You are currently browsing the tag archive for the ‘provincia gorizia’ tag.

Il Piccolo, 22 settembre 2010
 
OGGI LA FIRMA DELLA CONVENZIONE 
Pannelli fotovoltaici, accordo allargato Provincia-banche

Oggi alle 15.30, nella sala della Giunta provinciale, il presidente Enrico Gherghetta e il vicepresidente vicario della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Friuli Venezia Giulia, Roberto Tonca, firmeranno la convezione che sancirà la collaborazione per il progetto ”Go Elios Family”: convenzione della quale abbiamo parlato diffusamente anche nei giorni scorsi.
Sarà presente anche l’assessore provinciale all’Ambiente, Mara Cernic. Dopo la collaborazione con la Banca di Cividale, la Provincia intende dunque estendere la partnership anche alla federazione delle Bcc, incentivando ulteriormente l’installazione e la messa in opera di impianti fotovoltaici domestici sul territorio provinciale.
«Beneficiare di energia pulita senza spendere un euro», è lo slogan coniato da Gherghetta. È Go Elios Family, progetto della Provincia di Gorizia in collaborazione con la Banca di Cividale e, ora, anche con la federazione delle Bcc. Un’iniziativa unica in Italia, che consente a ogni famiglia dell’isontino di installare sul tetto di casa un pannello fotovoltaico da 3 kiloWatt, di avvalersi dell’energia prodotta e di un contributo di 300 euro a fondo perduto erogato dalla Provincia. Il tutto a costo zero per il cittadino.
La potenza nominale degli impianti sarà, per l’appunto, di 3 kilowatt e l’importo massimo finanziabile è rispettivamente di 15.320 euro per gli impianti integrati nella struttura abitativa e di 14.180 per quelli parzialmente integrati. La durata massima del finanziamento è di vent’anni. Da ricordare che le ditte che si occuperanno dei lavori saranno chiamate a rispettare una nota tecnica standardizzata. I montaggi eccessivamente difficoltosi (per via delle caratteristiche strutturali dell’immobile) o la necessità di adeguamenti strutturali per il supporto dei pannelli non sono ricompresi e saranno a carico del proprietario dell’abitazione. Sul sito internet della Provincia sono disponibili tutte le informazioni del caso, che possono essere richieste anche agli uffici dell’ente, in corso Italia, a Gorizia.

Annunci

Il Piccolo, 10 dicembre 2009
 
GHERGHETTA: «LE CENERI NON TORNERANNO NELL’ISONTINO»  
Rifiuti all’inceneritore di Trieste  
Proroga di 4 anni all’accordo tra la Provincia e Acegas-Aps
 
 
La frazione residua della raccolta differenziata verrà portata all’inceneritore di Trieste fino alla fine del 2015. A rassicurare sul futuro dei rifiuti dell’Isontino è Enrico Gherghetta. Il presidente della Provincia di Gorizia ha siglato nei giorni scorsi un pre-accordo con l’amministratore delegato di Acegas-Aps Cesare Pillon. Il documento in cinque punti redatto a mano proroga di 4 anni il contratto in scadenza il 31 dicembre del 2011.
«La bozza del piano provinciale dei rifiuti – spiga Ghergehtta – è terminata. Ora stiamo mettendo mano alla convenzione tra noi e la provincia di Trieste per l’utilizzo del termovalorizzatore. Intanto io e l’ingegner Flavio Gabrielcic, in accordo con l’assessore all’Ambiente Mara Cernic, abbiamo avuto un incontro preliminare con i vertici di Acegas-Aps per verificare le questioni tecniche. Anche se il piano provinciale dei rifiuti non è di loro competenza, lo hanno trovato molto interessante e lo condividono».
L’obiettivo della Provincia di Gorizia è il raggiungimento del 75% della frazione riciclabile. Nei fatti, dunque, all’inceneritore dovrebbe andare circa il 25% dei rifiuti prodotti nell’Isontino. «Si tratta di 20 o 25mila tonnellate in tutto, in ogni caso da parte di Acegas-Aps non ci è stato imposto un tetto oltre il quale non andare. La quantità che potrà essere smaltita a Trieste sarà quella necessaria e ad ogni modo a noi costerà meno che mandarle il rifiuto in discarica», assicura Gherghetta che nel ricordare che l’accordo potrà avere risvolti positivi anche per l’occupazione dell’Isontino poi aggiunge: «È importante sottolineare che nell’accordo abbiamo abolito l’articolo 4: quello relativo alle ceneri. Ceneri che in teoria oggi dovrebbero essere rimandate a Gorizia. In realtà, dal 2005 ce ne hanno mandato un’unica partita perché Acegas-Aps ha trovato il modo per riciclare anche quelle».
Per quanto riguarda i costi, dal 2011 ci sarà un inevitabile aggiornamento delle tariffe per tonnellata di rifiuto conferito. La Provincia ha chiesto un preventivo, ma il presidente rassicura i cittadini anche su questo punto: «Non ci saranno incrementi sulla bolletta perché, comunque, la cifra sarà identica a quella dell’area giuliana e, comunque, i costi saranno inferiore a quelli dello smaltimento in discarica».
L’Isontino riuscirà dunque ad eliminare tutti i suoi rifiuti? Quasi. «Rimangono circa 4mila tonnellate che non potranno andare all’inceneritore e che dovremo smaltire in altri modi. Sono quelle relative agli ingombranti e alla spazzatura strade. Per il primo problema la soluzione sono i trituratori, per il secondo stiamo vedendo se è possibile realizzare tra San Pier d’Isonzoa e Ronchi dei Legionari un piccolo impianto con il quale separare la ghiaia dalle foglie. Comunque se non riusciremo a farlo noi, Acegas è già pronta a realizzarne uno al nostro posto».
Stefano Bizzi

Il Piccolo, 15 settembre 2009
 
Gorizia prima in Italia per infortuni sul lavoro: 57 ogni mille addetti 
Friuli Venezia Giulia al terzo posto tra le regioni Ma nel 2008 c’è stato un calo del 7,6 per cento

di ROBERTO URIZIO

TRIESTE Gorizia maglia nera tra le province italiane per la frequenza degli infortuni sul lavoro. E Friuli Venezia Giulia al terzo posto tra le regioni nella poco invidiabile classifica. Ma c’è un motivo di ottimismo e viene dal calo di incidenti: i 25.929 infortuni verificatisi nel 2008 sono il 7,6% in meno rispetto all’anno prima a fronte di un calo medio nazionale del 4,1%.
I numeri presentati nel rapporto dell’Ires sulla sicurezza nei luoghi di lavoro in Friuli Venezia Giulia descrivono una situazione che vede la nostra regione ai vertici delle graduatorie nazionali in fatto di incidentalità anche se la gravità dei casi non preoccupa e il trend complessivo invita ad un cauto ottimismo. A stare peggio di tutti è la provincia di Gorizia che, stando ai numeri del triennio 2004-2006, è in testa alle classifiche nazionali per la frequenza relativa di infortuni: 57,73 per ogni mille addetti contro una media regionale di 38,46 (Trieste con 32,07 è la più virtuosa in regione) e una nazionale di 29,52.
La frequenza degli incidenti non coincide però con un’alta mortalità, anzi l’Isontino fa registrare lo 0,05 di incidenti mortali (5 morti ogni 100.000 addetti, stessa media regionale), meglio di Pordenone che presenta un indice dello 0,08. Anche in questo caso Trieste sta meglio di tutti con lo 0,03 che vale il 99° posto in classifica.
Tra le regioni, il Friuli Venezia Giulia si attesta al terzo posto in Italia per frequenza di infortuni, alle spalle di Umbria ed Emilia Romagna, ma anche in questo caso di positivo c’è che il Friuli Venezia Giulia occupa gli ultimi posti quanto a gravità: soltanto la provincia di Bolzano fa meglio. In questo caso l’indice conta la media dei giorni di assenza dal lavoro dovuto all’incidente: in Friuli Venezia Giulia questo indice è di 3,6 giorni mentre in Italia raggiunge i 4,6 giorni.
I settori più a rischio sono i trasporti, l’industria metallurgica, quella di trasformazione e le costruzioni mentre interinali e stranieri sono i lavoratori più colpiti. «La sicurezza sul lavoro è una priorità – afferma l’assessore al lavoro Alessia Rosolen – e ci stiamo impegnando per inculcare la cultura della sicurezza fin dalla scuola». A questo proposito, è stato avviato un progetto Regione-Inail negli istituti tecnici professionali e negli istituti d’arte che prevede l’estensione di un modulo formativo di 40 ore a tutte le scuole tecniche e professionali. Nell’ambito degli accordi Stato-Regioni, inoltre, assieme a Veneto e Provincia di Trento, è stato attivato un percorso formativo finanziato con 922 mila euro destinato principalmente a scuole superiori, università, lavoratori con meno di due anni di esperienza ed immigrati. Ai figli minorenni di lavoratori deceduti per cause di lavoro, infine, sono destinati i contributi che, per quanto riguarda il 2008, hanno soddisfatto 22 domande ammesse in graduatoria mentre nel 2009 sono pervenute 12 richieste.
 
L’ANALISI DELLA RESPONSABILE ISONTINA DELL’INAIL CRISTINA SMET 
«La maglia nera? Pesa la cantieristica»

TRIESTE Se la frequenza di infortuni sul lavoro a Gorizia è la più alta in Italia, i numeri assoluti «non sono elevatissimi». Ad affermarlo è la responsabile della sede Inail di Gorizia, Cristina Smet, commentando i dati emersi nel rapporto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro redatto dall’Ires del Friuli Venezia Giulia. Un commento prudente da parte della responsabile dell’Istituto nazionale contro gli infortuni sul lavoro isontino, visto che quelli resi noti ieri dall’Ires sono numeri datati 2004-2006. Numeri magari datati ma che danno il termometro di una realtà su cui c’è da lavorare, anche se conforta la considerazione che, in quando a gravità degli incidenti, Gorizia è ben lontana dalle prime posizioni nazionali tanto da occupare il 72° posto per incidenti mortali, sempre nello stesso triennio.
Gorizia prima in Italia per frequenza di incidenti sul lavoro, anche se non gravi. È un dato preoccupante?
Siamo di fronte a cifre di qualche anno fa, sarebbe interessante sapere come si è evoluta la situazione negli ultimi anni.
Quali fattori possono determinare questo poco ambito primato per l’isontino?
Ritengo che la principale causa di questa situazione dipenda dalla forte presenza industriale, soprattutto nell’area monfalconese. È naturale che l’imponente presenza della cantieristica finisca per incidere in maniera forte su questo dato.
In effetti i dati relativi ai vari settori indicano proprio nella cantieristica la situazione più critica.
Si tratta di un settore tradizionalmente soggetto a questo fenomeno anche se non è il solo. Ad esempio anche l’industria della carta rappresenta un punto di criticità.
I numeri tuttavia dicono che Gorizia non è messa male per quanto concerne la gravità di questi incidenti.
C’è anche da aggiungere che il dato che vede Gorizia in testa alle classifiche nazionali è quello relativo agli incidenti per ogni mille addetti. In realtà se guardiamo i valori assoluti non siamo di fronte a cifre così elevate.
A parte le classifiche, come vi state muovendo per migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro dell’isontino?
Sul piano della prevenzione l’Istituto sta lavorando in maniera costante sia a livello nazionale che sul territorio. Già da anni siamo particolarmente attivi: finanziamo, ad esempio, progetti mirati alla prevenzione anche da parte di singole aziende che già si sono mosse in questa direzione e i risultati non sono mancati. (r.u.)

Il Piccolo, 24 febbraio 2010
 
FERITO UNO SLOVENO IN UN’AZIENDA AGRICOLA DI STARANZANO 
Operaio impigliato nel nastro trasportatore

STARANZANO Poteva avere conseguenze gravissime un infortunio avvenuto l’altro pomeriggio, poco dopo le 15, in un’azienda agricola di Staranzano. Un operaio sloveno di 44 anni, ha perso l’equilibrio dopo essere stato colpito da una lama ed è caduto malamente su un nastro trasportatore restando impigliato e venendo trascinato per alcuni metri prima che i compagni di lavoro potessero bloccare il macchinario. L’operaio, Rajko Rossetto, residente al di là del confine, dipendente dell’azienda agricola staranzanese, ha riportato nella caduta la frattura esposta dell’avambraccio destro e un trauma toracico. Ma la dinamica dell’infortunio ha rischiato di avere per lui conseguenze molto serie. Soccorso sul posto dai presenti, è stato quindi preso in consegna dai sanitari dell’emergenza territoriale che l’hanno stabilizzato sul posto. Lo sloveno è stato quindi trasferito all’ospedale di San Polo dove è stato sottoposto ad accertamenti e quindi avviato in reparto. Per lui la prognosi è di una quarantina di giorni.

Il Piccolo, 14 agosto 2009 
 
L’ASSESSORE  
Via i tetti in eternit, la Provincia investe altri 116mila euro  
L’Amministrazione concorre a metà della spesa a carico dei privati 
«Il successo dell’iniziativa è nelle 330 richieste di rimozione fatte nell’Isontino»
 
 
di LUIGI TUREL

GORIZIA La Provincia rilancia sul programma di smaltimento di tettoie in eternit con un appalto da 116mila 666 euro. E si accolla il 50% dei costi mentre l’altra metà sarà a carico del privato che richiede l’intervento di rimozione delle coperture in cemento-amianto da abitazioni private come dai pollai o dai box-ripostiglio.
«Sull’amianto c’è poco da discutere, men che meno fare filosofia. Bisogna eliminare l’eternit perché è micidiale», rimarca l’assessore all’Ambiente Mara Cernic. Aggiunge: «E ogni promessa è un impegno per noi. Visto il successo della prima iniziativa, avevamo assicurato che nel bilancio della Provincia sarebbe stata inserita una nuova posta per un ulteriore lotto di eliminazioni dell’eternit. E così ecco altri 116mila euro che, con la quota che spetta ai privati, sommerà a 232mila euro per la ”rottamazione” dell’eternit. Non solo. Vedremo di reperire altre risorse quando faremo le variazioni al bilancio, servono molti più soldi visto il boom di richieste che non abbiamo potuto soddisfare con il primo appalto. E già mi immagino un’altra lista d’attesa di coloro che non saranno esauditi anche con questo secondo appalto».
La Provincia, dunque, continua a fare da battistrada alle amministrazioni pubbliche concorrendo alle spese sostenute dai privati. Di più. Evita ai cittadini anche di fare la spola tra uffici, Azienda sanitaria compresa, con il rompicapo della rimozione delle tettoie in fibra di cemento e amianto: a tutto penserà l’impresa che si aggiudicherà l’appalto. L’unico compito che spetterà a chi chiede l’intervento è quello – del resto è già stato rodato con l’appalto di due anni fa – di contattare la ditta e concordare il sopralluogo.
Sono sei le tipologie di interventi ammessi (sono riportate a fianco assieme al prezzo base sul quale i concorrenti all’appalto dovranno fare il ribasso). Rispetto al primo lotto, c’è una novità che amplia le possibilità di eliminare le lastre in eternit: anche quelle che un tempo erano tettoie e che, smantellate «fai da te» dal privato, sono rimaste accatastate a terra in qualche angolo del giardino di casa.
«Per fortuna, qualcuno ha avuto giudizio dopo aver tolto da solo la tettoia del pollaio o del ripostiglio. Voglio dire che quel cittadino ha avuto almeno la coscienza di non abbandonare l’eternit nei boschi, disseminando amianto tra Carso e Collio, per non scordare affatto i casi di alvei di torrenti e fiumi trasformati in discarica. Questa volta abbiamo ampliato le possibilità di smaltimento per poter accogliere anche le richieste di rimozione delle coperture lasciate a terra», rimarca ancora l’assessore Mara Cernic.
Sulle nuove domande, avranno la precedenza quelle rimaste inevase. Già perché nel 2008 era stato polverizzato il budget di 100mila euro accantonato dalla Provincia: ben 330 le domande di intervento a riprova del successo dell’iniziativa dell’Amministrazione presieduta da Enrico Gherghetta. A metà maggio di quest’anno la Edilanzutti di Remanzacco che si era aggiudicata l’appalto aveva soddisfatto 131 richieste (gli interventi fatturati in realtà erano 141 in quanto in un caso la domanda era cumulativa per un garage in un condominio a Monfalcone). Complessivamente – ma gli interventi sono ancora da esaurire – erano stati rimossi 3mila 795 metri quadrati di tettoie in cemento-amianto poi smaltiti in una discarica in Austria.

Il Piccolo, 09 novembre 2009 
 
DOSSIER DI LEGAMBIENTE 
Ancora troppo amianto a Monfalcone  
Solo a Panzano ci sono distese di eternit. Oggi vertice sulla tutela dei lavoratori
  
 
Liberi dall’amianto. Lo torna a chiedere con forza Legambiente con un dossier da cui emergono con evidenza i ritardi nelle bonifiche dei siti nazionali, i drammatici effetti sulla salute e l’urgenza di rendere l’Italia un Paese più sicuro. Nel convegno tenuto venerdì a Torino si è parlato quindi soprattutto della situazione dei siti in cui l’amianto si prelevava e si lavorava come materia prima, quindi la cava a cielo aperto di Balangero o lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato. Senza scordare però che l’amianto è anche quello miscelato con il cemento nella classica ondulina dei tetti e nelle tamponature degli edifici industriali o domestici realizzati negli anni ’70 e ’80 e presente diffusamente anche a Monfalcone, soprattutto a Panzano, dove sono stati censiti 120 metri quadri di coperture in eternit. Il dossier di Legambiente inoltre non scorda l’impiego dell’amianto nella cantieristica navale, “dove le proprietà isolanti e l’alta resistenza del minerale fibroso sono state sfruttate per la produzione di una grande quantità di materiali e manufatti vari, impiegati in questo settore». Tra tutti spiccano, come ricorda l’associazione ambientalista, “i cantieri di Monfalcone, Trieste e Taranto”.
«Il problema di Monfalcone ora purtroppo è quello di pagare le conseguenze del massiccio impiego del minerale nel suo cantiere navale – afferma il responsabile locale di Legambiente, Michele Tonzar -. C’è per questo ancora una diffusa presenza di enternit nel territorio, che costituisce un pericolo, anche se inferiore a quello rappresentato dall’amianto friabile usato nelle coibentazioni navali». Le coperture in eternit, comunque, ricorda Tonzar, non rappresentano un rischio se rimangono integre e quindi vanno rimosse.
«Quanto sta facendo la Provincia, stanziando dei finanziamenti in grado di aiutare i cittadini a procedere alla bonifica, va bene – aggiunge Tonzar -. Ci rendiamo purtroppo conto che in questo momento di crisi risorse aggiuntive non saranno dirottate su questo fronte, ma su altri, più urgenti. Sarebbe importante in ogni caso che i privati segnalino le situazioni più rischiose».
Intanto oggi, dalle 9, all’Europalace Monfalcone di via Cosulich la Cgil parlerà del diritto alla tutela per gli esposti all’amianto. I lavori del seminario saranno introdotti dal segretario generale della Cgil di Gorizia, Paolo Liva.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 10 novembre 2009 
 
Amianto, sportello Inca attivato in via Ponchielli 
 
MONFALCONE. La tutela individuale del danno differenziale, cioè della quota di danno non indennizzato dall’Inail, che ha lo scopo di agevolare tutti i lavoratori danneggiati o le famiglie dei lavoratori deceduti e di favorire il tema della diagnosi precoce delle malattie è stato il tema del seminario, organizzato dalla Cgil e svoltosi ieri a Monfalcone all’Europalace di via Cosulich. Un incontro che ancora una volta ha ricordato come Monfalcone e mandamento abbiano pagato e stiano pagando un pesante tributo in termini di vita umane per l’esposizione all’amianto.
È stato il segretario provinciale Cgil, Paolo Liva, a ricordare come da ieri sia attivo al 100% lo sportello Inca (in via Ponchielli, complesso Paciana), utile proprio per ottenere la tutela individuale del danno differenziale.
«Lo sportello è stato attivato per avvicinare le persone, con cui già si sono avuti contatti, per prospettare la possibilità di avviare le cause per ottenere il danno differenziale. Ben 130 tra lavoratori e famiglie sulle 150 contattate, hanno aderito e hanno dato mandato per avviare il procedimento, che sarà seguito dalla studio legale Moro di Padova», ha spiegato Liva, che ha parlato di “lavoro immane” visto che in archivio ci sono ben 3 mila nominativi di persone interessate all’esposizione.
Ha anche affermato come si sia deciso di partire anche con le cause per il riconoscimento dell’esposizione e dei diritti pensionistici a favore dei 70 lavoratori a cui mancavano solo pochi mesi per coprire il periodo di 10 anni necessario a ottenere il riconoscimento e ha annunciato che se si otterrà il risarcimento di parte civile, il sindacato utilizzerà quel denaro per avviare una fondazione che si occupi di ricerca e di tutela.
L’avvocato Giancarlo Moro ha detto che, data anche l’età degli imputati dei processi per omicidio colposo relativi ai decessi per amianto e vista la recente assoluzione per prescrizione del reato, i procedimenti penali rischino d’essere vicoli ciechi. «Senza dimenticare la penale, è opportuno forse usare la strada della causa civile. Il danno differenziale è legato al destino delle parti lese e quindi i termini del procedimento possono essere prorogati», ha detto, ricordando che a Venezia sono state vinte 13 cause e molte di più a Padova.
L’assessore provinciale Licia Morsolin ha ricordato che la Provincia ha avviato un tavolo permanente sui problemi da amianto, destina 100 mila euro l’anno per la bonifica dell’amianto e sostiene la realizzazione a Monfalcone del Centro regionale per le malattie asbesto-correlate.
Parlando a titolo personale, ha voluto poi indicare come «forse il sindacato abbia lasciato a margine i casi di donne esposte, sia quelle che lavoravano al cantiere, in mensa, sia le mogli e le madri che sono state contagiate lavando le tute dei loro uomini».
Nel corso del seminario è intervenuto anche il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che ha sottolineato l’aspetto emozionale di una vicenda «che fa rabbia, visto che le persone muoiono a causa del lavoro che hanno fatto per una vita. Gli esposti si sentono schierati al muro, condannati».
Sono intervenuti anche l’avvocato Luigi Genovese, il parlamentare del Pd Alessandro Maran e il presidente Inca nazionale, Franca Gasparri. (cr.vi.)

Il Piccolo, 10 novembre 2009 
 
RIBADITA LA NECESSITÀ DI UN CENTRO SANITARIO PER LE MALATTIE LEGATE ALL’ASBESTO  
Amianto, 130 domande di risarcimento  
Bilancio dello sportello aperto dalla Cgil per ottenere il ”danno differenziale” 
 
Sono circa 130 le famiglie colpite dal dramma dell’amianto e i lavoratori esposti del Monfalconese che hanno deciso di rivolgersi al giudice del Lavoro per tentare di ottenere il riconoscimento economico del ”danno differenziale”, vale a dire del risarcimento del danno subito a livello globale dalla persona a causa della malattia professionale, tolto in sostanza quanto erogato dall’Inail. A offrire l’opportunità di percorrere la strada risarcitoria, che si affianca a quella dei procedimenti penali e civili, è stata la Cgil attraverso il suo patronato Inca di via Ponchielli, dove ora funzionerà lo sportello attivato appositamente nell’estate.
«Continueremo a contattare ora i lavoratori e le famiglie che possono avere accesso al riconoscimento del danno differenziale. E sono migliaia», ha annunciato il segretario provinciale della Cgil Paolo Liva ieri nel seminario organizzato all’Europalace. «Avvieremo però anche cause di lavoro per ottenere il riconoscimento dell’esposizione e quindi dei benefici pensionistici connessi – ha aggiunto Liva – per la settantina di lavoratori di Fincantieri che non riescono a raggiungere la soglia minima dei 10 anni di esposizione, perchè l’Inail ha accertato un uso del minerale fino a fine 1988. I lavoratori sostengono invece che l’amianto in cantiere si impiegò fino alla messa al bando del materiale in Italia, cioè il 1992».
Il risarcimento che la Cgil potrebbe ottenere come parte civile nei processi penali per le morti d’amianto sarà invece utilizzato per creare una fondazione che si occupi di informazione, ricerca, sorveglianza sanitaria. Quella del riconoscimento del danno differenziale è un’esperienza ormai consolidata, come dimostrano le 13 cause vinte a Venezia da parte di lavoratori del cantiere di Marghera, come ha spiegato l’avvocato Giancarlo Moro, il cui studio di Padova collabora con la Cgil da tempo. «L’ambizione è di fornire una tutela adeguata a qualsiasi persona che porti le conseguenze dell’esposizione all’amianto, anche a Monfalcone», ha detto Moro.
L’assessore provinciale alle Politiche sociali, Licia Morsolin, che a lungo ha lavorato nella mensa del cantiere di Panzano, ha invitato a mettere sullo stesso piano i problemi delle donne entrate in contatto con l’amianto dentro e fuori lo stabilimento e ha rilanciato l’insediamento a Monfalcone di un centro di riferimento regionale per le malattie asbesto-correlate. Un fronte condiviso questo anche da Moreno Luxich, coordinatore Fiom-Cgil nella Rsu Fincantieri. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha ribadito, di fronte a una vicenda che provoca rabbia e dolore, la decisione del Comune di costituirsi parte civile, «non per un senso di vendetta, ma di giustizia sociale».
Laura Blasich

Il Piccolo, 19 novembre 2009 
 
Bonifica dell’amianto: dai privati 71 domande per smaltire 1500 chili 
 
Oltre millecinquecento metri quadrati di amianto da smaltire, con 71 richieste. Di cui, però, finora solo 15 sono state evase, permettendo di smaltire solo 472 metri quadrati, poco meno di un terzo del necessario. È questo il bilancio per il territorio di Monfalcone del Progetto di microraccolta di coperture contenenti cemento-amianto (eternit) organizzato dalla Provincia di Gorizia ai fini della bonifica delle coperture nello stesso materiale nocivo nella Provincia di Gorizia, per il quale sono stati stanziati, nel bilancio dell’amministrazione provinciale centomila euro. Monfalcone è la città che in tutta la provincia ha visto il maggior numero di richieste, 71 appunto, seguita da Gorizia con 57. Per quanto riguarda invece i metri quadri, Monfalcone arriva al secondo posto anche se per poco: Gorizia infatti si colloca al primo posto in provincia con 1652 metri quadrati.
Anche in questo caso, gli interventi eseguiti sono stati poco più di un terzo. Rimane quindi ancora molto lavoro da fare, come la stessa amministrazione provinciale ricorda. «Si evince che nel 2008 sono state soddisfatte poco più di un terzo delle domande complessivamente pervenute. Il progetto che sta continuando nel offrirà la possibilità di soddisfare anche la graduatoria esistente. Attraverso la nuova gara d’appalto infatti si assegnerà il nuovo incarico di servizio». La prima fase dello smaltimento era stata affidata alla ditta Edilanzutti, che ha provveduto alla trasmissione delle prime quattro fatture corrispondenti a circa l’80% dei fondi stanziati per il programma in parola. Attualmente si è in attesa dell’invio della documentazione relativa all’ultima tranche degli interventi finanziabili con i fondi stanziati nel 2008. In totale, in provincia sono state presentate 330 richieste di intervento di bonifica a beneficio, per un totale di contribuzione richiesto di euro 201.040. «Anche se parte delle richieste non sono ammissibili a beneficio e molte altre sono state oggetto di ritiro – spiega la stessa Provincia – appare evidente che i fondi stanziati non saranno sufficienti a soddisfare pienamente tutti gli interventi. La ditta Edilanzutti attraverso la relazione trasmessa alla Provincia di Gorizia a maggio del 2009 ha comunicato che i sopralluoghi eseguiti sono stati 202.

Il Piccolo, 13 luglio 2010
 
L’ASSESSORE BULLIAN: «NEL 2011 CI OCCUPEREMO DEL TETTO DELLA PALESTRA DI PIERIS» 
San Canzian, partono le bonifiche dell’eternit 
Assegnato ai privati un contributo di 600 euro per eliminare le coperture d’amianto

di LAURA BLASICH

SAN CANZIAN Sono già sei i privati che a San Canzian d’Isonzo smaltiranno delle coperture di eternit grazie al contributo a fondo perduto stanziato dal Comune per incentivare la bonifica dell’amianto nel proprio territorio.
Il budget a disposizione dell’ente locale non era enorme, ma ai cittadini veniva garantito un aiuto massimo di 600 euro, assegnato però a fondo perduto. Il contributo dovrebbe comunque essere sufficiente a consentire lo smaltimento di coperture in eternit di non grandi dimensioni, ancora sparse nel territorio comunale. «In effetti questo è il problema, perché le grandi superfici sono state bonificate o sono in via di rimozione – spiega il consigliere comunale con delega all’amianto Enrico Bullian -. Tenuto conto che il Comune interverrà il prossimo anno per eliminare il tetto in eternit della palestra di Pieris». L’intenzione è quindi quella di riproporre il bando anche il prossimo anno, sempre in attesa che riprenda l’intervento della Provincia, che lo scorso anno aveva indetto l’appalto per l’assegnazione del servizio di rimozione e smaltimento delle coperture di cemento amianto, coperto da un budget di 116mila euro. Nel caso fosse stato presentato un numero maggiore di domande da parte dell’amministrazione di San Canzian c’era comunque l’impegno a cercare di integrare i fondi disponibili per quest’anno.
L’erogazione del contributo ai privati avverrà in ogni caso solo in seguito alla presentazione di regolare fattura di una ditta qualificata e certificata allo smaltimento di materiali contenenti amianto. In base al bando, la priorità sarebbe inoltre andata alle domande relative alle maggiori quantità di amianto da smaltire, a prescindere dalla data di presentazione delle richieste. L’erogazione dei contributi ai singoli proprietari avverrà poi con provvedimenti del responsabile del Servizio Urbanistica ed Edilizia privata del Comune, a seguito di verifica dell’esatto adempimento delle opere. Con questa azione il Comune di San Canzian spera di eliminare o di ridurre gli abbandoni di coperture in amianto-cemento che ancora si verificano. È quanto è accaduto fra l’altro proprio alla vigilia della pubblicazione del bando per l’assegnazione dei fondi ai privati.

Il Piccolo, 14 maggio 2009 
 
IN BILANCIO ALTRI 90MILA EURO DESTINATI AI PRIVATI  
Con i soldi della Provincia bonificati 3795 metri quadrati di eternit  
 
di LUIGI TUREL

Polverizzato il budget 2008 di 100mila euro accantonato della Provincia per la rimozione e lo smaltimento delle tettoie in eternit di case e box privati. La giunta Gherghetta rilancia sul progetto amianto: per quest’anno investirà 90mila euro concorrendo così per metà della spesa a carico dei cittadini intenzionati ad eliminare queste coperture che sono un attentato alla salute. E contribuendo allo stesso tempo a tutelare l’ambiente dal pullulare – dal Quarin al Carso ma anche nei letti dei corsi d’acqua – di abbandoni di ondulati in fibra di cemento e amianto.
«Quando due anni fa avevamo lanciato questa iniziativa non sapevamo quale sarebbe stata la reazione dei cittadini. La risposta ci ha sorpreso piacevolmente, abbiamo registrato un boom di domande di intervento, 330 in tutto, dispiace però di non essere stati in grado di potere accontentare tutti. Fino ad oggi abbiamo soddisfatto 131 domande, una delle quali era cumulativa e comprendeva 10 interventi relativi a un garage in condominio a Monfalcone per cui gli interventi fatturati sono stati 141», tira le somme l’assessore all’Ambiente Mara Cernic non nascondendo la sua soddisfazione.
Un boom di domande, dunque, per la rimozione di complessivi 9mila 994 metri quadrati (la sintesi è nella tabella a fianco dove l’unico comune a non essere presente è quello di Moraro). Una quantità che avrebbe comportato una spesa tre volte superiore ai 100mila euro messi a disposizione dalla Provincia (di altri 100mila euro è il costo sostenuto dai cittadini). Finora la Edilanzutti di Remanzacco che si era aggiudicata questo appalto ha rimosso e depositato in una discarica in Austria 3 mila 795 mc di tetti in cemento-amianto. L’ente ora dovrà indire un’altra gara (non è possibile il riaffidamento diretto all’impresa friulana) per investire i 90mila euro messi sul bilancio 2009.
Rimarca l’assessore Cernic: «Non sarà rivisto il meccanismo per attingere al contributo provinciale che copre la metà della spesa per interventi di rimozione fino a 25metri quadrati. Il successo della nostra iniziativa è motivato con il fatto che il cittadino non finisce nei tentacoli della burocrazia, che non è costretto a girare da un ufficio all’altro: dovrà solo contattare la ditta la quale ci penserà a tutti gli adempimenti dopo aver fatto il sopralluogo». Aggiunge: «La Provincia, inoltre, farà anche la sua parte sugli edifici pubblici che sono molto frequentati, penso alle palestre. È da decidere però su quale immobile interverremo».
Rimarca Mara Cernic: «Sull’amianto non si può fare filosofia, bisogna eliminarlo perché è micidiale». L’assessore però non è a conoscenza del progetto per rendere inerte questa sostanza presentato in Regione nonostate la Provincia sia titolare del Piano rifiuti. «Per il momento – dichiara – non siamo stati coinvolti. Dico solo che un impianto simile è in linea con la programmazione della Provincia di non realizzare altre discariche nell’Isontino. Se l’eternit viene reso inerte con la possibiltà di essere riutilizzato quando non è più una sostanza pericolosa, si evita di seppellirlo in discariche, il che non esclude rischi di contaminazioni».

Il Piccolo, 18 maggio 2009 
 
Panzano, contributi per smaltire l’eternit  
Il problema-amianto al centro dell’assemblea del quartiere operaio
 
 
Lo smaltimento dell’amianto, la viabilità e la necessità di parcheggi, i problemi derivanti dall’inquinamento e il recupero di Panzano sono stati al centro dell’assemblea dell’Associazione per Panzano, svoltasi ieri mattina. 
Paola Venutti, presidente dell’Associazione, ha annunciato lo stanziamento di 100mila euro da parte del Comune per coprire le spese di smaltimento dell’amianto, presente in diverse abitazioni del quartiere. La presidente ha spiegato che il progetto è in fase iniziale, infatti non si sa ancora se questo finanziamento sarà a fondo perduto, o se i cittadini dovranno anticipare le spese e poi chiedere il rimborso, totale o parziale. Una cosa è certa: a breve i residenti, che hanno parti della propria abitazione realizzate in eternit, saranno chiamati a segnalare il proprio nominativo. Un tecnico valuterà ogni singolo caso e, in base alla priorità, i nominativi entreranno in una sorta di graduatoria. Per quanto riguarda invece l’asfaltatura delle strade, la presidente Venutti ha parlato di un finanziamento di 400mila euro che sarà utilizzato per risistemare e asfaltare tre vie del rione: via Marco Polo, via Morosini e via Caboto. Una zona circoscritta, per permettere di portare a termine tutti i lavori necessari per l’adeguamento delle strade. I lavori dovrebbero partire in autunno. Sempre in tema viabilità si inserisce la richiesta al Comune di realizzare un parcheggio nella zona della Svoc, per aumentare il numero degli stalli disponibili per tutte le persone che lavorano alla Fincantieri o per qualche ditta esterna. A Panzano spesso i residenti hanno lamentato la mancanza di parcheggi liberi durante il giorno, perciò il luogo di sosta vicino la Svoc alleggerirebbe la situazione. Anche l’inquinamento acustico e atmosferico è stato al centro dell’assemblea.
Rossella de Candia

Home page

Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

Morire di cantiere

Statistiche

  • 222.694 visite
Annunci