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Messaggero Veneto, 08 settembre 2009 
 
Incontro con Casson stamane in piazza 
 
MONFALCONE. Piazza della Repubblica ospiterà, stamane alle 11, un incontro-dibattito con il senatore Felice Casson, candidato al ruolo di segretario regionale del Pd del Veneto per la mozione Marino. L’incontro, aperto al pubblico, servirà per parlare di giustizia e libertà d’informazione, ma diversi potrebbero essere gli argomenti di discussione soprattutto riguardo ai temi d’attualità. Sarà presente all’incontro la candidata alle segreteria regionale Pd Maria Cristina Carloni, che pure sostiene a livello nazionale la Mozione Marino. Un’occasione, dunque, per conoscere i due candidati e capire il valore della “terza mozione” anche in ambito regionale, in attesa delle primarie del Pd. Felice Casson è un magistrato e politico italiano, inoltre è consigliere comunale a Venezia. In magistratura il suo lavoro più noto è relativo allo smascheramento dell’Operazione Gladio, una struttura segreta paramilitare. Ha lasciato la magistratura nel 2005 per candidarsi sindaco di Venezia. Dopo le elezioni politiche del 2006, è stato eletto senatore nelle file dei Democratici di Sinistra e assieme assieme al Malabarba ha presentato un “Disegno di legge concernente le Disposizioni a favore dei lavoratori e dei cittadini esposti ed ex esposti all’amianto e dei loro familiari”, nonché delega al governo per l’adozione del testo unico in materia di esposizione all’amianto. Per primo raccolse la denuncia degli operai di Porto Marghera.

Il Piccolo, 08 settembre 2009 
 
OGGI A SELZ  
Esposti all’amianto Incontro con Casson
  
 
RONCHI Rischi amianto, come tutelare gli esposti. Questo il tema della terza festa regionale di Libertà Fvg, il periodico dello Spi Cgil regionale. Ospite d’onore della manifestazione, che si terrà domani mattina a Ronchi, nell’area festeggiamenti di Selz, sarà l’ex magistrato Felice Casson, senatore del Pd e primo firmatario del disegno di legge per la tutela degli esposti all’amianto. La giornata si aprirà alle 9.30 con un dibattito introdotto da Gio Batta Degano, segretario regionale del sindacato pensionati Cgil. Seguiranno gli interventi di Vittorio Franco, vicepresidente della commissione regionale Fvg sull’amianto, di Mario Riccieri dello Spi nazionale e di Giuliana Pigozzo, della segreteria regionale Cgil. Il programma proseguirà con un concerto della banda di Cervignano e con la premiazione dei volontari Spi più attivi nella distribuzione del giornale.

Il Piccolo, 09 settembre 2009 
 
Casson: pochi magistrati per i processi-amianto  
L’ex pubblico ministero a Monfalcone: «Serve un pool di esperti in Tribunale a Gorizia»
 
 
«Questa regione, in particolare la provincia di Gorizia, soffre di una grave carenza di magistrati. Ne parlai con l’allora procuratore generale di Trieste, Beniamino Deidda. In Senato ho sollecitato il ministro della Giustizia a intervenire con l’adeguamento degli organici. Sono stato anche primo firmatario di un emendamento finalizzato a inserire i processi sulle malattie professionali e gli infortuni sul lavoro tra le priorità degli uffici giudiziari». Il senatore Felice Casson, magistrato di punta in fatto di processi sulle ”morti bianche” e sulla sicurezza sul lavoro, non lo ha sottaciuto, ieri, a margine della visita in città, dove, in piazza della Repubblica, ha incontrato i cittadini per sviscerare i programmi sostenuti dalla mozione-Marino, per la quale, nell’ambito del congresso nazionale del Pd previsto il 25 ottobre, è candidato alla segreteria regionale in Veneto, assieme alla candidata alla segreteria regionale del Friuli Venezia Giulia, Maria Cristina Carloni. I due candidati hanno offerto puntuali risposte. Nel segno della chiarezza della linea politica («nella candidatura Marino vi è un’apertura mentale più ampia, che non si limita al tema della laicità»), della «tutela degli spazi di libertà, dello Stato sociale e dei diritti previsti dalla Carta Costituzionale, soprattutto a salvaguardia dei lavoratori, che il Governo Berlusconi sta destrutturando». Sul testamento biologico, Carloni ha annunciato che si batterà «perchè, dove c’è richiesta, siano strutturati i Registri in cui raccogliere le dichiarazioni anticipate di fine vita espresse dai cittadini». Casson era reduce da un confronto con i sindacati regionali dello Spi-Cgil, a Selz, durante il quale ha approfondito le problematiche del lavoro, della sicurezza, illustrando il disegno di legge ripresentato e ora in Commissione lavoro, sulle disposizioni a favore dei lavoratori e dei cittadini esposti ed ex esposti all’amianto. Intanto a proposito di amianto e processi, ha osservato: «I processi sono lunghi e difficili da gestire. Presuppongono un’adeguata squadra inquirente, non solo in ordine ai magistrati, ma anche al personale di Polizia giudiziaria e ai consulenti tecnici. Per i miei processi, conclusi con la condanna di dirigenti Fincantieri in parte anche coinvolti nei procedimenti in corso a Gorizia, mi sono avvalso di un buon pool». Il Tribunale di Gorizia, dunque, ”in sofferenza”? «A mio avviso – ha dichiarato -, serve una riorganizzazione del lavoro e dell’organico in forza all’Ufficio giudiziario». E il rischio-prescrizioni? «C’è sempre questo rischio. I tempi sono troppo brevi per la complessità di questi processi, ulteriormente ridotti dal Governo Berlusconi. Con Deidda qualcosa s’è mosso. Va tenuta alta l’attenzione sul problema. È una vera emergenza, che deve ancora vedere il picco nel 2020». Significativi gli obiettivi del disegno di legge. Come l’entrata in funzione del Fondo per le vittime e i benefici Inps per gli esposti-amianto, «fondo – ha detto Casson – bloccato da oltre un anno. Ho sollecitato il ministro Sacconi, senza avere risposte in tal senso. I soldi ci sono, 30 milioni di euro, per iniziare». Altro obiettivo, il completamento del censimento delle zone a rischio (immobili, naviglio militare e civile, territori, discariche) ai fini della bonifica, per la quale sono previsti fondi pubblici e incentivi fiscali ai privati. Infine, la sorveglianza sanitaria costante e gratuita per gli esposti all’amianto, unitamente al sostegno della ricerca scientifica sulla devastante patologia e sull’inertizzazione del minerale. (la. bo.)

Messaggero Veneto, 10 settembre 2009 
 
Pd, Casson e Carloni a Monfalcone: «Noi con Marino gli unici credibili, affidabili e liberi da condizionamenti» 
 
MONFALCONE. La credibilità e l’affidabilità della candidatura di Ignazio Marino a segretario del Pd e della sua mozione sono stati gli argomenti principali affrontati nel breve ma intenso incontro che il senatore Felice Casson, candidato alla segretaria regionale del Pd in Veneto, e Maria Cristina Carloni, candidata alla segreteria regionale Pd in Friuli Venezia Giulia, hanno tenuto ieri in piazza della Repubblica a Monfalcone.
Un incontro, come detto, che è servito ai due candidati per ribadire che «le persone che aderiscono alla mozione Marino sono persone credibili, affidabili, liberi da condizionamenti». Casson ha sottolineato, come peraltro fatto in altre occasioni, che nella candidatura Marino vi è un’apertura mentale più ampia, che non si limita al tema della laicità e aiuta a ragionare diversamente e con maggiore apertura. «Io porto il mio contributo sui temi che conosco meglio: sicurezza, giustizia, sicurezza sul lavoro», ha detto il senatore Casson, non dimenticando di evidenziare «la collocazione europea del Friuli Venezia Giulia», terra di confine che è divenuta cuore dell’Europa. Si è parlato anche di sicurezza del e nel lavoro, anche in considerazione dell’impegno di Felice Casson nell’ambito della tutela degli esposti all’amianto.
Casson è il primo firmatario del «Disegno di legge concernente le Disposizioni a favore dei lavoratori e dei cittadini esposti ed ex esposti all’amianto e dei loro familiari, nonché delega al governo per l’adozione del testo unico in materia di esposizione all’amianto», disegno di legge, già presentato nella passata legislatura e ripresentato al Senato nella Giornata mondiale delle vittime dell’amianto e che stamattina è stato anche argomento di confronto nel corso della terza festa regionale di Libertà Fvg (il periodico edito dallo Spi-Cgil regionale) che si è tenuta nell’area delle feste di Selz, a Ronchi dei Legionari.
Maria Cristina Carloni ha invece voluto toccare il delicato tema del testamento biologico: «Come futuro segretario regionale del Pd – si è impegnata – mi batterò perché, dove c’è richiesta, siano strutturati i registri in cui raccogliere e conservare le dichiarazioni anticipate di fine vita espresse dai cittadini, più comunemente note come testamento biologico. Mi batterò perché questo avvenga il prima possibile». Maria Cristina Carloni ha evidenziato come il cittadino abbia la necessità di essere accompagnato in ogni percorso sanitario, anche verso la fine della vita, ma «voglia decidere con responsabilità e consapevolezza. Il testamento biologico, detto anche “direttive personali di fine vita”, è uno strumento di libere scelte consapevoli e responsabili che attengono ai diritti individuali dei cittadini, meno ai sudditi. Gli esempi concreti e facilmente perseguibili come il Registro istituito dal Comune di Roma e in Regione i dibattiti iniziali svoltisi nei consigli comunali di Ronchi dei Legionari, Gorizia e Udine sulla possibilità di istituirli, ci dicono che il Pd è un partito laico e concreto. Per quanto mi riguarda – ha concluso –, non posso che auspicare che i Registri si strutturino dove c’è richiesta e che possano essere fruibili grazie alla rete informatica regionale». (c.vis.)

Il Piccolo, 26 giugno 2008 

L’INCHIESTA SUI LAVORI DI RIQUALIFICAZIONE  
Piazza, la Procura indaga sugli appalti  
Il sindaco Pizzolitto: «Indagine doverosa di fronte a una denuncia. Ma sono tranquillo»
 
  
La Guardia di finanza indaga a tutto campo sui lavori per la riqualificazione di Piazza della Repubblica. La Procura di Gorizia ha aperto un fascicolo sulla realizzazione dell’opera, iniziata a fine agosto 2005 e conclusasi oltre un anno dopo, con una spesa per l’amministrazione comunale di 2,8 milioni di euro. L’opera è stata appaltata alla ditta Livenza Costruzioni di Cessalto, ma i lavori sono stati realizzati in subappalto dalla Luci di Trieste, per una spesa complessiva di 2,5 milioni di euro. Sotto indagine sarebbero ora lo stato di sicurezza del manufatto e la qualità dei materiali utilizzati. Ma anche le procedure d’appalto. Dal Comune si conferma che, il primo aprile scorso, le forze dell’ordine, su disposizione della magistratura, hanno preso visione dei fascicoli legati al progetto, documentazione, è stato spiegato, molto accurata, anche in virtù della rendicontazione da presentare all’Ue, in ordine ai finanziamenti ottenuti. La riqualificazione della piazza si basa su un progetto, opera di due giovani architetti, risultato vincitore del concorso internazionale effettuato nel 2003. La spesa ha pertanto beneficiato del finanziamento europeo, nell’ambito dell’Obiettivo 2, al quale si è aggiunta una quota di co-finanziamento comunale. In aprile dunque l’acquisizione degli atti, per la dovuta verifica, comprendendo anche gli atti in ordine alle interrogazioni presentate all’amministrazione comunale e alle segnalazioni pervenute all’ente locale.
Il sindaco Gianfanco Pizzolitto, si dice tranquillo circa la bontà del manufatto e dell’iter prodotto. «È un’indagine doverosa e inevitabile di fronte a una denuncia. Ritengo che non si possano ravvisare problemi nè in ordine alla tipologia del materiale, nè dal punto di vista amministrativo. L’opera è stata seguita passo a passo. Abbiamo altresì una certificazione rilasciata dall’università circa la qualità della pietra utilizzata per la pavimentazione. Credo pertanto che tutto sia in regola, mi sento assolutamente tranquillo». Il primo cittadino aggiunge: «Attendo serenamente gli sviluppi e gli esiti dell’inchiesta della magistratura. Del resto, non ho nulla da nascondere. Anzi, questa indagine chiarirà inequivocabilmente, una volta per tutte, l’intero percorso effettuato secondo le procedure di legge».
Ad associarsi a questa serenità è anche il vicesindaco Silvia Altran. «Dal punto di vista delle competenze – spiega – i nostri uffici non hanno mai rilevato problemi particolari. Per ogni manufatto, comunque, l’impresa esecutrice garantisce sui lavori realizzati per dieci anni, proprio in virtù della bontà dell’opera consegnata, rispondendo di fronte ad ogni incongruenza o contestazione che si possa andare a riscontrare. Qualora si ravvisassero inadempienze, l’ente locale, quale committente dei lavori, ha il diritto di rivalersi. Per quanto ci riguarda, abbiamo tutte le carte in regola, con tanto di certificazioni. I lavori sono stati seguiti costantemente, pietra su pietra, dai tecnici e dall’assessore ai Lavori pubblici, che, peraltro, essendo ingegnere, ha cognizione di causa in materia».
Altran ricorda il ricorso ai finanziamenti europei dell’Obiettivo 2, riconosciuti al Comune, «destinati specificatamente alla riqualificazione della piazza. Abbiamo sempre voluto, e continuamo a volerlo con determinazione, che l’opera sia la più funzionale e sicura possibile». Il vicesindaco ricorda altresì le migliorie integrative decise dall’amministrazione, tenendo conto delle segnalazioni pervenute al Comune. È stato, ad esempio, inserito un corrimano di sicurezza all’altezza dei tre scalini di fronte all’ex Pretura, con relativa segnalazione. Sono state anche installate delle catenelle a perimetrare la piazza rendendola sicura per i bambini, ma anche proteggendola dal traffico veicolare. Circa l’asserita scivolosità della pavimentazione, il vicesindaco sostiene: «Il Comune ha richiesto due perizie, una iniziale e l’altra a fine lavori, attraverso le quali non sono state riscontrate difformità del materiale utilizzato rispetto a quello indicato nella gara d’appalto». Perizie, che il Comune ha voluto anche su richiesta del collaudatore, persona esterna, quindi terza rispetto all’ente locale e alla ditta appaltatrice. La stessa prova di scivolosità, fa ancora notare il vicesindaco, aveva dato esito negativo, stabilendo la congruità con i parametri di legge. (la. bo.)

Messaggero Veneto, 26 giugno 2008 
  
«Tutto s’è svolto secondo le regole»  
Il sindaco interviene sul fascicolo aperto dalla Procura sui lavori in piazza 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Sembra essere piuttosto tranquilla l’amministrazione comunale di Monfalcone sul fascicolo aperto dalla Procura di Gorizia relativo al lavori in piazza della Repubblica. Anzi, è lo stesso sindaco Pizzolitto a dire che «le indagini faranno chiarezza e confermeranno che tutto si è svolto secondo regola».
Il Comune già da aprile ha messo a disposizione della Guardia di finanza tutto il materiale relativo alla piazza, dai documenti di appalto alle varie interrogazioni presentate dai consiglieri di opposizione, alle segnalazioni ricevute dai cittadini stessi. È probabile che l’attenzione degli inquirenti si attesti sulle modalità di esecuzione dei lavori e sull’impiego di materiali e manodopera. Per ora nessuno sarebbe stato iscritto sul registro degli indagati, ma forse al termine dell’analisi dei documenti consegnati potrebbero essere decisi dei provvedimenti o quanto meno degli avvisi di garanzia. Sono sempre gli amministratori monfalconesi a spiegare che il Comune ha affidato due perizie a ditte esterne per verificare la buona realizzazione dei lavori e nello specifico per capire il grado di scivolosità delle pietre utilizzate per l’impianto, pietre sui cui sarebbero caduti alcuni cittadini, che hanno poi sporto le denuncie da cui è partita l’indagine. Sono inoltre già stati effettuati degli interventi aggiuntivi che hanno provveduto a dotare le zone pericolose, come il passaggio con dislivello davanti all’ex Pretura o la salita Granatieri, di appositi passamano o a segnalare appunto le zone con diverse altezze. «C’è anche la certificazione dell’università sul fatto che è stata usata della pietra adatta», dice ancora il sindaco.
Da ricordare che l’opera è stata appaltata nel 2005 a una ditta veneta di Cessalto, che poi ha dato il subappalto a una ditta triestina, che aveva impiegato negli ultimi mesi di lavori – soprattutto per velocizzare i tempi di realizzazione – alcuni lavoratori coreani. La spesa complessiva era stata di 2,5 milioni per la piazza, a cui si erano aggiunti 300 mila euro per l’impianto di illuminazione, realizzato in proprio dall’ente.
Resta il fatto che l’indagine rappresenta un nuovo grattacapo per l’amministrazione, dopo la raffica di critiche e denuncie di cittadini e opposizione sui lavori in piazza Grande. Critiche che avevano in particolare riguardato l’uso di materiali diversi rispetto a quelli previsti dal capitolato d’appalto: per la piazza non sono stati usati la pietra d’Aurisina e il repen, ma pietra proveniente dalla Slovenia, diversa per qualità e il cui costo era inferiore a quello dei materiali indicati dal capitolato. 

Il Piccolo, 25 giugno 2008 
  
MILITARI DELLA GUARDIA DI FINANZA IN MUNICIPIO  
Lavori in piazza sotto inchiesta della Procura  
L’indagine partita da denunce su infortuni e cadute. Acquisiti gli atti dell’opera
 
 
I lavori per la riqualificazione di piazza della Repubblica sono finiti nel mirino della magistratura goriziana. La procura della Repubblica ha aperto un fascicolo d’inchiesta sulla realizzazione dell’opera, iniziata alla fine di agosto del 2005 e conclusasi oltre un anno dopo con una spesa per l’amministrazione comunale di 2,8 milioni di euro. A dare il là all’indagine sarebbero state le denunce sporte da alcuni cittadini dopo essere caduti in piazza della Repubblica, molto scivolosa in alcuni tratti in caso di pioggia e divenuta una vera e propria pista di pattinaggio durante le festività natalizie alla fine dello scorso anno. Da qui l’indagine si sarebbe allargata agli appalti affidati dal Comune nel 2005 per andare alla riqualificazione della piazza in base al progetto risultato vincitore del concorso internazionale effettuato nel 2003.
Non è escluso che le indagini riguardino quindi le modalità di esecuzione dei lavori, per quel che riguarda impiego di materiali e manodopera. Fatto sta che militari della Guardia di finanza hanno acquisito tutta la documentazione necessaria, effettuando più visite in municipio nell’arco degli scorsi 3 mesi. Non ci sarebbero comunque al momento persone iscritte nel registro degli indagati. L’opera è stata appaltata alla Livenza Costruzioni di Cessalto, ma i lavori sono stati realizzati in subappalto dalla Luci di Trieste per una spesa complessiva di 2,5 milioni di euro, mentre l’impianto di illuminazione è stato realizzato in proprio dall’ente locale con un investimento aggiuntivo di 300mila euro.
Per l’amministrazione comunale si tratta senz’altro di un brutto grattacapo, dopo che il «peggio», cioé le critiche dei cittadini alla nuova piazza e le denuncie dell’opposizione sulle carenze dell’opera, pareva passato. In una delle ultime sedute del Consiglio comunale l’assessore ai Lavori pubblici Bou Konate, rispondendo a un’interrogazione della consigliere Lionella Zanolla, aveva fra l’altro annunciato come la piazza fosse stata collaudata solo a fine marzo. A distanza, quindi, di un anno e mezzo circa dalla conclusione dei lavori. Nel frattempo sono stati realizzati alcuni aggiustamenti nel lato settentrionale dello spazio urbano, necessari per abbattere le barriere architettoniche, mentre diversi elementi in pietra, soprattutto nella fascia antistante la farmacia, sono stati sostituiti perché sbrecciati.
«Mi auguro a questo punto di avere le risposte che non ho mai ottenuto dall’amministrazione comunale sul rapporto qualità-prezzo dei materiali inseriti nel capitolato d’appalto», afferma il consigliere comunale di Fi Giorgio Pacor, che sulla correttezza dei lavori di riqualificazione di piazza della Repubblica aveva chiesto più chiarimenti all’ente locale assieme comunque ad An e Lega Nord. Il mancato rispetto della nuova normativa in materia di inquinamento luminoso da parte dell’ultramoderno impianto della piazza è stato invece sollevato dal capogruppo di CittàComune Maurizio Volpato. L’illuminazione non è a norma e andrà sostituita, anche se senza fretta. È invece del novembre del 2006 la segnalazione del consigliere Pacor, secondo cui la nuova piazza della Repubblica non è a misura di disabile, sia sotto il profilo motorio sia che si tratti di una persona non vedente, ipovedente o sorda. Secondo Pacor, quindi, i lavori realizzati dal Comune non rispettavano le norme del decreto del ministro dei Lavori pubblici 236 del 1989 per quanto concerne i percorsi per i diversamente abili. Discorso valido, secondo Pacor, soprattutto per l’assenza di un corrimano lungo la scalinata di salita Granatieri e lungo le rampe presenti in prossimità dell’ex pretura e dell’albergo Lombardia.
Sempre nell’autunno del 2006 erano sorti interrogativi sull’utilizzo di una pietra diversa da quella prevista per la ripavimentazione di piazza della Repubblica. Secondo sempre Giorgio Pacor e An, per la realizzazione della piazza non sarebbe stata impiegata la pietra di Aurisina e il Repen, ma pietra proveniente dalla Slovenia, il cui costo era, fra l’altro, inferiore a quello dei materiali indicati nel capitolato d’appalto. 
 
Messaggero Veneto, 25 giugno 2008 
 
Monfalcone. Fiamme gialle all’opera dopo le denunce per le cadute di alcuni passanti  
La Procura apre un fascicolo sui lavori di riqualificazione di piazza della Repubblica
 
 
Di qui i berretti verdi sono partiti per allargare il campo dell’indagine praticamente a 360 gradi e acquisendo tutti gli atti relativi all’appalto e subappalto dei lavori, al materiali usati, alle persone che vi hanno lavorato, al sistema di illuminazione.
Il collaudo della piazza è stato effettuato nello scorso mese di marzo, mentre i lavori, dopo un subappalto rispetto alla ditta iniziale vincitrice dell’appalto, erano stati conclusi alla fine dell’estate 2006 quando venne organizzata una vera festa di inaugurazione, per dare il segnale ai cittadini che la grande opera pubblica (per cui sono stati spesi 2milioni 500mila per la realizzazione, oltre a 300mila euro per l’illuminazione) diventava proprietà di Monfalcone, salotto buono qualificante della città. Ma sulla piazza, che già era stata oggetto di critiche e richiesta di chiarimenti, sono continuate a piovere le obiezioni riguardo ai materiali usati che non sarebbero corrisposti al capitolato d’appalto né per qualità, né per costo, alle barriere architettoniche, alla scarsa visibilità di pericolosi dislivelli.
Come non bastasse il freddo invernale ha fatto letteralmente e pericolosamente ghiacciare parte dell’impiantito e alcune piastrelle di pietra sono saltate via e si sono rotte. Numerose sono state le interrogazioni dei consiglieri di minoranza in merito alla piazza e al ritardo del suo collaudo. Gli atti ora sono al vaglio degli inquirenti, che li stanno analizzando con attenzione in tutte le loro parti.
«Più volte ho chiesto delucidazioni sulle barriere architettoniche, che però in sede di collaudo sarebbero state superate – afferma il consigliere comunale di Forza Italia, Giorgio Pacor, ricordando che sono stati per esempio collocati dei passamano davanti al palazzo dell’ex Pretura e sulla scalinata di salita Granatieri –; resta la questione della qualità della pietra usata per l’impiantito e della sua rispondenza rispetto a quanto previsto dal capitolato d’appalto. Era prevista Pietra d’Aurisina, ma non è stata usata. Le risposte ottenute non sono mai state convincenti, ora può essere che si ottengano spiegazioni precise».
Non è sorpreso dell’indagine aperta sulla piazza il consigliere comunale e regionale della Lega Nord, Federico Razzini, che si dice molto più sorpreso del fatto che «in questi anni non è mai stata avviata un’indagine sul modo, quanto meno allegro, con cui sono stati conferiti gli appalti e gli incarichi, anche rispetto all’esito dei lavori stessi. Ora è merito dei cittadini, che si sono fatti sentire, se sarà fatta ufficiale chiarezza».
Razzini e gli altri consiglieri di opposizione si dicono scandalizzati del modo in cui sono stati eseguiti i lavori, con utilizzo di materiali scaduti e finiture mal fatte, situazione che pur evidenziata in consiglio comunale non è mai stata chiarita.
Cristina Visintini

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