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Il Piccolo, 22 giugno 2009

I PASTI IN DISTRIBUZIONE NON BASTANO. CHIESTO AIUTO ALLA CARITAS  
Utenti-boom, in crisi il Centro a bassa soglia 
Gli operatori: impennata di presenze in seguito all’abolizione del Reddito di cittadinanza

Finisce il Reddito di cittadinanza, scatta l’allarme al Centro bassa Soglia. Con l’aumento delle richieste che nelle ultime settimane ha quasi rischiato di paralizzare il servizio. Tanto che i pasti normalmente forniti, solitamente una ventina, a volte sono risultati insufficienti a garantire tutte le richieste. E gli operatori hanno dovuto arrangiarsi: distribuendo le vivande, recuperando le porzioni che non erano state consumate, e quindi cercando di garantire a tutti, nei limiti del possibile, un pasto caldo. La spiegazione, come sottolineano gli operatori della struttura, è chiara: in queste settimane sta iniziando a finire il supporto garantito dal Reddito di cittadinanza, il provvedimento regionale che comportava anche a Monfalcone l’assegnazione di un contributo a chi si trovava in difficoltà economica. Venuto meno il sostegno, il Centro a bassa soglia ha visto tornare persone che non vedeva da parecchio tempo. E il risultato è che il numero di persone giornalmente servito è aumentato di molto. «Negli ultimi tempi stiamo vedendo una crescita esponenziale degli assistiti – spiegano gli operatori -. Se finora in mediaci si assestava sulla ventina di persone, adesso si viaggia sulla trentina. Per il momento ci siamo arrangiati distribuendo le vivande, o recuperando le parti di pasti, come il secondo o i contorni, che non venivano consumati e che potevano poi essere riutilizzati per altri assistiti. O con l’aiuto della Caritas», spiegano gli operatori. L’emergenza è secondo gli operatori direttamente collegata allo stop al Reddito di cittadinanza, che a Monfalcone aveva visto oltre 500 assegnazioni. «Adesso queste persone stanno perdendo anche questa fonte di reddito, e di conseguenza si trovano nuovamente in difficoltà. Tra avere un reddito di 400 o 500 euro e non avere più nulla c’è una grande differenza. Di conseguenza, anche queste persone si trovano a dover pesare sul servizio sociale». Il Centro a bassa soglia eroga circa 2500 pasti l’anno a 120 utenti provenienti da Monfalcone, Ronchi, Staranzano, Grado, Gorizia, San Canzian, Fogliano Redipuglia, Sagrado, con una presenza del 30% di immigrati. Il Centro svolge un lavoro di mediazione sociale, fornisce un servizio pasto, doccia e lavatrice, e, attraverso la presenza di operatori di strada, facilita percorsi di accesso ai servizi a tutta una tipologia di utenza multiproblematica, che per diversi motivi se ne è allontanata. (e.o.)

Il Piccolo, 21 agosto 2009 
 
Sert, in sei mesi 40 nuovi assistiti under 24  
Si tratta di giovani inviati a seguito di operazioni anti-droga delle forze dell’ordine
 
 
Duecento persone in carico nei primi sei mesi dell’anno, di cui 40 arrivate proprio nel pirmo semestre perché trovate in possesso di sostanze stupefacenti da parte delle Forze dell’ordine. E, quel che è più preoccupante, queste quaranta sono tutti ragazzi al di sotto dei 24 anni. I dati sulle prese in carico gennaio-giugno 2009 sono un ulteriore segno di quello che il Sert, il Servizio per le Tossicodipendeze dell’Ass Isontina, ha potuto constatare sul campo: che specie a Monfalcone la dipendenza dalle sostanze, legali e no, arriva sempre prima. «Da quello che abbiamo potuto vedere nella nostra attività di educazione e prevenzione nelle scuole, l’uso di alcol e fumo avviene sempre più in giovane età – spiega il responsabile, il dottor Andrea Fiore -. L’uso di alcol e tabacco avviene ormai abbondantemente nelle scuole medie inferiori, mentre per quanto riguarda il primo approccio alle droghe ormai la soglia sono i 14 anni». La conferma è il fatto appunto che ben 40 utenti in questi primi sei mesi dell’anno sono arrivati al Sert perchè segnalati dalle forze dell’ordine in quanto trovati in possesso di sostanze stupefacenti: cannabis in particolare, ma non mancano eroina e cocaina. E sono tutti al di sotto dei 24 anni. La prevalenza è maschile, anche se non così elevata come nel resto dell’utenza, dove gli uomini rappresentano l’80% del totale. Oltre a questi, come detto, ci sono 160 utenti (tra Monfalcone e Grado) che frequentano il Centro assumendo metadone o altri farmaci. Di questi, il 10% circa è in realtà a Monfalcone per ragioni lavorative, ma iscritto a un’altra Ass, spesso di altre regioni d’Italia. A questi, si aggiungono altre 13 persone che sono in riabilitazione in Comunità terapeutica. «Il fenomeno non pare in evoluzione – spiega ancora Fiore – e rimane anche il fatto che chi si rivolge al Sert solitamente è la punta dell’iceberg di un fenomeno enormemente più vasto. Sicuramente quello che deve far pensare è che stanno aumentano sempre più i ragazzi segnalati». Per quanto riguarda le sostanze, quelle più usate sono senz’altro la cocaina e la marijuana, ma non manca l’eroina, anche perché il Sert è individuato ”a priori” come soggetto che tratta la dipendenza da questa sostanza.
Ma è soprattutto la presenza di giovani a preoccupare, ed ecco perché il Servizio ha deciso di mettere in campo speciali azioni per prevenire questo genere di abusi. «Abbiamo intenzione di aprire una collaborazione con il Centro giovani di San Canzian, dove ci sono operatori già formati nel campo, per iniziare un percorso di prevenzione e conoscenza con gli utenti – spiega ancora il dottor Fiore – che andrà quindi a completare la progettualità già messa in campo».
Il Sert infatti organizza anche corsi di educazione (anche con i genitori) nelle scuole, collabora con il Centro a Bassa soglia e i Servizi sociali, e la Caritas. Una collaborazione con il Centro di San Canzian tornerebbe utile per poter contattare i ragazzi che a volte, pur facendo uso di sostanze, non si sentono ”malati” e non ritengono di dover frequentare una struttura così connotata come il Sert. In questo modo sarebbe possibile seguirli prima che l’uso diventi abuso vero e proprio e operare quindi un’adeguata prevenzione.
Elena Orsi

Il Piccolo, 03 novembre 2009
 
IL COMUNE RINNOVA LA CONVENZIONE CON IL CENTRO PER ALTRI SEI MESI 
Povertà e disagio, boom di domande al ”Bassa soglia” 
Una quarantina gli utenti che si sono rivolti agli operatori della sede di via Natisone
 

Il Centro a bassa soglia di via Natisone rimane aperto. Il Comune ha deciso di rinnovare la convenzione con l’associazione Nuova entrata libera, in scadenza in questi giorni, così da non far venire meno il servizio. Sempre più utilizzato a causa delle difficoltà economiche che hanno investito l’Isontino.
Dalla ventina di utenti di media dei giorni di apertura negli ultimi mesi si è passati a 30-40, secondo quanto riferisce l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin. «Si tratta di persone che non risiedono solo a Monfalcone – aggiunge – e che si rivolgono al centro perché in difficoltà contingente e non perché borderline».
Nonostante l’uso allargato a tutto il Monfalconese del centro, sorto come azione di riduzione del danno, al progetto dell’Ass sulle tossicodipendenze che aveva nella struttura un cardine non hanno aderito tutti i Comuni dell’Ambito socio-assistenziale Basso isontino.
«Per ora non è stato quindi possibile – prosegue Cristiana Morsolin – mettere a bando la gestione del centro. In attesa di una soluzione condivisa, che pareva già certa, Monfalcone, che comunque si sarebbe accollata una spesa più alta rispetto ai centri del mandamento, ha deciso di farsi carico del problema, rinnovando la convenzione con Nuova entrata libera per altri sei mesi». Tutti i Comuni dell’Ambito avevano concordato con il progetto dell’Azienda sanitaria, che prevedeva anche la presenza di operatori di strada nei centri più piccoli.
«Dopo il rinnovo dell’amministrazione, il Comune di Fogliano Redipuglia ha comunicato di non voler aderire, anche fino alla scorsa settimana l’aveva fatto solo in modo verbale», aggiunge l’assessore alle Politiche sociali. Il Centro a bassa soglia è l’unico servizio erogato sul territorio, oltre a quello del Sert, dopo che è stato chiuso il Centro diurno per tossicodipenti di Terranova. Nel 2008 la struttura di via Natisone ha avuto 351 utenti ed è rimasto aperto 606 ore, erogando 4.940 pasti, mentre pc e telefoni sono stati utilizzati dagli utenti 2.557 volte. Gli operatori hanno effettuato 271 colloqui individuali ed effettuato 104 invii a servizi sociali e servizi dell’Ass (di cui 55 semplici e 49 complessi). Si tratta di dati che confermano la valutazione positiva del servizio finora effettuata dal Sert dell’Azienda sanitaria e che di fatto aveva convinto gli altri centri del mandamento a trasformare il Centro a bassa soglia in un servizio a livello dell’intero Ambito socio-assistenziale. (la.bl.)

Il Piccolo, 08 novembre 2009 
 
DALL’AMMINISTRAZIONE NETTA CONTRARIETÀ AL PROGETTO PUBBLICO DI PREVENZIONE  
Tossicodipendenze, Fogliano taglia i fondi  
Il sindaco: «Il centro Bassa Soglia non si batte per vietare l’uso di stupefacenti» 
Il messaggio deve essere ”non drogatevi” e non ”drogatevi poco” per questo non assicuro il nostro contributo

di LUCA PERRINO

FOGLIANO Nella conferenza dei sindaci dell’ambito socio-assistenziale, che si è tenuta a Turriaco nei giorni scorsi, il sindaco Antonio Calligaris ha comunicato che il Comune di Fogliano Redipuglia non finanzierà il progetto Bassa Soglia. Il progetto prevede di mantenere la gestione del centro di Monfalcone e l’istituzione di un servizio di educatori di strada su tutti i Comuni del mandamento per l’attività di prevenzione alle tossicodipendenze nei confronti di giovani ed adolescenti.
«Quello che non convince la nostra amministrazione – spiega Calligaris – è principalmente l’approccio educativo alla riduzione del danno sul quale si fonderebbe l’azione di prevenzione alle tossicodipendenze che ci è stata prospettata. Senza dubbio può essere un’iniziativa apprezzabile l’attività cosìddetta su strada che si vorrebbe attuare in tema di prevenzione delle tossicodipendenze. Ciò che non condividiamo è lo spirito educativo e il messaggio che si vuole diffondere attraverso l’approccio alla riduzione del danno che ci è stato chiesto di finanziare».
Nello specifico tale approccio si fonda sull’obiettivo di limitare gli effetti della tossicodipendenza anziché, secondo il primo cittadino, prediligere un’azione diretta all’ostacolo concreto e totale del diffondersi anche delle droghe leggere. Sulla base della valutazione dei vari esperimenti che si sono attuati in questa direzione in altri Comuni italiani, durante la conferenza dei sindaci Calligaris ha espresso la sua perplessità e la conseguente contrarietà di Fogliano Redipuglia. «Intendo, infatti – continua – evitare che si realizzi anche nella nostra comunità un intervento come quello del progetto Extreme della Asl di Firenze che ha condotto degli educatori di strada a dispensare nelle scuole vere e proprie istruzioni per l’uso, seppur limitato, di sostanze stupefacenti. Se il messaggio che si vuole trasmettere ai nostri giovani è ’drogatevi poco’ anziché quello di ’non drogatevi affatto’, la mia contrarietà non può che essere totale. Per questo ho ritenuto che i 2300 euro, che vengono richiesti al Comune per questa attività, possano essere destinati ad altre opere che reputo più coerenti e utili. Mi sembra, infatti, più consono in tema di prevenzione alle tossicodipendenze, continuare ad investire sulle attività del nostro Centro di aggregazione giovanile comunale, anziché disperdere queste risorse in progetti a dir poco discutibili».

Messaggero Veneto, 08 novembre 2009 
 
Lotta alle dipendenze, polemica tra Calligaris e Romano 
 
FOGLIANO REDIPUGLIA. Il tema più importante al recente consiglio comunale di Fogliano Redipuglia era la variazione di bilancio collegata alla rinuncia all’alienazione dell’immobile oggi sede municipale. Punto su cui Ottavio Romano, consigliere di Rc-Pdci, si è astenuto sottolineando che «per la lista comunista in linea di principio può essere condivisibile il mantenimento della proprietà dell’immobile, da destinarsi a fini istituzionali o sociali, o anche per offrire spazi all’associazionismo. Tuttavia è innegabile che l’alienazione dell’immobile fosse stata inserita in una pianificazione complessiva che puntava a reperire risorse per il programma triennale dei lavori pubblici, cioè per investimenti sul territorio comunale».
Secondo Romano, la rinuncia all’alienazione ha aperto un «buco di 450 mila euro non colmato in alcun modo, prova ne sia che la variazione di bilancio della giunta presenta un saldo negativo di 411 mila euro in meno di entrate e di conseguenza 411 mila euro in meno di uscite per investimenti. E questo, concretamente, significa ridimensionamenti, discutibili, dei lavori programmati, o addirittura cancellazione completa degli stessi, come l’intervento in piazza Roma».
In apertura di consiglio, inoltre, il sindaco Antonio Calligaris ha voluto comunicare la decisione della giunta di non aderire al progetto previsto dal Piano di zona dell’Ambito Basso Isontino dell’Ass e del Servizio sociale dei Comuni dell’Ambito, in collaborazione con l’associazione Nuova entrata libera, progetto che prevede l’utilizzo di operatori di strada in funzione di prevenzione della marginalità sociale e delle dipendenze da alcol o droga, in particolare di giovani e adolescenti, e la gestione del Centro bassa soglia di Monfalcone. «Quello che non convince la nostra amministrazione – ha spiegato Calligaris – è principalmente l’approccio educativo alla riduzione del danno su cui si fonderebbe l’azione di prevenzione alle tossicodipendenze che ci è stata prospettata. È apprezzabile l’attività su strada che si vorrebbe attuare in tema di prevenzione delle tossicodipendenze, ma ciò che non condividiamo è lo spirito educativo e il messaggio che si vuole diffondere attraverso l’approccio alla riduzione del danno. Tale approccio si fonda sull’obiettivo di limitare gli effetti della tossicodipendenza, anziché prediligere un’azione diretta all’ostacolo concreto e totale del diffondersi anche di droghe leggere. Sulla base della valutazione dei vari esperimenti che si sono attuati in questa direzione in altri Comuni italiani, alla conferenza dei sindaci ho espresso la mia perplessità e la conseguente contrarietà di Fogliano Redipuglia».
«Se il messaggio che si vuole trasmettere ai nostri giovani è “Drogatevi poco” anziché quello di “Non drogatevi affatto”, la mia contrarietà non può che essere totale. Per questo – ha concluso Calligaris – ho ritenuto che i 2.300 euro richiesti al Comune possano essere destinati ad altre opere che reputo più coerenti e utili, come le attività del nostro Centro di aggregazione giovanile comunale».
Stupefatto di tale decisione Romano, che non concorda con la banalizzazione del problema operata dal sindaco, «che non ha spiegato come il Comune intenda muoversi di fronte all’eventuale presenza di gruppi informali o singoli a rischio marginalità o dipendenza. Chissà, forse, al posto degli operatori, manderanno le ronde». (c.v.)

Il Piccolo, 12 novembre 2009 
 
INTERVENTI ANTI-DROGA 
IL SERT  
Il ”no” di Fogliano fa saltare il progetto tossicodipendenze  
Tutto era pronto. L’assessore Cristiana Morsolin: «Ora dovremo ricorrere a una nuova convenzione» 
«Il sindaco Calligaris avrebbe dovuto almeno informarsi sul lavoro che stiamo portando avanti»
 
 
di LAURA BORSANI

MONFALCONE Battuta d’arresto per il progetto sulle tossicodipendenze predisposto dai Comuni dell’Ambito socio-assistenziale del Monfalconese. La posizione assunta dal sindaco di Fogliano Redipuglia, Antonio Calligaris, che ha manifestato perplessità, rischia di vedere slittare al prossimo anno l’intero pacchetto dedicato agli interventi sul territorio. Il motivo sarebbe sostanzialmente legato a una questione di natura giuridica: «L’eventuale mancato contributo finanziario da parte del Comune foglianino – spiega l’assessore alle Politiche sociali di Monfalcone, Cristiana Morsolin – porrebbe la necessità di dover rivedere il piano, già licenziato anche sotto il profilo della quantificazione economica nel 2008 e che avrebbe dovuto trovare avvio quest’anno. Tutto era pronto per partire, i Comuni avevano infatti inserito le poste in bilancio. Eccetto Fogliano. Si pone a questo punto il problema di dover ricorrere a una diversa convenzione». Il costo complessivo è stato quantificato in 108.542,80 euro, ripartito tra i 9 enti locali dell’Ambito in base al numero di abitanti, con Monfalcone a sostenere in larghissima parte le spese relative al Centro Bassa Soglia.
TUTTO SLITTA Sembrano dunque prospettarsi rallentamenti all’inziativa messa in campo in collaborazione con l’Ass Isontina, in particolare il Sert. Calligaris ha ritenuto che «i 2300 euro richiesti al Comune per questa attività, possano essere destinati ad altre opere che reputo più coerenti e utili», non condividendo «l’approccio educativo alla riduzione del danno sul quale si fonderebbe l’azione di prevenzione alle tossicodipendenze che ci è stata prospettata» ed il «messaggio che si vuole diffondere». Una situazione che fa osservare l’assessore Morsolin: «Dispiace che non sia stata colta l’importanza e la lungimiranza del progetto. La posizione del sindaco Calligaris mi sembra più legata a pregiudizi ideologici che non a una reale comprensione del piano». L’assessore continua: «Si tratta di un percorso portato avanti in questi ultimi due anni, insieme al Sert e ai tecnici del Servizio sociale di Ambito. Un piano che ora intendiamo implementare e potenziare, soprattutto in ordine agli interventi preventivi. Abbiamo costruito un sistema di messa in rete rivolto a tutte le fasce d’età e articolato su più livelli. Vi rientra dunque la sfera riguardante la cura e la riduzione del danno a carico del Sert con percorsi definiti e il supporto del Centro a Bassa Soglia, al quale confluiscono utenti da tutto il mandamento. Ma l’aspetto sul quale i Comuni si sono concentrati – prosegue – è legato all’azione preventiva. La tossicodipendenza viene considerata in senso più ampio, legata a droghe non lecite ma anche lecite, come l’abuso di alcol».
IL PROGETTO Un’azione, dunque, strutturata su più livelli, che partendo dalla prevenzione primaria, di informazione e educazione nelle scuole, rivolta ad alunni e alle famiglie, passa attraverso gli interventi territoriali, con il lavoro garantito dagli operatori di strada. Fino a raggiungere le realtà dei giovani e degli adulti, per i quali viene condotta un’opera di rieducazione alla salute, puntando sulla riduzione del danno personale, ma anche sociale ed economico. Con ciò avvalendosi contestualmente del contributo fornito dalle realtà associative del territorio. «L’operatore di strada – spiega la Morsolin – è molto importante. Si tratta di creare occasioni di incontro e di aggancio con i ragazzi e i giovani, sfruttando questi momenti per parlare di prevenzione. È un approccio di guida, di accompagnamento, e di individuazione di eventuali problematiche, di sentori di disagio che possono essere affrontati in termini informali, prima che una situazione a rischio possa sfociare in una criticità conclamata». L’assessore ricorda poi l’importanza di Overnight che «oltre ad essere stato riconosciuto dalla Regione come migliore piano presentato, ha una forte valenza preventiva e educativa apprezzata e condivisa dalle famiglie».
IL SERT Il responsabile del Sert di Monfalcone, Andrea Fiore, da parte sua interviene in qualità di operatore. «Non voglio entrare nel merito politico della questione – premette -. Voglio invece chiarire che il progetto è strutturato in modo capillare e modulare, occupandosi su più fronti di tutte le forme di dipendenza. Ciò che avrei auspicato dal Comune di Fogliano – aggiunge – è una richiesta di informazioni diretta sul lavoro che stiamo portando avanti». Fiore evidenzia: «La filosofia non è quella semplicistica di invitare a drogarsi di meno, ma di porre in atto azioni strutturate su esigenze e problematiche diverse, a partire dalla prevenzione primaria con l’informazione nelle scuole, fino al monitoraggio dei disagi e la cura vera e propria. Si tratta, insomma, di un’opera sinergica tra più attori del progetto per controllare il fenomeno. Ciascuno sta facendo la sua parte e si chiede a tutti di partecipare in modo coeso. Non aderire significa perdere il senso della costruzione globale».

INTERVENTI ANTI-DROGA. VIAGGIO NEL CENTRO BASSA SOGLIA DI VIA NATISONE  
Non solo tossici, anche operai senza lavoro

MONFALCONE Via Natisone 1, ore 12. Le porte di questo edificio bluastro tappezzato di murales si aprono e la gente – almeno 25 persone al giorno – comincia a entrare. Sono alcolisti, tossicodipendenti, o semplicemente operai rimasti senza lavoro, che vanno all’Officina sociale per farsi una doccia. Ognuno con i propri problemi, ognuno con il proprio bagaglio di emarginazione. Lì, in quello che per anni è stato comunemente chiamato il ”Centro blu”, e che dal 2003 è la sede del progetto Bassa soglia, decine di persone pranzano, parlano, giocano a carte e tamponano in vario modo i bisogni e le sofferenze fisiche, psicologiche, socio-economiche, frutto di dipendenze ed emarginazione.
C’è l’operario 56enne siciliano, da 25 anni a Monfalcone, prima finito in cassa integrazione e adesso disoccupato, che dopo aversi visto tagliare la corrente elettrica a casa, viene quasi ogni giorno della settimana, tra le 12 e le 14 (orario di apertura del centro) a lavarsi. C’è la 25enne monfalconese eroinomane, neomamma, che parla di tasse e documenti. C’è l’immigrato nordafricano che chiede informazioni sul permesso di soggiorno. C’è il 70enne alcolista che vive in camper e deve mangiare. E di là passa anche chi, prima di andare a lavorare, chiede di avere una siringa pulita per iniettarsi in vena una dose di eroina, lontano da occhi indiscreti.
Negli ultimi tre anni le persone che il centro di via Natisone ha contattato sono state 269. Di queste, quasi tutte frequentano assiduamente la struttura. Lo si vede dai registri che gli operatori sociali dell’associazione ”Nuova entrata libera” custodiscono negli uffici, al primo piano. Pagine e pagine in cui, pur nel rispetto dell’anonimato delle persone, raccolgono dati e informazioni che vengono poi trasmessi al Sert. «Il nostro non è, ovviamente, un lavoro di tipo sanitario – spiega Luciano Capaldo, il referente del progetto Bassa soglia, che riceve circa 100mila euro annui dal Comune di Monfalcone, che servono per la gestione della struttura, l’erogazione dei pasti, le utenze telefoniche e il materiale utilizzato, oltre al lavoro svolto dagli operatori in strada -. Lavoriamo per ridurre l’emarginazione delle persone e fare da filtro con i servizi sociali. Molto spesso, infatti, in chi ha bisogno di aiuto subentrano la vergogna e la paura di correre dei rischi. Noi ci occupiamo di riduzione del danno, che è uno dei quattro pilastri sui quali si basa la lotta alle tossicodipendenze (gli altri sono prevenzione, cura e contrasto al narcotraffico, ndr.). A differenza di ciò che sostengono persone come il sindaco di Fogliano Calligaris, la riduzione del danno è fondamentale per far emergere il sommerso, per evitare casi di overdose, per ridurre la diffusione di malattie». Per questo, se un tossicodipendente bussa alle porte dell’Officina sociale e chiede di avere una siringa pulita, questa non gli viene negata.
Il centro, per chi lo frequenta (non solo tossicodipendenti, ma anche persone con altre problematiche di tipo psicologico e sociale), è questo: un luogo a metà tra punto di riferimento e ultima spiaggia. Alle 12 il centro apre ed è come se suonasse la campanella a scuola. La gente, di tutte le età, entra, si saluta, va in sala da pranzo. Si ferma fuori coni cani, parcheggia il camper. Lo spazio comune, aperto a tutti, è quello al piano terra. Su un tavolino c’è un mucchietto di preservativi; affissi al muro ci sono poster, ma anche avvisi dell’Ufficio del lavoro di Gorizia, numeri di affittacamere e di organizzazioni sindacali. Ci sono i divanetti, qualche libro, qualche gioco di società. C’è la lavatrice. «Il prossimo anno dovremmo riuscire ad avere due postazioni Internet libere – afferma ancora Luciano Capaldo -. Qui da noi c’è sempre gente, e non sono di Monfalcone. C’è una coppia di Turriaco con un figlio, ci sono alcuni gradesi, c’è anche qualcuno di Fogliano».

Messaggero Veneto, 12 novembre 2009 
 
L’opposizione accusa il sindaco: superficialità e populismo nel no al Centro a bassa soglia 
 
FOGLIANO REDIPUGLIA. Sconcerto esprimono i consiglieri della lista Insieme (Sara Vito, Mauro Piani, Sergio Contin, Federico Zorzenon) dai banchi d’opposizione sulle affermazioni del sindaco Calligaris circa il Centro a bassa soglia e il più ampio progetto pubblico di prevenzione delle tossicodipendenze, con protagonisti Comuni della sinistra Isonzo, Ambito distrettuale Basso Isontino e Azienda sanitaria.
Progetto a cui Fogliano, unico tra gli enti locali coinvolti, ha deciso di non aderire. Avverso tale decisione, tutta la minoranza ha espresso da subito la propria forte contrarietà. «Ciò che in primo luogo lascia senza parole sono la superficialità e il populismo che Calligaris e la sua coalizione hanno usato per valutare un progetto di importanza provinciale, che ha trovato d’accordo all’unanimità tutti i Comuni coinvolti. Quello che è stato un bell’esempio di lavoro condiviso tra amministratori isontini, che hanno con grande senso di responsabilità affrontato il problema vista l’importanza e la gravità delle tossicodipendenze, ha visto come unica nota stonata – dicono – l’atteggiamento del Comune di Fogliano, che sembra aver capito ben poco degli obiettivi del progetto, peraltro proposti da personale medico competente in materia».
Spiegano che il Centro a bassa soglia d’accesso è solo una delle azioni di un progetto ben più ampio, che incentra la sua valenza soprattutto sulla prevenzione anche attraverso la figura degli operatori di strada. «Il concetto della riduzione del danno, tanto bistrattato da Calligaris e dalla sua maggioranza, è usato solo nei confronti di malati cronici ed è inevitabilmente l’unico mezzo utile per almeno avviare un percorso di recupero di quelle persone già tossicodipendenti o alcolizzate. Fogliano è l’unico Comune che, non aderendo al progetto, non solo non dà risposta alcuna al problema della dipendenza già in essere, ma non mette nulla in campo in tema di prevenzione. I 2.300 euro che avrebbe dovuto versare Fogliano non sono che una goccia nel mare per consolidare questo progetto fatto in rete che, dividendo le spese tra tutti gli enti aderenti, permette l’avvio di un progetto strutturato che altrimenti un singolo Comune, da solo, non potrebbe di certo. Quindi ben venga la volontà di investire queste risorse sul nostro centro di aggregazione giovanile, ma si tratta, e fortunatamente per la nostra collettività, di questioni ben distinte perché le politiche giovanili non sono di certo legate a quelle sociali e di assistenza in caso di devianze».
Dicono che la posizione della maggioranza si fonda su pura e inutile demagogia, che non solo non risolve, ma nemmeno affronta il problema al quale infatti non dà alcuna risposta. (cr.vi.)

Il Piccolo, 24 dicembre 2009
 
ESAURITO IL FONDO SOLIDARIETÀ DELLA CARITAS STA PER PARTIRE UNA NUOVA COLLETTA 
Oltre 500 pasti al mese nella mensa dei poveri 
Domenica all’oratorio San Michele il tradizionale pranzo natalizio con 130 commensali

La Caritas decanale delle parrocchie di Monfalcone assiste ogni mese in media circa 150 famiglie fornendo loro «borse della spesa», mentre la mensa all’oratorio San Michele di Monfalcone prepara circa 500 pasti caldi per coloro che versano in condizioni di disagio estremo. Allo sportello Caritas di via Mazzini, inoltre, arrivano centinaia di richieste di ogni genere da diverse persone che, grazie alla disponibilità di diversi volontari riescono a ricevere il minimo aiuto essenziale del quotidiano. Continua pure la raccolta di indumenti e di mobili (alla Marcelliana). Ieri, poi, nell’ultimo giorno di scuola si sono mobilitati anche i bambini della materna di via Roma, che hanno effettuato per il Natale la raccolta della pasta consegnata alla Caritas. E’ un bilancio piuttosto pesante di fine anno, riscontrato proprio alla vigilia delle festività natalizie, dal parroco di Sant’Ambrogio, don Fulvio Ostroman, per una situazione che continua a peggiorare e con le persone disagiate in forte aumento. «Per questi motivi chiediamo aiuto a tutti e non lasciamo soli chi soffre – afferma don Fulvio – poiché contrariamente a quello che si pensa, questi segnali preoccupanti ci fanno capire che la povertà è in aumento e tutti noi abbiamo il dovere di intervenire con chi è in difficoltà o è caduto in disgrazia per la perdita del posto di lavoro. Proprio su questo fronte, purtroppo confermo che è già esaurito il fondo di solidarietà, proposto nei mesi scorsi dall’arcivescovo di Gorizia monsignor Dino De Antoni, che ha raccolto e distribuito circa 250mila euro e al quale vi hanno aderito tutte le parrocchie della provincia, per aiutare le famiglie bisognose che vivono nel disagio sociale (una trentina solo nel mandamento monfalconese), ridotte alla povertà perché il genitore o è in mobilità o in cassa integrazione a zero ore. Tutto questo oggi sembra incredibile per chi non ha problemi. Purtroppo è la cruda realtà che stiamo vivendo. Si pensa, infatti, a livello diocesano – sottolinea ancora don Fulvio – di riprendere il progetto perché quello che è stato fatto non è bastato». Domenica la parrocchia di Sant’Ambrogio, la Caritas decanale che coinvolge tutte le parrocchie di Monfalcone e quella di Staranzano organizzano all’Oratorio San Michele una giornata speciale. Si comincerà alle 12 con la messa, seguita alle 13 dal pranzo natalizio. E’ prevista la partecipazione di 130 persone con invito esteso alle autorità cittadine.

Il Piccolo, 28 dicembre 2009
 
Giovani e cassintegrati al pranzo della Caritas 
Al San Michele l’evento natalizio per i bisognosi. Don Ostroman: «Non più solo anziani»

di ELISA COLONI

«Purtroppo la povertà, qui a Monfalcone, è in aumento. Poco prima di iniziare il pranzo ne parlavo con gli altri in cucina: quest’anno si vedono facce nuove, tra cui molti giovani, che raccontano di essere cassintegrati o disoccupati. Un fenomeno che gli anni scorsi non si notava in città».
A parlare è don Fulvio Ostroman, il parroco del Duomo di Sant’Ambrogio, ”anima” del pranzo natalizio organizzato dalla Caritas decanale per i monfalconesi che versano in difficili condizioni economiche o patiscono l’isolamento e la solitudine della vecchiaia. Ieri, infatti, le sale dell’oratorio San Michele di via Mazzini hanno accolto circa 120 persone per il tradizionale appuntamento che riunisce i sacerdoti del decanato e i bisognosi di aiuto e di compagnia.
Tanti gli anziani, anche se non sono mancate le facce giovani, qualche bambino e alcune persone straniere, prevalentemente bengalesi. «Quando abbiamo avviato questa tradizione, circa 15 anni fa – ha spiegato don Ostroman – eravamo in dieci, di cui quasi tutti sacerdoti. Adesso siamo almeno in 120 e le facce sono cambiate. Negli anni scorsi c’erano quasi esclusivamente anziani, mentre oggi purtroppo si vedono molte famiglie giovani, che raccontano di avere difficoltà sul lavoro e di non riuscire più a permettersi un vero pranzo di Natale». Oltre ai 120 pasti preparati ieri, altri 40 sono stati confezionati e portati dai volontari della Caritas e da un gruppo di fedeli della parrocchia di Sant’Ambrogio nelle case di monfalconesi anziani e malati, che non riescono più a spostarsi di casa.
L’appuntamento di ieri (solitamente il pranzo natalizio si faceva il 26 dicembre, però quest’anno si è optato per la domenica) è iniziato a mezzogiorno con la messa che si è svolta nella cappella dell’oratorio San Michele, seguita dal pranzo alle 13. Menu: salumi, formaggi e insalata russa come antipasto, un bis di primi (gnocchi e pasticcio), maiale con verdure per secondo e, infine, dolce e caffè.
Ma al di là del cibo, l’occasione di ieri è stata, come sempre, un modo per stare insieme, per far dimenticare a tante persone i problemi e le difficoltà di ogni giorno. Seduti a due grandi tavolate, gli ospiti hanno mangiato, parlato, riso e ascoltato la band salita sul palco. E poi hanno potuto giocare alla lotteria, con dei premi messi in palio grazie al contributo di un gruppo di lavoratori della centrale termoelettrica A2A.
«Vorrei ringraziare tutte le persone e le realtà che hanno permesso la realizzazione, anche quest’anno, di un evento importante e che riesce a donare gioia a tante persone – ha commentato don Ostroman -. A partire dai tanti volontari e fedeli che hanno dato una mano. E poi ci tengono a dire grazie a tutti coloro che, con le loro donazioni, hanno contribuito alla riuscita del pranzo. A partire dalla Fondazione Cassa di risparmio di Gorizia e dai lavoratori della centrale A2A, che hanno volontariamente contribuito all’acquisto dei premi con cui abbiamo potuto organizzare una divertente lotteria».

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Il Piccolo, 17 marzo 2009 
 
VERTICE AI SERVIZI SOCIALI DI AMBITO  
Fondi per gli «orfani» del Reddito
  
  
È allarme sociale per il mancato rinnovo del Reddito di cittadinanza. Tanto che oggi è in programma un vertice tra i Servizi sociali di ambito per capire in che modo far fronte all’eliminazione del provvedimento che a Monfalcone aveva visto nel 2008 oltre 400 domande alle quali la Regione aveva fatto fronte con un milione 240mila euro. E i fondi 2009 si sono ridotti alla metà: 565mila. E il Comune ora si trova in difficoltà nel garantire l’assistenza alle 400 persone che erano state individuate come destinatari del reddito. Proprio grazie a questo provvedimento il lavoro dei Servizi sociali era aumentato del 40% nell’anno.
La Regione aveva assegnato alla città di Monfalcone i fondi necessari a rispondere a tutte le domande pervenute, ma solo per queste. Da agosto 2008 poi, i Servizi sociali hanno quindi cessato di accogliere le domande. E non ci sarà alcun altro provvedimento che consentirà di far fronte a queste situazioni di difficoltà. Il risultato è che dal milione 200mila euro di fondi per lo scorso anno si è passati ai 500mila euro del 2009. E il Comune vuole correre ai ripari. «Avremo una riunione con i responsabili dei Servizi sociali per capire come possiamo muoverci, quali provvedimenti o quali fonti di finanziamento potremo mettere in campo per rispondere all’emergenza dettata dalla crisi economica», spiega il vicesindaco Silvia Altran. Il reddito era infatti legato soprattutto a condizioni economiche particolarmente difficili del richiedente: spettava infatti soltanto a persone con un reddito inferiore ai 5mila euro annui. I destinatari erano tutti i nuclei familiari, senza limiti di età. Il regolamento prevedeva uno stanziamento globale di 22 milioni di euro (decisi dalla precedente giunta Illy), per una durata sperimentale di cinque anni, ma era stato cancellato dopo un solo anno in seguito alla vittoria elettorale di Renzo Tondo e del centrodestra. La tipologia di persone che si era presentata agli sportelli per chiedere il sostegno era stata, a Monfalcone, la più variegata. Si trattava di persone singole, ma anche di famiglie, di anziani e di giovani, senza una categoria prevalente. Quindi, ancora una volta questo dato indica che le difficoltà economiche e sociali a Monfalcone sono trasversali, e non si collocano in un particolare ambito sociale. (e.o.)

Il Piccolo, 09 dicembre 2008 
 
HA UN UN VALORE DI 40 EURO AL MESE: SERVE A PAGARE SPESA E BOLLETTE  
Arriva la social card per 500 monfalconesi  
Concessa a chi ha un reddito inferiore a 6mila euro. Oggi negli uffici postali il via alla distribuzione
 
 
Entra nel vivo oggi la distribuzione delle social card, le carte d’acquisto erogate dal Governo nazionale a quanti hanno un reddito annuale inferiore ai 6mila euro. Nel Monfalconese il numero di quanti hanno diritto a entrare in possesso di questa sorta di bancomat sono circa 500. Sono invece una cinquantina le card in arrivo nel mandamento. Questi i dati riferiti al numero di richieste pervenute all’ufficio postale di Monflacone. Un dato in linea con le previsioni del Comune di Monfalcone, che appunto metteva in conto di poter ricevere meno di una centinaio di card. E non per mancanza di necessità, quanto perchè i limiti per l’assegnazione della tessere sono ben definiti, e molto più bassi, in realtà, di quanto richiesto per il reddito di cittadinanza o per la Carta famiglia. Potenzialmente, infatti, stando ai dati diffusi dal ministero per l’Economia, in regione dovrebbero arrivare 23mila card, che rapportate alle popolazione di Monfalcone farebbero un numero potenziale di 500 beneficiari. Una cifra che sembrerebbe rispecchiare la situazione della città, visto che la Carta Famiglia, un provvedimento simile a quello della social card previsto dalla Regione Friuli Venezia Giulia, ha avuto in città circa 600 richieste.
La social card prevede però limiti ben più definiti: è indirizzata agli anziani tra 65 e 69 anni con pensioni fino a 6mila euro, o da 70 anni in poi fino a 8mila euro che però possiedono, insieme al coniuge, al massimo una casa, una macchina, hanno una utenza elettrica e una del gas. Spetterà anche alle famiglie con figli sotto i 3 anni, ma anche in questo caso ci sarà la soglia di reddito fissata a 6mila euro, anche se sarà possibile avere fino a due automobili. A Natale porterà una dote di 120 euro, poi sarà «ricaricata» con 80 euro ogni due mesi. La card sarà cumulabile con gli altri interventi previsti dalla Regione, come la Carta Famiglia. Le assegnazioni del reddito di cittadinanza, che a Monfalcone ha visto un numero molto alto di domande, tra i più alti in regione con circa 300 richieste, stanno iniziando a decadere proprio in questi giorni. Per quanto riguarda la Carta Famiglia, a inizio agosto le domande per l’attivazione erano 406, nel mese di novembre, per la sola città di Monfalcone, sono salite a 600, il che significa che in tre mesi ne sono arrivate oltre duecento. Numeri più bassi di quelli previsti per la carta distribuita dal governo, che rischia di fermarsi appunto a poche centinaia di richieste. La card servirà ad acquistare alimentari, ma consentirà anche l’accesso alle tariffe sociali dell’Enel e, per l’importo contenuto, consentirà anche di avere uno sconto del 5% sui beni acquistati. Ma come si vede è difficile che la social card possa prendere il posto di altri provvedimenti quali appunto il Reddito di cittadinanza o la Carta Famiglia.

Il Piccolo, 01 dicembre 2008 
 
Previste in città solo 100 social card  
L’assessore Morsolin: «Non compenseranno lo stop al Reddito»
 
 
La Social Card arriva oggi anche a Monfalcone, negli uffici postali. Potenzialmente, stando ai dati diffusi dal ministero per l’Economia, in regione dovrebbero arrivare 23mila card. A Monfalcone, in rapporto alla popolazione, dovrebbero arrivarne 500. Una cifra che sembrerebbe rispecchiare la situazione della città, visto che la Carta Famiglia, un provvedimento simile previsto dalla Regione, ha registrato in città 600 richieste. In realtà, però non saranno più di un centinaio i monfalconesi che potranno utilizzarla.
«I dati indicatori dell’Isee per la Social Card sono molto bassi – spiega l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin – visto che la Carta Famiglia prevede un limite massimo di 35mila euro, mentre la Social Card ne prevede uno tra 6mila e 8mila euro». E anche il Reddito di cittadinanza prevedeva un limite molto basso pur con l’applicazione di alcuni correttivi, come a esempio l’inserimento di alcune agevolazioni. «Tutte le nostre analisi sono diverse rispetto ai limiti previsti dal governo – spiega la Morsolin – per cui al momento fare delle previsioni precise su quante persone in città potrebbero avere veramente accesso al provvedimento è impossibile».
Comunque è difficile che la Social card possa andare a tamponare altri provvedimenti quali il Reddito di cittadinanza, che dal 2009 sarà sospeso, o la Carta famiglia, che adesso inizierà a funzionare ma che prevede ancora fondi troppo risicati per la richiesta che c’è a Monfalcone. Le assegnazioni del Reddito di cittadinanza, che a Monfalcone ha visto un numero molto alto di domande, tra i più alti in regione con circa 300 richieste, stanno iniziando a decadere proprio in questi giorni. E la fine del provvedimento comporterà problemi non da poco conto per Monfalcone.
Anche perchè proprio grazie a questo provvedimento il lavoro dei Servizi sociali è aumentato del 40% nel corso dell’anno, con l’arrivo anche di nuovi casi di cui, fino agli scorsi mesi, non si aveva avuto alcuna conoscenza. E che, dal 2009, non otterranno più il sostentamento. Per quanto riguarda la Carta famiglia, a inizio agosto le domande per l’attivazione erano 406, nel mese di novembre, per la sola Monfalcone, sono salite a 600, il che significa che in 3 mesi ne sono arrivate oltre duecento. Un vero boom, che si configura come una nuova dimostrazione delle difficoltà economiche che molte famiglie registrano in città. La Social card prevede limiti ben più definiti: è indirizzata agli anziani tra 65 e 69 anni con pensioni fino a 6000 euro, o da 70 anni in poi fino a 8000 euro che però possiedono, insieme al coniuge, al massimo una casa, una macchina, hanno una utenza elettrica e una del gas. (e.o.)

Il Piccolo, 26 novembre 2008 
 
Stop al reddito di cittadinanza, ultime assegnazioni  
Trecento domande di aiuto in città. L’assessore Morsolin: «Servizi sociali sempre più a corto di fondi»
 
 
Scadono in questi giorni, a un anno dall’attivazione che risale al novembre dello scorso anno, le assegnazioni relative al reddito di cittadinanza, che a Monfalcone aveva visto un numero di domande tra i più alti in regione: circa 300.
La fine del provvedimento comporterà problemi non da poco conto per Monfalcone. Anche perchè proprio grazie a questo provvedimento il lavoro dei Servizi sociali è aumentato del 40% nell’anno, con nuovi casi di cui, fino agli scorsi mesi, non si aveva conoscenza. E, dal 2009, questi non otterranno più il sostentamento adesso accordato. «Il problema è grave – spiega l’assessore Cristiana Morsolin – perchè da agosto non abbiamo più potuto assegnare alcun aiuto, e dal prossimo anno anche quelli assegnati scadranno, al più tardi ad agosto del prossimo anno». La Regione ha assegnato alla città i fondi necessari a rispondere a tutte le domande finora pervenute, ma solo per queste. Da agosto, i servizi sociali hanno quindi cessato di accogliere le domande. E non ci sarà alcun altro provvedimento che ne prenderà il posto. «Purtroppo non abbiamo fondi sufficienti a fare nessun altro nuovo intervento oltre a quelli già previsti – spiega l’assessore Morsolin – e temiamo quindi che con la cessazione del reddito di cittadinanza ci sarà un effetto boomerang sui servizi, perchè l’arrivo di questo provvedimento ha comportato un aumento del 40% del lavoro dei servizi sociali». Lavoro che non è stato legato solo al maggior carico derivante dalla predisposizione delle domande cartacee necessarie per l’assegnazione del provvedimento, ma anche e soprattutto per l’arrivo di veri nuovi utenti in situazioni complesse, prima sconosciuti ai servizi sociali. Il reddito è infatti legato soprattutto alle condizioni economiche del richiedente, che devono essere inferiori ai 5mila euro annui. I destinatari erano tutti i nuclei familiari, senza limiti di età, quindi anche i pensionati in difficoltà. Il regolamento prevedeva uno stanziamento globale di 22 milioni di euro (decisi dalla giunta Illy), con una durata sperimentale di 5 anni, ma adesso si avvia ad essere cancellato. La tipologia di persone che finora si è presentata agli sportelli per chiedere il sostegno, spiega l’assessore, è la più varia. Si è trattato di persone singole, ma anche di famiglie, di anziani e di giovani, senza una categoria prevalente. Quindi, ancora una volta questo dato indica che le difficoltà economiche e sociali a Monfalcone sono trasversali, e non si collocano in un particolare ambito sociale. (e.o.)

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