You are currently browsing the tag archive for the ‘reggiane’ tag.

Riceviamo e pubblichiamo

Monfalcone 22 01 2009
Cordoglio, Rabbia e Senso di Frustrazione

Il 2009 è iniziato male, anzi malissimo, visto che nel nostro paese alcune decine di lavoratori hanno perso la vita nei primi giorni di gennaio e questo non può che mostrarci la mostruosità di questa vera e propria ecatombe. Rabbia, cordoglio e senso di frustrazione sono dunque i sentimenti che si provano per questi continui decessi (compresi i diversi tipi d’infortunio e d’invalidità, più o meno permanenti, il cui costo morale e finanziario ricade ingiustamente tutto sulla collettività) sui posti di lavoro e anche per l’ennesimo assurdo trapasso, quello di Mauro Burg (cugino peraltro di un nostro collega), nella cartiera di San Giovanni di Duino.
Riteniamo dunque assolutamente necessario che il mondo politico e quello delle istituzioni s’impegnino veramente, e di più, a non consentire di conservare ulteriormente questo status quo. E’, infatti, poco confortante vedere come molto spesso ci si limiti ad un’ipocrita indignazione che, per sua stessa natura, è destinata a stemperarsi rapidamente nel nulla. La sicurezza deve diventare una necessità assoluta! La politica dovrebbe, perciò, svincolarsi dai poteri forti dell’economia e pretendere l’attuazione di controlli a sorpresa (già molti anni fa i lavoratori denunciavano questa forte mancanza di visite inaspettate e quindi non concordate!) sui luoghi di lavoro e inoltre non dovremmo permettere, a nessuno, di mettere mano al Testo Unico sulla Sicurezza. Le stesse Organizzazioni Sindacali sarebbero tenute, a loro volta, d’impegnarsi maggiormente nel pressare incessantemente le aziende e le istituzioni senza farsi troppi scrupoli nel destabilizzare il loro, ben conosciuto, Obiettivo Primo. E’ necessario perciò costringere le imprese a dichiarare pubblicamente, e annualmente, le loro mancanze come anche i loro obiettivi di perfezionamento dello stato di sicurezza. Le aziende non possono continuare a pensare solo al profitto! Dobbiamo renderci conto che le imprese continuano a ragionare, purtroppo e nonostante tutto, in modo scorretto e perciò dobbiamo impegnarci tutti (cittadini, politici ed istituzioni) a far loro capire che è conveniente migliorare la sicurezza sui posti di lavoro. Oltretutto è anche un investimento sociale! Le proprietà non possono continuare a pensare di essere staccate dalla polis! La mancanza d’etica è quindi, come sappiamo, l’Origine Prima della situazione economica in cui ci troviamo confinati e questo rende necessario aggiungere una riflessione  sul momento di crisi che stiamo vivendo perché esso può portare, se non siamo sufficientemente attenti, ad un rilevante peggioramento della sicurezza nei posti di lavoro o, per lo meno, ad una maggior difficoltà nel perfezionare lo stato di tutela della salute e della vita dei lavoratori. Questa situazione riguardava in passato sopratutto le imprese “veramente” in crisi oggi invece le coinvolge in pratica tutte. Certo, sappiamo tutti che la maggior parte delle imprese non hanno mai voluto, e non vogliono ancora, investire in sicurezza! Il tracollo dell’economia sta, infatti, toccando moltissime proprietà mettendole in ginocchio con conseguenze devastanti sul piano dell’occupazione e della stabilità sociale. Ora il gioco si svolge sul campo delle priorità e la sicurezza deve avere assoluto diritto di precedenza! Per fare ciò però, non possiamo lasciare le lavoratrici e i lavoratori da soli!
Gli RLS e gli RSU sono sempre stati, e non con demagogia, molto sensibili al problema sicurezza tanto che le innumerevoli riunioni svolte con le direzioni delle diverse aziende hanno portato a parecchi, seppure ancora incompleti e modesti, risultati. Frutti passati che sono però tutti documentabili dalle diverse carte propositive consegnate, dagli RLS. dagli RSU, alle rispettive aziende! Risultato? La risposta purtroppo la conosciamo tutti e molto bene.
La sicurezza è tuttavia un soggetto che rientra nella categoria dei perfezionabili e per questa ragione si presta ovviamente ad un continuo miglioramento. Di questo non dovremo mai scordarci proprio per evitare che l’attenzione si sciolga in un mare d’inutili parole e di fasulle proteste da parte d’organizzazioni che si prefiggono di svalutare il lavoro dei sindacati confederali. I fatti bisognerebbe conoscerli prima di confutarli e in caso contrario bisognerebbe avere il coraggio, forse l’umiltà, di ascoltare anche chi ci sta davanti in modo aperto e sincero. Per questa ragione nessuno può dimostrare il contrario di ciò che è stato detto sin qui anche perché l’impegno dei RLS, dei RSU e delle OoSs è stato eseguito con dedizione, passione e continuità certosina seppure, e per le ragioni suddette, spesso ancora con insufficienti esiti. I concreti operati di buona volontà, in ogni modo, parlano da sé! Infine è d’obbligo ricordare che tutto ciò che è stato fatto, in materia di sicurezza, si deve sopratutto alla coscienza e alla caparbietà dei lavoratori. Grazie di cuore a tutti!

RSU Reggiane Cranes & Plants di Monfalcone

Messaggero Veneto, 08 febbraio 2009 
 
INCERTEZZA SUL FUTURO  
Fantuzzi-Reggiane, 80 dipendenti in cassa integrazione per 2 venerdì
 
 
La situazione del gruppo Fantuzzi e quindi anche dello stabilimento Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone, dove per ancora due venerdì si ricorrerà alla cassa integraziuone ordinaria per tutti e gli 80 dipendenti, rimane incerta. Fantuzzi ha convocato nuovamente per il 24 febbraio l’assemblea degli obbligazionisti per chiedere la sospensione del pagamento dell’ultima rata del bond. Il 31 gennaio del resto è ormai ben alle spalle e quindi anche il termine ultimo entro il quale la Fantuzzi Reggiane avrebbe dovuto restituire ai creditori il denaro relativo all’emissione e alla sottoscrizione del bond. Il gruppo ha però comunicato in modo ufficiale che è stata appunto convocata per il giorno 24 febbraio 2009 in prima convocazione, e in seconda convocazione decorsi non meno di 14 giorni dalla prima, l’assemblea degli obbligazionisti. I bondholders della Fantuzzi Reggiane, dunque, sono chiamati a riunirsi a fine febbraio per decidere se concedere un’ulteriore proroga all’azienda, dopo che l’acquisto del gruppo metalmeccanico da parte dell’americana Terex, che ha appena chiuso uno stabilimento in Lombardia (il che la dice lunga su quanto stia incidendo la crisi anche sulla società statunitense), si è arenato. Fantuzzi intanto però afferma che prosegue «il dialogo con nuovi possibili soggetti che hanno manifestato interesse al comparto industriale del gruppo, e con Terex, volti a verificare la possibilità di definire la vicenda al di fuori della sede contenziosa». Fantuzzi aggiunge inoltre che «visti i tempi tecnici attuativi, prudentemente si è ritenuto opportuno richiedere una nuova convocazione dell’assemblea degli obbligazionisti per consentire nell’equo contemperamento degli interessi di tutte le parti coinvolte la loro piena convergenza verso un piano che nel breve consenta la positiva soluzione dell’attuale situazione». Il ricorso alla Cigo, perlomeno per Monfalcone, che può sempre contare su un buon carico di lavoro, sembra quindi legato soprattutto alle tensioni finanziarie con cui si trova ancora a che fare la società di Reggio Emilia.

Messaggero Veneto, 10 marzo 2009 
 
MONFALCONE  
Reggiane, la Failms sollecita informazioni sulla cassa integrazione
 
 
MONFALCONE. La Failms, tramite il segretario provinciale Fabrizio Ballaben, ha chiesto alla Reggiane un incontro urgente «per esaminare in maniera congiunta e per ricevere informazioni, dati, comunicazioni e notizie sull’intervento della Cassa integrazione ordinaria per i lavoratori dello stabilimento di Monfalcone».
«E chiediamo – ha scritto Ballaben all’azienda – che ci sia fornito il documento sottoscritto dalle altre organizzazioni sindacali». Documento che, redatto dopo un incontro con altre sigle sindacali, se non sarà fornito, obbligherà la Failms «a intraprendere le vie opportune».
Già a febbraio Ballaben aveva scritto una lettera alla Reggiane, e per conoscenza a Inps, Uopsal e prefetto, per chiedere chiarimenti sulla Cig. Aveva anche segnalato come i lavoratori avrebbero operato senza gli obbligatori accessori di sicurezza.
«In riferimento alle segnalazioni effettuate, siamo venuti a conoscenza dai lavoratori dell’azienda metalmeccanica – spiega il segretario Failms, che ringrazia il responsabile della Uopsal, dottor Amedeo Buzzo – che lo scorso 3 marzo l’azienda ha provveduto a fornire a tutti i lavoratori tute da lavoro e guanti. È evidente che le nostre segnalazioni hanno avuto seguito».

Il Piccolo, 31 gennaio 2009 
 
VERIFICHE DELL’ARPA  
Lisert, il canale Est-Ovest è inquinato
Scagionate le aziende, colpa delle maree

 
La fonte termale del Lisert, nota e utilizzata da oltre duemila anni e al cui rilancio sta lavorando il Comune di Monfalcone, è inquinata a causa dell’ingresso nella falda dell’acqua marina del canale Est Ovest, su cui l’insediamento noto già dall’epoca romana si affaccia e che evidentemente non gode di ottima salute. Le verifiche effettuate dall’Arpa per conto dell’ente locale e del Consorzio industriale hanno consentito di accertare la presenza, discontinua, però, di un inquinamento delle acque termali di origine batterica, correlata all’andamento delle maree, perché la carica batterica è associata a un elevato grado di salinità. In sostanza, a causa della natura carsica del terreno e per la presenza di calcari fratturati, il bacino d’acqua del canale Est Ovest influenza negativamente la falda acquifera delle Terme romane. Stando allo studio effettuato, non sarebbero quindi gli scarichi fognari delle industrie della zona del Lisert a mettere a rischio la qualità della fonte termale, a differenza di quanto si era supposto in un primo momento. Le analisi dei campioni prelevati nel canale Est Ovest e dei piezometri posti nella zona hanno rilevato invece la presenza di coliformi e streptococchi in entrambi, mentre quelle compiute all’interno del pozzo hanno evidenziato come all’aumentare della quota di profondità di prelievo la contaminazione batterica sia assente. Il fenomeno dell’inquinamento del canale artificiale si inserisce in quello più ampio del golfo di Panzano, che ha come causa primaria il cattivo stato di salute dell’Isonzo le cui acque vengono convogliate nel canale de’ Dottori e poi nel canale Valentinis, raggiungendo così il mare. Ciò non toglie che la rete fognaria della zona industriale-portuale del Lisert non raccolga gli scarichi di tutte le utenze dell’area. A seguito delle segnalazioni del consigliere comunale e provinciale di Forza Italia-Pdl Giorgio Pacor il Consorzio industriale ha attivato delle verifiche nei confronti delle aziende insediate che ha portato a individuare una situazione non del tutto regolare, quella dello stabilimento Reggiane Cranes&Plants che deve essere autorizzata in via provvisoria allo scarico al suolo delle acque domestiche. Il Csim ha inoltre inviato una comunicazione a tutte le aziende di via Timavo, perché segnalino qualsiasi scarico. Intanto alla fine dello scorso dicembre è stato autorizzato uno sbocco in acque superficiali di quelle acque di dilavamento, una volta trattate, di via Tavoloni, via Terza armata, via Consiglio d’Europa, su cui sono affacciate attività industriali e artigianali, anche collegate alla nautica da diporto. La Provincia ha comunque pure attuato un programma sistematico di controllo degli scarichi autorizzati nella zona, compresa tra il mare e i canali Est Ovest e Tavoloni e confinante con un Sito di interesse comunitario, oltre che sede della fonte termale che sarà oggetto di un’azione di salvaguardia in ogni caso. Il Consorzio industriale su incarico del Comune avvierà entro febbraio la perforazione di un nuovo pozzo alla profondità di 120 metri, consentendo quindi di prelevare acqua non sottoposta a fenomeni di inquinamento. ressati.
Laura Blasich

L’INTESA 
Un futuro europeo per le nuove terme 
Accordo di collaborazione con i Colli Euganei per un progetto comunitario
A Monfalcone la cabina di regia

 
Ancora da riattivare, le Terme romane di Monfalcone si sono già inserite in una rete di stabilimenti termali a livello europeo, trovando fra l’altro come partner uno dei principali poli italiani nel settore, quello che ha sede ai piedi dei colli euganei. La valorizzazione delle risorse termali può del resto contribuire allo sviluppo della salute e del benessere dei cittadini europei, sia dal punto di vista socio-sanitario, sia da quello culturale, naturale e turistico. E’ questo il tema guida dell’ambizioso progetto che vede coinvolto appunto Monfalcone, assieme al sistema delle Terme euganee (Abano e Montegrotto) e alle località più importanti di Austria, Slovenia, Cechia e Germania. L’accordo di parternariato è stato siglato ieri mattina nella sala del Consiglio comunale e prevede la presentazione, entro metà marzo, di una proposta alla Commissione europea per rilanciare la città in una rete con i più importanti centri di benessere di quell’insieme di Paesi ricondicibile al concetto di Mitteleuropa, all’insegna quindi di antichi legami storici e culturali, come ha sottolineato il sindaco Gianfranco Pizzolitto. Le Terme euganee, con le quali il Comune di Monfalcone svilupperà un rapporto di collaborazione, sono la più grande stazione termale d’Europa, con 16 milioni di presenze annue, specializzata in fango-balneo-terapia e con una particolarità unica nel suo genere, quella di un sistema ecocompatibile. A garantire la fonte di riscaldamento degli hotel-centri termali sono le acque che sgorgano a 87 gradi, mentre quelle della fonte del Lisert, conosciuta da epoca romana, hanno una temperatura attorno ai 40 gradi. Da questo modello comunque, in cui si innesterà l’esperienza di Monfalcone, con il recupero ormai avviato delle Terme romane, dopo decenni di abbandono del sito, si darà corso ad una rete con le località austriache, slovene, tedesche e ceche per sviluppare attività e servizi, in particolare nel campo della formazione, del supporto medico-scientifico, della promozione e del marketing. L’aspetto più rilevante riguarderà la creazione di un “brand”, un marchio distintivo all’insegna delle città europee del benessere e collegato a una certificazione di qualità. Il Comune di Monfalcone, attraverso l’Ufficio gabinetto, ha assunto il compito di «regia» del progetto e si farà carico di alcune azioni progettuali specifiche, come quelle della formazione, per individuare moduli e competenze professionali, attualmente carenti. In questo campo si prevede anche la realizzazione di una piattaforma che metta in rete i diversi partner.

Messaggero Veneto, 31 gennaio 2009
 
Monfalcone. Interrogazione di Pacor (Fi) a cui ha risposto l’assessore all’ambiente Frittitta 
Terme inquinate per le maree 
Il fenomeno non è collegato agli scarichi fognari delle aziende

 
MONFALCONE. L’inquinamento di origine batterica delle acque delle Terme romane non è dovuto agli scarichi fognari di alcune aziende di via Timavo, come suggerito dal consigliere di Fi-Pdl, Giorgio Pacor, in una sua interrogazione, ma i campionamento eseguiti dall’Arpa e poi confrontati con Provincia e Consorzio industriale, hanno rivelato che l’inquinamento è correlato all’andamento delle maree marine collegate alla terme dal canale Est-ovest, contesto confermato dall’elevato grado di salinità delle acque e dal fatto che l’analisi delle acque di profondità delle falda, non toccati dai moti ondosi, hanno rilevato assenza di contaminazione batterica.
È stato l’assessore all’ambiente Paolo Frittitta a spiegare la circostanza, rispondendo all’interrogazione di Pacor che aveva suggerito l’ipotesi di inquinamento portato da acque reflue che non scaricano nella rete fognaria e producono quindi inquinamento delle acque superficiali della fonte termale.
«È improbabile associare l’inquinamento dovuto a coliformi e streptococchi della falda termale agli scarichi degli stabilimenti insistenti nell’area. Non sussistono prove di inquinamento dovuto alle industrie. Dai tavoli di lavoro è emerso che da analisi effettuate – ha aggiunto Frittitta – il canale Valentinis, il bacino di Panzano e il canale Est Ovest presentano le criticità segnalate e quindi il Consorzio industriale ha avviato delle verifiche nei confronti delle aziende».
Ciò ha comportato, per esempio, per le Reggiane l’attivazione di un percorso di adeguamento normativo. Sempre per Reggiane è in corso un’istruttoria per l’autorizzazione provvisoria di scarico a suolo di acque domestiche, mentre per tutte le aziende collegate alla rete è stato chiesto di comunicare qualsiasi scarico a suolo.
Frittitta ha ricordato anche come la Provincia abbia controllato, così come sua competenza, lo scarico delle aziende in acque superficiali delle acque di dilavamento, scarico risultato essere, peraltro, nei limiti imposti dalla legge.

Messaggero Veneto, 02 febbraio 2009 
  
Monfalcone. Uno studio  
Comune e Provincia contro l’inquinamento che deturpa il litorale
 
 
MONFALCONE. Lo studio dell’Arpa commissionato dal Comune per capire le cause e il livello dell’inquinamento di Marina Julia completa quello precedente della Provincia e costituisce un importante esempio di collaborazione e integrazione tra gli assessorati ambientali dei due enti. Viene accertato che le concause dell’inquinamento del litorale si devono cercare entro un contesto di Area vasta che ricomprende l’area monfalconese, ma anche l’intero bacino fluviale isontino. «In Provincia sul tema – spiega il consigliere comunale e provinciale, Fabio Del Bello – si era già discusso lo scorso anno a seguito di un ordine del giorno presentato dal consigliere monfalconese Giorgio Pacor, nel quale si leggeva dell’inquinamento dell’Isonzo le cui acque sfociando in mare, per il gioco delle correnti, contribuiscono a inquinare ulteriormente il golfo di Panzano». Del Bello ricorda che già Pacor spiegava che Nuova Gorizia è sprovvista di depuratore delle acque reflue cittadine e che tutte le acque confluiscono direttamente nel Corno e quindi nell’Isonzo. Lo studio dell’Arpa eseguito per conto della Provincia di Gorizia e presentato ai sindaci nella primavera del 2008 conferma questo forte inquinamento.
«Il problema degli scarichi sul torrente Corno dalla parte slovena – si afferma nello studio – troverà soluzione quando sarà realizzato il depuratore in Slovenia programmato nel 2011 e nulla può essere fatto se non chiedere che tale termine venga rispettato». Ma nel primo studio Arpa si legge pure che l’Isonzo subisce, nel suo percorso in Italia, un progressivo incremento del livello di contaminazione fecale, già a Sagrado in ingresso nel canale De Dottori, ma poi anche in ingresso a Monfalcone. Pure le acque del canale Brancolo manifestano una evidente contaminazione di origine fecale lungo tutto il loro percorso, dall’origine allo sbocco nel bacino di Panzano. «Dunque hanno delle ragioni coloro che evidenziano la permanenza di un contributo monfalconese nell’inquinamento del golfo: il problema però – prosegue Del Bello – va affrontato e risolto in sede tecnica e politico-amministrativa».
Un passaggio essenziale sta nel dispositivo deliberativo della mozione, redatta dallo stesso consigliere in collaborazione con gli assessori all’ambiente provinciale e comunale Cernic e Frittitta (che sarà discussa oggi in consiglio provinciale), dove si legge che l’ente Provincia deve farsi carico nei confronti dell’Ambito territoriale ottimale orientale goriziano (Atoo) di una rivisitazione del Piano d’ambito finalizzata a garantire la balneazione del litorale intervenendo dovunque sia indispensabile.

Il Piccolo, 03 febbraio 2009 
 
DOMANI  
Mare inquinato, pronto lo studio  
I risultati saranno illustrati in municipio dai tecnici dell’Arpa
 
 
Lo studio commissionato dal Comune ad Arpa per accertare le causa dell’inquinamento del golfo di Panzano sarà illustrato domani, alle 18, nella sala del Consiglio comunale e nell’ambito della riunione della quarta commissione consiliare che si occupa della tutela della salute. All’incontro, come preannuncia la presidente della commissione Barbara Zilli, sarà presente Franco Sturzi, responsabile del Servizio territoriale dell’Arpa. Sturzi illustrerà alla commissione, la cui seduta è aperta al pubblico, gli elementi emersi nel corso dello studio commissionato per accertare le cause dei problemi di inquinamento di origine fognaria di cui soffre il litorale di Marina Julia. Le conclusioni dovrebbero coincidere con quelle dello studio già realizzato per conto della Provincia e che indicava come principale imputato l’Isonzo. Alla riunione è stato invitato anche Flavio Gabrielcig, dirigente dell’Autorità d’ambito territoriale ottimale, cui spetta la gestione del ciclo delle acque nell’Isontino.

Messaggero Veneto, 05 febbraio 2009 
 
Monfalcone. Approvata in Provincia una mozione: sarà avviata la depurazione dell’Isonzo  
Marina Julia, interventi contro l’inquinamento
 
 
MONFALCONE. La Provincia è unita nella necessità di arrivare a una soluzione del problema dell’inquinamento del mare di Marina Julia, ma a anche dell’Isonzo. È stata, infatti, approvata all’unanimità dal consiglio provinciale la mozione presentata dal consigliere del Pd, il monfalconese Fabio Del Bello, e dedicata a “Risanare l’Isonzo, togliere dall’inquinamento il Golfo di Panzano: per la salubrità delle acque. Garantire il sistema di depurazione lungo il corso del fiume e completare la rete fognaria”.
La mozione contiene pure un corposo allegato relativo alla progettazione di un armonioso sviluppo del litorale isontino comprendente la grande nautica, il termalismo, le zone umide, le spiagge. Nel dispositivo si chiede di avviare, di concerto con tutte le istituzioni coinvolte (Regione, enti locali e, se necessario, lo Stato), un’azione di depurazione delle acque dell’Isonzo lungo tutto il suo corso a partire dalla Slovenia per passare poi a Gorizia e nella Destra Isonzo e di pervenire, infine, al completamento della rete fognaria del Monfalconese.
Si chiede anche di sostenere la regolarizzazione del litorale lungo la linea ideale dettata dall’assetto e dall’evoluzione naturale della spiaggia in permanente funzione antierosione. Considerato che la legge regionale 13 del 2005 ha istituito l’ambito territoriale ottimale orientale goriziano, ricomprendente tutta la provincia, per la gestione del servizio idrico integrato, viene chiesto alla Provincia di farsi carico nei confronti dello stesso Atoo di una rivisitazione del piano d’ambito, finalizzata a garantire la balneazione del litorale e di promuovere un tavolo di coordinamento degli enti coinvolti a vario titolo nella gestione dell’Isonzo e del litorale.
Il tavolo dovrebbe coordinare una gamma d’interventi integrati e finalizzati a due obiettivi fondamentali: la bonifica e la salubrità delle acque fluviali e marine, la predisposizione di un’efficace barriera antierosione della costa. «Sono le due precondizioni fondamentali per favorire lo sviluppo di un’area che costituisce una grande risorsa a disposizione del Monfalconese, della provincia (nonché di un’ampia area della Slovenia sud-occidentale) e della stessa regione», spiega Del Bello, che, analizzando le numerose iniziative presenti lungo la fascia del litorale isontino-monfalconese, chiede che l’ente sostenga, nei modi ritenuti opportuni, il progetto di sviluppo complessivo.
«La priorità assoluta comunque – conclude – resta quella di orientare il piano d’ambito verso la soluzione di tutte quelle criticità che ancora ostacolano la balneazione: su questo particolare obiettivo il consiglio provinciale ha trovato l’unanimità».

Il Piccolo, 24 novembre 2009
 
Il Comune investirà 960mila euro con i privati per le Terme romane

Sono 960mila gli euro che il Comune ha deciso di investire a fianco dei privati che completeranno l’allestimento della palazzina storica si occuperanno di gestire le Terme romane con una concessione trentennale.
L’investimento complessivo necessario per ultimare le strutture del complesso termale, sistemate al grezzo dall’ente locale con una spesa di 1,6 milioni di euro, è invece di 2,364 milioni di euro. Questo è quanto prevede il project financing proposto dalla Aassociazione temporanea d’imprese (Ati) composta da Ici Coop di Ronchi e General Services di Monfalcone che la giunta ha approvato in questi giorni e che quindi andrà a gara a breve. Come prevede la normativa e come già accaduto nel caso dell’ex albergo impiegati, il progetto di finanza avanzato dal proponente deve essere confrontato con eventuali progetti alternativi, pur mantenendo una sorta di “diritto di precedenza” in caso di proposte equivalenti. Il via libera al project financing per il rilancio dell’attività termale al Lisert è arrivato in ogni caso dopo un confronto di oltre un anno tra proponenti e amministrazione. All’esame della commissione tecnica incaricata di valutare il progetto di Ici Coop e General Services sono emersi alcuni aspetti di criticità, soprattutto sul fronte economico-finanziario a causa dell’incertezza sulle previsioni in materia di ricavie flussi di entrata. Tra i nodi sollevati comunque anche la possibilità  che nemmeno in futuro l’acqua ottenga la classificazione di termale dal ministero della Salute. La proposta del promotore prevedeva inoltre un concorso finanziario del Comune di 960mila euro con uno stanziamento di 64mila euro annui per 15 anni. Una condizione che l’amministrazione ha accolto, prendendo una decisione politica coerente rispetto gli impegni assunti dal sindaco Gianfranco Pizzolitto già nel suo primo mandato.
«Il Sistema integrato Terme romane costituisce uno degli obiettivi di punta dell’amministrazione – si legge non a caso nella delibera di approvazione della proposta della Ati – in quanto tale area ha da lunghissimo tempo rappresentato per la città di Monfalcone una notevole valenza sotto molteplici aspetti». In un quadro di rilancio, che comprende sempre la creazione di una darsena da 500 posti barca lungo il canale Est Ovest, «l’intervento sulla palazzina e la sua futura gestione rappresentano un tassello molto importante», sottolinea la giunta nella delibera. La sinergia pubblico-privato punta quindi da un lato a completare la palazzina con l’impiantistica e le finiture legate all’attività termale a fronte di una durata trentennale della gestione. L’obiettivo del sindaco era quello di vedere aperta perlomeno la parte termale entro la fine del suo mandato, quindi primavera del 2011.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 28 gennaio 2009 
 
Monfalcone. Dalla prossima settimana e fino al 20 febbraio anche i dipendenti del Gruppo Fantuzzi non lavoreranno un giorno alla settimana  
Eaton e Reggiane, la crisi si fa sentire  
Produzione inferiore alla metà di quella del 2007 per l’azienda in cui si fabbricano valvole automobilistiche  
I lavoratori sono in cassa integrazione da dicembre: lunedì assemblea delle Rsu
 
  
MONFALCONE. Si aggrava lo stato di crisi nazionale. Secondo Confindustria a gennaio la produzione è diminuita dell’11,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, dopo il meno 11,2% registrato a dicembre. Grave anche la situazione del mercato dell’auto, con Fiat che in Borsa ha avuto un calo dell’1,28 per cento. Sul gruppo restano le attese per i possibili aiuti all’auto, che verranno decisi nel tavolo convocato a Palazzo Chigi, ma nel frattempo i riflessi della crisi si fanno sentire sulle aziende legate al mercato automobilistico, come Eaton, azienda che produce valvole autombilistiche, i cui lavoratori sono in cassa integrazione da dicembre, tranne la settimana di lavoro effettuata dal 12 al 17 gennaio. La direzione, lunedì, ha convocato le Rsu dello stabilimento confermando i bassi carichi di lavoro per il 2009. Secondo fonti sindacali, lo stabilimento potrebbe attestare la produzione a 10 milioni di valvole, meno della metà del livello di produzione del 2007 e del 2008 quando si erano prodotti circa 22 milioni di valvole.
L’azienda ha comunque confermato parte degli investimenti previsti nello stabilimento, tra cui i 400 mila euro previsti per la messa a punto e manutenzione degli impianti. Considerata anche la situazione degli altri stabilimenti del gruppo (Bosconero è in cassa integrazione, in Polonia ci sono stati licenziamenti, lo stabilimento tedesco è fermo e quello di Massa è stato chiuso alla fine dell’anno) i rappresentanti sindacali si rendono perfettamente conto che il mercato dell’auto è a picco, ma chiedono entro il 10 febbraio un incontro nella sede di Assindustria per capire come gestire la crisi. I sindacati intendono chiedere l’applicazione dei “contratti di solidarietà”, contratti introdotti nel 1984, che possono essere utilizzati da un’azienda in situazione di crisi temporanea, per cui gli orari di lavoro dei dipendenti vengono ridotti e contestualmente viene versato loro un contributo, come misura di sostegno del reddito. «Pensiamo che l’azienda possa proporre la mobilità, ma noi crediamo che il ricorso alla mobilità – dice il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – crei le condizioni per chiudere la fabbrica. In caso di ripresa poi, si rischia di aver vuotato la fabbrica di professionalità. Certo le aziende preferiscono tagliare, ma ci sono poi problemi di ricollocazione dei dipendenti».
Dalla prossima settimana e fino al 20 febbraio anche i dipendenti di tutto il gruppo Fantuzzi Reggiane, quindi compresi anche quelli di Monfalcone, effettueranno un giorno di cassa integrazione ordinaria alla settimana, quindi tre giorni in tre settimane. All’azienda non mancano commesse e carico di lavoro, ma manca la liquidità e quindi non potendo pagare i fornitori il rischio è che si blocchi tutta la produzione. I vertici aziendali hanno comunicato ai sindacati che la statunitense Terex (che in agosto aveva firmato un accordo di acquisizione del gruppo, posto poi cercare di recedere dall’accordo) ha chiesto uno sconto sul prezzo di acquisto, richiesta che sarà fatta valutare dai creditori. Da ricordare che il 31 gennaio, il gruppo Fantuzzi Reggiane dovrà però versare più di 55 milioni di euro per rimborsare l’ultima rata dell’obbligazione emessa nel 2001 attraverso una società lussemburghese.
Fantuzzi, che ha già fissato un appuntamenti con Terex il prossimo 4 febbraio, spera di avere una dilazione di pagamento. In ogni caso Fantuzzi avrebbe confermato ai sindacati che, se non si concretizzerà l’acquisizione di Terex, altre aziende sarabbero interessate al gruppo.

Il Piccolo, 30 gennaio 2009 
 
LA CRISI DELLA BURGO DI DUINO  
Cartiera, a rischio 100 posti di lavoro  
Sindacati in allarme per le insistenti voci di una chiusura della Linea 1
 
 
Cinquanta, forse cento esuberi, e la chiusura della Linea 1, «Anna», come la chiamano i dipendenti. È a tinte fosche il futuro della Cartiera Burgo di San Giovanni di Duino nella quale lavorano molti monfalconesi: ieri, in una riunione svoltasi tra le Rappresentanze sindacali interne si sono fatti i primi numeri di un peggioramento della crisi economica che da anni ormai attanaglia il settore della carta e l’industria di Duino. Al momento si tratta ancora di voci, ma a dir poco concrete: la Linea 1 è praticamente ferma da dicembre, grazie all’utilizzo della cassa integrazione ordinaria, e ora la proprietà ha fissato un incontro per il 3 febbraio all’Associazione industriali per presentare la situazione economica e i provvedimenti per sostenere la crisi. Luca Visinitini della Uil ha parlato, in via informale, del rischio che siano addirittura un centinaio i posti di lavoro in esubero, fonti sindacali interne all’azienda parlano di circa una cinquantina di persone, accanto al lento e inesorabile decadimento della struttura, con la chiusura di una delle tre linee produttive, quella che solo pochi anni fa era stata modernizzata a «salvata» dalla chiusura. Ma «Anna», a quanto pare, rischia di non farcela, nemmeno con gli investimenti effettuati negli ultimi anni per renderla competitiva. La proprietà incontrerà i sindacati al tavolo convocato in Assindustria la prossima settimana, e annuncerà la politica dell’azienda per il 2009: solo nove mesi fa, ad aprile dopo aver tagliato un intero stabilimento e posti di lavoro in altre sedi italiane del Gruppo, la Burgo aveva in qualche modo rassicurato i dipendenti di Duino Aurisina sulla volontà di continuare a investire a San Giovanni di Duino, preannunciando anche una quarantina di assunzioni a tempo indeterminato. Ora il panorama sembra completamente cambiato, e la soglia di preoccupazione dei sindacati è massima: solo quattro anni fa i dipendenti della cartiera erano quasi 700, ora sono 470, e potrebbero scendere del 10, forse addirittura 20 per cento. Se i tagli sono ancora una ipotesi, è una certezza l’utilizzo della cassa integrazione: la linea 1 resta ferma ancora una settimana, poi tutte e tre le linee saranno bloccate, e la cassa integrazione – anticipano i sindacati – non riguarderà solo tutto lo stabilimento di Duino, ma molti centri di produzione della Burgo. Insomma, un clima e una situazione tesi, e non di buon auspicio: «Le voci dei tagli di personale sono molto insistenti – ha detto ancora Visintini – ed è per questo che proprio in questi giorni i sindacati stanno seguendo da vicino l’evoluzione della situazione alla cartiera, il territorio non può permettersi di perdere altri posti nell’industria».
Un taglio di personale alla cartiera rappresenta un forte problema sociale, poiché sono pochissimi i dipendenti potenzialmente in età da prepensionamento, e buona parte della forza lavoro è composta da giovani: giovani operai, con giovani famiglie residenti per lo più nel comune di Duino Aurisina e nella vicina Monfalcone. A peggiorare la situazione – dicono i sindacati – è l’ulteriore flessione della domanda in un mercato già caratterizzato da una crisi fattasi strutturale, ormai attiva da molti anni.
Francesca Capodanno 
 
Cassa integrazione per tre venerdì anche alle Reggiane 
 
Anche nello stabilimento Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone, dove si producono grandi gru mobili per i porti, si ricorrerà alla cassa integrazione ordinaria nelle prossime settimane. Si tratterà comunque di tre venerdì nell’arco delle prossime 3 settimane, anche se il futuro rimane ipotecato dalla chiusura dell’accordo per la vendita delle attività del gruppo alla società statunitense Terex e quindi dalla possibilità di ripagare il bond contratto alcuni anni fa. Il ricorso alla Cigo, perlomeno per Monfalcone, che può sempre contare su un buon carico di lavoro, sembra quindi legato soprattutto alle tensioni finanziarie con cui si trova ancora a che fare la società di Reggio Emilia, dove lunedì pomeriggio i rappresentanti sindacali dei metalmeccanici hanno incontrato i vertici aziendali. Al tavolo, al quale erano presenti Luca Furlan per la segreteria provinciale della Uilm e Fabio Baldassi per quella della Fiom, la società ha comunicato che Terex, pure coinvolta dalla crisi e alle prese con problemi di liquidità, chiesto uno «sconto» sul prezzo pattuito a inizio agosto per l’acquisto (215 milioni di euro) e di averla quindi invitata a confrontarsi con i creditori, considerato che il bond scade sabato. Un nuovo incontro tra le parti pare sia stato convocato per il 4 febbraio.

Il Piccolo, 31 gennaio 2009 
 
OSPEDALE DOMICILIARE  
Tumori, dalla Eaton 25mila dollari all’Ant
 
 
La Eaton automotive di Monfalcone si conferma una realtà solidale, nonostante le difficoltà che la stanno investendo assieme a tutto il mercato dell’auto. Se i lavoratori, in cassa integrazione ordinaria, hanno deciso di aprire una sottoscrizione per aiutare la famiglia di Mauro Burg, morto in un incidente sul lavoro nella cartiera di San Giovanni di Duino due settimane fa, l’azienda annuncia l’assegnazione di un contributo di 25mila dollari per sostenere le attività della Fondazione Ant Italia Onlus nell’Isontino e nella provincia di Trieste. Il contributo sarà utilizzato per riattivare l’ospedale domiciliare oncologico (Odo) dell’Ant, l’ospedale “senza muri” che entra nelle case dei sofferenti affetti da tumore e li assiste gratuitamente. Il contributo proviene dal Fondo di solidarietà della Eaton Corporation di Cleveland, che ha una lunga tradizione di sostegno alle cause sociali importanti delle comunità locali in cui sono presenti uffici e stabilimenti della multinazionale statunitense.
Nel 2007 la Eaton ha contribuito a finanziaria centinaia di progetti sociali per un ammontare di 7 milioni di dollari di cui uno destinato alle comunità al di fuori del Nord America, riflettendo la sua presenza globale in espansione. La direzione della Eaton di Monfalcone ha individuato e segnalato al braccio solidaristico della casa madre il progetto dell’Ant di Monfalcone, giudicandolo meritevole di attenzione e sostegno, per l’impatto sulla qualità e dignità della vita degli ammalati di tumore del territorio. La Eaton ha consolidato un rapporto di collaborazione con l’Ant, alla quale i dipendenti hanno offerto il loro contributo in occasione delle campagne di raccolta fondi, ospitate all’interno dello stabilimento dalla direzione che ha anche donato due gazebo all’associazione. Le Rsu si sono anche affiancate all’Ant con la contribuzione e la promozione del progetto di assistenza domiciliare gratuita all’interno del sindacato. L’Ant Italia, che ha compiuto nel 2008 trent’anni, si occupa di assistenza domiciliare gratuita ai sofferenti di tumore, ricerca, prevenzione e formazione rivolta ai volontari e professionisti. Fino a oggi l’Ant ha assistito, gratuitamente e a domicilio, oltre 67mila persone e le loro famiglie, 260 delle quali nel nostro territorio (dato alla fine del 2007), 24 ore su 24, sette giorni su sette.

Il Piccoo, 24 gennaio 2009 
 
NON SONO IN DISCUSSIONE LE 4 COMMESSE  
Fincantieri conferma il bilancio sociale
 
 
Il carico di lavoro dello stabilimento Fincantieri non è in discussione. È quanto dichiara la società nella comunicazione fatta al sindaco Gianfranco Pizzolitto che l’aveva richiesta prima del Consiglio di giovedì sera sulla difficile situazione che sta già in parte affrontando l’economia locale, sempre in gran parte legata alla presenza del cantiere. Fincantieri, ha riferito il sindaco, conferma le 4 unità in portafoglio ordini (Carnival Dream, Azura P&O, Queen Elizabeth, Carnival Magic quest’ultima con consegna nella primavera del 2011). Un dato non scontato, viste le cancellazioni in cui sono incappati i cantieri di Stx in Francia e Finlandia, dove si sta già ricorrendo agli ammortizzatori sociali per fare fronte allo scarico di lavoro. Nel caso in cui nei prossimi mesi non spuntasse una nuova commessa è però confermato anche che il carico di lavoro per i dipendenti diretti dello stabilimento di Panzano inizierà a venire meno dal febbraio 2010. «La società dichiara di essere in ogni caso impegnata a rafforzare le proprie capacità competitive, facendo leva su un aumento dell’efficienza e una contrazione dei costi – ha spiegato Pizzolitto -, per tentare di acquisire le eventuali commesse decise da armatori che intervengono in modo anticiclico. La crisi dell’economia non nasce però dal lavoro e non deve pesare solo sui lavoratori. L’efficienza deve quindi essere recuperata anche attraverso un diverso modello organizzativo».
I segnali che provengono da Fincantieri non sono comunque negativi, secondo il sindaco, perché la società ha di fatto riconfermato tutti i percorsi attivati con la città, dalla realizzazione del nuovo raccordo ferroviario all’ex albergo operai e all’ingresso, anche se in modo meno «importante», nell’ex albergo impiegati. «Anche rispetto il bilancio sociale ci sono state delle aperture interessanti», ha aggiunto il sindaco, che ha sottolineato come la situazione più preoccupante rimanga quella di Eaton assieme a quella di Reggiane Cranes&Plants, il cui stabilimento gode però di una logistica invidiabile e che continua a suscitare interessi. Pizzolitto ha richiamato l’attenzione anche sullo stabilimento De Franceschi e sulla realtà della cartiera di San Giovanni di Duino, dove sono impiegati centinaia di lavoratori residenti nel Monfalconese. «Il porto non è ancora in crisi – ha sottolineato il sindaco -, ma capiremo qualcosa di più solo fra qualche mese». (la.bl.)

Messaggero Veneto, 24 gennaio 2009 
 
Monfalcone. I dati illustrati dal sindaco Preoccupazione per Eaton e Reggiane  
Fincantieri, carico di lavoro sicuro fino al febbraio 2010
 
  
MONFALCONE. Non ci sono, per ora, annullamenti di ordini che possano riguardare il lavoro dello stabilimento navale Fincantieri di Monfalcone e, nelle condizioni attuali, il carico di lavoro per i dipendenti diretti è sicuro fino al febbraio 2010, anche se forse i tecnici potranno risentire un po’ prima della crisi. Attualmente il portafoglio ordini conta quattro navi che saranno varate e consegnate tra la prima primavera di quest’anno e il maggio 2011. In questo contesto di crisi, le possibilità competitive legate alla capacità di avere ordini da parte di operatori crocieristi anticiclici, sono legate all’incremento dell’efficienza e diminuzione dei costi.
E’ stato il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, a illustrare al consiglio comunale, a grandi linee, la situazione della maggiore azienda cittadina, “l’azienda che se entrasse in crisi porterebbe grossi e gravi problemi non solo a Monfalcone”, aveva detto il consigliere Gianpaolo Andrian nella prima serata di convocazione dedicata ai temi di economia e crisi, chiedendo appunto al sindaco di fornire alcuni dati nel corso della seconda assemblea.
Pizzolitto, che ha avuto le indicazioni dalla stessa Fincantieri, senza divulgare il documento ricevuto ha spiegato che secondo i vertici dell’azienda le navi si continueranno a fare “anche per essere pronti quando si uscirà dalla crisi. Certo dipende anche dalla crisi che ci troveremo davanti, ma nello stomaco sento – ha detto, facendo trasparire la partecipazione alla discussione – che noi non saremo i primi a morire, sia per la nostra logistica, sia per la nostra preparazione, anche se la situazione non è semplice”.
Sottolinea anche come Fincantieri, rispetto ai percorsi attivi tra fabbrica e società, quali la ristrtturazione dell’albergo Impiegati e dell’albergo Operai e l’eliminazione della piccola ferrovia, siano rimasti tali, anche se più lenti. Ci sarebbero aperture anche rispetto al bilancio sociale, “perchè si è capito che se si fa lobby, si possono ottenere più risultati e più risorse e si è capito che se c’è un’integrazione migliore in città, lo sarà anche in cantiere”.
Rispetto ad altre aziende il sindaco ha ricordato che per Ineos si è concluso bene l’iter con Mangiarotti, che ha ottenuto lo sbocco a mare in porto e che si procede nell’iter di acquisizione. Per Reggiane occorre attendere per capire se la statunitense Terex dovrà rispettare il contratto già firmato o se potrà recedere dall’acquisizione della società di Fantuzzi. In Eaton esiste una crisi strutturale che riguarda l’azienda all’interno di una crisi più generale, “ma dobbiamo essere fermi nel difendere il capitale umano, senza disperdere le competenze e senza depauperare il territorio”.
Ansaldo pur nello scenario di crisi, procede bene, anche se per il 2010 non ci sono certezze. In porto la crisi si sentirà tra 4/5 mesi, con eventuali flessioni dei traffici merci. “A fronte di ciò, c’è però ottimismo per l’applicazione del decreto che vedrà convivere a Protorosega le competenze nazionali/regionali. Il decreto è già stato firmato da Tremonti, La Russa e Matteoli,ora – ha detto il sindaco – manca solo la firma di Berlusconi. Intanto noi stiamo lavorando su una proposta di gestione del porto”. (c.v.)

Home page

Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

Morire di cantiere

Statistiche

  • 227.424 visite