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Il Piccolo, 29 settembre 2010
 
MUFFA, UMIDITÀ, INFILTRAZIONI E CREPE AL PREZZO DI 500 EURO MENSILI 
A Panzano nel degrado le nuove case Ater scoppia la rabbia degli inquilini esasperati

Muffa, umidità, infiltrazioni d’acqua dai tetti oltre che da porte e finestre. Scale rotte e pericolose. E ancora: crepe e fessure sui muri maestri, fogne che non fanno defluire lo scarico d’acqua, travi marce, grondaie rotte, verande esterne al limite della sicurezza e materiale scadente di infissi e serramenti che non si chiudono. La lista è lunghissima. In più l’affitto è di 500 euro mensili, troppo alto per l’offerta. Esplode con forza la rabbia dei residenti delle case Ater di Panzano delle vie Predonzani, Firenze e Torino (tutte traverse di via Callisto Cosulich a quattro passi dal cantiere). Sono state consegnate da meno di quattro anni, ma presentano già evidenti segni di degrado e l’Ater non ha alcuna intenzione di intervenire. Le abitazioni, sostengono gli affittuari, non sono state costruite a regola d’arte perché realizzate con il massimo del risparmio e una mano d’opera non specializzata e, soprattutto, che costava poco.
La protesta è tale che i residenti convocheranno a breve il consiglio di quartiere. Vogliono andare per vie legali e fermare il disfacimento delle abitazioni: un patrimonio storico del rione e un simbolo della città che si è sviluppata attorno al cantiere. «A questo punto – afferma Alfio Pizzo – auspichiamo una commissione d’inchiesta che faccia luce su come è stato sperperato il denaro, per colpire i responsabili ed evitare che facciano altri danni. Ci stanno umiliando. Faremo sicuramente le nostre azioni, ma spero che venga aperta un’inchiesta da parte della magistratura». Marco Moratti, che abita a piano terra, dice che ogni volta che piove in abbondanza (come nei giorni scorsi) le fognature scoppiano. Si allaga tutto il giardino visto che le pendenze della pavimentazione sono al contrario (cioè non vanno verso la strada, ma vanno verso le case) e l’acqua piovana arriva fino a 30 centimetri sui muri esterni. Naturalmente attraverso le fessure sui muri l’acqua penetra nelle case provocando muffa e umidità che fanno staccare anche i parchetti. «La scorsa settimana – dice Moratti – con le piogge abbondanti dalle fogne sono fuoriusciti escrementi che hanno invaso tutto il giardino. Uno schifo». Eligio Garimberti, pur non essendo un architetto di professione, mostra le travi che sostengono la copertura della sua veranda che sono più corte di almeno dieci centimetri rispetto alla lunghezza. Quello che manca è sostituito da staffe fissate al muro maestro con viti da 8 millimetri. «Mi meraviglio – osserva incredulo – come ci sia l’abitabilità. Comunque, con una piccola scossa di terremoto è certo che crollerà tutto. Ho già chiesto di andar via».
Ciro Vitiello

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Il Piccolo, 03 gennaio 2010
 
L’AZIENDA HA COMUNICATO UFFICIALMENTE IL RICORSO ALLA CIGO A SINDACATI NAZIONALI E ASSINDUSTRIA DI GORIZIA 
Fincantieri, da febbraio ”cassa” per 450 
Interessato dal provvedimento un quarto dei dipendenti dello stabilimento di Panzano

di LAURA BORSANI

Cassa integrazione ordinaria per 13 settimane a partire dal primo febbraio. Il provvedimento interesserà, con modalità progressiva, fino a un massimo di 450 lavoratori diretti dello stabilimento di Panzano che attualmente conta 1700 dipendenti. Una quantificazione che l’azienda ha definito ”di contenimento”, rispetto all’iniziale previsione di 500 maestranze. In questi termini è stata comunicata, nei giorni scorsi, l’apertura del procedimento in ordine agli ammortizzatori sociali da parte di Fincantieri, all’Assindustria di Gorizia e alle segreterie nazionali dei sindacati. A questo primo passo, è stato spiegato, faranno seguito gli incontri con le parti sociali. L’azienda, infatti, ha informato le Rappresentanze sindacali di stabilimento, Fiom, Fim, Uilm, Failms-Cisal e Ugl, circa la necessità di avvalersi della Cigo a seguito della contrazione dell’attività produttiva dovuta alla mancanza di commesse. Si attende ora la data della consultazione. Come preannunciato dai vertici aziendali, la recente consegna Carnival per la realizzazione di una maxi-passeggeri ripetuta, gemella della Dream, non può colmare lo scarto derivato dalla discontinuità produttiva venutosi a creare per la prolungata assenza di nuove commesse.
La decisione comunicata da Fincantieri non ha colto di sorpresa i sindacati: «La notizia della procedura per la Cigo – ha osservato Moreno Luxic, della Fiom di stabilimento – era nell’aria. Ne abbiamo avuto la conferma ufficiale e ne prendiamo atto. Come prendiamo atto che è necessario gestire al meglio, in sede di tavolo di confronto, questa delicata fase. Ci impegneremo a fondo. Che il vuoto produttivo fosse sotto gli occhi di tutti era un dato assodato, ma adesso, in virtù della nuova commessa, possiamo valutare anche i termini temporali di questa criticità». Criticità, peraltro, ha fatto notare Luxic, messa in conto attraverso le dimissioni dei rappresentanti di Fim e Fiom in seno alle Rsu, avvenute a inizio dicembre: «Abbiamo deciso di anticipare le elezioni previste a marzo – ha spiegato il sindacalista – perchè vogliamo la legittimazione diretta dei lavoratori dando loro la possibilità di scegliere i propri rappresentanti per gestire questa fase di emergenza». Luxic ha altresì sottolineato: «La direzione di Fincantieri ci ha assicurato che, a parità di mansione, si cercherà di favorire il ricorso alla mobilità interna nello stabilimento delle maestranze interessate dagli scarichi di lavoro. Saremo vigili facendo tesoro di quanto garantito».
La Failms-Cisal, con il segretario provinciale Fabrizio Ballaben, chiama in causa la «trasparenza e il rispetto del diritto dei lavoratori alla conoscenza delle realtà aziendali. Avendo esperito tutte le formalità previste dalla legge in materia e dalle norme contrattuali vigenti – ha detto Ballaben -, attendiamo da Confindustria di Gorizia la convocazione di un tavolo ufficiale con Fincantieri per conoscere le cause di sospensione del lavoro, l’entità e la durata prevedibile, nonchè il numero dei lavoratori interessati». Fa poi riferimento alla «concomitanza con le elezioni del rinnovo Rsu in Fincantieri» e ai «criteri di attribuzione di ”premi ad personam” distribuiti unitamente alla tredicesima».
Il problema riguarda anche l’indotto, attualmente di circa 2.500-3mila unità, e le possibili ripercussioni sociali. «C’è preoccupazione, ma anche massima attenzione», ha evidenziato Luxic. Le cifre non sono quantificabili, neppure da parte dell’azienda. Che ricorda, tuttavia, come, grazie al recente tavolo governativo, presso il ministero dello Sviluppo Economico, dedicato alla cantieristica navale, è stata disposta la cassa integrazione in deroga applicabile agli stabilimenti nazionali. E in prospettiva anche per il sito di Panzano.
 
Il Piccolo, 03 gennaio 2010
 
IL MESE PROSSIMO PROVE IN MARE PER AZURA 
Martedì il varo della Queen Elizabeth

La pausa delle festività di fine anno è stata ridotta ai minimi termini nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone a causa delle importanti scadenze produttive in programma per i prossimi giorni. Il varo tecnico della Queen Elizabeth, commissionata da Cunard Line, altro brand del gruppo Carnival, è confermato per martedì, come pure l’uscita dal bacino, fissata invece per sabato. A causa del rinvio delle prove a mare della Azura P&O, provocato da un problema ai generatori, la Queen Elizabeth, 92mila tonnellate di stazza lorda per 294 metri di lunghezza, sarà posizionata in Riva D, cioé alla banchina dello stabilimento di Panzano antistante il porto di Monfalcone. L’unità, che potrà ospitare nelle sue 1.046 cabine più di 2.500 ospiti assistiti da 1.097 componenti dell’equipaggio e sarà una delle più grandi navi panamax, cioè in grado di transitare attraverso il canale di Panama, sarà consegnata all’inizio dell’autunno. Il viaggio inaugurale salperà il 12 ottobre da Southampton alla volta delle Canarie. Il 12 gennaio sarà impostato regolarmente in bacino il primo blocco della Carnival Magic, gemella della Dream, quindi un nuovo colosso da 130mila tonnellate di stazza lorda per 306 metri di lunghezza. I problemi ai generatori dell’Azura si sono invece rivelati più gravi del previsto. La passeggeri, 116mila tonnellate di stazza lorda, effettuerà le prove in mare appena nella seconda metà di febbraio, ma il rinvio, assicura Fincantieri, non avrà alcuna ripercussione sul termine concordato per la consegna dell’unità. L’Azura lascerà Monfalcone, direzione Southampton, tra fine marzo e inizio aprile. La passeggeri avrebbe dovuto lasciare la banchina dello stabilimento di Panzano subito dopo Natale, il 28 dicembre, per poi entrare nel bacino dell’arsenale San Marco di Trieste per le operazioni di carenaggio. (la. bl.)

Messaggero Veneto, 03 gennaio 2010
 
Fincantieri, polemiche sui premi di produzione

MONFALCONE. Nell’anno appena iniziato, Fincantieri, come già annunciato, dovrà utilizzare la cassa integrazione per un massimo di 450 dipendenti per 13 settimane. La notizia ha assunto veste ufficiale lo scorso 29 dicembre, quando l’azienda ha comunicato tale decisione ai sindacati, Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil, Ugl e Failms Cisal.
Secondo quanto annunciato dall’azienda, e poi anche dalla Confindustria di Gorizia, il provvedimento si rende necessario a seguito della contrazione dell’attività produttiva determinata dalla mancanza di commesse. Una comunicazione a cui la Failms ha risposto chiedendo, sia alla Confindustria di Gorizia sia a Fincantieri, un esame congiunto per ricevere informazioni, dati, informazioni e notizie in merito all’intervento alla cassa integrazione, così come previsto dall’articolo 5 della Legge 164 del 1975.
«Avendo esperito tutte le formalità prevista dalla legge in materia e dalle norme contrattuali vigenti – scrive il segretario provinciale della Failms, Fabrizio Ballaben – attendiamo da parte di Confindustria di Gorizia la convocazione in un tavolo ufficiale con Fincantieri per conoscere le cause di sospensione del lavoro, l’entità e la durata prevedibile e il numero dei lavoratori interessati. È evidente che in quel tavolo Fincantieri dovrà anche spiegare come, di fronte a un momento di crisi economica aziendale, legittima il ricorso alla Cig, ma ci siano nuove assunzioni ed erogazioni di “premi ad personam”».
Ballaben, a nome della Failms, chiede infatti spiegazioni su assunzioni, nei primi giorni di dicembre, di «esponenti sindacali provenienti da organizzazioni sindacali confederali non ostili all’azienda, provenienti da altre realtà produttive e, guarda caso, in concomitanza con le elezioni del rinnovo Rsu in Fincantieri».
Chiede anche di capire come siano stati attribuiti premi natalizi «a pochi meritevoli e cosa qualifichi un dipendente come meritevole: forse sono tali coloro che per un anno non hanno mai dissentito o criticato la politica aziendale o non hanno mai fatto valere i propri diritti. Tutto ciò – dice – crea solamente divisioni e malcontenti e non favorirà certo gli obiettivi aziendali di produttività e partecipazione che all’Azienda stanno tanto a cuore. Il nostro concetto di meritocrazia non è certo quello dell’azienda: pensiamo, infatti, che i premi sarebbero dovuti andare a coloro che, pur criticamente, si sono dati da fare e hanno espresso la loro opinione e la loro prestazione per il miglioramento sia produttivo sia organizzativo».

Il Piccolo, 11 settembre 2009 
 
EMISSIONI ZERO GRAZIE A PANNELLI SOLARI E A UN IMPIANTO FOTOVOLTAICO  
Il nuovo pattinodromo rispettoso dell’ambiente
 
 
Il nuovo impianto per il pattinaggio in costruzione nell’area del complesso sportivo di via Cosulich a Panzano sarà a impatto pressoché zero quanto a emissioni in aria. Il pattinodromo, in costruzione con un investimento complessivo di 2,6 milioni di euro sostenuto dal Comune grazie ai contributi regionali ottenuti, sarà dotato di un impianto fotovoltaico della potenza di 20 chilowatt picco (unità di misura della potenza nominali degli impianti di questo genere) in grado di garantire la totale autonomia energetica in caso di un utilizzo normale della struttura. L’impianto fotovoltaico sarà inoltre affiancato da pannelli solari sufficienti a riscaldare 2mila litri d’acqua al giorno, oltre che da una nuova centrale termica. L’installazione dell’impianto fotovoltaico e quello solare-termico è stata resa possibile dal ribasso d’asta con cui si è conclusa la gara d’appalto che ha visto vincitrice la Fc impianti tecnologici di San Giorgio di Nogaro, che sta procedendo molto velocemente alla costruzione del pattinodromo, anche perché non ha di fatto interrotto i lavori ad agosto. La conclusione dei lavori è comunque fissata per l’inizio agosto 2010. La sezione pattinaggio dell’Ar Fincantieri, 70 atleti e molti risultati di prestigio a livello italiano ed europeo, potrà quindi entrare nella sua nuova casa per l’inizio della prossima stagione invernale, dopo anni di diaspora nelle palestre dei centri più o meno vicini: ancora quest’autunno-inverno i più piccoli dovranno allenarsi nelle palestre scolastiche cittadine, mentre gli atleti dell’agonismo utilizzeranno il nuovo impianto di Fiumicello. «Per la prossima stagione l’impianto sarà però finalmente pronto e adeguato alle esigenze della città», ha sottolineato ieri l’assessore allo Sport, Michele Luise, effettuando un sopralluogo nel cantiere di lavoro assieme ai tecnici comunali e ai rappresentanti della sezione pattinaggio dell’Ar Fincantieri per definire meglio l’opera rispetto le esigenze degli utilizzatori finali.
Realizzate le fondamenta della struttura principale, che avrà un’altezza di circa 7 metri e conterrà la pista di 20 metri per 40 e tribune con 150 posti a sedere, e di quelle di servizio, l’impresa conta di installare la copertura tra fine ottobre-inizio novembre per poi procedere con il resto delle lavorazioni. «Stiamo ragionando anche sulla possibilità di sistemare la fascia compresa tra il pattinodromo e via Bonavia – ha detto Luise – per ricavarne uno spazio per gli allenamenti dei piccoli del calcio dell’Ar Fincantieri, quando procederemo al rifacimento della pista di atletica del Cosulich». (la. bl.)

Il Piccolo, 14 agosto 2009 
 
L’ASSESSORE  
Via i tetti in eternit, la Provincia investe altri 116mila euro  
L’Amministrazione concorre a metà della spesa a carico dei privati 
«Il successo dell’iniziativa è nelle 330 richieste di rimozione fatte nell’Isontino»
 
 
di LUIGI TUREL

GORIZIA La Provincia rilancia sul programma di smaltimento di tettoie in eternit con un appalto da 116mila 666 euro. E si accolla il 50% dei costi mentre l’altra metà sarà a carico del privato che richiede l’intervento di rimozione delle coperture in cemento-amianto da abitazioni private come dai pollai o dai box-ripostiglio.
«Sull’amianto c’è poco da discutere, men che meno fare filosofia. Bisogna eliminare l’eternit perché è micidiale», rimarca l’assessore all’Ambiente Mara Cernic. Aggiunge: «E ogni promessa è un impegno per noi. Visto il successo della prima iniziativa, avevamo assicurato che nel bilancio della Provincia sarebbe stata inserita una nuova posta per un ulteriore lotto di eliminazioni dell’eternit. E così ecco altri 116mila euro che, con la quota che spetta ai privati, sommerà a 232mila euro per la ”rottamazione” dell’eternit. Non solo. Vedremo di reperire altre risorse quando faremo le variazioni al bilancio, servono molti più soldi visto il boom di richieste che non abbiamo potuto soddisfare con il primo appalto. E già mi immagino un’altra lista d’attesa di coloro che non saranno esauditi anche con questo secondo appalto».
La Provincia, dunque, continua a fare da battistrada alle amministrazioni pubbliche concorrendo alle spese sostenute dai privati. Di più. Evita ai cittadini anche di fare la spola tra uffici, Azienda sanitaria compresa, con il rompicapo della rimozione delle tettoie in fibra di cemento e amianto: a tutto penserà l’impresa che si aggiudicherà l’appalto. L’unico compito che spetterà a chi chiede l’intervento è quello – del resto è già stato rodato con l’appalto di due anni fa – di contattare la ditta e concordare il sopralluogo.
Sono sei le tipologie di interventi ammessi (sono riportate a fianco assieme al prezzo base sul quale i concorrenti all’appalto dovranno fare il ribasso). Rispetto al primo lotto, c’è una novità che amplia le possibilità di eliminare le lastre in eternit: anche quelle che un tempo erano tettoie e che, smantellate «fai da te» dal privato, sono rimaste accatastate a terra in qualche angolo del giardino di casa.
«Per fortuna, qualcuno ha avuto giudizio dopo aver tolto da solo la tettoia del pollaio o del ripostiglio. Voglio dire che quel cittadino ha avuto almeno la coscienza di non abbandonare l’eternit nei boschi, disseminando amianto tra Carso e Collio, per non scordare affatto i casi di alvei di torrenti e fiumi trasformati in discarica. Questa volta abbiamo ampliato le possibilità di smaltimento per poter accogliere anche le richieste di rimozione delle coperture lasciate a terra», rimarca ancora l’assessore Mara Cernic.
Sulle nuove domande, avranno la precedenza quelle rimaste inevase. Già perché nel 2008 era stato polverizzato il budget di 100mila euro accantonato dalla Provincia: ben 330 le domande di intervento a riprova del successo dell’iniziativa dell’Amministrazione presieduta da Enrico Gherghetta. A metà maggio di quest’anno la Edilanzutti di Remanzacco che si era aggiudicata l’appalto aveva soddisfatto 131 richieste (gli interventi fatturati in realtà erano 141 in quanto in un caso la domanda era cumulativa per un garage in un condominio a Monfalcone). Complessivamente – ma gli interventi sono ancora da esaurire – erano stati rimossi 3mila 795 metri quadrati di tettoie in cemento-amianto poi smaltiti in una discarica in Austria.

Il Piccolo, 09 novembre 2009 
 
DOSSIER DI LEGAMBIENTE 
Ancora troppo amianto a Monfalcone  
Solo a Panzano ci sono distese di eternit. Oggi vertice sulla tutela dei lavoratori
  
 
Liberi dall’amianto. Lo torna a chiedere con forza Legambiente con un dossier da cui emergono con evidenza i ritardi nelle bonifiche dei siti nazionali, i drammatici effetti sulla salute e l’urgenza di rendere l’Italia un Paese più sicuro. Nel convegno tenuto venerdì a Torino si è parlato quindi soprattutto della situazione dei siti in cui l’amianto si prelevava e si lavorava come materia prima, quindi la cava a cielo aperto di Balangero o lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato. Senza scordare però che l’amianto è anche quello miscelato con il cemento nella classica ondulina dei tetti e nelle tamponature degli edifici industriali o domestici realizzati negli anni ’70 e ’80 e presente diffusamente anche a Monfalcone, soprattutto a Panzano, dove sono stati censiti 120 metri quadri di coperture in eternit. Il dossier di Legambiente inoltre non scorda l’impiego dell’amianto nella cantieristica navale, “dove le proprietà isolanti e l’alta resistenza del minerale fibroso sono state sfruttate per la produzione di una grande quantità di materiali e manufatti vari, impiegati in questo settore». Tra tutti spiccano, come ricorda l’associazione ambientalista, “i cantieri di Monfalcone, Trieste e Taranto”.
«Il problema di Monfalcone ora purtroppo è quello di pagare le conseguenze del massiccio impiego del minerale nel suo cantiere navale – afferma il responsabile locale di Legambiente, Michele Tonzar -. C’è per questo ancora una diffusa presenza di enternit nel territorio, che costituisce un pericolo, anche se inferiore a quello rappresentato dall’amianto friabile usato nelle coibentazioni navali». Le coperture in eternit, comunque, ricorda Tonzar, non rappresentano un rischio se rimangono integre e quindi vanno rimosse.
«Quanto sta facendo la Provincia, stanziando dei finanziamenti in grado di aiutare i cittadini a procedere alla bonifica, va bene – aggiunge Tonzar -. Ci rendiamo purtroppo conto che in questo momento di crisi risorse aggiuntive non saranno dirottate su questo fronte, ma su altri, più urgenti. Sarebbe importante in ogni caso che i privati segnalino le situazioni più rischiose».
Intanto oggi, dalle 9, all’Europalace Monfalcone di via Cosulich la Cgil parlerà del diritto alla tutela per gli esposti all’amianto. I lavori del seminario saranno introdotti dal segretario generale della Cgil di Gorizia, Paolo Liva.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 10 novembre 2009 
 
Amianto, sportello Inca attivato in via Ponchielli 
 
MONFALCONE. La tutela individuale del danno differenziale, cioè della quota di danno non indennizzato dall’Inail, che ha lo scopo di agevolare tutti i lavoratori danneggiati o le famiglie dei lavoratori deceduti e di favorire il tema della diagnosi precoce delle malattie è stato il tema del seminario, organizzato dalla Cgil e svoltosi ieri a Monfalcone all’Europalace di via Cosulich. Un incontro che ancora una volta ha ricordato come Monfalcone e mandamento abbiano pagato e stiano pagando un pesante tributo in termini di vita umane per l’esposizione all’amianto.
È stato il segretario provinciale Cgil, Paolo Liva, a ricordare come da ieri sia attivo al 100% lo sportello Inca (in via Ponchielli, complesso Paciana), utile proprio per ottenere la tutela individuale del danno differenziale.
«Lo sportello è stato attivato per avvicinare le persone, con cui già si sono avuti contatti, per prospettare la possibilità di avviare le cause per ottenere il danno differenziale. Ben 130 tra lavoratori e famiglie sulle 150 contattate, hanno aderito e hanno dato mandato per avviare il procedimento, che sarà seguito dalla studio legale Moro di Padova», ha spiegato Liva, che ha parlato di “lavoro immane” visto che in archivio ci sono ben 3 mila nominativi di persone interessate all’esposizione.
Ha anche affermato come si sia deciso di partire anche con le cause per il riconoscimento dell’esposizione e dei diritti pensionistici a favore dei 70 lavoratori a cui mancavano solo pochi mesi per coprire il periodo di 10 anni necessario a ottenere il riconoscimento e ha annunciato che se si otterrà il risarcimento di parte civile, il sindacato utilizzerà quel denaro per avviare una fondazione che si occupi di ricerca e di tutela.
L’avvocato Giancarlo Moro ha detto che, data anche l’età degli imputati dei processi per omicidio colposo relativi ai decessi per amianto e vista la recente assoluzione per prescrizione del reato, i procedimenti penali rischino d’essere vicoli ciechi. «Senza dimenticare la penale, è opportuno forse usare la strada della causa civile. Il danno differenziale è legato al destino delle parti lese e quindi i termini del procedimento possono essere prorogati», ha detto, ricordando che a Venezia sono state vinte 13 cause e molte di più a Padova.
L’assessore provinciale Licia Morsolin ha ricordato che la Provincia ha avviato un tavolo permanente sui problemi da amianto, destina 100 mila euro l’anno per la bonifica dell’amianto e sostiene la realizzazione a Monfalcone del Centro regionale per le malattie asbesto-correlate.
Parlando a titolo personale, ha voluto poi indicare come «forse il sindacato abbia lasciato a margine i casi di donne esposte, sia quelle che lavoravano al cantiere, in mensa, sia le mogli e le madri che sono state contagiate lavando le tute dei loro uomini».
Nel corso del seminario è intervenuto anche il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che ha sottolineato l’aspetto emozionale di una vicenda «che fa rabbia, visto che le persone muoiono a causa del lavoro che hanno fatto per una vita. Gli esposti si sentono schierati al muro, condannati».
Sono intervenuti anche l’avvocato Luigi Genovese, il parlamentare del Pd Alessandro Maran e il presidente Inca nazionale, Franca Gasparri. (cr.vi.)

Il Piccolo, 10 novembre 2009 
 
RIBADITA LA NECESSITÀ DI UN CENTRO SANITARIO PER LE MALATTIE LEGATE ALL’ASBESTO  
Amianto, 130 domande di risarcimento  
Bilancio dello sportello aperto dalla Cgil per ottenere il ”danno differenziale” 
 
Sono circa 130 le famiglie colpite dal dramma dell’amianto e i lavoratori esposti del Monfalconese che hanno deciso di rivolgersi al giudice del Lavoro per tentare di ottenere il riconoscimento economico del ”danno differenziale”, vale a dire del risarcimento del danno subito a livello globale dalla persona a causa della malattia professionale, tolto in sostanza quanto erogato dall’Inail. A offrire l’opportunità di percorrere la strada risarcitoria, che si affianca a quella dei procedimenti penali e civili, è stata la Cgil attraverso il suo patronato Inca di via Ponchielli, dove ora funzionerà lo sportello attivato appositamente nell’estate.
«Continueremo a contattare ora i lavoratori e le famiglie che possono avere accesso al riconoscimento del danno differenziale. E sono migliaia», ha annunciato il segretario provinciale della Cgil Paolo Liva ieri nel seminario organizzato all’Europalace. «Avvieremo però anche cause di lavoro per ottenere il riconoscimento dell’esposizione e quindi dei benefici pensionistici connessi – ha aggiunto Liva – per la settantina di lavoratori di Fincantieri che non riescono a raggiungere la soglia minima dei 10 anni di esposizione, perchè l’Inail ha accertato un uso del minerale fino a fine 1988. I lavoratori sostengono invece che l’amianto in cantiere si impiegò fino alla messa al bando del materiale in Italia, cioè il 1992».
Il risarcimento che la Cgil potrebbe ottenere come parte civile nei processi penali per le morti d’amianto sarà invece utilizzato per creare una fondazione che si occupi di informazione, ricerca, sorveglianza sanitaria. Quella del riconoscimento del danno differenziale è un’esperienza ormai consolidata, come dimostrano le 13 cause vinte a Venezia da parte di lavoratori del cantiere di Marghera, come ha spiegato l’avvocato Giancarlo Moro, il cui studio di Padova collabora con la Cgil da tempo. «L’ambizione è di fornire una tutela adeguata a qualsiasi persona che porti le conseguenze dell’esposizione all’amianto, anche a Monfalcone», ha detto Moro.
L’assessore provinciale alle Politiche sociali, Licia Morsolin, che a lungo ha lavorato nella mensa del cantiere di Panzano, ha invitato a mettere sullo stesso piano i problemi delle donne entrate in contatto con l’amianto dentro e fuori lo stabilimento e ha rilanciato l’insediamento a Monfalcone di un centro di riferimento regionale per le malattie asbesto-correlate. Un fronte condiviso questo anche da Moreno Luxich, coordinatore Fiom-Cgil nella Rsu Fincantieri. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha ribadito, di fronte a una vicenda che provoca rabbia e dolore, la decisione del Comune di costituirsi parte civile, «non per un senso di vendetta, ma di giustizia sociale».
Laura Blasich

Il Piccolo, 19 novembre 2009 
 
Bonifica dell’amianto: dai privati 71 domande per smaltire 1500 chili 
 
Oltre millecinquecento metri quadrati di amianto da smaltire, con 71 richieste. Di cui, però, finora solo 15 sono state evase, permettendo di smaltire solo 472 metri quadrati, poco meno di un terzo del necessario. È questo il bilancio per il territorio di Monfalcone del Progetto di microraccolta di coperture contenenti cemento-amianto (eternit) organizzato dalla Provincia di Gorizia ai fini della bonifica delle coperture nello stesso materiale nocivo nella Provincia di Gorizia, per il quale sono stati stanziati, nel bilancio dell’amministrazione provinciale centomila euro. Monfalcone è la città che in tutta la provincia ha visto il maggior numero di richieste, 71 appunto, seguita da Gorizia con 57. Per quanto riguarda invece i metri quadri, Monfalcone arriva al secondo posto anche se per poco: Gorizia infatti si colloca al primo posto in provincia con 1652 metri quadrati.
Anche in questo caso, gli interventi eseguiti sono stati poco più di un terzo. Rimane quindi ancora molto lavoro da fare, come la stessa amministrazione provinciale ricorda. «Si evince che nel 2008 sono state soddisfatte poco più di un terzo delle domande complessivamente pervenute. Il progetto che sta continuando nel offrirà la possibilità di soddisfare anche la graduatoria esistente. Attraverso la nuova gara d’appalto infatti si assegnerà il nuovo incarico di servizio». La prima fase dello smaltimento era stata affidata alla ditta Edilanzutti, che ha provveduto alla trasmissione delle prime quattro fatture corrispondenti a circa l’80% dei fondi stanziati per il programma in parola. Attualmente si è in attesa dell’invio della documentazione relativa all’ultima tranche degli interventi finanziabili con i fondi stanziati nel 2008. In totale, in provincia sono state presentate 330 richieste di intervento di bonifica a beneficio, per un totale di contribuzione richiesto di euro 201.040. «Anche se parte delle richieste non sono ammissibili a beneficio e molte altre sono state oggetto di ritiro – spiega la stessa Provincia – appare evidente che i fondi stanziati non saranno sufficienti a soddisfare pienamente tutti gli interventi. La ditta Edilanzutti attraverso la relazione trasmessa alla Provincia di Gorizia a maggio del 2009 ha comunicato che i sopralluoghi eseguiti sono stati 202.

Il Piccolo, 13 luglio 2010
 
L’ASSESSORE BULLIAN: «NEL 2011 CI OCCUPEREMO DEL TETTO DELLA PALESTRA DI PIERIS» 
San Canzian, partono le bonifiche dell’eternit 
Assegnato ai privati un contributo di 600 euro per eliminare le coperture d’amianto

di LAURA BLASICH

SAN CANZIAN Sono già sei i privati che a San Canzian d’Isonzo smaltiranno delle coperture di eternit grazie al contributo a fondo perduto stanziato dal Comune per incentivare la bonifica dell’amianto nel proprio territorio.
Il budget a disposizione dell’ente locale non era enorme, ma ai cittadini veniva garantito un aiuto massimo di 600 euro, assegnato però a fondo perduto. Il contributo dovrebbe comunque essere sufficiente a consentire lo smaltimento di coperture in eternit di non grandi dimensioni, ancora sparse nel territorio comunale. «In effetti questo è il problema, perché le grandi superfici sono state bonificate o sono in via di rimozione – spiega il consigliere comunale con delega all’amianto Enrico Bullian -. Tenuto conto che il Comune interverrà il prossimo anno per eliminare il tetto in eternit della palestra di Pieris». L’intenzione è quindi quella di riproporre il bando anche il prossimo anno, sempre in attesa che riprenda l’intervento della Provincia, che lo scorso anno aveva indetto l’appalto per l’assegnazione del servizio di rimozione e smaltimento delle coperture di cemento amianto, coperto da un budget di 116mila euro. Nel caso fosse stato presentato un numero maggiore di domande da parte dell’amministrazione di San Canzian c’era comunque l’impegno a cercare di integrare i fondi disponibili per quest’anno.
L’erogazione del contributo ai privati avverrà in ogni caso solo in seguito alla presentazione di regolare fattura di una ditta qualificata e certificata allo smaltimento di materiali contenenti amianto. In base al bando, la priorità sarebbe inoltre andata alle domande relative alle maggiori quantità di amianto da smaltire, a prescindere dalla data di presentazione delle richieste. L’erogazione dei contributi ai singoli proprietari avverrà poi con provvedimenti del responsabile del Servizio Urbanistica ed Edilizia privata del Comune, a seguito di verifica dell’esatto adempimento delle opere. Con questa azione il Comune di San Canzian spera di eliminare o di ridurre gli abbandoni di coperture in amianto-cemento che ancora si verificano. È quanto è accaduto fra l’altro proprio alla vigilia della pubblicazione del bando per l’assegnazione dei fondi ai privati.

Il Piccolo, 20 luglio 2009 
 
DIFFICILE PER I PRIVATI L’ACCESSO AI CONTRIBUTI REGIONALI  
Manutenzioni frenate dalla burocrazia Protestano i residenti di Panzano
 
 
Una burocrazia farraginosa rischia di complicare non poco la vita delle famiglie che abitano a Panzano e che si trovano alle prese con banali lavori di risistemazione dei propri alloggi o con il recupero degli immobili, che sono tutelati dalla Sovrintendenza. Lo afferma il direttivo dell’Associazione per Panzano: «L’impianto della legge regionale 28 del 1995, relativa alla riqualificazione del nostro rione, prevedeva il rilancio edilizio dell’area attraverso il finanziamento ai privati. A oggi l’accesso a tali finanziamenti si è dimostrato insufficiente e farraginoso. Ci sono voluti 10 anni per prevedere un contributo a fondo perduto, stanziato appena qualche mese fa, che ammonta complessivamente a 450mila euro. Una cifra da scaglionare nell’arco del triennio 2009/2011. Ma a tutt’oggi mancano norme e modalità d’accesso ai fondi». L’una tantum, annunciata dall’amministrazione, arriva fino a 10mila euro. Non è solo l’aspetto economico, tuttavia, a preoccupare l’associazione: «Le norme di attuazione del Piano di recupero, varate nel 1998, hanno di fatto completamente ingessato il recupero degli immobili da parte dei privati. A seguito delle numerose proteste, nel 2006, il Comune aveva quindi affidato ai propri funzionari l’incarico di provvedere ad alcune varianti, per migliorare l’assetto normativo. Ma, a quanto pare, nulla è stato fatto da allora e tutto è fermo. Vorremo sapere a che punto stanno le famose varianti e quando saranno operative». Il risultato finale di queste impasse si traduce in una serie di piccoli grattacapi per le famiglie. Infatti, come riferisce il comitato, per cambiare gli infissi o ritinteggiare un muro scrostato occorre spesso «compilare pile e pile di documenti con estrema pignoleria». «E alla fine – sottolinea l’associazione – la maggior parte delle persone, spesso anziane, desiste oppure effettua riparazioni in maniera abusiva». Le procedure burocratiche, ritenute dal comitato elefantiache, rappresentano un grosso ostacolo per quelle che sono le normali esigenze di una famiglia residente in una casa ch’è stata costruita diversi decenni prima. E come tutte le residenze datate che si rispettino necessitano di manutenzione. Anche perché, come rileva il comitato, «le multe in cui possono incappare i cittadini del quartiere per delle sistemazioni abusive sono piuttosto pesanti». “C’è chi – aggiunge il direttivo – si è visto costretto a pagare anche 2mila euro di multa».sanzione. Ogni sistemazione delle abitazioni deve infatti osservare determinati requisiti, relativi per esempio alle colore delle tinteggiature o alla natura dei materiali nel rispetto dell’originario stile architettonico, pena un verbale».
Tiziana Carpinelli

Il Piccolo, 20 ottobre 2009 
 
Contributi di 10mila euro per rifare le recinzioni  
Illustrate le linee guida del piano per il recupero del quartiere di Panzano
 
 
Il quartiere operaio di Panzano va verso un nuovo piano di recupero per tentare di coniugare meglio che in passato valorizzazione della memoria storica e architettonica ed esigenza dei privati di adeguare abitazioni nate per la vita di cent’anni fa. Le linee guida del nuovo strumento urbanistico, all’esame ieri della commissione per la Programmazione territoriale economica e in un prossimo futuro del Consiglio, propongono innanzitutto dei progetti-tipo, a seconda delle caratteristiche degli edifici coinvolti (dagli ”ottoalloggi” alle bifamiliari dell’epoca).
«L’intenzione è da un lato di salvaguardare ciò che resta della fisionomia delle case operaie, estendendo un’immagine unitaria del rione – ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo -, e dall’altro di semplificare la vita ai privati, dando loro la certezza di ciò che si può e non si può fare».
L’amministrazione propone quindi anche quattro soluzioni per la sostituzione dei cancelli, dà indicazioni sull’uso del legno per le persiane e pensa di consentire, per quel che riguarda le pertinenze, un solo manufatto, di 30 metri quadri di superficie nel caso delle ville e di 18 metri quadri nel caso delle case operaie. Per una salvaguardia il più possibile integrale del rione, la parte senz’altro meglio conservata di Monfalcone, vale comunque la pena di spendersi, secondo il capogruppo di Città Comune, Maurizio Volpato, che ha chiesto di affrontare di petto anche il problema dell’invasione del traffico.
«La motorizzazione di massa è l’elemento più estraneo al rione – ha sottolineato Volpato – e quindi si deve ragionare sulla creazione di Ztl, ma anche parcheggi comuni in grado di levare le automobili dalle strade». Volpato ha chiesto di eliminare quanta più discrezionalità possibile nella realizzazione degli interventi da parte dei privati così da arrivare a un’immagine forte di recupero, funzionale anche a un’attrattiva turistica del quartiere legata a percorsi sull’archeologia industriale. «L’obiettivo è questo», ha risposto Schiavo, ricordando gli interventi finora realizzati sul fronte della creazione di spazi per la sosta e per l’aggregazione (la nuova isola pedonale di via Pisani). Il Comune conta inoltre di pubblicare a breve il bando per la concessione di contributi una tantum a fondo perduto fino a 10mila euro ai residenti. A disposizione ci saranno in totale 200mila euro e l’amministrazione spera che la misura contribuisca a favorire la ricostruzione delle recinzioni, le cui attuali pessime condizioni non contribuiscono a dare un’immagine del rione più vicina all’originale.
Laura Blasich

Il Piccolo, 13 novembre 2009
 
CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO DEL COMUNE AI RESIDENTI DI PANZANO 
Diecimila euro a chi rinnova la recinzione 
L’intervento economico serve a favorire un omogeneo recupero del quartiere operaio

Rifacimento dei serramenti e delle recinzioni, il Comune vara un contributo a fondo perduto di 10mila euro per la case di Panzano. «Si tratta di un problema annoso – spiega l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo – perchè finora i lavori di restauro e di rifacimento del rione finora non hanno potuto riguardare né i serramenti né le recinzioni, che quindi costituivano una problematica piuttosto seria per le condizioni del rione». Per ottenere la possibilità di destinare al recupero delle strutture un contributo ad hoc, quindi, si è dovuto attendere la modifica della normativa regionale. «Il bando è stato predisposto e sarà emanato a giorni – spiega Schiavo – e come criteri prevede una quota fissa di contributo per ogni metro lineare di recinzione e ogni serramento, così da evitare trafile lunghe e complesse con tanto di presentazione di preventivi e così via. Si creerà invece un legame diretto tra lavoro e contributo». A tale scopo, il Comune ha previsto un fondo di 200mila euro, che consentirà di dare risposta a una ventina di domande. Il bando dovrebbe avere come effetto un miglioramento dell’estetica del rione, vista la formula che dovrebbe incentivare la sostituzione delle recinzioni esterne, che finora non sono mai state toccate vanificando, di fatto, i lavori di restauro del resto delle abitazioni. Per il recupero del rione di Panzano sono stati investiti finora 34 milioni di euro, inclusi gli interventi sul campo sportivo Cosulich, le ristrutturazioni del Contratto di quartiere e l’acquisto dell’ex albergo impiegati.
Per completare l’operazione, stando alle stime dell’amministrazione, servirebbero altri 21 milioni tra sistemazione di strade e reti tecnologiche, interventi di manutenzione sugli alloggi di proprietà comunale, concessione di anticipazioni ai privati per acquisti o risistemazione di edifici e interventi su edifici, attrezzature e impianti di interesse pubblico. Per il triennio 2009-2011 è comunque previsto un investimento complessivo di due milioni di euro per dare seguito alla riqualificazione del rione L’importo tiene conto della disponibilità residua a fine 2008, vale a dire 725mila euro, e delle effettive disponibilità derivanti dai rientri dalle anticipazioni erogate negli anni precedenti e delle entrate ipotetiche. Con questi fondi saranno realizzate le nuove urbanizzazioni primarie che andranno a sommarsi a quelle realizzate finora e per le quali l’ente ha investito 6,9 milioni di euro. (e.o.)

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