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Il Piccolo, 24 settembre 2010

COLORITA MANIFESATAZIONE IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA 
Protesta degli studenti contro il caro-libri 
Sotto accusa anche l’aumento del prezzo degli abbonamenti degli autobus dell’Apt

Una vera e propria ”flash mob”, quella che è avvenuta improvvisamente mercoledì pomeriggio in piazza della Repubblica a Monfalcone. Ad animare la protesta, che si è svolta in maniera pacifica e anche originale, è stata l’Unione degli studenti di Monfalcone, che ha manifestato il suo dissenso sul caro libri e sul caro trasporti.
I ragazzi, travestiti da controllori dell’autobus e coperti da libri di cartone, hanno fermato i passanti, per sensibilizzarli sui problemi concreti che i giovani studenti devono affrontare per studiare nella scuola secondaria.
Il diritto allo studio al centro della manifestazione, «un diritto – è stato sottolineato – che deve poter essere garantito a tutti in condizioni di uguaglianza e con una determinazione delle spese, per sostenerlo, accessibile a chiunque».
Un momento importante, quindi, per sottolineare i continui rincari agli abbonamenti del trasporto locale dell’ Apt e contro quella che, lUnione degli studenti definisce, ”mafia delle case editrici”. Critiche anche al governo, che pur avendo fissato dei tetti di spesa, «non li fa rispettare e spesso non li sorveglia neppure».
L’Uds auspica pertanto l’emanazione di una nuova e moderna legge regionale, che vada a riformare il diritto allo studio prolungando, in tutti gli anni di corso delle superiori, e ampliando di almeno il 75% dei testi, l’offerta del comodato dei libri.
Rabbia non solo dagli studenti, ma anche da parte dei cittadini che passavano per la zona del centro, che hanno sostenuto con molta solidarietà l’iniziativa.
Quello di mercoledì pomeriggio, è stato solo uno dei primi appuntamenti in vista di un nuovo “autunno caldo”, che si prospetta difficile per la scuola italiana.
Per l’8 ottobre infatti, l’Uds della provincia di Gorizia, organizzerà nel capoluogo Isontino, un corteo di protesta per la cosiddetta Altrariforma come in altre importanti città italiane.
Salvatore Ferrara

Il Piccolo, 29 ottobre 2008 
 
LA PROTESTA DEGLI STUDENTI  
Il «Buonarroti» occupato all’alba  
Porte chiuse a un gruppo di ragazzi di Budapest in visita. Controlli della Polizia
 
 
di LAURA BORSANI
«Liceo occupato»: lo striscione campeggiava ieri mattina, appeso sulla facciata principale del Buonarroti. Gli studenti, alla fine, hanno deciso: istituto occupato fino almeno a domani. Per poi partecipare, giovedì, allo sciopero generale. Si alza il tiro, dunque, nella battaglia contro la riforma Gelmini. Scandendo nuovi slogan: «Se riducete la scuola come un cesso, non lamentatevi se lo trovate occupato». I ragazzi si sono presentati ieri mattina alle 6.30, come convenuto, e hanno stabilito sul momento di procedere con l’«operazione-lucchetti». Un’allestimento organizzativo «in progress», tenendo conto delle istanze di quanti volevano aderire all’occupazione. Avanti dunque con i sacchi a pelo e il rifornimento alimentare. «Considerato l’alto numero di adesioni riscontrato – hanno spiegato ieri a istituto ormai ”blindato” e la Polizia fuori a vigilare – i rappresentanti d’istituto, assieme agli organizzatori, hanno deciso di occupare la scuoal». Lucchetti ai cancelli, dunque, i ragazzi si sono assunti in toto la responsabilità di gestire, per due giorni e due notti, il sito scolastico. Gli studenti hanno anche affrontato un colloquio con la dirigente scolastica, Isabella Minon, esponendo i motivi della decisione assunta. Porte chiuse a tutti. Derogando sulla sola presenza della dirigente scolastica e di due operatori di segreteria. «La preside – hanno osservato i ragazzi – doveva preparare una richiesta di finanziamento per i lavori all’edificio scolastico, pertanto l’abbiamo lasciata entrare». Un’eccezione accordata «proprio per le necessità e il bene della scuola». Perchè l’interdizione è totale. Gli insegnanti che ieri mattina si sono regolarmente presentati a scuola, d’accordo o meno sull’occupazione, hanno fatto rientro a casa davanti ai cancelli chiusi. Porte chiuse anche a un gruppo di 25 studenti ungheresi, giunti ieri mattina a Monfalcone, per ricambiare la visita effettuata dai liceali del coro, ospiti a Budapest. Una visita già programmata, ma risoltasi con una gita turistica a Trieste. Motivo di discussione anche quando una docente s’è presentata davanti ai cancelli chiusi chiedendo di poter entrare per ritirare un mazzo di chiavi della propria abitazione: sarebbe potuta entrare in sala professori eventualmente e solo accompagnata. Occupazione dunque decisa ed eseguita il tempo di «contarsi». Già, ma quanti? E qui si è aperta la forbice dei numeri. Con i liceali occupanti a quantificare una partecipazione di massima di circa 300 studenti, compresi i ragazzi minorenni, opportunamente autorizzati dai genitori, parte dei quali solo per la permanenza giornaliera nell’edificio. Fuori, i compagni «dissenzienti», che hanno preso le distanze da una modalità operativa non condivisa, snocciolavano cifre inferiori, tra i 100 e i 200 partecipanti.
Riservandosi tuttavia di fare i conti precisi, i portavoce dell’occupazione hanno comunque sottolineato: «Questa azione non è fine a se stessa. La nostra volontà non è quella di danneggiare la scuola, come pure il diritto allo studio e all’esercizio dell’attività docente e scolastica. Vogliamo lottare, anche attraverso questa scelta di impatto, proprio in nome del diritto allo studio e alla buona formazione. Per tutti. Qui dentro c’è più di metà scuola. Rappresentiamo il 50% più uno, che in democrazia significa maggioranza». Cifre orientative, dunque, a fronte di una popolazione liceale complessiva di 528 studenti, divisi in 24 classi, compresa la succursale di via Bonavia.
Due giorni e due notti di mobilitazione. Di dibattiti, attività culturali, formative e ricreative. Già in mattinata ieri gli studenti hanno steso una lettera da inviare al ministro Gelmini e da consegnare agli organi di informazione. È stato anche costituito un gruppo di lavoro. Occupazione programmata anche sotto il profilo operativo: «I rappresentanti d’istituto e gli organizzatori – hanno spiegato gli studenti – assieme a un organo di sorveglianza, provvedono a garantire il rispetto di uno specifico regolamento elaborato in funzione dell’occupazione. Condizione necessaria e urgente è inoltre il mantenimento dell’ordine e del decoro dell’istituto, restituendolo alla fine in perfette condizioni. Lo abbiamo assicurato anche alla preside e alla Polizia. Non può che essere altrimenti, visto che stiamo lottando per il bene della scuola». Il Liceo quindi «apripista»: «Speriamo – hanno continuato i ragazzi – di rappresentare un esempio per gli altri compagni, anche delle altre scuole». Si dorme in palestra e si lavora, anche con attività formative diverse, è stato spiegato, tra le quali la visione di documentari e di film impegnati, nel pomeriggio. Ma cosa ne pensano i vostri insegnanti? «Abbiamo parlato con loro – hanno risposto i ragazzi -. Istituzionalmente, non possono appoggiare questa scelta, ma sappiamo che sono con noi per questa lotta. Non condividono forse il mezzo, ma certamente il fine. È ciò che alla fine ci preme: far capire le preoccupazioni per il nostro futuro». 
 
IL PRESIDE: «COMPORTAMENTO CIVILE»  
L’ISTITUTO  
Al Professionale in autogestione garantite anche le lezioni in classe 
Con la riforma laboratori a rischio
 
  
Giornata al Polo professionale nel segno dell’autogestione. Ritmi dunque cadenzati dall’orario scolastico. Nell’edificio di via Baden Powell ieri s’è concentrata l’attività, raccogliendo i ragazzi di tutte e tre le sedi. Porte aperte anche agli insegnanti. Che in mattinata hanno partecipato in aula magna a un’assemblea sindacale dello Snals. Mentre nelle classi ferveva il lavoro di gruppo. Conclusa l’assemblea dei docenti, i ragazzi hanno «preso possesso» dell’aula magna per insediare un’assemblea permanente.
Il dirigente scolastico Salvatore Simoncini osservava l’animazione studentesca mantenendo il rispetto della libertà di espressione dei ragazzi. «Finchè si muovono in termini civili – ha spiegato il dirigente -, garantendo il diritto allo studio e all’insegnamento, è accettabile».
Ieri mattina non sono neppure mancate le lezioni in classe, come quelle impartite agli studenti stranieri, alle prese con l’apprendimento della lingua italiana.
Ma cosa ne pensa il «preside» di questo decreto Gelmini? «Me lo hanno chiesto anche gli studenti – ha risposto Simoncini -. Ci sono aspetti della riforma condivisibili, altri invece andrebbero corretti attraverso il confronto con gli operatori scolastici». Il dirigente non lo ha sottaciuto: «Sul futuro degli istituti professionali grava una grande incognita. Questa scuola non svolge solo un’azione educativa, ma anche sociale e si rivolge altresì a studenti disabili e stranieri. Siamo molto preoccupati per il destino di questi istituti». Un controsenso su tutto: l’ipotizzata soppressione dei laboratori che rischia di vanificare la funzione formativa propria di un istituto professionale. Scindere la teoria dalla pratica è un po’ come togliere dalle mani di un operatore tecnico-professionale gli strumenti del mestiere.
Il dirigente scolastico ieri ha ricordato agli studenti l’appuntamento improcrastinabile delle elezioni dei rappresentanti degli organi collegiali, previsto per oggi e per tutte le scuole italiane, come da normativa. Un appuntamento evidentemente importante: «Perdere questa occasione – ha detto Simoncini – andrebbe a discapito della partecipazione e della rappresentatività dei ragazzi nella scuola».
L’attività studentesca ieri mattina ferveva su più livelli. Per valutare, soppesare e decidere sul da farsi. Occupazione? «L’orientamento – ha spiegato uno studente mentre si dava avvio all’assemblea in aula magna – è quello di non occupare almeno fino a giovedì (domani, ndr)». Se occupazione ci sarà, l’unica sede di riferimento sarà quella principale di via Baden Powell. In serata la conferma: oggi si replica con l’autogestione, valutando un’eventuale occupazione. Se ne parla, comunque, dopo giovedì. 
 
PREVISTA UN’ELEVATA ADESIONE ALLO SCIOPERO  
E domani scuole a rischio di chiusura
 
 
Si preannuncia massiccia l’adesione del personale docente e non docente delle scuole di Monfalcone allo sciopero proclamato domani da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, cioé le principali organizzazioni dei lavoratori del settore. Le scuole primarie e medie domani rischiano quindi di essere quasi del tutto chiuse. In questi giorni, intanto, si è tenuta una serie di assemblee del personale nei diversi istituti cittadini, l’ultima ieri nella scuola media di via Canaletto. L’assemblea degli insegnanti e del personale non docente dell’istituto comprensivo Randaccio è stata molto partecipata, producendo alla fine un documento in cui i lavoratori, all’unanimità, esprimono tutta la loro preoccupazione per le conseguenze dei provvedimenti legislativi del Governo, sul diritto allo studio e sulla qualità dell’offerta formativa della scuola pubblica statale. I lavoratori dell’istituto comprensivo ricordano innanzitutto cosa comportano le disposizioni ministeriali e cioé il ritorno del maestro unico nella scuola primaria, la riduzione del tempo-scuola per tutti gli ordini e gradi, la chiusura delle piccole scuole, il consistente aumento del rapporto alunni per insegnante e i tagli al personale docente e non docente, «compromettendo la qualità dei servizi essenziali e l’offerta formativa». Secondo i lavoratori del comprensivo Randaccio, che include la materna e l’elementare di largo Isonzo, a correre il rischio più alto sono i bambini della scuola dell’infanzia e primaria. «Il maestro unico tuttologo non può essere una risposta adeguata – affermano i lavoratori – ai bisogni di formazione della moderna società e di un’infanzia inserita sempre più in un articolato sistema di relazioni». Lo smantellamento dell’attuale organizzazione scolastica inoltre «porterebbe, nelle scuole primaria e secondaria di primo grado, all’impossibilità di attuare una didattica volta all’integrazione, al recupero, all’arricchimento dell’offerta formativa, possibile solo con la presenza di un’equipe pedagogica adeguata». I lavoratori della scuola raccolgono intanto la solidarietà dei Comunisti italiani, che si dicono pienamente partecipi con le ragioni della protesta che sta dilagando contro il Decreto Gelmini. Il PdCi aderisce quindi, spiega il segretario provinciale Alessandro Perrone, allo sciopero di domani. «Siamo, quindi, con gli studenti, che hanno diritto a un sapere più qualificato – aggiunge Perrone -, a strutture decorose, a servizi adeguati. Stiamo con i docenti che chiedono un lavoro non precario, che vogliono aggiornamento e formazione. E siamo con i genitori che chiedono non tagli, ma più risorse e meglio utilizzate per la scuola pubblica».
 
ALCUNI VOLEVANO LIMITARE LA PROTESTA ALL’AUTOGESTIONE  
Occupazione, spunta il dissenso tra i liceali  
Guerra di cifre: «Dicono di essere in trecento, in realtà non sono più di duecento»
 
 
Gli occupanti dicono che sono in trecento. I «dissenzienti dell’occupazione», invece, sostengono che forse non arrivano neppure a duecento presenze. Ieri mattina, fuori dai cancelli del liceo scientifico Buonarroti, in via Matteotti, c’era anche chi con l’occupazione «non si ritrova». Certo, hanno spiegato gli studenti, rispettiamo la pluralità delle idee, benvengano. Rispettiamo pure la diversità di vedute sulle modalità di portare avanti la battaglia. Ma questi liceali non se la sono sentita di aderire a ciò che hanno considerato una «forzatura» non così necessaria. «Premesso che rimane il rispetto delle idee e che è importante far emergere i diversi punti di vista – hanno spiegato gli studenti fuori dal liceo scientifico cittadino -, per noi questa non è una occupazione al cento per cento. C’è anche la preside dentro l’istituto.
«Già l’altra mattina – aggiungono -, nel corso dell’assemblea svoltasi all’Area verde si era stabilita la linea dell’occupazione. Ma le posizioni non sono univoche. Non tutti la pensano allo stesso modo. Stamattina sono arrivati i professori e se ne sono dovuti andare a casa».
I «dissenzienti» lo hanno poi fatto notare: attenzione, qui si rischia di ledere il diritto allo studio. «Ci sono stati ragazzi – hanno spiegato – che, dopo aver studiato intensamente, oggi non hanno avuto la possibilità di fare i compiti. Sono saltati molti compiti in classe. È un danno per la regolarità delle lezioni».
Visioni diverse anche sugli stessi contenuti del decreto Gelmini, che oggi approderà in Senato per la definitiva approvazione. C’è chi condivide la lotta contro questa riforma voluta dal governo, ma non il metodo assunto attraverso l’occupazione del liceo scientifico. «Era meglio continuare nell’autogestione – ha osservato una ragazza -, è meno ”invasiva” e consente anche agli altri studenti di poter seguire l’attività scolastica».
C’è chi, ancora, mette in discussione tutto di questa battaglia, professandosi invece a favore del decreto Gelmini. «Non ci sentiamo danneggiati dalla riforma – ha spiegato più di uno studente -. Nel decreto ci sono più aspetti e sfumature da considerare. Anche i tagli ai dipendenti, per alcuni aspetti, specie riguardo al personale Ata, sono ragionevoli perchè razionalizzano e selezionano la forza lavoro».
E ancora: «Sinceramente – ha aggiunto un altro studente – non sono d’accordo con questa occupazione. Ci sono stati molti studenti che non si sono neppure presentati a scuola». I ragazzi fuori dai cancelli lo hanno sottolineato: «Più della metà degli studenti è rimasta fuori, oppure se n’è stata a casa».
Lo hanno anche fatto notare: non è piaciuta l’opera informativa messa in atto, «persuasiva» nei confronti degli studenti più giovani. «Ci sono ragazzi – ha aggiunto una studentessa – che considerano questa faccenda dell’occupazione come un gioco, prendendo alla leggera la questione. E c’è anche chi lo fa perchè va bene così».
Pareri diversi, ma c’è anche la consapevolezza che, se messaggio si deve lanciare, deve poter avere la forza dell’efficacia. «La comunicazione – hanno infatti osservato i ragazzi – è essenziale. È importante il dialogo e il confronto perchè diversamente rischia di diventare controproducente per tutti».
Studenti dentro, studenti fuori. Al Professionale porte aperte ieri mattina e autogestione. L’aula magna che ora accoglieva un’assemblea sindacale dei docenti, ora invece un’assemblea studentesca. Con i ragazzi a valutare e approfondire i contenuti della riforma e a ponderare i metodi più opportuni da assumere considerando che l’occupazione non è un impegno facile da sostenere, sia dal punto di vista logistico, sia sotto il profilo delle responsabilità che questa azione comunque comporta. (la.bo.) 
 
INIZIATA L’AUTOGESTIONE  
All’Iti-Itc la tattica della sorpresa  
Deciderà l’assemblea giorno per giorno. Ragazza colta da lieve malore 
Solo una decina i ragazzi che si sono recati in aula a lezione
 
 
Continuare con le lezioni autogestite, oppure passare al livello superiore della protesta, occupando la scuola. È il dilemma dibattuto per tutta la mattinata di ieri dagli studenti dell’Istituto tecnico commerciale e industriale Einaudi-Marconi di Staranzano, riuniti nell’aula magna dell’istituto durante l’assemblea autogestita per protestare contro il decreto Gelmini, che oggi dovrebbe essere convertito in legge al Senato, nonostante l’onda lunga delle manifestazioni in tante città italiane. Per domani, invece, allo sciopero generale della scuola, è prevista anche l’adesione di quasi tutti i docenti dell’Iti-Itc. Un’assemblea responsabile ma serrata, quella vissuta ieri che ha rimarcato le difficoltà che sta attraversando in queste ore il popolo studentesco. C’è stato anche un attimo di apprensione per un leggero malore che ha colto una ragazza di terza che si è accasciata a terra per un improvviso calo di pressione, facendo temere il peggio. Per fortuna la giovane studentessa si è ripresa nel giro di una decina di minuti e non c’è stato neanche bisogno dell’intervento del 118.
L’assemblea è stata seguita in pratica dal 99% degli studenti, calcolando che una minima parte di essi (forse una decina) si sono presentati regolarmente nelle aule per le lezioni. Nella discussione è emersa una frammentazione di opinioni e la formazione di due schieramenti su come proseguire nella lotta. Se continuare l’autogestione o cominciare l’occupazione della scuola. Vista la diversità di opinioni, l’assemblea ha stabilito, pertanto, di mettere in atto le azioni giorno per giorno «a sorpresa» e senza abbassare la guardia della protesta.
Le intenzioni dell’autogestione erano ampiamente sintetizzate nello slogan sullo striscione che campeggiava sui cancelli dell’istituto che diceva: «E ora provate a fermarci». Ma in un comunicato diffuso prima dell’incontro, gli studenti hanno ribadito che qualsiasi decisione, doveva essere presa a larga maggioranza senza farsi trascinare da altre situazioni esterne. Infatti, tenendo conto dell’autonoma capacità di iniziativa, l’esperienza di vivere un’autogestione andava vista con favore dalla scuola, nell’ambito di in uno spirito di fiducia e reprimendo le apprensioni della vigilia.
«Questa autogestione promossa dagli studenti dell’Einaudi-Marconi – si dice nella motivazione – è provocata da diverse cause. Da due settimane, alcune scuole hanno preso la decisione di procedere all’occupazione. Noi abbiamo preferito non partecipare direttamente alla loro protesta, ma abbiamo sentito il bisogno di discutere collettivamente dei problemi scolastici a livello statale e dei nostri interni della scuola, cercando di trovare le soluzioni».
Tutto, comunque, si è svolto nella massima correttezza e regolarità, rispettando gli orari stabiliti nel programma della giornata. Alle 7.55, infatti, dopo l’appello e l’opzione degli studenti sulla permanenza in classe o per l’autogestione, tutti si sono trasferiti in auditorium.
Quindi c’è stato un dibattito preparatorio all’incontro successivo con la presenza di un rappresentante del sindacato degli studenti Uds (Unione degli studenti), il quale ha illustrato i rischi della riforma e i pericoli che corrono le scuole dell’area monfalconese, dove sono previsti accorpamenti fra classi e istituti e cancellazione di indirizzi.
Ciro Vitiello 
 
DOMANI  
Insegnanti tecnici presenti al corteo nella capitale
 
 
Il Coordinamento nazionale Itp (Insegnanti tecnico-pratici) sarà presente domani a Roma, per partecipare allo sciopero generale della scuola. Ci saranno anche i rappresentanti regionali del coordinamento che sfileranno accompagnati da uno striscione di 4 metri con lo slogan «No Itp, no laboratori», perchè «stanno penalizzando pesantemente la prestazione laboratoriale». 
 
SCIENTIFICO  
Ingresso consentito alla preside
 
 
Cancelli chiusi ieri al Liceo di via Matteotti. È scattata l’occupazione degli studenti. Un’ampio striscione lo comunica alla città, appeso sulla facciata principale dell’edificio. Ieri, tuttavia, la dirigente scolastica ha fatto ingresso nella struttura. «È stata fatta entrare – hanno spiegato gli studenti – perchè doveva preparare una richiesta di finanzimento per i lavori della scuola». 
 
MANIFESTAZIONE A RONCHI  
In 300 alla fiaccolata anti-riforma
 
 
Alla fine il maltempo ha concesso una tregua e non meno di 300 persone si sono date appuntamento, ieri sera a Ronchi dei Legionari, per la fiaccolata indetta dal coordinamento isontino in difesa della scuola pubblica contro il decreto del ministro Gelmini.
Insegnanti, genitori, bambini, amministratori locali, esponenti politici e sindacali: tutti con una fiaccola o con una semplice candela in mano per illuminare un orizzonte che non si prospetta sereno per quel che riguarda la scuola pubblica. E a Ronchi dei Legionari ideale è stato il collegamento tra la scuola di lingua italiana e quella slovena, a rischio più che mai, oggi, se dovesse andare in porto in disegno del governo. L’obiettivo degli organizzatori e di chi, pacificamente, ha voluto far vedere la sua presenza lungo le strade della città, era quello di allungare la lunga scia di iniziative che in tutta Italia, nello stesso momento, erano state proposte contro quella che viene considerata un’ora funesta per la scuola italiana. «È una manifestazione riuscita – ha detto il consigliere regionale Roberto Antonaz – che testimonia l’interesse diffuso che esiste tra la gente e la preoccupazione per il taglio di posti di lavoro e per il venir meno dell’offerta formativa. Si vuol rivedere il settore senza assegnare risorse e nella nostra provincia rischiano molte scuole. Di sparire per sempre». Con il maestro unico a pieno regime nell’Isontino spariranno in cinque anni 150 insegnanti. Ecco perché la Flc-Cgil chiede di aderire in massa allo sciopero di domani. A sfilare anche il coordinamento nazionale docenti di laboratorio, il quale mette a rischio l’impoverimento degli istituti tecnici e professionali. Tra i presenti anche il vicesindaco di Ronchi dei Legionari, Marina Cuzzi, la quale ha ribadito il sostegno della giunta a fianco di chi, in queste ore, si batte contro il provvedimento del ministro Gelmini. «Qualcosa – ha detto – che mette a rischio anche la continuità didattica delle nostre scuole locali».
Luca Perrino 
 
Messaggero Veneto, 29 ottobre 2008 
 
Gli studenti del liceo occupano l’istituto  
Fino a stasera sarà impedito l’accesso agli “estranei”. Striscioni di protesta appesi all’edificio 
MONFALCONE 
 
MONFALCONE. Sale la protesta degli studenti monfalconesi. Mentre il polo professionale e l’istituto Einaudi-Marconi, dopo la grande assemblea di lunedì mattina, ieri hanno deciso di procedere con l’autogestione e assemblee permanenti, consentendo il proseguimento dell’attività didattica (in particolare al professionale sono proseguiti i corsi di italiano per gli studenti stranieri), gli studenti del polo liceale hanno occupato l’istituto e rimarranno all’interno, impedendo l’accesso a qualsiasi persona “estranea” e non studente, almeno fino a stasera.
L’intenzione è quindi quella di partecipare domani, tutti assieme, alla manifestazione di Gorizia. Poi ,forse, venerdì potrebbero scattare altre iniziative, forse altre occupazioni anche in altri istituti. «Se riducete la scuola come un cesso, poi non lamentatevi se lo trovate occupato» hanno scritto su uno striscione esposto alle finestre, accanto a cui hanno anche scritto “Liceo occupato”. L’occupazione è scattata ieri mattina alle 6.30: dopo essersi trovati numerosi davanti alla scuola in via Matteotti e aver appurato che prevaleva l’intenzione dell’occupazione è stato deciso di procedere. Diversi i numeri forniti in merito all’occupazione: per gli studenti asserragliati nel liceo ben 300 sarebbero gli aderenti, mentre secondo chi è rimasto fuori, non condividendo la forma di protesta, gli occupanti sarebbe meno di 200.
L’iniziativa è stata organizzata comunque con criterio: sono state organizzate attività di riflessione e confronto ed è stato creato un gruppo di sorveglianza che impedisce a chiunque di entrare e soprattutto che all’interno della scuola non vengano portate bevande alcoliche.
«Inoltre quando usciremo intendiamo pulire tutto e lasciare gli spazi come li abbiamo trovati. Questa è una manifestazione pacifica – dicono – che ha come obiettivo il nostro bene futuro, il nostro diritto allo studio, il ritiro di una riforma che distruggerà la scuola. Chi obietta che abbiamo leso il diritto allo studio non ha capito ciò che stiamo facendo». Ma fuori del cancello c’è un gruppo di studenti delle quarte e quinte che non condivide queste affermazioni. «È importante che tutte le idee vengano ascoltate. È un loro diritto manifestare, ma è anche nostro diritto studiare. Tanti oggi non si sono presentati davanti a scuola per non sentirsi urlare “vergogna!” se non avessero aderito alla protesta» dicono. Tra questi c’è anche chi ritiene che la riforma abbia il suo valore e che il decreto legge non deve essere ritirato. Al professionale, i ragazzi hanno promosso un’assemblea permanente, consentendo che prima si svolgesse l’assemblea sindacale dello Snals insegnanti e invitando, poi, a intervenire il dirigente di istituto Salvatore Simoncini. «Finché si muovono in modo civile, garantendo il diritto di chi vuole studiare e insegnare, credo che la protesta sia accettabile – dice –. In merito alla riforma credo che alcuni aspetti siano condivisibili, altri dovrebbero essere rivisti in un confronto con gli operatori del settore. Il futuro degli istituti professionali è una grossa incognita, eppure hanno svolto una forte azione educatrice e sociale». In serata poi a Ronchi si è svolta la fiaccolata organizzata dal Coordinamento isontino in difesa della scuola. (c.v.)

Il Piccolo, 27 ottobre 2008 
 
CRESCE LA PROTESTA DEGLI STUDENTI  
Scuola: oggi maxi-assemblea, domani la fiaccolata  
Gli allievi delle superiori si ritroveranno all’Area verde per dire no al decreto Gelmini
 
 
Assemblea generale degli studenti delle scuole superiori cittadine (liceo, Professionale e Iti-Itc) all’Area verde di via Valentinis con inizio alle 8 per dire no al decreto Gelmini. Prosegue dunque l’agitazione degli studenti. In quella sede saranno prese decisioni sulle forme di protesta da intraprendere nei prossimi giorni. Intanto domani a Ronchi dei Legionari con inizio alle 19, si svolgerà un corteo-fiaccolata promosso dal coordinamento isontino in difesa della scuola pubblica. Il ritrovo è previsto in piazza dell’Unità d’Italia e il corteo attraverserà le vie cittadine toccando le scuole di lingua italiana e slovena nel centro cittadino e del rione di Vermegliano. «E’ stata scelta la data del 28 ottobre – spiegano i promotori dell’iniziativa – perchè in quelle ore si concluderà la discussione al Senato sulla legge Gelmini e contemporaneamente in molte città italiane la serata sarà momento di mobilitazione in difesa della scuola pubblica. Sarà una fiaccolata perchè loro vogliono spegnere la scuola pubblica, noi la terremo illuminata». Il corteo è stato organizzato a Ronchi dei Legionari per la contemporanea presenza dei due istituti comprensivi di lingua italiana e slovena che rappresentano e marcano un’importante e specifica esperienza educativa del territorio. Per questo motivo il coordinamento isontino in difesa della scuola pubblica chiama cittadini, studenti, genitori, lavoratori della scuola tutti a partecipare all’iniziativa. «Perchè con questa legge – comtiniuano – il governo mira a mandare a casa 130mila lavoratori della scuola, a elevare il numero di alunni per classe, a eliminare il tempo pieno con le conseguenti pesanti ricadute anche nelle scuole isontine. Un paese che taglia i fondi alla scuola impoverisce la sua cultura perchè indebolisce le possibilità di apprendere alle future generazioni». Organizzando questa iniziativa si vuole anche mandare un messaggio di unitarietà alla mobilitazione che in questi giorni sta unendo l’Italia, da Trieste a Palermo, dalle scuole elementari alle università, dai genitori ai ricercatori perchè solo con la presa di coscienza e la mobilitazione sarà possibile bloccare il processo di distruzione della scuola pubblica portato avanti dal governo Berlusconi. Già nelle scorse settimane, a Ronchi, era stata promossa una prima iniziativa messa in cantiere dal Movimento di cooperazione educativa, dal Centro studi per la scuola pubblica e dal Coordinamento in difesa della scuola pubblica.
Luca Perrino 
 
Messaggero Veneto, 27 ottobre 2008 
 
RONCHI  
Fiaccolata in difesa della scuola
 
 
RONCHI. L’appuntamento è per domani, alle 19, davanti al palazzo municipale di piazza Unità, muniti di torce, accendini, pile, fiaccole, candele e ogni strumento utile a produrre luce. L’obiettivo è dar vita ad una fiaccolata in difesa della scuola e la manifestazione viene organizzata dal Coordinamento isontino in difesa della scuola pubblica. «Vogliamo mantenere illuminata la scuola pubblica alla vigilia dell’approvazione della legge Gelmini, sul maestro unico, sui voti in condotta. Infatti mercoledì – spiegano gli organizzatori – dovrebbe essere approvata la legge: un tassello fondamentale tra le misure del governo che mirano a mandare a casa 130.000 lavoratori della scuola ad elevare il numero di alunni per classe, a eliminare il tempo pieno, a distruggere la scuola pubblica». Il corteo attraverserà le vie cittadine toccando le scuole di lingua italiana e slovena a Ronchi e Vermegliano.
È stata scelta appunto la data del 28 ottobre perché in quelle ore si concluderà la discussione al Senato sulla Legge Gelmini e contemporaneamente in molte città italiane la serata sarà momento di mobilitazione in difesa della scuola pubblica. L’iniziativa si svolgerà a Ronchi, perché il comune è sede dei due Istituti comprensivi di lingua italiana e slovena «che rappresentano e marcano un’importante e specifica esperienza educativa del nostro territorio. Per questo motivo il coordinamento isontino in difesa della scuola pubblica chiama cittadini, studenti, genitori, lavoratori della scuola a partecipare all’iniziativa. Un paese che taglia i fondi alla scuola impoverisce la sua cultura perché indebolisce le possibilità di apprendere alle future generazioni. Infine organizzando questa iniziativa mandiamo anche un messaggio di unitarietà alla mobilitazione che in questi giorni sta unendo l’Italia da Trieste a Palermo, dalle scuole elementari alle università, dai genitori ai ricercatori perché solo con la presa di coscienza e la mobilitazione – concludono – sarà possibile bloccare il processo di distruzione della scuola pubblica portato avanti dal governo Berlusconi».
Intanto oggi, alle 8, nell’Area verde di via Valentinis, a Monfalcone, è prevista l’assemblea di tutte le scuole superiori del Monfalconese.

Il Piccolo, 25 ottobre 2008 
 
CRESCE LA MOBILITAZIONE IN CITTÀ  
Studenti uniti contro la riforma  
Lunedì maxi-assemblea degli studenti di tutte le scuole superiori
 
 
Si inasprisce la protesta degli studenti monfalconesi contro la riforma Gelmini. Comincia oggi, infatti, un’assemblea autogestita, quasi sicuramente un preludio dell’annunciata autogestione al liceo scientifico «Michelangelo Buonarroti», con un’assemblea con dibattito nella palestra della scuola alle 8, che coprirà interamente l’orario delle lezioni.
Per la prima volta, inoltre, ha deciso di dare la propria adesione alla mobilitazione la maggior parte dei docenti. Fino al 30, infatti, gli insegnanti sempre del liceo hanno sospeso le attività pomeridiane extrascolastiche e, assieme ai docenti di altri istituti, parteciperanno anche alla manifestazione in programma a Romaq per giovedì 30 ottobre.
Lunedì è programmata, invece, all’area verde di via Valentinis, l’assemblea congiunta dei tre istituti del Monfalconese, composta dagli studenti liceo «Buonarroti», da quelli dell’istituto professionale di via Boito, da quelli dell’istituto alberghiero di via Cosulich e infine da quelli dell’Itc-Iti «Einaudi Marconi» di Staranzano.
Se parteciperanno tutti gli studenti iscritti si prevede la presenza di circa duemila ragazzi. Ieri i dirigenti scolastici dei tre istituti, Isabella Minon (liceo), Marco Fragiacomo (Iti-Itc) e il vice del Professionale, Paolo Miletta, hanno fatto sapere che sono contrari a un’eventuale occupazione della scuola.
Anche se gli studenti hanno tutto il diritto di manifestare il proprio dissenso, le proteste vanno contenute nell’ambito delle regole e della legalità.
Uno dei rappresentanti del gruppo studentesco del sindacato Uds (Unione degli studenti), ha messo in chiaro che protesta viene attuata perché con il decreto Gelmini la scuola pubblica «oramai è destinata a morire, dopo la reintroduzione del maestro unico alle elementari, gli accorpamenti degli indirizzi nelle superiori, il taglio dei docenti e dei fondi per le università».
L’illustrazione della riforma sarà, infatti, oggetto della prima parte dell’ordine del giorno dell’assemblea prima di dare spazio alla discussione.
«Dimostreremo – ha affermato il rappresentante dell’Unione degli studenti – che alcuni articoli della riforma Gelmini sono in contrasto con la Costituzione per cui, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, avrà buoni motivi per non firmare il decreto quando arriverà nelle mani».
«L’assemblea, inoltre, deciderà sul prosieguo dell’agitazione e le modalità della partecipazione alla protesta di lunedì. Vorremmo subito chiarire – prosegue – che trattandosi di un’assemblea autogestita, i colleghi studenti che lo vorranno, potranno frequentare regolarmente le ore di lezioni curricolari che si svolgeranno nelle classi». Gli stuidenti fanno sapere che non vanno incerca di violenza o di scontri, ma che non accettano le dichiarazioni di Berlusconi che minaccia l’intervento della polizia.
Ciro Vitiello

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