You are currently browsing the tag archive for the ‘rsu fincantieri’ tag.

Messaggero Veneto, 24 gennaio 2010
 
Monfalcone. Oltre alle tre sigle confederali saranno presenti nelle Rsu due delegati della Failm Cisal. Nessun eletto per Ugl e Fismic 
Fincantieri, rinnovati i direttivi dei sindacati

MONFALCONE. Posizione consolidata per Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil all’interno dello stabilimento Fincantieri. Gli esiti delle votazioni dei giorni scorsi per il rinnovo della Rsu-Rappresentanza sindacale unitaria del cantiere navale hanno ribadito la presenza forte di Fiom a cui sono stati assegnati 8 delegati, seguita da Fim e Uilm con quattro delegati a testa.
Oltre alle tre sigle confederali saranno presenti nella Rsu, due delegati della Failms Cisal, mentre non sono stati eletti delegati per Ugl e per Fismic (altro sindacato autonomo dei metalmeccanici di cui è coordinatore regionale Michele Latino e aveva iniziato la sua attività da qualche mese).
Da ricordare che nel rinnovo Rsu 2010 erano disponibili 18 posti di delegato, rispetto ai 21 della tornata precedente del 2007 perché i dipendenti dello stabilimento sono calati al di sotto della soglia delle 1.800 unità, fermandosi al momento attorno ai 1.730, di cui il 70% operai. Su 1.711 aventi diritto, hanno votato 1.261 persone (di cui 927 operai e 334 impiegati), 1.200 sono stati i voti validi espressi nei 18 seggi, 13 per gli operai e 5 per gli impiegati.
Come detto Fiom ha eletto otto rappresentanti, quattro la Fim (ma solo per un voto è stata mancata l’elezione del quinto delegato), quattro per anche per Uilm, due la Falims, mentre l’Ugl che negli ultimi tempi aveva in parte intercettato i consensi dei lavoratori non schierati con Fim. Fiom e Uilm, ha ottenuto solo 30 voti non riuscendo ad ottenere neanche un delegato. Ventisei i voti ottenuti dalla Fismic.
Per la Fiom sono stati eletti Moreno Luxich (che è risultato essere il delegato più votato, 185 preferenze, e che sarà confermato coordinatore), Riccardo Bertocchi, Salvatore Monello, Franco Buttignon, Mauro Brumat, Livio Ceschia, Claudio Buzzin, Plinio Ferra.
Per Fim sono stati eletti Michele Zoff (probabile coordinatore e secondo più votato), Andrea Tavan, Michele Gardenal, Cristian Tricarico. Uilm ha eletto Andrea Holjar (probabile coordinatore) Giorgio Zaccagna, Luca Furlan, Ferdinando Battistutta. La Failms ha confermato Fabrizio Ballaben e Mario Pizzolitto.
Gli eletti, con tutta probabilità, si riuniranno già domani all’Assindustria di Gorizia per firmare il provvedimento di Cassa integrazione che interesserà nella prossime settimane i lavoratori di Fincantieri.

Il Piccolo, 25 gennaio 2010
 
IL RINNOVO IN FINCANTIERI  
Rsu, la Fim raddoppia la sua rappresentanza  
La Fiom-Cgil perde la maggioranza assoluta Fuori Ugl e Fismic
 
 
Il rinnovo della rappresentanza sindacale dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone arriva alla vigilia della firma dell’accordo per l’apertura della cassa integrazione ordinaria per i dipendenti del cantiere navale. Le elezioni hanno visto una buona partecipazione da parte dei lavoratori e soprattutto la vittoria dei sindacati storici dei metalmeccanici, cioé Fim, Fiom e Uilm, mentre a intercettare il dissenso rimane solo la Failms, perché Ugl e la nuova sigla autonoma Fismic rimangono fuori. Alle urne si sono presentati 1.261 dipendenti di Fincantieri su 1.711 aventi diritto, pari al 74% del totale quindi, e i voti validi sono stati invece 1.220. Questa volta, scesi i dipendenti diretti sotto il tetto delle 1.800 unità, c’erano da assegnare 18 seggi invece dei 21 del precedente mandato con sei liste in corsa. Primo sindacato è risultata sempre la Fiom-Cgil che si è aggiudicata otto delegati, perdendo però la maggioranza assoluta detenuta negli ultimi tre anni all’interno della Rsu, mentre Fim, che raddoppia, e Uilm hanno ottenuto quattro delegati. La Failms porta a casa invece due delegati. A rappresentare la Fiom sono ora Moreno Luxich, coordinatore uscente, che con 135 consensi è risultato il più votato in assoluto, Riccardo Bertocchi, Salvatore Monello, Franco Buttignon, Mauro Brumat, Livio Ceschia, Claudio Buzzin e Plinio Ferra.
I delegati della Fim sono il coordinatore uscente Michele Zoff, Andrea Tavan, Michele Gardenale e Cristian Tricarico, mentre la Uilm elegge Andrea Holjar, Giorgio Zaccagna, il segretario provinciale Luca Furlan e Ferdinando Battistuta. I rappresentanti della Failms rimangono Mario Pizzolitto, coordinatore uscente, e il segretario provinciale dell’organizzazione Fabrizio Ballaben. Il segretario provinciale della Uilm sottolinea il risultato ottenuto dalla sua organizzazione e da Fim e Fiom, perché «pur in un momento difficilissimo per la diversità di vedute esistente su contratti nazionali e di secondo livello hanno saputo ricompattarsi». I lavoratori, d’altro canto, aggiunge Furlan, «hanno capito chi porta a casa i risultati concreti». «Il fatto che non esista più un’organizzazione con la maggioranza assoluta dei delegati fa sì invece – prosegue Furlan – che si creino equilibri utili a gestire al meglio un periodo davvero delicato per la vita dello stabilimento». Va segnalato il risultato ottenuto dalla Fim, che ha raddoppiato i propri delegati, mancando il quinto, ai danni della Uilm, per un solo voto. (la. bl.)

Il Piccolo, 08 febbraio 2010

SCATTANO I PRIMI PROVVEDIMENTI IN FINCANTIERI
FORMAZIONE 
Frequentando il programma di riqualificazione garantiti 200 euro al mese
Interessati anche la salderia B, il reparto di prefabbricazione e i magazzini
Si svuota l’officina, ”cassa” per 90 da oggi
 

di TIZIANA CARPINELLI

Scatta da stamattina la cassa integrazione ordinaria allo stabilimento navalmeccanico di Fincantieri a Panzano. Il provvedimento, fissato per 13 settimane, coinvolgerà nell’immediato una novantina di lavoratori, la maggior parte dei quali (una quarantina) dell’Officina navale. Coinvolti subito nel regime di Cigo anche una trentina di maestranze della salderia B, nel settore della prefabricazione, e una ventina di operai adibiti ai magazzini.
Si tratta di un primo contingente che, a rotazione, raggiungerà numericamente il picco massimo ipotizzato di 450 unità (su un totale di 1700 tute blu) nel periodo estivo di giugno-luglio e poi, successivamente, di ottobre, quando lo scarico di produzione legato alla prolungata scarsità di commesse avrà il suo culmine. Entro venti giorni, di fatto, con l’entrata in Cigo del secondo gruppo di lavoratori impiegati in quel settore, l’officina navale risulterà per il mese di marzo completamente svuotata. I sindacati tuttavia rassicurano: «Vigileremo affinché sia garantita la turnazione dei lavoratori coinvolti nel regime di riduzione del salario, tenendo conto anche di ulteriori parametri, oltre al grado di professionalità, quali il numero di figli a carico o la presenza di un nucleo familiare monoreddito». La flessione del carico di lavoro partirà dunque dalla prima fase produttiva, interessando via via gli altri settori (in particolare le zone di pre-montaggio e montaggio), con coinvolgimento immediato delle maestranze dirette di Fincantieri, mentre i lavoratori gravitanti nelle ditte d’appalto, stimati in circa 3mila unità, non saranno da subito investite dal processo, in quanto impiegate nell’ambito degli allestimenti delle navi passeggeri.
Sulla base dell’accordo siglato lo scorso 25 gennaio a Gorizia, l’azienda ricorrerà alla mobilità interna degli operai rimasti senza occupazione, compatibilmente alle mansioni e alle professionalità ritenute idonee al reimpiego in un altro comparto produttivo. Si prevede che i lavoratori interessati dalla Cigo possano ricorrere ad alcuni strumenti per integrare il diminuito potere salariale (due le fasce di stipendio ”ridotto”: da 780 e 900 euro lordi): i corsi di formazione e la monetizzazione dei permessi annui retribuiti (Par).
«Frequentando il programma di riqualificazione che si terrà da lunedì a venerdì all’ex albergo impiegati – ha chiarito ieri Moreno Luxich, sindacalista delle Rsu in quota Fiom-Cgil – gli operai riceveranno 10 euro e 65 centesimi al giorno, più altri 5 euro di rimborso per il trasporto. Ciò consentirà agli stessi di accrescere il minor salario dettato dalla Cigo di ulteriori 200 euro circa al mese. I corsi di formazione, che prenderanno avvio domani (oggi, ndr) promuovono la sicurezza sul posto di lavoro, la tecnica (teorica e pratica) di saldatura e la procedure di produzione. Come Rsu ci impegneremo ad organizzare i corsi, della durata di tre ore al giorno, prevalentemente al mattino». Sarà infine possibile «monetizzare i Par, ma solo nel periodo in cui il lavoratore risulterà interessato dalla Cigo: basterà richiedere i moduli all’Ufficio personale oppure nelle sedi sindacali». «Saremo presenti ai corsi e seguiremo da vicino i meccanismi di applicazione dell’accordo stipulato all’Assindustria – ha concluso Luxich – per fare in modo che non vi siano dei lavoratori penalizzati dalla cassa integrazione. L’obiettivo è gestire nel miglior modo possibile lo scarico di produzione, restando consapevoli che si tratta di un periodo limitato di tempo, al termine del quale il lavoro riprenderà lo stesso ritmo di prima».

Il Piccolo, 09 febbraio 2010
 
FINCANTIERI PARTITO IERI IL PROVVEDIMENTO PER NOVANTA LAVORATORI DIRETTI 
Andrea, 40 anni: «Il mio primo giorno in Cassa» 
L’operaio è tornato a stare dai suoi genitori: «I corsi di formazione mi aiuteranno. Più tempo per mio figlio»

di LAURA BORSANI

S’è ritrovato, puntuale, all’ex Albergo Impiegati, assieme ai suoi colleghi. Accomunati dallo ”status” di neo cassaintegrato. Andrea Comelli, 40 anni, residente a Ronchi dei Legionari, un figlio. Per la prima volta, anzichè al cantiere torna sui banchi. Come previsto, ieri mattina è partita la cassa integrazione ordinaria che ha coinvolto una novantina di lavoratori diretti di Fincantieri. Sono 13 settimane, in virtù degli scarichi produttivi legati alla lunga assenza di nuove commesse, che coinvolgeranno progressivamente fino a un massimo di 450 dipendenti. Dalle 9 alle 12 è iniziato il corso di formazione e riqualificazione. Due turni di tre ore ciascuno al giorno, il secondo dalle 13 alle 16. Presenti i rappresentanti delle Rsu Fiom, Fim, Uilm, Moreno Luxic, Michele Zoff e Andrea Holjar, sono iniziate le lezioni. Corsi pagati da Fincantieri, potendo altresì contare sui buoni-pasto e sui rimborsi per il trasporto. Dieci euro al giorno.
Il clima è un po’ quello di chi, nonostante le informazioni fornite dai sindacati attraverso le assemblee, non nega la senzazione di vuoto. Il vuoto che scatta quando, abituati a rimboccarsi le maniche, ci si ritrova senza occupazione. E la minore disponibilità economica, dovendo fronteggiare comunque mutui e famiglie a carico. Ma la preoccupazione è stemperata dalla consapevolezza che si tratta di una fase di transizione.
«Non è una situazione rosea – osserva Andrea Comelli -. Ma Fincantieri ci è venuta incontro. Abbiamo i corsi, i buoni-pasto e il rimborso sui trasporti. Rispetto ad altre realtà lavorative, possiamo considerarci fortunati». Per Andrea, come per i colleghi, si apre un periodo nuovo da gestire. «Spero di rientrare al lavoro al più presto – continua -. Ho un figlio, i mutui da pagare, è dura andare avanti. È inevitabilmente diverso passare da 1300 euro al mese a 750. Con le ulteriori integrazioni concesse dall’azienda e tenendo conto del figlio a carico, confido di poter raggiungere i mille euro». Ma come immagina di trascorrere questo periodo? «Sono tornato dai miei genitori. Lo gestirò al meglio. Intanto ci sono i corsi di formazione. Siamo tra colleghi, non è come andare a scuola. È un’occasione per migliorare la propria capacità professionale. Approfitterò anche per dedicare più tempo a mio figlio». Andrea ha fiducia: «È un’esperienza nuova, ma resta limitata nel tempo. La formazione ci aiuterà, ben vengano le opportunità di affinare le conoscenze». Il rappresentante Rsu della Fiom, Moreno Luxic, ha osservato: «È un percorso per il quale si vede la fine. Restiamo vicini ai lavoratori, per seguire questa fase, ma anche per sostenerli». Ai tempi della crisi degli anni ’80 era un’altra cosa. Lo ricorda Franco Buttignon, che affrontò un anno di cassa integrazione: «Allora, uscivi dalla fabbrica, senza lavoro, con il cuore in mano. Si navigava a vista. Addirittura si parlava anche del rischio di chiusura dello stabilimento. Ho fatto un anno di cassa integrazione. Era l’83. Eravamo in 500 lavoratori. Ricordo tuttavia la gestione intelligente del Consiglio di fabbrica. Per tenere uniti i lavoratori, quelli attivi e quelli interessati dagli scarichi di lavoro, ogni lunedì mattina si tenevano le riunioni informative. Assieme all’ufficio del personale, fu programmata la ”cassa” a rotazione. Finchè quasi tutti ci trovammo di fatto senza lavoro. In quel periodo era in fase di completamento la Garibaldi». Un periodo lungo e buio. «Ci organizzavamo per fare le manifestazioni pubbliche, partecipando anche ai Consigli comunali. Avevo 26 anni, ero carpentiere. Ero appena sposato – continua Buttignon -. Mia moglie, per fortuna, lavorava. Essendo appassionato di pittura, seguivo gli artisti e a casa mi cimentavo a dipingere. Mi sono anche appassionato alla cucina. Ero diventato l’uomo di casa». Buttignon ricorda un altro aspetto: «Allora non c’era la miriade delle ditte d’appalto di oggi. Eravamo per lo più diretti, artigiani. Bisognava stare attenti: se l’ispezione dell’Inps rilevava un’attività alternativa, dovevi restituire i soldi della ”cassa” ed eri passibile di licenziamento».
Buttignon aggiunge: «C’erano anche i volontari, che si proponevano per fare la ”cassa”. Non era considerato un buon segnale, rispetto a chi aveva seri problemi economici». Lavoro nero che finiva per alterare il mercato. Persone che, magari, lasciavano Monfalcone per fornire le loro prestazioni altrove. Buttignon sottolinea inoltre la grande solidarietà tra i lavoratori, ma anche con la città e le istituzioni. «Le manifestazioni culminarono, nella primavera dell’84, con l’occupazione dell’aeroporto di Ronchi. Ne seguì la commessa della Micoperi e la ripresa del cantiere».

FINCANTIERI VENTI LAVORATORI COINVOLTI NEL PRIMO TURNO 
Si torna sui banchi, tre ore al giorno

Sono iniziati ieri, con l’avvio della cassa integrazione ordinaria per i 90 lavoratori diretti di Fincantieri, i corsi di formazione e di riqualificazione all’ex Albergo Impiegati. Si tratta di lezioni giornaliere, da lunedì a venerdì, articolate in due turni, dalle 9 alle 12 e dalle 13 alle 16. Al primo turno, ieri mattina, si sono presentati una ventina di lavoratori. Secondo l’accordo stabilito in Confindustria tra le organizzazioni sindacali e l’azienda, vengono coperte le spese attraverso i buoni-pasto e il rimborso del trasporto.
All’avvio dei corsi erano presenti anche i rappresentanti delle Rsu di Fiom, Fim e Uilm, Moreno Luxic, Michele Zoff e Andrea Holjar. «Siamo qui per fare sentire ai lavoratori che i loro rappresentanti sindacali sono vicini – ha spiegato Luxic -. Vogliamo accompagnarli durante questo periodo di disagio, per tranquillizzarli. Intendiamo, infatti, seguire il percorso avviato, nel rispetto degli accordi stabiliti. Abbiamo evidenziato, durante le assemblee dei lavoratori, che si tratta comunque di una situazione transitoria, limitata nel tempo». I rappresentanti sindacali ricordano un altro aspetto: «Intendiamo seguire – ha aggiunto Luxic – l’andamento circa le nuove acquisizioni di Fincantieri. Stando alla recente riunione tenutasi a Roma, con il coordinamento nazionale sindacale e l’azienda, il 2010 sarà un anno particolare.
«Risultano – continua Luxic – ulteriori costruzioni in gara per le quali attendiamo di conoscere le assegnazioni. Insomma, tutto è frutto di un’osservazione continua e a tutto campo».
Il sindacalista della Fiom pone un’ulteriore questione: «Stiamo attendendo l’esito della riunione a livello ministeriale circa le commesse pubbliche, per le quali c’è stata la rassicurazione da parte del ministro Scajola.
Le organizzazioni sindacali nazionali hanno chiesto la riconvocazione del tavolo ministeriale per fare il punto della situazione e per capire quali sono le disponibilità da parte del Governo.
Si tratta di una possibilità che potrebbe tamponare il periodo di temporanea difficoltà produttiva dello stabilimento». (la.bo.)

LA CRISI SI FA SENTIRE ANCHE NELLA GRANDE DISTRIBUZIONE 
Mobilità interna alle Coop Nordest 
Giovedì 18 febbraio prevista l’apertura di un nuovo supermercato

La crisi economica inizia a rosicchiare i margini di guadagno della grande distribuzione, che per ovviare ai mancati obiettivi fissati lo scorso anno riequilibria i propri organici. Accade anche alla Coop Nordest di via Colombo, dove i sindacati hanno avviato le trattative con l’azienda per cercare di fronteggiare scelte di spostamenti che, ovviamente, finiscono per ripercuotersi sulle famiglie dei lavoratori. A essere occupate nei supermercati, infatti, sono molto spesso le donne, con figli a carico o parenti da assistere.
Come riferito ai dipendenti dal sindacato della Uiltucs-Uil, lo scorso 4 febbraio all’Ipercoop di Gradisca si è tenuto un incontro per affrontare alcune problematiche inerenti l’area goriziana. In particolare, dopo aver relazionato sulla situazione delle vendite, dei preventivi e degli investimenti, l’azienda avrebbe comunicato l’intenzione di riequilibrare gli organici di alcuni negozi che si trovano in difficoltà. Tra questi, in particolare, la filiale di Monfalcone e, seppur a un livello inferiore, il punto vendita di Cormons. Sempre l’azienda avrebbe riferito che una parte dei lavoratori eventualmente trasferibili verrebbe assorbita dal polo commerciale di Cervignano, ma quest’ultimo non sarebbe comunque sufficiente a coprire tutti i posti (va tenuto conto che al punto vendita monfalconese dovrebbe rientrare anche il personale temporaneamente allocato in altre sedi).
«Innanzitutto – spiega dalla segreteria regionale della Uiltucs Miriam Cerne – è da precisare che gli spostamenti sono su base volontaria e che in ogni caso non è assolutamente contemplata, nemmeno per il futuro, la possibilità di licenziamenti. Putroppo la crisi si è fatta sentire anche nel settore alimentare e nessun supermercato ne risulta immune. L’azienda però è seria e dunque ora andremo a trattare la questione in un secondo confronto, dopo esserci rapportati ai lavoratori, per trovare un accordo che soddisfi le parti». Intanto, giovedì 18 un nuovo supermercato si affaccerà su via Boito. E viene spontaneo chiedersi se la torta clientelare presente sul territorio sarà sufficiente a sfamare tutte le bocche. (t.c.)

Terex verso il rientro dei 70 addetti

Terex è disponibile a valutare di sostituire il ricorso alla mobilità con quello della cassa integrazione straordinaria per tamponare la situazione ereditata da Fantuzzi Reggiane. Per lo stabilimento di Monfalcone, invece, il rientro dei 70 lavoratori ancora in Cigo dovrebbe essere imminente. Società e sindacati si ritroveranno lunedì e martedì per riprendere il discorso ed entrare nel dettaglio della proposta alternativa presentata dai sindacati secondo i quali il ricorso alla Cigs per un periodo di tre anni consentirà di ridurre drasticamente i numeri della mobilità a 30 addetti nei primi 36 mesi e ad altri 30 nei tre anni successivi.

Il Piccolo, 10 febbraio 2010
 
CONFRONTO TRA IL VERTICE DELL’AZIENDA, AMMINISTRATORI E POLITICI 
Fincantieri, Bono davanti a tre Consigli 
Per la prima volta l’ad sarà presente in Aula per parlare di carichi di lavoro, qualità delle navi, obiettivi

Per la prima volta che un amministratore delegato di Fincantieri varcherà la soglia del Consiglio comunale monfalconese, per l’occasione esteso anche agli enti locali limitrofi di Staranzano e Ronchi dei Legionari. Stasera, infatti, la Galleria espositiva di piazza Cavour ospiterà alle 18 l’audizione dell’ad Giuseppe Bono, il quale relazionerà sulla situazione industriale e sulle prospettive della società. L’incontro avrà luogo a una manciata di giorni dall’entrata in vigore del regime di cassa integrazione ordinaria, che attualmente interessa una novantina di maestranze dello stabilimento di Monfalcone, operanti perlopiù nell’Officina navale, ma anche nella salderia B e nei magazzini.
«Si tratta – ha commentato ieri mattina il presidente del Consiglio comunale Marco Ghinelli – di un’occasione importante che, spero, porterà tutti i consiglieri a prendere parte alla seduta. Alla luce degli scenari preoccupanti che sono emersi dagli organi di stampa, infatti, Bono illustrerà lo stato di salute dell’azienda e le prospettive future per l’occupazione locale. Inevitabilmente le sue parole avranno ricadute importanti sugli assetti sociali del territorio posto che, giocoforza, l’economia della nostra città, per piccole e grandi realtà, si regge per buona parte sullo stabilimento navalmeccanico di Panzano».
«È la prima volta – così ancora Ghinelli – che un amministratore delegato di Fincantieri affronta un consiglio comunale: la società, in questo caso, ha dimostrato nei nostri confronti della città una grande sensibilità, nonchè la volontà di mantenere un dialogo col territorio in cui si trova a operare. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che si tratta di una delle aziende più importanti d’Italia». Un evento rilevante, dunque, che vedrà la partecipazione anche delle amministrazioni comunali di Staranzano e Ronchi dei legionari. «Il mio auspicio – ha concluso Ghinelli, organizzatore dell’incontro – è che possano prender parte al Consiglio comunale anche molti cittadini, visto che l’assemblea è aperta al pubblico». (ti.ca.)

Il Piccolo, 11 febbraio 2010
 
L’AD DI FINCANTIERI AI TRE CONSIGLI COMUNALI  
Bono: «La crisi passerà, ne usciremo più forti»  
«Il nostro obiettivo è riportare al lavoro i cassintegrati al più presto» 
APPELLO A SINDACATI, LAVORATORI, ISTITUZIONI: «DOBBIAMO ESSERE UNITI IN QUESTA BATTAGLIA»
 
 
di LAURA BORSANI

L’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ieri sera, nell’ambito del Consiglio intercomunale di Monfalcone, Ronchi e Staranzano, alla Galleria d’arte contemporanea, è stato chiaro: «Riporteremo i cassintegrati al lavoro, al più presto possibile. Stiamo lottando per questo, ma abbiamo bisogno che tutti i soggetti, dalle maestranze alle organizzazioni sindacali, alle istituzioni locali, alla Regione, al Governo, facciano la loro parte. La causa comune è la ripresa produttiva». Parole inequivocabili dal numero uno dell’azienda, sul presente e sul futuro della cantieristica navale. Il suo intervento al Consiglio intercomunale aperto ai cittadini è stato apprezzato, quale segno della disponibilità al dialogo e al confronto con la comunità. Bono ha risposto: «Bisogna dirci le cose, soprattutto in questi momenti difficili e delicati». Il manager ha quindi osservato: «Sono moderatamente ottimista, da questa crisi ne usciremo. Più forti. Ma tutti dobbiamo concorrere per gestire al meglio questa fase. Credo che Fincantieri possa avere ancora un futuro con le navi da crociera, però ce lo dobbiamo conquistare». Una chiamata corale a ”serrare le fila”. Ad essere uniti in questa battaglia volta a superare una «diseconomia di carattere congiunturale». Bono ha sostenuto che se Fincantieri consegnerà quest’anno solo due passeggeri, la Magic a marzo prossimo e la Queen Elizabeth a settembre, veri vanti per lo stabilimento monfalconese, realtà ben più collaudate come quelle francesi hanno dimezzato le commesse.
La crisi, dunque. Che, pur non in questa proporzione, «avevamo già prefigurato avendo impostato un progamma adeguato per limitare i danni». Bono lo ha poi osservato, andando a ritroso nel tempo: «Parte del sindacato e qualche componente politico del Governo di allora non ci hanno permesso l’operazione di quotazione in Borsa. Avrebbe significato più soldi in cassa. La Borsa non è un male. Se Fiat oggi registra il 30% in meno delle vendite, non è perchè è nel mercato azionario».
L’ad di Fincantieri ha snocciolato alcuni dati: nel 2009, rispetto al 2008, anno peraltro già critico, gli ordinativi si sono ridotti dell’85%. Nel 2009 è stata ”portata a casa” l’unica commessa al mondo, assegnata allo stabilimento di Monfalcone. Dove peraltro nel 2007 sono stati registrati 16 ordini. Risultato: bisogna procedere con determinazione, individuando gli strumenti più opportuni per salvaguardare il patrimonio industriale rappresentato da Fincantieri. Bono si è quindi soffermato sulla strategia produttiva che «pratica la delocalizzazione al contrario in fatto di occupazione». E ancora: «Con i nostri 8 cantieri distribuiti sul territorio nazionale, non ragionamo in termini di stabilimenti autonomi, ma di produzione unica». Una geografia consegnata dall’Italia pre-unitaria che «sicuramente sconta una diseconomia», ma per la quale il manager ha garantito: «I cantieri non li voglio chiudere. Monfalcone ha compiuto da poco i 100 anni. Al sito di Castellamare è esposto il quadro di un pittore francese che ha dipinto un varo del 1783. Pensate dunque che voglia chiudere i cantieri? Il mio ruolo di amministratore delegato mi impone, invece, di andare avanti».
Altri ordini di grandezza: per mantenere l’assetto produttivo sono necessarie 10-15 navi all’anno. Che fare ora che le commesse languono e si affacciano gli scarichi produttivi? «Cerchiamo di ripartire il lavoro, anche se ha un costo aggiuntivo».
L’ad di Fincantieri ha parlato di investimenti su Monfalcone: sono 150 milioni di euro negli ultimi anni. Una direzione di marcia volta al potenziamento produttivo per lo stabilimento di maggiore dimensione di Fincantieri, di cui ancora oggi l’azienda ne sostiene i costi. Quindi, il piano di ristrutturazione, con la procedura della cassa integrazione ordinaria. Procedura maturata nell’arco di un anno, considerato che «già nel 2008 abbiamo fornito alle organizzazioni sindacali una tabella specifica indicando dove avremmo fatto ricorso agli ammortizzatori sociali». Il messaggio, dunque, è stato ribadito: «Usciremo dalla crisi più forti di prima se ci sarà unione di intenti, perchè questo è un momento delicatissimo». Sono in gioco la competitività e la fidelizzazione degli armatori.

Il Piccolo, 12 febbraio 2010
 
L’AD RIBADISCE L’ATTUALE A VOCAZIONE DELLA FABBBRICA CITTADINA: L’OBIETTIVO RESTANO LE NAVI DA CROCIERA 
Bono: per Fincantieri il settore militare non rappresenta un’alternativa valida

di LAURA BORSANI

La ”mission” dello stabilimento di Monfalcone resta quella della costruzione delle navi passeggeri. Un mercato sul quale Fincantieri ha puntato e continuerà a puntare, recitando un ruolo di leader a livello mondiale. La crocieristica rappresenta il 3% nell’ambito del comparto turistico: c’è ancora spazio da conquistare. Ed il settore militare non può rappresentare un’alternativa produttiva. È in questi termini che l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, si è espresso, l’altra sera, durante il Consiglio intercomunale di Monfalcone, Ronchi e Staranzano, sollecitato dagli interventi del pubblico.
Il capogruppo dei Ds, Barbara Zilli, ha posto i suoi interrogativi: quale potrebbe essere il volto di Fincantieri quando finirà, e se finirà, la crisi? La domanda di navi bianche, sempre più sofisticate, come si integra con i tempi serrati di consegna? E ancora: ci sono in vista commesse pubbliche? Il cantiere è attrezzato? Bono ha riposto: «Il settore militare è soggetto a specifiche leggi. Abbiamo un cantiere negli Stati Uniti, laddove vige l’obbligo della produzione in loco. Questo è il mercato». Ha aggiunto: «I nostri operai in America fanno 1800 ore l’anno. A Monfalcone l’assenteismo lo scorso anno ha rappresentato il 17%. Negli Usa, le ferie pagate sono pari a 2 settimane, in Italia siamo a 270 ore». Insomma, «è duro combattere con questa concorrenza». Il Governo? «Tutto non lo può fare – ha osservato Bono -. Anche se ci assegnassero i pattugliatori, si risolverebbe poco. Le commesse pubbliche non sostituiscono le navi da crociera». Lo stabilimento, ha aggiunto, non è attrezzato. Per compensare la realizzazione di una Dream da 38mila tonnellate di puro acciaio, ci vorrebbero almeno 7 Frem (fregate multimissione da 5.800 tonnellate): il bacino di Monfalcone non è strutturato per produzioni di serie.
Si è posto anche l’accento sull’impatto dell’azienda nel territorio. Il consigliere comunale di Staranzano, Adriano Ritossa, a nome del Pdl, ha osservato: «Questo territorio ha dato tanto a Fincantieri, in termini urbanistici e non solo», ponendo la questione in termini di opportuni ”ritorni”. Concetto toccato anche dal consigliere provinciale e comunale dell’Unione di centro, Giorgio Pacor, che ha sostenuto come «Fincantieri debba farsi carico dell’impatto sulla città». Bono ha spiegato: «Noi facciamo industria, la tassazione alla fonte è fortissima. Non possiamo, nè ci compete, farci carico della questione sociale, della quale si devono occupare le istituzioni». Pacor ha infine posto la necessità di dismettere la ferrovia Ronchi-Panzano, che taglia in due al città, per utilizzare la linea costruita dal Consorzio industriale che da De Franceschi è facilmente collegabile al cantiere.

Il Piccolo, 13 febbraio 2010
 
Pizzolitto all’ad di Fincantieri: su impatto sociale e sicurezza l’azienda faccia la sua parte 
Il sindaco pone a Bono le condizioni per rendere efficace la collaborazione. Sul tappeto anche la questione amianto

di LAURA BORSANI

Lavoratori, sicurezza, amianto e impatto sociale. La sinergia proposta dall’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, per fronteggiare la crisi economica, non può prescindere da queste priorità. Parte integrante di un impegno che tenga conto di tutte le sfaccettature presenti nella realtà industriale di Panzano, che rappresenta il maggiore stabilimento del Gruppo aziendale.
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, all’indomani del confronto alla Galleria d’arte con il numero uno di Fincantieri, mette in campo precise condizioni. Perché fare quadrato attorno allo stabilimento, significa farsi carico di tutte le istanze. Partendo dalle maestranze e dalle contingenti difficoltà occupazionali, ma abbracciando contestualmente aspetti che sono frutto della storia di un cantiere che si è sempre identificato con il territorio.
Pizzolitto esordisce con le premesse. «Esprimo apprezzamento per come l’amministratore Bono intende affrontare la situazione e le prospettive. Il coraggio e la determinazione di cogliere le tendenze anticicliche del mercato globale al fine di rendere Fincantieri più forte e competitiva all’uscita dalla crisi. E la fiducia nella ripresa del comparto. Il suo messaggio ha espresso l’ottimismo della ragione. In questo contesto c’è bisogno di una sinergia profonda tra i soggetti interessati, compresi il Comune e le Organizzazioni sindacali. Questo è il momento di unirsi. Come sta accadendo nel coordinamento sulla cantieristica, dove sindaci, sindacati e azienda stanno operando al fine di reperire gli strumenti per resistere alla crisi e uscirne nel modo migliore».
Ed è proprio sul modo di fare sinergia e sugli obiettivi da perseguire che il sindaco pone l’accento. Un ”patto di coesistenza azienda-territorio” che potrebbe tradursi in una sorta di ”osservatorio permanente”, al fine di monitorare e di fornire le risposte più adeguate. «Investiti dalla crisi – dice Pizzolitto -, la sinergia potrebbe diventare strutturale. In questo senso, ritengo di dover evidenziare alcuni punti non trascurabili». In primis, la competenza delle maestranze, per la quale il sindaco fa proprie le parole espresse da Japec Jakopin, durante l’inaugurazione della Seaway: «Mi trovo d’accordo sulla volontà manifestata dal manager sloveno di cavalcare la crisi identificando il presente per immaginare il futuro migliore. La Seaway si è insediata a Monfalcone per i vantaggi logistici e per i servizi offerti, ma anche per la qualità delle maestranze del territorio, competenti e affidabili. Faccio pertanto mia questa riflessione ponendola quale punto di partenza essenziale se si vuole che la sinergia in qualche modo obbligata per lo stabilimento di Panzano, diventi permanente. Voglio altresì incontrare le Rappresentanze sindacali di base per rinnovare la fiducia nei confronti dei lavoratori».
Quindi la questione-sicurezza: «La sicurezza sul posto di lavoro – continua il sindaco – significa senso civico e cultura, principi che considero rispettati dai lavoratori. Ma ritengo che debba rappresentare anche un valore aziendale enorme. Per questo è necessario riflettere sull’opportunità di maggiori investimenti, a vantaggio della stessa immagine di Fincantieri». Terzo aspetto, l’amianto: «Il Comune – continua Pizzolitto – si è costituito parte civile al processo relativo ad alcune vittime dell’amianto. Lo voglio ribadire: non cerchiamo vendetta, ma giustizia. Siamo convinti che uno sviluppo compatibile sia una questione del tutto attuale e che non si faccia mai abbastanza in termini di impegno su questo fronte». Il sindaco quindi prospetta l’ultima condizione: «Va tenuto sotto controllo anche l’impatto sociale che l’azienda procura. Ritengo che sia necessario un coordinamento profondo. L’impegno e lo sforzo devono essere congruenti rispetto alla realtà contingente. Questa tematica, come per la sicurezza sul posto di lavoro, va considerata come un valore aziendale».

Il Piccolo, 18 febbraio 2010

Metalmeccanici Cgil a congresso per scegliere il segretario provinciale 
Candidato unico l’uscente Thomas Casotto schieratosi con Epifani

 
La Fiom-Cgil provinciale va oggi a congresso, nella sala maggiore della Galleria d’arte contemporanea a Monfalcone, divisa tra la mozione presentata dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani, e quella che vede tra i primi firmatari anche il segretario nazionale dei metalmeccanici, Gianni Rinaldini.
Un documento che, però, è rimasto minoritario anche all’interno della categoria, come hanno dimostrato meno di un mese fa anche le elezioni per rinnovo della Rappresentanza sindacale unitaria dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone.
Il segretario provinciale uscente della Fiom. Thomas Casotto, si è schierato con Epifani, come ha fatto anche il segretario dei metalmeccanici friulani, Maurizio Balzarini.
E Casotto, salvo sorprese dell’ultima ora, resta l’unico candidato alla guida della Fiom isontina. Nonostante la diversità di vedute che esiste all’interno della categoria, la posizione appunto minoritaria dei seguaci di Rinaldini e di Giorgio Cremaschi, altro componente della segreteria nazionale della Fiom, potrebbe aver suggerito di evitare uno scontro diretto che sarebbe risultato in ogni caso perdente.
In un momento in cui fra l’altro la crisi continua a produrre cassa integrazione ordinaria e rischia di mietere delle vittime (vedi la situazione estremamente delicata della Eaton di Monfalcone) nella provincia di Gorizia.
«”Non vogliamo fare un’altra cosa: siamo Cgil prima e dopo il congresso», aveva comunque sottolineato il segretario regionale della Fiom, Paolo Roccasalva, durante la presentazione a dicembre della seconda mozione, presente il leader dell’organizzazione Gianni Rinaldini.
La mozione contrapposta a quella di Epifani è stata presentata non solo da Rinaldini, ma anche da Domenico Moccia, segretario generale dei bancari della Fisac, e Carlo Podda, alla guida della Funzione pubblica della Cgil.
Per quel che riguarda l’Isontino spetta proprio alla Fiom aprire la serie di congressi di categoria che proseguiranno tra fine febbraio e inizio marzo per approdare poi, il 10 marzo e 11 marzo sempre nell’ex mercato di Monfalcone, al momento di sintesi rappresentato dal congresso della Cgil provinciale. La Cgil regionale andrà invece a congresso il 22 e 23 marzo a Zugliano.

Il Piccolo, 19 febbraio 2010
 
PRIMA GIORNATA DEL CONGRESSO PROVINCIALE DEI METALMECCANICI DELLA CGIL 
Da Casotto l’appello all’unità interna 
A confronto le diverse mozioni sindacali, ma per il segretario uscente rielezione scontata

Il rinnovo dei vertici della Fiom-Cgil terrà conto della presenza della voce di quanti si riconoscono nella mozione presentata tra gli altri dal leader dell’organizzazione Gianni Rinaldi e di fatto contrapposta a quella del segretario nazionale del sindacato Guglielmo Epifani. «In un momento di difficoltà per tutte le grandi aziende metalmeccaniche dell’Isontino la Fiom deve dotarsi di un gruppo dirigente coeso», ha affermato ieri nella prima giornata del congresso provinciale dell’organizzazione il segretario della Fiom, Thomas Casotto, la cui rielezione oggi pare scontata e che nella mozione Epifani si riconosce. In provincia la tesi del leader della Cgil ha raccolto ben l’84% dei consensi all’interno delle fabbriche del comparto contro l’11,4% del documento sottoscritto anche da Domenico Moccia, segretario generale dei bancari della Fisac, e Carlo Podda, alla guida della Funzione pubblica della Cgil. Nonostante la supremazia già conquistata sul campo, la volontà è appunto quella di arrivare a una composizione. «La democrazia interna è una questione che richiede tolleranza e rispetto reciproci – ha detto Casotto -. Qualche scricchiolio c’è stato, ma mi auguro che qualsiasi gruppo dirigente esca da questo congresso sia coeso, a prescindere dal fatto che i componenti si riconoscano in una o l’altra mozione». Come ha sottolineato Casotto, gli effetti della crisi sul territorio continuano a essere pesantissimi. Gli ha fatto eco il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che, nel portare il saluto dell’amministrazione comunale, ha ribadito il proprio impegno per la salvaguardia dei 310 posti di lavoro della Eaton di Monfalcone. «”La Eaton va difesa, subito, a oltranza – ha detto Pizzolitto -, perché la sua chiusura rappresenterebbe una perdita devastante per il territorio. Bisogna costringere la società a uscire allo scoperto e a dichiarare le sue intenzioni». Alla prima giornata del congresso provinciale della Fiom, che si chiuderà oggi con l’elezione del nuovo direttivo, sono intervenuti anche l’assessore provinciale alle Politiche sociali Licia Morsolin e il segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus, oltre che Fausto Durante della segreteria nazionale Fiom. Tra i delegati del congresso presenti nella sala della Galleria d’arte contemporanea anche tre lavoratori del Bangaldesh, rappresentanti della Rsu dell’Adriatica, ditta dell’appalto Fincantieri. (la. bl.)

Il Piccolo, 20 febbraio 2010
 
La Fiom conferma Casotto segretario 
Anche due bengalesi entrati nel nuovo direttivo provinciale

La Fiom-Cgil provinciale chiude il suo congresso ricompattando le sue due anime, quella ampiamente maggioritaria agganciata alla mozione presentata dal segretario nazionale del sindacato Guglielmo Epifani e quella minoritaria che si riconosce invece nel documento sottoscritto anche dal leader dei metalmeccanici Gianni Rinaldini. Lo fa dando rappresentanza nel direttivo di 36 componenti anche alle posizioni minoritarie (4 rappresentanti pari all’11,4% di voti raccolti dalla mozione 2 nelle fabbriche) e con un documento che affronta l’emergenza reale per il territorio isontino: la crisi, la riduzione dei posti di lavoro, l’esigenza di ampliare il ricorso alla cassa integrazione per evitare nuovi tagli. La Fiom, compatta, chiede però anche la costituzione di un tavolo provinciale per mettere in contatto diretto domanda e offerta di lavoro, valutare le nuove opportunità di insediamenti produttivi e sostenere lo sviluppo di un’industria ”verde”, che punti sulle fonti rinnovabili, ricerca e tecnologia.
A sottolinearlo è Thomas Casotto, riconfermato ieri a Monfalcone per altri quattro anni alla guida della Fiom provinciale, come gli altri componenti della segreteria (Fabio Baldassi, Moreno Luxich, Ada Blasini). «La richiesta vuole dare gambe a quanto prodotto dalla Conferenza economica di gennaio – spiega il segretario provinciale della Cgil isontina Paolo Liva -. Il tavolo dovrebbe essere uno strumento operativo per capire ad esempio quale sarà l’occupazione di Mangiarotti a Monfalcone e quali i percorsi formativi da mettere in campo, ma anche quale sia l’effettiva incidenza della crisi nel territorio». Il tavolo, trasversale, potrebbe inoltre consentire di affrontare il nodo della creazione di un solo Consorzio industriale in provincia, in grado quindi di effettuare una promozione unica del territorio e pianificare in modo omogeneo la crescita delle zone industriali dell’Isontino.
«È quanto chiediamo da tempo, ma la politica finora non ha trovato una soluzione», aggiunge Liva, che si augura anche la confederazione riesca a raggiungere nel congresso in programma a metà marzo, sempre a Monfalcone, una composizione delle due aree della Cgil. Il direttivo della Fiom uscito dalla due-giorni monfalconese comunque non dà solo spazio (a differenza della segreteria) alla mozione Moccia-Rinaldini-Podda, ma segna l’ingresso di due lavoratori del Bangladesh e di altri sette nuovi componenti. L’obiettivo, come spiega Casotto, era quello di ringiovanire il direttivo e di dare rappresentanza alle realtà medio-piccole dell’industria metalmeccanica isontina.
Laura Blasich

Il Piccolo, 01 marzo 2010
 
I sindacati dei metalmeccanici in Consiglio comunale per parlare di crisi e occupazione

Fincantieri ha acquisito due nuove commesse per Princess Cruises dopo quella del dicembre scorso per Carnival cruises. Le prospettive dello stabilimento di Monfalcone sono quindi cambiate, in meglio. Gli ordini sono arrivati però con una tempistica tale da non scongiurare l’avvio della cassa integrazione all’inizio di febbraio.
È questo il quadro rispetto al quale il Consiglio comunale di Monfalcone si confronterà giovedì, alle 20.30, con le rappresentanze sindacali unitarie dello stabilimento di Panzano e le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici. Il dibattito sul presente e sul futuro di Fincantieri, attorno alla quale ruota buona parte dell’economia della provincia, non si è esaurito quindi con l’audizione il 10 febbraio scorso dell’amministratore delegato della società, Giuseppe Bono, che nel suo intervento ha toccato punti sui quali i sindacati intendono espriemersi. Nella seduta si discuterà anche della situazione complessiva dell’economia locale.

Il Piccolo, 03 marzo 2010
 
Capobianco: «Illegalità negli appalti in Fincantieri? La Fiom dice fregnacce» 

«Non è corretto ascoltare questo genere di ”fregnacce” senza un contraddittorio. Non parteciperò più a iniziative in cui non mi sia data la possibilità di un confronto. È una falsità mettere sotto accusa la sicurezza sul lavoro quando tutti i dati sugli infortuni indicano una situazione in via di miglioramento». Così è sbottato, dal suo posto di prima fila, il direttore dello stabilimento Fincantieri di Panzano, Paolo Capobianco, quando il sindacalista della Fiom, Thomas Casotto, tra i relatori alla presentazione del volume sulla criminalità curato da Fabio Del Bello, ha imputato anche alla scarsa sicurezza sul lavoro e al mancato rispetto dei diritti dei lavoratori in Fincantieri le cause di disordine sociale a Monfalcone. Capobianco ha reclamato una par condicio o quanto meno un diritto di replica sulle affermazioni di Casotto. Il sindacalista aveva rilevato come «la politica degli appalti incida sulla sicurezza sul lavoro e ponga anche problemi di criminalità. La sicurezza – ha detto – coinvolge lavoratori diretti e dell’appalto come confermato dai due infortuni mortali verificatisi nel 2008. Ci sono denunce a cadenza settimanale – ha aggiunto il sindacalista – da parte dei lavoratori per buste-paga e versamenti irregolari, ditte ”fantasma”». È stato a questo punto che Capobianco si è fatto sentire. «Sono dati irreali, assolutamente non veritieri. Ci sono controlli, c’è un Protocollo di trasparenza che dimostra come ci sia la volontà di fornire le massime garanzie. È grave venire qui a sputare così nel piatto dove si mangia. Documentatevi».
C’è stato non poco imbarazzo tra i presenti. Casotto ha concluso rapidamente il suo intervento, rilevando come la crisi economica rischia di innescare una guerra tra poveri e di creare tensioni sociali sempre più gravi con ripercussioni sulla vita dell’intera città. (f.m.)

Il Piccolo, 17 marzo 2010
 
Paolo Liva resta alla guida della Cgil 
Il direttivo provinciale costituito per il 40% da donne. C’è anche un bengalese

Paolo Liva è¨ stato riconfermato ieri alla guida della Cgil provinciale assieme a tutta la segreteria uscente e quindi a Flavio Bisiach, Ada Blasini e Orietta Olivo, che si riconosceva nella mozione contrapposta a quella del leader nazionale del sindacato Guglielmo Epifani.
«Orietta Olivo, come Ada Blasini, era in segreteria solo da 18 mesi e in questo periodo ha dimostrato di lavorare bene – ha spiegato ieri dopo la rielezione Liva – per costituire il dipartimento welfare dell’organizzazione. E’ quanto il direttivo, all’unanimità, ha riconosciuto, indifferentemente dalle posizioni di partenza».
Partito appunto su due mozioni, come nel resto della regione e d’Italia, il congresso provinciale della Cgil, ospitato a Monfalcone e tenuosi nella sala della Galleria d’arte contemporanea di piazza Cavour, si è chiuso il ricompattamento del gruppo dirigente sui problemi, non pochi, esistenti nell’Isontino.
Il direttivo uscito dalla due giorni monfalconese è così formato da 41 componenti, per il 40 per cento donne, in cui trovano spazio i giovani e anche i lavoratori extracomunitari.
Nel direttivo è stato infatti eletto un lavoratore originario del Bangladesh, delegato della Rappresentanza sindacale unitaria tutta bangladesha di una ditta in appalto di Fincantieri.
«Il direttivo cerca di rispondere a tutte le particolarità del nostro territorio», ha sottolineato ieri il riconfermato segretario Paolo Liva.
Nella provincia di Gorizia la mozione Epifani raccoglie comunque il miglior risultato in regione con l’82,5% dei consensi contro il 17,5% della mozione sottoscritta da Domenico Moccia, segretario generale dei bancari della Fisac, Carlo Podda, alla guida della Funzione pubblica della Cgil, e dal leader nazionale dei metalmeccanici Gianni Rinaldini.
«E’ stata colta però la necessità di andare avanti e oggi (ieri, ndr) tutti sono entrati nel merito – ha sottolineato Liva alla fine del congresso – dei problemi della provincia». Liva, già segretario della Fiom-Cgil, li ha elencati nella sua relazione introduttiva, lunedì pomeriggio, avanzando però anche alcune ipotesi di rilancio dell’economia isontina.
A iniziare dallo sviluppo del porto di Monfalcone che la Cgil ritiene centrale. A tirare le fila del confronto interno ieri è stata invece Morena Piccinini della segretaria nazionale della Cgil. (la. bl.)

Il Piccolo, 17 luglio 2009 
 
DOPO LA FIRMA DELL’INTESA CHE VEDE IL RIENTRO DELLA FIOM-CGIL  
Fincantieri, torna la pace sociale Ora si punta su nuove commesse
 
 
di DOMENICO DIACO

La rappresentanza sindacale della Fiom-Cgil all’interno della Rsu dello stabilimento Fincantieri di Panzano saluta la nuova firma dell’accordo integrativo di gruppo con l’azienda come un successo, ma non certo come una vittoria. «Questo non è l’accordo che volevamo – afferma Moreno Luxich della Fiom-Cgil nella Rsu di Panzano – ma è certamente migliorativo rispetto a quell’intesa che il primo aprile scorso la nostra organizzazione sindacale si era rifiutata di sottoscrivere». «Si tratta di un verbale di accordo che ci fa molto piacere – afferma il segretario provinciale della Uilm e rappresentante della Rsu, Luca Furlan -. Ci fa piacere perché significa un rientro della Fiom». «In questo momento di crisi diffusa, la pace sociale diventa un elemento importante per consentire all’industria di affrontare la crisi, aggredendo il mercato e conquistando nuove commesse». «Un’intesa, quest’ultima – aggiunge Furlan – che spero possa rappresentare anche l’avvio di una ricucitura tra Fim e Fiom anche se non possiamo dimenticare gli attacchi, anche personali, che abbiano subito in questi ultimi mesi».
Dello stesso tenore le dichiarazioni di Fincantieri sull’intesa che recupera la rottura tra la Fiom e gli altri sindacati: «L’azienda ha sempre lavorato per raggiungere l’unitarietà con tutte le componenti sindacali, cosciente del fatto che mai come in questo momento è indispensabile il massimo della coesione per il recupero dell’efficienza necessaria ad affrontare con successo la drammatica crisi del settore».
La ripresa delle trattative che hanno portato alla firma della nuova intesa firmata ieri a Roma da Fim, Fiom, Uilm e Ugl nazionali da una parte e società dall’altra, sono, secondo Luxich, frutto degli scioperi proclamati dalla Fiom per denunciare un accordo sul quale erano state manifestate diverse perplessità e opposizioni. Un accordo, quello dell’aprile scorso, che non era piaciuto neppure alla Fim provinciale di Gorizia e al rappresentante della stessa organizzazione all’interno della Rsu monfalconese che si era dunque posta in netto contrasto con i vertici nazionali del sindacato dei metalmeccanici della Cisl. Diverse ore di sciopero per arrivare al contratto di aprile e una trentina per contestarlo e per giungere alla nuova intesa. «La mobilitazione – sottolinea Luxich – è dunque servita, ma voglio sottolineare che non siamo il sindacato che dice sempre no. Ad ogni modo il nuovo accordo porterà soldi nelle tasche dei lavoratori già entro l’anno». Per quanto riguarda il recupero dell’efficienza, fissato nel 20%, la Fiom di Monfalcone ritiene importante l’impegno espresso dall’azienda a intervenire sull’organizzazione del lavoro e sull’impiantistica dello stabilimento di Panzano, il più importante del gruppo navalmeccanico.
 
IL PERSONAGGIO  
«Io la vertenza non l’avrei gestita così»
«Oggi anche il sindacato ha smarrito l’ideologia, si pensa solo ai soldi» 
Franco Buttignon, storico dirigente Fiom
 
 
Quasi trent’anni di cantiere alle spalle per Franco Buttignon, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu fino al 2005, non trancia giudizi sulla vertenza che si è appena chiusa ieri, forse senza vinti né vincitori, ma rimugina solo quanta acqua ne é passata sotto i ponti dalle lotte sindacali di un tempo a oggi. «Un tempo la battaglia sarebbe stata gestita in modo diverso – spiega Buttignon – perché tutto era diverso: i metalmeccanici erano uniti, i dirigenti del cantiere erano radicati nel territorio e in ciò che si faceva in cantiere, i lavoratori si muovevano anche sui princìpi». Fincantieri era ancora una vera e propria azienda pubblica. «Per quel che riguarda l’azienda ora l’unico imperativo è quello di far quadrare i conti – snocciola Buttignon -. I nuovi dirigenti sono usciti dalla Bocconi e per loro è indifferente se si fanno bici o navi». C’è meno cuore in giro, insomma, secondo Buttignon, che pensa però anche al sindacato. «Una volta si facevano ragionamenti più profondi, magari si litigava, ma poi fuori dalla sede tutti uniti – non nasconde Buttignon, delegato Fiom dal 1988 in un cantiere in cui è entrato nel 1981 -. Come nella politica odierna, si vive con maggior volgarità il presente. E in ogni caso anche i lavoratori sono “altri” rispetto al passato e così la battaglia che si è appena chiusa è stata soprattutto legata alla “scarsela”. Di ideologia non è rimasta davvero molta. Non è che la gente in stabilimento non si chieda fino a che punto reggerà il sistema costruito sull’appalto, ma poi non si va oltre la discussione, Intanto all’appalto Fincantieri sta chiedendo ribassi che si aggirano sul 20%».
Questo è il ritratto di un cantiere che con quello di soli 15 anni fa non ha più molto da spartire, lascia intendere Buttignon. «Alla fine, qui e ora, non si poteva gestire questa vertenza in modo diverso», conclude.
Laura Blasich 
 
Il Piccolo, 18 luglio 2009 
 
PRESENTI SOLO FIOM E UGL  
Fincantieri, la Rsu approva l’integrativo-bis
 
 
La Rsu dello stabilimento di Panzano della Fincantieri ha approvato il verbale di accordo sottoscritto giovedì a Roma tra Fiom, Fim, Uilm e Ugl nazionali con l’azienda, una sorta di contratto integrativo-bis rispetto a quello firmato il 4 aprile scorso a cui però non avevano aderito i metalmeccanici della Cgil.
Ad approvare l’intesa-bis è stata ieri una Rsu con molti assenti. Erani infatti presenti 8 delegati della Fiom-Cgil (un altro aveva delegato un collega a rappresentarlo) e tre dell’Ugl. Assenti i due rappresentanti della Fim-Cisl, i quattro della Uilm-Uil e i due della Failms-Cisal.
Dunque, presente la maggioranza dei delegati, il verbale è stato approvato. Martedì prossimo si terranno nello stabilimento diverse assemblee per illustrare i contenuti dell’accordo che verrà poi sottoposto al voto dei lavoratori in un referendum che la Fiom presente nella Rsu di Panzano intende indire ancor prima delle date del 28 e 29 luglio indicate a livello nazionale.
In merito all’approvazione della verbale da parte della Rsu dello stabilimneto di Panzano della Fincantieri, la componente dell’Ugl rileva che «è indispensabile tornare a un agire sindacale etico e coerente dove pur rivendicando le diversità idoelogiche, la passione del lavorare a beneficio della classe operaia non deva mai passare in secondo piano rispetto alla realizzazione politica».
Parole dure rivolte alla Fiom da parte dei delegati dell’Ugl che sull’intesa sottoscritta giovedì a Roma hanno dato una diversa interpretazione politica da qualle sostenuta dai rappresentanti sindacali dei metalmeccanici della Cgil nella Rsu.
Inspiegabile, secondo Moreno Luxich, coordinatore della Fiom all’interno della Rsu della Fincaniteri di Panzano, l’assenza dei colleghi della Fim, della Uilm, organizzazioni che pure hanno sottoscritto l’accordo del primo aprile e quello dell’altroieri.
«Non capisco tale assenza – aggiunge Luxich – che per me rappresenta una vera e propria contraddizione».
Il referendum che la Fiom intende indire a Panzano riguarderà tutti i lavoratori e non soltanto quelli iscritti al sindacato dei metalmeccanci della Cgil. Se l’intesa sarà approvato allora la Fiom nazionale procederà alla firma dell’intesa.
Luxich ci tiene però a sottolineare che il verbale di accordo sottoscritto l’altroieri a Roma, pur essendo migliorativo dell’accordo separato, non rappresenta ancora quello che i metalmeccanici della Cgil volevano. L’intesa di giovedì prevede però una serie di confronti con l’azienda secondo un determinato calendario ai quali la Fiom si presenterà con proposte di ulteriori miglioramenti rispetto all’acccordo sull’integrativo del primo aprile scorso.

Il Piccolo, 08 agosto 2009 
 
Fincantieri: senza firma niente premio di efficienza  
L’azienda accusa Fim, Fiom e Uil: così in un semestre gli operai perdono 750 euro lordi
 
 
Niente firma, niente soldi. L’equazione è presto fatta. Il cantiere di Monfalcone è l’unico stabilimento Fincantieri in Italia in cui le Rsu non hanno accettato il punto del contratto integrativo che prevede le cosiddette ”scale di efficienza”. Il risultato? «Se i sindacati non si decideranno a firmare – spiegano da Fincantieri – l’azienda non potrà versare ai lavoratori il premio di efficienza previsto per il primo semestre 2009, cioè 750 euro lordi».
Il confronto tra sindacati e azienda sull’integrativo sembra destinato ad arrivare, ancora una volta, al muro contro muro. Se a livello nazionale, infatti, le sigle sindacali (Fiom compresa) il 16 luglio avevano accettato, dopo lunghe e accese trattative, il premio di efficienza contenuto nel contratto, a Monfalcone, quella firma, da parte di Fim, Fiom e Uilm non è mai arrivata. «Proprio ieri (l’altro ieri, ndr.) anche nello stabilimento di Genova-Sestri Ponente si è riusciti a raggiungere l’accordo – spiega ancora l’azienda -. Monfalcone rimane quindi l’unico cantiere in cui azienda e rappresentanti dei lavoratori non riescono a concordare sul punto relativo al premio di efficienza. Ciò significa che i 750 euro lordi previsti per questi primi sei mesi per ogni lavoratore non arriveranno negli stipendi».
Poi una considerazione generale: «Dispiace e risulta incomprensibile – aggiungono ancora da Fincantieri – che in un momento di crisi economica così profondo come quello attuale, non si riesca a trovare una coesione e un clima collaborativo tra lavoratori e azienda, a causa di evidenti resistenze ideologiche da parte dei sindacati». (el. col.)

Il Piccolo, 09 agosto 2009 
 
DOPO LE DICHIARAZIONI DELL’AZIENDA NAVALE SUL PAGAMENTO DEL PREMIO DI EFFICIENZA  
I cantierini: «Basta scontri. Noi vogliano i soldi»  
Gli operai chiedono al sindacato di sottoscrivere l’accordo che sblocca il premio di 750 euro
 
 
di ELISA COLONI

Meno contrapposizioni ideologiche e più soldi in busta paga. Meno scontri tra azienda e sindacati e più chiarezza. «Già noi metalmeccanici siamo mal pagati, subiamo e subiremo più di altri le bastonate della crisi economica. Adesso basta. Le Rsu puntano i piedi sulla questione del premio di efficienza? Forse, visti i tempi che corrono, sarebbe meglio firmare l’accordo e avere quei 750 euro in busta paga».
Per molti dei dipendenti Fincantieri con questo weekend è iniziato il periodo delle ferie. Ma tra chi ieri, finito il turno, usciva alle 14 dai cancelli, serpeggiava un palpabile malumore. Dopo la notizia resa nota dall’azienda, che ha comunicato che Monfalcone è l’unico stabilimento italiano in cui le Rsu non hanno firmato il punto dell’integrativo relativo al premio di efficienza e che quindi non verrà versato ai dipendenti il premio a fine anno (pari a 750 euro lordi per un semestre, al quinto livello), tra i lavoratori impegnati nello stabilimento il morale era a terra.
Pur preferendo restare nell’anonimato, più di qualche cantierino ha voluto commentare. «Qui il lavoro non è più quello di dieci anni fa. Adesso c’è la crisi – ha spiegato un operaio veneto -. E il continuo scontro tra azienda e sindacati non fa che peggiorare le cose. È il momento di prendere tutti i soldi che arrivano. Mi auguro che le Rsu firmino l’intesa sul premio di efficienza e che quei 750 euro ci arrivino. Già ne abbiamo persi 193 per le mancate prove della Dream». «Il punto chiave è la chiarezza – ha aggiunto un altro operaio -. Né da parte dei sindacati né da parte dell’azienda abbiamo ricevuto, negli ultimi mesi, notizie chiare e univoche. Non capiamo più nulla: quanti premi esistono, quanti soldi ci spettano, che obiettivi dobbiamo raggiungere. A volte penso che da entrambe le parti ci sia solo l’intenzione di gettarci fumo negli occhi».
E in effetti, ascoltando le parole dei dipendenti Fincantieri che uscivano dallo stabilimento di Panzano, l’impressione era proprio questa: che il nodo-integrativo, per gli operai, fosse ancora tutto da sciogliere, come una sorta di grande groviglio di tavoli e intese, punti e programmi, molto lontano dalle difficoltà concrete. «Che l’azienda cerchi di mettere i lavoratori contro i sindacati non è un mistero – ha commentato un altro cantierino – ma penso che sia arrivato il momento, per i sindacati, di abbandonare le posizioni ideologiche. Io, quei 750 euro in busta paga, li vorrei. Che si decidano a firmare e trovino un accordo». Completamente senza speranza, invece, un altro operaio: «Che si firmi o meno, mi sa che quei soldi non arriveranno mai. Staremo a vedere, ma non mi fido più di nessuno».
Ma qual è l’opinione dei rappresentanti dei lavoratori? L’unica a prendere posizione è la Uilm, visto che Moreno Luxich, coordinatore dalla Fiom nella Rsu, non ha voluto rilasciare dichiarazioni e non è stato possibile rintracciare i delegati della Fim. «L’azienda dice che Monfalcone è l’unico cantiere in cui non si è firmato l’accordo sul premio di efficienza? Vero. Peccato che sia anche l’unico in cui i lavoratori non hanno, ingiustamente, ricevuto i 193 euro lordi del premio di programma – spiega Andrea Holjar della Uilm -. L’azienda sostiene che sia stata colpa degli scioperi, che hanno impedito le prove della Dream, ma noi non concordiamo. E poi c’è da aggiungere che, a differenza degli altri stabilimenti, le comunicazioni nei nostri confronti sono state difficili e tardive. Nonostante questo, capisco i lavoratori che oggi si lamentano per la paura di non ricevere quei 750 euro. Credo che l’accordo vada firmato e mi auguro che lo si faccia a settembre, al ritorno dalle ferie».
Ma come funziona il premio di efficienza? «A ogni lavoratore spettano 1500 euro lordi annui in base al raggiungimento di un obiettivo, suddiviso in 20 punti. Una sorta di scala: a ogni gradino raggiunto equivale una parte del premio. Se si arriva in cima alla scala, scatta il versamento dei 1500 euro. Il problema è che – aggiunge Holjar – per capire di quanto migliora la produzione, bisogna sapere qual è lo stato attuale delle officine, firmando un accordo che preveda l’istituzione di apposite commissioni. È questo l’accordo non ancora firmato, a causa dei ritardi e dei problemi interni che ci sono stati negli ultimi mesi. L’azienda ha comunque garantito che per questo semestre il premio verrà versato, come se fossero stati raggiunti i 20 punti. Ma solo se l’accordo verrà siglato dalle Rsu».

Il Piccolo, 10 agosto 2009 
 
SCONTRO NELLA RSU DELLO STABILIMENTO DI PANZANO  
Fincantieri, sindacati divisi sul premio di 750 euro  
La Failms alla Fiom: basta ideologie, firmi l’intesa. Marcatti (Ugl): comprendo il malumore degli operai
 
 
di ELISA COLONI

Il cantiere di Panzano rallenta temporaneamente i motori in occasione delle ferie di agosto, ma la vita dello stabilimento, almeno sul fronte sindacale, rimane bollente, con le Rsu sempre più divise tra loro. Ogni sigla sindacale con le proprie istanze, i propri tempi, le proprie ”ricette” per far uscire indenni i lavoratori dall’attuale momento di crisi economica, che è inevitabilmente piombata anche su un big della cantieristica come Fincantieri.
Rimane ancora aperto il dibattito dopo le polemiche degli ultimi giorni. L’azienda aveva dato un ”ultimatum” alle Rsu dello stabilimento, evidenziando che quello di Monfalcone rimane l’unico cantiere del gruppo in cui i rappresentanti dei lavoratori non hanno ancora firmato il punto dell’integrativo relativo al premio di efficienza. Sottolineando che, se quella firma non dovesse arrivare, i 750 euro lordi di premio semestrale previsti a fine anno non verranno messi in busta paga.
Una notizia che i diretti interessati, cioè i dipendenti Fincantieri, non hanno ben digerito. E stando almeno alle dichiarazioni dei cantierini che l’altro ieri uscivano dai cancelli di Panzano, il messaggio rivolto ai sindacati suonava forte e chiaro: «Mettetevi d’accordo tra di voi e parlate con chiarezza. Nelle officine vogliamo meno politica e più sindacato. E, soprattutto, fate in modo che i soldi che ci spettano finiscano negli stipendi».
Dopo la Uilm, che ieri ha sottolineato che «l’accordo deve essere trovato al ritorno dalle ferie, per garantire i 750 euro ai lavoratori», ora intervengono anche Ugl e Failms-Cisal. Entrambi in difesa degli operai, ma proponendo ognuno un metodo diverso. Se l’Ugl coglie al volo le lamentele dei lavoratori, sottolinenado come il clima in cantiere stia diventando sempre più «teso» e «confuso», la Failms attacca la Fiom e minaccia cause contro Fincantieri.
«I dipendenti hanno ragione – spiega Mauro Marcatti, della Rsu Ugl – perché credo che mai come in questo periodo ci sia un clima di confusione e incertezza in azienda. Abbiamo firmato l’integrativo in aprile convinti che fosse la scela più giusta. Auspico che dopo la pausa per le ferie collettive ci sarà da parte dell’azienda e dei sindacati la volontà di sedersi attorno a un tavolo per fare il punto della situazione per quanto concerne l’erogazione del premio di efficienza e i carichi di lavoro. Anche perché persistono alcuni problemi da risolvere. Un esempio? Il trattamento differenziato tra lavoratori diretti (chi opera a bordo delle navi come gruisti, carperntieri, saldatori, ndr.) e indiretti (chi sta a terra, ndr.). Anche se arrivasse la firma, infatti, i secondi percepirebbero il 30% in meno del premio di efficienza. In questo modo l’azienda mette l’uno contro l’altro i lavoratori». Poi Marcatti lancia una frecciata in direzione della Fiom: «L’azienda ha assunto un atteggiamento negativo nei confronti della Rsu anche a causa dell’insistente contrasto della Fiom, che ha tirato troppo la corda. E ora l’azienda coglie la palla al balzo e ci marcia». Poi non rinuncia a una ”bacchettata” finale a Fincantieri: «I dirigenti non sono esenti da responsabilità. Sostengono di avere il controllo della situazione, ma in realtà sembra che la gestione dei rapporti interni allo stabilimento sia sfuggita di mano».
Sul piede di guerra il sindacato autonomo della Failms (l’unico a non aver firmato l’integrativo), che per voce di Fabrizio Ballaben e Mario Pizzolitto attacca un po’ tutti: «Capisco il malumore dei lavoratori, ma li invito anche a ricordare che, a prescindere dalla crisi economica, bisogna stare attenti: accettare determinate condizioni imposte dall’azienda oggi può equivalere a perdere potere contrattuale domani anche su questioni più serie, come i licenziamenti». Poi arriva la critica nei confronti dei sindacati «politicizzati» che, secondo Ballaben, «avendo accettato l’integrativo, farebbero bene a mettere la firma al documento relativo al premio di efficienza per non far perdere i soldi agli operai». «Sembra comunque impossibile – continua – parlare con un’unica voce all’interno della Rsu perché Fiom, Fim e Uilm sono legate a partiti politici. Ma non capiscono che ai lavoratori non interessa che la politica entri in azienda. È anche per colpa della Fiom che gli operai hanno perso i 193 euro del premio di programma legato alle prove della Dream. I nostri tesserati sono furibondi e vogliono quei soldi. Il nostro sindacato sta preparando un’azione legale nei confronti di Fincantieri per far ottenere ai lavoratori la retribuzione prevista».

Il Piccolo, 11 agosto 2009 
 
Fiom, Fim e Uilm unite: «Sul premio di efficienza Fincantieri ricatta gli operai»  
 
Un «ricatto». Una «minaccia». È così che Fiom, Fim e Uilm definiscono, in un comunicato unitario, la presa di posizione di Fincantieri, che alcuni giorni fa ha comunicato che non verserà ai lavoratori in busta paga a fine anno i 750 euro lordi del premio di efficienza semestrale se le Rsu non firmeranno il verbale che di fatto avvia il sistema di efficienza correlato al premio di risultato. «Si tratta di un ricatto – spiegano le tre sigle sindacali – perché quella firma è inserita all’interno di un pacchetto che l’azienda ci ha proposto, comprensivo di altre clausole che non intendiamo accettare». Fiom, Fim e Uilm si riferiscono al premio di programma: «Non siamo assolutamente d’accordo con l’azienda quando attribuisce il mancato raggiungimento del premio per le prove in mare della Dream (di 193 euro, ndr.) alle agitazioni sindacali. Noi ci stiamo battendo affinché quei soldi arrivino nelle tasche degli operai, ma di fronte alle nostre rimostranze, l’azienda, per il recupero del premio, ci ha proposto una soluzione inaccettabile: varo della nave in costruzione, con saldatura al 100%, accensione caldaia, 3 motori entro la fine di dicembre. Si tratta di una soluzione assolutamente peggiorativa». In pratica, stando ai sindacati, l’azienda dice ai lavoratori: vi diamo quei 193 euro, però solo se raggiungete una serie di obiettivi con la nuova nave entro dicembre. «Premio di programma e premio di efficienza sono legati a filo doppio: l’azienda ci ha proposto un pacchetto prendere o lasciare, vincolando la firma del verbale sull’efficienza all’accettazione delle clausole realtive al recupero del premio di programma, con chiare intenzioni ricattatorie. Inoltre, lo scorso 5 agosto noi rappresentanti dei sindacati ci eravamo messi d’accoro per affrontare la quesione al rientro delle ferie. Il fatto che l’azienda ne abbia approfittato per minacciare di non pagare il premio ai dipendenti, non è accettabile».
Relativamente al premio di programma interviene anche il segretario provinciale della Failms Fabrizio Ballaben, che spiega: «Abbiamo dato mandato ai nostri legali, come per altre azioni collettive di tutela dei nostri associati, di promuovere un’azione legale finalizzata al recupero di quanto spetta ai lavoratori. Il 5 agosto i delegati delle Rsu Failms, dopo le numerose lamentele pervenuteci dai nostri iscritti, si sono incontrati con la Direzione di stabilimento per discutere della mancata corresponsione del premio prove a mare, un accordo sottoscritto a livello nazionale e successivamente a livello locale. Eisistono quattro vincoli di programma, quattro step. In un primo momento potrebbe sembrare che gli appuntamenti programmatici siano stati individuati perché tutti cadono nel corso del 2009. Ma già da ora siamo in grado di dire che per quanto riguarda due step l’azienda tenderà a sollevare tutte le obiezioni possibili per dimostrare che non sono stati raggiunti». (el.col.)

Messaggero Veneto, 11 agosto 2009 
 
Monfalcone. I sindacati accusano l’azienda che non ha versato il premio di efficienza per il primo semestre del 2009  
«La posizione della Fincantieri è inaccettabile»
 
 
MONFALCONE. «Inaccettabile»: così definisce la segreteria provinciale e nazionale di Fiom Cgil, la posizione di Fincantieri rispetto al mancato versamento del premio di efficienza per il primo semestre e quindi ai 750 euro lordi che non sono stati inclusi nella busta paga. Fincantieri nei giorni scorsi aveva spiegato come la mancata accettazione da parte dei sindacati dello stabilimento di Monfalcone del punto del contratto integrativo che prevede le scale di efficienza potrebbe portare l’azienda a non versare ai lavoratori il premio di efficienza previsto per il primo semestre. L’azienda aveva evidenziato come la situazione si verifichi solo a Monfalcone e aveva sollecitato responsabilità da parte dei rappresentanti sindacali, visto anche il difficile momento di crisi. «La ripartizione del recupero del 20% di efficienza doveva essere equamente divisa tra l’azienda (organizzazione, impianti, formazione, sicurezza, recupero costi generali) e la prestazione di lavoro (miglioramento qualitativo e quantitativo). Non si può accollare tutto il recupero sulle spalle dei lavoratori – commentano i sindacati –. Tutto ciò non è stato fatto e in più Fincantieri ha messo in mezzo il premio di programma su cui è stato posto il veto. E questo, possiamo dirlo, è solo una scelta politica perché in realtà la nave è uscita regolarmente per le prove in mare e alcuni test hanno potuto essere eseguiti in navigazione, così come peraltro fatto altre volte».
Fiom evidenzia che nel documento di integrazione del contratto integrativo, firmato il 16 luglio a livello nazionale, non è stato invece sottoscritto da Fim, Fiom e Uilm di stabilimento, perché prevedeva delle voci peggiorative rispetto a quanto conquistato. «Oltretutto sul premio di efficienza abbiamo dichiarato da subito che o il punto era condiviso da tutti o non se ne faceva nulla. Noi non accettiamo ricatti. Possiamo dire però, a questo, punto che lo stabilimento di Monfalcone non può decidere nulla e che i 750 euro non saranno pagati, potremmo anche far saltare l’accordo. Questa è la partita che si giocherà a settembre a Roma – annunciano i rappresentanti Fiom, rimandando al mittente le accuse di poca responsabilità –. Quando l’azienda convoca i sindacati lo faccia se c’è qualcosa da decidere e da confrontare e non solo per firmare degli atti notarili. Altrimenti si impedisce al sindacato di svolgere il suo ruolo».
In merito all’intesa del 16 luglio, interviene la segreteria provinciale di Rifondazione comunista, ricordando come il nuovo accordo “integrato” abbia ottenuto la stragrande maggioranza di voti favorevoli da parte dei lavoratori, 3.852 pari all’89,7% del totale. «Si tratta di un risultato molto importante nonostante il periodo di ferie e, soprattutto, nonostante il rifiuto della Fim e della Uilm di far votare i lavoratori. Il nuovo testo introduce significative modifiche – migliorative – rispetto al testo dell’accordo separato del 1º aprile sottoscritto solo da Fim e Uilm», afferma Rc, spiegando come a livello occupazionale si preveda la salvaguardia di tutti i siti produttivi e del loro dimensionamento occupazionale con l’esclusione di chiusure ed esuberi e la gestione della crisi con mezzi congiunturali con la prospettiva di istituire un tavolo nazionale per la gestione della crisi. Sul versante della sicurezza è prevista l’istituzione di un gruppo di lavoro paritetico che entro novembre dovrà definire modalità d’individuazione, diritti e svolgimento delle attività degli Rls di sito. «Si tratta di un risultato importante ottenuto grazie all’impegno caparbio della Fiom. Come Rc esprimiamo la nostra soddisfazione per i risultati conseguiti, pur sapendo che molti nodi rimangono aperti, a partire dal trattamento salariale e normativo degli indiretti. Continueremo a sostenere le rivendicazioni dei lavoratori Fincantieri e a impegnarci per garantire la corretta e celere applicazione dell’accordo, in particolare per quanto concerne il sistema degli appalti e le condizioni di sicurezza». (c.v.)

Il Piccolo, 12 agosto 2009 
 
La Fincantieri agli operai: per superare indenni la crisi serve il contributo di tutti  
 
«Invitiamo le Rsu e i lavoratori a dare il proprio contributo per raggiungere quegli obiettivi che non solo daranno soldi veri ai dipendenti, ma che concorreranno a rafforzare l’azienda in questo momento di grave crisi, evitando scarichi di lavoro permanenti che potrebbero portare a dolorose conseguenze». Non la nomina apertamente, ma il riferimento alla cassa integrazione suona forte e chiaro nelle parole del direttore dello stabilimento di Monfalcone Paolo Capobianco. Fincantieri affida a lui la replica alle accuse rivolte all’azienda da Fiom, Fim e Uilm.
Le tre sigle sindacali ieri avevano definito, in un comunicato unitario, la posizione di Fincantieri in merito al premio di programma e di efficienza «ricattatoria». Accuse che i dirigenti del cantiere di Panzano rispediscono al mittente. «In merito al mancato raggiungimento del primo obiettivo relativo al premio di programma – spiega Capobianco – la Fiom, all’atto della firma dell’accordo del 16 luglio, ci chiese se saremmo stati disponibili a confrontarci per fare recuperare ai lavoratori quanto non corrisposto. Abbiamo acconsentito. L’unico altro obiettivo possibile è stato individuato nel varo della Queen Elizabeth entro il 31 dicembre, con saldatura completa e start up di una caldaia e tre motori. Le Rsu non hanno accettato questo obiettivo, che poteva consentire di recuperare quanto già perso dai lavoratori, perché ritenuto una sfida troppo impegnativa. Inoltre non hanno ancora firmato gli obiettivi di efficienza contenuti nell’accordo siglato a livello nazionale (a fronte dei quali, per il loro raggiungimento, l’azienda corrisponderà 750 euro lordi al lavoratore). Senza la firma degli obiettivi niente potrà essere corrisposto e quindi i lavoratori, oltre ad aver perso i soldi del precedente obiettivo legato al premio di programma, potrebbero perdere anche gli ulteriori 750 euro».
«L’azienda – conclude Paolo Capobianco – si domanda se la posizione delle Rsu dello stabilimento di Monfalcone, contraria a quella delle Rsu degli altri cantieri del gruppo, non sia volta a perpetuare una situazione di privilegio: ottenere incentivi indipendentemente dal lavoro svolto. Ciò è contrario allo spirito degli accordi firmati in sede nazionale e alla situazione di crisi che stiamo attraversando. L’azienda è sicura che quanto prima, anche nello stabilimento di Monfalcone, si possa ripristinare un clima di coesione tra azienda e lavoratori così come sta avvenendo negli altri cantieri». (el.col.)

Messaggero Veneto, 13 agosto 2009 
 
Fincantieri: le Rsu non hanno voluto firmare gli obiettivi 
 
MONFALCONE. «In merito al mancato raggiungimento del primo obiettivo relativo al premio di programma, la Fiom, all’atto della firma dell’accordo del 16 luglio ci chiese se eventualmente saremmo stati disponibili a confrontarci per fare recuperare ai lavoratori quanto non corrisposto. Abbiamo acconsentito, c’è stato un incontro e l’unico altro obiettivo possibile è stato individuato nel varo, con saldatura completa e start up di 1 caldaia e 3 motori della Queen Elizabeth entro il 31 dicembre. Le Rsu non hanno accettato questo nuovo obiettivo, che poteva consentire di recuperare quanto già perso dai lavoratori, in quanto ritenuto troppo sfidante».
Prosegue il botta e risposta tra Fincantieri e sindacati, in particolare Fiom Cgil sulla mancata corresponsione del premio di produttività. Con una nota firmata dallo stesso direttore di stabilimento, Paolo Capobianco l’azienda spiega che le Rsu non hanno ancora ritenuto di firmare gli obiettivi di efficienza contenuti nell’accordo firmato a livello nazionale (a fronte dei quali per il loro raggiungimento l’azienda corrisponderà alla fine dell’anno 750 euro al lavoratore). «Senza tale impegno e quindi senza la firma degli obiettivi è ovvio che niente potrà essere corrisposto e quindi i lavoratori oltre ad aver perso i soldi del precedente obiettivo legato al premio di programma, potrebbero perdere gli ulteriori 750 euro» spiega il direttore. L’azienda si domanda se la posizione delle Rsu dello stabilimento di Monfalcone, contraria a quella delle Rsu di tutti gli altri stabilimenti del gruppo e agli accordi firmati in sede nazionale, non sia semplicemente volta a perpetuare una situazione di privilegio che, in sostanza, è quella di ottenere incentivi indipendentemente dal lavoro svolto.
«Ciò è contrario allo spirito e alla lettera degli accordi firmati in sede nazionale e soprattutto alla situazione di crisi che stiamo attraversando» osserva il dirigente dello stabilimento che pertanto, assieme all’azienda, ancora una volta invita le Rsu e i lavoratori di Monfalcone a dare il proprio contributo per il raggiungimento di quegli obiettivi «che daranno non solo soldi veri ai lavoratori, ma concorrendo a rafforzare l’azienda in questo momento di grave crisi, eviteranno che si registrino scarichi di lavoro permanenti che potranno portare a dolorose conseguenze. L’azienda è sicura che quanto prima, anche nello stabilimento di Monfalcone, si possa ripristinare un clima di coesione tra azienda e lavoratori così come sta avvenendo negli altri cantieri».
In merito alla vicenda interviene anche il segretario provinciale della Failms, Fabrizio Ballaben che indica come la Fiom abbia messo in atto «la strategia del gambero, ossia un passo in avanti e due indietro. Nel senso che non si può siglare un accordo con l’Azienda per il raggiungimento di un premio di programma e poi offrire all’Azienda il pretesto per non erogare lo stesso. In questi casi coloro che pagano le spese di un comportamento, frutto di una logica di appartenenza partitica, sono i lavoratori e le loro famiglie. A loro bisogna pensare quando si decide e si attua una politica di contrasto con l’Azienda. Noi lo facciamo, diciamo “sì” quando è utile farlo e “no” quando occorre farlo. Auspichiamo che davanti a questioni come queste riguardanti i lavoratori tutti non vi siano rifiuti di confronti ai tavoli di concertazione da parte di altre organizzazioni sindacali, come purtroppo è già accaduto. Atteggiamenti che a nostro parere creano solo danni agli effettivi destinatari della Nostra attività istituzionale, e cioè tutti i lavoratori». (c.v.)

Il Piccolo, 26 agosto 2009 
 
VERSO UNA VERIFICA  
Vertice sindacati-azienda sul trasporto in fabbrica
 
 
Riunione in Fincantieri tra Fim, Fiom e direzione aziendale in merito alle modifiche sulla viabilità interna comunicate alla Rsu ma che non sarebbero state, secondo il sindacato, preventivamente discusse in base a quanto sottoscritto nel dicembre 2006 tra Fincantieri e sindacati dei metalmeccanici territoriali. La riunione, dopo un lungo confronto, è stata aggiornata ai prossimi giorni. L’obiettivo è quello di arrivare a chiarire quali siano le esigenze della viabilità interna in relazione alle nuove modifiche che sono state illustrate, e alle esigenze manifestate dai lavoratori. Sul problema è intervenuta anche la rappresentanza della Failms che ha rilevato come, al rientro delle ferie collettive, l’azienda abbia provveduto a modificare alcune linee interne di bus relative ai collegamenti tra spogliatoio, postazioni di lavoro e viceversa. In particolare la Failms ha rilevato come sia stata cancellata una corsa per ogni turno e come questo fatto comporti il rischio per i lavoratori di non arrivare in perfetto orario nelle varie postazioni. Anche la Failms si è richiamata all’accordo tra azienda e Rsu del dicembre 2006 proprio su questo problema «che prevedeva – secondo il sindacato – una verifica preventiva congiunta tra azienda e sindacati» qualora si fosse proceduto alla modifica della viabilità interna.

Messaggero Veneto, 29 agosto 2009 
 
Fiom assente allo spettacolo sulla Carnival 
 
MONFALCONE. Stasera, nel teatro della Carnival Dream, nave realizzata nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, si svolgerà lo spettacolo di beneficenza a favore dell’Admo, associazione donatori di midollo osseo, che avrà quale ospite d’onore l’étoile Raffaele Paganini.
Un’iniziativa, voluta dall’azienda, che viene riconosciuta come “momento importante” anche dalla Fiom, visto che l’obiettivo della beneficenza è sicuramente un “atto encomiabile”. Ma nonostante ciò e nonostante l’invito da parte dell’Azienda, le Rsu Fiom dello stabilimento di Monfalcone hanno deciso di non partecipare. «In queste ultime settimane infatti i rapporti fra azienda e parti sociali si sono inaspriti e, per volere della Direzione dello stabilimento, su molte questioni non si è riusciti a trovare un accordo», spiegano i rappresentanti sindacali, specificando come le Rsu Fiom si riferiscano soprattutto agli aspetti economici dell’integrativo.
«Negli ultimi incontri – proseguono – l’azienda ha adottato un modo autoritario nel condurre le relazioni sindacali e ha dimostrato una totale chiusura sulle questioni di merito: ha diffuso inoltre ai lavoratori, e tramite dichiarazioni alla stampa, una versione completamente differente dalla realtà dei fatti. Per questi motivi – concludono – le Rsu Fiom, con estrema trasparenza e coerenza con il proprio modo di agire, ribadiscono la bontà dell’iniziativa, ma confermano la loro assenza». Raffaele Paganini, uno dei ballerini italiani più acclamati di sempre, porterà a Monfalcone lo spettacolo con cui sta girando i teatri italiani, dal titolo “Ho appena cinquant’anni”. Paganini è reduce da una recente esperienza televisiva con il reality show ”Academy”.
Il tutto si svolgerà tra le 18 e le 21 (la nave sarà però visitabile già a partire dalle 16). Parteciperanno allo spettacolo 1.300 persone. (c.v.)

Il Piccolo, 09 aprile 2009 
 
I SINDACATI AVVIANO UNA SOTTOSCRIZIONE PRO TERREMOTATI  
L’arcivescovo in Fincantieri: «Io sto con gli operai prima di tutto viene l’uomo»  
Monsignor Dino De Antoni si è detto vicino alle famiglie dei dipendenti delle imprese colpite dalla crisi in provincia
 
 
di LAURA BLASICH

All’esterno dello stabilimento Fincantieri la crisi che sta già investendo alcune delle più grandi fabbriche del territorio, all’interno la preoccupazione per le nuove commesse che non arrivano e la divisione sul nuovo contratto integrativo aziendale. Non è stato un incontro formale quello di ieri dell’arcivescovo di Gorizia Dino De Antoni con i lavoratori del cantiere navale in occasione della celebrazione eucaristica prima di Pasqua. «Non pensavo di essere personalmente presente neppure qui – ha affermato monsignor De Antoni accennando a motivi ”molto perosnali” nella sua omelia davanti a 200 lavoratori assiepati nelle ex officine manutenzione dello stabilimento -, ma, dopo i problemi di questi giorni, non potevo esimermi. Ho scelto di essere presente qui, facendo diventare questa messa un segno per tutta la città di Monfalcone, anzi del territorio della Diocesi, che vede implicate nella crisi oltre 25 aziende di piccoli, medi e grandi numeri». Da sempre attento e vicino al mondo del lavoro, l’arcivescovo ha spiegato ai dirigenti dello stabilimento e ai lavoratori di essersi documentato e di aver studiato gli effetti socio-economici, i riflessi della crisi a livello personale e nei confronti delle famiglie. «Voi sapete che non sono né un politico, nè un economista e neppure un sindacalista – ha proseguito De Antoni -. Sono un vescovo, un sacerdote al quale stanno a cuore i problemi che vi coinvolgono. Vi ho già detto altre volte che come credenti noi pensiamo che prima viene l’uomo, poi il lavoro e infine il capitale». Il mercato, insomma, «non può essere tutto» e famiglie e lavoratori non vanno lasciati soli. Ringraziando «tutti coloro che potranno fare quanto è nelle loro possibilità per scongiurare un deterioramento ulteriore della situazione», monsignor De Antoni ha spiegato di essersi chiesto, insieme agli organismi diocesani, «se si poteva fare qualcosa, come comunità cristiana, per chi sta perdendo il lavoro». La risposta è arrivata proprio in questi giorni con la decisione di creare un Fondo straordinario diocesano di solidarietà per chi perde il lavoro. Il fondo avrà una dotazione costituita da una disponibilità iniziale delle diocesi e coinvolgerà tutte le parrocchie e le aggregazioni di laici, chiamate a rinforzare il fondo stesso. La Diocesi si rivolgerà quindi anche a imprese ed enti privati. L’arcivescovo al termine della celebrazione ha poi incontrato alcuni rappresentanti della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento che gli avevano chiesto una possibilità di dialogo. A monsignor De Antoni i delegati della Fiom hanno sottolineato la propria preoccupazione per le divisioni che si sono create a causa di un accordo per il rinnovo del contratto integrativo non accettato da tutti i lavoratori e anche dell’atteggiamento assunto dall’azienda nella vicenda. «L’arcivescovo ci ha risposto che è attentissimo a quanto sta accadendo – riferisce il coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento – e che cercherà di capire e agire per quanto gli compete». Il pensiero ieri è corso anche alle popolazioni dell’Abruzzo colpite dal devastante terremoto di lunedì. Lo ha fatto l’arcivescovo di Gorizia, ma anche la Rsu del cantiere navale di Monfalcone, che ha deciso di lanciare una gara di solidarietà tra i lavoratori attraverso una raccolta di fondi che dovrebbe passare dalla devoluzione di un’ora di lavoro nella busta paga. L’Ugl ha intanto avviato una sottoscrizione a livello nazionale, mentre il segretario provinciale della Failms Fabrizio Ballaben ha espresso al segretario provinciale di L’Aquila della sua organizzazione Gaetano Mangione solidarietà e profondo cordoglio alle famiglie delle vittime e a tutta la popolazione dell’Abruzzo colpite dal sisma. 
 
INTESA SEPARATA  
Cantiere, no all’integrativo da 14 delegati Rsu su 21  
Contro la firma dell’accordo anche i due rappresentanti di fabbrica della Fim-Cisl  
Il coordinatore della Uilm: chi non vuole il contratto chieda che non gli venga applicato
 
 
La maggioranza dei delegati della Rsu dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone respinge l’accordo per il rinnovo del contratto integrativo sottoscritto il primo aprile dalla società con Uilm, Fim nazionale e Ugl. La richiesta di riaprire le trattative per la definizione di una nuova intesa, da sottoporre poi a referendum vincolante tra i lavoratori del gruppo, è stata sottoscritta non solo dai rappresentanti della Fiom, ma anche da quelli della Fim e della Failms. In totale 14 dei 21 componenti della Rsu. La Fiom continua a sostenere che, in base all’accordo confederale sulla rappresentanza del 1993, se un accordo viene bocciato dalla maggioranza delle Rsu, non può più essere considerato valido.
La Uilm assieme alla Fim nazionale terrà invece assemblee nel cantiere navale di Monfalcone per illustrare i contenuti del nuovo contratto integrativo sottoscritto dalle due organizzazioni. L’incontro con i lavoratori dello stabilimento avverrà con tutta probabilità dopo il week-end di Pasqua, visto che i delegati di Uilm e Fim devono ritrovarsi prima per licenziare in via definitiva l’accordo. È quanto avverrà oggi a Roma, come spiega il coordinatore della Uilm nella Rsu dello stabilimento di Monfalcone, Luca Furlan, che ribadisce come «quella raggiunta in questo momento storico è una buona intesa». «Pensiamo che l’accordo possa fornire risposte economiche aggiuntive – prosegue Furlan -, oltre a mantenere i risultati pregressi. Se non si fosse andati alla firma, Fincantieri avrebbe applicato l’accordo precedente che portava meno soldi di produttività, valutando inoltre il da farsi rispetto il premio di programma che nel nuovo integrativo ha subito un’unica modifica nella tempistica di erogazione».
Il coordinatore della Uilm riconosce, comunque, come sia comprensibile che i lavoratori del cantiere navale di Monfalcone, dove si sono creati due fronti contrapposti (favorevoli Uilm e Ugl, contrari Fim, Fiom e Failms), siano perplessi. «Questo accordo, però, garantisce la compattezza del gruppo – sottolinea Furlan – e se qualcuno lo definisce solidaristico, per noi è un vanto, perché la formula sennò sarebbe stata quella di chiudere qualche cantiere». Il coordinatore della Uilm è quindi convinto che «il tempo ci darà ragione e i lavoratori capiranno». «Chi comunque è convinto del contrario può anche chiedere di non vedersi applicato il nuovo integrativo – afferma Furlan -. Noi stiamo già stampando i moduli necessari per la domanda. Il problema è che tutti ci accusano di aver fatto il gioco di Fincantieri, ma non ci risulta che nessuno abbia chiesto finora di tornare alle condizioni precedenti. Noi abbiamo sempre rispettato le posizioni della Fiom che però continua a non fare altrettanto, anche se, lo ripeto, il nostro obiettivo era ed è solo quello di cercare di portare a casa salario e salvaguardare i posti di lavoro».

Il Piccolo, 16 aprile 2009 
 
Integrativo Fincantieri, firme per il referendum  
Parte questa mattina l’iniziativa della Fiom rivolta agli iscritti di Uilm e Fim
 
 
Mentre Fim e Uilm nazionali terranno assemblee per illustrare i contenuti del nuovo contratto integrativo di gruppo, la Fiom-Cgil oggi avvierà nello stabilimento Fincantieri di Panzano una raccolta di firme tra i lavoratori per chiedere proprio alle due organizzazioni dei metalmeccanici di indire un referendum sull’intesa raggiunta il primo aprile con la società. «Fra l’altro la Fim l’ha già tenuto sulla propria piattaforma – spiega il coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich -. Crediamo sia di fondamentale importanza sentire quale sia il parere dei lavoratori, dopo gli scioperi, molto partecipati, delle scorse settimane e dopo che la maggioranza dei delegati delle Rsu dei cantieri del gruppo si è espressa in modo formale contro l’accordo. Chi dice che si tratta di un buon contratto non dovrebbe del resto avere paura di sottoporlo al voto dei lavoratori». La Fiom mercoledì prossimo terrà intanto nuove assemblee con i lavoratori cui parteciperà il segretario nazionale Giorgio Cremaschi. Le Rsu Fiom di Monfalcone guardano inoltre alla sentenza del giudice del Lavoro di Venezia che ha condannato Fincantieri che lo scorso anno non aveva concesso un’assemblea in orario di lavoro chiesta dalla maggioranza (8 su 15) dei membri della Rsu.

Il Piccolo, 13 dicembre 2008 
 
FINCANTIERI  
SENTENZA  
«Giro» di delegati all’interno della Rsu  
Un posto conteso tra Failms e Ugl: decisione del giudice  
Non è stato rilevato «comportamento antisindacale» da parte dell’azienda
 
  
Saranno la commissione elettorale e il comitato dei garanti interni alla Rsu di Fincantieri a decidere se la Failms-Cisal, sigla sorta dopo le elezioni della Rsu del cantiere navale del 2007, potrà aumentare ancora il suo «peso» quanto a numero di delegati. È quanto ha disposto il giudice del Lavoro del tribunale di Gorizia, cui la Failms si era rivolta. Il contenzioso, che ha coinvolto anche Fincantieri, è nato alcuni mesi fa, quando un delegato dell’Ugl ha deciso di aderire alla Failms, diventandone quindi rappresentante nella Rsu. L’Ugl non ha però abbozzato rispetto la scelta del suo ex iscritto e ha nominato un nuovo delegato, difendendo, quindi, il risultato delle elezioni del 2007 e di conseguenza il numero di 3 rappresentanti dei lavoratori. A questo punto Fincantieri, a fronte dell’indicazione di un sostituto da parte dell’Ugl, ha effettuato una comunicazione di presa d’atto, non riconoscendo implicitamente il delegato trasmigrato alla Failms. «L’azienda si è mossa dopo aver consultato e aver ottenuto un parere dell’Assindustria di Gorizia – spiega Fincantieri -. Non c’era alcuna volontà di favorire una sigla o l’altra, solo l’esigenza di salvaguardare il numero di 21 delegati previsto per la Rsu dello stabilimento di Monfalcone». In sostanza, non è possibile portare la rappresentanza a 22 componenti, anche per i riflessi pratici di un’eventualità del genere. La decisione di Fincantieri è stata letta invece come «comportamento antisindacale» da parte della Failms, che si è rivolta al giudice del lavoro di Gorizia per vederla modificata. Questi si è però limitato a stabilire che a dirimere la questione dovessero essere gli organismi di garanzia della Rsu. I precedenti rischiano in qualche modo di deporre a favore della Failms, comparsa nella Rsu grazie all’uscita di due delegati di Fiom e Uilm. In entrambe i casi le organizzazioni non hanno agito come l’Ugl, che ha appunto nominato un proprio rappresentante in sostituzione di quello perso. La situazione che si è creata nel cantiere di Monfalcone è quindi anomala, oltre che possibile fonte di tensione tra le 5 organizzazioni in un momento in cui rimane aperto il difficile rinnovo del contratto integrativo del gruppo Fincantieri. 
 
SPETTACOLARE OPERAZIONE NELLO STABILIMENTO  
Fincantieri: in piedi la prima delle 2 maxi-gru  
La strutture si muovono su gomma e possono sollevare lamiere fino a un peso di 1000 tonnellate
 
 
La prima delle due gigantesche gru a cavaliere gommate è stata innalzata in questi giorni nello stabilimento Fincantieri di Panzano. Un’operazione condotta dai tecnici della pordenonese Cimolai, che ha realizzato su commissione di Fincantieri dei mezzi di sollevamento unici al mondo con le loro mille tonnellate di portata. Le due gru dovranno sollevare i blocchi costruiti nell’area di premontaggio e trasferirli dove le gru a cavalletto già in dotazione al cantiere li possano sollevare e calare sulla nave in realizzazione in bacino. La seconda gru a cavaliere non ha potuto invece essere innalzata a causa delle pessime condizioni meteo. Tempo permettendo, la gru sarà montata la prossima settimana. Fincantieri conta che il primo dei due mezzi possa entrare in servizio a fine gennaio e il secondo un paio di mesi più tardi. Si tratta di una tempistica che rimane condizionata dal superamento delle fasi di collaudo. Nel giro di qualche mese, comunque, lo stabilimento Fincantieri di Panzano, il più grande del gruppo e d’Europa, sarà ancora più efficiente. A differenza delle gru a cavalletto che servono il bacino muovendosi su rotaia, i nuovi mezzi sono gommati, potranno spostarsi in ogni direzione e quindi consentiranno di servire in modo ottimale l’area di premontaggio. Le gru a cavaliere avranno appunto il compito di sollevare le grandi sezioni realizzate a terra per trasferirle nella zona di interscambio. I nuovi enormi mezzi di sollevamento contribuiranno così alla riduzione dei tempi di costruzione delle unità commissionate allo stabilimento di Monfalcone, come il resto degli importanti cambiamenti effettuati in questi ultimi anni dalla società nel cantiere, che hanno coinvolto non solo la produzione, ma anche la logistica, dallo spostamento degli spogliatoi e dell’ingresso, alla nuova viabilità interna. Per quel che riguarda la produzione è stata realizzata la nuova linea pannelli, che sfrutta la tecnologia di nuova generazione e permette una saldatura automatica con il laser, ed è divenuta operativa la robotizzazione per la costruzione dei sotto-assiemi di scafo, un processo nuovo, che non esiste altrove. È stata inoltre realizzata anche una nuova officina per i blocchi piani e ora si sta intervenendo nelle fasi di lavorazione successive. Il programma di rinnovamento messo in campo da Fincantieri ha come obiettivo di aumentare la capacità produttiva a terra, riducendo i tempi di costruzione in bacino e in ogni caso quelli complessivi di consegna. Al momento il cantiere di Monfalcone consegna una nave di grandi dimensioni ogni 8-9 mesi, mentre nel prossimo futuro sarà in grado di farlo ogni 6 mesi. Nel solo 2007 la società ha investito nello stabilimento di Panzano 46 milioni di euro. Il piano di investimenti per il quadriennio 2008 – 2012 prevede un’ulteriore spesa di 115 milioni di euro che potrebbe però almeno in parte essere condizionata dalla crisi economico-finanziaria mondiale.
Laura Blasich

Il Piccolo, 08 dicembre 2008 
 
Consegne da rispettare: feste di Natale al lavoro per gli operai Fincantieri 
 
In controtendenza rispetto a molte altre realtà del Monfalconese e del resto della provincia, che stanno anticipando le ferie per tamponare lo scarico di lavoro provocato dalla crisi mondiale, per lo stabilimento Fincantieri di Monfalcone quello di quest’anno sarà un Natale di lavoro. Il cantiere navale difficilmente si svuoterà del tutto a cavallo tra fine dicembre e inizio gennaio, visti gli impegni produttivi dello stabilimento, alle prese con l’allestimento dell’enorme Carnival Dream, 130mila tonnellate di stazza lorda, la più grande nave passeggeri mai realizzata da Fincantieri e quindi dal cantiere navale di Panzano.
All’allestimento della Dream, varata alla fine di ottobre e la cui consegna è programmata per la fine dell’estate-inizio dell’autunno del prossimo anno, si affianca poi la costruzione in bacino della Azura P&O, 116mila tonnellate di stazza lorda, gemella della Ventura, da ultimare nella primavera del 2010. La produzione nello stabilimento di Panzano si fermerà quindi solo con il giorno di Natale. In base all’accordo delle Rsu con l’azienda, costruito sulla possibilità di effettuare dei ponti, lo stabilimento dovrebbe comunque essere fermo tutta la settimana successiva a Natale, che va dal 29 al 2 gennaio, e poi anche il 5 e 6 gennaio. La piena ripresa dell’attività coinciderà quindi con il 7 gennaio, anche se c’è la sensazione che il cantiere navale quest’anno non si svuoterà mai del tutto. «Al lavoro ci saranno non solo i lavoratori delle ditte esterne – afferma Moreno Luxich, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento -, ma anche di Fincantieri, perché è usuale che nel processo produttivo del cantiere ci sia qualcosa da recuperare, anche se le costruzioni sono grosso modo in linea con i tempi previsti». Di fronte alle difficoltà che stanno attanagliando sempre più realtà dell’Isontino, anche del settore metalmeccanico, la sensazione è quindi anche quella che un Natale di lavoro non infastidisca più di tanto. Già il prossimo Natale del resto potrebbe essere diverso anche in Fincantieri se nel corso del 2009 non arriveranno nuove commesse.
Stando così le cose, il cantiere navale di Panzano rimane appunto con quattro navi nel suo portafoglio ordini, di cui due già in avanzato stato di realizzazione. Le altre due unità commissionate a Monfalcone, oltre a Carnival Dream e Azura P&O, sono la «Queen Elizabeth», di 92mila tonnellate di stazza lorda, che sarà realizzata per Cunard Lines, altro marchi del gruppo Carnival, e la gemella della «Dream», la «Carnival Magic», con consegna rispettivamente nell’autunno del 2010 e nella primavera del 2011. Qualora non dovessero essere garantiti nuovi ordini, l’eventuale scarico di lavoro potrebbe interessare però molto prima del 2011 alcuni settori dello stabilimento, gestiti direttamente da Fincantieri. Il parco-lamiere, ad esempio, potrebbe iniziare a rallentare la sua attività già nella seconda metà del prossimo anno. La crisi dell’economia mondiale inizia quindi a fare paura davvero a Monfalcone, anche se gli elementi negativi che condizionavano il mercato fino a pochissimo tempo fa si sono inoltre modificati. Vedi l’apprezzamento del dollaro sull’euro e la diminuzione del costo delle materie prime, anche se gli effetti positivi di questi due fattori non si faranno sentire che fra un po’ di tempo. La società non è indebitata e sarà quindi in grado sia di cogliere una ripresa degli ordinativi, sia di reggere meglio una crisi. La formula rimane inoltre quella della diversificazione (vedi le commesse nel settore militare acquisite all’Euronaval di Parigi) e della saturazione di tutti gli stabilimenti. In questo contesto, secondo la società, Monfalcone rimane il cantiere più «solido», in grado quindi di accogliere lavoro per conto di altri stabilimenti o nuove linee di business.

Home page

Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

Morire di cantiere

Statistiche

  • 227.521 visite