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Il Piccolo, 16 gennaio 2010
 
FORTE DEI NUMERI, IL PRIMO CITTADINO DIFENDE A SPADA TRATTA IL SERVIZIO DEL SAN POLO: 600 NASCITE ALL’ANNO 
Pizzolitto: «Giù le mani dal Punto Nascita» 
Il sindaco teme che le prese di posizione a favore di Gorizia nascondano un ”mandante politico”

di LAURA BORSANI

«Il Punto Nascita di Monfalcone non si tocca. Sono deciso ad andare fino in fondo. Perfino a fare lo sciopero della fame». Scende in campo il sindaco Gianfranco Pizzolitto, difendendo a spada tratta il servizio dell’ospedale di Monfalcone, che quest’anno ha registrato 600 nascite (597 e tre nati da parto gemellare) contro le circa 400 dell’analogo Servizio di Gorizia. Pizzolitto, forte dei numeri vantati dal San Polo (la soglia limite prevista dalla bozza del piano sanitario è di 500 parti), alza la guardia. Una forte determinazione, tanto da arrivare a prospettare, con evidente provocazione, lo sciopero della fame. Un forte appello, dunque, levatosi dalla città di fronte all’incertezza sul destino del Punto Nascita monfalconese che dovrà misurarsi con quello di Gorizia, nel solco degli indirizzi indicati dal futuro piano sanitario e socio-sanitario regionale, attualmente in itinere. Pizzolitto comunque lo evidenzia: «La mia presa di posizione – dice – non è contro Gorizia, non voglio alzare le barricate. La mia è invece la difesa di quanto ci siamo conquistati sul campo, con tanto di dati di fatto. Ritengo, inoltre, impensabile che Monfalcone, già oberata da forti impatti sociali e ambientali, possa cedere anche i servizi che si è duramente guadagnata. Significherebbe rompere l’equilibrio del territorio».
Una situazione tutta aperta, come ha spiegato l’assessore regionale alla Salute, Vladimir Kosic: «Abbiamo sempre indicato riferimenti precisi. È necessario stabilire specifiche regole, riconducibili al rispetto del pareggio di bilancio e ai criteri di accreditamento. Obiettivi raggiungibili attraverso sostanzialmente tre parametri: il bacino d’utenza che garantisce sicurezza e qualità di un servizio, la casistica, nonché l’attuazione dei programmi non ancora realizzati. Nel caso specifico dell’Azienda sanitaria Isontina, ci sono disequità da superare». Fatta questa premessa, l’assessore Kosic ha quindi osservato: «Saranno le rispettive direzioni sanitarie aziendali, assieme alle Conferenze dei sindaci, a formulare le loro proposte. Abbiamo infatti demandato alle istituzioni territoriali l’elaborazione di un Piano attuativo locale, da presentare dopo l’approvazione definitiva del piano sanitario e socio-sanitario regionale che spero possa venire licenziato dalla giunta regionale entro febbraio».
Si ragiona, dunque, con dati e parametri alla mano. Quanto del resto auspicato dal sindaco Pizzolitto. Che ora non nasconde la sua forte preoccupazione, alla luce di decise prese di posizione a favore del Servizio goriziano. Come quella dell’ex assessore regionale alla Sanità, Mario Brancati, che ha dichiarato: «Il Punto Nascita va collocato a Gorizia, se non altro per riequilibrare le scelte fatte da Fasola nel 1994 ai danni di Gorizia». La stessa priorità, il capoluogo isontino, sostenuta anche dal consigliere comunale e provinciale dell’Udc, Giorgio Pacor, attraverso un ordine del giorno proposto in Consiglio provinciale. Pizzolitto non demorde. Teme che il confronto, anziché su dati oggettivi, possa scivolare sul terreno dei rapporti di forza politici, trascurando invece gli elementi oggettivi: «Il Punto Nascita di Monfalcone – aggiunge – non è mai stato messo in discussione, poiché ha i numeri per poter continuare a vivere. Piuttosto l’incertezza ha sempre riguardato il Servizio goriziano, verso il quale peraltro non abbiamo mai avanzato obiezioni di sorta». Quindi osserva: «Mi chiedevo come mai un consigliere comunale monfalconese come Pacor, nell’ambito della Conferenza sanitaria promossa a Gradisca dall’Udc, avesse svenduto la sanità monfalconese. Ora credo che, a questo punto, ci sia un ”mandante”. Le dichiarazioni espresse da Brancati sono pesanti. C’è da pensare che non si sia trattato dell’uscita di un politico che si atteggia in modo curioso, ma della presenza di un sottotraccia. Mi chiedo pertanto che senso ha fare un tavolo comune di lavoro con Gorizia, partendo da dati di fatto, mentre, dall’altra si vogliono far valere posizioni di forza. Il mio resta l’appello alla ragionevolezza e al buonsenso». Pizzolitto quindi si attende chiarimenti dal sindaco Romoli: «Restiamo aperti al confronto con Gorizia, ma non abbiamo certo la vocazione al suicidio. Mi aspetto una precisa posizione dal primo cittadino. Sono disponibile al ragionamento, ma non posso accettare posizioni contraddittorie. Non si deve confondere la mia collaborazione con la mancanza di determinazione».
Chiarezza attesa anche dall’Udc di Monfalcone, in virtù dell’ordine del giorno presentato da Giorgio Pacor: «L’atteggiamento del consigliere è di assoluta obsolescenza politica – commenta il sindaco -: non ho mai visto un politico monfalconese cedere a titolo gratuito e in modo sconsiderato pezzi di servizi cittadini, per giunta guadagnati sul campo. Chiedo, inoltre, se si tratti di un ragionamento a titolo personale o sia espressione dell’Udc. Il partito deve spiegarlo. Non vorrei che si voglia far passare il ”cavallo di Troia” in città. Una cosa è certa: Monfalcone resta compatta sulla sanità».

Messaggero Veneto, 17 gennaio 2010
 
Monfalcone: Pizzolitto è pronto a fare lo sciopero della fame se il Punto nascite sarà soppresso 
 
MONFALCONE. È deciso a fare lo sciopero della fame, il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto se il Punto nascite di Monfalcone fosse soppresso. Assolutamente impensabile, quindi, che il servizio per mamme e bambini resti unico, in provincia, nell’ospedale di Gorizia, così come proposto in un ordine del giorno dal consigliere provinciale, il monfalconese Giorgio Pacor.
La presa di posizione di Pizzolitto non è contro Gorizia, ma vuole essere una difesa di quanto è stato conquistato negli anni e di un servizio che ottiene ottimi risultati.
Basti verificare i dati: a Monfalcone quest’anno sono nati 600 bambini (di cui tre con parto gemellare) contro i circa 400 di Gorizia. Il piano sanitario regionale parla di una soglia limite di 500 nascite e quindi Monfalcone ci starebbe in pieno, anche se in realtà sulla permanenza dei punti nascita vige ancora l’incertezza, tanto che si sta profilando un certa tensione tra Monfalcone e Gorizia.
«Ritengo impensabile che Monfalcone, già oberata da forti impatti sociali e ambientali – dice il sindaco – possa cedere anche i servizi che si è duramente guadagnata. Significherebbe rompere l’equilibrio del territorio».
Se le scelte saranno fatte valutando dati e parametri, Monfalcone non dovrebbe temere la cancellazione del Punto nascite, ma il timore di Pizzolitto è che il confronto possa scivolare su rapporti politici. «Il servizio di Monfalcone non è mai stato messo in discussione visto i numeri su cui può contare. L’incertezza ha riguardato invece il punto goriziano, verso cui non abbiamo mai avanzato obiezioni di sorta» dice avanzando l’ipotesi che alle spalle della proposta di Giorgio Pacor, «ci sia un mandante» e attende che l’Udc di cui ora Pacor fa parte, dopo aver lasciato Forza Italia e non essere entrato nel Pdl, faccia chiarezza.
«Chiedo – dice ancora Pizzolitto – se l’odg di Pacor sia frutto di un ragionamento personale o sia espressione del partito. Non ho mai visto un politico monfalconese cedere a titolo gratuito e in modo sconsiderato pezzi di servizi cittadini. Comunque la città sulla sanità resta compatta».

Il Piccolo, 18 gennaio 2010
 
ALESSANDRO SAULLO (PRC) 
«Il Punto nascita del San Polo è un riferimento per le straniere»
 

Il Punto nascita dell’ospedale di Monfalcone va difeso a tutti i costi, perchè ha i numeri per esistere e perchè risponde alle specificità del territorio in cui è inserito. Il segretario provinciale di Rifondazione comunista Alessandro Saullo, non ha dubbi e replica quindi agli attacchi portati in questi giorni all’esistenza del reparto materno-infantile del San Polo a fronte della riforma sanitaria avviata dalla Regione. «Si dive difendere assolutamente il Punto nascita di Monfalcone perchè ci sono i numeri per farlo, quasi 700 parti all’anno contro i 500 richiesti – afferma Saullo -, e perchè il servizio è rilevante per le specificità che ci sono a Monfalcone. Mi riferisco alla forte presenza di persone immigrate che hanno in molti casi anche oggettive difficoltà di spostamento. Il rischio è quindi quello che chiudendo il Punto nascita le donne straniere, ma non solo, non si sottopongano a tutti i controlli previsti. È questo quello che vogliamo?».
A fronte delle polemiche degli ultimi giorni Saullo si chiede anche a cosa servano le commissioni tecnico-politiche attivate in modo bipartisan in provincia per formulare una controposta sull’assetto della sanità isontina da presentare all’assessore regionale alla Salute Kosic.

Il Piccolo, 20 gennaio 2010
 
LA QUESTIONE SANITÀ ANCORA AL CENTRO DEL DIBATTITO 
Punto nascita, Pizzolitto non si fida di Romoli 
Il sindaco si sente tagliato fuori dalle decisioni. «Non è il momento di abbassare la guardia»

di FABIO MALACREA

Se la provincia isontina ha uno scarso peso politico, Monfalcone in questo momento ne ha ancora di meno. Ecco perchè il sindaco Gianfranco Pizzolitto prende atto delle rassicurazioni del suo collega Ettore Romoli («Dobbiamo salvare entrambi i Punti nascita. Ogni fuga in avanti di una o dell’altra città non farebbe che indebolire la provincia», ha detto il primo cittadino goriziano), ma non è disposto a firmare una cambiale in bianco sulla fondatezza di quanto Romoli ha detto. Secondo Pizzolitto ci sono segnali, come gli avvicendamenti alla guida dell’Ass e le scelte dei direttori generali, che fanno intendere come il peso politico di Gorizia sia in questa fase preponderante e come l’asse preferenziale Tondo-Romoli, cui ha accennato di recente anche l’ex assessore regionale alla Sanità Mario Brancati, rappresenti una minaccia da non sottovalutare in questa delicata fase di trattative a distanza. Insomma, Pizzolitto non si sente rassicurato fino in fondo da Romoli.
E per questo ribadisce: «Le parole di Ettore mi sembrano effettivamente indirizzate nella direzione giusta, però ciò che sta succedendo sulla questione dei Punti nascita e sulle nomine ai vertici dell’Ass non mi consente di abbassare la guardia. Le parole di Mario Brancati circa un’amicizia Romoli-Tondo, insomma, un senso potrebbero averlo. Ciò mi fa stare con le antenne alte perchè io da quest’asse percepisco di essere fuori. Non dovrei preoccuparmi?». Insomma, Pizzolitto non si sente al sicuro. E spiega perchè. Sulla sortita di Giorgio Pacor, che ha di recente chiesto il passaggio tout-court di Ostetricia e Punto nascita a Gorizia, parla di «motivazioni dell’esponente dell’Udc che nulla hanno a che fare con un’interpretazione corretta di questo argomento». E aggiunge una battuta: «Non sapevo che Pacor si fosse reciclato da tuttologo in esperto di ginecologia». Ma è anche sulla nomina del nuovo direttore generale dell’Ass Isontina Gianni Cortiula che il sindaco ha da ridire: «Niente di personale, sia chiaro – specifica -. Ma non posso non preoccuparmi se Monfalcone e il suo sindaco restano estranei a passi importanti, come la revoca dell’incarico a Manuela Baccarin. C’è stato poi l’abbandono del suo successore, Roberto Ferri, al quale ritengo sia stato dato scarso sostegno. Della nomina di Gianni Cortiula, poi, sono venuto a conoscenza dai giornali. Ho l’impressione che i giochi si decidano altrove, sulla nostra testa». Infine Pizzolitto lancia un messaggio. «Siamo un territorio ad alta densità industriale che sta risentendo più di altri della crisi, con un alto ricorso alla cassa integrazione. La nostra città sta sopportando impatti sociali pesanti.
In questa situazione di tensione, provocazioni come quelle di Brancati e Pacor hanno effetti che rischiano di radicalizzare il confronto. Non vorrei che ciò facesse rispuntare teorie ”separatiste” e che il nostro territorio cominiasse di nuovo a guardarsi attorno».

Il Piccolo, 18 novembre 2009 
 
I TAGLI DEL PIANO SOCIO-SANITARIO  
«Non si tocca la Risonanza donata dai cittadini»  
Il sindaco: «Ma questa volta non ci saranno guerre di campanile per difendere gli ospedali» 
RISCHIO DI DECLASSAMENTO PER LE DUE STRUTTURE DELL’AZIENDA ISONTINA
 
 
di FABIO MALACREA

Contro il Piano socio-sanitario regionale non ci saranno guerre di campanile. Monfalcone e Gorizia difenderanno insieme i loro ospedali, minacciati dai tagli. Niente colpi bassi, questa volta. Passati i tempi degli sgambetti reciproci, delle interferenze politiche che avevano bloccato per vent’anni il completamento del San Polo, della ”guerra” delle risonanze magnetiche. Monfalcone, la sua risonanza magnetica, se l’è comprata da sola. Anzi, a pagarla sono stati i 10mila cittadini che tra il 1999 e il 2003 hanno contribuito a una raccolta di fondi, mettendo insieme 900mila euro. Una somma enorme. Tanto che 100mila euro avanzarono e furono utilizzati per l’acquisto di un tomografo a coerenza ottica per Oculistica. Anche Gorizia, all’epoca, ebbe la sua risonanza: a pagargliela fu la Fondazione CariGo. Ora, secondo il piano regionale, i due ospedali rischiano di perdere le risonanze, come altri servizi importanti che verrebbero destinati solo agli ospedali di prima fascia: il Punto nascita (ce ne sono due in provincia, ne resterà uno) e la Medicina del lavoro, ad esempio.
Si rischia una nuova guerra tra poveri? Il sindaco Gianfranco Pizzolitto lo esclude: «Le battaglie di campanile sono un pericolo incombente. E proprio sulla sanità le abbiamo già vissute, purtroppo a nostre spese. Il rischio c’è. Ma sarebbe un errore colossale che Monfalcone e Gorizia andassero all’assalto da sole. Sarebbe il suicidio della sanità isontina. Il nostro compito è difendere, uniti, le competenze acquisite dalle due città in campo sanitario. Che non sono poche. I nostri sono ospedali che funzionano, presentano parametri di utilizzo ideali, hanno un bacino d’utenza importante, ben superiore a quello strettamente geografico. Sfido a trovare sprechi di gestione».
E la risonanza magnetica che i monfalconesi si sono pagati da soli? Che fine farà? «Pretendere di togliere a Monfalcone un’apparecchiatura che la stessa città ha donato all’ospedale sarebbe una beffa nella beffa. Non lo potremo mai accettare. Ma non sarò mai trascinato in una guerra di campanile su questa questione. Mai come ora Monfalcone e Gorizia devono essere disposte a battersi insieme per difendere la loro sanità».
«Sarebbe l’ennesima beffa – aggiunge il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta -. La risonanza magnetica, è vero, è stata acquistata dalla gente di Monfalcone. Ma spesso i programmi ad ampio spettro non tengono conto di questioni romantiche. Cosa dovrebbero dire i gradesi che, dopo essersi costruiti e aver pagato di tasca propria un ospedale, se lo sono visto chiudere. E quelli di Cormons. È una logica perversa. In passato analoghi piani erano almeno mirati alla razionalizzazione dei costi. Adesso l’obiettivo è solo andare al potenziamento della sanità privata. Prevedo una grande mobilitazione contro questo piano. E non solo per la risonanza magnetica di Monfalcone che rappresenta senza dubbio il caso più clamoroso. Ma sarebbe una disfatta se dovessimo pensare di marciare da soli contro il nemico. Insomma, la risonanza non si tocca. Ma nemmeno il Punto nascita di Gorizia, che è a rischio. E nemmeno la Medicina del lavoro».
Monfalcone non intende innescare un altro braccio di ferro con Gorizia come quello tra gli anni ’80 e il 2000, proprio sulla sanità. Fu la guerra degli ospedali, risoltasi a favore di Monfalcone con il completamento e l’avvio del San Polo. Protagonista dell’impresa l’ex consigliere regionale Gianpiero Fasola che, da paladino a difesa dell’opera assieme a un gruppo di medici monfalconesi, ingaggiò una lotta furibonda con l’allora assessore regionale democristiano alla Sanità Mario Brancati, goriziano, che bloccava il progetto. Arrivando a subentrargli nell’incarico. Un finale da fantapolitica ma terribilmente reale. Monfalcone ebbe il suo ospedale, vent’anni dopo.

IL DIALOGO. GORIZIA: NON È PIÙ IL TEMPO DELLE CONTRAPPOSIZIONI  
Romoli propone «un patto indissolubile»  
«Solo se saremo uniti potremo ottenere i risultati che tutti ci attendiamo»
 
 
«È necessario che Gorizia e Monfalcone stringano un patto indissolubile in difesa della sanità provinciale. È finito il tempo delle guerre di campanile. Solo se saremmo uniti in questa battaglia otteremo i risultati che ci attendiamo».
Il sindaco di Gorizia Ettore Romoli non ha dubbi sulle strategie da adottare per difendere lo sgretolamento delle potenzialità dei due poli dell’ospedale provinciale. Ma avverte: «Mi sembrano in ogni caso eccessivi certi allarmismi. Mi rifiuto di credere che la Regione sia effettivamente intenzionata a smantellare la risonanza magnetica di Monfalcone acquistata dai cittadini e quella di Gorizia che ha ancora molti anni davanti di utilizzo».
Romoli parla di sanità provinciale anziché di sanità isontina come fanno altri politici di Gorizia. Differenza non solo linguistica, anzi. È di profonda sostanza politica. Non a caso all’unità per fronteggiare la battaglia della sanità il sindaco si appella anche «ai partiti di opposizione» a Gorizia.
Ieri intanto incontro interlocutorio tra l’assessore regionale alla Sanità Vladimir Kosic e la Conferenza dei sindaci, tenutosi ieri mattina a Codroipo. Kosic ha delineato a grandi linee il nuovo piano sanitario regionale senza entrare nei dettagli del documento. Lo farà nella prossima riunione già convocata per il 30 novembre, sempre a Codroipo. Alla riunione era presente l’assessore comunale di Gorizia Silvana Romano, nella sua qualità di presidente del gruppo ristretto dei sindaci dell’Isontino. La Romano nei prossimi giorni convocherà sia il gruppo ristretto che l’Ambito socio-sanitaria per esaminare il piano regionale e raccogliere proposte e suggerimenti da portare alla Conferenza dei sindaci del 30 novembre.
La Romano comunque ha già anticipato che «il problema economico della sanità non si risolve con tagli nei piccoli ospedali, ma con una razionalizzazione dei doppioni esistenti in Friuli Venezia Giulia come la presenza di due cliniche universitarie o due cardiochirurgie». «I tagli negli ospedali di rete – ha aggiunto la Romano – non fanno altro che depauperare il territorio senza risolvere il problema». (re.go.)

Il Piccolo, 19 novembre 2009 
 
I primari uniti: Cardiologia non si tocca  
Preoccupazioni anche sul futuro della Rianimazione così come indicato nel piano della Regione
 
 
Mantenere a Gorizia e Monfalcone l’eccellenza nelle prestazioni sanitarie di base, salvaguardando i reparti come Terapia intensiva e Cardiologia (Ucic) che la Proposta del piano sanitario 2010-2012 intende privare dei posti-letto (una quindicina) sostituendoli con un’Area di emergenza come già avviene negli ospedali di Tolmezzo e San Daniele. Si punta altresì al riconoscimento delle professionalità acquisite e consolidate, che costituiscono un ”valore aggiunto” per il presidio ospedaliero. E ancora, la salvaguardia dei livelli di efficienza che hanno sempre contraddistinto le nostre strutture.
La ”battaglia” dei medici riuniti nell’Associazione per la sanità della Venezia Giulia (Asvg), che raccoglie i primari di entrambi gli ospedali, di cui si fa portavoce il dottor Claudio Rieppi, direttore del Laboratorio di analisi dell’Ass Isontina, intende proporre un metodo di lavoro sulla bozza di piano regionale con lo spirito di chi coglie la sfida del confronto costruttivo. Perchè se è necessaria la riorganizzazione del sistema sanitario, così come era prevista dalla legge regionale 13 del ’95 per ragioni di sostenibilità economica, i ”correttivi” da adottare non devono penalizzare la qualità del servizio offerto alla popolazione.
I medici della neonata Asvg, che l’altro ieri si sono riuniti al San Polo, propongono uno specifico e oculato percorso, volto a modificare gli aspetti ritenuti incongruenti. Un percorso avviato in sintonia con i vertici dell’Ass Isontina, che vuole bandire ogni logica di campanile tra le strutture di Monfalcone, Gorizia e soprattutto con l’Azienda ospedaliera di Trieste, con la quale peraltro sono in atto da tempo servizi e collaborazioni integrati. Il tutto, dunque, nell’interesse primario degli utenti, prevedendo anche ”percorsi garantiti” nell’ambito dell’ospedale del capoluogo regionale, in ordine ai servizi di più elevata complessità non offerti in loco.
Un primo documento è scaturito l’altro ieri dai medici dell’Asvg: «L’approvazione del nuovo piano sociosanitario regionale – viene spiegato – lancia una nuova sfida per gli ospedali di Trieste, Gorizia e Monfalcone. Rappresenta un primo tentativo, dopo l’approvazione della legge regionale 13/’95, di razionalizzare l’offerta sanitaria. Riteniamo sia una sfida da cogliere e da governare per garantire una buona sanità ai cittadini di quest’area nei prossimi anni». I medici sottolineano: «Bisogna rifuggire dalla tentazione di leggere il futuro con le categorie del passato e in particolare rifuggire dagli antagonismi, Gorizia contro Monfalcone o Isontino contro Trieste. Occorre un progetto che sappia guardare all’intera Area». Da qui le 4 idee guida: garantire l’eccellenza nelle funzioni di base delle tre sedi; garantire la presa in carico del paziente e successivamente i percorsi nelle funzioni di più elevata complessità; garantire ai professionisti che lavorano nelle tre sedi la partecipazione alla progettazione e alla realizzazione dei percorsi diagnostici e terapeutici; garantire, infine, l’efficienza delle strutture. Un dibattito, dunque, che i medici definiscono costruttivo, al fine di giungere a scelte ragionevoli «per assicurare ai pazienti dell’area una sanità migliore e di garantire ai professionisti di Monfalcone, Gorizia e Trieste uguale dignità e pari opportunità di crescita professionale dalla sede principale di lavoro».

Il Piccolo, 21 novembre 2009 
 
SARÀ INVIATO IN REGIONE  
Pronto un odg per la difesa dell’ospedale
 
 
Il Consiglio comunale di Monfalcone inviterà l’assessore regionale alla Sanità a valutare lo stato dei servizi sanitari e sociosanitari del Monfalconese che presentano carenze di personale sanitario e strutturali, non riscontrabili in altre realtà regionali e metta in atto tutte le misure necessarie per porvi rimedio. Lo prevede un ordine del giorno dal titolo ”Emergenze all’ospedale di San Polo: misure urgenti per servizi sull’orlo del collasso”, che sarà presentato dalla presidente della commissione Sanità Barbara Zilli in una delle prossime riunioni, da inviare anche al presidente Tondo, ai consiglieri regionali eletti nella provincia di Gorizia e a tutti i consiglieri della terza Commissione regionale.
Barbara Zilli parte dalel proteste venute di recente dalla popolazione per le forti criticità nell’accesso ad alcuni servizi dell’ospedale di San Polo e in particolare per l’esecuzione macchinosa dei prelievi del sangue, per l’accesso al Pronto soccorso dove, oltre alle lunghe attese, si è registrata anche la soppressione dell’auto medicalizzata, e per l’accesso a Medicina, costantemente sovraffollata. Un tanto a fronte della costante carenza di personale nel Punto prelievi, che effettua in media 200 prelievi al giorno con picchi di 300 e di una situazione analoga al Laboratorio dove, alla luce del blocco del turnover deciso dalla Regione, si rischia di dover ridurre drasticamente l’attività. Difficile anche la situazione del Pronto soccorso che vede in media 26mila casi l’anno con una dotazione di personale non parametrata sulla base dei dati epidemiologici e del bacino di utenza realmente servito ma sulla base della popolazione residente.
Il quadro è completato da un reparto di Medicina costantemente sovraffollato nonostante la degenza media sia stata portata, nell’ultimo biennio da 7,7 e 6,9 giorni, da una casa di riposo che conta 135 persone in attesa a fronte di 141 posti, da un’assistenza domiciliare d’ambito che presenta per la prima volta quest’anno una lista di attesa. «Si sta assistendo – conclude l’odg – a un progressivo indebolimento dell’ospedale di Monfalcone e, se non vi si porrà rimedio, si arriverà a uno svuotamento dello stesso». 

Messaggero Veneto, 21 novembre 2009 
 
Il piano sanitario regionale preoccupa politici e cittadini. Anche il Pd interviene per tutelare il San Polo che rischia un ridimensionamento  
Monfalcone, scatta l’allarme ospedale «I servizi sono sull’orlo del collasso»
 
 
MONFALCONE. Il piano sanitario regionale sta provocando forti preoccupazioni a Monfalcone, sia nel mondo politico, sia tra i cittadini che temono di vedere fortemente ridimensionato il loro ospedale. E al proposito la capogruppo del Pd, Barbara Zilli ha presentato un urgente ordine del giorno, dedicato a “Emergenze all’ospedale di San Polo: misure urgenti per servizi sull’orlo del collasso”.
«Sembra che l’ospedale si prepari al declassamento e allo svuotamento» è il lapidario commento di Barbara Zilli che chiede al consiglio comunale di pronunciarsi «affinché l’assessore regionale alla sanità valuti lo stato dei servizi sanitari e socio-sanitari del monfalconese che presentano carenze di personale sanitario e strutturali non riscontrabili in altre realtà regionali e metta in atto tutte le misure necessarie per porvi rimedio».
L’odg, che sarà inviato al presidente della giunta regionale ai consiglieri regionali eletti nella Provincia di Gorizia e a tutti i consiglieri della terza Commissione consiliare regionale, osserva come da parte di cittadini del mandamento monfalconese siano state lamentate forti criticità nell’accesso ad alcuni servizi dell’ospedale di San Polo e in particolare «per l’esecuzione dei prelievi del sangue dove, dal momento della richiesta di prenotazione-registrazione (eliminacode al Cup) al momento del prelievo, passano, di norma, due ore o più; per l’accesso al Pronto soccorso dove, oltre alle lunghe attese tipiche di quasi tutti i servizi regionali, si è registrata la soppressione dell’auto medicalizzata in alcune giornate; per l’accesso al reparto di medicina, che risulta quasi costantemente sovraffollato, con la conseguenza che spesso alcuni pazienti devono essere sistemati come “fuori reparto”, cioè in altri reparti».
Ricorda come il Punto prelievi, che esegue in media 200 prelievi al giorno con picchi anche di 300, presenta una costante carenza di personale «poiché, per una simile mole di attività, dovrebbero essere aperte almeno sei postazioni, ma di norma ne sono aperte tre per carenza di personale. La situazione del centro prelievi è speculare a quella del laboratorio: alla luce del blocco del turnover deciso dalla Regione il Laboratorio rischia di dover ridurre drasticamente l’attività e quindi limitare gli accessi ai prelievi poiché sono in fase di pensionamento due dirigenti e il numero dei tecnici è molto scarso tanto che basta una malattia per mettere in crisi l’attività».
In merito al Pronto soccorso spiega che in media vengono osservati 26.000 casi l’anno e serve un bacino di utenza che è superiore ai residenti del distretto «poiché a una forma consistente di trasfertismo tipica delle realtà industriali vi si somma la presenza del porto e dell’autostrada, nonché l’attrazione esercitata nei confronti dell’altipiano carsico triestino. Inoltre vi è una maggiore complessità di interventi dovuta sia alla presenza della terapia intensiva sia dall’accesso di infortuni quantificabili in più di 2.500 l’anno». La dotazione del personale del pronto soccorso, così come confermato recentemente dal primario, non è parametrizzata sulla base dei dati epidemiologici e del bacino di utenza realmente servito ma sulla base della popolazione residente, così medici e infermieri sono costretti a turni estenuanti per coprire i quali ultimamente è stato soppresso anche il servizio dell’auto medicalizzata.
Inevitabile l’accenno al reparto di medicina costantemente sovraffollato, fenomeno è legato a un costante incremento del numero dei ricoveri, ma acuito da difficoltà alla dimissione legate alla presenza di una quota significativa di “casi sociali” che non trovano spazio in strutture territoriali.

Il Piccolo, 19 giugno 2009 
 
PIENA ANCHE CHIRURGIA, NON BASTANO PIÙ I TRASFERIMENTI INTERNI  
Medicina scoppia, pazienti dirottati a Palmanova  
Non accenna a rientrare l’emergenza dovuta alla cronica carenza di posti letto nel reparto
 
 
di LAURA BORSANI

L’emergenza continua per l’ospedale di San Polo. Con Medicina generale che registra la saturazione, soprattutto durante i fine settimana. E il Pronto soccorso costretto a sostenere ritmi incalzanti mettendo a disposizione i 5 posti-letto di osservazione temporanea anche ai pazienti in attesa di ricovero. Fino a ricorrere ai trasferimenti in altre strutture ospedaliere. È accaduto martedì, quando tre persone anziane giunte all’ospedale di San Polo, sono state ”dirottate” a Palmanova. Una situazione difficile e perdurante, legata in primis all’aumento della popolazione anziana, caratterizzata da malattie croniche e degenerative, che ha determinato un conseguente aumento della domanda di ricoveri. Il sovraffollamento dei reparti di Medicina rappresenta un problema non solo per l’ospedale di Monfalcone, ma per tutte le strutture ospedaliere della regione e a livello nazionale. Al San Polo si traduce sempre più spesso in una ”corsa ad ostacoli” mettendo a dura prova l’attività di medici e infermieri. Il quadro, peraltro, sembra destinato ad aggravarsi in questo periodo, considerando che i mesi estivi registrano statisticamente gli afflussi più alti. Lo aveva spiegato il primario del Pronto soccorso, Claudio Simeoni: attualmente la gestione è di 90 accessi giornalieri, rispetto alla media mensile di 76. Il sindacato di categoria, Cimo-Asmd aveva segnalato la problematica, rappresentandola sia ai vertici dell’Azienda sanitaria che alla Regione. Il termometro, insomma, resta ai livelli di guardia. Situazioni per le quali Andrea Gardini, da 9 mesi direttore dell’ospedale, osserva: «Il fenomeno legato ai reparti di Medicina è di carattere regionale. La durata di un ricovero dev’essere adeguata alle necessità del paziente, non possiamo contrarre i tempi, mentre altri pazienti si rivolgono all’ospedale. Gli 86 posti-letto sono appena sufficienti. Non resta che ricorrere ai trasferimenti provvisori nelle strutture più vicine possibili. Martedì alcuni pazienti sono stati portati a Palmanova per evitare lunghe attese in Pronto soccorso». Gardini guarda con attenzione al processo di riforma della Sanità in atto in Regione, convinto che le proposte potranno scaturire, in un clima di dialogo e di ascolto. Molti aspetti sono in fase di valutazione, anche circa il rapporto dei flussi di utenti tra le strutture ospedaliere e il territorio. E aggiunge: «Lavoriamo in rete con gli altri ospedali. Stiamo facendo il possibile, anche come direzione. Abbiamo professionisti molto validi che rispondono nel migliore dei modi. La realtà sanitaria isontina è sempre stata molto attenta, in grado di fornire servizi adeguati. Al San Polo i ricoveri in Medicina sono aumentati del 15%, sono lievitati gli interventi chirurgici e abbiamo ridotto le liste d’attesa. L’estate si manterrà su questi ritmi, cercheremo di fronteggiarli al meglio».

Il Piccolo, 22 giugno 2009
 
LA SANITÀ NEL MIRINO 
Emergenza, il Comune chiede più posti letto in Medicina  
Partono le ferie. La direzione: «Nessuna riduzione di attività»
 
 
di LAURA BORSANI

Medicina soggetta agli ”sbalzi” dei ricoveri. Alle prese con un tourn-over nella gestione dei posti-letto a ritmi incalzanti, tra giornate di saturazione, specie durante i fine-settimana, e le dimissioni in blocco di pazienti. E ora alle prese con le ferie del personale ospedaliero che preoccupa non solo gli utenti del nosocomio ma anche gli stessi operatori sanitari. Se due giorni fa, a esempio, il reparto è riuscito a liberare 12 posti-letto potendo così garantire un discreto margine alla capacità di accoglienza, l’andamento di questi ultimi mesi non induce a ottimismo.
FERIE. Su questa operatività accelerata dell’ospedale, ormai cronica per l’ospedale San Polo, chiamato a misurarsi quotidianamente con l’effetto dell’aumentata domanda di ricoveri in Medicina in virtù dell’aumento della popolazione anziana, fenomeno peraltro che investe tutte le realtà ospedaliere della regione, si ripercuote anche l’effetto legato all’evasione delle ferie estive per gli operatori sanitari.
Il piano, spiega il direttore dell’ospedale, Andrea Gardini, è stato programmato da maggio. Da giugno fino a settembre i 15 giorni di ferie, con le opportune turnazioni, verranno assicurati per la totalità del personale. Nel contempo, aggiunge il dottor Gardini, viene mantenuta la copertura di tutti i servizi. Escluse quindi riduzioni di attività, neanche in Chirurgia. «La situazione è sotto controllo – osserva il direttore -, pur a fronte di un’attività molto intensa da parte di tutti i reparti, che comunque resta alta anche durante gli altri periodi dell’anno. Tuttavia, al momento non abbiamo alcuna indicazione dalla direzione generale dell’Azienda sanitaria su eventuali sospensioni di servizi. Le ferie, pertanto, verranno smaltite senza pregiudicare l’attività ospedaliera. Nonostante i ritmi incalzanti, la nostra struttura riesce a tenere il passo facendo fronte alle necessità».
CARICO DI LAVORO. Ma intanto la garanzia di copertura dei servizi comporta inevitabilmente aggravi nei carichi di lavoro. In alcune unità, sostiene il sindacato dei medici Cimo-Asmd, la risposta operativa risente della riduzione del personale. Al Pronto soccorso, a esempio, aumenta la frequenza delle giornate nelle quali vi sono turni con un solo medico in servizio. Si interviene anche sulla frequenza dei turni notturni, a fronte di cicli di cinque giorni anzichè sette.
POSTI-LETTO. Un quadro, dunque, difficile. Che ripropone l’istanza di un potenziamento in termini di posti-letto e di risorse umane. Lo fa presente il capogruppo consiliare, Barbara Zilli, presidente della Commissione sanità in Comune, che rinnova la sollecitazione alla Regione e all’Azienda sanitaria ad assumere adeguate misure. Le richieste sono quelle inserite nell’ordine del giorno votato dal Consiglio comunale circa un mese e mezzo fa: aumentare i posti-letto di Medicina e ripristinare la vecchia Geriatria, reparto dedicato alle lungodegenze.
«Prendo atto che i problemi non sono stati risolti – osserva la Zilli – di fronte ai trasferimenti di pazienti anziani in altre strutture ospedaliere e al travaso di pazienti da un reparto all’altro del San Polo. Si pone pertanto la necessità di aumentare i posti-letto in Medicina, dovendo anche considerare il problema della mancanza di spazi». Barbara Zilli si chiede altresì se funzioni l’assistenza domiciliare che dovrebbe essere attivata immediatamente dopo le dimissioni dalla struttura ospedaliera. Ciò anche alla luce di quanto aveva assicurato in sede di Commissione consiliare il responsabile del Distretto sanitario sostenendo che per l’assistenza sanitaria «non vi sono liste di attesa».
RIORGANIZZAZIONE. L’assessore regionale alla Salute, Vladimir Kosic, non parla di aumento di posti-letto ma di riorganizzazione dei reparti di Medicina. Lavorando sulle diverse intensità di assistenza. «È già aperto un tavolo di lavoro – spiega – che prenderà in esame anche la situazione dell’ospedale di Monfalcone, assieme alle altre realtà della regione. Tra qualche settimana potremo avere le idee più definite. Del resto, ereditiamo una situazione complessa. Vi sono diverse intensità di assistenza e in base a queste va studiata la riorganizzazione interna dei reparti. Le Medicine vanno specializzate». Per l’assessore Kosic servono più figure assistenziali, non solo in relazione alla rete territoriale, ma anche a un diverso collegamento con le Rsa.

Il Piccolo, 11 novembre 2009 
 
DURA DENUNCIA DEL RESPONSABILE DEL SERVIZIO CLAUDIO SIMEONI IN COMMISSIONE COMUNALE  
Il Pronto soccorso è al collasso, perfino l’automedica senza personale
 
 
di ELISA COLONI

Un pronto soccorso che arranca da più di tre anni, a causa di una crescente carenza di personale sanitario. Con una doppia conseguenza: medici e infermieri costretti a un ormai costante super lavoro, e servizi fondamentali per rispondere alle esigenze del territorio, come l’automedica, in alcuni casi addirittura soppressi. È questo il quadro, fortemente critico, tracciato ieri da Claudio Simeoni e Michele Tonzar, rispettivamente primario e capo infermiere del Pronto soccorso dell’ospedale di San Polo, ascoltati dai consiglieri dalla Commissione comunale per la tutela della salute.
Claudio Simeoni, carte alla mano, ha messo nero su bianco la situazione. «È da anni che lamentiamo difficoltà e carenze – ha spiegato il primario – ma nessuno ci ha mai ascoltati, nessuno ha mai voluto realmente leggere e conoscere i dati relativi alla nostra realtà ospedaliera, che è la quarta in Regione. Stiamo facendo i salti mortali, ci sono medici e infermieri costretti a turni a volte massacranti, cha letteralmente saltano da una parte all’altra del reparto senza sosta. Per riuscire a svolgere la nostra attività in maniera normale servirebbero almeno un medico e un infermiere in più nelle ore notturne».
Il discorso di Simeoni è chiaro: «È la stessa Conferenza Stato-Regione che ha stabilito che in tutti i nosocomi con almeno 25mila accessi annui debbano esserci come minimo tre infermieri all’interno del Pronto soccorso, 24 ore su 24. Al San Polo, che lo scorso anno ha registrato 27mila accessi, riusciamo a rispettare questi standard solo di giorno. Mentre la notte gli infermieri sono solamente due, non tre. In alcuni casi è anche successo che l’automedica restasse ferma in parcheggio a causa dell’impossibilità di farci salire un infermiere (obbligatorio assieme al medico, ndr), necessario in reparto. Se servono infermieri per l’accoglienza, la registrazione dei pazienti, e per l’osservazione, non posso farli salire a bordo dell’auto medica. È evidente che questo può anche provocare ritardi e difficoltà nei soccorsi».
Alla base di questa situazione critica ci sono, sempre secondo Simeoni, due fattori chiave. Primo: l’ospedale di Sa Polo ha un bacino di utenti che va ben al di là della sola Monfalcone, e risponde alle esigenze di pazienti che arrivano anche dalla Bassa Friulana e, soprattutto, dall’Altipiano triestino (8mila nel 2008, quindi il 30% del totale degli assistiti). Una realtà quindi baricentrica, evidentemente sottovalutata. Secondo: medici e infermieri disposti a operare in un reparto complesso e altamente ”adrenalinico” come il Pronto soccorso, ormai, sono merce rara. «Al di là delle questioni di tipo economico – ha evidenziato Michele Tonzar – c’è da sottolineare che il lavoro degli infermieri, oggi sempre più preparati professionalmente, è anche una delicata opera di gestione psicologica di tante persone che soffrono. È un mestiere difficile, che sempre meno giovani vogliono intraprendere». «Il nostro ospedale – ha commentato Barbara Zilli, presidente della Commissione – è stato definitivamente declassato a nosocomio di rete, come scritto nella bozza del Piano regionale di riorganizzazione del sistema sanitario».

Il Piccolo, 12 novembre 2009 
 
LA SITUAZIONE AL SAN POLO  
A Monfalcone 2500 firme a sostegno delle gestanti  
Nel 2008 671 parti di cui il 13% indolori e il 22,8% cesarei, dato inferiore alla media regionale
 
 
Migliorare nel suo insieme il percorso nascita nell’ospedale di Monfalcone.
È questo l’obiettivo che si pone il Comitato pro-partoanalgesia sorto nella primavera del 2008 per iniziativa di un gruppo di mamme. Pur senza abbandonare il motivo principale per il quale è nato e ha raccolto nel 2008 oltre 2.500 firme nel mandamento, il comitato ha presentato una serie di proposte all’Azienda sanitaria isontina per tentare di rendere più facili informazioni e accesso ai servizi per le gestanti e le neomamme.
Nel 2008 i parti effettuati nell’ospedale di Monfalcone sono stati 671, di cui il 13% in modo indolore, mentre 22,8% sono stati cesarei, un dato questo al di sotto della media regionale. Il 20% delle partorienti inoltre è di origine straniera. Gli obiettivi per il 2009 del reparto di ostetricia e ginecologia erano quelli di avviare il programma di controllo dei cesarei, migliorare la diagnosi prenatale Ultrascreen, l’attività  di prelievo di sangue da cordone ombelicale e aumentare, se possibile, la partoanalgesia. Il Dipartimento materno infantile diretto da Dino Faraguna conta in tutto 14 medici e altri 43 tra infermiere, ostetriche, vigilatrici d’infanzia e nel 2008 ha visto ricoverati nella sua pediatria 229 bambini. Le proposte del comitato vanno quindi dalla creazione di uno sportello unico materno-infantile, cioè di un punto informativo su servizi offerti, prenotazione visite, corsi pre-parto, alla realizzazione di un opuscolo informativo sempre unico e multilingue da distribuire in reparto, consultorio, medici di base, ambulatori pediatrici e farmacie.
«Ci siamo rese conto che spesso le informazioni che le donne riescono ad avere – spiega Anna Valle a nome del comitato – sono diverse a seconda si siano rivolte al reparto, al consultorio o al proprio medico». A fronte dei malori che spesso interessano le gestanti che attendono, come tutti gli altri utenti, anche due ore per prenotare e poi effettuare i prelievi di sangue il comitato ha chiesto all’Ass di verificare la possibilità di istituire una fascia oraria dedicata o una corsia preferenziale per le donne in gravidanza. È stata posta anche la questione dell’utilizzo di altre metodiche per la gestione del dolore (dal training autogeno all’ipnosi e agopuntura), di ampliare gli screening inserendovi la translucenza nucale e di aprire i corsi pre-parto a chi si trova alla seconda o terza gravidanza e di tenerli in orari serali. «Quello che ci chiedono le mamme in modo più pressante è però la guardia pediatrica attiva sulle 24 ore e quindi anche nel fine settimana», sottolinea Anna Valle.
Laura Blasich

Zilli: rischia di sparire Medicina del lavoro  
La consigliera del Pd teme il ridimensionamento dell’ospedale di San Polo
 
 
«È evidente che esiste un disegno preciso: togliere ogni prestigio e autonomia alla sanità isontina nell’ambito del sistema sanitario regionale». Continua la polemica dopo l’audizione in Commissione sanità di Claudio Simeoni, primario del Pronto soccorso dell’ospedale di San Polo.
A commentare lo stato in cui giace la rete ospedaliera monfalconese e goriziana è la democratica Barbara Zilli, presidente della commissione consiliare, che, parlando del piano regionale di riorganizzazione del sistema sanitario, spiega: «L’ospedale di Monfalcone, così come quello di Gorizia, è stato definitivamente classificato come ospedale di rete. Non sono previste funzioni hub, cioè di riferimento regionale: questo è scritto in forma esplicita. Emerge da una visione delle schede presenti nella bozza di piano».
Poi Barbara Zilli passa sotto la lente di ingrandimento alcuni problemai: «Per l’ostetricia-ginecologia e la pediatria – spiega – è prevista un’unica sede di ricovero con punto nascita: ciò significa che alcuni reparti chiuderanno. Per molti degli altri non ci sarà nessuna automia, poiché confluiranno nella programmazione di Area vasta, rispetto alla quale farà da capofila l’Azienda Ospedaliera di Trieste, con funzioni di coordinamento. Inoltre – continua – vogliono toglierci anche la Medicina del lavoro. Proprio a noi, che siamo il polo industriale più importante del Friuli Venezia Giulia, che contiamo una percentuale molto elevata di infortuni e che dobbiamo gestire il dramma dell’amianto».
Poi la considerazione finale del presidente della Commissione per la tutela della salute: «Ciò dimostra che non si tengono in considerazione le reali esigenze epidemiologiche dei territori, ma si vuole svuotare la sanità isontina e dirottare le risorse verso Trieste, Udine e Pordenone. Dobbiamo unirci trasversalmente per impedire che questo disegno sia portato a compimento».

Il Piccolo, 13 novembre 2009 
 
NEL 1999 METTE RADICI LA GENEROSITÀ  
Monfalcone, l’attrezzatura donata al San Polo con una raccolta di fondi
 
 
Era stata superata la soglia del mezzo miliardo di lire per l’acquisto della risonanza magnetica per il nuovo ospedale di San Polo. Un traguardo importantissimo per il Cast, il Comitato per l’allestimento tecnico-scientifico sorto nel 1999 proprio per dotare la nuova struttura degenze di un macchinario diagnostico d’avanguardia. Un traguardo raggiunto nel 2004 grazie all’atto di generosità compiuto da migliaia di cittadini del mandamento che hanno donato quanto potevano, credendo nel progetto del Cast e per ricordare persone care che non ci sono più.
E dopo questo primo grande traguardo, nel 2005 l’ospedale è stato dotato anche un nuovo tomografo, donato sempre dal Cast, al reparto Oculistica del San Polo. E dedicato a Stefano Grandis, primario di otorinolaringoiatria, scomparso improvvisamente un anno prima. Una targa ricorda ricorda che fu proprio il primario a suggerire al Cast l’acquisto di un’apparecchiatura che pure non sarebbe servita al suo reparto.
Il tomografo a coerenza ottica permette analisi sempre più dettagliate e precise della retina e del nervo ottico, fornendo immagini a risoluzione superiore rispetto all’utilizzo di risonanza o Tac. Si tratta di un particolare tipo di ecografo che invece di usare il suono utilizza la luce: l’esame risulta indolore e non invasivo, e dura pochi minuti.
L’apparecchiatura è già stata consegnata al reparto del San Polo, uno dei più attivi dell’ospedale in questi ultimi anni, con un elevato tasso di attrazione di utenti da tutta la Regione per l’efficienza nella diagnosi e cura.
Solo un anno prima c’era stata la consegna della risonanza magnetica, un’impresa che ha tenuto impegnato per più tre anni il Cast nella raccolta di 900 mila euro. E dopo, in poco più di un anno sono stati raccolti altri 105 mila euro per l’acquisto del tomografo di Oculistica.

Il Piccolo, 14 novembre 2009 
 
SANITÀ PREOCCUPAZIONE DI PRIMARI, SINDACATI E COMUNE: A RISCHIO LA QUALITÀ DEI SERVIZI  
Azzerati i posti letto di Rianimazione e Cardiologia  
Riorganizzazione prevista dalla bozza regionale che ipotizza una nuova Area di emergenza
 
 
di LAURA BORSANI

L’ospedale di San Polo rischia di veder azzerati i posti-letto di Terapia intensiva e di Cardiologia. Due reparti che hanno contribuito a fare del presidio cittadino la quarta struttura sanitaria in regione e che potrebbero essere ridotti a meri servizi che non prevedono la degenza. Con la conseguenza di mortificare il livello di qualità erogato dal San Polo non solo in ordine agli interventi chirurgici, ma anche di altre prestazioni come quelle di Ortopedia e Otorinolaringoiatria. Perchè l’ipotizzata riorganizzazione sanitaria, prospettata dalla Proposta di Piano sanitario e sociosanitario regionale 2010-2012 recentemente approvata dalla Giunta regionale prospetta la realizzazione di un’”Area di emergenza” sostitutiva, dotata di posti-letto a ”valenza multipla”. In forse sono 15 posti complessivi, tra i 4 dell’attuale Rianimazione e gli 11 di Cardiologia (4 per l’Unità di Terapia intensiva 6 per la Sub-intensiva e uno per il Day-hospital), che potrebbero venire eliminati.
Sono solo alcuni aspetti contenuti nella ”Proposta” che hanno sollevato forti preoccupazioni tra i primari, gli operatori dell’ospedale di San Polo, ma anche i rappresentanti sindacali della categoria medica. Compresa la mobilitazione della presidente della Commissione consiliare alla Sanità, Barbara Zilli, che preannuncia la convocazione d’urgenza dell’organismo comunale, alla presenza del direttore generale dell’Azienda sanitaria isontina, Roberto Ferri, proprio per chiarire termini ed eventuali impatti sottesi dalla ”Proposta del piano sanitario”. Il timore è quello di ridurre il San Polo a un ospedale ”di rete”, al pari di quelli di Palmanova e Latisana, rischiando così di azzerare le eccellenze dei reparti che, in virtù del consistente bacino d’utenza registrato dal Monfalconese e della qualità garantita, hanno rappresentato un modello organizzativo nel panorama sanitario regionale. Non solo. Il segretario provinciale del Cimo Asmd, sindacato medico, Roberto Rijavec, lo evidenzia: «Non risultano chiari, al momento, rimandando altresì a successive e ulteriori pianificazioni locali, la strutturazione operativa della nuova ”Area di emergenza”, sia sotto il profilo del personale sanitario assegnabile, sia in termini di posti-letto garantiti».
Un quadro, dunque, poco chiaro e preoccupante. «Anche se la bozza di Piano socio-sanitario appare di difficile lettura – ha osservato Barbara Zilli -, in quanto non fa affermazioni precise, il disegno tracciato è allarmante per Monfalcone. Dalla lettura, si evince la volontà di tagliare i reparti di Terapia intensiva e semi-intensiva, che contano una quindicina di posti-letto e trasformarli in servizi senza degenza. Tradotto in pratica, significa abbassare la complessità degli interventi chiurgici, di ortopedia e otorinolaringoiatria. Insomma, si vuole creare un cronicario». La Zilli incalza: «Si vuole distruggere quello che per complessità di interventi e di ricoveri è il quarto ospedale della regione. Si vuole distruggere il ”modello Monfalcone”, un ospedale da anni stabilizzato su un livello medio di eccellenza per tutte le attività di base e di media complessità. Questo è infatti possibile solo con la presenza della Terapia intensiva e semi-intensiva. Sulla presenza o meno della Terapia intensiva – continua – si gioca il modello di ospedale, poichè grazie a questi reparti si possono eseguire interventi di media chirurgia in sicurezza e trattare altre patologie di emergenza».
La Zilli parla di «rischio anche per i cittadini (in alcuni casi, potrebbe accadere che non ci sia il tempo di raggiungere Trieste)», e di «perdita totale dell’autonomia, poichè il grosso delle specialità va ad essere gestito dall’Azienda ospedaliera triestina. Dobbiamo opporci trasversalmente – ha concluso -, con tutte le nostre forze a questa proposta di riforma».
Il dottor Rijavec, pone quindi il problema legato al rischio di ulteriori riduzioni di servizi e posti-letto, a detrimento delle professionalità e delle specialità che danno peso e valore aggiunto all’ospedale di San Polo.

Il Piccolo, 15 novembre 2009 
 
MARTEDÌ ALL’OSPEDALE DI SAN POLO SI DISCUTE SULLA PROPOSTA DI RIORGANIZZAZIONE  
Confronto tra primari sul piano sanitario regionale  
Rieppi: va mantenuta l’eccellenza del primo livello d’assistenza. Ferri: ragionare senza paura di prevaricazioni
 
 
Si prepara un confronto ad ampio raggio attorno alla Proposta di piano sanitario e socio-sanitario regionale 2010-2012, da parte dei primari dell’ospedale di San Polo. L’incontro, al quale è altresì auspicata la presenza degli operatori sanitari di Gorizia, è previsto per martedì, al presidio ospedaliero cittadino. In quella sede verrà approfondita la materia considerando anche i possibili effetti in termini operativi e organizzativi. Intanto continuano le riflessioni. Il direttore del Laboratorio analisi dell’Azienda sanitaria Isontina, Claudio Rieppi, rimandando circostanziate e precise prese di posizione alla luce dell’incontro con i primari, espone il suo ragionamento. «La riorganizzazione del sistema pubblico sanitario dopo la legge 13 del ’95, unico intervento strategico in materia, è necessaria. Siamo una regione di oltre un milione di abitanti, e l’offerta sanitaria è molto ampia. Ciò non toglie che nessuno vuole che la riorganizzazione metta a repentaglio i cittadini o riduca la qualità dell’offerta santaria. Anche se il San Polo ha perso la definizione di ospedale di livello regionale, vogliamo mantenere l’eccellenza del primo livello di assistenza. Per far questo, andranno fatti i sacrifici se però saranno equilibrati e ”spalmati” in tutta la regione». Rieppi aggiunge: «Siamo disponibili al sacrificio a fronte di obiettivi e regole certe e soprattutto scongiurando che Aziende sanitarie virtuose possano pagare per quelle deficitarie».
Il direttore generale dell’Ass Isontina, Roberto Ferri, sottolinea la fase di progettualità e di discussione ancora in corso: «Il rapporto tra Monfalcone e Trieste registra da tempo una forte collaborazione tra i due ospedali, a fronte di un livello di integrazione operativa già consolidata. Basti pensare che all’ospedale di San Polo gravita una forte affluenza di utenti provenienti dal Carso triestino. Resta il timore di una ”colonizzazione” da parte di Trieste. Tuttavia, credo che mettendosi attorno ad un tavolo e ragionando dal punto di vista organizzativo e professionale, si possano definire meglio i meccanismi operativi. Si tratta di affrontare ragionamenti di convenienza, nell’ambito dell’ottimizzazione delle risorse economiche, nell’interesse di entrambe le realtà, senza prevaricazioni o paure di sorta. È importante, pertanto, in questa fase di progettualità e di discussione, riflettere con molta serenità. In questo senso sono anche ottimista».
Anche il direttore del San Polo, Andrea Gardini, si affida allo sviluppo del dibattito e della concertazione: «Si tratta di una proposta che, come è anche accaduto con il ”Libro verde”, parte da una programmazione su linee generali per poi arrivare gradualmente agli aspetti operativi. Siamo in una fase intermedia, dove alle proposte faranno seguito le controproposte. C’è una serie di articolazioni che saranno inevitabilmente sottoposte a ulteriori modifiche e correzioni. Si è aperto un processo e ci sono paletti che cercheremo di valutare discutendone. È una riforma importante e ci stiamo attrezzando per dare le risposte più adeguate, in coerenza rispetto al piano regionale, che va rispettato. Adesso ci stanno chiedendo di valorizzare l’esistente e la testimonianza del valore di quanto stiamo facendo sarà la risposta di Monfalcone, insieme al direttore generale». Gardini parla di ”futuro sostenibile” per il sistema sanitario, più che di ”razionalizzazione”, proponendo una riflessione in termini di territorio e a 360 gradi.

Messaggero Veneto, 16 novembre 2009 
 
Monfalcone. Vertice tra la commissione consiliare salute e il primario Simeoni sulle carenze del reparto  
Pronto soccorso, il personale non basta più 
 
MONFALCONE. Il pronto soccorso di Monfalcone soffre di carenza di personale, sia medico sia infermieristico: basterebbe valutare correttamente i dati degli accessi e dell’attività per capire le vere necessità. Perché paradossalmente la carenza più vistosa è proprio l’assenza della valutazione dei dati epidemiologici, che porta poi alla carenza di risorse di personale. È questo in sostanza quando emerso dall’incontro che la commissione consiliare salute del comune di Monfalcone, presieduta da Barbara Zilli ha avuto con il primario del pronto soccorso del San Polo, dottor Claudio Simeoni e con il caposala infermieristico del pronto soccorso, Michele Tonzar.
«La carenza del personale è relativa, perché in realtà occorre valutare il carico di lavoro. Purtroppo la valutazione dei dati epidemiologici è la carenza più grossa. In 32 anni che lavoro, non è mai successo che qualcuno abbia chiesto cosa faccio e i dati di ciò che faccio. Perché? Perché altrimenti si scoprirebbero le necessità» ha detto Simeoni, ricordando che al pronto soccorso di San Polo accedono all’anno oltre 25 mila persone (27 mila nel 2008, 26 mila fino a ottobre 2009), di cui l’11-12% di codici gialli o rossi (i più gravi), il 25% di codici bianchi (i meno gravi) e il 63% di codici verdi (i codici complessi per cui non basta il medico di medicina generale).
«Accessi reali e non gonfiati» precisa, puntando il dito contro il funzionario dell’Agenzia regionale della sanità che in un recente incontro a San Daniele dedicato al triage ha parlato portando i dati del Veneto, «per furbizia, perché se avesse parlato dei dati regionali sarebbe stato palese che occorre prendere delle decisioni. Un’Agenzia così non serve a niente ed infatti è in chiusura».
Tra i dati ricordati anche il fatto che il bacino di utenze è allargato, andando ben oltre il basso Isontino, comprendendo pazienti dalla Bassa friulana e dall’altopiano triestino (8.000 persone l’anno, pari al 30% del totale) e lavorando quindi su un bacino di 110 mila persone, pur essendo tarato su 70 mila. «Ciò darebbe diritto ad avere un infermiere e un medico in più. Con il precedenti direttore generale Baccarin eravamo riusciti a ottenere la promessa di tre infermieri in più, ma il cambio di direttore ci ha riportati alla situazione di partenza. Ci sembra di lottare contro i mulini a vento» ha detto ancora, evidenziando come attualmente si stiano effettuando turni aggiuntivi con presenza ridotta la minimo di tre medici di giorno e due di notte. Su tutto ha ricordato poi la riorganizzazione dei turni dell’auto medica, da cui è stato tolto un infermiere.
Anche Tonzar è stato chiaro: «Oggi i nostri infermieri sono in numero minore rispetto a quelli che avevano indotto il direttore Baccarin a concedercene tre in più. Avremo presto 20 laureati nuovi, ma bisogna vedere se l’Azienda sanitaria avrà la possibilità di assumere. Il pronto soccorso comunque richiede una preparazione diversa, costante. Se vogliamo mantenere il livello che abbiamo serve maggiore impegno».

Il Piccolo, 04 marzo 2009 
 
Il San Polo non perderà il suo Punto nascita  
Il neodirettore generale Ferri favorevole ad attuare il parto indolore su 24 ore 
VERTICE SANITÀ IN MUNICIPIO
 
 
di DOMENICO DIACO

Il Punto nascita dell’ospedale di Monfalcone non è in pericolo. Ha i numeri necessari per continuare ad esistere. L’assicurazione viene dal nuovo direttore generale dell’Azienda sanitaria Isontina, Roberto Ferri, che viene a tranquillizzare le preoccupazioni dei sindacati (e non solo) che paventano una soppressione del servizio a seguito della riorganizzazione del Sistema sanitario regionale. Razionalizzazione che prevede, tra l’altro, l’eliminazione dei «doppioni» tra ospedali vicini. Il Punto nascita con i suoi 671 parti registrati nel 2008, a fronte di un standard fissato di 500, non è dunque a rischio. Se poi l’ospedale di Gorizia, che lo scorso anno ha registrato soltanto 370 parti, intende potenziare il proprio Punto nascita, non sarà certo Monfalcone a impedirlo.
Per quanto riguarda, invece, il discorso del parto indolore nell’arco delle 24 ore, e non solo delle 12 come viene garantito attualmente, Ferri ha sottolineato l’importanza di un ampliamento del servizio. A volere la partoanalgesia c’è una petizione sottoscritta da oltre 2300 donne. Una richiesta sostenuta anche da diverse amministrazioni comunali del mandamento. Ferri, già direttore generale della Ass della Bassa friulana, che subentra a Manuela Baccarin, andata a dirigere il Centro servizi condivisi di Udine, è stato ricevuto ieri in municipio dal sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, al termine di una rapida visita all’ospedale di San Polo dove ha incontrato dirigenti, operatori e rappresentanti sindacali. Il primo cittadino ha assicurato la piena collaborazione al nuovo dirigente dell’Ass, ma ha pure messo in evidenza che suo compito sarà anche quello, nel rispetto dei ruoli, di riferire ed evidenziare eventuali difficoltà che si dovessero registrare nella sanità monfalconese. E parlando della vecchia «guerra» tra l’ospedale di Monfalcone e quello di Gorizia, Pizzolitto ha sottolineato invece la necessità di un coordinamento tra le due realtà, ma anche come «l’orgoglio, lo spirito di appartenenza e una sana concorrenza possa spingere verso un miglioramento del servizio dato all’utenza».
«Non farò mai nulla per portare via una specialità medica a Gorizia – ha concluso il sindaco Pizzolitto – ma allo stesso tempo mi batterò perché non accada il contrario». E sul coordinamento tra i due ospedali si è soffermato anche Ferri, che proprio in questi giorni, dopo la nomina a direttore sanitario di Andrea Collaretta (che già lo affiancava all’Ass della Bassa friulana), sta completando la sua squadra dirigenziale. Ferri ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra le due realtà ospedaliere della provincia di Gorizia che deve avvenire, ha detto, senza appiattire il servizio e neppure le singole identità perché, ha aggiunto «c’è lavoro per tutti, vista la considerevole crescita della popolazione anziana».
«Le Medicine, per fare un esempio – ha proseguito Ferri – sono piene e si tratta per lo più di pazienti anziani. Una situazione che ci spinge tra l’altro anche a rivedere la programmazione nell’approccio con una realtà mutata». Fatte salve le attività di base dei due ospedali per garantire alla popolazione prestazioni standard, per quanto riguarda le specialità «i possibili cambiamenti – ha detto Ferri – possono essere affrontati se ci sono dei professionisti validi che sanno fare il loro lavoro».
Il nuovo direttore generale ha quindi sostenuto l’esigenza di una forte integrazione tra i due ospedali e i servizi erogati sui territori di competenza. Di qui la necessità di una stretta collaborazione con le amministrazioni locali, «dalle quali auspico – ha detto – un giudizio su quanto facciamo per spingerci a migliorare il nostro modo di lavorare».
Relativamente all’organico dell’ospedale di San Polo, Ferri ha detto di non aver trovato «carenze macroscopiche», dopo il piano-assunzioni messo in atto lo scorso anno, che è stato, ha sottolineato il nuovo direttore dell’Ass Isontina, tra i più alti della regione, più consistente persino di quello che ha interessato l’Ass triestina.

Messaggero Veneto, 04 marzo 2009 
 
«Collaborazione per la sanità»  
Il nuovo direttore dell’Ass, Ferri, si presenta al sindaco Pizzolitto 
UN VERTICE A MONFALCONE 
«Non va comunque appiattita l’identità dei due ospedali provinciali» I casi Punto nascita e Medicina. «Sul territorio contiamo sui Comuni»
 
 
MONFALCONE. Va sviluppato un meccanismo che favorisca la collaborazione, senza appiattire l’identità degli ospedali di Monfalcone e Gorizia: è il principio su cui si baserà l’azione del nuovo direttore generale dell’Azienda sanitaria isontina, Roberto Ferri, meccanismo in base al quale il nuovo dirigente ha anche precisato che si prenderà in considerazione l’ipotesi di sviluppare il punto nascita di Gorizia.
Per portarlo nei parametri previsti (500 nascite). Uno sviluppo che però «non significa deprivare Monfalcone, già ben al di sopra degli standard e che può stare tranquilla». Ferri, ieri in visita al San Polo e al sindaco Gianfranco Pizzolitto, ha detto di aver riscontrato, per quanto permesso dai due soli giorni d’incarico, «una buona sanità isontina, con professionisti di valore e profonda attenzione ai problemi ospedalieri e territoriali. Sono convinto che va avviato un meccanismo di collaborazione tra i due ospedali perché c’è lavoro per tutti e ce ne sarà sempre più, visto che la gente invecchia e che aumentano i problemi collegati a tale condizione».
È la situazione del reparto di Medicina, spesso oltre il limite della capienza, a dare la dimensione del moltiplicarsi delle emergenze negli anziani: «Il problema aumenterà, con carichi sempre più intensi, e occorrerà pensare di rivedere le modalità di approccio. Comunque ho già visto che c’è collaborazione tra Monfalcone e Gorizia, per esempio per otorino, oculistica, urologia: in entrambi i nosocomi è praticata l’attività di base, che garantisce il fabbisogno standard e poi c’è la specialità, ben presidiata», ha detto, rilevando l’ottima intesa tra i professionisti che operano con senso di appartenenza all’azienda, che consente d’avere una posizione più forte nel contesto regionale, ove sono attesi cambiamenti.
In merito all’integrazione sanità-territorio, Ferri ha confermato la volontà d’avere un alto livello negli interventi socio-sanitari, per cui è indispensabile la collaborazione dei Comuni per sapere come intervenire, ma soprattutto per capire dove si sta andando.
«Auspico un giudizio sul mio operato, perché questo permette di capire come veniamo vissuti e come possiamo intervenire. È una prassi che ho sempre seguìto e che dà i suoi frutti», ha detto, annunciando di volere al più presto (dopo aver formato la squadra dirigenziale, con il direttore sanitario, Colaretta e quello amministrativo) incontrare i sindacati, per mettere a punto un metodo e creare un confronto che potrà anche essere duro, ma rispettoso, doveroso e utile.
Ferri ha detto di essere convinto che debba essere sostenuta la partoanalgesia. Circa il personale, ha riferito che non ci sarebbero carenze macroscopiche e che comunque sarà garantito il turnover e si stanno predisponendo piani di assunzione.
Soddisfatto Pizzolitto, che ha precisato come non ci siano ostacoli alla collaborazione, «pur sapendo che ci sono confini precisi nel rispetto di ruoli e competenze. Il sindaco dà consigli e indirizzi, ma strumenti e metodo sono del direttore generale. Esistono due ospedali da coordinare, senza appiattimento, con specialità che vanno attribuite. Se qualcuno spingerà per portar via a Gorizia una sua specialità non lo accetterò, ma non accetterò neanche che ne sia tolta una a Monfalcone».
Cristina Visintini

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