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Il Piccolo, 29 luglio 2009 
 
UFFICIALE IL PASSAGGIO DI PROPRIETÀ  
Fantuzzi-Reggiane in mani Usa  
Referendum in Fincantieri: sì alla linea Fiom sull’integrativo
 
 
È ufficiale: il gruppo Fantuzzi-Reggiane comprendente anche lo stabilimento di Monfalcone è stato acquisito dalla Terex. Presenti i rappresentanti sindacali e i segretari territoriali di Fiom e Uilm, e due rappresentanti della società Usa, è stata confermata la chiusura del closing e quindi il passaggio di proprietà del gruppo da Fantuzzi-Reggiane a Terex. Già oggi nello stabilimento di Monfalcone i sindacati terranno assemblee. Dopo le ferie collettive, dal 24 agosto sono previste ancora 5 settimane di cassa integrazione ordinaria a rotazione.
I lavoratori della Fincantieri di Monfalcone, intanto, hanno approvato a larga maggioranza la linea Fiom sia per quanto riguarda l’ipotesi di piattaforma contrattuale nazionale, sia in relazione ai ”ritocchi” concordati dalla Fiom con l’azienda relativi all’integrativo già firmato da Fim e Uilm. Lo rileva l’esito del doppio referendum che la Fiom ha organizzato nel cantiere di Monfalcone. Per quanto riguarda la piattaforma nazionale hanno preso parte alla consultazione 773 dipendenti su 1281 aventi diritto (60,3%). I sì sono stati l’82,3% (773) i no il 15,5% (120); 127 invece i lavoratori dell’appalto partecipanti, con larga maggioranza di sì (89,8%). Per quanto riguarda l’integrativo i votanti sono stati 774 su 1281 aventi diritto (60,4%), i sì 625 (80,75%), i no 138 (17,83%).

Messaggero Veneto, 29 luglio 2009 
 
Monfalcone. L’attesa fumata bianca è arrivata ieri a Reggio Emilia: la società americana ha acquisito ufficialmente il gruppo Fantuzzi-Reggiane  
Arriva la Terex, gli stipendi sono salvi
 
 
MONFALCONE. È stato decisivo l’incontro di ieri, a Reggio Emilia, per il gruppo Fantuzzi-Reggiane e quindi per lo stabilimento di Monfalcone: convocato dall’azienda, l’incontro è servito per ufficializzare l’acquisizione del gruppo da parte della statunitense Terex.
Alla presenza dei rappresentanti sindacali e quindi anche dei rappresentanti delle segretarie territoriali isontine di Fiom e Uilm, ma anche due rappresentanti della società americana, è stata confermata la notizia della chiusura del closing e quindi del passaggio di proprietà del gruppo da Fantuzzi-Reggiane alla statunitense Terex, passaggio che allenta la tensione dopo mesi di forte preoccupazione per il futuro del gruppo e dei lavoratori, dopo il tira e molla delle banche e dopo la grave crisi di liquidità in cui è stato catapultato anche il sito monfalconese e che aveva spinto i lavoratori, qualche settimana fa, a chiedere un incontro prima con il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto e poi con il Prefetto di Gorizia.
«Dopo la cautela dei giorni scorsi, oggi possiamo finalmente dire che la notizia è certa: Fantuzzi-Reggiane è passata in proprietà alla Terex. Devono ancora essere precisate molte cose e sarà fatto in base a dati ufficiali, ma l’importante è che si ripartirà e che Terex ha già confermato di voler fare un’iniezione di liquidi. Ciò – ha detto Fabio Baldassi della segretaria Fiom Cgil, parlando anche a nome degli altri colleghi – permette di guardare con serenità ai prossimi mesi soprattutto perché vengono confermati gli stipendi dei dipendenti.
La nostra paura era appunto che ciò non succedesse, invece Terex ha confermato la volontà di proseguire l’attività e di aver deciso di acquisire Fantuzzi-Reggiane proprio per la serie di prodotti collocati in diversi mercati».
Insomma esistono potenzialità certe anche per lo stabilimento monfalconese di essere forti sui mercati e poter reggere e superare la crisi, anche perché dall’incontro non sono emerse brutte sorprese riguardo al bond: l’azienda americana, subentrando come controparte degli obbligazionisti, rimborserà l’ultima tranche del bond in scadenza, per un impegno complessivo (acquisizione compresa) di 170 milioni di euro. Una cifra inferiore alla valutazione di 215 milioni di euro, alla base del pre-accordo dell’estate del 2008.
Già oggi nello stabilimento di Monfalcone i sindacati terranno assemblee informative con i lavoratori. Dopo le ferie collettive, dal 24 agosto sono previste ancora 5 settimane di cassa integrazione ordinaria a rotazione e comunque da gestire secondo le esigenze produttive. Soddisfazione è stata espressa anche dal segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan che ricorda come «ci siamo spesi tutti per salvare l’azienda, abbiamo retto per 14 mesi, anche arrivando a momenti allo scontro con i lavoratori, che hanno però capito come era necessario anche stare fermi per il bene dell’azienda. Comunque ora si dovranno capire le intenzioni della nuova proprietà il piano industriale, le intenzioni per il gruppo e per Monfalcone. Terex sembra azienda seria, che potrebbe fare di tutto per rilanciare un gruppo con professionalità e potenzialità che sarebbe peccato perdere».
Soddisfatto per la conclusione dell’acqusizione anche il segretario provinciale della Failms-Cisal, Fabrizio Ballaben che lamenta però di aver appreso la notizia da Internet sul giornale interattivo degli investitori “Milano Finanza”.
«C’è molto stupore e dispiacere perché le notizie non sono giunte da chi si era impegnato formalmente in prefettura di Gorizia a fornirmi le notizie sull’evolversi della situazione dell’azienda – ha affermato riferendosi al segretario provinciale della Fiom-Cgil e ricordando come avesse chiesto di essere informato anche al sindaco, così come le altre sigle sindacali –, ma a oggi le informazioni non sono pervenute».
Cristina Visintini

Il Piccolo, 02 agosto 2009 
 
Reggiane, chiesta una proroga della ”cassa” fino a novembre La Failms: «L’azienda dia risposte» 
Il segretario Ballaben: «La vendita a Terex gestita in silenzio dalla proprietà»
  
 
«Siamo soddisfatti per il risultato raggiunto, che si sia rasserenata la situazione alla luce dell’acquisto della società americana Terex della Reggiane. Ma siamo, per contro, ampiamente amareggiati perchè le notizie non le abbiamo assunte da fonti ufficiali. Chi si era preso l’impegno di informarci nel tavolo di confronto in Prefettura a Gorizia, non lo ha fatto. È un comportamento scorretto nei confronti di tutti i lavoratori». A prendere posizione, all’indomani della sigla del closing di cessione, attraverso il quale la Terex è subentrata alla famiglia Fantuzzi nell’ambito del Gruppo Fantuzzi Reggiane e Noell Crane, è la Failms-Cisal, con il segretario regionale Fabrizio Ballaben. «L’altro ieri – ha spiegato – ci siamo incontrati nella sede istituzionale a Trieste con l’assessore regionale al Lavoro, Rosolen, mentre era assente poichè in ferie il capo del personale della Reggiane. Durante l’incontro abbiamo espresso la soddisfazione per l’acquisizione da parte della società americana, ma abbiamo evidenziato il fatto che non ci sia pervenuta alcuna informazione ufficiale. Alla Regione abbiamo chiesto, attraverso l’assessore Rosolen, di avere ulteriori informazioni sullo sviluppo della situazione, facendo presente che in sede istituzionale dovrà avvenire un incontro per capire quale sarà la gestione della fase transitoria e la futura programmazione lavorativa della nuova azienda americana». Una richiesta di chiarimento anche a fronte del fatto che la Reggiane Cranes and Plants Spa, che in città ha uno stabilimento con una settantina di dipendenti, tra operai e impiegati, ha comunicato la richiesta di una proroga della cassa integrazione ordinaria dal 24 agosto fino al 2 novembre. Nella comunicazione ai sindacati, infatti, si legge: «Data l’attuale situazione in cui continuano a persistere comprovate difficoltà legate ad una crisi temporanea di mercato, ai sensi dell’articolo 5, legge 164/1975, ci troviamo costretti a chiedere la proroga della cassa integrazione ordinaria per lo stabilimento di Monfalcone per il periodo dal 24 agosto al 2 novembre».
Il segretario Ballaben aggiunge: «Il rammarico, in questa vicenda, è che il nostro ricercare in tutti i modi l’unione sindacale per il bene dei lavoratori della aziende venga svilito dall’atteggiamento ostruzionistico di dirigenti di altre organizzazioni sindacali, frutto di determinate strategie politiche. Atteggiamento che crea solo un danno agli effettivi destinatari della nostra attività istituzionale, e cioè i lavoratori. Auspichiamo che si consolidi una netta differenza tra il far sindacato e il far politica, e che non ci siano deleterie e deprecabili commistioni tra le due attività».

Il Piccolo, 15 ottobre 2009 
 
Reggiane, prolungata la cassa integrazione  
Ricorso alla Cigo fino al 20 novembre per 70 dipendenti
  
 
Si prolunga il ricorso alla cassa integrazione ordinaria alla Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone, acquisita assieme al resto della società dalla statunitense Terex lo scorso mese di luglio. Nonostante il ripianamento dei debiti, la situazione di Reggiane non si è ancora stabilizzata e azienda e sindacati hanno firmato in questi giorni il ricorso alla Cigo per altre sette settimane. Fino al 20 novembre i 70 dipendenti dello stabilimento del Lisert continueranno a lavorare solo due giorni alla settimana, benché un certo carico di lavoro ci sia. «L’azienda aveva proposto in prima battuta di rinnovare la cassa integrazione per 11 settimane – spiega Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil – e a zero ore. Quanto abbiamo respinto in assenza di un piano industriale da parte della nuova proprietà e anche perchè in questo modo saremmo andati a esaurire tutte e 52 le settimane di Cigo utilizzabili». Reggiane ha poi accettato la richiesta dei sindacati dei metalmeccanici di prorogare la cassa integrazione per un periodo più breve, confermando la modalità degli ultimi mesi, cioè tre giorni a casa e due al lavoro.
«Lo stabilimento di Monfalcone ha ancora un carico di lavoro discreto – aggiunge Baldassi -, come pure quello di Lentigione in Emilia, mentre qualche problema in più c’è a Reggio Emilia. Rimane quindi fondamentale discutere quanto prima il piano industriale con Terex». In piazza ieri è invece scesa la ”Rete dignità e lavoro”, nata a Monfalcone per dare voce alle centinaia di lavoratori che in provincia sono finiti in cassa integrazione ordinaria e straordinaria o in mobilità. (la.bl.)

Il Piccolo, 26 novembre 2009
 
LA DECISIONE SOTTOSCRITTA DAI SINDACATI DOPO UN INCONTRO CON LA PROPRIETÀ  
Alla Reggiane altre 10 settimane di ”cassa”
 
 
Nello stabilimento monfalconese di Reggiane-Terex la cassa integrazione ordinaria rimarrà aperta per altre dieci settimane, concludendosi solo alla fine di gennaio. La misura richiesta dalla società per tutti i siti produttivi acquisiti da Fantuzzi alla fine dello scorso luglio è stata avallata dai sindacati dei metalmeccanici nell’incontro di lunedì a Reggio Emilia. L’impegno che Terex si è assunta è però quello di incontrare nuovamente Fim, Fiom, Uilm attorno alla metà di gennaio e in quella sede precisare le prospettive e soprattutto le strategie per il 2010 e gli anni a seguire.
All’incontro era presente Thomas Ostermann nominato all’inizio di settembre vicepresidente e managing director di Terex Cranes, con responsabilità di gestire in particolare Reggiane, la società di più recente acquisizione. «La società ha chiesto ancora alcune settimane di tempo per chiudere le sue verifiche sulla situazione di Reggiane – spiega Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom, presente all’incontro di Reggio -. L’intesa è stata raggiunta, ma è ormai non più prorogabile l’avvio di un confronto sul futuro, perché con la fine gennaio saranno finite le 52 settimane di Cigo a disposizione per tamponare gli scarichi di lavoro. All’inizio dell’anno la società dovrà necessariamente illustrare i propri programmi». Nello stabilimento di Monfalcone, dove si producono grandi gru portuali gommate e la cassa è stata utilizzata per tre giorni alla settimana, si continua in ogni caso a lavorare per rispettare i tempi di consegna delle commesse. La forza lavoro dello stabilimento negli ultimi due anni di incertezza e difficoltà  finanziaria di Fantuzzi è del resto scesa da oltre 80 a una settantina di lavoratori. (la. bl.)

Il Piccolo, 11 maggio 2010
 
CONCLUSA LA CIGO ALLA TEREX CON L’ARRIVO DI NUOVE COMMESSE 
Detroit, ”cassa” prorogata di sei settimane 
Il provvedimento coinvolgerà sino a un massimo di trenta dei 150 dipendenti

La crisi è tutt’altro che alle spalle per le fabbriche del Monfalconese. Come Ansaldo sistemi industriali, anche la Detroit di Ronchi dei Legionari, appartenente al gruppo De Rigo che produce banchi frigo per grandi realtà commerciali, prolunga il ricorso alla cassa integrazione ordinaria. Dopo le prime sette settimane, azienda e sindacati dei metalmeccanici hanno siglato l’accordo per estendere la Cigo di altre sei settimane e raggiungere così il periodo della chiusura estiva per ferie. Le modalità del ricorso alla cassa integrazione ordinaria non si sono comunque appesantite rispetto al mese di marzo. L’intesa sottoscritta da azienda e rappresentanti dei lavoratori coinvolgerà quindi sempre un massimo di 30 dei 150 dipendenti della fabbrica.
La cassa integrazione viene anticipata dalla società e sarà utilizzata a rotazione. Detroit aveva utilizzato la cassa integrazione, sempre ordinaria, nel corso del 2009, ma era stata poi una delle prime realtà metalmeccaniche del territorio a uscire dalle secche della crisi economica mondiale. A marzo Detroit ha chiesto di poter utilizzare di nuovo la Cigo, perché il numero di ordini da gennaio non è stato quello previsto. La situazione di Detroit non viene però ritenuta preoccupante, anche se la cassa integrazione è destinata appunto a prolungarsi. Si moltiplicano invece le imprese dell’indotto Fincantieri che stanno andando all’utilizzo della cassa integrazione ordinaria per tamponare il “buco produttivo” tra le commesse già  in lavorazione e quelle di recente acquisizione. «L’ultima in ordine di tempo per la quale siamo stati convocati – spiega Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil – è un’impresa operante in tutti i cantieri del gruppo con un’attività di carpenteria e impianti elettrici e che a Monfalcone impiega una trentina di persone». Non sta invece più ricorrendo alla Cigo la Terex (ex Fantuzzi Reggiane), che dispone di un buon carico di lavoro, stando al sindacato. Il piano industriale della società statunitense prevede comunque per lo stabilimento del Lisert un organico di 70 addetti, sempre impegnati nella produzione di gru portuali. (la. bl.)

Il Piccolo, 14 luglio 2010
 
Terex, lavoro garantito fino a marzo del 2011 
Chiuso il periodo della ”cassa” legato alla crisi di Fantuzzi

Quasi un anno dopo l’acquisizione da parte di Terex, lo stabilimento monfalconese ex Fantuzzi Reggiane sembra aver trovato una certa stabilità e una prospettiva di crescita. La conferma è arrivata nell’incontro che i vertici della società hanno avuto con le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm. Per ora non si parla ancora di un aumento dell’occupazione, scesa attorno alla settantina di unità negli ultimi due anni di difficoltà del gruppo Fantuzzi, ma il carico di lavoro è intanto garantito fino a marzo del 2011.
Dopo aver prodotto e consegnato nel corso della primavera due nuove gru postpanamax “Ship-to-Shore” ordinate dal Conateco (Consorzio Napoletano Terminal Containers), lo stabilimento sarà impegnato nei prossimi mesi nella costruzione di altre cinque gru portuali di grandi dimensioni, destinate a “fare magazzino”. «Non si tratta di un dato negativo, perché il mercato sta richiedendo ai produttori del settore di avere in casa delle gru disponibili per pronta consegna – spiega Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil -. Tutte le società del settore si stanno muovendo in questo senso». Terex sembra avere inoltre l’intenzione di realizzare e potenziare l’attività di service così da seguire le esigenze dei clienti anche ad avvenuta consegna. Di fatto a Monfalcone, su cui la società statunitense conferma di puntare molto, la cassa integrazione aperta per tamponare la contrazione del lavoro legata alle difficoltà finanziarie di Fantuzzi si è conclusa.
Diversa la situazione degli stabilimenti emiliani di Reggio Emilia e Lentigione, dove si stanno utilizzando la cassa integrazione straordinaria e gli esodi incentivati per realizzare la riorganizzazione proposta da Terex.
Anche per altre aziende del territorio la ripresa sembra essere arrivata. Alla Roen Est di Ronchi dei Legionari la cassa integrazione è decisamente alle spalle, si sta lavorando a pieno regime e l’azienda sta effettuando l’inserimento di qualche lavoratore interinale, mentre alla Omi di Fogliano l’azienda sta chiedendo il ricorso agli straordinari. Fanno eccezione in questo panorama la Detroit, dove la Cigo ha subito un ulteriore prolungamento di sei settimane e l’Eurogroup, dove la Cigs viene ormai utilizzata a zero ore. Azienda e sindacati si ritroveranno comunque oggi in Assindustria per fare il punto della situazione.

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Il Piccolo, 10 luglio 2009 
 
Reggiane, orizzonte cupo Delegazione in Municipio  
Chiesto il sostegno delle istituzioni. Il sindaco: «Contatterò la Regione» 
 
Invece della schiarita attesa da mesi per i 70 lavoratori di Reggiane Cranes&Plants l’orizzonte è tornato a farsi cupo. Il Banco popolare di Verona, una dei 18 istituti italiani creditori della società emiliana, si è sfilato dall’operazione di acquisto di Fantuzzi Reggiane da parte della statunitense Terex. Banco popolare e multinazionale Usa hanno trovato un’intesa su importo pari al 40% circa del valore del rapporto economico tra i due soggetti. Le altre banche, per voce di Unicredit, capofila degli istituti italiani, hanno assicurato di non volersi sganciare dall’operazione, ma la prospettiva è quella che il closing dell’accordo tra Fantuzzi e Terex subisca un ulteriore ritardo, mentre i fornitori scalpitano e potrebbero farsi avanti per chiedere un’ingiunzione fallimentare. Ecco perché ieri, dopo una veloce assemblea in stabilimento, la maggioranza dei lavoratori di Reggiane sono arrivati sotto il municipio, dove sono stati poi ricevuti dal sindaco Gianfranco Pizzolitto. «Le commesse ci sono, soprattutto per Monfalcone, che produce grandi gru portuali – ha spiegato Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil, affiancato dal segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan -, ma i fornitori potrebbero non avere più pazienza, facendo quindi saltare tutto e facendo finire la società in amministrazione controllata». Al sindaco i sindacalisti hanno chiesto di contattare la Regione, anche con l’obiettivo di preallertare il ministero dello Sviluppo economico sull’apertura di un nuovo fronte di crisi. Il sindaco parlerà della situazione di Reggiane al prefetto Maria Augusta Marrosu. «Nei confronti dell’area di Reggiane c’è molto interesse – ha affermato Pizzolitto nella sala del Consiglio gremita di lavoratori -, ma credo che in questo momento in cui diverse realtà industriali del territorio presentano prospettive incerte sia fondamentale salvaguardare quanto esiste in città sotto il profilo produttivo».

Messaggero Veneto, 10 luglio 2009 
 
I lavoratori Reggiane: «Vendete»  
Chiesto al sindaco di fare da tramite per l’acquisto da parte di Terex
La stipula definitiva del contratto con gli americani è ancora bloccata Cresce la preoccupazione tra i dipendenti e i rappresentanti sindacali
  
 
MONFALCONE. I lavoratori dello stabilimento Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone hanno chiesto, ieri, al sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, di farsi tramite con la Regione e il prefetto perché venga sollecitata la chiusura dell’acquisto di Fantuzzi Reggiane da parte della statunitense Terex. Data per certa una decina di giorni fa dall’amministratore delegato e dal direttore di stabilimento di Monfalcone, la stipula definitiva del contratto in realtà non si è ancora chiusa, bloccata dal Banco Popolare che ha voluto uno stralcio dal pool di banche che dovrebbe procedere al “closing”. 
Fatto che ha aumentato la già profonda preoccupazione dei lavoratori, che a fronte di un buon carico di lavoro devono fare i conti, ormai dall’agosto 2008, con una crisi economica e di liquidità, che rischia di mettere in ginocchio l’azienda. «Finora i fornitori hanno avuto pazienza, ma se qualcuno la perdesse potrebbe chiedere l’ingiunzione fallimentare con avvio di un iter complesso e difficile», ha detto il rappresentante della segreteria provinciale Fiom Cgil, Fabio Baldassi, che, assieme al segretario provinciale della Uilm Uil, Luca Furlan, ieri mattina, ha prima tenuto un’assemblea nello stabilimento di via Timavo, decidendo poi con una cinquantina di lavoratori di raggiungere il palazzo municipale e parlare con il sindaco, che ha in effetti spiegato che appunto qualche giorno fa i vertici dell’azienda avevano dato rassicurazioni sia sui tempi della concretizzazione dell’acquisizione, sia della serietà di Terex. «Anche le fonti di Reggio Emilia (sindaco e assessore) che ho contattato mi hanno confermato le stesse cose, così come lo stesso Fantuzzi. Ora ci sarebbe questo nuovo inghippo con una delle banche, ma Fantuzzi che ho sentito stamattina (ieri per chi legge, ndr) – ha spiegato Pizzolitto, precisando che non intende supplire al ruolo del sindacato, ma fungere da sostegno – mi ha rassicurato che entro questa settimana tutto sarà risolto. Certo, l’abbiamo sentito tante volte, ma l’attenzione sull’area è forte. È prioritario difendere comunque il pregresso e quello che abbiamo, anche perché è di sicura prospettiva». È stato ancora Baldassi a confermare che sarebbe il Banco Popolare ad aver creato problemi e ad aver chiesto lo stralcio, mentre Unicredit avrebbe rassicurato sul fatto che il processo procede, «anche se ora ogni banca dovrà riunire di nuovo i propri Cda, situazione che potrà richiedere ore o giorni. Quindi va bene l’ottimismo di Fantuzzi, ma dobbiamo stare con i piedi per terra, anche perché dobbiamo pensare alle nostre famiglie e alle famiglie di tutti i 650 dipendenti del gruppo. Chiediamo quindi al sindaco di fare pressione con la Regione e di conseguenza con la segreteria del ministro Scajola».
Luca Furlan ha sostenuto il principio della difesa del pregresso, «perché è vero che possiamo riconvertire, ma occorre difendere ciò che già c’è. I lavoratori, le Rsu e i sindacati hanno dimostrato profondo senso di responsabilità, perché la vicenda era economica e non industriale, ma sarebbe un peccato buttare un patrimonio che è vanto non solo del territorio, ma anche dell’Italia. È quindi il caso di coinvolgere anche il prefetto». Proposte accolte dal sindaco, che già ieri mattina ha provato a prendere contatti con la Prefettura e la Regione. Intanto, per i 70 dipendenti dello stabilimento la cassa integrazione resterà aperta fino alla fine di luglio, per un massimo di tre giorni a settimana.

Il Piccolo, 15 luglio 2009 
 
ASSICURAZIONI DEL PREFETTO  
Entro dieci giorni la vendita di Reggiane
 
 
L’operazione di vendita di Fantuzzi Reggiane a Terex dovrebbe chiudersi entro dieci giorni. A dare la tempistica della definizione del passaggio alla società statunitense è stata ieri il prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu, nell’incontro con il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto, le segreterie provinciali di Fiom, Uilm e Failms-Cisal e la Rsu dello stabilimento Reggiane Cranes&Plants del Lisert, 70 dipendenti diretti e una produzione di grandi gru portuali. Dopo che il Banco popolare di Verona si è sfilato dall’accordo, la paura dei sindacati è quella di un ulteriore slittamento che, a quel punto, metterebbe a rischio non solo le forniture, ma anche il pagamento degli stipendi di luglio. Intanto fino alla fine del mese la cassa integrazione ordinaria continuerà a interessare tutte le maestranze per tre giorni alla settimana. E’ questo il quadro che i rappresentanti dei lavoratori, affiancati dal sindaco Pizzolitto, hanno tracciato ieri al prefetto alla quale hanno chiesto di seguire con attenzione la conclusione della vicenda in raccordo con le istituzioni di Reggio Emilia e nazionali. «E’ già stato interessato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola – riferisce Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom – e l’operazione di closing, stando appunto alle notizie di ieri, dovrebbe essere definita entro una decina di giorni. Chiediamo alle istituzioni di fare il possibile per accelerare questo percorso, perché altrimenti il gruppo Fantuzzi rischia di non avere più molte prospettive, così come i 70 lavoratori dello stabilimento di Monfalcone e le loro famiglie». La società soffre sotto il profilo della liquidità finanziaria e il timore, espresso dalle segreterie di Uilm e Fiom nell’incontro della scorsa settimana in municipio con il sindaco, è quello che uno dei fornitori più importanti presenti un’ingiunzione fallimentare e costringa il gruppo a entrare in amministrazione controllata. (la. bl.)

 

Messaggero Veneto, 15 luglio 2009 
 
Crisi Reggiane, schiarita in vista 
 
MONFALCONE. A distanza di pochi giorni dalla richiesta partita da lavoratori e sindaci della Fantuzzi Reggiane, ieri il prefetto Maria Augusta Marrosu ha incontrato la Rsu dello stabilimento, le segretarie provinciale Fiom, Uilm e Failms-Cisal e il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto che dopo l’incontro con i lavoratori nella sala del consiglio si è fatto tramite per arrivare all’appuntamento con il rappresentante del Governo sul territorio.
Che, con sollievo di tutti, ha rivelato che l’operazione di vendita di Fantuzzi Reggiane alla società statunitense Terex dovrebbe chiudersi entro dieci giorni al massimo. I 70 dipendenti dello stabilimento Reggiane Cranes&Plants del Lisert, che produce grandi gru portuali, hanno espresso infatti la loro preoccupazione rispetto all’ancora mancata chiusura della vendita. Dopo che il Banco popolare di Verona si è sfilato dall’accordo, la paura dei sindacati e dei lavoratori è quella di un ulteriore slittamento che, a quel punto, metterebbe davvero a rischio non solo le forniture, ma anche il pagamento degli stipendi di luglio. Intanto fino alla fine del mese la cassa integrazione ordinaria continuerà a interessare tutte le maestranze per tre giorni alla settimana. È questo quanto i rappresentanti dei lavoratori, affiancati dal sindaco Pizzolitto, hanno spiegato al prefetto alla quale hanno chiesto di seguire con attenzione la conclusione della vicenda in raccordo con le istituzioni di Reggio Emilia e nazionali. «È già stato interessato il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola – riferisce Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil – e l’operazione di closing, stando appunto alle notizie date dal prefetto, dovrebbe essere definita entro una decina di giorni. Quanto chiediamo alle istituzioni è di fare il possibile per accelerare questo percorso, perché in caso contrario il gruppo Fantuzzi rischia di non avere più molte prospettive, così come i 70 lavoratori dello stabilimento di Monfalcone e le loro famiglie».
La società già soffre sotto il profilo della liquidità finanziaria e il timore, già espresso dalle segreterie di Uilm e Fiom nell’incontro della scorsa settimana in municipio con il sindaco, è quello che uno dei fornitori più importanti presenti un’ingiunzione fallimentare e costringa il gruppo a entrare in amministrazione controllata. A Monfalcone finora non sono mancate le commesse, ma nuovi ordini rischiano di sfumare a causa della situazione debitoria esistente con le banche.

Il Piccolo, 06 giugno 2009

L’INDUSTRIA E LA CRISI
SITUAZIONE
La Mw riparte, rientrano 50 operai
Acquisite nuove commesse. Chiamati in produzione i lavoratori interinali
Restano però in cassa integrazione 80 dipendenti della ex Finmek

La Mw di Ronchi, l’ex Finmek, che produce componenti elettronici per conto terzi, si conferma una delle poche aziende la cui attività in questo momento è in controtendenza rispetto la crisi che sta attanagliando molte realtà industriali del Monfalconese. Nell’incontro avuto con le Rsu e le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici la proprietà ha delineato una situazione che vede un volume degli ordini per il mese di giugno superiore alle previsioni. L’incremento, legato alla maggiore domanda dei clienti, ha richiesto il rientro in azienda di una cinquantina di lavoratori interinali, mentre due contratti a tempo determinato in scadenza a maggio e sei a giugno sono stati riconfermati. In cassa integrazione straordinaria rimane un’ottantina di dipendenti Finmek, che quindi dipendono ancora dalla gestione commissariale della società creata dall’imprenditore friulano Carlo Fulchir. Quello che si concluderà il 31 agosto è il quinto anno di Cigs: resta da vedere se sarà concessa un’ulteriore proroga, dopo quella dello scorso anno.
La Mw, nel suo stabilimento di Ronchi, conta 289 dipendenti ai quali vanno ad aggiugersi gli interinali. Salvo una riduzione del carico di lavoro, la fabbrica chiuderà quindi per le ferie estive solo nelle due settimane centrali di agosto, mentre un incontro di verifica del percorso di riconversione e rilancio dello stabilimento, coinvolto nel fallimento del gruppo Finmek, dovrebbe avere luogo alla fine dell’estate nella sede dell’Assindustria. Finora gli impegni assunti sono stati mantenuti, anche per quel che riguarda gli investimenti. Oltre ad aver acquistato gli immobili in cui si sviluppa l’attività produttiva, la società ha rinnovato alcune linee e di recente ha ultimato la messa in posa di pannelli solari sui tetti degli edifici del complesso di Soleschiano con un investimento che, stando al sindacato, supera i 2 milioni di euro. La spesa consentirà però a Mw di abbattere i costi dell’energia. L’impianto fotovoltaico dovrebbe entrare in attività nell’arco di alcuni mesi. Si tratta di 2900 moduli per complessivi 4.500 metri quadrati che, con un investimento da 3 milioni, forniscono una potenza di 500 kw all’unità produttiva che è così autosufficiente per il 75%. Nel sito sta inoltre proseguendo la collaborazione con l’Area di ricerca proprio sui temi del risparmio e dell’efficienza energetici con un progetto che vede coinvolti dieci ingegneri elettronici delle Università di Udine e di Vienna.
Quanto emerso dall’incontro con i sindacati è in linea con le previsioni della società di un fatturato in crescita del 5% nel secondo trimestre del 2009, dopo il leggero calo della prima parte dell’anno. Se il mercato terrà, Mw, che ha investito molto in ricerca e sviluppo, conta di chiudere il 2009 con una crescita del 10%. Mw ritiene lo stabilimento di Ronchi uno dei poli di riferimento per l’intero gruppo. Il piano industriale avviato nel 2008 va completato nel 2010, ma la società ha già proceduto tra lo scorso anno e la prima metà del 2009 all’acquisto dello stabilimento e all’installazione dell’impianto fotovoltaico.
Laura Blasich

Il Piccolo, 16 giugno 2009

L’INDUSTRIA ALLE PRESE CON LA CRISI
Reggiane e Frandoli allungano la Cassa

Alla Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone si allunga ancora il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, perché pure la prossima settimana saranno effettuate altre giornate di Cigo a zero ore e si lavorerà quindi solo lunedì e martedì. A differenza di altre situazioni presenti nel mandamento, lo stabilimento del Lisert, che conta un’ottantina di dipendenti e produce grandi gru portuali semoventi, non sta pagando una mancanza di commesse, ma la difficile situazione finanziaria della società che ormai da tempo si sta ripercuotendo sulle forniture di materiale. Il quadro dovrebbe comunque migliorare dopo il passaggio definitivo della società di Reggio Emilia alla statunitense Terex con cui alla fine è stata trovata un’intesa per la vendita e il rapporto con i creditori. La chiusura dell’operazione, data per fatta già nelle scorse settimane, è stata però rallentata dalla complessità, anche burocratica, del percorso, prolungando le difficoltà in cui si trova Reggiane.
«Abbiamo deciso di accettare la proroga della cassa integrazione ordinaria in attesa del closing con Terex – spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil -, con cui però a questo punto c’è l’esigenza di avere un confronto quanto prima per verificare quali siano le intenzioni rispetto la realtà italiana. A Monfalcone c’è lavoro, ma mancano le forniture». La Reggiane non è l’unica realtà del Monfalconese in cui comunque rimane aperta la Cigo a fronte di un allungarsi della crisi che ha investito il comparto industriale dopo quello finanziario. La cassa integrazione, come riferisce il rappresentante della Fiom rimane aperta alle Officine Frandoli, sempre insediate al Lisert, anche se per un numero limitato di lavoratori, e alla Roen Est di Ronchi, anche se con la modalità di un dimezzamento dell’orario normale di lavoro dei 180 dipendenti. La Cigo nella fabbrica di Ronchi, che produce scambiatori di calore, si prolungherà per una buona parte di luglio. «Nella Destra Isonzo abbiamo invece sottoscritto la cassa integrazione straordinaria per i 44 dipendenti della Spei Orion di San Lorenzo Isontino – aggiunge Baldassi -, anche se a rotazione per una trentina di lavoratori e con la possibilità di un’incidenza maggiore per un massimo di 15 lavoratori». In questa fotografia ancora negativa della produzione industriale del territorio si inserisce però la sospensione del ricorso alla Cigo a fronte di una ripresa delle commesse da parte della Omi di Fogliano Redipuglia, una settantina di dipendenti, che produce impianti refrigeranti.

AUMENTO DELLE INDENNITÀ DEL 9%
Schiarita, firmato alla Beraud l’integrativo per i 90 dipendenti

La novantina di dipendenti di Beraud, realtà ”storica” dell’appalto Fincantieri, ha un nuovo integrativo che prevede un aumento medio del 9% delle indennità erogate con il vecchio accordo, scaduto alla fine del 2008. L’intesa, siglata dall’azienda con Fiom e Uilm, organizzazioni presenti nella Rsu della ditta, prevede inoltre un aumento delle ferie aggiuntive riconosciute a quei dipendenti impegnati in lavorazioni particolarmente gravose, oltre che dell’indennità per la presenza al lavoro nei giorni di sabato e nei festivi. Il nuovo contratto integrativo, della durata di 4 anni, comprende anche un’indennità di trasporto per i lavoratori che effettuano il turno dalle 16 alle 24 e quindi non possono contare sui trasporti pubblici e devono impiegare i propri mezzi per raggiungere lo stabilimento. L’integrativo incentiva la presenza, prevedendo un premio di produzione di 423 euro annui in due tranche, come pure il premio di programma. L’una tantum per il periodo di vacanza contrattuale è stato fissato in 150 euro, mentre il tetto massimo di lavoratori a tempo determinato, fissato al 10% di quelli a tempo indeterminato, può essere superato solo nelle fasi di varo e consegna. «Siamo soddisfatti dall’accordo – afferma Fabio Baldassi, della Fiom -, è un segnale positivo». Soddisfazione anche da Luca Furlan, della Uilm provinciale. «L’integrativo porterà nuovo salario ai lavoratori – afferma Furlan -, e introduce un meccanismo per efficientare i risultati, necessario perché Fincantieri sta chiedendo sempre più sconti al suo indotto».

Messaggero Veneto, 19 giugno 2009 
 
La crisi attanaglia il porto crolla il traffico merci  
 
MONFALCONE. Dopo un lieve momento di sollievo che sembrava aver portato aprile, il porto di Monfalcone a maggio è stato nuovamente colpito in modo deciso dalla crisi. Lo rivelano i dati del movimento che sono ai minimi storici degli ultimi anni. Lo scorso mese dalle banchine di Portorosega sono transitate in tutto 174.423 tonnellate, il 59% in meno del risultato conseguito nello stesso periodo del 2008, calo determinato soprattutto dalla frenata degli sbarchi più che degli imbarchi, che movimentano comunque un volume inferiore di merci.
Il dato negativo di maggio ha influito sul dato totale dei cinque mesi dell’anno, che in totale vedono manipolate 1 milione 249.403 tonnellate di merci, con una diminuzione del 26% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una situazione prevista però dagli operatori del porto, tant’è che Compagnia portuale e sindacato hanno raggiunto già a marzo un accordo sulla mobilità volontaria di un massimo di 23 dei 120 lavoratori dell’impresa, i più anziani. I dati di maggio, forniti dall’Azienda speciale per il porto non presentano alcuna voce positiva, tranne quella degli imbarchi, che hanno chiuso i cinque mesi a 208.465 tonnellate movimentate, pari a un più 13,6% sui primi cinque mesi del 2008.
Sugli sbarchi, che invece registrano un meno 31%, ha inciso il pesante rallentamento del traffico di prodotti metallurgici (519.912 tonnellate, meno 26,15%), che in questi ultimi anni avevano rappresentato un elemento di traino e di crescita costante per lo scalo monfalconese, che ha chiuso il 2007 con una movimentazione di 4,4 milioni di tonnellate e il 2008 con 4 milioni. Ma un traguardo simile sarà davvero difficile da raggiungere per l’anno in corso, che, se prosegue l’andamento registrato finora, potrà chiudere con una movimentazione di circa 3 milioni di tonnellate. Anche se, è giusto dirlo, sembra che a giugno ci siano dei segnali di ripresa.
La Cetal del gruppo partenopeo Grimaldi sta intanto tentando di fronteggiare le pesantissime ripercussioni del crollo del mercato dell’auto. Finora dal terminale monfalconese della società sono transitate 18.247 vetture con un calo del 63,14% rispetto ai primi cinque mesi del 2008. Cetal è andata così a ridurre le aree che utilizzava nel porto di Monfalcone per il traffico di rotabili. Il 2009 sarà un anno durissimo anche per il traffico vetture, perché miglioramenti della situazione per quel che riguarda il settore auto sono attesi solo per il prossimo anno. Tra le merci trattate storicamente da Portorosega quella che sta perdendo meno al momento è la cellulosa, di cui sono state manipolate finora 289.427 tonnellate, con un calo dell’11,43% rispetto al periodo gennaio-maggio del 2008.
Prosegue invece il trend negativo del rifornimento di carbone alla centrale termoelettrica E.On (ma ormai presto A2A), perché nei primi cinque mesi dell’anno alla banchina dell’impianto ne sono state sbarcate 227.362 tonnellate, pari a un meno 39,69% sullo stesso periodo del 2008.

Il Piccolo, 20 giugno 2009 
 
Soccorso-mutui ai cassintegrati  
Prende corpo l’idea nata dalle richieste dei lavoratori Eaton
 
 
L’Anci regionale assieme anche all’Unione delle Province sta cercando di costruire una cornice di riferimento per consentire ai cassintegrati di ricontrattare i mutui stipulati quando il salario mensile non era ridotto a 750 euro. L’idea nata dalle richieste dei lavoratori della Eaton, relative anche ai percorsi per la formazione, ha assunto quindi una dimensione regionale. «Stiamo cercando di arrivare a un rapporto con il sistema bancario regionale – ha spiegato il sindaco Gianfranco Pizzolitto, rispondendo al Pd Paolo Frisenna in Consiglio – per consentire ai cassintegrati di rivedere i mutui o i prestiti in corso per tararli alle loro disponibilità attuali». Di questo si è discusso anche nell’ultimo comitato esecutivo dell’Anci al quale hanno partecipato anche i rappresentanti delle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil, Giuliana Pigozzo, Elvio Di Lucente e Ferdinando Della Ricca, e il segretario dell’Upi, Rodolfo Ziberna, che hanno condiviso lo spirito dell’azione, assicurando il massimo sostegno. All’incontro hanno preso parte anche Adele Pino, assessore della Provincia di Trieste, che ha rivendicato alle Province la competenza della formazione professionale, come accade nel resto d’Italia. Sta proseguendo comunque, come ha spiegato il sindaco, il lavoro degli assessori alle Finanze di Trieste Giovanni Battista Ravidà e di Gorizia Guido Bettarin per arrivare alla predisposizione di una bozza di documento da condividere con il sistema bancario del Friuli Venezia Giulia per sostenere il credito dei lavoratori in cassa integrazione, parte integrante del progetto dell’Anci. Si starebbe quindi profilando unìalleanza tra Comuni, Province, Regione, sindacati e istituti di credito, nell’ambito dell’Osservatorio regionale per le crisi industriali, per sostenere i lavoratori in Cig. «Stiamo lavorando – spiega Pizzolitto – per costruire un modello che sia applicabile alle crisi aziendali di tutta la regione, che non disperda le energie in tanti rivoli e recuperi tutte le competenze e le risorse. Non si tratterà di una risposta esaustiva, ma si tratta di un elemento per resistere alla crisi». Rimane inoltre ferma l’intenzione di andare a organizzare una Conferenza economica di portata provinciale, all’interno del Patto territoriale, in grado «di far emergere anche elementi di cura dell’economia isontina. Non ci si può limitare a scattare una fotografia della situazione attuale», sottolinea il sindaco, secondo cui non sarebbe inutile andare a un ulteriore convegno che si limiti a individuare le cause della crisi senza indicare gli strumenti per rafforzare il sistema economico provinciale. (la.bl.) 
 
CARICHI DI LAVORO GARANTITI FINO A FINE ANNO  
Ansaldo, martedì il punto sulle commesse  
Vesnaver: «L’azienda si sta riproponendo sul mercato che risponde però in modo tiepido»
 
 
Il carico di lavoro per lo stabilimento Ansaldo di Monfalcone rimane buono fino alla fine dell’anno, anche se la produzione dei motori a corrente continua, legata al settore della siderurgia, resta in sofferenza. Una piccola ripresa c’è stata, anche su questo fronte, ma la situazione delle commesse per lo stabilimento, il più grande della società, sarà approfondita in un incontro tra azienda e sindacati a Monfalcone martedì, dopo quello di gruppo che ha avuto luogo a Milano. Al tavolo l’amministratore delegato della società Claudio Andrea Gemme ha ribadito le azioni intraprese dalla società per saturare la produzione in tutti i suoi stabilimenti, anche se in quello di Vicenza si è dovuta aprire la cassa integrazione ordinaria per 8 settimane, anche se per soli dieci addetti e nei soli giorni del lunedì e del venerdì. «L’azienda si sta muovendo bene e si sta proponendo sul mercato – ha riferito dopo l’incontro il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu, Maurizio Vesnaver – che è in leggera ripresa, ma risponde ancora in modo tiepido. Per quel che riguarda Monfalcone se non andranno in porto alcuni ordini importanti ai quali la società sta lavorando, potrebbe porsi qualche problema. La situazione rimane quindi tale da dover essere monitorata in modo attento e costante». Il punto sui carichi di lavoro del sito produttivo di Panzano sarà quindi già effettuato martedì in stabilimento, presenti anche le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici, mentre una verifica a livello di gruppo è stata già programmata per la fine di settembre.
Intanto stanno procedendo i lavori per la realizzazione del nuovo capannone, necessario per espandere e sostenere la capacità produttiva dello stabilimento e per la cui costruzione e allestimento la società sta investendo 14,7 milioni di euro. 
 
SINDACATI IN MUNICIPIO  
Reggiane non scioperano per consegnare la maxi-gru
 
 
Il passaggio di consegne da Fantuzzi a Terex va effettuato il più presto possibile per dare prospettive certe anche allo stabilimento Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone dove un’ottantina di dipendenti diretti sono ancora coinvolti dalla cassa integrazione ordinaria. I segretari provinciali di Fiom Thomas Casotto e Uilm Luca Furlan assieme alle Rsu ieri hanno incontrato il sindaco Pizzolitto, chiedendogli di farsi tramite per un contatto con Terex per chiarire le intenzioni della società Usa. Il sindacato ha trovato la disponibilità del primo cittadino e ha pure spiegato i motivi per cui a Monfalcone si è deciso di non effettuare 8 ore di sciopero come a Reggio Emilia. «C’è una gru in consegna e, dopo un ritardo di alcuni mesi – ha affermato Casotto -, il termine ultimo per effettuare la consegna scade domenica. In caso contrario l’Aspm, cui è destinato il mezzo, non ritirerà più la gru. Non ci pareva opportuno effettuare uno sciopero in queste condizioni». Lo stabilimento di Monfalcone ha un buon carico di lavoro ma ha pure risentito dei problemi finanziari di Fantuzzi, perché qualche commessa è andata perduta. Le prospettive inoltre dipendono sempre dai termini dell’operazione di acquisto e dalle intenzioni per il futuro di Terex. I sindacati incontreranno martedì a Reggio Emilia i rappresentanti di Fantuzzi e due consulenti di Terex.

Messaggero Veneto, 20 giugno 2009 
 
Reggiane, sospeso lo sciopero ma il futuro è in mano a Terex 
 
MONFALCONE. Si deve puntare ad effettuare il passaggio di consegne da Fantuzzi a Terex nel tempo più breve possibile, ciò per dare prospettive certe anche allo stabilimento Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone. È questo quanto hanno evidenziato i segretari provinciali di Fiom, Thomas Casotto e Uilm, Luca Furlan assieme alle Rsu della fabbrica al sindaco Gianfranco Pizzolitto, con cui ieri hanno avuto un incontro e a cui hanno chiesto di farsi tramite per un contatto con Terex in grado di chiarire le intenzioni della società statunitense che da poco ha acquisito Reggiane.
Il sindacato, che aveva sollecitato l’incontro, ha trovato la piena disponibilità del primo cittadino e ha colto l’occasione per spiegare i motivi per i quali a Monfalcone si è deciso di non effettuare 8 ore di sciopero come a Reggio Emilia. «C’è una gru in consegna e, dopo un ritardo che è già di alcuni mesi – ha affermato il segretario provinciale della Fiom Thomas Casotto –, il termine ultimo per effettuare appunto la consegna scade domenica. In caso contrario l’Azienda speciale per il porto, cui è destinato il mezzo, non ritirerà più la gru. Non ci pareva quindi opportuno effettuare uno sciopero in queste condizioni».
Lo stabilimento di Monfalcone, come ha confermato ieri la Rsu, ha un buon carico di lavoro, che però comunque ha risentito dei problemi finanziari di Fantuzzi, perché qualche commessa è andata perduta. Le prospettive inoltre dipendono sempre dai termini dell’operazione di acquisto e dalle intenzioni per il futuro di Terex.
I sindacati incontreranno nuovamente martedì a Reggio Emilia i rappresentanti di Fantuzzi e due consulenti di Terex, senza attendersi però grandi novità. In merito alla situazione delle industrie del territorio è intervenuto anche il consigliere comunale e segretario cittadino del Pd, Paolo Frisenna che in consiglio comunale ha chiesto al sindaco Gianfranco Pizzolitto di poter avere una panoramica completa della realtà industriale ed economica. Richieste, che secondo quanto ha riferito il primo cittadino troverà risposta nella conferenza economica territoriale che si terrà nell’ambito del patto di sviluppo.

Messaggero Veneto, 24 giugno 2009 
 
Avvisaglie di crisi all’Ansaldo 
 
MONFALCONE. Non dovrebbero esserci ripercussioni già sulla produzione 2009, ma la crisi e il forte rallentamento dei mercati potrebbero creare delle preoccupazioni anche per lo stabilimento Ansaldo sistemi industriali di Monfalcone, che non ha prospettive certe per il 2010 in quanto a carico di lavoro. Se il prossimo anno ci fosse un pieno livello di produzione, l’azienda potrebbe dover ricorrere a strumenti che vadano oltre l’utilizzo delle ferie e dei permessi a disposizione.
Una prospettiva che potrebbe diventare realtà, però, già dopo le ferie di agosto per i lavoratori della linea a corrente continua, che sta pagando le pesanti difficoltà del mercato siderurgico. La non rosea prospettiva è emersa ieri nell’incontro che la direzione dello stabilimento ha avuto con le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e la Rsu sui carichi di lavoro per il sito di Monfalcone, il più grande della società in Italia con circa 450 dipendenti. Almeno fino a fine anno non ci dovrebbero essere problemi per la produzione di motori a corrente alternata, se non degli scarichi di lavoro minimi in alcuni reparti, ma gestibili senza dover ricorrere alla cassa integrazione ordinaria. L’azienda stima che i volumi di produzione a budget siano simili a quelli del 2008, anche se i margini di profitto saranno più bassi, anche perché il costo delle materie prime è ripreso a salire. Come riferisce il coordinatore Fiom nella Rsu, Maurizio Vesnaver, la crisi del mercato siderurgico pesa però già ora sulla linea dei motori a corrente continua, che conseguirà risultati decisamente inferiori rispetto a quelli del 2008. La società, fin dall’inizio dell’anno, ha utilizzato la mobilità interna del personale per evitare ripercussioni all’occupazione. Tant’è che gli addetti alla corrente continua si sono ridotti a 21, per i quali, però, dopo le ferie potrebbe presentarsi una situazione di criticità e quindi la necessità di ricorrere alla Cigo.

Il Piccolo, 24 giugno 2009 
 
INCONTRO TRA SINDACATI E VERTICI AZIENDALI SUI CARICHI DI LAVORO  
Ansaldo, rischio di Cassa già a fine agosto  
Gli ordini coprono tutto il 2009 ma l’anno prossimo potrebbe esserci una contrazione
 
 
Il fortissimo rallentamento dei mercati inizia a creare preoccupazione anche nello stabilimento di Ansaldo, che pure dovrebbe superare pressoché indenne il 2009. Le prospettive per il 2010 in quanto a carico di lavoro sono tutt’altro che certe, a meno che la crisi non allenti la morsa, e in caso di mancata saturazione della produzione l’azienda potrebbe dover ricorrere il prossimo anno a strumenti che vadano oltre l’utilizzo delle ferie e dei permessi a disposizione. Ed è quanto potrebbe già avvenire dopo le ferie di agosto per i lavoratori della linea a corrente continua, che sta pagando le pesanti difficoltà del mercato siderurgico, come è emerso ieri nell’incontro che la direzione dello stabilimento ha avuto con le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e la Rsu sui carichi di lavoro per il sito di Monfalcone, il più grande della società in Italia con i suoi 450 dipendenti. Per la produzione di motori a corrente alternata la società non prevede grossi problemi fino alla fine dell’anno, se non scarichi di lavoro minimi in alcuni reparti, ma gestibili senza dover ricorrere alla Cigo. L’azienda stima che i volumi di produzione a budget siano simili a quelli del 2008, anche se i margini di profitto saranno più bassi, anche perché il costo delle materie prime è ripreso a salire. Asi sconta invece già ora, come riferisce il coordinatore Fiom nella Rsu, Maurizio Vesnaver, una crisi notevole nella linea dei motori a corrente continua che conseguirà risultati inferiori rispetto a quelli del 2008 a causa della crisi del mercato siderurgico. La società, fin dall’inizio dell’anno, ha utilizzato la mobilità interna del personale per evitare ripercussioni sull’occupazione. Tant’è che gli addetti alla corrente continua si sono ridotti a 21, per i quali dopo le ferie potrebbe presentarsi la necessità di ricorrere alla Cigo. «Prima di utilizzare degli strumenti nuovi – afferma Vesnaver – saranno però valutate tutte le possibilità di spostamenti e affiancamenti in altri reparti». Problemi maggiori sui carichi di lavoro sono attesi comunque, anche per la corrente alternata, dall’inizio del 2010. «I carichi sono un po’ scarsi rispetto ai due anni precedenti – spiega Vesnaver -, anche se ci sono molte offerte in giro. Da parte della Rsu c’è preoccupazione, perché oggi nessuno è in grado di dire quale sarà l’evoluzione dei prossimi mesi. Rimane fermo l’obiettivo di superare la crisi. E l’avvio dei lavori del nuovo capannone rappresenta un buon segnale». (la.bl.)
 

Messaggero Veneto, 25 giugno 2009 
 
Monfalcone. La prossima settimana potrebbe essere ufficializzato il passaggio dell’azienza al gruppo Terex  
Ex Reggiane, è pronto il piano di rilancio  
Corti: completate le delibere per l’acquisizione. Inaugurata la gru
  
 
MONFALCONE. Potrebbe essere ufficializzato la prossima settimana il passaggio di Reggiane Cranes&Plantes del gruppo Fantuzzi al gruppo statunitense Terex, che consentirà finalmente allo stabilimento monfalconese di via Timavo di cominciare a guardare al futuro con maggiore ottimismo.
Anche perché, secondo quanto ha spiegato ieri il direttore commerciale di Reggiane, Gino Corti, «il futuro per Monfalcone potrebbe essere davvero positivo, visto che lo stabilimento diventerà autonomo a tutti gli effetti. Non più solo sito produttivo, ma azienda vera e propria con un proprio assetto direzionale. Monfalcone dovrebbe prendere il volo, mentre il sito produttivo di Reggio dovrebbe essere chiuso. Notizie ufficiose dicono infatti che Terex è molto interessata a Monfalcone, considerato sito strategico per lo sbocco a mare e per la possibilità di aumento della cubatura coperta della stabilimento, cosa che consentirebbe di trasportare proprio qui la produzione di macchinari oggi realizzati in Germania».
La buona notizia riguardante una delle maggiori industrie cittadine è stata data nel corso dell’incontro con il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, del sindaco Gianfranco Pizzolitto e dei rappresentanti del Consorzio industriale, il presidente Renzo Redivo e il direttore, Gianpaolo Fontana, incontro voluto per inaugurare la nuova grande gru Mhc 4000, realizzata per l’Azienda speciale per il porto, rappresentata ieri mattina dal direttore Sergio Signore, che ha sottolineato l’importante ruolo della Camera di commercio e del fondo Gorizia che ha finanziato l’operazione.
La gru, capace di sollevare fino a 110 tonnellate di peso, è costata circa 2,5 milioni di euro e sarà operativa al porto di Monfalcone. Corti ha ricordato brevemente le vicende dell’acquisizione del gruppo, le difficoltà create dalla crisi finanziaria e soprattutto gli ostacoli rappresentati dagli istituti bancari, «che però – ha detto – ho saputo stamattina hanno fatto tutte le procure e le delibere necessarie all’ acquisizione. Ora si tratta di mantenere la produzione sulle 30/35 gru l’anno, produzione che consente di avere degli utili. Confido comunque in un ottimo futuro per Monfalcone e ringrazio l’Aspm che ci ha commissionato la gru, dandoci l’opportunità di lavorare e che ha sopportato anche i ritardi».
Il direttore di stabilimento, Vittorio Ottolina, ha ricordato che lo stabilimento copre un’area di 300 mila metri quadrati, di cui 31 mila coperti, che è servito da un accesso diretto al porto che consente la spedizione delle gru già montate, «mentre finché la produzione era a Reggio Emilia le gru dovevano essere consegnate utilizzando cinque autotreni». Lo stabilimento ha un’area carpenteria e montaggio, il taglio lamiere avviene con dipendenti diretti, mentre la verniciatura è affidata a ditta esterna in appalto. «Nel 2008 abbiamo perso del personale e adesso ci sono 70 dipendenti di cui 50 operai e 20 impiegati. Oggi si porta avanti una produzione che non ha certo un volume ottimale, ma per il futuro il piano di produzione prevede ordini importanti. Nel corso di questo mese – ha annunciato Ottolina – abbiamo acquisito un ordine di cinque macchine per il Marocco e per il 2010 ci saranno altre forniture per lo Sri Lanka. Ciò dimostra che l’azienda non è rimasta ferma e che è dinamica, cercando di cogliere obiettivi pur nelle difficoltà».

Il Piccolo, 03 luglio 2009 
 
Sbe, ”cassa” prorogata di altre 13 settimane per i 340 lavoratori  
 
di ELISA COLONI

La crisi economica continua a mordere il tessuto produttivo isontino e a far tremare le aziende del nostro territorio. Una di queste è la Sbe, dove persistono le difficoltà e non si chiude il capitolo della cassa integrazione per i 340 dipendenti. Il trattamento di Cigo, utilizzato dall’azienda manifatturiera monfalconese già negli ultimi sei mesi, e che avrebbe dovuto scadere la prossima settimana, è stato infatti prorogato per altre trecidi settimane. Risultato: una ventina di dipendenti a ore zero e orario ridotto del 40% per tutti gli altri.
La conferma arriva dallo stesso presidente della Società bulloniera europea, Alessandro Vescovini: «Ripeteremo lo stesso percorso seguito negli ultimi sei mesi – spiega Vescovini -. Ciò equivale a una riduzione del 40% dell’orario lavorativo per gli addetti dello stabilimento. Solo un piccolo nucleo di dipendenti, che svolge mansioni oggi obsolete – aggiunge il presidente della Sbe – rimarrà invece a ore zero. Abbiamo chiesto di accedere al trattamento di cassa integrazione ordinaria per le prossime tredici settimane a causa della crisi economica – puntualizza ancora il presidente – che tra il 2008 e il 2009 ha frenato la produzione e ha fatto perdere alla nostra azienda circa il 40% del fatturato».
Le realtà più indebolite dalle scosse del terremoto finanziario globale, infatti, restano le imprese manifatturiere. Il ricorso alla cassa integrazione ha interessato negli ultimi mesi numerose aziende nel monfalconese (la Eaton Automotive, la Roen Est e la Cartiera Burgo di San Giovanni di Duino, solo per citarne alcune), e non sembra destinato a essere messo in cassetto.
Qualche barlume di speranza, però, c’è. Almeno stando alle previsioni dello stesso Vescovini, che per il 2010 prospetta un andamento meno nero rispetto a quello dell’anno in corso, con una lieve risalita della produzione e, di conseguenza, dei volumi di vendita. «Non è semplice esprimere previsioni sull’andamento futuro dell’economia – sottolinea il numero uno della Società bulloniera europea (facente parte del gruppo Vescovini, che al suo interno annovera anche la Osd di Pioltello e la Varvit di Reggio Emilia) – ma si possono comunque trarre alcune indicazioni osservando ciò che è accaduto negli ultimi due mesi. In questo periodo, infatti, non si è verificato quello che alcuni prospettavano: l’ulteriore aggravarsi della crisi, con una conseguente acutizzazione delle sofferenza di imprese e famiglie. La situazione, invece di peggiorare, è rimasta stabile. E questo – conclude l’imprenditore – rappresenta già di per sé una buona notizia, un elemento che fa ben sperare per il prossimo anno».
Nel 2010, dunque, la cassa integrazione potrà essere solo un brutto ricordo? «Non so se l’economia tornerà a crescere – si limita ad affermare Vescovini – ma certo è che negli ultimi due mesi abbiamo vissuto uno scenario meno buio del previsto».

PROTESTANO A REGGIO EMILIA I LAVORATORI MONFALCONESI  
Reggiane, slitta il passaggio a Terex
 
 
Anche lavoratori delle Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone saranno oggi a Reggio Emilia a manifestare sotto il palazzo della prefettura di quella città per esprimere tutta la propria preoccupazione per l’ulteriore rinvio della chiusura dell’acquisto di Fantuzzi Reggiane da parte della statunitense Terex.
Data per certa la scorsa settimana dalla società  emiliaria, la stipula definitiva del contratto è stata messa nuovamente in forse dall’amministratore delegato del Banco Popolare, Francesco Saviotti. L’amministratore delegato di Banco Popolare ha fatto sapere di volere comprendere fino in fondo i termini del contenzioso e dell’intesa trovata con Terex, che dopo aver chiuso un preliminare d’acquisto nell’agosto dello scorso anno ha poi tentato di fare marcia indietro, confermano alla fine a primavera la volontà iniziale, a fronte comunque di uno “sconto” di 40 milioni di euro sul prezzo iniziale di 215 milioni. Per Reggiane rimane indispensabile definire quanto prima la partita per ottenere la liquidità  finanziaria sufficiente a riprendere la piena operatività.
Anche per i settannta dipendenti dello stabilimento di Monfalcone non a caso la cassa integrazione ordinaria rimarrà aperta fino alla fine di luglio per un massimo di tre giorni alla settimana. «Abbiamo quindi contattato immediatamente il sindaco Gianfranco Pizzolitto – afferma Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil -, perché si mettesse in contatto con l’amministrazione locale di Reggio Emilia. Siamo così venuti a sapere che un nuovo incontro tra Reggiane, Terex e le banche creditrici è fissato appena per mercoledì prossimo». I sindacati dei metalmeccanici hanno quindi organizzato per oggi un corteo che dai cancelli dello stabilimento storico di Reggio raggiungerà poi la prefettura per sottolineare al rappresentante del Governo sul territorio l’estremo disagio dei lavoratori di Fantuzzi. i sindacati dei metalmeccanci della Cgil e della Uil dell’Isontino terranno comunque delle assemblee nello stabilimento del Lisert già lunedì.

Il Piccolo, 04 luglio 2009 
 
MULTISERVIZI  
I vertici di Iris rassicurano: «Nessun taglio all’orizzonte» 
LA VENDITA DEL RAMO ENERGIA
 
 
La prossima settimana o, comunque, entro metà mese. Questi i tempi per l’incontro tra i vertici di Iris, le sigle sindacali e l’advisor che si sta occupando di redigere il bando attraverso il quale verrà messo sul mercato il ramo energia della multiservizi isontina per discutere delle garanzie occupazionali da fornire ai dipendenti in prospettiva della cessione. «Metteremo nero su bianco una serie di paletti a tutela dei lavoratori – anticipa il presidente della multiutility, Armando Querin – e lo faremo confrontandoci apertamente con il sindacato, senza preclusioni, portando avanti quel dialogo che finora non è mai venuto meno. Possono già dire che non ci saranno problemi a recepire buona parte delle istanze avanzate in questi ultimi mesi».
Al 31 dicembre scorso Iris contava 189 dipendenti. Nel 2007 erano 197 e nel 2006 molti di più: 232. Sfogliando il bilancio, si scopre che dei 189 attualmente in servizio 3 sono dirigenti, 5 rientrano nel novero dei quadri, 102 risultano operai e 79 vengono inquadrati come impiegati. Dalla direzione di via IX Agosto non lo dicono apertamente ma questi ultimi sono troppi. Non è un caso se sotto la presidenza Querin, le sfoltite più incisive hanno interessato proprio questa categoria. A fine 2006 gli impiegati erano 108, a fronte di 116 operai. In due anni ne sono stati «tagliati» 29. Sempre con riferimento al 2008, il costo globale del personale è stato pari a 9,40 milioni di euro. Di questi, 6,48 milioni sono stati rappresentati dalle retribuzioni. Nel 2007, queste due cifre risultavano leggermente più alte: rispettivamente, 9,57 e 6,53 milioni.
Quale sarà il futuro del personale dal prossimo gennaio, quando verosimilmente sarà ormai andata in porto la cessione del ramo energia? Querin si dice tranquillo. «Credo che i dipendenti non dovranno preoccuparsi perché confluiranno in un’altra società di dimensioni più grandi e quindi più solida, da tutti i punti di vista. E poi – fa notare – non dimentichiamoci che ci sono dei contratti nazionali a loro tutela, dove vengono indicate con precisione garanzie sia di carattere economico sia di carattere lavorativo».
Paradossalmente, secondo il presidente della multiservizi, potrebbero esserci «rischi» maggiori per quei lavoratori che rimarranno in carico a Iris. «Se nel futuro, quando tutti i servizi erogati alla comunità verranno forniti attraverso una gara (a cominciare dalla raccolta e dallo smaltimento dei rifiuti, ndr), questa società non dovesse riuscire ad aggiudicarseli – evidenzia – allora le ripercussioni per il personale potrebbero potenzialmente essere particolarmente dure».
Nicola Comelli

Il Piccolo, 13 settembre 2009 
 
PROROGA IN ATTESA SOLO DI UNA CONFERMA UFFICIALE  
Per 80 dell’ex Finmek altri 10 mesi di ”cassa”  
Ne beneficeranno soprattutto le dipendenti che non sono state riassorbite dalla Mw
 
 
L’ottantina di dipendenti del gruppo Finmek che non sono stati riassorbiti dalla nuova gestione dello stabilimento di Ronchi dei Legionari e non hanno ancora trovato un impiego potranno contare su altri dieci mesi di cassa integrazione straordinaria. La Cigs, aperta ormai dall’estate del 2005 per i lavoratori coinvolti dal crollo dell’impero dell’elettronica creato dall’imprenditore friulano Carlo Fulchir, è stata rinnovata nell’ambito dei provvedimenti varati dal Governo a sostegno delle popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto, visto che proprio in Abruzzo si trovava il nucleo più consistente della società.
«Non abbiamo ancora la comunicazione ufficiale – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto -, ma il provvedimento è certo, anche se ne attendiamo la formalizzazione». Non sono invece ancora definiti i percorsi formativi utili a fornire una possibilità di nuova occupazione alle maestranze della ex Finmek, composte in gran parte da donne. «Abbiamo interessato la Provincia di Gorizia – dice Casotto -. Si tratta di organizzare e costruire dei corsi che possano offrire dei reali sbocchi lavorativi, anche se ci rendiamo conto che il momento non è dei più propizi. I percorsi formativi potrebbero però fornire un aiuto anche sul fronte dell’integrazione al reddito».
L’assenza di certezze finora sul rinnovo della cassa integrazione straordinaria stava impensierendo non poco i lavoratori e le lavoratrici coinvolte nella chiusura dello stabilimento di Ronchi, stando a quanto riferisce la Rsu di Mw, cioé dello stabilimento ex Finmek, che ancora rappresenta un punto di riferimento per gli ex colleghi.
Nonostante la situazione di Mw sia abbastanza soddisfacente, stando ai rappresentanti sindacali, non si parla di un ulteriore possibile riassorbimento di lavoratori cassintegrati. La Mw, nel suo stabilimento di Ronchi, conta 289 dipendenti ai quali vanno ad aggiugersi gli interinali. I contratti in scadenza tra ottobre e la fine di quest’anno sono una ventina e la rappresentanza sindacale interna spera che si possa procedere a una loro riconferma. Mw, oltre ad aver acquistato gli immobili in cui si sviluppa l’attività produttiva, ha rinnovato alcune linee e di recente ha ultimato la messa in posa di pannelli solari sui tetti degli edifici del complesso di Soleschiano con un investimento che, stando al sindacato, supera i 2 milioni di euro. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 16 settembre 2009 
 
Finmek: cassa integrazione prolungata di dieci mesi per ottanta dipendenti 
 
Ronchi
Altri dieci mesi di cassa integrazione straordinaria per circa un’ottantina di dipendenti del gruppo Finmek che non sono stati riassorbiti dalla nuova gestione dello stabilimento di Ronchi dei Legionari e non hanno ancora trovato un impiego. La Cigs, aperta per i lavoratori Finmek nell’estate del 2005 dopo il crollo dell’impero dell’elettronica creato dall’imprenditore friulano Carlo Fulchir, è stata rinnovata nell’ambito dei provvedimenti varati dal Governo a sostegno delle popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto, visto che proprio in Abruzzo si trovava il nucleo più consistente della società.
«Non abbiamo ancora la comunicazione ufficiale – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto –, ma il provvedimento è certo, anche se ne attendiamo la formalizzazione». Una buona notizia a cui si accompagna però la conferma che non sono stati ancora definiti i percorsi formativi utili a fornire una possibilità di nuova occupazione alle maestranze della ex Finmek, composte in gran parte da donne.
«Abbiamo interessato la Provincia di Gorizia – dice Casotto –. Si tratta di organizzare e costruire dei corsi che possano offrire dei reali sbocchi lavorativi, anche se ci rendiamo conto che il momento non è dei più propizi. I percorsi formativi potrebbero però fornire un aiuto anche sul fronte dell’integrazione al reddito». L’assenza di certezze finora sul rinnovo della cassa integrazione straordinaria stava impensierendo non poco i lavoratori e le lavoratrici coinvolte nella chiusura dello stabilimento di Ronchi, stando a quanto riferisce la Rsu di Mw, cioè dello stabilimento ex Finmek, che ancora rappresenta un punto di riferimento per gli ex colleghi. Nonostante la situazione di Mw sia abbastanza soddisfacente, stando ai rappresentanti sindacali, non si parla di un ulteriore possibile riassorbimento di lavoratori cassintegrati. La Mw, nel suo stabilimento di Ronchi, conta 289 dipendenti ai quali vanno ad aggiungersi gli interinali. I contratti in scadenza tra ottobre e la fine di quest’anno sono una ventina e la rappresentanza sindacale interna spera che si possa procedere a una loro riconferma. Mw, oltre ad aver acquistato gli immobili in cui si sviluppa l’attività produttiva, ha rinnovato alcune linee e di recente ha ultimato la messa in posa di pannelli solari sui tetti degli edifici del complesso di Soleschiano.

Il Piccolo, 14 ottobre 2009 
 
Ansaldo, lavoro sicuro fino a dicembre  
Trattative in corso da parte dell’azienda per acquisire nuove commesse
 
 
I primi sei mesi del 2010 al momento rappresentano un incognita per lo stabilimento monfalconese di Ansaldo, il più grande della società in Italia, 450 dipendenti e un valore della produzione che nel 2008 ha raggiunto i 100 milioni di euro. Il carico di lavoro è assicurato fino a dicembre 2009 e solo la positiva chiusura delle trattative in corso per nuove commesse nel settore oil&gas e navale consentirebbe di guardare al 2010 senza ansie. Società e sindacati, che si sono incontrati lunedì a Vicenza, hanno deciso di rivedersi a fine novembre, quando Asi dovrebbe essere in grado di fornire un quadro più preciso delle prospettive future. L’azienda, che ha risentito in modo ritardato della crisi in considerazione del suo ciclo produttivo, da parte sua sottolinea come ci sia molta attenzione nei confronti dei primi semestre 2010. A Monfalcone intanto si fa sempre i conti con le difficoltà della produzione di motori a corrente continua, legata al settore della siderurgia, tra quelli che più hanno risentito della recessione mondiale. La siderurgia sta dando qualche timido segnale di ripresa, come spiega la società, ma non ancora tale da tradursi in ordini. Ansaldo sta quindi continuando a riconvertire i lavoratori impiegati nel settore dei motori a corrente continua per impegnarli nella produzione delle grandi macchine a corrente alternata. Visto il carico di lavoro esistente in questo settore, l’azienda conta di non dover ricorrere a strumenti diversi rispetto la mobilità interna e le ferie. In nessun stabilimento italiano si sta ricorrendo in questo momento alla cassa integrazione. «L’incontro di lunedì è stato del tutto interlocutorio – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil Thomas Casotto -, perché al momento la società mantiene aperta qualsiasi possibilità per il primo semestre del 2010». A Monfalcone sta in ogni caso procedendo secondo la tempistica programmata la realizzazione del nuovo capannone, che consentirà ad Asi di costruire e testare motori di dimensioni ancora superiori a quelle attuali. Per la società si tratta di un investimento di 14 milioni di euro. (la. bl.)
 
Messaggero Veneto, 14 ottobre 2009
 
Ansaldo a caccia di certezze per il 2010 
 
MONFALCONE. Il carico di lavoro per Ansaldo sistemi industriali è assicurato fino alla fine dell’anno, poi sul futuro dello stabilimento monfalconese, il più grande della società in Italia, 450 dipendenti e un valore della produzione che nel 2008 ha raggiunto i 100 milioni di euro, grava un grosso punto di domanda e solo la positiva chiusura delle trattative in corso per nuove commesse nel settore oil&gas e navale consentirebbe di guardare al 2010 con fiducia e positività.
Società e sindacati, incontratisi a Vicenza, hanno deciso di rivedersi a fine novembre, quando Asi dovrebbe essere in grado di fornire un quadro più preciso delle prospettive per l’anno prossimo. L’azienda, che ha risentito in modo ritardato della crisi in considerazione del suo ciclo produttivo, sottolinea come ci sia molta attenzione nei confronti del prossimo anno, soprattutto per i primi sei mesi.
A Monfalcone, intanto, si fa sempre i conti con le difficoltà della produzione di motori a corrente continua, legata al settore della siderurgia, tra quelli che più hanno risentito della recessione mondiale dell’economia, settore che sta mostrando qualche lieve segnale di ripresa, ma non ancora tale da tradursi in ordini immediati. Ansaldo sta quindi continuando a riconvertire i lavoratori impiegati nel settore dei motori a corrente continua per impegnarli nella produzione delle grandi macchine a corrente alternata. Visto il carico di lavoro esistente per il settore, l’azienda conta di non dover ricorrere a strumenti diversi rispetto la mobilità interna e le ferie e comunque in nessun stabilimento italiano si sta ricorrendo in questo momento alla cassa integrazione ordinaria.
«L’incontro di lunedì è stato del tutto interlocutorio – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto –, perché al momento la società mantiene aperta qualsiasi possibilità per il primo semestre del 2010. Contiamo che nel prossimo incontro, a fine novembre, Asi sia in grado di fornire indicazioni più chiare».
A Monfalcone, intanto, sta procedendo la realizzazione del nuovo capannone (nell’area che confina con via dell’Agraria) che, con un investimento di 14 milioni, consentirà ad Asi di costruire e testare motori a corrente alternata di dimensioni ancora superiori a quelle attuali.

Il Piccolo, 03 aprile 2009 
 
INDUSTRIA  
Reggiane, definita la vendita alla Terex  
L’azienda è presente in città con una fabbrica che occupa un’ottantina di persone
 
 
La statunitense Terex acquisterà Fantuzzi Reggiane, di cui fa parte anche lo stabilimento Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone, un’ottantina di dipendenti diretti e una produzione di grandi gru portuali. Le due società hanno raggiunto un pre-accordo che pare vincolante e che, stando a entrambe le parti, sarà definito nell’arco di poche settimane, dopo una “vertenza” durata mesi e innescata in sostanza dalla crisi che ha investito anche Terex. La retromarcia del gruppo è stata però duramente contestata da Fantuzzi, avviando un contenzioso arbitrale contro la risoluzione unilaterale di Terex. La società americana ha in ogni caso raggiunto la nuova intesa, che consentirà a Fantuzzi di chiudere le sue pendenze con le banche e gli altri creditori, a fronte di un sostanzioso sconto. Le due società hanno siglato un accordo preliminare per un prezzo netto di cessione di 175 milioni di euro, a fronte dei 215 pattuiti lo scorso agosto. Terex ha inoltre firmato un ulteriore “term sheet” con le banche creditrici del gruppo, finalizzato a ottenere un finanziamento a lungo termine a condizioni favorevoli e poter così disporre delle risorse per concludere l’operazione. Nella definizione dell’intesa è stato fondamentale proprio il ruolo delle banche creditrici, perchè Terex si farà carico dell’indebitamento verso gli istituti di credito e verso gli obbligazionisti. Con le banche è stata raggiunta un’intesa per garantire finanziamenti a lungo termine a condizioni favorevoli. Gli obbligazionisti, invece, saranno convocati lunedì per dare il via libera a una nuova dilazione nei termini di pagamento dell’ultima rata del bond, scaduta nel luglio 2004. Dopo di allora, i possessori delle obbligazioni, che aspettano il versamento di 55 milioni di euro, hanno dovuto accettare altri due rinvii: nel luglio 2008 e nel gennaio 2009. La conclusione dell’operazione, commenta il presidente del gruppo, Luciano Fantuzzi, «permetterà di completare con successo la prevista ristrutturazione». «Dopo la chiusura dell’accordo inizieremo a lavorare con il team Fantuzzi, fornitori, distributori, clienti e altri portatori d’interesse – afferma Rick Nichols, presidente di Terex Cranes – per ristrutturare in modo aggressivo e posizionare le attività per un loro definitivo recupero nei loro mercati». Il sindacato da parte sua intende andare a un nuovo incontro con Fantuzzi per avere un quadro esatto dei contenuti dell’accordo e a un confronto con la nuova proprietà. «Vogliamo vedere il piano industriale», afferma Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil, che sottolinea come il sindacato continuerà a vigilare sulla situazione della società.

Messaggero Veneto, 03 aprile 2009 
 
Reggiane, ufficiale l’acquisizione da parte dell’americana Terex 
MONFALCONE 
Cassa integrazione “a singhiozzo” fino al 30 aprile
 
 
MONFALCONE. Poteva sembrare un pesce d’aprile, dato che la notizia ha cominciato a circolare nella tarda serata del 1º aprile e che solo martedì sembrava di essere lontani da un’intesa. Ma ieri si è avuta la certezza: il gruppo Usa Terex ha raggiunto un accordo per acquisire le attività di Fantuzzi e Noell Crane, società di Reggio Emilia attive nella produzione di macchinari per la movimentazione portuale, per un prezzo di circa 175 milioni.
La cifra è inferiore rispetto a 215 milioni concordati. L’acquisizione riguarderà anche lo stabilimento Reggiane di Monfalcone, con 80 lavoratori per cui di recente era stata confermata la cassa integrazione per alcuni giorni. Lo stabilimento di via Terme romane risulta avere un buon carico di lavoro per produrre grandi gru portuali, ma sente il peso della scarsa liquidità, che arriva con il contagocce dalle banche. Oggi lo stabilimento sarà aperto per consentire la visita di alcuni clienti, mentre secondo gli accordi la prossima settimana la cassa tornerà giovedì e venerdì e poi ancora per tutti i venerdì fino al 30 aprile.
L’intesa Terex-Fantuzzi chiude una vicenda che si trascinava da mesi e prevede la rinegoziazione del debito con i creditori del gruppo Fantuzzi al fine di assicurare un finanziamento a lungo termine.
Terex aveva annunciato l’acquisizione di Fantuzzi in agosto, ma in novembre aveva fatto un passo indietro, parlando di «cambiamento sostanziale sfavorevole» del business della società italiana. Ne era nata una disputa legale, che s’era intrecciata con gli sviluppi di un bond che in origine ammontava a 125 milioni. Il 31 gennaio è scaduta l’ultima rata da 55 milioni dell’emissione, scadenza che gli obbligazionisti avevano già accettato di prorogarare in luglio. Per lunedì sarebbe stata fissata una nuova assemblea dei bondholder: in agenda, un altro allungamento della scadenza dell’ultima rata.
«Subito dopo la chiusura si comincerà a lavorare con i soggetti interessati a ristrutturare la posizione dell’impresa per l’eventuale recupero dei rispettivi mercati», ha detto Rick Nichols, presidente Terex Cranes; Phil Widman, senior vice-presidente, ha aggiunto che al termine di tale operazione «i nostri livelli di debito aumenteranno a causa del finanziamento previsto dai creditori. Ma con scadenze a lungo termine e il livello aziendale del flusso di cassa la liquidità dovrebbe bastare».

Il Piccolo, 02 aprile 2009
 
CRESCE LA SOFFERENZA NEL COMPARTO METALMECCANICO 
PROSPETTIVE 
Roen Est, Cassa per 180 fino all’8 maggio 
Carico di lavoro diminuito del 35% nello scorso febbraio. Scongiurato il ricorso alle zero ore
L’azienda confida in una ripresa del mercato in primavera

di LAURA BLASICH

Il ricorso alla cassa integrazione straordinaria, termometro più affidabile e sensibile delle difficoltà delle attività produttive, si amplia nell’industria metalmeccanica del Monfalconese. In un incontro con le segreterie provinciali dei sindacati, la Roen Est di Ronchi – 180 dipendenti – ha annunciato che manterrà aperta Cigo fino all’8 maggio per tutti i lavoratori. La ripresa prevista dall’azienda, che produce scambiatori di calore, per l’inizio di questo mese quindi non ci sarà. La società ha però ribadito di essere convinta che un miglioramento sul fronte degli ordini ci sarà a breve, vista la stagionalità di cui risente il suo prodotto. Il ricorso alla cassa integrazione ordinaria non avviene comunque a zero ore, ma sempre con le modalità concordate con i sindacati un mese e mezzo fa. In sostanza, la Cigo non viene utilizzata per chiudere del tutto lo stabilimento: i dipendenti con orario di 8 ore ne lavorano 4, mentre i contratti part-time passeranno da 20 a 10 ore settimanali. L’azienda ha inoltre comunicato che il 10 e il 14 aprile, venerdì e martedì di Pasqua, la fabbrica chiuderà ricorrendo alle ferie collettive. L’azienda ha dichiarato nella seconda metà di febbraio una diminuzione del 35% del proprio carico di lavoro a causa dell’andamento del mercato, evidenziando anche difficoltà legate al costo del rame e dell’alluminio. Vista la tipologia del prodotto, la società prevede che con l’inoltrarsi della primavera possa rientrare un numero di ordini sufficiente a garantire la piena ripresa dell’attività. Anche se, di fatto, la società ricorrerà a quasi tutte le 13 settimane di cassa ordinaria richieste a febbraio. Azienda e sindacati hanno già deciso di rivedersi a inizio maggio. «È chiaro, comunque, che le Rsu e le segreterie continueranno a monitorare la situazione aziendale per evitare situazioni negative – spiega la Fiom-Cgil – e tutelare e salvaguardare le lavoratrici e i lavoratori, visto che con l’azienda si sono sempre trovate soluzioni condivise». Il ricorso agli ammortizzatori sociali per fare fronte alla crisi si sta però ampliando. Un aumento della Cigo ci sarà la prossima settimana a Reggiane Cranes&Plants – 80 dipendenti – che chiuderà per due giorni (giovedì e venerdì) e per uno nelle settimane successive fino a fine mese. In questo caso le difficoltà sono create soprattutto dalla carenza di liquidità e non dal carico di lavoro. La situazione potrebbe cambiare nell’immediato, però, solo con la cessione della società alla statunitense Terex.
 
Messaggero Veneto, 02 aprile 2009

Scatta la cassa integrazione ordinaria per gli 80 lavoratori delle Reggiane
MONFALCONE
Roen Est Ronchi: la Cigo prorogata fino all’8 maggio

MONFALCONE. Sarà una giornata di cassa integrazione, oggi, per i lavoratori della Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone, azienda su cui pesa ancora l’incertezza del tira e molla, durato mesi, tra Fantuzzi e Terex per l’acquisizione da parte di quest’ultima delle attività industriali della società emiliana in cui rientra anche lo stabilimento monfalconese, 80 dipendenti, che a quanto pare ha un buon carico di lavoro per la produzione di grandi gru portuali, ma su cui pesa la scarsa liquidità, che arriva con il contagocce dalle banche.
Venerdì lo stabilimento sarà invece aperto per consentire la visita di alcuni clienti, mentre la prossima settimana la cassa tornerà giovedì e venerdì e poi ancora per tutti i venerdì fino al 30 aprile.
Dopo la firma del preliminare d’acquisto all’inizio dell’agosto 2008 per una cifra di 225 milioni di euro, Terex è stata coinvolta nella pesantissima recessione che ha colpito gli Usa, soprattutto nel settore delle costruzioni. La società statunitense, che ha fra l’altro chiuso un suo stabilimento di Milano, ha quindi cercato di fare marcia indietro, scontrandosi però con la controffensiva legale scatenata da Fantuzzi per la quale la vendita era ed è indispensabile per chiudere le pendenze con i suoi creditori.
È stata prorogata fino all’8 maggio, invece, la cassa integrazione ordinaria per la Roen Est di Ronchi dei Legionari. La Cigo è prevista per tutti e 180 i dipendenti dello stabilimento: per i lavoratori a turno pieno di otto ore viene applicata una riduzione di quattro ore il giorno, mentre per i part-time a 20 ore, l’orario di lavoro viene ridotto della metà, e quindi a dieci ore.
Grazie alla disponibilità dell’azienda, gli orari vengono gestiti dagli stessi lavoratori che possono scegliere se accumulare tutte le ore di lavoro e di cassa. Dal 10 al 14 aprile, periodo di Pasqua, lo stabilimento sarà chiuso per ferie collettive. La speranza è che con l’arrivo della bella stagione e visto che Roen produce scambiatori di lavoro, il carico di lavoro possa aumentare. L’azienda infatti poche settimane fa ha dichiarato una diminuzione del 35% del proprio carico di lavoro, a causa dell’andamento del mercato, evidenziando anche difficoltà legate al costo del rame e dell’alluminio.

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