You are currently browsing the tag archive for the ‘pronto soccorso’ tag.

Il Piccolo, 04 luglio 2009 
 
Blackout informatico all’ospedale di San Polo Prenotazioni sospese e Pronto soccorso nel caos  
Struttura isolata per 24 ore dalla rete regionale a causa di un guasto a una centralina Telecom
 
 
di ELISA COLONI

Pronto soccorso in tilt, sportello Cup bloccato e chiuso al pubblico, ricoveri dei pazienti registrati a mano, come vent’anni fa: è successo ieri all’ospedale di San Polo, interessato da un black out informatico che ha bloccato i collegamenti telematici con il ”cervellone” regionale forniti dalla Telecom, isolando di fatto il nosocomio. Risultato: radiologi costretti a scrivere a penna i referti e cittadini impossibilitati a prenotare e pagare le visite mediche.
L’interruzione è durate un giorno intero, dalle 16 di giovedì fino alla stessa ora di ieri. La causa: il danneggiamento di una centralina Telecom nella zona di Lucinico, interessata da un forte temporale. Sarebbe infatti questo, stando alle prime ricostruzioni, il motivo all’origine del black out informatico, che non ha comunque messo a rischio la salute dei pazienti ricoverati nell’ospedale monfalconese. Lo assicura Andrea Gardini, direttore del San Polo: «Sia la rete telefonica sia quella telematica interna del nosocomio gestita da Insiel, non hanno subito danni – spiega -. Quindi tutti i macchinari che garantiscono i trattamenti sanitari ai pazienti hanno continuato a funzionare perfettamente». «Il problema – continua – ha invece riguardato il collegamento tra la rete interna Insiel e quella esterna Telecom. Così abbiamo dovuto portare a termine le visite mediche registrando tutto a mano e chiudere il Cup».
«Il danno alla centralina Telecom ha danneggiato il server che gestisce i nostri programmi – aggiunge il primario del Pronto soccorso, Claudio Simeoni – . E così è dilagato il caos: per 24 ore è impazzito il sistema che permette a medici e infermieri di tenere sotto controllo la situazione: chi è in sala d’attesa, chi ha già ricevuto le cure mediche, con che codice di emergenza sono arrivati i malati e i feriti. Mi chiedo come sia possibile che le tecnologie della Telecom siano così fragili».
I disagi, però, si sono verificati anche altrove. Davanti agli sportelli Cup, ad esempio, presi come sempre d’assalto da numerose persone, che ieri però li hanno trovati chiusi. «Il Cup – afferma ancora Andrea Gardini – è collegato a una rete informatica regionale e durante il black out telematico non riuscivamo ad accedervi. Abbiamo necessariamente dovuto sospendere il servizio». Per questioni di sicurezza e rispetto della privacy, infatti, i dati medici dei cittadini del Friuli Venazia Giulia sono custoditi dalla Regione in un’unica ”cassaforte” informatica, cui ogni ospedale può accedere attraverso specifici canali telematici. Ma se, come accaduto ieri al San Polo, questi canali si interrompono, ecco che reperire le informazioni mediche diventa impossibile. Come dire che la nostra salute dipende anche dalle condizioni meteo e dai tecnici delle compagnie telefoniche.
Tecnici che ieri si sono comunque scervellati per ore e ore. «Hanno lavorato tutta la notte di giovedì e di oggi (ieri, ndr) – aggiunge il direttore del San Polo -. Ma il guasto alla centralina Telecom era evidentemente molto grave e non è stato facile risolverlo tempestivamente. Per quanto riguarda Insiel, invece, in questi giorni i tecnici della società informatica regionale mi hanno riferito che stanno lavorando a una seconda rete telematica». Cioè a una sorta di sistema di emergenza, che dovrebbe scattere nel momento di necessità, permettendo alle strutture ospedaliere di accedere alla rete regionale che contiene i registri medici».
Questi i dettagli tecnici. Ma quali sono stati i risvolti pratici dell’”incidente” digitale? Il personale medico e tecnico-amministrativo del nosocomio, come si diceva, ha dovuto lavorare in maniera ”artigianale”. L’invio delle analisi è stato temporaneamente rimandato. E a pagare le conseguenze dell’impasse, come prevedibile, sono stati i cittadini, che si sono rivolti al Cup sin dalle 7 del mattino. Trovandosi però gli sportelli chiusi. Malumori e proteste, ovvimante non sono mancati. «Abbiamo dovuto spiegare ai presenti che c’era stato un problema ai computer – conclude il direttore del San Polo – e che avrebbero dovuto tornare lunedì per prenotare le viste».

Il Piccolo, 29 marzo 2009
 
CRESCE L’ATTIVITÀ DEL SERVIZIO, MA L’ORGANICO RESTA CARENTE 
Infortuni sul lavoro, è sempre emergenza 
Lo scorso anno il Pronto soccorso ha registrato 2447 casi, quasi il 9% del totale degli accessi

di LAURA BLASICH

Il numero degli infortuni nel 2008 è calato all’interno dello stabilimento Fincantieri, dove se ne sono comunque verificati due dall’esito mortale, ma quella della sicurezza sul lavoro rimane comunque un’emergenza a Monfalcone, quarto polo industriale della regione affiancato dalla presenza del porto. A confermarlo è anche l’attività del Pronto soccorso dell’ospedale di San Polo, dove una buona percentuale degli infortunati affluisce per ottenere delle cure. Trasportato da colleghi di lavoro e, nei casi più gravi, mezzi del 118 o con propri mezzi, magari a ore dall’incidente, perché il lavoro prima non lo si può lasciare, anche se questo magari significa peggiorare traumi o ferite. «E’ quanto accade soprattutto con i lavoratori stranieri, che si presentano quindi nel tardo pomeriggio», spiega il primario del Dipartimento di emergenza, Claudio Simeoni. Il Pronto soccorso dell’ospedale cittadino ha non a caso concluso il 2008 con 2.447 accessi per incidenti sul lavoro, 20 in più rispetto l’anno precedente, pari all’8,9% dei 27.553 accessi avuti nel corso del 12 mesi. Per il Pronto soccorso di Monfalcone la prima causa di accesso rimane comunque quella per malattia, pari al 54% del totale degli accessi, e la seconda i traumi accidentali. Gli infortuni sul lavoro si piazzano così al terzo posto, seguiti dagli incidenti stradali, che hanno provocato oltre mille accessi, pari a quasi il 4% del totale. L’attività nel 2008 ha però subito un’impennata, perché si tratta di quasi 1.100 accesi in più, soprattutto a causa delle cause meno urgenti, cioé dei cosiddetti codici bianchi, passati da 6.145 a 7.443 accessi. In ogni caso 3.644 pazienti rivoltisi al Pronto soccorso sono stati poi ricoverati, di cui 2.166 in medicina, oltre 200 persone in più rispetto al 2007. Nonostante l’aumento del carico interno, l’ospedale ha però risposto e ha fornito un supporto, sottolinea Simeoni, che ha consentito di ridurre non tanto i tempi di attesa, quanto quelli complessivi della prestazione (per i codici gialli si è passati da 5,17 a 4,01 ore). Il Pronto soccorso si è confermato nel 2008 un punto di riferimento per un bacino d’utenza più vasto del Monfalconese, perché poco meno di 6mila utenti sono arrivati dalla provincia di Trieste, quella di Udine, da fuori regione o sono stranieri (662). «Rimane però il problema dell’area vasta con Trieste – rileva Simeoni – con cui non posso avere barriere burocratiche quando si tratta di gestire delle emergenze, in cui il tempo è sempre fondamentale». Il servizio è riuscito e riesce a fare fronte a questa mole di lavoro nonostante le tensioni che ancora esistono sul fronte dell’organico. A renderne conto è stato il sindaco Gianfranco Pizzolitto nell’ultima seduta del Consiglio comunale rispondendo a un’interrogazione del capogruppo di CittàComune Maurizio Volpato. I medici dovrebbero essere 9 più il primario, ma al momento un medico è in congedo per maternità e si sta facendo il bando per la sostituzione a tempo determinato, mentre due medici comunque sono a part-time. Ce ne sono quindi cinque disponibili per i turni notturni, perché due sono statio esentati per motivi di salute, mentre due notti a settimana sono coperte grazie a una convenzione con l’Azienda ospedaliera di Udine. Problemi di personale li ha segnalati venerdì direttamente il responsabile dell’unità cardiologica, Tullio Morgera. «Un medico va in pensione quest’anno e uno vuole trasferirsi a Gorizia – ha detto -. Il problema andrà quindi affrontato». Il reparto lo scorso anno ha effettuato 660 ricoveri ordinari e 115 di day hospital e 118 impianti e sostituzioni di pace-maker e 7 di defibrillatori, mentre gli ambulatori hanno seguito 4.229 pazienti. L’unità operativa di cardiologia fa parte del Dipartimento di emergenza come quella di rianimazione e anestesia. La terapia intensiva con i suoi quattro letti, ha spiegato il responsabile Dario Sabbadini, ha accolto 260 pazienti, di cui 56 inviati dal Pronto soccorso. L’obiettivo per il 2009 rimane quello di sviluppare la terapia intensiva dotandola della dialisi per acuti in collaborazione con la nefrologia. L’altro versante dell’attività del reparto ha visto effettuare 4.497 anestesie e garantire la partoanalgesia al 13% dei parti. Gli sviluppi possibili per il 2009 sono quelli della realizzazione della recovery room e dell’ampliamento della terapia del dolore.

Il Piccolo, 12 giugno 2009 
 
MALUMORE IN SALA D’ASPETTO  
Operaio infortunato in attesa con una ferita alla faccia
 
  
Nove pazienti in sala d’attesa e altri 12 in gestione al Pronto soccorso, di cui tre in osservazione temporanea e i restanti alle prese con gli accertamenti sanitari. Una donna di 92 anni attende il suo turno, mentre un bimbo di un anno è già affidato in cura. Sono i ritmi di una mattinata definita, tutto sommato, ”gestibile”. Fronteggiata con il personale medico ridotto di una unità, in virtù delle ferie, e il professionista assegnato all’automedica che, in assenza di emergenze territoriali, giunge in supporto per dare una mano. Fuori, in sala, gli utenti non considerabili gravi, guardano l’orologio che mette in fila i minuti. «Tempi lunghi», c’è chi osserva non senza manifestare disagio. Una giovane donna, in preda ai dolori durante la notte, è giunta al Pronto soccorso alle 6.30, in ambulanza. Due lavoratori, entrambi reduci da un infortunio in cantiere, aspettano insofferenti. «Mi hanno mandato a fare i raggi – ha spiegato uno dei due -, ho dei pallini metallici conficcati in faccia. Sto aspettando che me li estraggano, il dolore è forte».
Non solo. Proprio ieri, a causa dell’assenza dei medici di base impegnati in un corso di aggiornamento, i pazienti sono confluiti alla Guardia medica. Alle 12.30 il servizio aveva evaso 43 prestazioni dalle 8 del mattino. Eppure, tra gli utenti, c’era chi non nascondeva l’insofferenza: «Con il bacino d’utenza che deve sostenere questo ospedale – lamentava una donna -, dovrebbero aumentare i medici a disposizione. Oggi a maggior ragione, con i medici di base assenti». È un’altra giornata campale, la tabella di marcia prefigura un tasso di prestazioni di un centinaio di pazienti, dopo che, di notte al servizio erano passate una trentina di persone. Quella di ieri non rappresenta un caso isolato: domenica scorsa, dalle 8 alle 20, la Guardia medica ha evaso 72 prestazioni e una quindicina di notte.

Il Piccolo, 12 dicembre 2008 
 
Mancano tre medici: attese fino a 6 ore al Pronto soccorso  
Reparto sotto stress in previsione dell’arrivo di pazienti da Gorizia: sanitari «a gettone» 
Anche quest’anno gli accessi raggiungeranno quota 27mila, un quarto dei quali nelle ore notturne. Il problema degli stranieri
 
 
Tempi di attesa fino a 6 ore, ieri e martedì accesso quasi proibitivo per l’elevato afflusso di persone: il Pronto soccorso dell’ospedale di San Polo va sotto stress per carenza di organici proprio nei giorni in cui si trova a sopportare il maggior carico di pazienti in seguito al trasferimento dell’ospedale di Gorizia dalla vecchia alla nuova sede. La situazione è estremamente delicata da mesi e, a fronte delle carenze riscontrate, ha visto fino a ora soltanto degli interventi-tampone da parte dell’Azienda sanitaria Isontina. Ma il maggiore afflusso di pazienti previsto proprio per questo week-end per alleggerire l’attività del nosocomio goriziano nel delicato momento del trasferimento dei pazienti rischia ora di creare seri disagi. E soprattutto di mettere in condizione di difficoltà medici e sanitari. Dal reparto arrivano comunque rasssicurazioni: tutto è comunque sotto controllo e, magari con qualche sacrificio, i pazienti non vengono abbandonati a se stessi. Ma è anche vero che il Pronto soccorso cittadino ha avuto bisogno di aiuti «esterni» per poter essere operativo al cento per cento. Ecco perchè, a esempio, si è dovuto far ricorso a medici «a gettone» per coprire due turni la settimana.
IL CASO. I problemi del Pronto soccorso sono stati sollevati da un’interrogazione al sindaco di Maurizio Volpato di Città Comune, che ha denunciato una situazione a dir poco preoccupante: il numero di medici che possono svolgere il turno di guardia notturna è ben al di sotto del minimo previsto (8). Ce ne sono soltanto 5, tanto che lo stesso primario del reparto è stato costretto a effettuare alcuni turni di guardia notturna, «sottraendosi così alle funzioni di supervisione e governo proprio in un momento critico». Ma il problema riguarda anche i tempi di attesa nella sala del pronto soccorso del San Polo: alcuni pazienti sarebbero stati costretti ad attendere il proprio turno per più di 6 ore, a conferma del volume di lavoro cui è sottoposto il reparto che si trova al quarto posto in regione per l’attività dopo i nosocomi di Udine, Trieste e Pordenone. Volpato chiede quindi al sindaco di fare pressioni presso la regione e l’Ass «per ottenere un rapporto tra le risorse assegnate e l’attività svolta in linea con quello degli altri reparti analoghi regionali, e uno specifico aumento della dotazione proporzionale al numero di accessi in più, conseguenti alle attività industriali e alla popolazione non residente».
LA SITUAZIONE. Che la situazione del Pronto soccorso cittadino sia difficile è vero e innegabile. Che manchino anche medici per coprire, con personale interno, tutti i turni corrisponde ugualmente a verità. Tanto che la direzione sanitaria ha dato mandato alla direzione del Pronto soccorso di dotarsi di due medici «a gettone» provenienti da Udine per coprire i turni mancanti, due la settimana. Ed è vero che qualche turno è stato anche coperto dal primario, in alcuni casi imprevisti di malattia o assenza dei medici in organico. Tutto ciò in attesa che l’Azienda sanitaria dia avvio, entro il 2009, al concorso per l’assunzione di nuovi medici, solo uno dei quali dovrebbe essere assegnato a Monfalcone. Questo risolverà il problema, ma solo in parte.
L’ATTIVITÀ. Una previsione realistica rileva che, a fine 2008, per il Pronto soccorso di San polo saranno passati circa 27mila pazienti, certo di meno dei 70mila di Pordenone e dei 50mila di Udine, ma un numero elevato in rapporto alle dotazioni di personale e alla dimensione del reparto. Ma a Monfalcone è soprattutto il turno di notte a essere particolarmente pesante per la struttura: secondo le rilevazioni, infatti, è proprio nelle ore notturne che avviene il 24, 25% degli accessi dell’intera giornata. Senza contare che al Pronto soccorso si rivolgono molti dei circa tremila stranieri sprovvisti di medico di base. Insomma, il reparto si trova spesso in difficoltà con la conseguenza che i tempi di attesa, in molti casi, si allungano a dismisura.
TRESFERIMENTO. Intanto, oggi parte il trasferimento dell’ospedale goriziano con tanto di spostamento dei pazienti, a cominciare da quelli di Medicina, dalla struttura goriziana a quella monfalconese. L’Ass ha predisposto per le operazioni, che dureranno fino a domenica, un vademecum per evitare disagi. In primo luogo si invita a non recarsi nella struttura nelle giornate in questione se non è strettamente necessario. A partire dalle 7 di oggi saranno trasferiti i pazienti ricoverati nelle Medicine (Medicina A e B, Neurologia al mattino, Cardiologia e Ucic nel pomeriggio). La stessa cosa avverrà in seguito con gli altri reparti. L’Azienda sanitaria ha predisposto la presenza di un’autoambulanza per i trasferimenti all’ospedale di Monfalcone per le persone che devono essere ricoverate in Medicina, visto che da mercoledì i ricoveri nel reparto goriziano sono bloccati.
Elena Orsi

Home page

Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

Morire di cantiere

Statistiche

  • 227.424 visite