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Il Piccolo, 23 gennaio 2010
 
POPOLAZIONE ITALIANI PIÙ BENESTANTI E MENO PROLIFICI 
Assegni di maternità, il 62% del budget va alle famiglie degli extracomunitari

È maschio, giovane, sotto i quarant’anni, sposato con una connazionale, ha dei bambini, vive in un appartamento preso in affitto e può contare su uno stipendio medio-basso. È questa la fotografia dello straniero-tipo a Monfalcone in una popolazione che sfiora ormai il 15% del totale. Una presenza importante, che in alcune scuole aumenta fino al 20%, consolidatasi nel giro di una ventina d’anni. Oggi Monfalcone si attesta tra le città della regione in cui la popolazione straniera è più numerosa. Significativo il paragone con la città ”gemella” Montebelluna, non a caso presa a paragone dal Comune, viste le caratteristiche analoghe, quando alcuni anni fa si trattò di avviare la raccolta di rifiuti porta a porta. A fronte di una popolazione equivalente attorno ai 28mila abitanti, nella città veneta gli stranieri sono il 12% circa, soprattutto nordafricani, mentre qui sono gli asiatici a farla da padroni.
Una presenza che incide non poco sui servizi e sulle casse comunali, in termini di sportelli, mediazione linguistica e culturale, contributi, organizzazione sanitaria e programmi scolastici. Ma quale è il peso reale di questa popolazione sui conti del Comune? «Nei termini in cui le caratteristiche stesse della popolazione straniera – afferma l’assessore ai Servizi sociali, Cristiana Morsolin – incide su alcuni settori: più nella contribuzione taglia-affitti, ad esempio. A livello zero nell’assistenza domiciliare». Per quanto riguarda gli affitti da abbattere, agli extracomunitari va il 30% delle risorse complessive, agli italiani e agli stranieri comunitari il resto. È logico che sia così, visto che sono soprattutto gli extracomunitari a ricorrere al mercato degli affitti. Significativo anche il dato relativo agli assegni di maternità («per i quali il Comune è solo ente erogatore, visto che i soldi arrivano dallo Stato», precisa la Morsolin): su 93 destinatari complessivi, gli extracomunitari sono 58 e a loro va il 62% delle risorse. Un dato che deve far riflettere: sono soprattutto gli asiatici a mettere al mondo figli pur potendo contare su un reddito modesto. Agli stranieri extracomunitari va inoltre il 25% del budget relativo agli aiuti economici agli indigenti: 55 extracomunitari beneficiati contro 163 tra italiani e comunitari. Pari praticamente a zero, invece, la presenza straniera negli altri interventi di sostegno del Comune: contributi economici per i senza lavoro, fondi di assistenza, aiuti agli anziani e alle categorie più deboli, assistenza domiciliare. «Sull’entità degli interventi a favore degli stranieri ci sono leggende metropolitane da sfatare – ricorda l’assessore Morsolin -. Di recente si era sparsa la voce in città che gli stranieri possono beneficiare di 80 euro per schede telefoniche o di una diaria di 30 euro al giorno. Non è vero: la prima è una bufala, la seconda esiste ma spetta solo ai rifugiati. E qui non ne abbiamo». (fa. ma.)

POPOLAZIONE CON TRASFERTISTI E IMMIGRATI LE PRESENZE SONO 35MILA 
Abitanti, Monfalcone ha raggiunto Gorizia

Monfalcone sta superando Gorizia per numero di abitanti reali. Se il capoluogo isontino viaggia attorno alle 35mila anime, Monfalcone di fatto questo tetto lo ha già superato grazie agli stranieri che sono ormai più di 4000 ma soprattutto agli immigrati italiani dell’ultima generazione, per la maggior parte trasfertisti del cantiere navale, la maggior parte dei quali non figurano tra i residenti ma a Monfalcone hanno soltanto il domicilio.
Per diventare la quarta città della regione per numero di abitanti, dunque, Monfalcone non ha nemmeno bisogno della fusione con Ronchi e Staranzano. Di fatto questo traguardo l’ha già raggiunto, come peraltro emerge anche dalle utenze dell’acqua e del metano. Ma proprio questo dato nasconde un problema serio, messo in evidenza di recente anche dal sindaco Pizzolitto. Se di fatto gli abitanti reali superano i 35mila, il ”peso” della città e la sua capacità di attrazione di contributi – siano questi statali, regionali o di altro genere – è di un centro di dimensioni ben più ridotte, quelle ufficiali appunto, a fronte di servizi da garantire ai cittadini di ben altra portata.
L’assistenza sanitaria, a esempio. Non è un caso se il Punto nascita dell’ospedale di San Polo garantisce oltre seicento parti l’anno mentre a Gorizia non si superano i 350. Il 20% delle nascite a Monfalcone infatti riguarda famiglie straniere, per la maggior parte bengalesi e ciò ha costretto la struttura sanitaria ad adeguarsi a costumi, tradizioni e stili di vita ben diversi dai nostri. Eppure c’è stato il rischio, non ancora del tutto fugato, di veder chiudere il reparto.
E la scuola? Ci sono classi della elementare Duca d’Aosta o della media Giacich in cui gli studenti bisiachi sono due o tre. Tutti gli altri figli di stranieri o comunque di immigrati. Ma la scuola monfalconese continua a essere trattata da figliastra in ambito isontino, con presidi a scavalco, taglio di cattedre e crediti mai onorati.
Oneri senza onori, visto che l’economia isontina si sostiene per il 50% con quanto garantito dallo stabilimento della Fincantieri. (fa.ma.)

LA POPOLAZIONE A QUOTA 28.043
Gli stranieri in città saliti al 14,6% 
L’aumento in 12 mesi è stato dell’11,5%. Uno su tre proviene dal Bangladesh

di LAURA BLASICH

Monfalcone rimane stabile sotto il profilo demografico quanto a numeri, ma non a composizione. La città a fine 2009 si ritrova con 28.043 residenti ufficiali, cioé iscritti all’anagrafe, contro i 28.035 di un anno prima, ma ancora più “straniera”. Al 31 dicembre gli immigrati, comunitari ed extracomunitari, abitanti a Monfalcone sono risultati 4096, pari al 14,61% del totale della popolazione, con un ulteriore incremento dell’11,5% rispetto la fine del 2008, quando gli stranieri erano 3673, pari al 13% dei residenti. Oltre un terzo degli stranieri (1.437 per la precisione, il 5,12% del totale dei residenti in città) parla bengalese, un altro quarto arriva dall’ex Jugoslavia, ma a Monfalcone sono presenti cittadini di 74 nazionalità diverse, che vanno dagli Stati Uniti all’Iran, dall’Islanda alla Cambogia. Se, almeno stando ai dati dell’anagrafe, il numero di residenti è più o meno sempre quello e gli stranieri aumentano, di fatto significa che gli italiani stanno abbandonando Monfalcone, a iniziare dal centro, spostandosi nei paesi limitrofi. Le dinamiche dell’aumento della presenza di cittadini originaria dei Paesi dell’Ue o extracomunitari nella città dei cantieri, primo polo di attrazione dell’immigrazione finora, nel corso del 2009 si sono però in parte modificate. La crisi economica già nel 2008 ha iniziato a colpire duramente il settore dell’edilizia, ora in pratica quasi fermo, in cui sono impiegati lavoratori provenienti dall’ex Jugoslavia e dall’Albania. Il “buco produttivo” creatosi nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone per il mancato arrivo di nuove commesse in tempo utile per agganciarle al portafoglio ordini esistente sta creando ripercussioni sull’appalto, che non parla solo bangladese, anzi. Molti lavoratori croati sono presenti nella fase di preffabricazione e costruzione a terra, aree in cui lo scarico di lavoro si sta già facendo sentire. Rispetto al 31 ottobre del 2009 i numeri degli immigrati dai Paesi dell’ex Jugoslavia sono quindi in calo, anche se per ora ancora molto contenuto, ma che potrebbe comunque indicare il trend dei flussi migratori per i prossimi mesi. A fine ottobre i croati erano 406, ma a fine dicembre erano scesi a 401, i macedoni erano 373 passati poi a 370, i serbi erano 177 ora sono 175. Le comunità bosniache e romena sembrano invece sostanzialmente stabili rispettivamente con 333 e 370 componenti, come quella albanese che conta 139 appartenenti. La comunità più consistente rimane comunque appunto sempre quella del Bangladesh con 1437 componenti, aumentati ancora rispetto fine ottobre, quand’erano 1420. In questi ultimi mesi l’incremento non sembra comunque più dettato soprattutto dal lavoro, come negli anni passati (anche se i maschi sono 924 contro 513 femmine), ma da nuove nascite, che da sole comunque non sono responsabili dell’ulteriore ampliamento della comuntià originaria del Bangladesh nel corso dell’intero 2009. Si tratta di 172 appartenenti in più rispetto il 31 dicembre 2008 a confermare come, nonostante la crisi, Monfalcone abbia fatto ancora “attrazione” e la comunità del Bangladesh si sia radicata, fronteggiando le difficoltà lavorative del capofamiglia grazie agli aiuti economici pubblici e a legami di solidarietà interni alla comunità stessa. I cittadini ucraini in città sono 102 di cui 75 donne, i moldavi 56 di cui 41 donne, i polacchi 31 di cui 26 donne. A fare le badanti, la cui emersione dal lavoro nero è stata favorita dai contributi del Fondo per l’autonomia possibile, in città ci sono però sempre anche donne provenienti dall’Istria croata, che spesso non prendono la residenza a Monfalcone.

Messaggero Venetoo, 23 gennaio 2010
 
Monfalcone. Il sindaco Pizzolitto: «Se arriviamo ad avere un abitante su cinque non italiano la città rischia di non riuscire a garantire l’accoglienza adeguata» 
Cresce la presenza degli stranieri e si avvicina la soglia critica
 
 
MONFALCONE. È arrivata ormai al 14,61% la percentuale degli stranieri residenti: al 31 dicembre 2009 gli abitanti provenienti da fuori Italia risultavano infatti essere 4.096 su una popolazione totale di 28.043 persone A fine ottobre gli stranieri risultavano essere 4.058 pari al 14,48%, ma in due mesi sono saliti di numero, fino appunto a superare il 14,6%, percentuale che si avvicina a quel 20% indicato più volte dal sindaco Gianfranco Pizzolitto, come soglia in cui si potrebbero iniziare ad avere difficoltà nel creare contesti di accoglienza. In occasione della presentazione del Piano provinciale dell’immigrazione, il sindaco ha anche affermato come non sia possibile «superare la soglia del 20%, perché la città non lo sosterrebbe: verrebbe messa a rischio la capacità di garantire una buona accoglienza, attraverso quella variegata rete di servizi che rendono Monfalcone un luogo aperto, un contesto amico. Io lavoro in nome dell’accoglienza e dell’accettazione delle diversità, ma bisogna anche fare i conti con alcune problematiche che, nel nostro territorio, esistono». Una situazione che chiede quindi riflessioni e interventi, soprattutto a fronte dell’esistenza di nuove povertà ed emergenze sociali, create dalla crisi economica e del lavoro. Tra le 74 comunità straniere presenti all’anagrafe resta sempre più numerosa quella del Bangladesh, con 1.437 abitanti pari al 5,12% dove gli uomini sono nettamente prevalenti sul numero della donne (513 donne e 924 maschi). Ciò perché sono gli uomini a raggiungere per primi l’Italia, per motivi di lavoro. In particolare a Monfalcone trovano lavoro nella ditte private in appalto al cantiere navale. Le donne e i bambini seguono in tempi successivi, con i ricongiungimenti familiari, dopo che il capofamiglia ha trovato una sistemazione. Resta alta anche la comunità dei paesi dell’ex Jugoslavia che rappresenta il 4,56% degli stranieri, formata da croati (401, di cui 96 donne, 305 maschi), macedoni (370, di cui 134 donne e 236 uomini), bosniaci (333, di cui 107 donne e 226 uomini), serbi (175 di cui 76 donne e 99 uomini). Alta anche la percentuale romeni: 370, pari all’1,32% (182 donne, 188 uomini). In genere sono più numerosi gli uomini (in totale 2.454) rispetto alle 1,462 donne, tranne che per le comunità provenienti da Albania, Ucraina, Moldavia, Polonia, Russia: Albania 72 donne, 67 uomini; Ucraina 75 donne, 27 uomini; Moldavia 41 donne, 15 uomini; Polonia 26 donne, 5 uomini; Russia 13 donne, 2 uomini. Anche in questo caso il motivo è da ricercare nel lavoro. Molte sono infatti le donne dell’Est che lavorano come badanti, soprattutto per l’assistenza di anziani e non autosufficienti ma non mancano le giovani che lavorano in locali pubblici. (cr.vi.)

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Messaggero Veneto, 22 gennaio 2010
 
Monfalcone. Il Comune contribuirà alle rette delle case di riposo e varerà un piano per la distribuzione dei prodotti alimentari  
Sconti e agevolazioni per i meno abbienti
 
 
MONFALCONE. Il coordinamento delle politiche per la cittadinanza sociale da parte dell’amministrazione comunale di Monfalcone, sostenendo i cittadini in condizioni di difficoltà con l’applicazione del nuovo regolamento per l’erogazione d’interventi economici finalizzati all’autonomia dei singoli e la messa in rete della case di riposo pubbliche a livello d’ambito anche alla luce della riclassificazione regionale, per meglio garantire l’autosufficienza, in modo che i costi di gestione sociali e sanitari vengano ripartiti equamente, prevedendo il loro contenimento e, in fase di bilancio preventivo, anche l’assorbimento di eventuali aumenti delle rette: sono questi i primi due punti previsti dall’accordo firmato ieri dall’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, in rappresentanza dell’amministrazione comunale di Monfalcone e dai rappresentanti dei sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil, accordo per prevede, però, anche il sostegno al monitoraggio dei prezzi dei prodotti alimentari e la possibilità di utilizzare i prodotti alimentari in prossima scadenza nei grandi magazzini, al fine di destinarli a persone in condizioni di disagio economico. «C’è già stato un incontro con la Coop e ora si attendono le risposte di altri esercizi commerciali. L’Auser si è detta disponibile a ritirare i prodotti e distribuirli a chi già prepara i pasti per le persone disagiate. Pensiamo alla Caritas o anche al Centro a bassa soglia», ha spiegato l’assessore Morsolin, che ricorda come l’accordo confermi ragionamenti e azioni degli anni scorsi, ampliandosi però in base alle modificazioni sociali e normative sempre con la volontà di sostenere le fasce di popolazione più fragili.
«È un’occasione importante anche per verificare le politiche sociali che stiamo attuando, per renderle più adatte alla popolazione», ha detto ancora, mentre Vittorio Franco della Cgil-Spi ha evidenziato che si stanno contattando tutti i Comuni della provincia per cercare di arrivare ad accordi simili.
«La nostra rappresentanza non vale soltanto per i pensionati, ma si è allargata ad altre fasce sociali: cassintegrati e persone in mobilità. Ci troviamo nella condizione in cui i pensionati sono divenuti i veri ammortizzatori di figli e nipoti che tornano a casa», ha affermato, ricordando che è stato chiesto anche di ampliare i progetti di lavoratori socialmente utili, anche alla Provincia. Il 5 febbraio i sindacati pensionanti avranno un incontro con la Provincia per capire come questa possa partecipare al fondo per l’autonomia possibile, consentendo di tenere in casa le persone non autosufficienti. L’accordo prevede anche che siano effettuati corsi di formazione per i cassintegrati. «Da evidenziare che è stato concordato con l’amministrazione comunale di mantenere lo stesso livello di risorse per i servizi sociali. Dato importante, visti i tagli di risorse. Inoltre – ha spiegato –, per fasce deboli e cassintegrati si è ottenuto di valutare l’Isee, necessario per certe richieste, sulla situazione reddituale attuale e reale».
Fra i punti dell’accordo anche l’esenzione dell’addizionale Irpef per redditi inferiori a 15 mila euro, la riduzione e l’esenzione dalla Tarsu secondo fasce d’età e di reddito, un fondo per interventi economici prioritari per acquisto di beni alimentari o pagamento di affitto e riscaldamento, il proseguimento dell’attività dello sportello Punto d’incontro gestito da associazioni e volontari, il sostegno del progetto dell’infermiere di comunità nel rione di Panzano.

Il Piccolo, 22 gennaio 2010
 
FIRMATO UN PROTOCOLLO TRA COMUNE E SINDACATI DEI PENSIONATI  
Prodotti vicini alla scadenza gratis ai poveri  
Confermati gli sconti e le agevolazioni su tariffe e tasse per gli ultrasessantacinquenni
 
 
Sconti e agevolazioni su tariffe e tasse per gli ultrasessantacinquenni, ma non solo. Il Protocollo d’intesa tra Comune e sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil quest’anno, a fronte della crisi economica che ancora colpisce il territorio, si fa carico anche di altre fasce fragili e non esclusivamente di quella anziana. L’amministrazione si impegna quindi anche a verificare la possibilità di utilizzare i prodotti alimentari vicini alla scadenza nei supermercati per destinarli gratis a persone in difficoltà. «La verifica è già iniziata – ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin -. L’Auser, che già effettua un servizio di trasporto degli anziani, si è reso disponibile a recuperare i prodotti della cui distribuzione si potrebbero poi occupare il Centro a bassa soglia o la Caritas». Per il 2010 l’amministrazione conferma inoltre l’esenzione del pagamento dell’addizionale Irpef per i cittadini con reddito inferiore ai 15mila euro e l’esenzione della Tarsu per i nuclei familiari con reddito pari o inferiore alla pensione sociale (7.730 euro nel 2009). Gli ultrasessantacinquenni hanno invece diritto a uno sconto del 50% se abitano in case non di lusso e se rispettano i tetti di reddito indicati dal Comune (nel 2009 erano dati da 12.398 euro per una persona, 18.596 per due). Quest’anno il Comune non andrà inoltre ad aumentare le rette della sua casa di riposo e procederà all’acquisto abbonamenti autobus Apt da assegnare gratis o a tariffa agevolata alle persone in difficoltà. Continuerà inoltre l’esperienza dello sportello anziani gestito da un gruppo di volontari delle associazioni locali in via Volta, nato per fornire una risposta all’emergenza caldo, ma poi rimasto attivo anche nel periodo invernale. Viene confermato infine il sostegno al progetto dell’Infermiere di comunità nel rione di Panzano. «Il protocollo con i pensionati è stato quindi non solo mantenuto, ma anche ampliato – afferma l’assessore Morsolin -, nonostante il consistente taglio ai trasferimenti della Regione e il mancato rimborso da parte dello Stato dell’intero gettito che era garantito dall’Ici sulla prima casa». Il confronto con i sindacati ha consentito di fare il punto sulle esigenze della popolazione anziana e dell’intera comunità.
Laura Blasich

Il Piccolo, 11 novembre 2009 
 
I BENGALESI ”UFFICIALI” SONO 1420  
Oltre quattromila stranieri in città Sono il 14,5% dell’intera popolazione
 
 
Al 31 ottobre gli stranieri comunitari ed extracomunitari hanno superato la soglia delle 4mila unità a Monfalcone. Su un totale di 28.027 residenti gli immigrati alla fine dello scorso mese erano 4.058, cioè il 14,48% della popolazione. Gli arrivi continuano inoltre, anche se forse con minore intensità rispetto al biennio 2007-2008, perchè gli stranieri residenti a fine ottobre sono 55 in più rispetto al 16 settembre. Sul piano dei contributi per affitti, maternità e aiuti a indigenti, agli extracomunitari sono andati circa 340mila euro, il 30% circa del dato complessivo.
La comunità più numerosa rimane quella del Bangladesh con 1.420 persone (914 maschi e 506 femmine) seguita da quella croata (406), macedone (373), rumena (368), bosniaca (327), serba (177) e albanese (140). Alla scorsa settimana, in base i dati forniti dall’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, i beneficiari dei contributi taglia-affitti erogati dal Comune in base ai trasferimenti regionali sono stati per un 30% agli extracomunitari e per il restante 70% a italiani e stranieri comunitari. Si tratta di 141 cittadini per un totale di 248.804 euro e di 329 cittadini per un totale di 573.731 euro. Per quel che riguarda gli assegni di maternità i beneficiari extracomunitari sono stati 48 per un’assegnazione complessiva di fondi di 74.186 euro e 28 gli italiani e stranieri comunitari per uno stanziamento di 43.275 euro. Infine sul fronte dei contributi economici agli indigenti i beneficari extracomunitari sono stati 32 per una spesa complessiva di 17.627 euro e gli italiani e comunitari 127 per un esborso di 83.122 euro. «I dati dimostrano che sappiamo esattamente quanti stranieri ci sono in città e come vengono ripartiti i fondi del settore sociale – osserva l’assessore alle Politiche sociali -. Il criterio di valutazione è ora l’Isee, l’Indicatore della situazione economica equivalente. I servizi sociali stanno inoltre effettuando un lavoro di controllo imponente e che ha portato al rientro di contributi assegnati nel caso in cui i beneficiari non abbiano rispettato le regole. Viviamo in un momento di crisi economica molto forte e questo credo sia il problema principale per Monfalcone, tutta, senza distinzioni».
Anche il sindaco Gianfranco Pizzolitto sottolinea di ritenere che il problema principale al momento sia quello del lavoro. «Rispetto agli immigrati – ha aggiunto il primo cittadino – la loro presenza a Monfalcone è determinata dall’offerta di lavoro nel territorio legata principalmente alle modalità produttive adottate da Fincantieri». (la.bl.)
 
Messaggero Veneto, 11 novembre 2009
 
Monfalcone. L’assessore Morsolin ha snocciolato i dati ufficiali assicurando che la moschea non ci sarà 
«Regolari i contributi agli immigrati»

 
MONFALCONE. La giunta di Monfalcone esprime forte preoccupazione per il clima creatosi in città anche in seguito alla raccolta firme, avviata dalla Lega Nord, a sostegno della petizione locale contro la moschea e della petizione nazionale per il mantenimento del crocefisso nella scuole. «Due temi che devono essere scissi, perché mettendoli insieme, si corre il rischio di diventare xenofobi e razzisti» dice il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che assieme all’assessore ai servizi sociali, Cristiana Morsolin, vuole fare chiarezza in merito alla situazione cittadina, sia rispetto alla moschea «che non esiste e non ci sarà» e sia rispetto ai contribuiti «distribuiti non agli immigrati, senza distinzione, ma seguendo le regole e le norme, in modo trasparente».
Senza entrare nel merito della sentenza sul crocefisso, «di cui sottolineiamo il valore identitario e sulla cui presenza nei luoghi pubblici non eccepiamo, ma che non è il problema più rilevante», il sindaco chiarisce con fermezza che «gli extracomunitari presenti in città non sono certo venuti per fare la moschea, ma per lavorare. Il loro problema, soprattutto per i bengalesi, è legato al posto di lavoro, visto anche il periodo non brillante che vive Fincantieri. Non ci risulta che si facciano pressioni particolari sul sociale e su tutte le etnie che potevamo incontrare quella del Bangladesh è sicuramente la meno aggressiva. Una popolazione sradicata dalla sua terra è logico che voglia mantenere il collegamento con il luogo di origine e con la propria religione: non possiamo negare questo conforto, né negare il diritto di professore la propria fede».
Secondo Pizzolitto la raccolta di firme della Lega non ha senso, visto che la moschea non c’è e «non c’è possibilità che ci sia visto che l’ente pubblico non la fa e che la comunità musulmana non ha le risorse e che gli edifici indicati come possibili moschee non hanno una destinazione d’uso religioso. C’è però il diritto di ognuno di professare la propria religione e quindi le firme sono state raccolte contro tale principio».
Oltre tutto è stato ricordato come già in consiglio comunale siano state date risposte formali sul fatto che una moschea non è programma. «Si dicono cose senza senso anche in merito alla realtà della comunità straniera. Si dice che non esiste un censimento, ma non è vero e gli extracomunitari sono anche più controllati degli immigrati italiano o comunitari» aggiunge Cristiana Morsolin, indicando che in città risiedono 4.058 stranieri su 28.027 abitanti, pari al 14,48%. Di questi la comunità più numerosa è quella del Bangladesh con 1.420 persone (506 donne, 914 maschi), seguiti dai croati 406 (99 donne, 307 uomini), macedoni 373 (134, 239) romeni 368 (177, 191), bosniaci 327 (105, 222), serbi 177 (76, 101). «Occorre fare un discorso di responsabilità collettiva. Viviamo un momento di crisi economica e la rabbia e l’insofferenza vengono incanalate verso i più deboli. Ma la crisi è finanziaria e i poteri che la determinano stanno da altri parti. La gente deve capire – dice l’assessore – che l’unione delle forze deve andare contro un’ulteriore recessione economica, verso la tutela del lavoro e la sicurezza del lavoro. Questo è un problema di Monfalcone. I contributi non sono assegnati in modo indiscriminato, ma esistono regole che valgono per tutti. Ci si basa sui redditi e oltretutto gli uffici fanno un lavoro imponente di controllo, tanto che si riscontrano situazioni non chiare i soldi devono essere restituiti. Oppure se ci sono famiglie insolventi di alcuni servizi, i contribuiti sono usati direttamente dal comune per pagare quanto dovuto. Smettiamola quindi – conclude – di dire cose che non esistono. Le sedute dei consigli e i bilanci sono pubblici e trasparenti: si vengano a vedere».
Ecco i dati snocciolati dalla Morsolin. Su un totale di 822 mila 536 euro assegnanti dal fondo per il sostegno delle abitazioni in affitto, 248 mila 804 sono andati a extracomunitari (141 beneficiari), 573 mila 731 a italiani e comunitari (470 beneficiari).
Per l’assegno di maternità, 43 mila 257 euro su un totale di 117 mila 461 sono stati per extracomunitari (48 beneficiari) e 74 mila 186 per italiani e comunitari (48) e in merito ai contributi per indigenti gli extracomunitari hanno avuto 17.627 euro (32), gli italiani e comunitari 83.122 euro (127), per un totale di 100 mila 175 euro. (cri.vis.)

Messaggero Veneto, 24 ottobre 2009

Monfalcone. Il consiglio comunale ha approvato l’assestamento di bilancio. Dirottati i fondi previsti per l’ex Inam 
Stanziati altri 300 mila euro per il settore sociale

MONFALCONE. Con il voto contrario del Pdl e della Lega oltre che del consigliere del gruppo misto Giorgio Pacor, l’astensione del consigliere di CittàComune, Maurizio Volpato e il voto positivo della maggioranza, il consiglio comunale di Monfalcone ha approvato l’assestamento del bilancio di previsione 2009, manovra economica che pur importante è passata, praticamente, in assenza di dibattito.
Sono bastati pochi minuti infatti perché, dopo la relazione dell’assessore al bilancio, Gianluca Trivigno e un intervento del consigliere del gruppo misto, Antonello Murgia che ha sollecitato l’amministrazione a porre attenzione al sostegno delle famiglie soprattutto a fronte di un possibile inizio di cassa integrazione alla stabilimento Fincantieri, si arrivasse al voto e all’approvazione. Nel complesso sono 300 mila gli euro che l’amministrazione comunale ha deciso di destinare al settore sociale nel suo complesso, ovvero il 40% dell’avanzo 2008, 717 mila euro in tutto, che la giunta ha deciso di applicare alle spese straordinarie.
Trivigno ha evidenziando che, dall’inizio dell’anno, «nel settore sociale è stato riversato un milione 142 mila euro in più, portando in tutto la spesa corrente per il settore a 12,710 milioni di euro».
Politica è anche la scelta di continuare ad accantonare fondi (150 mila euro con l’assestamento) per arrivare nel più breve tempo possibile alla chiusura dello strumento derivato di cui il Comune si è dotato sei anni fa. Per la parte corrente, altre uscite più consistenti sono quelle relative alla copertura del periodo di vacanza contrattuale del personale dell’ente per il biennio 2008-2009 (106 mila euro), 75 mila euro per la rimozione del materiale spiaggiato lungo il litorale, 30 mila euro necessari ad attivare i avori socialmente utili assieme ai 118 mila euro già ricevuti dalla Regione.
La giunta ha deciso di stanziare la stessa cifra per realizzare gli eventi di dicembre, mentre 10 mila euro andranno a sostenere le spese legali della costituzione di parte civile nei processi per le morti d’amianto. Sul fronte degli investimenti ben 144 mila euro saranno spesi per manutenzioni straordinarie, consentendo di effettuare interventi alla materna di via Cellottini (30 mila euro), al parquet della palestra polifunzionale (30 mila), alle strade (quasi 50 mila euro).
Con la manovra l’amministrazione ha inserito in bilancio i 232 mila euro ricevuti, come Comune capofila, dalla Regione per l’ampliamento della rete di videosorveglianza mandamentale, e i 150mila euro di cui è previsto l’arrivo grazie al Piano di azione locale del Gal Carso e che serviranno per potenziare ulteriormente il Parco tematico della Grande guerra. Il bilancio della manovra è complessivamente negativo (meno 3,473 milioni di euro), perché a incidere è la cancellazione dal programma delle spese in conto capitale per il 2009 degli investimenti relativi all’acquisto della nuova sede comunale (4 milioni) e della riconversione dell’ex Inam di via Manzoni in casa per le associazioni (1 milione). La cancellazione del milione di euro per l’ex Inam è legata ai lavori urgenti in municipio: il contributo ricevuto dalla Regione sarà dirottato per realizzare il primo lotto della ristrutturazione del palazzo.

Il Piccolo, 07 novembre 2009 
 
LA STORIA. APPELLO-DENUNCIA DI UN OPERAIO DI 36 ANNI  
«Non ce la facevo a pagare la mensa dei bambini. ho pensato che l’asilo poteva venirmi incontro, ma è stato tutto inutile» 
«Io, precario, da 16 mesi senza lavoro Niente aiuti, preso in giro dal Comune»

 
 
 
 
 

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Da sedici mesi Alessandro Schiavo è senza lavoro. Ha venduto la macchina e l’oro di famiglia, tutto tranne le fedi matrimoniali, pur di continuare a pagare le bollette, onorare la rate del mutuo da 850 euro e dare sostentamento ai propri cari. Nel luglio 2008 la Keratech, azienda di Romans d’Isonzo, ha deciso di non rinnovare il suo contratto a termine di sei mesi e lui, 36 anni, sposato da 9, padre di due bambini piccoli, è entrato nel tunnel della disoccupazione.
Una strada lastricata di ansie e precarietà, percorsa sulla scia di lavoretti saltuari, più spesso in nero, rimpalli nelle agenzie iterinali e richieste di dilazionamento dei debiti ai creditori. Fino alla «presa in giro finale», come lui stesso la definisce, ovverosia l’approdo ai servizi di assistenza sociale. Che, stando a quello che è il suo racconto, poco o nulla hanno fatto per risolvere i problemi di una giovane famiglia.
«Dopo aver beneficiato dello stato di disoccupazione dell’Inps, garantito per otto mesi dalla legge, a marzo di quest’anno mi sono rivolto al Comune per ottenere un aiuto nei pagamenti dei servizi di mensa scolastica per i miei figli di 6 e 4 anni – racconta –: ebbene a tutt’oggi il debito pregresso di 830 euro risulta insoluto e la domanda che ad ottobre l’assistente sociale mi ha spinto a compilare, con tanto di documentazione, per il Fondo per il contrasto ai fenomeni di povertà è stata respinta, senza che mi venisse fornita la benché minima spiegazione. Cosa deve fare, una persona, per ricevere un aiuto quando ne ha bisogno? Ci sono individui che percepiscono uno stipendio per metà fuori busta, stanno in un alloggio Ater e percepiscono pure un sussidio: io sono senza reddito e vivo solo grazie allo stipendio di 900 euro di mia moglie, che per fortuna ha un lavoro, e all’aiuto dei nostri genitori. Non parliamo poi degli stranieri. Non è giusto: questa situazione mi dà rabbia, perché chissà quante persone si trovano nelle mie stesse condizioni, ma hanno vergogna a confessarlo».
Il racconto continua: «Mi reputo una persona onesta e dignitosa e se mi sono deciso a raccontare pubblicamente questa storia è solo perché vorrei che tutti venissero a conoscenza delle difficoltà patite da un padre di famiglia disoccupato, nonostante l’esistenza di servizi appositamente messi in piedi per fronteggiare questi casi». Alessandro Schiavo riferisce di essersi rivolto al Comune per far fronte ai pagamenti della mensa dei bambini: «Non ce la facevo a pagare, perché avevo già le bollette e le rate del mutuo da coprire: ho pensato che l’asilo era pubblico e l’ente avrebbe quindi potuto intercedere con la ditta fornitrice dei pasti.
L’assistente sociale mi ha detto che se ne sarebbero occupati e che avrei inoltre potuto beneficiare per 3 mesi di una tantum per tirare avanti. Infatti, per il lasso di marzo, aprile e maggio, mi sono stati corrisposti 700 euro. Io ero contento: tutto quel che arrivava, fossero pure 10 euro, poteva essere d’aiuto. A settembre la doccia fredda: giunge un sollecito della ditta della mensa, perché il debito non è stato ancora pagato. Torno dall’assistente sociale che, informata, mi parla di un disguido: la cifra erogata a marzo doveva andare all’asilo».
«Obietto che non erano così i patti, tant’è che l’ammontare risulta inferiore alla somma da versare alla società (830 euro vs 700) – aggiunge – , ma ricevo rassicurazioni di una pronta soluzione. Mi viene suggerito di fare domanda per i fondi di povertà e così porto una pila incredibile di documentazione: so che rientro nei parametri (reddito inferiore o uguale a 7.500 euro), perché nel 2009 non ho ricevuto stipendio né sussidio, e resto in attesa di risposta, che dovrebbe giungere dall’assistente il 30 ottobre. Non la ricevo. Telefono il 2, il 3 e il 4 novembre, ma non trovo mai la dipendente. La segretaria dice che è occupata o che si trova fuori, ma all’ultima telefonata esco dai gangheri, perché sento tale dipendente dirle di darmi appuntamento a dicembre. Io voglio sapere l’esito della domanda, perché ho la necessità di sapere se posso contare su quei soldi oppure no: voglio andare là e mi viene detto che è stata respinta».
Schiavo si sente «preso in giro: non si trattano così le persone». «Può essere che la domanda sia stata respinta perché si è tenuto conto del reddito 2008, quando ancora percepivo la disoccupazione, ma è ora, nel 2009, che ho bisogno di un aiuto, non posso aspettare il 2010 – conclude – nel frattempo è aumentato il debito della mensa e non so come fare. Sono arrabbiato: perché le istituzioni non aiutano chi è disoccupato e ha famiglia?». Uno spiraglio, benché minimo c’è: martedì Alessandro Schiavo inizierà a lavorare a Mestre: gli hanno offerto un contratto di tre mesi. E’ felice, anche se sa che non riuscirà ad accumulare la somma sufficiente a pagare la mensa dei suoi due bambini di 4 e 6 anni.
Tiziana Carpinelli

Il Piccolo, 03 giugno 2009 
 
SI VA ALL’AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO  
Mediatore linguistico per gli immigrati  
Obiettivo: migliorare i rapporti con gli italiani e far conoscere le abitudini locali
 
 
La presenza degli stranieri supera il 13% della popolazione monfalconese e si fa sempre più massiccia a Monfalcone, così come l’esigenza di una migliore comunicazione tra comunità locale, a iniziare dai servizi pubblici, e i cittadini immigrati in modo da facilitare la quotidianità per tutti. La barriera linguistica è un ostacolo evidente, per quanti operano nelle scuole e negli uffici comunali, oltre che all’interno di quella ”città nella città” che è il cantiere navale, e non, ma anche per chi non riesce a capire e a farsi capire. Ai corsi di italiano per stranieri l’assessorato alle Politiche sociali ha quindi deciso di affiancare l’avvio di un servizio di mediazione culturale e linguistica, utile pure per affiancare il lavoro che già da 3 anni sta svolgendo a Monfalcone il mediatore sociale.
Come emerge dalla gara per l’affidamento del servizio, pubblicata in questi giorni e che scade il 22 giugno, il mediatore linguistico dovrà supportare gli uffici comunali nel rapporto con i cittadini, stranieri e italiani, anche individuando nuove figure di mediazione linguistica tra i cittadini della comunità. Il servizio dovrà anche facilitare e rafforzare relazioni efficaci tra l’utenza immigrata e i servizi comunali, e non solo, presenti nel territorio, oltre a delineare percorsi in grado di diffondere nelle comunità straniere la conoscenza della lingua e delle consuetudini locali.
L’obiettivo è pure quello di promuovere un più esteso e razionale utilizzo dei servizi pubblici da parte dei cittadini stranieri, individuando anche percorsi di prevenzione e mediazione sociale dei conflitti tra le diverse comunità e di contrasto alle discriminazioni. In generale, il servizio punta a promuovere la crescita di relazioni positive tra cittadini e rafforzare le competenze dei migranti in termini di diritti-doveri. Insomma, il servizio di mediazione linguistica, per il quale l’ente ha previsto un costo di 39.400 euro per un anno, non si riduce alla semplice attività di interpretariato.
Negli ultimi dieci anni Monfalcone è divenuta mèta di una forte immigrazione da Paesi extracomunitari, legata in gran parte all’attività della Fincantieri. Alla fine del 2008 gli stranieri residenti in città sono risultati 3.673, pari al 13,1% della popolazione. Di questi, 1.265 sono originari del Bangladesh, pari al 4,5% del totale degli abitanti. Una comunità, quella asiatica, divenuta sempre più consistente, grazie ai ricongiungimenti familiari e alle nascite: il 30% dei cittadini bangladesi ha meno di 18 anni, mentre 270 sono donne. Sono dati che in concreto si traducono in una media di 2-3 bambini del Bangladesh per classe alla ”Duca d’Aosta”, visto che poi la gran parte delle famiglie abita in centro. Nella elementare il bilinguismo quindi ha fatto la sua comparsa, ma non è quello che si poteva ipotizzare qualche anno fa. Lo ha confermato la comunicazione data ai genitori dalla scuola sulla ”pediculosi del capo”: la prima facciata riporta le informazioni su cosa sia la pediculosi e come si tratti in italiano, mentre sul retro le informazioni pratiche sono tradotte in lingua bengali. L’istituto si è attrezzato in questo caso grazie all’intervento del mediatore culturale su cui già può fare affidamento la scuola, traducendo la modulistica.
Il problema della comunicazione con i genitori, soprattutto le mamme, si pone con forza e non solo alla ”Duca d’Aosta”, dove però con i fondi a disposizione si è riusciti ad attivare solo corsi di italiano per gli alunni stranieri. (l.bl.)

Messaggero Veneto, 04 giugno 2009 
 
Un servizio di mediazione linguistica 
 
MONFALCONE. Scadrà il 22 giugno la gara per l’affidamento del servizio di mediazione linguistica, servizio già annunciato dall’assessorato alle politiche sociali e che affiancherà anche il già decollato e apprezzato servizio di mediazione sociale. Proprio la mediazione linguistica servirà a superare la barriera della difficoltà di comunicazione dovuta alle diverse lingue, difficoltà che a Monfalcone, con la presenza di oltre il 13% di stranieri, si accentua sempre più.
Negli scorsi anni sono guà stati organizzati corsi di italiano per stranieri e ora è stata pubblicata la gara per il mediatore linguistico, serviziio per cui il comune ha previsto un costo di 39.400 euro, che dovrà supportare gli uffici comunali nel rapporto con i cittadini stranieri e italiani, rafforzare e facilitare le relazioni tra l’untenza immigrata e i servizi comunali, ma anche a delineare percorso in grado di diffondere nelle comunità straniere la conoscenza della lingua e delle consuetudini locali. Non sarà però un semplice servizio di interpretariato, ma proprio uno strumento di integrazione e avvicinamento delle diverse comunità, visto che il mediatore dovrà anche promuovere un miglior uso dei servizi pubblici, individuare percorsi di prevenzione e mediazione sociale dei conflitti, promuovere la crescita di buone relazioni tra cittiadini e rafforzare nei cittadini stranieri la conoscenza dei loro diritti-doveri nei confronti della società civile.
Da ricordare che a Monfalcone alle fine del 2008 gli stranieri residenti in città erano 3.673, pari al 13.1% della popolazione e di questi 1.265 sono orginari del Bangledesh, pari al 4.5% del totale degli abitanti. Diventa questa una delle comunità più importanti in città tanto che già molte comunicazioni istituzionali, tra cui quelle delle scuole, vengono tradotte in bengali.

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