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Il Piccolo, 29 aprile 2010
 
Bassa soglia, scongiurata la chiusura 
Prorogata al 30 giugno la convenzione con ”Entrata libera”. Poi la gara per l’appalto
Sempre più numerose le persone in difficoltà che si rivolgono al servizio

 
Il Centro a bassa soglia di via Natisone rimane aperto. Lo fa, però, ancora una volta grazie a una proroga in extremis della convenzione con l’associazione che gestisce il servizio decisa dall’amministrazione comunale di Monfalcone. Il passaggio del Centro a bassa soglia, che negli ultimi mesi ha visto aumentare gli utenti a causa delle ripercussioni della crisi sui livelli occupazionali, tra i servizi dell’Ambio socio-assistenziale Basso Isontino è stato del resto rinviato, facendo ulteriormente slittare il consolidamento dell’attività svolta in via Natisone. Nonostante l’avvicinarsi della scadenza della convenzione, fissata per domani, non sono serviti a raggiungere l’obiettivo nè i numerosi incontri sia a livello tecnico sia politico degli organismi e strutture dell’Ambito, nè l’approvazione da parte dell’Assemblea dei sindaci, tra le linee di indirizzo per il bilancio 2010, anche di un progetto per le dipendenze, di cui il Centro a bassa soglia è parte, progetto da avviarsi in stretta collaborazione con l’Azienda sanitaria. Così non è stata ancora espletata la procedura di gara necessaria a dotare di una gestione stabile il centro di via Natisone.
A incidere, come afferma la giunta comunale di Monfalcone nella delibera con cui si è deciso di prorogare l’incarico all’associazione Nuova entrata libera, di fatto è stato il “dissenso” del Comune di Fogliano Redipuglia, che ha comunicato di non voler aderire al progetto già  approvato dai Comuni soci dell’Ambito. “Ciò purtroppo ha creato problemi, oltre che di riconsiderazione dei rapporti tra Comuni e della relativa compartecipazione – afferma l’amministrazione monfalconese -, anche interpretativi sul piano giuridico».
Vista la situazione di stallo creatasi, per non rischiare di chiudere il servizio, l’amministrazione Pizzolitto ha deciso di prorogare la convenzione con Nuova entrata libera fino al 30 giugno, avviando comunque le procedure per riaffidare il servizio, con gara, nelle attuali modalità. «Nel momento in cui si saranno determinate le condizioni per l’assunzione del servizio da parte dell’Ambito – conclude la giunta Pizzolitto -, le modalità per l’estensione delle prestazioni, sia per tipologia sia per territorio, verrà valutata in quella sede». (la. bl.)

Il Piccolo, 08 luglio 2010
 
RIAFFIDATA LA GESTIONE 
Centro anti-emarginazione scongiurata la chiusura

Il Centro a bassa soglia di via Natisone non chiude e non lo farà nemmeno in futuro. E’ questo l’impegno dell’amministrazione comunale di Monfalcone, dopo che latrasformazione del Centro in servizio dell’Ambito socio-assistenziale Basso Isontino è stata stoppata dalla mancata adesione del Comune di Fogliano Redipuglia al progetto. In attesa di procedere alla gara che dall’autunno darà stabilità al Centro a bassa soglia, gestito da Monfalcone in collaborazione con l’Azienda sanitaria, l’amministrazione ha assegnato per quattro mesi la conduzione della struttura all’associazione Nuova entrata libera. «Non si tratta di una proroga – specifica l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -, perché siamo arrivati all’individuazione del gestore attraverso la comparazione delle offerte di tre realtà associative attive sul territorio». Entro ottobre, l’amministrazione procederà però appunto alla gara per assegnare l’incarico per un periodo decisamente maggiore. «Nello stesso tempo stiamo già predisponendo la convenzione con i Comuni del mandamento che credono nell’utilità del servizio anche per la propria comunità, aggiunge l’assessore Morsolin, che ricorda, comunque, come gli utilizzatori del centro, non siano solo monfalconesi. Il Centro a bassa soglia eroga circa 2500 pasti l’anno a 120 utenti provenienti da Monfalcone, ma anche da Ronchi, Staranzano, Grado, Gorizia, San Canzian, Fogliano Redipuglia, Sagrado, con una presenza del 30% di immigrati. Il Centro svolge un lavoro di mediazione sociale, fornisce un servizio pasto, doccia e lavanderia, e, attraverso la presenza di operatori di strada, facilita percorsi di accesso ai servizi a tutta una tipologia di utenza multiproblematica, che per diversi motivi se ne è allontanata. «Il progetto che era stato condiviso con tutte le amministrazione del mandamento – sottolinea l’assessore alle Politiche sociali – non prevedeva fra l’altro solo l’attività del Centro, ma anche quella di una serie di operatori che sarebbero stati presenti sul territorio, nei singoli comuni». Il centro, comunque, non chiude, soprattutto in un momento di crisi che ha provocato un aumento dell’utenza giornaliera della struttura, passata da una ventina a una trentina di persone.

Il Piccolo, 15 marzo 2010
 
NON SOLO EMARGINATI AL ”BASSA SOGLIA” 
Licenziati e senza più una casa i nuovi utenti di via Natisone

Almeno una decina al giorno: sono questi i numeri del picco che nelle ultime settimane ha vissuto il Centro a bassa soglia (progetto Drop In) attivo in via Natisone. Almeno una decina di persone al giorno, in aggiunta alla solita ventina, che non si recano al Centro per questioni di dipendenza da droga o alcol, ma perché licenziate, in cerca di lavoro e che si trovano senza casa in quanto impossibilitate a pagare l’affitto, oppure perché si sono viste tagliare acqua o gas essendo più in grado di far frionte alle scadenze delle bollette.
«Nelle ultime settimane abbiamo notato un aumento di casi come questi – spiega Luciano Capaldo, tra i responsabili della struttura – cosa che si è riflettuta sull’operatività. Diciamo che se normalmente trattiamo una ventina di casi, negli ultimi tempi siamo arrivati anche a trenta al giorno. Sono persone che non vengono per una terapia, bensì per usufruire dei servizi di base: il pasto caldo, come la doccia, la lavanderia, un posto dove stare, visto che non hanno più casa».
Alcune di queste situazioni si risolvono da sole. «Alcune persone che avevamo in carico fino a qualche settimana fa hanno trovato lavoro fuori regione e quindi si sono spostate – spiega ancora l’operatore – ma molte altre sono ancora molto in difficoltà». Insomma, iniziato come un centro per la riduzione del danno, destinato soprattutto a persone con dipendenze da droga e alcol, adesso il Centro è divenuto un punto fondamentale per persone che si trovano in difficoltà economica». Il Centro a bassa soglia eroga circa 2500 pasti l’anno a 120 utenti provenienti da Monfalcone, Ronchi, Staranzano, Grado, Gorizia, San Canzian, Fogliano Redipuglia, Sagrado, con una presenza del 30% di immigrati. Il Centro svolge un lavoro di mediazione sociale, fornisce un servizio pasto, doccia e lavanderia, e, attraverso la presenza di operatori di strada, facilita percorsi di accesso ai servizi a tutta una tipologia di utenza multiproblematica, che per diversi motivi se ne è allontanata. Rimane ancora aperta, però, la questione della convenzione per la gestione: è stata al momento rinnovata fino alla fine di aprile, ma niente si sa di quello che succederà poi, anche se si parla di un nuovo rinnovo in attesa che a livello di ambito si dia il via al bando che dovrà decidere, una volta per tutte, l’associazione che dovrà gestire la struttura. (e.o.)

Monfalcone, 18 marzo 2009.

Comunicato stampa
Oggetto: Incomprensibili le parole di Pizzolitto.

In merito alla vicenda degli arresti di alcuni attivisti di associazioni con sede nell’edificio comunale di via Natisone 1 a Monfalcone preme sottolineare quanto siano poco credibili, nonchè offensive, le dichiarazioni rilasciate dal sindaco Pizzolitto nell’articolo del Piccolo di domenica 15 marzo.
Non si capisce infatti a che tipo di “verifica di congruità agli scopi e obiettivi di carattere sociale per i quali è stato concesso l’utilizzo” dell’edificio comunale dal momento che esiste una convenzione su un articolato progetto chiamato “Officina Sociale” che ne regola gli usi e i servizi erogati. Progetto di cui il sindaco è certamente a conoscenza dal momento che va avanti da molti anni ed è stato oggetto di periodiche revisioni per migliorarne l’efficacia. Modifiche sempre condivise, tra l’altro, con l’assessorato ai Servizi Sociali.
La lettura degli atti relativi all’indagine che ha portato agli arresti invece evidenzia una realtà di completa ignoranza da parte degli organi inquirenti delle attività in essere nel progetto Officina Sociale dove gli utenti con problemi di marginalità seguiti dal Bassa Soglia (con orario 12-14, dal lunedì al venerdì) vengono visti in un tuttuno indististinto con gli animatori degli altri servizi e associazioni.
La prima domanda che viene in mente è: nella miriade di Comitati per l’ordine pubblico che Pizzolitto ha presieduto negli ultimi anni, com’è
che non gli è passato per le testa di spiegare agli inquirenti le attività li portate avanti?
E ancora, come mai carabinieri e polizia si sono sempre rifiutati di rispondere alle richieste ufficiali di incontro con gli operatori del Bassa Soglia, com’è logica consuetudine di tutti i presidi sanitari di questo genere?
Forse la risposta è giunta oggi da una telefonata con il sindaco con la quale mette al corrente che il Bassa Soglia verrà chiuso con la fine del mese e che tale decisione verrà ufficializzata la settimana prossima.
Peccato, l’unica iniziativa all’altezza della sfida che la precarietà devastante impone alla città viene chiusa da questa amministrazione.
E Monfalcone diventerà completamente grigia.
Grigia come i suoi amministratori, come la speculazione, come i modi di fare mafiosi.

Mauro Bussani, Presidente dei Verdi della Provincia di Gorizia.

 

Messaggero Veneto, 19 marzo 2009 
 
Il Centro bassa soglia chiuderà a fine mese 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. A fine mese chiuderà il Centro bassa soglia di Monfalcone. La decisione è stata comunicata ieri a operatori e responsabili di Entrata libera, che ha la gestione del centro e del progetto Officina sociale, dal sindaco Pizzolitto. Anche se va detto che la decisione sarà ufficializzata la prossima settimana: lunedì è infatti previsto l’incontro sul futuro del centro, la cui convenzione con Entrata libera per la gestione scade il 31 marzo.
Il presidente dell’associazione e presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani, spiega come alla prima telefonata del sindaco ne sia seguita un’altra con cui il primo cittadino ha lasciato qualche margine a una diversa soluzione della vicenda. Che pare però difficile. Da ricordare che il Bassa soglia di via Natisone da oltre tre anni porta avanti in modo stabile a Monfalcone, ma con attenzione a un territorio più vasto, un centro diurno capace di fare da punto di riferimento per le situazioni di tossicodipendenza, povertà o estremo disagio sociale presenti sul territorio. Un’attività a cui si affianca il lavoro di strada, mirato a far emergere i fenomeni sommersi, il tutto garantendo l’anonimato. Nell’ultimo mese 2008 la struttura aveva visto un’impennata del numero delle persone che aveva chiesto sostegno. Dall’assistenza di circa 15 persone al giorno, a dicembre ne sono state registrate fino a una trentina. La previsione degli operatori parlava per il 2009 di un passaggio da una media di 400 assistenze al mese, a ben 900, con richieste diverse, non solo da tossicodipendenti, ma da anche persone con difficoltà economiche, o con problemi di alcolismo, a volte anche cinquantenni che avendo perso il lavoro fanno fatica a trovare un’altra occupazione e non hanno il denaro per mangiare.
Dal 2008 è stata avviata anche una collaborazione con i colleghi di analoghe strutture di Nova Gorica. Il sospetto di chi opera al centro è che la chiusura sia stata “facilitata” dalle recenti vicende che hanno visto protagonisti alcuni attivisti di Entrata libera (tre sono stati arrestati per cessione di stupefacente). Riferendosi alle parole che il sindaco ha espresso solo qualche giorno fa in merito al centro, Bussani le definisce «poco credibili e offensive. Non si capisce infatti a che tipo di verifica di congruità agli scopi e obiettivi di carattere sociale per i quali è stato concesso l’utilizzo dell’edificio comunale dal momento che esiste una convenzione su un articolato progetto chiamato Officina sociale che ne regola gli usi e i servizi erogati”.

Il Piccolo, 19 marzo 2009 
 
DOPO L’OPERAZIONE ANTI-DROGA DEI CARABINIERI  
Centro a bassa soglia, a fine mese si chiude  
Mauro Bussani dei Verdi: «Il sindaco l’ha anticipato con una telefonata»
 
 
Il Centro a bassa soglia chiuderà a fine mese. Ospitato nella palazzina comunale di via Natisone dove ha pure sede l’Officina sociale, oggetto di perquisizione il 17 febbraio scorso da parte dei carabinieri nell’ambito di un operazione antidroga che ha portato all’arresto di sei persone, cesserà l’attività. Ad affermarlo è il presidente dei Verdi della provincia di Gorizia, Mauro Bussani che riferisce di una telefonata del sindaco Gianfranco Pizzolitto che annuncia la volontà di chiudere il centro. In un comunicato, Bussani sostiene inoltre che in merito alla vicenda degli arresti di alcuni attivisti di associazioni con sede nell’edificio di via Natisone le dichiarazioni rese dal sindaco «siano poco credibili, nonché offensive». «Non si capisce – afferma Bussani – a che tipo di “verifica di congruità agli scopi e obiettivi di carattere sociale per i quali è stato concesso l’utilizzo” dell’edificio comunale dal momento che esiste una convenzione su un articolato progetto chiamato Officina Sociale che ne regola gli usi e i servizi erogati. Progetto di cui il sindaco è certamente a conoscenza dal momento che va avanti da molti anni ed è stato oggetto di periodiche revisioni per migliorarne l’efficacia. Modifiche sempre condivise, tra l’altro, con l’assessorato ai Servizi sociali».
Secondo Bussani poi «la lettura degli atti relativi all’indagine che ha portato agli arresti invece evidenzia una realtà di completa ignoranza da parte degli organi inquirenti delle attività in essere nel progetto Officina Sociale dove gli utenti con problemi di marginalità seguiti dal Bassa soglia (con orario 12-14, dal lunedì al venerdì) vengono visti in un tutt’uno indistinto con gli animatori degli altri servizi e associazioni». «La prima domanda che viene in mente – aggiunge l’esponente dei Verdi – è: nella miriade di Comitati per l’ordine pubblico che Pizzolitto ha presieduto negli ultimi anni, com’è che non ha ritenuto di spiegare agli inquirenti le attività lì portate avanti? E ancora, come mai carabinieri e polizia si sono sempre rifiutati di rispondere alle richieste di incontro con gli operatori del Bassa soglia, come è logica consuetudine di tutti i presidi sanitari di questo genere?. Forse la risposta – conclude Bussani – è giunta oggi (ieri, ndr) da una telefonata con il sindaco con la quale mette al corrente che il Bassa soglia verrà chiuso con la fine del mese e che tale decisione verrà ufficializzata la settimana prossima. Peccato – è il commento del presidente provinciale dei Verdi – poiché l’unica iniziativa all’altezza della sfida che la precarietà devastante impone alla città viene chiusa da questa amministrazione. E Monfalcone diventerà completamente grigia. Grigia come i suoi amministratori, come la dilagante speculazione».

Il Piccolo, 20 marzo 2009 
 
IL SINDACO ANNUNCIA CONTROLLI SULL’USO DELLA STRUTTURA DI VIA NATISONE  
Centro a bassa soglia, un bando per la gestione  
La convenzione con l’associazione Nuova entrata libera scade a fine mese
 
 
Il Centro a bassa soglia attivo da sei anni in via Natisone non sarà chiuso, ma potrebbe esservi, questo sì, un’interruzione del servizio erogato finora e frequentato da un numero crescente di utenti.
La convenzione con l’associazione Nuova entrata libera che finora ha gestito il centro per conto del Comune di Monfalcone, poi affiancato da quelli di Ronchi dei Legionari e Staranzano, scade il 31 marzo. Nel frattempo, dall’ottobre 2008, il centro è diventato un punto di riferimento per l’intero Ambito socio-assistenziale Basso isontino cui spetta quindi aprire la procedura di bando per affidare la gestione del servizio.
Proprio i tempi di questo percorso rischiano di non essere conclusi entro fine mese, facendo sì che ci sia un nuovo gestore alla scadenza della convenzione esistente. «La linea di intervento deve essere ancora decisa – afferma da parte sua il sindaco Gianfranco Pizzolitto – e per ora niente è ufficiale. Esiste però una delibera che allarga il servizio a tutto l’Ambito, che inserisce il centro in questo contesto, e quindi si dovrà sicuramente fare un bando per assegnare la gestione».
Il servizio, che appunto da ottobre dello scorso anno viene fornito a livello di Ambito, continuerà, ma dovrà essere riorganizzato in base all’esito del bando. «Inviteremo comunque a un colloquio – aggiunge il sindaco – i rappresentanti di Nuova entrata libera, l’associazione che ora gestisce il centro e il progetto Officina Sociale».
Il primo cittadino rigetta quindi eventuali sospetti che una decisione di chiusura sia stata presa a causa delle recenti vicende gudiziarie in cui sono stati coinvolti alcuni attivisti dell’associazione, sottolineando come il 31 marzo, giorno segnalato per la chiusura, corrisponda in realtà con il giorno in cui scade la convenzione che il Comune ha sottoscritto con Nuova entrata libera.
«In quanto istituzione, non mi occupo delle vicende individuali – ricorda Pizzolitto -, ma mi occupo della verifica in merito a un uso proprio della struttura pubblica. Apriremo quindi un percorso di controllo per appurare se c’è stato un uso improprio».
Altre sono le considerazioni politiche personali di Pizzolitto, che in linea generale, sulla vicenda degli arresti per hashish, trova «eccessive alcune misure».
«In sede istituzionale, però – sottolinea -, questa mia opinione non conta, mentre conta il rispetto delle norme».
Il segretario provinciale e consigliere comunale di Rc Alessandro Saullo chiede invece che non venga interrotto il servizio, anche se dovese cambiare la gestione del Centro bassa soglia.
«E’ vero che il bilancio dell’ambito – afferma Saullo -, in cui rientra il centro, è stato approvato in ritardo e quindi anche il relativo bando per l’assegnazione della gestione del centro sarà realizzato solo tra qualche mese, ma questo non significa che l’assistenza fornita debba essere interrotta».
Saullo chiede quindi sia data continuità a un servizio rivolto a un’utenza «fatta di persone fragili e vulnerabili». «Il Comune – conclude il consigliere di Rc – deve trovare il modo per garantire il servizio anche dopo il 31 marzo».
Nel 2008 il centro ha avuto 351 utenti ed è rimasto aperto 606 ore, erogando 4.940 pasti, mentre pc e telefoni sono stati utilizzati dagli utenti 2.557 volte. Gli operatori hanno effettuato 271 colloqui individuali ed effettuato 104 invii a servizi sociali e servizi dell’Ass (di cui 55 semplici e 49 complessi).
Si tratta di dati che confermano la valutazione positiva del servizio finora effettuata dal Sert dell’Azienda sanitaria e che di fatto ha convinto gli altri centri del mandamento a trasformare il Centro a bassa soglia in un servizio a livello dell’intero Ambito socio-assistenziale.
E ieri sera, in occasione della seduta del Consiglio comunale, si è tenmuto un presidio di protesta cui hanno preso parte alcuni giovani del centro sociale di via Natisone. Sono stati inoltre distribuiti volantini con i motivi della protesta e per ribadire l’utilità dell’attività svolta del Centro a bassa soglia.

Messaggero Veneto, 20 marzo 2009 
 
Pizzolitto: servirà un bando per assegnare la gestione del Centro di bassa soglia 
 
MONFALCONE. «La linea di intervento deve essere ancora decisa e per ora niente è ufficiale. Esiste una delibera che allarga il servizio a tutto l’ambito, che inserisce il centro in questo contesto, e quindi si dovrà sicuramente fare un bando per assegnare la gestione». È il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto a spiegare come, per ora, in realtà, l’ultima parola sull’attività del Centro bassa soglia di Monfalcone non sia ancora stata scritta. Anzi il servizio, che appunto da ottobre dello scorso anno viene fornito a livello di ambito, continuerà, ma si dovrà riorganizzare in base all’esito del bando.
«Inviteremo comunque a un colloquio i rappresentanti di Entrata libera, l’associazione che ora gestisce il centro e il progetto Officina sociale», aggiunge il primo cittadino, rigettando eventuali sospetti che la decisione di chiusura sia stata presa a causa delle recenti vicende gudiziarie in cui sono stati coinvolti alcuni attivisti dell’associazione e ricordando che il 31 marzo, giorno segnalato per la chiusura, corrisponde con il giorno in cui scade la convenzione che il Comune ha sottoscritto con Entrata libera. «In quanto istituzione, non mi occupo delle vicende individuali, ma mi occupo del controllo in merito a un uso proprio della struttura pubblica. Apriremo quindi un percorso di controllo – prosegue – per appurare se c’è stato un uso improprio e questo è un procedimento che, in sede istituzionale, è un atto proprio». Altre sono le considerazioni politiche personali di Pizzolitto, che in linea generale, sulla vicenda degli arresti per hascisc, trova «eccessive alcune misure. Ma in sede istituzionale questa mia opinione non conta, conta invece il rispetto delle norme».
Il segretario provinciale e consigliere comunale di Rc, Alessandro Saullo, chiede invece che non venga assolutamente interrotto il servizio, anche se dovesse cambiare la gestione del Centro bassa soglia.
«È inconcepibile che venga interrotto il servizio. È vero che il bilancio dell’ambito, in cui rientra il centro, è stato approvato in ritardo e che quindi anche il relativo bando per l’assegnazione del centro sarà realizzato solo tra qualche mese, ma questo non significa che l’assistenza fornita debba essere interrotta». Nel periodo di vacanza della gestione occorre che venga mantenuto il servizio all’utenza «che è un’utenza particolare, fatta di persone fragili e vulnerabili. Un interruzione potrebbe mettere in pericolo il loro già precario equilibrio di vita. Il Comune – conclude – deve trovare il modo per dare continuità al servizio». Intanto ieri sera operatori e utenti del Bassa soglia, approfittando della presenza del consiglio comunale riunito per l’approvazione del bilancio di previsione, si sono riuniti sotto il palazzo municipale per protestare contro la chiusura del centro.

Il Piccolo, 21 marzo 2009 
 
INTERVENUTA LA POLIZIA  
Sit-in per il Centro a bassa soglia
 

La seduta del Consiglio è stata attraversata da più di qualche momento di tensione e confusione. Non nel dibattito sul bilancio 2009, quanto per un presidio con volantinaggio organizzato sotto il municipio a difesa dell’apertura del Centro a bassa soglia. La protesta ha avuto luogo in modo molto tranquillo all’esterno del palazzo di piazza della Repubblica, dove è comparso uno striscione e sono stati distribuiti volantini dal titolo «Che Monfalcone vogliamo?». Un paio di aderenti all’iniziativa, utenti del servizio offerto in via Natisone dall’associazione «Nuova entrata libera» su convenzione con il Comune e il Sert dell’Ass, sono poi saliti nella sala del Consiglio e uno dei due ha cominciato a commentare ad alta voce il dibattito. L’uomo si è infine seduto nell’emiciclo riservato ai consiglieri, rifiutandosi poi di alzarsi all’invito del presidente dell’assemblea Marco Ghinelli. Male interprentando la situazione, altri consiglieri hanno alzato la voce, chiedendo l’allontanamento dall’aula, ma non facendo altro che innervosire ancora di più l’uomo. Alla fine, nonostante la presenza, di routine quando il Consiglio si riunisce, di due vigili urbani in municipio, sul posto ha dovuto recarsi personale del commissariato per calmare il monfalconese e accompagnarlo fuori dall’edificio. Nel suo intervento, nell’ambito del dibattito sul bilancio di previsione il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha quindi spiegato che martedì riceverà un rappresentate dell’associazione che gestisce il servizio fino al 31 marzo, data di scadenza della convenzione, precisando come la questione sarà oggetto di un incontro della maggioranza. «Nessuno si è mai sognato di chiudere il Centro a bassa soglia – ha ripetuto il sindaco -, perché c’è stata anzi la volontà di ampliare il servizio a livello di Ambito socio-assistenziale Basso isontino». La convenzione scade il 31 marzo, ma “non ci sarà alcuna lacuna nel servizio, perché si andrà alla copertura dell’assistenza primaria, come l’erogazione dei pasti». L’amministrazione sa in sostanza che deve farsi carico del bisogno consolidato dall’aver creato un certo tipo di assistenza. Il sindaco in aula ha ribadito anche che «non è accettabile un uso di una struttura pubblica in modo difforme da quanto previsto dalle leggi italiane». Nel volantino distribuito all’esterno del municipio si accusa invece la quasi totalità della classe politica locale di aver rifiutato il dibattito sul ruolo assunto dallo spazio di via Natisone e dalla sua valorizzazione come bene comune per tutta la città e soprattutto come «punto di riferimento per le dinamiche di nuova società quale è diventato». Nel 2008 il Centro, che si avvale di 4 operatori dell’associazione, ha avuto 351 utenti ed è rimasto aperto 606 ore, erogando 4.940 pasti, mentre pc e telefoni sono stati utilizzati dagli utenti 2.557 volte. Gli operatori hanno effettuato 271 colloqui individuali ed effettuato 104 invii a servizi sociali e servizi dell’Ass, di cui 55 semplici e 49 complessi. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 21 marzo 2009 
 
Protesta contro la chiusura del Centro bassa soglia 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Si sono ritrovati sotto il palazzo municipale. Hanno esposto lo striscione “Vergogna. Che Monfalcone vogliamo?” e hanno protestato contro la possibile chiusura del Centro bassa soglia di via Natisone, che sarebbe stata annunciata nei giorni scorsi. Un gruppo di operatori e utenti del centro ha accolto così, giovedì sera, i consiglieri comunali e gli assessori che si stavano recando alla seduta di consiglio per votare il bilancio di previsione 2009.
«Il servizio messo a disposizione dal centro e dalle associazioni di Officina sociale ha rappresentato forse l’unico tentativo a Monfalcone di intervento nell’area diffusa e variegata del precariato, evidenziando la necessità di nuovi diritti e nuove tutele per quella parte, sempre più ampia, di cittadini che sono i primi a essere colpiti dagli effetti della crisi. Parallelamente – hanno scritto nel volantino distribuito – abbiamo visto dispiegarsi un intervento politico, sempre più senza colore, che ha spianato la strada a un dispositivo di repressione e controllo che oltre a colpire i più deboli e a garantire grosse speculazioni, trasforma chi cerca di fare qualcosa in “criminali” da incarcerare preventivamente, al di là del fatto se siano stati commessi reati o meno».
Il riferimento è alla vicenda che ha visto arrestati tre attivisti di Entrata libera e Officina sociale, vicenda che, pur a fronte di manifestazioni partecipate e importanti per la liberazione degli arrestati, avrebbe influenzato la decisone di chiudere il centro «e proseguire in un’opera tutta telecamere e con il rischio di scarcerazione di chi reclama dignità e una più equa distribuzione di risorse. Non si propone la difesa a oltranza di un progetto che potrebbe essere rivisto o potenziato grazie al carico di esperienza accumulato. Non è detto che lo spazio di via Natisone debba continuare a essere quello che è stato finora, ma certo si tratta di un bene comune che deve essere valorizzato come punto di riferimento per le dinamiche di una nuova società».
Ma secondo i rappresentanti di Entrata libera e Officina sociale l’approfondimento pubblico e il dibattito vengono rifiutati dalla quasi totalità della classe politica attuale. “Quale Monfalcone vogliamo?”. È questa la domanda da porsi. Se la classe politica vuole sottrarsi a questo dibattito non può esistere altra strada – concludono – che darci un nuovo spazio politico, pubblico e libero dove affrontare i problemi e costruire risposte».
È stato il sindaco, poi, in fase di discussione del bilancio, a chiarire che non corrisponde a verità il fatto che lui stesso avrebbe telefonato per annunciare la chiusura del centro e ha comunicato che è prevista per lunedì una riunione di maggioranza sul futuro del centro, mentre martedì riceverà per un colloquio i rappresentanti del Bassa soglia.
«Nessuno ha mai voluto eliminare il centro, anzi si incrementerà visto che oltretutto è inserito nell’Ambito. Il problema – ha spiegato – è la scadenza, il 31 marzo, della convenzione con l’associazione che lo gestisce e quindi il segmento “vuoto” tra la sospensione della gestione e il nuovo servizio che sarà assegnato con bando. In qualsiasi modo si decida, però, non si è mai pensato di interrompere pasti e assistenza primaria o di provocare l’abbandono di un servizio. Faremo una riflessione tranquilla e daremo le risposte».
In merito alla verifica sul funzionamento del centro ha ribadito ancora una volta come si tratti «di un atto istituzionale dovuto, per valutare l’uso proprio della struttura». Giovedì sera intanto, mentre il consiglio si dedicava alla discussione del bilancio, ci sono stati attimi di tensione tra alcuni consiglieri e un utente del centro, che si era fermato ad ascoltare gli interventi, ma lo aveva fatto sedendosi a un tavolo entro l’area dedicata ai consiglieri ed esprimendo a voce alta espressioni di dissenso. Invitato a uscire dal presidente del consiglio, il ragazzo ha espresso contrarietà, avvicinandosi al banco della giunta. Grazie poi all’intervento di alcuni consiglieri e vigili urbani, il ragazzo ha lasciato l’aula. (c.v.)

Il Piccolo, 30 giugno 2008 
 
«Io, costretto a dormire all’ospedale»  
Mauro Franceschini, 47 anni: «Il mondo mi è crollato 4 anni fa»
 
 
Da un anno e mezzo non ha una casa e ogni notte dorme al pronto soccorso dell’ospedale San Polo. Se non c’è posto sulle sedie per l’afflusso di gente o delle urgenze, utilizza come giaciglio il pavimento del bagno. È una parte della giornata della vita quotidiana di Mauro Franceschini, 47 anni, residente ufficialmente a Ronchi, ma in pratica senza una fissa dimora. Non si considera un barbone perchè cerca in tutti i modi di fare una vita normale. Tuttavia nonostante gli sforzi non riesce a trovare una soluzione. L’abbiamo incontrato ieri in una trattoria a Staranzano dove il suo amico Giuliano gli ha offerto il pranzo e ha raccontato con naturalezza la sua storia. Sembra difficile da credere per i tempi e i luoghi dove avviene, cioè nel ricco Nord-est dell’Italia. «Non voglio la carità – ha detto – ma chiedo aiuto a tutti quelli che mi possono risolvere questa brutta situazione. Mi trovo in mezzo alla strada non vedo un futuro».
Tutto è cominciato quattro anni fa quando, dopo il matrimonio andato male e per aver lasciato il lavoro alla Sbe per motivi di salute. Ha dormito in una casa a Bistrigna messa a disposizione dal parroco, poi in un’auto. Da allora il vuoto. Nessun lavoro e niente casa per gli affitti spropositati. Attende ancora una risposta per avere un appartamento Ater. Durante il giorno fa lavori saltuari e da marzo presta la sua opera a 800 euro al mese dalle 3 di notte con una ditta che raccoglie per i paesi i rifiuti umidi. «Con la paga riesco solo a mangiare – ha affermato –, figuriamoci a pagare un affitto o le spese di corrente o riscaldamento. Sono abbandonato da tutti, dai parenti e dagli amministratori che quando finiscono il budget per l’assistenza a disposizione. Non mi faccio una doccia da una settimana e scusatemi se sentite cattivo odore. E così ho trovato questa soluzione del pronto soccorso almeno per dormire qualche ora fino alle 3 di notte. Ringrazio tanto le infermiere che spesso mi danno una coperta di notte». Franceschini si lamenta perché la legge italiana non tutela le persone in queste condizioni. «Un extracomunitario al Cpt prende 37 euro al giorno, pranzo e cena e una scheda telefonica. Noi facciamo la fame. Non è giusto che le nostre istituzioni si comportino così. Spero che con questo appello qualcuno si faccia avanti, il Comune o l’Ater. Mi basterebbe anche una roulotte per dormire». (ci.vi.)

Il Piccolo, 17 settembre 2007
 
Scattano altri 5 sfratti a Ronchi per gli abusivi delle case Pater
 
I provvedimenti dovrebbero essere resi esecutivi entro la settimana

RONCHI È la settimana in cui dovrebbero essere esecutivi gli ultimi cinque sfratti ordinati dall’Ater nei confronti di altrettante famiglie che ancora occupano abusivamente alloggi all’interno del rione delle Casette di Ronchi. Il condizionale è d’obbligo, visto che già l’ordinanza sarebbe dovuta essere tradotta dalle parole ai fatti prima dell’estate quando, all’arrivo dell’ufficiale giudiziario e di alcuni incaricati dell’Ater, si oppose una protesta messa in atto dai militanti di alcune organizzazioni che difendono la pratica dell’autoassegnazione degli alloggi sfitti e liberi. Allora intervenne l’assessore comunale alle politiche sociali, Enrico Masarà, che scrisse alla Prefettura chiedendo un intervento urgente e risolutore di questa annosa questione. Sono passati alcuni mesi, la proroga è scaduta ed in settimana le Casette Pater occupate dovrebbero essere lasciate definitivamente libere. «Ora è il momento di intervenire, una volta per tutte – dice Masarà – e staremo a vedere che cosa succederà questa volta. Non dobbiamo farci intimidire da tutte quelle associazioni, come nel caso specifico dalla Sos Casa, che si spacciano per difensori delle classi socialmente deboli ma che, in verità, ostacolano il regolare processo giuridico istituzionale e che danneggiano tutte quelle famiglie che si prodigano a mantenere un comportamento legittimo e corretto anche in situazioni di disagio, favorendo comportamenti illegali ai danni di onesti cittadini. A queste associazioni posso solamente dire che a Ronchi non troveranno sicuramente terreno fertile e che il mandato all’Ater rimane e rimarrà quello di combattere l’illegalità. Così questa settimana, come predico da tempo, si dovrà passare ai fatti».
E intanto proprio la scorsa settimana l’Ater è intervenuta con la muratura di porte e finestre al civico 36 di via Matteotti, in uno degli alloggi rimasto libero per il decesso degli inquilini. Sono una ventina le Casette che, sino a oggi, sono state rese immuni da ogni altra azione volta alla loro autoassegnazione, un fenomeno che ha creato non poche preoccupazioni tra i residenti. Il metodo è stato adottato per la prima volta all’inizio dell’anno e l’obiettivo è chiaro: scongiurare che ci siano altre occupazioni abusive, proprio come quelle che, anche con evidenti problemi di ordine pubblico, ci sono state negli ultimi mesi. Così a Ronchi la prima delle 12 Casette occupate abusivamente, quella al civico 18 di via Matteotti, era stata resta impenetrabile grazie a un intervento che aveva permesso la muratura di porte e di finestre.
«Il fenomeno dell’autoassegnazione è a mio modo di vedere gravissimo – aggiunge Masarà – anche se qualche municipalità a noi vicina ha invece finito con il tutelare. La gente ha paura e chi risiede nel quartiere da una vita chiede giustamente di essere tutelato». Solitamente gli abusivi arrivano di notte, magari dopo aver ispezionato la zona e aver individuato una casetta libera. Spesso sfondano la porta, fanno dei buchi nelle pareti esterne ed iniziano a portar dentro mobili e suppellettili varie. Episodi che hanno creato un certo allarmismo tra gli abitanti del rione, 116 abitazioni, molte delle quali, però, si sono liberate perchè i proprietari, anziani, sono deceduti.
 

Il Piccolo, 07/11/06

L’Ater ha concesso la proroga: evitato lo sgombero in via Volta
Gli alloggi sono occupati abusivamente da iscritti all’associazione Sos Casa

Global Project Venezia Giulia – Martedì 7 novembre 2006

Manifestazione sotto la palazzina. Gli autoassegnatari hanno tempo fino al 24 gennaio per liberare gli appartamenti.

Ancora uno sgombero previsto, ancora uno sgombero evitato. Pure per la seconda, annunciata agitazione per evitare l’uscita forzata da un altro appartamento occupato abusivamente da autoassegnatari, l’Ater è ricorsa, come previsto, ad una proroga, il cui termine è stato fissato al 24 gennaio. L’ufficiale giudiziario si è presentato ieri mattina e ha comunicato, a voce, la decisione dell’ente, senza accogliere le richieste dei ragazzi di ampliare la proroga a giugno. A differenza del primo caso, che coinvolgeva una famiglia marocchina e che ha trovato già, a quanto pare, una soluzione con un’altra sistemazione, per questo secondo non ci sono novità in vista. Perché l’Ater ha invitato gli occupanti (due giovani appartamenti all’associazione Sos Casa) a uscire dall’appartamento e quindi dalla posizione di illegalità e sedersi ad un tavolo di discussione, ma da parte degli occupanti non c’è nessuna intenzione in tal senso. Anche in questo caso, l’autoassegnazione, che riguarda un appartamento di via Volta 22, si è svolta secondo le modalità della scorsa volta: gli occupanti sono entrati in un appartamento che era vuoto da oltre due anni, che non era compreso nell’elenco di case da recuperare dell’Ater, e che aveva problemi all’impianto elettrico e idraulico, ai quali hanno provveduto loro stessi. Non solo: hanno anche provveduto a versare i famosi 30 euro di ‘affitto’ all’Ater, come faceva anche l’altra famiglia. E adesso richiedono solo la giusta considerazione. «Dividere tra casi sociali e il resto della popolazione è una cosa quanto mai ipocrita – spiega Christian Massimo, rappresentante di Sos Casa – perché molti di questi casi di autoassegnazione hanno bussato per anni alle porte di Comune e Ater per avere una casa, e non hanno ottenuto nulla perché non avevano problemi familiari o fisici, ma comunque si trovavano alle prese con un reddito non in grado di sostenere un affitto del mercato». E si stigmatizza anche gli interventi vari a livello politico sulla questione. «Questi politici, che si improvvisano esperti legali, avvocati, e così via, dovrebbero – aggiungono – considerare le dichiarazioni del Tribunale di Trieste, che ha riconosciuto in tutti i casi di autoassegnazione lo ”stato di necessità”’, dando quindi ragione agli occupanti». Che cosa si farà in vista dello scadere della proroga di gennaio? «Ci mobiliteremo con Ater e Comuni per aprire delle trattative, ma si deve capire che il problema è lungi dall’essere risolto – spiega Sos Casa – perché la situazione abitativa cittadina viene continuamente peggiorata dalla speculazione continua derivante dal mercato privato, che aumenta i prezzi mentre gli stipendi rimangono sempre gli stessi». Tanto è vero che solo nel piazzale in cui si è svolta la manifestazione, sono ben sei gli appartamenti autoassegnati, alcuni dei quali gestiti direttamente da Sos Casa. «Speriamo che, prima di procedere agli sgomberi – spiega l’associazione – l’Ater provveda ad elaborare la graduatoria per il bando, e acceleri i lavori negli altri appartamenti. Perché altrimenti ricorrere agli sgomberi prima di avere altre case da destinare alle famiglie che si mettono in strada non potrà fare altro che rendere la situazione più difficile»
Messaggero Veneto, 01 novembre 2006

Nuovo presidio per la casa
Giovani in via Volta a difesa di una auto-assegnazione

Global Project Venezia Giulia – Mercoledì 01 novembre 2006

L’ufficiale giudiziario annuncia per il 23 gennaio lo sgombero dell’alloggio Ater In città 70 persone sotto sfratto. Sono 15 (con Ronchi) le occupazioni abusive

Monfalcone. I ragazzi di SosCasa hanno atteso ieri mattina l’ufficiale giudiziario davanti all’ingresso della palazzina Ater di via Volta 7, decisi a non farlo passare. Costi quel che costi. Ma questa volta la situazione si è risolta senza problemi, perché l’ufficiale giudiziario non era venuto ad applicare lo sgombero dall’alloggio autoassegnato e occupato da una famiglia originaria del Marocco (con due bambini).
Il suo compito era comunicare lo slittamento dello sgombero al 23 gennaio. Soltanto uno slittamento, dunque, simbolo di una situazione abitativa che a Monfalcone sta raggiungendo il limite con un mercato immobiliare privato drogato da una situazione di richiesta alloggi che porta gli affitti e il costo delle abitazioni alle stelle e un mercato immobiliare pubblico che non riesce a rispondere alle richieste di aiuto.
Basti pensare che a Monfalcone 70 persone sono sotto sfratto e, dopo il mancato avallo da parte del Senato della proroga degli sfratti, sono in attesa che il provvedimento diventi esecutivo. I rappresentanti di SosCasa erano presenti ieri in presidio in via Volta e la situazione specifica per ora è stata messa in “stand by”, ma promettono di essere presenti ogni qual volta si tratterà di difendere un autoassegnatario dagli sgomberi. Già da lunedì, quando l’ufficiale giudiziario dovrà tornare a Monfalcone per comunicare lo sgombero di un altro alloggio di un’altra palazzina in via Volta.
«Il tema della casa è all’ordine del giorno a Monfalcone, in provincia, in regione e la situazione è stata aggravata dal fatto che non è passata la proroga degli sfratti», spiega il portavoce di SosCasa, Massimo Cristian, che sottolinea come SosCasa non sia solo un gruppo di autoassegnatari, ma sia uno strumento di solidarietà e sostegno, che tenta di realizzare un senso di comunità fra le persone interessate dallo stesso grave problema. È anche grazie a SosCasa che, assieme ad Ater e Comune, è stato aperto un tavolo di lavoro per affrontare il tema dell’abusività e dell’autoassegnazione. «La nostra presenza qui è dovuta al fatto che ci opponiamo allo sgombero forzato di coppie, famiglie, precari. La situazione è già grave e non si può mettere la gente sulla strada. L’Ater e il Comune – dice – dimenticano che il loro ruolo non è punire, ma dare sostegno. Oggi è stata annunciata la proroga, ma serve una sanatoria».
Occorre dire, però, che tra Comune e famiglie si sono avviati percorsi condivisi e in particolare, nel caso di via Volta 7, «si è attivato un accompagnamento della famiglia in stato di necessità e si è trovato un altro appartamento con un contratto regolare ed equo di affitto», spiega l’assessore ai Servizi socioassistenziali, Cristiana Morsolin, preoccupata che si possano verificare situazioni tali da poter mettere i bastoni tra le ruote a questo accompagnamento. «C’è una comunicazione costante con Ater sui casi di reale difficoltà, per cui sono appunto attivati programmi di accompagnamento», aggiunge. Ma intanto le autoassegnazioni proseguono (tra Monfalcone e Ronchi sono già 15) e «sarebbe importante che gli enti si rendessero conto che l’emergenza alloggi – sottolinea Cristian – si affronta con politiche serie, con case popolari, aiuti nel caso di povertà e precariato, non con la politica cieca degli sgomberi».

Sfrattata una famiglia proveniente dal Marocco
Lui lavora in regola e ha moglie e due figli

La famiglia che occupa l’alloggio di via Volta 7 è originaria del Marocco: padre, madre e due bambini. Lui ha 39 anni e vive in Italia da oltre 12 anni; lei è 27enne ed è arrivata in Italia nel 2000 per ricongiungimento familiare. Lui lavora “in regola” per una ditta di Ronchi, i bambini vanno regolarmente a scuola. Prima abitavano in via Crociera, in un appartamento con camera, bagno e cucina e pagavano 620 euro di affitto il mese a cui si aggiungevano le spese delle bollette.
Poi hanno avuto lo sfratto, «proprio mentre ero incinta», spiega la donna, e hanno traslocato un un altro appartamento camera-cucina-bagno per 550 euro al mese, ma senza riscaldamento perché il proprietario aveva chiuso il gas. Il bambino, che nel frattempo era nato, si svegliava la mattina con la faccina coperta di brina.
Si sono rivolti al Comune, ma non hanno avuto risposte, fino alla scelta dell’autoassegnazione. Due anni e mezzo fa sono entrati nell’alloggio di via Volta, alloggio Ater vuoto: a loro spese lo hanno sistemato, hanno acceso i contratti di acqua, gas e luce le cui bollette pagano regolarmente, così come pagano regolarmente ogni mese 30 euro di “affitto” all’Ater. Che, per onor di cronaca, non ha mai restituito al mittente il pagamento.
D’altra parte, questa è la prassi dell’autoassegnazione: si sceglie un alloggio vuoto e da ristrutturare e lo si mette a posto. Si procede a regolari allacciamenti, si versa una sorta di affitto all’Ater.
«Se questi alloggi vengono sgomberati tornano a essere vuoti, perché l’Ater non ha i fondi per metterli a posto e assegnarli», dicono i rappresentanti di SosCasa.
«Viviamo costantemente con l’ansia di essere buttati fuori. Ma dove dobbiamo andare?», chiede la giovane donna, mentre il marito spiega che ora il problema è quello del permesso di lavoro: il fatto che non abbia una casa “regolare” ma autoassegnato gli impedisce di avere un regolare permesso di soggiorno, ma solo permessi temporanei.
«Il rinnovo del permesso viene negato per una persecuzione burocratica messa in atto dalla Questura – dice Massimo Cristian –. Si aggira il problema degli sfratti colpendo l’aspetto burocratico amministrativo della vicenda. Mentre sui giornali si riportano grossi discorsi fatti di parole, per i migranti il problema è ancor più concreto degli altri, visto che viene penalizzata la loro posizione».
Venerdì 17 febbraio 2006 14:04

Monfalcone – Acqua, Gas, Contratti subito !
Iniziativa del movimento SOS Casa

Global Project Venezia Giulia

Questa mattina gli attivisti del movimento SOS Casa e del Comitato per la quarta settimana hanno occupato gli sportelli dell’Iris, l’ente provinciale che fornisce acqua e gas ai cittadini.
L’iniziativa è nata dal fatto che da mesi ormai l’Iris negava l’apertura dei contratti di fornitura di servizi alle persone non in possesso del contratto di affitto, documento che naturalmente gli autoassegnatari non possiedono. Grazie alla mobilitazione di questa mattina si è riusciti a far cambiare idea all’Iris che ha promesso di provvedere all’apertura dei contratti richiesti.

Iniziativa per i servizi essenziali.

Iniziativa per i servizi essenziali.

Comunicato stampa SOS Casa Monfalcone
Contro il carovita, per l’accessibilità ai servizi comuni

Global Project Venezia Giulia – Venerdì 17 febbraio 2006

L’iniziativa di questa mattina ha lo scopo di rilanciare la mobilitazione contro le dinamiche economiche che vogliono far gravare tutto il peso della crisi in atto sulle spalle delle fasce meno abbienti della popolazione. Da troppo tempo ormai il problema della casa, pesantissimo nell’area del monfalconese, non viene affrontato nonostante il movimento Sos Casa, movimento di famiglie e di persone che si sono visti costretti ad autoassegnarsi appartamenti sfitti del patrimonio residenziale pubblico, abbia fatto tutto il possibile per portarlo all’attenzione dell’opinione pubblica.
L’unica risposta arrivata dagli amministratori locali e dai gestori dei servizi è invece di tutt’altro segno: ora per ottenere la forniture essenziali viene addirittura richiesto un regolare contratto di affitto, non si sa in base a quale normativa.
E’ particolarmente odioso che coloro che sono delegati ad amministrare ed erogare quelli che dovrebbero essere servizi comuni e necessari tentino di ignorare richieste sociali forti, che vengono da famiglie al limite della marginalità e con bambini piccoli, non garantendo la fornitura di acqua e gas per il riscaldamento, in particolar modo in un inverno freddo come questo. La mobilitazione degli autoassegnatari si interseca con quella dei Comitati per la Quarta Settimana che già nei mesi scorsi si sono attivati davanti ai supermercati di tutta Italia per chiedere con forza lo sconto del 50% nell’ultima settimana del mese su un paniere di beni essenziali, settimana durante la quale non ci sono più soldi. Il che svela in tutta la sua gravità l‘inadeguatezza dei redditi e degli stipendi attualmente erogati. Nella nostra regione si sono già tenuti presidi davanti a supermercati di Trieste e Pordenone e ora la mobilitazione non può che essere diretta verso i servizi necessari, altra voce ormai troppo pesante per le disponibilità economiche di sempre maggiori fasce di cittadini.
Ormai siamo arrivati al punto in cui deve trovare concretezza il concetto di “reddito di cittadinanza“, erogazione in termini monetari e di servizi erogati al cittadino per impedire che chiunque, nei nostri territori, sia sospinto oltre il limite di povertà o che sia sottoposto al costante ricatto della precarietà, nel campo lavorativo come in quello dell’esistenza.

Le rivendicazioni che oggi vogliamo esprimere sono le seguenti:
1. Che l’accesso regolare agli allacciamenti delle forniture sia garantito a tutti, senza anteporvi la presentazione di contratti di locazione.
2. Che i costi delle bollette ai cittadini vengano ridotti e adeguati all’attuale costo della vita.
3. Che venga concessa, oltre alla riduzione delle bollette, la possibilità di rateizzazione per il pagamento.
4. Che in caso di sofferenza, dovuta all’andamento ciclico del mercato del lavoro locale, non si proceda al distacco dell’utenza.

Casa, reddito, trasporto e servizi sono diritti inalienabili per tutti:
lottiamo insieme per un nuovo concetto di cittadinanza!

MOVIMENTO SOS CASA – COMITATO PER LA QUARTA SETTIMANA FVG
Lunedì 24 ottobre 2005 10:26
Monfalcone – No agli sfratti
Rinviato il tentativo di sfratto di una casa autoassegnata

Global Project Venezia Giulia

Questa mattina, a Monfalcone, doveva avvenire uno sfratto di una casa autoassegnata. La casa in questione, che è stata recuperata da una famiglia, è una delle tante abbandonate e lasciate al degrado dal Comune e dall’Ater nel quartiere operaio di Panzano.
L’ufficiale giudiziario assieme ad una funzionaria dell’Ater, di fronte ai vari attivisti di SOS-Casa che in modo solidale presidiavano la casa, non ha potuto far altro che rinviare lo sfratto.
Anche questa volta SOS-Casa porta a casa una vittoria e lancia un chiaro messaggio all’amministrazione comunale ed all’Ater: non si risolve il problema della casa mettendo in strada le persone.

Iniziativa per la casa a Panzano.

Iniziativa per la casa a Panzano.

Volantino dell’iniziativa di SOS-CASA del 04 aprile 2005
CASA DIRITTI E DIGNITA’

Global Project Venezia Giulia – Lunedì 4 aprile 2005

Oggi Sos Casa e auto assegnatari partecipano alla giornata lanciata dai dipendenti Ater contro la politica fallimentare dell’attuale consiglio di amministrazione.
Il presidente Zamparo, con la complicità dei suoi consiglieri, oltre ad aver utilizzato il patrimonio pubblico delle case per interessi economici personali, e senza minimamente progettare o attuare manovre atte a ridurre il problema dell’emergenza casa nella nostra provincia, vuole privatizzare la gestione cercando di privarci di un bene pubblico.
Noi, precari, giovani coppie, famiglie, ci siamo ripresi un nostro diritto.
San precario ci ha aiutato e adesso abitiamo in case ATER prima abbandonate al degrado. Case abbandonate che abbiamo ristrutturato e dove abbiamo residenza, regolari contratti di acqua luce e gas, per le quali paghiamo un’affitto mensile. Siamo qui perché siamo certi che il nostro percorso dell’autoassegnazione sia un percorso di dignità e di riappropriazione dei diritti fondamentali quotidianamente negati, e che come tale venga riconosciuto. Vogliamo che tutte le autoassegnazioni vengano sanate e che vengano bloccati i tentativi di repressione giuridica nei confronti dei soggetti che le attuano, anche a fronte dei 30.000 sfratti esecutivi in italia.
Vogliamo che il prossimo consiglio d’amministrazione sia in grado di elaborare strategie reali per far fronte all’emergenza casa e che sia in grado di concepire l’Ater come uno strumento in mano dei cittadini, un diritto sociale accessibile anche a chi è attualmente fuori da ogni criterio di graduatoria.
Naturalmente fino a che non verranno attuate soluzioni concrete alla questione abitativa le autoassegnazioni continueranno ad essere l’unica soluzione per persone altrimenti costrette sulla strada, nonostante l’esistenza di migliaia di alloggi pubblici sfitti nei nostri territori.
Invitiamo tutti a partecipare alla mobilitazione di mercoledì 6 aprile alle ore 9 sotto il palazzo della Regione a Trieste, dove, in occasione della riunione della quarta commissione “casa ambiente e territorio”, gli autoassegnatari assieme agli inquilini colpiti dall’ingiusto aumento degli affitti, chiederanno un maggior controllo pubblico sulla gestione del patrimonio immobiliare.
Queste sono le proposte che facciamo al prossimo consiglio di amministrazione per far sì che l’ ATER torni ad essere un ente in grado di dare risposte reali alle problematiche dell’ abitazione :

1) Il riconoscimento nei bandi ATER dei nuovi soggetti a reddito flessibile e precario.
2) L’istituzione di un “bando permanente” in modo da adeguare i tempi di assegnazione ai tempi della vita reale.
3) L’aumento degli appartamenti in affitto tramite l’edilizia sovvenzionata e il blocco della svendita del patrimonio immobiliare pubblico costruito con i soldi di tutti.
4) Il potenziamento delle finalità sociali dell’ATER e l’introduzione dell’obbligo di mettere a disposizione abitazioni per i casi di emergenza – incluso lo sfratto per morosità – proporzionalmente al numero di abitanti e in relazione alle specificità socio-economiche del territorio (in tutto il territorio provinciale parlare di appartamenti comunali di emergenza è come fare il gioco delle tre carte, ora ci sono, poi non ci sono più, infine sono già occupati).
5) La sanatoria delle occupazioni di appartamenti ATER senza titolo in corso e la valorizzazione delle attività di autorecupero fatte dagli autoassegnatari a proprie spese.
6) La gestione delle graduatorie dell’edilizia sovvenzionata da parte dei comuni e non direttamente dall’ATER, come accade già in molte regioni italiane.

SOS CASA VG
Giovedì 18 novembre 2004
Comunicato stampa S.O.S.CASA
Presidio sotto la sede dell’A.t.e.r. a Gorizia

Global Project Venezia Giulia – Giovedì 18 novembre 2004

Questo pomeriggio un centinaio di persone ha presidiato la sede dalla Agenzia Territoriale Edilizia Residenziale di Gorizia.
L’iniziativa è stata organizzata da SOS casa come risposta alle recenti dichiarazioni di Adriano Zamparo presidente provinciale delle ATER secondo cui il problema principale della situazione abitativa in provincia sono gli abusivi, cioè, sempre secondo Zamparo, quei giovani Disobbedienti dell’area noglobal che si divertono ad occupare le case dell’ ATER.
Zamparo dicendo questo, non solo non si rende conto del dramma collettivo che affligge centinaia di famiglie e di precari in tutta la provincia, cioè di non potersi permettere un affitto oramai arrivato a cifre da capogiro, non solo non si rende conto che esiste una vera e propria mafia degli affitti che ricatta lavoratori trasfertisti, giovani, migranti e le loro famiglie, non solo non si scusa pubblicamente per l’incapacità dell’ATER a esaudire le domande giacenti nel suo ufficio, ma non pago invoca, con la solita solfa su una presunta legalità infranta, l’intervento di polizia, carabinieri e magistratura per sgomberare le case auto assegnate.
La risposta alla sua arroganza è stata data oggi in un presidio caldo e colorato a cui hanno partecipato le famiglie migranti di Ronchi le famiglie italiane e tanti precari.
Sono stati esposti diversi striscioni contro la “mafia degli affitti” e per il diritto alla casa, si sono susseguiti interventi degli auto assegnatari di Monfalcone e Ronchi.
E ‘ stata consegnata una lettera alla portineria dell’Ater che in quel momento era aperta, in questa lettera ci sono le nostre risposte alle affermazioni fatte da Zamparo nei giorni scorsi, e si chiede un incontro con il consiglio di amministrazione dove poter illustrare in maniera più compiuta le nostre rivendicazioni e dove gli utoassegnatari delle case di via Volta e delle casette Pater di Ronchi possano illustrare quanto è stato fatto per auto recuperare il patrimonio immobiliare pubblico lasciato all’abbandono dall’ATER.
La lettera verrà inviata anche alla Regione che regolamenta il funzionamento dell’ ATER, a cui daremo alcuni consigli per far accedere ai bandi figure sociali oggi escluse, come i migranti, i single, le giovani coppie e tutti i precari di reddito in generale.
Intanto il percorso delle auto assegnazioni si diffonde ulteriormente nel monfalconese, una famiglia Tunisina e una numerosa famiglia napoletana da pochi giorni ha una casa, e sicuramente non grazie all’ATER.
Naturalmente è stato ribadito che denunceremo pubblicamente la repressione e le intimidazioni e che resisteremo a qualsiasi tentativo di sgombero delle case auto assegnate.
La casa è un diritto per l’ATER un dovere!
SoS CASA Monfalcone – Zamparo si sbaglia di grosso-
Global Project Venezia Giulia – Venerdì 21 maggio 2004

Siamo rimasti a dir poco stupiti dalla reazione del presidente ater Zamparo. Questa non è una faccenda che si può liquidare attraverso denunce e sgomberi ma bensì un evento di notevole, anzi vitale, interesse sociale che dovrebbe far riflettere al fine di produrre un radicale cambiamento dei criteri di assegnazione degli alloggi. In uno degli appartamenti auto-assegnati adesso abita una famiglia di migranti che non ha nessuna possibilità di accedere alle graduatorie perché il regolamento ater prevede un permesso di soggiorno di almeno 2 anni, permesso che non viene rilasciato praticamente mai data l’assenza, nel mondo del precariato,di contratti di lavoro a tempo indeterminato. Questa famiglia , con due figli piccoli; per ottenere un alloggio d’emergenza si è rivolta ai servizi sociali del comune e ha ottenuto per tutta risposta di comprarsi il ”Mercatino” e leggere gli annunci di affitti. Affitti spropositati e inumani che se pagati nella loro totalità ,con un salario medio basso non consentono in alcun modo una vita degna e dignitosa a nessuno. Quello delle autoassegnazione e un percorso che viene praticato gia da diverso tempo in molte città Italiane e che ha prodotto in Veneto la regolarizzazione e l’assegnazione di diversi alloggi a diversi auto assegnatari anche migranti. Quelle che si continuano a definire occupazioni abusive ,cercando di far crescere un aurea maligna e criminale rispetto la pratica dell’ autoassegnazione,sono in realtà un gesto di dignità e di riappropriazione di un diritto,come quello della casa,fondamentale. Noi che facciamo parte della rete del precariato sociale riteniamo che sia estremamente sbagliato pensare a metodi coercitivi e di controllo per il mantenimento di alloggi sfitti, chi gestisce l’ azienda territoriale per l’edilizia dovrebbe trovare una casa per tutti e tutte e pensare ad un sistema per l’ autoristrutturazione affinché case a cui servono soltanto alcune riparazioni non debbano rimanere abbandonate per anni al solo scopo di far lievitare il prezzo degli affitti ma vengano utilizzate per far fronte all’ emergenza abitativa che a Monfalcone e nei paesi limitrofi e sempre più pressante , a cui nella pratica, istituzionalmente, non si è ancora dato risposta. Noi inquilini di via Volta ribadiamo il fatto che gli affitti del mese di maggio sono stati regolarmente pagati, sono stati aperti regolari contratti e che le case sono state nuovamente riempite di vita e dignità. Intendiamo sottolineare al presidente Zamparo che gli inquini regolari non sembrano cosi felici dell’ generale andazzo della gestione del patrimonio Ater, abbiamo potuto infatti ascoltare un sacco di lamentele riguardanti costo degli affitti, sia sulla manutenzione tanto da riscontrare una forma di solidarietà nei nostri confronti.

-Auto assegnatari di via Volta
  SOS casa
  Sportello degli invisibili
  Rete del precariato sociale
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Iniziativa per la casa all'Ater di Gorizia.

Iniziativa per la casa all'Ater di Gorizia.

Iniziativa per la casa all'Ater di Gorizia.

Comunicato stampa S.O.S. CASA – Monfalcone
Rivendicazione dell’autoassegnazione di quattro appartamenti a Monfalcone

Global Project Venezia Giulia – Mercoledì 19 maggio 2004

Oggi con un presidio attivo davanti alla sede dell’Ater di Panzano (quartiere popolare di Monfalcone) abbiamo rivendicato l’autoassegnazione di quattro appartamenti Ater lasciati vuoti a marcire da anni. L’Ater (ex-Iacp) gestisce in regione il patrimonio immobiliare pubblico, e lo fa speculando sulle proprietà e emarginando dalle liste di assegnazione centinaia di persone che vanno a formare una moltitudine precaria di senza casa, che resta in balia di affitti sproporzionati e di un caro vita sempre più opprimente. Abbiamo deciso di autoassegnare a due famiglie migranti e quattro lavoratori precari queste quattro case costruite coi soldi pubblici e con il sudore dei nostri nonni e dei nostri padri, oggi queste case non vengono usate per farci vivere chi ne ha diritto ma vengono usate in maniera che il mercato privato giovi di una domanda di alloggi sempre altissima. Oggi a Monfalcone abbiamo iniziato un percorso di giustizia e di dignità, in mezzo a mille parole abbiamo dato un segno concreto per risolvere il problema della casa a queste persone. Queste quattro case sono le prime finchè non verrà data una risposta concreta a chi ha bisogno di case, chiediamo:
   che vengano rivisti i criteri di assegnazione (inserendo nelle liste giovani precari e migranti)
   che gli enti pubblici non svendano il loro patrimonio immobiliare, ma che lo riutilizzino per disinnescare il caro affitti
   che vengano varate norme per l’autoristrutturazione degli immobili
   sanatoria con contratto di locazione per gli appartamenti autoassegnati
   un effettivo diritto alla casa ed al reddito per tutti

Invisibili Monfalcone – S.O.S. CASA

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