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Il Piccolo, 30 ottobre 2008 
 
SECONDO GIORNO DI CONTESTAZIONE  
In duecento nel Liceo occupato  
Garantite le lezioni nella sede di via Bonavia a chi non condivide la protesta
 
 
di LAURA BORSANI

Secondo giorno di occupazione al Liceo Buonarroti. Gli studenti si contano, dopo la notte trascorsa nella palestra dell’istituto. L’altra sera hanno cenato a base di pizza, alle 21.30 era già la consegna del silenzio. Ieri mattina i numeri della partecipazione erano in progressiva crescita. Arrivano anche i ragazzi minorenni, a confermare la propria adesione, accompagnati dai genitori. Che, esprimendo solidarietà agli studenti, consegnano generi alimentari. «Siamo oltre 200 – hanno spiegato i rappresentanti del Collettivo studentesco non senza soddisfazione -. Questa è un’esperienza costruttiva e positiva sotto tutti gli aspetti».
Perché il «popolo degli occupanti» s’è rimboccato le maniche. Garantendo un’opera contrassegnata dal rispetto del senso civico, dei diritti e della pluralità delle opinioni, ma anche dell’ordine e della cura del bene-scuola, attenzione che sarà mantenuta volendo lasciare l’edificio in perfette condizioni. Responsabilità a tutto campo. Davanti al cancello, ieri mattina, sono stati affisse precise comunicazioni: «Per garantire il regolare svolgimento delle lezioni per tutti coloro che non condividessero questo nostro movimento di protesta – recitavano i fogli dattiloscritti appesi all’esterno -, ricordiamo che la sede succursale (quella di via Bonavia, ndr) è aperta per offrire il servizio».
Un’opera in progress, dunque, alle prese con i tempi risicati che gli studenti hanno tuttavia saputo gestire al meglio: «Il fatto significativo – hanno osservato i ragazzi del Collettivo – è che, nonostante siamo stati costretti dai tempi stretti a ”improvvisare”, tutto s’è svolto nel massimo ordine e rispetto dei diritti e delle opinioni. È uno degli aspetti che hanno reso questa esperienza importante, di crescita per noi, ma anche per tutti gli altri. Siamo riusciti a veicolare il messaggio che ci è sempre premuto: quello di denunciare la forte preoccupazione per il futuro della scuola e della formazione, che investe tutti gli studenti».
Un’occupazione, hanno voluto ribadire gli studenti, «non cattiva», «arroccata su se stessa», ma «comunicativa», dettata dall’amore per la scuola pubblica. Anche ieri mattina, peraltro, la dirigente scolastica, assieme a due dipendenti, ha lavorato all’interno del Liceo.
I rappresentanti del Collettivo hanno confermato l’ampia portata dell’adesione, frutto di un consenso maggioritario. E a chi non la pensa allo stesso modo, gli studenti hanno risposto: «Se c’è chi è a favore della riforma, o è contrario alla nostra battaglia, ce lo dica e ne parliamo. Quando tuttavia sabato, nell’ambito dell’autogestione organizzata proprio a fini informativi, abbiamo ospitato il confronto, nessuno, a parte una singola posizione che peraltro ha rifiutato di motivare le proprie ragioni, ha manifestato dissenso. L’occupazione è quindi scaturita in base alle istanze raccolte la mattina stessa in cui si è deciso di procedere. È pertanto un dato oggettivo – hanno sottolineato gli studenti – che a portare avanti questa esperienza di lotta sia la maggioranza».
Si fa il punto della situazione mentre rimbalza la notizia che il decreto Gelmini è passato in Senato, approvato in via definitiva: 162 voti a favore, 134 contrari e tre astenuti. Esito scontato, vista la forza dei numeri del centrodestra a Palazzo Madama. Una notizia che comunque al Liceo non fa abbassare la guardia. Come a dire: saranno tutt’altro che scontati gli sviluppi di questa battaglia. Intanto anche ieri occupazione. E oggi tocca allo sciopero generale.
L’attività informativa, di confronto e di proposta culturale ieri non s’è fermata al Liceo. «Abbiamo deciso – hanno spiegato gli studenti del Collettivo – di istituire una jam-session permanente per l’intera giornata, anche per discutere come proseguire». Un laboratorio flessibile, fatto di film di impegno attinenti alla situazione attuale. Di comunicazione: l’altro ieri i ragazzi hanno prodotto una lettera-comunicato per la stampa locale, ieri anche per il Manifesto. E stanno preparando la missiva da inviare al ministro Gelmini. 
 
LETTERA-COMUNICATO  
I NUMERI  
«La riforma toglie gli strumenti per garantirci un futuro migliore» 
Lunedì e martedì astensione dell’80%
 
  
«Abbiamo sempre pensato che le cose si mutassero dall’interno. Siamo figli di una generazione che non crede nel ’68, che ha perso l’illusione di poter riformare la società da fuori e non da dentro. Giunge un momento, però, in cui la testa va sollevata». Gli studenti del Liceo Buonarroti spiegano in una lettera-comunicato il significato e i motivi della loro lotta. Si firmano «Nessuno (Che spera di diventare qualcuno)».
«Giunge un frammento di istante – continua la lettera – in cui ti guardi le mani, sconsolato senza neppure rendertene conto, e ti dici che ti restano solo quegli occhi sconsolati. Un ultimo briciolo di dignità, a cadere sulla mano, perchè non hai davvero altro».
I liceali spiegano la loro occupazione: «Chiunque serba in sè la consapevolezza che esistono particolari cicli in cui la storia pretende che a tutela di un diritto si calpesti lo stesso diritto. Tale atto può essere giustificato solo dal perseguimento di un obiettivo valido. Noi riteniamo che ci siano stati strappati gli strumenti per affrontare un futuro migliore, o semplicemente, un futuro. Il diritto di studio pretende il sacrificio del diritto stesso. Il nostro futuro non è in vendita».
«Crediamo che sia stato fatto il possibile per scongiurare una posizione drastica come quella attuale». Elencano così i momenti del confronto: la manifestazione studentesca del 10 ottobre a Trieste, quella del 14 ottobre a Gorizia e quella del 17 ottobre a Roma. Quindi, il 25 ottobre, l’assemblea straordinaria autogestita dagli studenti del liceo. Non ultimo il sit-in di tutte le scuole monfalconesi all’area verde, lunedì, indetto allo scopo di assumere un’unica linea per far fronte a questa emergenza.
«L’astensione dalle lezioni dei giorni di sabato e lunedì – spiegano gli studenti – è stata pari all’80% dell’intero corpo studentesco. Segno di un dissenso condiviso. Forti di questa base d’appoggio, abbiamo preso la decisione comune di occupare l’istituto, dopo aver posto ai voti questa linea. Non senza le dovute precauzioni, a tutela dell’edificio scolastico attraverso delle ronde». E ancora, seminari formativi, proiezione di pellicole impegnate, dibattiti fondati su rassegna stampa sono state le espressioni della volontà degli studenti di «crescere culturalmente e umanamente».
I liceali pertanto evidenziano: «L’occupazione è dunque un atto consapevole, con il quale tutti vogliamo manifestare il nostro dissenso nei confronti delle misure adottate dal governo». I ragazzi concludono: «Non sappiamo perchè, in fondo, vi stiamo scrivendo. Noi non siamo nessuno. Noi siamo chiunque. Noi siamo anche voi. E queste sono le farneticazioni di nessuno o di chiunque. Ma se un’opinione dilaga, allora diviene un’opinione unica. E un’opinione unica è sempre l’opinione di qualcuno,. E qualcuno viene sempre ascoltato». 
 
TENTATIVO ALLE 2.30 DI NOTTE  
Fallisce il blitz-occupazione all’Itc  
Una pattuglia di carabinieri ha avvisato il preside: alla fine i ragazzi hanno rinunciato
 
 
È fallito la scorsa notte il tentativo degli studenti di occupare l’Iti-Itc Einaudi-Marconi di Staranzano per l’intervento di una pattuglia dei carabinieri che stava perlustrando la zona. Avvisato dai militi, è arrivato immediatamente sul posto il dirigente scolastico Marco Fragiacomo il quale, dopo una lunga trattativa, è riuscito a dissuadere il gruppo di ragazzi a desistere «da un’azione che avrebbe potuto comportare anche conseguenze penali». Non è ancora chiara la dinamica delle varie fasi della nottata che, come raccontato da alcuni testimoni, era stata preparata con cura per occupare la scuola. Al blitz, che sarebbe scattato attorno alle 2.30, avrebbero partecipato una cinquantina di studenti. Questi sarebbero penetrati all’interno dell’istituto attraverso la finestra di uno dei laboratori al piano terra, lasciata probabilmente socchiusa la sera prima, in quanto non è stato segnalato alcun danno materiale.
Da quella finestra sarebbero entrati anche i carabinieri per identificare successivamente le persone. Così, dopo la mancata occupazione, ieri è continuata l’autogestione per tutta la giornata nell’aula magna dell’istituto, diventata oramai un punto di riferimento e base logistica della contestazione. Un’amarezza dell’insuccesso dell’assalto alla scuola, accentuata ancora di più dalla notizia dell’avvenuta approvazione al Senato nella tarda mattinata del decreto trasformato in legge, per il quale si nutriva una debole speranza di un rinvio per di un tavolo di confronto con i rappresentanti delle associazioni studentesche. «Questo non è capitato e noi continueremo la nostra protesta – hanno detto gli studenti – poiché la nostra scuola e di quelli che ci seguiranno, non potrà finire in questo modo. Facciamo un appello per raccogliere le firme per un referendum a livello nazionale e abolire la legge». Intanto l’agitazione continuerà anche oggi per lo sciopero nazionale e con la partecipazione di una delegazione della scuola alla manifestazione di Gorizia. Per domani, come stabilito dal comitato studentesco, ogni azione sarà «a sorpresa», giorno per giorno.
«È stato un tentativo di occupazione subito abortito – spiega il dirigente scolastico Fragiacomo – e quando sono arrivato ho subito messo in guardia i ragazzi a rinunciare a occupare la scuola. La discussione è stata lunga, ma anche se ognuno è rimasto sulle proprie posizioni, alla fine gli studenti hanno per il momento deciso di fermarsi. Alla fine ho evitato che il loro comportamento potesse diventare un reato. Come responsabile dell’istituto – aggiunge – è mio dovere tutelare innanzitutto chi ha intenzione di continuare le lezioni e di chiunque volesse accedere alla scuola per svolgere le proprie funzioni come il personale della segreteria, i bidelli, i docenti e anche gli alunni che vogliono seguire le lezioni».
È preoccupato, comunque, il dirigente scolastico del pericolo che stanno correndo gli studenti del suo istituto, per l’assenza prolungata dalle aule scolastiche e per i sit-in anti-Gelmini. «I ragazzi – ha dichiarato – hanno perso già diversi giorni di scuola e sicuramente questo periodo di proteste si ripercuote in modo negativo sul loro profitto. È giusto manifestare, ma i giorni di scuola e le ore di lezione persi sono già tanti e sarà difficile recuperarli. Quando la protesta sarà finita – ha aggiunto – purtroppo i docenti dovranno rimettersi al passo con il programma e ci potrebbero essere conseguenze. Spero solo che tutti si metteranno a studiare con determinazione, altrimenti quest’anno sarà duro. Ammiro tutti i giovani che dimostrano di essere coscienti di quello che fanno – afferma il preside – ma vorrei evitare che molti in questo momento si facessero trasportare in modo inconsapevole da altre situazione e dai media».
Ciro Vitiello 
 
CONTINUA L’AUTOGESTIONE  
Seminari e lezioni al Professionale  
Il preside Simoncini preoccupato per il futuro dei laboratori e dei corsi 
Alcuni docenti e ragazzi già partiti per la Capitale
 
 
Prima ora dedicata alle elezioni dei rappresentanti degli organi collegiali, al Polo Professionale di via Baden Powell. L’autogestione continua. E oggi tocca allo sciopero generale. Ieri mattina c’era già chi, tra gli studenti, si era messo con buon anticipo in viaggio per la Capitale. Molti anche i docenti, hanno spiegato alcuni ragazzi, in partenza durante la notte. Il programma all’istituto è comunque messo a punto: si va avanti con l’autogestione fino a domani. Quindi si valuterà la situazione, anche considerando altre eventuali forme di lotta.
I rappresentanti d’istituto, con la collaborazione di tutti gli studenti, hanno allestito comunque un progetto di attività diversificate, che possa coinvolgere tutti i ragazzi. Le aule vengono messe a disposizione per accogliere seminari che spaziano dall’illustrazione e approfondimento della riforma Gelmini al confronto sui metodi di lotta, sviscerando altresì tutti gli aspetti legati alla modalità dell’occupazione e alla valutazione circa la eventuale attuazione.
Nelle stesse aule poi vengono preparati gli striscioni della protesta, e vengono proposti film e documentari legati ai temi della scuola. Anche ieri è stata fatta lezione all’Istituto professionale, per quanti hanno espresso la volontà di proseguire l’attività didattica.
All’interno della scuola c’è fermento e l’entusiasmo di continuare a contribuire in questa causa. Arriva la notizia: via libera in Senato al decreto Gelmini. Il dirigente scolastico, Salvatore Simoncini osserva: «È uno degli aspetti di una serie di decreti che coinvolgono la scuola. Ciò che ci preoccupa è il piano programmatico legato alla Finanziaria. È qui che si pone il rischio per l’autonomia degli istituti professionali. In questo senso, vedremo come si svilupperanno le proteste nei prossimi giorni. Mi auguro – ha aggiunto Simoncini – che siano sempre scelte rispettose anche della continuità didattica».
Per gli istituti professionali la partita di fatto è tutta aperta. Entro il 30 novembre saranno decisi gli eventuali accorpamenti degli istituti, in vigore dal prossimo anno scolastico, alla luce del parametro di autonomia fissato in 500 iscrizioni.
«È un percorso complesso e articolato – ha continuato il dirigente scolastico -. Il susseguirsi di provvedimenti e decreti sta rendendo davvero difficile comprendere cosa potrà accadere agli istituti professionali.
«Non si può certo lavorare in questo modo – ha proseguito -. Ci troviamo nelle condizioni in cui non sappiamo neppure spiegare ai ragazzi e ai loro genitori quali saranno gli indirizzi e soprattutto dove verranno garantiti».
Mobilitazione dunque dagli ampi orizzonti. Gonfia di preoccupazioni e di incognite, con le quali gli studenti si dovranno ancora misurare. (la.bo.) 
 
SCIOPERO  
La media Randaccio oggi resta chiusa
 
 
La media Randaccio di via Canaletto oggi rimane chiusa. È previsto lo sciopero proclamato da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, le principali organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore scolastico. Si profila massiccia l’adesione del personale docente e non docente. Le scuole primarie e medie potrebbero pertanto essere quasi o del tutto chiuse nella giornata odierna. 
 
PROFESSIONALE  
Elezioni regolari per rinnovare gli organi collegiali
 
  
Rispettate le elezioni dei rappresentanti degli organi collegiali della scuola. Ieri al Polo Professionale di via Baden Powell, in autogestione, ha espletato le operazioni di voto, durante la prima ora di lezione. Quindi, gli studenti hanno continuato l’attività culturale, di dibattito e di confronto, prendendo in considerazione anche le prospettive future e le eventuali forme di mobilitazione.
 

Messaggero Veneto, 30 ottobre 2008 
 

Monfalcone. Lettera aperta degli studenti del liceo Buonarroti che anche ieri hanno proseguito l’occupazione dell’istituto contro il decreto Gelmini  
«Rivendichiamo il diritto allo studio»  
Aperta la succursale di via Bonavia per garantire il regolare svolgimento delle lezioni
 
 
MONFALCONE. «Il nostro nome non è importante. Noi siamo nessuno, noi siamo chiunque. Abbiamo sempre pensato che le cose mutassero dall’interno. Siamo figli di una generazione che non crede nel ’68, che ha perso l’illusione di poter riformare la società da fuori e non da dentro. Eppure giunge un momento in cui la testa va sollevata. Ma ha valore la dignità di qualcuno che non esiste? No, e lo sappiamo, ma ci guardiamo intorno e vediamo che nessuno ha gli occhi volti al cielo e capiamo che il nostro nome non è Nessuno, bensì Chiunque. Ma le cose non cambiano. L’opinione di chiunque è l’opinione della massa, non di qualcuno di importante. Chiunque serba in sé la consapevolezza che esistono momenti in cui la storia pretende che, a tutela di un diritto, si calpesti lo stesso diritto. Tale atto può essere giustificato solo dal perseguimento di un obiettivo valido. Riteniamo che ci siano stati strappati i mezzi per affrontare un futuro migliore. Il diritto allo studio pretende il sacrificio del diritto stesso, perché il nostro futuro non è in vendita». Replicano così, con una lettera aperta, gli studenti del liceo Buonarroti, che stanno occupando la scuola da martedì mattina per protesta contro il decreto Gelmini, a quelle persone, tra cui anche altri studenti, che non condividono la loro iniziativa e che hanno lamentato il fatto che, così, si sia leso il diritto allo studio di chi invece voleva continuare l’attività didattica.
In realtà, oltre alla lettera aperta, ieri, per garantire il regolare svolgimento delle lezioni per tutti coloro che non condividono la forma di protesta è stata messa a disposizione la sede succursale di via Bonavia, dove appunto si sono svolte normali attività didattiche. In via Matteotti invece è continuata l’occupazione e dopo una notte che ha visto dormire negli spazi del liceo, circa una sessantina di persone, ieri mattina a scuola sono rientrate oltre 200 persone: sono state quindi svolte attività di dibattito, confronto, visione di film sulle occupazioni e proteste studentesche, jam session di musica. L’intenzione è di sospendere oggi l’occupazione per partecipare alle manifestazioni di Gorizia o Trieste. Per i prossimi giorni si deciderà. In merito alle voci di dissenso sulla loro protesta, gli studenti hanno ricordato che nella prima assemblea autogestita di sabato «nessuno si è espresso a favore della riforma, avrebbero potuto farlo allora, invece nessuno a parlato» e hanno spiegato come l’astensione delle lezioni sabato e lunedì è stata pari all’80%. «Forti di questa base, abbiamo preso la decisione di occupare l’istituto, dopo aver posto ai voti la proposta e non senza le dovute precauzione a tutela dell’edificio scolastico. L’occupazione è un atto consapevole con il quale vogliamo manifestare il nostro dissenso nei confronti delle misure adottate dal Governo» dicono, spiegando come già alle 21.30 martedì sera si sia fatto silenzio e come, dopo aver cenato a pizza, si sia provveduto alla pulizia degli spazi, cosa che hanno fatto anche ieri sera «perché la nostra è una manifestazione pacifica, per il bene e nel rispetto della scuola». (c.v.)
 
Istituto professionale, avanti con assemblee e autogestione 
 
MONFALCONE. Mentre prosegue l’occupazione del liceo scientifico, gli studenti dell’istituto professionale di Monfalcone continuano con l’autogestione e le assemblee permanenti. Oggi, come i loro colleghi, parteciperanno alle manifestazioni di protesta di Gorizia o Trieste, «ma molti – dicono – sono già partiti per raggiungere Roma» e stanno anche organizzando un programma concreto e preciso per i prossimi giorni, un programma che coinvolgerà tutti gli studenti. «Vogliamo organizzare spazi, che gestiremo noi, in cui parlare e dibattere della riforma, di che cos’è un’occupazione (non sappiamo se la faremo o meno), in cui guardare film sul tema delle occupazioni, ma anche preparare gli striscioni per le eventuali manifestazioni» spiegano ricordando che nella scuola si sono anche svolte regolarmente le lezioni per chi voleva proseguire l’attività didattica, «perché nessuno obbliga nessuno a fare ciò che non vuole».
Preoccupato il dirigente dell’istituto Salvatore Simoncini, non tanto per la protesta dei suoi studenti che «finché si svolge in forma civile non crea problemi. Se organizzeranno altre forme di lotta, mi auguro verrà comunque garantita l’attività didattica», ma per gli effetti che potrebbe avere la riforma scolastica.
«Quella approvata oggi (ieri per chi legge ndr) è solo una parte dei decreti che riguardano la scuola primaria. Nel piano programmatico legato alla Finanziaria c’è la parte che potrebbe mettere a rischio le scuole professionali, visto che lì saranno previsti gli eventuali accorpamenti per le scuole che non hanno i numeri tali da garantire l’autonomia. È prevedibile – conclude – che, visto che tali accorpamenti saranno decisi entro la fine di novembre, a metà del prossimo mese si sviluppi una nuova fase della protesta».

Il Piccolo, 29 ottobre 2008 
 
LA PROTESTA DEGLI STUDENTI  
Il «Buonarroti» occupato all’alba  
Porte chiuse a un gruppo di ragazzi di Budapest in visita. Controlli della Polizia
 
 
di LAURA BORSANI
«Liceo occupato»: lo striscione campeggiava ieri mattina, appeso sulla facciata principale del Buonarroti. Gli studenti, alla fine, hanno deciso: istituto occupato fino almeno a domani. Per poi partecipare, giovedì, allo sciopero generale. Si alza il tiro, dunque, nella battaglia contro la riforma Gelmini. Scandendo nuovi slogan: «Se riducete la scuola come un cesso, non lamentatevi se lo trovate occupato». I ragazzi si sono presentati ieri mattina alle 6.30, come convenuto, e hanno stabilito sul momento di procedere con l’«operazione-lucchetti». Un’allestimento organizzativo «in progress», tenendo conto delle istanze di quanti volevano aderire all’occupazione. Avanti dunque con i sacchi a pelo e il rifornimento alimentare. «Considerato l’alto numero di adesioni riscontrato – hanno spiegato ieri a istituto ormai ”blindato” e la Polizia fuori a vigilare – i rappresentanti d’istituto, assieme agli organizzatori, hanno deciso di occupare la scuoal». Lucchetti ai cancelli, dunque, i ragazzi si sono assunti in toto la responsabilità di gestire, per due giorni e due notti, il sito scolastico. Gli studenti hanno anche affrontato un colloquio con la dirigente scolastica, Isabella Minon, esponendo i motivi della decisione assunta. Porte chiuse a tutti. Derogando sulla sola presenza della dirigente scolastica e di due operatori di segreteria. «La preside – hanno osservato i ragazzi – doveva preparare una richiesta di finanziamento per i lavori all’edificio scolastico, pertanto l’abbiamo lasciata entrare». Un’eccezione accordata «proprio per le necessità e il bene della scuola». Perchè l’interdizione è totale. Gli insegnanti che ieri mattina si sono regolarmente presentati a scuola, d’accordo o meno sull’occupazione, hanno fatto rientro a casa davanti ai cancelli chiusi. Porte chiuse anche a un gruppo di 25 studenti ungheresi, giunti ieri mattina a Monfalcone, per ricambiare la visita effettuata dai liceali del coro, ospiti a Budapest. Una visita già programmata, ma risoltasi con una gita turistica a Trieste. Motivo di discussione anche quando una docente s’è presentata davanti ai cancelli chiusi chiedendo di poter entrare per ritirare un mazzo di chiavi della propria abitazione: sarebbe potuta entrare in sala professori eventualmente e solo accompagnata. Occupazione dunque decisa ed eseguita il tempo di «contarsi». Già, ma quanti? E qui si è aperta la forbice dei numeri. Con i liceali occupanti a quantificare una partecipazione di massima di circa 300 studenti, compresi i ragazzi minorenni, opportunamente autorizzati dai genitori, parte dei quali solo per la permanenza giornaliera nell’edificio. Fuori, i compagni «dissenzienti», che hanno preso le distanze da una modalità operativa non condivisa, snocciolavano cifre inferiori, tra i 100 e i 200 partecipanti.
Riservandosi tuttavia di fare i conti precisi, i portavoce dell’occupazione hanno comunque sottolineato: «Questa azione non è fine a se stessa. La nostra volontà non è quella di danneggiare la scuola, come pure il diritto allo studio e all’esercizio dell’attività docente e scolastica. Vogliamo lottare, anche attraverso questa scelta di impatto, proprio in nome del diritto allo studio e alla buona formazione. Per tutti. Qui dentro c’è più di metà scuola. Rappresentiamo il 50% più uno, che in democrazia significa maggioranza». Cifre orientative, dunque, a fronte di una popolazione liceale complessiva di 528 studenti, divisi in 24 classi, compresa la succursale di via Bonavia.
Due giorni e due notti di mobilitazione. Di dibattiti, attività culturali, formative e ricreative. Già in mattinata ieri gli studenti hanno steso una lettera da inviare al ministro Gelmini e da consegnare agli organi di informazione. È stato anche costituito un gruppo di lavoro. Occupazione programmata anche sotto il profilo operativo: «I rappresentanti d’istituto e gli organizzatori – hanno spiegato gli studenti – assieme a un organo di sorveglianza, provvedono a garantire il rispetto di uno specifico regolamento elaborato in funzione dell’occupazione. Condizione necessaria e urgente è inoltre il mantenimento dell’ordine e del decoro dell’istituto, restituendolo alla fine in perfette condizioni. Lo abbiamo assicurato anche alla preside e alla Polizia. Non può che essere altrimenti, visto che stiamo lottando per il bene della scuola». Il Liceo quindi «apripista»: «Speriamo – hanno continuato i ragazzi – di rappresentare un esempio per gli altri compagni, anche delle altre scuole». Si dorme in palestra e si lavora, anche con attività formative diverse, è stato spiegato, tra le quali la visione di documentari e di film impegnati, nel pomeriggio. Ma cosa ne pensano i vostri insegnanti? «Abbiamo parlato con loro – hanno risposto i ragazzi -. Istituzionalmente, non possono appoggiare questa scelta, ma sappiamo che sono con noi per questa lotta. Non condividono forse il mezzo, ma certamente il fine. È ciò che alla fine ci preme: far capire le preoccupazioni per il nostro futuro». 
 
IL PRESIDE: «COMPORTAMENTO CIVILE»  
L’ISTITUTO  
Al Professionale in autogestione garantite anche le lezioni in classe 
Con la riforma laboratori a rischio
 
  
Giornata al Polo professionale nel segno dell’autogestione. Ritmi dunque cadenzati dall’orario scolastico. Nell’edificio di via Baden Powell ieri s’è concentrata l’attività, raccogliendo i ragazzi di tutte e tre le sedi. Porte aperte anche agli insegnanti. Che in mattinata hanno partecipato in aula magna a un’assemblea sindacale dello Snals. Mentre nelle classi ferveva il lavoro di gruppo. Conclusa l’assemblea dei docenti, i ragazzi hanno «preso possesso» dell’aula magna per insediare un’assemblea permanente.
Il dirigente scolastico Salvatore Simoncini osservava l’animazione studentesca mantenendo il rispetto della libertà di espressione dei ragazzi. «Finchè si muovono in termini civili – ha spiegato il dirigente -, garantendo il diritto allo studio e all’insegnamento, è accettabile».
Ieri mattina non sono neppure mancate le lezioni in classe, come quelle impartite agli studenti stranieri, alle prese con l’apprendimento della lingua italiana.
Ma cosa ne pensa il «preside» di questo decreto Gelmini? «Me lo hanno chiesto anche gli studenti – ha risposto Simoncini -. Ci sono aspetti della riforma condivisibili, altri invece andrebbero corretti attraverso il confronto con gli operatori scolastici». Il dirigente non lo ha sottaciuto: «Sul futuro degli istituti professionali grava una grande incognita. Questa scuola non svolge solo un’azione educativa, ma anche sociale e si rivolge altresì a studenti disabili e stranieri. Siamo molto preoccupati per il destino di questi istituti». Un controsenso su tutto: l’ipotizzata soppressione dei laboratori che rischia di vanificare la funzione formativa propria di un istituto professionale. Scindere la teoria dalla pratica è un po’ come togliere dalle mani di un operatore tecnico-professionale gli strumenti del mestiere.
Il dirigente scolastico ieri ha ricordato agli studenti l’appuntamento improcrastinabile delle elezioni dei rappresentanti degli organi collegiali, previsto per oggi e per tutte le scuole italiane, come da normativa. Un appuntamento evidentemente importante: «Perdere questa occasione – ha detto Simoncini – andrebbe a discapito della partecipazione e della rappresentatività dei ragazzi nella scuola».
L’attività studentesca ieri mattina ferveva su più livelli. Per valutare, soppesare e decidere sul da farsi. Occupazione? «L’orientamento – ha spiegato uno studente mentre si dava avvio all’assemblea in aula magna – è quello di non occupare almeno fino a giovedì (domani, ndr)». Se occupazione ci sarà, l’unica sede di riferimento sarà quella principale di via Baden Powell. In serata la conferma: oggi si replica con l’autogestione, valutando un’eventuale occupazione. Se ne parla, comunque, dopo giovedì. 
 
PREVISTA UN’ELEVATA ADESIONE ALLO SCIOPERO  
E domani scuole a rischio di chiusura
 
 
Si preannuncia massiccia l’adesione del personale docente e non docente delle scuole di Monfalcone allo sciopero proclamato domani da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, cioé le principali organizzazioni dei lavoratori del settore. Le scuole primarie e medie domani rischiano quindi di essere quasi del tutto chiuse. In questi giorni, intanto, si è tenuta una serie di assemblee del personale nei diversi istituti cittadini, l’ultima ieri nella scuola media di via Canaletto. L’assemblea degli insegnanti e del personale non docente dell’istituto comprensivo Randaccio è stata molto partecipata, producendo alla fine un documento in cui i lavoratori, all’unanimità, esprimono tutta la loro preoccupazione per le conseguenze dei provvedimenti legislativi del Governo, sul diritto allo studio e sulla qualità dell’offerta formativa della scuola pubblica statale. I lavoratori dell’istituto comprensivo ricordano innanzitutto cosa comportano le disposizioni ministeriali e cioé il ritorno del maestro unico nella scuola primaria, la riduzione del tempo-scuola per tutti gli ordini e gradi, la chiusura delle piccole scuole, il consistente aumento del rapporto alunni per insegnante e i tagli al personale docente e non docente, «compromettendo la qualità dei servizi essenziali e l’offerta formativa». Secondo i lavoratori del comprensivo Randaccio, che include la materna e l’elementare di largo Isonzo, a correre il rischio più alto sono i bambini della scuola dell’infanzia e primaria. «Il maestro unico tuttologo non può essere una risposta adeguata – affermano i lavoratori – ai bisogni di formazione della moderna società e di un’infanzia inserita sempre più in un articolato sistema di relazioni». Lo smantellamento dell’attuale organizzazione scolastica inoltre «porterebbe, nelle scuole primaria e secondaria di primo grado, all’impossibilità di attuare una didattica volta all’integrazione, al recupero, all’arricchimento dell’offerta formativa, possibile solo con la presenza di un’equipe pedagogica adeguata». I lavoratori della scuola raccolgono intanto la solidarietà dei Comunisti italiani, che si dicono pienamente partecipi con le ragioni della protesta che sta dilagando contro il Decreto Gelmini. Il PdCi aderisce quindi, spiega il segretario provinciale Alessandro Perrone, allo sciopero di domani. «Siamo, quindi, con gli studenti, che hanno diritto a un sapere più qualificato – aggiunge Perrone -, a strutture decorose, a servizi adeguati. Stiamo con i docenti che chiedono un lavoro non precario, che vogliono aggiornamento e formazione. E siamo con i genitori che chiedono non tagli, ma più risorse e meglio utilizzate per la scuola pubblica».
 
ALCUNI VOLEVANO LIMITARE LA PROTESTA ALL’AUTOGESTIONE  
Occupazione, spunta il dissenso tra i liceali  
Guerra di cifre: «Dicono di essere in trecento, in realtà non sono più di duecento»
 
 
Gli occupanti dicono che sono in trecento. I «dissenzienti dell’occupazione», invece, sostengono che forse non arrivano neppure a duecento presenze. Ieri mattina, fuori dai cancelli del liceo scientifico Buonarroti, in via Matteotti, c’era anche chi con l’occupazione «non si ritrova». Certo, hanno spiegato gli studenti, rispettiamo la pluralità delle idee, benvengano. Rispettiamo pure la diversità di vedute sulle modalità di portare avanti la battaglia. Ma questi liceali non se la sono sentita di aderire a ciò che hanno considerato una «forzatura» non così necessaria. «Premesso che rimane il rispetto delle idee e che è importante far emergere i diversi punti di vista – hanno spiegato gli studenti fuori dal liceo scientifico cittadino -, per noi questa non è una occupazione al cento per cento. C’è anche la preside dentro l’istituto.
«Già l’altra mattina – aggiungono -, nel corso dell’assemblea svoltasi all’Area verde si era stabilita la linea dell’occupazione. Ma le posizioni non sono univoche. Non tutti la pensano allo stesso modo. Stamattina sono arrivati i professori e se ne sono dovuti andare a casa».
I «dissenzienti» lo hanno poi fatto notare: attenzione, qui si rischia di ledere il diritto allo studio. «Ci sono stati ragazzi – hanno spiegato – che, dopo aver studiato intensamente, oggi non hanno avuto la possibilità di fare i compiti. Sono saltati molti compiti in classe. È un danno per la regolarità delle lezioni».
Visioni diverse anche sugli stessi contenuti del decreto Gelmini, che oggi approderà in Senato per la definitiva approvazione. C’è chi condivide la lotta contro questa riforma voluta dal governo, ma non il metodo assunto attraverso l’occupazione del liceo scientifico. «Era meglio continuare nell’autogestione – ha osservato una ragazza -, è meno ”invasiva” e consente anche agli altri studenti di poter seguire l’attività scolastica».
C’è chi, ancora, mette in discussione tutto di questa battaglia, professandosi invece a favore del decreto Gelmini. «Non ci sentiamo danneggiati dalla riforma – ha spiegato più di uno studente -. Nel decreto ci sono più aspetti e sfumature da considerare. Anche i tagli ai dipendenti, per alcuni aspetti, specie riguardo al personale Ata, sono ragionevoli perchè razionalizzano e selezionano la forza lavoro».
E ancora: «Sinceramente – ha aggiunto un altro studente – non sono d’accordo con questa occupazione. Ci sono stati molti studenti che non si sono neppure presentati a scuola». I ragazzi fuori dai cancelli lo hanno sottolineato: «Più della metà degli studenti è rimasta fuori, oppure se n’è stata a casa».
Lo hanno anche fatto notare: non è piaciuta l’opera informativa messa in atto, «persuasiva» nei confronti degli studenti più giovani. «Ci sono ragazzi – ha aggiunto una studentessa – che considerano questa faccenda dell’occupazione come un gioco, prendendo alla leggera la questione. E c’è anche chi lo fa perchè va bene così».
Pareri diversi, ma c’è anche la consapevolezza che, se messaggio si deve lanciare, deve poter avere la forza dell’efficacia. «La comunicazione – hanno infatti osservato i ragazzi – è essenziale. È importante il dialogo e il confronto perchè diversamente rischia di diventare controproducente per tutti».
Studenti dentro, studenti fuori. Al Professionale porte aperte ieri mattina e autogestione. L’aula magna che ora accoglieva un’assemblea sindacale dei docenti, ora invece un’assemblea studentesca. Con i ragazzi a valutare e approfondire i contenuti della riforma e a ponderare i metodi più opportuni da assumere considerando che l’occupazione non è un impegno facile da sostenere, sia dal punto di vista logistico, sia sotto il profilo delle responsabilità che questa azione comunque comporta. (la.bo.) 
 
INIZIATA L’AUTOGESTIONE  
All’Iti-Itc la tattica della sorpresa  
Deciderà l’assemblea giorno per giorno. Ragazza colta da lieve malore 
Solo una decina i ragazzi che si sono recati in aula a lezione
 
 
Continuare con le lezioni autogestite, oppure passare al livello superiore della protesta, occupando la scuola. È il dilemma dibattuto per tutta la mattinata di ieri dagli studenti dell’Istituto tecnico commerciale e industriale Einaudi-Marconi di Staranzano, riuniti nell’aula magna dell’istituto durante l’assemblea autogestita per protestare contro il decreto Gelmini, che oggi dovrebbe essere convertito in legge al Senato, nonostante l’onda lunga delle manifestazioni in tante città italiane. Per domani, invece, allo sciopero generale della scuola, è prevista anche l’adesione di quasi tutti i docenti dell’Iti-Itc. Un’assemblea responsabile ma serrata, quella vissuta ieri che ha rimarcato le difficoltà che sta attraversando in queste ore il popolo studentesco. C’è stato anche un attimo di apprensione per un leggero malore che ha colto una ragazza di terza che si è accasciata a terra per un improvviso calo di pressione, facendo temere il peggio. Per fortuna la giovane studentessa si è ripresa nel giro di una decina di minuti e non c’è stato neanche bisogno dell’intervento del 118.
L’assemblea è stata seguita in pratica dal 99% degli studenti, calcolando che una minima parte di essi (forse una decina) si sono presentati regolarmente nelle aule per le lezioni. Nella discussione è emersa una frammentazione di opinioni e la formazione di due schieramenti su come proseguire nella lotta. Se continuare l’autogestione o cominciare l’occupazione della scuola. Vista la diversità di opinioni, l’assemblea ha stabilito, pertanto, di mettere in atto le azioni giorno per giorno «a sorpresa» e senza abbassare la guardia della protesta.
Le intenzioni dell’autogestione erano ampiamente sintetizzate nello slogan sullo striscione che campeggiava sui cancelli dell’istituto che diceva: «E ora provate a fermarci». Ma in un comunicato diffuso prima dell’incontro, gli studenti hanno ribadito che qualsiasi decisione, doveva essere presa a larga maggioranza senza farsi trascinare da altre situazioni esterne. Infatti, tenendo conto dell’autonoma capacità di iniziativa, l’esperienza di vivere un’autogestione andava vista con favore dalla scuola, nell’ambito di in uno spirito di fiducia e reprimendo le apprensioni della vigilia.
«Questa autogestione promossa dagli studenti dell’Einaudi-Marconi – si dice nella motivazione – è provocata da diverse cause. Da due settimane, alcune scuole hanno preso la decisione di procedere all’occupazione. Noi abbiamo preferito non partecipare direttamente alla loro protesta, ma abbiamo sentito il bisogno di discutere collettivamente dei problemi scolastici a livello statale e dei nostri interni della scuola, cercando di trovare le soluzioni».
Tutto, comunque, si è svolto nella massima correttezza e regolarità, rispettando gli orari stabiliti nel programma della giornata. Alle 7.55, infatti, dopo l’appello e l’opzione degli studenti sulla permanenza in classe o per l’autogestione, tutti si sono trasferiti in auditorium.
Quindi c’è stato un dibattito preparatorio all’incontro successivo con la presenza di un rappresentante del sindacato degli studenti Uds (Unione degli studenti), il quale ha illustrato i rischi della riforma e i pericoli che corrono le scuole dell’area monfalconese, dove sono previsti accorpamenti fra classi e istituti e cancellazione di indirizzi.
Ciro Vitiello 
 
DOMANI  
Insegnanti tecnici presenti al corteo nella capitale
 
 
Il Coordinamento nazionale Itp (Insegnanti tecnico-pratici) sarà presente domani a Roma, per partecipare allo sciopero generale della scuola. Ci saranno anche i rappresentanti regionali del coordinamento che sfileranno accompagnati da uno striscione di 4 metri con lo slogan «No Itp, no laboratori», perchè «stanno penalizzando pesantemente la prestazione laboratoriale». 
 
SCIENTIFICO  
Ingresso consentito alla preside
 
 
Cancelli chiusi ieri al Liceo di via Matteotti. È scattata l’occupazione degli studenti. Un’ampio striscione lo comunica alla città, appeso sulla facciata principale dell’edificio. Ieri, tuttavia, la dirigente scolastica ha fatto ingresso nella struttura. «È stata fatta entrare – hanno spiegato gli studenti – perchè doveva preparare una richiesta di finanzimento per i lavori della scuola». 
 
MANIFESTAZIONE A RONCHI  
In 300 alla fiaccolata anti-riforma
 
 
Alla fine il maltempo ha concesso una tregua e non meno di 300 persone si sono date appuntamento, ieri sera a Ronchi dei Legionari, per la fiaccolata indetta dal coordinamento isontino in difesa della scuola pubblica contro il decreto del ministro Gelmini.
Insegnanti, genitori, bambini, amministratori locali, esponenti politici e sindacali: tutti con una fiaccola o con una semplice candela in mano per illuminare un orizzonte che non si prospetta sereno per quel che riguarda la scuola pubblica. E a Ronchi dei Legionari ideale è stato il collegamento tra la scuola di lingua italiana e quella slovena, a rischio più che mai, oggi, se dovesse andare in porto in disegno del governo. L’obiettivo degli organizzatori e di chi, pacificamente, ha voluto far vedere la sua presenza lungo le strade della città, era quello di allungare la lunga scia di iniziative che in tutta Italia, nello stesso momento, erano state proposte contro quella che viene considerata un’ora funesta per la scuola italiana. «È una manifestazione riuscita – ha detto il consigliere regionale Roberto Antonaz – che testimonia l’interesse diffuso che esiste tra la gente e la preoccupazione per il taglio di posti di lavoro e per il venir meno dell’offerta formativa. Si vuol rivedere il settore senza assegnare risorse e nella nostra provincia rischiano molte scuole. Di sparire per sempre». Con il maestro unico a pieno regime nell’Isontino spariranno in cinque anni 150 insegnanti. Ecco perché la Flc-Cgil chiede di aderire in massa allo sciopero di domani. A sfilare anche il coordinamento nazionale docenti di laboratorio, il quale mette a rischio l’impoverimento degli istituti tecnici e professionali. Tra i presenti anche il vicesindaco di Ronchi dei Legionari, Marina Cuzzi, la quale ha ribadito il sostegno della giunta a fianco di chi, in queste ore, si batte contro il provvedimento del ministro Gelmini. «Qualcosa – ha detto – che mette a rischio anche la continuità didattica delle nostre scuole locali».
Luca Perrino 
 
Messaggero Veneto, 29 ottobre 2008 
 
Gli studenti del liceo occupano l’istituto  
Fino a stasera sarà impedito l’accesso agli “estranei”. Striscioni di protesta appesi all’edificio 
MONFALCONE 
 
MONFALCONE. Sale la protesta degli studenti monfalconesi. Mentre il polo professionale e l’istituto Einaudi-Marconi, dopo la grande assemblea di lunedì mattina, ieri hanno deciso di procedere con l’autogestione e assemblee permanenti, consentendo il proseguimento dell’attività didattica (in particolare al professionale sono proseguiti i corsi di italiano per gli studenti stranieri), gli studenti del polo liceale hanno occupato l’istituto e rimarranno all’interno, impedendo l’accesso a qualsiasi persona “estranea” e non studente, almeno fino a stasera.
L’intenzione è quindi quella di partecipare domani, tutti assieme, alla manifestazione di Gorizia. Poi ,forse, venerdì potrebbero scattare altre iniziative, forse altre occupazioni anche in altri istituti. «Se riducete la scuola come un cesso, poi non lamentatevi se lo trovate occupato» hanno scritto su uno striscione esposto alle finestre, accanto a cui hanno anche scritto “Liceo occupato”. L’occupazione è scattata ieri mattina alle 6.30: dopo essersi trovati numerosi davanti alla scuola in via Matteotti e aver appurato che prevaleva l’intenzione dell’occupazione è stato deciso di procedere. Diversi i numeri forniti in merito all’occupazione: per gli studenti asserragliati nel liceo ben 300 sarebbero gli aderenti, mentre secondo chi è rimasto fuori, non condividendo la forma di protesta, gli occupanti sarebbe meno di 200.
L’iniziativa è stata organizzata comunque con criterio: sono state organizzate attività di riflessione e confronto ed è stato creato un gruppo di sorveglianza che impedisce a chiunque di entrare e soprattutto che all’interno della scuola non vengano portate bevande alcoliche.
«Inoltre quando usciremo intendiamo pulire tutto e lasciare gli spazi come li abbiamo trovati. Questa è una manifestazione pacifica – dicono – che ha come obiettivo il nostro bene futuro, il nostro diritto allo studio, il ritiro di una riforma che distruggerà la scuola. Chi obietta che abbiamo leso il diritto allo studio non ha capito ciò che stiamo facendo». Ma fuori del cancello c’è un gruppo di studenti delle quarte e quinte che non condivide queste affermazioni. «È importante che tutte le idee vengano ascoltate. È un loro diritto manifestare, ma è anche nostro diritto studiare. Tanti oggi non si sono presentati davanti a scuola per non sentirsi urlare “vergogna!” se non avessero aderito alla protesta» dicono. Tra questi c’è anche chi ritiene che la riforma abbia il suo valore e che il decreto legge non deve essere ritirato. Al professionale, i ragazzi hanno promosso un’assemblea permanente, consentendo che prima si svolgesse l’assemblea sindacale dello Snals insegnanti e invitando, poi, a intervenire il dirigente di istituto Salvatore Simoncini. «Finché si muovono in modo civile, garantendo il diritto di chi vuole studiare e insegnare, credo che la protesta sia accettabile – dice –. In merito alla riforma credo che alcuni aspetti siano condivisibili, altri dovrebbero essere rivisti in un confronto con gli operatori del settore. Il futuro degli istituti professionali è una grossa incognita, eppure hanno svolto una forte azione educatrice e sociale». In serata poi a Ronchi si è svolta la fiaccolata organizzata dal Coordinamento isontino in difesa della scuola. (c.v.)

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