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Il Piccolo, 16 gennaio 2010
 
FORTE DEI NUMERI, IL PRIMO CITTADINO DIFENDE A SPADA TRATTA IL SERVIZIO DEL SAN POLO: 600 NASCITE ALL’ANNO 
Pizzolitto: «Giù le mani dal Punto Nascita» 
Il sindaco teme che le prese di posizione a favore di Gorizia nascondano un ”mandante politico”

di LAURA BORSANI

«Il Punto Nascita di Monfalcone non si tocca. Sono deciso ad andare fino in fondo. Perfino a fare lo sciopero della fame». Scende in campo il sindaco Gianfranco Pizzolitto, difendendo a spada tratta il servizio dell’ospedale di Monfalcone, che quest’anno ha registrato 600 nascite (597 e tre nati da parto gemellare) contro le circa 400 dell’analogo Servizio di Gorizia. Pizzolitto, forte dei numeri vantati dal San Polo (la soglia limite prevista dalla bozza del piano sanitario è di 500 parti), alza la guardia. Una forte determinazione, tanto da arrivare a prospettare, con evidente provocazione, lo sciopero della fame. Un forte appello, dunque, levatosi dalla città di fronte all’incertezza sul destino del Punto Nascita monfalconese che dovrà misurarsi con quello di Gorizia, nel solco degli indirizzi indicati dal futuro piano sanitario e socio-sanitario regionale, attualmente in itinere. Pizzolitto comunque lo evidenzia: «La mia presa di posizione – dice – non è contro Gorizia, non voglio alzare le barricate. La mia è invece la difesa di quanto ci siamo conquistati sul campo, con tanto di dati di fatto. Ritengo, inoltre, impensabile che Monfalcone, già oberata da forti impatti sociali e ambientali, possa cedere anche i servizi che si è duramente guadagnata. Significherebbe rompere l’equilibrio del territorio».
Una situazione tutta aperta, come ha spiegato l’assessore regionale alla Salute, Vladimir Kosic: «Abbiamo sempre indicato riferimenti precisi. È necessario stabilire specifiche regole, riconducibili al rispetto del pareggio di bilancio e ai criteri di accreditamento. Obiettivi raggiungibili attraverso sostanzialmente tre parametri: il bacino d’utenza che garantisce sicurezza e qualità di un servizio, la casistica, nonché l’attuazione dei programmi non ancora realizzati. Nel caso specifico dell’Azienda sanitaria Isontina, ci sono disequità da superare». Fatta questa premessa, l’assessore Kosic ha quindi osservato: «Saranno le rispettive direzioni sanitarie aziendali, assieme alle Conferenze dei sindaci, a formulare le loro proposte. Abbiamo infatti demandato alle istituzioni territoriali l’elaborazione di un Piano attuativo locale, da presentare dopo l’approvazione definitiva del piano sanitario e socio-sanitario regionale che spero possa venire licenziato dalla giunta regionale entro febbraio».
Si ragiona, dunque, con dati e parametri alla mano. Quanto del resto auspicato dal sindaco Pizzolitto. Che ora non nasconde la sua forte preoccupazione, alla luce di decise prese di posizione a favore del Servizio goriziano. Come quella dell’ex assessore regionale alla Sanità, Mario Brancati, che ha dichiarato: «Il Punto Nascita va collocato a Gorizia, se non altro per riequilibrare le scelte fatte da Fasola nel 1994 ai danni di Gorizia». La stessa priorità, il capoluogo isontino, sostenuta anche dal consigliere comunale e provinciale dell’Udc, Giorgio Pacor, attraverso un ordine del giorno proposto in Consiglio provinciale. Pizzolitto non demorde. Teme che il confronto, anziché su dati oggettivi, possa scivolare sul terreno dei rapporti di forza politici, trascurando invece gli elementi oggettivi: «Il Punto Nascita di Monfalcone – aggiunge – non è mai stato messo in discussione, poiché ha i numeri per poter continuare a vivere. Piuttosto l’incertezza ha sempre riguardato il Servizio goriziano, verso il quale peraltro non abbiamo mai avanzato obiezioni di sorta». Quindi osserva: «Mi chiedevo come mai un consigliere comunale monfalconese come Pacor, nell’ambito della Conferenza sanitaria promossa a Gradisca dall’Udc, avesse svenduto la sanità monfalconese. Ora credo che, a questo punto, ci sia un ”mandante”. Le dichiarazioni espresse da Brancati sono pesanti. C’è da pensare che non si sia trattato dell’uscita di un politico che si atteggia in modo curioso, ma della presenza di un sottotraccia. Mi chiedo pertanto che senso ha fare un tavolo comune di lavoro con Gorizia, partendo da dati di fatto, mentre, dall’altra si vogliono far valere posizioni di forza. Il mio resta l’appello alla ragionevolezza e al buonsenso». Pizzolitto quindi si attende chiarimenti dal sindaco Romoli: «Restiamo aperti al confronto con Gorizia, ma non abbiamo certo la vocazione al suicidio. Mi aspetto una precisa posizione dal primo cittadino. Sono disponibile al ragionamento, ma non posso accettare posizioni contraddittorie. Non si deve confondere la mia collaborazione con la mancanza di determinazione».
Chiarezza attesa anche dall’Udc di Monfalcone, in virtù dell’ordine del giorno presentato da Giorgio Pacor: «L’atteggiamento del consigliere è di assoluta obsolescenza politica – commenta il sindaco -: non ho mai visto un politico monfalconese cedere a titolo gratuito e in modo sconsiderato pezzi di servizi cittadini, per giunta guadagnati sul campo. Chiedo, inoltre, se si tratti di un ragionamento a titolo personale o sia espressione dell’Udc. Il partito deve spiegarlo. Non vorrei che si voglia far passare il ”cavallo di Troia” in città. Una cosa è certa: Monfalcone resta compatta sulla sanità».

Messaggero Veneto, 17 gennaio 2010
 
Monfalcone: Pizzolitto è pronto a fare lo sciopero della fame se il Punto nascite sarà soppresso 
 
MONFALCONE. È deciso a fare lo sciopero della fame, il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto se il Punto nascite di Monfalcone fosse soppresso. Assolutamente impensabile, quindi, che il servizio per mamme e bambini resti unico, in provincia, nell’ospedale di Gorizia, così come proposto in un ordine del giorno dal consigliere provinciale, il monfalconese Giorgio Pacor.
La presa di posizione di Pizzolitto non è contro Gorizia, ma vuole essere una difesa di quanto è stato conquistato negli anni e di un servizio che ottiene ottimi risultati.
Basti verificare i dati: a Monfalcone quest’anno sono nati 600 bambini (di cui tre con parto gemellare) contro i circa 400 di Gorizia. Il piano sanitario regionale parla di una soglia limite di 500 nascite e quindi Monfalcone ci starebbe in pieno, anche se in realtà sulla permanenza dei punti nascita vige ancora l’incertezza, tanto che si sta profilando un certa tensione tra Monfalcone e Gorizia.
«Ritengo impensabile che Monfalcone, già oberata da forti impatti sociali e ambientali – dice il sindaco – possa cedere anche i servizi che si è duramente guadagnata. Significherebbe rompere l’equilibrio del territorio».
Se le scelte saranno fatte valutando dati e parametri, Monfalcone non dovrebbe temere la cancellazione del Punto nascite, ma il timore di Pizzolitto è che il confronto possa scivolare su rapporti politici. «Il servizio di Monfalcone non è mai stato messo in discussione visto i numeri su cui può contare. L’incertezza ha riguardato invece il punto goriziano, verso cui non abbiamo mai avanzato obiezioni di sorta» dice avanzando l’ipotesi che alle spalle della proposta di Giorgio Pacor, «ci sia un mandante» e attende che l’Udc di cui ora Pacor fa parte, dopo aver lasciato Forza Italia e non essere entrato nel Pdl, faccia chiarezza.
«Chiedo – dice ancora Pizzolitto – se l’odg di Pacor sia frutto di un ragionamento personale o sia espressione del partito. Non ho mai visto un politico monfalconese cedere a titolo gratuito e in modo sconsiderato pezzi di servizi cittadini. Comunque la città sulla sanità resta compatta».

Il Piccolo, 18 gennaio 2010
 
ALESSANDRO SAULLO (PRC) 
«Il Punto nascita del San Polo è un riferimento per le straniere»
 

Il Punto nascita dell’ospedale di Monfalcone va difeso a tutti i costi, perchè ha i numeri per esistere e perchè risponde alle specificità del territorio in cui è inserito. Il segretario provinciale di Rifondazione comunista Alessandro Saullo, non ha dubbi e replica quindi agli attacchi portati in questi giorni all’esistenza del reparto materno-infantile del San Polo a fronte della riforma sanitaria avviata dalla Regione. «Si dive difendere assolutamente il Punto nascita di Monfalcone perchè ci sono i numeri per farlo, quasi 700 parti all’anno contro i 500 richiesti – afferma Saullo -, e perchè il servizio è rilevante per le specificità che ci sono a Monfalcone. Mi riferisco alla forte presenza di persone immigrate che hanno in molti casi anche oggettive difficoltà di spostamento. Il rischio è quindi quello che chiudendo il Punto nascita le donne straniere, ma non solo, non si sottopongano a tutti i controlli previsti. È questo quello che vogliamo?».
A fronte delle polemiche degli ultimi giorni Saullo si chiede anche a cosa servano le commissioni tecnico-politiche attivate in modo bipartisan in provincia per formulare una controposta sull’assetto della sanità isontina da presentare all’assessore regionale alla Salute Kosic.

Il Piccolo, 20 gennaio 2010
 
LA QUESTIONE SANITÀ ANCORA AL CENTRO DEL DIBATTITO 
Punto nascita, Pizzolitto non si fida di Romoli 
Il sindaco si sente tagliato fuori dalle decisioni. «Non è il momento di abbassare la guardia»

di FABIO MALACREA

Se la provincia isontina ha uno scarso peso politico, Monfalcone in questo momento ne ha ancora di meno. Ecco perchè il sindaco Gianfranco Pizzolitto prende atto delle rassicurazioni del suo collega Ettore Romoli («Dobbiamo salvare entrambi i Punti nascita. Ogni fuga in avanti di una o dell’altra città non farebbe che indebolire la provincia», ha detto il primo cittadino goriziano), ma non è disposto a firmare una cambiale in bianco sulla fondatezza di quanto Romoli ha detto. Secondo Pizzolitto ci sono segnali, come gli avvicendamenti alla guida dell’Ass e le scelte dei direttori generali, che fanno intendere come il peso politico di Gorizia sia in questa fase preponderante e come l’asse preferenziale Tondo-Romoli, cui ha accennato di recente anche l’ex assessore regionale alla Sanità Mario Brancati, rappresenti una minaccia da non sottovalutare in questa delicata fase di trattative a distanza. Insomma, Pizzolitto non si sente rassicurato fino in fondo da Romoli.
E per questo ribadisce: «Le parole di Ettore mi sembrano effettivamente indirizzate nella direzione giusta, però ciò che sta succedendo sulla questione dei Punti nascita e sulle nomine ai vertici dell’Ass non mi consente di abbassare la guardia. Le parole di Mario Brancati circa un’amicizia Romoli-Tondo, insomma, un senso potrebbero averlo. Ciò mi fa stare con le antenne alte perchè io da quest’asse percepisco di essere fuori. Non dovrei preoccuparmi?». Insomma, Pizzolitto non si sente al sicuro. E spiega perchè. Sulla sortita di Giorgio Pacor, che ha di recente chiesto il passaggio tout-court di Ostetricia e Punto nascita a Gorizia, parla di «motivazioni dell’esponente dell’Udc che nulla hanno a che fare con un’interpretazione corretta di questo argomento». E aggiunge una battuta: «Non sapevo che Pacor si fosse reciclato da tuttologo in esperto di ginecologia». Ma è anche sulla nomina del nuovo direttore generale dell’Ass Isontina Gianni Cortiula che il sindaco ha da ridire: «Niente di personale, sia chiaro – specifica -. Ma non posso non preoccuparmi se Monfalcone e il suo sindaco restano estranei a passi importanti, come la revoca dell’incarico a Manuela Baccarin. C’è stato poi l’abbandono del suo successore, Roberto Ferri, al quale ritengo sia stato dato scarso sostegno. Della nomina di Gianni Cortiula, poi, sono venuto a conoscenza dai giornali. Ho l’impressione che i giochi si decidano altrove, sulla nostra testa». Infine Pizzolitto lancia un messaggio. «Siamo un territorio ad alta densità industriale che sta risentendo più di altri della crisi, con un alto ricorso alla cassa integrazione. La nostra città sta sopportando impatti sociali pesanti.
In questa situazione di tensione, provocazioni come quelle di Brancati e Pacor hanno effetti che rischiano di radicalizzare il confronto. Non vorrei che ciò facesse rispuntare teorie ”separatiste” e che il nostro territorio cominiasse di nuovo a guardarsi attorno».

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Il Piccolo, 04 luglio 2009 
 
Blackout informatico all’ospedale di San Polo Prenotazioni sospese e Pronto soccorso nel caos  
Struttura isolata per 24 ore dalla rete regionale a causa di un guasto a una centralina Telecom
 
 
di ELISA COLONI

Pronto soccorso in tilt, sportello Cup bloccato e chiuso al pubblico, ricoveri dei pazienti registrati a mano, come vent’anni fa: è successo ieri all’ospedale di San Polo, interessato da un black out informatico che ha bloccato i collegamenti telematici con il ”cervellone” regionale forniti dalla Telecom, isolando di fatto il nosocomio. Risultato: radiologi costretti a scrivere a penna i referti e cittadini impossibilitati a prenotare e pagare le visite mediche.
L’interruzione è durate un giorno intero, dalle 16 di giovedì fino alla stessa ora di ieri. La causa: il danneggiamento di una centralina Telecom nella zona di Lucinico, interessata da un forte temporale. Sarebbe infatti questo, stando alle prime ricostruzioni, il motivo all’origine del black out informatico, che non ha comunque messo a rischio la salute dei pazienti ricoverati nell’ospedale monfalconese. Lo assicura Andrea Gardini, direttore del San Polo: «Sia la rete telefonica sia quella telematica interna del nosocomio gestita da Insiel, non hanno subito danni – spiega -. Quindi tutti i macchinari che garantiscono i trattamenti sanitari ai pazienti hanno continuato a funzionare perfettamente». «Il problema – continua – ha invece riguardato il collegamento tra la rete interna Insiel e quella esterna Telecom. Così abbiamo dovuto portare a termine le visite mediche registrando tutto a mano e chiudere il Cup».
«Il danno alla centralina Telecom ha danneggiato il server che gestisce i nostri programmi – aggiunge il primario del Pronto soccorso, Claudio Simeoni – . E così è dilagato il caos: per 24 ore è impazzito il sistema che permette a medici e infermieri di tenere sotto controllo la situazione: chi è in sala d’attesa, chi ha già ricevuto le cure mediche, con che codice di emergenza sono arrivati i malati e i feriti. Mi chiedo come sia possibile che le tecnologie della Telecom siano così fragili».
I disagi, però, si sono verificati anche altrove. Davanti agli sportelli Cup, ad esempio, presi come sempre d’assalto da numerose persone, che ieri però li hanno trovati chiusi. «Il Cup – afferma ancora Andrea Gardini – è collegato a una rete informatica regionale e durante il black out telematico non riuscivamo ad accedervi. Abbiamo necessariamente dovuto sospendere il servizio». Per questioni di sicurezza e rispetto della privacy, infatti, i dati medici dei cittadini del Friuli Venazia Giulia sono custoditi dalla Regione in un’unica ”cassaforte” informatica, cui ogni ospedale può accedere attraverso specifici canali telematici. Ma se, come accaduto ieri al San Polo, questi canali si interrompono, ecco che reperire le informazioni mediche diventa impossibile. Come dire che la nostra salute dipende anche dalle condizioni meteo e dai tecnici delle compagnie telefoniche.
Tecnici che ieri si sono comunque scervellati per ore e ore. «Hanno lavorato tutta la notte di giovedì e di oggi (ieri, ndr) – aggiunge il direttore del San Polo -. Ma il guasto alla centralina Telecom era evidentemente molto grave e non è stato facile risolverlo tempestivamente. Per quanto riguarda Insiel, invece, in questi giorni i tecnici della società informatica regionale mi hanno riferito che stanno lavorando a una seconda rete telematica». Cioè a una sorta di sistema di emergenza, che dovrebbe scattere nel momento di necessità, permettendo alle strutture ospedaliere di accedere alla rete regionale che contiene i registri medici».
Questi i dettagli tecnici. Ma quali sono stati i risvolti pratici dell’”incidente” digitale? Il personale medico e tecnico-amministrativo del nosocomio, come si diceva, ha dovuto lavorare in maniera ”artigianale”. L’invio delle analisi è stato temporaneamente rimandato. E a pagare le conseguenze dell’impasse, come prevedibile, sono stati i cittadini, che si sono rivolti al Cup sin dalle 7 del mattino. Trovandosi però gli sportelli chiusi. Malumori e proteste, ovvimante non sono mancati. «Abbiamo dovuto spiegare ai presenti che c’era stato un problema ai computer – conclude il direttore del San Polo – e che avrebbero dovuto tornare lunedì per prenotare le viste».

Il Piccolo, 19 giugno 2009 
 
PIENA ANCHE CHIRURGIA, NON BASTANO PIÙ I TRASFERIMENTI INTERNI  
Medicina scoppia, pazienti dirottati a Palmanova  
Non accenna a rientrare l’emergenza dovuta alla cronica carenza di posti letto nel reparto
 
 
di LAURA BORSANI

L’emergenza continua per l’ospedale di San Polo. Con Medicina generale che registra la saturazione, soprattutto durante i fine settimana. E il Pronto soccorso costretto a sostenere ritmi incalzanti mettendo a disposizione i 5 posti-letto di osservazione temporanea anche ai pazienti in attesa di ricovero. Fino a ricorrere ai trasferimenti in altre strutture ospedaliere. È accaduto martedì, quando tre persone anziane giunte all’ospedale di San Polo, sono state ”dirottate” a Palmanova. Una situazione difficile e perdurante, legata in primis all’aumento della popolazione anziana, caratterizzata da malattie croniche e degenerative, che ha determinato un conseguente aumento della domanda di ricoveri. Il sovraffollamento dei reparti di Medicina rappresenta un problema non solo per l’ospedale di Monfalcone, ma per tutte le strutture ospedaliere della regione e a livello nazionale. Al San Polo si traduce sempre più spesso in una ”corsa ad ostacoli” mettendo a dura prova l’attività di medici e infermieri. Il quadro, peraltro, sembra destinato ad aggravarsi in questo periodo, considerando che i mesi estivi registrano statisticamente gli afflussi più alti. Lo aveva spiegato il primario del Pronto soccorso, Claudio Simeoni: attualmente la gestione è di 90 accessi giornalieri, rispetto alla media mensile di 76. Il sindacato di categoria, Cimo-Asmd aveva segnalato la problematica, rappresentandola sia ai vertici dell’Azienda sanitaria che alla Regione. Il termometro, insomma, resta ai livelli di guardia. Situazioni per le quali Andrea Gardini, da 9 mesi direttore dell’ospedale, osserva: «Il fenomeno legato ai reparti di Medicina è di carattere regionale. La durata di un ricovero dev’essere adeguata alle necessità del paziente, non possiamo contrarre i tempi, mentre altri pazienti si rivolgono all’ospedale. Gli 86 posti-letto sono appena sufficienti. Non resta che ricorrere ai trasferimenti provvisori nelle strutture più vicine possibili. Martedì alcuni pazienti sono stati portati a Palmanova per evitare lunghe attese in Pronto soccorso». Gardini guarda con attenzione al processo di riforma della Sanità in atto in Regione, convinto che le proposte potranno scaturire, in un clima di dialogo e di ascolto. Molti aspetti sono in fase di valutazione, anche circa il rapporto dei flussi di utenti tra le strutture ospedaliere e il territorio. E aggiunge: «Lavoriamo in rete con gli altri ospedali. Stiamo facendo il possibile, anche come direzione. Abbiamo professionisti molto validi che rispondono nel migliore dei modi. La realtà sanitaria isontina è sempre stata molto attenta, in grado di fornire servizi adeguati. Al San Polo i ricoveri in Medicina sono aumentati del 15%, sono lievitati gli interventi chirurgici e abbiamo ridotto le liste d’attesa. L’estate si manterrà su questi ritmi, cercheremo di fronteggiarli al meglio».

Il Piccolo, 22 giugno 2009
 
LA SANITÀ NEL MIRINO 
Emergenza, il Comune chiede più posti letto in Medicina  
Partono le ferie. La direzione: «Nessuna riduzione di attività»
 
 
di LAURA BORSANI

Medicina soggetta agli ”sbalzi” dei ricoveri. Alle prese con un tourn-over nella gestione dei posti-letto a ritmi incalzanti, tra giornate di saturazione, specie durante i fine-settimana, e le dimissioni in blocco di pazienti. E ora alle prese con le ferie del personale ospedaliero che preoccupa non solo gli utenti del nosocomio ma anche gli stessi operatori sanitari. Se due giorni fa, a esempio, il reparto è riuscito a liberare 12 posti-letto potendo così garantire un discreto margine alla capacità di accoglienza, l’andamento di questi ultimi mesi non induce a ottimismo.
FERIE. Su questa operatività accelerata dell’ospedale, ormai cronica per l’ospedale San Polo, chiamato a misurarsi quotidianamente con l’effetto dell’aumentata domanda di ricoveri in Medicina in virtù dell’aumento della popolazione anziana, fenomeno peraltro che investe tutte le realtà ospedaliere della regione, si ripercuote anche l’effetto legato all’evasione delle ferie estive per gli operatori sanitari.
Il piano, spiega il direttore dell’ospedale, Andrea Gardini, è stato programmato da maggio. Da giugno fino a settembre i 15 giorni di ferie, con le opportune turnazioni, verranno assicurati per la totalità del personale. Nel contempo, aggiunge il dottor Gardini, viene mantenuta la copertura di tutti i servizi. Escluse quindi riduzioni di attività, neanche in Chirurgia. «La situazione è sotto controllo – osserva il direttore -, pur a fronte di un’attività molto intensa da parte di tutti i reparti, che comunque resta alta anche durante gli altri periodi dell’anno. Tuttavia, al momento non abbiamo alcuna indicazione dalla direzione generale dell’Azienda sanitaria su eventuali sospensioni di servizi. Le ferie, pertanto, verranno smaltite senza pregiudicare l’attività ospedaliera. Nonostante i ritmi incalzanti, la nostra struttura riesce a tenere il passo facendo fronte alle necessità».
CARICO DI LAVORO. Ma intanto la garanzia di copertura dei servizi comporta inevitabilmente aggravi nei carichi di lavoro. In alcune unità, sostiene il sindacato dei medici Cimo-Asmd, la risposta operativa risente della riduzione del personale. Al Pronto soccorso, a esempio, aumenta la frequenza delle giornate nelle quali vi sono turni con un solo medico in servizio. Si interviene anche sulla frequenza dei turni notturni, a fronte di cicli di cinque giorni anzichè sette.
POSTI-LETTO. Un quadro, dunque, difficile. Che ripropone l’istanza di un potenziamento in termini di posti-letto e di risorse umane. Lo fa presente il capogruppo consiliare, Barbara Zilli, presidente della Commissione sanità in Comune, che rinnova la sollecitazione alla Regione e all’Azienda sanitaria ad assumere adeguate misure. Le richieste sono quelle inserite nell’ordine del giorno votato dal Consiglio comunale circa un mese e mezzo fa: aumentare i posti-letto di Medicina e ripristinare la vecchia Geriatria, reparto dedicato alle lungodegenze.
«Prendo atto che i problemi non sono stati risolti – osserva la Zilli – di fronte ai trasferimenti di pazienti anziani in altre strutture ospedaliere e al travaso di pazienti da un reparto all’altro del San Polo. Si pone pertanto la necessità di aumentare i posti-letto in Medicina, dovendo anche considerare il problema della mancanza di spazi». Barbara Zilli si chiede altresì se funzioni l’assistenza domiciliare che dovrebbe essere attivata immediatamente dopo le dimissioni dalla struttura ospedaliera. Ciò anche alla luce di quanto aveva assicurato in sede di Commissione consiliare il responsabile del Distretto sanitario sostenendo che per l’assistenza sanitaria «non vi sono liste di attesa».
RIORGANIZZAZIONE. L’assessore regionale alla Salute, Vladimir Kosic, non parla di aumento di posti-letto ma di riorganizzazione dei reparti di Medicina. Lavorando sulle diverse intensità di assistenza. «È già aperto un tavolo di lavoro – spiega – che prenderà in esame anche la situazione dell’ospedale di Monfalcone, assieme alle altre realtà della regione. Tra qualche settimana potremo avere le idee più definite. Del resto, ereditiamo una situazione complessa. Vi sono diverse intensità di assistenza e in base a queste va studiata la riorganizzazione interna dei reparti. Le Medicine vanno specializzate». Per l’assessore Kosic servono più figure assistenziali, non solo in relazione alla rete territoriale, ma anche a un diverso collegamento con le Rsa.

Il Piccolo, 11 novembre 2009 
 
DURA DENUNCIA DEL RESPONSABILE DEL SERVIZIO CLAUDIO SIMEONI IN COMMISSIONE COMUNALE  
Il Pronto soccorso è al collasso, perfino l’automedica senza personale
 
 
di ELISA COLONI

Un pronto soccorso che arranca da più di tre anni, a causa di una crescente carenza di personale sanitario. Con una doppia conseguenza: medici e infermieri costretti a un ormai costante super lavoro, e servizi fondamentali per rispondere alle esigenze del territorio, come l’automedica, in alcuni casi addirittura soppressi. È questo il quadro, fortemente critico, tracciato ieri da Claudio Simeoni e Michele Tonzar, rispettivamente primario e capo infermiere del Pronto soccorso dell’ospedale di San Polo, ascoltati dai consiglieri dalla Commissione comunale per la tutela della salute.
Claudio Simeoni, carte alla mano, ha messo nero su bianco la situazione. «È da anni che lamentiamo difficoltà e carenze – ha spiegato il primario – ma nessuno ci ha mai ascoltati, nessuno ha mai voluto realmente leggere e conoscere i dati relativi alla nostra realtà ospedaliera, che è la quarta in Regione. Stiamo facendo i salti mortali, ci sono medici e infermieri costretti a turni a volte massacranti, cha letteralmente saltano da una parte all’altra del reparto senza sosta. Per riuscire a svolgere la nostra attività in maniera normale servirebbero almeno un medico e un infermiere in più nelle ore notturne».
Il discorso di Simeoni è chiaro: «È la stessa Conferenza Stato-Regione che ha stabilito che in tutti i nosocomi con almeno 25mila accessi annui debbano esserci come minimo tre infermieri all’interno del Pronto soccorso, 24 ore su 24. Al San Polo, che lo scorso anno ha registrato 27mila accessi, riusciamo a rispettare questi standard solo di giorno. Mentre la notte gli infermieri sono solamente due, non tre. In alcuni casi è anche successo che l’automedica restasse ferma in parcheggio a causa dell’impossibilità di farci salire un infermiere (obbligatorio assieme al medico, ndr), necessario in reparto. Se servono infermieri per l’accoglienza, la registrazione dei pazienti, e per l’osservazione, non posso farli salire a bordo dell’auto medica. È evidente che questo può anche provocare ritardi e difficoltà nei soccorsi».
Alla base di questa situazione critica ci sono, sempre secondo Simeoni, due fattori chiave. Primo: l’ospedale di Sa Polo ha un bacino di utenti che va ben al di là della sola Monfalcone, e risponde alle esigenze di pazienti che arrivano anche dalla Bassa Friulana e, soprattutto, dall’Altipiano triestino (8mila nel 2008, quindi il 30% del totale degli assistiti). Una realtà quindi baricentrica, evidentemente sottovalutata. Secondo: medici e infermieri disposti a operare in un reparto complesso e altamente ”adrenalinico” come il Pronto soccorso, ormai, sono merce rara. «Al di là delle questioni di tipo economico – ha evidenziato Michele Tonzar – c’è da sottolineare che il lavoro degli infermieri, oggi sempre più preparati professionalmente, è anche una delicata opera di gestione psicologica di tante persone che soffrono. È un mestiere difficile, che sempre meno giovani vogliono intraprendere». «Il nostro ospedale – ha commentato Barbara Zilli, presidente della Commissione – è stato definitivamente declassato a nosocomio di rete, come scritto nella bozza del Piano regionale di riorganizzazione del sistema sanitario».

Il Piccolo, 12 novembre 2009 
 
LA SITUAZIONE AL SAN POLO  
A Monfalcone 2500 firme a sostegno delle gestanti  
Nel 2008 671 parti di cui il 13% indolori e il 22,8% cesarei, dato inferiore alla media regionale
 
 
Migliorare nel suo insieme il percorso nascita nell’ospedale di Monfalcone.
È questo l’obiettivo che si pone il Comitato pro-partoanalgesia sorto nella primavera del 2008 per iniziativa di un gruppo di mamme. Pur senza abbandonare il motivo principale per il quale è nato e ha raccolto nel 2008 oltre 2.500 firme nel mandamento, il comitato ha presentato una serie di proposte all’Azienda sanitaria isontina per tentare di rendere più facili informazioni e accesso ai servizi per le gestanti e le neomamme.
Nel 2008 i parti effettuati nell’ospedale di Monfalcone sono stati 671, di cui il 13% in modo indolore, mentre 22,8% sono stati cesarei, un dato questo al di sotto della media regionale. Il 20% delle partorienti inoltre è di origine straniera. Gli obiettivi per il 2009 del reparto di ostetricia e ginecologia erano quelli di avviare il programma di controllo dei cesarei, migliorare la diagnosi prenatale Ultrascreen, l’attività  di prelievo di sangue da cordone ombelicale e aumentare, se possibile, la partoanalgesia. Il Dipartimento materno infantile diretto da Dino Faraguna conta in tutto 14 medici e altri 43 tra infermiere, ostetriche, vigilatrici d’infanzia e nel 2008 ha visto ricoverati nella sua pediatria 229 bambini. Le proposte del comitato vanno quindi dalla creazione di uno sportello unico materno-infantile, cioè di un punto informativo su servizi offerti, prenotazione visite, corsi pre-parto, alla realizzazione di un opuscolo informativo sempre unico e multilingue da distribuire in reparto, consultorio, medici di base, ambulatori pediatrici e farmacie.
«Ci siamo rese conto che spesso le informazioni che le donne riescono ad avere – spiega Anna Valle a nome del comitato – sono diverse a seconda si siano rivolte al reparto, al consultorio o al proprio medico». A fronte dei malori che spesso interessano le gestanti che attendono, come tutti gli altri utenti, anche due ore per prenotare e poi effettuare i prelievi di sangue il comitato ha chiesto all’Ass di verificare la possibilità di istituire una fascia oraria dedicata o una corsia preferenziale per le donne in gravidanza. È stata posta anche la questione dell’utilizzo di altre metodiche per la gestione del dolore (dal training autogeno all’ipnosi e agopuntura), di ampliare gli screening inserendovi la translucenza nucale e di aprire i corsi pre-parto a chi si trova alla seconda o terza gravidanza e di tenerli in orari serali. «Quello che ci chiedono le mamme in modo più pressante è però la guardia pediatrica attiva sulle 24 ore e quindi anche nel fine settimana», sottolinea Anna Valle.
Laura Blasich

Zilli: rischia di sparire Medicina del lavoro  
La consigliera del Pd teme il ridimensionamento dell’ospedale di San Polo
 
 
«È evidente che esiste un disegno preciso: togliere ogni prestigio e autonomia alla sanità isontina nell’ambito del sistema sanitario regionale». Continua la polemica dopo l’audizione in Commissione sanità di Claudio Simeoni, primario del Pronto soccorso dell’ospedale di San Polo.
A commentare lo stato in cui giace la rete ospedaliera monfalconese e goriziana è la democratica Barbara Zilli, presidente della commissione consiliare, che, parlando del piano regionale di riorganizzazione del sistema sanitario, spiega: «L’ospedale di Monfalcone, così come quello di Gorizia, è stato definitivamente classificato come ospedale di rete. Non sono previste funzioni hub, cioè di riferimento regionale: questo è scritto in forma esplicita. Emerge da una visione delle schede presenti nella bozza di piano».
Poi Barbara Zilli passa sotto la lente di ingrandimento alcuni problemai: «Per l’ostetricia-ginecologia e la pediatria – spiega – è prevista un’unica sede di ricovero con punto nascita: ciò significa che alcuni reparti chiuderanno. Per molti degli altri non ci sarà nessuna automia, poiché confluiranno nella programmazione di Area vasta, rispetto alla quale farà da capofila l’Azienda Ospedaliera di Trieste, con funzioni di coordinamento. Inoltre – continua – vogliono toglierci anche la Medicina del lavoro. Proprio a noi, che siamo il polo industriale più importante del Friuli Venezia Giulia, che contiamo una percentuale molto elevata di infortuni e che dobbiamo gestire il dramma dell’amianto».
Poi la considerazione finale del presidente della Commissione per la tutela della salute: «Ciò dimostra che non si tengono in considerazione le reali esigenze epidemiologiche dei territori, ma si vuole svuotare la sanità isontina e dirottare le risorse verso Trieste, Udine e Pordenone. Dobbiamo unirci trasversalmente per impedire che questo disegno sia portato a compimento».

Il Piccolo, 13 novembre 2009 
 
NEL 1999 METTE RADICI LA GENEROSITÀ  
Monfalcone, l’attrezzatura donata al San Polo con una raccolta di fondi
 
 
Era stata superata la soglia del mezzo miliardo di lire per l’acquisto della risonanza magnetica per il nuovo ospedale di San Polo. Un traguardo importantissimo per il Cast, il Comitato per l’allestimento tecnico-scientifico sorto nel 1999 proprio per dotare la nuova struttura degenze di un macchinario diagnostico d’avanguardia. Un traguardo raggiunto nel 2004 grazie all’atto di generosità compiuto da migliaia di cittadini del mandamento che hanno donato quanto potevano, credendo nel progetto del Cast e per ricordare persone care che non ci sono più.
E dopo questo primo grande traguardo, nel 2005 l’ospedale è stato dotato anche un nuovo tomografo, donato sempre dal Cast, al reparto Oculistica del San Polo. E dedicato a Stefano Grandis, primario di otorinolaringoiatria, scomparso improvvisamente un anno prima. Una targa ricorda ricorda che fu proprio il primario a suggerire al Cast l’acquisto di un’apparecchiatura che pure non sarebbe servita al suo reparto.
Il tomografo a coerenza ottica permette analisi sempre più dettagliate e precise della retina e del nervo ottico, fornendo immagini a risoluzione superiore rispetto all’utilizzo di risonanza o Tac. Si tratta di un particolare tipo di ecografo che invece di usare il suono utilizza la luce: l’esame risulta indolore e non invasivo, e dura pochi minuti.
L’apparecchiatura è già stata consegnata al reparto del San Polo, uno dei più attivi dell’ospedale in questi ultimi anni, con un elevato tasso di attrazione di utenti da tutta la Regione per l’efficienza nella diagnosi e cura.
Solo un anno prima c’era stata la consegna della risonanza magnetica, un’impresa che ha tenuto impegnato per più tre anni il Cast nella raccolta di 900 mila euro. E dopo, in poco più di un anno sono stati raccolti altri 105 mila euro per l’acquisto del tomografo di Oculistica.

Il Piccolo, 14 novembre 2009 
 
SANITÀ PREOCCUPAZIONE DI PRIMARI, SINDACATI E COMUNE: A RISCHIO LA QUALITÀ DEI SERVIZI  
Azzerati i posti letto di Rianimazione e Cardiologia  
Riorganizzazione prevista dalla bozza regionale che ipotizza una nuova Area di emergenza
 
 
di LAURA BORSANI

L’ospedale di San Polo rischia di veder azzerati i posti-letto di Terapia intensiva e di Cardiologia. Due reparti che hanno contribuito a fare del presidio cittadino la quarta struttura sanitaria in regione e che potrebbero essere ridotti a meri servizi che non prevedono la degenza. Con la conseguenza di mortificare il livello di qualità erogato dal San Polo non solo in ordine agli interventi chirurgici, ma anche di altre prestazioni come quelle di Ortopedia e Otorinolaringoiatria. Perchè l’ipotizzata riorganizzazione sanitaria, prospettata dalla Proposta di Piano sanitario e sociosanitario regionale 2010-2012 recentemente approvata dalla Giunta regionale prospetta la realizzazione di un’”Area di emergenza” sostitutiva, dotata di posti-letto a ”valenza multipla”. In forse sono 15 posti complessivi, tra i 4 dell’attuale Rianimazione e gli 11 di Cardiologia (4 per l’Unità di Terapia intensiva 6 per la Sub-intensiva e uno per il Day-hospital), che potrebbero venire eliminati.
Sono solo alcuni aspetti contenuti nella ”Proposta” che hanno sollevato forti preoccupazioni tra i primari, gli operatori dell’ospedale di San Polo, ma anche i rappresentanti sindacali della categoria medica. Compresa la mobilitazione della presidente della Commissione consiliare alla Sanità, Barbara Zilli, che preannuncia la convocazione d’urgenza dell’organismo comunale, alla presenza del direttore generale dell’Azienda sanitaria isontina, Roberto Ferri, proprio per chiarire termini ed eventuali impatti sottesi dalla ”Proposta del piano sanitario”. Il timore è quello di ridurre il San Polo a un ospedale ”di rete”, al pari di quelli di Palmanova e Latisana, rischiando così di azzerare le eccellenze dei reparti che, in virtù del consistente bacino d’utenza registrato dal Monfalconese e della qualità garantita, hanno rappresentato un modello organizzativo nel panorama sanitario regionale. Non solo. Il segretario provinciale del Cimo Asmd, sindacato medico, Roberto Rijavec, lo evidenzia: «Non risultano chiari, al momento, rimandando altresì a successive e ulteriori pianificazioni locali, la strutturazione operativa della nuova ”Area di emergenza”, sia sotto il profilo del personale sanitario assegnabile, sia in termini di posti-letto garantiti».
Un quadro, dunque, poco chiaro e preoccupante. «Anche se la bozza di Piano socio-sanitario appare di difficile lettura – ha osservato Barbara Zilli -, in quanto non fa affermazioni precise, il disegno tracciato è allarmante per Monfalcone. Dalla lettura, si evince la volontà di tagliare i reparti di Terapia intensiva e semi-intensiva, che contano una quindicina di posti-letto e trasformarli in servizi senza degenza. Tradotto in pratica, significa abbassare la complessità degli interventi chiurgici, di ortopedia e otorinolaringoiatria. Insomma, si vuole creare un cronicario». La Zilli incalza: «Si vuole distruggere quello che per complessità di interventi e di ricoveri è il quarto ospedale della regione. Si vuole distruggere il ”modello Monfalcone”, un ospedale da anni stabilizzato su un livello medio di eccellenza per tutte le attività di base e di media complessità. Questo è infatti possibile solo con la presenza della Terapia intensiva e semi-intensiva. Sulla presenza o meno della Terapia intensiva – continua – si gioca il modello di ospedale, poichè grazie a questi reparti si possono eseguire interventi di media chirurgia in sicurezza e trattare altre patologie di emergenza».
La Zilli parla di «rischio anche per i cittadini (in alcuni casi, potrebbe accadere che non ci sia il tempo di raggiungere Trieste)», e di «perdita totale dell’autonomia, poichè il grosso delle specialità va ad essere gestito dall’Azienda ospedaliera triestina. Dobbiamo opporci trasversalmente – ha concluso -, con tutte le nostre forze a questa proposta di riforma».
Il dottor Rijavec, pone quindi il problema legato al rischio di ulteriori riduzioni di servizi e posti-letto, a detrimento delle professionalità e delle specialità che danno peso e valore aggiunto all’ospedale di San Polo.

Il Piccolo, 15 novembre 2009 
 
MARTEDÌ ALL’OSPEDALE DI SAN POLO SI DISCUTE SULLA PROPOSTA DI RIORGANIZZAZIONE  
Confronto tra primari sul piano sanitario regionale  
Rieppi: va mantenuta l’eccellenza del primo livello d’assistenza. Ferri: ragionare senza paura di prevaricazioni
 
 
Si prepara un confronto ad ampio raggio attorno alla Proposta di piano sanitario e socio-sanitario regionale 2010-2012, da parte dei primari dell’ospedale di San Polo. L’incontro, al quale è altresì auspicata la presenza degli operatori sanitari di Gorizia, è previsto per martedì, al presidio ospedaliero cittadino. In quella sede verrà approfondita la materia considerando anche i possibili effetti in termini operativi e organizzativi. Intanto continuano le riflessioni. Il direttore del Laboratorio analisi dell’Azienda sanitaria Isontina, Claudio Rieppi, rimandando circostanziate e precise prese di posizione alla luce dell’incontro con i primari, espone il suo ragionamento. «La riorganizzazione del sistema pubblico sanitario dopo la legge 13 del ’95, unico intervento strategico in materia, è necessaria. Siamo una regione di oltre un milione di abitanti, e l’offerta sanitaria è molto ampia. Ciò non toglie che nessuno vuole che la riorganizzazione metta a repentaglio i cittadini o riduca la qualità dell’offerta santaria. Anche se il San Polo ha perso la definizione di ospedale di livello regionale, vogliamo mantenere l’eccellenza del primo livello di assistenza. Per far questo, andranno fatti i sacrifici se però saranno equilibrati e ”spalmati” in tutta la regione». Rieppi aggiunge: «Siamo disponibili al sacrificio a fronte di obiettivi e regole certe e soprattutto scongiurando che Aziende sanitarie virtuose possano pagare per quelle deficitarie».
Il direttore generale dell’Ass Isontina, Roberto Ferri, sottolinea la fase di progettualità e di discussione ancora in corso: «Il rapporto tra Monfalcone e Trieste registra da tempo una forte collaborazione tra i due ospedali, a fronte di un livello di integrazione operativa già consolidata. Basti pensare che all’ospedale di San Polo gravita una forte affluenza di utenti provenienti dal Carso triestino. Resta il timore di una ”colonizzazione” da parte di Trieste. Tuttavia, credo che mettendosi attorno ad un tavolo e ragionando dal punto di vista organizzativo e professionale, si possano definire meglio i meccanismi operativi. Si tratta di affrontare ragionamenti di convenienza, nell’ambito dell’ottimizzazione delle risorse economiche, nell’interesse di entrambe le realtà, senza prevaricazioni o paure di sorta. È importante, pertanto, in questa fase di progettualità e di discussione, riflettere con molta serenità. In questo senso sono anche ottimista».
Anche il direttore del San Polo, Andrea Gardini, si affida allo sviluppo del dibattito e della concertazione: «Si tratta di una proposta che, come è anche accaduto con il ”Libro verde”, parte da una programmazione su linee generali per poi arrivare gradualmente agli aspetti operativi. Siamo in una fase intermedia, dove alle proposte faranno seguito le controproposte. C’è una serie di articolazioni che saranno inevitabilmente sottoposte a ulteriori modifiche e correzioni. Si è aperto un processo e ci sono paletti che cercheremo di valutare discutendone. È una riforma importante e ci stiamo attrezzando per dare le risposte più adeguate, in coerenza rispetto al piano regionale, che va rispettato. Adesso ci stanno chiedendo di valorizzare l’esistente e la testimonianza del valore di quanto stiamo facendo sarà la risposta di Monfalcone, insieme al direttore generale». Gardini parla di ”futuro sostenibile” per il sistema sanitario, più che di ”razionalizzazione”, proponendo una riflessione in termini di territorio e a 360 gradi.

Messaggero Veneto, 16 novembre 2009 
 
Monfalcone. Vertice tra la commissione consiliare salute e il primario Simeoni sulle carenze del reparto  
Pronto soccorso, il personale non basta più 
 
MONFALCONE. Il pronto soccorso di Monfalcone soffre di carenza di personale, sia medico sia infermieristico: basterebbe valutare correttamente i dati degli accessi e dell’attività per capire le vere necessità. Perché paradossalmente la carenza più vistosa è proprio l’assenza della valutazione dei dati epidemiologici, che porta poi alla carenza di risorse di personale. È questo in sostanza quando emerso dall’incontro che la commissione consiliare salute del comune di Monfalcone, presieduta da Barbara Zilli ha avuto con il primario del pronto soccorso del San Polo, dottor Claudio Simeoni e con il caposala infermieristico del pronto soccorso, Michele Tonzar.
«La carenza del personale è relativa, perché in realtà occorre valutare il carico di lavoro. Purtroppo la valutazione dei dati epidemiologici è la carenza più grossa. In 32 anni che lavoro, non è mai successo che qualcuno abbia chiesto cosa faccio e i dati di ciò che faccio. Perché? Perché altrimenti si scoprirebbero le necessità» ha detto Simeoni, ricordando che al pronto soccorso di San Polo accedono all’anno oltre 25 mila persone (27 mila nel 2008, 26 mila fino a ottobre 2009), di cui l’11-12% di codici gialli o rossi (i più gravi), il 25% di codici bianchi (i meno gravi) e il 63% di codici verdi (i codici complessi per cui non basta il medico di medicina generale).
«Accessi reali e non gonfiati» precisa, puntando il dito contro il funzionario dell’Agenzia regionale della sanità che in un recente incontro a San Daniele dedicato al triage ha parlato portando i dati del Veneto, «per furbizia, perché se avesse parlato dei dati regionali sarebbe stato palese che occorre prendere delle decisioni. Un’Agenzia così non serve a niente ed infatti è in chiusura».
Tra i dati ricordati anche il fatto che il bacino di utenze è allargato, andando ben oltre il basso Isontino, comprendendo pazienti dalla Bassa friulana e dall’altopiano triestino (8.000 persone l’anno, pari al 30% del totale) e lavorando quindi su un bacino di 110 mila persone, pur essendo tarato su 70 mila. «Ciò darebbe diritto ad avere un infermiere e un medico in più. Con il precedenti direttore generale Baccarin eravamo riusciti a ottenere la promessa di tre infermieri in più, ma il cambio di direttore ci ha riportati alla situazione di partenza. Ci sembra di lottare contro i mulini a vento» ha detto ancora, evidenziando come attualmente si stiano effettuando turni aggiuntivi con presenza ridotta la minimo di tre medici di giorno e due di notte. Su tutto ha ricordato poi la riorganizzazione dei turni dell’auto medica, da cui è stato tolto un infermiere.
Anche Tonzar è stato chiaro: «Oggi i nostri infermieri sono in numero minore rispetto a quelli che avevano indotto il direttore Baccarin a concedercene tre in più. Avremo presto 20 laureati nuovi, ma bisogna vedere se l’Azienda sanitaria avrà la possibilità di assumere. Il pronto soccorso comunque richiede una preparazione diversa, costante. Se vogliamo mantenere il livello che abbiamo serve maggiore impegno».

Il Piccolo, 11 giugno 2009
 
Comitato all’attacco sul parto indolore 
Chiesta ai vertici dell’Ass l’estensione della tecnica dalle attuali 12 alle 24 ore

Le neomamme del Monfalconese continuano la propria azione perché a tutte le donne che utilizzeranno il punto nascita dell’ospedale di San Polo sia garantita la possibilità di partorire in modo indolore. Dopo che il dialogo diretto avviato con la Regione non ha portato alcun frutto, il Comitato pro partoanalgesia ha ripreso le fila del confronto con la direzione generale dell’Ass, nel frattempo passata da Emanuela Baccarin a Roberto Ferri, proveniente dall’Ass 5 Bassa Friulana che comprende l’ospedale di Palmanova, dove il servizio di parto indolore è disponibile 24 ore su 24 e non sulle 12 ore come a Monfalcone. Nonostante il nosocomio cittadino continui ad accogliere una media di oltre 650 parti l’anno. Alle spalle le 2.500 firme raccolte nel mandamento per estendere il servizio, la portavoce del Comitato, Anna Valle, ieri ha incontrato Ferri e il direttore dell’ospedale di Monfalcone Andrea Gardini. «Entrambi si sono detti favorevoli all’estensione della partoanalgesia sulle 24 ore – riferisce Anna Valle -, tenendo conto del budget a disposizione dell’Azienda e a fronte di una valutazione del percorso nascita che ora viene attuato nell’ospedale». Una risposta precisa ancora non c’è, quindi, ma la volontà di proseguire il discorso sì, perché già la prossima settimana Ass e Comitato si incontreranno di nuovo per iniziare appunto a capire quali siano i bisogni espressi dalle donne e quali le esigenze del reparto di ostetricia, diretto da Attilio D’Atri. «Dovrebbero poi seguire degli incontri interni – riferisce ancora la portavoce del Comitato pro partoanalgesia – per capire quali siano le disponibilità degli anestesisti e dei ginecologi per arrivare a un ampliamento del servizio sulle 24 ore».

Il Piccolo, 28 aprile 2009 
 
Il Comune alla Regione: «L’ospedale di San Polo non va depotenziato»  
Verrà rilanciata la proposta di un Centro per la cura e la ricerca sulle malattie da amianto
 
 
di LAURA BLASICH

Alla Regione, Monfalcone chiede di non depotenziare il suo ospedale, in diversi settori il quarto del Friuli Venezia Giulia per volume di attività, e di tenere conto di un tessuto sociale sempre più complesso e in cui esigenze diverse di accavallano. Senza scordare il prezzo che il territorio sta ancorsa pagando in termini di lutti, ma anche di spesa socio-sanitaria, alla pesantissima esposizione all’amianto nelle sue fabbriche. Resta da verificare però se il Consiglio domani sera si muoverà in modo compatto sul futuro dei servizi ospedalieri, sanitari e sociali, rispondendo ai quesiti posti dal Libro verde dell’assessore regionale alla Salute Vladimir Kosic. È in tema di sociale, e non di sanità, che maggioranza di centrosinistra e minoranza di centrodestra potrebbero dividersi. Lo scoglio pare sia rappresentato sempre dal reddito di cittadinanza, cancellato dalla giunta Tondo e che il centrosinistra continua a ritenere fondamentale e a difendere. Il lavoro svolto rispetto le sollecitazioni giunte dal Libro verde è stato però finora unitario, sottolinea la presidente della commissione consiliare per la Tutela della salute, che ha riunito i commissari più volte, aprendo un confronto diretto con i vertici dell’Ass e i dirigenti di ospedale e Distretto sanitario. Alla Regione si chiede quindi il riconoscimento di quanto l’ospedale di Monfalcone ha saputo costruire in questi anni, delle sue specialità, nonostante nessuno metta in discussione come gli ”hub” di riferimento in Friuli Venezia Giulia non possano che essere Trieste e Udine. «Una delle azioni prioritarie che vengono inoltre sollecitate – aggiunge Barbara Zilli – consiste sempre nella creazione a Monfalcone del centro di riferimento per le malattie asbesto-correlate». L’assessore alle Politiche sociali e alla Salute Cristiana Morsolin esprime invece la propria preoccupazione per il futuro dell’integrazione socio-sanitaria, «uno dei punti meno chiari del Libro verde dove si parla di una regia in capo al Distretto di tutti i servizi socio-sanitari – spiega -. Anche di quelli sociali, quindi, storicamente gestiti in prima persona dai Comuni? Sarebbe una scelta grave». L’assessore ritiene inoltre che il Libro verde non affronti in modo adeguato il tema dell’immigrazione e quello dei minori, entrambe di stretta attualità per Monfalcone. «Per noi l’urgenza è quella dei minori con disabilità – ricorda -, ma i bisogni anche in questo ambito non si fermano qui, mentre i Piani di zona non sono stati rifinanziati e servizi che siamo riusciti a erogare finora, anche attraverso gli oratori, andranno persi». Perplessità infine sul mancato finanziamento della casa-albergo.

Messaggero Veneto, 29 aprile 2009 
 
Monfalcone. Possibile l’adesione della minoranza dopo l’analisi del Libro verde dell’assessore Kosic  
Sanità, odg-appello alla Regione stasera in consiglio comunale
 
 
MONFALCONE. La riforma del sistema sanitario si traduca in un miglioramento del quadro epidemiologico della popolazione, della qualità delle prestazioni erogate e della qualità della vita dei malati cronici e delle persone non autosufficienti, ma anche nel miglioramento degli accessi e nell’investimento sulla prevenzione attraverso azioni di azzeramento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie per acuti sia ambulatoriali sia di ricovero ospedaliero (nella rete regionale ed extraregionale) sia in quelle per post acuti (quali Rsa e prestazioni riabilitative), nonché per le prestazioni di pronto soccorso caratterizzate da lunghe attese dovute, per lo più, alla funzione impropria che il pronto soccorso sta svolgendo in quanto il maggior numero di casi non riguarda emergenze, ma codici bianchi e verdi.
È quanto chiede il consiglio comunale di Monfalcone in un ordine del giorno scritto dopo l’analisi del Libro verde dell’assessore regionale alla Sanità Vladimiro Kosic e che sarà presentato stasera da Barbara Zilli, capogruppo del Pd e presidente della commissione salute, documento che potrebbe trovare la condivisione anche dell’opposizione. Redatto in seguito a numerosi incontri anche con i dirigenti dell’Azienda sanitaria, con la cittadinanza attraverso rappresentanze rionali, dai quali è emerso che i bisogni più sentiti dalla popolazione riguardano l’istituzione dell’infermiere di comunità, la creazione di una rete di trasporti verso i luoghi di cura nell’ambito locale (San Polo) e regionale (per chemioterapia e radioterapia al Cro di Aviano), la necessità di avere continuità delle cure e dell’assistenza nei confronti delle persone dimesse anche temporaneamente non autosufficienti, l’odg evidenzia come in provincia sia necessario programmare «seri interventi di screening con particolare riguardo alle patologie che hanno gli indici di mortalità superiori alla media nazionale, come quelle legate all’amianto, e perciò chiediamo un riconoscimento territoriale con l’istituzione in città del centro per patologie asbestocorrelate».
Sono individuati come obiettivi irrinunciabili sicurezza degli interventi e delle cure, libera scelta del cittadino nella strutture della rete ospedaliera regionale a parità di condizioni per tutti, continuità delle cure dal ricovero al domicilio, tempi di attesa azzerati per gli acuti, rilancio del ruolo del medico di medicina generale, autonomia organizzativa dell’Ass nella gestione di territorio e ospedali di rete, seppur in un’ottica di collaborazione con l’Area vasta e, più in generale, con tutte le strutture del sistema sanitario regionale. L’odg sarà inviato al presidente Tondo e all’assessore Kosic, al dg dell’Ass, Ferri, al presidente della 3ª commissione consiliare regionale, ai consiglieri regionali eletti nell’Isontino assieme a un documento che contiene gli indirizzi del consiglio di Monfalcone per la pianificazione socio-sanitaria. (cr.vi.) 
 

«Sia istituito in città il Centro per malattie asbesto correlate» 
 
Il documento
MONFALCONE. Si divide in più parti il documento sul Libro verde regionale della sanità redatto dai rappresentanti del consiglio comunale di Monfalcone e che sarà inviato alla Regione. Un documento frutto di analisi e confronti dello stesso Libro verde e che si articola in più parti dedicate a ospedale, territorio, personale, tecnologia e innovazione, ma che indica anche temi non adeguatamente trattati quali lavoro e minori.
Ospedale. Si chiede che s’investa per un’ulteriore qualificazione tecnologica, strutturale e professionale dei presidii di Gorizia e Monfalcone, secondo un’ottica volta ad assicurare maggiori standard di sicurezza ed efficacia degli interventi, ma anche che si costituisca una rete ospedaliera regionale a sua volta in rete a livello extraregionale e transfrontaliero, che gli ospedali della rete regionale siano diversificati secondo la performance e la qualità degli interventi e che venga individuato, allo scopo, un organo per valutare gli esiti delle cure erogati dai singoli reparti in rapporto alla casistica trattata, specializzandoli quindi per funzioni. «Gli ospedali di Gorizia e Monfalcone – si scrive – devono assicurare l’eccellenza nelle funzioni di primo livello e devono costituire punto di riferimento per segmenti specialistici di attività e diventare punto di riferimento di Area vasta, regionale ed extraregionale». Perciò si chiede che i due ospedali non subiscano declassamenti rispetto a quanto delineato dalla legge regionale 13 del 1995 e restino classificati quali ospedali regionali, che le funzioni siano mantenute e potenziate valorizzando e incentivando le eccellenze (come ortopedia e oculistica), che i due ospedali debbano continuare a far capo all’Ass Isontina, seppur nell’ambito di una proficua collaborazione con le aziende ospedaliere. Quali azioni prioritarie sono chieste l’istituzione a Monfalcone del Centro regionale per patologie asbestocorrelate, il rilancio della chirurgia affinché sia in grado di effettuare gli interventi chirurgici di media complessità, il potenziamento della medicina che ha un’occupazione media costantemente superiore rispetto ai posti letto disponibili e regolarmente sono presi a prestito posti letto di altri reparti (chirurgia e Rsa), l’istituzione di reparti geriatrici soppressi e il potenziamento del punto nascite con estensione del parto in analgesia garantito 24 ore.
Territorio. Vanno definiti i livelli essenziali delle prestazioni socio-sanitarie affinché per le diverse istituzioni coinvolte sia chiaro chi deve erogare cosa: prestazioni sanitarie e socio-sanitarie di pertinenza dell’Ass, prestazioni socio-assistenziali di pertinenza dell’ente locale. Servono anche campagne d’informazione nelle scuole e nei luoghi di lavoro per attuare programmi di promozione della salute. Rispetto alle prestazioni sanitarie, va rafforzato il ruolo del medico di base, limando gli accessi impropri al pronto soccorso. La costituzione di ambulatori unici o grandi aggregazioni funzionali di medici di base che garantiscono la presenza costante 12 ore il giorno appare come la giusta via verso un potenziamento del territorio. Va migliorata la prestazioni ambulatoriali, evitando che le Rsa siano rese “posteggio di pazienti”. Per le prestazioni socio-assistenziali si evidenzia che l’integrazione socio-sanitaria nella nostra realtà ha raggiunto buoni livelli: «Siamo stati i primi a far partire i piani di zona e l’assemblea dei sindaci svolge un ruolo d’indirizzo attivo e propositivo. Il coordinamento delle prestazioni integrate deve però essere unico, l’ente locale deve rimanere titolare della funzione in materia di programmazione e attuazione dei servizi sociali sia per le funzioni allo stesso conferite dalla Costituzione sia perché è l’istituzione più vicina a esigenze e bisogni del cittadino».
Prestazioni sociali. Punto complesso. «A Monfalcone la spesa sociale è in costante aumento e, considerato il tessuto demografico locale, l’attuale forma di attribuzione dei finanziamenti basati sul parametro residenza non appare più adeguata. La realtà socio-economica è completamente cambiata da 5 anni con un picco critico che vede la città coinvolta nella crisi economica che ha colpito principalmente alcuni settori del sistema manifatturiero che hanno messo in cassa integrazione i dipendenti o li hanno licenziati. Ciò comporta l’ingresso di nuove povertà ed è necessario, a livello regionale, istituire fondi a sostegno dei redditi finalizzato alla lotta al disagio e alla precarietà. A tali scopi è stato istituito dalla legge 6 del 2006 il Fondo per l’autonomia possibile che ha permesso di regolarizzare le posizioni di diverse badanti. Il fondo oggi evidenzia una disponibilità residua inferiore a quella prevista per il biennio precedente. Considerato che la Regione non ha destinato ulteriori stanziamenti volti a incrementare il fondo, riteniamo che in un momento di crisi il Fap vada implementato, per esempio dirottando i fondi previsti per i premi dei dirigenti pubblici e privati di nomina politica.
Personale. Vanno valorizzate le professionalità locali e deve prevalere il merito rispetto all’appartenenza ed è necessario incentivare gli infermieri che svolgono attività di alta assistenza piuttosto che attività amministrative o d’ufficio. Per la tecnologia e l’innovazione si chiede che i referti di laboratorio e di diagnostica per immagini devono essere messi in rete e che la Carta dei servizi sia implementata con la storia clinica dell’assistito. (c.v.)

Il Piccolo, 01 maggio 2009 
 
ORDINE DEL GIORNO APPROVATO CON VOTO TRASVERSALE  
Il Consiglio a difesa dell’ospedale: minori tempi d’attesa e più tecnologia
 
 
di LAURA BLASICH

No a qualsiasi declassamento degli ospedali provinciali, attenzione alle esigenze sanitarie e sociali della popolazione di un’area, quella monfalconese, che sta sommando emergenze di vecchia data, come quella provocata dall’esposizione all’amianto, a nuovi ma importanti fenomeni, come quello dell’immigrazione. Lo ha detto il Consiglio approvando il documento di risposta agli interrogativi posti dal ”Libro verde” sulla sanità dell’assessore Vladimir Kosic, quasi all’unanimità.
VOTO TRASVERSALE. La compattezza dell’assemblea, che ha visto assieme, dopo un lavoro trasversale di due mesi, centrosinistra e centrodestra, è stata incrinata dal ”no” di Maurizio Volpato di CittàComune, secondo cui l’odg non ha messo in evidenza le carenze di cui soffre da anni la sanità monfalconese rispetto anche a quella erogata nel capoluogo. Al ”no” di Volpato si è poi aggiunta l’astensione dei consiglieri dell’Unione di centro Antonaci e Murgia. Pdl, Lega, Destra e Udc si sono invece schierate a sostegno di una posizione ritenuta equilibrata, che ha evitato giudizi di valore, puntando sui contenuti tecnici.
GLI OBIETTIVI. Monfalcone individua come obiettivi irrinunciabili la sicurezza degli interventi e delle cure, la libera scelta del cittadino delle strutture della rete ospedaliera regionale, la continuità delle cure dal ricovero al domicilio, tempi di attesa azzerati per gli acuti, rilancio del ruolo del medico di medicina generale e, infine, l’autonomia organizzativa dell’Ass nella gestione del territorio e degli ospedali di rete, seppure in un’ottica di collaborazione di Area vasta.
PIÙ TECNOLOGIA. Per quel che riguarda l’ospedale, il Consiglio chiede che si investa per un’ulteriore qualificazione tecnologica, strutturale e professionale. I due ospedali provinciali, inoltre, «devono assicurare l’eccellenza nelle funzioni di primo livello e costituire punto di riferimento per segmenti specialistici di attività». Si chiede quindi che gli ospedali isontini non subiscano un declassamento rispetto al 1995, che le attuali funzioni siano mantenute e potenziate, e che continuino a fare capo all’Ass isontina.
IL CASO-AMIANTO. In considerazione del quadro epidemiologico locale il Consiglio individua come azioni prioritarie l’istituzione a Monfalcone del Centro regionale per le malattie asbesto-correlate, ma anche «il rilancio della Chirurgia affinché sia in grado di effettuare interventi chirurgici di media complessività assicurando i più elevati standard di sicurezza». Tra le azioni prioritarie anche il potenziamento di Medicina, anche con l’istituzione di reparti geriatrici, e il potenziamento del Punto nascita attraverso l’estensione del parto in analgesia sulle 24 ore. Per quel che riguarda il territorio il Consiglio ritiene che vada mantenuta distinta la gestione tra servizi socio-sanitari (di competenza dell’Ass) e servizi socio-assistenziali (in capo ai Comuni), ma anche rafforzato il ruolo del medico di base, «perno dell’integrazione socio-sanitaria», come ha sottolineato il consigliere socialista Panariello.
ANZIANI. Mancano posti di Rsa e di riabilitazione post intervento chirurgico, ma anche di accoglienza per gli anziani, visti i problemi a ristrutturare la vecchia casa-albergo, mentre il mancato finanziamento dei Piani di zona mette a rischio una serie di servizi rivolti ad anziani, minori con disabilità, scuole e ricreatori. Monfalcone, viste le sue peculiarità, ha inoltre bisogno di maggiori risorse per rispondere ai bisogni, molteplici e complessi, della sua comunità. Ci sono poi i temi che il Consiglio ritiene non siano stati trattati in modo adeguato dal libro verde: quello del lavoro, fondamentale per Monfalcone che continua a sollecitare più prevenzione e più controlli, ma anche quello dei minori e degli adolescenti. I minori disabili che usufruiscono di interventi sono 154 nel Basso Isontino contro i 70 dell’Alto Isontino. Il Consiglio chiede quindi che i finanziamenti siano incentrati sui biosgni e non su parametri statistici che non trovano rispondenza nella realtà.

Il Piccolo, 07 maggio 2009 
 
UIL SANITÀ  
Personale Rsa, raccolta di firme  
Il sindacato minaccia stato di agitazione e stop agli straordinari
 
 
Blocco agli straordinari, stato di agitazione, una raccolta firme per chiedere l’inserimento della Rsa di Monfalcone e della Medicina e della Rsa di Gorizia nel progetto di inserimento dell’operatore socio sanitario con formazione complementare nelle equipe assistenziali. Un progetto che permetterebbe non solo di garantire al personale di supporto maggiore formazione e competenze, ma anche un aiuto qualificato agli infermieri. Pur senza essere equiparato alle figure infermieristiche, infatti, l’Oss «specializzato» potrebbe intervenire nei reparti più in difficoltà per carenza di personale. Questo il motivo per cui, dopo lo stop dato al progetto dalla Uil, il sindacato che registra maggiori adesioni all’ospedale cittadino, ora il reparto monfalconese è in subbuglio e sta aderendo in massa alla raccolta firme che sarà poi inoltrata al dirigente sanitario e che chiede in pratica «pari dignità ai lavoratori e riconoscimento del lavoro svolto costantemente e diligentemente, responsabili professionisti che da pionieri hanno creato piani di lavoro e protocolli per migliorare la qualità lavorativa e per poter disporre di personale di assistenza, inserendo l’Oss anche nel turno notturno». Secondo la Uil Flp, infatti, «tutto il personale del Dipartimento di Gorizia, i servizi Rsa di Gorizia ed Rsa di Monfalcone, infermieri, infermieri generici, Oss e Ossc manifestano il loro disappunto ed esprimono perplessità sulla scelta discriminatoria nei loro confronti. Trovano inoltre le motivazioni strumentali, legate a supposte disparità di esperienza maturata, cosa non richiesta dalle linee guida regionali, logica anche non coerente con il numero di operatori presenti in queste realtà lavorative, ovvero 15 in Medicina a Gorizia, 9 in Rsa a Monfalcone, 7 in Rsa a Cormons e a Gorizia».
Ecco quindi la richiesta al Direttore generale di intervenire direttamente inserendo nel progetto anche i reparti esclusi, visto che, secondo la Uil, «si può supporre che l’impossibilità a inserire nel progetto più unità operative sia solo dovuta ad incapacità gestionale. Infermieri oggi discriminati, quando si sono resi disponibili nell’aiutare la direzione in momenti di grave carenza di personale o quando l’assetto organizzativo del nuovo ospedale non era ancora ben impostato».

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