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Il Piccolo, 16 maggio 2008 
 
NELL’ISONTINO  
Oggi sciopero per la sicurezza 
  
Tutti i lavoratori dell’Isontino oggi incroceranno le braccia per un’ora, alla fine di ogni turno, per chiedere più sicurezza sui posti di lavoro. L’iniziativa è stata indetta da Cgil, Cisl e Uil provinciali all’indomani dell’infortunio mortale in cui, il 22 aprile, ha perso la vita un lavoratore croato di origine bosniaca all’interno dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone. Più dello sciopero, che vuole comunque sottolineare la protesta di un’area ancora oggi in vetta per l’incidenza degli incidenti sul lavoro, pesa l’assemblea aperta di tutti i delegati sindacali e degli Rls che Cgil, Cisl e Uil organizzano al Marina Lepanto, alle 16.30, per illustrare la propria piattaforma per un lavoro più sicuro. All’incontro sono stati quindi invitati tutti i soggetti, dall’Azienda sanitaria all’Inail e alla Provincia.

SCIOPERO PROVINCIALE  
Un fondo per le famiglie delle vittime sul lavoro  
Iniziativa del sindacato che proporrà alla Regione di attuare il provvedimento
 
 
Ognuno deve fare la sua parte per fare in modo che non si ripetano più incidenti mortali come quello avvenuto nello stabilimento Fincantieri. È questo l’appello lanciato ieri da Cgil, Cisl e Uil che assieme a delegati sindacali e Rls hanno tirato le fila della loro piattaforma rivendicativa in materia di sicurezza in un incontro al Marina Lepanto. L’iniziativa è stata affiancata da uno sciopero generale provinciale di un’ora alla fine di ogni turno, deciso proprio per sostenere l’azione lanciata dai sindacati confederali nel corso della manifestazione del Primo maggio a Gradisca. «Premesso che se si fosse fatta prevenzione – ha detto il segretario provinciale Cgil, Roberto Massera – saremmo in una situazione migliore e quindi la prima responsabilità è delle imprese, tutti gli altri devono fare il loro, compreso il sindacato». Massera ha chiamato in causa innanzitutto l’Ass «con cui si sta trattando da anni per ottenere un adeguamento degli organici della Medicina del lavoro e da cui stiamo aspettando da un mese e mezzo una risposta che non viene». La responsabilità quindi è anche degli enti e delle istituzioni. «Sta a noi reagire – ha però aggiunto Massera – a questo stato di cose, a fare in modo che nessuno entri al lavoro se prima non ha seguito un corso minimo sulla sicurezza e, se straniero, non gli è stato insegnato l’italiano». L’incontro dei sindacati è arrivato proprio all’indomani dell’entrata in vigore del nuovo decreto legge in materia di sicurezza sul lavoro. «Il Testo unico – ha sottolineato il segretario provinciale della Cisl, Umberto Brusciano – che individua la responsabilità oggettiva dei soggetti, rappresentando quindi il motore per invertire un trend negativo che pare inarrestabile, visto che siamo ancora a un milione di infortuni l’anno». Tra le azioni da mettere in campo anche la proposta, da avanzare alla nuova giunta regionale di creare un fondo regionale per il sostegno economico alle famiglie delle vittime di incidenti sul lavoro.

Messaggero Veneto, 17 maggio 2008 
 
Il tema è stato al centro di un dibatitto alla tenda Apih: si è parlato anche del problema amianto  
Alla scoperta della vita nel cantiere  
Cosa è cambiato dagli anni 80 a oggi nello stabilimento  
«È tramontata l’idea della centralità sociale della fabbrica»
 
 
Chi lavorava nei cantieri navali di Monfalcone, fino all’inizio degli anni 80, faceva parte di una comunità, di un gruppo umano coeso e stabile nel tempo. Una peculiarità che poi si è perduta con il giro dei subappalti, con la perdita della tradizione familiare del mestiere, con le barriere di incomunicabilità causate da differenti culture e idiomi. Nell’incontro alla Tenda Apih, ieri mattina, si sono confrontati nel brioso dibattito innescato dalle domande dello storico dell’Università di Trieste Giulio Mellinato, Enrico Bullian, autore de “Il male che non scompare. Storia e conseguenze dell’uso dell’amianto nell’Italia contemporanea”, edito da Il ramo d’oro nel 2008, Loredana Panariti, storica dell’economia all’ateneo triestino e membro del consiglio di amministrazione del Consorzio culturale monfalconese, promotore del dibattito, e il giornalista de Il piccolo Roberto Covaz, autore de “Le abbiamo fatte noi. Storie dei cantierini e del cantiere di Monfalcone”, edito da Biblioteca dell’immagine nel 2008. Tre visioni a confronto, tre libri accomunati però da elementi comuni, come ha osservato Mellinato. Ricorre quest’anno il centenario dalla fondazione del cantiere navale Fincantieri, l’industria più importante in regione.
«Senza questa particolarissima industria l’immagine di gran parte della provincia isontina sarebbe completamente diversa» ha affermato il coordinatore del dibattito. «Il legame sociale fra gli operai del cantiere non è più quello di una volta – ha notato Panariti – si assiste a una segmentazione etnica e regionale. Non c’è più l’idea della centralità sociale della fabbrica nei cantieri navali di Monfalcone. Il nostro tentativo, con l’Archivio della memoria, è di andare dentro la vita del cantiere, vedere cosa succede. Negli ultimi 25 anni si è perso il passaggio di competenze e di saperi, anche a scapito della produttività aziendale. Basti pensare alla crisi degli anni ’90 del settore delle navi da crociera». È svanito l’orgoglio di essere un cantierino, ha concordato Covaz, che nel suo libro ha raccolto le testimonianze e i ricordi, anche di parenti e amici, sulla vita nei cantieri navali. Ora pensionati, gli ex lavoratori della Fincantieri si ricordano nei minimi particolari la costruzione, il varo, le navi che hanno fatto dalla chiglia alle cabine extralusso. Assieme al mestiere però, nei cantieri si sono tramandate anche le malattie asbesto correlate. Bullian ha sottolineato un paradosso storico: già dagli anni 20 si scoprirono le patologie legate all’amianto, ma soltanto nel 1992 è stato messo al bando. Ogni due ore in Italia muore una persona di patologie asbesto-correlate, 4.000 persone l’anno.

Piano sindacale contro gli infortuni sul lavoro Massera: i lavoratori devono essere preparati 
 
MONFALCONE. Iniziative concrete e impegni forti di tutte le parti interessate per fare in modo che le parole diventino azioni e possano davvero contrastare il tragico fenomeno delle morti bianche e degli infortuni. Tra le azioni più urgenti la formazione e l’informazione dei lavoratori, il potenziamento degli organici della Medicina del lavoro, controlli rigorosi anche da parte delle aziende, corsi di lingue per i lavoratori stranieri per dar loro modo di essere informati come gli altri.
Sono questi i principali punti della piattaforma di rivendicazione, che sarà redatta dalle organizzazioni sindacali e che è stata presentata ieri nel corso dell’incontro, dedicato alla sicurezza sul lavoro e organizzato a Marina Lepanto, a completamento dello sciopero provinciale dell’industria che ha visto, ieri, i dipendenti del settore astenersi dal lavoro l’ultima ora di ogni turno.
“Giovedì è entrato in vigore il testo unico sulla sicurezza sul lavoro, uno degli ultimi atti del precedente Governo, sostenuto dai sindacati e avversato dalle parti datoriali soprattutto per l’inasprimento delle sanzioni. Noi invece – ha spiegato il segretario provinciale della Uil, Giacinto Menis – crediamo sia un testo equilibrato, che rimarca nei temi sanzionatori, la gravità di un fenomeno che vede la nostra regione e la nostra provincia ai livelli più alti per dati di infortuni sul lavoro, rispetto al dato nazionale”.
La richiesta, dunque, è quella di interventi seri e rigorosi e la piattaforma che sarà presentata dai sindacati ha come obiettivo la sensibilizzazione di datori di lavoro e istituzioni, perché si assumano le proprie responsabilità. Alla Provincia sarà chiesto impegno sulla formazione, alla Prefettura, che sul tema ha già dimostrato attenzione, sarà chiesto di essere coordinatrice di tutte le attività degli enti preposti al controllo e alla vigilanza. Sarà chiesta anche la presenza forte dell’Azienda sanitaria e il rafforzamento degli organici della Medicina del Lavoro.
Chiedono anche agli enti preposti che vengano accelerati gli iter di riconoscimento, tra cui all’Inail quelli di riconoscimento all’esposizione all’amianto. Visto che la provincia è al secondo posto per infortuni dopo Taranto, deve essere messa in campo una forza straordinaria, investendo su formazione e informazione e sul controllo delle aziende. Secondo il segretario provinciale della Cgil, Roberto Massera, la responsabilità dell’attuale situazione è anche delle imprese. “Se attuassero leggi e principi non ci sarebbe questo problema. In Italia c’è bisogno di sanzioni per chi è riottoso. D’altre parte è anche vero che se ognuno avesse fatto il suo compito non saremmo in questa situazione: sta a noi reagire a questo stato di cose. Lo sciopero dice questo: non entra al lavoro, chi non è formato. Esiste una mappa dei rischi che bisogna spiegare ai lavoratori e occorre insegnare la lingua ai lavoratori stranieri”. Il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto ha ricordato invece come Anci, Upi, Federsanità e sindacati abbiano attivato un forum sulla sicurezza. 

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