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Il Piccolo, 26 gennaio 2009 
 
AUTORECUPERO DEGLI ALLOGGI  
Studio di fattibilità affidato a una ditta milanese 
Nuova opportunità per i privati cittadini, sostegno del Comune
 
  
Parte con l’individuazione dell’impresa e l’assegnazione del contributi (19mila euro), il primo progetto di autorecupero di alloggi da parte di privati a Monfalcone. Dopo gli annunci delle ultime settimane, infatti, l’amministrazione ha provveduto a individuare l’impresa sociale a cui affidare il progetto e quantificarne anche la spesa: 19mila euro, appunto, almeno nella pate spettante appunto al Comune. Il destinatario è l’impresa «Sotto il tetto» di Milano, che può vantare la maggiore esperienza nel settore in Italia, e che ha ricevuto l’incarico di elaborare entro la primavera lo studio di fattibilità sull’autorecupero di 6 alloggi concentrati in un’unica palazzina nella zona orientale di Monfalcone. Il progetto dovrà stabilire i costi dell’intervento il cui ammontare determinerà la compartecipazione del pubblico e, quindi, la formula di utilizzo dell’alloggio (cessione definitiva o locazione). L’idea è per il territorio di Monfalcone del tutto innovativa, perchè prevede la partecipazione degli stessi futuri inquilini: le famiglie e le persone interessate infatti dovranno costituire una cooperativa di autorecuperatori che, come previsto dall’accordo di programma siglato all’inizio della scorsa estate da Comune e Ater, sarà supportata da soggetti già esperti in materia, che svolgeranno attività di mediazione sociale e integrazione culturale e offriranno assistenza tecnica per tutta la durata dei lavori. L’Ater si è impegnata a predisporre il progetto di ristrutturazione in collaborazione con le famiglie e le persone coinvolte nell’autorecupero e a gestire l’intervento nell’ambito della convenzione già esistente con il Comune, mentre l’amministrazione avrà il compito di sostenere i soggetti impegnati nel progetto nel caso in cui dovessero necessitare di soluzioni abitative temporanee e per il tempo strettamente utile a realizzare l’autorecupero. I destinatari dell’intervento sono nuclei familiari e soggetti che possiedono i requisiti previsti dalla legge regionale 6 del 2003 per l’assegnazione degli alloggi in edilizia convenzionata. Per arrivare all’assegnazione degli appartamenti, poi, si procederà tramite bando. Visto lo spiccato carattere sperimentale del progetto, ancora non ci si sbilancia peò sui tempi di pubblicazione del bando, anche se l’obiettivo è di ridurre più possibile la tempistica, vista l’alta domanda di case in edilizia convenzionata che c’è a Monfalcone.

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Il Piccolo, 15 ottobre 2008 
 
Gli sfrattati protestano: disattesi i patti  
Il caso di via Volta. Chieste le dimissioni di giunta e vertici Ater
 
 
Di alloggi occupati a Monfalcone ne esistono ancora e non solo quelli di casa Mazzoli, ormai quasi del tutto vuota. Via Volta, quindi, rimane l’unico luogo in cui l’Ater ha messo in campo una prova di forza. «Per ottenerne un ritorno a ridosso delle elezioni», ha sottolineato ieri gli autoassegnatari «sfrattati» dalle case popolari di via Volta e che hanno deciso di andarsene a fronte del progetto dell’azienda e del Comune di attuare un piano di autorecupero degli alloggi, che avrebbe consentito ai nuclei famigliari di non trovarsi in una nuova situazione di precarietà. «Del progetto non abbiamo però saputo più nulla”, hanno denunciato ieri gli autoassegnatari che hanno chiesto le dimissioni del Consiglio di amministrazione dell’Ater «per manifesta incapacità». «I 7 nuclei famigliari sono stati quindi costretti ad arrangiarsi, chi ospitati da amici, chi in camper – hanno aggiunto -. È quindi incredibile come qualcosa che si poteva risolvere si sia tradotta invece in una situazione di estrema precarietà». Fra l’altro negli alloggi liberati tra inizio aprile e metà maggio, secondo gli autoassegnatari, non stanno nemmeno procedendo i lavori di sistemazione che l’Ater aveva addotto come motivo dello sgombero. «Ci auguriamo che tutte le famiglie di Casa Mazzoli risolvano i loro problemi – hanno quindi osservato ieri gli autoassegnatari -, ma siamo convinti che quell’edificio poi rimarrà vuoto a lungo». Di fronte all’emergenza abitativa che esiste a Monfalcone e al fatto che non vengono costruiti alloggi di edilizia pubblica il progetto di autorecupero avrebbe quindi dovuto essere attuato in modo urgente e in tempi stretti. «Invece intanto arrivano nuovi lavoratori da fuori – hanno detto ieri gli autoassegnatari – e gli affitti sono aumentati di buoni 100 euro al mese e le difficoltà sono davvero reali. Basta pensare a quanta gente ormai dorme dentro all’Hippodrome. A Monfalcone si parla tanto di sicurezza, ma l’unica che esiste al momento è quella di non avere una casa».
Dopo essersi affrettata a risolvere la situazione irregolare di via Volta, l’Ater non ha però ancora risolto, hanno denunciato ieri gli autoassegnatari, i contenziosi sulle esternalizzazioni nati con la precedente amministrazione dell’azienda. «Quindi si criminalizzano delle persone in situazione di necessità, mentre non ci si muove rispetto proprie deficienze se non costretti dai rilievi della Corte dei conti», hanno aggiunto. Le difficoltà organizzative dell’azienda sono state inoltre sottolineate da alcune famiglie da tempo in graduatoria e da tempo in attesa di un alloggio rispondente ai bisogni di un nucleo di cinque o più persone. «L’Ater sa qual è la situazione – ha detto una delle persone coinvolte -, ma continua ad avvisarci tramite raccomandata della disponibilità di alloggi di 40-42 metri quadri che non possiamo accettare. Quando poi c’è stata la possibilità di entrare in un appartamento un po’ più grande a Gorizia, abbiamo scoperto che era già stato assegnato. Ci hanno convocato per le 15.30, ma l’appartamento non era più disponibile dalla mattina». (la.bl.)
 

Messaggero Veneto, 15 ottobre 2008 
 
Monfalcone. Le sei famiglie in attesa di un’abitazione contestano la gestione delle liste di attesa  
Gli sgomberati di via Volta: «Il cda Ater si deve dimettere»
 
  
MONFALCONE. Chiedono le immediate dimissioni del consiglio di amministrazione di Ater «per manifesta incapacità», ma anche le dimissioni della giunta comunale di Monfalcone, «giunta di centro sinistra che promuove politiche che si confondono con quella della Destra e che non rispondono alle necessità sociali».
La richiesta arriva dal gruppo di “Autoassegnatari sgomberati da via Volta”, ma anche dal presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani che ieri hanno protestato rispetto ad una disattenta politica abitativa sia dell’amministrazione monfalconese sia dell’Ater «il cui Cda, nonostante sia cambiato anche rispetto al riferimento politico, in tanti anni non ha saputo cambiare nulla», protesta che ha trovato l’appoggio anche di un gruppo di cittadini, con alloggio regolare, ma delusi e arrabbiati con l’azienda territoriale pubblica che non risponde ai bisogni di chi, in situazione di disagio economico, ha davvero necessità di una casa. Gli autoassegnatari ricordano che lo scorso 4 aprile hanno dovuto sgomberare gli alloggi (prima non abitati) che avevano occupato. Uno sgombero avvenuto alla presenza di decine e decine di rappresentanti delle forze dell’ordine.
«Siamo usciti a fronte della possibilità e della promessa di entrare in altri appartamenti da ristrutturare tramite il progetto di Autorecupero, che è stato in effetti avviato da Ater e Comune, ma che è ora è carta straccia – dicono – Il progetto e i relativi preventivi di ristrutturazione sono fermi da 5 mesi negli uffici comunali. Siamo in sette nuclei familiari a doverci arrangiare, ospiti di altre famiglie o vivendo in roulotte e camper, perché il percorso iniziato, a cui partecipano Comune, Ater, associazioni con esperienza nell’autorecupero, è fermo. Ci sembra incredibile che una cosa che si poteva risolvere sia stata trasformata in una situazione di precarietà abitativa».
Evidenziano che negli appartamenti di via Volta, lasciati vuoti, non sono iniziati i lavori, non ci sono operai dell’Ater, ma solo piccioni e finestre murate. «Crediamo impossibile che a fronte dell’emergenza abitativa in cui si trova la città, con nuovo trasferisti, affitti alle stelle e mancanza di case, non venga colta l’occasione offerta dall’autorecupero. Il Cda di Ater – aggiungono – deve dare le dimissioni per manifesta incapacità». L’idea che si sono fatti è che lo sgombero sia stato fatto “ad arte”, poco prima delle elezioni, «puro segnale mediatico. Non volontà quindi di risolvere il problema abitativo, ma solo atto di forza contro gli abusivi. Basti pensare alla vicenda di casa Mazzoli per cui si è avviato il percorso di sgombero forzoso: speriamo che le famiglie risolvano i loro problemi, ma siamo quasi certi – puntualizzano – che una volta vuota, la struttura resterà tale per chissà quanto tempo».
Gli inquilini “regolari”, sei famiglie con figli minori, sottolineano invece che, dopo lunghi anni di lista d’attesa con Ater, non hanno ancora avuto una casa. «O meglio ci propongono case da 40 metri quadri, ma per famiglie di cinque o sei persone è impossibile accettare. È successo anche che convocati da Ater a Gorizia per le 15.30 del pomeriggio per poter scegliere in un elenco di 12 appartamenti, tra cui cui uno adatto a una famiglia come la mia, con cinque persone tra cui un minore disabile – spiega un rappresentante del gruppo – al momento del ricevimento ci è stato comunicato che tutti gli appartamenti erano già stati assegnati. Ma io ero il primo della graduatoria e quindi a chi sono andate quelle case? esistono due liste? e quali sono le priorità? Si dovrebbero verificare le graduatorie per capire chi ha davvero bisogno».
Cristina Visintini

Il Piccolo, 16 ottobre 2008 
 
MONFALCONE  
Ater: gli alloggi di via Volta saranno recuperati entro l’anno
 
 
MONFALCONE. Non è vero che gli alloggi Ater di via Volta, sgomberati la scorsa primavera, sono rimasti abbandonati a se stessi, come affermato dal gruppo “Autoassegnatari sgomberati”, così come non è vero che nulla è stato fatto per il loro recupero. Anzi, i lavori sarebbero in fase avanzata, tanto da poter prevedere l’ultimazione entro la fine dell’anno.
È la stessa Ater, con una nota diffusa ieri, a spiegare la situazione.
«Per completezza d’informazione e diversamente da quanto affermato nell’articolo apparso ieri (mercoledì, ndr), gli alloggi citati – spiegano i responsabili di Ater – sono compresi in un appalto di manutenzione straordinaria i cui lavori non soltanto sono già cominciati da tempo, ma il loro stato di avanzamento è tale da far prevedere l’ultimazione di un primo gruppo entro il corrente anno. Nel Comune di Monfalcone, attualmente, sono in corso di esecuzione due appalti di manutenzione straordinaria degli alloggi sfitti che riguardano un totale di 37 alloggi ai quali se ne aggiungerà un pari numero che è in fase di programmazione».
Per correttezza di cronaca è giusto informare che l’incontro convocato dal gruppo di autoassegnatari, assieme a un gruppo di sei famiglie che da tempo sono in lista d’attesa per un alloggio di edilizia pubblica, sono apparse contestualmente all’incontro avvenuto fra Ater e Comune di Monfalcone, durante il quale sono state approfondite le problematiche attinenti al fabbisogno abitativo della città. Fabbisogno che rimane comunque alto.
Per quanto riguarda le modalità di assegnazione degli alloggi, di cui si erano lamentati alcuni rappresentanti delle sei famiglie in lista d’attesa, Ater ricorda che «la graduatoria per l’assegnazione è unica, ed è a disposizione di chiunque voglia consultarla anche sul sito Internet dell’Azienda oltre che negli uffici. Comunque il presidente e il direttore rimangono a disposizione di quanti vorranno approfondire la tematica».
In particolare, un esponente del gruppo si era lamentato del fatto che, convocato a Gorizia dalla stessa azienda per la scelta di uno di dodici alloggi disponibili, al momento dell’incontro (il cui orario era stato fissato da Ater) tutti gli alloggi erano risultati già assegnati.
«Eppure – aveva contestato l’uomo – io ero il primo in graduatoria. A chi sono state date quelle case?». (c.v.)

SODDISFAZIONE DELLA CISL-SICET  
Proroga degli sfratti al giugno 2009
 
 
«La proroga degli sfratti al 30 giugno 2009 è il risultato delle pressanti richieste al Governo, del Sindacato Inquilini della Cisl assieme alle altre associazioni. Nello stesso tempo, il provvedimento rappresenta un atto dovuto per le quasi 110 mila famiglie in attesa dell’esecuzione». Così Guido Piran, segretario generale del Sicet. Che aggiunge: «Ora occorrerà chiarire le condizioni per accedere alla proroga. Nell’ultima sospensione, con la legge 9 del 2007, erano interessati conduttori con reddito inferiore a 27.000 euro, persone ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con invalidità superiore al 66 %, nuclei familiari con figli fiscalmente a carico e gli anziani con redditi bassi. Contemporaneamente alla proroga, il Governo in finanziaria taglia per il prossimo triennio fino al 50% del Fondo sostegno affitti, con il triste risultato di far aumentare gli sfratti per morosità. Il periodo di proroga dovrà essere utile ad un confronto del Ministro Matteoli con le forze sociali per una riforma della legge 431/98 sugli affitti».

Il Piccolo, 13 ottobre 2008 
 
RAGGIUNTO L’ACCORDO CON LE FAMIGLIE  
Casa occupata, cominciano i traslochi
 
 
Gli abusivi se ne vanno. Con la mediazione del Comune, 19 dei 20 inquilini che occupano da anni Casa Mazzoli, l’antico stabile di via San Giovanni Bosco, si preparano al trasloco in alloggi che sono stati reperiti sul mercato con la collaborazione dei Servizi sociali e potranno fare affidamento su un intervento di sostegno da parte del Comune per affrontare le spese di affitto, oltre alle loro possibilità. Resta da risolvere un solo caso, relativo a uno dei due «isolati», per il quale potrebbe quindi profilarsi lo sgombero coatto in virtù dell’ordinanza di sgombero forzoso firmata dal sindaco Pizzolitto. La mediazione del Comune, portata avanti dall’assessore ai Servizi sociali del Comune, Cristiana Morsolin, ha dunque centrato l’obiettivo, quello cioè di trovare una soluzione «pacifica» soprattutto per la necessità di risolvere un problema grave dal punto di vista sanitario e della sicurezza personale degli occupanti, la tutela dei minori presenti nello stabile e la necessità di mantenere uniti i nuclei familiari. Obiettivi che gli stessi capofamiglia hanno ben compreso cercando un accordo e un sostegno. Tramite lo sportello Pronto Casa, il Comune provvederà ora a erogare alle famiglie dei prestiti, senza interessi, per far fronte alle prime spese e per integrare le somme necessarie al pagamento dei canoni di mercato per i primi mesi. Trovati gli alloggi dove trasferirsi, per le famiglie occupanti. che da quasi un mese sono costrette a vivere senz’acqua, dopo il «taglio» delle forniture da parte di Iris, e con riscaldamenti a gas o elettrici decisamente fuori norma, si tratta ora solo di organizzare i traslochi. Questione di giorni, dunque, e lo stabile sarà finalmente vuoto, pronto per essere messo in vendita.

Il Piccolo, 25 settembre 2008 
 
CONTRO LO SGOMBERO FORZOSO  
Casa Mazzoli, protesta degli abusivi
 
 
Mentre il Comune di Monfalcone ha messo in moto la procedura di sgombero forzoso di Casa Mazzoli, in città è comparso un nuovo volantino, distribuito da uno degli occupanti, con cui si annuncia un presidio per lunedì, dalle 16, in piazza della Repubblica «per il diritto alla casa contro il precariato nel mondo del lavoro». Nel volantino, come nei precedenti, viene attaccato soprattutto il sindaco Gianfranco Pizzolitto e si denuncia come la città abbia visto «in tutti questi anni aumentare il problema degli affitti, del diritto ad avere una casa dove dormire per sé e i propri cari, mai risolto da parte di questa amministrazione, capace solo di sgomberare con la forza e la minaccia chi ha difficoltà economiche a causa del precariato».
Nel volantino vengono sottolineate inoltre le crescenti difficoltà cui vanno incontro anche molte persone anziane. Proprio in questi giorni alcuni degli occupanti abusivi di Casa Mazzoli, già dichiarata inagibile per una famiglia, colpita quindi da un’ordinanza di sgombero, sono tornati invece a rivolgersi ai servizi sociali del Comune per tentare di trovare un alloggio regolare.
L’ente locale è quindi tornato a riattivare lo sportello Pronto casa, che per conto del Comune si occupa di individuare delle soluzioni abitative compatibili con le disponibilità economiche degli utenti.
Lo sportello, sempre per conto del Comune, che lo finanzia, eroga inoltre le anticipazioni necessarie a coprire le spese della caparra e delle anticipazioni delle mensilità di affitto di solito richieste dai proprietari. La procedura di sgombero forzoso, che l’amministrazione comunale ha deciso di attivare dopo il taglio della fornitura idrica il 15 dicembre e dopo che in due anni non si era riusciti a trovare una soluzione positiva alla vicenda, concede comunque due settimane di tempo agli occupanti per un’uscita volontaria dall’immobile.
Dovrebbe quindi esserci ancora un minimo di spazio per tentare di trovare una sistemazione abitativa che consenta di evitare l’intervento delle forze dell’ordine.
Nell’immobile abita ancora una ventina di persone, di cui quattro sono bambini.
 
 Messaggero Veneto, 25 settembre 2008 
 
Casa Mazzoli, gli occupanti lunedì in piazza 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Gli occupanti di casa Mazzoli scendono in piazza e annunciano per lunedì, dalle 16, il presidio di piazza della Repubblica.
“Per il diritto alle casa, contro il precariato nel mondo del lavoro” è lo slogan che annuncia il presidio. «Monfalcone è una città che ha visto in questi anni aumentare il problema degli affitti, del diritto di avere una casa, dove dormire, per sé e i propri cari. Un problema – si legge sul volantino distribuito ieri, in occasione del mercato settimanale – mai risolto dall’amministrazione, capace soltanto di sgomberare con la forza e le minacce chi ha difficoltà economiche a causa del precariato o chi ha una pensione da fame o chi ha una famiglia numerosa ma non ha i soldi per mantenerla. Infatti o si paga l’affitto o si mangia. Ma l’affitto ormai è diventato un lusso».
Ricordano anche le persone che sono costrette a vivere in macchina o a vivere di espedienti e che si rivolgono ai servizi sociali senza avere risposte. Monfalcone è una città in cui la povertà, la nuova povertà, è in crescita, con famiglie che fanno fatica a trovare le risorse per vivere.
«L’altro giorno – dice uno degli occupanti – ho assistito a una scena orribile. Ho visto persone anziane che frugavano nei rifiuti e addirittura una signora anziana che, dopo aver trovato nel cestino dei rifiuti un sacchetto con tracce di cibo, mangiava i pezzetti di carta. Viene da dire: che schifo. Ma quello che mi fa più schifo è che tutta la gente che passava, invece di aiutare questa persona, si allontanava. Come se la povertà fosse una malattia».
L’amministrazione comunale, intanto, sta facendo proseguire l’iter per l’ordinanza di sgombero. «Non ho alcuna intenzione di mettere in atto interventi punitivi nei confronti degli inquilini abusivi di casa Mazzoli – ripete il sindaco –. Che un forte disagio sociale ci sia, in città e in particolare sul fronte della casa, è sotto agli occhi di tutti. Ma non è giusto che ci siano due diverse categorie fra le tante persone che sono costrette ad affrontare queste difficoltà: quelle che osservano le regole e che seguono percorsi legittimi per cercare di trovare una soluzione e quelle che, invece, cercano di risolvere il problema rifiutando ogni proposta e mettendosi contro le regole. Tollerare una situazione del genere è ingiusto nei confronti di chi, invece, le regole le osserva. Ora, anche per tutelare i più deboli, cioè i bambini che si trovano a vivere in condizioni veramente difficili in quella casa, è il momento d’intervenire e ripristinare la legalità». (c.v.)

Messaggero Veneto, 24 settembre 2008 
 
Casa Mazzoli sarà sgomberata  
Firmata l’ordinanza, che sarà fatta rispettare entro dieci giorni 
EMERGENZA A MONFALCONE 
Il sindaco Pizzolitto si augura che non si arrivi al provvedimento forzoso Ma sembra che gli occupanti abusivi non intendano lasciare gli alloggi
 
  
MONFALCONE. È stata firmata l’ordinanza di sgombero di casa Mazzoli. Sgombero che potrebbe anche diventare “forzoso” se gli occupanti senza titolo degli alloggi della grande casa di via San Giovanni Bosco non se ne andranno. L’applicazione dell’ordinanza sarebbe attesa entro dieci giorni. La richiesta di sgombero è stata presentata al prefetto di Gorizia, che ha dato la sua approvazione.
Ciò consentirà al sindaco di procedere con l’iter e di firmare, lunedì, l’annunciata ordinanza. Come già sottolineato più volte, Pizzolitto preferirebbe che la situazione si risolvesse pacificamente.
«Non ho intenzione di mettere in atto interventi punitivi nei confronti degli abusivi di casa Mazzoli – ribadisce –. Che un forte disagio sociale ci sia in città sul fronte della casa è sotto agli occhi di tutti. Ma non è giusto che ci siano due categorie tra le tante persone costrette ad affrontare tali difficoltà: quelle che osservano le regole e che seguono percorsi legittimi per cercare una soluzione e quelle che invece rifiutano ogni proposta mettendosi contro le regole. Tollerare una situazione del genere è ingiusto nei confronti di chi, invece, le regole le osserva. Ora, anche per tutelare i più deboli, cioè i bambini che si trovano a vivere in condizioni difficili in quella casa, è il momento di ripristinare la legalità».
Il sindaco, insomma, non intende cedere, anche se ribadisce che «le decisioni devono essere prese con calma e non sull’onda delle pressioni» e continua a dire che confida «che alla fine prevalga il buon senso e gli occupanti decidano spontaneamente di lasciare l’immobile di via Don Bosco e accettare le proposte che sono state loro fatte». Ricorda che esistono altri strumenti, invece delle occupazioni abusive, per risolvere il problema-casa a Monfalcone e che numerosi ne sono stati avviati in questi ultimi anni per attenuare il disagio. Evidenzia quindi come la situazione generale sia difficile, soprattutto per l’emergere di nuova povertà. Le famiglie si trovano alle prese con il caro-vita, redditi che non bastano più e sono sempre più numerosi quelli che chiedono un sostegno all’amministrazione, che, da parte sua, cerca di dare risposte con le risorse di cui dispone.
Nel frattempo gli abusivi di casa Mazzoli continuano a rifornirsi con taniche per ovviare alla chiusura della fornitura dell’acqua. La situazione si fa sempre più difficile, ma sembra che nessuno intenda uscire spontaneamente.
«Il problema è – spiega l’assessore alla politiche sociali, Cristiana Morsolin – che ora, emersa la situazione di casa Mazzoli, nessuno vuole affittare alloggi a queste persone. Noi abbiamo attivato lo sportello Pronto casa: nel caso si trovasse disponibilità di alloggi, il Comune garantisce, come in altri casi di disagio economico, l’anticipo delle mensilità». Chiarisce inoltre che non sono disponibili alloggi a rotazione. «Esistevano, ma il sistema non ha funzionato, visto che le persone che avrebbero dovuto averne l’uso temporaneo in realtà sono dentro da dieci anni», afferma amaramente, ricordando che in caso di sgombero il Comune si prenderà carico di mamme e bambini, come peraltro aveva offerto anche in occasione del taglio dell’acqua.
Cristina Visintini
 

Il Piccolo, 24 settembre 2008 
 
PRESENTATA AL PREFETTO  
Casa Mazzoli, formalizzata la richiesta di sgombero
 
 
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha firmato la richiesta rivolta alla prefettura di Gorizia di sgombero forzoso degli occupanti abusivi di Casa Mazzoli. L’operazione dovrebbe quindi essere messa in atto nell’arco dei prossimi giorni, mentre gli «inquilini» dell’edificio di via San Giovanni Bosco, una ventina di persone in tutto, compresi quattro bambini, si sono messi alla ricerca di una sistemazione regolare, senza riuscire per ora a trovarla. «Purtroppo a fronte di quanto è accaduto negli ultimi dieci giorni – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -, c’è un’evidente difficoltà ad affittare un alloggio a queste famiglie». Gli occupanti in questi giorni sono tornati a rivolgersi ai servizi sociali del Comune per tentare di trovare un appartamento a prezzi accessibili. L’ente locale ha quindi attivato lo sportello Pronto casa, che non solo si occupa della ricerca di alloggi rispondenti alle esigenze degli utenti, ma anche anticipa gli importi, che possono essere abbastanza consistenti, delle prime due-tre mensilità. «E’ un aiuto che non verrebbe meno nemmeno in questo caso», sottolinea Cristiana Morsolin. L’assessorato alle Politiche sociali nel frattempo si prepara in ogni caso a provvedere all’accoglienza dei minori e delle loro madri nel caso in cui si arrivi allo sgombero forzoso. Quanto era già stato offerto il 15 settembre, quando è stata interrotta la fornitura dell’acqua allo stabile, che, occupato abusivamente da circa 4 anni, il Comune ha deciso di vuotare a fronte dei rischi igienico-sanitari e di crolli dovuti alle condizioni fatiscenti di Casa Mazzoli. «Alloggi di rotazione comunque non ce ne sono – tiene a spiegare l’assessore Morsolin -, anche perché è una soluzione che non ha mai funzionato. Le persone che si trovano in quelli che il Comune ha messo a disposizione vi sono dentro in modo provvisorio da 10 anni. In questo momento non c’è quindi disponibilità di alloggi di rotazione e non ce ne sarà». Il sindaco Pizzolitto da parte sua conferma di aver firmato lunedì la richiesta ufficiale al prefetto di Gorizia di sgombero forzoso dell’immobile. «Ritenevo e ritengo che fosse un’azione da effettuare senza fretta e non sulla spinta di pressioni», ribadisce il sindaco, che in questi giorni si è augurato comunque a più riprese che non ci sia l’esigenza di ricorrere alle forze dell’ordine.

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