Monfalcone in seguito all’indagine condotta dal pm Panzeri della procura di Gorizia. L´indagine, conferma il presidente del Caf, «riguarderebbe un presunto coinvolgimento di frequentatori di altre associazioni presenti nello stabile che ospita anche l’ufficio dell’assistenza fiscale in un giro di spaccio di sostanze stupefacenti». Il referente locale del Caf non sarebbe sottoposto a indagini, stando a quanto si evince dal mandato, afferma Fascetti, che sottolinea invece come l’ufficio sia stato messo a soqquadro nel corso della perquisizione, come pure il computer utilizzato per la compilazione delle pratiche fiscali. «Ciò ha causato l’interruzione del servizio offerto per gran parte della giornata di lunedì», afferma Fascetti. Sarebbe finito infine sotto sequestro, sempre stando a quanto riferisce Fascetti «un numero non precisato di documenti relativi all’attività del Centro di assistenza fiscale». La società chiede «pubblicamente la motivazione di tale atto, il dissequestro immediato della documentazione posta sotto sequestro», diffidando «dall’utilizzo in qualsiasi modo di dati personali per scopi differenti da quelli previsti dall’attività di assistenza fiscale».

Pd solidale con la polizia

Il Partito democratico di Monfalcone desidera esprimere piena fiducia nell’operato delle forze di Polizia che l’altro giorno hanno effettuato una ispezione nei locali di via Natisone. Il cittadino onesto, e con esso l’Amministrazione comunale, che non ha niente da nascondere, accoglie ben volentieri i rappresentanti della Polizia che svolgono il loro lavoro, ed anzi: dalla loro presenza si sentono rassicurati e protetti, perchè la Polizia, e con essa le Forze dell’Ordine, rappresentano lo Stato democratico, le Istituzioni che tutelano i diritti fondamentali dei cittadini e la loro libertà. Nessun segreto, dunque, niente da nascondere, ma porte aperte e pieno appoggio all’espletamento delle funzioni di chi si fa garante della sicurezza di tutti i cittadini, i quali, proprio grazie all’intervento di prevenzione e/o repressione dei reati da parte della Polizia, sono e si sentono più sicuri e tutelati. Secondo il Partito democratico, l’educazione alla legalità, a tutti i livelli, è alla base di uno Stato moderno e “giusto” nei suoi rapporti con i cittadini, e solo cominciando dal rispetto delle leggi si crea la cultura diffusa che sia in grado di difendere le Istituzioni democratiche dagli assalti di chi vorrebbe minare le loro fondamenta, sia che si chiami mafia, sia che si chiami terrorismo, sia che si chiami criminalità comune. Solo col sostegno alle azioni della Polizia e delle Forze dell’Ordine da parte di ciascuno di noi si eviteranno altri martiri come Falcone e Borsellino, di cui tra l’altro proprio venerdì prossimo questa Amministrazione comunale ricorderà il sacrificio nella piazza a loro intitolata.
Paola Benes, segretario del partito democratico di Monfalcone

Messaggero Veneto, 24 maggio 2008

Monfalcone. Le reazioni
Perquisizioni: il presidente Caf si dice perplesso

MONFALCONE. Proseguono le reazioni alla perquisizione attuata, lunedì scorso, al Centro bassa soglia e sede di Officina sociale di via Natisone. Perplessità e preoccupazione sono i sentimenti manifestati dal presidente del Caf, Angelo Fascetti, visto che nella struttura comunale trova sede anche il centro periferico 043 dei Centri di assistenza fiscale.
Perquisizione estesa anche al domicilio privato del responsabile dello stesso centro, Mauro Bussani, in seguito a una non meglio precisata indagine contro il traffico di stupefacenti, condotta dal pm Marco Panzeri della Procura di Gorizia. Secondo quanto riferisce Fascetti, l’indagine riguarderebbe il presunto coinvolgimento di frequentatori di altre associazioni, presenti nello stabile che ospita anche l’ufficio dell’assistenza fiscale, in un giro di spaccio di sostanze stupefacenti.
«L’esito dell’iniziativa è risultato però completamente negativo. Dal mandato si evince che il nostro referente locale non è neppure sottoposto a indagini, ma questo non ha impedito che gli agenti mettessero a soqquadro l’ufficio, sparpagliando le pratiche in elaborazione sul pavimento e tentando anche di entrare nel programma di inserimento dati forzando le protezioni e mettendo fuori uso il computer, senza peraltro inserire quest’ultima operazione nel verbale rilasciato», dice il presidente dei Caf, sottolineando come tutto ciò abbia causato l’interruzione del servizio.
«Viene il sospetto – afferma – che lo scopo ultimo della perquisizione sia stato principalmente l’acquisizione di nomi, recapiti telefonici e dati che dovrebbero essere garantiti dalla legge sulla privacy», prosegue, spiegando che, non trovando evidentemente alcun riscontro alle ipotesi di reato per cui sono stati attivati, gli agenti hanno messo sotto sequestro qualche centinaio di euro (circa 400), costituenti il fondo delle associazioni ospitate nell’edificio, «insinuando che potrebbero costituire proventi di spaccio» e un numero non precisato di documenti relativi all’attività del Centro di assistenza fiscale. Sull’episodio la società Caf di base srl ha già provveduto a informare i propri legali, per assumere le iniziative del caso, per chiedere pubblicamente la motivazione di tale atto, il dissequestro immediato della documentazione posta sotto sequestro e la diffida dall’utilizzo in qualsiasi modo di dati personali per scopi differenti da quelli previsti dall’attività di assistenza fiscale.
«Verrà valutata anche la richiesta di risarcimento per il danno che l’azione ha provocato all’immagine dell’azienda, alla sua serietà riconosciuta dalle migliaia di contribuenti che ogni anno – dice – concedono a essa la propria fiducia».
Della perquisizione del centro si è parlato anche in consiglio comunale, grazie all’interrogazione in question time del consigliere Giorgia Pollia, cui ha risposto l’assessore ai Servizi socio-assistenziali, Cristiana Morsolin: «Dell’azione siamo stati informati la mattina stessa, anche perché la donna delle pulizie non era potuta entrare nell’edificio – ha riferito –. Abbiamo quindi chiesto informazioni in merito, che hanno chiarito come non ci fossero sospetti sull’attività del centro, dove nulla peraltro è stato trovato. Resta un fatto grave, perché il centro lavora sulla riduzione del danno e vi si possono rivolgere tutti, anche persone con problemi di tossicodipendenza a cui viene garantito l’anonimato. Siamo comunque in attesa di ulteriori informazioni sulle indagini».

Il Piccolo, 25 maggio 2008

DOPO LA PERQUISIZIONE
Solidarietà al Centro a bassa soglia

Continuano le prese di posizione delle forze di sinistra e di associazioni sulla perquisizione effettuata lunedì nel Centro a bassa soglia di via Natisone e nel resto dell’edificio, di proprietà comunale. Anche Rifondazione sottolinea il disagio provocato agli utenti dalla sospensione del servizio durante la giornata di lunedì da un’azione da cui non sembra «sia uscito nulla di rilevante, tale da far comprendere le ragioni dell’interruzione di un servizio di natura sociale e solidaristica, rivolto alle fasce più deboli ed esposte al disagio». In attesa di un quadro più chiaro della situazione Rc «esprime la propria solidarietà all’associazione e agli operatori», augurandosi che il loro lavoro possa proseguire in tranquillità, «dopo questa breve e sfortunata interruzione».
L’associazione di promozione sociale Tenda per la Pace e i Diritti se la prende invece con l’amministrazione, accusata di non aver deciso «una chiara presa di posizione rispetto alle modalità della perquisizione, e in particolare con il segretario del Pd cittadino Paola Benes, che si è schierata a sostegno dell’operato delle forze dell’ordine. Secondo l’associazione, la perquisizione, effettuata in una struttura del Comune, data in gestione a un’associazione di promozione sociale, «doveva essere eseguita alla presenza di rappresentanti sia del Comune sia di Nuova Entrata Libera». Anche Tenda per la Pace e i diritti obietta come la perquisizione abbia messo a soqquadro i locali del Centro a bassa soglia, rendendoli inagibili. «Tanto basta – afferma l’associazione – a farci sentire democraticamente preoccupati».
L’associazione esprime quindi «piena solidarietà, non solo agli operatori dei servizi quali il Bassa soglia o il centro Caf, il cui operato, come detto anche dall’amministrazione comunale, non viene messo in discussione, ma a tutti gli aderenti all’associazione Nuova Entrata Libera che gestisce Officina Sociale».

Messaggero Veneto, 25 maggio 2008

Perquisizione al Centro sociale: Bussani (Verdi) attacca Benes (Pd)
MONFALCONE
Proteste anche dalla Tenda per pace e diritti

MONFALCONE. Pur non avendo avuto un intento politico, ma essendo soltanto un atto di indagine di polizia, la perquisizione del Centro bassa soglia di via Natisone e delle abitazioni di due attivisti di Entrata libera, tra cui quella del presidente Mauro Bussani, anche leader provinciale dei Verdi, continua a sollecitare interventi politici.
Tra cui quello dello stesso Bussani, che risponde al segretario del Pd di Monfalcone, Paola Benes. «Mi stupisco per come il referente di un partito politico, peraltro uno dei più importanti numericamente, possa rilasciare una dichiarazione talmente generalizzante e totalizzante da risultare vuota di qualsiasi senso», dice Bussani, riferendosi alla presa di posizione di Benes di totale fiducia nell’operato della polizia.
Per Bussani l’effetto della perquisizione è stato solamente quello di alimentare un’ulteriore sfiducia di una parte di cittadini nei confronti delle istituzioni. Afferma che se controlli dovevano essere fatti, si potevano trovare certamente delle modalità nel rispetto delle garanzie di riservatezza e privacy. Prosegue ricordando che nella lista di recapiti che gli è stata sequestrata era presente la quasi totalità dei referenti politici del territorio.
«Non si stupisca Benes se un giorno – dice – scoprirà di essere anche lei sotto indagine pur non avendo commesso niente. Allora forse cambierà opinione».
Sull’argomento intervengono anche i componenti dell’associazione di promozione sociale “Tenda della pace e dei diritti” che si dicono sorpresi che da parte dell’amministrazione comunale non ci sia stata una chiara presa di posizione rispetto alle modalità della perquisizione, ma anzi un’esponente del partito democratico si senta “protetta” dell’operato delle forze dell’ordine.
«Un mandato di perquisizione non può eludere i diritti di chi ne è oggetto. In questo caso la perquisizione, effettuata chiavi in mano (senza, da quel che ci risulti, che sia stato ancora chiarito chi le abbia date alle forze dell’ordine), in una struttura del Comune, data in gestione ad una associazione di promozione sociale – affermano – doveva essere eseguita alla presenza di rappresentanti sia del Comune sia di Nuova entrata libera».
Inoltre, la perquisizione «non può (o non dovrebbe) mettere a soqquadro abitazioni e strutture pubbliche o private, mentre da quanto è emerso dalla stampa e dalle foto pubblicate in Internet, l’intervento delle forze dell’ordine ha reso inagibile la struttura tanto da sospendere il servizio del Bassa soglia per una giornata».
Chiedono quindi se in una provincia che, secondo l’ultimo rapporto della commissione antimafia, è ad alta densità di infiltrazioni mafiose quali camorra e ’ndrangheta, «i segnali che dovrebbero arrivare da chi opera contro il narcotraffico, per rassicurare i cittadini, non debbano venire proprio dal contrasto verso chi gestisce traffici di sostanze stupefacenti quali cocaina ed eroina e non verso chi, attraverso la gestione di servizi, opera per la riduzione dei danni che queste provocano sui consumatori». (cr.vi.)

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