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Il Piccolo, 07 aprile 2010
 
MANIFESTAZIONE DI ”CARICO SOSPESO” SABATO IN PORTO 
Omaggio a Cicciarella a 5 anni dalla morte 
Promosso un concorso letterario tra i ragazzi sul tema della sicurezza sul lavoro

L’associazione ”Carico Sospeso” ritornerà sabato nel porto di Monfalcone per ricordare Franco Cicciarella a cinque anni dal tragico incidente in banchina che costò la vita al dipendente della Cooperativa sopraccarichi. I partecipanti alla cerimonia si ritroveranno alle 13 nei pressi dell’ingresso al Porto di Monfalcone, mentre il momento di ricordo e riflessione si terrà nella banchina alle 13.30 davanti alla targa commemorativa collocata di fronte al luogo in cui Franco Cicciarella fu investito da un carrello elevatore l’11 aprile del 2005. Morire sul lavoro, ribadisce l’associazione sorta dopo la morte di Franco Cicciarella, non è mai una fatalità. «Spesso la causa è l’assenza di una cultura della sicurezza e della prevenzione – prosegue l’associazione -, per cui sembra quasi che nel lavoro, in certi lavori in particolare, sia insito un rischio. Non esistono tragiche fatalità e non c’è distrazione che possa portare a un incidente mortale, ci sono invece delle gravi mancanze nei sistemi di sicurezza di troppe aziende. La tutela dell’integrità  psicofisica è un diritto per le lavoratrici e i lavoratori e un dovere per i datori di lavoro sanciti dalla Costituzione italiana, dalle normative europee, dalla legislazione del nostro Paese». Per questi motivi ”Carico Sospeso” ha promosso in queste settimane un concorso letterario, che prevede una sezione di prosa e uno di poesia. L’associazione in questo modo desidera offrire ai ragazzi del Monfalconese l’opportunità di riflettere sul tema della sicurezza e della dignità sul posto di lavoro, esprimendo i propri pensieri e le proprie emozioni e preparandosi quindi a una più ampia comprensione del futuro che li aspetta. Il bando è stato trasmesso alle segreterie della scuole medie inferiori e superiori di Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Staranzano. Il termine per la presentazione degli elaborati è fissato per il 4 maggio. Intanto il processo penale per l’accertamento delle responsabilità per la morte di Franco Cicciarella proseguirà il 24 maggio nel Tribunale di Gorizia. (la.bl.)

Il Piccolo, 11 aprile 2010
 
L’ASSOCIAZIONE CARICO SOSPESO INDICE UN CONCORSO NELLE SCUOLE SULL’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE 
Ricordato Cicciarella a 5 anni dalla morte 
Cerimonia in porto sul luogo della disgrazia che costò la vita a un dipendente della Cooperativa

L’associazione ”Carico Sospeso” è tornata ieri nel porto di Monfalcone per ricordare Franco Cicciarella a cinque anni dal tragico incidente in banchina che costò la vita al dipendente della Cooperativa sopraccarichi. I partecipanti alla cerimonia si sono ritorvati alle 13 dinanzi all’ingresso al Porto di Monfalcone, mentre il momento di ricordo e riflessione si è tenuto poco dopo alla banchina 13.30 davanti alla targa commemorativa collocata di fronte al luogo in cui Franco Cicciarella venne investito da un carrello elevatore l’11 aprile del 2005. Morire sul lavoro, ribadisce l’associazione sorta dopo la morte di Franco Cicciarella, non è mai una fatalità. «Spesso la causa è l’assenza di una cultura della sicurezza e della prevenzione – prosegue l’associazione -, per cui sembra quasi che nel lavoro, in certi lavori in particolare, sia insito un rischio». Per questo l’associazione ha promosso un concorso letterario nelle scuole che prevede una sezione di prosa e uno di poesia per far riflettere sul tema della sicurezza e della dignità sul posto di lavoro.

Il Piccolo, 24 maggio 2010
 
Riprende il processo per la morte di Cicciarella 
Udienza alle 9.30 al tribunale di Gorizia con tre testimoni

Riprende oggi in tribunale a Gorizia, dopo il rinvio dell’udienza dello scorso 22 marzo, il processo penale per l’accertamento delle responsabilità del decesso di Franco Cicciarella, vittima l’11 aprile del 2005 di un infortunio sul lavoro mentre stava operando in banchina, nel porto, assieme ad alcuni colleghi.
Il rinvio era stato deciso a causa di un impedimento dell’avvocato Alessandro Giadrossi, difensore di uno degli imputati, Guido Misseroni, legale rappresentante della Cooperativa Sopraccarichi di cui era dipendente Cicciarella. Nell’udienza odierna, fissata alle 9.30, saranno ascoltati tre testimoni chiamati dal pm.
Lo scorso 13 luglio erano stati sentiti altri testimoni, sia dell’accusa che della difesa, con lo scopo di accertare cosa sia accaduto quel pomeriggio nel porto di Monfalcone, sferzato dalla bora.
Il conducente del carrello elevatore che investì Franco Cicciarella, procurandogli lesioni mortali, è già uscito dal processo, scegliendo la via del patteggiamento. Rimangono sul banco degli imputati, oltre a Misseroni, l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, e Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società.

Il Piccolo, 25 maggio 2010
 
Processo Cicciarella, ascoltati tre testimoni

È ripreso ieri, a Gorizia, il processo per l’infortunio sul lavoro nel quale ha perso la vita, l’11 aprile 2005, Franco Cicciarella, mentre stava operando in banchina, in porto, assieme ad alcuni colleghi. Imputati per la morte del monfalconese, dipendente della Cooperativa ”Sopraccarichi”, l’ex presidente della Compagnia portuale Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, il triestino Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, e Guido Misseroni, legale rappresentante della Coop Sopraccarichi. Dario Zorzin, 50 anni, di Staranzano, conducente del carrello elevatore che aveva colpito il Cicciarella, aveva patteggiato la pena. Davanti al giudice monocratico, Emanuela Bigattin, ieri sono sfilati gli ultimi testi dell’accusa (pm Valentina Bossi): l’ispettore di Polizia, Codutti, il responsabile di banchina, Fausto Polez, e Facchini, il dipendente della Compagnia portuale presente al tragico evento. Il processo è stato rinviato al 21 giugno.

Il Piccolo, 22 giugno 2010
 
IL 16 LUGLIO LA DISCUSSIONE FINALE 
Processo Cicciarella, la parola ai testi sui sistemi di sicurezza

Ultima udienza prima della discussione finale, fissata venerdì 16 luglio, al Tribunale di Gorizia, in relazione al processo per l’infortunio sul lavoro nel quale ha perso la vita, l’11 aprile 2005, il monfalconese Franco Cicciarella, dipendente della Coop ”Sopraccarichi”. Imputati l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, e Guido Masseroni, legale rappresentante della ”Sopraccarichi”. Dario Zorzin, 50 anni, di Staranzano, conducente del carrello elevatore che aveva colpito il monfalconese, è uscito dal processo avendo patteggiato la pena. Ieri, davanti al giudice monocratico Emanuela Bigattin, hanno deposto i testi presentati dalla difesa, l’ingegner Bozzetto, dell’Università di Trieste, quale perito di parte, due carrellisti ora in pensione, l’attuale responsabile della sicurezza della Compagnia portuale e l’impiegata amministrativa della ”Sopraccarichi”.
Bozzetto si è così soffermato sull’idoneità dei mezzi impiegati dalla Compagnia, evidenziando che un eventuale avvisatore acustico di retromarcia sarebbe stato inutile, se non addirittura dannoso. I carrellisti hanno sostanzialmente dichiarato che il carrello elevatore assicura visibilità a 360 gradi, basta ovviamente girarsi durante la retromarcia. Il responsabile della sicurezza della Compagnia portuale ha invece relazionato sull’attuale stato di fatto circa il rispetto della normativa vigente, la formazione e l’aggiornamento degli operatori. Nel controinterrogatorio, è emerso che per limitare il rischio di investimento da mezzi in manovra, nulla è cambiato dal 2005 a oggi, lasciando libera iniziativa agli operatori. Il Pm Valentina Bossi ha chiesto di ascoltare Dario Zorzin, l’acquisizione della documentazione che Salvini ha presentato alla ”Sopraccarichi” quale responsabile della sicurezza, e la presentazione dell’organigramma della Compagnia portuale (2005) per capire incarichi ed eventuali responsabilità. Richiesta anche l’acquisizione della documentazione sui controlli effettuati dal 2000 al 2005. Tutte richieste rigettate dal giudice.

Il Piccolo, 17 luglio 2010 
 
MODIFICATO IL CAPO DI IMPUTAZIONE 
Cicciarella, udienza a novembre

Era attesa la discussione finale del processo, in relazione all’infortunio sul lavoro nel quale l’11 aprile 2005 aveva perso la vita il monfalconese Franco Cicciarella, dipendente della Coop Sopraccarichi. Ieri invece, al Tribunale di Gorizia, è stato modificato il capo di imputazione e l’udienza è stata pertanto rinviata al 22 novembre. È stata così aggiunta un’ulteriore ipotesi di accusa, relativa alla violazione della norma che disciplina la sicurezza sul lavoro (articolo 7, legge 626 del ’94). Si tratta del necessario coordinamento tra datori di lavoro diversi, nel caso in cui i rispettivi dipendenti operano in uno stesso contesto. In sostanza, la Compagnia portuale e la Coop Sopraccarichi avrebbero dovuto coordinarsi predisponendo uno specifico piano. Al riguardo, l’avvocato Francesco Donolato, ieri ha osservato: «In realtà il coordinamento era stato regolarmente attivato, come pure erano stati garantiti i controlli. Aspetti questi per i quali abbiamo già depositato gli atti».
Imputati al processo sono l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì il Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, e Guido Masseroni, legale rappresentante della Sopraccarichi. Dario Zorzin, 50 anni, di Staranzano, conducente del carrello elevatore che aveva colpito il monfalconese, è uscito dal processo avendo patteggiato la pena. (la.bo.)

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Il Piccolo, 14 luglio 2009 
 
PROCESSO PER L’INFORTUNIO DELL’APRILE 2005  
Morte di Cicciarella, i testimoni
 
 
Si è svolta ieri in tribunale a Gorizia la prima udienza, davanti al giudice monocratico Elena Bigattin, del processo per determinare una serie di ulteriori responsabilità per la morte di Franco Cicciarella, deceduto in porto, in seguito a un incidente, l’11 aprile di quattro anni fa.
A rispondere di omicidio colposo sono chiamati Franco Romano, all’epoca legale rappresentante della Compagnia portuale (difeso dall’avvocato Nereo Battello), Sergio Rondi, responsabile operativo della stessa Compagnia (difeso dall’avvocato Donolato), Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società (avvocato Sanzin) e Guido Misseroni, legale rappresentante della Compagnia portuale sopraccarichi (avvocato Giadrossi).
Nel corso dell’udienza è stato ricostruito attraverso il resoconto di alcuni testimoni, convocati sia dall’accusa che dalle difese, cosa avvenne in quel maledetto pomeriggio di bora ”scura” sulla banchina numero 8. Franco Cicciarella, assieme ad altri colleghi, si stava occupando di scaricare un camion che trasportava bramme di ferro. Improvvisamente venne investito e schiacciato da un carrello elevatore che procedeva in retromarcia e di cui non si accorse proprio a causa del forte vento che copriva il rumore del mezzo.
Per lui non ci fu nulla da fare. Inutile aggiungere come e quanto lo sviluppo dei lavori processuali abbia emozionato i diversi amici e parenti che hanno seguito l’udienza. Fra loro, i fratelli di Franco, Riccardo, Emilio e Corrado e la convivente, Elena Fedel, tutti costituitisi parte civile e assistiti rispettivamente dagli avvocati Fabio Luzzatto Guerrini e Anna Grazia Luzzatto Guerrini.
«Vogliamo che venga fatta piena chiarezza su quanto accaduto – hanno sottolineato molto compostamente -. La morte di Franco deve servire da monito affinchè nei diversi ambienti di lavoro si faccia di più sul fronte della sicurezza». Non a caso, all’indomani della tragica scomparsa, proprio i parenti e gli amici di Franco hanno dato vita all’associazione “Carico sospeso” che in questi anni è stato molto attiva nella promozione di una rinnovata cultura della sicurezza. E i singoli aspetti correlati all’efficacia dei presidi di sicurezza allora in funzione sono uno dei temi cruciali attorno ai quali ruota l’intero procedimento e sul quale presumibilmente si concentrerà l’attenzione del pubblico ministero Massimo De Bortoli, che ha coordinato le indagini.
Il processo è stato aggiornato al 22 marzo 2010.
Nicola Comelli

Messaggero Veneto, 14 luglio 2009
 
Morì un operaio, in quattro a processo per omicidio colposo 
 
MONFALCONE. Si è aperto dinanzi al giudice monocratico Bigattin il processo per la morte di Franco Cicciarella, l’11 aprile 2005, per cui sono state rinviate a giudizio quattro persone, legate alla Compagnia portuale di Monfalcone e alla Cooperativa portuale sopraccarichi di Trieste. Devono rispondere di omicidio colposo Franco Romano, allora legale rappresentante della Compagnia portuale, Sergio Rondi, direttore operativo della stessa compagnia, Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, Guido Misseroni, legale rappresentante della Cooperativa portuale sopraccarichi. Cicciarella era sulla banchina 8 del porto, stava coordinando le fasi di scarico di un tir quando fu investito e schiacciato dalle ruote di un carrello elevatore. Ieri sentiti i primi testi che hanno raccontato cosa accadde quel giorno: il processo è aggiornato al 22 marzo 2010.

Il Piccolo, 08 luglio 2009
 
SETTE ANNI FA RIMASE FERITO UN MURATORE  
Infortunio, chieste sei condanne  
Imputati di lesioni i responsabili e alcuni operai di un’impresa
 
 
Sette anni fa in un cantiere di via Garibaldi un operaio di Latisana, Francesco Paschetto, rimase semisepolto da una parte di terra franata durante lo scavo delle fondamenta di un nuovo stabile in costruzione. A giudizio dinanzi al giudice Emanuela Bigattin sei tra operai, responsabili del cantiere e titolari della ditta, imputati di lesioni. Si tratta di Maurizio Corradin di Grado, Franco Zorzin e Flavio Zorzin di San Canzian, Claudio Esposito di Monfalcone, Attilio Urban di Latisana e Riccardo Leonardi di Monfalcone.
Ieri il pubblico ministero per i primi quattro imputati ha chiesto una condanna a 3 mesi di reclusione e 300 euro di multa e gli altri due a 2 mesi e 200 euro di multa con i benefici. I difensori hanno invece sollecitato l’assoluzione. Il giudiceviato il processo al prossimo 21 luglio per le repliche e la sentenza. Il fatto era accaduto il 10 gennaio 2002. Paschetto, dipendente dell’impresa Corradin, stava lavorando nel cantiere edile dove si stavano effettuando operazioni di scavo quando venne investito da una frana del terreno riportando alcune fratture e lesioni giudicate guaribili in oltre 40 giorni.
Franco Femia

Messaggero Veneto, 08 luglio 2009
 
Incidente sul lavoro: operaio 45enne cade da 8 metri e si frattura un braccio 
 
MONFALCONE. Un 45enne operaio goriziano, Alessandro Kavvs, dipendente di una ditta monfalconese, è rimasto ferito, fortunatamente non in modo grave, in un incidente sul lavoro, occorsogli nel pomeriggio di ieri alla Cartiera Burgo di Duino.
L’uomo è caduto al suolo da un’altezza di quasi 8 metri.
Intorno alle 17, secondo quanto si è potuto apprendere, il 45enne operaio goriziano (che come detto lavora per una ditta monfalconese esterna) era impegnato nello stabilimento della Burgo e stava effettuando degli interventi di manutenzione sulla linea di produzione numero 3 quando, per cause attualmente in corso di accertamento, sarebbe caduto da un telo di filtraggio, compiendo un volo di circa otto metri.
Una caduta da un’altezza considerevole che avrebbe potuto costargli davvero caro ma fortunatamente l’impatto è stato attutito in parte da un muro obliquo e le conseguenze sono state così tutto sommato non gravissime.
L’operaio isontino, che ha riportato la frattura di un braccio, è stato immediatamente soccorso dai sanitari del 118 che dopo avergli prestato le prime cure l’hanno trasferito all’ospedale di San Polo a Monfalcone dove l’uomo è stato accolto nel reparto di ortopedia.
Sul posto per gli accertamenti e i rilievi del caso è intervenuta la Polizia del Commissariato di Duino che sarà così chiamata a fare luce sulla dinamica dell’incidente che ha visto coinvolto il 45enne operaio isontino. (pi.ta.)

Il Piccolo, 22 luglio 2009 
 
DAVANTI AL GIUDICE DI GORIZIA IMPRESARI E DIPENDENTI  
Infortunio sul lavoro, tutti assolti i sei imputati di lesioni  
Sette anni fa un tecnico edile era rimasto semisepolto da una massa di terra e si era fratturato una gamba
 
 
Si è concluso con una sentenza di assoluzione per tutti i sei imputati il processo celebrato ieri davanti al tribunale di Gorizia per il grave infortunio occorso sette anni fa al latisanese Francesco Paschetto, oggi quarantenne, che rimase semisepolto da una massa di terra mentre lavorava in un cantiere edile di via Garibaldi a Monfalcone. Il muratore era riuscito a evitare di rimanere completamente sommerso con un movimento repentino che gli era però costato la frattura scomposta di un femore. Il giudice ha mandato assolti dall’accusa di lesioni colpose, perché il fatto non sussiste, Maurizio Corradin, di Grado, il titolare dell’omonima impresa edile, Flavio e Franco Zorzin, di Pieris, della ditta incaricata dei lavori di demolizone e sbancamento, e Claudio Esposito di Monfalcone, direttore del cantiere, Attilio Urban di Latisana e Riccardo Leonardi, pure di Monfalcone, rispettivamente dipendente dell’impresa Corradin e coordinatore per l’esecusione delle opere edili.
L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Annunziata Puglia, aveva chiesto la condanna di Corradin, Flavio e Franco Zorzin ed Esposito a tre mesi di reclusione ciascuno e per gli altri impuati a due mesi di carcere.
I difensori degli imputati, avvocati Antonio Montanari, Massimo Bruno, Francesco De Bendedittis e Roberto Ziani, avevano invece sostenuto la piena innocenza dei loro assisisti e si erano quindi battuti per per l’assoluzione. Il giudice monocratico Emanuela Bigattin ha ha assolto gli imputati facendo però riferimento, nel dispositivo di sentenza, al secondo comma che equivale alla vecchia formula dubitativa dell’insufficienza di prove.
L’infortunio di cui rimase vittima Paschetto risale al 10 gennaio del 2002. Si verificò nel cantiere aperto dall’impresa edile Corradin di Pertegada impegnata a Monfaocone nella costruzione di una palazzina in via Garibaldi. Paschetto stava lavorando munito di badile in una fassa profonda circa cinque metri mentre un collega stava muovendo della terra con un piccolo escavatore. All’improvviso una parete della fossa cedette. L’addetto all’escavatore se ne era accorto e aveva urlato al collega di scansarsi. Paschetto spiccò un balzo, ma si fratturò una gamba.

Messaggero Veneto, 22 luglio 2009 
 
Infortunio in un cantiere edile: tutti assolti  
Un operaio riportò la frattura del femore. Sotto processo finirono il titolare e altre cinque persone
 
 
MONFALCONE. Con l’assoluzione di tutti e sei gli imputati perché il fatto non sussiste si è concluso, ieri pomeriggio, in Tribunale, a Gorizia, il processo per il grave infortunio sul lavoro, accaduto sette anni fa, in un cantiere edile, dove l’operaio quarantenne Francesco Paschetto di Latisana rimase semisepolto da una massa di terra.
Per un soffio Paschetto era riuscito con un balzo ad evitare di essere sommerso del tutto. Ma, nel balzo, si era ferito alla gamba sinistra: frattura scomposta del femore avevano diagnosticato i medici.
E così erano finiti sotto processo con l’accusa di lesioni colpose Maurizio Corradin di Grado, titolare dell’omonima impresa, Flavio e Franco Zorzin di Pieris della ditta incaricata dei lavori di demolizione e sbancamento, Claudio Esposito di Monfalcone, direttore del cantiere, Attilio Urban di Latisana e Riccardo Leonardi di Monfalcone, rispettivamente dipendente dell’impresa Corradin e coordinatore per l’esecuzione delle opere del cantiere.
Il pm, Annunziata Puglia, aveva chiesto la condanna dei primi quattro a tre mesi di reclusione ciascuno, degli altri due a due mesi di carcere.
I difensori, avvocati Antonio Montanari, Massimo Bruno, Francesco De Benedittis e Roberto Ziani, si erano battuti per l’assoluzione dei sei imputati. Richiesta che il giudice monocratico, Emanuela Bigattin, ha accolto facendo, peraltro, riferimento del dispositivo della sentenza al secondo comma che equivale alla “vecchia” formula dubitativa.
L’incidente risale al 10 gennaio 2002 e ha avuto come teatro il cantiere dell’impresa Corradin di Pertegada, impegnata nella realizzazione di una palazzina di via Garibaldi.
Francesco Paschetto stava lavorando con la pala in una fossa profonda circa cinque metri, mentre un collega stava smuovendo la terra con un piccolo escavatore.
All’improvviso, la gigantesca parete di terra si era staccata.
Per fortuna, l’operaio che stava sull’escavatore se n’era accorto e aveva dato l’allarme, urlando al collega di mettersi al riparo.
Paschetto, come si è detto, aveva spiccato un balzo per evitare, appunto, di essere sepolto da quella massa di terriccio, ma “atterrando” si era fratturato il femore della gamba sinistra. (n.v.)

Il Piccolo, 09 luglio 2009 
 
L’ASSESSORE MORSOLIN: SERVONO AIUTI REGIONALI E STATALI  
Fincantieri, trasfertisti i più esposti alla crisi  
Sindaco preoccupato per i risvolti sociali dello scarico del lavoro che investirà anche il subappalto
 
 
A far paura a Monfalcone non è tanto o solo la cassa integrazione che coinvolgerà, a meno dell’arrivo di nuovi ordini in tempi strettissimi, alcune centinaia di dipendenti di Fincantieri, quanto lo scarico di lavoro che a ruota interesserà le maestranze delle imprese dell’appalto e del subappalto. In molti casi, fra l’altro, microditte, con meno di 15 addetti, nelle quali non può essere aperta la Cassa integrazione. Sarà quindi la crisi dell’indotto a scaricarsi in modo più diretto e pesante su Monfalcone, dove vive del resto la maggior parte dei lavoratori dell’appalto ormai in buona parte affiancati dalle proprie famiglie. «Si tratta di persone, italiane e straniere, che vivono qui e in parte a Ronchi dei Legionari e Staranzano, ormai da 5-10 anni e non possiamo pensare decidano di trasferirsi dall’oggi al domani: come tutti aspetteranno la ripresa», sottolinea l’assessore comunale alle Politiche sociali, Cristiana Morsoln, secondo cui serviranno aiuti statali e non solo regionali per fare fronte a una situazione che si profila esplosiva. «Anche Fincantieri ha comunque le sue responsabilità – aggiunge l’assessore alle Politiche sociali – e non può affermare che gli impatti prodotti dal ricorso all’indotto non sono un problema suo, anche perché non è stato il Comune ad adottare la politica degli appalti». L’ente locale, intanto, si sta già dotando degli strumenti per poter aiutare quanti sono rimasti senza lavoro o sono entrati in cassa integrazione, straordinaria e ordinaria. «In commissione è già passato il regolamento per l’assegnazione dei contributi economici alle persone in difficoltà che introduce alcune novità – spiega l’assessore Morsolin -. Viene introdotto innanzitutto il criterio dell’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente finora utilizzato solo per l’accesso a nidi ed esenzioni e agevolazioni sul pagamento delle mense scolastiche, scuolabus e Tarsu per gli ultrasessantacinquenni». Priorità viene data inoltre non solo ai minori, ma anche a chi si trova in mobilità, in cassa integrazione o ha perso il lavoro. Farà fede quindi l’Isee calcolato alla fine del 2008, ma la situazione del lavoratore sarà valutata direttamente dagli uffici in tempo reale presentando la lettera di licenziamento o i documenti che attestino la Cig. Fatto il regolamento, che l’assessore spera di portare in aula prima della pausa estiva, rimane il problema grosso dei fondi che il Comune potrà erogare. «Con il reddito di cittadinanza abbiamo avuto a disposizione quasi 2 milioni di euro in un anno e mezzo, ora con il Fondo di povertà abbiano ricevuto dalla Regione 220mila euro per il 2008 e 350mila per quest’anno», sottolinea l’assessore. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto rileva come siano in ogni caso stati avviati dei percorsi, a fronte delle crisi già esistenti (Eaton, Ineos, Reggiane, Sbe), per la formazione e la sospensione dei mutui per cassaintegrati e lavoratori in mobilità. Pizzolitto rileva come la Regione abbia stanziato 10 milioni di euro ai Comuni e 4 alle Province per le misure anticrisi, ma manchi ancora il regolamento che renda utilizzabili le risorse. «Il 2010 preoccupa perché diverse aziende non sono in grado di precisare il loro carico di lavoro – conclude il sindaco -, ma ci sono altri movimenti positivi, vedi Mangiarotti. In autunno conto di chiudere alcuni percorsi con Fincantieri e, se ciò avverrà, credo ci darà delle indicazioni sulle prospettive della società a Monfalcone».
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 07 luglio 2009 
 
Monfalcone. Raggiunto l’accordo tra l’amministrazione comunale e le parti sociali e imprenditoriali  
Piano anticrisi per aiutare i lavoratori
 
 
MONFALCONE. Un importante piano locale di formazione permanente per i lavoratori interessati dalla situazione di crisi e in generale per la popolazione adulta del nostro territorio è stato sottoscritto fra le istituzioni e le parti sociali ed imprenditoriali.
Promotore dell’iniziativa l’amministrazione comunale di Monfalcone che intende in tal modo per fronteggiare le conseguenze della situazione economica, che sta provocando ripercussioni nel nostro territorio e ha fatto registrare, nelle maggiori realtà industriali del mandamento, diminuzioni di lavoro, comportando difficoltà al tessuto imprenditoriale, commerciale ed artigianale. La formazione consentirà ai lavoratori non solo di restare aggiornati in settori già conosciuti, ma pure di migliorare il grado di professionalità o anche di pensare a raggiungere un livello scolastico superiore a quello posseduto.
Annunciato già qualche settimana fa, il protocollo è stato sottoscritto dal Comune di Monfalcone, in qualità di ente promotore e da varie associazioni, enti e istituti del nostro territorio, e in particolare: l’amministrazione provinciale, i Comuni di San Canzian d’Isonzo, Staranzano, Ronchi dei Legionari, Fogliano, San Pier d’Isonzo, Turriaco, Doberdò, la Camera di commercio, il Consorzio per lo sviluppo industriale, l’Istituto tecnico Einaudi e l’annesso Centro territoriale per l’educazione degli adulti di Staranzano, il Polo professionale, il Liceo Buonarroti, gli enti di formazione Enfap, Enaip, Ial, Job & School, gli istituti comprensivi Giacich e Randaccio, le organizzazioni provinciali di Cgil, Cisl e Uil, le associazioni imprenditoriali – Confindustria, Piccole e Medie imprese, Confartigianato, Cna e l’Associazione commercianti. L’obiettivo del piano è quello di incidere sullo stato di crisi che sta interessando quasi tutti i settori produttivi della provincia di Gorizia, e del territorio monfalconese in particolare, e che ha causato la riduzione degli organici attraverso licenziamenti o la collocazione in cassa integrazione di molti lavoratori che negli anni avevano acquisito competenze professionali di alta specializzazione.
Di conseguenza si pone l’esigenza di offrire a queste maestranze percorsi formativi, articolati su più livelli, sia per tipologia formativa sia temporale, con lo scopo di coinvolgere e ottimizzare le risorse dei vari istituti, enti e associazioni presenti sul territorio. Nelle prossime settimane saranno predisposte iniziative per diffondere notizie e informazioni sulle opportunità che verranno offerte ai lavoratori per usufruire dell’offerta di corsi ed insegnamenti per gli adulti nelle scuole del mandamento. Il vice sindaco, Silvia Altran, ha espresso grande soddisfazione soprattutto per il consistente numero di soggetti che hanno aderito all’iniziativa. «Sono orgogliosa della risposta del nostro territorio – ha dichiarato –, abbiamo messo insieme tante scuole, comuni, enti e organizzazioni.
L’Italia è il paese con il più basso tasso di scolarità e il nostro obiettivo è quello di favorirne l’innalzamento soprattutto tra la popolazione adulta, al fine di agevolare il reinserimento nel mondo del lavoro, migliorare la preparazione professionale e la carriera dei lavoratori. Per questo bisogna collaborare assieme per promuovere una rete funzionale d’interazione e cooperazione attraverso percorsi formativi modulari che potranno essere articolati in base all’interesse dei lavoratori e alle loro disponibilità. A questo fine svilupperemo un’adeguata azione di sensibilizzazione attraverso azioni di comunicazione e di orientamento».

Il Piccolo, 08 luglio 2009 
 
Maternità, più assegni agli extracomunitari  
In tutti gli altri settori i maggiori aiuti vanno agli italiani
 
 
Gli stranieri sono quasi quattromila a Monfalcone, extracomunitari e comunitari, ma c’è solo un ambito in cui i primi chiedono e ottengono più dei secondi e degli italiani messi assieme ed è quello degli assegni di maternità, in base a quanto stabilito dalla legge 448 del 1998. Nel 2007, 47 domande contro le 45 presentate da cittadini dell’Ue, italiani e non, per importi rispettivamente di 67.739 e 66.267 euro, nel 2008, 68 richieste contro 36 pari rispettivamente a 101.840 e 52.417 euro. Nel 2009 siamo 17 a 11, pari a 26.274 euro contro 17mila euro. «In tutti gli altri settori la richiesta, che viene sempre vagliata a fronte dei criteri stabiliti dalla normativa nazionale o regionale o dai nostri regolamenti, è nettamente inferiore», spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, che ci tiene a «sfatare il mito che tutto va agli stranieri».
«Per quel che riguarda i contributi per l’abbattimento dei canoni di locazione nel 2008 siamo a 298 domande accolte di italiani e comunitari contro 195 di extracomunitari, pari a 545.316 euro di contributi contro 349.547 euro – aggiunge l’assessore -. Fondi che vengono erogati solo se i richiedenti, qualsiasi origine abbiano, sono in regola con il pagamento dell’affitto nell’anno precedente e sono in possesso di un contratto regolare. Il dato inoltre ci sta solo a dire che gli extracomunitari acquistano meno casa, perchè non si sentono ancora radicati, e nello stesso tempo che l’affitto pesa su redditi che evidentemente non sono molto alti». Al dato sugli assegni di maternità, indicatore del tasso di natalità di alcune comunità straniere in città, fa da contraltare quello sui contributi per l’abbattimento delle rette dei nidi: nel 2007 sono stati erogati 37.670 euro di cui 778,25 per extracomunitari, nel 2008 80.678 di cui 3.838 per extracomunitari.
«Le donne straniere, almeno quelle di alcune comunità, fanno figli, ma rimangono a casa – afferma l’assessore Morsolin -, adottando stili di vita che sono diversi dai nostri. Ci sarebbe da chiedersi quindi quali strumenti dovrebbero essere messi in campo per sostenere la ”nostra” maternitá, senza che le donne continuino a dover scegliere o a rischiare di perdere il lavoro». Sul fronte della povertà gli aiuti che il Comune ha dato agli extracomunitari finora hanno oscillato attorno al 15% del totale erogato: 27.663 euro per 31 beneficiari contro 156.987 euro e 143 beneficiari nel 2007, 23.451 euro e 40 beneficiari contro 167.609 euro e 236 beneficiari nel 2008, 8.018 euro e 17 beneficiari contro 41.937 euro e 43 beneficiari nel 2009. Del budget del reddito di cittadinanza, cancellato, nel 2008 gli extracomunitari hanno ottenuto circa un quarto dell’ammontare complessivo (236.073 euro su un totale di 842.915 euro) e nel 2009 55.939 euro su un totale di 274.613 euro. Gli extracomunitari non hanno percepito, perchè non si sono fatti avanti, nemmeno un euro di assegni di cura e assistenza, poi trasformati nel Fondo per l’autonomia possibile.
Laura Blasich 
 
LA CRISI ECONOMICA COMINCIA A INCIDERE SULL’IMMIGRAZIONE  
Rallentano gli stranieri, solo 20 arrivi al mese  
Erano una cinquantina a fine 2008. La comunità asiatica sfiora ormai il 5% della popolazione
 
  
di ELENA ORSI

La crisi economica dimezza l’arrivo di cittadini stranieri a Monfalcone. E a ”frenare” sono soprattutto i cittadini del Bangladesh, che rappresentano l’etnia più numerosa in città con oltre 1300 persone. Se a fine 2008 in città arrivava in media una cinquantina di stranieri al mese – quasi tutti per lavorare nelle ditte operanti in Fincantieri – ora ne arriva una ventina. In questo contesto i bengalesi rappresentano il 5% della popolazione (circa 1300 presenze), a fronte di una percentuale di stranieri che a Monfalcone supera il 13%. Secondo i dati forniti dall’Anagrafe, gli stranieri presenti in città sono poco meno di quattromila (3953) e sono aumentati di 300 unità rispetto alla rilevazione di novembre, quando erano 3600. Un aumento, certo, ma più ”lento” rispetto al passato. Dei quasi quattromila stranieri presenti in città (ufficialmente), 1555 sono le donne, in continua crescita, e 2380 gli uomini. Ma, nel particolare, i cittadini del Bangladesh sono cresciuti ”solo” di 126 unità in oltre 6 mesi. Quindi una media di 21 arrivi al mese quando, nei quattro mesi precedenti la media era superiori ai trenta arrivi. Da sottolineare che le stime ufficiose parlano di una presenza di bengalesi ”non stabile” che si aggira sulle quattromila unità. E che la presenza femminile di questa nazionalità è in continuo aumento a causa dei ricongiungimenti familiari. tanto che ormai le donne bengalesi a Monfalcone sono quasi 500 (476) contro 886 uomini. La comunità straniera più numerosa dopo quella bengalese è la croata con 405 persone, seguita da quella macedone con 382, quella rumena con 342 e quella bosniaca con 311. Queste ultime tre nazionalità sono quelle più ”vivaci”: vedono infatti un aumento anche se non così determinante (si parla di una ventina di unità in media). Come sempre, nel panorama degli stranieri a Monfalcone si nota una maggior presenza di uomini rispetto alle donne, cosa che conferma come l’emigrazione avviene principalmente per motivi legati all’occupazione. gli stranieri a Monfalcone lavorano, oltre che nella navalmeccanica, anche nelle costruzioni e nel turismo. Per quanto riguarda le donne, invece gli arrivi confermano una crescente richiesta in città di badanti per gli anziani. 
 
GLI EXTRACOMUNITARI ASSUMONO COLLABORATRICI TRA LE CONNAZIONALI  
Anche i bengalesi alla ricerca della colf  
Aumento esponenziale della richiesta di badanti da parte dei monfalconesi
 
 
di ELISA COLONI

Mentre nei palazzi romani gli schieramenti si spaccano davanti alla possibilità di bypassare le norme previste dal pacchetto sicurezza attraverso una sanatoria delle badanti, nell’Isontino sempre più famiglie si destreggiano faticosamente tra mille peripezie burocratiche per assumere regolarmente colf e assistenti agli anziani. E in Bisiacaria spunta una novità, sintomo di una società multietnica che cambia. Ad andare alla ricerca di colf, infatti, oggi non sono più solamente gli ”autoctoni”, ma anche gli stranieri: bengalesi che assumono connazionali.
I numeri del fenomeno badanti emergono sia dall’attività dello Sportello delle badanti di Monfalcone (operativo nell’ambito del Centro provinciale per l’impiego) sia dall’andamento del Fondo per l’autonomia possibile Fap (contributi regionali che il Comune eroga a favore delle famiglie che necessitano di una badante).
PIÙ RICHIESTE Che a Monfalcone ci siano sempre più famiglie che richiedono contributi pubblici per poter usufruire di un’assistente domiciliare lo si osserva dai dati forniti dall’assessore comunale ai Servizi socio-sanitari Cristiana Morsolin: «Quando nel 2006 è stato istituito il Fap – spiega – i beneficiari in tutto il Basso Isontino erano solamente 13, mentre oggi il numero è salito a 105. Analizzando solo la situazione relativa a Monfalcone, emerge che nel 2007 il Comune aveva erogato 31mila euro a favore di 26 famiglie, che sono diventati 50mila nel 2008 per 50 beneficiari. A metà 2009 siamo arrivati a quota 47. Questa crescita esponenziale dimostra che sempre più famiglie vogliono assumere le badanti regolarmente, uscendo dall’ombra del lavoro nero».
LO SPORTELLO Andando poi a osservare da vicino ciò che accade allo Sportello delle badanti (riaperto in febbraio, dopo una sospensione di cinque mesi, dovuta a una riorganizzazione degli uffici di Monfalcone e Gorizia) si possono tratte ulteriori informazioni. Lo Sportello serve a far incontrare domanda e offerta, cioè le famiglie con le aspiranti badanti e colf, ma anche a fornire informazioni in materia di contratti di lavoro, retribuzioni, dichiarazioni Inps e Inail, agevolazioni fiscali. I dati forniti dallo Sportello indicano che nel solo mese di giugno i colloqui effettuati con le famiglie sono stati 63 e quelli con i lavoratori 28; alla fine i contratti firmati sono stati 13.
GLI STRANIERI Non sono sempre gli italiani ad arruolare stranieri. Di questi 13 contratti, infatti, 4 sono stati stipulati da famiglie bengalesi, che hanno richiesto l’assunzione di colf della stessa nazionalità. In questi casi i richiedenti non sono passati attraverso lo Sportello per individuare le persone adatte, ma solamente per ricevere aiuto nell’ademipimento di questioni burocratiche (da qui il sospetto di qualcuno che sotto questi contratti possano anche nascondersi tentativi di ricongiungimento familiare, visto che un posto di lavoro permette all’immigrato di rinnovare il permesso di soggiorno).
BADANTE-TIPO Nella maggior parte dei casi si tratta di donne delll’Est Europa, dai vent’anni in su. Per rumene e bulgare (comunitarie) la strada è più semplice. In qualche caso, seppure molto raro, le famiglie sono disponibili ad accogliere anche uomini. Non sono escluse le italiane, che cercano lavoro in quest’ambito soprattutto per l’assitenza notturna e a ore. Purtroppo la metà dei rapporti di lavoro, nel giro di qualche settimana, viene interrotto dalle famiglie, per mancanza di un’adeguata preparazione nel campo dell’assistenza all’anziano. E, per ovviare al problema, la responsabile dello Sportello Stefania Atti lancia l’idea di un corso di formazione.
«Una bella proposta – risponde l’assessore provinciale alle Politiche del lavoro Alfredo Pascolin -. Però in questo momento le risorse sono scarse. Si potrebbe pensare a corsi autofinanziati dalle famiglie interessate all’assunzione delle badanti. Lo Sportello – aggiunge – risulta ad oggi un servizio molto ben organizzato e utile per il territorio».

Il Piccolo, 09 luglio 2009 
 
Porto, alla Cunja mobilità per 8 autisti  
Con il calo dei traffici i 25 della MarTer a stipendio ridotto
 
 
La crisi dei traffici del porto e in generale del settore dei trasporti sta mettendo in difficoltà diverse realtà che gravitano su Portorosega. La Filt-Cgil ha chiuso proprio in questi giorni un accordo alla MarTer, casa di spedizioni e trasporti, che sta soffrendo il calo della movimentazione di cellullosa e caolino in cui è specializzata, per la riduzione di stipendio di tutti e i 25 dipendenti di cui 9 autisti e 8 carrellisti.
Il ricorso alla cassa integrazione ordinaria si è trasformato invece in apertura della procedura di mobilità per 8 dei 22 autisti della Cunja, mentre all’Eurocar Logistics si è trovato un’intesa per la riduzione d’orario degli impiegati. Misure che si sommano fra l’altro alla procedure di mobilità volontaria già aperta alla Compagnia portuale per un massimo di 23 lavoratori, quanti in sostanza nell’arco di circa due anni riuscirebbero in ogni caso ad arrivare alla quiescenza.
La Cetal del gruppo Grimaldi, a fronte di una riduzione del traffico di rotabili del 59% nei primi sei mesi dell’anno rispetto lo stesso periodo del 2008, sta da parte sua cercando di tamponare le difficoltà e il sostegno necessario a non ridurre l’occupazione, ora fatta di 30 addetti. Cetal e Grimaldi si stanno in ogni caso muovendo per cercare dei traffici alternativi alle automobili, ma non si tratterà di un obiettivo raggiungibile nell’immediato.
Com’era già nei programmi della società, l’attenzione si sta rivolgendo su traffici Ro-Ro, ma centrati sul trasporto di mezzi pesanti, e contenitori.
«Non sarà qualcosa che realizzeremo entro la fine dell’anno – sottolinea il responsabile della Cetal, Penso – perché al momento l’obiettivo è solo di chiudere il 2009 tamponando il calo dei traffici».
In ogni caso Cetal e Grimaldi, che controlla l’80% di Minoan, vista la disponibilità di navi con rampa laterale, potrebbero avviare la nuova attività a prescindere dal completamento del terminal traghetti, in fase di realizzazione da parte dell’Azienda speciale per il porto. Minoan quindi potrebbe sbarcare a Portorosega, ma in ogni caso non per trasportare passeggeri.

Messaggero Veneto, 09 luglio 2009 
 
È crisi per il porto di Monfalcone: traffici calati del 18,5 per cento  
 
MONFALCONE. Si fanno sentire sempre più gli effetti della crisi sul porto di Monfalcone, che nel mese di giugno ha visto un calo del 18,5% del traffico rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
Stando ai dati forniti dall’Azienda speciale per il porto, giugno si è chiuso con 274 mila 864 tonnellate movimentate contro le 337 mila 442 tonnellate movimentate nel mese di giugno del 2008.
In totale, il primo semestre 2009 ha visto movimentare un milione 524 mila 267 tonnellate contro i 2 milioni 30 mila 145 tonnellate dello stesso periodo dello scorso anno, attestando il calo generale al 25 per cento, diminuzione che peraltro era stata registrata già durante i mesi scorsi.
La diminuzione ha interessato tutte le voci merceologiche, dai metallurgici (631 mila 823 tonnellate, meno 25 per cento) alla cellulosa (286 mila 685 tonnellate allo sbarco, meno 23 per cento), al carbone destinato alla centrale termoelettrica A2A (meno 34 per cento).
In totale, gli sbarchi hanno registrato un movimento di un milione 269 mila 720 tonnellate, pari a meno 29 per cento.
La crisi sta facendo slittare gli obiettivi di acquisizione di nuovi traffici e progetti di espansione e investimenti che, in caso contrario, sarebbero stati avviati a Portorosega nel corso di quest’anno.
È il caso pure di Grimaldi, il cui traffico di rotabili attestato a Portorosega sta vistosamente soffrendo, visto che è legato al mercato all’automobile e alla crisi di questo: 23 mila 624 sono stati i mezzi sbarcati e imbarcati nei sei mesi, contro i 58 mila 638 dello stesso periodo del 2008, pari a un calo del 59 per cento.
La Cetal, società del gruppo partenopeo che dal 2003 gestisce il traffico di rotabili a Monfalcone, spiega di lavorare per superare il momento e per non dover lasciare a casa nessuno dei 30 dipendenti.
Com’era già nei programmi della società, l’attenzione si sta rivolgendo su traffici Ro-Ro, centrati sul trasporto di mezzi pesanti e contenitori, ma per ora obiettivo immediato è chiudere l’anno tamponando le perdite.
Inoltre, la crisi tocca anche altre imprese collegate al porto.
La Filt-Cgil ha chiuso in questi giorni un accordo alla MarTer, casa di spedizioni e trasporti, che sta soffrendo il calo della movimentazione di cellulosa e caolino in cui è specializzata, per la riduzione di stipendio di tutti e i 25 dipendenti, di cui 9 autisti e 8 carrellisti.
Il ricorso alla cassa integrazione ordinaria si è trasformato invece in apertura della procedura di mobilità per 8 dei 22 autisti della Cunja, mentre all’Eurocar logistics si è trovata un’intesa per la riduzione d’orario degli impiegati. (cris.vis.) 
 
Più assegni maternità per extracomunitari  
 
MONFALCONE. Sono state 68 le domande per poter usufrire per l’anno 2008 dell’assegno di maternità da parte degli stranieri extracomunitari residenti a Monfalcone, assegno previsto dalla legge 448 del 1998. Trentadue domande in più rispetto alle 36 presentate da cittadini dell’Unione europea, italiani e non italiani, che hanno ottenuto un contributo totale di 101.840 euro, contro 52.417 euro. Nel 2007 le domande erano state 47 contro le 45 presentate da cittadini dell’Ue per importi rispettivamente di 67.739 e 66.267 euro. Nei primi mesi del 2009 le domande sono arrivate a quota 17 a 11, pari a 26.274 euro contro 17 mila. È solo questo il settore in cui gli extracomunitari ottengono “di più” rispetto agli altri residenti.
È l’assessore alle politiche sociali, Cristiana Morsolin, a snocciolare i dati per chiarire come non sia vero che «va sempre tutto agli stranieri. In tutti gli altri settori la richiesta, che viene sempre vagliata a fronte dei criteri stabiliti dalla normativa nazionale o regionale o dai nostri regolamenti, è nettamente inferiore – spiega –. Per quel che riguarda i contributi per l’abbattimento dei canoni di locazione nel 2008 siamo a 298 domande accolte di italiani e comunitari contro 195 di extracomunitari, pari a 545.316 euro di contributi contro 349.547 euro». I fondi d’altra parte vengono erogati solo se i richiedenti, qualsiasi origine abbiano, sono in regola con il pagamento dell’affitto nell’anno precedente e sono in possesso di un contratto regolare. Al dato sugli assegni di maternità, che indica anche il tasso di natalità di alcune comunità straniere, occorre paragonare quello sui contributi per l’abbattimento delle rette dei nidi: nel 2007 sono stati erogati 37.670 euro di cui 778,25 per extracomunitari, nel 2008, 80.678 di cui 3.838 per extracomunitari.
«Le donne straniere, almeno quelle di alcune comunità, fanno figli, ma rimangono a casa – afferma l’assessore –, adottando stili di vita diversi dai nostri. Ci sarebbe da chiedersi quali strumenti dovrebbero essere messi in campo per sostenere la “nostra” maternità, senza che le donne continuino a dovere scegliere o a rischiare di perdere il lavoro». Sul fronte della “povertà” gli aiuti che il Comune ha dato agli extracomunitari finora hanno oscillato attorno al 15% del totale erogato: nel 2007 su un totale di 156.987 euro e 143 beneficiari, sono andati a extracomunitari 27.663 euro per 31 beneficiari, dato che si attesta su 167.609 euro e 236 beneficiari, di cui 40 extracomunitari e 23.451 euro per il 2008 e per il 2009, 8.018 euro e 17 beneficiari extracomunitari a fronte di 41.937 e 43 beneficiari. Del budget del reddito di cittadinanza, cancellato, nel 2008 gli extracomunitari hanno ottenuto circa un quarto dell’ammontare complessivo (236.073 euro su un totale di 842.915 euro) e nel 2009, 55.939 euro su un totale di 274.613 euro. Gli extracomunitari non hanno percepito, perché non si sono fatti avanti, nemmeno un euro di assegni di cura e assistenza, poi trasformati nel Fondo per l’autonomia possibile. «Quelle extracomunitarie sono insomma famiglie giovani e con figli, che fanno difficoltà a sostenere l’affitto di abitazioni che non comprano – conclude l’assessore alle Politiche sociali –. Faccio quindi solo una domanda: nel momento in cui una persona risiede in questa città, lavora, paga le tasse, segue le regole, consuma e contribuisce allo sviluppo della nostra economia, dobbiamo negare quanto di cui ha diritto a causa della sua provenienza?».

Il Piccolo, 22 luglio 2009 
 
GLI EFFETTI DEL MANCATO ARRIVO DI NUOVI ORDINI DI NAVI DA CROCIERA  
Crisi Fincantieri, la prima a pagare è Eurogroup  
L’azienda ha un appalto nel settore della carpenteria: dal 29 agosto metterà in cassa 93 lavoratori per 13 settimane
  
 
di LAURA BLASICH

Il mancato arrivo di nuovi ordini per la costruzione di navi da crociera da parte di Fincantieri provocherà uno scarico di lavoro a breve non solo per i dipendenti diretti della società. La situazione di calma piatta ancora presente sul fronte delle commesse, nonostante il mercato turistico delle crociere mantenga un margine di crescita anche nel 2009, seppure più contenuto rispetto gli anni precedenti (2,3 contro l’8%), sta iniziando a mettere in seria difficoltà l’indotto. Com’è Eurogroup, nata nel 1998 al Lisert con l’obiettivo di conquistare una parte significativa del mercato delle travi saldate a “T”, pronte per il montaggio sugli scafi delle navi, che lavora soprattutto per i cantieri adriatici di Fincantieri e che dal 29 agosto e per il massimo concesso, cioè 13 settimane, aprirà la cassa integrazione ordinaria per tutti i suoi 93 dipendenti.
IL PROVVEDIMENTO. La contrazione del carico di lavoro si sta già  facendo sentire, ma nel corso del prossimo mese sarà fronteggiata ricorrendo ai permessi retribuiti e ferie in giacenza dal 2008 o eventualmente utilizzando quota parte delle ferie e dei Par disponibili nel 2009. Le modalità di utilizzo della Cigo, che sarà utilizzata se possibile a rotazione, saranno definite alla fine del prossimo mese, quando ci saranno gli elementi per decidere il ricorso alla “cassa” a zero ore o invece per sostenere una riduzione d’orario. L’accordo già siglato tra l’azienda e i sindacati dei metalmeccanici, che si sono mossi a fronte del mandato già ricevuto dai lavoratori riuniti in assemblea, prevede inoltre che ogni quindici giorni si proceda a una verifica dei principi di rotazione dei lavoratori e che sia garantita una maturazione della tredicesima e degli altri istituti accessori per ogni giorno di eventuale presenza in fabbrica.
LE REAZIONI. «Il ricorso alla Cigo è dovuto, come ha dichiarato l’azienda ed è stato inserito nel verbale di accordo, a una temporanea mancanza di commesse legata all’attuale contrazione del mercato della cantieristica – spiega Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil -. Il ricorso alla cassa integrazione consente di arrivare alla fine di novembre, quando l’azienda spera che qualcosa inizi a muoversi in quanto a ordini di nuove navi». Al momento non c’è comunque ancora nulla di certo, conferma Fincantieri, che da ottobre inizierà a ricorrere alla Cigo per i suoi dipendenti. L’azienda sta lavorando in modo costante con le società  armatrici per sbloccare il mercato, le trattative sono sempre in corso e non si sono mai interrotte, ma nessun ordine è stato ancora formalizzato.
LE CONSEGUENZE. La diminuzione della produzione all’Eurogroup coinvolgerà , anche se magari in tempi diversi, anche l’impresa esterna che opera all’interno dello stabilimento del Lisert e che impiega tra i 40 e i 45 lavoratori quasi tutti di origine bosniaca. Si tratta di stranieri che però ormai vivono da tempo nel territorio, come buona parte dei dipendenti diretti dell’Eurogroup, anche se originari da fuori regione. Una parte dei lavoratori arriva invece ogni giorno a Monfalcone dalla provincia di Trieste o dalla Bassa friulana. Le difficoltà dell’indotto Fincantieri rischiano quindi di amplificare e non poco l’impatto che la crisi economica sta già provocando nel Monfalconese, dove si sta ricorrendo alla Cigs per Eaton Automotive e ancora per i lavoratori Finmek e alla Cigo alla Sbe, Detroit, Roen Est, Reggiane Cranes&Plants, mentre a metà agosto scade la mobilità  per gli ex lavoratori Ineos e pure nel settore dei trasporti si sta ricorrendo agli ammortizzatori sociali. Per quel che riguarda gli appalti il caso di Eurogroup è il più evidente, al momento, considerate anche le dimensioni dell’impresa, che consentono comunque di gestire in modo corretto lo scarico di lavoro, ma in crisi, stando al sindacato, ci sarebbero anche diverse ditte di piccole dimensioni. Lo stabilimento dell’Eurogroup attualmente sviluppa una produzione di circa 1500-2000 tonnellate al mese di profili saldati navali e componentistica strutturale (sottoassiemi, pannelli, basamenti motori).
Eurogroup fa parte del gruppo Eurosteel di Genova che ha acquisito il controllo della società nell’aprile del 2005, nata invece nel 1998 per volontà di un gruppo imprenditoriale con decennale esperienza nel settore delle costruzioni metalliche e in accordo con la Itainvest, finanziaria del ministero del Tesoro. 
 
In due mesi persi mille posti di lavoro  
Segno meno anche nelle assunzioni: il 40% in meno
  
 
Mille posti di lavoro. A tanto ammonta il prezzo pagato alla crisi dall’Isontino tra gennaio e marzo e marzo 2009. Il dato è contenuto nel rapporto sull’andamento nel primo trimestre dell’anno del mercato dell’occupazione provinciale redatto dall’Agenzia regionale del lavoro presentato ieri in Provincia. Praticamente tutte le cifre riferite al 2009, comparate con l’anno precedente, vengono anticipate dal segno meno. Quelle che prima delle altre balzano agli occhi fanno riferimento agli avviamenti, ovvero ai nuovi rapporti di lavoro (a tempo determinato e a tempo indeterminato). Tra il gennaio e il marzo 2008 erano stati 7232; quest’anno, negli stessi 90 giorni, 4416. Quasi il 40% in meno. «Tutte le più fosche previsioni sono state confermate da questo dossier – ha fatto notare l’assessore provinciale al Lavoro, Alfredo Pascolin -. Ora attendiamo di sapere come è andata nel secondo trimestre: abbiamo delle anticipazioni confortanti. Il momento più difficile della crisi, almeno sotto il profilo occupazionale, dovremmo averlo superato». Percentuali così negative, tuttavia, difficilmente potranno essere ribaltate entro l’anno. Il trend più preoccupante è quello che riguarda i giovani (fino ai 30 anni di età). A fronte dei 2304 inserimenti lavorativi del primo trimestre 2008, quest’anno, ce ne sono stati 1282: il 44,4% in meno. Appena un po’ meglio è andata per gli adulti (tra i 30 e i 54 anni): in questa fascia d’età gli avviamenti – sempre tra i due trimestri – sono calati del 38,2%, pr una variazione assoluta di 1656 unità (4335 contro 2679). Mentre è curioso notare come tra chi perde il lavoro non ci siano differenze etniche. Gli avviamenti di italiani sono diminuiti del 39,1% (5778 contro 3520); quelli di stranieri, con un meno 38,4, sono calati praticamente nella stessa misura percentuale (1454 contro 896, se andiamo a indicare il valore assoluto). «Provvederemo fin dai prossimi mesi a potenziare i nostri centri per l’impiego, in modo da tamponare questa emoraggia di posti di lavoro – ha aggiunto Pascolin -. Cercheremo di fare tutto il possibile per ricollocare quanti hanno perso il posto».
Nicola Comelli

Morsolin preoccupata: «Siamo solo all’inizio»  
L’assessore comunale teme ripercussioni sulle aziende più piccole
 
 
di ELISA COLONI

«Spero di essere smentita dai fatti, ma purtroppo credo cha la crisi economica, anche a Monfalcone, sia appena agli inizi. E temo che le sue conseguenze, che colpiranno soprattutto le piccole realtà produttive, saranno molto pesanti. Per questo motivo la notizia dell’avvio della cassa integrazione per i dipendenti di Eurogroup non mi stupisce». Queste le parole di Cristiana Morsolin, assessore comunale ai Servizi socio-sanitari e assistenziali.
Dopo l’annuncio dell’apertura della Cigo per i 93 lavoratori dell’azienda fornitrice di Fincantieri con sede al Lisert, infatti, è arrivato il momento di fare i conti. Se nella città dei Cantieri, il cantiere numero uno comincia a mostrare qualche segno di debolezza, le conseguenze possono infatti espandersi a macchia d’olio, contaminando il denso indotto che vi ruota attorno. E gli effetti di questa potenziale crisi a catena saltano agli occhi: più lavoratori con stipendio ridotto e maggiori difficoltà ad arrivare a fine mese che bussano alla porta delle istituzioni per chiedere aiuto.
E se Eurogroup dovesse rivelarsi solo la punta dell’iceberg, come si potebbero parare i colpi? «Di certo il Comune non può accollarsi tutti gli oneri – spiega Cristiana Morsolin -. Quella attuale è una crisi di dimensioni eccezionali, che rischia di far patire solo adesso i suoi effetti alla gente comune, ai lavoratori delle fabbriche, alla faccia di chi dice che le turbolenze economiche stanno per trasformarsi solo in un brutto ricordo. I Comuni non possono essere lasciati soli. Sono in primis lo Stato e la Regione che devono farsi carico delle conseguenze della crisi, adottando misure importanti nel lungo periodo sul fronte occupazionale. Infatti il sostegno economico immediato – aggiunge l’assessore – è utilissimo, ma non basta. Penso a un territorio come il nostro: c’è bisgono di lavoro. C’è bisogno di incentivare in tutti i modi le aziende a non delocalizzare, a produrre mantenendo i posti di lavoro. Se le istituzioni non faranno quadrato intorno alla protezione delle dinamiche occupazionali in questo territorio – conclude – la situazione potrebbe veramente diventare ingestibile».

Messaggero Veneto, 22 luglio 2009 
 
Alla Eurogroup scatterà la cassa integrazione 
 
MONFALCONE. Saranno utilizzate le ferie par (permessi annui retribuiti) del 2008 per coprire lo scarico di lavoro, ma dal 29 agosto al 28 novembre sarà aperta la cassa integrazione ordinaria, con la speranza che qualcosa nel frattempo si muova e la crisi dia segni di regressione.
È questo ciò di cui si è discusso tra i rappresentanti della Eurogroup, azienda monfalconese che opera nel settore navale, con realizzazione di blocchi, travi, casse di compensazioni e bulbi e che nei giorni scorsi hanno incontrato i rappresentanti della Rsu aziendale.
I rappresentanti di Eurogroup hanno precisato che attualmente esiste un carico di lavoro per una nave in realizzazione a Marghera e qualcosa per altri cantieri, un carico di lavoro che però non copre la potenzialità lavoro dello stabilimenti, per i cui 93 dipendenti, a rotazione, si aprirà appunto a fine agosto la cassa integrazione, anche se deve ancora essere stabilito se con sospensione totale del lavoro o solo con riduzione d’orario.
Saranno, comunque, coinvolti tutti i reparti e tutti gli uffici, ogni 15 giorni si procederà a verifica e sarà l’azienda ad anticipare la Cigo.
È stato anche concordato che se alcuni lavoratori non avessero a disposizione ferie par del 2008, saranno utilizzate quelle del 2009.
Intanto lo stabilimento di via Timavo effettuerà le ferie collettive nelle due settimane centrali di agosto, che per i lavoratori resterà, economicamente, un mese pieno.
Da ricordare che in Eurogroup lavora in appalto una ditta bosniaca, con circa una quarantina di dipendenti che si occupano di tubisteria: l’azienda si è impegnata a rivedere i contratti d’appalto esterni per verificare se fosse possibile affidare le lavorazioni alla forza lavoro interna.

Il Piccolo, 24 luglio 2009 
 
Eurogroup, un terzo d’affari con Fincantieri  
La crisi della crocieristica ha costretto l’azienda a ricorrere alla cassa
 
 
di DOMENICO DIACO

Nonostante la situazione sia alquanto preoccupante a causa dello scarico di lavoro alla Fincantieri di Monfalcone dovuto alla mancanza di nuove commesse per la costruzione di navi da crociera e le negative conseguenze che investono l’indotto, all’Eurogroup, una delle aziende colpite da tale congiuntura, guarda al futuro con ragionato ottimismo. Intanto però l’azienda che ha sede al Lisert e che produce manufatti in acciaio e lega leggera per il mercato della cantieristica italiana si vede costretta a mettere in cassa integrazione a partire dal 29 agosto per il massimo consentito di 13 settimane tutti i suoi 93 dipendenti.
«Una situazione che l’azienda ritiene essere congiunturale e assolutamente temporanea», afferma l’amministratore delegato Gianfranco Imperato che assieme ad Andrea Cavallo è socio dell’Eurogroup spa. Imperato sottolinea infatti «che in uno scenario di mercato siderurgico che ha visto prezzi in calo della nostra materia prima del 50%, il nostro fatturato 2009 è previsto in calo soltanto del 25-30% (chiuderemo tra i 26 e i 29 milioni a seconda dell’andamento dell’ultimo trimestre».
Secondo Imperato quella che si sta vivendo «è la conseguenza di una difficile programmabilità del lavoro soprattutto con il cliente Fincantieri (con tutti gli altri cantieri con cui lavoriamo il volume 2009 sarà uguale o addirittura superiore al 2008)». Fincantieri rappresenta oggi circa il 35% del volume d’affari complessivo di Eurogroup 60% solo a Monfalcone). «E quindi evidente – afferma Imperato – come la discontinuità di ordinativi possa comunque avere ripercussioni sul nostro carico di lavoro». L’amministratore delegato aggiunge però che «negli ultimi mesi la società ha registrato da parte di Fincantieri una sensibilità nuova ai problemi dell’indotto anche a fronte di riorganizzazioni interne». «In seguito a tale nuovo atteggiamento – prosegue Imperato – stiamo già lavorando sui programmi delle costruzioni per il prossimo anno, consci, noi e Fincantieri, del fatto che la competitività del sistema della subfornitura è figlia non solo dello spremere i prezzi degli appalti, ma anche e soprattutto di poter ragionare su volumi regolari e investimenti innovativi».
L’Eurogroup non sottovaluta comunque il rischio che si riduca il mercato delle navi da crociera, ma non si nasconde neppure il fatto che la domanda mondiale di crociere ha subito meno di altri settori l’effetto della crisi e che, ad esempio le oltre 80 navi del gruppo Carnival necessitano di un continuo turnover, la qual cosa, sottolinea Imperato, da sola dovrebbe garantire al sistema Fincantieri un carico di lavoro importante per gli anni a venire».
D’altro canto, Eurogrop, in un momento di generale difficoltà dei mercati non sembra aver perso l’ottimismo di fare impresa decidendo di investire e puntare sulla crescita e sulla internalizzazione del proprio business. Lo scorso mese infatti è stato inaugurato in Vojvodina (Serbia) un nuovo stabilimento di Yogotub, azienda frutto di un progetto avviato con la partecipazione di Finest proprio da Eurogroup per un investimento di oltre 6 milioni di euro finalizzato alla produzione e alla commercializzazione di tubi d’acciaio.

Il Piccolo, 25 luglio 2009 
 
L’ALLARME DEI SINDACATI  
«A settembre 1000 posti di lavoro a rischio»  
Uil e Cisl chiedono alla Provincia di riunire il Patto per lo sviluppo al termine dell’estate
 
 
di NICOLA COMELLI

GORIZIA Un migliaio i potenziali posti di lavoro a rischio da settembre. I sindacati temono che, trascorsa l’estate, molte imprese, soprattutto quelle medio-piccole, dopo aver annaspato per mesi, barcamenandosi alle meno peggio tra i flutti della crisi, intraprendano una serie di incisive ridefinizioni interne degli organici. Per questa ragione chiedono che la Provincia convochi entro la prima metà di settembre il Patto per lo sviluppo, in modo da poter fare il punto della situazione studiando quali misure adottare per evitare ulteriori ripercussioni ai danni dell’occupazione.
«La sensazione che abbiamo è che il vento della crisi che fino a questo momento a spirato soprattutto contro l’industria, leggera e pesante, ora possa abbattersi di riflesso sul commercio – evidenzia Umberto Brusciano, segretario provinciale della Cisl -. Si tratta di un settore difficile da monitorare, perché frammentato in tantissime microimprese che silenziosamente potrebbero iniziare a tagliare il personale o addirittura chiudere». Se così avverrà le ricadute sociali sarebbero di gran lunga ridotte rispetto a quelle generate dalle crisi delle grandi aziende ma non per questo meno complesse. «Il Patto per lo sviluppo è la sede giusta per capire come si sta evolvendo la situazione sul territorio – osserva Giacinto Menis, responsabile provinciale della Uil -. E’ importante seguire passo passo quello che sta accadendo, seguendo da vicino i cambiamenti che stanno interessando le imprese e il mercato del lavoro». Un mercato del lavoro che – lo ricordiamo – nel solo primo trimestre di quest’anno ha già perso mille posti di lavoro. Ad aprile e maggio i dati, seppure non ancora elaborati, fanno propendere «per un cauto ottimismo», ha ricordato su questo punto l’assessore al Lavoro della Provincia, Alfredo Pascolin. «Tuttavia, la guardia va tenuta alta – sottolinea Brusciano –. La crisi è profonda ed è destinata a non andarsene troppo rapidamente». Ragione per cui nelle imprese potrebbe verficarsi la tornata di riorganizzazione temuta dai sindacati. A parlare di settembre come un mese particolarmente «caldo» era stato non a caso il presidente della Confindustria Gianni Di Bert, ancora un po’ di tempo fa per la verità. «Nella prima parte dell’anno le aziende, in un modo o nell’altro tireranno avanti – aveva sottolineato -. E’ con il secondo semestre, e in modo particolare con il terzo quadrimestre, che le cose cambieranno. Quegli imprenditori che non avranno scorto segnali di ripresa relativamente ai mercati sui queli operano potrebbero essere spinti definitivamente a ridimensionarsi per rimanere in piedi».
Il segnale dell’attendismo delle imprese tra gennaio e giugno scorsi di cui parlava Di Bert sta tutto nel milione di ore di cassa integrazione richieste e concesse. Una cifra tre volte superiore a quella del primo semestre 2008 e addirittura quattordici volte superiore a quella dell’analogo periodo del 2007. Meccanica ed edilizia i comparti per i quali è stata maggiore la necessità di attivare gli ammortizzatori sociali, con il legno, l’agroalimentare e i trasporti a seguire. «Al di là dell’apertura dell’Ikea, con i suoi più di 200 nuovi posti di lavoro – fa notare Menis – all’orizzonte non si vedono iniziative in grado di generare benefici occupazionali rilevanti, soprattutto per quanto concerne il commercio». Intanto l’Agenzia regionale per il lavoro ha già dato appuntamento a settembre con i dati occupazionali provinciali sul secondo trimestre. E la sensazione è che la diagnosi del Patto per lo sviluppo potrebbe partire proprio da qui.

Messaggero Veneto, 19 agosto 2009 
 
Monfalcone. La crisi sèguita a creare ripercussioni sullo scalo marittimo eppure in luglio il calo dei traffici è stato inferiore a quello registrato in giugno  
Portorosega, la sofferenza continua ma ci sono segnali di ripresa
  
 
MONFALCONE. Il porto di Monfalcone sembra riprendere lentamente vita dopo il forte rallentamento dei traffici, osservato nei mesi scorsi e determinato dagli effetti della crisi economica. In questi giorni le banchine di Portorosega sono state animate dagli attracchi di numerose navi, concreto segnale di ripresa, anche se i dati di luglio risentono ancora della recessione, registrando numeri ancora negativi e i primi dati positivi si potranno avere probabilmente a settembre.
Lo scorso mese a Portorosega sono state sbarcate e imbarcate in tutto 286.298 tonnellate, appena 10 mila in più rispetto a giugno, ma ben oltre 100 mila in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con una perdita quindi del 27%. Perdita che si riduce, ma resta alta nel bilancio dei primi sette mesi dell’anno: la contrazione dei traffici da gennaio a luglio si assesta sulla perdita del 25,31 per cento. Secondo i dati forniti dall’Azienda speciale per il porto, tra gennaio e la fine dello scorso mese dalle banchine di Portorosega sono transitate in totale, un milione 810.565 tonnellate di merci contro i 2,4 milioni di tonnellate dei primi sette mesi del 2008. La sofferenza viene registrata in tutti i settori merceologici che fanno riferimento al porto monfalconese, compreso quello di carbone diretto alla banchina della centrale termoelettrica, che all’inizio dello scorso mese è passata dalla proprietà E.On ad “a2a”. Fino alla fine di luglio a Portorosega sono state sbarcate 361.942 tonnellate di carbone, che alimenta due delle quattro sezioni dell’impianto energetico, con un calo del 29% rispetto ai primi sette mesi del 2008.
Il calo di movimentazione è molto più accentuato nel settore dei prodotti metallurgici, che negli ultimi anni hanno rappresentato la voce principale per Portorosega: a Monfalcone sono state sbarcate e imbarcate 740.385 tonnellate di metallurgici con un decremento del 31,34% rispetto lo stesso periodo dello scorso anno. Resta comunque abbastanza saldo il movimento di cellulosa, altro settore forte di Portorosega, di cui sono state manipolate 434.150 tonnellate pari a un meno 11% sui primi sette mesi del 2008. La perdita più consistente rimane comunque quella segnata dal traffico di rotabili, gestito dalla Cetal del gruppo Grimaldi, anche se il gap rispetto allo scorso anno si è leggermente ridotto: nei primi sette mesi sono stati movimentati 31.169 mezzi contro i 67.272 del 2008 con un calo del 53,67%. Da evidenziare però che a giugno il calo era stato del 59% e che quindi, pur lentamente, qualcosa di positivo sta succedendo. È ancora presto per dire quanto si possa essere ottimisti e sperare in un vero superamento della crisi, cautela che viene espressa anche dall’Aspm, che però conferma come appunto in banchina ci sia “il tutto esaurito”.
Se il trend fosse quello della prima metà dell’anno, Portorosega chiuderà l’anno con traffici attorno ai 3 milioni di tonnellate, il 25% in meno appunto rispetto al 2008. L’Azienda speciale sta intanto cominciando a lavorare al terminal traghetti per cui si spera però di trovare dei soggetti interessati. Il piazzale da 40 mila metri quadrati è in fase di collaudo, mentre entro la fine dell’anno potrebbero iniziare i lavori, da 8 milioni di euro e in fase di appalto, dell’adeguamento del tratto di banchina riservato al cabotaggio. L’Aspm sta attendendo invece il completamento dell’iter autorizzativo del progetto per la realizzazione della stazione marittima, che richiederà un investimento di altri 2,5 milioni di euro. (c.v.)

Il Piccolo, 01 settembre 2009 
 
RICADUTE SUL PORTO DELLA CRISI IN CARTIERA  
Compagnia, accelera il ricorso alla mobilità
 
 
In porto qualche segnale di ripresa c’è, ma senza al momento avere ricadute sull’occupazione, che invece continua a risentire del rallentamento dei traffici causato dalla crisi. Tant’è che il ricorso alla mobilità concordato a marzo dalla Compagnia portuale con i sindacati e i lavoratori ha subito un’accelerazione. L’accordo siglato a primavera prevedeva che la procedura interessasse gradualmente un massimo di 23 dei 120 addetti dell’impresa portuale nell’arco di 20 mesi, ma in soli cinque mesi in mobilità, finalizzata al raggiungimento comunque della pensione, è già entrata una ventina di lavoratori. «Per chiudere il ricorso alla mobilità mancano quindi davvero poche unità», conferma Elio Gurtner, segretario provinciale della Filt-Cgil. L’accordo includeva anche il distacco di lavoratori (in tutto al momento 12) della Compagnia alla Fratelli Midolini, impresa autorizzata a operare nel porto di Monfalcone da poco meno di un anno, come ulteriore misura per fronteggiare la diminuzione delle operazioni in banchina. Il sindacato rimane anche in attesa di capire in questo momento soprattutto cosa accadrà alla cartiera di San Giovanni di Duino, la cui attività, come ricorda Gurtner, «ha forti incidenze sul porto di Monfalcone». Le ripercussioni negative del calo della produzione della cartiera si sono già fatte sentire quet’estate a Portorosega. A luglio proprio la Filt-Cgil ha chiuso un accordo alla MarTer, che sta soffrendo il calo della movimentazione di cellullosa e caolino, per la riduzione di stipendio di tutti i 25 dipendenti di cui nove autisti e otto carrellisti. «Qualcosa si sta comunque muovendo – afferma Gurtner -. Penso al traffico di legno per Fantoni, ma anche alla ripresa della movimentazione di materiali metallurgici». (la.bl.)

Il Piccolo, 16 febbraio 2010
 
PER FAR FRONTE AL CALO DI LAVORO IN BANCHINA 
In Cassa integrazione gli 86 dipendenti della Compagnia portuale 
Il vicepresidente Scaramelli: la Cigs non è premessa alla mobilità, vogliamo tutelare tutti i lavoratori
Ricorso agli ammortizzatori sociali anche alla Alto Adriatico: finora sono stati coinvolti 24 lavoratori, impiegati 16 giornate al mese

di LAURA BLASICH

Al centro, assieme a Trieste, dell’ambizioso progetto di sviluppo di Unicredit, il porto di Monfalcone continua intanto a fare i conti, molto concreti anche sotto il profilo occupazionale, con le ripercussioni della crisi sui trasporti via mare. La Compagnia portuale, entrata nell’orbita del gruppo Maneschi a luglio del 2008, non è riuscita finora ad agganciare nuovi traffici a causa della condizione dei mercati. Dopo il ricorso alla mobilità per 23 dipendenti ”anziani” attuato nel 2009, l’impresa ha deciso, d’intesa con le organizzazioni sindacali di categoria, di utilizzare la cassa integrazione speciale per tutti gli 86 dipendenti per fare fronte alla contrazione del lavoro in banchina e alla chiusura del contratto con la Cartiera Burgo di San Giovanni di Duino. La lavorazione dei tronchetti effettuata dalla Compagnia nell’area dello stabilimento vedeva impiegati 16 addetti che ora saranno nuovamente impiegati nelle operazioni di carico e scarico delle navi attraccate a Portorosega.
La cassa integrazione straordinaria, che ha preso il via ieri, non è però l’anticamera alla mobilità e quindi ai licenziamenti, come sottolineano sia il vicepresidente dell’impresa Riccardo Scaramelli, sia il segretario provinciale della Filt-Cgil, Elio Gurtner. «La Cigs è stata scelta per tutelare tutti i lavoratori e salvaguardare l’occupazione esistente – afferma Scaramelli – in attesa di nuovi traffici. Stiamo lavorando in questo senso. Finora i traffici non sono arrivati perché, di fatto, non ce n’erano. Rispetto agli ultimi 18 mesi in cui non c’era alcun interesse vero, qualche segnale diverso c’è». La Cigs rappresenta inoltre una scelta funzionale, come spiega Gurtner, a evitare di andare al rinnovo della cassa integrazione ordinaria ogni 13 settimane. La Cigs garantisce, invece, una copertura per un anno per tutti gli 86 dipendenti. In concreto impiegati e addetti alla manutenzione dei mezzi della Compagnia rimarranno a casa un giorno alla settimana, mentre per chi opera in banchina la Compagnia ha fatto una proiezione di 6 giornate di ”cassa” al mese.
Sta ricorrendo, invece, alla Cigo la Alto Adriatico, impresa autorizzata con articolo 17 e quindi operante per intervenire nel caso di picchi di lavoro nel porto di Monfalcone. Finora, comunque, i 24 dipendenti della Alto Adriatico, affiancati da 11 interinali, hanno lavorato attorno alle 16 giornate al mese. L’impresa opera anche per conto della Cetal del gruppo partenopeo Grimaldi, effettuando quindi la movimentazione delle autovetture dai traghetti al terminale esistente a Portorosega. Cioé dell’unico traffico che sembra in netta ripresa, a vedere i dati di gennaio dell’attività dello scalo forniti dall’Azienda speciale porto. Nel primo mese del 2010 sono state sbarcate e imbarcate in totale a Monfalcone 5.902 autovetture, con un aumento del 145% rispetto a gennaio del 2009, quando la crisi dell’auto era ormai esplosa. In totale a gennaio a Portorosega, che ha chiuso il 2009 con i traffici in calo del 20% rispetto il 2008, sono state movimentate 218.054 tonnellate di merci, pari a una contrazione del 3,57% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A mancare sono stati di fatto gli imbarchi, quasi del tutto inesistenti, mentre gli sbarchi hanno registrato un più 3,51%, nonostante il traffico di metallurgici (meno 16%) e quello di cellullosa (meno 12%) siano ancora in difficoltà.
A incidere è stata la ripresa degli sbarchi di carbone per la centrale termoelettrica di A2a e l’arrivo di carichi di sale dal bacino del Mediterraneo diretti verso il Nord Europa. A gestire il traffico in banchina è l’altra impresa autorizzata a Monfalcone con articolo 16, la Fratelli Midolini, che a Portorosega impiega 8 dipedenti e finora non ha dovuto ricorrere agli ammortizzatori sociali. «Come rappresentanti dei lavoratori non possiamo che essere d’accordo con i progetti di sviluppo del porto di Monfalcone – sottolinea il segretario provinciale della Filt-Cgil -, che però al momento paga l’assenza di nuovi traffici e lo spostamento di alcuni traffici “storici” su Trieste a causa, di fatto, degli incentivi all’intermodalità erogati dalla Regione».

Il Piccolo, 18 giugno 2009 
 
PORTO INCONTRO TRA IL SINDACO, L’IMPRENDITORE E L’ENTE CAMERALE  
Area contesa tra Aspm e Mangiarotti  
Partiranno entro l’estate le opere dell’azienda che ha acquisito lo stabilimento Ineos
 
 
Il progetto di Mangiarotti per la riconversione del sito ex Ineos si apre a prospettive di sviluppo. Lo conferma l’incontro che il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha avuto con la società e l’Azienda speciale per il porto per tentare di arrivare a una composizione degli interessi che Mangiarotti e Aspm hanno sull’area compresa tra via Vittorio Veneto e via Timavo. Il terreno è di proprietà di Mangiarotti, che l’ha acquistato da Ineos ed è, in base al Piano regolatore comunale, destinato a servizi per l’industria, ma da tempo era considerato funzionale al progetto ”Autostrade del mare”, finanziato dal ministero dei Trasporti con 25 milioni di euro e di cui è stato finora realizzato il piazzale da 40mila metri quadrati. «Siamo in presenza di due progetti importanti – spiega il sindaco – come il terminale per il cabotaggio, che ha un reale bisogno di aree per il suo sviluppo, e il progetto di Mangiarotti, pure fondamentale per l’economia territoriale, perché si apre a prospettive ulteriori. Lo sforzo che stiamo effettuando è quindi quello di tentare di armonizzare i due progetti, per fare in modo che coesistano, portando la crescita attesa per l’economia».
Il progetto di Mangiarotti vale 100 milioni di euro e prevede una riconversione dell’ex fabbrica di materie plastiche nella produzione di grandi componenti per centrali nucleari. La società friulana prevede quindi di demolire i fabbricati industriali esistenti nell’area per soppiantarli con un unico grande cappannone. Viene costruita inoltre una nuova palazzina direzionale, pur mantenendo due edifici storici di epoca Solvay. Il progetto è andato ieri all’esame della commissione edilizia per il parere necessario al rilacio della concessione edilizia che, come conferma l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo, è ormai imminente, visto che gli uffici hanno ormai concluso la loro istruttoria. I lavori potrebbero quindi partire a breve, forse già quest’estate, per concludersi nel 2011. La logistica dell’area, inserita nel contesto industriale-portuale del Lisert, rimane quindi interessante per la società che potrà avere accesso diretto alla banchina e quindi semplificare il trasporto degli enormi manufatti assemblati. Nel frattempo si prepara ad assumere una forma più compiuta anche il progetto Autostrade del mare, che l’Azienda speciale sta realizzando con i finanziamenti statali. Di fatto ultimato il piazzale a servizio del traffico di cabotaggio, l’Aspm sta per mandare in gara la sistemazione della banchina nel tratto degli ormeggi 1 e 2, un intervento da 8 milioni di euro che non prevede però la realizzazione di un dente fisso per l’attracco dei traghetti che, secondo Fincantieri, avrebbe potuto creare difficoltà all’attività dello stabilimento. Tra le ipotesi della nuova variante generale del Piano regolatore c’è fra l’altro lo spostamento dell’attività di cabotaggio in un’altra area del porto. «Per quanto mi riguarda credo però si debba andare avanti nell’area già individuata a questo scopo», sottolinea il sindaco.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 24 giugno 2009
 
Una nuova azienda sull’area dell’ex Ineos  
Via libera del consorzio per lo sviluppo industriale all’insediamento della Mangiarotti Spa
 
 
MONFALCONE. Con il parere positivo del consiglio di amministrazione del Consorzio per lo sviluppo industriale e della commissione edilizia del Comune di Monfalcone, il progetto per l’insediamento di Mangiarotti Spa (azienda leader mondiale nella costruzione di apparecchiature a pressione per le industrie chimiche e petrolchimiche e per il settore del nucleare) sull’area dell’ex Ineos a Monfalcone può muovere i primi passi, avviandosi a diventare a breve realtà.
Tra qualche giorno si terrà, infatti, l’incontro definitivo tra i responsabili della Mangiarotti e i vertici del Consorzio. «Si tratta di un progetto molto importante – spiega il presidente dell’ente, Renzo Redivo –, da noi sposato nella sua totalità, non soltanto perché prevede un recupero dell’area, ma anche perché è importante occasione di rioccupazione per le maestranze dell’ex Ineos». L’insediamento di Mangiarotti, che andrà a recuperare appunto il sito di via Timavo, ha quindi ricevuto il via libera unanime del consiglio di amministrazione dell’ente ed è stato esaminato favorevolmente anche dalla Commissione edilizia, alla quale era presente l’organo dirigenziale del consorzio.
Con oltre 320 addetti fra gli stabilimenti in Friuli e Milano, un fatturato 2008 di oltre 140 milioni di euro (pur se con dati provvisori), la Mangiarotti è una delle quattro principali realtà al mondo per la realizzazione di componenti per la creazione di reattori nucleari con generatori di vapore, che opera al 97% sul mercato estero (dal Venezuela alla Cina fino alla Finlandia) con player tra i più importanti al mondo nel settore del nucleare e società petrolchimiche a livello di Exxon, Mobil e Total. «Le possibilità di ampliamento previste dalla logistica del territorio – spiega il direttore dell’ente, Giampaolo Fontana – permettono di concentrare nella zona le diverse tipologie di produzione che la Mangiarotti intende portare a Monfalcone grazie alle commesse già avviate e di futura programmazione».
L’importanza del nuovo insediamento industriale risulta fondamentale anche in quanto prova concreta della bontà delle strategie finora attuate dal Consorzio in materia di logistica e infrastrutture: a far cadere la scelta di Mangiarotti sull’area ex Ineos è stata infatti principalmente la possibilità di servirsi della logistica offerta dalle aree industriali di competenza consortile e delle infrastrutture realizzate dal Consorzio in questi anni. In particolare, la vicinanza delle banchine portuali permetterà il trasporto via mare dei grossi impianti che verranno realizzati.
I pareri positivi ottenuti permettono a Mangiarotti di dare il via definitivo al progetto, i cui lavori per la realizzazione potrebbero partire fra breve per concludersi nel 2011. Proprio su tale argomento, nei prossimi giorni, si terrà l’incontro fra i vertici del consorzio industriale e l’azienda.

Il Piccolo, 24 giugno 2009
 
DAL CONSORZIO INDUSTRIALE  
Secondo ok al piano Mangiarotti  
Nell’area ex Ineos si produrranno componenti per centrali nucleari
 
 
Anche il cda del Consorzio industriale ha dato il via libera, dopo la Commissione edilizia del Comune, al progetto della Mangiarotti per la riconversione dell’area industriale ex Ineos Films. A breve ci sarà un nuovo incontro tra i vertici del Csim e quelli della società che ha acquistato l’area per destinarla alla produzione di grandi componenti per centrali nucleari, per fare il punto sull’attuazione di un’operazione da 100 milioni di euro, quanto Mangiarotti ha previsto di investire per modificare la destinazione produttiva dell’ex Ineos. «È un progetto molto importante – afferma il presidente del Consorzio industriale, Renzo Redivo -, da noi sposato appieno, perché non solo prevede un recupero dell’area, ma anche un’occasione di nuova occupazione per le maestranze dell’ex Ineos». Le possibilità di ampliamento consentite dalla logistica del territorio, come spiega invece il direttore del Csim Gianpaolo Fontana, permettono inoltre «di concentrare nella zone le diverse fasi della produzione che la Mangiarotti intende portare a Monfalcone grazie alle commesse già in programma». Mangiarotti ora dovrebbe ottenere in tempi piuttosto stretti la concessione edilizia dall’ente locale e così avviare l’effettiva riconversione del sito che, stando alle previsioni della società, dovrebbe concludersi nel 2011.

Il Piccolo, 27 giugno 2009 
 
MANGIAROTTI INTENDE INSEDIARE UN SITO PER LA PRODUZIONE DI COMPONENTI PER CENTRALI NUCLEARI  
Demoliti i vecchi capannoni dell’ex Ineos  
Per 80 anni sede della Solvay. Scomparso un pezzo di storia industriale e sociale della città
 
 
La riconversione dell’ex Ineos Films è già iniziata. La Mangiarotti Spa ha avviato e ormai quasi concluso le demolizioni delle strutture esistenti nell’area, affacciata sul porto di Monfalcone e di proprietà per quasi ottant’anni della Solvay, che l’aveva ceduta poi a Ineos nel 2005. Mangiarotti vuole poter contare sul terreno sgombro da manufatti nel momento in cui il Comune rilascerà la concessione edilizia all’edificazione, dopo quella alle demolizioni, così da avviare subito la costruzione delle strutture destinate alla produzione. Mangiarotti punta del resto a realizzare il capannone destinato alla produzione di grandi componenti per centrali nucleari nell’arco di un anno e di avviare quindi l’attività all’inizio del 2011, come ha confermato ieri l’amministratore della società Paolo Di Salvio nell’incontro con i vertici del Consorzio industriale, interessato a individuare delle sinergie con il proprio intervento di recupero dell’ex foresteria Adriaplast. La società non deroga dall’obiettivo che si è data, nonostante la portata dell’operazione di riconversione del sito industriale e non solo dal punto di vista finanziario (100 milioni di euro di investimento). Il capannone destinato alla produzione coprirà un’area di 40mila metri quadri e avrà un’altezza variabile tra i 23 e i 32 metri e la società già ipotizza un possibile ampliamento per altri 20mila metri quadri. Nell’area è poi prevista la costruzione di un fabbricato di 1.800 metri quadri per la mensa dei dipendenti, mentre in quella compresa tra via Timavo e via Vittorio Veneto, ora esterna al perimetro dello stabilimento, sorgerà la nuova palazzina uffici e direzionale con una superficie di 3.600 metri quadri. Della vecchia Adriaplast, e quindi della storica presenza della Solvay a Monfalcone non rimarrà quindi pressoché nulla, perchè, dopo il silo su cui nel 2007 solirono alcuni lavoratori per protestare contro la chiusura della fabbrica, perché sarà demolita anche la palazzina uffici. Stabile che si trova adiacente all’ingresso da via Timavo, che sarà mantenuto, ma affiancato da due nuovi accessi su via Vittorio Veneto, uno per la zona residenziale delle “ville” Solvay e l’altro per i mezzi dei fornitori e parcheggio per i dipendenti. L’attuale ingresso alla zona residenziale sarà invece impiegato per accedere alla palazzina direzionale. Il progetto comprende anche la ristrutturazione di una delle residenze storiche vicine al sito industriale. «E’ una bifamiliare liberty – ha spiegato l’architetto Francesco Bonetti, che segue il progetto – che si pensa di adibire a foresteria interna». All’avvio dell’attività l’occupazione dovrebbe attestarsi sui 200 dipendenti, altamente qualificati, come ha ribadito ieri l’ad di Mangiarotti. Resta da capire che fine abbiano fatto i corsi di riqualificazione promossi dalla Provincia degli ex lavoratori Ineos, per i quali la mobilità scade a metà agosto, e non solo. (la. bl.)

Il Piccolo, 17 giugno 2009 
 
È IN CORSO LA REVISIONE DELLA VARIANTE AL PIANO REGOLATORE  
De Franceschi, ipotesi di trasloco in porto  
La scomparsa del colossale mulino potrebbe liberare per la nautica tutto il bacino di Panzano
 
 
di LAURA BLASICH

Tutto il bacino di Panzano a servizio della nautica da diporto, senza la mole incombente del mulino De Franceschi che potrebbe ”traslocare” in area portuale. È un’ipotesi che si sta affacciando mentre sono in corso gli ”aggiustamenti” alla variante generale del Piano regolatore del porto, rinviata al mittente alcuni mesi fa dal ministero dell’Ambiente. Se troverà attuazione, sarà tirato un colpo di spugna sulla presenza nel bacino di Panzano del mulino che lì è nato come frutto della politica industriale degli anni ’60, la cui linea di sviluppo era quella di far diventare il Brancolo, scavato e allargato, un porto-canale e quindi un’estensione di Portorosega. In quarant’anni il mulino ha sempre continuato a lavorare, come fa ora, dando impiego a oltre 40 persone, diventando però sempre più ingombrante e non solo perché l’ernome volume dei suoi silo ha rappresentanto a lungo l’unica costruzione visibile da satellite di Monfalcone. L’attività molitoria, svolta anche grazie a una banchina utilizzata soprattutto per l’imbarco del prodotto finito, è però di fatto stata inglobata in un’area interamente dedicata alla nautica e rappresenta un’anomalia agli occhi di quanti percorrono via Bagni Nuova per raggiungere il litorale.
Gli 80mila metri quadri occupati dallo stabilimento fanno quindi gola ai sostenitori di uno sviluppo non industriale dell’area. L’amministrazione non ha mai nascosto il proprio desiderio di sviluppare il comparto nautico e i rappresentanti sindacali, a fronte delle difficoltà che hanno investito l’attività molitoria nel corso del 2008, hanno sollevato quindi a più riprese l’esigenza di chiarire una volta per tutte il futuro della banchina De Franceschi, interna a un bacino che è appunto di fatto ormai esclusivamente dedicato alla nautica da diporto. Già la variante generale al piano regolatore del porto in revisione aveva escluso non a caso l’ulteriore approfondimento a meno 13 metri per il tratto di canale che entra nel bacino di Panzano. L’amministrazione, da parte sua, ha sottolineato il peso e il valore di una realtà produttiva ormai storica, anche se di fatto finita con gli anni per essere inserita in un contesto turistico e in cui si sono sviluppate attività economiche legate alla nautica. Le opportunità legate al settore non sono sfuggite nemmeno all’azienda che sembra abbia presentato un’osservazione alla variante 31 al Piano regolatore comunale per trasformare una parte della sua area, vicina all’Associazione pescatori, da industriale a servizi per la nautica. «Stiamo riprogettando il porto – spiega Giuseppe Romano, comandante della Capitaneria di porto cui spetta elaborare e seguire il percorso dello strumento urbanistico – e potrà essere verificata la possibilità di un trasferimento di questa attività in ambito portuale. Al momento, va sottolineato, non esiste alcuna istanza in questo senso da parte di De Franceschi, alla quale è stata rinnovata la concessione per altri dieci anni». Il trasferimento, va detto, rimane un’ipotesi la cui percorribilità resta da vedere, visto l’investimento che sarebbe richiesto alla De Franceschi e quello necessario ai privati che volessero riutilizzare l’area di via Bagni Nuova, vista la cubatura da demolire. La De Franceschi Spa Monfalcone è nata nel 1966, su iniziativa dei fratelli De Franceschi, operatori nel settore dei cereali su un’area di 80mila metri quadrati, antistante il bacino di Panzano, collegato al mare attraverso un canale navigabile.

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