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Il Piccolo, 12 novembre 2009
 
ROTTURA SULLA GESTIONE DEI PROVVEDIMENTI
Flop-sicurezza, Luise se ne va dalla giunta 
L’assessore si sente scavalcato: «Troppi ritardi e incertezze, misure del tutto inutili»

di FABIO MALACREA

Michele Luise sbatte la porta e se ne va. L’assessore comunale alla Sicurezza, che regge anche i referati dello Sport e del Personale, è in rotta di collisione con il sindaco e i colleghi di giunta ed è stufo di essere il bersaglio per il sostanziale fallimento del pacchetto-sicurezza messo a punto dal Comune per dare un po’ di decoro alla città. Del malumore di Luise, responsabile diretto dell’applicazione delle misure anti-sputo, anti-accattoni e contro ”bici selvaggia”, girava voce da qualche tempo. C’è chi parla (Giorgio Pacor dell’Udc) di Luise «bloccato dal sindaco» nel far rispettare le ordinanze, la cui gestione sarebbe di fatto nelle mani dello stesso Pizzolitto e dei vigili urbani. E condizionato da una maggioranza troppo sbilanciata, a sinistra, verso una linea morbida che, di fatto, trasformerebbe i provvedimenti in pure enunciazioni.
Gli esempi non mancano: dalla complicata e sofferta gestazione del pacchetto-sicurezza, ai rinvii continui, alle interpretazioni date nell’applicazione delle sanzioni, sfociate anche in alcuni episodi grotteschi, come quello della bicicletta parcheggiata davanti al Comune che nessuno si prendeva la briga di spostare «perchè non intralciava», o del mendicante straiato sul marciapiede lasciato in pace «perchè non importunava». Tutto ciò mentre il malumore in città sfociava nelle 1500 raccolte in poche ore dalla Lega Nord con un banchetto in piazza contro la moschea e le tensioni sociali in città.
Insomma, Luise ha deciso di gettare la spugna. L’annuncio ufficiale arriverà a giorni. Ma la decisione è presa, e non ci saranno ripensamenti. Ciò che è ancora da chiarire è se l’abbandono riguarderà solo la delega alla Sicurezza o anche quelle del Personale e dello Sport. L’impressione è che Luise non abbia più nessuna intenzione di avere a che fare con la giunta.
Comunque vada a finire, l’assessore Luise rifiuta un ruolo di corresponsabilità sulla questione-ordinanze ma soprattutto ritiene che ci sia stata una mancata trasparenza sul suo ruolo di assessore alla Sicurezza.
«Quella delega – dice Luise – mi è arrivata per esclusione. A chi poteva andare? Non certo a qualcuno del Pd o di Rifondazione. Era l’unica scelta ”politicamente corretta” possibile». Ma alla fine sarebbero prevalse le resistenze, «con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti».
Luise contesta tutto l’iter che ha portato al ”parto” delle ordinanze-sicurezza: «Ci sono stati troppi stop-and-go: prima la necessità di consultare le scuole e le comunità straniere, poi una prima retromarcia sulla questione dello sputo, poi ulteriori ripensamenti. Insomma, ci sono voluti mesi. Si sarebbe fatto prima a fare un figlio».
Che tra questa maggioranza e Luise le cose non andassero per il meglio era già emerso mesi fa quando l’assessore (ex Margherita e lista civica) non aveva voluto la tessera del Pd. L’ingresso in giunta di Luise era avvenuto nell’ambito del rimpasto dell’aprile di tre anni con ben altre funzioni: all’inizio fu titolare tra l’altro delle Finanze, poi passate al super-assessore del Pd Gianluca Trivigno. Un ruolo quindi sempre più marginale, sfociato nell’affidamento del referato alla Sicurezza, il più scomodo, ma senza avere poi, come si è rivelato, gli strumenti necessari per gestirlo. Un’esperienza in giunta che lo ha fatto sentire progressivamente un ”corpo estraneo”. Fino a dire: mollo tutto e me ne vado.

Una gestazione lunga 9 mesi per le 3 ordinanze del Comune

L’elaborazione delle ordinanze sulla vivibilità e il decoro urbani è stata una lunga gestazione. «Un parto durato nove mesi», l’ha definita l’assessore alla Sicurezza, Michele Luise. Frutto di studio e attente valutazioni, avvalendosi del supporto della Polizia municipale. Provvedimenti dati per imminenti più volte. Il piano che l’amministrazione comunale presentò in Regione, nell’ottobre 2008, era un progetto da 800mila euro.
Un progetto ambizioso, per il quale tuttavia Monfalcone si era trovata a ”rivisitare” gli obiettivi in virtù di un’erogazione regionale ridotta circa un terzo. Ordinanze sofferte. Che registrarono l’altolà da parte del sindaco Gianfranco Pizzolitto, quando volle prendere ancora tempo per le dovute riflessioni. Un lavoro lungo e complesso, che aveva coinvolto anche le scuole in un’opera di confronto e di compartecipazione. Nè erano stati trascurati gli aspetti informativi e di corretta comunicazione nei confronti della comunità di immigrati. Anche in questo caso, incontri e dibattiti chiarificatori non sono mancati.
Fino ad approdare ai tre provvedimenti messi in campo questa estate, le ordinanze relative all’accattonaggio molesto, alla tutela della qualità urbana, comprensiva, assieme al divieto di imbrattare edifici e monumenti pubblici, anche quello di non sputare e di utilizzare impropriamente le panchine.
Quindi, il terzo provvedimento, legato alle biciclette, in relazione al decoro urbano, contro gli abbandoni di rottami e le soste selvagge. La prima ad entrare in vigore, il 19 agosto, è stata quella sull’accattonaggio, prevedendo l’avvio delle altre due il primo settembre. Giorno in cui era diventata operativa l’ordinanza anti-sputo, rimandando ulteriormente quella sulle dueruote dovendo prevedere l’installazione di nuove rastrelliere.

Il Piccolo, 13 novembre 2009 
 
L’ASSESSORE ALLA SICUREZZA DECISO A LASCIARE ANCHE I REFERATI DEL PERSONALE E DELLO SPORT. RAZZINI (LEGA): «ATTO COERENTE»  
Luise in collisione con la giunta: «Mollo tutto»  
Il sindaco Pizzolitto: «Non ho percepito il suo disagio. La colpa è della sua posizione politica anomala»
 
 
di LAURA BORSANI

L’assessore Michele Luise lo ha confermato senza equivoci: si dimetterà non solo dal referato alla Sicurezza, ma anche da quelli dello Sport e del Personale. Lo ha ribadito ieri riservandosi circostanziate spiegazioni e riflessioni in merito. Si prospetta, dunque, una rottura completa da parte dell’assessore, volendo abbandonare in toto la giunta. L’assessore ex Margherita e componente della lista civica, che non ha voluto aderire al Partito democratico, esce dunque di scena con la sua dichiarata determinazione.
Una decisione che ha già suscitato in città commenti e osservazioni. Accolta da alcuni come una sorta di ”epilogo annunciato”. Il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, ha infatti osservato: «Rispetto la scelta di Luise, che stimo e conosco bene. Immagino il travaglio di questi giorni. Da cattolico liberale, la sua convivenza in giunta è stata difficoltosa e imbarazzante. Ha fatto una scelta coerente con se stesso. Del resto, gli hanno sempre messo i bastoni tra le ruote, non solo nel settore della sicurezza. Luise ha sofferto anche a proposito della pesante situazione finanziara del Monfalcone Calcio, per il quale i fondi messi a disposizione dello sponsor A2A sono stati ”dirottati” sul gemellaggio con Gallipoli. A questo punto – ha aggiunto -, invito il sindaco a trarre le conclusioni».
C’è anche chi, come il segretario provinciale del Pd, Omar Greco, ha invece colto con sorpresa le dimissioni di Luise: «Queste dimissioni – ha osservato – arrivano del tutto inaspettate. La riteniamo una scelta politica strumentale, condannabile considerato il modo con il quale è stata espressa, senza prima informare il sindaco». E Gianfranco Pizzolitto, fuori città, ha preso atto: «Apprendo oggi (ieri, ndr) questa intenzione – ha dichiarato -. Mi astengo da commenti ritenendo il dottor Luise prima di tutto un amico. Il giudizio politico sarebbe pertanto ”inquinato” da questo sentimento». Il primo cittadino ha proseguito: «Prendo atto di questa decisione. Non posso che ringraziarlo per il lavoro svolto augurandogli buona fortuna».
Ma cosa succederà nell’ambito dei ruoli dell’esecutivo cittadino? Il sindaco preferisce mantenere riserbo sull’argomento, facendo tuttavia capire di avere comunque più ipotesi in mente. «Quando rientrerò in città – ha spiegato Pizzolitto – affronteremo serenamente il da farsi. Sto elaborando possibili soluzioni, che presenterò agli alleati di maggioranza. Contatterò subito i segretari e i capigruppo dei partiti preannunciando l’intenzione di risolvere la questione già la prossima settimana. Anche se ho le mie idee, voglio prima confrontarmi opportunamente con la maggioranza». Pizzolitto ribadisce: «Decideremo serenamente. Le emergenze sono altre, in primis il problema dell’occupazione e di Fincantieri». Il sindaco lo vuole sottolineare: «Sono molto amico di Luise e confido che questa amicizia possa continuare. Sotto il profilo tecnico, dell’impegno amministrativo, non ho mai avuto nulla da dire. Luise è sempre stato un assessore valido, nè ho mai percepito il suo disagio». Pizzolitto dà a questa decisione una lettura diversa: «Ritengo che il tutto possa essere maturato dalla posizione anomala dell’assessore che in qualche modo doveva essere chiarita sotto il profilo politico. Non essendo entrato nel Pd, aveva una posizione esterna. In tal senso, avevo chiesto a più riprese rassicurazioni». 
 
GRECO (PD) SORPRESO: «DECISIONE STRUMENTALE»  
Il consigliere provinciale Alessandro Perrone: «Per i comunisti è un fatto positivo. Bisogna rivedere le linee della maggioranza» 
Nicoli: «L’esecutivo perde i pezzi» 
 
«Dimissioni inaspettate». Per le quali il segretario provinciale del Pd, Omar Greco commenta: «Ciò che mi lascia perplesso è che il dottor Luise non abbia avuto il buon gusto di comunicarlo prima al sindaco». A proposito della delega alla Sicurezza, dice: «La distribuzione dei referati è un compito del sindaco. Sulla sicurezza hanno hanno lavorato a lungo in un ambito difficile. Le ordinanze hanno rappresentato un percorso complesso considerata la delicatezza e la peculiarità della nostra città». Greco considera «questa uscita dalla giunta una strumentalizzazione che ha motivi e obiettivi diversi, di tipo politico». Il segretario del Pd ricorda: «L’assessore non ha mai chiarito la sua posizione. Nè, da quando non ha aderito al Pd ed è rimasto in giunta, ha mai cercato un rapporto di effettiva collaborazione. Giunta e maggioranza vanno avanti, tranquillamente. L’esecutivo si ricompatterà».
Dal Pdl, Giuseppe Nicoli esordisce: «L’aspetto che si può rilevare, è lo sfaldamento di una maggioranza amministrativa, che non c’è più. Si perdono i pezzi, ci sono stati continui rimpasti. E ciò che più preoccupa, non è mai scaturito un piano chiaro e serio per Monfalcone. Stanno bivaccando in attesa della fine, tra 16 mesi. Non trovo nulla di eclatante nelle dimissioni dell’assessore Luise. Il fatto è che continuano a governare senza avere la maggioranza in città. Mi aspetto, a questo punto, anche le dimissioni del sindaco Pizzolitto. Meglio il voto anticipato, che questa agonia». Quindi osserva: «L’assessore prende coscienza adesso? Quando hanno fatto alleanza con Pizzolitto, nel 2006, non sapeva che la sinistra sulla sicurezza faceva orecchie da mercante? È dal 2001 che noi attacchiamo questa amministrazione per il completo lassismo. Un esempio? Il protocollo sulla legalità non ha prodotto alcunchè». L’esponente del Pdl aggiunge: «Da un lato non c’è un progetto complessivo. La sicurezza è affiancabile, ad esempio, alla questione legata alla crescita economica per la quale non esiste un serio piano amministrativo. Dall’altra, c’è un problema politico: la maggioranza risulta un’accozzaglia di partiti. Ma ora si è levato il vento del cambiamento e i topi stanno abbandonando la nave». Nicoli fa un’altra osservazione, a proposito della raccolta di firme proposta dalla Lega Nord sulla moschea: «Oltre al netto rifiuto a un’eventuale moschea, il segnale è anche quello dei cittadini stufi di vedere Monfalcone in una linea di naturale deriva. Il malcontento va oltre la moschea, è una questione più profonda».
Il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, commenta: «Siamo ormai al tragicomico. Al record nazionale della giunta in fatto di dimissioni dal suo insediamento. È un sintomo indicativo e concausa di come la giunta abbia operato in modo disordinato, senza un metodo amministrativo organico. Per portare avanti in modo serio i progetti sevono due mandati consecutivi. Mi chiedo con quali risultati se ogni 6 mesi questa giunta perdeva pezzi. E chiedo al sindaco ora se sia il caso che continui così. Tragga lui le conclusioni». Il consigliere provinciale indipendente del gruppo Prc-Se, Alessandro Perrone, sostiene in una nota: «Le motivazioni delle dimissioni del dottor Michele Luise da assessore sono un fatto positivo per i comunisti, che devono salutare con soddisfazione. Nulla di personale nei confronti di Luise, s’intende, quanto contro l’istituzione di un assessorato a lui affidato che ho sempre ritenuto inutile e addirittura controproducente per il governo della città, dato che ha facilitato l’azione delle destre nello strumentalizzare inesistenti problemi di sicurezza, per dare avvio a campagne xenofobe e razziste di assoluta gravità. A questo punto – ha concluso -, auspico che la maggioranza di centrosinistra ritrovi, in tutte le sue componenti, le ragioni della propria funzione sociale e amministrativa. Alla luce delle dimissioni di Luise, infatti, mi pare sia necessaria una riconsiderazione corale delle linee e dei progetti che la maggioranza intende portare a termine nell’ultima parte del mandato elettorale».

Anche Bonetti si dimette dalla Consulta 
 
Bruno Bonetti ha deciso di dimettersi dalla carica di presidente della Consulta della cultura. Lo spiega in una lunga e articolata lettera. «Il mio proposito di presiedere la Consulta culturale – precisa Bonetti – era finalizzato alla costruzione di un percorso di autonomia e valorizzazione dell’attività associativa poichè è lo stesso mondo dove opero e conosco profondamente le difficoltà in cui ci si muove. Se a queste poi si aggiungono le scarsissime risorse economiche su cui possiamo disporre, allora il cammino per raggiungere lo scopo diventa quasi impossibile». Bonetti aggiunge: «Non accettando le subdole manovre politiche che neanche velatamente si stanno perpetrando contro di me, la totale assenza di dialogo e confronto con l’assessorato di riferimento e lo stato confusionale e di malessere che serpeggia in seno alla Consulta di cui non mi sento minimamente responsabile ma, anzi, per un suo ritorno, auspico, alla serenità e per stemperare quel clima che renderebbe precaria la continuità, dichiaro le mie dimissioni dalla presidenza della Consulta. Vorrei che questa mia scelta non debba essere interpretata come una fuga dalle responsabilità, ma piuttosto come un atto coraggioso di chi crede fortemente nell’associazionismo culturale, patrimonio delle tradizioni della città».

Messaggero Veneto, 14 novembre 2009 
 
Bonetti lascia la Consulta cultura

MONFALCONE. Lascia il presidente della Consulta cultura, Bruno Bonetti.
«Non accettando le subdole manovre politiche che si stanno perpetrando contro di me, la totale assenza di dialogo e confronto con l’assessorato e lo stato confusionale e di malessere che serpeggia in seno alla consulta, di cui non mi sento responsabile e di cui auspico un ritorno alla serenità, dichiaro le mie dimissioni. Vorrei che la scelta non fosse interpretata come quella di uno che fugge dalle responsabilità, ma piuttosto l’atto coraggioso di una persona che crede fortemente nell’associazionismo culturale, patrimonio della nostra città», ha detto Bonetti, evidenziando come a suo tempo avesse accettato il ruolo volendo incentivare e promuovere il ruolo della consulta e il valore della partecipazione.
Ruolo che sarebbe però rimasto marginale e a cui si sarebbero aggiunti continui attacchi alla sua persona, anche a mezzo stampa e una raccolta di firme, che secondo quanto dice lo stesso presidente dimissionario, sarebbe stata promossa dal suo predecessore, al fine di destituirlo. «Sarebbe stato più corretto portare il problema in sede assembleare e discuterne, piuttosto che usare un modo becero e di basso profilo morale, che mischia cultura e politica – prosegue –. Mi si accusa di perorare l’interesse dell’associazione che rappresento, ma vorrei sapere chi non farebbe altrettanto. Accusarmi di disinteresse verso la consulta è un atto di irriconoscenza, soprattutto se fatto dall’ex presidente che al termine del suo mandato aveva pubblicamente riconosciuto il ridotto spazio di azione della consulta e la quasi totale inutilità della stessa». Ricorda quindi la ridotta disponibilità economica a favore delle associazioni, «ma c’è chi mi ha accusato di avere usato tutto il budget per una manifestazione per cui il Comune mi ha dato solo il patrocinio» e di avere scritto al sindaco e all’assessore alla cultura per segnalare come la delibera che prevede tariffe per uso delle sale comunali avrebbe messo in difficoltà varie associazioni.
La consulta, preso atto delle dimissioni di Bonetti, dovrà ora procedere alla designazione di un nuovo presidente.

Messaggero Veneto, 13 novembre 2009 
 
Le dimissioni di Michele Luise scuotono la giunta Pizzolitto 
 
MONFALCONE. L’assessore allo sport e alla sicurezza Michele Luise ha dato davvero le dimissioni? È la domanda che ieri ha animato il mondo politico monfalconese, visto che le dimissioni – annunciate dagli addetti ai lavori e dal consigliere del gruppo misto-Udc, Giorgio Pacor, in un comunicato –, in realtà, a tutto ieri (come confermato dallo stesso segretario generale del Comune di Monfalcone, De Stefano), non erano state avvalorate da alcun atto ufficiale. Da voci di corridoio, però, la lettera in cui Luise rassegna le sue dimissioni dalla delega assessorile potrebbe però arrivare stamani.
Notizie certe non erano in possesso nemmeno dei colleghi di giunta, riuniti ieri per la consueta seduta del giovedì mattina. Alla base delle dimissioni, sostanzialmente, i ritardi e le incertezze nell’applicazione delle ordinanze per la tutela del vivere civile e il decoro urbano, anche se in realtà già da qualche tempo serpeggiava un certo disagio tra Luise, il sindaco e la giunta a causa del reale peso delle sue deleghe, della reale capacità di azione e dello sbilanciamento della maggioranza verso una linea morbida, proprio in merito al rispetto delle ormai famose ordinanze anti-sputo, anti-bici selvaggia e anti-accattoni.
D’altra parte, che Luise avesse scelto una strada diversa da quella del Pd era ormai noto visto che l’assessore non ha aderito al partito e che nell’ambiente dell’Udc cittadino lo stesso viene dato come probabile futuro candidato sindaco di questo partito. Ciò che è certo è sia il disagio degli altri assessori che ieri hanno dovuto discutere di una realtà di cui non conoscevano esattamente i contorni e che non aveva avuto ancora conferma, sia il fatto che se Luise lascerà si dovrà arrivare a un rimpasto di deleghe che chiederà un grande impegno da parte del sindaco.
«Le motivazioni delle dimissioni di Luise da assessore sono un fatto positivo che i comunisti devono salutare con soddisfazione. Nulla di personale nei confronti di Luise, s’intende – dice il consigliere provinciale indipendente del gruppo Rc-Se, Alessandro Perrone –, quanto contro l’istituzione di un assessorato a lui affidato, che ho sempre ritenuto inutile e addirittura controproducente per il governo della città, dato che ha facilitato l’azione delle destre nello strumentalizzare gli inesistenti problemi di sicurezza per dare avvio a campagne xenofobe e razziste d’assoluta gravità. A questo punto auspico che la maggioranza di centro-sinistra ritrovi, in tutte le sue componenti, le ragioni della propria funzione sociale e amministrativa; alla luce delle dimissioni di Luise, infatti, mi pare sia necessaria una riconsiderazione corale delle linee e dei progetti che la maggioranza intende portare a termine nell’ultima parte del mandato elettorale a essa affidato».

Il Piccolo, 14 novembre 2009 
 
Luise: «Maggioranza dipendente da Rifondazione»  
Ieri ha presentato le dimissioni da assessore: «Non c’è più spazio per la componente cattolica»
 
 
di LAURA BORSANI

«Una maggioranza sempre più spostata a sinistra. Dipendente da Rifondazione. Nel centrosinistra e nel Partito democratico la presenza dei cattolici è assolutamente marginale. Non c’è più spazio. Ne ho preso atto e ho agito di conseguenza». Michele Luise da ieri è un semplice cittadino monfalconese. Spogliatosi dei referati alla Sicurezza, allo Sport e al Personale, per i quali ha presentato ufficialmente le dimissioni, in municipio. Luise spiega la sua scelta in termini politici: «La decisione di lasciare la giunta è maturata dopo il congresso del Pd. Anche se non avevo mai aderito al partito, speravo che prevalesse una linea moderata, che ci potesse essere uno spazio agibile anche da chi, come me, proveniva da un’area cattolica e liberale. Purtroppo non è stato così. Ormai è sempre più evidente che il centro del centrosinistra non esiste più e che, invece, se si vuole cambiare e rompere questo assurdo bipolarismo, occorre ripartire dal centro». Luise parla poi di ”pressing” dal Pd: «Ho ricevuto pressioni per iscrivermi al Partito democratico. Ho sempre detto di ”no”, in attesa di verificare l’approdo di questo partito. Oggi dico serenamente che in quella esperienza che ripercorre le strade superate di una socialdemocrazia novecentesca non mi ritrovo. Preferisco lasciare e riprendere la mia libertà».
L’innesco, aggiunge, è riconducibile alla questione moschea-crocifisso: «La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la discussione sulla moschea e sul crocifisso. Ha ragione il consigliere della Lega, Razzini. Nell’ultima giunta, lunedì 9 novembre, fu portata in discussione la questione, dal momento che l’europarlamentare Collino ha mandato al sindaco Pizzolitto due richieste, una di raccolta firme e l’altra un odg presentato a Bruxelles, di avversione al dispositivo europeo sul crocifisso. Se da parte dei colleghi di sinistra mi è sembrato cogliere quasi indifferenza, se non fastidio, dagli assessori ”margheritini” ho colto imbarazzo e soprattutto ho registrato il silenzio assoluto. In quel momento ho maturato il convincimento del mio disagio». «Mi auguro che qualche consigliere di opposizione lo faccia proprio – osserva – e lo presenti: quel giorno sapremo come la pensano i consiglieri».
Luise passa poi al piano amministrativo. «Non posso dire che tutto è sbagliato – sostiene – anche perchè ho condiviso molte scelte fatte. Tuttavia, ho l’impressione che i monfalconesi vogliano altro e che sentono la necessità di riappropriarsi della propria città. Questa amministrazione lascerà comunque in eredità il fardello di un bilancio bloccato (vedi l’avventura dei derivati) e tanti edifici pubblici da gestire, con gli uffici comunali sparsi ovunque e un ospedale ridimensionato nella forma e nella sostanza. Lascerà le Terme romane, ma a pochi metri avremo un grande impianto a biomasse. Lascerà la centrale elettrica, che per qualche anno ancora continuerà a bruciare ad olio combustibile. E l’integrazione degli immigrati, che potrebbe acuirsi se il cantiere dovesse ridurre il proprio lavoro e che probabilmente il Pd pensa di risolvere portandoli a votare in massa». Quindi argomenta: «Abituato a interessarmi dei problemi reali delle persone, la politica in questa amministrazione era diventata frustrante, non riuscendo a dare risposte concrete».
Luise vuole ripondere anche alle critiche. Respinge le accuse di ”scorrettezza” politica considerato che «lo stesso sindaco, con il quale resta la mia amicizia che mi auguro possa perdurare, ha riconosciuto invece la mia correttezza. Le dimissioni erano già ampiamente nell’aria, non erano un mistero. Ho votato fino all’ultimo giorno in modo leale le delibere di giunta. Anche sul recente finanziamento del Centro Blu, che rischiava la chiusura, pur in assenza dello stesso assessore di Rifondazione, Morsolin. Non ricordo, per contro, che Rifondazione abbia mai votato una delibera per la sicurezza». A proposito della sua posizione ”anomala” precisa: «Il segretario del Pd, Frisenna, e il sindaco mi hanno più volte sollecitato a chiarire la mia posizione politica. Non essendo ostile sotto il profilo amministrativo alla giunta, come ho dimostrato, cosa volevano che facessi? Volevano che giurassi fedeltà? Quale indipendente, non iscritto né al partito popolare, né alla Margherita, non vedo cosa avrei dovuto chiarire, da uomo libero». Sostenendo come «Razzini ha colto il vero nel sostenere come ormai ero un cattolico ”fuori posto”», ribatte invece a Nicoli: «La scelta di dimettersi merita rispetto. Quantomeno ci vuole un po’ di coraggio. Nè sono convinto che la ”barca” stia affondando. Nicoli farebbe un grave errore nel sostenere che le prossime elezioni amministrative saranno perse dal centrosinistra».
Dove vuole andare Luise? «Mi preparo a diventare nonno. Mi concederò un mese sabbatico per riflettere». Luise non si sbilancia, ma osserva: «Se dicessi che chiudo con la politica e non faccio più nulla, direi una bugia. I cittadini e quanti mi hanno sostenuto hanno investito nel mio impegno. A ciò si unisce la mia passione per la politica. Dal momento in cui è finita la Dc ed è sfumato il progetto di Buttiglione, non ho più aderito ad alcun partito, sostenendo sempre liste civiche e impegnandomi da indipendente. Al momento ho riacquisito quella libertà che non avevo più. Il resto è prematuro».

IL SEGRETARIO DI PRC RICORDA IL PROVVEDIMENTO ANTI-ACCATTONI  
Saullo: «È lui che è andato a destra»
  
 
Rifondazione comunista, che si è trovata sempre meno in sintonia con Michele Luise nel corso di quest’anno, non nasconde il proprio sollievo dopo le dimissioni dell’assessore alla Sicurezza. «Arrivate, secondo noi, dopo un progressivo allontanamento dalle idee, espressioni e contenuti politici del centrosinistra», come afferma il segretario provinciale del Prc Alessandro Saullo, capogruppo del partito in Consiglio comunale. Le posizioni assunte da Luise sulla sicurezza, secondo Rifondazione, sono andate ben oltre le intenzioni della maggioranza. Tanto da approdare a «contenuti tipici della destra che non a caso ha difeso Luise in questi giorni». «Non c’è nulla di personale ovviamente nei confronti di Luise – aggiunge Saullo -, che in questi mesi del resto si è avvicinato sempre più all’Udc e non ha aderito al Pd. Non mi pare che comunque possa dire gli sia stato impedito di svolgere il suo lavoro e anche la nostra posizione in materia di sicurezza non gli impedito di fare le ordinanze su biciclette e accattoni in un momento in cui crediamo il problema principale sia quello della crisi economica e del lavoro». Saullo ritiene che ora giunta possa proseguire con sette componenti, ripartendo le deleghe di Luise all’interno della giunta, da qui al rinnovo dell’amministrazione nel 2011. «Mi auguro a questo punto si colga l’occassione di far tramontare l’inutile delega alla sicurezza», conclude il segretario provinciale di Rifondazione comunista. Antonello Murgia, uscito dalla Margherita per approdare all’Unione di centro, osserva come la conflittualità all’interno della giunta che ha portato Luise alle dimissioni esisteva da tempo e riguardava non solo la sicurezza. «Il sindaco però non ha dato protezione a Michele per consentirgli di svolgere al meglio il suo lavoro», aggiunge Murgia. «Luise ora si trova inoltre fuori anche dal Consiglio comunale, avendo accettato di dare le dimissioni da consigliere per fare l’assessore – aggiunge Murgia -, e non potrà quindi portare avanti le proprie idee. Ecco perchè quando mi è stato proposto l’assessorato ai Lavori pubblici ho detto no, perchè avrebbe comportato dimettersi da consigliere».

Il Piccolo, 15 novembre 2009 
 
IL CASO DIMISSIONI. SCOMPIGLIO IN MAGGIORANZA DOPO LE DICHIARAZIONI DELL’EX ASSESSORE  
Pizzolitto scarica Luise: «È un trasformista»  
«Gestione discutibile delle deleghe e raffica di accuse strumentali». Polemico il segretario Frisenna
 
 
di FABIO MALACREA

Altro che auguri all’amico che ha deciso di cambiare strada. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto scarica defintivamente da Orvieto, dove si trova in vacanza di lavoro ospite di colleghi dell’Anci, il suo ex assessore dimissionario. Nel giro di 24 ore, una volta lette le dichiarazioni di fuoco di Michele Luise contro la giunta, abbandona la prudenza e replica con una durezza che non gli è propria. Parla di gestione discutibile dell’assessorato, della disinvoltura di Luise nel cambiare troppo spesso bandiera, di pasticci combinati nel settore dello sport. Ma soprattutto di totale mancanza di coerenza politica da parte del suo ex assessore.
«Ma dov’era Luise in questi tre anni e mezzo in cui ha ricoperto l’incarico di assessore – attacca il sindaco -? Se li leggeva i verbali delle riunioni di giunta? Ascoltava i dibattiti? Ma come, all’improvviso se ne esce con giudizi troncanti e severi su quanto abbiamo fatto tutti assieme, lui compreso. Come a dire: ”Io non c’ero e, se c’ero, dormivo”. Luise – aggiunge Pizzolitto – è corresponsabile in pieno delle scelte di questa amministrazione. Dirò di più, la portata delle sue critiche mi fa ritenere che ora cerchi di ricostruirsi a posteriori una giustificazione consapevole, spinto dall’ambizione di crearsi uno spazio che riteneva di non poter trovare tra di noi, magari allo scopo di puntare in alto. Ma non si rende conto che troppi cambi di bandiera minano la credibilità delle persone e soprattutto dei politici».
È deluso, Pizzolitto. Lui, una volta venuto al corrente della decisione dell’ex assessore, gli ha augurato ”buona fortuna”. L’altro gli ha replicato con una valanga di critiche al vetriolo.
«Ha sputato nel piatto dove ha mangiato fino a qualche giorno prima», aggiunge il sindaco. «Ci accusa di inefficienza? Cosa dire allora del suo rinnovato feeling con Razzini che la dice lunga sul suo disagio nel Pd. Le ordinanze sulla sicurezza? Era stato chiaro fin dall’inizio che dovevano essere improntate sul vivere civile, che dovevano essere più un’esortazione alla buona educazione che un sistema di repressione. Lui invece è partito in quarta. Voleva controlli, multe. Figuriamoci».
Pizzolitto restituisce la pagella a Luise. Da bocciatura: «Ritiene davvero di essere stato un buon assessore al Personale e allo Sport? Forse prima di andarsene avrebbe dovuto almeno risolvere alcune pendenze, invece di lasciarcele in eredità. Proprio lui mi viene a parlare di bilancio ingessato?».
Il sindaco difende le scelte dell’amministrazione finite sotto la scure dell’ex assessore. «Parlare di incompatibilità tra Terme e centrale a biomasse è pura disinformazione. Sui derivati, poi, abbiamo ammesso le nostre colpe e stiamo cercando di uscirne senza danni». Ultima replica sul crocifisso: «Ci ha messo… in croce anche su questa questione, distorcendo la nostra posizione a suo uso e consumo». Insomma, Pizzolitto si sente tradito. E chiude anche lui ogni porta al suo ex assessore.
Ma va giù duro anche il segretario del Pd cittadino, Paolo Frisenna, che usa termini come fastidio, follia, scemenza. «Luise non è stato un assessore tecnico – dice Frisenna – e quindi, se lo riteneva, su alcune questioni certamente non irrilevanti avrebbe potuto chiedere un chiarimento politico. Una verifica, un confronto. Non l’ha mai fatto. Ha deciso di sbattere la porta all’improvviso, lanciando accuse a 360 gradi che hanno fatto cadere più di un collega dalle nuvole. Non posso non pensare che lo abbia fatto, come si dice, per imboccare una strada diversa in chiave elettorale. Se ciò dovesse essere, sarebbe veramente una grossa delusione. La coerenza è una cosa importante e non mi pare che, negli ultimi anni, Luise ne abbia dimostrata, saltando con estrema disinvoltura dal centrodestra al centrosinistra. Sono stufo di avere a che fare con personaggi che hanno l’unica ambizione di crearsi un proprio spazio personale. Spero ancora che Luise non lo faccia».

CASO DIMISSIONI. UNA LISTA CIVICA NEL FUTURO  
Ora l’ex assessore ”studia” da sindaco
 
 
Tra dimissioni, silenzi e mezze ammissioni, si è di fatto aperta la corsa per la successione di Gianfranco Pizzolitto. Che potrebbe ampliarsi a un altro candidato che finora era rimasto nell’ombra: proprio Michele Luise, l’assessore alla Sicurezza, al Personale e allo Sport che ha appena sbattuto la porta. Molti lo davano partente verso il nascente Udc. Ma così non sarebbe. «Luise sta preparando una lista civica», ammette un alto esponente della nuova forza di centro, con la prospettiva di candidarsi alle comunali del 2011. Nella speranza, probabilmente, di aggregare altre forze, anche nel centrodestra, facendosi forte di argomenti di peso in questo momento nell’elettorato monfalconese, come la sicurezza. C’è chi addirittura parla di una nuova alleanza trasversale che potrebbe coinvolgere la Lega Nord. Insomma, un’uscita strategica di Luise dalla giunta a meno di un anno e mezzo dalle elezioni amministrative per aprire un nuovo fronte nell’area cattolica di centro, in grado di catalizzare probabilmente anche il voto di democratici scontenti. Luise un po’ come Rutelli, dunque.
Di queste prospettive al momento da Luise non arrivano nè smentite nè conferme. L’opinione generale, raccolta in tutti gli ambienti politici monfalconesi, è comunque che l’ormai ex assessore della giunta Pizzolitto non intenda affatto tirarsi da parte ma punti in alto, alla poltrona di sindaco, e che male abbia digerito il presunto appoggio dato dello stesso sindaco a Silvia Altran.
Ma a tenere banco è anche il problema della successione di Luise nella giunta Pizzolitto. Il sindaco è a Orvieto e tornerà domani per dirimere la questione, intricatissima. Dal suo partito, il Pd, pare sia già arrivata la richiesta di andare alla nomina di un nuovo assessore, evitando di risolvere la questione con una ridistribuzione delle deleghe di Luise (Sicurezza, Sport e Personale) tra i componenti della giunta rimasti. Pizzolitto non anticipa nulla. Ma è probabile che, alla fine, la soluzione starà nel mezzo. Al momento, si dà per probabile che la delega alla Sicurezza possa restare nelle mani dello stesso sindaco. Per il Personale e lo Sport le soluzioni sono ancora aperte. Qualora un eventuale nuovo assessore fosse pescato tra i banchi del Consiglio, favorito appare il gruppo ex Ds anche perchè, in quesato caso, il primo dei non eletti a entrare in Consiglio sarebbe un uomo di stretta osservanza militante, Raffaele Polimeno. Mentre se ciò dovesse avvenire tra i banchi dell’ex Margherita, la maggioranza rischierebbe di ritrovarsi poi in aula Lucio Falcone, ormai confluito nell’Udc e quindi fuori dalla maggioranza. Detto ciò, non va escluso qualche rientro col botto, visto che tra i nomi papabili si fa anche quello dell’ex sindaco Roberto Porciani. (f.m.)

REPLICA DEL PRESIDENTE DELL’ASCOM DOPO LA RICHIESTA DI DIMISSIONI 
Boscarolli esorta gli associati a fare squadra: è così che si possono affrontare i problemi

 
Pronta replica del presidente dell’Ascom di Monfalcone e del mandamento, Glauco Boscarolli, alle dichiarazioni del coordinatore cittadino del Pdl, Giuseppe Nicoli, intervenuto a seguito della richiesta di dimissioni avanzata dalla giunta esecutiva dell’associazione del commercianti nei confronti dello stesso Boscarolli. «Si tranquillizzi Nicoli che sarò io stesso a impedire qualsiasi infiltrazione della “politica” nell’associazione dei commercianti. I dissensi e le ricomposizioni interni sugli obiettivi e sul metodo per perseguirli – afferma Boscarolli – sono naturali in qualsiasi struttura associativa e devono consentire nel tempo gli aggiustamenti necessari ad affrontare gli scopi statutari pur nel mutare delle situazioni esterne». «Questo implica – aggiunge – che essendo il terziario necessariamente compartecipe della comunità in cui opera si debba rapportare con la comunità stessa. Quindi in tutte le situazioni in cui i suoi obiettivi confinano con le competenze degli enti locali, e sono molte e frequenti, l’Ascom deve colloquiare principalmente con coloro che ne sono alla guida senza fare distinzione se codesti amministratori siano di destra, di centro o di sinistra, ma obbligatoriamente con quelli che al momento hanno responsabilità pubbliche». «Non è qui il caso che io esponga quali siano i problemi del terziario monfalconese – prosegue Boscarolli -: le notizie sullo stato dell’economia ci vengono presentate quotidianamente da tutti i media, e le difficoltà locali poco differiscono nei fattori di base da quelle provinciali, regionali e nazionali, da qualsiasi forza politica siano guidate». Secondo il presidente dell’Ascom, per quella parte di problemi che sono specifici del territorio, ci sono dunque oggettivamente limitate possibilità di intervento, ancora più limitate per quanto sta nel “potere” dell’Ascom. «L’associazione – afferma Boscarolli rivolgendosi alla categoria – se vuole essere realistica, se non vuole illudersi e illudere i propri associati, è obbligata quindi a progettare e perseguire iniziative fino a quei limiti oppure, utopisticamente, oltre gli stessi. Uscire dalla razionalità e dalla concretezza può portare sollievo di un fugace sfogo emotivo, ma non migliorerà le situazioni contingenti. Abbiamo, negli anni, realizzato iniziative, proposto e talvolta ottenuto risultati, negli ambiti come detto limitati che le situazioni impongono». Boscarolli conclude con un’esortazione: «Dobbiamo e vogliamo continuare, usare la nostra capacità di iniziativa ma senza perdere di vista la realtà. Io ritengo che almeno sui possibili obbiettivi ci siano ancora tra i responsabili dell’associazione colleghi che sentano questa responsabilità e siano ancora disposti ad operare per la “tutela gli interessi sociali, morali ed economici” dei nostri associati».

Il Piccolo, 16 novembre 2009 
 
IL CASO POLITICO RISCHIA DI ALLONTANARE I DUE MAGGIORI PARTITI DI OPPOSIZIONE  
Il ”ciclone” Luise ora divide il centrodestra  
Il Pdl prevede un accordo tra l’ex assessore e la Lega. Razzini: «Puntiamo a una grande alleanza»
 
 
di FABIO MALACREA

Qualcuno lo vede già come candidato sindaco per il centrodestra con una propria lista civica pronta a raccogliere i cattolici di centro e ad allearsi con la Lega Nord. Sia vero o meno, una cosa è certa: l’ex assessore alla Sicurezza Michele Luise, con le sue dimissioni, non solo ha creato scompiglio nella maggioranza, rimasta basita dalla decisione di un suo uomo di punta della giunta, ma sembra aver dato il via alle reali ”grandi manovre” del centrodestra per scalzare il Pd dal Comune nel 2011.
Mancava un tassello per chiarire una situazione ancora ingessata, ferma a generiche enunciazioni di principio. E a porlo è stato Luise con le sue dimissioni e con la prospettiva di una nuova lista civica. Una manovra accolta con un certo favore almeno da una parte della Lega Nord ma che invece non piace assolutamente al Pdl. E che, al momento, interrompe il processo (se mai c’era stato) di avvicinamento tra i due maggiori partiti del centrodestra in città, nel tentativo di evitare i flop che proprio le divisioni e la frammentazione delle candidature avevano favorito negli ultimi appuntamenti con le urne. Insomma, il ”ciclone” Luise rischia di porsi come elemento di disturbo nel dialogo, mai troppo amichevole per la verità, tra il Pdl e il Carroccio monfalconesi. E a preoccuparsi è soprattutto il Pdl che vede nell’operazione-Luise la costituzione di un nuovo asse tra il Carroccio e la presunta futura lista civica. Solo sensazioni?
«Non mi pare proprio – afferma il vicepresidente del Consiglio comunale Giuseppe Nicoli, già coordinatore comunale di Forza Italia e prossimo coordinatore del Pdl -. Tutti hanno notato, in questa vicenda, un particolare feeling tra Razzini e Luise. Che va al di là dell’amicizia. Una cosa è certa: noi riteniamo che è compito del centrodestra dare un taglio netto al passato ed evitare commistioni con chi ha condiviso per tre anni e mezzo le scelte di un’amministrazione legata mani e piedi con l’estrema sinistra».
Il Pdl vuole vederci chiaro. E martedì Nicoli convocherà i suoi ”stati generali” cittadini per discuterne e definire una linea di condotta.
Federico Razzini, dal canto suo, nega che un’asse vera e propria con Luise al momento esista, ma non esclude che lo stesso assessore dimissionario possa dire la sua in una futura ipotetica alleanza di centrodestra: «Ho sempre sostenuto che a Monfalcone è necessario costituire una sorta di grande coalizione che comprenda la Lega Nord, il Pdl, i centristi cattolici, liste civiche e ambientalisti d’ispirazione sociale, lasciando fuori le estreme. Luise? Lo vedo in questa alleanza anche se non credo che intenda candidarsi come sindaco».
Ma se questa scelta dovesse rivelarsi sgradita al Pdl? «Il Pdl deve pensare meno agli interessi dei suoi singoli esponenti e di più al bene della città. Ma deve anche capire che correndo da solo non vincerà mai le elezioni. Dal Pdl non ci aspettiamo isterismi ma senso di responsabilità e lungimiranza politica».
Ma resta valido l’obiettivo di un solo candidato sindaco? «Noi puntiamo a una sola grande coalizione, con un programma alternativo condiviso e rapperesentata possibilmente da un solo candidato. In questa prospettiva il Pdl deve assumersi le sue responsabilità».

SOCIALISTI  
Bacchettate anche da Magrin al collega dimissionario
 
 
I socialisti Giacomo Panariello e Giordano Magrin, in merito alle dimissioni dell’assessore Michele Luise, constatano «la scarsa sensibilità verso coloro che fino a un momento prima erano al suo fianco come collaboratori. Ci aspettavamo sinceramente – dicono – un confronto diretto, sincero, e a 360 gradi. Così non è stato. E questo, sicuramente, è un demerito che verrà giudicato dalla popolazione quando sarà chiamata al voto». I due esponenti socialisti lanciano dure critiche anche alla Lega Nord per «la strumentalizzazione di alcune considerazioni sacrisante dell’arcivescovo di Gorizia, Dino De Antoni, favorevole all’accoglimento di un’eventuale richiesta da parte della comunità musulmana di aprire una moschea a Monfalcone». Secondo lo Sdi «si è trattato di una guerra santa sul niente, visto che la stessa comunità locale musulmana ha infatti fornito ampie rassicurazioni di non poter considerare praticabile l’ipotesi di costruire una moschea a Monfalcone. E l’amministrazione, per bocca del primo cittadino, si è espressa chiaramente mettendo in evidenza l’inesistenza di pregiudizi ribadendo la libertà di culto quale diritto sancito dalla Costituzione e dalle regole democratiche ricordando che non compete al Comune costruire luoghi di culto, qualsiasi essi siano. D’altra parte la religione è un valore per tutti e come tale – concludono i due esponenti socialisti – non va contrastata».

Messaggero Veneto, 16 novembre 2009 
 
Rc: era ora che Luise uscisse dalla giunta 
 
MONFALCONE. L’uscita di Michele Luise dalla giunta Pizzolitto, accompagnata da precise dichiarazioni circa le motivazioni che lo hanno spinto a tale gesto, ha natura ben diversa dalle altre tre dimissioni di assessori che lo hanno preceduto (Bou Konate, Stefano Piredda, Andrea Montagnani) e non possono che suscitare l’approvazione di chi, come l’Udc, si è posto da sempre all’opposizione e in alternativa a questa maggioranza.
«Siamo quindi d’accordo con lui – dice il segretario cittadino dell’Udc, Lorenzo Oggianu – quando ricorda il bilancio bloccato dai derivati, i tanti edifici pubblici da gestire con uffici pubblici sparsi per tutta la città, le terme romane avviate, con un grande impianto a biomasse programmato a pochi metri, l’integrazione degli immigrati rimasta sulla carta, che il Pd pensa di risolvere portandoli in massa a votare per le loro primarie interne e l’ammissione finale che la politica in questa amministrazione era diventata frustrante, incapace di dare risposte concrete ai problemi della città».
Nota poi che l’espressione di sollievo degli esponenti di Rifondazione che «vedono finalmente fuori dell’esecutivo un esponente che ritiene non vi sia più spazio per la componente cattolica in una maggioranza sempre più dipendente dall’estrema sinistra, sono un chiarimento e una conferma per tutti. L’ordinanza sulla vivibilità, che voleva ridare decoro alla città, e promuovere il vivere civile come aveva detto lo stesso Luise, è stata valutata come atto insopportabile per chi ritiene che i problemi siano sempre un altri: come se la crisi economica e del lavoro non siano nella preoccupazione di tutti, e ciò impedisca di adottare misure come quelle, assolutamente condivisibili, contro l’imbrattamento dei muri, lo sputo sulle aree pubbliche, il lordare le vie con residui fisiologici, creare disturbo all’interno dei condomini con schiamazzi e rumori violenti, l’abbandono di biciclette, l’accattonaggio molesto. La richiesta di Rifondazione di far tramontare la delega sulla sicurezza affidata a Luise, e di non sostituire l’assessore dimissionario – conclude –, vuol significare la volontà di eliminare questi problemi dall’agenda politica. È comunque evidente lo spostamento a sinistra dell’amministrazione comunale, e Luise ha perfettamente compreso che quella del Pd non può essere la sua casa, ma solo l’ultimo stadio dell’evoluzione (apprezzabile) dell’ex Pci/Ds, divenuto un partito socialdemocratico. Rispettiamo pertanto la scelta coraggiosa e corretta del dottor Luise e apprezziamo il mese sabbatico che si è preso per decidere come, dove, e con chi riprendere il suo impegno politico».

Il Piccolo, 23 novembre 2009 
 
RAPPORTI CON FINCANTIERI
«Non vi è alcuna sudditanza nei confronti dello stabilimento di Panzano: oggi sono in vigore i protocolli di legalità e trasparenza degli appalti»
LA PRESENZA DI STRANIERI
«I leghisti sollevano falsi problemi, come quello della moschea. Non la vogliono neppure i musulmani. Pensino invece ai previsti tagli alla sanità isontina»
«Per la sicurezza in città non servono gli sceriffi»
IL SINDACO PIZZOLITTO
Se potessi tornare indietro gestirei di persona la spinosa questione delle ordinanze
INTERVISTA
«A crearmi problemi i fuoriusciti della Margherita piuttosto che Prc»
«Michele Luise sapeva sin da principio quale era la linea dell’amministrazione»
 
 
di FABIO MALACREA

È rimasto da solo nel Municipio che sta cedendo perchè una parte dell’edificio sta ”trascinando” l’altra. Assessori e consiglieri comunali se ne sono già andati. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, invece, è ancora lì, nel suo ufficio, circondato solo dai suoi collaboratori stretti. Un assist strepitoso per un’intervista a tutto tondo con il primo cittadino alle prese con la fuga di alcuni suoi alleati di centro e, da ultimo, di un suo assessore di punta, costretto a governare per un altro anno e mezzo il Comune con una maggioranza ridotta a un solo voto e con un Pd che, a Monfalcone, è riuscito a trasformare la festa delle primarie in una polemica sull’incetta dei voti bengalesi. Proprio lui che tre anni fa il secondo mandato se l’era conquistato al primo turno, sbaragliando un centrodestra diviso.
Ma non le verrebbe voglia di andarsene anche lei?
«Non ci penso. C’è stato qualche intoppo, è vero. Magari anche qualche gaffe, ma la maggioranza regge, magari per un solo voto. Arriveremo alla fine del mandato. Siamo riusciti a realizzare i punti principali del programma, ma altri aspettano ancora. E poi c’è la crisi economica da gestire, la questione ambientale. Non ci sono i presupposti per chiudere bottega. Stanco sì, invece, lo sono. I mandati quinquennali sono faticosi. Logorano chiunque».
Si sente solo, sindaco? Sulla questione-sicurezza non ha avuto certo molti amici…
«A volte ho avuto questa sensazione. Ma non sono mai arrivato a pensare a un abbandono. Certo sul tema sicurezza, soprattutto sulle ordinanze-vivibilità, ho dovuto smussare alcune perplessità all’interno del Pd e tra gli alleati. Ma mediare è il mio compito. Ci sono varie anime da mettere d’accordo e io non mi sento un capo che impone le sue idee. Non l’ho fatto da preside e non lo faccio certo ora. Le dimissioni di Michele Luise? Rispetto la scelta. Ma Michele sapeva fin dal principio quale era la linea dell’amministrazione».
La sua giunta in questi anni non ha perso solo Luise. Prima se n’erano andati Konate, Piredda e Montagnani.
«Sono storie diverse. Luise ha fatto una scelta politica. Piredda e Konate si sono defilati per motivi personali e professionali e con loro continuo ad avere ottimi rapporti di collaborazione. Montagnani è caduto in un errore molto grave che gli è costato la carriera politica. È stata una debolezza che gli ha rovinato la vita».
Due anni fa il suo collega di Bologna Sergio Cofferati si era messo contro parte della sinistra proprio sulla questione dei sindaci-sceriffo…
«E io la penso come Cofferati, non come i media hanno voluto far passare la sua proposta. In sede Anci ci ha detto: ”Non posso accettare che un cittadino indigente possa scavalcare un altro nelle stesse condizioni semplicemente perchè più furbo”. Lo sottoscrivo. Ecco perchè ho voluto porre delle regole di comportamento e sanare la situazione inaccettabile delle occupazioni abusive, ad esempio. Ci sono dei ”professionisti” del pietismo che a Monfalcone non devono trovare posto».
Ritiene di aver fatto abbastanza su questo fronte?
«Si poteva fare di più. Ci sono state lungaggini politiche e burocratiche. Ma se mi vuole far dire che gli alleati in qualche modo mi hanno ostacolato, rispondo di no».
Insomma non è prigioniero della sinistra, come dicono Pdl e Lega…
«Assolutamente no. Se ho avuto dei problemi non me li ha certo creati Rifondazione. Anzi, sui temi dell’assistenza e dei servizi sociali Rc ha fornito un apporto molto importante alla maggioranza. Di uomini e di idee. A darmi problemi piuttosto sono stati i fuoriusciti dell’ex Margherita che mi hanno ristretto una maggioranza partita molto ampia. Con la sinistra c’è un rapporto corretto, nessun freno. Guardate quanto siamo riusciti a fare in questi ultimi otto anni: non ha senso parlare di condizionamenti a sinistra».
Però qualche equilibrismo è stato costretto a farlo. Emblematica la questione della targa agli infoibati…
«Mediazioni sì, compromessi no. E tantomeno equilibrismi. Ma in quale alleanza non succede? Io non credo ai comportamenti da macho, li lascio ad altri anche nel mio partito. Non è alzando la voce che si dimostra di essere forti. La targa? Qui parlerei piuttosto di un errore di valutazione. Non sono monfalconese e molto probabilmente la mia sensibilità sul problema delle foibe e dell’esodo dall’Istria non è quella di chi ha vissuto questa tragica vicenda. Lo ammetto: forse non ho saputo leggere nel modo giusto la complessità del problema e le ferite non rimarginate che si trascinano ancora oggi».
Ma gli alleati di centro cattolico se li è giocati…
«Mi sarei aspettato più coerenza politica da personaggi che avevano firmato un programma condiviso e quindi avevano il dovere di dare un sostegno a questa maggioranza o quantomeno di far presenti i problemi. È un male comune: lo stesso è capitato anche al Pdl che ha lasciato ”pezzi” per strada. Certo non è facile governare con un voto di margine. Ma finora ce l’abbiamo fatta e continueremo a farlo».
Sicurezza sociale, rapporti con un’invasione di stranieri senza precedenti: è certo che questa maggioranza abbia saputo leggere fino in fondo i malesseri della città?
«Non siamo sempre riusciti a interpretare il disagio della gente. Un po’ di autocritica ci starebbe. Quanto meno siamo stati carenti in fatto di comunicazione. Prendiamo la sicurezza: sul ”reale” siamo riusciti a dare risposte puntuali, sul ”percepito” altri forse sono stati più bravi di noi. Furti in casa, comportamenti di stranieri e trasfertisti, decoro della città sono problemi su cui la gente chiede di essere rassicurata. E noi abbiamo il dovere di tenerne conto».
Però Rifondazione avrebbe chiesto di abolire l’assessore alla Sicurezza…
«Rifondazione non me lo ha chiesto esplicitamente. Potrebbe farlo. E allora cercherei di far capire come sia un errore sottovalutare il disagio ”percepito” non da un branco di razzisti ma da persone normali, civili, che amano la loro città. Lo ammetto, a volte i lacci ideologici ci impediscono di comprendere una realtà magari scomoda ma di cui però dobbiamo tenere conto. Questi umori vanno colti in tempo, altrimenti c’è il rischio di perdere la città. Ma il tempo è galantuomo: ricordate la battaglia del centrodestra contro la raccolta differenziata dei rifiuti? Chiedete ora alla gente se tornerebbe indietro, come chiedevano Razzini e Nicoli».
Già, il malessere. Una ”lettura” che la Lega Nord invece sa fare bene, visto il successo della raccolta di firme contro la moschea…
«Non posso certo condividere i contenuti delle battaglie della Lega Nord. Ma non posso non rilevare la grande abilità di Razzini e compagni nel cogliere gli umori della popolazione. Il fatto è che la Lega solleva falsi problemi, come quello della moschea. Ma chi la vuole la moschea? Non la vogliono neanche i musulmani ”monfalconesi” che non hanno i soldi per farsela. Piuttosto un problema reale è quello della sanità, con gli ospedali della provincia a rischio di tagli. Andate a chiedere a Razzini cosa dice del piano previsto dal ”suo” assessore».
Potesse tornare indietro, c’è qualcosa che non rifarebbe o farebbe diversamente?
«Tante cose. Gestirei di persona la questione-ordinanze, ad esempio, aprendo fin dal principio una discussione con le scuole e la città. Ci sono stati troppi problemi di interpretazione che hanno irritato la gente. E poi risponderei ”picche” a chi mi ha coinvolto nell’avventura dei derivati, dai quali cercheremo di uscire il più presto possibile. Non tanto per i danni economici che, per quanto ci riguarda, non sono gravi. Quanto perchè non è giusto rischiare con i soldi della gente».
Tra le accuse che le sono state rivolte dalle opposizioni c’è quella di un’eccessiva sudditanza nei confronti di Fincantieri.
«È una critica pertinente che coglie nel segno se il problema viene visto dall’esterno. Se guardiamo ai fatti, invece, la svolta c’è stata. Oggi sono in vigore i protocolli di legalità e trasparenza sugli appalti nel cantiere navale, andiamo verso uno sportello-integrazione in fabbrica. Sui danni sociali della politica degli appalti il dibattito tra istituzioni e fabbrica è costante. Non dimentichiamoci il risanamento dell’Albergo impiegati e quello, in atto, dell’Albergo operai, il nodo delle case Spaini. Siamo a due passi da un bilancio sociale condiviso e dall’eliminazione della ferrovia di Fincantieri che taglia la città in due. La crisi, certo, sta accelerando certi processi. E ora anche Fincantieri sta riflettendo sulla validità della politica degli appalti».
Come se non bastasse ora spunta anche il rischio nucleare…
«È un rischio al momento solo teorico ma non per questo da sottovalutare. La nostra centrale, intanto, va metanizzata. E A2A mi ha dato garanzie che il piano già messo a punto da Endesa andrà avanti, magari con tempi un po’ più lunghi. Sul nucleare non c’è margine di trattativa. Il nostro ”no” è totale. E assieme a noi hanno il dovere di schierarsi tutte le comunità interessate, e la Regione. C’è poi un aspetto logistico non da poco. Una centrale nucleare non andrebbe a sostituire quella esistente ma la affiancherebbe. E dove? Non scherziamo, per favore»

Il Piccolo, 25 novembre 2009 
 
Ma a pagare sono stati solo 7 accattoni  
Questo il risultato-flop delle ordinanze-sicurezza da agosto a oggi 
 
Sette violazioni accertate per accattonaggio molesto. Questo è il risultato, finora, delle quattro ordinanze-vivibilità messa a punto dal Comune da agosto a oggi. Un flop evidente per provvedimenti che avrebbero dovuto ridare decoro alla città, limitare i comportamenti aggressivi e vandalici. Del resto non poteva essere diversamente, a fronte di un’azione di controllo estremamente blanda seguita alle ordinanze. L’ex assessore alla Sicurezza Michele Luise incassa un punto a suo favore, dunque, dopo le polemiche seguite alle sue dimissioni e le dure affermazioni di Rifondazione che ha definito «inutile e dannoso» il suo operato in giunta.
E per lui ora arrivano consensi dal centrodestra che gli apre le porte, come alleato. Un’apertura l’ha già ottenuta dalla Lega Nord. Un’altra arriva ora dall’Udc.
«Luise si è dimesso – afferma Giorgio Pacor – proprio perchè il sindaco non gli ha consentito di far rispettare le ordinanze sulla sicurezza. Con la gioia della sinistra e con l’ignavia degli assessori e consiglieri della ex Margherita – aggiunge -, Luise ha gettato la spugna una volta preso atto che la sinistra non ha nessuna intenzione reale di modificare la situazione di degrado in cui si è ficcata la città per il non malcelato motivo che libertà, per certa sinistra, è lordare e graffitare muri o tenere comportamenti che definiscono ”fuori dalla gabbia”».
Insomma, le dimissioni di Luise hanno di fatto aperto la campagna elettorale per le comunali del 2011. Luise in questi giorni è stato già contattato dall’Udc. «Abbiamo cominciato – afferma Pacor – un cammino insieme, alleati distinti ma con gli stessi obiettivi». E la sicurezza sarà uno di questi.
«Il sindaco, a parole – aggiunge Pacor – si è presentato come paladino della sicurezza dei cittadini, determinato a far rispettare le regole di educazione civica, ma in realtà non ha consentito di utilizzare i vigili urbani per far rispettare le norme delle ordinanze che prevedono sanzioni in ordine a comportamenti, invisi alla quasi totalità dei cittadini, come l’accattonaggio molesto, atteggiamenti sconvenienti, lo sputo, il gettare in ogni dove immondizie, lordare o graffettare muri e pareti delle case, gettare e spesso infrangere bottiglie per terra».
«I vigili sono stati tenuti in ufficio con incarichi burocratici facilmente espletabili da altri impiegati d’ordine – continua Pacor – e sono stati utilizzati non per controllare il territorio ma per risolvere problemi contingenti o verificare segnalazioni dei cittadini». Luise da parte sua non si espone. Ma avrebbe già costituito l’associazione ”Insieme per Monfalcone” da trasformare in lista alle prossime elezioni comunali e trovare alleanze con forze del centrodestra.
Quali? Risponde ancora Pacor: «Quelle che vogliono una città più ordinata e più sicura, servizi pubblici efficaci e meno costosi, urbanistica non costituita da brutti condomini ma da luminosi giardini pubblici e dal recupero del patrimonio edilizio cittadino». (f.m.)

Il Piccolo, 02 dicembre 2009
 
Mini-rivoluzione in giunta per il dopo-Luise, il sindaco tiene per sè la Sicurezza  
Nessuna nuova nomina, sarà un esecutivo a sette Ridistribuite alcune delle deleghe più ”pesanti” 
È Massimo Schiavo il super-assessore, per lui anche i Lavori pubblici
 
 
di FABIO MALACREA

Mini-rivoluzione delle deleghe e giunta più ”magra”. Nessun sostituto per l’assessore dimissionario Michele Luise. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, dopo essersi confrontato con gli alleati, ha deciso la ridistribuzione delle deleghe di Luise (Sicurezza e Vivere civile, Personale e Sport) tra i sette assessori rimasti, oltre ad alcuni scambi di referati. Le deleghe di Luise sono così state distribuite tra il vicesindaco Silvia Altran (Sport), l’assessore Gianluca Trivigno (Personale) e lo stesso sindaco (Sicurezza e vivere civile). Ma le novità non si fermano qui. Trivigno cede due deleghe (Patrimonio e Lavori pubblici) al collega Massimo Schiavo, mentre il vicesindaco Altran cede le Pari opportunità all’assessore Cristiana Morsolin che gestirà anche gli Affari generali. Una ridistribuzione di non poco conto che aumenta il ”peso” soprattutto di Schiavo, che raccoglie su di sè Urbanistica, Viabilità, Lavori pubblici, Informatica, Protezione civile e Patrimonio, e della Morsolin che gestirà i Servizi socio-sanitari e assistenziali, Politiche giovanili, Pari opportunità e Servizi demografici. Una piccola rivoluzione a un anno e mezzo dalle elezioni, quindi, senza salti nel buio. «La nomina di un assessore al posto di Luise – ha detto ieri il sindaco – avrebbe imposto all’interessato tempi stretti di rodaggio. Non era il caso di rischiare, visto che nell’attuale giunta c’erano già tutte le competenze necessarie. Questa operazione, anzi, ci consente di rendere più omogenea la distribuzione dei vari referati».
Ma il sindaco ha voluto anche dare una dimostrazione di compattezza della sua maggioranza, invitando alla presentazione della nuova giunta anche gli alleati. Paolo Frisenna, segretario del Pd, ha escluso che la mancata scelta di un nuovo assessore abbia creato frizioni all’interno del partito. «Il dibattito c’è stato, ma alla fine – ha detto – è emersa la volontà di consolidare questa esperienza e portare a compimento il programma per la città. Questa giunta è stata in grado di attuare il miglior progetto politico degli ultimi vent’anni. Ha saputo attuare politiche per l’immigrazione in grado di non creare tensioni, nonostante le provocazioni e le strumentalizzazioni leghiste. Sui grandi temi la compattezza è stata assoluta e, se ci sono state diversità di opinione su casi di coscienza o se, per vari motivi, una frangia di centro se n’è voluta andare, ciò non mina la solidità della maggioranza e il desiderio di portare a compimento un programma e di delineare le scelte future».
Emiliano Zotti, segretario e capogruppo di Rifondazione, ha definito «un problema esclusivamente politico» le dimissioni di Luise. «Ora questa giunta – ha detto – è supportata da una situazione politica stabile. Per migliorarne l’efficienza c’era solo bisogno di dare più omogeneità alle deleghe. E così è stato. Nel confronto sui problemi reali della città non ci sono state mai crepe e i risultati di questi anni in settori delicati come lavori pubblici e sociale sono stati ottimi, anche in rapporto alle enormi difficoltà dal punto di vista sociale che abbiamo dovuto fronteggiare. Se Monfalcone non è diventata una città-dormitorio e se è riuscita a conservare la sua identità, è grazie al carattere dei cittadini e all’azione di questa maggioranza».
Concetti ribaditi anche da Giacomo Panariello, socialista, contrario «a rimpasti pericolosi» e in perfetta linea con la scelta di ridurre il numero degli assessori, sia pure per una corcostanza forzata, e con l’azione amministrativa della maggioranza, anche in proiezione futura».

Messaggero Veneto, 02 dicembre 2009
 
Nessun vice-Luise nella nuova giunta: deleghe ridistribuite tra 7 assessori 
 
MONFALCONE. Resteranno in sette gli assessori della giunta del Comune di Monfalcone. Il sindaco, dopo le consultazioni con i gruppi politici di maggioranza, ha deciso di procedere a una ridistribuzione delle deleghe, tra cui quelle del dimissionario assessore Michele Luise. «Anche perché – spiega Pizzolitto, che ha sottolineato la stabilità della maggioranza mantenendo la delega alla sicurezza e al vivere civile – a questo punto nominare un nuovo assessore avrebbe messo il soggetto nelle condizioni di poter lavorare praticamente alle fine del nostro mandato».
Paolo Frisenna, segretario cittadino del Pd e consigliere comunale, spiega come si siano state identificate delle priorità di intervento e come «l’obiettivo è quello di creare le condizioni per la Monfalcone del futuro».
La condizione politica stabile è stata sottolineata anche dal segretario cittadino e capogruppo consiliare di Rc, Emiliano Zotti, che nella scelta di redistribuzione delle deleghe ravvisa la volontà di rendere ancora più efficace l’amministrazione comunale. «D’altronde le dimissioni di Luise, inattese, dimostrano che nessuno è indispensabile e la redistribuzione degli incarichi è ottimale, perché rende ancora più compatti e organizzati i settori di intervento», dice dal punto di vista politico, mentre dal punto di vista amministrativo osserva come il bilancio sia positivo: si sta seguendo il programma elettorale, si sta investendo molto nel settore delle opere pubbliche e sul sociale e ciò rende Monfalcone una città «vivibile, nonostante lo stravolgimento sociale degli ultimi anni. Ciò è certo dovuto allo spirito della cittadinanza, ma anche al ruolo avuto dall’amministrazione comunale. Fincantieri – osserva a margine – è un motore importante per la città e per i cambiamenti sociali, ma puntare per essere competitivi solo sul costo del lavoro, invece che sulla qualità e la sicurezza del lavoro, credo sia elemento su cui riflettere».
Soddisfatti della scelta anche i Socialisti italiani. «Non c’erano le condizioni per mettere l’ottavo assessore – afferma Giacomo Panariello –. La squadra attuale è coesa e compatta e il rimpasto è frutto di colloquio e vorremmo che da oggi alla fine del mandato si occupasse dei problemi veri della città e non delle guerre di religione».
Questo il nuovo assetto. Sindaco Gianfranco Pizzolitto: comunicazioni, relazioni internazionali, progetti europei, associazioni intercomunali, ufficio legale, vivere civile e sicurezza, affari generali. Vicesindaco Silvia Altran: attività socioeducative, cooperazione decentrata, innovazione e sport. Paolo Frittitta: ambiente, problematiche amianto, commercio. Cristiana Morsolin: servizio sociosanitari e assistenziali, politiche giovanili, pari opportunità, servizi demografici. Giordano Magrin: partecipazione civica, accessibilità e relazioni con il pubblico, servizi tecnici e cimiteriali. Paola Benes: cultura, tempo libero, marketing territoriale. Massimo Schiavo: urbanistica, patrimonio, viabilità, lavori pubblici, informatica e protezione civile. Gianluca Trivigno: finanze, personale e rapporti con enti partecipati.

Messaggero Veneto, 03 dicembre 2009
 
Monfalcone. Parla Pizzolitto  
«I poteri dei vigili devono essere rafforzati»
 
 
MONFALCONE. Apprezzamento per la professionalità e l’impegno dei vigili, necessità di una più articolata organizzazione del servizio e messa in atto di una serie d’ iniziative per rendere più efficace l’azione per garantire il decoro urbano e contrastare il disagio derivante da fenomeni di inciviltà. Sono queste le due indicazioni del sindaco, Gianfranco Pizzolitto, che subito dopo l’assunzione diretta delle deleghe sulla sicurezza ha voluto incontrare il comandante dei vigili, Walter Milocchi, ed il direttore Generale, Antonio De Stefano, per una ricognizione a tutto campo delle diverse problematiche.
“E’ mio intendimento – ha sottolineato Pizzolitto – sovrintendere al buon funzionamento dei servizi del corpo di polizia locale con quella necessaria continuità che forse è stata carente in passato. Nel percepito dei cittadini, decoro urbano e sicurezza sono diventati un parametro centrale per valutare la qualità del convivere civile. Ogni qualvolta un comportamento individuale non rispettoso dei regolamenti crea un danno collettivo deve essere represso e sanzionato, ma ancor più importante è l’azione di controllo e prevenzione che faccia da deterrente al succedersi di fatti ed episodi illegali”.
Tre sono le direttrici che il sindaco Pizzolitto intende perseguire, avendo nel frattempo chiesto al comandante di voler incontrare, ad inizio anno, tutti i vigili, ai quali ha voluto già confermare la stima e la fiducia dell’ Amministrazione.
“Anzitutto – ha spiegato il sindaco – si dovrà sviluppare un maggior presidio mirato del territorio nel rafforzamento nel ruolo del vigile come istituzione vicina ai bisogni dei cittadini e capace di infondere serenità. Un modello che potremmo chiamare del “vigile amico” attento alle istanze che ci provengono dai quartieri, dagli operatori economici e sociali e dalle realtà scolastiche. Un secondo filone riguarderà un lavoro intenso per il rispetto e l’applicazione dei regolamenti e delle ordinanze, con iniziative a tema, atte a prevenire e reprimere i fattori di disagio: dai fatti di incuria ed inciviltà, al bullismo, al rispetto dei diritti per i portatori di handicap, ai rumori molesti e via dicendo. Già in settimana sarà emanata un’ordinanza che, in vista delle feste, vieti l’utilizzo indiscriminato di materiale esplodente e pericoloso. Infine – conclude — sarà riaperto il capitolo delle relazioni con le autorità statali preposte all’ordine pubblico alla luce del protocollo sulla sicurezza ed a cui competono specifiche responsabilità, in un rapporto di collaborazione interistituzionale”. 

Il Piccolo, 03 dicembre 2009
 
SICUREZZA. IL SINDACO DETTA LE NUOVE REGOLE PER IL CONTROLLO DEL TERRITORIO  
Pizzolitto: «Vigile amico e stop ai petardi»  
Verso una riorganizzazione del servizio di Polizia municipale: più agenti in strada, meno negli uffici
Già un confronto tra il primo cittadino, il comandante del Corpo Walter Milocchi e il direttore generale Antonio De Stefano
 
 
di FABIO MALACREA

Il sindaco Gianfranco Pizzolitto non perde tempo. Due giorni dopo l’assunzione nelle sue mani della delega della Sicurezza, chiama a raccolta gli agenti municipali, vara la figura del ”vigile amico” con compiti di pattugliamento della città e annuncia un’ordinanza che vieti l’uso indiscriminato di petardi. Pizzolitto vuole che i vigili escano dagli uffici e ammette che forse, in pasato, non c’è stata sufficiente attenzione su questo aspetto. Insomma, vuole dettare regole nuove per rendere più efficace l’azione della Polizia municipale.
Il sindaco esprime «apprezzamento» alla professionalità e all’impegno dimostrati finora dai vigili, ma mette in chiaro anche la necessità di una più articolata organizzazione del servizio e «la messa in atto di una serie di iniziative per rendere più efficace l’azione allo scopo di garantire il decoro urbano e contrastare il disagio derivante da fenomeni di inciviltà».
Pizzolitto ha anche già incontrato il comandante dei vigili, Walter Milocchi, e il direttore generale, Antonio De Stefano, per una ricognizione a tutto campo delle diverse problematiche. «È mio intendimento – ha sottolineato – sovrintendere al buon funzionamento dei servizi del corpo di polizia locale con la necessaria continuità che forse è stata carente in passato. Nel ”percepito” dei cittadini, decoro urbano e sicurezza sono diventati un parametro centrale per valutare la qualità del convivere civile. Ogni volta che un comportamento individuale non rispettoso dei regolamenti crea un danno collettivo deve essere represso e sanzionato, ma ancor più importante è l’azione di controllo e prevenzione che faccia da deterrente al succedersi di fatti ed episodi illegali». Pizzolitto ha chiesto al comandante di voler incontrare, a inizio 2010, tutti i vigili, ai quali, comunque, ha già confermato la stima e la fiducia dell’amministrazione.
Tre le direttrici su cui il sindaco internde muoversi. «Prima di tutto – ha spiegato – si dovrà sviluppare un maggior presidio mirato del territorio nel rafforzamento nel ruolo del vigile come istituzione vicina ai bisogni dei cittadini e capace di infondere serenità. Un modello che potremmo chiamare del ”vigile amico” attento alle istanze che arrivano dai quartieri, dagli operatori economici e sociali e dalle realtà scolastiche.
«Un secondo filone – continua – riguarderà un lavoro intenso per il rispetto e l’applicazione dei regolamenti e delle ordinanze, con iniziative a tema, per prevenire e reprimere i fattori di disagio: dai fatti di incuria e inciviltà, al bullismo, al rispetto dei diritti per i portatori di handicap, ai rumori molesti».
Già in settimana sarà emanata un’ordinanza che, in vista delle feste, vieti l’utilizzo indiscriminato di materiale esplodente e pericoloso. Infine, sarà riaperto il capitolo delle relazioni con le autorità statali preposte all’ordine pubblico alla luce del Protocollo sulla sicurezza a cui competono specifiche responsabilità, in un rapporto di collaborazione interistituzionale.

Il Piccolo, 05 dicembre 2009 
 
Stop ai petardi in centro, multe fino a 200 euro a chi non rispetta il divieto 
 
Come preannunciato, il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha firmato l’ordinanza che sarà valida sino al prossimo 6 gennaio con la quale è fatto assoluto divieto di accendere fuochi, giochi pirici, mortaretti, petardi e qualsiasi materiale che possa anche soltanto potenzialmente «causare incomodo, disturbo o pericolo per le persone nell’area del centro urbano». Ne è interessato il perimetro individuato fra le vie Fratelli Rosselli, Duca d’Aosta, Oberdan, piazza Cavour, le vie Plinio e Colleoni, Salita Granatieri, via Serenissima, Salita Mocenigo e viale San Marco. Il provvedimento tiene conto del fatto che nel periodo natalizio sono previste una serie di manifestazioni nell’area di piazza della Repubblica e zone limitrofe che richiamano numerosi cittadini e che l’utilizzo di petardi e mortaretti causi anche il disturbo acustico in particolare nelle zone residenziali, ma anche motivo di pericolo. La violazione del norma comporterà una sanzione da 30 a 200, euro, fatto salvo il fatto che il comportamento tenuto non comporti anche reato. Il sindaco ha dato incarico alla Polizia municipale e agli altri organi di polizia giudiziaria della vigilanza per l’esecuzione del presente provvedimento.

Il Piccolo, 07 dicembre 2009
 
Decoro e sicurezza, si ricomincia daccapo  
Il sindaco avvia un monitoraggio per valutare opportunità ed efficacia di tutte le ordinanze
 
 
di LAURA BORSANI

Un monitoraggio a 360 gradi di tutte le ordinanze emesse in relazione al decoro urbano e al vivere civile. Lo chiede il sindaco Gianfranco Pizzolitto a se stesso, adesso che ha avocato a sé il referato alla Sicurezza dopo le dimissioni dell’assessore Michele Luise. Verifiche e relativi report. Passando in rassegna gli ultimi provvedimenti entrati in vigore, quello sull’accattonaggio molesto, quello riguardante l’imbrattamento dei beni e monumenti pubblici, le misure anti-sputo e il divieto di utilizzare le panchine come ”giacigli”, fino all’ordinanza sulle biciclette. Una ”supervisione” sugli effetti e sull’efficacia degli interventi avviati tra il mese di agosto e il primo di settembre, affidata al comandante della Polizia municipale, Walter Milocchi, al fine di valutare eventuali correttivi o imprimere ulteriori accelerazioni all’incisività dei provvedimenti. Quello che si prospetta è un bilancio finalizzato a conoscere la validità delle ordinanze, fino a considerarne l’eventuale annullamento, qualora si rivelassero non funzionali.
Contestualmente, c’è la verifica sulla sicurezza attraverso uno specifico confronto con la Prefettura e le forze dell’ordine, sullo stato di attuazione del patto di legalità. Il sindaco Pizzolitto intende mettere in campo una ”ricognizione globale” degli strumenti introdotti dall’amministrazione comunale per migliorare la qualità della vita e promuovere la cultura della civile convivenza, nel segno dell’integrazione sociale.
Una ricognizione dovuta, spiega il primo cittadino, avendo assunto direttamente il delicato assessorato. Pizzolitto ingrana la marcia ponendosi in prima linea sul fronte della sicurezza, volendo scandagliare l’intero sistema a salvaguardia della tranquillità e della tenuta sociale. Lo scopo è quello di individuare le criticità, ma anche i punti deboli e di forza dei provvedimenti, valutando gli opportuni interventi. Un’analisi che, dati ed elementi alla mano, possa permettere altresì marcare il confine tra quella che il sindaco ha definito la ”sicurezza percepita” dal cittadino, frutto di un ”sentore emotivo”, comunque importante ai fini della rassicurazione, e le reali problematiche presenti sul territorio.
«Ho incaricato il comandante della Polizia municipale – ha spiegato il sindaco – di fare il punto della situazione sull’andamento delle ordinanze entrate in vigore. Stiamo inoltre per emanare un’ulteriore ordinanza relativa all’utilizzo dei petardi. Non è una decisione assunta a priori, ma legata alle preoccupazioni raccolte in primis dalle persone anziane. L’intervento è anche di tipo rassicurativo».
Pizzolitto aggiunge: «Avendo assunto direttamente l’assessorato alla Sicurezza, ritengo sia dovuta la richiesta di una ricognizione completa del sistema. Avrò quindi un incontro con il comandante della Polizia municipale, alla luce del quale potrò valutare se sarà necessario intervenire con eventuali correttivi o imprimere ulteriori accelerazioni».
Fino quindi a fare il punto con il prefetto sul patto di legalità: «Intendo verificare – ha osservato il primo cittadino – se fenomeni di disagio in città abbiano fondamento, oppure se siano frutto di una politica di allarmismo portata avanti per scopi elettorali». Il sindaco cita anche l’opera di verifica e controllo in relazione alla regolarità degli affitti e delle condizioni igienico-sanitarie negli appartamenti, «per il quale si sta procedendo piuttosto bene. In questo ambito ho già dei report significativi». Oltre non si sbilancia, non volendo al momento soffermarsi su valutazioni settoriali: «Una volta assunto il quadro completo della situazione – spiega -, comunicherò le eventuali modifiche e gli interventi del caso».
Il sindaco ribadisce la filosofia di fondo: «L’intento è quello di garantire una città in cui vivere sia più facile. L’approccio vuole continuare ad essere educativo, volto alla crescita e alla consapevolezza del vivere civile. Non vogliamo creare allarme o punire ad oltranza i cittadini, ma prevedere misure di rassicurazione e, nel contempo, di promozione e di sensibilizzazione del rispetto delle regole».

Messaggero Veneto, 08 dicembre 2009
 
Monfalcone. Il sindaco Pizzolitto ha firmato l’ordinanza che sarà valida per tutto il periodo natalizio e fino al 6 gennaio  
Fuochi d’artificio e petardi vietati, multe a chi sgarra
 
 
MONFALCONE. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha firmato l’ordinanza che sarà valida sino al prossimo 6 gennaio con la quale è fatto assoluto divieto di accendere fuochi, giochi pirici, mortaretti, petardi e qualsiasi materiale che possa anche soltanto potenzialmente causare incomodo, disturbo o pericolo per le persone nell’area del centro urbano.
Ne è interessato il perimetro individuato fra via Fratelli Rosselli, via Duca d’Aosta, via Oberdan, piazza Cavour, via Plinio, via Colleoni, salita Granatieri, via Serenissima, salita Mocenigo e viale San Marco. L’ordinanza del sindaco ha efficacia immediata.
Il provvedimento tiene conto del fatto che nel periodo natalizio sono previste una serie di manifestazioni nell’area di Piazza della Repubblica e zone limitrofe che richiamano numerosi cittadini e che l’utilizzo di petardi e mortaretti causi anche il disturbo acustico in particolare nelle zone residenziali, ma anche motivo di pericolo.
La violazione del norma comporterà una sanzione da 30 a 200, euro, fatto salvo il fatto che il comportamento tenuto non comporti anche reato.
Il sindaco ha dato incarico alla polizia municipale ed agli altri organi di polizia giudiziaria di vigilare affinché sia rispettata l’ordinanza.
Il provvedimento è stato assunto dal sindaco anche in considerazione dell’assunzione delle nuove deleghe del vivere civile e della sicurezza e del fatto che già da alcuni pomeriggi dei ragazzi si stavano divertendo a far scoppiare dei piccoli botti, con disagio dei cittadini.

Messaggero Veneto, 10 dicembre 2009
 
Monfalcone. S’inasprisce la polemica tra Pizzolitto e gli agenti di polizia municipale che lamentano un sovraccarico di lavoro  
«Se il sindaco vuole più vigili, li assuma»
 
 
MONFALCONE. S’inasprisce la polemica tra il sindaco Gianfranco Pizzolito e i vigili urbani dopo le affermazioni del primo cittadino monfalconese che ha evidenziato la necessità che i vigili vivano di più tra i cittadini e ha proposto la figura del vigile amico, ovvero un agente della polizia municipale più presente in strada.
Richiesta a cui ha risposto il responsabile del coordinamento provinciale della Polizia locale per la funzione pubblica della Cgil, Alessandro Crizman, affermando come «se si vogliono vedere più vigili nelle strade è necessario assumere personale e non bloccare le assunzioni» e che “non si è mai voluto dare soluzione al problema del personale non idoneo al servizio esterno e, solo in un caso, è stata data risposta alle numerose richieste di mobilità, che avrebbero potuto fare entrare nuovi vigili nel corpo della Polizia municipale al posto del personale non idoneo o non più motivato a fare questo lavoro che sta diventando sempre più difficile».
Crizman ha ricordato al sindaco «che negli anni le competenze dei vigili sono aumentate a dismisura, così come quelle dell’ente locale che lui dovrebbe servire e che è difficile che il vigile sia considerato “amico” se il Comune continua a richiedere dei servizi come quello della spazzatrice. Obbligando i vigili a multare i cittadini che sbagliano siano essi cantierini o assessori. Non credano, i cittadini, che i vigili siano contenti di fare questo tipo di sanzioni, tutt’altro, ma la scelta non è nostra».
Il sindaco da parte sua non ha voluto proseguire lo scambio di opinioni sulla stampa, rimandando la discussione al momento opportuno “quando ci si troverà davanti ad un tavolo per discutere concretamente dei problemi”.
Nella polemica entra però il consigliere provinciale indipendente Prc-Se, Alessandro Perrone, parlando di una situazione “assolutamente mal posta e richiama la giunta a rivedere la propria politica sul personale e sul ruolo della Polizia urbana. In una città dove il rapporto tra Forze dell’ordine e cittadini è uno dei più alti d’Italia – dice Perrone -, chiedere ai vigili urbani di fare altre cose, rispetto alla loro preparazione e funzioni è l’ennesimo errore d’impostazione che assume come proprie le parole d’ ordine demagogiche del PdL e della Lega Nord”. Per il consigliere provinciale la Cgil ha sicuramente ragione nel difendere le lavoratrici e lavoratori quando si chiede loro non di condividere un percorso professionale, ma di svolgere funzioni improprie che sono semmai attinenti alla politica, la quale ha il compito di far partecipare i cittadini alla vita sociale e civile della città e verificare il consenso sulle proprie linee.
“Continuare nell’errore che già l’ex assessore Luise stava facendo, ovvero nel porre in modo sbagliato la politica della sicurezza come un’emergenza per la città – conclude -, vuol dire consegnare il governo della stessa nelle mani delle destre che su questa falsa urgenza da tempo stanno puntando con l’ obiettivo di disorientare l’opinione pubblica cittadina. Su questo tema da Pizzolitto ci si aspettava un deciso cambio d’impostazione e non di passare da male in peggio, con il rischio d’allevare un clima non certo positivo sotto il profilo della convivenza civile e democratica della comunità monfalconese”.

Il Piccolo, 13 dicembre 2009
 
IL SINDACO SPIEGA LA SUA STRATEGIA
Sicurezza, questionari anonimi ai cittadini 
Pizzolitto intende rilanciare il Patto di legalità e di trasparenza

Rilancio del Patto di legalità e trasparenza, questionari anonimi da distribuire ai cittadini per recepire la ”fame” di sicurezza in città, allargamento della partecipazione ai meeting-sicurezza anche alla Capitaneria di porto. Va al concreto la strategia del Comune nel campo della sicurezza dopo l’assunzione delle deleghe da parte del sindaco, Gianfranco Pizzolitto, in seguito alle dimissioni dell’assessore Michele Luise. Il sindaco Pizzolitto ha scritto al prefetto Maria Augusta Marrosu chiedendo già per gennaio la convocazione del tavolo previsto nel Patto interistituzionale, in modo da effettuare una ricognizione sulla situazione del territorio.
«È necessario che in forma ufficiale si possa acquisire un quadro degli interventi da parte delle autorità preposte – afferma Pizzolitto – così da mettere a punto le migliori strategie per rassicurare i cittadini. L’informazione nei confronti della comunità è uno degli elementi individuati nella fase di stesura del Patto per migliorare la percezione del contesto ambientale e a rimuovere eventuali allarmismi non giustificabili, garantendo la massima severità con chi viola la legalità». Il sindaco ha dato la propria disponibilità al Prefetto per ogni incontro preliminare che serva a «valutare la funzionalità e il rilancio del Patto in presenza di una crescente domanda di sicurezza che può trovare risposte solo attraverso il miglior coordinamento interistituzionale».
Secondo il sindaco, sta funzionando a dovere lo scambio di collaborazioni instauratosi a livello cittadino tra i carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di finanza e la Polizia municipale, che prevede periodici incontri per migliorare i cosiddetti servizi di prossimità. Pizzolitto ha garantito la sua partecipazione ai prossimi incontri e intende farsi promotore di un ulteriore potenziamento di questo strumento di consultazione con l’allargamento della partecipazione alla Capitaneria di porto e ai dirigenti locali delle autorità statali, nonché con un ampliamento dei temi da mettere all’ordine dei lavori per sviluppare lo scambio di informazioni necessarie a rendere più forte il coordinamento.
Il sindaco intende però anche proporre al prefetto Marrosu un’iniziativa di verifica del ”percepito” sulla sicurezza con la distribuzione ai cittadini da parte di Polizia, carabinieri e vigili di quartiere di un questionario anonimo che consenta di acquisire un quadro conoscitivo utile per impostare le strategie di intervento. Intanto, nei giorni scorsi, in Commissariato, si è tenuto un incontro di coordinamento che ha avuto come principale argomento di confronto la situazione di degrado urbano. Secondo quanto emerso, riportato in una nota conclusiva, si riscontra una «non rispondenza» tra gli episodi di bullismo emersi di recente dalle segnalazioni di cittadini e commercianti soprattutto del centro, riferiti dal ”Piccolo”, e gli atti raccolti da ogni singola forza di polizia che avrebbe rilevato fatti particolarmente rilevanti. Segno evidente che non sempre a tali episodi (aggressioni verbali di gruppi di ragazzini, piccoli furti, danneggiamenti, schiamazzi, graffiti e rifiuti abbandonati) seguono denunce.
Il comitato ha fatto anche il punto su varie situazioni tra cui, in particolare, le questioni delle occupazioni abusive di alloggi. Risolto il problema di casa Mazzoli, dove erano una ventina le persone insediate abusivamente, restano ancora da risolvere tre casi relativi all’occupazione di alloggi Ater in via 24 Maggio. (f.m.)
 
Ma Delbello vuole un Consiglio sul rischio micro-criminalità

La questione micro-criminalità non va sottovalutata, alla luce dei preoccupanti segnali che arrivano dalla città. Lo ritiene il consigliere comunale e provinciale del Pd Fabio Delbello che chiede al sindaco Gianfranco Pizzolitto e soprattutto al presidente del Consiglio comunale, Marco Ghinelli, anche in veste di presidente della Commisione organizzazione dell’amministrazione, «se non ritengano che sia urgente trasmettere quanto emerge in sede di ”protocolli”, al sindaco e al Consiglio comunale.
Si tratta di impostare e avviare un serio lavoro consiliare in materia securitaria e criminologica, data la particolare situazione (modello produttivo e flussi migratori) a rischio della città.
Delbello parte «dalla preoccupazione diffusa – afferma – sul diffondersi di una microcriminalità predatoria e invasiva, come denunciato dall’Ascom che ha il polso della situazione, la quale va stroncata e sradicata subito prima che faccia un pericoloso salto di qualità: Prefetto e forze dell’ordine – rileva Delbello – devono riferire ai sindaci del territorio riguardo le modalità di questa energica azione di bonifica che spetta loro».
Delbello ricorda tutti i fatti segnalati sulla stampa, dall’Ascom e da numerosi cittadini e che possono essere riassunti nella categoria del disadattamento diffuso.
«Grazie alle pressioni politiche esecitate negli anni scorsi – aggiunge – abbiamo effettivamente in piedi un Protocollo di legalità e uno di trasparenza, intesi come barriera nei confronti della penetrazione della criminalità organizzata e più in generale della criminalità, anche quella micro o predatoria.
«Ma il Consiglio comunale – continua Delbello – non ha mai finora ricevuto i flussi di notizie e i report, che dovrebbero appunto essere analizzati dall’assemblea stessa e poi resi noti pubblicamente. Un tanto ci fa dire – conclude Delbello – che non siamo affatto soddisfatti del funzionamento di quei due preziosi strumenti».

Il Piccolo, 15 dicembre 2009
 
IL SINDACO: SUL TEMA SICUREZZA UNA COMMISSIONE ALLARGATA AI CAPIGRUPPO  
«Lotta all’illegalità, ma anche politiche sociali» 
Pizzolitto: non scarichiamo i problemi su presunti nemici come un tempo si fece con gli ebrei

Uno dei primi punti affrontati dal sindaco Gianfranco Pizzolitto dopo l’assunzione, poche settimane fa, del referato della Sicurezza, è stato quello di chiedere al questore la disponibilità a fornire ai consiglieri comunali un quadro sull’azione delle autorità preposte nel nostro territorio. «Ritengo – osserva Pizzolitto – che la sede opportuna possa essere quella della commissione allargata ai capigruppo e sarà quello il momento per sviluppare un ampio approfondimento. Del resto, il consiglio ha avuto costantemente modo di trattare questi temi nel suo proprio ruolo di stimolo e controllo, ma anche in virtù delle specifiche richieste della giunta, che prima di assumere decisioni di propria competenza, ma di rilevanza generale, come quelle della sottoscrizione del Protocollo interistituzionale ha sempre verificato le scelte in ambito consiliare, peraltro, quasi sempre, con maggioranze più ampie di quelle dei partiti di centrosinistra».
La posizione dell’amministrazione comunale su questo tema, sostiene Pizzolitto, «è chiara e rispecchia il programma elettorale»: «Noi siamo per la legalità e, quindi, per la fermezza nei confronti della violazione delle leggi, ma siamo assolutamente contrari alle politiche di “criminalizzazione” a tutti i costi. Pensiamo che questo sia un segno distintivo di civiltà, quello di non confondere le questioni che richiedono interventi di carattere sociale e solidaristico e quelle dell’ordine pubblico. Altrimenti si arriva all’imbarbarimento della convivenza civile. E’ la strada più difficile perché richiede equilibrio e responsabilità, mentre è più facile alimentare le paure ed i pregiudizi: se si scaricano i problemi su un presunto “nemico”, come a suo tempo gli ebrei, si evita di ricercare una soluzione condivisa ai problemi».
Secondo Pizzolitto «è importante,dunque, sviluppare le più ampie sedi di confronto perché è necessario diffondere, anche dal punto di vista della consapevolezza, una cultura della legalità, di civiltà e di solidarietà, che non sono fra loro antitetiche, anzi. Per queste ragioni, che sono distintive da certe intemperanze del centrodestra, su due aspetti non possiamo transigere. Anzitutto quando viene fatta una rappresentazione caricaturale della città, quando si presenta Monfalcone come una landa degradata e abbandonata a fronte degli sforzi fatti per dare dignità urbana ad un territorio complesso come il nostro. Talvolta, per tornaconti di categoria, si alimentano allarmismi privi di dati di fatto. Così come non possiamo mettere in discussione la linea di collaborazione interistituzionale con le altre autorità perché la contrapposizione fra istituzioni, a livello nazionale, così come a livello locale, è un pericoloso fattore disgregante».
«Possiamo lavorare per rafforzarla, non per demolirla con insinuazioni, mentre – concluide il isndaco – dobbiamo avere fiducia nell’operato dei corpi preposti, Carabinieri, Polizia, Guardia di finanza»
 
Messaggero Veneto, 15 dicembre 2009
 
Pizzolito: l’ordine pubblico va rispettato nell’ambito di una convivenza civile

MONFALCONE. Uno dei primi punti affrontati dal sindaco Pizzolitto dopo l’assunzione, poche settimane fa, del referato della sicurezza, è stato quello di chiedere al questore la disponibilità per fornire ai consigliere comunali un quadro sull’ azione delle autorità preposte nel nostro territorio. «Ritengo – osserva Pizzolitto – che la sede opportuna possa essere quella della commissione allargata ai capigruppo e sarà quello il momento per sviluppare un ampio approfondimento. Del resto, il consiglio ha avuto costantemente modo di trattare questi temi nel suo proprio ruolo di stimolo e controllo, ma anche in virtù delle specifiche richieste della giunta, che prima di assumere decisioni di propria competenza, ma di rilevanza generale, come quelle della sottoscrizione del Protocollo interistituzionale ha sempre verificato le scelte in ambito consiliare, peraltro, quasi sempre, con maggioranze più ampie di quelle dei partiti di centro-sinistra».
La posizione dell’amministrazione comunale su questo tema, sostiene Pizzolitto, è chiara e rispecchia il programma elettorale: «Noi siamo per la legalità e, quindi, per la fermezza nei confronti della violazione delle leggi, ma siamo assolutamente contrari alle politiche di criminalizzazione a tutti i costi. Pensiamo che questo sia un segno distintivo di civiltà, quello di non confondere le questioni che richiedono interventi di carattere sociale e solidaristico e quelle dell’ordine pubblico. Altrimenti si arriva all’imbarbarimento della convivenza civile. È la strada più difficile perché richiede equilibrio e responsabilità, mentre è più facile alimentare le paure e i pregiudizi: se si scaricano i problemi su un presunto “nemico”, come a suo tempo gli ebrei, si evita di ricercare una soluzione condivisa ai problemi».
Secondo il primo cittadino monfalconese, è importante, dunque, sviluppare le più ampie sedi di confronto perché è necessario diffondere, anche dal punto di vista della consapevolezza, una cultura della legalità, di civiltà e di solidarietà, «che non sono fra loro antitetiche, anzi. Per queste ragioni, che sono distintive da certe intemperanze del centro-destra, su due aspetti non possiamo transigere, innanzi tutto quando viene fatta una rappresentazione caricaturale della città, quando si presenta Monfalcone come una landa degradata e abbandonata a fronte degli sforzi fatti per dare dignità urbana a un territorio complesso come il nostro. Talvolta, per tornaconti di categoria, si alimentano allarmismi privi di dati di fatto».

Il Piccolo, 09 gennaio 2010
 
Luise torna in lizza, si candida a sindaco per il centrodestra  
L’ex assessore dimissionario intende rilanciare la sua vecchia lista civica Obiettivo Monfalcone
 
 
di FABIO MALACREA

L’ex assessore alla Sicurezza della giunta Pizzolitto, Michele Luise, rompe il silenzio e annuncia la sua discesa in campo in vista delle comunali del 2011. Con uno scopo: scalzare il centrosinistra dal governo della città. Lo farà rispolverando a stessa lista civica – Obiettivo Monfalcone – che, nel 1997, portò al ballottaggio il candidato sindaco Franco Stagni. Concluso il mese sabbatico che si era preso dopo le polemiche dimissioni da una giunta «troppo condizionata dalla sinistra radicale», Luise ritiene che sia arrivato il momento di proporsi come elemento di coesione del centrodestra. Come sindaco? «Certo, se riuscirò a trovare sostegno e condivisione su un programma». L’ex assessore ha così deciso di rivolgersi alle stesse persone e alle stesse forze che dodici anni fa diedero il loro sostegno alla civica.
Insomma, anche nel centrodestra si cominciano ad affilare le armi per contrastare il centrosinistra che nel 2011 sarà ”orfano” di Pizzolitto e che andrà alle primarie con Silvia Altran candidata di punta e altre figure di spicco, tra le quali Fabio Del Bello, decise a mettersi in gioco.
«Ho mantenuto le promesse – dice Luise – e, concluso il mese sabbatico, ho deciso di passare all’azione. È stato un periodo comunque utile, nel quale ho potuto registrare le reazioni alla mia uscita di scena. E ho capito che, con questa giunta, la coesistenza sarebbe stata impossibile. A giorni farò partire una lettera a tutti coloro che, nel ’97, aderirono a Obiettivo Monfalcone, il centro cattolico innanzitutto ma anche le altre componenti del centrodestra. Lo scopo è creare un’associazione che raccolga tutte le forze che, sulla base di un programma comune, intendano dare risposte concrete alle emergenze di questa città. Più saremo numerosi e coesi, più avremo l’occasione di centrare l’obiettivo».
Una carriera politica irrequieta, quella di Luise: dalla Margherita alla civica di centrodestra, poi assessore con il centrosinistra e ora di nuovo all’antico. «È stata una scelta obbligata. Basta vedere le reazioni alle mie dimissioni. La sinistra radicale ha stappato lo spumante, esponenti del Pd mi hanno attaccato. È evidente che la giunta si è spostata sempre più a sinistra e che al suo interno la vita, per noi moderati, sarebbe stata impossibile. È anche per questo che non ho voluto prendere la tessera del Pd che mi era stata offerta».
Eppure Luise, all’inizio, sembrava avere un feeling quasi perfetto con Pizzolitto. «Pizzolitto in questo anni ha cambiato questa città, non si può negarlo. Ma non è riuscito a interpretare alcune esigenze reali dei monfalconesi. Ha sottovalutato il problema degli immigrati, della sicurezza, non ha saputo restituire la città ai monfalconesi, insomma. Io punto proprio a questo, cercando di valorizzare competenze specifiche sui nodi della viabilità, dell’urbanistica, dello sport, della cultura e del sociale. E sulla sicurezza naturalmente, un tema che si è fatto di tutto per soffocare. E sulla sanità: è assurdo assistere senza battere ciglio al depauperamento della sanità cittadina e a scelte che rischiano di vanificare quanto di buono è stato fatto finora. La sanità sarà il punto nodale della nostra campagna elettorale».

In 12 anni tre salti di barricata 
 
Una carriera politica nel centro cattolico, in bilico tra centrosinistra e centrodestra, quella di Michele Luise. Nato come ”popolare”, passato all’opposizione con la sua lista Obiettivo Monfalcone nel ’97, ha aderito poi all’Udr di Cossiga dalla fine del ’98. Centrista, poi, con la lista civica ”Insieme per Monfalcone” assieme all’ex sindaco socialista Luigi Blasig, è stato ago della bilancia negli anni successivi, assumento in Consiglio posizioni diverse e autonome con la prima giunta Pizzolitto. Fino all’ingresso nella Margherita e nella seconda giunta Pizzolitto nel 2006. Primo assessore alla Sicurezza del Comune di Monfalcone, si è dimesso ai primi di novembre dello scorso anno. Ora la nuova avventura. Nuovamente nelle file del centrodestra.

Il Piccolo, 21 gennaio 2010
 
VIDEOSORVEGLIANZA 
Entro settembre 12 telecamere in arrivo

Entro la fine di settembre altre 12 telecamere saranno attive in città per aumentare la sorveglianza e quindi la sicurezza del territorio. E’ questa la scadenza che il Comune ha dato alle imprese invitate alla procedura negoziata per la progettazione e l’esecuzione dei lavori di ampliamento della rete di videosorveglianza a Monfalcone e nel resto del mandamento. Nell’appalto sono inclusi due interventi: quello relativo al potenziamento della rete cittadina e quello denominato “Sicurezza e ambiente”, che prevede la realizzazione nel Monfalconese di due dorsali di collegamento in fibra ottica e il posizionamento di 11 telecamere. L’importo a base d’asta della prima operazione è di 121.627 euro, mentre quello dell’intervento nel resto del territorio mandamentale, che dovrà essere ultimato entro marzo del 2011, è di 255.320 euro. I tempi della gara, vista anche la procedura adottata, secondo quanto consentito dalla normativa regionale, saranno piuttosto veloci, perché le imprese invitate dovranno presentare le offerte l’8 febbraio. A Monfalcone i nuovi occhi elettronici si apriranno in viale San Marco, via Matteotti, dove si trova un ampio parcheggio pubblico gratuito, via Galilei, via dell’Istria, la nuova strada che attraversa l’area dell’ex ospedale e fiancheggia un giardino pubblico non perfettamente illuminato, e via Romana, possibile via di uscita dal centro città in direzione del casello autostradale. Una telecamera sarà installata anche in via dell’Agraria, strada al momento poco illuminata e soprattutto ingresso obbligato per chi volesse raggiungere via terra le società nautiche Svoc, Canottieri Timavo, Lega navale e Pescasportivi, finite a più riprese nel mirino dei ladri di motori marini. Tra le aree sorvegliate anche un tratto della passeggiata lungo il canale De Dottori, a maggiore sicurezza di chi lo percorre a piedi o in bici soprattutto quando cala il buio, e via Timavo, strada di accesso al porto e alle attività industriali che sono insediate al Lisert. La rete mandamentale è finalizzata alla prevenzione di fenomeni criminosi, ma anche alla salvaguardia del territorio carsico dagli incendi.

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Il Piccolo, 01 settembre 2009 
 
IN VIGORE LE ORDINANZE SULLA VIVIBILITÀ 
Da oggi stop a bivacchi, sputi e graffiti  
Multe da 30 a 600 euro. Luise: «Vogliamo ridare decoro alla nostra città» 
 
ANTI-SPUTO
È vietato sputare sulle aree pubbliche e dai balconi o in luoghi privati dove l’effetto ricade sull’area pubblica.
Non è più tollerato l’uso improprio delle panchine, sedendosi e appoggiando i piedi o sedendosi sullo schienale.
È vietata la lordatura degli edifici e delle vie mediante residui fisiologici.
CONDOMINI
È vietato creare disturbo anche all’interno dei condomini. Vengono perseguiti i comportamenti eccessivi, come gli schiamazzi, i rumori violenti, l’abuso della musica arrecando turbamento alla tranquillità o senso di scadimento della qualità urbana.
Non si possono diffondere volantini nelle aree pubbliche nè sulle auto in sosta.
GRAFFITI
È vietato imbrattare con scritte e disegni, oltre alle affissioni abusive, gli edifici pubblici, privati e i beni. Compresa l’attività dei graffittari dove non è espressamente autorizzata.
Ai trasgressori individuati verrà intimato di provvedere alla cancellatura delle scritte ripristinando lo stato originale del manufatto imbrattato.
di LAURA BORSANI

Basta con le scene che disturbano o deturpano il decoro della convivenza in città. Stop ai comportamenti irriverenti e pesanti. Altolà ai graffiti che deturpano muri e manufatti. Disco rosso anche per chi non rispetta il senso dell’equilibrio e dell’igiene pubblica, lasciandosi andare a sputi o a toelettature. Ma è anche vietato usare le panchine come fossero divani a cielo aperto, offrendo alla vista l’appoggio indebito di piedi o l’utilizzo improprio di quanti si siedono sullo schienale.
Banditi gli atteggiamenti che suscitano raccapriccio, come quello di lordare edifici e strade mediante residui fisiologici. E basta con gli assembramenti rumorosi e molesti. Ragazzi che, a gruppi numerosi, specie durante le sere d’estate, si attardano sui gradini della salita Granatieri, o sotto la loggia del municipio, bivaccando e schiamazzando. Il centro non può diventare neanche un campo di calcio: basta quindi con le sfide sul sagrato del Duomo fino a notte fonda, o gli slalom in bicicletta in piazza della Repubblica.
L’ORDINANZA. Entra in vigore oggi la nuova ordinanza sulla vivibilità urbana. Con tanto di specifiche sanzioni nei confronti degli inadempienti. Il provvedimento diventa operativo, affidato alle verifiche e agli interventi della Polizia municipale. Interventi, comunque, congrui e flessibili, chiarisce l’assessore alla Sicurezza, Michele Luise. «Il vigile urbano – spiega – va visto come un amico, non come dispensatore di multe. È importante comprendere l’aspetto educativo di queste ordinanze, che perseguono i veri eccessi. Si parte dal decoro urbano, per una città che tutti vogliamo pulita e ordinata».
L’ordinanza segue l’entrata in vigore del provvedimento contro l’accattonaggio molesto, scattato il 19 agosto scorso. Si fanno largo ora le regole dedicate alla vivibilità cittadina, a tutela della qualità e del decoro urbano. Siamo quindi al ”secondo atto”, in attesa altresì dell’avvio della terza ordinanza, relativa alle biciclette, che diventerà operativa martedì 22 settembre. Lo slittamento del provvedimento è legato alla necessaria installazione di ulteriori rastrelliere. Si tratta di una cinquantina di manufatti che saranno collocati nei punti strategici della città.
LE REGOLE. Il pacchetto è piuttosto articolato. Si va dal divieto di imbrattamento con scritte e disegni, alle affissioni abusive su edifici e sulle strade. Tolleranza zero contro ogni forma di danneggiamento, compresa l’attività dei ”graffitari” non autorizzati. Il divieto comprende i beni mobili e immobili, edifici pubblici e privati. Sotto tutela i monumenti, ma anche muri, panchine, carreggiate, marciapiedi, fino agli alberi. Ai trasgressori verrà intimato il ripristino, a proprie spese, dello stato originale del manufatto imbrattato. Diversamente, è prevista la denuncia. Vietata altresì la brutta abitudine dello sputo sulla strada ma anche dai balconi (succede anche questo) interessando le aree pubbliche. La sorveglianza si estende pure alla convivenza condominiale: non sono più tollerati schiamazzi, rumori o decibel di troppo che invadono la quiete pubblica e la tranquillità dei cittadini. Il divieto riguarderà anche la diffusione di volantini nelle aree pubbliche, compresa la collocazione sui veicoli in sosta. L’ordinanza ha assorbito le regole relative ai rifiuti. Viene pertanto ribadito il divieto di abbandonare, scaricare o depositare materiali in modo incontrollato, soprattutto gli ingombranti.
LE MULTE. Le sanzioni prevedono una forbice che va da 30 fino a 600 euro. In particolare, chi manifesta comportamenti indecorosi rischia una multa da 30 fino a 300 euro. Sono invece 60 euro per chi sputa. Le sanzioni salgono fino a 200 euro per quanti lanciano o distribuiscono i volantini pubblicitari, comprendendo anche la sanzione per il committente del messaggio pubblicizzato, prevista da 100 fino a 600 euro.
LA FILOSOFIA. L’ordinanza mantiene il principio di fondo che l’ha ispirata, assieme all’intero pacchetto, frutto di una lunga e attenta gestazione. Lo sottolinea l’assessore Luise, che prende le distanze da interpretazioni estreme e da inutili quanto improduttivi allarmismi. «Le ordinanze rappresentano la rielaborazione di un quadro completo, intergrato anche con quanto era già previsto dal Regolamento di Polizia urbana. L’approccio – precisa – è quello educativo perseguendo le effettive circostanze di maleducazione e i comportamenti che arrecano evidente danno e scompensi ai cittadini o ai beni. Non si tratta pertanto di ordinanze punitive nel termine inteso come fine a se stesso, poichè presuppongono invece la collaborazione e la promozione del vivere civile. Il concetto di base è dunque quello di sostenere la crescita culturale e di integrazione della città».
Determinazione e rigore, tuttavia, non mancheranno di fronte a situazioni oggettivamente invadenti e lesive della tranquillità sociale. L’assessore ricorda che il tempo è stato sufficiente per preparare i monfalconesi. Tanto che annota già dei segnali concreti di miglioramento. «L’affidamento della delega alla Sicurezza – osserva – è nato per conseguire un obiettivo preciso. Le ordinanze sono il risultato di un percorso condiviso dalla composita maggioranza, che ha espresso sensibilità diverse. Sono quindi una sintesi che ha tenuto conto di più punti di vista. Non faremo marcia indietro, la strada è segnata». Luise ribadisce altresì il carattere pedagogico dei provvedimenti. «Lo dimostra – ricorda – l’opera di penetrazione e di sensibilizzazione che abbiamo effettuato nelle scuole, e che continuerà, proprio per far maturare nelle giovani generazioni la coscienza civica. Nè è mancata – aggiunge – l’azione di confronto e di comunicazione con le comunità degli immigrati, tenendo conto anche degli aspetti legati alla difficoltà con la lingua italiana». Il cammino ora è affidato alla quotidianità.
«Seguiamo un metodo di lavoro, per questo ci saranno periodici momenti di verifica sui risultati che scaturiranno. Il primo report è previsto per fine anno. Se si renderanno necessarie correzioni, interverremo con le opportune modifiche». L’assessore così conclude: «Non vogliamo la cultura del diktat, ma quella della costruzione di una coscienza civile collettiva e responsabile. La sfida sta proprio nella capacità di condividere le regole del vivere civile. E ciascuno deve fare la propria parte».

Il Piccolo, 02 settembre 2009 
 
Bivacchi, graffiti e sputi? Solo fantasie dei monfalconesi  
Zero multe dei vigili urbani nel primo giorno dell’ordinanza. Eppure basta osservare bene…
 
 
di LAURA BORSANI

Primo giorno per l’ordinanza sulla vivibilità urbana. Ma la città non viene ”colta in fallo”. Niente multe all’esordio della battaglia contro i maleducati. A Monfalcone, quattro ore di controlli, concentratisi tra le 14 e le 18 nel centro cittadino, fino alla zona della stazione, consegnano il bilancio di una città educata. Sarà che l’avvio ha voluto tener conto della gradualità e della presa delle misure ”sul campo”. Sarà che i cittadini sono stati informati. Ma di assembramenti, sputi o slalom di bici nelle aree pedonali non s’è n’è visti. Eppure, i casi non sono mancati in città. Che sia tutta fantasia dei monfalconesi quella di una città in preda ai maleducati? Oppure il Comune, ancora una volta, ha scelto la linea soft?
L’assessore alla Sicurezza, Michele Luise, ieri ha inaugurato il servizio di controllo, accompagnando una vigilessa in borghese. Monitoraggio dedicato soprattutto ai rottami di biciclette abbandonate tra pali e rastrelliere. Ma le spiacevoli sorprese non sono mancate.
«Recentemente una ragazzina, in pieno giorno, s’è cimentata a ”disegnare” sul muro di un edificio», ha ammesso Luise. E ancora: «In via Parini, due letti sono rimasti accatastati sulla via per almeno due settimane. Queste cose non devono più accadere».
E intanto in via 25 Aprile, ecco spuntare un po’ di tutto: un televisore addossato ai cassonetti per la differenziata. Qua e là sacchi dell’immondizia esposti in pieno giorno. E ragazzini in bicicletta che affrontano con nonchalances i marciapiedi di via Duca d’Aosta. «Sono situazioni che non devono accadere – ammette Luise -. Significa che c’è qualcosa che non funziona. Per questo vogliamo insistere con la sensibilizzazione nelle scuole. Se abbiamo fatto ricorso alle ordinanze, significa che, è un dato oggettivo, ce n’è bisogno».
Nel giro di ispezione, la vigilessa in tenuta borghese, guarda, controlla, annota e fotografa le situazioni di degrado evidente. Il centro ”osservato speciale”, dove le situazioni d’intralcio diventano più critiche. In viale San Marco, ma anche in via Duca d’Aosta, le due ruote da rottamare sono come funghi. Alcune legate a grappolo attorno ai pali. O lasciate nelle rastrelliere, ad occupare posto. E, poi, ecco il controsenso: bici addossate a muri o cancelli, mentre, due metri più in là, la rastrelliera è deserta. Il sopralluogo approda anche nell’area della stazione. È una sorta di mappa della rottamazione. Tra dieci giorni, partiranno i prelievi forzosi.
C’è un aspetto che viene considerato: per poter far rispettare l’ordinanza, togliendo ogni motivo di giustificazione, va garantito il servizio adeguato. Da qui il pontenziamento del numero di rastrelliere. Una cinquantina, che saranno collocate nei punti strategici. Intanto ieri le esigenze si rendevano evidenti. In viale San Marco, specie a ridosso del Centro giovani, ma anche al parco giochi situato in fondo a via Fermi. Servono rastrelliere anche nei tratti finali, verso l’Anconetta, delle vie Garibaldi, Bixio e Duca d’Aosta, dove si concentrano le attività commerciali. In tanti, in città, hanno chiesto lumi, viene spiegato. Molte anziane preoccupate: ”Che ne sarà della mia bicicletta, se la appoggio un attimo sul muro per andare a prendere il pane?”. Le multe, precisa la vigilessa, intervengono quando la sosta, oltre a creare evidente intralcio lungo un passaggio frequentato da pedoni e carrozzine, permane a lungo. L’assessore ribadisce comunque il concetto: «Non siamo qui col ”macete” delle sanzioni. Ci vuole gradualità nel percorso, preferiamo prima insistere a spiegare come ci si deve comportare. Teniamo conto che la città è complessa e che la cultura del vivere civile ha comunque bisogno di tempo».
La linea tracciata è una linea soft che, tuttavia, chiarisce Luise, chiama in causa la responsabilizzazione dei cittadini. Se multe saranno necessarie, si daranno. «Anche la sanzione costituisce un insegnamento – osserva Luise -. Anche l’obbligo di ripulire il monumento imbrattato è educativo nei confronti di chi non dimostra di saper condividere le regole della civile convivenza. Ma resta importante l’aspetto preventivo. E soprattutto la collaborazione attiva del cittadino. Se la città, messa alla prova, risponde – aggiunge -, vorrà dire che si valuteranno conseguenze ed eventuali correttivi. I report trimestrali serviranno proprio per questo, per tarare la prevenzione ma anche la repressione sulle effettive risposte dei cittadini». Linea morbida per un esordio interlocutorio. Concentrato sul decoro cittadino. Che ieri ha comunque messo in fila scene di degrado. «Questo primo giro di verifica – ha spiegato l’assessore – serve in particolare a monitorare la situazione in vista della prossima entrata in vigore dell’ordinanza relativa all’abbandono delle biciclette e alla sosta irregolare. Vengono pertanto individuati i mezzi in evidente stato di degrato che, tra dieci giorni, quando diventerà operativo il provvedimento, se ancora presenti nello stesso posto, occupando magari le rastrelliere, verranno prelevati». Sotto osservazione la «città dei rottami». Bici senza fanalini, con le gomme a terra, senza sellini e parafanghi. Addirittura copertoni legati con catene a rastrelliere e pali. Il campionario è variegato

Schiamazzi e ”cattivi costumi” già al bando in città. Negli anni Venti 
 
Divieto di sputare ma anche di sparare castagnole e petardi, nonché ”schizzetti con liquidi fastidiosi” a Carnevale. Disposizioni affinché ”nelle sale ove si balla non dovrà essere permessa la vendita, né il consumo di alcolici”. Ordinanze affinché durante le feste ”l’orario di inizio avvenga non prima delle ore 9 e non dopo l’una”. Non ha scoperto nulla l’amministrazione Pizzolitto, visto che tra gli anni ’20 e ’30, il Comune di Monfalcone ci aveva già pensato. Lo rivela l’Archivio dove esiste una raccolta documentale che copre un periodo di 500 anni, dalla metà del XV secolo ai giorni nostri. I divieti di sputo, a esempio: i cartelli campeggiavano in passato in tutti i locali pubblici. Forse non tutti sanno, poi, che negli anni ’20, in cui le lettere ufficiali si chiudevano con i ”Saluti Fascisti”, venne emanata, per Carnevale, un’ordinanza che vietava perfino di andare in maschera. Solo ”in via eccezionale e su richiesta” era possibile presentarsi mascherati nei veglioni o teatri. Vietate soprattutto le maschere ”di corpi armati, istituzioni e religione”. E vietati erano i botti. Le feste di allora erano fatte in grande. Come quella di Sant’Antonio, che in giugno offriva la tombola in piazza, la mostra del vino e del pesce. Ma si imponeva anche l’educazione: un protocollo della Questura di Trieste, datato 1927, disponeva che ”nelle sale da ballo non dovranno intervenire donne minorenni”, mentre il ballo doveva mantenersi ”nei limiti della più stretta convenienza, senza ledere, con parole, motti o vestiti sconvenienti” la morale e il buoncostume. Tanto è vero che a vigilare sul tutto si disponeva anche la presenza di due agenti della forza pubblica. (e.o.)

Messaggero Veneto, 08 settembre 2009 
 
Monfalcone. È in arrivo un finanziamento dalla Regione destinato a un’iniziativa che coinvolgerà circa 120 ragazzi in alcuni lavori di arredo urbano e giardinaggio  
Progetto sicurezza, nuove idee per sensibilizzare i giovani
 
 
MONFALCONE. Il Comune di Monfalcone continua a prestare attenzione alla tematica della sicurezza, soprattutto legata al discorso della prevenzione e dell’attenzione ai giovani. Grazie agli interventi per la sicurezza, per cui la Regione ha previsto finanziamenti, l’amministrazione ha richiesto appositi fondi per un progetto “Azione F” di prevenzione del bullismo nelle scuole, intitolato “Co-operare”, che ha l’obiettivo d’indirizzare i ragazzi a una visione diversa della città, dei suoi arredi e delle sue strutture, rispetto a quanto si esplica con gli atti di bullismo e vandalismo.
«In base a esperienze condotte in altre città si è capito che, se si coinvolgono i ragazzi in attività per la città e in città, quali lavori di gruppo, interventi di giardinaggio e su elementi di arredo urbano – spiega il vicesindaco e assessore all’Istruzione Silvia Altran –, si ottengono ottimi risultati in termini di rispetto della città e di riduzione degli atti di vandalismo. Occorre dare valore ai talenti e alle competenze. Attendiamo il finanziamento dalla Regione e poi partiremo, probabilmente entro febbraio».
Il progetto, per cui è stato chiesto un finanziamento di 8 mila euro, coinvolgerà circa 120 ragazzi delle scuole medie cittadine, divisi per classi. In ogni scuola verranno proposte attività di gruppo e ci sarà un lavoro parallelo tra insegnanti e studenti. L’attività sarà svolta assieme a esperte d’arte che proporranno un modo diverso di vivere e conoscere la città e trasformare anche degli aspetti negativi in elementi di arredo.
Il progetto F rientra a sua volta in un altro progetto, “Azione E”, per cui sono stati richiesti altri 10 mila euro di finanziamento e rivolto alle fasce deboli della popolazione a rischio di essere esposte a episodi di criminalità. «L’obiettivo, in questo caso – precisa Altran –, è far acquisire maggior consapevolezza e vivere meglio la città. È prevista anche la collaborazione con associazioni locali».
Per la tutela dei bambini saranno date ai genitori indicazioni e formazione rispetto all’uso di Internet, mentre per i giovani e gli adolescenti sarà sviluppato il progetto “Co-operare”. Per le donne saranno attivati corsi di apprendimento delle tecniche di autodifesa e di aumento del livello percettivo delle situazioni di pericolo, mentre per gli anziani saranno proposte azioni d’informazione atte a prevenire il fenomeno delle truffe, che spesso vedono quali vittime proprio loro.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 30 agosto 2009

UN CENTINAIO DI PARTECIPANTI AL CORTEO IN CENTRO CONTRO LE MISURE DEL COMUNE
Protesta dei ciclisti: «Non metteteci le briglie»
Emilio Rigatti: «Questa ordinanza disciplina un problema inesistente. Basta il buonsenso»

di LAURA BORSANI

«Apertura al confronto pubblico sull’ordinanza sulle biciclette. Sospensione del provvedimento, con l’immediato stralcio in ordine al divieto di legare le dueruote ai pali. E i muri degli edifici lasciamoli alla sosta temporanea, che male mai faranno? Certo, con buonsenso ed equilibrio». Il ”popolo dei ciclisti”, un centinaio con tanto di bambini al seguito, che ieri s’è dato appuntamento, puntuale alle 17, proprio davanti al municipio, in piazza della Repubblica, non ci sta a «subire un nuovo, assurdo prontuario di multe e divieti proprio di un clima da caccia alle streghe», detto con le parole di Mauro Bussani, presidente provinciale dei Verdi. Così, sfidando il temporale incipiente, punta i piedi, ”innesta” la marcia e a colpi di pedale e campanelli, fa il giro della città per testimoniare la sua «pacifica protesta». Rivendicare il diritto «a riprendersi e a vivere la città senza briglie inutili e punitive». Uno «schiaffo alla coscienza di quanti, ciclisti per scelta e passione, sono i primi a mantenere rispetto verso la mobilità sulle dueruote». Bussani dunque lo ha voluto sottolineare: questa «critical mass» non ha colori o bandiere, «è spontanea, nasce dai monfalconesi offesi da un’ordinanza superflua e dannosa, utile solo ad alimentare timori e ”ghettizzazioni”. La bicicletta non può rappresentare il problema di Monfalcone. Specie quando, basta girare l’Europa, trionfano le dueruote, legate ovunque».
E poi c’era lui, Emilio Rigatti. Ciclista nell’animo che rifugge dagli integralismi. «Dal 2001 ho scelto la bicicletta, ma non ho dichiarato guerra all’auto – ha puntualizzato -. In un anno guido per 2mila chilometri e ne macino 15mila con i pedali. Il fatto è che questa ordinanza pone un problema inesistente. Le leggi ci sono già. Appoggiare la bici a un muro non può diventare un reato amministrativo. L’Europa ce lo insegna». E poi «perchè i divieti quando basta buonsenso e autoregolamentazione? Scodellare norme che dovrebbero appartenere alla coscienza comune? Con un sorriso si può indurre civilmente a tenere i comportamenti migliori». Rigatti non s’è risparmiato neppure con i termini quando ha esclamato: «Certo, chi sbaglia dev’essere punito. Ma se siamo un popolo di castroni, saremmo pure spalmati tra i diversi utenti. E comunque, a parità di castroni, meglio un ciclista che un conducente di Suv». Ha scomodato pure Gandhi nell’offrire un parallelo: «Vado contromano quando l’arteria urla!». Il cuore, insomma, batte dalla parte della «capacità di autoresponsabilizzazione. L’unica via – ha fatto eco Bussani – che aiuta a crescere». Un’educazione, ha rilanciato Rigatti, «che ha bisogno di tempi lunghi per maturare autenticamente». No dunque a «imposizioni retoriche». Ai «controsensi». Come quello, ha scandito Bussani, «di mettere il timer dei 10 giorni al parcheggio delle bici quando molti monfalconesi non hanno garage». O vietare lo sputo quando «le aiuole pullulano di cicche», ha aggiunto Rigatti. Applauso prima di partire allo scrittore-poeta delle dueruote che ha argomentato: «Quando sono rientrato dalla Colombia e sono venuto a Monfalcone, ho visto la piazza affollata di bengalesi e ho pensato: è diventata la città dei cittadini. Poi un brutto pensiero: lasciatela ai cittadini».

PROPOSTE
Legambiente chiede di rilanciare il bike-sharing

Legambiente chiede la modifica dell’ordinanza sull’abbandono e parcheggio delle bici in città e chiede un confronto con i cittadini. L’ordinanza, invece, osserva Legambiente, rischia di disincentivare l’uso della bicicletta in una città «che già subisce un traffico di autoveicoli caotico, poco disciplinato e spesso ingiustificato». Al Comune l’associazione chiede quindi di considerare alcune richieste a iniziare da quella di organizzare almeno un incontro, stile Agenda 21, con i cittadini e le associazioni. Nel frattempo, secondo Legambiente, l’ordinanza andrebbe sospesa per un mese e la sua applicazione graduata nel tempo, facendola precedere da azioni di informazione. L’associazione suggerisce «di obbligare esercenti e negozianti a installare anche semplici paletti cui appoggiare e assicurare la bici, rispettando la larghezza minima del marciapiede. E chiede anche di allungare la sosta consentita a 20 giorni prima di considerarla ”abbandono” con rimozione e di rilanciare il servizio di bike-sharing realizzato dal Comune, che finora non è decollato.

Il sindaco replica: «Vogliamo una città migliore»
Gianfranco Pizzolitto respinge le accuse di Lega e Verdi sul suo pacchetto-sicurezza

Le contestazioni alle ordinanze comunali? «Caricature della realtà cittadina». Le polemiche sollevate da Lega Nord e Verdi? «Senza fondamento e, in alcuni casi, dimostrazioni di grave strabismo». Il sindaco Pizzolitto non ci sta. Prende il suo pacchetto sicurezza, che mira a correggere alcune situazioni di degrado, dall’accattonaggio alle biciclette ”selvagge”, fino ai graffiti sui monumenti, e lo difende a spada tratta. «I problemi della vivibilità urbana e della sicurezza sono tra quelli più sentiti dai cittadini e facili oggetti di strumentalizzazioni, in virtù del loro carico di impatto emotivo – spiega Pizzolitto -. I nostri provvedimenti hanno suscitato le polemiche da un lato della Lega, che propone forme di repressione che rasentano il razzismo e, dall’altro, del responsabile dei Verdi Bussani, che ha parlato di Monfalcone come ”carcere aperto”. Segno che le decisioni assunte dal Comune rispondono a ragioni di equilibrio che devono saper coniugare la necessaria sensibilità sociale con il contrasto a quelle forme di degrado che compromettono la qualità del convivere civile».
Poi Pizzolitto aggiunge: «Monfalcone è una delle realtà più complesse e compromesse del Friuli Venezia Giulia, perché negli anni ’60 e ’70 c’è stato uno sviluppo incontrollato e un’urbanizzazione senza regole, che ha fatto crescere diffuse situazioni di incuria e di abbandono. Il lavoro di questi ultimi dieci anni, in continuità con quello delle amministrazioni del sindaco Persi, per riqualificare il nostro territorio è stato enorme. In questo contesto si è collocato anche il nostro impegno per migliorare vivibilità e sicurezza. Nessun Comune della nostra Regione di pari dimensioni ha investito così tanto nella realizzazione di piste ciclabili. E mi chiedo: cosa c’entra lo sviluppo di azioni che favoriscano l’uso delle due ruote con la decisione di rimuovere quelle i pezzi di bicicletta abbandonati lungo le strade o di multare chi, in bicicletta, attraversa con il rosso o lascia il proprio mezzo legato in luoghi non idonei, creando spesso disagio a chi deve usare una panchina o passare con una carrozzina? La linea dell’amministrazione rimane quella di opporsi al degrado e di garantire la sicurezza dei residenti, ma con una netta opposizione alle forme di criminalizzazione di chi vive e lavora nella nostra realtà».
«Alle contestazioni radicali che mescolano questioni che richiederebbero un serio approfondimento e che fanno una caricatura della realtà cittadina – conclude il sindaco – il Comune risponde con i fatti. Nei confronti dei più deboli le risposte stanno nelle scelte straordinarie di bilancio, e l’impegno verso i giovani trova conferma nell’azione quotidiana dell’assessorato e nelle attività del centro di viale San Marco. Confondere le multe previste per il comportamento di chi deturpa e danneggia monumenti pubblici e gli edifici con l’idea di essere in un ”carcere a cielo aperto” è un grave strabismo ed un segno di convivenza con l’inciviltà che nessuna città può tollerare in nessuna parte del mondo.

IL CASO 
Monfalcone, le piste ciclabili sono utili
 
 
Ho letto con estrema sopresa la lettera pubblicata il 28 agosto dal Piccolo e scritta dal signor Mauro Bussani del 28 agosto e poi ripresa in un articolo con la sigla t.c.. Si afferma che «si percepisce un odioso atteggiamento nelle parole dell’assessore Massimo Schiavo quando afferma che indietro non si torna». Credo che francamente abbia preso un abbaglio. Forse non erano le mie esatte parole, ma chi mi ha posto la domanda ha sinteticamente riportato il mio pensiero. Solo che la domanda postami telefonicamente era più o meno: «Ritiene opportuno eliminare la pista ciclabile nel primo tratto di via Duca d’Aosta?».
Per quanto mi riguarda le piste ciclabili sono un prezioso patrimonio per il sistema di mobilità e non ritengo sia assolutamente opportuno eleminarne anche un solo tratto. Il mio impegno amministrativo va sicuramente nella direzione del miglioramento e nel potenziamento dell’uso della bicicletta così come dell’uso del trasporto pubblico locale. Soltanto procedendo in questa direzione potremo alleggerire il peso della circolazione su gomma e migliorare il livello della vivibilità urbana.
Questi sono del resto anche i temi ampiamente trattati dalla carta di Aalborg e dalle varie edizioni della Carta Urbana Europea a cui ritengo tutte le amministrazioni pubbliche debbano costantemente far riferimento.
Massimo Schiavo, assessore all’Urbanistica del Comune di Monfalcone

Messaggero Veneto, 30 agosto 2009
 
Sicurezza e decoro urbano, Pizzolitto replica: «Problemi sentiti, stop alle strumentalizzazioni»
 
MONFALCONE. «I problemi della vivibilità urbana e della sicurezza sono fra quelli più sentiti dai cittadini e anche quelli in cui maggiori sono le possibili strumentalizzazioni per il loro carico d’impatto emotivo, specie quando al ragionamento si sostituiscono la disinformazione e la pretestuosità. I recenti provvedimenti del Comune hanno visto le prese di posizione polemiche della Lega, che propone forme di repressione che rasentano il razzismo, da un lato, e del responsabile dei Verdi Bussani, dall’estremo opposto, che ha parlato di Monfalcone come di un carcere aperto. Segno che le decisioni assunte rispondono a ragioni di equilibrio che devono saper coniugare la necessaria sensibilità sociale con il contrasto di quelle forme di degrado che compromettono la qualità del convivere civile». Commenta così il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, il recente dibattito originatosi in città riguardo alle ordinanze relative a interventi sulla vivibilità e sul decoro urbani. Dibattito che ha appunto visto posizioni opposte e in particolare legate all’ordinanza anti-accattonaggio e a quella relativa alle bici.
Pizzolitto ricorda che la città di Monfalcone è una delle realtà più complesse e compromesse del Friuli Venezia Giulia, perché negli anni 60 e 70 ci sono stati uno sviluppo incontrollato «e un’urbanizzazione senza regole che ha inquinato l’ambiente, snaturato l’assetto architettonico, determinato una circolazione caotica e ha portato a far crescere diffuse situazioni d’incuria e abbandono».
In questo contesto si è collocato anche l’impegno per migliorare sia la vivibilità sia la sicurezza. In merito alle biciclette, evidenzia che «nessun Comune della nostra regione di pari dimensioni ha investito così tanto nella realizzazione di piste ciclabili. Ancora molto si potrà migliorare, ma cosa c’entra lo sviluppo di una cultura e di azioni che favoriscano l’uso di questo mezzo con la decisione di rimuovere quelle brutture rappresentate da pezzi di bici abbandonati lungo le strade o il fatto di multare chi, anche se è in bicicletta, attraversa con il rosso o lascia il proprio mezzo legato in luoghi non idonei, creando disagio a chi deve usare una panchina o passare con una carrozzina?». Relativamente ai provvedimenti adottati sulla sicurezza, spiega che sono stati il frutto di una seria ponderazione condivisa all’interno della maggioranza.
«Le ordinanze rappresentano una parte di un percorso che nelle prossime settimane si accompagnerà con una campagna d’informazione e di coinvolgimento dei quartieri e delle scuole che consentirà di sgombrare il campo da polemiche che non hanno alcun fondamento. La linea dell’amministrazione, in ogni caso, rimane quella di opporsi al degrado e di garantire la sicurezza dei residenti, ma con una netta opposizione alle forme di criminalizzazione dei cittadini e degli stranieri che vivono e lavorano nella nostra realtà. Nei confronti dei più deboli è stato istituito un apposito fondo sociale e l’impegno verso i giovani trova conferma nell’azione dell’assessorato e nelle attività del centro giovani. Confondere le multe previste per chi deturpa e danneggia monumenti ed edifici con l’idea di essere in un “carcere a cielo aperto” è un grave strabismo e un segno di convivenza con l’inciviltà». (cr.vi.)

Messaggero Veneto, 31 agosto 2009 
 
«L’ordinanza disincentiva l’utilizzo della bici»  
Le critiche di Legambiente sul provvedimento del Comune in vigore da domani
 
 
MONFALCONE. «Toni eccessivi, tanto da sembrare un proclama di regimi superati più che un proposito di miglioramento cittadino»: è così che il circolo monfalconese di Legambiente interpreta l’ordinanza relativa alle biciclette che entrerà in vigore domani. Mentre sabato un’iniziativa di protesta in bici ha manifestato il fastidio per alcuni aspetti dell’ordinanza, i rappresentanti dell’associazione ambientalista riconoscono che la città versa da anni in uno stato di progressivo degrado sociale, culturale, e di conseguenza anche urbano e che vi sia anche la necessità di regolamentare la circolazione e la sosta delle bici, «ma sempre nell’ottica di favorirne per quanto possibile l’utilizzo alternativo ai veicoli a motore».
Osservano che «per l’ennesima volta l’amministrazione non ha ritenuto di coinvolgere i cittadini nella ricerca di una possibile soluzione al problema, attraverso Agenda 21 Locale e non è stata fatta alcuna preventiva azione di educazione, informazione, istruzione alla cittadinanza, magari attraverso incontri pubblici, volantini, lezioni da tenere nelle scuole». Ritengono che «un buon modo di operare da parte dell’amministrazione pubblica dovrebbe prevedere non solo l’aspetto repressivo e sanzionatorio, ma anche una precedente fase propositiva ed educativa, attraverso cui poter veicolare messaggi positivi ed informazioni pratiche e che non sono stati preventivamente forniti gli strumenti che, da soli, avrebbero potuto determinare un cambiamento virtuoso dei comportamenti: rastrelliere di qualità e numero adeguato e in prossimità dei luoghi più frequentati».
Legambiente ricorda che “mancano rastrelliere “funzionali” che consentano adeguato spazio tra una bici e l’altra e un solido ancoraggio antifurto e, nei pressi della stazione ferroviaria, manca un parcheggio coperto e custodito. Non capiamo quale oltraggio al decoro possa arrecare una bici adeguatamente assicurata ad un albero o a una transenna purché questa non intralci il transito dei pedoni e, in particolare, di categorie di cittadini quali disabili, bimbi in carrozzina o anziani. Riteniamo che un’ordinanza espressa in queste modalità possa avere come unico effetto quello di disincentivare l’utilizzo della bicicletta, evenienza questa, a nostro avviso, estremamente pericolosa e sconveniente per una cittadina che già subisce un traffico di autoveicoli caotico, e poco disciplinato”.
Chiedono invece all’amministrazione la revisione di alcuni incroci e di alcuni attraversamenti ciclabili particolarmente rischiosi (due esempi: incrocio viale San Marco-via Rosselli e attraversamento via Parini accanto alla rotonda) e di organizzare almeno un incontro, stile Agenda 21, con le rappresentanze dei cittadini e delle associazioni, per ascoltare “la base”, spiegare le motivazioni di siffatte ordinanze e discutere insieme il miglior modo di proseguire. Nel frattempo secondo gli ambientalisti si dovrebbe sospendere per un mese e poi graduare nel tempo l’applicazione dell’ordinanza, facendola precedere da azioni di informazione e sensibilizzazione, prevedendo l’obbligo per gli esercenti pubblici a grande movimento di clientela di semplici “paletti” a cui appoggiare e assicurare la bici, rispettando ovviamente la larghezza minima del marciapiede e allungare la sosta consentita a 20 giorni prima di considerarla abbandonata.
«In particolare – concludono – si dovrebbe – ripensare e riproporre, con modalità più dirette ed accessibili, il servizio di bike-sharing, iniziativa che andrebbe sostenuta e portata avanti, ma che finora non è riuscita a decollare». (c.v.)

Il Piccolo, 01 settembre 2009 
 
VERDI  
Dopo il corteo in bici sono in preparazione altre forme di protesta
 
 
Non sarà solo la critical mass di sabato scorso. Non basterà la protesta su due ruote che ha avuto, peraltro, grande successo, con la partecipazione di centinaia di ciclisti. I Verdi, e con loro l’opposizione alle ordinanze relative alla sicurezza volute dall’amministrazione, si sta organizzando per mettere in campo nei prossimi giorni altre iniziative di protesta. Pacifica, sicuramente, ma pur sempre protesta. «La critical mass non rimarrà un’iniziativa isolata – spiega Mauro Bussani – anche perchè le ordinanze, oltre che essere assurde dal punto di visto politico, lo sono anche dal punto di vista pratico: e proprio questo è l’aspetto che vogliamo sottolineare». Un esempio? Quello dell’ordinanza sull’accattonaggio. Per la quale sarà prevedibile che ci sarà un ricorso in massa al gratuito patrocinio delle persone che se la vedranno appioppare: essendo, molto probabilmente, nullatenenti, potranno ricorrere all’avvocato gratuitamente e a spese dello Stato, quindi della pubblica amministrazione. «E questa è solo una delle tante incongruenze di un’ordinanza voluta per motivi politici e non pratici, visto che divieti e sanzioni erano già previste nel Codice della strada e dunque bastava applicarle. Nel caso qualcuno voglia ricorrere agli organi giudiziari l’avrà facilmente vinta, viste le tante ”falle” presenti nelle ordinanze», spiega Bussani. (e.o.)

Il Piccolo, 03 settembre 2009

Lettere

Ecco, finalmente ci siamo! Con ben un anno e mezzo d’anticipo sulla fine del suo secondo mandato il nostro sindaco di Monfalcone coadiuvato dal suo inflessibile assessore alla Sicurezza è riuscito a varare l’ordinanza che riporterà l’Ordine nella nostra città. Finalmente non ci saranno più bambini vocianti che rincorrono un pallone e la nostra piazza diverrà quella spianata infuocata d’estate e battuta dalla bora d’inverno che era stata sin dall’inizio progettata. Finalmente non ci saranno più indelebili messaggi d’amore o sogni di Rivoluzione a deturpare i muri tanto grigi quanto le menti dei nostri amministratori. Finalmente non ci saranno più stanchi corpi distesi sulle panchine o facce troppo scure sedute sugli scalini del palazzo municipale sul punto di crollare non solo metaforicamente. Finalmente in sella alle nostre fiammanti biciclette percorreremo Monfalcone da un campo all’altro su lastricate piste ciclabili senza nemmeno provare a uscire dai percorsi rigorosamente tracciati dai nostri zelanti legislatori. Finalmente “l’insicurezza percepita” da noi cittadini sarà appagata dopo essere stata accuratamente indotta da politici alla ricerca di voti facili. Finalmente anche l’amministrazione di Monfalcone, al pari di qualunque altra del profondo Veneto, si presenterà alle elezioni con la stella di sceriffo ben in vista sul bavero della giacca. Peccato che forse allora metà degli elettori alla brutta copia del centro-sinistra preferirà l’originale del centro-destra, e l’altra metà se ne starà a casa disgustata dai suoi presunti rappresentanti. Per evitare una così triste prospettiva Sinistra Critica continuerà a proporre un’alternativa basata sul rifiuto della repressione quale strumento di governo della socialità, alla quale contrapponiamo solidarietà, inclusione, educazione e… tanto buon senso.
Il Coordinamento cittadino Sinistra Critica – Monfalcone

Critical Mass a Monfalcone sabato 29 agosto

Più passa il tempo e più difficile diventa capire quali siano i riferimenti che orientano le linee amministrative della giunta Pizzolitto a Monfalcone.
Non passa giorno che la giunta e la maggioranza che la supporta propongano qualche discussione o qualche ordinanza tesa a dividere la cittadinanza in surreali categorie da perseguire in quanto tali.
In special modo il neoassessore alla “sicurezza” Luise è colui che si prende la responsabilità di effettuare tale analisi sociologica seconda in profondità solo ai serial polizieschi trasmessi alla televisione.
La domanda che ci assilla è: ma esiste veramente a Monfalcone una maggioranza sociale interessata ad una simile mortificazione delle relazioni tra i cittadini?
L’esistenza stessa di un assessorato alla sicurezza risponde veramente alla complessità che Monfalcone esprime o è attinente soltanto alla salvaguardia degli equilibri di una classe politica incolore e sempre più avulsa dalla realtà che dovrebbe rappresentare?
Evidentemente sono i cittadini a sbagliare quando credono che i problemi di Monfalcone siano quelli della casa e di affitti o mutui insostenibili, della continuità di reddito seriamente minacciata dalla crisi in atto, della sicurezza sul lavoro, della speculazione edilizia che ha praticamente  cancellato ogni ambiente naturale in città, della scarsità di spazi di aggregazione pubblici e privati sempre più osteggiati…. E si potrebbe continuare a lungo.
Invece no. I veri problemi argutamente individuati sono coloro che sputano a terra (e si va a colpire la categoria stranieri), coloro a cui piace la musica e l’arte di strada (e si va a colpire la categoria “giovani” con tanto di divieto di assembramento), coloro che sono costretti ai margini della società (e si va a colpire la categoria “poveri”).
In un delirio senza fine che trasformerà la città in un carcere a cielo aperto.
Ora è la volta di chi utilizza la bicicletta come ecologico e salutare mezzo di trasporto personale ed è puntualmente in preparazione un’ordinanza tutta tesa a disincentivarne l’uso.
Multe e perdita di punti sulla patente, tolta la possibilità di legare la bici ai pali o agli alberi, di appoggiarle al muro, sequestro per chi lascia la lascia ferma più di dieci giorni anche nelle poche rastrelliere in città.
Sarà necessario entrare nell’ottica di usare la macchina anche per andare a prendere il caffè sotto casa.
Non sarebbe il caso che l’amministrazione comunale prenda ad esempio le grandi e civili città del nord Europa – e anche alcune illuminanti realtà in Italia – dove le bici sono dappertutto sia in movimento che posteggiate?
Ma evidentemente, più che per una necessità reale, si vuole promuovere un modello sociale dove si lavora (male), ci si sposta solo in macchina per recarsi ai centri commerciali, si torna a casa a consumare e guai a fermarsi a chiacchierare con più di un amico, men che meno in piazza della Repubblica.
Si percepisce un odioso atteggiamento nelle parole dell’assessore Massimo Schiavo quando afferma sui quotidiani “indietro non si torna” e se è allo scontro tra visioni di vita differenti che si vuole arrivare i ciclisti non si tirano certo indietro. Dovrà prevalere l’intelligenza e la lungimiranza.

Sabato 29 agosto sarà Critical Mass, biciclettata di protesta contro l’emanazione di questa ordinanza prevista per settembre.

L’appuntamento è dalle ore 17 davanti al comune in piazza della Repubblica muniti di bicicletta e trombette per farsi sentire. Partenza del giro per le vie della città alle 18, tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

Il Piccolo, 08 agosto 2009 

IL PROVVEDIMENTO DEL COMUNE INTENDE RESITITUIRE I MARCIAPIEDI AI PEDONI    

”Parcheggi” selvaggi, multe anche ai ciclisti
Le due ruote nel mirino dei vigili: sanzioni di 25 euro per chi non utilizza le rastrelliere
Non si potrà neppure legare il velocipede ai pali e agli alberi
Chi abbandona i mezzi per oltre dieci giorni dovrà pagare 50 euro

di LAURA BORSANI

Tolleranza zero contro gli abbandoni delle biciclette e contro la sosta-selvaggia. Semaforo rosso a quanti, specie tra i giovani ciclisti, affrontano le aree pedonali del centro come piste a ostacoli. Il primo settembre scatteranno multe e rimozioni. L’ordinanza che entrerà in vigore, assieme a quella sul decoro e la vivibilità urbana, profila precise regole al fine di migliorare l’immagine della città. Seguendo lo spirito dell’amministrazione comunale che intende educare al corretto utilizzo delle dueruote, incentivando l’uso delle apposite rastrelliere. Le multe sono di 25 euro per chi aggancia la bicicletta, con catene, lacci metallici, sistemi anti-furto a qualsivoglia manufatto, pali o alberi, diverso comunque dalle apposite rastrelliere. Sono invece 50 gli euro per l’abbandono del mezzo, anche se parcheggiato regolarmente. Una volta accertata da parte della Polizia municipale la permanenza nello stesso luogo per un periodo di almeno 10 giorni la bicicletta verrà rimossa e custodita per 3 mesi, oltre i quali sarà destinata alla demolizione, o, se in buono stato, alla donazione in beneficienza. L’accertato abbandono significa che i vigili verbalizzeranno una multa contro ignoti, che sarà contestata al proprietario qualora si presenti per il recupero del mezzo. Spese a carico anche per la custodia e la rimozione: 50 centesimi per ogni giorno di custodia di una bici e 10 euro per la sua rimozione, elevati rispettivamente a 1 euro e a 15 euro per i motorini.

Ciò che si vuole perseguire è l’ordine, il decoro cittadino e il rispetto delle regole, anche nei confronti dei ciclisti. Tolleranza zero, dunque, contro le soste-selvagge, che creano intralcio al passaggio lungo i marciapiedi di pedoni e carrozzine. Il rigore riguarda pure la sosta che ostacola l’ingresso agli edifici pubblici, agli esercizi commerciali, alle abitazioni e alle rampe dei disabili. Le biciclette verranno portate via dagli operatori comunali là dove creeranno evidente intralcio, comunque lungo i marciapiedi di ampiezza inferiore a 1,40 metri. L’attenzione sarà concentrata in centro e nelle zone dove il fenomeno è più frequente: in viale San Marco (tra le vie Toti e Carducci), piazza Cavour, le vie Duca d’Aosta, Sant’Ambrogio e della Basilica, via Marziale e Fratelli Fontanot (tra via Toti e via Matteotti), nel piazzale della Stazione e in via Randaccio. Il messaggio è quello di utilizzare al meglio le rastrelliere per le quali, peraltro, a fronte di uno specifico monitoraggio sul campo, il Comune valuterà la necessità di un eventuale incremento nei punti ritenuti necessari. Ma non ci saranno multe indiscriminate. Rimane possibile, infatti, come prevede il Codice della Strada, parcheggiare la bicicletta sulla carreggiata, in condizioni di sicurezza. Si potrà sostare con il cavalletto nelle aree pedonali. Verranno insomma colpite le soste irregolari prolungate, che creano evidente intralcio.

L’assessore alla Sicurezza, Michele Luise, lo ha sottolineato: «Le ordinanze in avvio s’inseriscono in un progetto più ampio e complesso che si completerà a fine legislatura. Il principio di fondo resta quello della vivibilità urbana, che non va disgiunto da quello della sicurezza. La lunga gestazione ha permesso di dare organicità ai provvedimenti che hanno un evidente impatto sociale. C’è voluta la giusta maturazione, coinvolgendo anche le scuole. L’obiettivo è quello di garantire la tranquillità sociale e la sicurezza, promuovendo il rispetto delle regole civili e del decoro urbano».

Il Piccolo, 11 agosto 2009 

SCATTA IL PRIMO SETTEMBRE IL NUOVO REGOLAMENTO: MULTE FINO A 50 EURO PER CHI NON USA LE RASTRELLIERE   

Bici ovunque, la città sembra un deposito  

Troppi gli abbandoni irregolari. I punti critici: il piazzale della stazione ferroviaria e Panzano

di LAURA BORSANI

Il piazzale della stazione ferroviaria ridotto a una sorta di deposito a cielo aperto di biciclette, di tutti i tipi, da quelle ancora efficienti, ad altre, ormai vecchie e arruginite, ridotte e veri e propri rottami. Alcune addiruttura prive di parti, depredate da mani ignote di selle o ruote. Uno spettacolo davvero poco ”elegante”. Le rastrelliere, sono strapiene di bici. Per lo più appartenenti a pendolari che la mattina prendono il treno per Udine o Trieste. Vi restano per ore, fino a sera, assicurate da lucchetti. È una zona, questa, dove più facilmente i mezzi in cattivo stato vengono abbandonati. Dimenticati anche a seguito di cambi di residenza, oppure parcheggiati, una volta forata una gomma, in attesa di essere ritirate. Le rastrelliere sono talmente cariche che le biciclette ”debordano” nel piazzale, consegnando uno spettacolo poco gradevole alla vista di quanti escono dalla stazione. Sono addossate ai muri. Agganciate ai pali dell’illuminazione. Catene con grossi anelli d’acciaio avvolgono imperiose anche le ringhiere delle recinzioni ferroviarie. Infilate pure tra le griglie delle reti metalliche. Disordine e scarso decoro si ripropongono nell’area d’ingresso della Fincantieri a Panzano. Le bici invadono l’ultimo tratto di via del Mercato. A centinaia regolarmente parcheggiate nelle rastrelliere lungo la fabbrica, in file parallele in una zona di pertinenza della fabbrica, dove un cartello indica il ”secondo turno”. Ma il senso del rigore cede il passo quando i mezzi giacciono incustoditi su panettoni e spallette in cemento, addossate al muretto di recinzione dell’area di sosta dello stabilimento, a dispetto dei segnali di esplicito divieto. Altri punti critici, evidenziatisi in passato, sono inoltre l’area del liceo, in via Matteotti, nonchè le zone a ridosso degli stabili, in particolare del centro, abitati da immigrati. Qui le biciclette, che spesso rappresentano l’unico mezzo di locomozione per molte famiglie straniere, vengono parcheggiate in modo evidentemente improprio. Tempi duri per la sosta-selvaggia. Le immagini di degrado hanno i giorni contati. Dal primo settembre non saranno più tollerate le irregolarità che ora pesano sulla città. Certo, hanno spiegato al Comando della Polizia municipale, l’applicazione della nuova ordinanza sarà graduale preceduata da una campagna di informazione-educazione. Nei punti di maggiore criticità, come l’area antistante la stazione ferroviaria, verranno anche apposti cartelli temporanei di avviso, comunicando in anticipo l’arrivo dei divieti e delle multe. Sono 25 euro per quanti ”incatenano” i mezzi a pali e ringhiere o li appoggiano ai muri degli edifci. Sono 50 euro per l’abbandono ”certificato” nel medesimo luogo per almeno 10 giorni. Scatteranno rimozioni e verbali contro ignoti, fino alla contestazione al proprietario che si presenterà per il recupero del mezzo. Spese di rimozione (10 euro per le bici, 15 per i motorini) a carico, come le ore di custodia (rispettivamente 50 centesimi e 1 euro). Non sarà dunque un ”repulisti” traumatico. Perchè partiranno le prime verifiche e i sopralluoghi, intervenendo secondo priorità, di fronte a situazioni di evidente intralcio e degrado. Il tutto dovendo peraltro organizzare gli interventi con il personale comunale.

Messaggero Veneto, 14 agosto 2009 

Monfalcone. Ordinanza del Comune: giro di vite per quanto riguarda le soste selvagge e gli abbandoni   

Tolleranza zero per i ciclisti indisciplinati

MONFALCONE. Non saranno più tollerati a Monfalcone gli abbandoni delle biciclette e la sosta-selvaggia delle due ruote, ma particolare attenzione sarà prestata a quanti (soprattutto giovanissimi) usano le aree pedonali e i marciapiedi come velodromi. Entrerà in funzione, infatti, il prossimo 1º settembre l’ordinanza del Comune di Monfalcone “Interventi sulla vivibilità urbana. Tutela della qualità urbana e del decoro urbano” con cui si intende regolare l’uso della due ruote, il divieto di aggancio dei velocipedi a manufatti stradali e l’abbandono di biciclette in cattivo stato. Dal primo settembre scatteranno multe e rimozioni. Lo spirito dell’amministrazione comunale è quello di incentivare l’uso delle due ruote, ma in modo regolato, con uso delle apposite rastrelliere il cui numero sarà potenziato. Le multe sono di 25 euro per chi aggancia la bicicletta, con catene, lacci metallici, sistemi antifurto a qualsivoglia manufatto, pali o alberi, diverso comunque dalle apposite rastrelliere. Sono invece 50 gli euro per l’abbandono del mezzo, anche se parcheggiato regolarmente. Una volta accertata da parte della Polizia municipale la permanenza nello stesso luogo per un periodo di almeno 10 giorni la bicicletta verrà rimossa e custodita per 3 mesi, oltre i quali sarà destinata alla demolizione, o, se in buono stato, alla donazione in beneficenza. Se il proprietario si presenterà per il ritiro, le spese per la custodia e la rimozione saranno a sua carico. Il rigore nel posteggio delle bici riguarda anche la sosta che ostacola l’ingresso agli edifici pubblici, agli esercizi commerciali, alle abitazioni e alle rampe dei disabili. Le biciclette verranno portate via dove creeranno intralcio e comunque lungo i marciapiedi di ampiezza inferiore a 1,40 metri. L’attenzione sarà concentrata in centro e nelle zone dove il fenomeno è più frequente: in viale San Marco (tra le vie Toti e Carducci), piazza Cavour, le vie Duca d’Aosta, Sant’Ambrogio e della Basilica, via Marziale e Fratelli Fontanot (tra via Toti e via Matteotti), nel piazzale della Stazione e in via Randaccio. Rimane possibile, infatti, come prevede il Codice della Strada, parcheggiare la bicicletta sulla carreggiata, in condizioni di sicurezza. Si potrà sostare con il cavalletto nelle aree pedonali. Ma la scelta dell’amministrazione che punta al decoro del centro città non piace a tutti. «Davvero non si riesce a comprendere cosa passa per la testa degli amministratori a Monfalcone. Che la città abbia seri problemi da affrontare è un dato di fatto. Altrettanto evidente che i veri problemi vengano sistematicamente ignorati creando assurde emergenze da dare in pasto all’opinione pubblica e ai media» dice il presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani, che in previsione dell’ordinanza annuncia una possibile “critical mass-biciclettata di protesta” presumibilmente nel tardo pomeriggio di sabato 29 agosto con ritrovo davanti al municipio. Più drastico lo scrittore, ciclista appassionato Emilio Rigatti, che della bicicletta ha fatto il suo mezzo principale protagonista di tanti libri. «Ho deciso di cancellare Monfalcone dalle mie personali città ciclabili. Beccarmi una multa perché ho attaccato una bici all’abero? O vedermela rimossa anche se l’ho parcheggiata regolarmente? Ci verrò solo quando ne ho bisogno sul serio non più per il piacere di un caffè e in macchina. Così do il mio contributo di inquinamento, visto che l’asbesto a quanto pare non basta. A Ferrara – scrive ironico –, tutti i sensi unici hanno una striscia contromano legale per le bici. È bello vedere le bici parcheggiate dappertutto e la città usata dai cittadini. Chi ha promosso e sta promuovendo un uso del territorio privilegiato, favorendo i gruppi speculativi, lo ha fatto con la legge dalla sua. Non lo possiamo multare. È fatto permesso ai cittadini dotati di mezzi di aprire centri commerciali, fabbriche, cartiere, e quant’altro, compromettendo il paesaggio e la decenza ambientale, purché scrivano sui muri esterni dei loro splendidi manufatti: è vietato appoggiare le biciclette. Genitori con figli in carrozzella, attenti: i prossimi potreste essere voi». (cris.vis.)

Il Piccolo, 21 agosto 2009 

Pista ciclabile, arriva il ”verde a chiamata”   

In via Duca d’Aosta destinata a proseguire la difficile convivenza tra ”due ruote” e pedoni

Ciclisti e pedoni continueranno a convivere in via Duca d’Aosta. Raccolte di firme, interrogazioni e proteste non fanno recedere il Comune dalla scelta, effettuata tre anni fa, di far coesistere sul marciapiede di destra della centralissima strada spazi dedicati ai pedoni e pista ciclabile. Ma qualcosa il Comune intende comunque fare per evitare incidenti e confusione: avviare una ”campagna educativa” nei confronti dei ciclisti, a volte decisamente imprudenti, e intervenire (come hanno fatto ieri) per insegnare ai ciclisti l’impiego del nuovo ”verde a chiamata” con pulsante istituito per rendere più sicuro l’attraversamento delle laterali, prima di tutte via Oberdan.

Il problema di via Duca d’Aosta, in effetti, continua a sollevare polemiche. Al momento di creare la nuova pavimentazione sulla via – quattro anni fa – è stato deciso di allargare il marciapiede e di riservare due distinti spazi ai pedoni e ai ciclisti, delimitati da segni sulla pavimentazione in pietra. «C’è pericolo – hanno subito contestato i commercianti e gli esercenti della strada -. Le biciclette sfrecciano sul marciapiede, soprattutto d’estate. C’è un rischio costante per le persone, soprattutto anziani e bambini, di venir investiti».

Un primo ”rattoppo” c’è stato: il posizionamento di fioriere distanziate che delimitano la pista ciclabile. «Non basta – hanno subito replicato i contestatori. Il pericolo c’è sempre». È in effetti gli investimenti non sono mancati, anche se senza gravi conseguenze. È partita una raccolta di firma, lanciata dal comitato ”Oltre il cantiere” per mettere fine alla commistione. Poi la consigliera del PdL Suzana Kulier ha rivolto un’interrogazione al sindaco. In un primo momento sembrava che il Comune dovesse correre ai ripari, tanto che l’ex assessore Bou Konate aveva annunciato lo spostamento della pista. Poi c’è stato un dietro-front. Ora l’assessore Massimo Schiavo conferma che pedoni e ciclisti sono destinati a convivere ancora a lungo.

«Non facciamo demagogia – dice -. Non c’è città europea in cui ciclisti e pedoni non si dividano equamente le ”isole” senza traffico. Pericoli in via Duca d’Aosta? Se ci sono, sono dovuti dall’imprudenza di alcuni ciclisti che ritengono di essere i padroni del marciapiede. Abbiamo preparato migliaia di depliant per ricordare a tutti i fruitori di biciclette quali sono le regole da osservare e quali le sanzioni per chi non lo fa. Speriamo che ciò possa bastare». Ma di tornare indietro non se ne parla. (f.m.)

Il Piccolo, 26 agosto 2009 

SABATO MANIFESTAZIONE DEI VERDI   

Corteo di ciclisti, no all’ordinanza contro le soste selvagge delle bici

La protesta, a Monfalcone, corre sulle due ruote. Il segretario provinciale dei Verdi Mauro Bussani ha indetto per sabato pomeriggio una biciclettata di protesta contro la nuova ordinanza sul decoro e sulla vivibilità urbana, di recente varata dalla giunta Pizzolitto. I partecipanti scenderanno in piazza e sfileranno, in sella alla bici, sotto le finestre del municipio per esprimere dissenso nei confronti del provvedimento (non ancora in atto) a cui l’esecutivo di centrosinistra affida un compito delicato: disciplinare la condotta dei cittadini. Come? Colpendo quanti sono soliti incatenare la propria due ruote lontano dalle rastrelliere. Si profila dunque una rovente battaglia ideologica tra il ”popolo ciclista”, che sostiene la mobilità ecologica senza freni normativi e l’amministrazione, accusata di fissare “paletti” in grado solo di disincentivare l’uso della bici. Bussani ha lanciato un poderoso tam tam nel web per radunare chi si professa contrario alle nuove regole. L’ordinanza, studiata dall’assessore alla Sicurezza, Michele Luise, dovrebbe entrare in vigore il 1° settembre, ma quasi sicuramente la data slitterà di qualche giorno per la necessità di predisporre le rastrelliere. «Davvero non si riesce a comprendere cosa passi per la testa degli amministratori – dichiara il leader dei Verdi -. Che la città abbia seri problemi da affrontare è un dato di fatto. Altrettanto evidente che le vere criticità vengano sistematicamente ignorate creando assurde emergenze da dare in pasto all’opinione pubblica. Questa volta l’assessore Luise ha puntato il dito contro coloro che scelgono la bici come sano ed ecologico mezzo di trasporto. E’ difficile esprimere il disagio che emerge da tanti cittadini per questa ordinanza». Un commento sulla querelle, da parte dello scrittore Emilio Rigatti, è invece apparso su “Morire di cantiere”: “Ho deciso di cancellare Monfalcone dalle mie personali “città ciclabili”. Beccarmi una multa perché ho attaccato una bici all’albero? O vedermela rimossa anche se l’ho parcheggiata “regolarmente”? Ci verrò solo quando ne ho bisogno sul serio (non più per il piacere di un caffè o dello struscio in viale San Marco), e in macchina. Così do il mio contributo di inquinamento, visto che l’asbesto a quanto pare non basta». Chi non presta il fianco alle critiche è però l’assessore Luise: «In una lettera che mi è stata indirizzata, sono stato apostrofato come l’“insensibilissimo assessore all’insicurezza” e accusato di voler far cassa alle spese dei ciclisti. Ma io stesso sono un amante della bici e la uso quando posso, difatti me ne hanno rubate tre. L’amministrazione non intende lanciare una “caccia ai ciclisti”: potenzieremo la dotazione delle rastrelliere con altri 50 supporti da collocare in punti strategici. Lo stesso faremo con i posacenere da passeggio, per evitare il degrado di cicche e chewing-gum a terra. Non è civile che i disabili o le mamme con le carrozzine non possano usare il marciapiede perché c’è chi li occupa con le bici. Se vogliamo sviluppare il territorio in un’ottica di accoglienza bisogna che le regole vengano rispettate da tutti, specialmente in una città divenuta complessa a causa dei flussi migratori».

Tiziana Carpinelli

Il Piccolo, 28 agosto 2009 

Lettere: Carcere a cielo aperto

Più passa il tempo e più difficile diventa capire quali siano i riferimenti che orientano le linee amministrative della giunta Pizzolitto a Monfalcone. Non passa giorno che la giunta e la maggioranza che la supporta propongano qualche discussione o qualche ordinanza tesa a dividere la cittadinanza in surreali categorie da perseguire in quanto tali. In special modo il neoassessore alla “sicurezza” Michele Luise è colui che si prende la responsabilità di effettuare tale analisi sociologica seconda in profondità solo ai serial polizieschi trasmessi alla televisione. La domanda che ci assilla è: ma esiste veramente a Monfalcone una maggioranza sociale interessata ad una simile mortificazione delle relazioni tra i cittadini? L’esistenza stessa di un assessorato alla sicurezza risponde veramente alla complessità che Monfalcone esprime o è attinente soltanto alla salvaguardia degli equilibri di una classe politica incolore e sempre più avulsa dalla realtà che dovrebbe rappresentare? Evidentemente sono i cittadini a sbagliare quando credono che i problemi di Monfalcone siano quelli della casa e di affitti o mutui insostenibili, della continuità di reddito seriamente minacciata dalla crisi in atto, della sicurezza sul lavoro, della speculazione edilizia che ha praticamente cancellato ogni ambiente naturale in città, della scarsità di spazi di aggregazione pubblici e privati sempre più osteggiati. E si potrebbe continuare a lungo. Invece no. I veri problemi argutamente individuati sono coloro che sputano a terra (e si va a colpire la categoria stranieri), coloro a cui piace la musica e l’arte di strada (e si va a colpire la categoria “giovani” con tanto di divieto di assembramento), coloro che sono costretti ai margini della società (e si va a colpire la categoria “poveri”). In un delirio senza fine che trasformerà la città in un carcere a cielo aperto. Ora è la volta di chi utilizza la bicicletta come ecologico e salutare mezzo di trasporto personale ed è puntualmente in preparazione un’ordinanza tutta tesa a disincentivarne l’uso. Multe e perdita di punti sulla patente, tolta la possibilità di legare la bici ai pali o agli alberi, di appoggiarle al muro, sequestro per chi lascia la lascia ferma più di dieci giorni anche nelle poche rastrelliere in città. Sarà necessario entrare nell’ottica di usare la macchina anche per andare a prendere il caffè sotto casa. Non sarebbe il caso che l’Amministrazione comunale prenda ad esempio le grandi e civili città del nord Europa – e anche alcune illuminanti realtà in Italia – dove le bici sono dappertutto sia in movimento che posteggiate? Ma evidentemente, più che per una necessità reale, si vuole promuovere un modello sociale dove si lavora (male), ci si sposta solo in macchina per recarsi ai centri commerciali, si torna a casa a consumare e guai a fermarsi a chiacchierare con più di un amico, men che meno in piazza della Repubblica. Si percepisce un odioso atteggiamento nelle parole dell’assessore Massimo Schiavo quando afferma sui quotidiani “indietro non si torna” e se è allo scontro tra visioni di vita differenti che si vuole arrivare i ciclisti non si tirano certo indietro. Dovrà prevalere l’intelligenza e la lungimiranza. Sabato 29 agosto sarà Critical Mass, biciclettata di protesta contro l’emanazione di questa ordinanza prevista per settembre. L’appuntamento è dalle ore 17 davanti al comune in piazza della Repubblica muniti di bicicletta e trombette per farsi sentire. Partenza del giro per le vie della città alle 18, tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

Mauro Bussani

presidente dei Verdi della provincia di Gorizia.

Messaggero Veneto, 28 agosto 2009 

Monfalcone, l’ordinanza sulle bici non piace: i Verdi organizzano per domani una protesta  

MONFALCONE. Scatterà martedì prossimo a Monfalcone l’ordinanza comunale che regola uso e sosta delle biciclette: non saranno più tollerati gli abbandoni delle bici e la sosta selvaggia delle “due ruote” e particolare attenzione sarà prestata a quanti (soprattutto giovanissimi) usano le aree pedonali e i marciapiedi come velodromi.

L’ordinanza che è dedicata a “Interventi sulla vivibilità urbana. Tutela della qualità urbana e del decoro urbano” intende regolare l’uso della “due ruote”, il divieto di aggancio delle biciclette a manufatti stradali e l’abbandono di biciclette in cattivo stato, prevedendo anche multe e rimozioni. Lo spirito dell’amministrazione è quello d’incentivare l’uso delle due ruote, ma in modo regolato, con uso delle apposite rastrelliere, il cui numero sarà potenziato.

Le multe sono di 25 euro per chi aggancia la bicicletta con catene, lacci metallici, sistemi antifurto a qualsivoglia manufatto, pali o alberi, diverso comunque dalle apposite rastrelliere. Sono invece 50 gli euro per l’abbandono del mezzo, anche se parcheggiato regolarmente. Una volta accertata da parte della Polizia municipale la permanenza nello stesso luogo per un periodo di almeno dieci giorni, la bicicletta verrà rimossa e custodita per tre mesi, oltre i quali sarà destinata alla demolizione, o, se in buono stato, alla donazione in beneficenza. Se il proprietario si presenterà per il ritiro, le spese per la custodia e la rimozione saranno a suo carico. Il rigore nel posteggio delle bici riguarda anche la sosta che ostacola l’ingresso agli edifici pubblici, agli esercizi commerciali, alle abitazioni e alle rampe dei disabili. Le biciclette verranno portate via dove creeranno intralcio e comunque lungo i marciapiedi di ampiezza inferiore a 1,40 metri. L’attenzione sarà concentrata in centro e nelle zone dove il fenomeno è più frequente.

Rimane possibile, infatti, come prevede il Codice della strada, parcheggiare la bicicletta sulla carreggiata, in condizioni di sicurezza, e si potrà sostare con il cavalletto nelle aree pedonali.

Eppure la scelta dell’amministrazione non piace a tutti e per domani, prima dell’entrata in vigore dell’ordinanza, è annunciata una manifestazione di protesta che, guarda caso, si svolgerà in bicicletta. L’appuntamento è dalle 17 davanti al Comune in piazza della Repubblica «muniti di bicicletta e trombette per farsi sentire», sollecita il presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani. Alle 18 ci sarà la partenza del giro per le vie della città e tutta la cittadinanza è invitata a partecipare. «Più passa il tempo più difficile diventa capire quali siano i riferimenti che orientano le linee amministrative della giunta Pizzolitto a Monfalcone. Non passa giorno senza che la giunta e la maggioranza che la supporta propongano qualche discussione o qualche ordinanza tesa a dividere la cittadinanza in surreali categorie da perseguire in quanto tali. In special modo il neoassessore alla “Sicurezza” Luise è colui che si prende la responsabilità di effettuare tale analisi sociologica seconda in profondità soltanto ai serial polizieschi trasmessi alla televisione».

«L’esistenza stessa di un assessorato alla Sicurezza risponde veramente alla complessità che Monfalcone esprime o è attinente soltanto alla salvaguardia degli equilibri di una classe politica incolore e sempre più avulsa dalla realtà che dovrebbe rappresentare?», si chiede Bussani, che ironizza sul fatto che siano i cittadini a sbagliare quando credono «che i problemi di Monfalcone siano quelli della casa e di affitti o mutui insostenibili, della continuità di reddito seriamente minacciata dalla crisi in atto, della sicurezza sul lavoro, della speculazione edilizia che ha praticamente cancellato ogni ambiente naturale in città, della scarsità di spazi di aggregazione pubblici e privati sempre più osteggiati». (cr.vi.)

Il Piccolo, 29 agosto 2009 

MANIFESTAZIONE ANTI-ORDINANZA   

Anche Emilio Rigatti: al corteo su due ruote

A Monfalcone, lui, c’arriverà con la fiammante “Specialized tricross”, l’amata bicicletta color bianco latte che immancabilmente lo accompagna nei suoi viaggi on the road. «Niente trombetta da casa», dice subito Emilio Rigatti, scrittore e gran macinatore di chilometri sulle ”dueruote”. Ma se gliene metteranno una in mano “non mi tirerò indietro e strombazzerò pure io”, chiosa. Già, perché in prima fila, a protestare contro la nuova ordinanza sul decoro e la vivibilità urbana promossa nei giorni scorsi dall’amministrazione Pizzolitto, ci sarà anche Rigatti, il quale alle 17 giungerà in piazza della Repubblica per prendere parte alla “biciclettata dissidente” indetta dai Verdi. «Ho ricevuto la mail di invito dal segretario provinciale dei Verdi, Mauro Bussani – spiega al telefono – e così ho pensato di aderire all’iniziativa, che sarà anche la mia prima “critical mass”». «Anzi, la seconda», s’affretta ad aggiungere, corretto dalla moglie. «Comunque sia, mi è sembrato giusto parteciparvi – prosegue – perché pare proprio strano, nel frangente in cui si cerca di promuovere l’alleggerimento della mobilità, il veto di appoggiare al muro una bicicletta. Non voglio giustificare i pirati delle dueruote: se uno va contromano è giusto punirlo. Del resto, le norme ci sono. Se una bici è abbandonata da due mesi davanti a una stazione, si chiama la nettezza urbana e la si fa rimuovere». Lo scrittore-ciclista ritiene che appoggiare la bici a una parete sia «un atto di amicizia verso la città». «Noi amanti della bici – chiarisce – abbiamo una paura folle che ce la rubino, come peraltro spesso capita. Perciò cerchiamo di parcheggiarla il più possibile vicino a dove dobbiamo andare. E poi, diciamolo pure, il territorio è pieno di brutture: centri commerciali, fabbriconi, caselli autostradali e nessuno dice niente. I sindaci hanno fatto tanto per disincentivare l’uso dell’auto, penso a via Sant’Ambrogio, e poi si chiede metaforicamente ai ciclisti di togliersi le scarpe prima di andare in pista?».

Tiziana Carpinelli

COMPLETATA LA RETE URBANA L’ATTENZIONE RIVOLTA AL COLLEGAMENTO CON LA PROVINCIA DI TRIESTE   

Pista ciclabile da Monfalcone a Duino  

L’assessore Schiavo rilancia il progetto di un tracciato percorribile in sicurezza

Monfalcone e Duino Aurisina più vicine grazie a una pista ciclabile. Simbolo di culture già legate da un patrimonio dato dalla Storia e da quotidiani interscambi, compresa la frequentazione delle spiagge di Sistiana e Marina Julia. A rilanciare l’iniziativa, rispolverando un progetto già messo a punto in passato dalle rispettive amministrazioni provinciali e comunali, è l’assessore all’Urbanistica, Massimo Schiavo. Che, sostenendo con forza lo sviluppo della mobilità sulle dueruote dotando la città di un organico sistema ciclabile, guarda con favore alla possibilità di garantire il nuovo percorso sfruttando la continuità con la rete esistente. Non si tratta, precisa, di un progetto immediato, considerando le debite priorità e le risorse finanziarie disponibili. La filosofia dell’amministrazione, infatti, è quella di concentrare gli interventi sui collegamenti urbani, a servizio dei monfalconesi, fino a comprendere le connessioni con Ronchi e Staranzano, anche in virtù del raggiungimento del presidio ospedaliero. Ma la valenza del progetto resta intatta. A maggior ragione ora che la rete ciclabile cittadina è a un buon punto di completamento. Il tutto, a fronte di una realizzazione a costi contenuti.

L’assessore conferma dunque la disponibilità a rinnovare i contatti con il Comune di Duino Aurisina, sulla scorta di un progetto che potrebbe vedere la luce in un futuro non troppo lontano. «I collegamenti attraverso la rete ciclabile – osserva – sono previsti, a livello urbano, nell’ambito del piano del traffico, ai fini della mobilità sostenibile. Il principio di fondo è quello di consolidare in primis le connessioni cittadine. Per i collegamenti con i territori limitrofi, interviene anche il piano provinciale della viabilità, soprattutto in termini turistico-ricreativi». Schiavo cita il percorso ciclabile da Marina Julia fino al collegamento verso Grado e il raggiungimento di Ronchi dei Legionari grazie al nuovo sottopasso ferroviario. La prosecuzione della pista ciclabile attraverso il canale, dietro il presidio ospedaliero. Più complessa ma comunque auspicabile, la ”comunicazione” con Staranzano, dove la pista ciclabile attualmente raggiunge via Terenziana.

Quindi il collegamento con Duino-Aurisina prospettato dagli strumenti urbanistici comunali e provinciali. «Vediamo con favore l’idea di collegamento con Duino-Aurisina – spiega Schiavo -. Esaurite le priorità legate alla rete urbana e tenendo conto delle esigenze di collegamento con Ronchi e Staranzano, si può riprendere in mano il vecchio progetto». L’idea è di sfruttare il percorso ciclabile esistente lungo il canale Valentinis, che giunge ora fino all’altezza della centrale Enel. Da qui, l’innesto proseguirebbe in via Terza Armata. Si tratta di un collegamento più sicuro e alternativo al tratto di statale 14 coincidente con le vie Boito-Colombo. La pista ciclabile percorrerebbe l’intera via Terza Armata utilizzando lo spazio all’interno del marciapiede. Raggiunta la rotatoria a ridosso del raccordo autostradale, il percorso si immetterebbe sulla statale. Punto dal quale si aggancerebbe il tracciato di Duino-Aurisina. Schiavo non esclude comunque la possibilità di intervenire con una pista ciclabile anche lungo via Boito-Colombo, nell’ambito del prospettato riassetto della statale, a servizio altresì dei residenti del tratto terminale di via Romana.

Laura Borsani

Il Piccolo, 23 settembre 2009 

IN VIGORE DA IERI L’ORDINANZA DEL COMUNE

Caos-bici, rimozioni ma nessuna multa  

Già sparite decine di ”due ruote” abbandonate. Pronte 46 nuove rastrelliere

Dure a morire le cattive abitudini, ciclisti per ora graziati dai vigili urbani

Ore 11.45: una city-bike dal telaio rosso porpora viene parcheggiata davanti al panificio Miniussi di via 9 Giugno. L’incauto ciclista non sa, o non si è ancora reso conto, che rischia al rientro dalla sua commissione di non ritrovare più la due ruote: è infatti scattata l’ora X, quella dell’entrata in vigore dell’ordinanza anti-bici selvaggia, una delle misure restrittive adottate dall’amministrazione Pizzolitto per contrastare il degrado urbano. Lasciata in quel punto dove l’ansa del marciapiede si restringe, la city-bike ostacola la passeggiata dei pedoni, accorciando di molto la distanza di un metro e 30 fissata dal regolamento comunale per il libero passaggio. Una misura che, se non viene rispettata dal ciclista, fa scattare la rimozione del mezzo. E ieri mattina, circostanze come questa non erano rare: molti altri, infatti, hanno continuato a incatenare la bici a un palo o a un lampione, anziché infilarla nella rastrelliera più vicina. È bastato fare un giretto attorno alla stazione, lungo viale San Marco o in via Fontanot, all’altezza del Liceo, per accorgersi della diffusa “distrazione”. O ancora nei pressi dello stabilimento navale o in via Duca d’Aosta dove c’è chi arriva a parcheggiare le due ruote perfino nel mezzo della pista ciclabile. Insomma, il varo della nuova ordinanza non ha fatto cambiare la situazione anche se, complice il sopralluogo della scorsa settimana, già una ventina di bici-catorcio, da tempo abbandonate, sono state rimosse dai marciapiedi. Per il momento nessuna sanzione è stata elevata: il comandante della Polizia municipale Walter Milocchi ha assicurato un’entrata in vigore soft della nuova normativa. Che tradotto significa: in attesa dell’arrivo delle 46 nuove rastrelliere e che i ciclisti si abituino a una condotta più disciplinata i vigili non adotteranno il pugno di ferro. Prendiamo un sito strategico come quello della stazione: le strutture presenti sono tutte utilizzate dai pendolari, ma non bastano. E così i cittadini sono costretti a inchiodare le due ruote al primo palo che si presenta agli occhi e la piazzola che fa da spartitraffico tra via Marziale e via Toti costituisce un “accampamento” di bici. Le regole d’ora in avanti sono chiare: se i vigili fotografano un mezzo in evidente stato di abbandono subentra la rimozione. Idem per quelle bici che non garantiscono lo spazio di un metro e 30 sul marciapiede.

Tiziana Carpinelli

Il Piccolo, 25 settembre 2009 

Meno inquinamento e più piste ciclabili   

Incontro con i cittadini per spiegare il piano intercomunale del traffico

Il percorso autorizzativo del nuovo Piano urbano del traffico di Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Staranzano si avvia verso i passaggi decisivi. Il primo è quello relativo alla conclusione della procedura di Valutazione ambientale strategica del Put, che serve in sostanza a evidenziare la congruità  delle scelte di uno specifico piano rispetto alla normativa esistente e agli strumenti di pianificazione di livello superiore, agli obiettivi di sostenibilità  ambientale stabiliti a livello internazionale, nazionale e locale.l Put produrrà inoltre una diminuzione dei volumi di traffico a Ronchi e una diversificazione degli stessi a Monfalcone, mentre a Staranzano i veicoli in transito dovrebbero scendere sotto i 250 all’ora. Il piano prevede del resto la triplicazione delle piste ciclabili, l’aumento delle Zone a traffico limitato, l’introduzione generalizzata delle “Zone 30” e l’incrementodella dotazione di parcheggi. Il Put produrrà inoltre una diminuzione dei volumi di traffico a Ronchi e una diversificazione degli stessi a Monfalcone, mentre a Staranzano i veicoli in transito dovrebbero scendere sotto i 250 a ora. Prima di porre la parola fine alla Vas, le tre amministrazioni comunali hanno deciso di promuovere un incontro con i cittadini e tutti i soggetti interessati per presentare il Rapporto ambientale, ciooè il documento che raccoglie le informazioni, gli elementi di analisi, gli approfondimenti e le valutazioni espressi durante la procedura di valutazione del Put. L’appuntamento è fissato per mercoledì alle 15.30 nella sala conferenze “Delbianco” a Staranzano, come hanno annunciato ieri gli assessori all’Urbanistica di Monfalcone Massimo Schiavo e Ronchi dei Legionari Sara Bragato. Le amministrazioni comunali hanno comunque già incassato il parere favorevole dell’Azienda sanitaria isontina e sono in attesa di quello dell’Arpa, che pure dovrebbe essere positivo. Per completare il quadro necessario a chiudere il processo di Vas gli enti locali dovranno ricevere i pareri di Regione e Provincia. Obiettivo per l’amministrazione di Monfalcone, come ha spiegato ieri l’assessore Schiavo, è quello di portare il Piano urbano del traffico all’attenzione del Consiglio comunale entro l’anno. «Il piano ha rappresentato un’occasione straordinaria per ragionare a un livello territoriale più ampio – ha detto l’assessore all’Urbanistica -. Riteniamo quindi negativi i passi indietro effettuati dalla Regione su questo fronte».

Anche l’assessore Sara Bragato di Ronchi ha rilevato come l’azione dei tre Comuni abbia evitato per una volta di scaricare i problemi sui vicini e abbia in ogni caso avuto come obiettivo il miglioramento della qualità  ambientale del territorio e non solo della viabilità dell’area. Stando all’analisi di effetti e impatti condotta nell’ambito della Vas, l’insieme di interventi previsti dal Piano del traffico consentirà di arrivare a una riduzione del 2,5% delle emissioni di CO2.

Messaggero Veneto, 25 settembreE 2009 

Monfalcone, entro l’anno il piano del traffico che comprende anche Ronchi e Staranzano 

MONFALCONE. Recepite le eventuali osservazioni e ottenuto il parere degli enti Regione, Provincia, Azienda sanitaria, Arpa, potrebbe essere adottato entro fine anno, dal comune di Monfalcone, il Piano del traffico dell’area urbana costituita dai comuni di Monfalcone, Ronchi dei Legionari, Staranzano.

Questo almeno secondo le intenzioni dell’assessore all’urbanistica Massimo Schiavo, che, nonostante non sia previsto come necessario, intende portare il piano in discussione del consiglio comunale. «Un passaggio che riteniamo fondamentale» ha detto Schiavo annunciando per mercoledì 30 settembre, alle 15.30 nella sala Delbianco di Staranzano (vicino alla biblioteca) nel corso di un incontro pubblico, la presentazione della Vas, valutazione ambientale strategica del piano del traffico, che dall’analisi degli effetti/impatti ambientali del piano ha previsto come i principali fattori di inquinamento atmosferico e acustico subiranno presumibilmente una riduzione: in particolare viene indicata una riduzione dell’emissione di anidride carbonica del 24%, da cui deriva una riduzione anche degli altri inquinanti atmosferici e acustici. «Discuteremo la Vas con i portatori di interesse, ovvero con i cittadini e con i progettisti del piano e i rappresentanti dei tre comuni. È un passo indispensabile per portare i comuni all’adozione dello strumento urbanistico, occasione straordinaria che può essere riproposta in altre sedi per discutere del territorio. Unico elemento negativo – ha voluto evidenziare l’assessore monfalconese – è l’annullamento dell’efficacia della legge regionale 5, che consigliava di avviare strumenti urbanistici sovra comunali. La regione, cancellandola, ha fatto un passo indietro. Mi resta sul dubbio sul perché sia stata fatta questa scelta, quando regioni vicine, con maggioranze politiche simili al Friuli Venezia Giulia, hanno leggi ispirate agli stessi principi. Adesso si parla solo di aumenti di volumetrie e non di pianificazione urbanistica. Noi, però restiamo fermi nei nostri propositi di collaborazione: più l’azione sarà coordinata, meglio sarà».

L’assessore all’urbanistica di Ronchi, Sara Bragato ha ricordato come la Vas sia stata redatta da professionisti, così come l’intero piano, nato in un’ottica di riduzione delle emissioni di anidride carbonica «e che quindi porterà un miglioramento non solo sulla viabilità del territorio, ma anche a livello ambientale. I lavoro fatto fra i tre comuni ha fatto sì che si sia avuta una visione complessiva del problema, senza scaricare le responsabilità uno sull’altro. Abbiamo analizzato la situazione considerano i problemi, soprattutto quelli del traffico tenendo conto che le difficoltà che sorgono in un comune si riflettono anche sugli altri. Confido – ha detto – in un’ampia partecipazione di cittadini e che l’ iter del piano si concluda quanto prima e in maniera positiva».

All’incontro parteciperanno gli assessori Schiavo e Bragato, il sindaco di Staranzano Lorenzo Presot, l’architetto redattore della Vas, Maristella Caramaschi e il progettista ingegnere e redattore del piano, Fiorella Honsell. (c.v.)

Il Piccolo, 20 ottobre 2009 

A SEGNO LE ORDINANZE DEL COMUNE  

Prime 14 multe agli accattoni e 11 per abbandono di rifiuti  

Sindaco e assessore a confronto con i rappresentanti dei rioni

di LAURA BORSANI

Quattordici infrazioni accertate dalla Polizia municipale tra l’accattonaggio molesto e la violazione della legge sul commercio. E 11 multe per l’abbandono di rifiuti. Nessun verbale invece in relazione alla pratica dello sputo. Sono i primi risultati delle ordinanze sulla vivibilità e il decoro urbano, relative all’accattonaggio, alla sosta selvaggia e l’abbandono delle biciclette e alla civile convivenza, diventate operative tra il 19 agosto e il primo settembre. Un bilancio, illustrato dal comandante della Polizia municipale, Walter Milocchi, che ha altresì spiegato le modalità applicative dei provvedimenti, scaturito ieri in occasione di un’assemblea pubblica, tenutasi in municipio, di confronto con i residenti dei rioni. È stato comunque ribadito: non si tratta di una guerra ad oltranza, brandendo le multe come punizioni indiscriminate. La filosofia resta quella di educare e promuovere la crescita e la convivenza civile, che del rispetto delle regole ne fa lo spirito fondante.

Intanto i vigili urbani in borghese, hanno elevato 16 multe. Si tratta di 5 sanzioni in ordine all’accattonaggio molesto, delle quali una registrata in agosto, una a settembre e 3 in ottobre. Violazioni concentratesi nell’area del presidio ospedaliero e durante il mercato settimanale. Altri 9 verbali sono stati elevati nei confronti di persone dedite alla vendita abusiva e che, contestualmente, richiedevano l’obolo. Qui la violazione è rientrata nell’ambito della legge regionale sul commercio. Undici, invece, sono le multe legate all’abbandono dei rifiuti o al posizionamento di materiale indifferenziato: di queste 3 violazioni sono state registrate in agosto, 3 in settembre e 5 in ottobre.

Ma quella di ieri è stata un’assemblea informativa ed esplicativa a tutto campo. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha spiegato i motivi e la filosofia dei provvedimenti: «Ci siamo resi conto che c’è anche un dato percepito tra i cittadini in fatto di sicurezza, di cui bisogna tenere conto. Siamo una città complessa, un polo industriale. Si pone pertanto da un lato una questione di sicurezza in termini oggettivi. Per questo è costante l’opera di sorveglianza delle forze dell’ordine e la collaborazione con la Prefettura e la Questura. Abbiamo altresì firmato il patto di legalità e, parallelamente, è stato siglato il patto di trasparenza». Il sindaco ha parlato quindi del disagio sociale legato alla crisi che ha consegnato nuove povertà. E della questione-integrazione, in una realtà dove l’immigrazione ha raggiunto oltre il 13%. Quindi la «sicurezza percepita» dal cittadino. Tre livelli nei confronti dei quali si continua a lavorare per garantire interventi strutturali e rassicurativi. L’assessore Luise, nel ripercorrere il lungo iter che ha portato all’emissione delle ordinanze, ha puntato sul concetto legato alla vivibilità urbana e all’aspetto educativo sotteso dai provvedimenti, considerati come occasione di «formazione finalizzata alla crescita sociale e civile». Compresa la sensibilizzazione nelle scuole. Un percorso graduale, monitorato trimestralmente, che intende approdare ad un ”libro verde” sulle regole del vivere civile. La logica è quella della opportuna flessibilità e del buonsenso, mantenendo determinazione dove la violazione è effettiva (un esempio su tutti: si perseguono gli abbandoni di biciclette in evidente degrado, chi crea danno ai beni pubblici o intralcio ai pedoni, non chi appoggia una bici al muro per andare a comperare il pane). Numerosi sono stati gli interventi. Sul tappeto i parcheggi delle biciclette al di fuori delle aree scolastiche o nei posti-auto, ma anche quanti in bicicletta percorrono contromano i sensi unici. E, ancora, a proposito di accattonaggio, è stata sollevata la questione del controllo sullo ”status” degli immigrati.

Messaggero Veneto, 20 ottobre 2009 

Posizionate altre 35 rastrelliere per le bici 

MONFALCONE. Era stata una promessa del Comunale, ora mantenuta. Prima di fare scattare con severità l’ordinanza comunale che regola uso e sosta delle biciclette e quindi la non tolleranza di abbandoni e della sosta-selvaggia delle due ruote, ma in particolare la non tolleranza per quanti (soprattutto giovanissimi) usano aree pedonali e marciapiedi come velodromi, sarebbero state collocate in città nuove rastrelliere, proprio per consentire una sosta più ordinata delle due ruote.

Da ieri, quindi, è iniziato il posizionamento di 35 nuove rastrelliere, 25 acquistate dalla Metalco (modello Ciclos) per un costo, Iva compresa, di 11.070 euro, e 10 dalle Smec (modello Blot) per il costo di 3.623 euro, e quindi per una spesa totale di 14.693 euro, spesa per cui il Comune ha ottenuto un contributo dalla Camera di commercio di Gorizia. Le nuove strutture per il posteggio della bici saranno collocate in via Duca d’Aosta (lato gelateria, dopo attraversamento pedonale) via Roma, via IX giugno, corso del Popolo (nelle vicinanze del teatro), in via Parini-Anconetta, via Randaccio-piazzale Stazione (qui saranno collocate 10 rastrelliere), via Toti, via Fontanot, via Moro-Marziale, via Mazzini-Galilei, via Carducci e nel cortile interno del comando dei Vigili urbani.

L’ordinanza, che è dedicata a “Interventi sulla vivibilità urbana. Tutela della qualità urbana e del decoro urbano” intende regolare l’uso della due ruote, il divieto di aggancio dei velocipedi a manufatti stradali e l’abbandono di biciclette in cattivo stato, prevedendo anche multe e rimozioni. Lo spirito dell’amministrazione comunale è quello di incentivare l’uso delle due ruote, ma in modo regolato, con uso appunto delle apposite rastrelliere.

Le multe sono di 25 euro per chi aggancia la bicicletta, con catene, lacci metallici, sistemi antifurto a qualsivoglia manufatto, pali o alberi, diverso comunque dalle apposite rastrelliere. Sono invece 50 gli euro per l’abbandono del mezzo, pur se parcheggiato regolarmente; una volta accertata da parte della Polizia municipale la permanenza nello stesso luogo per un periodo di almeno 10 giorni, la bici sarà rimossa e custodita per 3 mesi, oltre i quali sarà destinata alla demolizione, o se in buono stato alla donazione in beneficenza. Se il proprietario si presenterà per ritirarla, le spese per custodia e rimozione saranno a suo carico.

Il rigore nel posteggio delle bici riguarda anche la sosta che ostacola l’ingresso agli edifici pubblici, agli esercizi commerciali, alle abitazioni e alle rampe dei disabili. Le biciclette verranno portate via dove creeranno intralcio e comunque lungo i marciapiedi di ampiezza inferiore a 1,40 metri.

L’attenzione sarà concentrata in centro e nelle zone dove il fenomeno è più frequente. Rimane possibile, infatti, come prevede il Codice della strada, parcheggiare la bicicletta sulla carreggiata, in condizioni di sicurezza e si potrà sostare anche con il cavalletto nelle aree pedonali.

Messaggero Veneto, 21 ottobre 2009 

Illustrati i primi effetti delle ordinanze per la tutela di qualità urbana e decoro 

MONFALCONE. Cinque violazioni per accattonaggio molesto soprattutto nella zona dell’ospedale San Polo e in occasione del mercato settimanale, nove verbali per violazione della legge regionale sul commercio e undici verbali per abbandono di rifiuti in modo indifferenziato: è il bilancio dei primi mesi di applicazione delle ordinanze sulla tutela della qualità urbana e del decoro urbano, ordinanze relative all’accattanoggio, al divieto di sputo (per cui non sono state ancora rilevate infrazioni), alla regolamentazione della sosta e abbandono dei velocipedi, al divieto di abbandono dei rifiuti volute dal Comune di Monfalcone per andare incontro al bisogno di sicurezza espresso dai cittadini.

«Un bisogno che non corrisponde a quella che, fortunatamente, è effettivamente la realtà cittadina. Basti prendere a esempio un dato nazionale: i furti nelle case sono il 4% dei reati, ma l’attesa ovvero il timore dei cittadini è del 40%. Insomma ci si discosta molto tra dato reale e dato percepito. Ed è nell’ottica di rassicurazione del dato percepito e della prevenzione del degrado che l’amministrazione ha voluto intervenire», ha detto il sindaco Pizzolitto nel corso dell’incontro che ha avuto, assieme all’assessore alla sicurezza, Luise, e al comandante della Polizia municipale, Milocchi, con i rappresentanti dei rioni.

Il sindaco ha chiarito anche come se la questioni dell’ordine pubblico attengono alle forze dell’ordine, questura, prefettura, l’amministrazione debba rivolgere la sua attenzione alla sicurezza nel senso di disagio sociale e all’integrazione, concetto ripreso anche da Luise che ha sottolineato come l’obiettivo sia quello di arrivare «a una situazione di vivibilità ottimale per tutti e ridare dignità alla città. Le ordinanze hanno avuto un lungo periodo di gestazione, ma riteniamo che i risultati si possano avere solo nel lungo periodo visto che si tratta di maturare una diversa cultura civica. Tanto che stiamo lavorando anche con le scuole e i giovani per educarli al vivere civile. Il nostro lavoro per fare un salto di qualità deve avere aspetti pedagogici. Tenere pulita la città è un senso di rispetto che dobbiamo avere gli uni verso gli altri. Vorremmo arrivare a un libro delle regole da rispettare, scritto assieme ai cittadini: in una situazione complessa come quella di Monfalcone occorre pensare a percorsi condivisi, anche se è indubbio che si dovrà arrivare anche alla sanzione».

A fine anno è intenzione del Comune fare “report” sull’andamento delle ordinanze, per capire se occorrerà modificarle. «Un dato è certo – ha aggiunto –: l’ordinanza delle bici non punisce certo chi si ferma a prendere il pane e lascia la bici sul marciapiede posteggiata con cura. Si vogliono però colpire gli abbandoni reiterati e saranno rimosse le bici in stato di degrado. Circa la tolleranza zero di cui si è detto, dipenderà dal tipo di reato». (c.v.)

Il Piccolo, 23 ottobre 2009 

LA CURIOSITÀ UNA ”PROVOCAZIONE” MANDA IN CRISI L’ORDINANZA DEL COMUNE   

Ecco la bicicletta che tiene in scacco i vigili urbani  

È nuova e qualcuno l’ha lasciata in sosta sul cavalletto davanti al municipio. Nessuno si azzarda a rimuoverla

Un’originale provocazione o un’eclatante (e sorprendente) dimenticanza? Se lo sono chiesti in tanti negli utlimi due giorni, fissando con aria interrogativa la bicicletta verde e arancione, all’apparenza nuova di zecca, parcheggiata davanti al Municipio. Non a lato del palazzo, ma proprio al centro, davanti al primo scalino della mini-gradinata che conduce all’ingresso dell’edificio. Il mezzo a due ruote è rimasto lì, senza alcun lucchetto, per due giorni, superando indenne addirittura la notte, senza che nessuno lo sfiorasse o lo portasse via (in altre città italiane la sosta notturna e incustodita della bici forse non sarebbe durata più di mezz’ora…).

Evidente la sorpresa e la perplessità di molti dipendenti comunali e dei componenti della giunta, che da mercoledì mattina devono fare slalom tra una ruota e l’altra, dribblando la bici. Un mezzo che sta, paradossalmente, mettendo in crisi lo stesso Comune, che davanti all’insolita presenza, non sa bene come muoversi: «La spostiamo? Oppure la lasciamo lì dov’è? E se poi torna il proprietario? In fin dei conti, quella bici, di qualcuno deve pur essere…». Insomma, tra una discussione e quattro risate davanti allo strano (e anonimo) dono, le due ruote sono rimaste lì dov’erano già mercoledì mattina, in attesa che qualcuno – probabilmente i vigili urbani – arrivi e le tolga di mezzo.

Che l’accaduto sia frutto di una dimenticanza sembra decisamente inverosimile. «Io credo invece che si tratti di una provocazione», spiega un divertito Michele Luise, assessore alla Sicurezza, ”padre” del pacchetto di ordinanze sulla vivibilità della città, che include anche quella contro le bici ”selvagge”. «Immagino che qualcuno abbia voluto manifestare la propria contrarietà al provvedimento in un modo particolare. Accetto la provocazione senza problemi, proprio in virtù della sua originalità». Forse l’ideatore della protesta voleva solo vivere i suoi 15 minuti di celebrità. Ebbene, ci è riuscito». (el. col.)

Il Piccolo, 24 ottobreE 2009 

Intoccabile la bici che sfida l’ordinanza   

I vigili: «Non intralcia e quindi resta lì». Ma qualcuno l’ha appoggiata al muro

Le battute si sprecano. «Quella bicicletta l’hanno lasciata lì, davanti al municipio, aperta e alla portata di tutti, perchè quello è l’unico posto dove nessuno la ruberà mai. Con tutte quelle telecamere che ci sono in piazza…».

In effetti la bicicletta che qualcuno ha deciso di lasciare in bella mostra, posata sul cavalletto, proprio davanti alla loggia municipale per dimostrare l’inutilità e l’inefficacia dell’ordinanza del sindaco contro la sosta selvaggia delle due-ruote, è ancora lì. Anzi, non proprio. Qualcuno l’ha spostata di una decina di metri e appoggiata alla parete del Comune. Ma verrà rimossa? «Certamente no – spiega il comandante della Polizia muncipale Walter Milocchi – perchè in quella posizione la bicicletta in questione non è d’intralcio al passaggio delle persone, nè provoca rischi. Pertanto non è previsto che sia spostata».

Ora ci si chiede chi possa essere l’autore della provocazione, che tutti danno per scontata. I ”nemici” dell’ordinanza del sindaco contro l’abbandono delle bici certo non mancano. Alla fine di agosto si sono mobilitati a decine, proprio in piazza, per rivendicare una città più a misura di due-ruote e per contestare il ”giro di vite” dell’amministrazione.

C’erano anche lo scrittore Emilio Rigatti e il presidente dei Verdi provinciali Mauro Bussani. L’appuntamento era proprio davanti al Municipio. Esattamente dove, giovedì, è comparsa quella bicicletta colorata, in ottime condizioni e sul cavalletto. Ma i vigili non potrebbero ricorrere alle telecamere per individuarne il proprietario? No, perchè quella bici è in regola, non disturba nè è d’intralcio e quindi va lasciata al suo posto.

Intanto però il ”provocatore” è riuscito nel suo intento, mandando in crisi l’ordinanza di cui ha voluto dimostrare l’inefficacia. E dev’essersi divertito un sacco nel vedere, giovedì scorso, la sua bici circondata da curiosi, vigili e assessori che si consultavano sul cosa fare. Lasciarla lì? È contro le regole. Rimuoverla? Non ci sono gli estremi. Spostarla? Con che diritto. Alla fine, a qualcuno – ma non si sa a chi – è venuta l’idea di appoggiarla al muro del Municipio. Beffa riuscita, non c’è che dire.

Lo stesso, per certi versi, era accaduto subito dopo l’approvazione del pacchetto anti-accattoni, quando un giovane, seduto sul marciapiede in via Duca d’Aosta, fu lasciato tranquillamente al suo posto dai vigili urbani. «Non disturba i passanti – avevano detto i vigili – e quindi non può essere sanzionato».

Il Comune, comunque, va avanti per la sua strada. In questi giorni la città è stata costellata di rastrelliere per le bici allo scopo di evitare la sosta selvaggia. Tutte vuote. Mentre gli alberi e i pali del viale ne sono pieni. (f.m.)

Il Piccolo, 25 ottobre 2009 

CONTINUA LA PROVOCAZIONE ANTI-ORDINANZA   

La bici delle beffe spostata nella rastrelliera  

Ci ha pensato il consigliere Udc Giorgio Pacor, risolvendo il problema ai vigili urbani

Alla fine ci ha persato il consigliere dell’Udc Giorgio Pacor a prendere la ”bicicletta delle beffe”, appoggiata al muro del Municipio, e a spostarla in una delle nuove rastrelliere della piazza. Pacor ha così tolto d’impiccio vigili urbani e assessori, tenuti in scacco da quattro giorni, dalla bicicletta che qualche oppositore dell’ordinanza del sindaco contro la sosta selvaggia delle due-ruote aveva lasciato parcheggiata sul cavalletto davanti alla loggia. Già, perchè quella bici, a detta dei vigili, non può essere rimossa in quanto non costituisce intralcio. Alla fine, Pacor ha preso la bici e l’ha sistemata sulla rastrelliera. Lì può stare, è regolare. A meno che non si deteriori al punto di diventare un pugno nell’occhio. E allora potrebbe essere rimossa. La beffa insomma, ha fatto centro. Lo stesso assessore alla Sicurezza Michele Luise lo ha detto: «Mi stanno provocando. Qualcuno vuole manifestare contro la mia ordinanza anti-bici ”selvagge”». Ora, a distanza di tre giorni, sembra proprio che l’assessore ci avesse visto giusto. Il comandante dei vigili urbani Walter Milocchi aveva messo le cose in chiaro: quella bici non s’ha da toccare.

E allora lo ha fatto Pacor. Mettendo la bici non in un posto a caso, ma nelle appostite rastrelliere. Un po’ d’ordine insomma. (el.col.)

Il Piccolo, 01 novembre 2009 
 
NELLA ZONA DELLA FERROVIA  
Partiti i ”raid” dei vigili urbani contro le biciclette selvagge
 
 
Vigili in azione. Obiettivo: dare la caccia alle bici ”selvagge”. La squadra di vigili urbani che alcuni giorni fa si è presentata nel piazzale antistante la stazione ferroviaria non è di certo passata inosservata. Lo raccontano alcune persone che hanno assistito al ”raid”, filmato dagli stessi uomini della Municipale, che hanno voluto registrare l’azione, probabilmente per evitare eventuali contestazioni.
Oggetto dell’intervento, come si diceva, alcune bici parcheggiate in maniera irregolare sul marciapiede, che intralciavano il passaggio. Bici ”selvagge”, appunto. In virtù dell’apposita ordinanza firmata dall’assessore alla Sicurezza Michele Luise, i vigili si sono presentati, muniti di tronchese, davanti alla stazione e sono intervenuti per rimuovere due bici.
«Hanno tagliato i lucchetti e poi portato via i mezzi – racconta Giovanni, titolare del Bistrò, il locale che si affaccia alla stazione -. E hanno filmato tutto, per documentare che la bici era stata lasciata fuori dalle apposite rastrelliere. È da qualche settimana, da quando sono state posizionate le nuove rastrelliere, che spesso i vigili passano a controllare». Insomma, da quando il Comune ha varato il pacchetto sicurezza, per i ciclisti indisciplinati non c’è più pace. Se si posteggia in ”divieto di sosta” si rischia di dire addio alle due ruote.
Che la Municipale avrebbe usato la mano pesante, dopo l’entrata in vigore dell’ordinanza, si sapeva. Certo è, però, che la gente avrà bisogno di un bel po’ di tempo per abituarsi alle nuove regole. Bastava dare un’occhiata ieri mattina: al posto delle due bici sequestrate ce n’erano altre due, parcheggiate sul marciapiede e legate a un albero…
«Che le bici fossero fuori dalle rastrelliere è innegabile – spiega ancora il titolare del Bistrò – ma c’è anche da dire che, al di là dei mezzi a due ruote, ci sono altri problemi, più rognosi, per chi deve camminare in questa zona. Ad esempio le buche: è da tempo immemorabile che non vengono sistemati i marciapiedi. A volte, soprattutto quando è buio, si rischia di inciampare. C’è un ragazzo disabile che vive qui vicino. Proprio alcuni giorni fa è caduto con la carrozzina a causa della cattiva manutenzione delle strade». Come a dire che mettere un po’ d’ordine nel caotico universo a due ruote va bene, ma per permettere ai cittadini di camminare meglio e senza intoppi bisogna anche sistemare strade e marciapiedi. (el.col.)

Il Piccolo, 07 dicembre 2009
 
DECORO. LARGAMENTE DISATTESO IL DIVIETO 
Bici legate ai pali e rastrelliere semivuote

L’ordinanza relativa agli interventi sulla vivibilità, a tutela della qualità e del decoro urbano lo vieta espressamente stabilendo che non è consentito agganciare con sistemi di ritenuta (catene, corde, lacci metallici o meno, sistemi antifurto meccanici e altri sistemi) velocipedi o ciclomotori ai manufatti stradali o a qualsiasi altro supporto diverso dalle rastrelliere. Con ciò è prevista una multa oscillante tra i 25 e i 150 euro.
Eppure di biciclette assicurate a pali e alberi in centro non mancano. In viale San Marco, in particolare, dove i mezzi, pur non determinando ostacolo al passaggio pedonale, sono distribuiti un po’ ovunque. Anche concentrati a ”grappolo”, con il primo mezzo incatenato al palo e gli altri assicurati ”a catena” tra loro con i lucchetti.
Dueruote legate ai manufatti sono state indicate, dagli stessi residenti, in via Bixio, una delle quali di evidente intralcio, distesa sul marciapiede, come ha denunciato un cittadino che, ha spiegato, ha provveduto a segnalare la circostanza alla Polizia municipale. «La situazione – ha osservato il residente di via Bixio – è sempre quella: ci sono tre biciclette incatenate ai pali, una delle quali a terra, tanto da intralciare il passaggio pedonale. Ho segnalato più volte il problema, oltre al fatto che, spesso, i ciclisti percorrono contromano i marciapiedi».
Un paio di biciclette sostano irregolarmente anche in via Carducci.
Il tutto, pur a fronte delle nuove rastrelliere installate. Ieri la disponibilità di posti era buona, in via Sant’Ambrogio in particolare ce n’erano in abbondanza. Certo, i proprietari delle biciclette potrebbero averle legate nel momento in cui non hanno trovato un posto utile nell’apposito manufatto. Ma resta il fatto che il sistema dell’aggancio sembra ancora appartenere all’abitudine di alcuni cittadini.
L’ordinanza indica comunque quali interventi prioritari quelli legati alle biciclette in degrado, abbandonate per almeno dieci giorni nello stesso posto, a pregiudizio del decoro urbano. Per queste circostanze, è prevista la rimozione dei mezzi. Prioritario è anche l’intervento quando il velocipede occlude o intralcia evidentemente il passaggio pedonale o l’ingresso di edifici pubblici, esercizi commerciali e pubblici, abitazioni oppure rampe per disabili.

Il Piccolo, 13 gennaio 2010
 
IL COMUNE INTENDE RILANCIARE IL SERVIZIO AVVIATO QUASI CINQUE ANNI FA  
Bici a noleggio con badge e mini-tariffa  
L’obiettivo è di mettere a disposizione dei cittadini anche ”due ruote” elettriche
 
 
Il Comune prende atto del parziale flop delle ”biciclette pubbliche”, il cui servizio è stato inaugurato quasi cinque anni fa, ma si guarda bene dal rinunciare a un servizio che intende invece rilanciare, cambiando zona d’impiego, migliorando la manutenzione dei mezzi e rivedendo il sistema di noleggio che dovrebbe diventare meno farraginoso di quello attuale, prevedendo magari una mini-tariffa. Con un’ulteriore obiettivo: quello di mettere a disposizione dei cittadini anche delle biciclette elettriche. «È una possibilità che stiamo valutando con attenzione – afferma l’assessore Massimo Schiavo – ma per la quale ci sono delle questioni tecniche non facili da risolvere».
L’amministrazione, dunque, non vuole cancellare un servizio che ha lanciato per prima in regione e che ora stanno attuando anche altre città, come Udine, Gorizia e Grado. «In effetti il servizio non ha dato i risultati sperati nella prima fase – specifica l’assessore Schiavo -. Ma i motivi ci sono. Noi speravamo di poter favorire un’intermodalità auto-bici, sistemando uno dei due parcheggi delle ”due ruote” nell’area ex Gaslini. In effetti pochissimi ne hanno approfittato. Probabilmente perchè Monfalcone non ha dimensioni tali da favorire una richiesta in tal senso. Meglio, invece, è andato il servizio in centro, con il parcheggio accanto al Duomo di Sant’Ambrogio». Insomma, se molti monfalconesi hanno utilizzato le ”bici pubbliche” nel centro cittadino magari per fare la spesa o sfruttare le piste ciclabili per raggiungere la periferia, meno lo hanno fatto per recarsi in centro dopo aver lasciato la macchina in un parcheggio decentrato. «È per questa ragione – continua Schiavo – che il servizio va ripensato soprattutto nella prima delle due versioni». Il Comune intende però anche evitare il deterioramento delle biciclette, lasciate spesso in balìa di vandali e dell’incuria, molte delle quali sono ormai quasi inutilizzabili. «Le bici vanno ricoperte e custodite d’inverno – afferma Schiavo -, altrimenti ne risentono. E in primavera va fatta un’attenta manutenzione. Non possiamo permetterci di affittare ai cittadini dei catorci». Ma è soprattutto il sistema di prenotazione a dover essere rivisto, sulla linea di quanto sta avvenendo a Udine. «Attualmente il noleggio è gratuito ma alquanto farraginoso – continua Schiavo -. L’utente deve munirsi di una chiavetta, deve riempire dei moduli. L’idea è di utilizzare dei badge con un costo minimo che consentano un utilizzo più snello delle biciclette».
Insomma, il Comune vuole rilanciare un servizio per il quale ha fatto da apripista in regione alla luce della fitta rete di piste ciclabili esistente e delle tante persone che ancora, però, preferiscono utilizzare l’automobile con le conseguenze evidenti sul piano del traffico e dell’inquinamento.
«La nostra speranza – conclude Schiavo – è di riuscire a mettere a disposizione dei cittadini anche delle biciclette elettriche, sempre più diffuse anche da noi. Ci sono però dei problemi da risolvere legati ai costi e alla ricarica delle batterie. Speriamo di centrare, comunque, anche questo obiettivo». (f.m.)

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