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Il Piccolo, 25 settembre 2009 
  
SONO 47 I MESI DI TEMPO PREVISTI PER OTTENERE L’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE  
Centrale, ”A2a” frena la riconversione a gas  
Avviato un ripensamento del progetto da 400milioni di euro ereditato dalla precedente proprietà
 
 
di LAURA BLASICH

La riconversione a metano dei due gruppi a olio combustibile della centrale termoelettrica di Monfalcone frena. La nuova proprietà dell’impianto, la lombarda ”a2a”, ha deciso di effettuare una revisione generale del progetto, già autorizzato dal ministero dell’Ambiente, per quel che riguarda gli aspetti finanziari ed esecutivi, ma non solo. La società  conferma di aver avviato un ripensamento anche sul tracciato del gasdotto di collegamento di 17 chilometri tra la rete Snam a Villesse e la centrale termoelettrica, che aveva ottenuto tutti i via libera necessari in campo ambientale. Il nuovo percorso del metanodotto, secondo le intenzioni di ”a2a, sarà  migliore sotto il profilo degli impatti rispetto al precedente, che avrebbe dovuto transitare in zona carsica tra Ronchi dei Legionari e Monfalcone, ma ogni variante al progetto originario dovrà però essere autorizzata. La società lombarda ha pure chiarito di aver previsto la realizzazione del nuovo ciclo combinato da 815 megawatt entro il 2013, cioè entro il tempo massimo concesso dal ministero dell’Ambiente nell’Autorizzazione integrata ambientale dell’impianto energetico di Monfalcone rilasciata a fine marzo alla precedente proprietà, E.On.
Una modifica sostanziale del progetto potrebbe però riaprire questo termine e allungare ancora la realizzazione di un intervento atteso da anni a Monfalcone e dal territorio circostante, mentre in tasca l’Aia, la società avrebbe potuto ottenere il decreto autorizzativo del ministero dello Sviluppo economico alla costruzione dei ciclo combinato nell’arco di qualche mese per poi dare il via ai lavori in breve tempo.
Un passaggio questo che la società, stando a indiscrezioni, avrebbe per il momento stoppato proprio a fronte dell’intenzione di verificare l’operazione, da 400 milioni di euro, nel suo complesso. «Non c’è alcun blocco del progetto – chiarisce in ogni caso il direttore della centrale termoelettrica di Monfalcone, ingegner Luigi Manzo -, ma c’è un rallentamento dovuto al cambio di proprietà. ”A2a” vuole definire appalti e aspetto finanziario, insomma effettuare una revisione generale del progetto. C’è un ripensamento in atto sul tracciato definitivo del gasdotto, perché si stanno studiando soluzioni meno impattanti del progetto che ha già  completato il suo percorso autorizzativo». Tutte le varianti, come conferma il capocentrale, dovranno però essere riautorizzate. La società fa comunque i conti con l’Aia che è di 47 mesi per i gruppi 3 e 4 a olio combustibile, che non saranno quindi più autorizzati a operare, salvo proproghe, scaduto questo termine, concesso in attesa della realizzazione del ciclo combinato. La proprietà  dell’impianto termoelettrico ha di fatto preso tempo anche con i rappresentanti sindacali di categoria, con cui c’è stato un primo incontro proprio in questi giorni. Il confronto è stato riaggiornato a ottobre-novembre, quando «la società dovrebbe essere in grado di meglio precisare il proprio piano industriale», come riferisce il segretario regionale della Filcem-Cgil, Gianfranco Comparone. Proprio sul piano industriale e sulle relative ricadute occupazionali i sindacati avrebbero voluto comunque già  aprire la discussione con la nuova proprietà. L’amministrazione comunale dal canto suo al momento rimane ferma al progetto autorizzato dal ministero dell’Ambiente. «Non abbiamo indicazioni diverse – afferma l’assessore comunale all’Urbanistica Massimo Schiavo -. Anzi c’è stato un confronto con ”a2a sull’assetto della rotatoria tra via Terza Armata, via Timavo e la strada di accesso all’impianto attraverso che dovrà consentire il transito dei componenti, di grandi dimensioni, della nuova sezione a gas».

Con l’uso del metano smog ridotto del 30%  
Cinque anni fa il protocollo d’intesa per la trasformazione
 
 
L’abbandono dell’olio combustibile a favore del metano nella centrale termoelettrica di Monfalcone, così da ridurre le emissioni inquinanti del 30%, è un obiettivo che Monfalcone insegue da anni.
Tramontata nel 1996 l’ipotesi Snam, che assieme al rigassificatore avrebbe portato anche una trasformazione a ciclo combinato dell’impianto allora di proprietà Enel, un punto fermo sulla riconversione è stato posto poi solo otto anni dopo, nel 2004. Sono quindi trascorsi già oltre 5 anni dalla sigla del protocollo d’intesa tra Regione, Provincia, Comune ed Endesa Italia, subentrata a Enel nel 2001 e che alle pressioni del territorio si è piegata dopo aver comunque tentato la strada del “tutto carbone”. A fronte della ferma posizione di contrarietà assunta anche dalla Regione e non solo dal Comune, Endesa alla fine accettò di sottoscrivere un patto con il territorio che includeva non solo la creazione del ciclo combinato, ma anche la realizzazione dei nuovi desolforatori delle due sezioni a carbone. Un’operazione questa da 70 milioni di euro e che si è¨ conclusa del tutto nel corso di quest’anno, con l’entrata a regime dei due “desox”, dai quali è attesa una riduzione delle emissioni di biossido di zolfo da 1.700 a 650 microgrammi per metro cubo.
Endesa avviò subito anche il percorso autorizzativo della riconversione a metano, incappando però in un primo stop del ministero dell’Ambiente nell’ottobre del 2005. Il ministero non accolse infatti la richiesta di esclusione dalla Via avanzata da Endesa, ritenendo il progetto di riconversione troppo ”importante” per poter essere esentato, a differenza di quello per l’ambientalizzazione dei due gruppi a carbone, che si è appunto conclusa. L’iter autorizzativo è stato poi preso in carico da E.On per il periodo di transizione tra Endesa e A2a, che ha ottenuto l’impianto dopo l’acquisizione della società spagnola da parte di Enel. Proprio E.On ha ottenuto l’Autorizzazione integrata ambientale da parte del ministero dell’Ambiente che comprende anche la riconversione a metano. In questi anni il rione circostante l’impianto ha intanto continuato a convivere con ricadute e inquinamento acustico. (la. bl.)

Il Piccolo, 26 settembre 2009 
 
Il rione vuole lo stop dei due gruppi a olio  
Giorgio Brandolin interroga sul rischio nucleare in città
 
 
Il consigliere regionale del Pd Giorgio Brandolin torna alla carica sull’ipotesi di una centrale nucleare a Monfalcone. «Ho presentato una nuova interrogazione – afferma Brandolin – perché dopo le elusive risposte del febbraio scorso alla prima interrogazione su questa scellerata ipotesi, recentemente sono apparse nuove dichiarazioni del ministro Scajola su tempi e modalità di realizzazione delle nuove centrali che, anticipa, saranno centrali di terza generazione da progettare entro il 2013 e avviare entro il 2020. In un articolo del più importante quotidiano economico italiano – continua Brandolin – il ministro prefigura tempi rapidi per fissare i criteri per la localizzazione delle nuove centrali e nella mappa dei siti possibili a corredo dell’articolo compare anche Monfalcone». La preoccupazione nasce anche da altri fattori, continua Brandolin: «Apprendiamo poi che A2a blocca la metanizzazione della centrale di Monfalcone, necessaria per sostituire gli inquinanti gruppi ad olio, rinviando la realizzazione del gasdotto per portare il metano all’impianto.
I ”ripensamenti” di A2a hanno colto di sorpresa il rione Enel, in prima linea da anni per ottenere l’abbattimento dell’inquinamento e del rumore prodotti dall’impianto. Dura quindi la reazione del quartiere che vive a ridosso della centrale che, per bocca del suo presidente Adriano Bernardel, chiede «il rispetto degli impegni presi solo tre mesi fa dai vertici della società». Bernardel chiede ulteriori garanzie al Comune, affinchè pretenda dalla società che il piano elaborato da Endesa e ormai pronto a partire venga attuato quanto meno per tutelare l’incolumità dei cittadini. E alla stessa A2a affinchè, qualora per ragioni economiche intenda soprassedere alla riconversione, interrompa almeno il funzionamento dei due gruppi alimentati a olio combustibile, i più inquinanti dell’impianto.
Il rione è preoccupato per la piega che sta prendendo la situazione dopo il passaggio di proprietà in centrale. «Non si può non notare – afferma Bernardel – come la soglia del rumore in quest’ultimo periodo sia aumentata e come, dopo cinque anni, sia ripresa in centrale una pessima abitudine che eravano riusciti a interrompere: l’uso dell’altoparlante per le comunicazioni interne. Senza contare la presenza dei nuovi desolforatori che, se da un lato abbattono i livelli d’inquinamento, dall’altro tolgono con la loro mole almeno quattro ore di sole alle abitazioni del rione».

Il Piccolo, 03 ottobre 2009 
 
ALLO STUDIO DUE OPZIONI PER IL TRACCIATO DEL METANODOTTO. DOMANI AZIENDA APERTA PER VISITE GUIDATE  
Centrale, zero inquinamento entro il 2015  
”A2a” intende abbandonare l’alimentazione a olio combustibile e puntare su gas e ”carbone pulito”

di LAURA BLASICH

Un impianto termoelettrico a prova d’ambiente. E’ questo l’obiettivo di ”a2a”, che ribadisce da un lato di voler abbandonare l’olio combustibile a favore del gas, dall’altro di puntare al cosiddetto “carbone pulito” entro il 2015. Gli investimenti per ambientalizzare le due sezioni a carbone, da 170 megawatt l’una, non si fermeranno quindi dopo la realizzazione dei due desolforatori, avviata da Endesa Italia e ormai ultimata. ”A2a” conferma di aver avviato una rivisitazione complessiva del progetto di sostituzione delle due sezioni a olio combustibile da 320 megawatt l’una con un ciclo combinato da 815 megawatt, sottolineando però di essere già al lavoro con Snam su un nuovo tracciato del gasdotto necessario per alimentare l’impianto. «La tematica delle coerenze ci sta molto a cuore – afferma Paolo Rossetti, direttore generale Area tecnico-operativa del gruppo ”a2a” – e i patti si rispettano. L’autorizzazione Aia sulla riambientalizzazione della centrale e l’ottimizzazione dei processi produttivi ci hanno condotto a presentare la proposta di abbandonare l’olio pesante e sostituirlo con un turbogas ad alta efficienza e a intervenire ulteriormente sul carbone». La nuova sezione dovrà essere alimentata da un adeguato trasporto di gas e ”a2a”, come sottolinea Rossetti, sta già lavorando su un fronte che coinvolge le competenze di Snam e degli enti territoriali. «Con Snam stiamo ragionando su due opzioni – aggiunge il direttore generale dell’Area tecnico-operativa del gruppo – in modo determinato e intenso. Il tracciato è quindi in via di definizione e andrà valutato con il ministero dell’Ambiente, Regione, Provincia e i proprietari dei terreni». La società in ogni caso è intenzionata ad abbandonare il percorso del progetto Endesa, già autorizzato, ma non ancora giunto alla fase degli accordi bonari con i privati, che avrebbero in qualche modo vincolato la nuova proprietà. Il tracciato concordato da Endesa Italia con gli enti locali era lungo 17 chilometri, attraversava il Carso e sarebbe costato poco meno di 20 milioni di euro, ma era stato preferito alla fine al collegamento meridionale decisamente più corto, ma che avrebbe raggiunto la centrale via mare. Il cosiddetto ”tracciato Isonzo” avrebbe comportato il dragaggio di 674 mila metri cubi di materiale dal bacino di Panzano per consentire il passaggio del tubo a mare, mentre il ”tracciato Carso con variante”, che sarebbe corso a nord dell’autostrada A4, parallelo al percorso del metanodotto regionale Snam, avrebbe comportato l’apertura di una pista di 12 metri a fianco di quella di 15 già esistente, senza incrociare zone di protezione ambientale. ”A2a assicura il proprio impegno comunque anche sul costante miglioramento della qualità ambientale dei gruppi funzionanti a carbone. «I desolforatori, costati oltre 60 milioni di euro, sono entrati in funzione – afferma Rossetti – e hanno già fornito una certa risposta. L’obiettivo è però quello di arrivare al “carbone pulito” entro il 2015. Gli interventi sono in ogni caso continui e interessano anche i sistemi di movimentazione del carbone in banchina e trasporto del materiale alle sezioni». Sul fronte del nucleare il gruppo è “interessato alla tematica, ma è guidato dalle decisioni sui siti che saranno assunte il prossimo anno dal ministero dello Sviluppo economico». «Monfalcone non pare sia interessata, in ogni caso», aggiunge il direttore generale dell’Area tecnico-operativa del gruppo. Intanto ”A2a” ha aderito all’iniziativa promossa da Assoelettrica per festeggiare la quinta giornata dell’energia elettrica, aprendo domani il proprio impianto alla comunità. L’inizio delle visite, che avranno luogo ogni 30 minuti, è fissato per le 9.30, mentre l’ultimo giro partirà alle 17.30. I cittadini che aderiranno all’iniziativa saranno guidati alla scoperta della centrale termoelettrica a bordo di un trenino. Per informazioni: segreteria.mf@a2a.eu, oppure contattando telefonicamente lo 0481/749217.

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Il Piccolo, 18 giugno 2009
  
Smog, la centrale osservata speciale  
La provincia isontina tra le più inquinate da anidride carbonica
 
 
Nel 2008 l’Isontino ha sforato la quota assegnatagli di emissioni di anidride carbonica per oltre 6mila e 500 tonnellate. Il dato, ripreso dal ”Sole 24 ore Nordest”, è stato rilevato dallo studio di consulenza Bartucci. La provincia isontina avrebbe dovuto mantenersi entro un limite di due milioni 418mila tonnellate. Invece, di Co2, ne ha dispersa per più di due milioni 425mila. E nel Triveneto, quella di Gorizia è stata l’unica provincia, assieme a quelle di Udine e di Trieste, a superare la quota prevista, sia pure di poco.
«Si tratta comunque di uno sforamento sostanzialmente contenuto che, credo, già dal prossimo anno non si ripeterà (la provincia giuliana ha sforato di oltre mezzo milione di tonnellate il monte-emissioni previsto, ndr) – sottolinea l’assessore provinciale all’Ambiente, Mara Cernic -. La maggior parte dei siti industriali provinciali, a partire dalla centrale termoelettrica E.On (ex Endesa e in futuro A2A, ndr), stanno adottando misure e accorgimenti per l’abbattimento delle emissioni».
Una conferma su questo punto arriva anche dagli uffici della Confindustria isontina, dai quali si sottolineano «gli importanti investimenti condotti sotto il profilo ambientale dagli associati». L’impianto più interessato da questi adeguamenti è proprio quello della centrale termoelettrica di Monfalcone da cui, è lecito supporre, provengano una parte non trascurabile di emissioni di anidride carbonica. In provincia di Gorizia, infatti, non ci sono raffinerie di petrolio o industrie per la lavorazione delle ceramiche, ovvero le due tipologie di siti industriali ritenuti, al pari delle centrali termoelettriche, tra i principali “produttori” di Co2.
Nell’area del Goriziano esistono, invece, realtà produttive impegnate sul fronte cartario, anch’esse osservate speciali sotto il profilo ambientale. «Certamente, al di là dei singoli investimenti promossi dal mondo imprenditoriale – fa notare l’assessore all’Ambiente del Comune di Gorizia, Francesco Del Sordi – è fondamentale che si facciano ulteriori sforzi. Per questa ragione ritengo che potrebbe essere valutata l’opportunità di sfruttare parte delle risorse messe disposizione dal Fondo Gorizia in questa direzione».
Nicola Comelli

Messaggero Veneto, 18 giugno 2009 
 
Allarme diossina, sollecitato il controllo dei vertici dell’azienda termoelettrica 
 
MONFALCONE. Monfalcone e il suo territorio stanno pagando un prezzo pesantissimo in conseguenza al massiccio uso dell’amianto effettuato nel cantiere navale e in altre industrie, ma ora rischia di trovarsi anche a dover pagare la presenza di diossina in atmosfera.
Infatti sembra che dopo l’Ilva di Taranto, al primo posto in Italia per emissione di varie diossine, al secondo posto ci sarebbe la centrale termoelettrica di Monfalcone. L’attenzione sull’argomento viene portata dal consigliere comunale di CittàComune, Maurizio Volpato che ha presentato al sindaco un’interrogazione chiedendo se gli amministratori della CittàComune, stiano seguendo gli sviluppi sulle necessarie assunzioni di impegno da parte dei nuovi vertici aziendali della centrale termoelettrica (che passata da Endesa a E.On, presto diverrà proprietà ufficiale di A2A) e quali siano le emissioni effettive in atmosfera di diossina e quali i rischi per la salute della popolazione. «Il consigliere Giorgio Pacor (Forza Italia ora Udc) ha già elencato in una recente interrogazione i nodi della tutela ambientale ancora irrisolti a Monfalcone: l’inquinamento del mare che bagna Marina Julia, l’inquinamento da scarichi fognari della sorgente termale del Lisert, il mancato completamento della rete fognaria cittadina, e appunto – scrive Volpato nella sua interrogazione – la mancata riconversione a metano dei gruppi a olio combustibile della centrale termoelettrica, ipotetica causa dell’emissione di diossina in atmosfera, mettendo soprattutto in rilievo che il Comune non rende periodicamente noti i dati sullo stato dell’ambiente, il che fa supporre che siano disastrosi». Ricorda anche che Legambiente, in una lettera dell’ottobre scorso, metteva in guardia il sindaco sull’emissione di diossina a Monfalcone «ritenendo urgente un immediato chiarimento sui problemi aperti e l’assunzione di un preciso impegno da parte dei vertici aziendali della nuova società che gestisce la centrale, in merito alla verifica della corrispondenza attuale dei dati relativi alle emissioni di diossine con quelli dichiarati dall’istituto Ines, intervenendo anche con provvedimenti di sospensione dell’attività della centrale, se dovessero essere confermati possibili rischi sanitari per la popolazione, ricordando anche che il sindaco è la massima autorità sanitaria del Comune».
Legambiente aveva chiesto anche l’immediata entrata in funzione dei desolforatori realizzati nella centrale per abbattere le emissioni dei gruppi a carbone e la conferma del processo di riconversione a gas naturale delle sezioni a olio combustibile.

Il Piccolo, 24 giugno 2009
  
Centrale da luglio nel gruppo A2A  
Mercoledì prossimo la presentazione del Piano industriale
 
 
Da mercoledì prossimo, primo luglio, la centrale termoelettrica di Monfalcone cambia di proprietà, entrando a far parte del gruppo A2A. Nella circostanza, all’interno dell’impianto, attualmente ancora di proprietà di E.On, alle 10.30, ci sarà un incontro di presentazione delle principali linee-guida del Piano industriale di A2A e del suo programma di investimenti sull’impianto di Monfalcone. Sarà presente Paolo Rossetti, direttore generale Area tecnico-operativa di A2A. L’attenzione è ora incentrata sull’effettiva partenza della conversione a metano dei gruppi attualmente alimentati a olio combustibile, secondo il piano elaborato a suo tempo da Endesa Italia. Per l’impianto monfalconese, realizzato negli anni Sessanta e sottoposto a innumerevoli adeguamenti, il più grande della regione, si tratta del terzo ”passaggio di mano”, da Enel a Endesa Italia, ad E.On e ora ad A2A.
A2a ed E.On Produzione hanno stipulato l’atto di scissione parziale di E.On Produzione a favore di A2a Produzione, che può entrare così in possesso della centrale, oltre che del nucleo idroelettrico della Calabria, a fronte della cancellazione della partecipazione del 20% detenuta da A2a in E.On Produzione. Come informa una nota, gli effetti patrimoniali, economici e finanziari della scissione saranno riflessi nei conti consolidati di A2a a partire dalla seconda metà del 2009. La capacità attuale della centrale di Monfalcone è di circa 1000 megawatt (quella dell’impianto della Calabria di 550 megawatt). Per effetto dell’operazione, la capacità di generazione che sarà gestita da A2a sarà di circa 5700 megawatt, di cui circa 1400 da fonte idroelettrica.

Il Piccolo, 25 giugno 2009  

ENNESIMO STOP  
Guasta la centralina antismog  
Non vengono registrati proprio i dati relativi alle polveri sottili
  
  
Centralina Arpa di nuovo fuori uso. Il disservizio è iniziato venerdì scorso con la mancanza dei dati relativi ai livelli di biossido di azoto ed è continuato sabato con lo stop totale. Ancora una volta Monfalcone si trova scoperta dal punto di vista della lotta all’inquinamento. La centralina Arpa, situata nel cortile della scuola elementare Duca d’Aosta, è l’unico strumento di misurazione dell’inquinamento in città. Il malfunzionamento tecnico che ne ha causato il momentaneo blocco, affermano all’Arpa, dovrebbe essere risolto entro breve tempo. È questa l’ennesima ”puntata” di una storia che si ripete. Due mesi fa, ad aprile, l’impianto era rimasto spento per oltre due giorni. Poi il guasto era stato riparato. Ora si ripete. Insomma Monfalcone continua a essere priva, sia pure saltuariamente, di uno strumento di misurazione dei livelli d’inquinamento, fatto grave se si considera la presenza in città di numerose realtà industriali e soprattutto di una centrale termoelettrica che è ritenuta una delle cause principali di inquinamento in provincia. Più di una volta, poi, Monfalcone è rimasta priva proprio dei dati relativi ai livelli delle polveri sottili (Pm10), cioè dell’inquinamento da traffico e riscaldamenti. Da cui dipende l’eventuale ricorso alla riduzione del traffico.

Il Piccolo, 02 luglio 2009 
 
LA CENTRALE ELETTRICA RILEVATA DALLA MULTIUTILITY LOMBARDA CHE INVESTIRÀ 500 MILIONI IN 4 ANNI  
A2A: ridurremo l’inquinamento del 30%  
La proprietà: nessun licenziamento. Il vicesindaco: «Mantenere il rapporto con il territorio»
 
 
di ELISA COLONI
Inquinamento ridotto del 25-30% entro il 2013: è questo l’obiettivo di A2A, la multiutility italiana dell’energia da ieri proprietaria della centrale termoelettrica di Monfalcone.
La società, nata nel 2008 dalla fusione delle municipalizzate di Milano e di Brescia, investirà tra i 400 e i 500 milioni di euro nei prossimi quattro anni per rendere più efficiente l’impianto con una serie di interventi. Il più importante consisterà nella sostituzione dei vecchi gruppi a olio combustibile denso con una nuova produzione in ciclo combinato alimentato a gas. In poche parole, nel nuovo corso della Centrale – che dopo nove anni torna in mani italiane – l’olio che oggi viene bruciato per produrre energia elettrica verrà messo nel cassetto e sostituito da gas naturale, meno inquinante, da utilizzare assieme al carbone.
I dettagli di questo passaggio di mano sono stati illustrati ieri nella sede della Centrale. Un’occasione durante la quale i vertici di A2A (che, tra l’altro, ha costruito anche il termovalorizzatore di Acerra) hanno sottolineato come, dopo l’era del colosso spagnolo dell’energia Endesa e della tedesca E.on, «l’impianto termoelettrico torna sotto il controllo di un gruppo italiano, attento alle esigenze del territorio».
LA PROPRIETÀ In realtà i lombardi erano già di casa a Monfalcone sin dal 2001, anno del passaggio da Enel a Endesa Italia. In quella data l’Asm di Brescia era entrata in Endesa con una quota del 20%. Poi la fusione dell’azienda bresciana con la Aem di Milano aveva dato vita all’odierna A2A, diventata proprietario unico dell’impianto di via Timavo (dotato di una potenza installata pari a 976 megawatt). Ieri però non c’è stato solamente il ”battesimo” di Monfalcone all’interno della A2A; anche il Nucleo idroelettrico della Calabria, infatti, è entrato nel gruppo lombardo. O meglio, nella nuova «famiglia dell’energia italiana», come affermato dal presidente del Consiglio di gestione di A2A, Giuliano Zuccoli, collegato in videoconferenza con Monfalcone e Catanzaro. Grazie a questi due ”colpi” A2A diventa il secondo operatore elettrico italiano per capacità installata e volumi di vendita.
INVESTIMENTI Le risorse che la nuova proprietà intende investire nei prossimi quattro anni su Monfalcone ammontano, come confermato da Paolo Rossetti, direttore generale Area tecnico-operativa di A2A, a 400-500 milioni di euro. «L’intervento più significativo porterà alla sostituzione dell’olio combustibile con il gas – ha precisato Rossetti – attraverso la costruzione, entro il 2013, di un gasdotto che arriverà alla centrale partendo da Villesse, senza interessare le aree carsiche e le zone storiche. Si tratta del nostro principale obiettivo, che ci viene richiesto dall’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) dello scorso 29 maggio. Così riusciremo a ridurre le emissioni di polveri, biossido di zolfo, ossidi di azoto e anidride carbonica del 25-30%». Ma gli interventi non finiscono qui. Come spiegato dal direttore della Centrale, Luigi Manzo, infatti, all’orizzonte ci sono anche la costruzione di una nuova gru portuale per lo scarico del carbone; la sostituzione di tre trasformatori per ridurre l’inquinamento acustico e vari interventi minori all’impiantistica.
OCCUPAZIONE I dipendenti della Centrale sono 143, cui si aggiungono circa 60 collaboratori esterni. Ma quali saranno le conseguenze dell’arrivo di A2A per impiegati e operai? Su questo fronte Rossetti ha assicurato: «Non sono previsti né tagli del personale né nuove assunzioni. Punteremo piuttosto a una graduale ottimizzazione delle risorse umane, che verranno preparate rigorosamente al passaggio dall’olio combustibile al gas».
IL TERRITORIO Alla presentazione di ieri non hanno voluto mancare il vicesindaco Silvia Altran e l’assessore provinciale all’Ambiente, Mara Cernic. «Abbiamo sempre mantenuto ottimi rapporti di collaborazione con la proprietà della Centrale – ha spiegato il vicesindaco – che auspico rimangano invariati in futuro». «Vigileremo affinché si operi nel rispetto delle normative in materia ambientale e in armonia con il territorio», ha concluso l’assessore Cernic.

Il Piccolo, 25 luglio 2009 
 
A2A: vecchi i dati di Legambiente  
«Oggi le emissioni di diossina sono entro i limiti di legge»
 
 
La centrale termoelettrica A2A di Monfalcone indicata da Legambiente tra le aziende italiane che producono maggiori emissioni inquinanti. Il riferimento è alla ”voce” diossina, nella quale la centrale monfalconese viene collocata al secondo posto, in termini di grammi di emissione all’anno, dopo l’Ilva di Taranto. Ma se per l’Ilva il rapporto indicato è di 92 grammi/anno, per la centrale cittadina viene riportato il valore di 4 grammi/anno. Un dato per il quale il direttore dello stabilimento, ingegner Luigi Manzo, offre una circostanziata spiegazione: «Il dato si riferisce al 2005, indicato nel registro Ines 2006, registro nazionale gestito dall’Ispra (settore operativo del ministero dell’Ambiente), al quale le grandi aziende dichiarano annualmente i dati delle emissioni prodotte. Il dato è stato ampiamente ridotto nei due anni successivi, relativi al 2007 e 2008, molto al di sotto della soglia indicata nello 0,1 grammi/anno. Parliamo di un dato migliaia di volte inferiore al limite di legge».
Il parametro è il prodotto della concentrazione dell’inquinante per ogni metro cubo di gas emesso nell’aria. «Il dato denunciato nel 2006 – aggiunge Manzo – era frutto di tecniche di rilevamento molto sofisticate e cautelative assunte dall’azienda. Nei due anni successivi, l’azienda si è omologata alle modalità di rilevamento indicate dal ministero ai fini dell’omogeneità della registrazione dei dati. Le diverse rilevazioni adottate hanno consegnato valori di emissione decisamente inferiori». Le dichiarazioni relative al 2007 e 2008 non sono state inserite nel registro nazionale, proprio perchè risultate al di sotto dello 0,1 grammi/anno. Manzo fornisce anche il dato, pubblicato dal ministero nell’ambito dei rilevamenti legati al protocollo di Kyoto, sulle emissioni di anidride carbonica registrate nel 2008, pari a circa 2 milioni e 300mila tonnellate. Nel rapporto di Legambiente l’azienda più inquinante è la centrale Enel di Brindisi Sud, con 14 milioni e 198mila tonnellate/anno di emissioni. La società investirà 400-500 milioni nei prossimi 4 anni per rendere più efficiente l’impianto riducendo l’inquinamento del 25-30% entro il 2013, grazie alla riconversione dei vecchi gruppi a olio combustibile.

Il Piccolo, 11 dicembre 2008 
 
Via libera da Roma alla riconversione a gas della Centrale  
Concessa dal ministero l’autorizzazione che consentirà di ridurre l’inquinamento 
L’intervento porterà allo smantellamento dei gruppi di produzione attualmente alimentati a olio combustibile
 
  
Si fa più vicino l’avvio della riconversione a gas dei due gruppi a olio combustibile della centrale termoelettrica di Monfalcone, ancora per poco targata E.On, visto che dal primo gennaio la proprietà passerà in via definitiva ad A2A.
L’impianto ha ottenuto il 4 dicembre, stando a quanto riferito dal sindaco Gianfranco Pizzolitto al Consiglio comunale martedì sera, l’Autorizzazione integrata ambientale richiesta dall’allora proprietario Endesa Italia.
Si tratta dell’ultimo passaggio prima di ottenere il decreto finale del ministero dello Sviluppo economico, dopo le Valutazioni di impatto ambientale cui sono stati sottoposti i progetti della creazione del ciclo combinato e del nuovo gasdotto tra Villesse e Monfalcone necessario ad alimentarlo.
L’investimento preventivato da Endesa per demolire le due sezioni funzionanti a olio combustibile, da 320 megawatt ciascuna, e sostituirle con un termo-gruppo da 815 megawatt ammonta a 350 milioni di euro, mentre erano 20 i milioni ritenuti necessari per costruire il metanodotto di 17 chilometri.
Stime che potrebbero essere state riviste al rialzo, visto il tempo trascorso dall’avvio del progetto a oggi.
Endesa a maggio del 2007 aveva parlato di fine 2008 come data di avvio della riconversione, quantificando in circa 2 anni il tempo indispensabile per portare a termine la trasformazione che consentirà di abbandonare il più inquinante olio pesante.
In realtà, i tempi sembrano superiori a guardare la documentazione prodotta da Endesa al ministero dell’Ambiente per ottenere l’Autorizzazione integrata ambientale dell’impianto.
Anche nel caso in cui l’apertura del cantiere segua di poco l’autorizzazione alla costruzione del ministero dello Sviluppo economico, stando al programma degli interventi di adeguamento pare ci vogliano più di 3 anni per arrivare al funzionamento del nuovo gruppo termico.
«Il 4 dicembre la conferenza tecnica ha concesso l’Aia e stiamo quindi andando – ha detto il sindaco in aula martedì sera – verso la conclusione del percorso, anche se la prudenza rimane d’obbligo».
Pizzolitto ha preannunciato di voler riprendere i contatti con A2A, che pure «in due occasioni ha confermato di voler realizzare la riconversione a gas”, prevista dal protocollo d’intesa sottoscritto ancora nel 2004 dall’amministrazione regionale del Friuli Venezia Giulia, della Provincia di Gorizia ed Endesa.
Un accordo al quale, quindi, la nuova proprietà potrebbe ritenersi non vincolata. Nei due incontri con A2A il sindaco ha del resto chiarito che l’amministrazione comunale e la comunità monfalconese possono ragionare con i nuovi insediati solo a patto che l’accordo siglato nel 2004 sia rispettato nella sua totalità.
«In caso contrario ho spiegato altrettanto nettamente che l’amministrazione comunale e la comunità sono pronte a scendere in guerra», aveva sottolineato Pizzolitto.
«Quando inizieranno i lavori, non sarà comunque mai troppo presto», sottolinea Michele Tonzar, responsabile del circolo cittadino di Legambiente, che da anni si batte per ridurre l’impatto ambientale dell’impianto termoelettrico, causa di inquinamento atmsoferico e acustico, come più volte lamentato dal Comitato del rione Enel.
Nel frattempo sono entrati in funzione i desolforatori commissionati, con un investimento di 70 milioni di euro, da Endesa Italia per abbattere le emissioni dei due gruppi alimentati a carbone della centrale termolettrica, da 170 megawatt l’uno.
Il Consiglio comunale nella seduta di martedì ha invece approvato la cessione di 1.354 metri quadrati di proprietà comunale che ricadono all’interno del perimetro dell’impianto a un prezzo che gli uffici comunali hanno stimato in 144.430 euro.
Nella stessa seduta la massima assise cittadina ha approvato anche la sdemanializzazione di due aree nella zona di via dell’Agraria e la loro acquisizione da parte dell’amministrazione comunale, un passaggio che rientra nel percorso attivato per realizzare la nuova viabilità e il nuovo raccordo ferroviario al servizio della Fincantieri e dello stabilimento dell’Ansaldo sistemi industriali di Panazano.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 11 dicembre 2008 
 
Monfalcone. L’autorizzazione integrata già concessa dalla Conferenza dei servizi  
Centrale a gas, si attende il nullaosta del ministero dell’Ambiente per i lavori
 
  
MONFALCONE. Dopo un periodo di stasi, prosegue il percorso autorizzativo della nuova sezione a ciclo combinato alimentata a gas da 815 megawatt della centrale termoelettrica, gà Enel ed Endesa, ora E.on, presto A2A, sezione che andrà a sostituire i due attuali gruppi a olio da 320 megawatt di potenza ciascuno.
E’ stato il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, a rendere noto che lo scorso 4 dicembre, a seguito della Conferenza dei servizi appositamente convocata, sarebbe stata finalmente concessa l’Aia, cioé l’Autorizzazione integrata ambientale. Ora si attende il decreto finale del ministero dello Sviluppo economico che darà la possibilità di completare l’iter e vedere partire i lavori. L’Aia comprenderà anche un piano di monitoraggio ambientale con un’azione combinata tra azienda, Arpa e ministero dell’Ambiente.
«A quel punto esisterà uno strumento di natura oggettiva attraverso il quale la situazione sarà costantemente monitorata», aveva spiegato qualche tempo fa il sindaco, intervenendo a proposito delle ipotizzate emissioni di diossina della centrale monfalconese. Per raggiungere l’obiettivo ci vorrà però almeno un anno e quindi il sindaco ha chiesto ad Arpa di fornire nel frattempo ogni quattro mesi i dati sulle emissioni della centrale termoelettrica in contraddittorio con quelli rilevati dalla rete di monitoraggio gestita sul territorio dalla proprietà dell’impianto.
«In questo modo sarà fugata la possibilità che esista qualsiasi rischio per la salute dei cittadini e l’ambiente», aveva affermato Pizzolitto, che ha contattato Arpa anche per avere dei dati puntuali appunto sulle emissioni di diossina della centrale termoelettrica, finita alla ribalta nelle scorse settimane dopo la pubblicazione del dato che attribuisce all’impianto la produzione del 3,7% di tutta la diossina dispersa nell’aria in Italia.
Nel corso del consiglio comunale di martedì e nell’ambito della discussione relativa alla cessione di particelle di territorio di proprietà comunale, senza interesse pubblico proprio nell’area della centrale, il sindaco, sollecitato dal consigliere di Fi, Cesare Calzolari ha comunicato l’ottenimento dell’Aia, confermando che la nuova proprietà è intenzionata a proseguire nel percorsi di “massificazione” della centrale.
«Conviene anche a loro prevedere una diversificazione energetica dell’alimentazione della centrale, parte con carbone ambientalizzato, parte a gas. Attenderò qualche giorno – si è impegnato – e poi contatterò i nuovi gestori per sollecitare la concretizzazione del percorso».
In merito alla cessione delle particelle, 1354 metri quadrati in totale, il comune prevede un introito di 144.430 euro. La vendita sarà trattata con Endesa che risulta, al momento essere ancora la proprietaria della centrale. “Vorremmo concludere al più presto proprio per trattare ancora con Endesa – ha spiegato la dirigente del Patrimonio, Caterina Viscomi –. In ogni caso, abbiamo già contattato E.On che si è detto d’accordo nella formalizzazione della cessione». (c.v.)

Il Piccolo, 02 novembre 2008 
 
APPELLO AL SINDACO PIZZOLITTO  
Legambiente: «Garanzie sulla centrale a gas»  
Si teme lo stop della riconversione a metano. E.On.: «Diossine sotto i limiti»
 
 
Le emissioni della centrale termoelettrica vanno tenute sotto controllo e ridotte. È questo l’appello che Legambiente lancia al sindaco Gianfranco Pizzolitto a fronte dei cambiamenti di proprietà dell’impianto che, secondo l’associazione ambientalista e non solo, hanno aperto forti interrogativi sulla riconversione a gas dei due gruppi a olio, concordata da Endesa, Regione e Comune. Legambiente sollecita il sindaco a convocare in città i vertici della nuova proprietà per «ribadire la volontà di Monfalcone di ottenere quella riconversione a gas naturale che da tempo aspetta». L’associazione ritiene urgente un immediato chiarimento sui problemi aperti che dovrebbe portare all’assunzione di un preciso impegno da parte dei vertici aziendali della nuova società sulle emissioni e sul percorso di ambientalizzazione della centrale. A queste osservazioni, da parte sua E.On. replica che «la centrale elettrica di Monfalcone è risultata da diecimila a un milione di volte al di sotto del limite di legge italiano, pari a 0,01 mg/Nmc, per le emissioni di diossina. Il dato 2007 – rileva l’azienda – è risultato addirittura sotto la soglia di sensibilità del metodo analitico utilizzato. In tali casi, l’obbligo è di comunicare agli organi competenti un parametro convenzionale pari alla metà della soglia di sensibilità, cosa che è puntualmente avvenuta». Proprio sui dati relativi alle emissioni di diossine, Legambiente vuole però avere ulteriori certezze. «Tenuto conto che il sindaco – ricorda l’associazione – è la massima autorità sanitaria del suo Comune, viene pretesa un’immediata entrata in funzione dei desolforatori dei due gruppi a olio, chiedendo il superamento degli eventuali problemi che ancora ostacolano la piena operatività degli interventi migliorativi. L’avvio dei due desox, necessario per abbattere le emissioni di anidride solforosa, era stato rallentato negli scorsi mesi da un contenzioso che ora dovrebbe essere stato superato, consentendo l’entrata in funzione degli impianti entro la fine dell’anno. Legambiente vorrebbe però che il sindaco ottenesse conferma del processo di riconversione a gas naturale delle sezioni a olio combustibile, pretendendo un formale impegno a rispettare il patto sottoscritto con Regione, Provincia e Comune nel 2004 e a procedere sulla strada già intrapresa da Endesa, che ha ottenuto, è importante ricordarlo, il parere favorevole della commissione Via nazionale sul progetto di realizzazione del gasdotto già nel novembre 2007. «Ci pare che le emissioni di diossina dichiarate dalla centrale di Monfalcone – afferma Michele Tonzar di Legambiente – non possano certo rassicurare i cittadini. E chi li amministra ha il dovere di chiedere chiarimenti e prendere provvedimenti per tutelare la loro salute». (la.bl.)
 

Messaggero Veneto, 02 novembre 2008 
 
Centrale termoelettrica, urge un controllo  
Legambiente sollecita l’intervento del sindaco per verificare i dati sulle emissioni di diossina 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. «Riteniamo urgente un immediato chiarimento e l’assunzione di un preciso impegno da parte dei vertici aziendali della nuova società che gestisce la centrale termoelettrica di Monfalcone in merito alla verifica della corrispondenza attuale dei dati relativi alle emissioni di diossine con quelli dichiarati dall’istituto Ines, intervenendo anche con provvedimenti di sospensione dell’attività della centrale, se dovessero essere confermati possibili rischi sanitari per la popolazione». La richiesta arriva dal circolo Legambiente di Monfalcone che a tale proposito sollecita il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, riferendosi alla notizia, apparsa sul Corriere della Sera e ripresa dai quotidiani locali, secondo cui la centrale termoelettrica di Monfalcone sarebbe responsabile di un considerevole inquinamento dovuto ad emissioni di diossine. Secondo l’Ines, l’Inventario nazionale delle emissioni e loro Sorgenti, la provincia di Gorizia si collocherebbe al 26º posto di questa non invidiabile graduatoria.
Legambiente chiede anche che il sindaco pretenda «un’immediata entrata in funzione dei desolforatori, chiedendo il superamento degli eventuali problemi che ancora ostacolano la piena operatività di tali interventi migliorativi». Ma il primo cittadino dovrebbe anche chiedere la conferma del processo di riconversione a gas naturale delle sezioni a olio combustibile, pretendendo un formale impegno a rispettare il patto sottoscritto con Regione, Provincia e Comune nel 2004 e a procedere sulla strada già intrapresa da Endesa, che ha ottenuto il parere favorevole della commissione Via nazionale sul progetto di realizzazione del gasdotto già nel novembre 2007. L’associazione ambientalista è preoccupata dall’incerto destino della centrale, la cui proprietà è passata da Endesa a E.On, e da questa, dopo un periodo di gestione in comune, verrà definitivamente trasferita nelle mani di A2A, società con sede principale a Brescia. «Vale la pena di rammentare che, dopo un difficile inizio, i rapporti tra Endesa e la città si erano rasserenati grazie anche alla decisione di ambientalizzare le due sezioni a carbone e riconvertire a gas naturale i due gruppi a olio combustibile. L’impegno che Legambiente ha dedicato per il raggiungimento di questo risultato è noto e in questo momento i lavori per l’ambientalizzazione dei gruppi a carbone, con l’adozione dei desolforatori in grado di abbattere le emissioni di anidride solforosa è di fatto conclusa, anche se ci risulta che non siano ancora, inspiegabilmente, operativi» afferma Michele Tonzar, presidente di Legambiente che evidenzia con preoccupazione come non ci sia conferma della nuova proprietà di voler procedere verso la riconversione a ciclo combinato a gas naturale delle sezioni a olio pesante.
Legambiente si sarebbe aspettata un tempestivo intervento del sindaco per porre la questione nei confronti dei massimi vertici della società A2A, senza ammettere passi indietro e lo sollecita quindi «a convocare in città i vertici della nuova proprietà per ribadire la volontà di Monfalcone di ottenere quella riconversione a gas naturale che da troppo tempo aspetta fin troppo pazientemente. Da parte sua E.On avrebbe affermato che i dati relativi alle emissioni non sono aggiornati.

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