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Il Piccolo, 25 ottobre 2009 
 
OPERAZIONE DEGLI AGENTI DELLA MOBILE NELLA PRIMA MATTINATA DI GIOVEDÌ  
Blitz anti-prostituzione in centro, due arresti  
Sotto sequestro un appartamento di via San Giovanni Bosco. I vicini: «Una situazione intollerabile»
 
 
di FABIO MALACREA

Almeno due persone arrestate, un appartamento nel centro di Monfalcone posto sotto sequestro. Questo il bilancio provvisorio di un’operazione anti-prostituzione messa in atto dalla Squadra mobile di Gorizia giovedì scorso su disposizione della Procura di Gorizia. A finire in manette sarebbe stato il proprietario dell’appartamento, all’angolo tra via San Giovanni Bosco e via Garibaldi, e una o più donne coinvolte in un giro di di prostituzione che, a quanto sembra, andava avanti da almeno tre anni. Sulle indagini c’è il più stretto riserbo.
L’irruzione delle forze dell’ordine nell’appartamento di via San Giovanni Bosco, al pianoterra di una palazzina al civico 16, all’altezza dell’incrocio con via Garibaldi, è avvenuto giovedì mattina. Un intervento che non è sfuggito a numerosi residenti della zona. Gli arresti, due o più, sarebbero scattati nel corso della stessa operazione. Nell’abitazione, come hanno riferito numerosi inquilini e residenti nella via, era chiaro il costante e continuo via vai di persone. Uomini di diverse età, molti immigrati, ma anche «persone distinte» che quanto meno all’apparenza, mostravano un elevato tenore di vita. Un giro molto sospetto, tanto da creare, da almeno tre anni a questa parte, come hanno riferito i residenti, un evidente disagio nella zona.
C’erano persone che, con tanto di cellulare, aspettavano sulla strada in attesa di essere ”ricevute”. Un movimento sia diurno che serale e notturno. Con episodi anche grotteschi. Una residente ha riferito di uomini che si presentavano alla sua porta per errore, non sapendo quale fosse il piano della casa di appuntamenti. Sempre stando alle indicazioni raccolte nella zona, l’alloggio, piuttosto piccolo e angusto, era abitato da due donne di colore sulla trentina e da un uomo.
Sulla vicenda risulta avviata una indagine da parte della Procura di Gorizia. Ma nè la stessa Procura, nè dalla Mobile arrivano conferme. Massimo riserbo, probabilmente in attesa di trovare altri riscontri. Gli inquirenti non hanno voluto rilasciare dichiarazioni nè hanno voluto confermare la notizia degli arresti.
Conferma che, però, viene dai residenti di via San Giovanni Bosco che hanno assistito in diretta, nella prima mattina di giovedì scorso, all’irruzione degli agenti nell’appartamento al piano terra della palazzina e alla successiva apposizione dei sigilli del sequestro penale. Sulla porta dell’alloggio, infatti, spicca tutt’ora un avviso: «Locali posti sotto sequestro penale, a disposizione dell’Autorità giudiziaria», con la data del 22 ottobre e l’intestazione della Squadra Mobile della Questura di Gorizia.
Tra i vicini i commenti sono stati innumerevoli. C’è chi ha manifestato disagio per una situazione evidentemente ambigua, un movimento continuo di uomini, peraltro in una palazzina dove risiedono anche famiglie con bambini.

Il Piccolo, 26 ottobre 2009 
 
Giro di prostitute, forse tre gli arresti  
L’assessore Luise: «Certi fenomeni vanno stroncati sul nascere»
 
 
Potrebbero essere tre le persone arrestate per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione nel ”giro” del piccolo appartamento di via San Giovanni Bosco. Sull’operazione della Mobile che ha posto fine a un’attività che durava da almeno tre anni, viene mantenuto il più stretto riserbo. Ma il quadro relativo alla diffusione del fenomeno della prostituzione in città potrebbe riservare ulteriori sviluppi. Da quanto sta emergendo, comunque, l’appartamento di via San Giovanni Bosco, al piano terra di una palazzina all’altezza dell’incrocio con via Garibaldi, posto sotto sequestro, era una vera e propria centrale del sesso in pieno centro, in un edificio abitato da famiglie e anche da bambini. Potrebbe essere stata proprio questa commistione e le lamentele che ne sono derivate a far scattare l’indagine. Una situazione insostenibile: costante e continuo via vai di persone di tutte le età, immigrati ma anche «persone distinte». I contatti, stando a quanto emerso, venivano presi via cellulare. La sala d’attesa era la strada. I residenti parlano di persone che, attaccati al cellulare, attendevano il loro turno di sera, ma anche in pieno giorno.
Una presenza quanto meno imbarazzante. Tanto che a volte alcune famiglie estranee si sono ritrovate i ”clienti” alla loro porta. Un’irruzione di pochi minuti, quella di giovedì scorso. Conclusasi con le manette ai polsi di tre persone (pare un uomo e due donne) e con l’apposizione dei sigili all’appartamento. L’assessore alla Sicurezza Michele Luise attende di avere certezze sull’episodio e sulla portata del fenomeno. «Certo l’operazione – afferma – dimostra che a Monfalcone il controllo del territorio c’è e che, magari con i tempi lunghi che le indagini a volte richiedono, alla fine certi fenomeni vengono stroncati. L’importante – continua l’assessore – è tenere ben alta la guardia. Il problema della sicurezza sociale non va mai sottovalutato. Certi comportamenti devianti non devono avere il tempo di radicarsi. Sarebbe il peggior errore quello di rassegnarsi a una situazione di mancato rispetto delle leggi e delle regole. Questi signori devono capire che a Monfalcone non c’è spazio per affari sporchi. Importante – conclude Luise – è anche la collaborazione dei cittadini. Riferire alle forze dell’ordine episodi che vanno contro il vivere civile non è una delazione, è un dovere civico. È proprio l’omertà, in questi casi, a favorire il radicamento di individui e attività criminali». (f.m.)

Il Piccolo, 27 ottobre 2009 
 
Giro di prostituzione in via Don Bosco: cantierino arrestato, denunciata la moglie 
 
di FABIO MALACREA

È un monfalconese, si chiama Franco Rinaldi, ha 47 anni, ed è un operaio che lavora all’interno di Fincantieri, l’uomo arrestato nell’ambito dell’operazione combinata di Polizia e carabinieri di Udine che ha stroncato un giro di prostituzione in un alloggio di via San Giovanni Bosco. Rinaldi risulta essere anche l’affittuario dell’alloggio. Nella stessa operazione, su disposizione della Procura, è stata arrestata anche una cittadina colombiana di 34 anni, Cristina Montano, e sono state denunciate altre quattro donne, tutte colombiane, tra cui la moglie dell’operaio monfalconese, con le accuse di favoreggiamento ed agevolazione della prostituzione.
L’indagine che ha portato agli arresti e alla chiusura dell’alloggio di Monfalcone era partita nel maggio del 2008. La Mobile aveva raccolto varie informazioni sul reclutamento, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione tramite affitti di appartamenti, pubblicazione di annunci a pagamento, adescamento di clienti, continuo ricambio delle giovani donne destinate alla prostituzione. In questo contesto, le indagini della Mobile si sono intersecate con quelle dei carabinieri di Udine, nello stesso ambito.
È iniziata così un’attività investigativa congiunta, coordinata dalla Procura di Gorizia, con servizi di osservazione e controllo. Fino all’estate scorsa, quando sono state deferite alcune delle donne implicate. Dall’inchiesta era emersa una proficua attività illecita degli indagati: le prostitute venivano contattate direttamente in Colombia e indirizzate nell’appartamento di Monfalcone dove l’affittuario e la moglie si occupavano anche del loro sostentamento. Il denaro veniva raccolto e diviso fra i partecipanti al sodalizio. Cifre cospicue, parte delle quali veniva inviata in Colombia, con un flusso costante e continuo.
Fino all’operazione di giovedì scorso con i due arresti e il sequestro dell’alloggio di via San Giovanni Bosco. Nel corso di questa attività sono state attuate perquisizioni sia a Monfalcone che a Trieste.

Messaggero Veneto, 27 ottobre 2009 
 
Monfalcone. Sequestrato l’appartamento in via San Giovanni Bosco dove avvenivano gli incontri a luci rosse. Le “lucciole” contattate in Sudamerica  
Giro di prostituzione sgominato da Polizia e Cc  
Arrestati un 47enne operaio del cantiere navale e una 34enne colombiana. Quattro le denunce
 
 
MONFALCONE. L’arresto di un cittadino monfalconese di 47 anni, Franco Rinaldi, operaio del cantiere navalmeccanico, e di una cittadina di origine colombiana, la 34enne N.C.M.O., con l’accusa di sfruttamento della prostituzione, la denuncia in stato di libertà di altre quattro persone (tutte cittadine colombiane, di cui una la moglie di Rinaldi) per favoreggiamento e agevolazione della prostituzione, oltre al sequestro dell’appartamento in cui era esercitata la prostituzione in una palazzina di via San Giovanni Bosco 16, a Monfalcone, sono il risultato di una operazione condotta congiuntamente dalla polizia della Questura di Gorizia e dall’Arma dei Carabinieri – Compagnia di Udine –, coordinata dalla Procura di Gorizia e tesa al contrasto del fenomeno del favoreggiamento e dello sfruttamento della prostituzione.
Da tempo era noto che nell’appartamento del centro città si svolgessero strani movimenti di persone, osservati con smarrimento dagli stessi residenti dello stabile (che più volte si erano trovati i “visitatori” davanti all’uscio e avevano dovuto indirizzarli nell’appartamento giusto), tanto che nell’ambito delle attività investigative tese al contrasto del favoreggiamento e dello sfruttamento della prostituzione, nel maggio 2008, la Squadra mobile di Gorizia ha cominciato a raccogliere informazioni in merito a metodi di reclutamento, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione che erano attivati tramite una serie di operazioni a partire da locazioni di immobili da destinare all’attività, pubblicazione di annunci a pagamento su quotidiani locali, adescamento di clienti e arrivare al continuo ricambio delle giovani donne destinate alla prostituzione.
Le indagini della polizia si sono presto intersecate con quelle attivate dal Roni della Compagnia Carabinieri di Udine, tese a scardinare i medesimi reati.
L’attività investigativa, coordinata– come detto – dalla Procura isontina, costituita da vari servizi di osservazione e controllo, è proseguita poi in modo congiunto fino all’estate scorsa, quando sono stati deferiti all’autorità giudiziaria i soggetti implicati in tali attività.
In particolare, è stato accertato che gli indagati avevano instaurato una proficua attività illecita: le prostitute erano contattate direttamente in Colombia e indirizzate nell’appartamento di Monfalcone, dove veniva provveduto al loro vitto e alloggio e alla stessa organizzazione dell’attività illecita.
Le somme di denaro erano raccolte e divise fra i partecipanti a quello che è definito dalle forze dell’ordine un vero sodalizio.
L’ammontare delle somme era rilevante e il flusso, anche verso la Colombia, era costante e continuo.
Nei giorni scorsi i due uffici impegnati nelle indagini hanno dato esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Gorizia.
Durante le indagini sono state attuate perquisizioni nei confronti delle persone coinvolte, a Monfalcone, e a Trieste, nonché appunto nell’appartamento monfalconese di via Don Bosco, che è stato sequestrato.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 19 novembre 2008

L’ACCUSA È OMISSIONE DI ATTI D’UFFICIO
A giudizio l’ex responsabile di Medicina del lavoro
Tina Zanin accusata di non aver effettuato indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Procura

di GUIDO BARELLA

È stata rinviata a giudizio Tina Zanin. L’ex responsabile del Servizio di Medicina del lavoro dell’Ass isontina sarà processata il 7 aprile: omissione d’atti d’ufficio è l’accusa di cui deve rispondere. Il rinvio a giudizio è stato deciso ieri pomeriggio dal giudice per l’udienza preliminare Comez. Alla Zanin – rimossa di recente dal suo incarico di dirigente, mossa che ha suscitato forti proteste da parte delle organizzazioni sindacali – viene contestato di aver omesso di effettuare le indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Procura della repubblica, «rifiutando nella sostanza – come scritto nella richiesta di rinvio a giudizio – atti del suo ufficio che per ragioni di giustizia dovevano essere compiuti senza ritardi». Da parte sua, la Zanin (medico specializzato in medicina del lavoro e dal 1979 dipendente del servizio del quale era responsabile dal 1990) ha sempre spiegato che se non riusciva a rispondere a tutte le richieste della Procura era a causa delle numerose incombenze relative al suo incarico istituzionale oltre che per la carenza di personale segnalata più volte tanto alla direzione dell’Ass che alla stessa Procura. La tesi difensiva, peraltro, è stata argomentata anche nella memoria presentata dal legale della Zanin, l’avvocato goriziano Paolo Bevilacqua che ha sottolineato tra l’altro «l’assoluta mancanza dell’elemento soggettivo del reato, in quanto la dott. Zanin non si è mai riufiutata di svolgere gli incarichi affidati ma, piuttosto, ha sempre rappresentato i gravi problemi di organico del proprio ufficio».
Il capo d’imputazione preparato dall’accusa si componeva di tre punti, relativamente a diversi accertamenti che il Servizio da lei diretto era stato chiamato a effettuare: uno dei tre capi però è stato stralciato dallo stesso giudice per «genericità» e rinviato all’ufficio del pubblico ministero.
Ora dunque si va a processo, in quanto il giudice ha ritenuto necessario un vaglio dibattimentale sui documenti presentati. Il difensore della Zanin avvocato Bevilacqua, interpretando il pensiero della sua assistita non può non evidenziare come «il giudizio dibattimentale potrebbe essere un momento importante per chiarire in maniera difensiva e legislativa i rapporti e le collaborazioni che devono esistere tra i Servizi di prevenzione e le attività che richiedono le Procure, inserendosi nel dibattito nazionale, molto acceso su questa tematica».

Messaggero Veneto, 07 agosto 2008 
 
Precisazione di Laudisio  
«Amianto, il grosso dei processi è rimasto a Gorizia»
 
  
«Non tutti i procedimenti per morte d’amianto di competenza della Procura di Gorizia sono stati avocati dal procuratore generale di Trieste, ma solamente un numero limitato di casi, ovvero 42, mentre gli altri 135, la stragrande maggioranza, sempre relativi a omicidi colposi per esposizione ad amianto, sono rimasti in carico alla Procura di Gorizia».
A chiarirlo è il procuratore della Repubblica di Gorizia, Carmine Laudisio, il quale precisa anche che «la notizia secondo la quale, rispetto a circa 600 fascicoli d’indagine, il Gip avrebbe restituito gli atti a quest’uffici per un supplemento d’indagini o per la riunione dei fascicoli è destituita di fondamento. In realtà – spiega il procuratore –, in un solo caso è stata disposta, oltre tre anni fa, la restituzione degli atti, ai fini della riunione di alcuni fascicoli, ma la Corte di cassazione, su ricorso del sottoscritto, ha annullato il provvedimento del Gip».
Il dottor Laudisio ricorda, quindi, di aver «ripetutamente denunciato le obiettive difficoltà operative, riconoscibili nell’ultradecennale carenza di magistrati che hanno gravemente compromesso la funzionalità dell’ufficio od ostacolato gravemente una pronta soluzione della problematica dell’amianto. Ho altresì prospettato la necessità di organizzare i mezzi più opportuni per farvi fronte, senz’alcun apprezzabile risultato. Ora – continua il procuratore – si apprende dalla stampa che è stato istituito un “pool” di magistrati per la trattazione di una minima parte dei procedimenti: ciò costituisce prova e conferma dei motivi dei ritardi riferibili esclusivamente alla crisi strutturale che ha travagliato la Procura di Gorizia che, per lungo tempo, non ha mai usufruito neppure dei magistrati, con una carenza variabile dal 20 al 40%, previsti dalla pianta organica e ritenuti necessari per assicurare la regolarità dei servizi».
Una questione, quella evidenziata dal procuratore Laudisio e che, in questi anni, è balzata più volte all’onore delle cronache, in quanto la carenza di magistrati impediva, di fatto, una regolare trattazione dei processi, situazione che ha provocato ritardi più volte denunciati all’opinione pubblica. (p.a.)

Il Piccolo, 04 luglio 2008 
 
Missione a Roma per salvare il Tribunale  
È ufficiale: Caterina Ajello procuratore capo al posto di Laudisio
 
di GUIDO BARELLA

Mentre arrivava la notizia della nomina ufficiale di Caterina Ajello a procuratore capo di Gorizia (dovrebbe assumere l’incarico subito l’estate) il presidente dell’Ordine degli avvocati di Gorizia Silvano Gaggioli accompagnava il presidente della Corte d’appello di Trieste Da Pelo in missione a Roma per discutere la situazione del Tribunale di Gorizia. Insieme sono stati ricevuti al ministero di via Arenula dal sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. Non solo, Gaggioli nell’occasione, si è incontrato con anche l’avvocato Celestina Tinelli, membro del Csm, vicepresidente della commissione che sovrintende ai trasferimenti dei giudici.
Da entrambi gli interlocutori Da Pelo e Gaggioli hanno avuto ampia disponibilità a seguire con attenzione la questione-Gorizia, ma, di fatto, nessuna promessa concreta, anche alla luce delle difficoltà che attanagliano tutto il pianeta giustizia a livello nazionale con ulteriori consistenti tagli per l’ordinaria amministrazione programmati in Finanziaria.
Al centro dell’attenzione, dunque, le sofferenze del Tribunale di Gorizia, a iniziare dal problema degli organici, dei magistrati così come del personale amministrativo. Al momento i magistrati giudicanti sono sotto di due unità, dopo i recenti trasferimenti dei giudici Nicoli e Cazzola. Ben più grave la situazione per il personale amministrativo, sotto organico di dieci persone in Tribunale e di otto persone in procura (e in entrambi i servizi stanno per lasciare i primi dirigenti).
Il sottosegretario Caliendo ha spiegato a Da Pelo e Gaggioli come la situazione sia difficile in tutta Italia e solo una riforma delle circoscrizioni dei Tribunali possa contribuire a risolverla: riforma però che dovrà essere fatta con accordo trasversale in Parlamento. Gorizia potrebbe sperare di veder ampliate le proprie competenze, allargandosi sul mandamento di Cervignano, il che la porterebbe ad avere in regione lo stesso peso di Trieste e Pordenone. Quando al personale amministrativo, i vertici del ministero (lo stesso ministro Alfano o il sottosegretario Caliendo) saranno invece al termine dell’estate a Trieste per rinnovare l’accordo con la Regione per la mobilità di personale tra le due amministrazioni. Una mobilità che però per Gorizia non ha dato nella sua prima fase gli esiti sperati, con un solo passaggio dalla Regione al Tribunale isontino. Dal Csm infine è giunta la conferma della possibilità dell’applicazione a Gorizia di un giudice extradistrettuale per un periodo che potrebbe andare dai sei ai dodici mesi.
«Da parte nostra – commenta Gaggioli – continueremo a lavorare per difendere il ruolo di Gorizia e del suo Tribunale: a breve diffonderemo ai parlamentari della regione un libro bianco per dimostrarne l’importanza».
Intanto, lo stesso presidente dell’Ordine Gaggioli, che ha da poco tempo assunto anche la presidenza della fondazione Carnelutti che gestisce la scuola per praticanti avvocati attualmente attiva a Palmanova, ha annunciato la possibilità che Gorizia diventi sede della scuola stessa, i cui corsi biennali sono un punto di riferimento per i praticanti dei fori di Trieste, Gorizia, Udine e Tolmezzo.
 

Messaggero veneto, 04 luglio 2008 
 
PLENUM DEL CSM  
Sostituirà in Procura il dottor Laudisio 
È ufficiale la nomina della Ajello
 
 
Il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha provveduto ieri alla nomina di 20 nuovi procuratori capo in altrettanti uffici direttivi la maggioranza dei quali erano rimasti privi di titolare in seguito all’entrata in vigore della norma, prevista dal nuovo ordinamento giudiziario, che impone la sostituzione dei capi degli uffici dopo dieci anni di permanenza nella carica.
La maggior parte delle nomine – a eccezione di quella del procuratore capo del Tribunale di Catanzaro avvenuta a maggioranza – sono state proposte e deliberate all’unanimità.
Fra di esse figura anche la nomina della dottoressa Caterina Ajello al Tribunale di Gorizia e del dottor Michele Della Costa a quello di Trieste.
La Ajello dovrebbe entrare in servizio dopo l’estate.

Il Piccolo, 27 giugno 2008 
 
IL CASO DEI FASCICOLI PER LE MORTI AL CANTIERE  
«Amianto, da Trieste intervento tardivo»  
Il procuratore capo Laudisio: da anni a Gorizia lavoriamo sotto organico
 
 
di GUIDO BARELLA

«Sorpreso e perplesso». Così si definisce il procuratore capo di Gorizia Carmine Laudisio dopo aver saputo soltanto dai giornali della costituzione di un pool investigativo alla Procura generale di Trieste per la trattazione dei fascicoli riguardanti le denunce per le morti da amianto ai cantieri di Monfalcone.
«Sorpreso e perplesso» perchè lui i problemi di organico del suo ufficio li denuncia da anni e anni, tanto che sono diventati un vero e proprio «caso» anche in occasione dell’ultima ingurazione dell’anno giudiziario, lo scorso gennaio. «Eppure non ci è mai stato inviato un magistrato anche solo in supplenza. Ma non abbiamo mai avuto il benchè minimo appoggio. Eppure nonostante questo siamo riusciti a far crollare il numero delle procedure pendenti da 15mila a duemila. Insomma, non serviva un pool – aggiunge Laudisio -, sarebbe sufficiente l’organico pieno».
«Sorpreso e perplesso» anche perchè poi non è che la procura generale abbia avocato a sè tutti i fascicoli delle indagini per le morti da amianto, in tutto ormai ancora 600 circa. No: al pool (composto dal futuro procuratore capo di Gorizia Caterina Aiello – Laudisio dovrà lasciare l’incarico per limiti di permanenza nel medesimo incarico – e dal sostituto procuratore di Pordenone Federico Facchin) il procuratore generale Deidda ha avocato undici fascicoli. E quindi tutti gli altri 590, uno più, uno meno, restano comunque in carico alla Procura di Gorizia. «Ma devo aggiungere – dice Laudisio – che grazie all’opera svolta dal sostituto procuratore dottoressa Puglia si è dato un impulso notevole al lavoro, tanto che sono ormai almeno una settantina le posizioni ormai prossime a essere definite».
E allora Laudisio respinge con forza la parola «inerzia» usata dal procuratore generale per commentare la situazione alla Procura di Gorizia: «I colleghi ce l’hanno messa tutta, lavorano quotidianamente con grande impegno. Piuttosto mi domando perchè si intervenga soltanto ora da parte della Procura generale dopo tutti gli allarmi da noi lanciati in questi anni…»

Messaggero Veneto, 27 giugno 2008 
 
Laudisio non ci sta: perplesso sul pool  
Il procuratore: per anni abbiamo chiesto rinforzi, appelli caduti nel vuoto 
GIUSTIZIA IN CRISI  
«La decisione di avocare i fascicoli a Trieste mi sembra tardiva, molti sono rimasti qui» 
«Le inchieste sull’amianto erano rallentate a causa della mancanza di personale»
 
 
Sorpresa e perplessità. Questi gli stati d’animo del “giorno dopo” per il procuratore capo di Gorizia Carmine Laudisio dopo la decisione del procuratore generale di Trieste, Beniamino Deidda, di avocare a sé i fascicoli d’indagine sulle morti bianche legate all’esposizione all’amianto e di costituire un pool di indagine specializzato nella trattazione delle inchieste che sarà istituito presso la Corte d’appello del capoluogo regionale. 
Laudisio, da otto anni alla guida della Procura goriziana, non ha nascosto la sua amarezza per una svolta che, inevitabilmente, finisce per mettere in cattiva luce proprio il lavoro dei magistrati che operano nel capoluogo isontino e che solleva qualche interrogativo anche sulla tempistica nella costituzione di un pool che, se istituito qualche anno fa magari proprio a Gorizia, avrebbe forse potuto accelerare i tempi delle inchieste e quelli dei processi dando anche delle risposte, magari, a quel cronico problema del sotto-organico che da anni affligge la magistratura del capoluogo isontino.
«Sono sorpreso e perplesso – ha sottolineato Laudisio –, anche perché ho appreso della istituzione di questo “pool” soltanto dagli organi di stampa, dalla tv e dalla radio. Per anni abbiamo denunciato la situazione di sotto-organico della Procura di Gorizia che generava inevitabili rallentamenti nelle inchieste sull’amianto, ma non ci è mai stato inviato un magistrato anche solo in supplenza, adesso invece viene creato addirittura un pool, a Trieste».
A Laudisio è stata comunicata ufficialmente l’avocazione delle inchieste sull’amianto (undici fascicoli per il momento saranno esaminati a Trieste), ma l’istituzione del pool è stata dunque una “sorpresa”, così come l’applicazione presso la Procura di Trieste del sostituto procuratore pordenonese Federico Facchin che avrà il compito di istruire i fascicoli nell’ambito del suddetto pool.
«Apprendiamo che è stato destinato a questo pool anche un sostituto procuratore da Pordenone dopo che per anni abbiamo chiesto che venisse destinato un magistrato a Gorizia, magari una supplenza intradistrettuale da Trieste – ha continuato il procuratore capo del capoluogo isontino –. Altro che pool, ci sarebbe bastato poter lavorare con un organico completo. Insomma, non mi spiego questa situazione anche perché l’avocazione dei fascicoli mi sembra un po’ tardiva. Per ora ne sono stati avocati undici e quindi la maggior parte resta a noi».
«Per motivare questa avocazione – ha aggiunto il procuratore capo di Gorizia – si parla di inerzia di questa Procura, ma io parlerei di stasi o rallentamento legati, lo ribadisco, alla cronica carenza numerica di magistrati e alla complessa natura delle indagini sui casi legati all’amianto. Una situazione ben nota alla Procura generale».
Piero Tallandini  
 
Il pg: i colleghi hanno ridotto un carico di lavoro che era insostenibile 
«Più di così non potevamo fare» 
LO SFOGO
 
  
«Di più non si poteva fare. Peraltro il lavoro di questa Procura per quanto riguarda l’amianto, affidato al sostituto procuratore Annunziata Puglia, era alle battute finali, con diversi procedimenti avviati a una pronta risoluzione e la imminente definizione di una settantina di posizioni». Questo il concetto espresso, ieri, da Laudisio per porre in risalto ancora una volta come l’impegno dei magistrati goriziani in questi anni sia stato assolutamente massimo, pur in un contesto di cronico sotto-organico. «I colleghi – ha aggiunto il procuratore capo – ce l’hanno messa tutta, ci siamo trovati di fronte negli anni scorsi a 15 mila fascicoli pendenti, una situazione insostenibile, eppure siamo riusciti a gestirla e a ridurre il carico di pendenze a quota 2 mila, ma il carico di lavoro resta pesantissimo. Di più, con questo organico, non si poteva fare e lo abbiamo segnalato più volte alla Procura generale». Laudisio non ha escluso di poter parlare a breve della situazione con il procuratore generale Beniamino Deidda: «Con Deidda – ha precisato – ci parliamo regolarmente e ci vedremo anche prossimamente», ma di certo la sensazione è che quanto accaduto, inevitabilmente, finisca per generare un certo malumore in seno alla magistratura goriziana, già costretta a lavorare nel più volte citato contesto del sotto-organico. «È chiaro che certe situazioni creano un po’ di frustrazione – ha osservato Laudisio –, ma la situazione per questa Procura non è facile e questo scenario di difficoltà finisce per ripercuotersi sull’operatività del nostro palazzo di giustizia. A esempio, Gorizia ha ormai una fama tale che gli uditori giudiziari non la cercano più». Insomma, il “caso” amianto finisce per portare in primo piano, se ancora ce ne fosse bisogno, le difficoltà croniche della Procura del capoluogo isontino. Problematiche che purtroppo rischiano di restare ancora irrisolte. (p.t.)

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