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Il Piccolo, 21 novembre 2009
 
L’AMBITO TERRITORIALE OTTIMALE BLINDA IL PIANO DEGLI INTERVENTI 
Il Comune: no alla privatizzazione dell’acqua

Messa in sicurezza per il piano d’investimento trentennale predisposto dall’Autorità d’ambito territoriale ottimale orientale goriziano, autorità di regolazione del ciclo integrato dell’acqua, istituita da apposita legge regionale (la 13 del 2005), alla quale fanno parte i 25 Comuni dell’Isontino. Il piano, elaborato nel 2005 ai fini del completamento della rete fognaria e del miglioramento delle condotte idriche nella provincia, prevede un investimento di 250 milioni di euro, di cui 110 già finanziati grazie a una convenzione sancita con il Banco Infrastrutture Innovazione e Sviluppo e la Dexia Crediop Spa. L’Aato, organo di programmazione, indirizzo e controllo, ha infatti affidato in ”house” la gestione del ciclo integrato dell’acqua (dl 267/2000), assegnandola a Irisacqua. Un piano messo in forse dalla modifica della legge, ora alla Camera, che con decreto 135/2009 del settembre scorso, in virtù della conversione dell’articolo 15 con l’articolo 23-Bis, in relazione ai Servizi pubblici di rilevanza economica, prevede la cessazione delle gestioni in ”house”, a fronte del passaggio del 40% del capitale ai privati. L’articolo recita: «Le gestioni in essere alla data del 22 agosto 2008, affidate conformemente ai principi comunitari in materia di cosiddetta ”in house” cessano improrogabilmente e senza necessità di deliberazione da parte dell’ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011. Esse cessano alla scadenza prevista dal contratto di servizio a condizione che entro il 31 dicembre 2011 le amministrazioni cedano almeno il 40% del capitale». Una prospettiva che trasformerebbe l’ente gestore, Irisacqua, attualmente pubblico, in società mista, non senza possibili conseguenze in termini di tariffe. Prospettiva, tuttavia, che potrebbe venire scongiurata alla luce della presentazione di un emendamento in deroga per gli enti ”virtuosi”.
Da qui, la presa di posizione dei Comuni appartenenti all’Aato isontina. Con Monfalcone in prima linea a lanciare la ”battaglia” contro la privatizzazione dell’«oro blu». L’assessore Giordano Magrin, con il supporto fornito da Claudia Fumolo, responsabile dell’Ufficio società partecipate del Comune, ha spiegato: «Ci siamo fatti parte attiva sulla questione legata alla privatizzazione da parte del Governo del ciclo integrato dell’acqua. Con una manovra che definisco ambigua, è stato modificato l’articolo 15, convertito nell’articolo 23-Bis, con il quale si dispone che l’ente pubblico gestore dell’acqua dovrà privatizzarla al 40% entro il 2011. È un’operazione assurda, considerati gli ottimi risultati di gestione dimostrati. L’assemblea d’Ambito ha predisposto un ”odg”, trasmesso ai parlamentari, affinchè non ci sia un obbligo totale a cedere le quote sul mercato, fatto non contemplato neppure a livello europeo. Siamo l’unica Aato in regione che sta funzionando in modo efficiente». Sul piano predisposto nel 2005, le banche convenzionate hanno preteso garanzie, alla luce del disegno di legge in fieri: «L’assemblea d’Ambito – ha continuato Magrin – ha adottato un atto di indirizzo per tranquillizzare gli istituti di credito sul rispetto della convenzione. Intendiamo comunque continuare la battaglia cercando di mantenere pubblica la gestione dell’acqua».

Il Piccolo, 24 settembre 2009
 
VENDITA DEL RAMO ENERGIA 
No di Rifondazione allo spezzatino di Iris

Rifondazione comunista chiede che i criteri della vendita del ramo energia di Iris siano modificati. Il partito, che è parte integrante della maggioranza di centrosinistra al governo di Monfalcone, lo fa quasi alla vigilia delle sedute del Consiglio comunale cittadino, in programma per lunedì e martedì, alle 20.30, in cui sarà portata la delibera relativa all’operazione. Ineccepibile dal punto di vista della forma, non dei contenuti, almeno per Rc, che ritiene la vendita una privatizzazione di fatto dei servizi coinvolti, con inevitabili conseguenze su occupazione e qualità del servizio. I vertici provinciali di Rc ieri hanno quindi annunciato che i loro consiglieri, in tutti i Consigli comunali dell’Isontino, dopo aver illustrato il proprio dissenso, usciranno dalle aule senza esprimere alcun voto. La posizione a Monfalcone potrebbe essere condivisa anche da parte della minoranza e dai due consiglieri dell’Unione di centro Murgia e Antonaci. La maggioranza che sostiene la giunta Pizzolitto, già ridotta a 13 voti certi che scendono a 11 senza Rifondazione, potrebbe quindi trovarsi in difficoltà a garantire il numero legale e quindi l’approvazione della delibera. «Abbiamo fatto un ragionamento complessivo e una valutazione del punto in cui siamo arrivati per fornire una linea unitaria all’azione dei nostri consiglieri – ha spiegato ieri il segretario provinciale di Rc, Alessandro Saullo nel corso di un incontro nella sede monfalconese del partito -. Crediamo che quanto ci viene proposto sia propriamente un atto di privatizzazione di un servizio pubblico. E’ stato detto che la vendita avrebbe rafforzato il settore ambiente grazie all´arrivo dei 90 milioni di euro, ipotetici, portati dalla vendita. In realtà il denaro non confluirebbe in Iris Ambiente, ma sarebbe ripartito tra i Comuni soci, che avrebbero una sorta di tesoretto per abbellire il corso o magari mettere una nuova fontana». Interventi pure utili, ma che, secondo Rc, non servirebbero di certo a rafforzare il settore ambiente.
Saullo ha sottolineato ieri che Iris è una società pubblica, di cui sono responsabili i sindaci. Rifondazione è invece d’accordo sulla decisione di prorogare di un anno del servizio di distribuzione del gas, punto pure ricompreso nella delibera che andrà in aula nei prossimi giorni. Il partito chiede quindi di scorporarlo dal documento, scindendo in due la delibera. 
Messaggero Veneto, 24 settembre 2009

Rc: no alla vendita di Iris energia

MONFALCONE. Non è messa in dubbio la forma della delibera, che sicuramente è stata studiata con attenzione, ma il contenuto della stessa, ovvero il principio secondo cui si procederà alla vendita di un servizio pubblico, che sarà quindi privatizzato, con inevitabili conseguenze sui posti di lavoro e sul tipo di servizio.
È questa l’obiezione principale che Rifondazione Comunista pone alla vendita del ramo energia di Iris – Isontina Reti integrate e servizi Spa. Obiezione che porterà i rappresentanti del partito, presenti nei consiglio comunali della provincia di Gorizia, chiamati a votare la delibera di cessione, ad illustrare la propria posizione di dissenso e poi a uscire dalla aule consiliari, senza esprimere alcun voto. «Abbiamo fatto un ragionamento complessivo e una valutazione di dove siamo arrivati per dare una linea unitaria di azione ai nostri consiglieri – spiega il segretario provinciale di Rc, Alessandro Saullo nel corso di un incontro nella sede monfalconese –. Crediamo sia propriamente un atto di privatizzazione di un servizio pubblico. È stato detto che la vendita avrebbe rafforzato il settore ambiente grazie all’arrivo dei 90 milioni di euro, ipotetici, portati dalla vendita. In realtà il denaro non confluirebbe in Iris Ambiente, ma sarà ripartito tra i comuni soci, avrebbero una sorta di tesoretto per abbellire il corso o magari mettere una nuova fontana. Certo cose anche utili, ma non servirebbe a rafforzare il settore ambiente, posto poi trovarci tra due anni nelle stesse condizioni di oggi e costretti a vendere anche il settore ambiente».
Saullo ricorda che Iris è una società pubblica, di cui sono responsabili i sindaci e quindi se le condizioni non sono buone è responsabilità anche di chi l’ha gestita in questi 10 anni. «È stato detto no ad un percorso di aggregazione con altre realtà pubbliche: crediamo invece che il pubblico possa gestire i servizi al meglio, con il controllo del territorio e vicino ai cittadini. È evidente però che questa aggregazione non avrebbe consentito di fare cassa, come invece la cessione» spiega ancora, sottolineando come la delibera che sarà posta in votazione sia composta da due punti essenziali, la vendita del ramo energia e la proroga di un anno (fino al dicembre 2010) a Iris del servizio di concessione di distribuzione gas.
«Su questo punto siamo invece d’accordo e quindi chiederemo lo scorporamento della delibera in due parti. Parteciperemo al dibattito, esprimeremo il dissenso e poi sapendo che non possiamo fermare la delibera, che è blindata – conclude –, usciremo dall’aula. Lasceremo che la votino Pd e Pdl, che evidentemente hanno raggiunto un accordo». (cris.vis.)

Il Piccolo, 30 settembre 2009 
 
Sì alla vendita del ramo-energia di Iris  
Dubbi sul numero dei consiglieri presenti. Minaccia di un ricorso
 
  
Il Consiglio di Monfalcone avvalla la vendita del ramo-energia di Iris per fare cassa e rilanciare il settore ambiente. O forse no. In effetti, il via libera all’operazione è avvenuto all’una di notte con numeri ridotti all’osso, dopo la dissociazione del Pdl cittadino dalla linea del partito a livello goriziano, l’uscita di scena della Lega Nord, contraria, e quella dell’intero gruppo misto, (Antonaci, Calzolari, Murgia, Giorgio Pacor e Lionella Zanolla), con motivazione, però, squisitamente politica («Questa maggioranza si regge sulla presenza di Rc – ha detto il capogruppo Antonaci -: Se la maggioranza c’è, continuate pure a gestire i problemi come volete»). In aula attorno a mezzanotte è quindi rimasto poco più della metà del Consiglio, cioè gli esponenti di Pd e Sdi, fedeli alla linea del sindaco Pizzolitto, e Maurizio Volpato di Città Comune. Oltre ai due consiglieri di Rc, che alla vigilia della seduta avevano preannunciato di essere disposti a votare la proroga per un altro anno della concessione a Isogas, ma non l’operazione di vendita del ramo energia. L’impegno era di non votare, abbandonando l’aula. Rc ha tenuto fede alla prima parte, meno alla seconda: i due consiglieri non hanno estratto la scheda elettronica dalla loro postazione, risultando quindi presenti in aula e garantendo il numero legale. Questa l’interpretazione dei funzionari comunali, che hanno spulciato più volte il regolamento del Consiglio. Di fatto la delibera ha raccolto 9 voti favorevoli (Pd e Sdi) più quello del presidente del Consiglio Marco Ghinelli (Pd), che l’ha fatto mettere a verbale, perchè ”si era scordato di votare”. Contro si è schierato Volpato, secondo cui l’operazione rappresenta una scommessa troppo alta, soprattutto in mancanza di un ragionamento di portata regionale sull’ambiente. Il sindaco non ha inoltre incassato il voto di Gianpaolo Andrian, eletto con i Ds e mai transitato al Pd. L’amministrazione ritiene quindi la delibera ”passata” (anche se senza immediata esecutività), ma Antonaci ha preannunciato ieri di voler impugnare il documento. Rifondazione, dal canto suo, ritiene di avere agito nel modo corretto, perchè l’obiettivo, ha spiegato il segretario Emiliano Zotti, rimane quello di mantenere alta l’attenzione sulla vendita del ramo energia di Iris e «dimostrare che ci si poteva anche non piegare all’operazione imbastita in modo trasversale dai sindaci di Gorizia e Monfalcone. Il Pdl se n’è andato perchè la giunta, dopo aver portato una delibera in commissione, ne ha presentate due in aula, accontendando Rc. «Se il sindaco non fosse ostaggio di Rc, saremmo rimasti in aula a discutere», ha detto il consigliere Giuseppe Nicoli, che di fatto, però, ha contravvenuto agli ordini di scuderia, suscitando non pochi fastidi nel partito a livello provinciale.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 30 settembre 2009 
 
Monfalcone. Approvata tra le polemiche la delibera con soli 9 voti favorevoli e si profila una possibile impugnazione per mancanza del numero legale  
Iris, caos in consiglio comunale sulla cessione del ramo energia
 
 
MONFALCONE. Se la delibera relativa alla proroga di un anno (fino al dicembre 2010) a Iris del servizio di concessione gas è stata approvata con unanimità, è stata invece approvata a fatica dal consiglio la delibera che prevede la cessione del ramo energia di Iris. Un consiglio peraltro decimato, visto che i consiglieri di opposizione (Lega, Pdl/Fi e Pdl/An), tranne Volpato che ha però votato contro, assieme ai colleghi del gruppo misto hanno lasciato l’aula, senza partecipare al voto, che i consiglieri di Rc avevano già annunciato il non voto e che il consigliere del Pd, Andrian, ha deciso di astenersi. In sostanza la delibera è stata approvata con nove voti favorevoli, un astenuto, un voto contrario e un non voto, determinato però da una disattenzione del presidente del consiglio, Marco Ghinelli, che ha fatto mettere a verbale la sua volontà di votare a favore della delibera. In totale 12 voti totali, che non corrisponderebbero però al numero legale dell’assemblea necessario per rendere valida la votazione. Una situazione particolare: secondo la dirigente facente funzioni di segretario comunale la votazione delle delibera è stata giudicata valida visto che i voti sarebbero stati solo 12, ma i presenti in aula sarebbero stati 14 e quindi in numero legale, ma che secondo i consiglieri del gruppo misto/Udc sarà sicuramente impugnata perché appunto priva dei numeri necessari.
Ciò che è certo è che il consiglio è stato irto di ostacoli per il sindaco Gianfranco Pizzolitto che assieme al collega di Gorizia Romoli si era auspicato un voto positivo trasversale alla cessione. Anzi ha visto anche i consiglieri di Pdl/Fi, Riccardo Grassilli e Giuseppe Nicoli, contravvenire agli “ordini di scuderia” e decidere di abbandonare l’aula. La Lega tramite il capogruppo Sergio Pacor ha ricordato la sempre netta opposizione a una azienda considerata «un carrozzone, che pesa sulle tasche dei cittadini. Ora chi l’ha voluta si assuma la responsabilità di decidere», mentre Giuliano Antonaci per il gruppo misto/Udc ha stigmatizzato il fatto che la maggioranza dipenda da Rifondazione. «Se avete la maggioranza, votatevi la delibera. Noi usciamo». Rc, d’altra parte, aveva già annunciato nei giorni scorsi la netta contrarietà alla privatizzazione di un servizio pubblico, oltretutto nell’ottica non di migliorare un servizio, ma di ottenere il massimo profitto, che «non sarà investito nel settore ambiente, ma distribuito tra i Comuni soci». Maurizio Volpato di CittàComune ha parlato di azienda sovraddimensionata, nata per volontà dei sindaci, «palla al piede per il territorio. Ora si vende il settore energia che ha tenuto in piedi tutto: come si può pensare di gestire il servizio ambiente con quello che rimarrà? Oltretutto la classe politica non ha fatto niente per ragionare a livello regionale». A sorpresa poi Andrian, pur non volendo mettersi contro il sindaco, ha detto di «sentirsi preoccupato per questa operazione e non mi stupirei che fra un anno si arrivasse a vendere anche il settore ambiente. Mi astengo perché non credo che questo modello economico sia quello corretto». A margine della seduta, Emiliano Zotti di Rc ha definito strumentale e infantile l’atteggiamento della destra e della Lega, «aggrappate a un cavillo per non esprimere la propria posizione. Diverso l’atteggiamento dell’Udc. Il suo è stato uno scontro politico con l’obiettivo di dimostrare l’inaffidabilità di Rc e proporsi come stampella per l’amministrazione». (c.v.)

Messaggero Veneto, 03 ottobre 2009 
 
Monfalcone. Approvato l’odg proposto da Omar Greco (Pd). Messo in discussione il numero legale durante la votazione della delibera sulla cessione  
Dal consiglio comunale gli indirizzi per il futuro di Iris
 
 
MONFALCONE. Una volta espletata la cessione di Gas Newco, Elettricità Newco e Isogas, massima parte dei proventi ottenuti, così come quelli derivati dalla vendita del ramo residuo, dovranno essere destinati dai comuni-soci ad Ambiente Newco, che così, in parallelo con la definizione del nuovo quadro regionale, potrà disporre di una sufficiente capacità di autofinanziamento per rafforzare e ottimizzare, in prospettiva, la gestione del settore ambiente e consentire soprattutto una diminuzione futura della tariffa a carico dei cittadini, sia per l’azzeramento della quota oneri sull’indebitamento, sia per la maggiore efficienza degli impianti grazie al completamento su base locale della filiera di trattamento del ciclo integrato dei rifiuti.
È questo il punto essenziale dell’ordine del giorno proposto dal consigliere del Pd, Omar Greco, approvato dal consiglio comunale di Monfalcone con 10 voti favorevoli (un no e 3 astenuti) e che contiene gli indirizzi in merito alla procedura di liquidazione delle controllata Iris Spa, alla costituenda Newco Ambiente al piano di riparto. L’odg evidenzia come la documentazione relativa alla cessione di Iris energia lascia ancora elementi di incertezza su questioni politico-amministrative essenziali e soprattutto come non ci siano «vincoli inderogabili per la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, contrattuali e retributivi».
Chiede quindi l’uso delle risorse per migliorare il settore ambiente e che si avviino urgentemente da parte del consiglio di amministrazione, una volta liquidata Iris, «ricerche di partner per eventuali forme di aggregazione su bacini territorialmente contigui. L’obiettivo relativo alla governance deve però restare quello di controllo pubblico, a livello di bacino provinciale, su gestione della Ambiente Newco e impianti posseduti direttamente e o indirettamente». Non manca poi il punto relativo alla salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, contrattuali, retributivi, quale condizione vincolante e inderogabile per la cessione del ramo energia.
Intanto a Monfalcone Giuliano Antonaci, capogruppo del Misto, e Riccardo Grassilli, capogruppo di Fi/Pdl, annunciano di voler segnalare a Comitato regionale di controllo, Procura di Gorizia e Procura regionale della Corte dei conti l’esito della votazione delle delibera relativa alla cessione di Iris. L’impugnazione dell’atto era stata annunciata già nella stessa sera del consiglio che l’aveva approvato (lunedì), perché i votanti, 12, così come riportati sulla stampa dell’esito della votazione, non sarebbero stati tali da garantire il numero legale. Obiezione non condivisa dal dirigente comunale presente al consiglio, secondo il quale i votanti sarebbero stati 12, ma i presenti 14, quindi in numero legale.

Il Piccolo, 17 ottobre 2009 
 
«Cessione di Iris-gas, delibera illegittima»  
Partiti i ricorsi di Antonaci a Procura e Corte dei conti
 
 
Impugnata in Procura e in sede di Corte dei conti la delibera del Consiglio comunale con la quale è stata approvata la cessione del ramo energia di Iris. A presentare opposizione all’atto (n. 71 del 28 settembre) è stato il consigliere Giuliano Antonaci. Sostiene che la deliberazione «è palesemente viziata per illegittimità, quindi, si tratta di un atto in condizione di potenziale invalidità, emanato in modo non conforme alle prescrizioni normative». Antonaci ha richiesto, pertanto, l’annullamento della delibera. Elencandone i motivi: «Il vizio di legittimità e il possibile dolo – osserva – si manifestano per la mancanza del numero legale necessario in aula e per la contraddizione della formulazione dell’atto deliberativo rispetto alle risultanze e al contenuto del verbale della riunione. Ciò potrebbe ipotizzare un travisamento intenzionale dei fatti se il funzionario verbalizzante si fosse lasciato guidare da interessi diversi, per condivisione politica della decisione assunta, con un eccesso di potere consistente nell’uso di un tipo legalmente scorretto di valutazione nella formulazione degli atti».
Antonaci aggiunge: «Il Consiglio di Monfalcone ha adottato il sistema di votazione mediante il voto elettronico, che rende trasparente e certificato il conteggio e le procedure. Questo sistema viene codificato attraverso la consegna dell’apposita scheda a ciascun consigliere. L’attivazione della scheda certifica la partecipazione alla discussione degli atti deliberativi, la loro votazione e l’espressione del voto. La non attivazione della scheda certifica l’assenza dalla discussione della deliberazione (fase preparatoria) e dalla fase di votazione». Antonaci continua: «Alla votazione della delibera sono stati certificati 12 presenti e 11 partecipanti al voto, considerato che il presidente del Consiglio ha dichiarato che, pur attivando la propria scheda ai fini della certificazione della presenza, non avrebbe espresso alcun voto. Il risultato è stato di 11 voti su 12 presenti, ma in assenza del numero legale previsto (13 consiglieri: non è stato rispettato il regolamento del Consiglio)». Il consigliere aggiunge: «In sede di formulazione del verbale che riporta correttamente i 12 nomi dei consiglieri presenti e certificati alla votazione, il funzionario ha aggiunto a penna in fondo ”+2 consiglieri”, commettendo un abuso. Nella stesura dell’atto sono stati aggiunti tra i partecipanti al voto ulteriori 2 nominativi rispetto a quelli indicati nel verbale, compiendo un falso». I rappresentanti di Rc, Alessandro Saullo ed Emiliano Zotti, aggiunti nel verbale, avevano annunciato la volontà di non partecipare al voto. La loro presenza in aula, non certa in quanto entravano e uscivano, non può essere conteggiata non avendo attivato la scheda di partecipazione. Di fronte al dato elettronico, il loro conteggio per avere efficacia avrebbe richiesto in ogni caso la verifica nominativa del numero legale, con il pronunciamento degli stessi dell’espressa partecipazione alla seduta e, dopo la verifica del numero legale – se positiva – si sarebbe dovuto procedere alla votazione elettronica. La seduta in questione è pubblica e la presenza in sala di un consigliere non significa la sua partecipazione ai lavori se non viene accertata con le forme dovute». (l.bo.)

Il Piccolo, 07 maggio 2009 
 
STARANZANO. PASTI FORNITI A NIDO, MATERNA, ELEMENTARI E MEDIE  
No all’appalto della mensa scolastica  
Sindacati contro la privatizzazione di un servizio ritenuto fondamentale
 
 
STARANZANO Scoppia la protesta, a Staranzano, per l’esternalizzazione della mensa scolastica. La denuncia arriva dai sindacati, che lamentano l’intenzione del Comune di affidare a un’impresa esterna la completa organizzazione e responsabilità gestionale del servizio. Un provvedimento che sta andando avanti da tempo e che adesso rischia di arrivare alla completa esternalizzazione del servizio. «Come noto questo importante servizio comunale, fornisce i pasti all’asilo nido, alla scuola materna, alla scuola elementare e alla scuola media – affermano Anna Clara Calligaris, Raffaella Martinello, Stefania Vetrò e Armando Furlani della Rsu -. Nel recente passato, a causa di pensionamenti e spostamento di personale, i dipendenti di questa amministrazione che lavorano presso la cucina centralizzata scolastica ammontano a un’unica unità. Nonostante le richieste di questa Rsu al Comune di provvedere al reintegro con personale dipendente, l’amministrazione ha tenuto una linea di progressiva esternalizzazione di questo importante servizio. Ora purtroppo, si intende affidare ad azienda esterna la completa organizzazione e responsabilità gestionale del servizio mensa». La Rsu esprime «la propria contrarietà alla privatizzazione di questo importante servizio pubblico locale: unica logica ispiratrice di questa decisione è la riduzione della spesa, ovvero il contenimento dei costi di gestione e di personale: non una analisi da parte dell’ente dei costi e dei benefici, più volte sollecitata, avvalora questa ipotesi». Secondo le Rsu, i parametri finanziari non possono e non devono essere gli unici indicatori dei quali tener conto nella gestione del servizio, fiore all’occhiello di questa amministrazione: la qualità e il suo gradimento presso la comunità scolastica possono continuare a essere garantiti solamente attraverso una gestione pubblica. «La Rsu esprime rammarico e sconcerto, che tale scelta venga presa da un’amministrazione guidata dal Pd, partito che ritenevamo sensibile ai diritti costituzionalmente riconosciuti quali la salute e l’istruzione, nei quali rientra il servizio di mensa scolastica», concludono i rappresentanti sindacali. Tali servizi devono, secondo le Rsu, essere a gestione totalmente pubblica, gestione mirata allo scopo sociale e non alla logica aziendale del profitto». “Nonostante ciò che paventano le Rsu – spiega l’assessore all’Istruzione Michele Rossi – l’amministrazione comunale non intende togliere il punto di cottura, né il cuoco. Faremo di tutto per evitare l’esternalizzazione, e di questa intenzione abbiamo già avvisato il Comitato mensa».

Il Piccolo, 10 maggio 2009 
 
Presot: «La mensa scolastica non si tocca»  
Smentite le illazioni della Rsu del Comune di Staranzano su una cessione del servizio 
La rappresentanza sincadale accusata di fomentare polemiche pre-elettorali
 
 
STARANZANO «Falsità messe in giro ad arte alla vigilia elettorale, per screditare l’operato dell’amministrazione comunale. Il problema non è mai esistito e quelle diffuse sono notizie sbagliate e senza fondamento». Il sindaco di Staranzano Lorenzo Presot e l’assessore alle Finanze Diego Moretti rispondono con asprezza alla Rappresentanza sindacale unitaria del Comune di quelle che chiama le provocazioni riguardo la “progressiva esternalizzazione” che il starebbe attuando il Comune, cioè una privatizzazione esterna della mensa scolastica che attualmente fornisce circa 700 pasti al giorno. «Ci corre l’obbligo – spiegano i due amministratori – di evidenziate innanzitutto la scorrettezza di comportamento della Rsu sindacale comunale che, purtroppo, non perde occasione per strumentalizzare in sedi non proprie, questioni che già nel recente passato sono state oggetto di confronto e chiarimento diretto con l’amministrazione. Perciò ribadiamo che è nostra ferma volontà di continuare a garantire il servizio mensa così come avviene oggi e così come viene apprezzato da tutti gli utenti, senza alcuna modifica sotto il profilo qualitativo e quantitativo». L’attuale giunta, sostengono ancora Presot e Moretti, non intende in alcun modo venir meno e abdicare al ruolo di servizio pubblico che la mensa scolastica riveste, utilizzando tutti gli strumenti leciti a disposizione per mantenere attraverso il capitolato d’appalto la funzione di controllo e la qualità del servizio che tutti apprezzano. Si conferma pertanto all’interno dell’attuale plesso scolastico il centro cottura e la preparazione dei pasti e riconfermando le funzioni di controllo del Comitato Mensa.
Sulla possibile privatizzazione bordate di critiche anche di Rifondazione comunista. «Tale operazione – ha affermato Massimiliano Zotti di Rc – non porterebbe alcun beneficio né in termini di costi né di qualità del servizio e svilisca la professionalità degli operatori. È inverosimile, inoltre, che una scelta così importante venga presa senza consultare i genitori e senza dare ascolto alle posizioni dei rappresentanti dei lavoratori. Il compito delle amministrazioni locali – ha sottolineato ancora Zotti – deve essere quello di sostenere la comunità nella difesa della loro scuola e di assicurare un maggior servizio per quanto riguarda soprattutto i trasporti scolastici, il doposcuola e le mense. Un ruolo fondamentale è quello degli operatori e degli insegnati le cui professionalità vanno tutelate e incrementate. I genitori, poi, sono una risorsa se coinvolti nelle scelte».
Ciro Vitiello

Il Piccolo, 18 maggio 2009 
 
Il sindacato vuole una mensa pubblica  
Si inasprisce la polemica contro la privatizzazione annunciata da Staranzano
 
 
STARANZANO L’alternativa alla privatizzazione della mensa delle scuole di Staranzano c’è: ad esempio, una refezione scolastica intercomunale gestita direttamente dagli enti utilizzando proprio personale. È questa la proposta dei sindacati in risposta al Comune di Staranzano sulla privatizzazione del servizio. «Dal momento che ogni volta che chiediamo nuove assunzioni, ci sentiamo ripetere che i fondi non ci sono – spiega Raffaella Martinello, una dei quattro rappresentanti delle Rsu comunali – quindi abbiamo pensato che creare un sistema di mense intercomunali tra Monfalcone, Staranzano e altri Comuni, nei quali sta avvenendo più o meno la stessa cosa, sia un’ipotesi percorribile».
Le Rsu specificano infatti che la posizione di dissenso espressa in più occasioni non deve essere letta come un attacco politico finalizzato a screditare l’operato dell’amministrazione, anzi: è legata soprattutto all’assenza di risposte chiare. «L’approvazione del bilancio di previsione e l’adozione della deliberazione “Programmazione del fabbisogno di personale per il triennio 2009-2011” avvenuta il 29 aprile di fatto ha dimostrato che ancora una volta non c’è l’intenzione di questa amministrazione di prevedere l’assunzione di personale da utilizzare presso il servizio mensa almeno per i prossimi 3 anni – specificano le Rsu – .E, a nostro avviso, non è gestione pubblica il distacco dell’unico dipendente comunale presso la ditta appaltatrice del servizio (come da comunicazione del vice sindaco Diego Moretti dell’8 aprile scorso), né un capitolato d’appalto che preveda il controllo sulla qualità dello stesso, e neppure il centro cottura all’interno del plesso scolastico».
Le Rsu invece ribadiscono quanto già espresso precedentemente, ovvero che «la logica ispiratrice nella gestione di questo importante servizio destinato alla popolazione scolastica, non debba essere la riduzione della spesa, mai per altro dimostrata, ma la garanzia di qualità e soddisfazione dell’utenza scolastica». (e. o.)

Il Piccolo, 21 aprile 2009

NELLA CASA-ALBERGO DI VIA CROCIERA 
No all’appalto-mensa, sit-in in municipio 
Scalinata ”occupata” per protesta dai dipendenti. Incontro con il sindaco

Privatizzazione della casa di riposo? Scatta la protesta. Una protesta clamorosa, messa in atto ieri pomeriggio, davanti alla sede del Comune di Monfalcone. Approfittando della programmata seduta di di giunta del lunedì, infatti, una delegazione di lavoratrici della casa di riposo, supportati da Rsu e organizzazioni sindacali, hanno realizzato un presidio nella sede comunale per protestare contro la paventata chiusura della vecchia struttura della casa di riposo e contro l’appalto della cucina. Anche perché, oltre a rappresentare, secondo le sigle sindacali, «uno spreco di denaro», visti gli oltre 70mila euro stanziati lo scorso anno proprio per mettere a posto la struttura interna alla casa di riposo, è anche una minaccia per alcuni posti di lavoro.
«Se la cosa venisse confermata così com’è – spiegano le Rsu – sarebbero a rischio i tre lavoratori della cooperativa che attualmente si sta occupando del servizio di refezione. Tre lavoratori si troverebbero, a partire dal primo luglio, senza lavoro. «Il tutto, mettendo a rischio la funzionalità di un servizio che al momento è gestito in modo eccellente dal personale comunale – spiegano Cgil Funzione pubblica, Cisl Funzione pubblica e Rsu del Comune di Monfalcone -. Per questo, durante il presidio sono state esposte a tutti i componenti della giunta le preoccupazioni che ci portano a prevedere per il futuro non un aumento degli utenti serviti bensì una riduzione degli stessi e dei servizi che, non gestiti più all’interno vedranno sicuramente una drastica riduzione della qualità».
Da parte sua, alla fine della seduta di giunta il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha incontrato i rappresentanti sindacali assicurando loro la massima collaborazione e mettendo in agenda prima possibile un incontro per discutere della questione. Invito che i sindacati hanno accolto, sottolineando però che, se la data di cessione del servizio al primo luglio dovesse essere confermata, si susseguiranno iniziative di protesta e di sensibilizzazione sulla vicenda.
Già ieri i sindacati hanno recapitato al sindaco delle lettere dei degenti della casa di riposo in solidarietà ai lavoratori. «Una società civile si definisce tale solo se presta attenzione e cura i più deboli – concludono le Rsu –. E il costo del wellfare non può essere un problema di numeri e di percentuale, anche in una situazione finanziaria pesante come quella che gli enti locali devono gestire.
Nelle scelte di razionalizzazione delle spese – hanno concluso ieri i lavoratori e le lavoratrici della casa di riposo – gli amministratori devono tener conto dei reali bisogni delle fasce più deboli dei cittadini e quindi proprio degli anziani». (e.o.)

Il Piccolo, 23 aprile 2009 
 
Stop alle conferenze in Casa albergo  
Uno degli effetti della chiusura della struttura decisa dal Comune
 
 
Chiusura dal 1 luglio prossimo, stop alle conferenze, agli incontri di associazioni e uffici comunali fuori dalla casa albergo di via Crociera. La delibera sulla chiusura della struttura che costa troppo (180mila euro all’anno) è passata, regolarmente, in giunta lunedì. E’ stata però stralciata la posizione riguardante gli addetti alla cucina, per la quale in contemporanea alla seduta si è tenuta una manifestazione di protesta dei sindacati. «Abbiamo deliberato la chiusura della vecchia struttura della casa di riposo – spiega il vicesindaco Silvia Altran – per via dei costi, visto che tenerla aperta, per ospitare le sedi comunali e le associazioni, costava 180mila euro all’anno, quindi troppo, anche perchè gli ospiti sono ormai stati trasferiti nella nuova struttura e, al momento, non abbiamo nessuna certezza circa il contributo regionale per poter mettere a norma l’edificio». Dal primo luglio quindi la sala conferenze verrà chiusa, così come gli uffici comunali ospitati (che saranno trasferiti in altre sedi) e le associazioni presenti, per le quali si sta cercando una sistemazione alternativa. Tutto sospeso invece per quanto riguarda la cucina, per la quale lunedì era scattata la protesta dei sindacati anche per il pericolo che le tre persone attualmente impegnate nella cooperativa che la gestisce vedessero messi in pericolo i loro posti di lavoro. «Abbiamo deciso per il momento di verificare il da farsi», afferma la Altran. Lo stesso sindaco Pizzolitto, alla fine della seduta di giunta, aveva infatti rivolto un appello ai sindacati affinchè si aprisse un dialogo sulla vicenda. Mentre resta del tutto aperta la questione relativa al contributo ”congelato” in attesa che la Regione proceda con la riclassificazione delle strutture. La Regione ha infatti bocciato il maxi-finanziamento di un milione di euro per l’ampliamento e la ”messa a norma” della Casa albergo di via Crociera. La richiesta che riguardava l’assegnazione di un contributo superiore al milione di euro per la realizzazione di un sistema antincendio, di un ascensore che poter usare anche in casi di emergenza e la sistemazione dei servizi adattandoli alle necessità di persone con disabilità motorie ha visto il ”no” da parte della giunta regionale. La casa di riposo assieme a un’altra decina di strutture simili in regione, è infatti stata inserita nell’elenco dei progetti non ammissibili. Il Comune di Monfalcone ha quindi espresso l’intenzione di aprire una vertenza con la Regione sul mancato finanziamento della manutenzione straordinaria della Casa albergo di via Crociera, chiusa perché non a norma e i cui 70 posti letto per anziani autosufficienti rischiano di tornare a essere utilizzabili solo fra alcuni anni. «Stando alla delibera della giunta regionale, la nostra domanda era accoglibile – ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin -, ma non essendoci fondi a sufficienza è stata rinviata a quando sarà attuata la riclassificazione delle strutture per anziani, che ora partirà in via sperimentale solo nel Medio e Basso Friuli. Questo significa che l’assegnazione del finanziamento è stata rinviata a data da destinarsi». Un fatto che l’assessore definisce «molto grave», vista la situazione di Monfalcone e del resto del Basso Isontino sul fronte delle residenze per anziani.
Elena Orsi

Il Piccolo, 26 aprile 2009 
 
Casa di riposo, uno spiraglio per la mensa  
Domani la Rsu incontra il sindaco: sul tappeto la decisione di esternalizzare il servizio

Dopo la clamorosa protesta dello scorso lunedì, quando le Rsu e alcuni lavoratori hanno attuato un sit-in sulle scale del municipio di Monfalcone, l’amministrazione potrebbe tornare sui suoi passi riguardo la decisione di esternalizzare il servizio mensa della Casa albergo di via Crociera. Tutto è ancora da definire, ma i lavoratori hanno ottenuto di poter discutere della situazione in un incontro tra le Rsu e il sindaco Pizzolitto che si svolgerà domani mattina. Da esso dovrebbero scaturire gli indirizzi che il Comune intende tenere nei confronti della Casa di riposo e soprattutto del servizio mensa, la cui decisione di esternalizzarlo aveva innescato la protesta. «Se la decisione venisse confermata così com’è – spiegano i sindacati della funzione pubblica di Cgil e Cisl Funzione Pubblica e la Rsu del Comune di Monfalcone – sarebbero a rischio i tre lavoratori della cooperativa che attualmente si sta occupando del servizio di refezione. Tre lavoratori si troverebbero, a partire dal 1 luglio, senza lavoro. Il tutto, mettendo a rischio la funzionalità di un servizio che al momento è gestito in modo eccellente dal personale comunale». Per questo, durante il presidio erano state esposte a tutti i componenti della giunta le preoccupazioni che portavano i sindacati «a prevedere per il futuro non un aumento degli utenti serviti bensì una riduzione degli stessi e dei servizi che, non gestiti più all’interno vedranno sicuramente una drastica riduzione della qualità».
Le stesse motivazioni saranno ribadite durante l’incontro di domani. La delibera sull’attività della casa di riposo era passata in giunta lunedì, e prevede dal 1 luglio anche lo stop alle attività nella sala conferenze, così come degli uffici comunali ospitati (che saranno trasferiti in altre sedi) e la chiusura delle sedi delle associazioni presenti, per le quali si sta cercando una sistemazione alternativa. Tutto sospeso invece per quanto riguarda la cucina, per la quale lunedì era scattata la protesta dei sindacati anche per il pericolo che le tre persone attualmente impegnate nella cooperativa che la gestisce vedessero messi in forse i loro posti di lavoro. «Abbiamo deciso per il momento di verificare il da farsi», aveva spiegato l’amministrazione. Ma a tal proposito, adesso le Rsu vogliono rassicurazioni. (e. o.)

Il Piccolo, 29 aprile 2009 
 
INCONTRO COMUNE-RSU-SINDACATI  
Casa-albergo, schiarita sul caso-cucina  
Forse un dietro-front sulla decisione di esternalizzare il servizio
 
 
Si aprono spiragli nella vicenda della casa di riposo di via Crociera. L’incontro di ieri che ha visto allo stesso tavolo il sindaco Gianfranco Pizzolitto, Rsu e sindacati, ha segnato una parziale apertura da parte del Comune: il sindaco ha ascoltato la protesta di Rsu e sindacati contro l’esternalizzazione dei servizi della struttura, in particolare della cucina, con conseguente licenziamento di tre dipendenti, e ha demandato il tutto al tavolo di contrattazione che sarà convocato per questo pomeriggio tra Rsu, sindacati e amministrazione (in particolare il dirigente a cui il servizio della casa di riposo fa riferimento). Oggi quindi la questione sarà affrontata nello specifico, ma già il fatto che da parte del sindaco si sia dichiarata la volontà a discutere del problema per le Rsu è un notevole passo in avanti. Tanto più che nella vicenda sono entrati anche i rappresentanti dello Spi, il sindacato dei pensionati, che si considerano, come rappresentanti degli anziani, una delle principali parti in causa. «La nostra prima preoccupazione, che abbiamo espresso anche al sindaco, riguarda il fatto che spesso si parte da un’idea di esternalizzazione temporanea che però alla fine diventa definitiva – spiega il rappresentante della Cigl Fpl, Luca Manià – e non vorremmo che questo accada con una struttura fondamentale come la casa di riposo. In più, se si considera che viene tutelato solo un dipendente ”pubblico”, mentre gli altri tre, di una cooperativa, sarebbero a rischio, ecco che la situazione si fa quanto mai delicata». Il sindacato, che confida in una retromarcia del Comune, ha già messo in atto un’iniziativa a sensazione durante una delle ultime riunioni di giunta, quando una delegazione di lavoratrici della casa di riposo, supportati da Rsu e organizzazioni sindacali avevano realizzato un presidio nella sede comunale per protestare contro la chiusura della vecchia struttura e l’appalto della cucina. Anche per questo, il Comune aveva bloccato l’approvazione della delibera, dando l’assenso solo alla chiusura della struttura alle attività esterne dal primo luglio, tenendo in stand-by la questione cucina. Per rafforzare la loro posizione, i sindacati avevano anche recapitato alla giunta delle lettere redatte dagli ospiti della struttura che chiedevano di mantenere inalterata l’attuale situazione.
Elena Orsi

Il Piccolo, 08 maggio 2009 
  
ASSISTENZA  
Appalti troppo cari, parte una revisione  
I risparmi destinati a sostenere l’azione dei Servizi sociali
 
 
Il Comune torna sui suoi passi per quanto riguarda il servizio di cucina della casa-albergo di via Crociera, decidendo di non affidarla all’esterno. Non solo: saranno anche acquistate nuove attrezzature così da risparmiare sul tempo e sui costi. Anche il personale rimarrà invariato: una cuoca comunale e tre addetti forniti da una cooperativa. Soddisfazione dei sindacati che hanno ottenuto quanto volevano. Quando, il primo luglio, un’ala della casa di riposo chiuderà i battenti, ecco che la cucina rimarrà invece aperta e funzionante. Rimane certo ancora fermo il nodo della riapertura della parte vecchia della struttura, ma si tratta di una questione indipendente dalla volontà del Comune: i lavori sono infatti fermi per la mancata attribuzione del contributo regionale. Il cambio di rotta consentirà anche di dirottare 240mila euro ai Servizi sociali. Non solo: ulteriori risparmi saranno realizzati con l’imminente revisione di alcuni appalti in scadenza tra quest’anno e il prossimo. E che quindi verranno rivisti al ribasso. Tutto ciò senza andare a ulteriori esternalizzazioni, come è stato richiesto dalle sigle sindacali.
La questione nasce dal fatto che gli appalti stipulati anni fa risultano troppo onerosi per il Comune che, ora, punta a ridurne l’impatto sui conti del 40%. La revisione avverrà alle scadenze. Primi tra tutti, quelli che riguardano proprio la casa-albergo (pulizie, assistenza, servizio di lavanderia). E proprio in questo ambito il Comune spera di effettuare i primi consistenti risparmi. Con la chiusura della strutture precedente, infatti, anche gli appalti di gestione saranno rivisti al ribasso: risparmi ci saranno sulla pulizia, sull’assistenza, ma anche sulla luce, gas e riscaldamento. Il tutto, per una somma di 240mila euro che verranno dirottati ai Servizi sociali, in grossa difficoltà. «La fetta più grossa andrà – spiega l’assessore Morsolin – all’assistenza ai minori e ai servizi di assistenza a domicilio. Tutti servizi che è sempre più difficile garantire per l’aumento degli utenti e il taglio dei fondi regionali». La revisione degli appalti non andrà comunque a interferire sul livello del personale: nell’accordo è stato scritto chiaro e tondo che l’esternalizzazione dei servizi riguarderà solo servizi già appaltati in precedenza. «Si tratta di un accordo per noi positivo – spiega Luca Manià (Cigl Funzione pubblica) – perchè è la prima volta che risparmi derivanti da tagli vengono reinvestiti nel sociale. E di questo siamo soddisfatti». «Non ci sarà alcun taglio di personale, ma una riorganizzazione – specifica la Morsolin – e questo è un segnale importante».
Elena Orsi

Il Piccolo, 23 maggio 2009 
 
I LAVORI POSSONO RIPRENDERE  
Fondi sbloccati, riparte la casa-albergo  
Approvato in Regione un odg di Razzini, Sasco e Brussa. Cento anziani in attesa
 
 
Già con le prossime variazioni al bilancio regionale saranno a disposizione i fondi per realizzare gli interventi più urgenti di messa a norma e sicurezza della casa-albergo di via Crociera, svuotata e ormai chiusa quasi del tutto per la sua inagibilità. Il presidente della Regione Renzo Tondo ha fatto suo, inserendolo quindi nel provvedimento complessivo anti-crisi approvato giovedì in aula, l’odg presentato dal consigliere monfalconese della Lega Nord Federico Razzini e sottoscritto anche dai consiglieri Galasso del Pdl-Fi, Sasco dell’Udc e Franco Brussa del Pd.
«In questo modo – spiega Razzini – ci saranno le risorse per intervenire e riaprire una struttura indispensabile per una città in cui c’è oltre un centinaio di anziani in lista d’attesa per ottenere un posto nella struttura pubblica». La Regione, però, aveva stoppato il progetto del Comune di Monfalcone, rinviando «l’assegnazione dei contributi ad avvenuta conclusione dell’istruttoria supplementare, ritenuta necessari a seguito dell’entrata in vigore del regolamento di definizione dei requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi che ha ridefinito, tra l’altro, i requisiti strutturali per le strutture residenziali per anziani». Ora, facendo suo il documento presentato dall’esponente della Lega Nord, Tondo ha impegnato la giunta «a prevedere uno stanziamento adeguato quanto meno ad avviare un primo lotto di ristrutturazione della casa-albergo di Monfalcone con un provvedimento urgente inserito nelle prossime variazioni di bilancio». Nell’odg si è sottolineata del resto l’importanza della struttura e come l’impasse sorta con il mancato accoglimento della richiesta di finanziamento avanzata dal Comune stia creando «una grave disfunzione nel bacino di riferimento del Monfalconese» e un allungamento delle liste di attesa in altre strutture della provincia.
Il progetto del Comune prevede la messa a norma attraverso un intervento sul sistema anticendio, la realizzazione di un ascensore da poter usare in caso di emergenza e la sistemazione dei servizi igienici adattandoli alla necessità di persone con disabilità motorie, per una spesa complessiva di un milione di euro. L’impossibilità di utilizzare la casa-albergo, i cui ospiti già da un anno sono trasferiti nella nuova struttura per anziani non autosufficienti, ha convinto il Comune a chiudere del tutto l’edificio a partire dal primo luglio, così da risparmiare sulle spese fisse. I costi di gestione della struttura sono quantificabili, stando all’ente locale, in 90mila euro solo per il secondo semestre del 2009.
Spese che saranno eliminate grazie al trasferimento degli uffici di supporto e del centro diurno per anziani nella nuova residenza protetta e degli uffici del servizio sociale in un’altra sede comunale, mentre per le associazioni che utilizzavano la vecchia casa-albergo il Comune si è impegnato a trovare delle soluzioni alternative. (la.bl.)

Il Piccolo, 28 maggio 2009 
  
PARLA UNO DEI VIGILANTI DELLA CASA-ALBERGO  
«Resterò senza lavoro a 55 anni»
 
 
I primi a farsi avanti, tra i lavoratori che dal primo luglio perderanno il posto causa lo stop all’attività della casa di riposo (per la precisione la vecchia struttura, inutilizzabile e in attesa dei contributi regionali per i lavori di ampliamento) sono gli addetti alla vigilanza. Che per decisione del Comune verranno dimezzati: ne resterà uno solo. Ciò significa che non solo la casa di riposo rimarrà senza vigilanza, minimo danno visto che a partire da luglio, almeno nella sua parte vecchia, la struttura verrà chiusa. Ma a perdere in sicurezza saranno anche gli abitanti delle case vicine e comunque gli operatori della nuova struttura, che si troveranno con una vigilanza ridotta a mezza giornata. A restare senza lavoro sarà Trano Dhionis, 55 anni, da quattro anni adetto alla sorveglianza della casa-albergo, prima operatore del Comune, poi passato alla cooperativa che ha vinto l’appalto. Da luglio sarà a casa, visto che il Comune ha deciso di ridurre la vigilanza per la chiusura della vecchia struttura, il trasferimento degli uffici e la riduzione complessiva dell’attività. Per quanto riguarda il settore infermieristico, riprogrammando il servizio, sarà eliminata la copresenza dell’infermiera (attualmente dalle 8 alle 12), mentre rimarranno in servizio un infermiere e un operatore socio-assistenziale. Il Centro diurno verrà spostato nella nuova struttura e questo permetterà di riorganizzare il sistema di operatori socio-assistenziali che potranno essere utilizzati per il supporto alla cucina e per una riorganizzazione complessiva del servizio per evitare quanto più possibile il ricorso a un appalto esterno. Per quanto riguarda la custodia, invece, verranno garantiti controlli nei pomeriggi e di notte, visto che con lo stop all’attività nella vecchia struttura si ritiene inutile la sorveglianza diurna.
«Siamo perennemente alle prese con problemi riguardanti la sicurezza della zona – spiega Dhionis – perchè ci siamo trovati molte volte, specie di sera, alle prese con ragazzi ubriachi che tentavano di entrare nel giardino o che facevano confusione, o con altre questioni di pubblica sicurezza. Tanto che spesso venivamo allertati dagli stessi abitanti della zona, che avevano il nostro numero telefonico. Adesso che il servizio viene dimezzato, come si pensa di fare? Una sola persona non potrà rispondere a tutte le emergenze giorno e notte. Non comprendiamo questa decisione, perchè non pensiamo che siano gli 800 euro che portiamo a casa ogni mese a creare problemi al bilancio comunale». A complicare le cose è anche il fatto che gli operatori in questione lavorano per una cooperativa, quindi sono senza ”paracadute sociale” nel caso di licenziamento. «Ho 55 anni, due figli, e ho solo questo lavoro che da luglio finirà. Me lo spiega il Comune cosa dovrò fare?». (el.or.)

Il Piccolo, 13 novembre 2008 
 
IL COMUNE ANDRÀ A ULTERIORI APPALTI ESTERNI  
Mense e casa di riposo, gestione ai privati  
«Scelta dettata dal Patto di stabilità». Il sindacato attacca: «Più precariato e meno qualità»
 
 
Dopo l’affidamento all’esterno delle mense scolastiche, parte della gestione della Biblioteca, delle cucine degli asili nido pubblici, anche per il servizio della casa albergo per anziani si profila la stessa sorte. Una decisione in linea con la scelta di fondo effettuata dal Comune, cioé di non andare alla copertura del turn-over nell’ambito dei servizi alla persona, ma procedere con progressivi affidamenti all’esterno. Ma questa linea non piace ai sindacati. E le segreterie provinciali della Cgil e della Cisl Funzione pubblica e la Rsu dell’ente locale sono preoccupate non solo per la perdita di posti di lavoro diretti, ma anche per la qualità dei servizi erogati.
«Quello in atto è un processo strisciante – spiega Luca Manià, della segreteria provinciale della Cgil Funzione pubblica -, perché l’amministrazione comunale attende il pensionamento dei dipendenti, non va alla copertura dei posti resisi liberi e procede all’esternalizzazione. È quanto è successo proprio di recente con il servizio di refezione nei due asili nido pubblici». I sindacati sono andati al confronto con l’ente locale, che pare però intenzionato a non abbandonare questa strada. «È peraltro assai difficile farlo – afferma l’assessore al Personale Michele Luise – nel momento in cui il rispetto del Patto di stabilità ci impone un blocco delle assunzioni».
Luise non esclude, quindi, che in futuro l’intera gestione delle residenze per gli anziani possa essere affidata all’esterno. Il Comune sembra però intenzionato ad attendere che entrambe le strutture siano operative, visto che al momento solo la nuova residenza è funzionante, in attesa che la casa-albergo di via Crociera sia sottoposta a manutenzione straordinaria. Al momento, comunque, nella struttura per anziani non operano solo dipendenti comunali, 16 in tutto cui si aggiungono anche due infermiere, ma anche lavoratori di una cooperativa. Si tratta di 10 persone, più due infermiere, che coprono i pomeriggi e le notti. I lati positivi dell’esternalizzazione non sono del resto trascurabili, a prescindere da un possibile risparmio per l’ente locale. L’affidamento all’esterno garantisce flessibilità e copertura del servizio, senza accollarsi problemi di ferie, malattia, permessi dei lavoratori. In più la diminuzione della spesa per il personale, che nel 2008 ammonterà in tutto a 13 milioni di euro per 330 dipendenti circa, consente di aumentare la copertura dell’ammortamento dei mutui contratti per realizzare opere pubbliche. Le Rsu e le segreterie provinciali di Cgil e Cisl contestano, però, «questa politica di gestione dei servizi rivolti alle fasce più indifese dei cittadini: i bambini e gli anziani». Il lavoro pubblico, secondo i sindacati, è garanzia di accesso per tutti al diritto all’assistenza e alla cura, di servizi efficienti e di qualità perché fuori dalle logiche del mercato e del profitto, di presenza costante e qualificata degli operatori nel rapporto con le persone. «Certo, per l’amministrazione gli appalti possono anche non essere convenienti dal punto di vista economico – aggiungono i sindacati -, e spesso non lo sono affatto, ma lo sono invece per tutta una serie di altri motivi: la gestione del personale non è più in carico al Comune, i congedi per maternità, le ferie, le malattie sono problemi della ditta. Pazienza se gli operatori delle ditte o cooperative cambiano frequentemente, se di conseguenza non è garantita la continuità nei rapporti con le persone, se i lavoratori delle stesse ditte o cooperative sono spesso precari, se non ricevono la formazione necessaria, se, per tutti questi motivi, il servizio perde di qualità ed efficienza, se i cittadini pagano rette più alte». Per tutti questi motivi i sindacati dicono quindi «no» all’appalto del servizio di cucina degli asili nido e della casa di riposo, «no» all’esternalizzazione della gestione della casa-albergo. Alle amministrazioni della provincia di Gorizia, al sindaco del Comune di Monfalcone in qualità di presidente regionale dell’Anci i sindacati chiedono quindi una presa di posizione chiara e precisa anche nei confronti del Governo, perché «non si parli sempre e solo di tagli, ma si ricominci ad investire sui lavoratori e sui servizi pubblici». Per quel che riguarda i servizi affidati all’esterno alcuni erano effettivamente da sempre in capo all’ente, come la gestione della biblioteca o delle mense scolastiche, altri sono in qualche modo «accessori» e stagionali (ludoteca, centri estivi), altri ancora sono stati aperti ex novo negli ultimi anni. È il caso del Centro giovani e del Centro a bassa soglia, per i quali comunque il Comune è ricorso a convenzioni con associazioni del territorio.
Laura Blasich

SINDACATI  
«L’assenteismo in Comune è un fenomeno limitato»  
Sotto accusa il decreto che «costringe i dipendenti malati a mettersi in ferie»
 
 
Gli assenteisti in Comune? «In larga parte non esistono. O meglio, non esistono come si crede. Perchè non si può partire dal dato sterile del calo drastico di assenze per malattie da luglio ad oggi, reso noto dal Comune, e trarre le conclusioni che le precedenti assenze erano tutte ingiustificate». Lo sostengono i sindacati della funzione Pubblica, che sul tema intervengono per commentare i dati che indicano un drastico calo delle ore di assenza dei dipendenti comunali di Monfalcone soprattutto da quando è entrato in vigore il cosiddetto decreto Brunetta.
«Per leggere tali dati servirebbe analizzarli nel dettaglio – spiega Luca Manià della Cgil Funzione pubblica – perchè non si puà semplicemente dire che le malattie non erano giustificate: la verità è che molti dipendenti, visto che con il decreto Brunetta viene prevista una riduzione in busta-paga in caso di più assenze per malattia. Visto che gli stipendi dei dipendenti “normali”, non dirigenti, non sono certamente alti, ecco che ci sono molti che preferiscono prendere giornate di ferie o recuperi di ore per rimanere a casa in malattia».
Il problema, secondo i sindacati, è che ad alzare la medie erano le assenze cosiddette “salvavita”, che prevedevano permessi per malattia a lungo termine, anche di venti mesi. «Si tratta di casi gravi – spiega Manià – che certo non possono essere considerate assenteismo. Inoltre, è da considerare la presenza anche di ore per le malattie dei figli».
Insomma, secondo i sindacati si dovrebbero analizzare nel dettaglio la composizione delle ore cosiddette «di malattia», perchè gli elementi in ballo sono parecchi. «Tempo fa sono stati resi noti, ad esempio, i dati sui permessi per malattia nella Fincantieri – spiega ancora Manià – ed erano molto alti. Altrimenti non poteva essere: è chiaro che ci sono maggiori probabilità di ammalarsi in uno stabilimento che in altri luoghi». E il discorso vale un po’ per tutto. «Negli asili nido è evidente che le maestre rischiano di prendersi tutte le malattie portate loro malgrado dai bambini – spiega il rappresentante della Cgil – mentre in una casa di riposo saranno comuni le assenze legate ad esempio a patologie legate alla schiena».
Anche nel settore pubblico ci sono settori in cui i carichi di lavoro non sono di poco conto, e lì è evidente che si concentrerà il massimo delle assenze. «Per esempio è lampante il caso delle assistenti sociali: se nella Sinistra Isonzo sono in una situazione abbastanza buona, nella Destra invece sono la metà di quante ne servirebbero. Il risultato è che devono correre avanti e indietro come pazze per rispondere a tutte le esigenze».
Il vero assenteismo, secondo i sindacati, è ben altro. «Sono i casi clamorosi di cui sente parlare a volte in televisione, di persone che timbrano il cartellino e se ne vanno a casa. Quella non è malattia, la malattia deve essere un’assenza giustificata». (e.o.)

Messaggero Veneto, 13 novembre 2008 
 
Monfalcone. I sindacati sollecitano l’amministrazione comunale a fare chiarezza sulla gestione  
«Non affidare a esterni i servizi per asilo nido e casa di riposo»
 
 
«L’esternalizzazione è strisciante e viene applicata senza creare traumi, basti vedere come si è fatto per l’appalto della mensa degli asili nido, dove l’affidamento esterno della gestione del servizio è stata giustificata con il pensionamento di due cuoche», spiega il segretario generale della Cgil-Fp di Gorizia, Luca Manià.
L’ente locale, interrogato dai rappresentanti sindacali su quale linea intenda seguire, avrebbe risposto che in sostanza non viene sostituito chi va in pensione.
«Così l’ente risparmia, ma l’utente paga di più e non al Comune, bensì al privato che si è preso l’appalto», prosegue Mania, sottolineando come sia certo «allettante» il fatto che le cooperative che assumono i servizi garantiscono sempre la presenza di personale, al di là delle malattie o delle ferie.
«Il lavoro pubblico nella gestione dei servizi alla persona – si afferma in un nota congiunta inviata da Cgil Fp e Cisl Fps – è una garanzia di accesso per tutti al diritto all’assistenza e alla cura, di servizi efficienti e di qualità perché fuori dalle logiche del mercato e del profitto, di presenza costante e qualificata degli operatori nel rapporto con le persone assistite».
Per l’amministrazione comunale, gli appalti esterni possono anche non essere convenienti dal punto di vista economico, ma lo sono invece per tutta una serie di altri motivi, tra i quali il fatto che «la gestione del personale non è più in carico al Comune, ma i congedi per maternità, le ferie e le malattie sono problemi della ditta incaricata».
Fatti – secondo i sindacati – che fanno dimenticare che «gli operatori delle ditte cooperative cambiano frequentemente, spesso non è garantita la continuità nei rapporti con le persone, i lavoratori delle ditte cooperative sono spesso precari, con salari più bassi e con minori tutele e senza la formazione necessaria e quindi – proseguono i rappresentanti dei lavoratori – il servizio perde di qualità e di efficienza, mentre i cittadini pagano rette più alte».
Alle amministrazioni pubbliche della provincia di Gorizia, al sindaco del Comune di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, nella veste di presidente regionale dell’Anci, chiedono una presa di posizione chiara e precisa anche nei confronti del governo Berlusconi «perché non si parli sempre e soltanto di tagli, ma si ricominci finalmente – concludono – a investire sui lavoratori e sui servizi pubblici».
Cristina Visintini

Mense, biblioteca e teatro affidati a privati 
CASO “ESTERNI”
 
 
MONFALCONE. Attualmente l’amministrazione comunale di Monfalcone prevede tra i servizi gestiti da esterni la gestione delle mense scolastiche, la biblioteca comunale, il centro giovani, il centro bassa soglia, il servizio di vigilanza, maschere e controllo biglietti al teatro di corso del Popolo, il servizio di controllo e di assistenza alla galleria comunale d’arte contemporanea.
Le mense scolastiche, gestite dalla Sr di Bolzano, prevedono una convenzione fino al 2011 per un importo di due milioni e mezzo di euro, per un lavoro affidato a una ventina di persone.
Il centro a bassa soglia di via Natisone è regolato da una convenzione tra il Comune e l’associazione Entrata libera, che impegna quattro persone: per il centro, comunque, sono assicurati fondi fino al marzo del prossimo anno, poi l’attività potrebbe essere sospesa.
Nella casa albergo per anziani di via Crociera, dove attualmente sono ricoverati 60 utenti, sono impegnati 16 dipendenti comunali (9 al piano, 3 al centro diurno, uno in lavanderia, 3 in cucina) e 10 dipendenti di cooperativa che fungono da assistenti nel pomeriggio e durante la notte.
Ci sono ancora due infermiere dipendenti comunali per il mattino e due infermieri di cooperativa per il pomeriggio e la notte (in caso di necessità può essere eventualmente aggiunto del personale).
Il centro di aggregazione giovanile è gestito dall’associazione Banda larga, così come previsto dallo statuto, con una convenzione della durata di tre anni e l’impiego di due operatori, ma è stata assorbita però anche l’addetta allo sportello dell’Informagiovani.
I servizi sociali contano invece su cinque dipendenti comunali, ai quali si affiancano gli addetti delle imprese accreditate, che però hanno rapporto diretto con gli utenti assistiti.
«Servirebbe indubbiamente ampliare l’organico – sostiene l’assessore comunale alle Tematiche sociali, Cristiana Morsolin –, ma purtroppo dobbiamo fare i conti con il rispetto del patto di stabilità». (cr.vi.)

Messaggero Veneto, 14 novembre 2008 
 
Asili e case di riposo: «No ai servizi esterni» 
 
MONFALCONE. «Oggi si appalta la mensa degli asili nido, domani sarà la volta della cucina della casa di riposo che, a sua volta, dopodomani, sarà interamente esternalizzata. Sono queste le scelte del Comune di Monfalcone?». Lo chiedono le Rsu e le segreterie provinciali di Cgil e Cisl della Funzione pubblica, preoccupati per la tendenza alle esternalizzazioni, contestando questa politica di gestione dei servizi rivolti alle fasce più indifese dei cittadini, in particolare i giovani e gli anziani e chiedendo che non vengano privatizzate le mense dei nidi, né la gestione della casa albergo. «Non è soltanto una battaglia sindacale – dicono –. Dobbiamo difendere un’idea di società che garantisca, attraverso le istituzioni, una qualità di vita dignitosa a tutti i cittadini in ogni fase della loro vita». «L’esternalizzazione è strisciante e viene applicata senza creare traumi, basti vedere come si è fatto per l’appalto della mensa degli asili nido, dove l’esternalizzazione è stata giustificata con il pensionamento di due cuoche», spiega il segretario generale Cgil-Fp Gorizia, Luca Manià.
L’ente locale, interrogato dai rappresentanti sindacali su quale linea intenda seguire, avrebbe risposto che in sostanza non viene sostituito chi va in pensione. «Così l’ente risparmia, ma l’utente paga di più, non al Comune, ma al privato che ha preso l’appalto», prosegue Mania, sottolineando come sia certo «allettante» il fatto che le cooperative che assumono i servizi garantiscano sempre la presenza di personale, al di là di malattie o ferie. «Il lavoro pubblico nella gestione dei servizi alla persona – si afferma in un nota inviata da Cgil-Fp e Cisl-Fps – è garanzia di accesso per tutti al diritto all’assistenza e alla cura, di servizi efficienti e di qualità perché fuori delle logiche del mercato e del profitto, di presenza costante e qualificata degli operatori nel rapporto con le persone». Per l’amministrazione gli appalti esterni possono anche non essere convenienti dal punto di vista economico, ma lo sono invece per tutta una serie di altri motivi fra cui il fatto che «la gestione del personale non è più in carico al Comune, i congedi per maternità, le ferie, le malattie sono problemi della ditta». Fatti che fanno dimenticare che «gli operatori delle ditte-cooperative cambiano frequentemente, spesso non è garantita la continuità nei rapporti con le persone, i lavoratori delle ditte-cooperative sono spesso precari, con salari più bassi e con minori tutele e senza la formazione necessaria e quindi – proseguono – il servizio perde di qualità ed efficienza e i cittadini pagano rette più alte». Alle amministrazioni della provincia di Gorizia, al sindaco del Comune di Monfalcone, nella veste di presidente regionale dell’Anci, chiedono una presa di posizione chiara e precisa anche nei confronti del Governo, «perché non si parli sempre e solo di tagli, ma si ricominci – concludono – a investire sui lavoratori e sui servizi pubblici».

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Il Manifesto, 15 maggio 2008

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