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Il Piccolo, 29 aprile 2010
 
Bassa soglia, scongiurata la chiusura 
Prorogata al 30 giugno la convenzione con ”Entrata libera”. Poi la gara per l’appalto
Sempre più numerose le persone in difficoltà che si rivolgono al servizio

 
Il Centro a bassa soglia di via Natisone rimane aperto. Lo fa, però, ancora una volta grazie a una proroga in extremis della convenzione con l’associazione che gestisce il servizio decisa dall’amministrazione comunale di Monfalcone. Il passaggio del Centro a bassa soglia, che negli ultimi mesi ha visto aumentare gli utenti a causa delle ripercussioni della crisi sui livelli occupazionali, tra i servizi dell’Ambio socio-assistenziale Basso Isontino è stato del resto rinviato, facendo ulteriormente slittare il consolidamento dell’attività svolta in via Natisone. Nonostante l’avvicinarsi della scadenza della convenzione, fissata per domani, non sono serviti a raggiungere l’obiettivo nè i numerosi incontri sia a livello tecnico sia politico degli organismi e strutture dell’Ambito, nè l’approvazione da parte dell’Assemblea dei sindaci, tra le linee di indirizzo per il bilancio 2010, anche di un progetto per le dipendenze, di cui il Centro a bassa soglia è parte, progetto da avviarsi in stretta collaborazione con l’Azienda sanitaria. Così non è stata ancora espletata la procedura di gara necessaria a dotare di una gestione stabile il centro di via Natisone.
A incidere, come afferma la giunta comunale di Monfalcone nella delibera con cui si è deciso di prorogare l’incarico all’associazione Nuova entrata libera, di fatto è stato il “dissenso” del Comune di Fogliano Redipuglia, che ha comunicato di non voler aderire al progetto già  approvato dai Comuni soci dell’Ambito. “Ciò purtroppo ha creato problemi, oltre che di riconsiderazione dei rapporti tra Comuni e della relativa compartecipazione – afferma l’amministrazione monfalconese -, anche interpretativi sul piano giuridico».
Vista la situazione di stallo creatasi, per non rischiare di chiudere il servizio, l’amministrazione Pizzolitto ha deciso di prorogare la convenzione con Nuova entrata libera fino al 30 giugno, avviando comunque le procedure per riaffidare il servizio, con gara, nelle attuali modalità. «Nel momento in cui si saranno determinate le condizioni per l’assunzione del servizio da parte dell’Ambito – conclude la giunta Pizzolitto -, le modalità per l’estensione delle prestazioni, sia per tipologia sia per territorio, verrà valutata in quella sede». (la. bl.)

Il Piccolo, 08 luglio 2010
 
RIAFFIDATA LA GESTIONE 
Centro anti-emarginazione scongiurata la chiusura

Il Centro a bassa soglia di via Natisone non chiude e non lo farà nemmeno in futuro. E’ questo l’impegno dell’amministrazione comunale di Monfalcone, dopo che latrasformazione del Centro in servizio dell’Ambito socio-assistenziale Basso Isontino è stata stoppata dalla mancata adesione del Comune di Fogliano Redipuglia al progetto. In attesa di procedere alla gara che dall’autunno darà stabilità al Centro a bassa soglia, gestito da Monfalcone in collaborazione con l’Azienda sanitaria, l’amministrazione ha assegnato per quattro mesi la conduzione della struttura all’associazione Nuova entrata libera. «Non si tratta di una proroga – specifica l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -, perché siamo arrivati all’individuazione del gestore attraverso la comparazione delle offerte di tre realtà associative attive sul territorio». Entro ottobre, l’amministrazione procederà però appunto alla gara per assegnare l’incarico per un periodo decisamente maggiore. «Nello stesso tempo stiamo già predisponendo la convenzione con i Comuni del mandamento che credono nell’utilità del servizio anche per la propria comunità, aggiunge l’assessore Morsolin, che ricorda, comunque, come gli utilizzatori del centro, non siano solo monfalconesi. Il Centro a bassa soglia eroga circa 2500 pasti l’anno a 120 utenti provenienti da Monfalcone, ma anche da Ronchi, Staranzano, Grado, Gorizia, San Canzian, Fogliano Redipuglia, Sagrado, con una presenza del 30% di immigrati. Il Centro svolge un lavoro di mediazione sociale, fornisce un servizio pasto, doccia e lavanderia, e, attraverso la presenza di operatori di strada, facilita percorsi di accesso ai servizi a tutta una tipologia di utenza multiproblematica, che per diversi motivi se ne è allontanata. «Il progetto che era stato condiviso con tutte le amministrazione del mandamento – sottolinea l’assessore alle Politiche sociali – non prevedeva fra l’altro solo l’attività del Centro, ma anche quella di una serie di operatori che sarebbero stati presenti sul territorio, nei singoli comuni». Il centro, comunque, non chiude, soprattutto in un momento di crisi che ha provocato un aumento dell’utenza giornaliera della struttura, passata da una ventina a una trentina di persone.

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Monfalcone, 25 marzo 2010 

Operazione blu ritorno al futuro
Si va verso la conferma di ciò che fu denunciato un anno fa

L’udienza preliminare per il processo dell’operazione blu, che si è tenuta lo scorso 16 marzo al Tribunale di Gorizia, ha portato a risultati tanto attesi quanto previsti.Era chiaro, ad un anno di distanza dagli arresti che hanno costretto diversi attivisti dell’Officina sociale di via Natisone a due settimane di reclusione, che sancire e ridicolizzare il “grossolano errore” della questura goriziana con l’archiviazione totale del caso sarebbe stato inaccettabilmente eclatante e avrebbe ulteriormente compromesso l’immagine già troppo lesa degli inquirenti. È in quest’ottica che il proscioglimento, totale o parziale, di molti imputati, ha provato l’ennesimo ridimensionamento delle accuse e di tutto il teorema incriminatorio imbastito dal Pm Marco Panzeri insieme alla Squadra mobile del Commissariato e del nucleo operativo dei carabinieri di Monfalcone.A conti fatti, la definitiva archiviazione dell’art. 79 della legge sugli stupefacenti non è un particolare di poco conto: si trattava infatti dell’imputazione principale, la cornice in cui si iscriveva il quadro probatorio dellesupposte condotte illecite di spaccio e cessione di sostanze stupefacenti.
Invece, diversi attivisti sono stati prosciolti proprio dall’accusa “…di aver adibito dei luoghi di propria pertinenza al consumo e al traffico di sostanze stupefacenti..”; accusa che riguardava in particolare lo spazio autogestito dell’officina sociale e alcune case auto-assegnate. È fallito dunque il tentativo generalizzato di criminalizzare gli spazi sociali e le migliaia di persone che in questi anni hanno frequentato l’Officina rendendola viva e attiva sul territorio. Il giorno degli arresti le cronache locali non lanciavano solo a caratteri cubitali nomi e ipotesi di reato, ma anche, riportando quasi alla lettera l’ordinanza di carcerazione, sancivano lo spazio sociale come nodo nevralgico del narcotraffico di tutta la provincia. Eppure adesso il giudice per l’udienza preliminare ha definitamente sentenziato che tale circostanza, oltre a non emergere in nessun riscontro materiale, non corrisponde al vero.
É stata inoltre disposta l’apertura del processo vero e proprio, che si terrà il prossimo 16 luglio: quel giorno i 13 imputati rimasti, tutti militanti dell’officina sociale e soggetti attivi nella realtà politico-culturale del territorio, dovranno rispondere di singole imputazioni derivanti dalle sommarie informazioni testimoniali raccolte per due anni tra decine e decine di giovanissimi o persone che in maniera saltuaria hanno frequentato lo spazio sociale di via Natisone o il bar Tommaso di Monfalcone. In quella sede si potrà capire come, dove e perché certe informazioni sono state raccolte dagli inquirenti, soprattutto da quei carabinieri che, poche settimane dopo la scarcerazione dei sei compagni arrestati, sono stati a loro volta inquisiti, allontanati dalla loro sede di lavoro e in alcuni casi arrestati a loro volta. Questo aspetto potrebbe essere effettivamente il più interessante di tutta la vicenda, nonché il lato positivo della non archiviazione del processo. Possiamo essere certi che tante sorprese verranno allo scoperto anche in questa ulteriore fase del processo “operazione blu”. Il passaggio da imputati a parti lese non è particolarmente interessante: quello che ci interessa è continuare a ribaltare il punto della discussione per sottolineare come le operazioni repressive che si continuano a susseguire nel nostro territorio rappresentano la foglia di fico del sistema politico, economico e giudiziario in questo angolo di nordest. Come abbiamo detto davanti alle porte del tribunale il 16 marzo, ribadiamo che non c’è differenza tra il potere politico, quello economico/finanziario e quello giudiziario: tre pilastri su cui si basa il tessuto affaristico- mafioso che sta tentando di trarre massimo profitto dalla crisi economica in corso e contemporaneamente garantirsi la pace sociale e l’emarginazione di quei soggetti che da sempre rivendicano indipendenza e praticano la disobbedienza contro le logiche di sfruttamento e di precarizazzione della società.
Ridicolizziamo sul loro terreno e nei loro tribunali la retorica della legalità e della sicurezza pretendendo libertà, giustizia e dignità per tutti, soprattutto per chi come noi rivendica da sempre la propria colpevolezza.
Noi siamo colpevoli, colpevoli di non essere né spacciatori né confidenti, colpevoli di essere indipendenti, insofferenti al controllo e contro i proibizionismi..
Siamo colpevoli di praticare quello in cui crediamo. Siamo colpevoli di rivendicare la legalizzazione dei derivati dalla cannabis perché sappiamo che la canapa italiana può rappresentare una materia prima fondamentale all’interno di una svolta “green economy” sostenibile e dal basso. Rivendichiamo la possibilità dell’utilizzo della cannabis e dei suoi derivati nella ricerca farmaceutica e scientifica come praticato da molti altri paesi, europei e non.
E rivendichiamo anche la possibilità, per chi lo vuole, di coltivarsi e consumare in libertà un prodotto naturale e innocuo che viene utilizzato dall’umanità dall’alba dei tempi. Denunciamo il fatto che le politiche proibizioniste nella complessità di tutto il fenomeno non solo hanno prodotto e producono tutt’ora risultati contrari a quelli enunciati e perseguiti, ma sono funzionali ad una “economia sommersa” che fornisce liquidità al sistema economico globale, cosa non di poco conto soprattutto quando i bilanci ufficiali dei governi parlano di crisi economiche.
Rivendichiamo la fine del proibizionismo soprattutto per sconfiggere il narcotraffico, sviluppare e articolare servizi e progetti di accoglienza, riduzione del danno, inchiesta e intervento contro tutte le dipendenze perché il proibizionismo è l’arma migliore delle mafie come dei regimi autoritari e oscurantisti.
Lottiamo quotidianamente per altre politiche sociali, culturali ed economiche che sappiano aggredire alla radice le precarietà esistenziali e lavorative come il degrado culturale che sta alla base dell’espandersi delle diverse dipendenze e della marginalità sociale connesse.
Rivendichiamo soprattutto la fine di un sistema ipocrita di “mele marce” dove trafficanti, mafiosi e “inquirenti” costruiscono le loro fortune sulla pelle delle moltitudini di lavoratori precari, studenti e semplici consumatori a cui viene lasciato un mondo fatto di carcere, lacrime, sangue………e merda, tanta merda.
Fino a qui di merda ne abbiamo vista fin troppa.
Rimane una convinzione: questo processo non va avanti perchè gli inquirenti conoscevano gli imputati come spacciatori, ma perchè li conoscevano come aderenti ad uno spazio che intraprende battaglie con finalità sociali e politiche.

Operazione blu still in action.

BASTA CON LA RETORICA SU SICUREZZA E LAGALITA’
PRETENDIAMO GIUSTIZIA, LIBERTA’ E DIGNITA’
PRESIDIO AL TRIBUNALE DI GORIZIA
Martedì 16 MARZO ORE 12

Martedì 16 marzo andrà in scena l’udienza preliminare per la denominata “Operazione Blu”.
Sono 19 gli imputati coinvolti personalmente da un’operazione mediatico-inquisitoria che, in più di due anni di indagini, ha visto utilizzare strumentazioni tecniche di indagine ultratecnologiche e ultracostose in pieno stile americano da telefilm “CSI”. Un’operazione che ha indirettamente coinvolto altre decine e decine di giovani che
per parecchi mesi hanno dovuto subire convocazioni volanti da parte degli inquirenti, telefonate minatorie sui propri cellulari e tutta una serie di violazioni palesi e violente di qualsiasi codice di procedura, oltre che di qualsiasi regola etica e professionale.

Sarebbe semplice anche in questo caso usare l’arma dell’ironia per nascondere il consueto sdegno e la rabbia per il malfunzionamento (o il “funzionamento deviato”, come dice qualcuno) degli organi dello Stato. Ma in questo processo non si può scherzare.
In primo luogo perché, in ogni caso, le pene previste per il tipo di reato contestato vanno dai 6 ai 20 anni di reclusione. In secondo luogo perché quanto accaduto ai 19 imputati continua ad accadere ad altre decine e decine di normali cittadini, indagati sulla parola di confidenti palesemente non attendibili, minacciati, intercettati,
perquisiti e poi gettati in pasto alla gogna pubblica, come accaduto ai giovani fatti sfilare al pronto soccorso alcune settimane fa.
All’interno di questo quadro – indipendentemente dal ritenerla una vergogna o giustificarlo sulla base di convinzioni dogmatiche ed ideologiche – rimane una domanda che dovrebbero porsi tutti i cittadini di questa provincia. Una domanda pesante come un macigno: non è dato capire, infatti, come mai in un territorio, dove risiede il
potere giudiziario più disagiato e disastrato di tutto il Nord Italia, si trovino tempo, soldi e personale sempre a disposizione nel fare mega retate per le quali lo sforzo e la spesa sono rilevanti (così come le esposizioni mediatiche e retoriche), ma i cui risultati sono nulli, se non addirittura controproducenti, in termini della pretesa lotta al narcotraffico.

Ed è questa la vera indignazione che ci porta a volere manifestare pubblicamente in concomitanza di questa udienza preliminare.
Infatti se è vero che da un lato si attacca in maniera deliberata, cosciente e smodata le vite private degli studenti, delle famiglie e di normali cittadini, dall’altro è anche pubblicamente sancita la non volontà del potere giudiziario di affrontare le vere e tragiche emergenze che questo territorio soffre.
Amianto e inquinamento, il sistema degli appalti del mondo del lavoro, la speculazione edilizia e gli affitti in nero, le emergenze ambientali, la corruzione e le truffe ai danni dei migranti. Cancri che esistono nel nostro territorio e che tutti conoscono, ma per i quali le indagini non arrivano mai – o non vengono mai portate – a conclusioni significative e risolutive.
Siamo stati sempre convinti, e dopo la “retata del nulla” di alcune settimane fa lo siamo ancora di più, che in realtà tali tendenze rientrino in una strategia complessiva di criminalizzazione di aree sempre maggiori di popolazione, basata sulla volontà di invadere le vite dei giovani e delle loro famiglie, con l´obiettivo dichiarato di tenere in stato di ansia perenne e paura un territorio intero: infatti alla retorica della legalità e sicurezza, oggi si aggiunge anche la prevenzione (?) del crimine e dell’educazione ai giovani fatta dai carabinieri.
Martedì 16 marzo manifesteremo non solo per continuare a resistere a questo delirio securitario, ma anche per lanciare un messaggio chiaro ad un territorio che ormai sembra arreso all’evidenza della deriva, sia della politica che del “corpo giudiziario”.
E’ giusto e sacrosanto pretendere giustizia come anche è giusto riprendersi libertà e dignità.

Esattamente come ci hanno insegnato le vedove dell’amianto, i cassaintegrati che salgono sui silos per non venir truffati dalle multinazionali, e i precari che continuano ad occupare le case sfitte dell’ Ater, non ci arrendiamo allo stato di cose e all’arroganza delle caste, ma rivendichiamo con forza quello che siamo, quello che pensiamo e quello che abbiamo fatto in anni di lotte sociali a fianco degli ultimi e dei dimenticati di questo territorio.
Non pretendiamo giustizia da un sistema di “mele marce”, come ciclicamente emerge, ma la vera giustizia la vogliamo costruire ancora assieme agli sfruttati e alle vere vittime della “legalità e della  sicurezza” che questi poteri deviati ci vorrebbero imporre.

Appuntamento martedì 16 marzo ore 12 -Tribunale “disagiato” di Gorizia.

OPERAZIONE BLU IN ACTION

 

Il Piccolo, 16 marzo 2010
 
Retata anti-droga, oggi prima udienza e presidio di protesta

A un anno di distanza, si terrà stamattina, al Tribunale di Gorizia, l’udienza preliminare legata all’«Operazione Blu», che nel febbraio 2009 portò all’arresto di sei giovani, in seguito a un blitz eseguito dalla Mobile di Gorizia e dal Commissariato di Monfalcone assieme ai carabinieri, in particolare al Centro a bassa soglia di via Natisone. Oltre alle 6 persone accusate di consumo e cessione di stupefacenti, hashish e marijuana, erano stati coinvolti altri giovani. Si parla di 19 indagati complessivi.
In occasione dell’udienza preliminare, oggi alle 12 è in programma un presidio davanti al Tribunale. Una ”testimonianza di protesta”, ha spiegato il presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani, tra i promotori dell’inziativa: «Sono 19 le persone coinvolte da un’operazione che, in più di due anni di indagini, ha visto utilizzare ingenti risorse. L’operazione ha indirettamente coinvolto altre decine e decine di giovani attraverso procedure da ritenersi quantomeno dubbie. Ma in questo processo – continua – non si può scherzare: le pene previste per il tipo di reato contestato vanno dai 6 ai 20 anni di reclusione. In secondo luogo, quanto accaduto continua ad accadere ad altri normali cittadini. Un esempio recente, l’operazione nei confronti dei giovani fatti sfilare al Pronto soccorso».
La protesta si riassume in una domanda: «Come mai in un territorio dove risiede il potere giudiziario più disagiato del Nord Italia, si trovino tempo, soldi e personale nel fare maxi-retate, ma i cui risultati sono nulli, se non controproducenti, in termini della pretesa lotta al narcotraffico? Se da un lato si attaccano le vite private degli studenti, delle famiglie e dei cittadini, dall’altro è anche pubblicamente sancita la non volontà del potere giudiziario di affrontare le vere emergenze del territorio».

Il Piccolo, 17 marzo 2010
 
UDIENZA PRELIMINARE PER IL BLITZ DEL FEBBRAIO 2009 
Droga al Centro blu, 3 condannati e 13 a giudizio 
Tre prosciolti da tutte le accuse. Un patteggiamento e due riti abbreviati davanti al Gup

di FABIO MALACREA

Una pena patteggiata, due condanne con pena sospesa, cinque proscioglimenti e tredici rinvii a giudizio. È questo il responso dell’udienza preliminare, svoltasi ieri davanti al Gup Massimo Vicinanza (pm Luigi Leghissa), legata all’Operazione Blu, condotta nel febbraio dello scorso anno da agenti della Mobile, del Commissariato e dai carabinieri, che portò all’arresto di sei giovani e alla denuncia di altri tredici, tutti gravitanti attorno all’Officina sociale di via Natisone, per reati connessi con la cessione, la detenzione e lo spaccio di hashish e marijuana. Un’operazione giunta al termine di due anni di indagini, controlli e pedinamenti che ha suscitato clamore, molto discussa e contestata all’epoca dai Verdi e dalle varie frange dei no-global, coinvolgendo anche don Andrea Gallo, il prete della comunità di San Benedetto al Porto di Genova. Contestata anche ieri da una trentina di giovani, per gran parte dell’Officina sociale, che hanno manifestato davanti al Tribunale di Gorizia. L’udienza ha coinvolto uno stuolo di avvocati, non tutti presenti ieri: Ferrucci, Ginaldi, Iacono, Pacorig, Battello e Galletta.
A scegliere la strada del patteggiamento è stato Denis Nanut, 26 anni: per lui un anno di reclusione e 4000 euro di multa, con sospensione della pena. Condannati con rito abbreviato, invece, Andrea Raffo, 34 anni, e Enrico Iaiza, 26: il primo a 8 mesi e 4000 euro di multa, il secondo a 5 mesi e 20 giorni e 4000 euro di multa. Per entrambi la pena è stata sospesa. Cinque gli imputati prosciolti già in sede di udienza preliminare, tre da tutte le imputazioni: Luciano Capaldo per cessione di stupefacenti e per aver adibito il Centro sociale di via Natisone a luogo di convegno di persone che consumavano sostanze stupefacenti, Cristian Catalano, 24 anni, e il senegalese Adma Drame Diop, 27, per cessione di stupefacenti. Prosciolti anche Cristian Massimo, 33 anni, e Francesco Francioso, 32, dall’accusa di aver adibito le loro abitazioni a luogo di consumo di droga.
Questi ultimi, però, sono stati rinviati a giudizio per altre imputazioni legate alla cessione di stupefacenti. E tutti rinviati a giudizio anche gli altri coinvolti nell’Operazione Blu e a suo tempo arrestati o denunciati a piede libero con imputazioni legate alla cessione alla detenzione e allo spaccio di stupefacenti: gli arrestati all’epoca del blitz – i fratelli Mario e Claudio Puglisi, 36 e 41 anni, Juan Perani, 41 anni, Stefano Micheluz, 37, oltre a Francesco Francioso e Cristian Massimo -, il rumeno Baniamin Pavel Bandean, 25 anni, Paolo Mucelli, 45, Mauro Bussani, 41, Alessandro Giorgi, 34, Giulio Stabile, 23, Davide Rocco, 33, e Sarah Nanut, 25. L’udienza collegiale è stata fissata il 16 luglio prossimo, con inizio alle 9.

La protesta dei giovani dell’Officina sociale davanti agli agenti in tenuta anti-sommossa

Ad attendere i partecipanti alla ”testimonianza di protesta” davanti al Tribunale di Gorizia c’erano una decina di agenti e carabinieri in tenuta anti-sommossa. La ”testimonianza” però c’è stata ugualmente, sul marciapiede opposto. I giovani, una trentina, si sono schierati dietro uno striscione di protesta, indossando magliette azzurre sulle quali era riportato il titolo del ”Piccolo” sull’operazione che, mesi fa, ha coinvolto l’Arma dei carabinieri. È stato Cristian Massimo, uno dei sei giovani tratti in arresto, a impugnare un megafono e a annunciare le ragioni della protesta. Un’operazione tanto clamorosa quanto inutile, ha detto, visto il ”parto” finale. Tra i partecipanti anche il reponsabile dei Verdi Mauro Bussani, tra gli indagati, che ha rilevato come l’operazione («un’inutile forzatura») abbia fatto emergere «il nulla a fronte di un territorio in cui i problemi da affrontare con il massimo impegno in sede giudiziaria e inquirente sono ben altri, come le stragi di amianto, le infiltrazioni della malavita e il vilipendio ambientale del territorio. L’ex consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz, pure presente alla manifestazione, ha espresso preoccupazione per il ripetersi di inchieste giudiziarie e di operazioni «volte a criminalizzare persone coinvolte in eventi marginali, come dimostrato dalla recente retata anti-droga che ha portati 27 ragazzi a sottoporsi a test all’ospedale», ma anche come «i metodi usati nella circostanza dalle forze dell’ordine e l’inutile spiegamento di uomini e mezzi siano stati a loro volta al centro di un’inchiesta che ha coinvolto l’Arma dei carabinieri».
«Si impegnano risorse e personale quando poi – ha aggiunto Metz – il risultato sul piano pratico è praticamente uguale a zero, viste le quantità irrisorie di sostanze stupefacenti sequestrate. Si privilegiano le inchieste-spettacolo – ha concluso Metz – invece di andare a toccare altri aspetti contraddittori e ben più gravi del nostro territorio». (f.m.)

Il Piccolo, 17 luglio 2010
 
A CAUSA DELL’IMPEDIMENTO DI UN LEGALE 
Droga al Centro Blu, il processo non riparte 
Subito un rinvio alla prossima settimana: a giudizio 13 imputati dopo le tre condanne

È stata rinviata alla prossima settimana, a causa dell’impedimento di un avvocato della difesa, l’udienza collegiale in relazione al processo legato all’«Operazione Blu» condotta nel febbraio dello scorso anno dagli agenti della Mobile, del Commissariato e dei Carabinieri, che portò all’arresto di 6 giovani e alla denuncia di altri 13, gravitanti attorno all’Officina sociale di via Natisone. I reati contestati sono connessi alla cessione, detenzione e spaccio di hashish e marijuana. L’operazione, al termine di 2 anni di indagini, aveva suscitato clamore, discussa e contestata all’epoca dai Verdi e dai rappresentanti e sostenitori dell’Officina sociale, coinvolgendo anche don Andrea Gallo, prete della comunità di San Benedetto al Porto di Genova.
A giudizio dunque ci sono 13 imputati, a vario titolo: i fratelli Mario e Claudio Puglisi, Juan Perani, Stefano Micheluz, il rumeno Beniamin Pavel Bandean, Paolo Mucelli, Mauro Bussani, Alessandro Giorgi, Giulio Stabile, Davide Rocco e Sarah Nanut. Cristian Massimo e Francesco Francioso dovranno rispondere solo delle imputazioni legate alla cessione di stupefacenti. Durante l’udienza preliminare, nel marzo scorso erano scaturite tre condanne. Aveva patteggiato Dennis Nanut, a fronte di 1 anno di reclusione e 4mila euro di multa, pena sospesa. Condannati con rito abbreviato Andrea Raffo (8 mesi e 4mila euro di multa) ed Enrico Iaiza (5 mesi e 20 giorni e 4mila euro di multa), per entrambi pena sospesa. Prosciolti invece Luciano Capaldo, Cristian Catalano e il senegalese Adma Drame Diop, nonchè Cristian Massimo e Francioso dall’accusa di aver adibito le loro abitazioni a luogo di consumo di droga. (la.bo.)

Sostanze stupefacenti: ordine pubblico o questione culturale e sanitaria?

Ad un anno dalla famosa Operazione BLU che vide alcune persone ristrette della propria libertà per 16 giorni con pesanti accuse, successivamente destrutturate dal tribunale del riesame di Trieste, il territorio del basso isontino ritorna ad essere protagonista nel subire operazioni di polizia definite contro il narcotraffico, ma che lasciano grossi dubbi su efficacia e obiettivi reali.

Incontro pubblico giovedì 18 febbraio 2010 ore 20 – Officina Sociale, via Natisone 1 Monfalcone

Sostanze, Lotta al narcotraffico, Società del consumo, ricerca del piacere, carcere , diritti civili.

ne parliamo con:

Capaldo Luciano (Operatore Drop In Monfalcone)
– operatore del Drop in di Monfalcone

Avv. Riccardo Cattarini ( Camera Penale di Gorizia) 
– l’azione della Camera Penale di Gorizia contro l’operazione di polizia svolta nel Basso Isontino tra il 5 e 6 febbraio. Consigli utili per conoscere i propri diritti.

Anastasia Barone (rappresentante studenti UDS)
– un punto di vista studentesco.

Rappresentante Centro Sociale Rivolta (Marghera) Venezia
– una esperienza dal basso di osservazione ed intervento nei contesti di musica elettronica.

Tutti sono invitati.

In primo piano su Forum Droghe

Primo Marzo 2010 anche a Monfalcone, un giorno senza di noi

Per parlarne assieme e provare a costruire il comitato promotore anche a Monfalcone vediamoci all’Officina Sociale via Natisone 1, lunedì 25 ore 20.30.

Cosa fare il primo marzo? Cosa può essere uno sciopero oggi? Spazio alla creatività. Invia i tuoi contributi al progetto Melting Pot Europa (primomarzo2010@meltingpot.org)

Il Primo Marzo 2010 sarà una giornata speciale.
Una giornata di sciopero delle fabbriche e delle cooperative, dei cantieri e dei braccianti, uno sciopero delle badanti e degli ambulanti, un giorno in cui chiudere i nostri negozi e non andare a scuola, una giornata di sciopero contro il razzismo e la precarietà.
Ma non uno sciopero convenzionale, tanto meno uno sciopero etnico.
Un giorno senza di noi, senza precari o disoccupati, senza lavoratori dipendenti e autonomi, un giorno senza autoctoni e migranti, uno giorno senza noi tutti, per far vedere quanto siamo importanti.

Melting Pot Europa vuole contribuire a questa giornata promuovendo le iniziative che si stanno articolando intorno alla data del Primo Marzo 2010 e cercando di collaborare alla costruzione collettiva di questo percorso inedito, a questa sfida che assomiglia ad un sogno a cui noi tutti vogliamo credere intensamente.

Il dibattito è acceso e assolutamente stimolante.
Ma cosa significa costruire uno sciopero contemporaneo? E´ pensabile che l´astensione dal lavoro sia sufficiente ed incisiva per trasformare questa società? Cosa significa scioperare oggi che la produzione non è più limitata alle mura della fabbrica ma coinvolge pienamente la società nel suo complesso e ingloba affetti e comunicazione, stili di vita e creatività senza per questo perdere il vizio dello sfruttamento e della discriminazione?
Eiste uno sciopero senza sindacati? Esiste uno sciopero senza copyright?

E ancora, cosa significa un giorno senza di noi quando è la crisi ad espellere i lavoratori dal mercato del lavoro?

E´ immaginabile uno “sciopero” dei soli migranti o forse l´orizzonte a cui guardare è quello che coinvolge noi tutti, così come il razzismo, la precarietà, le politiche discriminatorie sull´immigrazione, coinvolgono a pieno le nostre vite, interrogando la società nel suo complesso e non solo i migranti stessi?

Il dibattito è aperto ed invitiamo chiunque voglia proporre riflessioni e contribuire alla costruzione di questo pensiero collettivo sul Primo Marzo 2010 a scrivere all´indirizzo di posta elettronica primomarzo2010@meltingpot.org.

Sostieni Il Comitato Primo Marzo 2010 versando il tuo contributo sul Conto Corrente intestato a Primo Marzo 2010 IBAN IT98V050180160000000-0130877 presso banca Etica

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Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


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