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Il Piccolo, 03 aprile 2010
 
UN CASO IMPEGNA FINCANTIERI E FIOM 
Ditta fantasma in cantiere, quaranta operai senza paga

Il loro apporto per l’ultimazione di Azura P&O, salpata giovedì alla volta dell’Inghilterra, è stato fondamentale come quello di tanti altri lavoratori dell’appalto, oltre che di quelli di Fincantieri. Dopo aver accumulato più di 200 ore di lavoro al mese, una quarantina di addetti, per la maggior parte italiani, di un’impresa in subappalto del settore dei montaggi e dell’allestimento non hanno visto un euro di paga nè a febbraio nè a marzo. Senza alcun risultato il tentativo di rivalersi sul proprio datore di lavoro, che pare sparito, i lavoratori, provenienti da fuori regione e ormai allo stremo per mancanza di soldi, si sono alla fine rivolti alla Fiom-Cgil per tentare di recuperare il dovuto. «A quel punto abbiamo scoperto che non solo non esistevano le retribuzioni, ma nemmeno le buste-paga, cioè uno straccio di documentazione sul monte-ore lavorato», spiega il segretario provinciale della Fiom Thomas Casotto. Il sindacato a quel punto ha chiesto e ottenuto l’intervento di Fincantieri. «Grazie a Fincantieri siamo riusciti a convocare all’Assindustria di Gorizia l’impresa che aveva affidato il subappalto alla ditta di montaggi e che per legge deve rispondere in solido in questi casi», sottolinea Casotto. L’impresa appaltatrice ha comunque risposto per quanto documentabile, cioè poco, visto che inoltre non esiste un registro delle timbrature. L’accordo individuale che i lavoratori sono riusciti a strappare ieri nella sede dell’Assindustria, presente Fincantieri, non può definirsi soddisfacente, secondo la Fiom, ma era l’unico possibile». Nel prendere in carico la vicenda è emerso il ricorso alle paghe globali e non solo. «Sono entrato in cantiere per fare un lavoro con una ditta, ma per un periodo ne ho svolto un altro con un’altra impresa», ha spiegato ieri un lavoratore. Sorpresa anche da parte di Fincantieri. La Fiom chiederà a Fincantieri la convocazione immediata di un ”tavolo” sugli appalti, il controllo sulle ore lavorate dai dipendenti dell’appalto e una gestione il più solidale possibile della crisi anche nel mondo dell’indotto. «Si tratta di mantenere la legalità nello stabilimento – afferma Casotto – e la dignità del lavoro per tutti, anche nell’interesse della sicurezza di quanti operano in cantiere. Auspichiamo che la collaborazione con Fincantieri rimanga inalterata in modo da risolvere alcune situazioni presenti nell’indotto».
Laura Blasich

Il Piccolo, 07 aprile 2010
 
FINCANTIERI. ATTUALMENTE SONO 150 I LAVORATORI SOSPESI 
Da maggio altri 80 in cassa integrazione

Per lo stabilimento di Panzano, secondo le previsioni dell’azienda, si profila un ulteriore aumento dei lavoratori in cassa integrazione. Alle attuali 150 unità si aggiungerà infatti un nuovo contingente per i primi di maggio, coinvolgendo altri 70-80 lavoratori diretti, sempre in forza nella zona scafo e prefabbricazione. Intanto le Rsu di stabilimento fanno il punto della situazione. Partendo proprio dalle recenti dichiarazioni dell’ad Giuseppe Bono che, in occasione della consegna di Azura, ha garantito di non vole chiudere alcuno stabilimento e di far rientrare al più presto dalla cassa tutti i lavoratori. C’è attesa anche per l’incontro previsto per il 12 aprile a Roma, in relazione alle commesse pubbliche. «Attendiamo che il Governo – ha osservato Moreno Luxich, della Fiom – esprima le sue intenzioni per il sostegno della cantieristica navale. Si tratta di commesse pubbliche che devono rappresentare un intervento finalizzato a tamponare gli scarichi di lavoro, in particolare in relazione agli altri stabilimenti di Fincantieri in sofferenza». Oggi, invece, sarà richiesto un incontro con l’azienda.
L’attenzione è rivolta a due aspetti: la verifica relativa alla rotazione dei lavoratori posti in cassa e al ricorso della mobilità interna allo stabilimento, a parità di mansione. Dall’altro, la pianificazione legata allo spostamento dello scarico di lavoro, che tra fine giugno e inizi di luglio, dovrebbe interessare l’area-bacino. Nella fase di montaggio sono impiegati sia i lavoratori diretti che quelli in appalto. «Si tratta di affrontare una gestione oculata assieme all’azienda – ha detto Luxich -. Come previsto dall’accordo sul contratto integrativo, pretenderemo che i dipendenti dello stabilimento siano i meno coinvolti dalla cassa, oltre ad aver già richiesto il blocco per il ricorso all’appalto. Contestualmente ci siamo impegnati a richiedere la regolarizzazione, ai fini degli ammortizzatori sociali, per i lavoratori dell’indotto, aspetto per il quale abbiamo attivato tavoli di confronto. Si discuterà anche dell’attività dell’appalto in cantiere, per la quale abbiamo richiesto un monitoraggio ai fini della trasparenza, della dignità del lavoro e della sicurezza». (la.bo.)

Il Piccolo, 10 aprile 2010
 
ALLA FINCANTIERI L’INDOTTO SARÀ COINVOLTO DALLO SCARICO DI LAVORO NEL 2011 
DETROIT 
EX INEOS 
Industria, la crisi non spegne le speranze 
Terex-Reggiane riorganizza la fabbrica. Ansaldo investe e punta sull’energia alternativa
Già ricollocati 40 dipendenti, per gli altri 60 avviati i corsi di riqualificazione
Cigo a rotazione per 20 lavoratori sui 150 occupati. I sindacati: non grave la situazione
 

di LAURA BORSANI

Crisi economica tra luci e ombre nel Monfalconese. Agli scarichi di lavoro fronteggiati attraverso ammortizzatori sociali e corsi di riqualificazione, si intravedono anche segnali rassicuranti. Contingenti per alcune realtà produttive, di prospettiva per altre. Segnali che, pur richiedendo la necessaria prudenza, inducono comunque alla speranza.
EATON. Concessa, l’altro ieri, dal ministero del Lavoro la cassa integrazione in deroga per altri 12 mesi per i 310 lavoratori della Eaton. Il provvedimento, ha spiegato l’assessore regionale Alessia Rosolen, si traduce in 6,5 milioni di euro, dei quali 1 milione sarà garantito dalla Regione per le politiche di formazione professionale. Confermata ai dipendenti la possibilità di continuare a svolgere i lavori socialmente utili.
FINCANTIERI. Allo stabilimento Fincantieri, la Cigo coinvolge 150 dei circa 1700 lavoratori diretti. Ai primi di maggio si prospetta un ulteriore contingente di 70-80 dipendenti. Secondo l’intesa azienda-sindacati, la ”cassa” dovrebbe raggiungere progressivamente fino a un massimo di 450 lavoratori. L’ad Giuseppe Bono ha recentemente garantito il rientro al più presto di tutti i lavoratori.
INDOTTO. C’è un altro fronte sul quale viene posta l’attenzione. Si tratta dei lavoratori dell’indotto di Fincantieri, tra le 2-3mila unità, per 500 aziende medio-piccole. L’azienda ha precisato che si tratta di imprese specializzate, la cui economia non è legata esclusivamente alla cantieristica. I sindacati ipotizzano che lo scarico di lavoro potrà coinvolgere tra le 500 e le 1000 unità. La previsione dell’azienda è di 400-600 lavoratori che potranno essere interessati a partire dal 2011, tenendo conto delle realizzazioni in corso per le quali saranno impegnate proprio le ditte dell’appalto. Sulla complessa questione-appalti i sindacati hanno già richiesto un tavolo di lavoro specifico all’azienda.
DETROIT. Cigo a rotazione per una ventina di lavoratori alla Detroit di Ronchi (150 occupati). L’azienda ha siglato recentemente l’accordo con i sindacati per l’apertura della ”cassa” per 7 settimane. Una situazione definita dalle organizzazioni sindacali «non preoccupante».
SBE. La Società bulloneria europea che conta 350 dipendenti mantiene il regime di ”cassa” straordinaria, in scadenza a febbraio 2011. L’utilizzo del provvedimento è attualmente ridotto ad una mezz’ora al giorno.
TEREX-REGGIANE. Per lo stabilimento di Monfalcone delle Reggiane acquisito dalla Terex, c’è molta attesa. Le prospettive per i 50 lavoratori potrebbero riservare significativi risvolti. Secondo il segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan, la nuova proprietà punterebbe proprio sullo stabilimento cittadino definendolo ”strategico”. «La fabbrica – ha osservato – per come è strutturata oggi, produce solo il 20% delle sue potenzialità. Il problema riguarda i siti di Reggio Emilia e di Lentigione, dove è in atto un percorso finalizzato, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali, a ”traghettare” circa 130 lavoratori verso la pensione, con buoni incentivi, o verso ricollocamenti alternativi». Nello stabilimento di Monfalcone, invece, si parla di riorganizzazione e di efficentamento. I sindacati hanno chiesto un incontro all’azienda per chiarire situazione e prospettive.
ANSALDO. Aperta dal primo marzo la ”cassa” ordinaria per i 400 dipendenti dell’Ansaldo, 13 settimane. Attualmente, spiega il coordinatore delle Rsu, Maurizio Vesnaver, sono coinvolti 150 lavoratori. Sono state messe in campo anche le mobilità interne e a breve partiranno i corsi di formazione per i cassaintegrati. A fine mese è fissato un incontro a Vicenza con l’azienda per fare il punto della situazione. «Le Rsu – dice Vesnaver – possono definire buone le prospettive, considerando i segnali di dinamicità dell’azienda che sta peraltro investendo nella realizzazione del nuovo capannone. A inizio anno, inoltre, sono stati assunti a tempo indeterminato 17 lavoratori, di cui 6 interinali. C’è poi da considerare la strategia intrapresa dall’azienda nel segno della diversificazione, legata al settore delle energie alternative».
EX INEOS. Procede l’operazione riqualificazione e ricollocamento dei lavoratori dell’ex Ineos, stabilimento acquisito da Mangiarotti. Il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, ha spiegato che 40 lavoratori sono stati ricollocati e i restanti 60 stanno seguendo i corsi di formazione.

Il Piccolo, 13 aprile 2010

FINCANTIERI. LUXICH, ZOFF E HOLJAR ALL’INCONTRO AL MINISTERO 
La Rsu da Roma: «Frenata sulle commesse pubbliche»

È destinata a partire a maggio la cassa integrazione ordinaria per un’altra ottantina di lavoratori diretti della Fincantieri di Panzano (attualmente la Cigo ne interessa circa 150), mentre si profila per giugno l’avvio della ”cassa” straordinaria, l’anticamera della mobilità, nei cantieri di Castellammare. «Ma dal Governo – rileva il coordinatore Fiom nella Rsu di stabilimento Moreno Luxich – non è arrivata alcuna garanzia per quanto concerne le commesse pubbliche necessarie a rilanciare il settore. Anzi sono stati fatti passi indietro. I tre coordinatori della Rsu – Luxich, Zoff e Holjar – presenti al confronto al ministero per lo Sviluppo economico, esprimono preoccupazione per la deriva che sta imboccando il settore della cantieristica navale alla luce del «risultato oltremodo deludente» dell’incontro romano.
«Tutte le promesse – aggiunge Andrea Holjar della Uilm – sono rimaste tali. Sulla prospettiva dell’acquisizione di due pattugliatori per la Marina – aggiunge – si sono fatti addirittura dei passi indietro». «Questo immobilismo – precisa Luxich – non pesa tanto sui cantieri di Monfalcone dove, magari per il rotto della cuffia, sono arrivate due commesse Carnival, ma sugli altri dove la situazione si sta facendo pesante. È chiaro però che le conseguenze andranno a gravare su tutti. Per i due pattugliatori manca ancora la variazione di bilancio del ministero del Tesoro, per le piattaforme multiruolo di soccorso per la Protezione civile c’è uno stanziamento di 50 milioni di euro a fronte di un impegno di 250. Tutto ciò – aggiunge Luxich – in un momento in cui ci si aspettava un forte intervento pubblico di sostegno a fronte di un mercato privato che resta in frenata. Le stesse due commesse Carnival per Monfalcone, per le quali c’è una lettera d’intenti, prevedono una riduzione di costi per l’armatore che avrà delle conseguenze inevitabili sulle condizioni di lavoro all’interno del cantiere».
Doccia fredda dunque, secondo i sindacati. Tanto che i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm intendono ora chiedere un incontro Palazzo Chigi per ottenere maggiori garanzie.

Il Piccolo, 20 aprile 2010
 
Rientrati dalla ”cassa” i primi 5 cantierini 
Intanto proseguono gli scarichi produttivi: a casa circa 170 lavoratori

Sono rientrati ieri i primi cinque lavoratori diretti dello stabilimento di Fincantieri, posti in cassa integrazione. Un rientro anticipato di quindici giorni rispetto alla programmazione legata agli scarichi di lavoro. I cinque lavoratori sono in forza al settore del parco lamiere, prima dunque del settore dell’officina navale. Intanto anche l’officina tubisti da ieri ha registrato le prime flessioni produttive.
Altre maestranze pertanto sono entrate in ”cassa”, ma una parte è stata reimpiegata in altre officine, potendo garantire parità di mansioni. Procede insomma la ”tabella di marcia” stabilita nell’ambito dell’accordo siglato in Confindustria tra i sindacati e l’azienda.
Allo stato attuale, i cassaintegrati sono circa 170 unità. Ma, per contro, incominciano dunque a rientrare, già a partire da questa settimana, i lavoratori appartenenti ai primi settori produttivi che erano stati interessati dallo scarico. Le previsioni prospettano un ulteriore rientro in stabilimento di maestranze entro la fine del mese. È questo lo stato della situazione, all’indomani dell’incontro tra le Rappresentanze sindacali di base (Rsu) Fiom, Fim e Uilm e l’azienda, durante il quale sono stati affrontati una serie di aspetti, a partire dalla tempistica degli scarichi e le relative previsioni di rientro.
In quella sede l’azienda ha quindi comunicato il ritorno al lavoro anticipato dei primi cinque lavoratori in cassa integrazione. Il programma legato ai prossimi rientri sarà costantemente verificato, definendo modalità e numeri tra azienda e sindacati.
Secondo le ”scansioni” prospettate, l’officina navale dovrebbe tornare a regime a fine maggio, mentre il settore pre-fabbricazione tra maggio e giugno. La fase di pre-montaggio entrerà in ”scarico” a luglio con rientro a novembre, mentre il montaggio, per l’area bacino, sarà interessato dallo scarico tra settembre e dicembre. Non è ancora stato programmato invece il settore dell’allestimento che riguarda in particolare il sistema dell’appalto. Una questione quest’ultima, per la quale si procederà a istituire un tavolo ad hoc, in ordine agli scarichi di lavoro che si affacceranno. È un ambito gestito ”parallelamente” dalle organizzazioni sindacali che da tempo hanno avviato un monitoraggio capillare, richiedendo all’azienda informazioni circa i dati inerenti l’andamento produttivo attuale e futuro.
La volontà è quella di riuscire a garantire gli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori delle ditte in appalto, qualora sarà necessario intervenire in tal senso.
Alla luce del confronto avvenuto tra le Rsu di stabilimento e l’azienda, si attende a giorni la comunicazione circa l’incontro in Confindustria. (la. bo.)

Il Piccolo, 04 marzo 2010
 
PAGA GLOBALE, SICUREZZA, MA ANCHE IL RISPETTO DELLE REGOLE AL CENTRO DEL DIBATTITO 
Fincantieri, appalti-boom e controlli sempre più difficili 
Complesso governare una realtà molto frastagliata. In campo corsi per la prevenzione degli infortuni

di LAURA BORSANI

Sicurezza sul posto di lavoro, ma anche il rispetto delle regole nel sistema degli appalti. Il fenomeno della cosiddetta ”paga globale” che comprimendo i costi ridimensiona stipendi e numero di ore lavorate. E i controlli preventivi sulla criminalità. Sono alcuni dei punti al centro del dibattito aperto in questi giorni sulla complessa realtà del cantiere navale. L’azienda si misura con un indotto che, in termini di lavoratori, circa tremila, è quasi il doppio rispetto ai dipendenti diretti dello stabilimento. Un altro dato, relativo al 2009, rende chiaramente il peso di Fincantieri: in regione, infatti, l’azienda si è avvalsa di oltre 500 ditte distribuendo oltre 300 milioni di euro.
Equilibri, dunque, delicati e articolati, che richiamano alla riflessione sulla trasparenza e sul monitoraggio. Proprio oggi, peraltro, alle 20.30, nella sala consiliare ospitata nel palazzo dell’ex Pretura, la rappresentanza sindacale unitarIa dello stabilimento e le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici porteranno il loro contributo sulla realtà della fabbrica. Il dibattito sul presente e sul futuro di Fincantieri attorno al quale ruota buona parte dell’economia della provincia, non si è infatti esaurito con l’audizione il 10 febbraio scorso dell’amministratore delegato della società, Giuseppe Bono, davanti ai tre consigli comunali di Monfalcone, Ronchi e Staranzano. Nella seduta odierna si discuterà anche della situazione complessiva dell’economia locale.
Le organizzazioni sindacali sottolineano la necessità di poter garantire un più ampio ventaglio di verifica e di controllo puntando a investire maggiormente e in modo più capillare sulla realtà dell’appalto. L’azienda, da parte sua, si richiama al protocollo sulla trasparenza sottoscritto nel 2007. «La definizione di trasparenza – viene spiegato – eredita la necessità di un approfondimento – espresso dalle forze sociali e qualificato dal Prefetto – delle dinamiche (paga globale e altro) annesse alla complessa gestione delle società appaltatrici». Sul fronte degli infortuni, l’azienda evidenzia una «riduzione notevole negli ultimi tre anni». E, a proposito di sicurezza, ricorda che i controlli sono costanti, garantiti per legge e in virtù degli stessi accordi sindacali, prevedendo inoltre, dal 2005, una specifica attività di informazione e formazione dei dipendenti delle ditte esterne. Attività che riguarda sia gli aspetti generali (emergenza, primo soccorso, evacuazione, eccetera), sia di tipo specialistico (mansioni specifiche), svolta in sette lingue, tra cui anche il bengalese.
 
IL SINDACATO. PROPOSTO L’AMPLIAMENTO DEL TAVOLO SULLA TRASPARENZA 
Casotto (Fiom): «Verifiche a 360 gradi nelle imprese che orbitano in cantiere»

I sindacati lo dicono chiaramente: porre sul tappeto le problematiche della sicurezza sul lavoro, ma anche le dinamiche interne riguardanti le ditte operanti in appalto per Fincantieri, non significa accusare l’azienda. Alla quale le organizzazioni sindacali riconoscono l’impegno nell’ambito di un confronto che resta costante. Riconoscono gli sforzi e i risultati perseguiti. E osservano: «L’azienda risulta anche vittima di processi non facili da comprendere, proprio perchè riguardano una realtà molto estesa e frastagliata di cui Fincantieri è concausa». Si tratta pertanto di valutare a 360 gradi gli elementi di criticità e di rischio al fine di mettere a punto strumenti e modalità di controllo più capillari e incisivi. I punti passano attraverso la questione sicurezza sul lavoro in relazione agli infortuni e al rispetto delle norme e delle procedure comprendendo anche la fornitura di elmetti, guanti e altre protezioni. Quindi la «paga globale, un fenomeno – spiega il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – che continua a esistere. Paghe non regolari, a fronte di ore lavorate di cui una parte non vengono retribuite. I lavoratori hanno problemi a esporsi per il timore di venire licenziati». Casotto continua citando i problemi legati alla cassa integrazione che per i lavoratori in appalto significa «percepire le indennità con estremo ritardo».
Prende in esame poi le criticità sotto il profilo sociale, con il fenomeno degli affitti in nero e il protocollo sulla trasparenza «tarato sulla prevenzione delle infiltrazioni malavitose. Si tiene conto anche dei rischi legati alla delinquenza comune?». Da qui, dunque, la proposta: «Si potrebbe allargare il tavolo sugli appalti istituito in Confindustria ad altre istituzioni, come Medicina del lavoro, ampliando il raggio di verifica e di intervento». Casotto conclude: «Le nostre osservazioni si basano su realtà documentate. Sono elementi da considerare come segnali di rischio per i quali poniamo la riflessione soprattutto in termini di prevenzione. Criticità che, in virtù della situazione di crisi economica, possono acuirsi alimentando tensioni sociali». (la. bo.)

L’AZIENDA. IL SISTEMA DI MONITORAGGIO 
«Accertamenti approfonditi e periodici a partire dall’ingresso in fabbrica»

Fincantieri ha investito e sta investendo sulla sicurezza e sul rapporto con le imprese d’appalto. Lo stabilimento diretto da Paolo Capobianco ha istituito un sistema di controllo delle ditte terze finalizzato ad accertare l’assolvimento da parte delle imprese degli obblighi retributivi, contributivi e assicurativi previsti dalle norme in vigore. L’azienda, dunque, chiama in causa specifiche procedure atte proprio a mantenere il controllo sulle dinamiche legate all’indotto. Si tratta di un’attività effettuata sia in termini preventivi, cioè prima che il singolo soggetto imprenditoriale entri in rapporto con Fincantieri, sia periodicamente.
Le ditte che intendono instaurare una collaborazione sono tenute a presentare l’elenco nominativo del personale, completo di dati anagrafici, qualifica e posizione assicurativa, l’elenco degli ultimi versamenti Inps e Inail, la comunicazione di assunzione dell’Agenzia regionale per l’impiego, copia del libro di matricola e degli ultimi fogli paga, nonchè del Documento unico di regolarità contributiva. Una volta inserite nel sistema produttivo di Fincantieri, le ditte documentano quindi periodicamente il regolare adempimento degli obblighi contributivi e assicurativi, la puntuale corresponsione delle retribuzioni, la regolarità dell’appalto ed il rispetto degli accordi sindacali. L’inosservanza, a seconda della gravità dell’infrazione, comporta la diffida per la ditta, un’adeguata sanzione per inadempimento contrattuale e, nei casi più gravi, la risoluzione contrattuale. Anche sul fronte della sicurezza sul lavoro, i controlli sono costanti, nel solco delle leggi e degli accordi sindacali. L’azienda ha avviato anche un’attività informativa e formativa diretta ai dipendenti in appalto. E ancora: il fatto che i lavoratori dell’appalto non percepiscano le indennità di cassa integrazione poichè espressione di piccole realtà aziendali quindi non tutelate da sufficienti ammortizzatori sociali, viene spiegato, rappresenta una grande questione nazionale, che «deve essere discussa in altre sedi». Resta chiaro che, il tema degli affitti in nero è legato all’evasione fiscale e, come tale, va combattuta attraverso le normative vigenti. (la. bo.)

L’OCCUPAZIONE. OLTRE 1700 I DIPENDENTI DIRETTI 
Trecento le ditte esterne con tremila lavoratori

Sono circa trecento le ditte dell’appalto all’interno dello stabilimento di Panzano. Occupano circa 3mila lavoratori. I dipendenti diretti della Fincantieri, invece, sono oltre 1700. È evidente dai numeri, pertanto, il forte rapporto con l’indotto stabilito all’interno della fabbrica.
La prestazione d’opera fornita dalle imprese in appalto si concentra nell’ambito dei settori dell’allestimento e dell’arredamento delle navi passeggeri, lasciando pertanto gli altri settori, come quello della progettazione e del taglio delle lamiere, il comparto produttivo navale, ai lavoratori diretti di Fincantieri. La cassa integrazione ordinaria aperta l’8 febbraio scorso e che attualmente sta coinvolgendo una novantiva di dipendenti è legata proprio allo scarico di lavoro determinatosi nelle prime fasi produttive, a causa della prolungata mancanza di nuove commesse.

Il Piccolo, 06 marzo 2010
 
«Fronte comune per la legalità negli appalti» 
Le Rsu di Fincantieri e i sindacati provinciali illustrano in Consiglio problemi e proposte

di LAURA BORSANI

Fincantieri, appalti, sicurezza. La crisi economica isontina e monfalconese. Il Consiglio, dedicato all’audizione delle organizzazioni sindacali, con i segretari provinciali Thomas Casotto e Mauro Brumat (Fiom), Gianpiero Turus (Fim), nonchè i rappresentanti delle Rsu di Fincantieri, Moreno Luxic (Fiom), Michele Zoff (Fim) e Andrea Holjar (Uilm), ha rappresentato il secondo atto, a un mese dall’incontro con l’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono. La parola, dunque, ai sindacati. «Seguirà un altro momento, incentrato sul dibattito politico – ha spiegato il presidente del Consiglio, Marco Ghinelli – e saranno prodotti gli atti conclusivi». Fincantieri che rappresenta il 52% del Pil isontino. E l’appalto, nato nel 1989, diventato strutturale e preponderante rispetto alla produzione interna. Una forbice ampia, per la quale è stata posta la riflessione su una ”rimodulazione” organizzativa, ma anche sulla pari dignità dei lavoratori. Luxic ha spiegato: «Per uno stabilimento capace di produrre le navi più belle del mondo, esigiamo condizioni di lavoro dignitose. La realtà dello stabilimento è molto complessa: la grande massa di lavoratori dell’appalto non è ”inquadrata” nell’ambito del contratto nazionale. Ci troviamo a gestire anche situazioni-limite». Luxic ha citato il contratto integrativo, che contempla premi, regole per la sicurezza e per il rispetto ambientale, aspetti economici di non poco conto. Compreso l’efficientamento del sistema lavorativo. Ha quindi posto la questione-amianto: «L’amianto sta continuando a mietere vittime. È urgente dare slancio al tavolo provinciale già aperto, per creare un Centro di eccellenza nella cura di questo male». Quindi, gli scarichi in Fincantieri: «Sono limitati nel tempo, il lavoro arriverà. Parliamo di prototipi, segno che lo stabilimento produce alta qualità». Casotto ha focalizzato l’attenzione sugli appalti: «Fincantieri è stata anche vittima, intrappolata nel sistema degli appalti. Resta un fatto documentabile che esistono situazioni non proprio corrette ai fini del rispetto delle norme. Fincantieri s’è affidata agli appalti provocando queste situazioni difficili. La nostra, comunque, non vuole essere un’accusa all’azienda. È invece necessario fare fronte comune». Ha ribadito la proposta di ampliare il tavolo istituito in Confindustria ad altri soggetti, integrandolo con ulteriori sistemi per prevenire le situazioni potenzialmente a rischio. Ha fatto riferimento al tavolo sulla legalità istituito in Prefettura, proponendo maggiore flessibilità, «al fine di intervenire tempestivamente nel quotidiano, per le irregolarità minori». E ha invitato l’azienda a «sedersi attorno ad un tavolo per affrontare queste situazioni». Una chiamata a ”serrare le fila” estesa a livello provinciale, tenendo conto di realtà in forte crisi come la Eaton, un esempio su tutti. «Chiediamo una riflessione profonda – ha fatto eco Turus -, siamo disponibili a studiare assieme le opportune misure. È importante garantire un appalto qualificato». Ampio il dibattito. Sergio Pacor (Ln) ha sollecitato informazioni sui cassaintegrati dello stabilimento. Giuliano Antonaci (Unione di Centro) ha evidenziato la preoccupazione per la situazione economica del mandamento, chiedendo quali sono le prospettive. «All’affacciarsi della crisi – ha detto Casotto -, abbiamo cercato di bloccare i licenziamenti. Oggi un terzo degli operai sarebbero disoccupati». Ha parlato altresì delle logiche di delocalizzazione da parte delle multinazionali. Barbara Zilli (Pd) ha, tra l’altro, posto i temi degli infortuni, dell’innovazione e i rapporti tra politica e sindacati. Lungo l’intervento di Fabio Del Bello (Pd) che si è soffermato sul rapporto città e fabbrica.

Il Piccolo, 09 marzo 2010
 
Fincantieri, c’è l’accordo sui premi di programma In ballo 1208 euro in busta 
Quattro obiettivi da raggiungere. Entro marzo scatta la ”cassa” per un’altra cinquantina di lavoratori
Il sindacato chiede la rotazione e la mobilità interna

di LAURA BORSANI

Cresce la cassa integrazione ordinaria per i lavoratori diretti di Fincantieri. E intanto, in questi giorni è stato raggiunto l’accordo, nell’ambito del contratto integrativo siglato nell’aprile 2009, in relazione ai premi di produzione e di programma. Si tratta di 4 obiettivi di programma scaglionati nell’arco del 2010, a fronte di una quantificazione economica complessiva di 1208 euro nelle buste-paga dei lavoratori, a partire da marzo e fino a ottobre, con il saldo pari al 20% erogato nel febbraio 2011. Premi che saranno garantiti anche ai lavoratori in cassa integrazione, eccetto quelli legati all’efficienza, relativi all’attività in fabbrica.
CASSA. Come da accordi stabiliti tra azienda e sindacato in sede di Confindustria, entro marzo sarà interessato dal provvedimento di Cigo un altro contingente di dipendenti nell’ambito dell’officina navale e prefabbricazione. Si tratta di una cinquantina di unità, che si aggiunge agli attuali lavoratori già in ”cassa”, una novantina. I rappresentanti delle Rsu di stabilimento Fim, Fiom e Uilm hanno ricordato le condizioni stabilite nell’ambito dell’accordo siglato. In particolare, il rispetto della rotazione della ”cassa” tra i lavoratori coinvolti nello scarico di lavoro. Hanno richiesto altresì che, considerata questa fase di flessione produttiva, non si proceda contestualmente al rinnovo degli appalti, avvalendosi della mobilità interna dei lavoratori, valutando la congruità delle mansioni necessarie.
«Nell’ambito dell’accordo integrativo firmato con l’azienda – ha osservato Moreno Luxich della Fiom -, abbiamo posto l’accento anche sull’aspetto sociale, attraverso la richiesta della rotazione dei lavoratori, ma anche il ricorso alla mobilità interna dei lavoratori. Resta comunque l’attezione per i lavoratori dell’appalto, per i quali sollecitiamo il ricorso agli ammortizzatori sociali». Dopo lo scarico del settore navale e di parte della salderia B, la flessione produttiva interesserà progressivamente gli altri comparti. Le Rsu di Fiom, Fim e Uilm hanno richiesto all’azienda un incontro per discutere sui numeri dello scarico di lavoro relativi agli step successivi. «Possiamo dire – ha aggiunto Luxich – che il clima nei rapporti tra azienda e sindacato, in questa fase serrati e quotidiani, sono distesi. Ci sono alcuni aspetti da definire, ma complessivamente non vi sono intoppi particolari».
I PREMI. Intanto venerdì è stato siglato tra l’azienda e le Rsu l’accordo sui premi di programma per l’anno 2010. Il ”peso economico” è pari a 1208 euro. Le erogazioni in busta paga riguardano tre momenti dell’anno, fino al mese di ottobre, con una copertura economica dell’80%. Il saldo è invece stato fissato nel febbraio 2011. Gli obiettivi stabiliti sono quattro, e l’erogazione dei premi avverrà pertanto a fronte del raggiungimento degli stessi. Entro il 25 marzo è quindi stata fissata la consegna della passeggeri ”Azura” e la verifica finale degli impianti di sicurezza. Il peso economico per il rispetto di questo obiettivo è pari al 30%, con un’erogazione in busta paga di 290 euro. Entro il 30 giugno è invece previsto il passaggio dell’ultimo blocco dalla prefabbricazione al pre-montaggio di ”Magic”. Il peso economico, del 25%, comporta l’erogazione in busta paga di 241 euro. Quindi gli ultimi due appuntamenti: entro il 21 luglio è fissata la prova a mare con il rilascio della certificazione Rina (Registro italiano navale) per la ”Queen Elizabeth”. Il peso economico, pari al 20%, è di 193 euro. Entro il 31 agosto seguirà il varo della nave ”Magic” e il completamento al 100% della saldatura dello scafo. Qui il peso economico è pari al 25%, ossia 241 euro. Entrambi i premi saranno erogati in un’unica soluzione di 434 euro nel mese di ottobre. Il saldo, pari al 20%, di 193 euro, sarà invece liquidato nel febbraio 2011.
Nell’ambito dell’accordo integrativo, vanno inoltre considerati il saldo relativo al premio di produzione, erogato questo mese, di 151 euro, oltre ai premi di efficienza per i capi (previsto a maggio 2010) e per i lavoratori diretti e indiretti (due tranche semestrali, a luglio e a gennaio 2011).

Il Piccolo, 27 marzo 2010

Bono: «Fincantieri non licenzierà nessuno» 
L’ad promette: «Tutti i cassintegrati torneranno in azienda al più presto»
LA CONSEGNA DI AZURA
L’azienda annuncia che non chiuderà nessun cantiere Schifani: «Impresa pubblica gestita come una privata»

di GIULIO GARAU

MONFALCONE «Se vuole uscire dalla crisi l’Italia deve riscoprire il lavoro. Siamo agli ultimi posti nel confronto sulla produttività, se non riscopriamo questi valori abbiamo poca strada davanti». Non è riuscito nemmeno a finire la frase l’amministratore delegato della Fincantieri Giuseppe Bono, le sue parole sono state interrotte da un applauso. In prima fila proprio i rappresentanti sindacali delle Rsu. Ma è stato soltanto il primo dei quattro applausi che hanno sottolineato il suo discorso, fatto come sempre a braccio, genuino, per fare, di fronte alla platea gremita, il punto nave dell’azienda e il confronto con il panorama economico mondiale.
È sempre riuscito a stupire Bono con i suoi discorsi che vanno al cuore dei problemi e lo ha fatto puntualmente anche ieri a Monfalcone alla cerimonia di consegna di Azura, la nuova ammiraglia della flotta P&O del Gruppo Carnival, che con le sue 116 mila tonnellate di stazza è la ventisettesima nave passeggeri costruita da Fincantieri, la più grande per il mercato britannico.
«Bono il nostro capitano coraggiorso» lo ha definito il presidente di Fincantieri, Corrado Antonini che lo ha preceduto spiegando come la concorrenza si vince sul fronte dei costi, dell’efficienza e della qualità. «La crisi è come un’epidemia – ha detto – fa scomparire i più deboli e rende più forti i forti. Stiamo lavorando per raggiungere l’obiettivo nell’essere forti».
Un percorso durissimo, l’ad Bono lo ha confessato a margine della cerimonia raccontando la «battaglia spaventosa che abbiamo dovuto combattere sul fronte dei prezzi per prendere nuove navi». «Ci siamo battuti come leoni» ha aggiunto e Fincantieri, unica in Europa e nel mondo, «è riuscita a portare via ai concorrenti quel poco di navi che sono state ordinate nel 2010». Gli ordini ci sono ma non c’è lavoro per tutti, l’ad ha ribadito «sono ottimista, ma nel 2010 e nel 2011 soffriremo ancora» ma che sta lavorando per «affrontare la crisi con strumenti congiunturali».
Significa che la cassintegrazione continuerà, anche a Monfalcone come negli altri cantieri «ne abbiamo bisogno» ha spiegato Bono ricordando che sente «tutto il peso degli 8 cantieri italiani il più giovane dei quali ha più di 100 anni». E ha fatto due promesse: «Finchè sarò qui non ne chiuderò nessuno, sentirei di tradire le generazioni passate». Non è riuscito a finire, l’applauso ha nuovamente interrotto le sue parole e subito dopo la platea ha nuovamente battuto le mani in maniera fragorosa quando l’ad ha aggiunto: «Faccio una promessa solenne: la cassintegrazione è un fatto necessario ora. Ma vi assicuro che tutti quelli che ora sono in cassintegrazione saranno riportati in azienda, fino all’ultimo, e nel più breve tempo possibile».
«Al mondo non esiste alcuna fabbrica in grado di fare queste navi meravigliose» ha detto con soddisfazione Bono presentando ieri Azura, ma rivolto al presidente del Senato, Renato Schifani invitato alla cerimonia ha anche rivolto un appello. «Le assicuro che siamo bravissimi a fare le cose, ma non bastano capacità, volontà e determinazione. Noi ce la metteremo tutta, ma da soli non ce la facciamo: il governo ha capito e ci sta aiutando». Perchè la realtà dei cantieri e della costruzioni delle navi da crociere in Italia che vede Fincantieri leader indiscusso a livello mondiale non è solo un settore importantissimo come la moda, rappresenta un settore strategico «un compendio del saper fare degli italiani che pochissime nazioni al mondo hanno». Design, tecnologia ad altisso livello, know-how, capacità di regia nel mettere assieme a lavorare in cantiere l’azienda e i suoi fornitori.
Parole su cui è ritornato poco dopo Schifani ricordando come «L’esempio di Fincantieri ci insegna che lo Stato può ancora giocare un ruolo da protagoniosta nell’economia nazionale, operando come un qualsiasi azionista privato di importanti e strategiche imprese nazionali». Ma ha detto anche che lo Stato, soprattutto in questi anni di crisi, deve ance «tutelare le imprese dall’eccessiva pressione del fisco, dalle pastoie della burocrazia, dalla talvolta insufficiente attenzione delle banche». Supporto da parte dello Stato e della Regione, lo ha fatto presente pure il presidente del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo spiegando che «Guardare oltre la crisi significa soprattutto investire in ricerca, innovazione e formazione. Per questi obiettivi è stato creato il distretto tecnologico della cantieristica e della nautica, Ditenave fortemente voluto dalla Regione».
Ma oltre a tutto questo serve un sfondo di entusiasmo: «Ne ho tantissimo» ha detto Bono in conclusione portando il saluto ai vertici della Carnival Uk, il ceo David Dingle e il managing director della P&O Carol Marlow. «Ci auguriamo che i profitti degli armatori tornino ai livelli alti di un tempo. Perchè più loro guadagnano, più navi ordinano anche a Fincantieri».

Il Piccolo, 26 ottobre 2009

Paga globale, ditta nella rete della Gdf 
Accertata un’evasione di 270mila euro. Trasferte fittizie per ridurre i contributi
INDAGINE NELL’APPALTO DEI CANTIERI NAVALI

di FABIO MALACREA

Nella rete della Guardia di finanza una ditta dell’appalto Fincantieri che applicava la ”paga globale” ai suoi dipendenti, una prassi quindi tutt’altro che scomparsa nello stabilimento di Panzano. Alla ditta in questione è stata accertata un’evasione vicina ai 270mila euro. Dalla verifica fiscale è emerso che il titolare della ditta, che opera nel settore metalmeccanico, avrebbe corrisposto compensi irregolari a 203 dipendenti (un centinaio, in realtà, ma alcuni ”monitorati” più volte nel corso di tre anni), evitando in tal modo di versare all’erario le ritenute d’acconto che avrebbe dovuto operare sull’intero ammontare del trattamento economico corrisposto ai dipendenti stessi, corrispondenti, appunto, a un importo vicino ai 270mila euro di imposte evase.
”Paga globale”, insomma. Una prassi che, purtroppo, è ancora vigente all’interno delle ditte dell’appalto. Secondo quanto accertato dalla Guardia di finanza, con l’obiettivo di ridurre le imposte da corrispondere in qualità di sostituto d’imposta sugli stipendi erogati ai dipendenti, il titolare della ditta, che occuperebbe dai 120 ai 130 dipendenti e opererebbe anche in Friuli e in altre zone del Nordest, corrispondeva indennità e rimborsi spese per trasferte in realtà mai effettuate, al posto di vere e proprie integrazioni del trattamento economico.
La scoperta è avvenuta grazie al monitoraggio assicurato dai finanzieri sulle attiività economiche attive nella provincia di Gorizia, attuato incrociando quanto emerso dalle banche-dati e attraverso il controllo economico del territorio. L’intervento repressivo, spiega la Guardia di finanza, è finalizzato anche a garantire la tutela dei diritti maturati dai contribuenti titolari di reddito di lavoro dipendente, sotto il profilo previdenziale e contributivo. Gli importi fittiziamente corrisposti a titolo di indennità di trasferta, infatti, non sono rilevanti nemmeno ai fini dell’imponibile contributivo, determinando un minor versamento per il futuro trattamento pensionistico del dipendente.
Il fenomeno dela ”paga globale”, in effetti, è proliferato dopo il massiccio ricorso agli appalti alla Fincantieri e ha raggiunto in passato una grande diffusione. Gli stessi sindacati ne fanno due fondamentali differenze: paga globale di ”serie A”, richiesta a volte dai lavoratori stessi che riescono così a garantirsi salari anche di 2000-2500 euro al mese, e di ”serie B”, imposta invece soprattutto ai lavoratori bengalesi, con salari molto più bassi e contributi minimi versati.
Il meccanismo illecito, spiega la Gdf, è ampiamente noto: da una parte il datore di lavoro eroga al dipendente il trattamento economico maturato, dall’altro comprime il carico fiscale collegato al reddito, trasformando parte dello stesso in indennità di trasferta. L’importo, quindi, diviene non più imponibile ai fini delle imposte sui redditi. Il risparmio fiscale illecito consente quindi al datore di lavoro di eludere gli obblighi fiscali.
In pratica le ritenute d’acconto vengono effettuate su una parte ridotta del compenso corrisposto. Si tratta di meccanismi fraudolenti, spiega ancora la Gdf, che consentono un sostanziale abbattimento dei costi per l’azienda e che alterano anche i principi della corretta concorrenza sul mercato, a danno degli operatori che invece adempiono puntualmente agli obblighi fiscali.

Messaggero Veneto, 26 ottobre 2009

Salari irregolari a 203 lavoratori 
Una ditta è stata scoperta dalla Finanza: ha evaso il fisco per 270 mila euro
Al posto dello stipendio ai dipendenti erano corrisposti indennità e rimborsi spese per trasferte mai effettuate
 

Un’evasione per un importo vicino ai 270 mila euro è stata scoperta dalla Guardia di finanza di Gorizia, nel corso di una verifica fiscale. Il titolare di una società attiva nel settore della meccanica – secondo quanto emerso dai controlli effettuati dalle Fiamme gialle e dall’incrocio di banche dati – aveva, infatti, corrisposto per tre anni compensi irregolari a ben 203 lavoratori dipendenti. 
In questo modo avrebbe evitato di versare all’Erario le ritenute d’acconto che avrebbe dovuto effettuare sull’intero ammontare del trattamento economico. In pratica, per evadere le tasse, il titolare corrispondeva ai propri dipendenti indennità e rimborsi spese per trasferte in realtà mai effettuate.
Ancora un efficace intervento repressivo, dunque, effettuato dalle Fiamme gialle del Comando provinciale goriziano nell’ambito dell’attività di contrasto all’evasione fiscale. Il monitoraggio costantemente assicurato dai finanzieri sulle attività economiche di Gorizia e provincia, attuato sia mediante l’incrocio dei dati e degli elementi informativi contenuti nelle banche dati sia attraverso il costante controllo economico del territorio, ha consentito di individuare questa volta un imprenditore operante nel settore dei lavori di meccanica generale.
Il titolare della società corrispondeva ai dipendenti indennità e rimborsi spese per trasferte che in realtà, secondo quanto riferiscono le Fiamme gialle, non erano state mai effettuate e ciò al posto delle vere e proprie integrazioni del trattamento economico spettante. Un meccanismo illecito ampiamente noto e frequentemente oggetto di contestazione nell’ambito delle verifiche fiscali sviluppate dai finanzieri: in tal modo, infatti, da una parte il datore di lavoro provvede effettivamente a erogare al lavoratore dipendente, in termini quantitativi, lo stipendio dovuto, dall’altro comprime il carico fiscale trasformandolo fittiziamente in indennità di trasferta.
Così facendo l’importo diviene non più imponibile ai fini delle imposte sui redditi, se contenuto entro i limiti previsti dalla normativa fiscale. L’effettivo risparmio fiscale conseguito, sia pure con modalità illecite, consente – quindi – di eludere gli obblighi fiscali che il datore di lavoro dovrebbe, in realtà, assolvere.
Nel caso scoperto dai finanzieri goriziani, in particolare, il contribuente sottoposto a verifica fiscale aveva corrisposto compensi irregolari nei confronti di ben 203 lavoratori dipendenti, nel corso di tre anni. In tal modo aveva evitato di versare all’Erario le ritenute d’acconto e così facendo, secondo le Fiamme gialle, ha evaso le imposte per quasi 270 mila euro.
Da sottolineare che l’intervento dei finanzieri, in questi casi, oltre che essere mirato al contrasto dell’evasione fiscale, è finalizzato a garantire la tutela dei diritti maturati dai lavoratori dipendenti, sotto il profilo previdenziale e contributivo: gli importi fittiziamente corrisposti a titolo di indennità di trasferta, anziché quale vera e propria retribuzione, non sono infatti rilevanti ai fini dell’imponibile contributivo, determinando quindi un versamento minore per il futuro trattamento pensionistico.
Piero Tallandini

Il Piccolo, 14 maggio 2009

VERTICE MERCOLEDÌ IN PREFETTURA SUL PROTOCOLLO DI TRASPARENZA 
La Fiom: in cantiere resiste la ”paga globale”

I lavoratori degli appalti Fincantieri, circa 2500 in questo periodo, divisi però fra oltre 300 imprese, sono ancora esposti all’utilizzo della ”paga globale”, a pagamenti non sempre regolari e a pressioni nel caso in cui si vada verso una sindacalizzazione. Sono questi alcuni dei dati raccolti dalla Fiom-Cgil che li porterà al tavolo del Protocollo di trasparenza per gli appalti Fincantieri convocato dal prefetto di Gorizia Maria Augusta Marrosu per mercoledì prossimo, dopo che l’incontro fissato per oggi è saltato proprio per l’indisponibilità dell’organizzazione il cui segretario provinciale Thomas Casotto è impegnato a Roma sulla vicenda dell’integrativo Fincantieri.
«La casistica è stata raccolta dai nostri sportelli – spiega proprio Casotto -, di cui uno attivo anche all’interno dello stabilimento, e davvero non è scarna». Al di là di quanto emerso in questi mesi, grazie ai controlli effettuati sia dalla Guardia di finanza sia dall’Ispettorato del lavoro, la Fiom ritiene di dover portare al tavolo alcune situazioni ”anomale” e che riguardano anche lavoratori stranieri. Il Protocollo di trasparenza è divenuto operativo alla fine del 2008 a oltre un anno dalla stipula dell’accordo, avvenuta proprio nello stabilimento, da parte della società navalmeccanica, prefettura, organizzazioni sindacali, Inps, Inail e Azienda sanitaria.
In base a quanto previsto dal protocollo, Fincantieri si è impegnata a provvedere «a fornire tempestiva informativa sulle imprese a qualsiasi titolo fornitrici di lavori, beni e servizi nello stabilimento di Monfalcone». In base al protocollo era programmata anche la costituzione di un gruppo di monitoraggio, coordinato dalla prefettura e composto da Direzione provinciale del lavoro, Inps, Inail, Servizio di prevenzione dell’Ass. Previsti pure «accertamenti tempestivi» sulle imprese segnalate in modo che sia possibile acquisire informazioni sugli effettivi rappresentanti delle imprese, consentire l’attività di controllo e il rispetto delle norme di sicurezza e della norme in materia previdenziale.
L’obiettivo del Protocollo di trasparenza era ed è però anche quello di permettere di «verificare la sussistenza di eventuali cointeressenze nella conduzione delle forniture di soggetti direttamente o indirettamente legati a fenomeni devianti». Inoltre il prefetto di Gorizia ha la facoltà di avvalersi del «gruppo ispettivo misto», previsto dal decreto ministeriale del 23 dicembre 1992, per le attività di accertamento e controllo finalizzate ad assicurare la trasparenza negli appalti della società.
Nel caso accertino delle irregolarità, gli enti sono tenuti a informare tempestivamente la prefettura per i conseguenti provvedimenti nei confronti delle imprese interessate.

Il Piccolo, 03 dicembre 2008 
 
ATTIVATO IL PROTOCOLLO DI TRASPARENZA SUGLI APPALTI  
Fincantieri, sotto controllo 600 ditte  
Soddisfazione moderata dei sindacati: «È stato sprecato un anno»
 
 
Il tavolo convocato dal prefetto Maria Augusta Marrosu lunedì a Gorizia ha di fatto attivato il Protocollo di trasparenza sugli appalti in Fincantieri, siglato all’inizio di novembre del 2007. C’è soddisfazione, quindi, da parte dei sindacati confederali e delle organizzazioni dei metalmeccanici, che a lungo avevano sollecitato la stipula del protocollo, ma anche rammarico, come sottolinea il segretario provinciale della Cgil, Paolo Liva. «La verità è che, alla fine, abbiamo perso un anno – afferma Liva -. I sindacati sono venuti a conoscenza che il protocollo non era stato in concreto attivato solo una decina di giorni fa, in occasione di un tavolo convocato sempre in prefettura, ma per discutere di sicurezza sul lavoro». I sindacati non negano che tutti gli enti ispettivi e tutti gli altri soggetti preposti, compresa Fincantieri, abbiano svolto con scrupolo i propri compiti. «Il protocollo è però uno strumento straordinario – aggiunge Liva -, creato per rispondere a una situazione straordinaria, e per un anno non abbiamo potuto utilizzarlo. Nel novembre del 2007 ci aspettavamo quindi fosse messo immediatamente in essere e di poter contare sul meccanismo in grado di consentirci di effettuare le segnalazioni di eventuali situazioni di irregolarità». Il tavolo di lunedì ha comunque messo in moto il protocollo e i sindacati possono contare su un referente in Prefettura. Inoltre il prefetto Marrosu ha avviato la costituzione del gruppo di monitoraggio misto previsto dall’accordo e di cui faranno parte rappresentanti degli enti ispettivi, Inps, Inail. «Potremo quindi effettuare le segnalazioni che abbiamo già pronte – afferma Liva – e riguardano a esempio alcuni casi di corresponsione della paga globale a lavoratori stranieri».
Il nodo della mancata attuazione del Protocollo di trasparenza era appunto emerso al tavolo convocato dal prefetto per fare il punto sulla situazione della sicurezza sul lavoro. Nell’incontro era inoltre emerso che Fincantieri non aveva trasmesso, come previsto, i dati relativi alle imprese dell’appalto all’Ufficio provinciale del lavoro. «Fincantieri ha posto rimedio, perché tutti i soggetti interessati hanno ricevuto prima della riunione di lunedì – afferma il segretario provinciale della Cgil – l’elenco delle 600 imprese che nel corso dell’anno hanno operato, anche per periodi di tempo limitati, all’interno dello stabilimento». In base a quanto previsto dal protocollo, Fincantieri deve provvedere appunto a «fornire tempestiva informativa sulle imprese a qualsiasi titolo fornitrici di lavori, beni e servizi nello stabilimento di Monfalcone».
Era prevista poi la costituzione del gruppo di monitoraggio, coordinato dalla prefettura e composto da Direzione provinciale del lavoro, Inps, Inail, Servizio di prevenzione dell’Ass. Il gruppo doveva funzionare e agirà da osservatorio sullo svolgimento delle verifiche di competenza e sugli accertamenti nell’ambito delle attività appaltate a terzi all’interno della Fincantieri. Gli enti coinvolti dovranno mettere in rete le proprie informazioni in modo da rendere efficace e veloce l’attività di accertamento. L’obiettivo doveva essere quello di permettere di «verificare la sussistenza di eventuali cointeressenze nella conduzione delle forniture di soggetti direttamente o indirettamente legati a fenomeni devianti». (la.bl.)

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