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Il Piccolo, 18 novembre 2010 
 
FINCANTIERI. L’AZIENDA: IN CORSO MONITORAGGI. SOLO AL TERMINE FAREMO UNA VALUTAZIONE 
Molatura, rischio di un altro caso-amianto 
I sindacati: nessuno è in grado di garantire che le polveri inalate oggi non provochino malattie in futuro

di LAURA BORSANI

Nuovo sciopero ieri mattina sulla questione-molatura, che questa volta ha bloccato per 4 ore l’allestimento della Carnival Magic. E sul tappeto resta l’interrogativo di fondo: chi può garantire che la procedura lavorativa non determini nel tempo patologie ai danni dei lavoratori? Che tra 15-20 anni non ci si trovi di fronte a conseguenze non previste, come accaduto per l’amianto? Una tragedia, l’amianto, che ha mietuto e continua a mietere vittime, per le quali si sono moltiplicati i processi.
È dunque sulla sicurezza e sulla salute che i sindacati non intendono concedere sconti. Polveri, vibrazioni e rumori sono condizioni di lavoro per le quali si pretendono interventi e investimenti complessivi, al fine di ridurre al massimo i rischi. I sindacati, hanno ribadito ieri, non sono contro la molatura a priori, consapevoli, sostengono, che questa attività è diventata necessaria ai fini produttivi. Ma sul piano della sicurezza alzano le richieste nei confronti dell’azienda. Che ieri ha ritenuto eccessivo e non pertinente il paragone con l’amianto, trattandosi di un materiale, la fibra di ferro, ben diverso dal minerale, e di un’attività, la molatura, che vanta abbondante esperienza e letteratura in materia di conoscenza e prevenzione. «Questa lavorazione è un passaggio obbligato per la realizzazione delle navi-passeggeri – dice l’azienda -. Ma la priorità resta la sicurezza. La salute dei lavoratori non è in discussione. Tanto è vero che, d’accordo con i sindacati, fin dall’inizio si è mossa coordinandosi in modo trasparente con l’Ass deputata al controllo delle norme in materia di ambiente e sicurezza». Solo a conclusione dei monitoraggi, ha aggiunto l’azienda, è possibile affrontare una valutazione complessiva.
Ma i sindacati non sono convinti. Il rappresentante della Rsu-Fiom, Moreno Luxich, osserva: «Non sappiamo quali eventuali conseguenze questo tipo di lavorazione possa determinare nel tempo. Certo è che sono previste patologie correlate, visto e considerato che la polvere non va inalata e non bisogna starci a contatto». «Il punto di contraddizione – continua – è che fino a poco tempo fa la molatura non si poteva eseguire, come concordato dalla Medicina del lavoro, dalla direzione aziendale e dai rappresentanti dei lavoratori. Ora, per esigenze di produzione, diventa necessaria. Non siamo disposti a rischiare. Né ci soddisfa il fatto che l’azienda intende ragionare sulla base della sperimentazione avviata al fine di monitorarne i rischi. A nostro avviso, si tratta di un campionamento inadeguato, previsto in aree lavorative, come la salderia, dove non c’è sufficienza di elementi di indagine. È necessaria invece un’analisi approfondita dell’intera questione». Luxich aggiunge: «Abbiamo sottoscritto innumerevoli accordi sulla sicurezza, per i quali abbiamo dovuto combattere nel farli rispettare. Per questo attendiamo una proposta credibile e concreta».
Michele Zoff, della Rsu-Fim, rilancia: «Un accordo su un processo lavorativo che bene non fa non lo sottoscrivo: chi mi dice che, tra 20 anni, non si determineranno conseguenze a causa dell’inalazione delle polveri? Non siamo contrari alla molatura se prevista con i dovuti requisiti di sicurezza. Vogliamo essere certi che la salute dei lavoratori verrà opportunamente protetta. Una cosa è l’attività di molatura sporadica, altro se diventa sistematica. La salvaguardia della sicurezza e della salute restano le priorità del sindacato». Andrea Holjar, della Rsu-Uilm, concorda: «Quanto sappiamo realmente sui danni che nel tempo può procurare questa procedura lavorativa? È questa incertezza il motivo principale della nostra battaglia. Siamo consapevoli che la molatura va fatta, ma, considerato che è stata ritenuta un’attività a rischio, bisogna fare il possibile per evitare che polveri, vibrazioni e rumori possano portare a malattie professionali. Si tratta di limitare al massimo le possibili conseguenze, attraverso impianti di aspirazione e l’isolamento rispetto ad altre lavorazioni». Holjar conclude: «Non capisco perchè l’azienda si riservi un confronto con i sindacati subordinandolo agli esiti delle indagini-campione avviati sulla molatura. Parliamone e cerchiamo di raggiungere la soluzione migliore. Del resto, investire sulla sicurezza è un risparmio per tutti, per la comunità intera. Cerchiamo dunque di tutelare il più possibile la salute dei lavoratori».
 
FINCANTIERI. SCIOPERO DI 4 ORE. ANCORA ASTENSIONI IN VISTA 
Bloccato l’allestimento di Magic

La vertenza sull’uso della molatura nelle aree dedicate alla saldatura delle lamiere nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone ieri ha bloccato per quattro ore l’allestimento della Carnival Magic, il nuovo colosso dei mari la cui consegna all’armatore è programmata per la fine del prossimo aprile. Le Rsu Fim, Fiom, Uilm hanno proclamato un nuovo sciopero di due ore accompagnato dal presidio degli scaloni di accesso alla nave da crociera, ormeggiata alla riva E del cantiere navale di Panzano.
Stando alle organizzazioni sindacali, l’adesione dei lavoratori è stata molto alta, mentre l’azienda, riservandosi una valutazione complessiva, ha parlato di partecipazione comunque inferiore alle azioni di protesta precedenti. Sempre i sindacati hanno spiegato che non si è verificato alcuno scontro verbale con gli addetti delle imprese in appalto, che hanno in sostanza il monopolio delle fasi conclusive di allestimento delle navi passeggeri costruite a Monfalcone. Le Rsu Fim, Fiom, Uilm non allentano quindi la pressione. Ai tavoli di confronto la società ha dichiarato che applicherà la normativa in materia di sicurezza alla nuova prassi. Un’affermazione che ai sindacati non basta. I sindacati ribadiscono come i responsabili per la sicurezza (Rls) e delegati ogni giorno sono costretti a segnalare violazioni delle prescrizioni su coibentazione, pitturazione, sull’utilizzo dell’spirazione di saldatura e sull’uso massiccio della mola, che, soprattutto nelle aree di bordo, viene fatto con regolarità.
A Fincantieri i sindacati chiedono quindi non di fermarsi a quanto previsto dalla normativa.
«In mancanza di risposte accettabili la vertenza proseguirà», ha chiarito ieri Luxich. Dopo i tre scioperi inanellati nel corso delle ultime settimane e il blocco dello straordinario, che sabato si è tradotto anche nel presidio dell’ingresso del cantiere navale, le Rsu Fim, Fiom, Uilm lunedì pomeriggio hanno del resto deciso di mettere in campo altre azioni di protesta.
Allo sciopero di ieri potrebbero quindi fare seguito nuove iniziative e non è escluso che i sindacati decidano di cercare di coinvolgere la comunità. Resta da vedere se invece una fetta di lavoratori aderirà a una vertenza a oltranza, in un momento che rimane estremamente delicato, per i dipendenti diretti e soprattutto per i lavoratori dell’appalto. Lo sciopero di ieri è stato comunque proclamato da Fim, Fiom, Uilm in seguito al mandato ricevuto dalle maestranze nell’assemblea di un paio di settimane fa. In vista, per il momento, non sembrano esserci un nuovo incontro con la società sulla questione della molatura, il cui impiego è stato sottoposto nelle scorse settimane al monitoraggio della Medicina del Lavoro, dell’Azienda sanitaria e della Fondazione Maugeri.

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Il Piccolo, 13 marzo 2010
 
SCIOPERO PROVINCIALE DELLA CGIL E COMIZI DAVANTI ALLO STABILIMENTO
In 300 a fianco dei lavoratori della Eaton 
Fronte comune con le istituzioni. Chiesta la proroga della Cigs avviata un anno fa

LA CGIL
Chiesta la revisione del sistema degli ammortizzatori sociali, estendendo la cassa integrazione.
Cassa integrazione in deroga e lavori socialmente utili: chiesta la possibilità di coniugare i due aspetti.
Auspicato un fronte comune per la difesa del diritto al lavoro assieme a tutte le istituzioni e all’intera classe politica.
EATON
L’azienda chiede almeno altri 4 mesi di fermo-produzione, dal 14 aprile, data di scadenza della cassa integrazione.
Eaton spera nella ripresa del mercato per consentire la riapertura dello stabilimento.
In questo anno di pausa produttiva la società ha comunque tenuto la fabbrica in manutenzione per consentire un’eventuale immediata riapertura.
LA CASSA
Nell’Isontino il settore delle attività meccaniche ha totalizzato a febbraio oltre 113mila ore di Cigo e oltre 106mila di Cigs.
Il settore installazioni e impianti per l’edilizia ha registrato oltre 17mila ore di Cigo e 646 di Cigs, l’alimentare rispettivamente 304 ore e oltre 18mila.
Per i trasporti e comunicazioni sono state utilizzate 511 ore di Cigo e oltre 4mila ore di Cigs.
di LAURA BORSANI

La crisi tutt’altro che finita, la delocalizzazione che rischia di far perdere il patrimonio professionale al territorio. E gli ammortizzatori sociali, che vanno raddoppiati ed estesi, la cassa in deroga vincolata ai corsi di formazione e non accessibile a quanti svolgono lavori socialmente utili. Ancora, equità nella redistribuzione dei redditi, tassazioni alle rendite finanziarie, riduzione della prima aliquota Irpef, lotta all’evasione fiscale. Precarietà e lavoro insostenibile che attraversa tutte le categorie. Perchè il Governo «sta attaccando i diritti dei lavoratori previsti dalla Costituzione». La manifestazione della Cgil ieri mattina davanti alla Eaton tra i lavoratori in ”cassa”, in occasione dello sciopero provinciale, è stata una battaglia ”a tutto campo”, ma anche l’ennesima testimonianza di solidarietà a un’azienda simbolo della crisi nell’Isontino. «Continuiamo a lottare per salvare il posto di lavoro – ha detto Livio Menon, della Rsu di Eaton -. Siamo vittime di leggi ingiuste, creano solo una guerra tra poveri». Il messaggio è chiaro: serrare le fila per fare ”massa critica” coinvolgendo tutta la classe politica. I lavoratori stringono alleanza, assieme alle altre categorie sociali, come i pensionati, rappresentati ieri da Vittorio Franco (Spi-Cgil). Lo sciopero provinciale della Cgil, di tutte le categorie, a Monfalcone ha rinnovato il sostegno ai 310 dipendenti della Eaton, per i quali il 14 aprile scadrà, dopo un anno, la cassa integrazione straordinaria . Erano presenti circa 300 persone. Secondo la Cgil, il dato medio di adesione regionale si è assestato tra il 40 e il 50% con punte del 70% in alcune aziende come Fincantieri. A fianco dei lavoratori c’erano il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, e il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto. Gherghetta ha ribadito: «La Provincia è vicina a tutti i lavoratori. Siamo di fronte a una crisi creata dall’economia di carta che ha ”mangiato” l’economia reale. Invece di fare decreti interpretativi sulle liste elettorali – ha aggiunto -, è il caso di farli sulla possibilità di coniugare ammortizzatori in deroga e progetti socialmente utili». Ha fatto eco il sindaco Gianfranco Pizzolitto: «Le istituzioni sono coese. Siamo di fronte a gruppi finanziari e l’aspetto speculativo è preminente. A livello di Anci, collegandoci al sindacato, abbiamo messo in piedi tutte le misure possibili. Ma gli strumenti vanno coordinati e pubblicizzati». Ha citato il patto territoriale per comprendere tutte le potenzialità esistenti: «Si tratta non solo di posti di lavoro, ma di un patrimonio professionale che rischia di venire disperso». Ha ricordato le opportunità di Portorosega, che potrebbe diventare il porto della Baviera: «In questo dinamismo le singole criticità possono essere affrontate con altri approcci e strumenti».
Il segretario provinciale della Cgil, Paolo Liva, ha spiegato: «Lo sciopero odierno è contro l’incapacità del Governo di gestire la crisi. Abbiamo scelto di manifestare davanti alla Eaton simbolo di una realtà, l’Isontino, tra le aree della regione più investite dalla crisi. Non lasceremo soli i lavoratori». La Cgil ha sottolineato la necessità di rivedere il meccanismo degli ammortizzatori sociali: «Da subito – ha osservato il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – abbiamo dato priorità a un elemento fondamentale: fermare i licenziamenti, condizione non risolutiva, ma necessaria per uscire dalla crisi. Chiediamo al Governo misure serie, non palliativi. L’eliminazione dei massimali previsti dalla Cigo e dalla Cigs e percorsi omogenei per i lavoratori». Ha evidenziato le incongruenze: «Per avere la cassa in deroga bisogna fare i corsi di formazione, dovendo attingere a fondi europei. Non è possibile accedervi se si è impiegati nei lavori socialmente utili. Dobbiamo restare uniti. Vogliamo lottare per difendere il diritto al lavoro previsto dalla Costituzione». Moreno Luxich, della Rsu Fiom di Fincantieri, ha aggiunto: «Anche noi stiamo soffrendo gli scarichi di lavoro, ma rispetto ai lavoratori della Eaton, siamo fortunati, poichè si tratta di scarichi definiti nel tempo. In Italia non c’è una politica industriale che possa dare prospettiva e dignità al lavoro. Sono problemi drammatici, che si ripercuotono nei rapporti tra gli stessi lavoratori». S’è rivolto poi alle altre sigle sindacali: «Con un Governo di centrodestra, non è possibile che sia solo una parte del sindacato a dire ”no”». Maurizio Vesnaver, della Rsu dell’Ansaldo, ha ricordato come all’Ansaldo dal primo marzo è partita la ”cassa”, a fronte di prospettive tutte da verificare.
 
LA PROPRIETÀ SPERA DI ACQUISÌRE NUOVE COMMESSE 
L’azienda: fondamentali altri 4 mesi di ”cassa”

Il lavoro allo stabilimento Eaton potrebbe ripartire. Ma per raggiungere questo obiettivo, confidando nella ripresa del mercato e quindi nel ritorno degli ordini, è necessario che il blocco della produzione venga prorogato almeno di ulteriori quattro mesi. L’azienda risponde ai lavoratori, ai quali ieri durante la manifestazione provinciale della Cgil, è stata rinnovata la solidarietà. Dunque la cassa integrazione in deroga per un periodo almeno di quattro mesi rappresenta un provvedimento fondamentale per riuscire ad ”agganciare” la ripresa. «Per riprendere la produzione il 14 aprile – ha infatti affermato l’azienda in una nota -, data di fine della cassa integrazione, gli ordini dovrebbero ancora tornare ai livelli che permetterebbero di riaprire lo stabilimento. Eaton spera in una ripresa del mercato. Per questo motivo, sta lavorando con le istituzioni locali e con i rappresentanti dei sindacati per richiedere che il periodo di stop della produzione venga esteso di almeno ulteriori 4 mesi».
L’azienda ha inoltre richiesto alla Pubblica amministrazione di dare avvio ai corsi di formazione professionale per i lavoratori che desiderino trovare un altro impiego altrove.
Nell’aprile del 2009, ricorda l’azienda, in seguito a una riduzione senza precedenti degli ordini effettuati presso la fabbrica di Monfalcone, Eaton ha annunciato che avrebbe messo in cassa integrazione i propri dipendenti e avrebbe interrotto la produzione per un periodo di un anno. «Durante tutta la pausa di produzione – ha aggiunto -, la compagnia ha lavorato per assicurare degli ammortizzatori sociali a impiegati e operai, in modo da ridurre l’impatto della crisi dell’industria sui lavoratori e le loro famiglie. La compagnia ha sempre tenuto lo stabilimento di Monfalcone in manutenzione, in modo da consentire un’eventuale riapertura immediata dell’impianto. Il duro lavoro e la dedizione di tutti gli operai, insieme al costante supporto dimostrato dalla comunità, sono molto apprezzati da Eaton». (la.bo.)

DOPO LA RIAPERTURA DEI BANDI 
Altre 8 assunzioni in Comune di personale che sarà impiegato in lavori socialmente utili

Altri otto lavoratori saranno impiegati dal Comune di Monfalcone in progetti di Lavori socialmente utili. Andranno ad affiancare quelli che, in cassa integrazione o mobilità, già da mesi stanno operano per la manutenzione del verde e degli arredi urbani e per la manutenzione della casa albergo e dell’asilo nido di via Tagliamento. I posti disponibili in base ai progetti approvati dalla Regione sono stati occupati solo ora, perché il Comune ha dovuto riaprire i termini dei bandi, allargandoli a tutto il mandamento, dopo che il primo tentativo era andato deserto. Le qualifiche richieste erano di tipo impiegatizio e l’ente locale non era riuscito a trovare dei candidati su base comunale. Tre degli otto lavoratori sono donne, che saranno impiegate nelle unità operative Contabilità fiscale ed economica, Contabilità e Finanza e Gestione economica del personale. «Da quanto so, almeno una delle lavoratrici che hanno superato la selezione è dipendente di Eaton – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin – e quindi rischia di rimanere al lavoro nemmeno un mese, visto che i Lavori socialmente utili sono incompatibili con la cassa integrazione in deroga. Il sindaco sta quindi continuando a lavorare a livello regionale per tentare di trovare una soluzione e garantire ai lavoratori di Eaton di integrare l’indennità di cassa integrazione, se possibile».
Con la riapertura del bando su base mandamentale il Comune è riuscito a trovare anche l’addetto caposquadra-coordinatore dei operai cinque addetti al verde impiegati grazie agli Lsu già dallo scorso autunno. Sono stati coperti anche i cinque posti (di cui tre andati a delle donne) del progetto di attività con funzioni amministrativo contabili per migliorare le prestazioni offerte dall’ente a favore dell’utenza. (la. bl.)

Il Piccolo, 03 aprile 2010
 
PROROGA DELLA ”CASSA” 
Eaton e sindacati giovedì al tavolo del ministero

Eaton e sindacati saranno giovedì al tavolo del ministero del Lavoro per tentare di ottenere la concessione della cassa integrazione in deroga per un periodo di almeno quattro mesi. L’appuntamento, decisivo per evitare tagli, avrà luogo a sei giorni dalla chiusura della cassa integrazione straordinaria, dopo la quale rimane solo la mobilità per i 320 dipendenti del sito. «Nell’immediato non ci sono spiragli di una ripartenza e quindi la cassa in deroga è fondamentale», ribadisce Thomas Casotto, segretario provinciale della Fiom-Cgil, che assieme alle altre organizzazioni dei metalmeccanici aveva richiesto l’incontro al ministero nelle scorse settimane. A sottolineare l’esigenza di utilizzare ancora gli ammortizzatori sociali è stata la stessa multinazionale statunitense a metà marzo. «Per riprendere la produzione il 14 aprile – ha affermato l’azienda -, data di fine della cassa integrazione, gli ordini dovrebbero ancora tornare ai livelli che permetterebbero di riaprire lo stabilimento. Eaton spera in una ripresa del mercato. Per questo motivo, sta lavorando con le istituzioni locali e con i rappresentanti dei sindacati per richiedere che il periodo di stop della produzione venga esteso di almeno ulteriori 4 mesi». L’azienda ha inoltre richiesto alle amministrazioni di dare avvio ai corsi di formazione professionale per i lavoratori che desiderino trovare un altro impiego altrove. La società dall’avvio della Cigs, poco meno di un anno fa, ha sempre tenuto in manutenzione lo stabilimento in modo, ha spiegato la stessa Eaton, «da consentire un’eventuale riapertura immediata dell’impianto». Nonostante le rassicurazioni, i lavoratori continuano però a essere ”vicini” allo stabilimento per evitare qualsiasi tentativo di depauperamento. (la.bl.)

Il Piccolo, 08 aprile 2010
 
ATTESA PER IL VERTICE AL MINISTERO. MERCOLEDÌ SCADE LA CIGS 
Eaton al bivio, 310 famiglie col fiato sospeso 
Oggi a Roma la decisione sulla ”cassa”: azienda e sindacati chiedono 12 mesi di proroga

di LAURA BORSANI

Ore di ansia e attesa per i 310 lavoratori di Eaton Automotive. Il loro destino è di fatto appeso alla decisione che assumerà oggi il ministero sulla richiesta della ”cassa” in deroga. Ormai siamo agli sgoccioli: mercoledì prossimo scade la cassa integrazione straordinaria, durata un anno. E le condizioni per la ripresa della produzione di valvole per motori nello stabilimento di via Bagni nuova, sono ancora lontane. Non si intravedono infatti al momento segnali utili a sostenere la riapertura dell’attività.
C’è pertanto grande attesa attorno all’esito di questo vertice, ritenuto per nulla scontato. L’incontro al ministero del Lavoro è previsto in tarda mattinata, alla presenza dei vertici dell’azienda, nonchè dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali nazionali e provinciali, oltre ad un esponente della Rsu di stabilimento.
Siamo al bivio, considerando che, qualora non venga accolta la richiesta per la cassa in deroga, si aprirebbe uno scenario davvero buio, con lo spettro delle procedure di licenziamento. Un’ipotesi alla quale nessuno, azienda e sindacati, vogliono pensare. Con ciò pur nella consapevolezza che non sarà una trattativa facile: «Siamo decisamente preoccupati – ha infatti osservato il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – L’esito positivo del confronto non è affatto scontato».
Con questo clima, dunque, ci si prepara ad affrontare la ”giornata del destino”. L’azienda, da parte sua, confidando in una ripresa del mercato che consenta la riapertura dello stabilimento, comunque tenuto in costante manutenzione per consentire un’eventuale riavvio immediato dell’impianto, punta a un obiettivo minimo di una proroga di 4 mesi, ritenuta però insufficiente volendo ”portare a casa” il più possibile. Otto mesi rappresenterebbero un ”respiro maggiore” e dodici mesi un traguardo definito ”ottimale”.
Una proroga di dodici mesi è quella che intendono richiedere i sindacati. «Puntiamo a ottenere il prolungamento più esteso possibile – ha spiegato Casotto -. Dodici mesi sarebbero la risposta migliore, mentre 4 mesi sono insufficienti. Significherebbe ritrovarsi questa estate con la stessa situazione attuale. Piuttosto sarebbe, a quel punto, auspicabile un lasso di 8 mesi, in modo da ripartire con le valutazioni il prossimo anno». A fare eco alle preoccupazioni è il rappresentante delle Rsu di stabilimento, Livio Menon: «Confidiamo che la cassa integrazione in deroga venga accettata, non è un passaggio automatico. In questa sede, ci attendiamo anche di conoscere le idee e la posizione dell’azienda. Il fatto comunque che si vada a discutere ancora di ammortizzatori sociali ci fa mantenere qualche speranza. La nostra richiesta è di una deroga per 12 mesi. Dalle ultime indicazioni fornite in occasione dell’incontro a Gorizia nel febbraio scorso, sappiamo che l’azienda al momento non è in grado di riaprire lo stabilimento in mancanza di condizioni di mercato sufficienti ai fini della ripresa. Siamo chiaramente preoccupati».
Una situazione molto delicata. Per la quale la ”cassa” in deroga rappresenta l’unica via per ”rimanere agganciati” alla salvezza dello stabilimento e alla salvaguardia occupazionale. Il provvedimento comporterebbe, inoltre, la frequentazione obbligatoria dei corsi di formazione, a fronte di una copertura del 30% delle ore di ”cassa”, da parte dei dipendenti, ai quali è necessaria l’iscrizione entro tre giorni, pena la perdita dell’indennità.
I sindacati hanno programmato due assemblee con i lavoratori, lunedì e venerdì prossimi. Incontri durante i quali i rappresentanti sindacali valuteranno la situazione e il da farsi, alla luce dell’esito dell’incontro al ministero. Ci sono altri aspetti presi in considerazione: il segretario provinciale Thomas Casotto ribadisce l’inadeguata funzionalità del sistema degli ammortizzatori sociali, denunciata da tempo dal sindacato. Pone anche l’aspetto retributivo, sostenendo la necessità di abbattere gli attuali massimali, a fronte dei quali la ”cassa” copre solo il 60% del reddito, con una media di circa 800 euro al mese.
 
LAVORI SOCIALMENTE UTILI 
«Dateci garanzie sui contratti»

Da una parte la cassa integrazione in deroga. Dall’altra i lavori socialmente utili. Una ”convivenza” difficile, per la quale i sindacati attendono risposte ufficiali dalla Regione. A riproporre anche questo aspetto è il rappresentante della Rsu di stabilimento della Eaton, Livio Menon: «L’esigenza – spiega – è quella di veder riconosciuti i contratti legati ai lavori socialmente utili pur in regime di cassa in deroga. La Regione ha dato un giudizio positivo in tal senso, volendo garantire la continuità dei contratti. Aspettiamo, pertanto, fiduciosi nella emissione della circolare regionale che ne sancisca il riconoscimento. Si tratta di un palliativo, ma comunque rappresenta un sostegno al reddito dei lavoratori».
Menon evidenzia «l’ottima partecipazione» dei dipendenti della Eaton ai lavori socialmente utili, quantificati in una sessantina rispetto ai 400 complessivi.
«Altre prospettive – aggiunge il rappresentante della Rsu di stabilmento – si profilano anche con il Comune di Grado, prevedendo pertanto un aumento delle adesioni. Per questo confidiamo in una risoluzione positiva che possa pertanto permettere ai dipendenti di mantenere o di accedere a queste occupazioni alternative, senza perdere il diritto alla cassa integrazione». (la.bo.)

MOLTI COLORO CHE HANNO PERSO IL LAVORO 
Nuovi poveri, oltre 500 gli assistiti dalla Cri 
Più che raddoppiate in due anni le persone che chiedono un aiuto alimentare e vestiti

Oltre cinquecento assistiti al mese con la consegna di borse della spesa, vestiti, oggetti di prima necessità. E i fondi che sono sempre meno, mentre le richieste aumentano. È la situazione in cui si trova a vivere la sezione cittadibna della Croce rossa, associazione che si occupa di garantire un sostegno, anche se temporaneo, a famiglie del mandamento monfalconese che si trovano in difficoltà. Fino a due anni fa si viaggiava sui 200 casi al mese. Ma negli ultimi tempi le cose sono molto peggiorate. Adesso, infatti, le persone assistite hanno sfondato quota 500. «Con la chiusura delle fabbriche e la Cassa integrazione le domande di assistenza si sono moltiplicate – spiega la responsabile della Cri locale, Bruna Muntoni Puzzi – e sono soprattutto famiglie. Anzi, negli ultimi tempi sono arrivati anche gli stranieri, che si trovano all’improvviso con un reddito dimezzato, ma una famiglia molto numerosa, di tre o quattro figli, da mantenere. Noi viviamo essenzialmente sulle elargizioni private e sui contributi che riusciamo a ottenere, e cerchiamo di fare il massimo con quello che abbiamo».
Le famiglie arrivano da tutto il mandamento, persino da Fogliano, ma la maggior parte si tratta di nuclei residenti a Ronchi e Monfalcone, oltre che da Staranzano.
La Cri locale copre il territorio da Monfalcone a Fogliano, fino a Doberdò e Grado (pari a oltre 72mila residenti). Si occupa non solo della spesa sociale, ma anche di trasporto infermi, attività socio-assistenziali e sanitarie, fondi e manifestazioni. Per quanto riguarda l’attività di trasporto infermi, la Cri effettua 8mila interventi complessivi per un totale di oltre 500 chilometri, impiegando 60 volontari. Per le attività socio-assistenziali si parla di 105 assistiti e di un totale di 421 interventi, con 519 ore totali. Per fortuna, i volontari non mancano: i corsi di formazione, iniziati nel 1984, hanno visto ben 1175 partecipanti. In totale, i soci sono circa 300, di cui una ventina appartenenti al corpo militare, 142 volontari del soccorso, 116 del comitato femminile, e 23 ”pionieri”.
Per poter mantenere questi suoi impegni, l’associazione ha messo in campo negli ultimi mesi diverse iniziative di auto-finanziamento per le quali è però richiesta la partecipazione della cittadinanza intera. A novembre grande successo ha riscosso il ballo organizzato all’Albergo Impiegati, che peraltro riprendeva una tradizione di qualche anno fa. Adesso, il nuovo appuntamento è per il 26 aprile, alle 20.30, al teatro Comunale di Monfalcone dove andrà in scena lo spettacolo musicale «Pinocchio… e qualcos’altro», in collaborazione con il coro Lions Singers diretto dal maestro Severino Zannerini, composto da parti raccontate e musicali. I biglietti sono in vendita alla sede della Croce rossa in via Cosulich il martedì e il venerdì dalle 10 alle 11. (e.o.)

Primo Marzo 2010 anche a Monfalcone, un giorno senza di noi

Per parlarne assieme e provare a costruire il comitato promotore anche a Monfalcone vediamoci all’Officina Sociale via Natisone 1, lunedì 25 ore 20.30.

Cosa fare il primo marzo? Cosa può essere uno sciopero oggi? Spazio alla creatività. Invia i tuoi contributi al progetto Melting Pot Europa (primomarzo2010@meltingpot.org)

Il Primo Marzo 2010 sarà una giornata speciale.
Una giornata di sciopero delle fabbriche e delle cooperative, dei cantieri e dei braccianti, uno sciopero delle badanti e degli ambulanti, un giorno in cui chiudere i nostri negozi e non andare a scuola, una giornata di sciopero contro il razzismo e la precarietà.
Ma non uno sciopero convenzionale, tanto meno uno sciopero etnico.
Un giorno senza di noi, senza precari o disoccupati, senza lavoratori dipendenti e autonomi, un giorno senza autoctoni e migranti, uno giorno senza noi tutti, per far vedere quanto siamo importanti.

Melting Pot Europa vuole contribuire a questa giornata promuovendo le iniziative che si stanno articolando intorno alla data del Primo Marzo 2010 e cercando di collaborare alla costruzione collettiva di questo percorso inedito, a questa sfida che assomiglia ad un sogno a cui noi tutti vogliamo credere intensamente.

Il dibattito è acceso e assolutamente stimolante.
Ma cosa significa costruire uno sciopero contemporaneo? E´ pensabile che l´astensione dal lavoro sia sufficiente ed incisiva per trasformare questa società? Cosa significa scioperare oggi che la produzione non è più limitata alle mura della fabbrica ma coinvolge pienamente la società nel suo complesso e ingloba affetti e comunicazione, stili di vita e creatività senza per questo perdere il vizio dello sfruttamento e della discriminazione?
Eiste uno sciopero senza sindacati? Esiste uno sciopero senza copyright?

E ancora, cosa significa un giorno senza di noi quando è la crisi ad espellere i lavoratori dal mercato del lavoro?

E´ immaginabile uno “sciopero” dei soli migranti o forse l´orizzonte a cui guardare è quello che coinvolge noi tutti, così come il razzismo, la precarietà, le politiche discriminatorie sull´immigrazione, coinvolgono a pieno le nostre vite, interrogando la società nel suo complesso e non solo i migranti stessi?

Il dibattito è aperto ed invitiamo chiunque voglia proporre riflessioni e contribuire alla costruzione di questo pensiero collettivo sul Primo Marzo 2010 a scrivere all´indirizzo di posta elettronica primomarzo2010@meltingpot.org.

Sostieni Il Comitato Primo Marzo 2010 versando il tuo contributo sul Conto Corrente intestato a Primo Marzo 2010 IBAN IT98V050180160000000-0130877 presso banca Etica

Il Piccolo, 13 giugno 2009

Cremaschi: successo dello sciopero a Panzano
La Failms contesta l’iniziativa e ritira la sua adesione

La Fiom non arretra, convinta che «le navi più belle del mondo si devono fare, ma con dignità per i lavoratori», come ha sottolineato ieri il coordinatore dell’rganizzazione nella Rsu, Moreno Luxich. «Il grande successo dello sciopero a Monfalcone, dove c’è stato anche il blocco totale dei lavoratori in appalto – ha affermato il segretario nazionale Fiom Giorgio Cremaschi – dice che la vertenza non si è conclusa con l’accordo separato. Abbiamo aspettato, dopo il successo dello sciopero di gruppo del 22 maggio, ma finora l’azienda ha fatto finta di nulla». Lo sciopero di Monfalcone e quelli che seguiranno in tutti i cantieri dicono però, secondo Cremaschi, che «Fincantieri deve prendere atto della realtà e convocare le trattative». Per la Fiom rimane imprescindibile la revisione del meccanismo del premio di efficienza. «Il recupero di 20 punti di produttività – ribadisce Luxich – non può avvenire solo a spese dei lavoratori, come si sta profilando in Salderia B, dove, dopo le riunioni effettuate dall’azienda, saranno imposte pause-caffé a orari fissi e sanzioni nel caso in cui si abbandoni la lavorazione sul blocco. Stiamo parlando di saldocarpentieri, che non possono operare per 8 ore continuate. Abbiamo già chiesto un documento di valutazione dei rischi a Fincantieri per quell’area».
La Fiom torna però a chiedere anche una più stringente regolamentazione degli appalti. Lo fa a fronte del caso dei lavoratori croati non pagati per due mesi, ma anche di nuove segnalazioni, da addetti dell’appalto che si sono visti trattenere i badge dai propri capi in grado così di effettuare le timbrature a proprio piacimento.
Dalla Uilm ieri, dopo l’incontro con il direttore di stabilimento, è arrivato invece un appello alla responsabilità. «Visto il quadro delineato dal direttore e anche perché non si può mettere a rischio una fetta così consistente del salario dei lavoratori», ha detto ieri Luca Furlan a nome della segreteria provinciale Uilm, che all’azienda ha chiesto invece di mettere in campo le soluzioni utili a vedere tutelato anche il diritto al lavoro». Nella divisione in atto a livello sindacale si inserisce comunque anche la decisione della Failms-Cisal di ritirare le sue due firme al documento con cui la maggioranza dei delegati Fincantieri si è dichiarata contraria all’accordo integrativo, chiedendo quindi la riapertura della trattativa. Una maggioranza che senza i due delegati Failms nella Rsu dello stabilimento di Monfalcone ora non esiste più. La Failms, come spiega il segretario nazionale Gabriele Bazzaro, pur ribadendo il diritto di ogni organizzazione di decidere in piena libertà, aveva però chiarito che a fronte degli obiettivi del documento sottoscritto anche dalle sue Rsu doveva esserci una collegialità sulle iniziative da prendere», dando mandato ai delegati delle Rsu Failms di ritirare l’adesione al documento sottoscritto.

INTEGRATIVO FINCANTIERI APERTA A PANZANO UNA NUOVA FASE DELLA VERTENZA
Riparte la protesta Fiom, a rischio i test di ”Dream”
Bloccati per tre ore gli ingressi. L’azienda convoca i sindacati: «In pericolo due obiettivi su 4 dei lavoratori»

di LAURA BLASICH

La Fiom-Cgil ha aperto ieri da Monfalcone, il più grande stabilimento di Fincantieri, una nuova fase di azioni contro il contratto integrativo che la società ha sottoscritto il primo aprile con Fim, Uilm e Ugl. E l’azienda annuncia che le agitazioni stanno mettendo a rischio il varo e i test in mare delle due unità in contruzione e allestimento,
LO SCIOPERO. Tre le ore di sciopero per turno con presidio dell’ingresso del cantiere navale, con un’adesione del 44% dei lavoratori Fincantieri, la più alta di sempre da quando l’organizzazione ha avviato la sua campagna contro un integrativo di cui non condivide soprattutto l’aumento del 20% della produttività ”a totale carico delle maestranze”. Lo sciopero ha inoltre bloccato buona parte dei camion con a bordo le forniture necessarie alla produzione all’esterno dello stabilimento e lungo le strade del rione di Panzano che portano al cantiere navale, del tutto bloccate per alcune ore, oltre ad aver fatto saltare la prova di evacuazione dalla Azura P&O. La Fiom ieri ha inoltre annunciato nuovi presidi e quindi blocco del lavoro straordinario oggi e domani e una nuova iniziativa di sciopero lunedì. Il tutto a una settimana dall’uscita della Carnival Dream, il colosso da 130mila tonnellate di stazza lorda e 300 metri di lunghezza da consegnare nella seconda metà di settembre, per le prove in mare aperto e a due settimane dal varo della Azura P&O, altra maxi-passeggeri da 116mila tonnellate di stazza lorda, la cui consegna è programmata per la prossima primavera.
L’AZIENDA. Nel primo pomeriggio di ieri il direttore dello stabilimento, l’ingegner Paolo Capobianco, ha quindi convocato d’urgenza la Rsu al completo, comunicando che «vista la nuova fase di scioperi avviata dalla Fiom, è a rischio l’uscita per le prove in mare della Carnival Dream e le difficoltà si stanno riversando pure sulla Azura P&O che deve essere varata il 27 giugno». In pericolo ci sono di conseguenza due dei quattro obiettivi su cui è stato costruito il premio di programma, siglato dall’azienda con Fim, Uilm e Ugl a livello di stabilimento, e in concreto per i lavoratori la metà dello stesso premio, cioé 600 euro. «Alla Rsu ho comunicato anche – prosegue Capobianco – che a oggi non ci sono ancora nuove commesse per Monfalcone, che quindi inizierà ad avere qualche problema di scarico di lavoro già a ottobre per quel che riguarda gli uffici tecnici e a novembre per l’area sottoassiemi e navale. Anche nel caso fosse siglata qualche commessa nei prossimi mesi, ci sarà qualche scarico da gestire».
NUOVE COMMESSE. Fincantieri, come ha confermato anche nel corso della primavera, sta proseguendo fitte trattative con Carnival. Pare su un ordine di tre navi per la cui realizzazione la società armatrice avrebbe però chiesto uno ”sconto” del 10%, pari quindi a circa 60 milioni di euro a unità. Novità positive, se ci saranno, non sono comunque attese che dopo l’estate, mentre per il mondo dell’indotto, fornitori e appalti, si profila quindi un’ulteriore riduzione dei margini di profitto. Intanto, a Castellammare di Stabia l’accordo sul ricorso alla cassa integrazione ordinaria è stato siglato due giorni fa e da qui alla fine dell’anno saranno un migliaio, su 9.500, i dipendenti che andranno in Cigo nei cantieri del gruppo, esclusi quelli di Monfalcone, Marghera, Riva Trigoso e Muggiano.
PIENA OCCUPAZIONE. Allo stato attuale il cantiere di Panzano sta però vivendo una situazione di superaffollamento, perché la fase avanzata di allestimento della Dream si somma all’uscita della Azura dal bacino in cui sarà impostata, subito dopo il varo della P&O, la Queen Elizabeth. In cantiere ci sono quindi quasi 5mila addetti: i lavoratori esterni hanno raggiunto il tetto delle 3mila unità che vanno a sommarsi ai circa 1.800 dipendenti Fincantieri.

Messaggero Veneto, 13 giugno 2009

Monfalcone. La seconda fase della protesta è cominciata, ieri mattina, con uno sciopero di tre ore
Sale la tensione alla Fincantieri

MONFALCONE. Come deciso nel corso del Coordinamento nazionale Fiom della scorsa settimana, che ha stabilito un pacchetto di otto ore di sciopero da distribuire nelle settimane seguenti, è cominciata ieri la seconda fase della vertenza del contratto integrativo, sostenuta da Fiom e partita già prima della firma separata dell’accordo.
La seconda fase di protesta si è iniziata con lo sciopero di tre ore per ogni turno (primo turno dalle 6 alle 9, giornalieri dalle 8 alle 11 e per gli altri turni le ultime tre ore) e presidio delle portinerie dalle 5 alle 10. Il presidio della portinerie proseguirà anche oggi e domani. Lunedì, oltre al presidio dalla 5 alle 11, i lavoratori incroceranno le braccia per altre tre ore. Lo sciopero di ieri non ha creato disagi al traffico, visto che i mezzi pesanti diretti al cantiere sono stati fatti entrare per il portone di viale Cosulich. «Si parla di recupero di produttività, ma come lo si fa – chiede amaro il coordinatore Fiom nella Rsu, Moreno Luxich –? Con imposizione della pausa caffè a orari fissi, con la caccia all’uomo se un lavoratore si allontana dal blocco senza motivazioni apparenti e con le sanzioni. Si cerca il recupero della produttività, ma sulla schiena dei lavoratori, mentre Fincantieri non ha presentato piani per un’organizzazione decente del lavoro».
Porta l’esempio della salderia B, per cui è stata chiesta una valutazione del rischio, «visto che i saldocarpentieri fanno un tipo di lavoro che non può essere protratto per otto ore filate». Resta aperta poi la questione appalto. Sarebbero giunte alla Fiom denunce di lavoratori di ditte private secondo cui il loro datore di lavoro tratterebbe per sé il loro tesserino d’ingresso e lo timbrerebbe per loro. «Serve una regola», sollecita Luxich, anche a fronte della presenza in cantiere, dove si sta allestendo la Dream Princess, si sta per varare l’Azura e per impostare la Queen Elizabeth, di 3 mila operai esterni. «Per ogni cantiere sono stati firmati premi di programma diversi, che non rispondono a quanto previsto dall’integrativo. Vuol dire che quell’accordo – conclude il rappresentante Fiom – non vale niente». Nella mattinata di ieri il direttore dello stabilimento Fincaniteri, Paolo Capobianco, ha convocato i rappresentanti della Fiom, a cui ha chiaramente spiegato come il proseguimento della vertenza possa mettere in pericolo l’uscita della Dream Princess per le prove in mare, prevista per il 19 giugno, visto che nel corso della settimana dovranno essere realizzati importanti test.

Il Piccolo, 14 giugno 2009

L’AZIENDA MINACCIA DI ANTICIPARE AD AUTUNNO LA ”CASSA” PREVISTA IN ASSENZA DI COMMESSE PER INIZIO 2010
Protesta Fiom, presìdi a oltranza a Fincantieri
Il sindacato: violato il protocollo sulla sicurezza, operai entrati senza timbrare. La ditta: solo persone note alla vigilanza

di LAURA BLASICH

Il braccio di ferro sul nuovo contratto integrativo tra Fiom e Fincantieri a Monfalcone, dove è insediato il più grande stabilimento del gruppo, si fa sempre più duro. Dopo lo sciopero di 3 ore di venerdì, l’organizzazione dei metalmeccanici ieri ha iniziato a presidiare l’ingresso del cantiere navale prima delle 4, pronta a riproporre la stessa azione oggi e a ritornare in sciopero non solo lunedì, per altre tre ore, ma anche martedì e, forse, oltre.
La protesta della Fiom si inasprisce, quindi, a pochissimi giorni dal termine massimo per l’uscita della Carnival Dream per le prove in mare e a non molti dal varo della Azura P&O, mentre il carico di lavoro si sta assottigliando.
Il direttore dello stabilimento, ingegner Paolo Capobianco, rinnova quindi tutta la sua preoccupazione per la situazione che si sta venendo a creare a Monfalcone.
«In questi giorni dovrebbero essere ultimati i test che vanno realizzati prima dell’uscita per le prove in mare – spiega Capobianco – e quindi è davvero a rischio il rispetto di una scadenza che rientra nel premio di programma, assieme al varo della Azura, la cui data, il 27 giugno, diventa sempre più difficile da rispettare. La prospettiva di uno scarico di lavoro per lo stabilimento di Monfalcone è invece sempre più reale. Finora si è sempre parlato di un ricorso alla cassa integrazione ordinaria a inizio 2010, ma, in mancanza di carichi di lavoro nuovi, che, va sottolineato, tutti ci auguriamo, qualche unità degli uffici tecnici andrà in Cigo già a ottobre-novembre. L’ammortizzatore dovrà poi essere impiegato a caduta per il personale dell’officina navale».
Fincantieri denuncia che ieri il presidio “anticipato”, alle 4, della Fiom abbia «reso impossibile l’accesso alla maggior parte del personale delle ditte». Il sindacato da parte sua invece segnala come «Fincantieri abbia autorizzato l’ingresso di personale delle imprese esterne e dell’armatore senza che fosse effettuata la smarcatura ai tornelli e da altri accessi secondari».
«Si tratta di una procedura del tutto anomala – ha denunciato ieri il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – rispetto all’esigenza di sicurezza dello stabilimento e anche ai contenuti del Protocollo di trasparenza. Ho poi personalmente visto dei lavoratori entrare alle 3.45, persone che hanno lavorato durante tutto il resto della settimana e con tutta probabilità si presenteranno anche domani (oggi, ndr). Si parla sempre di sicurezza, ma quante ore accumulano i dipendenti degli appalti? Monitoreremo il fenomeno ed effettueremo delle segnalazioni agli organi competenti».
La società spiega invece come sia stata autorizzata l’entrata, anche da accessi diversi dall’ingresso principale, di persone già conosciute alla vigilanza dello stabilimento, sottolineando invece «l’ingresso del coordinatore Fiom nella Rsu nelle officine, come non potrebbe avvenire».
«Fincantieri non può scaricare sulla Fiom – ha aggiunto ieri proprio il coordinatore della Fiom, Moreno Luxich – problemi che ha voluto creare, scegliendo di chiudere un integrativo in modo separato e senza il consenso della maggioranza dei lavoratori, che sono invece con noi. Il modo più semplice per andare a una conclusione positiva della vicenda è quello di aprire un tavolo e discutere per trovare una soluzione oppure sottoporre il nuovo integrativo al parere di tutti i lavoratori del gruppo».
La Fiom in ogni caso è decisa a proseguire le azioni di protesta, dopo il presidio di oggi e lo sciopero di domani: nuove iniziative sono già in vista per martedì.

Il Piccolo, 15 giugno 2009

Fincantieri, prosegue la protesta della Fiom
Terza giornata di sciopero e presìdi E oggi si replica

Puntuali, delegati e aderenti alla Fiom-Cgil ieri si sono presentati alle 5 di mattina davanti all’ingresso dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone per presidiarlo. E’ stato il terzo giorno consecutivo di protesta da parte dell’organizzazione sindacale, che non considera quindi affatto chiusa la vertenza sul nuovo contratto integrativo di gruppo e che per oggi ha indetto altre tre ore di sciopero per turno. Quante saranno effettuate con tutta probabilità anche domani, superando di fatto il pacchetto di otto ore deciso dal coordinamento nazionale della Fiom. «Valuteremo a questo punto come concludere la settimana», ha detto ieri il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto, presente al presidio come sabato, quando però l’azione era scattata attorno alle 4. La mattinata di ieri, stando alla Fiom, è stata tranquilla: in stabilimento sono entrati però solo gli addetti alla sicurezza delle unità in allestimento, mentre i lavoratori delle ditte in appalto che si erano affacciati a Panzano se ne sono andati, dopo aver visto che in atto c’era una nuova protesta.
«Fincantieri insiste sulla possibilità di uno scarico di lavoro – ha detto ancora ieri Casotto – che non neghiamo, ma che resta del tutto indipendente dalla vertenza sul nuovo contratto integrativo. Non vorremmo, quindi, si trattasse di una prospettiva usata solo per spaventare i lavoratori, che in questi giorni ancora una volta hanno ribadito di non condividere in larga maggioranza l’accordo separato firmato il primo aprile. La crisi c’è e lo sappiamo anche noi, ma il suo costo non può essere scaricato solo sulle spalle dei lavoratori». Casotto osserva inoltre come Fincantieri non dica però una parola sulle modalità con cui lavorano gli appalti nello stabilimento di Monfalcone. «Un turno che inizia alle 3.30 non l’ho mai visto – ha sottolineato ieri il segretario provinciale della Fiom -. Intanto continuano ad arrivare segnalazioni da parte di lavoratori che lamentano di non essere stati pagati con regolarità».

Il Piccolo, 16 giugno 2009

BLOCCO DEGLI INGRESSI DELLO STABILIMENTO DI PANZANO
Sciopero, saltano il varo di Azura e i test di Dream
Il direttore Capobianco: «Ormai mancati due dei quattro obiettivi del premio di programma»

di FABIO MALACREA

Gli scioperi Fiom per il rinnovo del contratto integrativo tornano a bloccare il cantiere di Panzano. E l’azienda ammonisce: solo una ripresa immediata a ritmi serrati del lavoro nello stabilimento potrebbe consentire il rispetto dei tempi per il varo di Azura, il 27 giugno, e per l’inizio dei test di Carnival Dream che dovevano essere avviati venerdì, salvando due dei quattro obiettivi del premio di programma garantito ai lavoratori. Si tratta della somma di 600 euro, mezza mensilità, che pareva ormai acquisita ma che le tute blu monfalconesi perderanno qualora, come tutto ormai fa prevedere, i due obiettivi saranno mancati. Ad affermarlo è il direttore dello stabilimento Paolo Capobianco che invita la Fiom a far rientrare la protesta in un momento cruciale per lo stabilimento e ricorda che in assenza di nuove commesse ci saranno scarichi di lavoro in progressione a partire da quello del settore-progetti già tra settembre e ottobre, e un possibile ricorso alla cassa integrazione ordinaria per i dipendenti diretti tra novembre e dicembre. Il direttore Capobianco prospetta uno scenario futuro estremamente incerto e chiama la Fiom a una riflessione, visto che la sua linea dura rischia di ritorcersi non solo sul piano economico contro gli stessi lavoratori.
Ci sono rischi immediati per lo stabilimento di Monfalcone visto l’aumento della tensione sindacale?
Come direttore dello stabilimento mi sono molto preoccupato nel momento in cui la Fiom ha annunciato una nuova ondata di scioperi e per questo ho chiesto a tutte le componenti della Rsu di affrontare assieme la situazione. Purtroppo la Fiom si è dissociata. La realtà è che, se la vertenza dovesse proseguire in questi termini, sta già diventando impossibile programmare per venerdì l’uscita della Carnival Dream per i test che dovrebbero comprendere due giorni di prove preliminari, operazioni di carenaggio di una settimana all’Arsenale di Trieste e le prove di velocità e manovrabilità in mare aperto, con rientro a Monfalcone il 2 luglio. Non solo, il blocco in banchina di Dream provocherà anche il rinvio del varo di Azura, ora in bacino, in programma il 27 giugno. Queste due scadenze incidono per il 50% sul premio di programma, negli stessi termini della presentazione di Dream, prevista il 18 settembre, e la consegna dei blocchi-nave a fine ottobre.
C’è ancora margine per il rispetto dei tempi?
Ci sarebbe ancora una possibilità: una ripresa del lavoro a pieno regime che, alla luce di quanto si avverte sul fronte sindacale, è assai remota.
Proprio nel cantiere di Monfalcone la Fiom sta alzando i toni della protesta. Ci sono rischi concreti per il futuro dello stabilimento?
Il futuro del nostro stabilimento si giocherà sulla competitività. La crisi ha incattivito il mercato, i nostri concorrenti sono sempre più aggressivi. Anche quando tutto sarà finito, dovremo ricalibrarci su un pacchetto-navi dimezzato rispetto al passato: non più cinque o sei navi passeggeri l’anno ma due o tre. E a lavorare saranno i cantieri più produttivi e competitivi. Fa riflettere, in questo contesto, che Monfalcone accusi un tasso di assenteismo altissimo, vicino al 17%, il doppio rispetto a Marghera. Insomma ci sarebbe bisogno di compattarsi, di uno sforzo maggiore da parte di tutti.
Sembra che la tensione si stia alzando a Monfalcone. Lo confermerebbe l’ampio spiegamento di forze dell’ordine.
La tensione sale ma in effetti non ci sono mai stati degli eccessi. È stata una mobilitazione preventiva. C’era solo da evitare forzature nel caso qualche lavoratore avesse voluto entrare in fabbrica. La presenza delle forze dell’ordine è stata molto discreta.
Si parla di trattative per nuove commesse.
Le trattative ci sono, non si sono mai interrotte. Ma sono sempre più difficili. Purtroppo però, anche se entro quest’anno dovesse arrivare qualche ordine, non si potrebbero evitare i primi scarichi di lavoro. Tra settembre e ottobre nel settore progettazione e ingegneria, tra ottobre e novembre nell’officina navale. Le prefabbricazioni resteranno senza lavoro tra dicembre e gennaio.
Il ricorso alla cassa integrazione è già iniziato in alcuni cantieri del gruppo. E a Monfalcone?
Tra le ditte private si stanno già registrando riduzioni di lavoro. Il nostro obiettivo è di garantire il posto ai dipendenti diretti e lo facciamo anche riorganizzando il lavoro, a esempio, nell’area scafo con un maggiore impiego di lavoratori diretti rispetto all’appalto. Ma senza nuove commesse sarà inevitabile il ricorso alla cassa integrazione tra novembre e dicembre anche a Monfalcone.
Il futuro si gioca dunque sulla produttività.
Il mercato mondiale ed europeo delle crociere sta contenendo la flessione solo con l’abbattimento delle tariffe. La crisi passerà, ma è indubbio che, alla ripresa, nulla sarà come prima. Gli armatori americani soffrono per la chiusura del credito da parte delle banche. La ripresa sarà lenta. E a beneficiarne saranno i cantieri più produttivi e affidabili. In quest’ottica mi sarei aspettato un’assunzione di responsabilità da parte dei sindacati, della Fiom in particolare. Mi auguro che la Fiom comperenda questa situazione e non persegua ancora obiettivi che rischiano di rivoltarsi contro gli stessi lavoratori.

UN’ALTRA GIORNATA DI TENSIONE
Quarto giorno di presìdi, cordoni di polizia
Adesione del 40%. La Fim: «A rischio il salario frutto di un buon accordo»

di LAURA BLASICH

Lo stabilimento Fincantieri di Monfalcone ieri è stato presidiato, per il quarto giorno consecutivo, dagli aderenti alla Fiom-Cgil, ma anche da una massiccia presenza delle forze dell’ordine. Una ventina tra agenti di Polizia e carabinieri si è posizionata a ridosso dell’ingresso principale del cantiere navale, mantenendolo sgombero e utilizzabile dalle automobili, mentre un’altra ventina si è piazzata davanti all’ingresso del parco-lamiere, impiegato ieri per l’ingresso dei mezzi pesanti in stabilimento. Uno spiegamento che raramente si è visto in questi ultimi anni in occasioni di scioperi alla Fincantieri, ma che ha dato la misura del livello raggiunto dallo scontro in atto tra società e Fiom sul nuovo integrativo.
Non ci sono comunque state tensioni. L’adesione alla protesta indetta dalla Fiom è stata del 40% nel primo turno e giornalieri (dati Fincantieri), nonostante il rischio denunciato dalla società dello slittamento delle prove a mare della Dream. Le nuove iniziative di sciopero già in vista per oggi sono state però sospese, in parte perché il pacchetto di 8 ore deciso dal coordinamento per la cantieristica Fiom è andato quasi esaurito tra ieri e venerdì, in parte perché l’organizzazione attendeva qualche novità da Roma, frutto di un possibile dialogo tra i propri vertici e Fincantieri. «I lavoratori hanno aderito alla protesta e non hanno risposto alle provocazioni – ha il coordinatore della Fiom nella Rsu, Moreno Luxich -. Il ruolo del sindacato in questi casi è teso a spiegare perché c’è una mobilitazione: questo è un presidio. Non facciamo picchetti e chi ha voluto entrare lo ha fatto senza problemi. A Fincantieri ancora diciamo che per chiudere il contenzioso basta indire un referendum sull’integrativo il cui risultato va però accettato da tutti».
Il segretario provinciale Fiom Thomas Casotto si è detto «contento della presenza delle forze dell’ordine. Magari, però, ci fosse ogni giorno, a controllare cosa accade nello stabilimento», ha aggiunto Casotto, sottolineando l’impegno del sindacato nel sostenere il rispetto della legalità. Le altre organizzazioni ieri hanno invece espresso preoccupazione sulla possibile perdita di un pezzo del premio di programma. Lo ha fatto Michele Zoff, a nome della Fim, secondo cui «i lavoratori rischiano davvero di perdere del salario garantito da un buon accordo. A quelle sigle che mi hanno attaccato per averlo sottoscritto – ha aggiunto – voglio dire che non accetto lezioni da chi si è fatto eleggere sotto una bandiera, ben presto abbandonata per passare ad altri».
In un comunicato la Uilm, pure sottolineando la preoccupazione e facendo appello al senso di responsabilità di tutti, ha invece voluto porre ai lavoratori alcune riflessioni. La Uilm si chiede innanzitutto come mai solo a Monfalcone siano «attuate azioni di lotta così eclatanti a differenza degli altri stabilimenti, mettendo così a rischio parte del premio siglato con accordo Fim-Uilm pari a circa 600 euro». Vedi l’assenza, secondo la Uilm, di «azioni di lotta forti» in occasione della doppia consegna di Costa Pacifica e Costa Luminosa in Liguria, dove poi il premio di programma è stato sottoscritto anche dalla Fiom. La Uilm chiede ai lavoratori di pensare a quante ore di sciopero siano state fatte a Monfalcone e quante negli altri cantieri. Ai lavoratori hanno portato la propria solidarietà il consigliere regionale di Rifondazione Roberto Antonaz e l’assessore provinciale alle Politiche sociali, Licia Morsolin.

Una partita che si gioca sul recupero complessivo del 20% di efficienza

Oggetto del contendere è il nuovo contratto integrativo sottoscritto da Fincantieri il primo aprile con Fim, Uilm e Ugl, ma non dalla Fiom e dalla Failms-Cisal. Cardine dell’intesa, e anche dello scontro tra Fincantieri e Fiom, è il recupero di efficienza complessivo del 20%. Il relativo premio è stato quindi articolato in 20 punti da 75 euro lordi annui l’uno per un obiettivo massimo quindi di 1500 euro annui. Secondo la Fiom, si tratta di un traguardo irraggiungibile, perché scaricato semplicemente sulla “buona volontà” dei lavoratori. Stando all’accordo, l’obiettivo dovrebbe essere raggiunto attraverso un impegno dell’azienda a sviluppare gli interventi impiantististici indispensabili per il consolidamento del sistema produttivo, a proseguire il potenziamento delle capacità gestionali nelle officine, a promuovere le innovazioni tecnologiche, a intensificare il programma di miglioramento continuo, che punta alla riduzione degli sprechi. Per contro alle risorse viene chiesto un nuovo impegno nello svolgimento della prestazione, dovendo poter contare, per i traguardi da raggiungere, su una prestazione che si caratterizzi per una maggiore presenza, tempi e qualità di esecuzione. In ogni caso si tratta di assicurare un miglioramento di sistema, in termini di efficienza globale, dell’ordine del 20%.

Messaggero Veneto, 16 giugno 2009

Monfalcone. Allo sciopero di ieri ha partecipato il 40 per cento dei lavoratori. Polemiche per la presenza della polizia
Nuovo contratto, Fiom-Fincantieri ai ferri corti

MONFALCONE. Prosegue e si fa sempre più teso il braccio di ferro sul nuovo contratto integrativo tra Fiom e Fincantieri a Monfalcone. Ieri davanti all’ingresso dello stabilimento, in via Marconi e davanti all’ingresso del parco lamiere, in viale Cosulich oltre ai lavoratori in sciopero e ai rappresentanti sindacali, c’erano anche decine di agenti della polizia, alcuni in assetto antisommossa e carabinieri. Presenza che sembra sia stata richiesta dalla stessa azienda, che, come già fatto nei giorni scorsi, ha aperto il grande cancello del parco lamiere per fare entrare i mezzi pesanti diretti allo stabilimento.
Dopo lo sciopero di 3 ore di venerdì, che ha dato il via alla seconda fase della vertenza sostenuta da Fiom contro l’accordo per l’integrativo firmato separatamente da Fim, Uilm e Ugl e soprattutto contro il previsto aumento del 20% della produttività «a totale carico delle maestranze», l’organizzazione dei metalmeccanici di Cgil anche ieri ha presidiato l’ingresso del cantiere navale fin dalla prime ore del mattino, pronta a riproporre la stessa azione e tornare in sciopero anche oggi, superando quindi il pacchetto di otto ore deciso a livello nazionale dalla sigla sindacale.
Allo sciopero di tre ore di ieri ha partecipato il 40% dei lavoratori (per il primo turno e giornalieri), una percentuale piuttosto alta, superata comunque dalla percentuale di venerdì quando ad incrociare le braccia sono stati il 44% dei dipendenti Fincantieri.
La protesta della Fiom si inasprisce, quindi, a pochissimi giorni dal termine massimo per l’uscita della Carnival Dream per le prove in mare e a non molti dal varo della Azura P&O, mentre il carico di lavoro si sta assottigliando.
«Abbiamo notato lo spiegamento di forze dell’ordine davanti al cantiere, ma i lavoratori non hanno risposto alla provocazione e hanno aderito alla manifestazione. I nostri sono presidi e non picchetti, e quanti hanno chiesto di entrare sono potuti entrare» ha detto il coordinatore Fiom nella Rsu, Moreno Luxich, che, prendendo atto del successo dello sciopero, ha voluto evidenziare come sia ruolo proprio del sindacato spiegare il perché della manifestazione.
Luxich ha, quindi, confermato come sia costante il contatto della Rsu con la segretaria nazionale per decidere come e cosa fare. «Ci saranno altre mobilitazioni – ha spiegato – che rafforzeranno la posizione del cantiere di Monfalcone. La cosa più semplice da fare per porre termine a questa tensione è l’indizione di un referendum sull’accordo: Fiom terrebbe conto dell’esito».
Il segretario provinciale Fiom, Thomas Casotto presente davanti al cantiere ha voluto sottolineare di essere contento della presenza delle forze dell’ordine, che garantiscono la sicurezza, «sarebbe bello che venissero ogni giorno dentro lo stabilimento per garantire la stessa cosa. E comunque il sindacato agisce sempre nella legalità». Mentre già nei giorni scorsi la Uilm aveva fatto appello alla responsabilità di Fiom perché non venga messa a rischio una fetta consistente del salario dei lavoratori (in pericolo ci sono di conseguenza due dei quattro obiettivi su cui è stato costruito il premio di programma, siglato dall’azienda con Fim, Uilm e Ugl a livello di stabilimento, e in concreto per i lavoratori la metà dello stesso premio, cioè 600 euro) e aveva chiesto all’azienda di mettere in campo le soluzioni utili a vedere tutelato anche il diritto al lavoro, ieri anche i rappresentanti Fim si sono detti preoccupati per il rischio del premio di programma, «punto positivo previsto dall’integrativo. Abbiamo paura che la gente, non solo chi sciopera, ma anche altri, non ottengano i loro soldi».
Anche il direttore dello stabilimento, ingegner Paolo Capobianco, rinnova la preoccupazione per la situazione e ricorda che in questi giorni dovrebbero essere ultimati i test che vanno realizzati prima dell’uscita per le prove in mare.
Ricorda che è a rischio il rispetto di una scadenza che rientra nel premio di programma, assieme al varo della Azura, la cui data, il 27 giugno, diventa sempre più difficile da rispettare. La prospettiva di uno scarico di lavoro per lo stabilimento di Monfalcone è invece sempre più reale. Finora si è sempre parlato di un ricorso alla cassa integrazione ordinaria a inizio 2010, ma, in mancanza di carichi di lavoro nuovi, qualche unità degli uffici tecnici andrà in Cigo già a ottobre-novembre. (c.v.)

La Failms ritira le firme dal documento sottoscritto con gli altri sindacati

MONFALCONE. Come chiesto dalla segretaria nazionale, anche i rappresentanti della Failms nella Rsu del cantiere navale di Monfalcone hanno ritirato le proprie firme da documento che alcuni mesi fa avevano sottoscritto assieme alle Rsu di altre organizzazioni e che avrebbe dovuto rilanciare una nuova proposta sull’intesa del contratto integrativo siglata tra Azienda – Fim-Uilm e successivamente anche da Ugl.
«Da sempre gli incontri con l’Azienda si svolgono a tavoli divisi e la firma del documento avrebbe dovuto permettere la nascita di un movimento per produrre proposte fuori dalle orbite delle organizzazioni sindacali, e di fatto annullare quelle diversità che Fim Fiom e Uilm, da sempre, sollevano nei nostri confronti – spiega la segretaria nazionale Failms –. La bontà del ragionamento era confermata dall’adesione a questo documento anche da parte di delegati di Rsu appartenenti a organizzazioni sindacali che avevano sottoscritto l’intesa».
Alla luce di ciò la Failms aveva risposto positivamente alla richiesta pervenuta dal segretario della Fiom nazionale. «Oggi dopo diverse settimane dal nostro documento che ribadiva, sì il diritto di ogni organizzazione di decidere in piena libertà, ma chiedeva anche collegialità sulle iniziative da prendere, prendiamo atto – dice Failms – che Fiom invece ha intrapreso una strada del tutto autonoma sulla questione».
La segreteria, quindi, ha dato mandato ai delegati delle Rsu Failms di ritirare l’adesione al documento, «perché non vi sia un uso improprio delle firme apposte. Nel ribadire la linea sulle risposte pervenuteci dall’Azienda inerenti le nostre richieste per il rinnovo del contratto aziendale, invitiamo le Segreterie provinciali Failms ad aprire una discussione con i propri dirigenti sulla questione, in vista di una riunione nazionale che dovrà tracciare la strada da intraprendere».

Il Piccolo, 17 giugno 2009
 
«Il ritardo di Dream non dipende dalla Fiom»  
Il sindacato ribatte alle affermazioni dei vertici Fincantieri
 
 
La costruzione di Dream è in ritardo a prescindere dagli scioperi della Fiom. È quanto ribatte l’organizzazione al direttore dello stabilimento Paolo Capobianco, secondo il quale le azioni di protesta degli ultimi giorni hanno compromesso l’uscita della super-passeggeri da 130mila tonnellate per le prove a mare e messo fortemente a rischio anche il varo di Azura P&O. Due appuntamenti importanti per la società, ma anche per i lavoratori, perché il loro raggiungimento vale la metà del premio di programma. «La costruzione di Dream è in ritardo di un paio di mesi e non di certo per colpa degli scioperi Fiom – afferma il coordinatore nella Rsu, Moreno Luxich -, ma forse perché Fincantieri dovrebbe rivedere l’organizzazione del lavoro necessaria per realizzare un prodotto come quello, senza scaricare poi la responsabilità di recuperare il 20% di efficienza solo sui lavoratori. Ci viene chiesta affidabilità, ma dove è quella dell’azienda che non ha ancora indicato le azioni da mettere in campo per migliorare il sistma produttivo? I ritardi in cantiere sono comunque legati anche a investimenti corposi, ma poco riusciti, come la nuova panel-line, che stenta a funzionare a pieno regime». La Fiom quindi rimane sul piede di guerra, sempre con l’obiettivo di arrivare alla riapertura di un confronto con Fincantieri sull’integrativo frutto di un accordo separato dell’azienda con Fim, Uilm e Ugl. «Il ciclo di mobilitazioni non è ancora finito – preannuncia Luxich – e azioni di protesta sono iniziate anche negli altri cantieri del gruppo, perché noi vogliamo andare al tavolo per discutere i punti contesi». A Fim e Uilm, che hanno espresso le proprie preoccupazioni sulla decurtazione del premio di programma per lo slittamento delle prove a mare della Dream, la Fiom ribatte invece che «gli scioperi sono contro questo integrativo e per evitarli bastava tenere un referendum tra tutti i lavoratori che, come è evidente condividono la posizione, vista l’adesione alla protesta di iscritti ad altre organizzazioni».
Rispetto al fenomeno dell’assenteismo, la Fiom si limita a ribadire di aver chiesto da tempo l’apertura, possibile, di un canale preferenziale per gli infortunati, così da ridurre i tempi di diagnosi e cura.
Rispetto alla cassa integrazione, infine, il sindacato sottolinea come si tratti di qualcosa di assolutamente indipendente dalla vertenza sull’integrativo. Gli scioperi degli ultimi giorni avrebbero comunque creato più di qualche malumore nel mondo dell’indotto, costretto a rispettare le scadenze imposte da Fincantieri, oltre che a fare i conti con margini di utile sempre più risicati, e messo quindi in difficoltà da azioni di protesta che hanno anche rallentato il flusso delle forniture allo stabilimento.

Messaggero Veneto, 17 giugno 2009 
 
Uilm: la Fiom fa perdere soldi agli operai 
 
Vertenza Fincantieri
MONFALCONE. «Sosteniamo con forza, ci appelliamo al senso di responsabilità di tutti coloro che con queste agitazioni mettono a rischio due dei 4 obiettivi del premio, prove a mare e varo, pari a circa 600 euro. Pur legittime, ma non condivise, queste azioni rischiano di penalizzare fortemente anche quei lavoratori che condividono la scelta responsabile della Uilm e della Fim che, in questo difficile momento, durante cui si apprende che ad oggi non ci sono nuovi ordini e Castellammare ha fatto partire la Cassa integrazione ordinaria mentre altri cantieri sono prossimi a scarichi di lavoro, si sono assunte la responsabilità di sottoscrivere l’accordo integrativo di gruppo separatamente consapevoli delle conseguenze»: è questo quanto chiede la Rsu Uilm di Fincantieri Monfalcone in merito allo sciopero proclamato da Fiom, ricordando che i primi risultati di quell’accordo «sono tangibili e verificabili già dalle ultime buste paga, dove si può riscontrare il congelamento della vecchia produttività e nei prossimi mesi, buon senso permettendo, vedremo l’intera applicazione dell’accordo a dimostrazione della bontà della scelta di firmare effettuata dalla Uilm e dalla Fim».
I rappresentanti sindacali dei metalmeccanici Uil, pongono ai lavoratori alcuni riflessioni. «Come mai solo a Monfalcone vengono attuate azioni di lotta così eclatanti a differenza degli altri stabilimenti del gruppo, mettendo così a rischio parte del premio? perché in Liguria dove si è firmato unitariamente l’accordo sul premio di programma non ci sono state azioni di lotta forti durante la mega-cerimonia di consegna, dove sicuramente l’effetto mediatico sarebbe stato molto più visibile e sentito dall’azienda?» chiedono e proseguono domandando se il pacchetto nazionale di sciopero è di 8 ore «quante ne sono state fatte nel resto del gruppo e quante si intendono fare a Monfalcone», ma anche per quale motivo altri integrativi sottoscritti sul territorio, come ad esempio quello di pochi giorni fa con la ditta Beraud Mare «vengono costruiti con lo stesso impianto di quello di Fincantieri (efficentamento, recupero produttività e presenza) e firmati unitariamente? Come Uilm ci chiediamo perché, le lavoratrici e i lavoratori di Monfalcone, devono sempre dare più degli altri stabilimenti, riguardo a ore di sciopero, con ingenti sacrifici economici? Solo perché siamo lo stabilimento più grosso del gruppo? Il sacrificio economico per raggiungere un obiettivo comune – concludono – dovrebbe essere della stessa proporzione».

Il Piccolo, 18 giugno 2009
 
Vertenza integrativo, interverrà Tondo  
Replica ad Antonaz nel question-time in giunta regionale
 
 
Il presidente della Regione, Renzo Tondo, chiederà un incontro a Fincantieri per fare il punto sulla situazione anche a fronte della forte contrapposizione creatasi con la Fiom-Cgil sul nuovo contratto integrativo. È questa la risposta fornita dall’assessore regionale alle Attività produttive Luca Ciriani al consigliere regionale di Rifondazione comunista Roberto Antonaz nel ”question time” che ha aperto la seduta del Consiglio regionale.
Nella sua interrogazione Antonaz, ricostruendo le tappe della vertenza, puntava il dito sull’atteggiamento di rigidità, definita ”sconcertante”, dell’azienda, sottolineando nello stesso tempo l’importanza di Fincantieri per l’economia del Friuli Venezia Giulia.
Secondo Antonaz era ed è quindi «interesse primario della Regione contribuire a risolvere una situazione che rischia di danneggiare l’economia di un territorio già alle prese con una grave crisi». «L’impegno del presidente Tondo c’è ed è un dato positivo – ha commentato ieri il consigliere di Rc -, ma mi sono detto non soddisfatto della risposta fornita dall’assessore Ciriani, perché credo la si potesse articolare di più e, soprattutto, spingersi a prendere una posizione sulla vicenda».
Dallo scontro in atto tra la Fiom e la Fincantieri la politica cittadina rimane intanto molto defilata, se si eccettua appunto Rifondazione comunista, che ribadisce, attraverso il proprio segretario provinciale e consigliere comunale Alessandro Saullo, la propria piena solidarietà ai lavoratori in sciopero. «È scandaloso che l’azienda accusi i lavoratori – aggiunge Saullo – della cattiva gestione della produzione e degli appalti». La Fiom da parte sua preannuncia altre iniziative, ma ”a sorpresa”, rispetto invece a quanto avvenuto tra venerdì e lunedì, ribadendo ancora una volta, anche a Fim e Uilm, come la vertenza sia facilmente risolvibile ricorrendo alla consultazione dei lavoratori. In stabilimento la situazione è tranquilla, nel frattempo, ma i rapporti con l’azienda sono meno distesi, anche su aspetti che riguardano la vita ordinaria del sito produttivo.
A denunciarlo è la Uilm, che ieri, assieme proprio alla Fiom, mancando la Fim, ha chiesto a Fincantieri un incontro per discutere della turnazione estiva, adattata per le categorie le cui lavorazioni diventano ancora più gravose con il caldo. «L’zienda ci ha risposto che se ne discute la prossima settimana – spiega Luca Furlan a nome della Uilm -. Riusciamo a capire che Fincantieri usi a questo punto gli strumenti a sua disposizione per difendere le proprie posizioni, ma ci appelliamo al senso di responsabilità dell’azienda rispetto una questione pratica la cui soluzione va anche nel suo interesse». (la.bl.)

FINCANTIERI MOMENTANEA TREGUA SINDACALE  
Test della ”Dream”, corsa contro il tempo  
Lavori a pieno regime per consentire domani la partenza della nave e rispettare il cronoprogramma 
 
di FABIO MALACREA

La temporanea ”tregua” sindacale degli ultimi due giorni e una forte accelerazione dei ritmi di lavoro potrebbero consentire domani l’avvio delle prove in mare di ”Carnival Dream”, con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda la più grande nave passeggeri mai realizzata nello stabilimento di Panzano e dalla Fincantieri nel suo complesso, attualmente all’ormeggio alla banchina di Fincantieri per il completamento dell’allestimento. Ma questo obiettivo, al quale è legato il 20% del premio di programma di circa 1200 euro ai lavoratori, non è per nulla scontato. Sarà una sorta di lotta contro il tempo che solo nelle ultime ore consentirà di capire se l’enorme mole della ”Dream” potrà lasciare lo stabilimento e iniziare le verifiche tecniche previste dal contratto. Fincantieri, che due giorni fa, per bocca del suo direttore di stabilimento Paolo Capobianco, ha rivolto un appello alla distensione alla Fiom, nella vertenza-integrativo, afferma che lo stabilimento sta operando a pieno regime cercando di ridurre al massimo l’impatto della protesta sindacale.
Secondo l’azienda a rischiare di ritardare l’avvio dei test potrebbe essere il mancato completamento del Pms, il Power management system, nel sistema propulsivo dell’unità. Di fatto, comunque, l’azienda ha già avviato la procedura per la partenza della nave nella giornata di domani, attorno alle 9.30. Notificando i tempi di uscita alla Capitaneria, mobilitando circa 500 tecnici che dovrebbero salire a bordo, predisponendo carte di imbarco e cabine. Anche la cambusa è già stata adeguatamente rifornita. «Comunque vada – aggiunge Fincantieri – faremo di tutto per ridurre al massimo eventuali ritardi». I test di ”Dream” dovrebbero comprendere due giorni di prove preliminari, una settimana di ricovero all’arsenale triestino San Marco per le operazioni di carenaggio e quindi test di velocità e manovrabilità nel Medio e Alto Adriatico.
Il rientro a Monfalcone è previsto per il 2 luglio. Poco prima, il 27 giugno, dovrebbe essere effettuato il varo tecnico di ”Azura”, l’unità in fase di costruzione in bacino.
Fincantieri replica anche alla Fiom che ieri ha attribuito proprio alle falle nel sistema produttivo dell’azienda i ritardi accumulati dalle due navi. «La ”Dream” – afferma Fincantieri – è in linea con i programmi, tanto che la data di consegna è stata confermata per il 18 settembre. Per quanto riguarda poi la ”Panel line” – conclude Fincantieri – sta lavorando già dal mese di febbraio al massimo della produttività».

Messaggero Veneto, 18 giugno 2009
 
Failms-Fincantieri, fumata nera  
Fallito il tentativo di conciliazione sul tempo necessario ai lavoratori per cambiarsi
I rappresentanti dell’azienda non si sono presentati all’incontro con il sindacato L’avvocato Liuzzi: gli operai vanno tutelati, il ricorso approderà in tribunale
 
 
MONFALCONE. È fallito, per la mancata presenza di una delle parti, il tentativo di conciliazione fra la Failms, il sindacato metalmeccanici della Cisal, e la Fincantieri: a non presentarsi, alla Direzione provinciale del lavoro di Gorizia, è stata quest’ultima, mentre c’erano diversi lavoratori che hanno inscenato una manifestazione assieme a esponenti dell’Rsu, al segretario provinciale della Fialms, Fabrizio Ballaben, e al legale del sindacato, Faustino Liuzzi.
Sul tappeto c’era il ricorso al magistrato del lavoro nei confronti dell’azienda affinché il tempo utilizzato dai lavoratori per vestirsi e svestirsi, con le obbligatorie tute, considerate per legge un dispositivo per la protezione individuale, venga considerato all’interno dell’orario di lavoro e, quindi, retribuito.
Si tratta di circa 50 minuti complessivi al giorno, utilizzati all’inizio e alla fine del turno per il cambio degli abiti, che la Fialms ritiene debbano essere retribuiti, anche in considerazione di precise sentenze della Cassazione, ovvero, secondo l’avvocato Liuzzi, in presenza di «un consolidato orientamento giurisdizionale». La seconda richiesta riguarda il lavaggio delle tute, anche questo a carico, attualmente, del lavoratore. Secondo la Failms, la legislazione prevede, invece, che a farsene carico debba essere il datore di lavoro e domanda, quindi, il rispetto di questa normativa, anche attraverso un rimborso delle spese sostenute dal dipendente per la “manutenzione” degli abiti da lavoro.
Fallito il tentativo di conciliazione all’Ufficio del lavoro, è chiaro che, adesso, il ricorso approderà in tribunale, come conferma l’avvocato Liuzzi. «Crediamo fermamente che queste richieste siano mirate a tutelare un diritto dei lavoratori – afferma il legale –, considerando anche che in altre realtà, come per esempio Marghera, sono già state acquisite da tempo e soltanto a Monfalcone c’è ancora questa situazione. Voglio però precisare – aggiunge – che noi non perseguiamo la logica pura e semplice della contrapposizione, ma siamo disponibili anche a un confronto costruttivo con l’azienda e auspichiamo che quest’ultima sia altrettanto orientata in tal senso».
Come detto, davanti alla Direzione del lavoro di Gorizia ieri mattina erano presenti diversi lavoratori, che hanno esposto uno striscione riguardante la vertenza. «Voglio nuovamente ricordare che la nostra battaglia è a difesa non soltanto degli iscritti, ma di tutto il personale interessato da questi provvedimento della Fincantieri – ha ribadito Ballaben – e abbiamo il sostegno, in questo, non soltanto dei lavoratori presenti, ma anche di molti altri che, per motivazioni di lavoro, non hanno potuto partecipare a quest’importante appuntamento. Sapevamo che il tentativo di conciliazione molto probabilmente non sarebbe andato a buon fine, ma noi abbiamo intenzione di proseguire sulla strada tracciata e andremo avanti per far valere questi diritti, affinché nelle buste paga del personale arrivi, finalmente, anche l’importo relativo a quei 50 minuti giornalieri che vengono utilizzati per il cambio degli abiti e che rientrano, a tutti gli effetti, nell’ambito dell’orario di lavoro».
Patrizia Artico 
 
Antonaz: adesso deve intervenire subito la Regione  
 
La vertenza
MONFALCONE. «È intenzione del presidente della Regione, Renzo Tondo intervenire a tutti i livelli con Fincantieri e a livello governativo perché venga riaperta la trattativa azienda-sindacati, superando veti e rigidità pregiudiziali nell’interesse generale della comunità regionale?»: la domanda è posta dal consigliere regionale di Rc, Roberto Antonaz in un’interrogazione che vuole sollecitare la Regione «per richiamare Fincantieri alle sue responsabilità», alla luce dell’aspra vertenza in atto nel gruppo Fincantieri e quindi anche nello stabilimento di Monfalcone.
Vertenza che, secondo Antonaz, si sta inasprendo a causa della rigidità dell’azienda, mentre l’attuale situazione è la diretta conseguenza dell’accordo separato firmato il primo aprile, su contenuti non condivisi da tutti i lavoratori. «In questi mesi il rifiuto dell’accordo separato è cresciuto, culminando nello sciopero generale del gruppo con manifestazione nazionale di Trieste. Anche nelle sigle sindacali firmatari i dissensi sono forti e in alcuni casi culminati anche nella clamorosa sconfessione delle scelte dei loro dirigenti» dice Antonaz, che prosegue indicando come l’azienda «invece di cercare una soluzione positiva della vertenza ha manifestato una rigidità sconcertante, chiudendo ogni spiraglio alla riapertura della trattativa. Fincantieri è una delle nostre attività industriali più importanti e prestigiose ed è interesse primario della Regione contribuire a risolvere una situazione che rischia di danneggiare tutta l’economia di un territorio già alla prese con una grave crisi».
Intanto l’azienda, nei giorni scorsi, ha sottolineato come gli scioperi Fiom per il rinnovo del contratto integrativo mettono in pericolo il rispetto dei tempi per il varo di Azura, il 27 giugno, e per l’inizio dei test di Carnival Dream che dovrebbero essere avviati domani e di conseguenza anche due dei quattro obiettivi del premio di programma garantito ai lavoratori.
Si tratta della somma di 600 euro, mezza mensilità, che pareva ormai acquisita, ma che le tute blu monfalconesi potrebbero perdere qualora i due obiettivi fossero mancati. Sembra però che a fronte dell’assegnazione delle cabine agli addetti ai lavori, avvenuta nelle scorse ore, i test in mare di Dream potrebbero svolgersi come programmato.

Il Piccolo, 19 giugno 2009
 
L’AVVIO DEI TEST ERA PREVISTO PER OGGI  
Slittate le prove in mare della ”Dream”  
Nonostante il superlavoro Fincantieri non è riuscita a preparare la nave per l’uscita
 
 
La Carnival Dream non ce la farà a uscire oggi in mare per le necessarie prove tecniche. La ”tregua sindacale” e l’accelerazione dei ritmi di lavoro nello stabilimento di Panzano non hanno consentito a Fincantieri di approntare adeguatamente la nave per consentirle di lasciare la banchina. Una valutazione, fa sapere l’azienda, verrà fatta in questi giorni per fissare la data d’inizio delle prove tecniche di navigazione. Intanto, per quanto riguarda i presunti ritardi imputati dal rappresentante Fiom in seno alla Rsu ad alcune carenze nel sistema produttivo dell’azienda, Fincantieri, replicando che i tempi sono in linea con i programmi prefissati, lancia il suo affondo nei confronti degli scioperanti: «Probabilmente il rappresentante Fiom nella Rsu, che spara tali accuse, è troppo impegnato nell’organizzazione dei picchetti che finisce per perdere di vista la reale attività produttiva del cantiere». La Fiom-Cgil da parte sua respinge direttamente le accuse al mittente. «Fincantieri non può assolutamente imputare agli scioperi degli scorsi giorni il fatto che non si sia riusciti a completate le verifiche a terra degli impianti, i cosiddetti test memoranda – afferma il coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich -. Di fronte a impianti nuovi di un’unità nuova, non una ripetuta, Fincantieri è arrivata in ritardo a causa della sua disorganizzazione. Se Fincantieri non vuole quindi pagare la parte di premio di programma legata alle prove in mare, si assuma le responsabilità di ritardi di cui sta tendando appunto di scaricare le cause. La nostra è una battaglia di dignità e anche quanto accaduto negli ultimi giorni sarebbe stata evitabile: bastava solo far votare l’accordo sul contratto integrativo a tutti i lavoratori». Ed è finito in un nulla di fatto, l’altro giorno, il tentativo di conciliazione con Fincantieri sulla riconoscimento richiesto dalla Failms-Cisal del “tempo tuta”, cioé del tempo necessario per vestire e svestire la tenuta da lavoro, e del costo sopportato dai lavoratori per lavare il “terliz”. La società non si è semplicemente presentata nella sede della Direzione del lavoro di Gorizia, dove avrebbe dovuto avere luogo il tentativo di conciliazione obbligatorio e davanti alla quale si è radunata una trentina di dipendenti Fincantieri, i primi che si sono associati all’azione legale della Failms. «Il tentativo ha avuto esito negativo per la mancata comparizione dell’azienda – spiega il legale della Failms, avvocato Faustino Liuzzi del Foro di Napoli, che sta seguendo azioni analoghe per altri cantieri del gruppo Fincantieri e per altre realtà industriali -. Presenteremo quindi ricorso al magistrato del lavoro a brevissimo, essendosi conclusa la fase pregiudiziale per questa prima tranche di lavoratori, una trentina appunto. L’adesione da parte dei lavoratori all’iniziativa della Failms è però superiore e davvero corposa, riconoscendo così sia la validità in sé dell’azione sia l’impegno dell’organizzazione sindacale nel tutelare i diritti reali dei lavoratori». Il legale della Failms auspica, nonostante la mancata comparizione, che con Fincantieri possa aprirsi un momento di dialogo sull’oggetto del contendere. La Failms si è mossa a fronte delle sentenze della Cassazione e di alcuni Tribunali che hanno dato ragione ai lavoratori che chiedevano il riconoscimento della retribuzione per il tempo necessario alla “vestizione-svestizione indumenti da lavoro”, ma anche “l’indennizzo e corresponsione oneri lavaggio abiti di lavoro”.

Il Piccolo, 20 giugno 2009
  
”Dream” inizia i test in mare, partenza tra stasera e domani  
Palleggiamento di responsabilità sui ritardi tra Fiom e azienda

di LAURA BORSANI

”Carnival Dream” lascerà il cantiere di Panzano per dare inizio ai test di navigazione tra questo pomeriggio e domani mattina. Condizioni meteorologiche permettendo. Lo ha riferito ieri l’azienda, in considerazione dello stato, in via di ultimazione, del Pms, il Power management system, nel sistema propulsivo dell’unità. E intanto, viene ribadito che, presumibilmente, non verrà corrisposta la tranche del premio di programma, a fronte del mancato rispetto del primo dei quattro obiettivi stabiliti in ordine alle prove in mare. Secondo l’azienda, lo step non è stato rispettato, a fronte di uno slittamento di due giornate rispetto alla tempistica stabilita. Lo aveva anticipato il direttore dello stabilimento, Paolo Capobianco quando, davanti alle Rsu, aveva prospettato il rischio del mancato pagamento.
Dalla Fiom-Cgil giungono nuovi rimandi circa i presunti ritardi che l’azienda imputa ai presidi attuati dal sindacato la scorsa settimana. La Fiom-Cgil sostiene che ”Carnival Dream” è pronta per uscire in mare: «Una parte dei lavoratori è già imbarcata – ha affermato ieri il coordinatore dell’organizzazione nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich – con l’indennità di prove a mare. In base alle notizie che abbiamo, ci chiediamo come mai la nave non esce, visto che a bordo c’è tutto quanto serve per partire». Luxich ha aggiunto: «A Fincantieri vorrei ribadire che la Fiom non ha mai effettuato alcun picchetto, ma dei presidi, come riconosciuto dallo stesso direttore dello stabilimento. Tant’è vero che chi è voluto entrare in cantiere lo ha fatto senza difficoltà». Luxich respinge altresì gli attacchi personali ricevuti: «Rappresento un’organizzazione e i lavoratori che vi si riconoscono, rappresento un potere contrattuale e in questo ambito opero. Non accetto quindi che si facciano delle personalizzazioni, che comunque lasciano il tempo che trovano, visto il consenso dato dai lavoratori all’azione della Fiom anche in questi ultimi giorni».
Ma anche dalla Failms-Cisal giungono precisi segnali. Se infatti a Trieste, martedì scorso, in virtù dell’asserita autonomia e della propria linea sindacale intorno al contratto integrativo, il sindacato ha concordato con la direzione un «percorso di collaborazione», a livello di stabilimento evidenzia due aspetti di peso: l’«assenza a bordo della Dream per le prove in mare di un rappresentante dei lavoratori, necessario per vigilare sulla tutela e la sicurezza delle maestranze, cosa mai avvenuta ad oggi». La Failms rimarca altresì la mancata risposta in relazione a una specifica richiesta espressa al capo del personale per la partecipazione di un proprio delegato a bordo. Il segretario provinciale e regionale della Failms, Fabrizio Ballaben, nel richiedere spiegazioni per questa esclusione, ha parlato di circostanze «molto gravi». Ciò, nonostante «gli sforzi prodotti per addivenire a un rapporto non conflittuale con l’azienda, a Trieste. I nostri lavoratori già imbarcati – ha aggiunto Ballaben preannunciando ulteriori prese di posizione – hanno riscontrato una disorganizzazione lamentando che la nave esca in mare senza un proprio rappresentante sindacale». La Failms interviene altresì sul prospettato mancato pagamento relativo al premio di programma. «Non accettiamo – ha sottolineato il coordinatore della Rsu di stabilimento Mario Pizzolitto – che, anche per una questione politica, il lavoratore ci rimetta il premio, perchè tutti i lavoratori hanno lavorato per raggiungere l’obiettivo. Come coordinatore, mi attiverò per cercare in tutti i modi possibili e leciti di garantire il pagamento».

Il Piccolo, 21 giugno 2009
 
IL SOFFERTO AVVIO DEI TEST IN MARE DELLA NAVE PASSEGGERI  
Questa mattina la ”Dream” sfila nel Golfo  
Confermati tra venerdì e sabato il varo e l’uscita dal bacino di ”Azura P&o”
 
 
Ormai alle spalle il duro scontro di questi giorni tra Fincantieri e Fiom sul nuovo integrativo, la ”Carnival Dream” esce questa mattina per le prove in mare. La conferma arriva dalla Capitaneria cui ieri la società ha richiesto la disposizione di servizi per la mattina di oggi. L’orario esatto in cui saranno mollati gli ormeggi dalla riva E dello stabilimento di Panzano non è stato stabilito, anche perché condizionabile da una situazione meteo decisamente instabile, anche se in tendenziale miglioramento. A bordo della ”Dream”, superpasseggeri da 130mila tonnellate di stazza lorda per 301 metri di lunghezza, la più grande nave da crociera mai realizzata da Fincantieri e dallo stabilimento di Monfalcone, già ieri si trovava imbarcato tutto il personale necessario, cioé alcune centinaia di persone tra tecnici e addetti di Fincantieri, imprese esterne e società armatrice, in parte a bordo già da giovedì, in attesa dell’uscita in golfo. Stando al programma originario della società, la super-passeggeri avrebbe dovuto lasciare il cantiere venerdì scorso, per entrare poi il 22 giugno nell’arsenale San Marco di Trieste, da cui sarebbe dovuta ripartire il 29 giugno per altri due o tre giorni di test di velocità in Adriatico. Tutto dovrebbe essere spostato in avanti di un paio di giorni, mentre al momento non pare debba subire slittamenti il varo della ”Azura P&O”, le cui due fasi, cerimonia e uscita dal bacino, sono previste per venerdì pomeriggio e sabato mattina. I sindacati non hanno ricevuto al momento indicazioni contrarie rispetto a quanto programmato.
L’assenza della ”Carnival Dream”, la cui consegna è prevista a metà settembre, sarà sfruttata per posizionare in banchina la ”Azura”. La nuova unità della flotta P&O, gemella della ”Ventura”, 116mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza, sarà trasferita dai rimorchiatori in riva E, dove finora è stata ormeggiata la ”Dream”, che al suo rientro a Monfalcone passerà invece in riva D per completare l’allestimento. La riva E dello stabilimento di Monfalcone è stata del resto dotata di una nuova gru a braccio della portata massima di 20 tonnellate che il mezzo è capace di esprimere anche a sbraccio completo. Il completamento di ”Azura” è in programma per l’inizio della prossima primavera e il suo posto in bacino dovrebbe essere occupato, già la prossima settimana dalla prima sezione della ”Queen Elizabeth”, 92mila tonnellata di stazza, ma alto standard qualitativo, che sarà realizzata per conto di Cunard del gruppo Carnival. I test in mare rappresentano uno step fondamentale nella realizzazione della ”Dream”, di cui sarà comandante il ligure Carlo Queirolo.
Durante le prove in mare i diversi sistemi sono testati in condizioni estreme. Vedi il ”Crash stop”, brusca ”frenata” al massimo della velocità. La Dream è un prototipo a tutti gli effetti: a bordo potranno viaggiare 3646 passeggeri e 1367 componenti dell’equipaggio. (la.bl.)

Il Piccolo, 22 giugno 2009 
 
LA NUOVA CARNIVAL SI È STACCATA ALL’ALBA DALLA BANCHINA 
La ”Dream” protagonista nel Golfo di Trieste  
Imponente la stazza della passeggeri, impegnata nelle prime manovre e nelle verifiche
 
 
di LAURA BLASICH

La ”Carnival Dream” ha lasciato la banchina dello stabilimento Fincantieri di prima mattina, ieri, per affrontare i test degli impianti di bordo e di navigazione in mare aperto. Cogliendo di sorpresa quanti contavano di godersi lo spettacolo dell’uscita della superpasseggeri che, con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda e i suoi 301 metri di lunghezza, è la più grande nave da crociera mai realizzata a Monfalcone, la Dream si è staccata dalla banchina poco dopo le 6 per la sua personale passerella. Il personale Fincantieri era stato allertato già alle 4 per le operazioni preliminari necessarie alla partenza, avvenuta quindi in piena luce.
LA PARTENZA. Come previsto dall’accordo che la Rsu dello stabilimento ha sottoscritto il primo dicembre 2007 con Fincantieri, dopo che i sindacati avevano aperto la vertenza sulla sicurezza delle operazioni in banchina, messe sotto accusa quando il traghetto Fram, che avrebbe dovuto essere ormeggiato nel primo pomeriggio, era poi uscito dal bacino solo alle 21 di un giorno di novembre. In base a quanto stabilito dall’accordo, le fasi di ormeggio e disormeggio, per quel che riguarda vari o prove a mare, dovrebbero essere sempre programmate durante le ore diurne, mentre partenze o rientri devono avvenire entro la mattinata, in modo da evitare che si concludano con il buio, e in caso di situazioni eccezionali qualsiasi decisione deve essere assunta assieme ai rappresentanti dei lavoratori. La bora, che ieri mattina spazzava il golfo in modo abbastanza sostenuto (raffiche fino a 30 nodi), non ha invece rallentato le operazioni di uscita e lo svolgimento dei primi test. La Dream ieri mattina si stagliava quindi netta sullo sfondo di Trieste e delle alture carsiche alle spalle del capoluogo regionale, rendendo in qualche modo meglio comprensibili le sue eccezionali dimensioni, ma anche dimostrando la sua manovrabilità. La passeggeri, con a bordo alcune centinaia di tecnici Fincantieri, della società armatrice e delle imprese esterne, ha effettuato alcune virate piuttosto strette, fornendo uno spettacolo inaspettato a quanti ieri mattina si sono trovati a percorrere la strada costiera tra Trieste e Monfalcone o già affollavano il litorale cittadino.
”QUEEN ELIZABETH”. Lo stabilimento di Monfalcone si cimenterà comunque a breve anche con ”prodotti” improntati a una politica decisamente diversa. È il caso della ”Queen Elizabeth”, la cui impostazione in bacino è ormai imminente: 92mila tonnellate di stazza lorda, allestimenti extralusso, valore di circa 500 milioni di euro. La ”Queen Elizabeth”, che potrà ospitare fino a 2.092 passeggeri, in consegna nell’autunno 2010, per l’elevatissimo livello di comfort che offrirà ai suoi ospiti, rifletterà l’eccellenza propria dello stile Cunard, la cui flotta si caratterizza per l’inconfondibile colore nero dello scafo, bianco delle sovrastrutture e rosso del fumaiolo. Tra ”Dream” e ”Queen Elizabeth” si colloca comunque la ”Azura P&O”, in consegna nella primavera del prossimo anno, mentre a chiudere il portafoglio ordini per ora c’è ancora solo la ”Carnival Magic”, gemella di ”Dream”, in consegna nella primavera del 2011.

Messaggero Veneto, 26 giugno 2009
 
Monfalcone. La corazzata dei mari di 116 mila tonnellate, realizzata dalla Fincantieri, sarà completata all’inizio della prossima primavera  
Rinvio scongiurato, stamane il varo della nave da crociera Azura P&O
 
 
MONFALCONE. Fugati i timori dei giorni scorsi di non poter rispettare i tempi previsti, si terrà stamattina nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone la cerimonia del varo di Azura P&O, nuova nave da crociera in costruzione nel cantiere, gemella di Ventura, nave consegnata lo scorso anno alla società armatrice P&O Cruises. 
La cerimonia, che potrebbe avere come madrina la moglie del comandante designato della nave passeggeri, prenderà il via alle 10.20 con la “coin ceremony”, cioè la sistemazione di una moneta in segno di buon augurio ai piedi di quello che sulle navi tradizionali era l’albero maestro a cui seguirà alle 11 il varo vero e proprio che prevede il tradizionale taglio della cordicella che trattiene la bottiglia di spumante, che dovrà andare a rompersi sulla fiancata della nave.
Oltre ai rappresentanti della società armatrice, sarà presente alla cerimonia il direttore di stabilimento, Paolo Capobianco. La “Azura”, 116 mila tonnellate di stazza lorda, sarà completata all’inizio della prossima primavera, visto che la società armatrice ha programmato la partenza della crociera inaugurale, di 16 giorni nel Mediterraneo, per il 12 aprile del 2010. Potrà vantare un teatro da 800 posti sviluppato su due livelli, tre piscine principali, un grande schermo affacciato su una delle aree esterne dotate di piscina, mentre ad arricchire l’offerta enogastronomica (12 i bar e locali a bordo) ci sarà il ristorante Sindhu dello chef stella Michelin, Atul Kochhar.
Intanto mercoledì è giunta a Trieste la Carnival Dream, che con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda è la più grande nave da crociera realizzata da Fincantieri. La Dream, lunga 306 metri, alta come un palazzo di 25 piani e larga poco meno di 50 metri, dopo la prima tranche di prove in mare degli scorsi giorni, si trova nel bacino dell’arsenale San Marco, dove sarà sottoposta alle operazioni di carenaggio e dove rimarrà fino a mercoledì, quando riprenderà il mare aperto per testare la capacità di velocità e le performance di navigazione.
Il colosso dei mari è dotata del caratteristico fumaiolo a coda di balena, ma ha anche una serie di scivoli degni di un parco acquatico. Il 2 luglio, invece, dovrebbe essere impostata la prima sezione di “Queen Elizabeth” che affonda le sue radici nella tradizione di Cunard, la cui prima unità dallo stesso nome comparve nel ’38, diventando la più grande nave di linea del momento. La “Queen” sarà lunga 294 metri, larga 32 e alta 54,5 dalla linea di galleggiamento. In tutto sarà in grado di trasportare 2.058 passeggeri che potranno contare sull’85% delle cabine affacciate all’esterno.
Dei grandi transatlantici del passato la “Queen” riprenderà la livrea nera e rossa che contraddistingue Cunard e grandi altezze negli spazi pubblici, ricchi decori e pannellature in legno, mosaici e candelieri e marmi. Rimandi all’Art deco renderanno quindi omaggio alla Queen Elizabeth “originale”, assieme, però, anche alla gamma di intrattenimenti che sarà offerta a bordo. Nello stesso tempo l’unità ricorderà i legami storici che Cunard può vantare con la famiglia reale britannica.
E così a bordo i passeggeri troveranno la Queens room, la tradizionale sala da ballo, da tremila metri quadri di superficie, che sarà tappezzata da vedute dei palazzi reali e fotografie della regina e della famiglia reale, mentre la Garden lounge, con il suo soffitto di vetro ricreerà l’ambiente di una serra ispirata alle “glass houses” dei Kew Gardens di Londra. (c.v.)

Il Piccolo, 26 giugno 2009
 
PANZANO  
Tregua armata della Fiom: non ci faremo intimidire dalle sparate di Fincantieri  
Il sindacato: senza fondamento la richiesta di risarcimento per presunti danni d’immagine  
Oggi la cerimonia del varo di ”Azura”. Proseguono i test della ”Carnival Dream”
 
 
di LAURA BLASICH

E’ una tregua armata quella che è in corso a Monfalcone tra Fiom-Cgil, che continua a ritenere aperta la vicenda del nuovo contratto integrativo, e Fincantieri, che intende avanzare nei confronti dell’organizzazione sindacale una richiesta di risarcimento di 20 milioni di euro per i presunti danni d’immagine arrecati all’azienda a seguito delle azioni di protesta organizzate dalla Fiom. Nello stabilimento di Panzano in vista non ci sono oggi, nella cui mattinata avrà luogo la cerimonia del varo dell’Azura P&O, nuove iniziative di mobilitazione, stando a quanto affermato ieri dal segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto. Rimangono però da effettuare ancora 2 delle 8 ore di sciopero proclamate dall’organizzazione a livello di gruppo e la Fiom non sembra avere alcuna intenzione di non utilizzarle, a meno che la situazione in qualche modo non si sblocchi. «Abbiamo deciso di non effettuare nuove azioni nel periodo in cui la Dream effetua le prove a mare – ha detto ieri Casotto – e comunque le 2 ore vanno effettuate entro il 15 luglio». Sempre come deciso nell’ultima riunione del coordinamento nazionale per la cantieristica Fiom, che tornerà a riunirsi martedì, dopo che la riunione convocata per ieri è slittata a causa dell’indisponibilità di Casotto (impegnato in assemblee all’Ansaldo) e del segretario di Venezia. «Non è escluso che il coordinamento decida un ulteriore pacchetto di ore di sciopero, se Fincantieri non accetterà di riaprire il dialogo», ha aggiunto ieri Casotto. Intanto oggi scioperano gli aderenti alla Fiom delle sedi di Genova e Trieste, mentre la segreteria nazionale della Fiom ieri ha chiarito di considerare «priva di qualsiasi fondamento la richiesta di risarcimento di 20 milioni di euro ventilata dai legali della Fincantieri nel processo per antisindacalità in atto contro l’azienda». «La Fiom ha semplicemente esercitato dei puri diritti costituzionali, di pensiero, parola e sciopero», sottolinea il segretario nazionale dell’organizzazione Giorgio Cremaschi, che ribadisce come la vertenza vada avanti. Secondo la Fiom la richiesta di Fincantieri è «la conferma piena della cultura e delle scelte antisindacali del gruppo». Dopo un accordo separato che «ha violato le più elementari regole di democrazia», tutte le azioni di protesta, rivendica la Fiom, sono state effettuate in un contesto di rispetto delle regole e delle leggi. «Peraltro la Fincantieri è stata più volte sanzionata dalla magistratura – aggiunge la segreteria nazionale della Fiom -, ultimo caso ad Ancona, che ha definito come antisindacali i suoi comportamenti tesi a limitare il diritto di sciopero. La minaccia dei danni è priva di qualsiasi fondamento giuridico e materiale, ma è, purtroppo l’ennesima dimostrazione che l’azienda ha intrapreso una strada di rottura e scontro con il più importante sindacato del gruppo e la grande maggioranza dei lavoratori. Non saranno certo atteggiamenti di questo genere che faranno deviare la Fiom dalla decisione di perseguire un accordo giusto e condiviso da tutti i lavoratori del gruppo». Fincantieri da parte sua ribatte di non perseguire alcuna politica antisindacale, sottolineando come la richiesta di risarcimento danni nei confronti di Fiom sia «al momento solo un’ipotesi percorribile». Fincantieri non ha quindi presentato alcuna istanza formale di risarcimento danni, che, comunque, secondo la società, rappresenterebbe «una risposta a un’azione giudiziaria avviata per iniziativa della Fiom». «Rispetto alla presunta infondatezza delle nostre azioni – conclude Fincantieri – crediamo che a esprimersi dovranno essere gli organismi preposti e non certo la Fiom». Intanto questa mattina lo stabilimento di Monfalcone festeggerà il primo contatto con il mare di una nuova grande nave passeggeri, l’”Azura P&O”, 116mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza la cui consegna è programmata per l’inizio della primavera 2010. Alla cerimonia saranno presenti per l’armatore David Dingle, Ceo di Carnival Uk, e Nigel Esdale, managing di director di P&O, mentre per Fincantieri è certa la partecipazione del direttore di stabilimento Paolo Capobianco.

Il Piccolo, 27 giugno 2009 
 
FINCANTIERI. MERCOLEDÌ UN’APPOSITA SEDUTA  
In Consiglio la vertenza Fiom-azienda
 
 
Del braccio di ferro tra Fiom-Cgil e Monfalcone si occuperà mercoledì prossimo il Consiglio comunale di Monfalcone, città la cui economia dipende ancora in buona parte dal cantiere navale e il cui assetto sociale è stato ed è largamente condizionato dalle necessità produttive dello stabilimento. La conferenza dei capigruppo consiliari giovedì sera ha deciso di dedicare un’intera seduta alla vertenza sul contratto integrativo che in queste ultime settimane si è intrecciata a importanti scadenze produttive dello stabilimento e alla prospettiva di uno scarico di lavoro per alcuni settori del cantiere già a partire dal prossimo autunno, anche nel caso in cui fosse chiuso un ordine in tempi medio-brevi. La discussione comunque partirà mercoledì dall’ordine del giorno presentato dal gruppo di Rifondazione comunista. A fronte della situazione creatasi nelle ultime settimane, secondo Rc, «le amministrazioni delle città dove questi cantieri sono insediate non possono ritenersi estranee a un processo che rischia di deteriorare i rapporti democratici e sindacali in uno dei maggiori gruppi industriali del Paese». Di fatto Rc chiede al sindaco di convocare il tavolo di coordinamento dei comuni delle città dei cantieri perché sostenga nelle sedi opportune la necessità di un’immediata riapertura delle trattative per arrivare a «un accordo efficace e sostenuto dalla maggioranza dei lavoratori», ma anche «l’applicazione di strumenti di democrazia sindacale per la verifica degli accordi contrattuali come modalità di risoluzione dei conflitti tra le parti». 
 
OGGI LA MAXI-NAVE PASSEGGERI LASCERÀ IL BACINO DELLA FINCANTIERI  
Tace la protesta, festa per il varo di «Azura»  
Rispettata la tregua annunciata dai metalmeccanici Cgil. Appello del direttore di stabilimento a un recupero di produttività
 
 
di LAURA BLASICH

Una nuova maxi-nave da crociera, la Azura P&O, è stata varata ieri nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone. A vent’anni dall’impostazione della prima Crown Princess, che segnò l’inizio di una scommessa, vinta, per Fincantieri, cioé il rientro nella costruzioni di navi passeggeri, le prospettive si fanno altrettanto incerte per il cantiere navale, per il quale si profila in modo sempre più deciso uno scarico di lavoro a partire dall’autunno, perlomeno per alcuni settori. Anche se nuovi ordini fossero acquisita entro la fine dell’anno, come pare potrebbe avvenire. Il direttore dello stabilimento, Paolo Capobianco, nel suo intervento durante la cerimonia del varo di Azura, ha quindi lanciato un nuovo appello stare uniti nel puntare su un recupero di efficienza ritenuto necessario per poter rimanere sul mercato. «Purtroppo, come tutti sanno, anche noi oggi dobbiamo confrontarci con una situazione particolarmente delicata – ha detto – a seguito della crisi economica internazionale. Se finora questo stabilimento ha potuto contare su un portafoglio ordini solido, acquisito negli anni passati, è anche vero che al momento nuove commesse non ce ne sono e, se non ne arriveranno già nel breve-medio termine, non potremo garantire la saturazione di tutti i reparti della linea produttiva». Oggi, quindi, per Monfalcone, così come per altri stabilimenti del gruppo, ha aggiunto il direttore del cantiere navale, è «più che mai necessario puntare al recupero dell’efficienza così da metterci nella posizione di stimolare la domanda, offrendo navi a prezzi sempre più competitivi». «E’ questo il nostro obiettivo – ha aggiunto – e mi auguro che il nostro impegno sia condiviso a tutti i livelli dell’organizzazione». Il direttore ha quindi ringraziato, a nome del presidente di Fincantieri Corrado Antonini e dell’amministratore delegato Giuseppe Bono, tutte le maestranze che, si è detto sicuro Capobianco, porteranno a compimento un ottimo lavoro su Azura, «nonostante la recente tensione delle relazioni industriali di stabilimento». Di cui ieri non si è vista comunque traccia: la Fiom-Cgil, che ritene ancora del tutto aperta la vertenza sul contratto integrativo, frutto di un accordo separato con Fim, Uilm e Ugl, non ha effettuato alcuna iniziativa di protesta. E’ quanto del resto era stato preannunciato alla vigilia della cerimonia, sia a fronte dell’impegno rappresentato dalle prove in mare della Dream sia perché un nuovo coordinamento nazionale Fiom si terrà martedì a Roma. Da parte sua la società armatrice, per voce di David Dingle, Ceo di Carnival Uk, e di Nigel Esdale, managing director di P&O, ha confermato l’ottimo livello di collaborazione raggiunto con Fincantieri, che ha «compreso bene le esigenze dell’armatore rendendo Ventura un successo». «Ecco perché possiamo aspettare con fiducia la consegna di Azura, che di Ventura è gemella, nella prossima primavera», ha detto Dingle. Dopo la cerimonia di ieri, di cui è stata madrina Amanda Dowds, moglie del futuro comandante dell’unità, Keith Dowds, la nave passeggeri è attesa all’uscita dal bacino questa mattina, attorno alle 10.45, come indicato dall’ordinanza della Capitaneria di porto che vieta, dalle 10 e fino a conclusione delle operazioni, la sosta e la navigazione nel tratto di mare antistante le banchine della Fincantieri. Il secondo obiettivo del premio di programma, costituito appunto dal varo dell’Azura entro il 27 giugno, è stato centrato. A differenza, perlomeno secondo Fincantieri, del primo, l’uscita per le prove in mare della Dream, slittata di due giorni a causa degli scioperi Fiom, un’accusa che l’organizzazione ha respinto al mittente.

Il Piccolo, 30 giugno 2009 

HANNO ABBANDONATO LA TRATTATIVA. PARTI SEMPRE DISTANTI  
Fim, Fiom e Uilm ritrovano l’unità sindacale contro Fincantieri sul premio d’efficienza

Dopo mesi di contrastri, sul contratto integrativo, i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone ieri si sono mossi all’unisono nell’abbandonare il tavolo convocato dall’azienda per fare il punto sull’applicazione del premio di efficienza, sul quale le distanze rimangono tutte. A ricompattare i metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil è stata alla presenza all’incontro di tre delegati a nome della Failms-Cisal, mentre, secondo quanto deciso dalla commissione elettorale, dovrebbero essere due, riportando il numero complessivo a 21. Al momento i delegati sono invece 22, perché la Failms rivendica l’acquisizione di un terzo rappresentante dal 2008, da quando cioé un eletto con l’Ugl passò ai metalmeccanici della Cisal, e l’Ugl, da parte sua, non ha mai accettato di vedere stravolto il risultato del rinnovo della Rsu del 2007. “Non c’è nulla di personale nei confronti della Failms e del suo delegato – afferma il coordinatore della Fiom, Moreno Luxich – , ma non è possibile che esista questa confusione e che l’azienda gestisca le cose in questo modo”. Il coordinatore della Uilm, Luca Furlan, ieri ha sottolineato come fra l’altro si sia andati oltre l’accordo integrativo, che prevedeva per la commissione del premio di efficienza tre componenti delle Rsu e tre dell’azienda, decidendo di garantire un rappresentante per ogni organizzazione sindacale. “Ci siamo trovati invece con la presenza di tutti i componenti della Failms e senza che sia stata fatta rispettare la decisione della commissione elettorale – ha aggiunto Furlan -. Non ci pare un comportamento coerente da parte di una società che chiede rapporti chiari e collaborativi. Torneremo al tavolo quando Fincantieri chiarisce chi fa parte della Rsu”. Michele Zoff, coordinatore della Fim-Cisl, rileva come “a questo punto ognuno potrebbe sentirsi legittimato ad aumentare i propri delegati, a prescindere dal numero massimo di 21 previsto per lo stabilimento”. Doveva essere proprio la commissione elettorale e il comitato dei garanti interni alla Rsu di Fincantieri a decidere se la Failms-Cisal, sigla sorta dopo le elezioni della Rsu del cantiere navale del 2007, avesse diritto ad aumentare ancora il suo «peso» quanto a numero di delegati. È quanto aveva disposto il giudice del Lavoro del tribunale di Gorizia, cui la Failms si era rivolta. Il contenzioso, che ha coinvolto anche Fincantieri, era nato nel 2008, quando un delegato dell’Ugl aveva deciso di aderire alla Failms, diventandone quindi rappresentante nella Rsu. L’Ugl non aveva però abbozzato rispetto la scelta del suo ex iscritto e aveva nominato un nuovo delegato, difendendo, quindi, il risultato delle elezioni del 2007 e di conseguenza il numero di 3 rappresentanti dei lavoratori. A questo punto Fincantieri, a fronte dell’indicazione di un sostituto da parte dell’Ugl, aveva effettuato una comunicazione di presa d’atto, non riconoscendo implicitamente il delegato trasmigrato alla Failms, che aveva quindi deciso di ricorrere al giudice del Lavoro.

Messaggero Veneto, 03 luglio 2009
 
Comune, tavolo di confronto con Fincantieri 
 
MONFALCONE. È stata quasi una serata dedicata a Fincantieri, quella che ha visto riunito, l’altro giorno, il consiglio comunale di Monfalcone, che, partendo dalla discussione su un ordine del giorno presentato da Rc e dedicato a “Sostegno al lavoro e lavoratori Fincantieri” e a cui è stato contrapposto un altro documento presentato dal Pdl, è arrivato a parlare del peso economico e sociale che l’azienda rappresenta per la città, dello sviluppo portato dai cantieri, ma anche del disagio causato dal sistema produttivo con appalti e subappalti, dei riflessi della crisi economica e del pericolo concreto di scarico di lavoro con conseguente spettro di cassa integrazione, della tensione che in questi ultimi mesi ha caratterizzato il rapporto sindacati-lavoratori da una parte e azienda dall’altra a causa delle firma separata sul contratto integrativo, non condiviso dalla Fiom.
È stato ricordato anche come in occasione dell’ultimo sciopero davanti ai cancelli dello stabilimento sia comparsa la polizia in assetto antisommossa. Insomma, una serata che ha cercato di valutare a 360 gradi il significato della presenza Fincantieri a Monfalcone. Il documento di Rc, che è stato approvato con il voto positivo della maggioranza (“no” di Grassilli, Nicoli, Kulier, la Lega Nord non ha votato, mentre erano assenti i consiglieri che si identificano con l’Udc, Giorgio Pacor, Calzolari, Murgia e Antonaci) non chiedeva un voto sul contratto integrativo, «ma – come ha spiegato Alessandro Saullo di Rc – sul percorso travagliato tra lavoratori e azienda. Non vogliamo fare sindacato, ma politica, ma la città è preoccupata se vede la polizia davanti ai cancelli e la politica deve occuparsi del cantiere, deve dire che se non va bene se non c’è un accordo condiviso e deve capire quali possono essere le prospettive future».
L’odg, alla luce di tutti gli aspetti affrontati, impegna il sindaco a convocare il tavolo di coordinamento delle amministrazioni della città dei cantieri e «a sostenere nelle sedi opportune la necessità di una immediata riapertura del confronto per giungere a un accordo efficace e condiviso». Chiede anche di agevolare la valutazione degli strumenti di democrazia sindacale più opportuni per la verifica degli accordi contrattuali, ma impegna anche sindaco e giunta a un dialogo sempre più proficuo con Fincantieri in modo da giungere a una constatazione della situazione economica generale dello stabilimento con attenzione a prospettive future, commesse e carichi di lavoro e soprattuto «garantire un’armoniosa coesistenza tra le esigenze della città e quelle dell’industria e lavorative, attraverso l’integrazione delle preoccupazioni di impatto sociale ed etico all’interno della visione strategica dell’impresa».
Articolato il dibattito, che ha visto intervenire tutte le forze politiche, in modo pacato e civile. Dura, tra queste, la posizione di Sergio Pacor (Lega Nord) che ha parlato di un’azienda in cui «non ci sono pié regole, né controlli. I problemi sociali della città sono responsabilità di Fincantieri: si deve capire che questa non è la città dei cantieri, ma la città con i cantieri. Tutto si sopporta perché tutto, si dice, dipende da Fincantieri, ma Monfalcone ha avuto ben poco vantaggio dal cantiere, ha prodotto ben poco benessere e il degrado della città è vergognoso».
È stato il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, a sottolineare come sia stato opportuno affrontare l’argomento perché il Comune è “istituzione di prossimità” e deve occuparsi di temi che creano ansia nei cittadini. Il sindaco ha cercato con obiettività di toccare luci e ombre del rapporto con l’azienda, con cui «entro Natale dovremmo arrivare alla firma per la dismissione della piccola ferrovia che taglia la città. Sono dati che indicano che c’è una forte apertura e che la grande fabbrica non può andare in direzione diversa rispetto alla città. Rispetto alla tensione attuale per il contratto integrativo, non possiamo entrare nelle dinamiche sindacali, ma dobbiamo sollecitare una distensione».
Ha stigmatizzato comunque l’intervento della polizia in occasione dello sciopero, «intervento che poteva essere una provocazione, ma priva di senso».

Il Piccolo, 03 luglio 2009 
 
SARÀ CONVOCATO IL COORDINAMENTO DELLE CITTÀ DOVE HANNO SEDE GLI STABILIMENTI DEL GRUPPO  
Pizzolitto mediatore tra Fincantieri e Fiom  
Il Consiglio comunale ha dato mandato al sindaco di promuovere un’azione di pacificazione
 
 
L’inasprirsi dello scontro tra Fincantieri e Fiom-Cgil sul nuovo contratto integrativo preoccupa Monfalcone, in cui è insediato il più grande cantiere del gruppo, anche a fronte del progressivo assottigliamento del portafoglio ordini dello stabilimento. A tal punto che il Consiglio comunale, ribadendo di non potere e non volere entrare nel merito di una vertenza che è e rimane sindacale, ha deciso nella seduta di giovedì sera di dare mandato al sindaco Gianfranco Pizzolitto di avviare un’azione di “pacificazione” tra le parti.
L’assemblea lo ha fatto a maggioranza (centrosinistra più l’esponente della lista civica Città Comune), approvando l’ordine del giorno presentato da Rifondazione comunista, che l’ha poi riveduto e corretto nel corso degli ultimi giorni per cercare di trovare il massimo consenso possibile in aula. Il sindaco dovrà quindi innanzitutto “convocare il tavolo di coordinamento delle amministrazioni delle città  dei cantieri e sostenere nelle sedi opportune la necessità di un’immediata riapertura del confronto per giungere a un accordo efficace largamente condiviso». Al primo cittadino viene chiesto però anche di agevolare la valutazione degli strumenti di democrazia sindacale più opportuni per la verifica degli accordi contrattuali in modo da trovare una più alta modalità  di risoluzione dei problemi ancora aperti. Sindaco e giunta dovranno però pure tentare di dare corpo a un dialogo sempre più proficuo con ”il mondo Fincantieri” viste le prospettive, al momento allarmanti, sul carico di lavoro e l’esigenza, tuttora presente, di arrivare a una coesistenza tra le necessità della città e quelle industriali e lavorative dello stabilimento. Nel corso del dibattito giovedì sera è ritornato del resto a galla, e in modo piuttosto trasversale, il nodo degli impatti prodotti su Monfalcone, 28mila abitanti, dalla presenza del cantiere, 5mila lavoratori, sul fronte dell’immigrazione, pressione sui servizi sociali, sanitari e scolastici, situazione abitativa. Un giudizio estremamente critico su quanto prodotto negli ultimi vent’anni dalle politiche di Fincantieri lo ha espresso ancora una volta la Lega Nord, che non ha voluto votare il documento, come del resto anche Giorgio Pacor dell’Udc, Cesare Calzolari, Giuliano Antonaci e Antonello Murgia dell’Unione di centro (che non si sono nemmeno presentati in aula).
«Abbiamo visto approvare molti ordini del giorno in questi anni, ma non abbiamo visto uscirne nulla di buono», ha sottolineato il capogruppo del Carroccio Sergio Pacor. Il documento presentato da Rc, invece, secondo il sindaco Pizzolitto, «risponde alla necessità di rompere il silenzio rispetto a una situazione che sta creando forte ansia in città». «Siamo l’istituzione di prossimità – ha detto il sindaco – e l’interesse della nostra gente non possiamo trascurarlo». Pur sottolineando i passi avanti compiuti nel rapporto con Fincantieri, che hanno prodotto gli accordi sul recupero delle case Spaini e degli ex alberghi e stanno per produrre un accordo quadro sulla nuova viabilità per lo stabilimento, il sindaco non ha nascosto la sua perplessità rispetto l’impiego di forze consistenti di polizia davanti agli ingressi dello stabilimento in concomitanza con l’ultimo sciopero indetto dalla Fiom. Pizzolitto ha ribadito come la volontà  dell’amministrazione e del Consiglio non sia quella di entrare in percorsi estranei all’ente locale, ma quella di «dare lo spunto per creare un contesto generale diverso e più sereno». L’approvazione dell’ordine del giorno di Rc ha fatto decadere quello presentato dal Pdl che al sindaco chiedeva invece di agire in modo «forte e autorevole» per promuovere la sottoscrizione dell’integrativo anche da parte della Fiom così da consentire alla società di rimanere sul mercato.
Laura Blasich

Il Piccolo, 08 luglio 2009 
 
FINCANTIERI: I NUMERI DELLO ”SCARICO DI LAVORO” 
Fra un anno il 10% a rischio-cassa  
A ottobre i primi 34 tra operai e impiegati fuori della produzione
 
 
di FABIO MALACREA

Se non dovessero andare in porto le trattative per nuove commesse, nello stabilimento di Panzano della Fincantieri, a ottobre di quest’anno lo scarico di lavoro interesserà 34 lavoratori, destinati a raddoppiare il mese successivo, fino a raggiungere il top di 508 a giugno del 2010, il 10% dell’intera forza-lavoro. Sono questi i numeri che Fincantieri ha fornito ieri alla Rsu e ai sindacati a margine della riunione programmata per discutere del premio di efficienza. Una ”fotografia” della situazione allo stato attuale, senza cioè nuove commesse all’orizzonte, che non significa – precisa l’azienda – automaticamente un ricorso alla cassa integrazione. Una contrazione del lavoro che, comunque, l’azienda intende affrontare in modo congiunturale e non strutturale in attesa che la crisi passi. La cassa integrazione, del resto, è già scattata a giugno nel cantiere di Castellammare di Stabia, ed è attesa a settembre a Sestri e a Palermo. Monfalcone si accoderebbe, assieme ai cantieri di Ancona, a ottobre. La data era stata anticipata di recente da Fincantieri che aveva parlato di primi ”scarichi” proprio a ottobre nei settori della progettazione e del taglio delle lamiere. Ora ci sono anche i numeri: all’inizio contenuti ma poi in crescita verticale e molto preoccupanti, pur in un cantiere che occupa oltre cinquemila lavoratori, tra ”diretti” e dell’appalto.
La lista parte dai 34 lavoratori di ottobre, ai 76 di novembre, ai 138 di dicembre. Una progressione al raddoppio che continua con i 200 di gennaio 2010, ai 259 di febbraio, ai 325 di marzo, ai 385 di aprile, fino ai 508 di giugno 2010, passando attraverso i 449 di maggio. A essere colpiti dallo scarico di lavoro e quindi da un possibile ricorso alla cassa integrazione, insomma, potrebbe essere, la prossima estate, il 10% dello stabilimento, tra impiegati e operai. Fincantieri non ha invece quantificato i periodi di cassa integrazione, auspicando che, comunque, siano i più brevi possibile. Tutto ciò, ha chiarito l’azienda, se non dovessero subentrare novità circa nuove commesse. E non sembra che attualmente ci siano le premesse per una schiarita su questo fronte visto che le trattative in corso non sembrano trovare sbocchi a breve termine.
«Sono numeri che mancano della considerazione del ”se” – ha commentato Moreno Luxich, coordinatore della Fiom nella Rsu -, numeri allarmistici che andavano trattati con maggiore prudenza da parte di un’azienda che ha la responsabilità di dare lavoro a Monfalcone a cinquemila persone. Sono numeri, oltretutto, che pongono delle serie responsabilità anche agli amministratori locali che rischiano di scottarsi presto con una patata bollente del genere tra le mani».
Preoccupazione è stata espressa dalla Failms: «Ci sono situazioni economiche insostenibili in cui i lavoratori – ha detto il coordinatore nella Rsu Mario Pizzolitto – non riescono più a ”sbarcare” il mese. Abbiamo ribadito che il contratto integrativo entrato in vigore non ha portato nessun beneficio economico per la grande maggioranza dei Lavoratori». La Failms ha chiesto a Fincantieri di fornire quanto prima «informazioni spettanti per legge al sindacato»: schede di commessa, gli organici suddivisi per dirigenti, quadri, impiegati, operai, carichi di lavoro suddivisi per reparti. 
 
Finita la tregua, tornano i presìdi davanti al Cantiere 
 
A quasi un mese dalla precedente tornata di scioperi la Fiom-Cgil riprende la sua protesta venerdì con l’obiettivo di riaprire il tavolo di confronto sul contratto integrativo firmato da Fincantieri con Fim, Uilm e Ugl. Come da mandato del coordinamento nazionale per la cantieristica dell’organizzazione, la Fiom a livello locale dovrebbe esaurire il pacchetto di 8 ore di sciopero deciso a inizio giugno e quindi andare a effettuare 2 ore di astensione dal lavoro. Resta ancora da vedere con quali modalità. Non è escluso, come accaduto attorno a metà dello scorso mese, che possa essere effettuato il presidio dell’ingresso del cantiere navale di Panzano. «La vertenza sull’integrativo si sta intrecciando con il rinnovo del biennio economico del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici – afferma il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto -. Per quanto ci riguarda terremo le assemblee con i lavoratori, anche di Fincantieri, entro il 28 luglio». Intanto la società sta ricorrendo alla cassa integrazione ordinaria a Castellamare e ha già previsto di utilizzare l’ammortizzatore sociale in altre realtà del gruppo. Il coordinamento nazionale Fiom ritiene però che «prima è necessario risolvere al più presto i problemi determinati dall’accordo separato, con una nuova intesa basata su soluzioni più giuste ed equilibrate, e immediatamente dopo è indispensabile convocare un tavolo nazionale per la gestione contrattata della crisi con l’obiettivo di evitare che l’attuale gestione della crisi da parte dell’azienda possa arrivare a configurare esuberi che in Fincantieri non ci sono e non ci saranno».
Se per lo stabilimento di Monfalcone la Cigo potrebbe aprirsi già in autunno per gli uffici tecnici, altre realtà del territorio la stanno prolungando a fronte della mancata ripresa degli ordini. Dopo la Sbe, anche la Detroit del gruppo de Rigo ha deciso di ricorrere a un nuovo periodo di Cigo: si tratta di 6 settimane a completamento delle 7 avviate a inizio maggio. La Cigo coinvolge, a rotazione, una quarantina dei 100 lavoratori dello stabilimento di Ronchi. Per Roen Est ci sarà invece una verifica sulla Cigo alla fine del mese. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 08 luglio 2009 
 
Monfalcone. Lo ha comunicato la stessa azienda in un incontro con le rappresentanze sindacali  
Fincantieri, rischio cassa integrazione
  
 
MONFALCONE. Da ottobre, anche nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone potrebbe arrivare la cassa integrazione.
Lo ha comunicato la stessa azienda nel corso di un incontro convocato dalla Direzione Fincantieri a cui sono state chiamate le Rappresentanze Sindacali Unitarie e voluto per informare i rappresentanti dei lavoratori in merito allo stato futuro di lavoro, futuro non certo roseo con l’ attuale situazione delle commesse e la previsione di un preoccupante scarico di lavoro.
«Prima che si arrivi alla cassa integrazione ordinaria, la Direzione ha voluto fornirci una ipotesi di situazione che potrebbe verificarsi in caso di mancate nuove acquisizioni di commesse, situazione determinata dalla crisi economica finanziaria di portata internazionale, che ha provocata discontinuità nei carichi di lavoro» spiega il coordinatore Failms nella Rsu, Mario Pizzolitto che fa anche un elenco ipotetico del numero di lavoratori che potrebbero essere interessati dalla cassa integrazione: in ottobre 2009, 34 lavoratori, seguiti da 76 nel novembre 2009, 138 per dicembre 2009. Nel 2010 si proseguirebbe con 200 persone a gennaio, 259 per febbraio, 325 per marzo, 385 per aprile, 449 per maggio, 508 in giugno.
Naturalmente Fincantieri dal canto suo auspica che ci siano acquisizioni di costruzioni entro tempi brevi e che il periodo di cassa integrazione siano le più brevi possibili
La Failms esprime preoccupazione, visto che già oggi esistono situazioni economiche insostenibili, con lavoratori che non riescono ad arrivare a fine mese. “Si prevedono periodi difficili. Abbiamo ribadito che il contratto integrativo entrato in vigore non ha portato nessun beneficio economico per la grande maggioranza dei lavoratori. Abbiamo rimarcato a Fincantieri – dice Pizzolitto – di fornire quanto prima informazioni spettanti per legge al Sindacato, quali le schede di commessa, gli organici suddivisi per dirigenti, quadri, impiegati, operai, i carichi di lavoro suddivisi per reparti e la formazione in corso nel 2009 per operai, impiegati e quadri”.
 

Il Piccolo, 10 luglio 2009 
 
INTEGRATIVO FINCANTIERI  
Sospesi sciopero e picchetti, giovedì incontro con l’azienda
 
 
Niente sciopero oggi nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone. La Fiom-Cgil aveva proclamato una sospensione del lavoro di 3 ore a sostegno della sua vertenza per il rinnovo del contratto integrativo, ma ha deciso nella tarda mattinata di ieri di sospendere l’iniziativa a fronte della convocazione di un incontro da parte di Fincantieri per giovedì prossimo. «A seguito di questa convocazione – si legge in una brevissima nota dell’organizzazione sindacale – la segreteria nazionale della Fiom ha deciso di sospendere le iniziative di lotta previste per i prossimi giorni nel gruppo e di convocare per la giornata del 10 luglio il coordinamento nazionale. Questo ai fini di trovare una soluzione positiva al conflitto sindacale aperto». Anche i rappresentanti dei lavoratori dello stabilimento di Monfalcone saranno quindi oggi a Roma per il confronto interno che precederà la riapertura del dialogo con la società. Resta tutto da vedere l’esito dell’appuntamento della prossima settimana che arriva dopo mesi contrassegnati da uno scontro sempre più duro tra Fincantieri, che ha firmato l’integrativo il primo aprile con Fim, Uilm e Ugl, e la Fiom, che si è dichiarata contraria ai contenuti dell’intesa, chiedendo il referendum sull’accordo tra tutti i lavoratori o in alternativa la riapertura della trattativa.

Il Piccolo, 03 aprile 2009 
 
CONTRATTO FINCANTIERI. PROTESTA CONTRO LA FIRMA DELL’INTEGRATIVO  
Anche la Fim in sciopero: no all’intesa  
Metalmeccanici Cisl accanto alla Fiom. Stabilimento fermo per 8 ore. Adesione del 48%
 
 
di LAURA BLASICH

Doveva essere uno sciopero di tre ore e condotto in solitaria dalla Fiom-Cgil, che mercoledì a Roma non ha voluto firmare il testo del nuovo contratto integrativo dei lavoratori di Fincantieri, ritenendolo inaccettabile. Quello scattato ieri a Monfalcone, dove si trova lo stabilimento più grande della società, si è invece prolungato per otto ore e le tute blu della Cgil non sono state le uniche a incrociare le braccia. Al loro fianco si sono trovati lavoratori iscritti alla Fim-Cisl, che invece l’intesa l’ha sottoscritta insieme alla Uilm. «Con gli scioperi che hanno bloccato tutti gli stabilimenti di Fincantieri (il sindacato parla di un’adesione del 90%, ndr) da Monfalcone a Marghera, dalla Liguria ad Ancona, da Napoli, Bari, Palermo – ha detto ieri il segretario nazionale della Fiom , Giorgio Cremaschi – i lavoratori del gruppo hanno nettamente respinto l’accordo separato». «È evidente – ha aggiunto – che tale intesa non ha alcun reale consenso nei luoghi di lavoro e per questo, oltre a essere ingiusto, costituisce un vero e proprio errore, sia per l’azienda che lo ha voluto, sia per i sindacati che lo hanno firmato».
Tra le firme apposte in calce al documento non ci sono però quelle del segretario provinciale di Gorizia della Fim, Gianpiero Turus, e neppure quella del rappresentante dei metalmeccanici Cisl nella Rsu di Monfalcone, Michele Zoff, che anzi ieri ha annunciato le proprie dimissioni durante l’assemblea spontanea che ha avuto luogo davanti all’entrata dello stabilimento, presidiato dalle 5 di mattina. La Fim di Monfalcone non è stata l’unica a dissociarsi, perché, come ha spiegato ieri lo stesso Zoff, non hanno sottoscritto l’intesa nemmeno i rappresentanti di Marghera e Ancona.
A dimostrare come a scioperare ieri non siano stati solo gli iscritti alla Fiom, ma anche quelli alla Fim e alla Failms, pure presente all’ingresso del cantiere navale di Panzano, c’è il dato delle adesioni fornito dalla stessa Fincantieri. Stando alla società, a Monfalcone si sarebbe astenuto dal lavoro il 48% dei lavoratori del primo turno e giornalieri. Come una settimana prima, quando la protesta di 3 ore era stata proclamata in modo unitario da Fim e Fiom, trovando poi l’adesione anche degli autonomi della Failms. «Qua c’è gente anche nostra», ha confermato ieri Zoff, presente all’esterno del cantiere, dove il presidio iniziato nelle prime ore della mattina ha tenuto all’esterno i mezzi pesanti con le forniture dirette allo stabilimento. Dopo lo sciopero di otto ore di ieri, che ha condizionato in modo pesante l’operatività di Fincantieri, la Fiom oggi allenterà solo di poco la propria protesta: a Monfalcone si tornerà a fare sciopero quantomeno per un’ora per turno che sarà utilizzata per tenere assemblee, alle 10 e alle 15, con i lavoratori. Vi parteciperà il coordinatore nazionale della Fiom per la cantieristica, Sandro Bianchi. «L’adesione oggi (ieri, ndr) è stata intanto massiccia – ha detto in mattinata all’esterno dello stabilimento il coordinatore dell’organizzazione nella Rsu, Moreno Luxich -, perché il contratto integrativo sottoscritto a Roma è indecente e chi l’ha firmato non fa gli interessi dei lavoratori, ai quali chiede solo di metterci del suo olio di gomito in cambio di niente. Un punto di produttività vale 75 euro lordi all’anno e quindi, vista la nostra organizzazione del lavoro, già si capisce quanto la gente andrà a prendere dei 1.500 euro del premio di efficienza, parametrati però su un incremento di 20 punti di produttività. L’erogazione del premio di programma diventa inoltre più incerta, oltre che ritardata rispetto quanto avveniva finora». La Fiom ieri mattina davanti ai lavoratori ha parlato di condizioni peggiorative anche per l’operatività dei rappresentanti per la sicurezza e della mancanza di indicazioni certe sulla regolamentazione degli appalti, che ogni giorno portano nello stabilimento di Monfalcone una media di 2mila addetti. La Fiom ieri ha quindi preannunciato un pressing stretto nei confronti dei delegati, quelli della Uilm in testa, che hanno firmato l’intesa per verificarne nel quotidiano l’applicazione, ma non solo. «Fim e Uilm nazionali hanno detto che non consulteranno i lavoratori – ha aggiunto Luxich -, ma noi invece lo faremo, promuovendo un referendum in tutti i cantieri del gruppo». Anche la Failms-Cisal, ieri ha scioperato, sottolineando come «l’azienda continua a usare strategicamente il metodo già noto del dividi et impera – ha affermato il segretario provinciale Fabrizio Ballaben -. In sintesi la proposta di Fincantieri è inaccettabile, in quanto prevede solo: niente ricadute salariali, più appalti e nessun disturbo al manovratore». «Dopo questa giornata di lotta – ha detto ancora Cremaschi – chiediamo formalmente alla Fincantieri di riaprire il tavolo di trattativa perché la sua proposta è stata bocciata: diversamente il conflitto sindacale del gruppo crescerà». Secondo il segretario generale della Fim-Cisl, Beppe Farina, il contratto «garantisce un significativo aumento delle retribuzioni, vincola l’azienda a un importante piano di investimenti e si propone la riduzione del ricorso al sistema del appalto». «Dispiace la mancata firma della Fiom: avremo preferito fare un’intesa unitaria, ma di questi tempi la Fiom è interessata a fare solo scioperi e manifestazioni e non accordi sindacali».
Da parte sua Fincantieri ha ribadito di aver cercato di trattare fino alla fine per arrivare a un accordo unitario, nonostante si partisse da piattaforme separate, presentate in un contesto economico migliore. L’azienda si augura che il gruppo dirigente della Fiom «non lavori per peggiorare le condizioni dell’azienda, ingessandone la capacità di recuperare efficienza e quindi di stare sul mercato» e si impegna a mantenere i livelli occupazionali ricorrendo alla Cigo per affrontare eventuali scarichi di lavoro. 
 
CONTRATTO FINCANTIERI. OGGI ALTRE ASTENSIONI DAL LAVORO  
La solidarietà del sindaco alle tute blu  
Dalla parte dei manifestanti anche Rifondazione e Comunisti italiani
 
 
Il ricambio generazionale nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone è stato profondo nell’arco degli ultimi dieci anni a causa dell’esodo degli esposti all’amianto. La voglia di lottare per migliorare le proprie condizioni pare però non sia andata persa lungo la strada. A trasmetterla i “veci”, i lavoratori con più anni di cantiere alle spalle che ieri mattina si sono assiepati assieme ai colleghi più giovani sotto la pensilina del nuovo ingresso allo stabilimento di Panzano per presidiare l’ingresso e dimostrare tutto il proprio dissenso per il nuovo contratto integrativo sottoscritto dalla Uilm e da una fetta della Fim. Quella nazionale, perché i metalmeccanici della Cisl a livello locale e provinciale si sono dissociati e ieri mattina si sono mescolati ai colleghi della Fiom, con cui del resto avevano scioperato una settimana prima. All’esterno del cantiere navale di Monfalcone, bagnato da una pioggia fitta, il più grande del gruppo, circa 1.800 lavoratori diretti e oltre 2mila di media delle imprese dell’appalto, ieri c’era un’aria cupa, ma non rassegnata tra i manifestanti, pronti a fischiare a chi, invece, aveva deciso di entrare in stabilimento. Sotto la pensilina del cantiere navale gli interrogativi sulle nuove azioni di protesta e le iniziative da tenere nei prossimi giorni si sono come sempre mescolate ai discorsi di chi si conosce da tempo e si frequenta magari anche fuori dal posto di lavoro. «Aspettiamo di fare l’assemblea – ha detto ieri Marco, da 19 anni in cantiere, 12 come dipendente e prima altri sette come lavoratore dell’appalto – e vedere che clima c’è. La spaccatura sul rinnovo dell’integrativo non ci voleva, anche se ce l’aspettavamo: è quanto è accaduto anche quattro anni fa, quando Fim e Uilm pure hanno firmato senza avere la maggioranza degli iscritti». Secondo chi ieri ha deciso di manifestare restando all’esterno del cantiere e non solo aderendo allo sciopero l’accordo sottoscritto il primo aprile è peggiorativo. «E la gente lo sa, vista la risposta che c’è stata oggi (ieri, ndr)», sottolinea sempre Marco, che guarda verso uno stabilimento semivuoto dove è entrato quasi vent’anni fa ormai, in concomitanza con la rinascita legata alle navi bianche, dopo la crisi degli anni ’80 che ridusse il numero dei diretti, aprendo la strada invece al maggiore ricorso alle imprese esterne. «In questi anni le condizioni di lavoro sono peggiorate, ci sono tantissime ditte ed è difficile seguirle. Le condizioni soprattutto a bordo delle costruzioni sono critiche». Fuori dal cantiere si pensa alle prossime iniziative. La partita non è considerata ancora chiusa.
I lavoratori ieri hanno raccolto la solidarietà dell’assessore comunale Cristiana Morsolin e degli altri esponenti di Rifondazione comunista, i consiglieri comunali Saullo e Zotti, oltre che del consigliere provinciale del PdCi Alessandro Perrone. Nel pomeriggio inoltre il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha incontrato le rappresentanze dei lavoratori alle quali ha espresso la vicinanza dell’amministrazione comunale. Gli esponenti sindacali hanno illustrato in dettaglio le ragioni della protesta, mentre il sindaco Pizzolitto ha osservato come questa vertenza si collochi in un contesto di forte preoccupazione sociale, dovuto alla generale condizione economica e produttiva del nostro Paese e anche del Friuli Venezia Giulia. «Fincantieri – ha osservato – è l’azienda di maggior rilievo della nostra regione e le situazioni di disagio si riflettono sull’intero tessuto cittadino. Non posso che auspicare un rilancio del tavolo di confronto atto a ricomporre la vertenza per dare serenità alla nostra comunità».

Messaggero Veneto, 03 aprile 2009 
 
Monfalcone. Rsu e segreteria territoriale in linea con Fiom contro la firma a livello nazionale dell’accordo, che è stato sottoscritto anche da Uilm e Ugl  
Fincantieri, Fim spaccata sull’integrativo  
Si dimette il delegato di stabilimento, Michele Zoff Ieri lo sciopero di otto ore con presidio ai cancelli
 
 
MONFALCONE. La firma separata del contratto integrativo Fincantieri non ha portato solamente alla frattura a livello nazionale fra i sindacati dei metalmeccanici, Fim e Uilm da una parte (assieme a Ugl) che hanno sottoscritto l’accordo e Fiom dall’altra, che ha invece rifiutato la proposta aziendale, ma a Monfalcone ha provocato una profonda spaccatura all’interno della stessa Fim.
La Rsu e la segretaria territoriale Fim non hanno infatti firmato l’accordo, così come i colleghi degli stabilimenti di Ancona e Marghera, e anzi a Monfalcone il coordinatore Fim nella Rsu, Michele Zoff, ieri mattina, nell’ambito del presidio e dello sciopero che ha interessato lo stabilimento navale, ha annunciato pubblicamente le sue dimissioni.
«Non sono d’accordo. La perplessità è su tutti i punti del contratto. Soltanto su un punto abbiamo avuto una risposta, sugli altri niente. Adesso attendiamo di vedere che cosa pensano i lavoratori e poi trarremo le conclusioni», ha detto Zoff.
Mentre negli altri cantieri lo sciopero è stato proclamato per due ore, a Monfalcone, il cantiere più grande del gruppo, è durato otto ore, con presidio dei cancelli e concomitante blocco dei mezzi pesanti diretti allo stabilimento.
Manifestazione a cui hanno partecipato anche tanti lavoratori iscritti alla Fim, a testimonianza che l’accordo non è stato condiviso. «È un contratto indecente, imbarazzante per chi lo ha firmato, perché non rappresenta i lavoratori. Chiede solo olio di gomito. Il punto sulla produttività vale 75 euro lordi e da ciò si capisce quanti soldi di premio efficienza prenderanno i lavoratori. In merito al premio di programma – dice il coordinatore Fiom nella Rsu, Moreno Luxich –, nonostante la variabilità, quello dell’accordo precedente aveva obiettivi certi d’interesse per i lavoratori e per l’azienda. Ora, invece, i premi riguardano anche l’officina lavorazioni, ma può essere che gli obiettivi non vengano raggiunti e quindi non ci sarà alcun premio».
In merito, poi, agli Rls, rappresentanti della sicurezza, sottolinea come non potranno appartenere alle ditte, ma solamente all’azienda con limitazioni in più, mentre non è stato detto niente sulla regolamentazione degli appalti.
«Questo accordo dà mano libera all’azienda per decidere chi e come pagare, senza poter entrare in merito. Ai delegati che hanno firmato e che faranno parte delle commissioni che decideranno i premi – afferma con forza, ricordando che Fim e Uilm non intendono mettere all’esame dei lavoratori l’accordo – chiederemo quotidianamente il livello della lavorazioni e,l se questi non permetteranno il raggiungimento degli obiettivi, chiederemo loro di pagare. L’impostazione della cosa è grave».
Già oggi in stabilimento, alle 10 e alle 15, saranno convocate assemblee, a cui parteciperà il rappresentante nazionale della cantieristica Fiom, Sandro Bianchi, per spiegare che cos’è successo. L’obiettivo è quello di far capire «che l’accordo va contro i lavoratori. Vogliamo creare una contrapposizione sociale per far capire che quest’accordo non vale niente. Faremo di tutto per opporci».
Cristina Visintini

MONFALCONE  
Da Pizzolitto e Rc solidarietà ai lavoratori
 
 
MONFALCONE. La solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori che in molte realtà locali stanno lottando per difendere il proprio lavoro, diritti e salario viene espressa dal circolo cittadino Monfalcone-Staranzano di Rifondazione comunista, tramite il segretario Emiliano Zotti. Un pensiero particolare viene rivolto ai dipendenti di Fincantieri il cui rinnovo del contratto sta attraversando un momento estremamente delicato. «In questa fase si evidenzia la strategia complessiva del governo e dei rappresentanti padronali, strategia che mira a dividere le rappresentanze sindacali e delegittimare le sigle che maggiormente si schierano a difesa dei lavoratori in una logica anticapitalista. In questo contesto – afferma Zotti – ciò che è in gioco non è solo il contenuto del documento contrattuale, ma anche il futuro assetto della rappresentanza in Italia».
Per Rc non deve continuare ad affermarsi la logica del padrone che concede e del sindacato che presenta il conto ai lavoratori, ma si dovrebbe invertire il meccanismo della concertazione, ricercando il consenso tra i lavoratori, elaborando proposte alternative a quelle del governo e degli imprenditori. «Solo così nel lungo periodo si potrà uscire dalla crisi, senza che siano i lavoratori a pagare il conto, senza aver causato un arretramento economico e culturale. Condividiamo inoltre – conclude – le rivendicazioni avanzate dalla Cgil e ci auguriamo che la manifestazione nazionale di domani a Roma ottenga un grande risultato e invitiamo tutti a mobilitarsi per aderire all’iniziativa».
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha incontrato ieri le rappresentanze dei lavoratori, alle quali ha espresso la vicinanza dell’amministrazione comunale. Gli esponenti sindacali hanno illustrato in dettaglio le ragioni della protesta: i punti più controversi sono quelli del criterio per l’erogazione del premio di produttività e le modalità di erogazione. Solidale con i lavoratori Fincantieri anche l’assessore ai servizi sociali, Cristiana Morsolin: «È grave che non tutte le organizzazioni sindacali appoggino questa vertenza e che Fim e Uilm abbiano firmato l’accordo, visto che oltretutto – dice – i lavoratori si sono chiaramente schierati contro questo contratto. I sindacati dovrebbero rappresentare i lavoratori e non loro stessi». (c.v.)

Messaggero Veneto, 04 aprile 2009 
 
Monfalcone. La protesta conseguente alla firma separata dell’accordo non sottoscritto dalla Fiom  
Fincantieri, in tanti allo sciopero «Questo contratto è ingestibile»
 
 
MONFALCONE. «Eccezionale, una partecipazione eccezionale soprattutto perché i lavoratori hanno la sensazione di fare la cosa giusta». Definisce così il responsabile nazionale della cantieristica per la Fiom, Sandro Bianchi, il clima dell’assemblea in sciopero, che ieri mattina si è tenuta nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone e che segue lo sciopero di otto ore e il presidio di giovedì. Protesta conseguente alla firma separata dell’accordo sul contratto integrativo, firmato da Fim e Uilm, ma rifiutato da Fiom.
Firma che nello stabilimento di Monfalcone ha creato una profonda frattura anche all’interno della stessa Fim, visto che Rsu e segreteria territoriale dei metalmeccanici Cisl non hanno voluto firmare l’accordo, definito «inaccettabile».
Scelta effettuata non soltanto nello stabilimento di Monfalcone, ma anche in quelli di Marghera e Ancona. «Hanno esercitato una prerogativa precisa: i patti – spiega Bianchi – prevedono la cotitolarità delle strutture sindacali e della Rsu, e qui la Fim ha assunto un ruolo assolutamente apprezzabile». Peraltro condiviso dai lavoratori visto che, in effetti, ieri, fra le centinaia di operai che hanno affollato la sala mensa nel corso dell’assemblea c’erano anche tanti iscritti Fim, ma anche alcuni della Uilm. Tanto da poter quasi affermare che a Monfalcone potrebbe essere solo una sigla, la Uilm, a gestire il contratto.
«Che a questo punto – prosegue Bianchi – è ingestibile. La proposta dell’azienda è impresentabile, e ha un aspetto punitivo e umiliante per i lavoratori. Serve da alibi per poter dire che tutti gli eventuali aspetti negativi dipendono dai lavoratori. Una delle ragioni per cui non abbiamo firmato è che, oltre a non dare nulla, quest’accordo, basato sulla concessione di 1.500 euro a fronte di un aumento del 20% di produttività, obiettivo assurdo, risulta essere peggiore di quello che c’era prima e dimostra di avere un unico filo conduttore: l’azienda vuol essere libera da vincoli, vuol avere le mani libere». Fiom chiederà la riapertura delle trattative.
Inoltre, l’intenzione è quella di arrivare al pronunciamento dei lavoratori sull’accordo, anche se Fim e Uilm hanno già detto no al referendum. «Ci siamo presi tre-quattro giorni per organizzare la risposta dei lavoratori. Il 9 aprile riuniremo il coordinamento nazionale e discuteremo su come procedere, ma per noi – afferma – la vertenza è aperta. Se pensano che contino solo le carte e che Fiom cederà si sbagliano. È facile cancellare con un tratto di penna la Fiom dall’accordo in forma cartacea, ma cancellare la Fiom dai cantieri è difficile».
Se la vertenza non si riaprirà, annuncia già che Fiom avrà la forza di rendere ingestibile e inapplicabile l’accordo. «E non saremo soli. Tanto che tenteremo di far pronunciare sull’accordo le Rsu: se queste dovessero esprimersi contro, in maggioranza, l’accordo, che cerca di spezzettare la forza lavoro e le categorie professionali, sarebbe automaticamente bocciato». Bianchi si riferisce poi all’intervista rilasciata dall’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, e comparsa ieri su un noto quotidiano economico. «Bono afferma che, se Fiom non capisce, vuole dire che ha interessi diversi dall’azienda e dai lavoratori: io dico che la deve smettere di parlare in questo modo. Lui è l’amministratore delegato di Fincantieri, noi rappresentiamo i lavoratori: noi non possiamo scegliere l’amministratore delegato e lui si deve mettere in testa che non può scegliere i sindacati».

Il Piccolo, 05 aprile 2009 
 
Fincantieri ancora bloccata dai picchetti di Fiom e Fim  
Proteste dopo la firma separata. Fuori i lavoratori dell’appalto
 
 
di LAURA BLASICH

Fiom e Fim divise a Roma ma alleate a Monfalcone nella protesta contro il nuovo il contratto integrativo di Fincantieri, siglato mercoledì scorso nella capitale da Uilm, Ugl e parte della Fim, visto che i rappresentanti territoriali e di stabilimento dei metalmeccanici Cisl hanno deciso di non sottoscrivere il testo. Iscritti alla Fiom ma anche alla Fim, dopo lo sciopero di otto ore scattato giovedì come risposta immediata all’azienda e segnale alle altre organizzazioni, hanno presidiato ieri dalle prime ore della mattina l’ingresso dello stabilimento navalmeccanico di Panzano, il più grande del gruppo, come dimensioni, ma anche come addetti. All’esterno sono rimasti, quindi, senza che vi siano state tensioni, alcune centinaia di lavoratori delle imprese dell’appalto per i quali il sabato mattina di solito è lavorativo, ma anche i dipendenti Fincantieri che pure possono essere impegnati, visto che nello stabilimento è in fase di allestimento la Carnival Dream, 130mila tonnellate di stazza lorda, che dovrebbe affrontare i test in mare aperto già il prossimo mese, per poi essere consegnata a settembre. In bacino, inoltre, prosegue la costruzione dell’Azura P&O di cui è prevista l’ultimazione nel corso della prossima primavera. Il presidio della portineria è previsione però anche questa mattina, mentre domani sono in programma le due assemblee convocate dalla Fim-Cisl territoriale e di stabilimento per fare il punto dopo la firma separata dello scorso mercoledì e verificare quale sia la posizione degli iscritti, che sembrano aver condiviso la decisione dell’organizzazione a livello locale di non sottoscrivere il testo. Altre iniziative di protesta nei prossimi giorni non ce ne dovrebbero essere, invece, perché la Fiom-Cgil riunirà il proprio coordinamento della cantieristica solo giovedì per decidere come proseguire una battaglia che il sindacato ritiene ancora aperta. «Il presidio di oggi (ieri, ndr) guarda comunque non a caso anche alla manifestazione di Roma indetta dalla Cgil anche per protestare contro gli accordi separati – ha detto ieri il coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich -. Come quello che ora interessa il gruppo Fincantieri e che la maggioranza dei lavoratori dei cantieri hanno dimostrato, aderendo in modo massiccio agli scioperi di questi giorni, di respingere nel merito e nel metodo». Stando a Luxich, i partecipanti al presidio ieri hanno ricevuto anche la massima solidarietà dai lavoratori delle imprese dell’appalto. «Per cancellare la Fiom dal testo del nuovo contratto integrativo è bastato un tratto di penna, visto che nessuno si era nemmeno preso la briga di stamparne una versione aggiornata in cui comparissero solo Fim e Uilm – ha sottolineato ieri Luxich -. Cancellare però la nostra presenza da questo e dagli altri cantieri del gruppo sarà molto più difficile, anche perché la Fiom ha in qualche modo aperto la strada a questa battaglia, ma sono i lavoratori che la stanno sostenendo». Di fatto 15 dei 21 delegati che compongono la Rsu dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone sono contrari all’accordo, perché a tanti ammonta il numero dei rappresentanti di Fiom, Fim e della Failms-Cisal.

LE REAZIONI POLITICHE  
Perrone chiede il referendum
 
 
I lavoratori del cantiere di Panzano che stanno protestando contro l’accordo sul nuovo integrativo sottoscritto da Fincantieri con Fim, nazionale e non locale, e Uilm continuano intanto a raccogliere la solidarietà delle istituzioni e di una parte della politica cittadina. L’assessore provinciale alle Politiche sociali, Licia Morsolin, afferma che «bisogna sostenere queste battaglie, perché a condurle sono maestranze che hanno sempre dimostrato impegno e professionalità, da riconoscere, quindi, e non da punire». L’assessore vuole però anche a portare l’attenzione sul ruolo dell’occupazione femminile anche nello stabilimento di Panzano. «Il sindacato sta difendendo i diritti dei lavoratori e l’occupazione – aggiunge Licia Morsolin -, tenendo inoltre presente che anche sulla produttività i lavoratori possono raggiungere determinati risultati oltre i quali è impossibile andare». Il consigliere provinciale del PdCi Alessandro Perrone, che in questi giorni ha incontrato i lavoratori in sciopero all’esterno del cantiere, sottolinea che «dopo settimane di proteste e di scioperi l’ennesimo accordo separato svilisce le richieste dei lavoratori, per riportare indietro le condizioni di vita e di lavoro dell’intero settore della navalmeccanica». Secondo Perrone, lo sciopero di giovedì è stata quindi «la prima risposta di chi non intende sottostare ai ricatti dell’azienda, rivendicando con la massima determinazione l’apertura su basi nuove e diverse della trattativa nazionale e in ogni caso reclama a grande voce un referendum vincolante che rispetti il giudizio democratico dei lavoratori del gruppo».

Il Piccolo, 06 aprile 2009 
 
Appello a Fincantieri: «Va evitato lo scontro»  
Gherghetta: l’efficienza del nostro stabilimento va riconosciuta
 
 
«Lo dico alla Fincantieri: non è il momento dello scontro, è invece importante riaprire il tavolo del confronto per arrivare a una saggia ricomposizione delle parti, nell’ambito della trattativa». Il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, lancia precisi messaggi in questa fase di tensione sociale, che scandisce il rinnovo del contratto integrativo di Fincantieri. Si rivolge in primis all’azienda, ma anche ai lavoratori e ai sindacati. Per i quali, peraltro, osserva: «Non sarà mai troppo tardi che le divisioni sindacali cessino di esistere». «In questo difficile momento – dice Gherghetta -, è evidente che abbiamo bisogno di un’alleanza vera tra il mondo dell’impresa e quello del lavoro. È da questo principio che bisogna partire». Gherghetta guarda all’azienda: «La cantieristica navale deve continuare a mantenere un ruolo strategico nell’affrontare e vincere la crisi economica. Perchè siamo un Paese al centro del Mediterraneo e siamo leader nella costruzione delle navi da crociera. Perchè il settore detiene un fondamentale back-ground e un alto livello di innovazione. Questo patrimonio non può rischiare di venire abbandonato. Il governo italiano non può lasciare solo questo comparto, ponendo invece sul campo tutte le azioni di sostegno necessarie e indispensabili. Pensare di abbandonare il settore sarebbe un errore imperdonabile».
Gherghetta quindi aggiunge: «Riparlare di quotazioni in Borsa è irreale. È una fortuna che abbiano vinto quanti non hanno voluto questa operazione, poichè oggi ci confronteremmo con una situazione davvero disastrosa». Il presidente guarda poi ai lavoratori: «Il rinnovo del contratto integrativo dev’essere affrontato da Fincantieri in modo meno padronale. Dopotutto, i lavoratori non chiedono di più di quanto l’azienda può dare. Chiedono che il premio di efficienza sia collegato alla capacità professionale espressa, che il salario rappresenti il riconoscimento degli sforzi prodotti. Nè i lavoratori possono pagare per cause indipendenti, legate invece al mancato raggiungimento degli obiettivi che attiene piuttosto a scelte di tipo dirigenziale». Gherghetta osserva: «Non è un caso che i lavoratori dei cantieri del Nord, con Monfalcone e Marghera, non siano d’accordo sull’accanimento della produttività. A Monfalcone non ci sono mai stati problemi o ritardi nella consegna delle navi. Voglio ricordare che il lavoro in cantiere è usurante, pesante e non adeguatamente retribuito. Questa ”ossessione” della produttività mi sembra esagerata e pretestuosa. Non posso neppure accettare paragoni con la produttività dei cantieri del Sud, di Castellamare e Palermo. È una logica che non sta in piedi». Infine, la sicurezza: «Mi auguro che Fincantieri – conclude Gherghetta – non faccia sul serio quando si impunta sui compensi e sul ruolo da attribuire a chi è deputato al controllo». (la.bo.)

Il Piccolo, 07 aprile 2009 
 
ASSEMBLEA ALLA FINCANTIERI CON 500 LAVORATORI  
Fim si dissocia da Roma: «Contratto ingestibile»  
Respinte le dimissioni presentate giovedì dal rappresentante della Rsu Michele Zoff
 
 
La spaccatura che si è creata tra le organizzazioni sindacali renderà di fatto ingestibile il nuovo contratto integrativo del gruppo Fincantieri. Soprattutto a Monfalcone, il più grande stabilimento della società e una realtà già complessa in partenza. È quanto ritiene la Fim-Cisl provinciale e di stabilimento, che non ha firmato l’intesa, soprattutto «per il metodo adottato dalla società, che sul tavolo ha posto un testo ”prendere o lasciare”, ponendo di fatto un ultimatum». E la critica sul metodo pare coinvolgere anche la decisione, presa dai firmatari e quindi dalla Fim nazionale, di non consultare i lavoratori, cercando una maggiore condivisione dell’accordo, in modo da renderlo appunto applicabile. L’assemblea convocata ieri mattina dalla Fim nel cantiere navale di Monfalcone ha però respinto le dimissioni che il coordinatore dell’organizzazione nella Rsu di stabilimento, Michele Zoff, ha dato giovedì mattina, al rientro da Roma, dove non ha sottoscritto l’intesa con Fincantieri. Le dimissioni sono state respinte anche dal segretario regionale della Fim Alberto Monticco e da quello provinciale Gianpiero Turus, che pure non ha firmato l’accordo.
«Prenderò una decisione nei prossimi giorni», ha detto Zoff, al quale l’assemblea, con oltre 500 lavoratori presenti non solo iscritti alla Fim, ha riconosciuto il lavoro svolto finora. «Abbiamo cercato di spiegare cosa è accaduto a Roma, perché per illustrare i contenuti dell’accordo sarà organizzata un’altra assemblea – ha spiegato il segretario provinciale Turus -, con la presenza di un nostro nazionale. Di fatto riteniamo che la chiusura dell’intesa sia stata troppo veloce e che andasse invece ricercata una maggiore mediazione. Il rischio è ora di non riuscire a gestire un accordo che prevede fra l’altro l’istituzione di una serie di commissioni miste per fotografare la situazione attuale delle singole officine e progettare i correttivi in grado di migliorarla». All’interno della Fim sembra aver pesato in modo determinante la parte dell’accordo dedicata alla gestione della crisi e giudicata positiva dai cantieri che ormai sono a ridosso, a differenza di Monfalcone e Marghera, di uno scarico di lavoro e quindi di un ricorso alla cassa integrazione ordinaria. Dopo gli scioperi e i presidi del fine settimana, resta da vedere se questi giorni saranno più tranquilli.
Intanto la Fiom-Cgil riunirà giovedì a Roma il suo coordinamento per la cantieristica che potrebbe decidere ulteriori mobilitazioni. (la.bl.)

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Il Manifesto, 15 maggio 2008

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Carta n.21, 6 giugno 2008

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