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Esce il numero 5 di MonfalconeTerritorio
In tutte le edicole della sinistra Isonzo da giovedì 29 aprile

Editoriale: Eccoci al secondo anno

Siamo al primo numero del 2010.
Con un po’ di ritardo sul previsto ma facciamo quello che possiamo .
Anche se con grandi diffi coltà ci sembra importante mantenere viva questa voce fuori dal coro.
A Monfalcone le cose continuano ad andare malamente. Assistiamo continuamente ad un imbarbarimento che a volte lascia sgomenti. La destra, Razzini in testa, non perde occasione per creare zizzania in città, per esasperare gli animi e creare solchi sociali difficili poi da ricomporre.
Sembra sia andata persa ogni capacità di ragionare sui problemi, si preferisce agitarli, amplifi carli, inventarli per creare un clima di insofferenza che non appartiene alla nostra gente.
Se ne sentono di tutti i colori: anche la proposta di abbattere gli alberi del viale per far posto a parcheggi. Sembra che ogni limite all’umana decenza sia ormai superato.
In città si parla del mega piano Unicredit di cui si capisce la portata (1 ml di euro) ma non cosa rappresenterà per il nostro porto e la nostra città. Intanto la centrale termoelettrica continuerà ad andare a carbone ed il gas rimane una chimera.
Con buona pace dei nostri polmoni. Di tutto questo parliamo nella copia di MT che avete tra le mani…

Questo giornale nasce per parlare, discutere e far discutere sui problemi reali della nostra città e di tutto il suo territorio mandamentale verso il quale abbiamo grandi responsabilità.
Questo giornale nasce per parlare della nuova Monfalcone e anche dei suoi nuovi abitanti, di cosa sa esprimere questa città, anche delle cose belle che vi succedono.
Vogliamo essere un giornale aperto per una città aperta, rinnovata, ottimista nonostante tutto.

Il blog di MonfalconeTerritorio

MonfalconeTerritorio 05

SOMMARIO DEL NUMERO 5, APRILE 2010

Pag.02 Editoriale: Eccoci al secondo anno
Pag.03 Il morso del ragno
Pag.04 Monfalcone: anatomia di un omicidio
Pag.06 Sicurezza per tutti o delirio di potenza?
La fabbrica della paura

Pag.08 Se potessi avere 1000 euro al mese
Ansia press

Pag.10 Monfalcone vista da chi ci viene a vivere da fuori
Pag.11 Sapete dove si trova Haiti?
Pag.12 L’istinto della libertà
Monfy e la lotta agli infedeli

Pag.13 Il muro di Monfalcone
Pag.14 Ancora a proposito di amianto
Elzeviro

Pag.15 Le mie riforme
Pag.16 Il centro destra monfalconese bolle e ribolle in vista del 2011
Pag.17 La scuola in degrado
Pag.18 Intervista ad Antonio Ingroia
Pag.20 Il porto delle nebbie
Pag.21 Penso in bisiaco, parlo in bisiaco, sono bisiaco?
Pag.22 Mediazione animale
Pag.23 Maxi-rotatoria o maxi-cazzata?
Pag.24 Monfalcone si trasforma…
Pag.25 Varietà
Pag.26 Ancora carbone per Monfalcone
Pag.27 Uno a Zero
Pag.28 El gaucho

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Il Piccolo, 28 novembre 2009 
 
Disoccupazione, cresce il timore micro-criminalità  
L’imminente scarico di lavoro alla Fincantieri impone una riflessione sulla tenuta sociale della città
 
 
di LAURA BORSANI

La crisi economica, con la perdita di centinaia di posti di lavoro, rischia di rendere esplosiva una situazione che già fin d’ora si presenta difficile sotto il profilo sociale. L’imminente scarico di lavoro alla Fincantieri fa infatti scattare il timore-microcriminalità a Monfalcone. La rapina dell’altro giorno alla Unicredit di Ronchi è stata letta da più parti come un ”anticipo” di quanto potrebbe succedere se la città e il mandamento dovessero fare i conti, da soli, con un improvviso aumento della disoccupazione. Nessun allarme concreto, per ora, ma le istituzioni sono chiamate a muoversi per tempo. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto pone precisi distinguo, chiamando in causa anche il patto di legalità sul quale chiede di fare il punto in un icontro con il prefetto: «La situazione è delicata. La sicurezza strutturale è legata al livello dello stato sociale. E la crisi non può che ripercuotersi sul disagio delle famiglie». Pizzolitto propone l’immagine di un grande ingorgo dove se le prime auto iniziano a muoversi, le ultime restano bloccate: «Il nostro territorio sta vivendo un periodo ulteriormente ansiogeno, in relazione all’incerta situazione di Fincantieri. A ciò si aggiungono i tagli ai traferimenti della Regione ai Comuni che, solo grazie a trattative, sono scesi dal 19,30% al 13%. Sono tagli rilevanti, che fanno seriamente temere nella tenuta del sistema degli enti locali, anche perchè si tratta di riduzioni strutturali proposte come emergenze contingenti ma senza che sia chiaro il ruolo dei Comuni». Tenuta economica, degli enti locali, occupazionale e sociale. «La preoccupazione è generale. Ma va sgomberato il campo dalle emozioni». Pizzolitto parla di ordine pubblico convenendo sul fatto che venga alzato il livello di attenzione. Di una riflessione sul patto di legalità, pur se «al momento, mi risulta che la situazione sia comunque sotto controllo». E sottolinea: «Il mio ruolo istituzionale non viene meno. Resto pronto a mettere a disposizione tutti gli strumenti utili e necessari. Rispetto le normative, compreso l’utilizzo delle telecamere». Preoccupazione esprime il consigliere dell’Udc, Giorgio Pacor: «La situazione di Fincantieri è aperta, specie in relazione ai dipendenti interni. Se ci si augura che gli scarichi di lavoro siano lenti, non si evidenziano, al momento, chiare prospettive alternative al blocco delle commesse. In questo ragionamento pongo anche la questione sicurezza, distinguendo tra gli aspetti legati al vivere civile, che attengono alla regolamentazione comunale, in capo al sindaco, richiedendo una riorganizzazione dei controlli territoriali da parte dei vigili urbani, e la sicurezza legata al patto di legalità. Mi chiedo, e ho chiesto al sindaco, a che punto sono i previsti monitoraggi semestrali e se il protocollo venga attuato. C’è inoltre la necessità di verificare se le politiche di diversificazione industriale funzionano, come il rilancio del Porto e la valorizzazione della nautica e del turismo». Il consigliere del Pdl, Giuseppe Nicoli, spiega: «Ci preoccupa fortemente l’atteggiamento quasi disinteressato del sindaco. Il Pdl, in modo responsabile, vuole aggredire il problema in modo prioritario, adottanto le contromisure per evitare nuove tensioni sociali e rischi. Il sistema è concatenato: la situazione economica condiziona quella sociale, che condiziona la sicurezza e, a sua volta, la prospettiva futura, la quale, e qui il cerchio si chiude, condiziona l’economia. Servono provvedimenti urgenti per tutti questi ambiti». Interviene anche il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, dopo che, peraltro, l’altra sera in Consiglio, il capogruppo Sergio Pacor ha denunciato una serie di danneggiamenti alle auto in centro, questo mese, e atti vandalici ripetuti. «Anche grazie alle misure del Governo – dice Razzini – in Italia la crisi è meno pesante. È tuttavia evidente che Monfalcone non sia esente da contraccolpi. Vogliamo che vengano in primis salvaguardati i dipendenti nostrani. L’immigrazione di massa che ha conosciuto la città senza porre un’adeguata politica di accoglienza rischia di scaricare e aumentare i problemi sociali. È molto preoccupante». Razzini parla di un «salto di qualità anche per Fincantieri attraverso nuove vocazioni produttive compatibili assieme allo sviluppo del Porto e della nautica». Il presidente dell’Ascom, Glauco Boscarolli, osserva: «La crisi economica che manda a casa la gente produce disagio per le famiglie. Subiremo più infrazioni alle leggi e meno tranquillità sociale. Molti commercianti hanno fatto ricorso ai sistemi di allarme collegati alle forze dell’ordine. L’Ascom ha inoltre stabilito un contratto con un istituto di vigilanza al quale hanno aderito diversi soci».
 
Pizzolitto: poche risorse questo il vero problema  
«Inadeguati i fondi per far fronte alla perdita del posto»
 
 
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto lo sottolinea: «I fomentatori del livello emotivo sulle questioni sono gli stessi che oggi hanno in mano tutte le leve per gestire e tenere sotto controllo la situazione. Il sindaco mette a disposizione tutte gli strumenti che è in grado di garantire. Perchè bisogna uscire dall’equivoco. I problemi veri sono sotto gli occhi di tutti: sono il lavoro, la questione sociale, i tagli ai trasferimenti regionali, quindi le risorse inadeguate per fronteggiare le emergenze di carattere occupazionale e sociale. L’ospedale che rischia di venire declassato a struttura di serie B».
Il primo cittadino lo vuole ribadire: «Il mio è l’atteggiamento istituzionale di un sindaco che applica e applicherà gli strumenti messi a disposizione dalla normativa. Il patto di legalità mette in moto un progetto interistituzionale che fa capo al prefetto. Che venga dunque eseguita la verifica, che vengano illustrati i dati. Anche se mi risulta che la situazione sia al momento sotto controllo». Pizzolitto, tuttavia, aggiunge: «Credo che dobbiamo evitare di profetizzare solo scenari bui, ritengo invece sia giusto affidarsi anche all’ottimismo della ragione. Se infatti non si nega che vi siano problemi reali e concreti, c’è anche da tener in considerazione le molte risorse e le responsabilità positive espresse dal territorio. Non mancano infatti gli strumenti e le potenzialità utili per affrontare la situazione, a cui dobbiamo attenerci. Il mio auspicio – ha concluso il sindaco – è che ci si muova seriamente verso una reale integrazione sociale, non suscitando emozioni e ponendo questioni che parlano solo alla ”pancia” dei cittadini, infondendo timori e paure».
 
Una conferenza economica per uscire dalla crisi
 
Il Monfalconese e il resto della provincia si ritroveranno per decidere come uscire dalla crisi economica a inizio anno. L’ex albergo impiegati sarà  la sede il 16 gennaio della Conferenza economica territoriale, sollecitata poco meno di un anno fa ormai dai consiglieri dell’Unione di centro Giuliano Antonaci e Antonello Murgia a fronte del rapidissimo gonfiarsi delle difficoltà delle industrie e dell’economia locale sull’onda della recessione mondiale.
A dare l’annuncio dell’appuntamento è stato il sindaco Gianfranco Pizzolitto sollecitato nella riunione di giovedì sera del Consiglio comunale proprio da Antonaci a spiegare perché la Conferenza economica non si fosse ancora tenuta.
«Subito dopo l’approvazione dell’ordine del giorno “anti-crisi” da parte del Consiglio comunale all’inizio di quest’anno – ha spiegato il sindaco -, mi sono subito mosso nei confronti della Provincia e dei sindacati. Vista la portata della crisi, è parso corretto estendere l’analisi a un territorio più vasto di quello monfalconese e anche andare oltre a una fotografia dell’esistente».
Secondo il sindaco, si trattava e si tratta di mettere in campo delle soluzioni. «Il ritardo deriva da questo secondo compito che mi sono dato», ha sottolineato Pizzolitto, auspicando che la Conferenza economica il 16 gennaio consenta di fornire delle prime risposte per rilanciare l’economia isontina.
«Nel frattempo non siamo rimasti fermi – ha aggiunto – e abbiamo cercato, anche su sollecitazione dei lavoratori di alcune fabbriche, di alleggerire la situazione di chi si trova in cassa integrazione o mobilita».
In aula giovedì sera è approdato anche il ritrovamento di sepolture e resti umani nell’area dell’ex cimitero di via dei Cipressi a causa dei lavori in corso per potenziare la viabilità dell’area.
Il consigliere del Pdl Giuseppe Nicoli ha chiesto all’amministrazione comunale se non si sarebbero potuti bloccare i lavori almeno per qualche giorno per consentire di gestire la vicenda con maggiore sensibilità.
L’assessore ai Servizi cimiteriali Giordano Magrin e l’assessore ai Lavori pubblici Gianluca Trivigno hanno risposto che tutte le procedure previste in una situazione del genere sono state rispettate, i resti sono stati immediatamente prelevati e trasferiti nell’ossario del cimitero comunale e che l’ente locale sta effettuando ricerche di archivio per tentare di dare un nome ai resti. (la.bl.)
 
RONCHI. LA CRISI E I REDDITI 
Cresce la povertà, attivate oltre 500 ”carte famiglia”

 
RONCHI Numeri che mettono sotto pressione l’Ufficio assistenza del Comune di Ronchi dei Legionari. E che sono emblematici del fatto che l’emergenza economica e occupazione non è ancora un ricordo del passato. Sono 506 le carte famiglia attualmente attive in città, mentre 74 sono scadute e devono essere rinnovate con l’applicazione dell’Isee aggiornato.
Su una popolazione di oltre 12mila abitanti e di quasi 5.500 famiglie significa che non sono pochi coloro i quali hanno un basso reddito. Ma non finisce qui, visto che 397 titolari della carta hanno anche beneficiato del contributo sull’energia elettrica, liquidato direttamente dall’Amministrazione regionale.
La Carta famiglia prevede la suddivisione degli aventi diritto in tre fasce, a seconda della composizione del nucleo familiare, dei figli a carico e degli indici dell’Isee. Ed a Ronchi dei Legionari, attualmente, la maggior parte delle famiglie, 180, sono a bassa intensità. Ancora una volta l’attenzione nei confronti delle famiglie e della popolazione a rischio è altissima. Nell’ultimo Consiglio comunale, va ricordato, sono stati aggiunti ulteriori 30mila euro ai 110mila già stanziati per interventi a sostegno delle persone e delle famiglie in difficoltà economiche. Nel 2009, poi, la municipalità ronchese spenderà oltre 2 milioni e 792mila euro, il 32% del bilancio, nel settore sociale e che comprende la gestione dei servizi dedicati agli anziani, gli aiuti economici alle persone in difficoltà ed alle famiglie, ma anche gli interventi nei confronti dell’infanzia e dei disabili. Rispetto al 2008 un aumento del 9,8%, con un maggior impiego di 249.234 euro. Qualcosa come 200mila euro, ancora, sono state destinati per il pagamento delle rette di ricovero dei cittadini in strutture per anziani od in strutture psichiatriche, mentre 7mila euro sono quelli che saranno impiegati per il contributo annuale nella spesa sanitaria agli indigenti. Saranno abbattute tariffe per i rifiuti pari a 12mila euro e ciò nel rispetto del protocollo firmato con le organizzazioni sindacali dei pensionati. (lu.pe.)

Il Piccolo, 06 dicembre 2009
 
RONCHI. LA CIFRA COMPLESSIVA STANZIATA PER TUTTA L’ASSISTENZA SUPERA I 3 MILIONI DI EURO  
Spesa sociale, 8% in più a causa della crisi  
Nel 2009 è aumentata la richiesta di aiuto al Comune da parte delle famiglie in difficoltà
 
 
RONCHI Una cifra che supera i 3 milioni di euro. E che rappresenta l’oltre 30% del bilancio. L’amministrazione comunale di Ronchi dei Legionari “investe” ancora sul settore sociale e sta per chiudere l’anno con un impegno che, rispetto alla previsione di marzo, “sfiora” di oltre 220mila euro. Perché le necessità sono molte, le emergenze sempre in numero maggiore e nonostante la coperta sia più corta ci sono settori, come la gestione delle strutture per anziani, l’asilo nido e gli interventi a favore dei cittadini in condizioni economiche precarie, ai quali non si può rinunciare. Così, nel dettaglio, 1 milione e 513mila euro saranno spesi per le strutture residenziali e di ricovero per gli anziani, contro 1 milione e 331mila euro del 2008 e la cifra di 1 milione e 78mila euro del 2007.
Quest’anno, poi, verranno impiegati 795mila euro per l’assistenza diretta alle famiglie e ai cittadini in difficoltà, contro i 697mila euro del 2008 ed i 598mila euro del 2007. E ciò la dice lunga sul fatto che la crisi sia ancora di grande attualità e come la municipalità ronchese si trovi di fronte all’esigenza di dare risposte precise in merito al cosiddetto “taglia affitti”, ma anche ai contributi erogati per il pagamento delle bollette o per l’acquisto dei medicinali.
«La spesa nel settore sociale è cresciuta gradualmente nell’ultimo triennio di oltre il 30% – sono le parole dell’assessore alle Finanze, Savio Cumin – e in particolare nell’ultimo anno abbiamo dovuto aumentare il capitolo di oltre l’8% con una spesa che supera i 200mila euro. Nel corso di questi dodici mesi l’impegno di natura strettamente assistenziale è cresciuto di 180mila euro e ciò proprio a causa del persistere della crisi economica ed occupazionale. Sono in numero sempre maggiore le famiglie che si rivolgono a noi per chiedere una mano». Guardando ancora ai dati del 2009 il bilancio in questo settore si completa con i 563mila euro per il nido, i servizi per l’infanzia e i minori, contro una spesa di 540mila euro del 2008 e di 499mila euro del 2007.
Luca Perrino

Messaggero Veneto, 03 gennaio 2010
 
Conferenza sulla crisi e come superarla 
 
MONFALCONE. È stata fissata per i prossimi 15 e 16 gennaio, all’Europalace-ex albergo Impiegati, la conferenza economica territoriale, incontro che riunirà i rappresentanti economici, politici, sindacali del Monfalconese e della provincia, per analizzare la situazione e decidere come uscire dalla crisi economica. L’incontro vuole essere una sorta di laboratorio a più voci per disegnare un nuovo modello di sviluppo alla luce degli ultimi difficili mesi, ma anche delle notizia positive, come quella delle nuova commessa ottenuta da Fincantieri.
Sollecitata già alla fine del 2008 dai consiglieri dell’Unione di centro, Giuliano Antonaci e Antonello Murgia, a fronte del rapidissimo gonfiarsi delle difficoltà delle industrie e dell’economia locale sull’onda della recessione mondiale, ora a distanza di oltre un anno la Conferenza economica verrà realizzata all’insegna del tema “Per ritornare a crescere”.
Come spiegato dal sindaco, Gianfranco Pizzolitto, vista la portata della crisi, è parso corretto estendere l’analisi a un territorio più vasto di quello monfalconese, analizzando la situazione, ma cercando anche delle soluzioni. L’auspicio è che la conferenza economica consenta di fornire delle prime risposte per rilanciare l’economia isontina. Saranno presenti i sindaci di Monfalcone e Gorizia, Gianfranco Pizzolitto e Ettore Romoli, il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, mentre promotori dell’evento sono i soggetti del Patto per lo sviluppo (Provincia, Comuni di Monfalcone e Gorizia, Camera di Commercio, Unione industriali, Ass isontina, Cgil, Cisl e Uil). Sono previsti gli interventi dell’assessore provinciale al lavoro, Alfredo Pascolin, dei segretari provinciali delle sigle sindacali, mentre gli approfondimenti saranno a cura di don Paolo Zuttion della Caritas diocesana, Paolo Mezzorana della 2ª Commissione consiliare, Francesco Marangon per Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Kemecka Zveva, Silvana Olivotto sindaco di Grado e, per Fincantieri, Livio Marchesini.
Non mancheranno, in diversi momenti, dibattiti sull’energia a basso costo e la “green economy” e sullo sviluppo sostenibile. Moderati dall’assessore provinciale Mara Cernic, interverranno rappresentanti del mondo politico ed economico: Gianfranco Di Bert, Marco Ghinelli, Giuseppe Nicoli, Giorgio Pacor, Alessandro Perrone, Alessandro Vescovini. Sul porto e logistica sono previsti interventi di Francesco Giacobone, Franco Malaroda, Pierluigi Maneschi, Gino Maniacco, Renzo Redivo, Emilio Sgarlata.
Non mancherà una discussione-confronto sul turismo, con una tavola rotonda, guidata dal vicesindaco Silvia Altran e a cui parteciperanno Marino De Grassi, Roberta Demartin, Fabio Del Bello, Paolo Bianchi. È previsto infine un confronto cui parteciperanno Giorgio Brandolin, Franco Brussa, Roberto Marin, Federico Razzini, Gaetano Valenti.

Il Piccolo, 12 novembre 2009
 
ROTTURA SULLA GESTIONE DEI PROVVEDIMENTI
Flop-sicurezza, Luise se ne va dalla giunta 
L’assessore si sente scavalcato: «Troppi ritardi e incertezze, misure del tutto inutili»

di FABIO MALACREA

Michele Luise sbatte la porta e se ne va. L’assessore comunale alla Sicurezza, che regge anche i referati dello Sport e del Personale, è in rotta di collisione con il sindaco e i colleghi di giunta ed è stufo di essere il bersaglio per il sostanziale fallimento del pacchetto-sicurezza messo a punto dal Comune per dare un po’ di decoro alla città. Del malumore di Luise, responsabile diretto dell’applicazione delle misure anti-sputo, anti-accattoni e contro ”bici selvaggia”, girava voce da qualche tempo. C’è chi parla (Giorgio Pacor dell’Udc) di Luise «bloccato dal sindaco» nel far rispettare le ordinanze, la cui gestione sarebbe di fatto nelle mani dello stesso Pizzolitto e dei vigili urbani. E condizionato da una maggioranza troppo sbilanciata, a sinistra, verso una linea morbida che, di fatto, trasformerebbe i provvedimenti in pure enunciazioni.
Gli esempi non mancano: dalla complicata e sofferta gestazione del pacchetto-sicurezza, ai rinvii continui, alle interpretazioni date nell’applicazione delle sanzioni, sfociate anche in alcuni episodi grotteschi, come quello della bicicletta parcheggiata davanti al Comune che nessuno si prendeva la briga di spostare «perchè non intralciava», o del mendicante straiato sul marciapiede lasciato in pace «perchè non importunava». Tutto ciò mentre il malumore in città sfociava nelle 1500 raccolte in poche ore dalla Lega Nord con un banchetto in piazza contro la moschea e le tensioni sociali in città.
Insomma, Luise ha deciso di gettare la spugna. L’annuncio ufficiale arriverà a giorni. Ma la decisione è presa, e non ci saranno ripensamenti. Ciò che è ancora da chiarire è se l’abbandono riguarderà solo la delega alla Sicurezza o anche quelle del Personale e dello Sport. L’impressione è che Luise non abbia più nessuna intenzione di avere a che fare con la giunta.
Comunque vada a finire, l’assessore Luise rifiuta un ruolo di corresponsabilità sulla questione-ordinanze ma soprattutto ritiene che ci sia stata una mancata trasparenza sul suo ruolo di assessore alla Sicurezza.
«Quella delega – dice Luise – mi è arrivata per esclusione. A chi poteva andare? Non certo a qualcuno del Pd o di Rifondazione. Era l’unica scelta ”politicamente corretta” possibile». Ma alla fine sarebbero prevalse le resistenze, «con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti».
Luise contesta tutto l’iter che ha portato al ”parto” delle ordinanze-sicurezza: «Ci sono stati troppi stop-and-go: prima la necessità di consultare le scuole e le comunità straniere, poi una prima retromarcia sulla questione dello sputo, poi ulteriori ripensamenti. Insomma, ci sono voluti mesi. Si sarebbe fatto prima a fare un figlio».
Che tra questa maggioranza e Luise le cose non andassero per il meglio era già emerso mesi fa quando l’assessore (ex Margherita e lista civica) non aveva voluto la tessera del Pd. L’ingresso in giunta di Luise era avvenuto nell’ambito del rimpasto dell’aprile di tre anni con ben altre funzioni: all’inizio fu titolare tra l’altro delle Finanze, poi passate al super-assessore del Pd Gianluca Trivigno. Un ruolo quindi sempre più marginale, sfociato nell’affidamento del referato alla Sicurezza, il più scomodo, ma senza avere poi, come si è rivelato, gli strumenti necessari per gestirlo. Un’esperienza in giunta che lo ha fatto sentire progressivamente un ”corpo estraneo”. Fino a dire: mollo tutto e me ne vado.

Una gestazione lunga 9 mesi per le 3 ordinanze del Comune

L’elaborazione delle ordinanze sulla vivibilità e il decoro urbani è stata una lunga gestazione. «Un parto durato nove mesi», l’ha definita l’assessore alla Sicurezza, Michele Luise. Frutto di studio e attente valutazioni, avvalendosi del supporto della Polizia municipale. Provvedimenti dati per imminenti più volte. Il piano che l’amministrazione comunale presentò in Regione, nell’ottobre 2008, era un progetto da 800mila euro.
Un progetto ambizioso, per il quale tuttavia Monfalcone si era trovata a ”rivisitare” gli obiettivi in virtù di un’erogazione regionale ridotta circa un terzo. Ordinanze sofferte. Che registrarono l’altolà da parte del sindaco Gianfranco Pizzolitto, quando volle prendere ancora tempo per le dovute riflessioni. Un lavoro lungo e complesso, che aveva coinvolto anche le scuole in un’opera di confronto e di compartecipazione. Nè erano stati trascurati gli aspetti informativi e di corretta comunicazione nei confronti della comunità di immigrati. Anche in questo caso, incontri e dibattiti chiarificatori non sono mancati.
Fino ad approdare ai tre provvedimenti messi in campo questa estate, le ordinanze relative all’accattonaggio molesto, alla tutela della qualità urbana, comprensiva, assieme al divieto di imbrattare edifici e monumenti pubblici, anche quello di non sputare e di utilizzare impropriamente le panchine.
Quindi, il terzo provvedimento, legato alle biciclette, in relazione al decoro urbano, contro gli abbandoni di rottami e le soste selvagge. La prima ad entrare in vigore, il 19 agosto, è stata quella sull’accattonaggio, prevedendo l’avvio delle altre due il primo settembre. Giorno in cui era diventata operativa l’ordinanza anti-sputo, rimandando ulteriormente quella sulle dueruote dovendo prevedere l’installazione di nuove rastrelliere.

Il Piccolo, 13 novembre 2009 
 
L’ASSESSORE ALLA SICUREZZA DECISO A LASCIARE ANCHE I REFERATI DEL PERSONALE E DELLO SPORT. RAZZINI (LEGA): «ATTO COERENTE»  
Luise in collisione con la giunta: «Mollo tutto»  
Il sindaco Pizzolitto: «Non ho percepito il suo disagio. La colpa è della sua posizione politica anomala»
 
 
di LAURA BORSANI

L’assessore Michele Luise lo ha confermato senza equivoci: si dimetterà non solo dal referato alla Sicurezza, ma anche da quelli dello Sport e del Personale. Lo ha ribadito ieri riservandosi circostanziate spiegazioni e riflessioni in merito. Si prospetta, dunque, una rottura completa da parte dell’assessore, volendo abbandonare in toto la giunta. L’assessore ex Margherita e componente della lista civica, che non ha voluto aderire al Partito democratico, esce dunque di scena con la sua dichiarata determinazione.
Una decisione che ha già suscitato in città commenti e osservazioni. Accolta da alcuni come una sorta di ”epilogo annunciato”. Il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, ha infatti osservato: «Rispetto la scelta di Luise, che stimo e conosco bene. Immagino il travaglio di questi giorni. Da cattolico liberale, la sua convivenza in giunta è stata difficoltosa e imbarazzante. Ha fatto una scelta coerente con se stesso. Del resto, gli hanno sempre messo i bastoni tra le ruote, non solo nel settore della sicurezza. Luise ha sofferto anche a proposito della pesante situazione finanziara del Monfalcone Calcio, per il quale i fondi messi a disposizione dello sponsor A2A sono stati ”dirottati” sul gemellaggio con Gallipoli. A questo punto – ha aggiunto -, invito il sindaco a trarre le conclusioni».
C’è anche chi, come il segretario provinciale del Pd, Omar Greco, ha invece colto con sorpresa le dimissioni di Luise: «Queste dimissioni – ha osservato – arrivano del tutto inaspettate. La riteniamo una scelta politica strumentale, condannabile considerato il modo con il quale è stata espressa, senza prima informare il sindaco». E Gianfranco Pizzolitto, fuori città, ha preso atto: «Apprendo oggi (ieri, ndr) questa intenzione – ha dichiarato -. Mi astengo da commenti ritenendo il dottor Luise prima di tutto un amico. Il giudizio politico sarebbe pertanto ”inquinato” da questo sentimento». Il primo cittadino ha proseguito: «Prendo atto di questa decisione. Non posso che ringraziarlo per il lavoro svolto augurandogli buona fortuna».
Ma cosa succederà nell’ambito dei ruoli dell’esecutivo cittadino? Il sindaco preferisce mantenere riserbo sull’argomento, facendo tuttavia capire di avere comunque più ipotesi in mente. «Quando rientrerò in città – ha spiegato Pizzolitto – affronteremo serenamente il da farsi. Sto elaborando possibili soluzioni, che presenterò agli alleati di maggioranza. Contatterò subito i segretari e i capigruppo dei partiti preannunciando l’intenzione di risolvere la questione già la prossima settimana. Anche se ho le mie idee, voglio prima confrontarmi opportunamente con la maggioranza». Pizzolitto ribadisce: «Decideremo serenamente. Le emergenze sono altre, in primis il problema dell’occupazione e di Fincantieri». Il sindaco lo vuole sottolineare: «Sono molto amico di Luise e confido che questa amicizia possa continuare. Sotto il profilo tecnico, dell’impegno amministrativo, non ho mai avuto nulla da dire. Luise è sempre stato un assessore valido, nè ho mai percepito il suo disagio». Pizzolitto dà a questa decisione una lettura diversa: «Ritengo che il tutto possa essere maturato dalla posizione anomala dell’assessore che in qualche modo doveva essere chiarita sotto il profilo politico. Non essendo entrato nel Pd, aveva una posizione esterna. In tal senso, avevo chiesto a più riprese rassicurazioni». 
 
GRECO (PD) SORPRESO: «DECISIONE STRUMENTALE»  
Il consigliere provinciale Alessandro Perrone: «Per i comunisti è un fatto positivo. Bisogna rivedere le linee della maggioranza» 
Nicoli: «L’esecutivo perde i pezzi» 
 
«Dimissioni inaspettate». Per le quali il segretario provinciale del Pd, Omar Greco commenta: «Ciò che mi lascia perplesso è che il dottor Luise non abbia avuto il buon gusto di comunicarlo prima al sindaco». A proposito della delega alla Sicurezza, dice: «La distribuzione dei referati è un compito del sindaco. Sulla sicurezza hanno hanno lavorato a lungo in un ambito difficile. Le ordinanze hanno rappresentato un percorso complesso considerata la delicatezza e la peculiarità della nostra città». Greco considera «questa uscita dalla giunta una strumentalizzazione che ha motivi e obiettivi diversi, di tipo politico». Il segretario del Pd ricorda: «L’assessore non ha mai chiarito la sua posizione. Nè, da quando non ha aderito al Pd ed è rimasto in giunta, ha mai cercato un rapporto di effettiva collaborazione. Giunta e maggioranza vanno avanti, tranquillamente. L’esecutivo si ricompatterà».
Dal Pdl, Giuseppe Nicoli esordisce: «L’aspetto che si può rilevare, è lo sfaldamento di una maggioranza amministrativa, che non c’è più. Si perdono i pezzi, ci sono stati continui rimpasti. E ciò che più preoccupa, non è mai scaturito un piano chiaro e serio per Monfalcone. Stanno bivaccando in attesa della fine, tra 16 mesi. Non trovo nulla di eclatante nelle dimissioni dell’assessore Luise. Il fatto è che continuano a governare senza avere la maggioranza in città. Mi aspetto, a questo punto, anche le dimissioni del sindaco Pizzolitto. Meglio il voto anticipato, che questa agonia». Quindi osserva: «L’assessore prende coscienza adesso? Quando hanno fatto alleanza con Pizzolitto, nel 2006, non sapeva che la sinistra sulla sicurezza faceva orecchie da mercante? È dal 2001 che noi attacchiamo questa amministrazione per il completo lassismo. Un esempio? Il protocollo sulla legalità non ha prodotto alcunchè». L’esponente del Pdl aggiunge: «Da un lato non c’è un progetto complessivo. La sicurezza è affiancabile, ad esempio, alla questione legata alla crescita economica per la quale non esiste un serio piano amministrativo. Dall’altra, c’è un problema politico: la maggioranza risulta un’accozzaglia di partiti. Ma ora si è levato il vento del cambiamento e i topi stanno abbandonando la nave». Nicoli fa un’altra osservazione, a proposito della raccolta di firme proposta dalla Lega Nord sulla moschea: «Oltre al netto rifiuto a un’eventuale moschea, il segnale è anche quello dei cittadini stufi di vedere Monfalcone in una linea di naturale deriva. Il malcontento va oltre la moschea, è una questione più profonda».
Il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, commenta: «Siamo ormai al tragicomico. Al record nazionale della giunta in fatto di dimissioni dal suo insediamento. È un sintomo indicativo e concausa di come la giunta abbia operato in modo disordinato, senza un metodo amministrativo organico. Per portare avanti in modo serio i progetti sevono due mandati consecutivi. Mi chiedo con quali risultati se ogni 6 mesi questa giunta perdeva pezzi. E chiedo al sindaco ora se sia il caso che continui così. Tragga lui le conclusioni». Il consigliere provinciale indipendente del gruppo Prc-Se, Alessandro Perrone, sostiene in una nota: «Le motivazioni delle dimissioni del dottor Michele Luise da assessore sono un fatto positivo per i comunisti, che devono salutare con soddisfazione. Nulla di personale nei confronti di Luise, s’intende, quanto contro l’istituzione di un assessorato a lui affidato che ho sempre ritenuto inutile e addirittura controproducente per il governo della città, dato che ha facilitato l’azione delle destre nello strumentalizzare inesistenti problemi di sicurezza, per dare avvio a campagne xenofobe e razziste di assoluta gravità. A questo punto – ha concluso -, auspico che la maggioranza di centrosinistra ritrovi, in tutte le sue componenti, le ragioni della propria funzione sociale e amministrativa. Alla luce delle dimissioni di Luise, infatti, mi pare sia necessaria una riconsiderazione corale delle linee e dei progetti che la maggioranza intende portare a termine nell’ultima parte del mandato elettorale».

Anche Bonetti si dimette dalla Consulta 
 
Bruno Bonetti ha deciso di dimettersi dalla carica di presidente della Consulta della cultura. Lo spiega in una lunga e articolata lettera. «Il mio proposito di presiedere la Consulta culturale – precisa Bonetti – era finalizzato alla costruzione di un percorso di autonomia e valorizzazione dell’attività associativa poichè è lo stesso mondo dove opero e conosco profondamente le difficoltà in cui ci si muove. Se a queste poi si aggiungono le scarsissime risorse economiche su cui possiamo disporre, allora il cammino per raggiungere lo scopo diventa quasi impossibile». Bonetti aggiunge: «Non accettando le subdole manovre politiche che neanche velatamente si stanno perpetrando contro di me, la totale assenza di dialogo e confronto con l’assessorato di riferimento e lo stato confusionale e di malessere che serpeggia in seno alla Consulta di cui non mi sento minimamente responsabile ma, anzi, per un suo ritorno, auspico, alla serenità e per stemperare quel clima che renderebbe precaria la continuità, dichiaro le mie dimissioni dalla presidenza della Consulta. Vorrei che questa mia scelta non debba essere interpretata come una fuga dalle responsabilità, ma piuttosto come un atto coraggioso di chi crede fortemente nell’associazionismo culturale, patrimonio delle tradizioni della città».

Messaggero Veneto, 14 novembre 2009 
 
Bonetti lascia la Consulta cultura

MONFALCONE. Lascia il presidente della Consulta cultura, Bruno Bonetti.
«Non accettando le subdole manovre politiche che si stanno perpetrando contro di me, la totale assenza di dialogo e confronto con l’assessorato e lo stato confusionale e di malessere che serpeggia in seno alla consulta, di cui non mi sento responsabile e di cui auspico un ritorno alla serenità, dichiaro le mie dimissioni. Vorrei che la scelta non fosse interpretata come quella di uno che fugge dalle responsabilità, ma piuttosto l’atto coraggioso di una persona che crede fortemente nell’associazionismo culturale, patrimonio della nostra città», ha detto Bonetti, evidenziando come a suo tempo avesse accettato il ruolo volendo incentivare e promuovere il ruolo della consulta e il valore della partecipazione.
Ruolo che sarebbe però rimasto marginale e a cui si sarebbero aggiunti continui attacchi alla sua persona, anche a mezzo stampa e una raccolta di firme, che secondo quanto dice lo stesso presidente dimissionario, sarebbe stata promossa dal suo predecessore, al fine di destituirlo. «Sarebbe stato più corretto portare il problema in sede assembleare e discuterne, piuttosto che usare un modo becero e di basso profilo morale, che mischia cultura e politica – prosegue –. Mi si accusa di perorare l’interesse dell’associazione che rappresento, ma vorrei sapere chi non farebbe altrettanto. Accusarmi di disinteresse verso la consulta è un atto di irriconoscenza, soprattutto se fatto dall’ex presidente che al termine del suo mandato aveva pubblicamente riconosciuto il ridotto spazio di azione della consulta e la quasi totale inutilità della stessa». Ricorda quindi la ridotta disponibilità economica a favore delle associazioni, «ma c’è chi mi ha accusato di avere usato tutto il budget per una manifestazione per cui il Comune mi ha dato solo il patrocinio» e di avere scritto al sindaco e all’assessore alla cultura per segnalare come la delibera che prevede tariffe per uso delle sale comunali avrebbe messo in difficoltà varie associazioni.
La consulta, preso atto delle dimissioni di Bonetti, dovrà ora procedere alla designazione di un nuovo presidente.

Messaggero Veneto, 13 novembre 2009 
 
Le dimissioni di Michele Luise scuotono la giunta Pizzolitto 
 
MONFALCONE. L’assessore allo sport e alla sicurezza Michele Luise ha dato davvero le dimissioni? È la domanda che ieri ha animato il mondo politico monfalconese, visto che le dimissioni – annunciate dagli addetti ai lavori e dal consigliere del gruppo misto-Udc, Giorgio Pacor, in un comunicato –, in realtà, a tutto ieri (come confermato dallo stesso segretario generale del Comune di Monfalcone, De Stefano), non erano state avvalorate da alcun atto ufficiale. Da voci di corridoio, però, la lettera in cui Luise rassegna le sue dimissioni dalla delega assessorile potrebbe però arrivare stamani.
Notizie certe non erano in possesso nemmeno dei colleghi di giunta, riuniti ieri per la consueta seduta del giovedì mattina. Alla base delle dimissioni, sostanzialmente, i ritardi e le incertezze nell’applicazione delle ordinanze per la tutela del vivere civile e il decoro urbano, anche se in realtà già da qualche tempo serpeggiava un certo disagio tra Luise, il sindaco e la giunta a causa del reale peso delle sue deleghe, della reale capacità di azione e dello sbilanciamento della maggioranza verso una linea morbida, proprio in merito al rispetto delle ormai famose ordinanze anti-sputo, anti-bici selvaggia e anti-accattoni.
D’altra parte, che Luise avesse scelto una strada diversa da quella del Pd era ormai noto visto che l’assessore non ha aderito al partito e che nell’ambiente dell’Udc cittadino lo stesso viene dato come probabile futuro candidato sindaco di questo partito. Ciò che è certo è sia il disagio degli altri assessori che ieri hanno dovuto discutere di una realtà di cui non conoscevano esattamente i contorni e che non aveva avuto ancora conferma, sia il fatto che se Luise lascerà si dovrà arrivare a un rimpasto di deleghe che chiederà un grande impegno da parte del sindaco.
«Le motivazioni delle dimissioni di Luise da assessore sono un fatto positivo che i comunisti devono salutare con soddisfazione. Nulla di personale nei confronti di Luise, s’intende – dice il consigliere provinciale indipendente del gruppo Rc-Se, Alessandro Perrone –, quanto contro l’istituzione di un assessorato a lui affidato, che ho sempre ritenuto inutile e addirittura controproducente per il governo della città, dato che ha facilitato l’azione delle destre nello strumentalizzare gli inesistenti problemi di sicurezza per dare avvio a campagne xenofobe e razziste d’assoluta gravità. A questo punto auspico che la maggioranza di centro-sinistra ritrovi, in tutte le sue componenti, le ragioni della propria funzione sociale e amministrativa; alla luce delle dimissioni di Luise, infatti, mi pare sia necessaria una riconsiderazione corale delle linee e dei progetti che la maggioranza intende portare a termine nell’ultima parte del mandato elettorale a essa affidato».

Il Piccolo, 14 novembre 2009 
 
Luise: «Maggioranza dipendente da Rifondazione»  
Ieri ha presentato le dimissioni da assessore: «Non c’è più spazio per la componente cattolica»
 
 
di LAURA BORSANI

«Una maggioranza sempre più spostata a sinistra. Dipendente da Rifondazione. Nel centrosinistra e nel Partito democratico la presenza dei cattolici è assolutamente marginale. Non c’è più spazio. Ne ho preso atto e ho agito di conseguenza». Michele Luise da ieri è un semplice cittadino monfalconese. Spogliatosi dei referati alla Sicurezza, allo Sport e al Personale, per i quali ha presentato ufficialmente le dimissioni, in municipio. Luise spiega la sua scelta in termini politici: «La decisione di lasciare la giunta è maturata dopo il congresso del Pd. Anche se non avevo mai aderito al partito, speravo che prevalesse una linea moderata, che ci potesse essere uno spazio agibile anche da chi, come me, proveniva da un’area cattolica e liberale. Purtroppo non è stato così. Ormai è sempre più evidente che il centro del centrosinistra non esiste più e che, invece, se si vuole cambiare e rompere questo assurdo bipolarismo, occorre ripartire dal centro». Luise parla poi di ”pressing” dal Pd: «Ho ricevuto pressioni per iscrivermi al Partito democratico. Ho sempre detto di ”no”, in attesa di verificare l’approdo di questo partito. Oggi dico serenamente che in quella esperienza che ripercorre le strade superate di una socialdemocrazia novecentesca non mi ritrovo. Preferisco lasciare e riprendere la mia libertà».
L’innesco, aggiunge, è riconducibile alla questione moschea-crocifisso: «La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la discussione sulla moschea e sul crocifisso. Ha ragione il consigliere della Lega, Razzini. Nell’ultima giunta, lunedì 9 novembre, fu portata in discussione la questione, dal momento che l’europarlamentare Collino ha mandato al sindaco Pizzolitto due richieste, una di raccolta firme e l’altra un odg presentato a Bruxelles, di avversione al dispositivo europeo sul crocifisso. Se da parte dei colleghi di sinistra mi è sembrato cogliere quasi indifferenza, se non fastidio, dagli assessori ”margheritini” ho colto imbarazzo e soprattutto ho registrato il silenzio assoluto. In quel momento ho maturato il convincimento del mio disagio». «Mi auguro che qualche consigliere di opposizione lo faccia proprio – osserva – e lo presenti: quel giorno sapremo come la pensano i consiglieri».
Luise passa poi al piano amministrativo. «Non posso dire che tutto è sbagliato – sostiene – anche perchè ho condiviso molte scelte fatte. Tuttavia, ho l’impressione che i monfalconesi vogliano altro e che sentono la necessità di riappropriarsi della propria città. Questa amministrazione lascerà comunque in eredità il fardello di un bilancio bloccato (vedi l’avventura dei derivati) e tanti edifici pubblici da gestire, con gli uffici comunali sparsi ovunque e un ospedale ridimensionato nella forma e nella sostanza. Lascerà le Terme romane, ma a pochi metri avremo un grande impianto a biomasse. Lascerà la centrale elettrica, che per qualche anno ancora continuerà a bruciare ad olio combustibile. E l’integrazione degli immigrati, che potrebbe acuirsi se il cantiere dovesse ridurre il proprio lavoro e che probabilmente il Pd pensa di risolvere portandoli a votare in massa». Quindi argomenta: «Abituato a interessarmi dei problemi reali delle persone, la politica in questa amministrazione era diventata frustrante, non riuscendo a dare risposte concrete».
Luise vuole ripondere anche alle critiche. Respinge le accuse di ”scorrettezza” politica considerato che «lo stesso sindaco, con il quale resta la mia amicizia che mi auguro possa perdurare, ha riconosciuto invece la mia correttezza. Le dimissioni erano già ampiamente nell’aria, non erano un mistero. Ho votato fino all’ultimo giorno in modo leale le delibere di giunta. Anche sul recente finanziamento del Centro Blu, che rischiava la chiusura, pur in assenza dello stesso assessore di Rifondazione, Morsolin. Non ricordo, per contro, che Rifondazione abbia mai votato una delibera per la sicurezza». A proposito della sua posizione ”anomala” precisa: «Il segretario del Pd, Frisenna, e il sindaco mi hanno più volte sollecitato a chiarire la mia posizione politica. Non essendo ostile sotto il profilo amministrativo alla giunta, come ho dimostrato, cosa volevano che facessi? Volevano che giurassi fedeltà? Quale indipendente, non iscritto né al partito popolare, né alla Margherita, non vedo cosa avrei dovuto chiarire, da uomo libero». Sostenendo come «Razzini ha colto il vero nel sostenere come ormai ero un cattolico ”fuori posto”», ribatte invece a Nicoli: «La scelta di dimettersi merita rispetto. Quantomeno ci vuole un po’ di coraggio. Nè sono convinto che la ”barca” stia affondando. Nicoli farebbe un grave errore nel sostenere che le prossime elezioni amministrative saranno perse dal centrosinistra».
Dove vuole andare Luise? «Mi preparo a diventare nonno. Mi concederò un mese sabbatico per riflettere». Luise non si sbilancia, ma osserva: «Se dicessi che chiudo con la politica e non faccio più nulla, direi una bugia. I cittadini e quanti mi hanno sostenuto hanno investito nel mio impegno. A ciò si unisce la mia passione per la politica. Dal momento in cui è finita la Dc ed è sfumato il progetto di Buttiglione, non ho più aderito ad alcun partito, sostenendo sempre liste civiche e impegnandomi da indipendente. Al momento ho riacquisito quella libertà che non avevo più. Il resto è prematuro».

IL SEGRETARIO DI PRC RICORDA IL PROVVEDIMENTO ANTI-ACCATTONI  
Saullo: «È lui che è andato a destra»
  
 
Rifondazione comunista, che si è trovata sempre meno in sintonia con Michele Luise nel corso di quest’anno, non nasconde il proprio sollievo dopo le dimissioni dell’assessore alla Sicurezza. «Arrivate, secondo noi, dopo un progressivo allontanamento dalle idee, espressioni e contenuti politici del centrosinistra», come afferma il segretario provinciale del Prc Alessandro Saullo, capogruppo del partito in Consiglio comunale. Le posizioni assunte da Luise sulla sicurezza, secondo Rifondazione, sono andate ben oltre le intenzioni della maggioranza. Tanto da approdare a «contenuti tipici della destra che non a caso ha difeso Luise in questi giorni». «Non c’è nulla di personale ovviamente nei confronti di Luise – aggiunge Saullo -, che in questi mesi del resto si è avvicinato sempre più all’Udc e non ha aderito al Pd. Non mi pare che comunque possa dire gli sia stato impedito di svolgere il suo lavoro e anche la nostra posizione in materia di sicurezza non gli impedito di fare le ordinanze su biciclette e accattoni in un momento in cui crediamo il problema principale sia quello della crisi economica e del lavoro». Saullo ritiene che ora giunta possa proseguire con sette componenti, ripartendo le deleghe di Luise all’interno della giunta, da qui al rinnovo dell’amministrazione nel 2011. «Mi auguro a questo punto si colga l’occassione di far tramontare l’inutile delega alla sicurezza», conclude il segretario provinciale di Rifondazione comunista. Antonello Murgia, uscito dalla Margherita per approdare all’Unione di centro, osserva come la conflittualità all’interno della giunta che ha portato Luise alle dimissioni esisteva da tempo e riguardava non solo la sicurezza. «Il sindaco però non ha dato protezione a Michele per consentirgli di svolgere al meglio il suo lavoro», aggiunge Murgia. «Luise ora si trova inoltre fuori anche dal Consiglio comunale, avendo accettato di dare le dimissioni da consigliere per fare l’assessore – aggiunge Murgia -, e non potrà quindi portare avanti le proprie idee. Ecco perchè quando mi è stato proposto l’assessorato ai Lavori pubblici ho detto no, perchè avrebbe comportato dimettersi da consigliere».

Il Piccolo, 15 novembre 2009 
 
IL CASO DIMISSIONI. SCOMPIGLIO IN MAGGIORANZA DOPO LE DICHIARAZIONI DELL’EX ASSESSORE  
Pizzolitto scarica Luise: «È un trasformista»  
«Gestione discutibile delle deleghe e raffica di accuse strumentali». Polemico il segretario Frisenna
 
 
di FABIO MALACREA

Altro che auguri all’amico che ha deciso di cambiare strada. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto scarica defintivamente da Orvieto, dove si trova in vacanza di lavoro ospite di colleghi dell’Anci, il suo ex assessore dimissionario. Nel giro di 24 ore, una volta lette le dichiarazioni di fuoco di Michele Luise contro la giunta, abbandona la prudenza e replica con una durezza che non gli è propria. Parla di gestione discutibile dell’assessorato, della disinvoltura di Luise nel cambiare troppo spesso bandiera, di pasticci combinati nel settore dello sport. Ma soprattutto di totale mancanza di coerenza politica da parte del suo ex assessore.
«Ma dov’era Luise in questi tre anni e mezzo in cui ha ricoperto l’incarico di assessore – attacca il sindaco -? Se li leggeva i verbali delle riunioni di giunta? Ascoltava i dibattiti? Ma come, all’improvviso se ne esce con giudizi troncanti e severi su quanto abbiamo fatto tutti assieme, lui compreso. Come a dire: ”Io non c’ero e, se c’ero, dormivo”. Luise – aggiunge Pizzolitto – è corresponsabile in pieno delle scelte di questa amministrazione. Dirò di più, la portata delle sue critiche mi fa ritenere che ora cerchi di ricostruirsi a posteriori una giustificazione consapevole, spinto dall’ambizione di crearsi uno spazio che riteneva di non poter trovare tra di noi, magari allo scopo di puntare in alto. Ma non si rende conto che troppi cambi di bandiera minano la credibilità delle persone e soprattutto dei politici».
È deluso, Pizzolitto. Lui, una volta venuto al corrente della decisione dell’ex assessore, gli ha augurato ”buona fortuna”. L’altro gli ha replicato con una valanga di critiche al vetriolo.
«Ha sputato nel piatto dove ha mangiato fino a qualche giorno prima», aggiunge il sindaco. «Ci accusa di inefficienza? Cosa dire allora del suo rinnovato feeling con Razzini che la dice lunga sul suo disagio nel Pd. Le ordinanze sulla sicurezza? Era stato chiaro fin dall’inizio che dovevano essere improntate sul vivere civile, che dovevano essere più un’esortazione alla buona educazione che un sistema di repressione. Lui invece è partito in quarta. Voleva controlli, multe. Figuriamoci».
Pizzolitto restituisce la pagella a Luise. Da bocciatura: «Ritiene davvero di essere stato un buon assessore al Personale e allo Sport? Forse prima di andarsene avrebbe dovuto almeno risolvere alcune pendenze, invece di lasciarcele in eredità. Proprio lui mi viene a parlare di bilancio ingessato?».
Il sindaco difende le scelte dell’amministrazione finite sotto la scure dell’ex assessore. «Parlare di incompatibilità tra Terme e centrale a biomasse è pura disinformazione. Sui derivati, poi, abbiamo ammesso le nostre colpe e stiamo cercando di uscirne senza danni». Ultima replica sul crocifisso: «Ci ha messo… in croce anche su questa questione, distorcendo la nostra posizione a suo uso e consumo». Insomma, Pizzolitto si sente tradito. E chiude anche lui ogni porta al suo ex assessore.
Ma va giù duro anche il segretario del Pd cittadino, Paolo Frisenna, che usa termini come fastidio, follia, scemenza. «Luise non è stato un assessore tecnico – dice Frisenna – e quindi, se lo riteneva, su alcune questioni certamente non irrilevanti avrebbe potuto chiedere un chiarimento politico. Una verifica, un confronto. Non l’ha mai fatto. Ha deciso di sbattere la porta all’improvviso, lanciando accuse a 360 gradi che hanno fatto cadere più di un collega dalle nuvole. Non posso non pensare che lo abbia fatto, come si dice, per imboccare una strada diversa in chiave elettorale. Se ciò dovesse essere, sarebbe veramente una grossa delusione. La coerenza è una cosa importante e non mi pare che, negli ultimi anni, Luise ne abbia dimostrata, saltando con estrema disinvoltura dal centrodestra al centrosinistra. Sono stufo di avere a che fare con personaggi che hanno l’unica ambizione di crearsi un proprio spazio personale. Spero ancora che Luise non lo faccia».

CASO DIMISSIONI. UNA LISTA CIVICA NEL FUTURO  
Ora l’ex assessore ”studia” da sindaco
 
 
Tra dimissioni, silenzi e mezze ammissioni, si è di fatto aperta la corsa per la successione di Gianfranco Pizzolitto. Che potrebbe ampliarsi a un altro candidato che finora era rimasto nell’ombra: proprio Michele Luise, l’assessore alla Sicurezza, al Personale e allo Sport che ha appena sbattuto la porta. Molti lo davano partente verso il nascente Udc. Ma così non sarebbe. «Luise sta preparando una lista civica», ammette un alto esponente della nuova forza di centro, con la prospettiva di candidarsi alle comunali del 2011. Nella speranza, probabilmente, di aggregare altre forze, anche nel centrodestra, facendosi forte di argomenti di peso in questo momento nell’elettorato monfalconese, come la sicurezza. C’è chi addirittura parla di una nuova alleanza trasversale che potrebbe coinvolgere la Lega Nord. Insomma, un’uscita strategica di Luise dalla giunta a meno di un anno e mezzo dalle elezioni amministrative per aprire un nuovo fronte nell’area cattolica di centro, in grado di catalizzare probabilmente anche il voto di democratici scontenti. Luise un po’ come Rutelli, dunque.
Di queste prospettive al momento da Luise non arrivano nè smentite nè conferme. L’opinione generale, raccolta in tutti gli ambienti politici monfalconesi, è comunque che l’ormai ex assessore della giunta Pizzolitto non intenda affatto tirarsi da parte ma punti in alto, alla poltrona di sindaco, e che male abbia digerito il presunto appoggio dato dello stesso sindaco a Silvia Altran.
Ma a tenere banco è anche il problema della successione di Luise nella giunta Pizzolitto. Il sindaco è a Orvieto e tornerà domani per dirimere la questione, intricatissima. Dal suo partito, il Pd, pare sia già arrivata la richiesta di andare alla nomina di un nuovo assessore, evitando di risolvere la questione con una ridistribuzione delle deleghe di Luise (Sicurezza, Sport e Personale) tra i componenti della giunta rimasti. Pizzolitto non anticipa nulla. Ma è probabile che, alla fine, la soluzione starà nel mezzo. Al momento, si dà per probabile che la delega alla Sicurezza possa restare nelle mani dello stesso sindaco. Per il Personale e lo Sport le soluzioni sono ancora aperte. Qualora un eventuale nuovo assessore fosse pescato tra i banchi del Consiglio, favorito appare il gruppo ex Ds anche perchè, in quesato caso, il primo dei non eletti a entrare in Consiglio sarebbe un uomo di stretta osservanza militante, Raffaele Polimeno. Mentre se ciò dovesse avvenire tra i banchi dell’ex Margherita, la maggioranza rischierebbe di ritrovarsi poi in aula Lucio Falcone, ormai confluito nell’Udc e quindi fuori dalla maggioranza. Detto ciò, non va escluso qualche rientro col botto, visto che tra i nomi papabili si fa anche quello dell’ex sindaco Roberto Porciani. (f.m.)

REPLICA DEL PRESIDENTE DELL’ASCOM DOPO LA RICHIESTA DI DIMISSIONI 
Boscarolli esorta gli associati a fare squadra: è così che si possono affrontare i problemi

 
Pronta replica del presidente dell’Ascom di Monfalcone e del mandamento, Glauco Boscarolli, alle dichiarazioni del coordinatore cittadino del Pdl, Giuseppe Nicoli, intervenuto a seguito della richiesta di dimissioni avanzata dalla giunta esecutiva dell’associazione del commercianti nei confronti dello stesso Boscarolli. «Si tranquillizzi Nicoli che sarò io stesso a impedire qualsiasi infiltrazione della “politica” nell’associazione dei commercianti. I dissensi e le ricomposizioni interni sugli obiettivi e sul metodo per perseguirli – afferma Boscarolli – sono naturali in qualsiasi struttura associativa e devono consentire nel tempo gli aggiustamenti necessari ad affrontare gli scopi statutari pur nel mutare delle situazioni esterne». «Questo implica – aggiunge – che essendo il terziario necessariamente compartecipe della comunità in cui opera si debba rapportare con la comunità stessa. Quindi in tutte le situazioni in cui i suoi obiettivi confinano con le competenze degli enti locali, e sono molte e frequenti, l’Ascom deve colloquiare principalmente con coloro che ne sono alla guida senza fare distinzione se codesti amministratori siano di destra, di centro o di sinistra, ma obbligatoriamente con quelli che al momento hanno responsabilità pubbliche». «Non è qui il caso che io esponga quali siano i problemi del terziario monfalconese – prosegue Boscarolli -: le notizie sullo stato dell’economia ci vengono presentate quotidianamente da tutti i media, e le difficoltà locali poco differiscono nei fattori di base da quelle provinciali, regionali e nazionali, da qualsiasi forza politica siano guidate». Secondo il presidente dell’Ascom, per quella parte di problemi che sono specifici del territorio, ci sono dunque oggettivamente limitate possibilità di intervento, ancora più limitate per quanto sta nel “potere” dell’Ascom. «L’associazione – afferma Boscarolli rivolgendosi alla categoria – se vuole essere realistica, se non vuole illudersi e illudere i propri associati, è obbligata quindi a progettare e perseguire iniziative fino a quei limiti oppure, utopisticamente, oltre gli stessi. Uscire dalla razionalità e dalla concretezza può portare sollievo di un fugace sfogo emotivo, ma non migliorerà le situazioni contingenti. Abbiamo, negli anni, realizzato iniziative, proposto e talvolta ottenuto risultati, negli ambiti come detto limitati che le situazioni impongono». Boscarolli conclude con un’esortazione: «Dobbiamo e vogliamo continuare, usare la nostra capacità di iniziativa ma senza perdere di vista la realtà. Io ritengo che almeno sui possibili obbiettivi ci siano ancora tra i responsabili dell’associazione colleghi che sentano questa responsabilità e siano ancora disposti ad operare per la “tutela gli interessi sociali, morali ed economici” dei nostri associati».

Il Piccolo, 16 novembre 2009 
 
IL CASO POLITICO RISCHIA DI ALLONTANARE I DUE MAGGIORI PARTITI DI OPPOSIZIONE  
Il ”ciclone” Luise ora divide il centrodestra  
Il Pdl prevede un accordo tra l’ex assessore e la Lega. Razzini: «Puntiamo a una grande alleanza»
 
 
di FABIO MALACREA

Qualcuno lo vede già come candidato sindaco per il centrodestra con una propria lista civica pronta a raccogliere i cattolici di centro e ad allearsi con la Lega Nord. Sia vero o meno, una cosa è certa: l’ex assessore alla Sicurezza Michele Luise, con le sue dimissioni, non solo ha creato scompiglio nella maggioranza, rimasta basita dalla decisione di un suo uomo di punta della giunta, ma sembra aver dato il via alle reali ”grandi manovre” del centrodestra per scalzare il Pd dal Comune nel 2011.
Mancava un tassello per chiarire una situazione ancora ingessata, ferma a generiche enunciazioni di principio. E a porlo è stato Luise con le sue dimissioni e con la prospettiva di una nuova lista civica. Una manovra accolta con un certo favore almeno da una parte della Lega Nord ma che invece non piace assolutamente al Pdl. E che, al momento, interrompe il processo (se mai c’era stato) di avvicinamento tra i due maggiori partiti del centrodestra in città, nel tentativo di evitare i flop che proprio le divisioni e la frammentazione delle candidature avevano favorito negli ultimi appuntamenti con le urne. Insomma, il ”ciclone” Luise rischia di porsi come elemento di disturbo nel dialogo, mai troppo amichevole per la verità, tra il Pdl e il Carroccio monfalconesi. E a preoccuparsi è soprattutto il Pdl che vede nell’operazione-Luise la costituzione di un nuovo asse tra il Carroccio e la presunta futura lista civica. Solo sensazioni?
«Non mi pare proprio – afferma il vicepresidente del Consiglio comunale Giuseppe Nicoli, già coordinatore comunale di Forza Italia e prossimo coordinatore del Pdl -. Tutti hanno notato, in questa vicenda, un particolare feeling tra Razzini e Luise. Che va al di là dell’amicizia. Una cosa è certa: noi riteniamo che è compito del centrodestra dare un taglio netto al passato ed evitare commistioni con chi ha condiviso per tre anni e mezzo le scelte di un’amministrazione legata mani e piedi con l’estrema sinistra».
Il Pdl vuole vederci chiaro. E martedì Nicoli convocherà i suoi ”stati generali” cittadini per discuterne e definire una linea di condotta.
Federico Razzini, dal canto suo, nega che un’asse vera e propria con Luise al momento esista, ma non esclude che lo stesso assessore dimissionario possa dire la sua in una futura ipotetica alleanza di centrodestra: «Ho sempre sostenuto che a Monfalcone è necessario costituire una sorta di grande coalizione che comprenda la Lega Nord, il Pdl, i centristi cattolici, liste civiche e ambientalisti d’ispirazione sociale, lasciando fuori le estreme. Luise? Lo vedo in questa alleanza anche se non credo che intenda candidarsi come sindaco».
Ma se questa scelta dovesse rivelarsi sgradita al Pdl? «Il Pdl deve pensare meno agli interessi dei suoi singoli esponenti e di più al bene della città. Ma deve anche capire che correndo da solo non vincerà mai le elezioni. Dal Pdl non ci aspettiamo isterismi ma senso di responsabilità e lungimiranza politica».
Ma resta valido l’obiettivo di un solo candidato sindaco? «Noi puntiamo a una sola grande coalizione, con un programma alternativo condiviso e rapperesentata possibilmente da un solo candidato. In questa prospettiva il Pdl deve assumersi le sue responsabilità».

SOCIALISTI  
Bacchettate anche da Magrin al collega dimissionario
 
 
I socialisti Giacomo Panariello e Giordano Magrin, in merito alle dimissioni dell’assessore Michele Luise, constatano «la scarsa sensibilità verso coloro che fino a un momento prima erano al suo fianco come collaboratori. Ci aspettavamo sinceramente – dicono – un confronto diretto, sincero, e a 360 gradi. Così non è stato. E questo, sicuramente, è un demerito che verrà giudicato dalla popolazione quando sarà chiamata al voto». I due esponenti socialisti lanciano dure critiche anche alla Lega Nord per «la strumentalizzazione di alcune considerazioni sacrisante dell’arcivescovo di Gorizia, Dino De Antoni, favorevole all’accoglimento di un’eventuale richiesta da parte della comunità musulmana di aprire una moschea a Monfalcone». Secondo lo Sdi «si è trattato di una guerra santa sul niente, visto che la stessa comunità locale musulmana ha infatti fornito ampie rassicurazioni di non poter considerare praticabile l’ipotesi di costruire una moschea a Monfalcone. E l’amministrazione, per bocca del primo cittadino, si è espressa chiaramente mettendo in evidenza l’inesistenza di pregiudizi ribadendo la libertà di culto quale diritto sancito dalla Costituzione e dalle regole democratiche ricordando che non compete al Comune costruire luoghi di culto, qualsiasi essi siano. D’altra parte la religione è un valore per tutti e come tale – concludono i due esponenti socialisti – non va contrastata».

Messaggero Veneto, 16 novembre 2009 
 
Rc: era ora che Luise uscisse dalla giunta 
 
MONFALCONE. L’uscita di Michele Luise dalla giunta Pizzolitto, accompagnata da precise dichiarazioni circa le motivazioni che lo hanno spinto a tale gesto, ha natura ben diversa dalle altre tre dimissioni di assessori che lo hanno preceduto (Bou Konate, Stefano Piredda, Andrea Montagnani) e non possono che suscitare l’approvazione di chi, come l’Udc, si è posto da sempre all’opposizione e in alternativa a questa maggioranza.
«Siamo quindi d’accordo con lui – dice il segretario cittadino dell’Udc, Lorenzo Oggianu – quando ricorda il bilancio bloccato dai derivati, i tanti edifici pubblici da gestire con uffici pubblici sparsi per tutta la città, le terme romane avviate, con un grande impianto a biomasse programmato a pochi metri, l’integrazione degli immigrati rimasta sulla carta, che il Pd pensa di risolvere portandoli in massa a votare per le loro primarie interne e l’ammissione finale che la politica in questa amministrazione era diventata frustrante, incapace di dare risposte concrete ai problemi della città».
Nota poi che l’espressione di sollievo degli esponenti di Rifondazione che «vedono finalmente fuori dell’esecutivo un esponente che ritiene non vi sia più spazio per la componente cattolica in una maggioranza sempre più dipendente dall’estrema sinistra, sono un chiarimento e una conferma per tutti. L’ordinanza sulla vivibilità, che voleva ridare decoro alla città, e promuovere il vivere civile come aveva detto lo stesso Luise, è stata valutata come atto insopportabile per chi ritiene che i problemi siano sempre un altri: come se la crisi economica e del lavoro non siano nella preoccupazione di tutti, e ciò impedisca di adottare misure come quelle, assolutamente condivisibili, contro l’imbrattamento dei muri, lo sputo sulle aree pubbliche, il lordare le vie con residui fisiologici, creare disturbo all’interno dei condomini con schiamazzi e rumori violenti, l’abbandono di biciclette, l’accattonaggio molesto. La richiesta di Rifondazione di far tramontare la delega sulla sicurezza affidata a Luise, e di non sostituire l’assessore dimissionario – conclude –, vuol significare la volontà di eliminare questi problemi dall’agenda politica. È comunque evidente lo spostamento a sinistra dell’amministrazione comunale, e Luise ha perfettamente compreso che quella del Pd non può essere la sua casa, ma solo l’ultimo stadio dell’evoluzione (apprezzabile) dell’ex Pci/Ds, divenuto un partito socialdemocratico. Rispettiamo pertanto la scelta coraggiosa e corretta del dottor Luise e apprezziamo il mese sabbatico che si è preso per decidere come, dove, e con chi riprendere il suo impegno politico».

Il Piccolo, 23 novembre 2009 
 
RAPPORTI CON FINCANTIERI
«Non vi è alcuna sudditanza nei confronti dello stabilimento di Panzano: oggi sono in vigore i protocolli di legalità e trasparenza degli appalti»
LA PRESENZA DI STRANIERI
«I leghisti sollevano falsi problemi, come quello della moschea. Non la vogliono neppure i musulmani. Pensino invece ai previsti tagli alla sanità isontina»
«Per la sicurezza in città non servono gli sceriffi»
IL SINDACO PIZZOLITTO
Se potessi tornare indietro gestirei di persona la spinosa questione delle ordinanze
INTERVISTA
«A crearmi problemi i fuoriusciti della Margherita piuttosto che Prc»
«Michele Luise sapeva sin da principio quale era la linea dell’amministrazione»
 
 
di FABIO MALACREA

È rimasto da solo nel Municipio che sta cedendo perchè una parte dell’edificio sta ”trascinando” l’altra. Assessori e consiglieri comunali se ne sono già andati. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, invece, è ancora lì, nel suo ufficio, circondato solo dai suoi collaboratori stretti. Un assist strepitoso per un’intervista a tutto tondo con il primo cittadino alle prese con la fuga di alcuni suoi alleati di centro e, da ultimo, di un suo assessore di punta, costretto a governare per un altro anno e mezzo il Comune con una maggioranza ridotta a un solo voto e con un Pd che, a Monfalcone, è riuscito a trasformare la festa delle primarie in una polemica sull’incetta dei voti bengalesi. Proprio lui che tre anni fa il secondo mandato se l’era conquistato al primo turno, sbaragliando un centrodestra diviso.
Ma non le verrebbe voglia di andarsene anche lei?
«Non ci penso. C’è stato qualche intoppo, è vero. Magari anche qualche gaffe, ma la maggioranza regge, magari per un solo voto. Arriveremo alla fine del mandato. Siamo riusciti a realizzare i punti principali del programma, ma altri aspettano ancora. E poi c’è la crisi economica da gestire, la questione ambientale. Non ci sono i presupposti per chiudere bottega. Stanco sì, invece, lo sono. I mandati quinquennali sono faticosi. Logorano chiunque».
Si sente solo, sindaco? Sulla questione-sicurezza non ha avuto certo molti amici…
«A volte ho avuto questa sensazione. Ma non sono mai arrivato a pensare a un abbandono. Certo sul tema sicurezza, soprattutto sulle ordinanze-vivibilità, ho dovuto smussare alcune perplessità all’interno del Pd e tra gli alleati. Ma mediare è il mio compito. Ci sono varie anime da mettere d’accordo e io non mi sento un capo che impone le sue idee. Non l’ho fatto da preside e non lo faccio certo ora. Le dimissioni di Michele Luise? Rispetto la scelta. Ma Michele sapeva fin dal principio quale era la linea dell’amministrazione».
La sua giunta in questi anni non ha perso solo Luise. Prima se n’erano andati Konate, Piredda e Montagnani.
«Sono storie diverse. Luise ha fatto una scelta politica. Piredda e Konate si sono defilati per motivi personali e professionali e con loro continuo ad avere ottimi rapporti di collaborazione. Montagnani è caduto in un errore molto grave che gli è costato la carriera politica. È stata una debolezza che gli ha rovinato la vita».
Due anni fa il suo collega di Bologna Sergio Cofferati si era messo contro parte della sinistra proprio sulla questione dei sindaci-sceriffo…
«E io la penso come Cofferati, non come i media hanno voluto far passare la sua proposta. In sede Anci ci ha detto: ”Non posso accettare che un cittadino indigente possa scavalcare un altro nelle stesse condizioni semplicemente perchè più furbo”. Lo sottoscrivo. Ecco perchè ho voluto porre delle regole di comportamento e sanare la situazione inaccettabile delle occupazioni abusive, ad esempio. Ci sono dei ”professionisti” del pietismo che a Monfalcone non devono trovare posto».
Ritiene di aver fatto abbastanza su questo fronte?
«Si poteva fare di più. Ci sono state lungaggini politiche e burocratiche. Ma se mi vuole far dire che gli alleati in qualche modo mi hanno ostacolato, rispondo di no».
Insomma non è prigioniero della sinistra, come dicono Pdl e Lega…
«Assolutamente no. Se ho avuto dei problemi non me li ha certo creati Rifondazione. Anzi, sui temi dell’assistenza e dei servizi sociali Rc ha fornito un apporto molto importante alla maggioranza. Di uomini e di idee. A darmi problemi piuttosto sono stati i fuoriusciti dell’ex Margherita che mi hanno ristretto una maggioranza partita molto ampia. Con la sinistra c’è un rapporto corretto, nessun freno. Guardate quanto siamo riusciti a fare in questi ultimi otto anni: non ha senso parlare di condizionamenti a sinistra».
Però qualche equilibrismo è stato costretto a farlo. Emblematica la questione della targa agli infoibati…
«Mediazioni sì, compromessi no. E tantomeno equilibrismi. Ma in quale alleanza non succede? Io non credo ai comportamenti da macho, li lascio ad altri anche nel mio partito. Non è alzando la voce che si dimostra di essere forti. La targa? Qui parlerei piuttosto di un errore di valutazione. Non sono monfalconese e molto probabilmente la mia sensibilità sul problema delle foibe e dell’esodo dall’Istria non è quella di chi ha vissuto questa tragica vicenda. Lo ammetto: forse non ho saputo leggere nel modo giusto la complessità del problema e le ferite non rimarginate che si trascinano ancora oggi».
Ma gli alleati di centro cattolico se li è giocati…
«Mi sarei aspettato più coerenza politica da personaggi che avevano firmato un programma condiviso e quindi avevano il dovere di dare un sostegno a questa maggioranza o quantomeno di far presenti i problemi. È un male comune: lo stesso è capitato anche al Pdl che ha lasciato ”pezzi” per strada. Certo non è facile governare con un voto di margine. Ma finora ce l’abbiamo fatta e continueremo a farlo».
Sicurezza sociale, rapporti con un’invasione di stranieri senza precedenti: è certo che questa maggioranza abbia saputo leggere fino in fondo i malesseri della città?
«Non siamo sempre riusciti a interpretare il disagio della gente. Un po’ di autocritica ci starebbe. Quanto meno siamo stati carenti in fatto di comunicazione. Prendiamo la sicurezza: sul ”reale” siamo riusciti a dare risposte puntuali, sul ”percepito” altri forse sono stati più bravi di noi. Furti in casa, comportamenti di stranieri e trasfertisti, decoro della città sono problemi su cui la gente chiede di essere rassicurata. E noi abbiamo il dovere di tenerne conto».
Però Rifondazione avrebbe chiesto di abolire l’assessore alla Sicurezza…
«Rifondazione non me lo ha chiesto esplicitamente. Potrebbe farlo. E allora cercherei di far capire come sia un errore sottovalutare il disagio ”percepito” non da un branco di razzisti ma da persone normali, civili, che amano la loro città. Lo ammetto, a volte i lacci ideologici ci impediscono di comprendere una realtà magari scomoda ma di cui però dobbiamo tenere conto. Questi umori vanno colti in tempo, altrimenti c’è il rischio di perdere la città. Ma il tempo è galantuomo: ricordate la battaglia del centrodestra contro la raccolta differenziata dei rifiuti? Chiedete ora alla gente se tornerebbe indietro, come chiedevano Razzini e Nicoli».
Già, il malessere. Una ”lettura” che la Lega Nord invece sa fare bene, visto il successo della raccolta di firme contro la moschea…
«Non posso certo condividere i contenuti delle battaglie della Lega Nord. Ma non posso non rilevare la grande abilità di Razzini e compagni nel cogliere gli umori della popolazione. Il fatto è che la Lega solleva falsi problemi, come quello della moschea. Ma chi la vuole la moschea? Non la vogliono neanche i musulmani ”monfalconesi” che non hanno i soldi per farsela. Piuttosto un problema reale è quello della sanità, con gli ospedali della provincia a rischio di tagli. Andate a chiedere a Razzini cosa dice del piano previsto dal ”suo” assessore».
Potesse tornare indietro, c’è qualcosa che non rifarebbe o farebbe diversamente?
«Tante cose. Gestirei di persona la questione-ordinanze, ad esempio, aprendo fin dal principio una discussione con le scuole e la città. Ci sono stati troppi problemi di interpretazione che hanno irritato la gente. E poi risponderei ”picche” a chi mi ha coinvolto nell’avventura dei derivati, dai quali cercheremo di uscire il più presto possibile. Non tanto per i danni economici che, per quanto ci riguarda, non sono gravi. Quanto perchè non è giusto rischiare con i soldi della gente».
Tra le accuse che le sono state rivolte dalle opposizioni c’è quella di un’eccessiva sudditanza nei confronti di Fincantieri.
«È una critica pertinente che coglie nel segno se il problema viene visto dall’esterno. Se guardiamo ai fatti, invece, la svolta c’è stata. Oggi sono in vigore i protocolli di legalità e trasparenza sugli appalti nel cantiere navale, andiamo verso uno sportello-integrazione in fabbrica. Sui danni sociali della politica degli appalti il dibattito tra istituzioni e fabbrica è costante. Non dimentichiamoci il risanamento dell’Albergo impiegati e quello, in atto, dell’Albergo operai, il nodo delle case Spaini. Siamo a due passi da un bilancio sociale condiviso e dall’eliminazione della ferrovia di Fincantieri che taglia la città in due. La crisi, certo, sta accelerando certi processi. E ora anche Fincantieri sta riflettendo sulla validità della politica degli appalti».
Come se non bastasse ora spunta anche il rischio nucleare…
«È un rischio al momento solo teorico ma non per questo da sottovalutare. La nostra centrale, intanto, va metanizzata. E A2A mi ha dato garanzie che il piano già messo a punto da Endesa andrà avanti, magari con tempi un po’ più lunghi. Sul nucleare non c’è margine di trattativa. Il nostro ”no” è totale. E assieme a noi hanno il dovere di schierarsi tutte le comunità interessate, e la Regione. C’è poi un aspetto logistico non da poco. Una centrale nucleare non andrebbe a sostituire quella esistente ma la affiancherebbe. E dove? Non scherziamo, per favore»

Il Piccolo, 25 novembre 2009 
 
Ma a pagare sono stati solo 7 accattoni  
Questo il risultato-flop delle ordinanze-sicurezza da agosto a oggi 
 
Sette violazioni accertate per accattonaggio molesto. Questo è il risultato, finora, delle quattro ordinanze-vivibilità messa a punto dal Comune da agosto a oggi. Un flop evidente per provvedimenti che avrebbero dovuto ridare decoro alla città, limitare i comportamenti aggressivi e vandalici. Del resto non poteva essere diversamente, a fronte di un’azione di controllo estremamente blanda seguita alle ordinanze. L’ex assessore alla Sicurezza Michele Luise incassa un punto a suo favore, dunque, dopo le polemiche seguite alle sue dimissioni e le dure affermazioni di Rifondazione che ha definito «inutile e dannoso» il suo operato in giunta.
E per lui ora arrivano consensi dal centrodestra che gli apre le porte, come alleato. Un’apertura l’ha già ottenuta dalla Lega Nord. Un’altra arriva ora dall’Udc.
«Luise si è dimesso – afferma Giorgio Pacor – proprio perchè il sindaco non gli ha consentito di far rispettare le ordinanze sulla sicurezza. Con la gioia della sinistra e con l’ignavia degli assessori e consiglieri della ex Margherita – aggiunge -, Luise ha gettato la spugna una volta preso atto che la sinistra non ha nessuna intenzione reale di modificare la situazione di degrado in cui si è ficcata la città per il non malcelato motivo che libertà, per certa sinistra, è lordare e graffitare muri o tenere comportamenti che definiscono ”fuori dalla gabbia”».
Insomma, le dimissioni di Luise hanno di fatto aperto la campagna elettorale per le comunali del 2011. Luise in questi giorni è stato già contattato dall’Udc. «Abbiamo cominciato – afferma Pacor – un cammino insieme, alleati distinti ma con gli stessi obiettivi». E la sicurezza sarà uno di questi.
«Il sindaco, a parole – aggiunge Pacor – si è presentato come paladino della sicurezza dei cittadini, determinato a far rispettare le regole di educazione civica, ma in realtà non ha consentito di utilizzare i vigili urbani per far rispettare le norme delle ordinanze che prevedono sanzioni in ordine a comportamenti, invisi alla quasi totalità dei cittadini, come l’accattonaggio molesto, atteggiamenti sconvenienti, lo sputo, il gettare in ogni dove immondizie, lordare o graffettare muri e pareti delle case, gettare e spesso infrangere bottiglie per terra».
«I vigili sono stati tenuti in ufficio con incarichi burocratici facilmente espletabili da altri impiegati d’ordine – continua Pacor – e sono stati utilizzati non per controllare il territorio ma per risolvere problemi contingenti o verificare segnalazioni dei cittadini». Luise da parte sua non si espone. Ma avrebbe già costituito l’associazione ”Insieme per Monfalcone” da trasformare in lista alle prossime elezioni comunali e trovare alleanze con forze del centrodestra.
Quali? Risponde ancora Pacor: «Quelle che vogliono una città più ordinata e più sicura, servizi pubblici efficaci e meno costosi, urbanistica non costituita da brutti condomini ma da luminosi giardini pubblici e dal recupero del patrimonio edilizio cittadino». (f.m.)

Il Piccolo, 02 dicembre 2009
 
Mini-rivoluzione in giunta per il dopo-Luise, il sindaco tiene per sè la Sicurezza  
Nessuna nuova nomina, sarà un esecutivo a sette Ridistribuite alcune delle deleghe più ”pesanti” 
È Massimo Schiavo il super-assessore, per lui anche i Lavori pubblici
 
 
di FABIO MALACREA

Mini-rivoluzione delle deleghe e giunta più ”magra”. Nessun sostituto per l’assessore dimissionario Michele Luise. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, dopo essersi confrontato con gli alleati, ha deciso la ridistribuzione delle deleghe di Luise (Sicurezza e Vivere civile, Personale e Sport) tra i sette assessori rimasti, oltre ad alcuni scambi di referati. Le deleghe di Luise sono così state distribuite tra il vicesindaco Silvia Altran (Sport), l’assessore Gianluca Trivigno (Personale) e lo stesso sindaco (Sicurezza e vivere civile). Ma le novità non si fermano qui. Trivigno cede due deleghe (Patrimonio e Lavori pubblici) al collega Massimo Schiavo, mentre il vicesindaco Altran cede le Pari opportunità all’assessore Cristiana Morsolin che gestirà anche gli Affari generali. Una ridistribuzione di non poco conto che aumenta il ”peso” soprattutto di Schiavo, che raccoglie su di sè Urbanistica, Viabilità, Lavori pubblici, Informatica, Protezione civile e Patrimonio, e della Morsolin che gestirà i Servizi socio-sanitari e assistenziali, Politiche giovanili, Pari opportunità e Servizi demografici. Una piccola rivoluzione a un anno e mezzo dalle elezioni, quindi, senza salti nel buio. «La nomina di un assessore al posto di Luise – ha detto ieri il sindaco – avrebbe imposto all’interessato tempi stretti di rodaggio. Non era il caso di rischiare, visto che nell’attuale giunta c’erano già tutte le competenze necessarie. Questa operazione, anzi, ci consente di rendere più omogenea la distribuzione dei vari referati».
Ma il sindaco ha voluto anche dare una dimostrazione di compattezza della sua maggioranza, invitando alla presentazione della nuova giunta anche gli alleati. Paolo Frisenna, segretario del Pd, ha escluso che la mancata scelta di un nuovo assessore abbia creato frizioni all’interno del partito. «Il dibattito c’è stato, ma alla fine – ha detto – è emersa la volontà di consolidare questa esperienza e portare a compimento il programma per la città. Questa giunta è stata in grado di attuare il miglior progetto politico degli ultimi vent’anni. Ha saputo attuare politiche per l’immigrazione in grado di non creare tensioni, nonostante le provocazioni e le strumentalizzazioni leghiste. Sui grandi temi la compattezza è stata assoluta e, se ci sono state diversità di opinione su casi di coscienza o se, per vari motivi, una frangia di centro se n’è voluta andare, ciò non mina la solidità della maggioranza e il desiderio di portare a compimento un programma e di delineare le scelte future».
Emiliano Zotti, segretario e capogruppo di Rifondazione, ha definito «un problema esclusivamente politico» le dimissioni di Luise. «Ora questa giunta – ha detto – è supportata da una situazione politica stabile. Per migliorarne l’efficienza c’era solo bisogno di dare più omogeneità alle deleghe. E così è stato. Nel confronto sui problemi reali della città non ci sono state mai crepe e i risultati di questi anni in settori delicati come lavori pubblici e sociale sono stati ottimi, anche in rapporto alle enormi difficoltà dal punto di vista sociale che abbiamo dovuto fronteggiare. Se Monfalcone non è diventata una città-dormitorio e se è riuscita a conservare la sua identità, è grazie al carattere dei cittadini e all’azione di questa maggioranza».
Concetti ribaditi anche da Giacomo Panariello, socialista, contrario «a rimpasti pericolosi» e in perfetta linea con la scelta di ridurre il numero degli assessori, sia pure per una corcostanza forzata, e con l’azione amministrativa della maggioranza, anche in proiezione futura».

Messaggero Veneto, 02 dicembre 2009
 
Nessun vice-Luise nella nuova giunta: deleghe ridistribuite tra 7 assessori 
 
MONFALCONE. Resteranno in sette gli assessori della giunta del Comune di Monfalcone. Il sindaco, dopo le consultazioni con i gruppi politici di maggioranza, ha deciso di procedere a una ridistribuzione delle deleghe, tra cui quelle del dimissionario assessore Michele Luise. «Anche perché – spiega Pizzolitto, che ha sottolineato la stabilità della maggioranza mantenendo la delega alla sicurezza e al vivere civile – a questo punto nominare un nuovo assessore avrebbe messo il soggetto nelle condizioni di poter lavorare praticamente alle fine del nostro mandato».
Paolo Frisenna, segretario cittadino del Pd e consigliere comunale, spiega come si siano state identificate delle priorità di intervento e come «l’obiettivo è quello di creare le condizioni per la Monfalcone del futuro».
La condizione politica stabile è stata sottolineata anche dal segretario cittadino e capogruppo consiliare di Rc, Emiliano Zotti, che nella scelta di redistribuzione delle deleghe ravvisa la volontà di rendere ancora più efficace l’amministrazione comunale. «D’altronde le dimissioni di Luise, inattese, dimostrano che nessuno è indispensabile e la redistribuzione degli incarichi è ottimale, perché rende ancora più compatti e organizzati i settori di intervento», dice dal punto di vista politico, mentre dal punto di vista amministrativo osserva come il bilancio sia positivo: si sta seguendo il programma elettorale, si sta investendo molto nel settore delle opere pubbliche e sul sociale e ciò rende Monfalcone una città «vivibile, nonostante lo stravolgimento sociale degli ultimi anni. Ciò è certo dovuto allo spirito della cittadinanza, ma anche al ruolo avuto dall’amministrazione comunale. Fincantieri – osserva a margine – è un motore importante per la città e per i cambiamenti sociali, ma puntare per essere competitivi solo sul costo del lavoro, invece che sulla qualità e la sicurezza del lavoro, credo sia elemento su cui riflettere».
Soddisfatti della scelta anche i Socialisti italiani. «Non c’erano le condizioni per mettere l’ottavo assessore – afferma Giacomo Panariello –. La squadra attuale è coesa e compatta e il rimpasto è frutto di colloquio e vorremmo che da oggi alla fine del mandato si occupasse dei problemi veri della città e non delle guerre di religione».
Questo il nuovo assetto. Sindaco Gianfranco Pizzolitto: comunicazioni, relazioni internazionali, progetti europei, associazioni intercomunali, ufficio legale, vivere civile e sicurezza, affari generali. Vicesindaco Silvia Altran: attività socioeducative, cooperazione decentrata, innovazione e sport. Paolo Frittitta: ambiente, problematiche amianto, commercio. Cristiana Morsolin: servizio sociosanitari e assistenziali, politiche giovanili, pari opportunità, servizi demografici. Giordano Magrin: partecipazione civica, accessibilità e relazioni con il pubblico, servizi tecnici e cimiteriali. Paola Benes: cultura, tempo libero, marketing territoriale. Massimo Schiavo: urbanistica, patrimonio, viabilità, lavori pubblici, informatica e protezione civile. Gianluca Trivigno: finanze, personale e rapporti con enti partecipati.

Messaggero Veneto, 03 dicembre 2009
 
Monfalcone. Parla Pizzolitto  
«I poteri dei vigili devono essere rafforzati»
 
 
MONFALCONE. Apprezzamento per la professionalità e l’impegno dei vigili, necessità di una più articolata organizzazione del servizio e messa in atto di una serie d’ iniziative per rendere più efficace l’azione per garantire il decoro urbano e contrastare il disagio derivante da fenomeni di inciviltà. Sono queste le due indicazioni del sindaco, Gianfranco Pizzolitto, che subito dopo l’assunzione diretta delle deleghe sulla sicurezza ha voluto incontrare il comandante dei vigili, Walter Milocchi, ed il direttore Generale, Antonio De Stefano, per una ricognizione a tutto campo delle diverse problematiche.
“E’ mio intendimento – ha sottolineato Pizzolitto – sovrintendere al buon funzionamento dei servizi del corpo di polizia locale con quella necessaria continuità che forse è stata carente in passato. Nel percepito dei cittadini, decoro urbano e sicurezza sono diventati un parametro centrale per valutare la qualità del convivere civile. Ogni qualvolta un comportamento individuale non rispettoso dei regolamenti crea un danno collettivo deve essere represso e sanzionato, ma ancor più importante è l’azione di controllo e prevenzione che faccia da deterrente al succedersi di fatti ed episodi illegali”.
Tre sono le direttrici che il sindaco Pizzolitto intende perseguire, avendo nel frattempo chiesto al comandante di voler incontrare, ad inizio anno, tutti i vigili, ai quali ha voluto già confermare la stima e la fiducia dell’ Amministrazione.
“Anzitutto – ha spiegato il sindaco – si dovrà sviluppare un maggior presidio mirato del territorio nel rafforzamento nel ruolo del vigile come istituzione vicina ai bisogni dei cittadini e capace di infondere serenità. Un modello che potremmo chiamare del “vigile amico” attento alle istanze che ci provengono dai quartieri, dagli operatori economici e sociali e dalle realtà scolastiche. Un secondo filone riguarderà un lavoro intenso per il rispetto e l’applicazione dei regolamenti e delle ordinanze, con iniziative a tema, atte a prevenire e reprimere i fattori di disagio: dai fatti di incuria ed inciviltà, al bullismo, al rispetto dei diritti per i portatori di handicap, ai rumori molesti e via dicendo. Già in settimana sarà emanata un’ordinanza che, in vista delle feste, vieti l’utilizzo indiscriminato di materiale esplodente e pericoloso. Infine – conclude — sarà riaperto il capitolo delle relazioni con le autorità statali preposte all’ordine pubblico alla luce del protocollo sulla sicurezza ed a cui competono specifiche responsabilità, in un rapporto di collaborazione interistituzionale”. 

Il Piccolo, 03 dicembre 2009
 
SICUREZZA. IL SINDACO DETTA LE NUOVE REGOLE PER IL CONTROLLO DEL TERRITORIO  
Pizzolitto: «Vigile amico e stop ai petardi»  
Verso una riorganizzazione del servizio di Polizia municipale: più agenti in strada, meno negli uffici
Già un confronto tra il primo cittadino, il comandante del Corpo Walter Milocchi e il direttore generale Antonio De Stefano
 
 
di FABIO MALACREA

Il sindaco Gianfranco Pizzolitto non perde tempo. Due giorni dopo l’assunzione nelle sue mani della delega della Sicurezza, chiama a raccolta gli agenti municipali, vara la figura del ”vigile amico” con compiti di pattugliamento della città e annuncia un’ordinanza che vieti l’uso indiscriminato di petardi. Pizzolitto vuole che i vigili escano dagli uffici e ammette che forse, in pasato, non c’è stata sufficiente attenzione su questo aspetto. Insomma, vuole dettare regole nuove per rendere più efficace l’azione della Polizia municipale.
Il sindaco esprime «apprezzamento» alla professionalità e all’impegno dimostrati finora dai vigili, ma mette in chiaro anche la necessità di una più articolata organizzazione del servizio e «la messa in atto di una serie di iniziative per rendere più efficace l’azione allo scopo di garantire il decoro urbano e contrastare il disagio derivante da fenomeni di inciviltà».
Pizzolitto ha anche già incontrato il comandante dei vigili, Walter Milocchi, e il direttore generale, Antonio De Stefano, per una ricognizione a tutto campo delle diverse problematiche. «È mio intendimento – ha sottolineato – sovrintendere al buon funzionamento dei servizi del corpo di polizia locale con la necessaria continuità che forse è stata carente in passato. Nel ”percepito” dei cittadini, decoro urbano e sicurezza sono diventati un parametro centrale per valutare la qualità del convivere civile. Ogni volta che un comportamento individuale non rispettoso dei regolamenti crea un danno collettivo deve essere represso e sanzionato, ma ancor più importante è l’azione di controllo e prevenzione che faccia da deterrente al succedersi di fatti ed episodi illegali». Pizzolitto ha chiesto al comandante di voler incontrare, a inizio 2010, tutti i vigili, ai quali, comunque, ha già confermato la stima e la fiducia dell’amministrazione.
Tre le direttrici su cui il sindaco internde muoversi. «Prima di tutto – ha spiegato – si dovrà sviluppare un maggior presidio mirato del territorio nel rafforzamento nel ruolo del vigile come istituzione vicina ai bisogni dei cittadini e capace di infondere serenità. Un modello che potremmo chiamare del ”vigile amico” attento alle istanze che arrivano dai quartieri, dagli operatori economici e sociali e dalle realtà scolastiche.
«Un secondo filone – continua – riguarderà un lavoro intenso per il rispetto e l’applicazione dei regolamenti e delle ordinanze, con iniziative a tema, per prevenire e reprimere i fattori di disagio: dai fatti di incuria e inciviltà, al bullismo, al rispetto dei diritti per i portatori di handicap, ai rumori molesti».
Già in settimana sarà emanata un’ordinanza che, in vista delle feste, vieti l’utilizzo indiscriminato di materiale esplodente e pericoloso. Infine, sarà riaperto il capitolo delle relazioni con le autorità statali preposte all’ordine pubblico alla luce del Protocollo sulla sicurezza a cui competono specifiche responsabilità, in un rapporto di collaborazione interistituzionale.

Il Piccolo, 05 dicembre 2009 
 
Stop ai petardi in centro, multe fino a 200 euro a chi non rispetta il divieto 
 
Come preannunciato, il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha firmato l’ordinanza che sarà valida sino al prossimo 6 gennaio con la quale è fatto assoluto divieto di accendere fuochi, giochi pirici, mortaretti, petardi e qualsiasi materiale che possa anche soltanto potenzialmente «causare incomodo, disturbo o pericolo per le persone nell’area del centro urbano». Ne è interessato il perimetro individuato fra le vie Fratelli Rosselli, Duca d’Aosta, Oberdan, piazza Cavour, le vie Plinio e Colleoni, Salita Granatieri, via Serenissima, Salita Mocenigo e viale San Marco. Il provvedimento tiene conto del fatto che nel periodo natalizio sono previste una serie di manifestazioni nell’area di piazza della Repubblica e zone limitrofe che richiamano numerosi cittadini e che l’utilizzo di petardi e mortaretti causi anche il disturbo acustico in particolare nelle zone residenziali, ma anche motivo di pericolo. La violazione del norma comporterà una sanzione da 30 a 200, euro, fatto salvo il fatto che il comportamento tenuto non comporti anche reato. Il sindaco ha dato incarico alla Polizia municipale e agli altri organi di polizia giudiziaria della vigilanza per l’esecuzione del presente provvedimento.

Il Piccolo, 07 dicembre 2009
 
Decoro e sicurezza, si ricomincia daccapo  
Il sindaco avvia un monitoraggio per valutare opportunità ed efficacia di tutte le ordinanze
 
 
di LAURA BORSANI

Un monitoraggio a 360 gradi di tutte le ordinanze emesse in relazione al decoro urbano e al vivere civile. Lo chiede il sindaco Gianfranco Pizzolitto a se stesso, adesso che ha avocato a sé il referato alla Sicurezza dopo le dimissioni dell’assessore Michele Luise. Verifiche e relativi report. Passando in rassegna gli ultimi provvedimenti entrati in vigore, quello sull’accattonaggio molesto, quello riguardante l’imbrattamento dei beni e monumenti pubblici, le misure anti-sputo e il divieto di utilizzare le panchine come ”giacigli”, fino all’ordinanza sulle biciclette. Una ”supervisione” sugli effetti e sull’efficacia degli interventi avviati tra il mese di agosto e il primo di settembre, affidata al comandante della Polizia municipale, Walter Milocchi, al fine di valutare eventuali correttivi o imprimere ulteriori accelerazioni all’incisività dei provvedimenti. Quello che si prospetta è un bilancio finalizzato a conoscere la validità delle ordinanze, fino a considerarne l’eventuale annullamento, qualora si rivelassero non funzionali.
Contestualmente, c’è la verifica sulla sicurezza attraverso uno specifico confronto con la Prefettura e le forze dell’ordine, sullo stato di attuazione del patto di legalità. Il sindaco Pizzolitto intende mettere in campo una ”ricognizione globale” degli strumenti introdotti dall’amministrazione comunale per migliorare la qualità della vita e promuovere la cultura della civile convivenza, nel segno dell’integrazione sociale.
Una ricognizione dovuta, spiega il primo cittadino, avendo assunto direttamente il delicato assessorato. Pizzolitto ingrana la marcia ponendosi in prima linea sul fronte della sicurezza, volendo scandagliare l’intero sistema a salvaguardia della tranquillità e della tenuta sociale. Lo scopo è quello di individuare le criticità, ma anche i punti deboli e di forza dei provvedimenti, valutando gli opportuni interventi. Un’analisi che, dati ed elementi alla mano, possa permettere altresì marcare il confine tra quella che il sindaco ha definito la ”sicurezza percepita” dal cittadino, frutto di un ”sentore emotivo”, comunque importante ai fini della rassicurazione, e le reali problematiche presenti sul territorio.
«Ho incaricato il comandante della Polizia municipale – ha spiegato il sindaco – di fare il punto della situazione sull’andamento delle ordinanze entrate in vigore. Stiamo inoltre per emanare un’ulteriore ordinanza relativa all’utilizzo dei petardi. Non è una decisione assunta a priori, ma legata alle preoccupazioni raccolte in primis dalle persone anziane. L’intervento è anche di tipo rassicurativo».
Pizzolitto aggiunge: «Avendo assunto direttamente l’assessorato alla Sicurezza, ritengo sia dovuta la richiesta di una ricognizione completa del sistema. Avrò quindi un incontro con il comandante della Polizia municipale, alla luce del quale potrò valutare se sarà necessario intervenire con eventuali correttivi o imprimere ulteriori accelerazioni».
Fino quindi a fare il punto con il prefetto sul patto di legalità: «Intendo verificare – ha osservato il primo cittadino – se fenomeni di disagio in città abbiano fondamento, oppure se siano frutto di una politica di allarmismo portata avanti per scopi elettorali». Il sindaco cita anche l’opera di verifica e controllo in relazione alla regolarità degli affitti e delle condizioni igienico-sanitarie negli appartamenti, «per il quale si sta procedendo piuttosto bene. In questo ambito ho già dei report significativi». Oltre non si sbilancia, non volendo al momento soffermarsi su valutazioni settoriali: «Una volta assunto il quadro completo della situazione – spiega -, comunicherò le eventuali modifiche e gli interventi del caso».
Il sindaco ribadisce la filosofia di fondo: «L’intento è quello di garantire una città in cui vivere sia più facile. L’approccio vuole continuare ad essere educativo, volto alla crescita e alla consapevolezza del vivere civile. Non vogliamo creare allarme o punire ad oltranza i cittadini, ma prevedere misure di rassicurazione e, nel contempo, di promozione e di sensibilizzazione del rispetto delle regole».

Messaggero Veneto, 08 dicembre 2009
 
Monfalcone. Il sindaco Pizzolitto ha firmato l’ordinanza che sarà valida per tutto il periodo natalizio e fino al 6 gennaio  
Fuochi d’artificio e petardi vietati, multe a chi sgarra
 
 
MONFALCONE. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha firmato l’ordinanza che sarà valida sino al prossimo 6 gennaio con la quale è fatto assoluto divieto di accendere fuochi, giochi pirici, mortaretti, petardi e qualsiasi materiale che possa anche soltanto potenzialmente causare incomodo, disturbo o pericolo per le persone nell’area del centro urbano.
Ne è interessato il perimetro individuato fra via Fratelli Rosselli, via Duca d’Aosta, via Oberdan, piazza Cavour, via Plinio, via Colleoni, salita Granatieri, via Serenissima, salita Mocenigo e viale San Marco. L’ordinanza del sindaco ha efficacia immediata.
Il provvedimento tiene conto del fatto che nel periodo natalizio sono previste una serie di manifestazioni nell’area di Piazza della Repubblica e zone limitrofe che richiamano numerosi cittadini e che l’utilizzo di petardi e mortaretti causi anche il disturbo acustico in particolare nelle zone residenziali, ma anche motivo di pericolo.
La violazione del norma comporterà una sanzione da 30 a 200, euro, fatto salvo il fatto che il comportamento tenuto non comporti anche reato.
Il sindaco ha dato incarico alla polizia municipale ed agli altri organi di polizia giudiziaria di vigilare affinché sia rispettata l’ordinanza.
Il provvedimento è stato assunto dal sindaco anche in considerazione dell’assunzione delle nuove deleghe del vivere civile e della sicurezza e del fatto che già da alcuni pomeriggi dei ragazzi si stavano divertendo a far scoppiare dei piccoli botti, con disagio dei cittadini.

Messaggero Veneto, 10 dicembre 2009
 
Monfalcone. S’inasprisce la polemica tra Pizzolitto e gli agenti di polizia municipale che lamentano un sovraccarico di lavoro  
«Se il sindaco vuole più vigili, li assuma»
 
 
MONFALCONE. S’inasprisce la polemica tra il sindaco Gianfranco Pizzolito e i vigili urbani dopo le affermazioni del primo cittadino monfalconese che ha evidenziato la necessità che i vigili vivano di più tra i cittadini e ha proposto la figura del vigile amico, ovvero un agente della polizia municipale più presente in strada.
Richiesta a cui ha risposto il responsabile del coordinamento provinciale della Polizia locale per la funzione pubblica della Cgil, Alessandro Crizman, affermando come «se si vogliono vedere più vigili nelle strade è necessario assumere personale e non bloccare le assunzioni» e che “non si è mai voluto dare soluzione al problema del personale non idoneo al servizio esterno e, solo in un caso, è stata data risposta alle numerose richieste di mobilità, che avrebbero potuto fare entrare nuovi vigili nel corpo della Polizia municipale al posto del personale non idoneo o non più motivato a fare questo lavoro che sta diventando sempre più difficile».
Crizman ha ricordato al sindaco «che negli anni le competenze dei vigili sono aumentate a dismisura, così come quelle dell’ente locale che lui dovrebbe servire e che è difficile che il vigile sia considerato “amico” se il Comune continua a richiedere dei servizi come quello della spazzatrice. Obbligando i vigili a multare i cittadini che sbagliano siano essi cantierini o assessori. Non credano, i cittadini, che i vigili siano contenti di fare questo tipo di sanzioni, tutt’altro, ma la scelta non è nostra».
Il sindaco da parte sua non ha voluto proseguire lo scambio di opinioni sulla stampa, rimandando la discussione al momento opportuno “quando ci si troverà davanti ad un tavolo per discutere concretamente dei problemi”.
Nella polemica entra però il consigliere provinciale indipendente Prc-Se, Alessandro Perrone, parlando di una situazione “assolutamente mal posta e richiama la giunta a rivedere la propria politica sul personale e sul ruolo della Polizia urbana. In una città dove il rapporto tra Forze dell’ordine e cittadini è uno dei più alti d’Italia – dice Perrone -, chiedere ai vigili urbani di fare altre cose, rispetto alla loro preparazione e funzioni è l’ennesimo errore d’impostazione che assume come proprie le parole d’ ordine demagogiche del PdL e della Lega Nord”. Per il consigliere provinciale la Cgil ha sicuramente ragione nel difendere le lavoratrici e lavoratori quando si chiede loro non di condividere un percorso professionale, ma di svolgere funzioni improprie che sono semmai attinenti alla politica, la quale ha il compito di far partecipare i cittadini alla vita sociale e civile della città e verificare il consenso sulle proprie linee.
“Continuare nell’errore che già l’ex assessore Luise stava facendo, ovvero nel porre in modo sbagliato la politica della sicurezza come un’emergenza per la città – conclude -, vuol dire consegnare il governo della stessa nelle mani delle destre che su questa falsa urgenza da tempo stanno puntando con l’ obiettivo di disorientare l’opinione pubblica cittadina. Su questo tema da Pizzolitto ci si aspettava un deciso cambio d’impostazione e non di passare da male in peggio, con il rischio d’allevare un clima non certo positivo sotto il profilo della convivenza civile e democratica della comunità monfalconese”.

Il Piccolo, 13 dicembre 2009
 
IL SINDACO SPIEGA LA SUA STRATEGIA
Sicurezza, questionari anonimi ai cittadini 
Pizzolitto intende rilanciare il Patto di legalità e di trasparenza

Rilancio del Patto di legalità e trasparenza, questionari anonimi da distribuire ai cittadini per recepire la ”fame” di sicurezza in città, allargamento della partecipazione ai meeting-sicurezza anche alla Capitaneria di porto. Va al concreto la strategia del Comune nel campo della sicurezza dopo l’assunzione delle deleghe da parte del sindaco, Gianfranco Pizzolitto, in seguito alle dimissioni dell’assessore Michele Luise. Il sindaco Pizzolitto ha scritto al prefetto Maria Augusta Marrosu chiedendo già per gennaio la convocazione del tavolo previsto nel Patto interistituzionale, in modo da effettuare una ricognizione sulla situazione del territorio.
«È necessario che in forma ufficiale si possa acquisire un quadro degli interventi da parte delle autorità preposte – afferma Pizzolitto – così da mettere a punto le migliori strategie per rassicurare i cittadini. L’informazione nei confronti della comunità è uno degli elementi individuati nella fase di stesura del Patto per migliorare la percezione del contesto ambientale e a rimuovere eventuali allarmismi non giustificabili, garantendo la massima severità con chi viola la legalità». Il sindaco ha dato la propria disponibilità al Prefetto per ogni incontro preliminare che serva a «valutare la funzionalità e il rilancio del Patto in presenza di una crescente domanda di sicurezza che può trovare risposte solo attraverso il miglior coordinamento interistituzionale».
Secondo il sindaco, sta funzionando a dovere lo scambio di collaborazioni instauratosi a livello cittadino tra i carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di finanza e la Polizia municipale, che prevede periodici incontri per migliorare i cosiddetti servizi di prossimità. Pizzolitto ha garantito la sua partecipazione ai prossimi incontri e intende farsi promotore di un ulteriore potenziamento di questo strumento di consultazione con l’allargamento della partecipazione alla Capitaneria di porto e ai dirigenti locali delle autorità statali, nonché con un ampliamento dei temi da mettere all’ordine dei lavori per sviluppare lo scambio di informazioni necessarie a rendere più forte il coordinamento.
Il sindaco intende però anche proporre al prefetto Marrosu un’iniziativa di verifica del ”percepito” sulla sicurezza con la distribuzione ai cittadini da parte di Polizia, carabinieri e vigili di quartiere di un questionario anonimo che consenta di acquisire un quadro conoscitivo utile per impostare le strategie di intervento. Intanto, nei giorni scorsi, in Commissariato, si è tenuto un incontro di coordinamento che ha avuto come principale argomento di confronto la situazione di degrado urbano. Secondo quanto emerso, riportato in una nota conclusiva, si riscontra una «non rispondenza» tra gli episodi di bullismo emersi di recente dalle segnalazioni di cittadini e commercianti soprattutto del centro, riferiti dal ”Piccolo”, e gli atti raccolti da ogni singola forza di polizia che avrebbe rilevato fatti particolarmente rilevanti. Segno evidente che non sempre a tali episodi (aggressioni verbali di gruppi di ragazzini, piccoli furti, danneggiamenti, schiamazzi, graffiti e rifiuti abbandonati) seguono denunce.
Il comitato ha fatto anche il punto su varie situazioni tra cui, in particolare, le questioni delle occupazioni abusive di alloggi. Risolto il problema di casa Mazzoli, dove erano una ventina le persone insediate abusivamente, restano ancora da risolvere tre casi relativi all’occupazione di alloggi Ater in via 24 Maggio. (f.m.)
 
Ma Delbello vuole un Consiglio sul rischio micro-criminalità

La questione micro-criminalità non va sottovalutata, alla luce dei preoccupanti segnali che arrivano dalla città. Lo ritiene il consigliere comunale e provinciale del Pd Fabio Delbello che chiede al sindaco Gianfranco Pizzolitto e soprattutto al presidente del Consiglio comunale, Marco Ghinelli, anche in veste di presidente della Commisione organizzazione dell’amministrazione, «se non ritengano che sia urgente trasmettere quanto emerge in sede di ”protocolli”, al sindaco e al Consiglio comunale.
Si tratta di impostare e avviare un serio lavoro consiliare in materia securitaria e criminologica, data la particolare situazione (modello produttivo e flussi migratori) a rischio della città.
Delbello parte «dalla preoccupazione diffusa – afferma – sul diffondersi di una microcriminalità predatoria e invasiva, come denunciato dall’Ascom che ha il polso della situazione, la quale va stroncata e sradicata subito prima che faccia un pericoloso salto di qualità: Prefetto e forze dell’ordine – rileva Delbello – devono riferire ai sindaci del territorio riguardo le modalità di questa energica azione di bonifica che spetta loro».
Delbello ricorda tutti i fatti segnalati sulla stampa, dall’Ascom e da numerosi cittadini e che possono essere riassunti nella categoria del disadattamento diffuso.
«Grazie alle pressioni politiche esecitate negli anni scorsi – aggiunge – abbiamo effettivamente in piedi un Protocollo di legalità e uno di trasparenza, intesi come barriera nei confronti della penetrazione della criminalità organizzata e più in generale della criminalità, anche quella micro o predatoria.
«Ma il Consiglio comunale – continua Delbello – non ha mai finora ricevuto i flussi di notizie e i report, che dovrebbero appunto essere analizzati dall’assemblea stessa e poi resi noti pubblicamente. Un tanto ci fa dire – conclude Delbello – che non siamo affatto soddisfatti del funzionamento di quei due preziosi strumenti».

Il Piccolo, 15 dicembre 2009
 
IL SINDACO: SUL TEMA SICUREZZA UNA COMMISSIONE ALLARGATA AI CAPIGRUPPO  
«Lotta all’illegalità, ma anche politiche sociali» 
Pizzolitto: non scarichiamo i problemi su presunti nemici come un tempo si fece con gli ebrei

Uno dei primi punti affrontati dal sindaco Gianfranco Pizzolitto dopo l’assunzione, poche settimane fa, del referato della Sicurezza, è stato quello di chiedere al questore la disponibilità a fornire ai consiglieri comunali un quadro sull’azione delle autorità preposte nel nostro territorio. «Ritengo – osserva Pizzolitto – che la sede opportuna possa essere quella della commissione allargata ai capigruppo e sarà quello il momento per sviluppare un ampio approfondimento. Del resto, il consiglio ha avuto costantemente modo di trattare questi temi nel suo proprio ruolo di stimolo e controllo, ma anche in virtù delle specifiche richieste della giunta, che prima di assumere decisioni di propria competenza, ma di rilevanza generale, come quelle della sottoscrizione del Protocollo interistituzionale ha sempre verificato le scelte in ambito consiliare, peraltro, quasi sempre, con maggioranze più ampie di quelle dei partiti di centrosinistra».
La posizione dell’amministrazione comunale su questo tema, sostiene Pizzolitto, «è chiara e rispecchia il programma elettorale»: «Noi siamo per la legalità e, quindi, per la fermezza nei confronti della violazione delle leggi, ma siamo assolutamente contrari alle politiche di “criminalizzazione” a tutti i costi. Pensiamo che questo sia un segno distintivo di civiltà, quello di non confondere le questioni che richiedono interventi di carattere sociale e solidaristico e quelle dell’ordine pubblico. Altrimenti si arriva all’imbarbarimento della convivenza civile. E’ la strada più difficile perché richiede equilibrio e responsabilità, mentre è più facile alimentare le paure ed i pregiudizi: se si scaricano i problemi su un presunto “nemico”, come a suo tempo gli ebrei, si evita di ricercare una soluzione condivisa ai problemi».
Secondo Pizzolitto «è importante,dunque, sviluppare le più ampie sedi di confronto perché è necessario diffondere, anche dal punto di vista della consapevolezza, una cultura della legalità, di civiltà e di solidarietà, che non sono fra loro antitetiche, anzi. Per queste ragioni, che sono distintive da certe intemperanze del centrodestra, su due aspetti non possiamo transigere. Anzitutto quando viene fatta una rappresentazione caricaturale della città, quando si presenta Monfalcone come una landa degradata e abbandonata a fronte degli sforzi fatti per dare dignità urbana ad un territorio complesso come il nostro. Talvolta, per tornaconti di categoria, si alimentano allarmismi privi di dati di fatto. Così come non possiamo mettere in discussione la linea di collaborazione interistituzionale con le altre autorità perché la contrapposizione fra istituzioni, a livello nazionale, così come a livello locale, è un pericoloso fattore disgregante».
«Possiamo lavorare per rafforzarla, non per demolirla con insinuazioni, mentre – concluide il isndaco – dobbiamo avere fiducia nell’operato dei corpi preposti, Carabinieri, Polizia, Guardia di finanza»
 
Messaggero Veneto, 15 dicembre 2009
 
Pizzolito: l’ordine pubblico va rispettato nell’ambito di una convivenza civile

MONFALCONE. Uno dei primi punti affrontati dal sindaco Pizzolitto dopo l’assunzione, poche settimane fa, del referato della sicurezza, è stato quello di chiedere al questore la disponibilità per fornire ai consigliere comunali un quadro sull’ azione delle autorità preposte nel nostro territorio. «Ritengo – osserva Pizzolitto – che la sede opportuna possa essere quella della commissione allargata ai capigruppo e sarà quello il momento per sviluppare un ampio approfondimento. Del resto, il consiglio ha avuto costantemente modo di trattare questi temi nel suo proprio ruolo di stimolo e controllo, ma anche in virtù delle specifiche richieste della giunta, che prima di assumere decisioni di propria competenza, ma di rilevanza generale, come quelle della sottoscrizione del Protocollo interistituzionale ha sempre verificato le scelte in ambito consiliare, peraltro, quasi sempre, con maggioranze più ampie di quelle dei partiti di centro-sinistra».
La posizione dell’amministrazione comunale su questo tema, sostiene Pizzolitto, è chiara e rispecchia il programma elettorale: «Noi siamo per la legalità e, quindi, per la fermezza nei confronti della violazione delle leggi, ma siamo assolutamente contrari alle politiche di criminalizzazione a tutti i costi. Pensiamo che questo sia un segno distintivo di civiltà, quello di non confondere le questioni che richiedono interventi di carattere sociale e solidaristico e quelle dell’ordine pubblico. Altrimenti si arriva all’imbarbarimento della convivenza civile. È la strada più difficile perché richiede equilibrio e responsabilità, mentre è più facile alimentare le paure e i pregiudizi: se si scaricano i problemi su un presunto “nemico”, come a suo tempo gli ebrei, si evita di ricercare una soluzione condivisa ai problemi».
Secondo il primo cittadino monfalconese, è importante, dunque, sviluppare le più ampie sedi di confronto perché è necessario diffondere, anche dal punto di vista della consapevolezza, una cultura della legalità, di civiltà e di solidarietà, «che non sono fra loro antitetiche, anzi. Per queste ragioni, che sono distintive da certe intemperanze del centro-destra, su due aspetti non possiamo transigere, innanzi tutto quando viene fatta una rappresentazione caricaturale della città, quando si presenta Monfalcone come una landa degradata e abbandonata a fronte degli sforzi fatti per dare dignità urbana a un territorio complesso come il nostro. Talvolta, per tornaconti di categoria, si alimentano allarmismi privi di dati di fatto».

Il Piccolo, 09 gennaio 2010
 
Luise torna in lizza, si candida a sindaco per il centrodestra  
L’ex assessore dimissionario intende rilanciare la sua vecchia lista civica Obiettivo Monfalcone
 
 
di FABIO MALACREA

L’ex assessore alla Sicurezza della giunta Pizzolitto, Michele Luise, rompe il silenzio e annuncia la sua discesa in campo in vista delle comunali del 2011. Con uno scopo: scalzare il centrosinistra dal governo della città. Lo farà rispolverando a stessa lista civica – Obiettivo Monfalcone – che, nel 1997, portò al ballottaggio il candidato sindaco Franco Stagni. Concluso il mese sabbatico che si era preso dopo le polemiche dimissioni da una giunta «troppo condizionata dalla sinistra radicale», Luise ritiene che sia arrivato il momento di proporsi come elemento di coesione del centrodestra. Come sindaco? «Certo, se riuscirò a trovare sostegno e condivisione su un programma». L’ex assessore ha così deciso di rivolgersi alle stesse persone e alle stesse forze che dodici anni fa diedero il loro sostegno alla civica.
Insomma, anche nel centrodestra si cominciano ad affilare le armi per contrastare il centrosinistra che nel 2011 sarà ”orfano” di Pizzolitto e che andrà alle primarie con Silvia Altran candidata di punta e altre figure di spicco, tra le quali Fabio Del Bello, decise a mettersi in gioco.
«Ho mantenuto le promesse – dice Luise – e, concluso il mese sabbatico, ho deciso di passare all’azione. È stato un periodo comunque utile, nel quale ho potuto registrare le reazioni alla mia uscita di scena. E ho capito che, con questa giunta, la coesistenza sarebbe stata impossibile. A giorni farò partire una lettera a tutti coloro che, nel ’97, aderirono a Obiettivo Monfalcone, il centro cattolico innanzitutto ma anche le altre componenti del centrodestra. Lo scopo è creare un’associazione che raccolga tutte le forze che, sulla base di un programma comune, intendano dare risposte concrete alle emergenze di questa città. Più saremo numerosi e coesi, più avremo l’occasione di centrare l’obiettivo».
Una carriera politica irrequieta, quella di Luise: dalla Margherita alla civica di centrodestra, poi assessore con il centrosinistra e ora di nuovo all’antico. «È stata una scelta obbligata. Basta vedere le reazioni alle mie dimissioni. La sinistra radicale ha stappato lo spumante, esponenti del Pd mi hanno attaccato. È evidente che la giunta si è spostata sempre più a sinistra e che al suo interno la vita, per noi moderati, sarebbe stata impossibile. È anche per questo che non ho voluto prendere la tessera del Pd che mi era stata offerta».
Eppure Luise, all’inizio, sembrava avere un feeling quasi perfetto con Pizzolitto. «Pizzolitto in questo anni ha cambiato questa città, non si può negarlo. Ma non è riuscito a interpretare alcune esigenze reali dei monfalconesi. Ha sottovalutato il problema degli immigrati, della sicurezza, non ha saputo restituire la città ai monfalconesi, insomma. Io punto proprio a questo, cercando di valorizzare competenze specifiche sui nodi della viabilità, dell’urbanistica, dello sport, della cultura e del sociale. E sulla sicurezza naturalmente, un tema che si è fatto di tutto per soffocare. E sulla sanità: è assurdo assistere senza battere ciglio al depauperamento della sanità cittadina e a scelte che rischiano di vanificare quanto di buono è stato fatto finora. La sanità sarà il punto nodale della nostra campagna elettorale».

In 12 anni tre salti di barricata 
 
Una carriera politica nel centro cattolico, in bilico tra centrosinistra e centrodestra, quella di Michele Luise. Nato come ”popolare”, passato all’opposizione con la sua lista Obiettivo Monfalcone nel ’97, ha aderito poi all’Udr di Cossiga dalla fine del ’98. Centrista, poi, con la lista civica ”Insieme per Monfalcone” assieme all’ex sindaco socialista Luigi Blasig, è stato ago della bilancia negli anni successivi, assumento in Consiglio posizioni diverse e autonome con la prima giunta Pizzolitto. Fino all’ingresso nella Margherita e nella seconda giunta Pizzolitto nel 2006. Primo assessore alla Sicurezza del Comune di Monfalcone, si è dimesso ai primi di novembre dello scorso anno. Ora la nuova avventura. Nuovamente nelle file del centrodestra.

Il Piccolo, 21 gennaio 2010
 
VIDEOSORVEGLIANZA 
Entro settembre 12 telecamere in arrivo

Entro la fine di settembre altre 12 telecamere saranno attive in città per aumentare la sorveglianza e quindi la sicurezza del territorio. E’ questa la scadenza che il Comune ha dato alle imprese invitate alla procedura negoziata per la progettazione e l’esecuzione dei lavori di ampliamento della rete di videosorveglianza a Monfalcone e nel resto del mandamento. Nell’appalto sono inclusi due interventi: quello relativo al potenziamento della rete cittadina e quello denominato “Sicurezza e ambiente”, che prevede la realizzazione nel Monfalconese di due dorsali di collegamento in fibra ottica e il posizionamento di 11 telecamere. L’importo a base d’asta della prima operazione è di 121.627 euro, mentre quello dell’intervento nel resto del territorio mandamentale, che dovrà essere ultimato entro marzo del 2011, è di 255.320 euro. I tempi della gara, vista anche la procedura adottata, secondo quanto consentito dalla normativa regionale, saranno piuttosto veloci, perché le imprese invitate dovranno presentare le offerte l’8 febbraio. A Monfalcone i nuovi occhi elettronici si apriranno in viale San Marco, via Matteotti, dove si trova un ampio parcheggio pubblico gratuito, via Galilei, via dell’Istria, la nuova strada che attraversa l’area dell’ex ospedale e fiancheggia un giardino pubblico non perfettamente illuminato, e via Romana, possibile via di uscita dal centro città in direzione del casello autostradale. Una telecamera sarà installata anche in via dell’Agraria, strada al momento poco illuminata e soprattutto ingresso obbligato per chi volesse raggiungere via terra le società nautiche Svoc, Canottieri Timavo, Lega navale e Pescasportivi, finite a più riprese nel mirino dei ladri di motori marini. Tra le aree sorvegliate anche un tratto della passeggiata lungo il canale De Dottori, a maggiore sicurezza di chi lo percorre a piedi o in bici soprattutto quando cala il buio, e via Timavo, strada di accesso al porto e alle attività industriali che sono insediate al Lisert. La rete mandamentale è finalizzata alla prevenzione di fenomeni criminosi, ma anche alla salvaguardia del territorio carsico dagli incendi.

Il Piccolo, 20 ottobre 2009
 
LA PROPOSTA È GIÀ SUL TAVOLO DEL MINISTRO ALFANO 
Navi-carcere, Fincantieri ha i progetti pronti 
Lo stabilimento di Panzano tra quelli del gruppo in cui potrebbero essere realizzate

Carceri galleggianti anti-crisi: è questa l’idea proposta da Fincantieri al Governo. Un progetto già pronto e arrivato sul tavolo del ministro della Giustizia Angelino Alfano che, tra lodi e riforme, ora dovrà occuparsi anche di questo piano, che ha una duplice finalità: risolvere almeno in parte il problema del sovraffollamento nelle carceri e, allo stesso tempo, risollevare il settore della cantieristica navale, in profonda crisi, attraverso questa nuova tipologia di commessa pubblica.
Se il progetto dovesse andare in porto, Monfalcone potrebbe anche essere una delle destinazioni da prendere in considerazione per queste maxi-chiatte galleggianti. L’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono sulla questione chiarisce: «I penitenziari non verrebbero posizionati in mare aperto, ma nelle aree portuali, attaccati a una banchina».
Il concetto è semplice: le prigioni italiane sono quasi dappertutto al collasso, prive dello spazio necessario per ospitare tutti i detenuti. Ecco quindi che urge la costruzione di nuove strutture.
L’idea di ospitare i detenuti in penitenziari galleggianti era già emersa alcuni giorni fa a Roma, durante l’incontro inaugurale del Tavolo permanente sulla cantieristica, che raccoglie le aziende della cantieristica italiane, i sindacati e il Governo attorno al delicato problema della crisi economica e occupazionale. Ma ora si è passati dalle proposte ai fatti: Fincantieri ha elaborato un progetto preciso, attualmente al vaglio del ministro della Giustizia.
Come potrebbe quindi essere fatto questo carcere in mare? «In base alle nostre intenzioni si tratterebbe di una struttura leggera e modulare, che potrebbe ospitare sino a 420 persone – spiega ancora Giuseppe Bono». Tempi e costi della costruzione dell’opera? «Se dovessimo ricevere un ordine credo che potremmo portare a termine il progetto nel giro di 24 mesi – afferma ancora l’ad della società -. I costi, invece, non li conosciamo ancora». I penitenziari galleggianti non sono una novità. Si tratta di opere già realizzate in altri Paesi, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.
Il progetto di fattibilità di Fincantieri per il momento rimane sui tavoli romani, in attesa di un responso del ministro Alfano. Se il documento resta ancora una proposta, delle buone basi di partenza però ci sono tutte. I carceri galleggianti andrebbero infatti nella direzione di risolvere un problema annoso come quello del sovraffollamento delle prigioni italiane e darebbe ossigeno alla cantieristica, che sta vivendo un momento nero, con commesse bloccate e centinaia di posti di lavoro a rischio in molti cantieri italiani. (el.col.)

Il Piccolo, 30 OTTOBRE 2009
 
IL GRUPPO DI BONO RECUPERA LA STORICA STRUTTURA NEL SETTORE DELLE RIPARAZIONI 
Fincantieri rilancia l’Arsenale Triestino San Marco 
Circa 800 i lavoratori impegnati per le manutenzioni, 50 di Fincantieri e il resto dell’indotto
 

di GIULIO GARAU

TRIESTE Fincantieri rafforza il settore riparazioni navali e refitting e riavvia operativamente l’Arsenale Triestino San Marco con i bacini 3 e 4 facendo ridecollare la storica struttura chiusa nel ’97 con le attività ridotte a gestione dei bacini.
Un avvio iniziato in realtà nel 2008 con la ripresa delle attività di riparazione e trasformazione navale, coincisa con i lavori di ristrutturazione del bacino 3 da parte dell’autorità portuale conclusi la scorsa estate (che hanno rallentato il riavvio), e che ora è a pieno regime. Diversi i lavori svolti tra 2008 e 2009, in particolare due trasformazioni, ed ora la nuova unità dell’Arsenale, tornata operativa accanto a Palermo sotto la Direzione riparazioni e trasformazioni navali, si appresta a chiudere l’anno con un fatturato pari al 10% di quanto sviluppa Fincantieri in questo settore (diverse decine di milioni). Proprio in questi giorni la presenza, nel bacino 4, della nave da crociera Msc per manutenzione con 800 lavoratori su tre turni, una cinquantina di Fincantieri (alcuni da Monfalcone) e il resto delle ditte dell’indotto.
«Fincantieri all’Arsenale Triestino San Marco non fa più solo la gestione dei bacini di carenaggio affittandoli a ditte esterne – spiega il responsabile della business unit, Giorgio Rizzo – ma fa il prime contractor riprendendosi la gestione delle commesse, dell’organizzazione e dell’esecuzione tecnica delle attività di riparazione e trasformazione».
Una scelta strategica quella di riaprire l’Arsenale, soprattutto in un momento di crisi che sta influendo negativamente su tutto il settore cantieristico, che, come spiega spesso l’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, si inserisce in quel necessario percorso di diversificazione (costruzioni, sistemistica e componentistica navale, mega yacht e riparazioni e trasformazioni) che permette all’azienda di cavalcare in maniera stabile il mercato.
Dall’avvio del 2008 oltre a lavori di carenaggio e manutenzione, sono stati portate a termine due importanti trasformazioni: una sulla petroliera Leonis diventata un deposito galleggiante di greggio e l’altro sulla Princess Albert II, nave da crociera extralusso nella flotta della società armatrice monegasca Silversea.
«Quest’anno abbiamo fatto un profondo intervento di manutenzione su una nave Costa – spiega Rizzo – con l’unità ferma 2-3 settimane, ed è stata riconsegnata con rispetto assoluto dei tempi e soddisfazione dell’armatore. In questi giorni c’è una nave Msc e per il 2010 sono state confermate le prenotazioni per altre due navi Msc e per un’altra Costa. Abbiamo centrato l’obiettivo del rientro sul mercato puntando sul service, manutenzioni, riparazioni e trasformazioni. L’esperienza, come costruttori, ci ha permesso di fare una politica di business indovinata in cui Fincantieri non fa errori».
Una scelta strategica anche per il fatto che i due bacini sono tra i più grandi dell’Adriatico e che, ricorda Rizzo «si trovano a 4 ore di navigazione da un home port per le crociere come Venezia». Un business che non riguarda solo Fincantieri ma che «Oltre a far lavorare Fincantieri dà lavoro all’indotto» insiste Rizzo che chiede alle realtà dell’indotto di «fare più sistema, diventare un polo». E che sia un business importante per l’indotto lo confermano i numeri dei lavoratori impegnati sulla Msc in questi giorni: 800 su due turni, solo 50 di Fincantieri e il resto dell’indotto.
«Potendo contare di nuovo sul bacino 3 – spiega il responsabile dell’Arsenale, Gianni Salvagno – dovremmo poter aumentare il ritmo di lavoro tornando a circa 40 riparazioni navali l’anno. Essendo poi una struttura più piccola rispetto al bacino 4, possiamo ricominciare a guardare a un segmento di mercato diverso, quello cioè delle navi di piccole-medie dimensioni e al mercato locale».

Monfalcone, 6 maggio 2009

Comunicato stampa
War on drugs ai cantieri di Monfalcone

La questione della sicurezza sul lavoro è un tema che tutti sentono come importante. Una società che si definisce civile non può tollerare la quantità di morti sul lavoro che si registrano in Italia.
Crediamo purtroppo, per quanto riguarda la sicurezza, che il decreto che stabilisce i controlli sui lavoratori sia nuovamente un intervento di facciata e un ennesimo elemento di controllo sociale e ricatto verso chi parte da posizioni svantaggiate.
E’ assurdo che tutta la questione della sicurezza sul lavoro sia inserita in un imbuto dove le cause vengono cercate esclusivamente nei comportamenti individuali delle persone e mai cercate dentro l’organizzazione e le condizioni del lavoro medesimo.
Gli operatori del  Bassa soglia di Monfalcone, attraverso il lavoro di strada, hanno monitorato anche la realtà del cantiere navale rilevando il dato per cui dilagano molto le droghe “da prestazione”. Come si può pensare che la via per la sicurezza sia il non uso di droghe senza minimamente mettere in discussione le condizioni dentro le quali si lavora con i subappalti. E’ possibile accettare turni di 10-12 ore di lavoro??
A differenza dell’alcoltest, i narcotest non certificano uno stato psicofisico alterato al momento della prestazione di lavoro, ma scavano nella vita privata del lavoratore, risalgono (nel caso dei cannabinoidi)  a 2 mesi indietro. Questo rischia di essere molto invadente, di fare partire centinaia e centinaia di ricorsi, rischia di fatto di “drogare” più di quanto lo sia già il mercato del lavoro.
Il decreto parla di mansioni a rischio e di spostamento dei lavoratori che risultano positivi ai test. Nel caso il cambio di mansione non è possibile per motivi logistici, cosa succede?? Si parla non di provvedimenti punitivi verso chi risulta positivo ai test; riteniamo che nei fatti questa affermazione può essere seriamente messa in dubbio. Ci sono serie possibilità che questo strumento diventi l’ennesimo ricatto verso i più deboli. Con la fame di lavoro che c’è nel territorio nessuno si permette di fare rivendicazioni sulle proprie condizioni di lavoro. Questo provvedimento va ulteriormente ad incidere in modo negativo su questo aspetto.
Inoltre riteniamo che molto probabilmente la gestione da parte dei ser.t di questi nuovi utenti incrementerà ulteriormente il carico di lavoro a fronte dei striminziti finanziamenti e carenza di personale che tali servizi vivono.
Non sarebbe più utile e meno criminalizzante investire sulla promozione della salute in senso generico? Nessun lavoratore crediamo voglia volontariamente infortunarsi o lasciare la vita sul luogo di lavoro, così come nessun utilizzatore di droghe abbia volontariamente in mente l’intenzione di produrre autolesionismo. La punizione è dimostrato che non garantisce l’astinenza da droghe. Nonostante le leggi repressive in atto, i consumi risultano in costante aumento.
Anche questo provvedimento da apparentemente il senso della tolleranza zero verso il mercato delle droghe, mentre nei fatti la tolleranza zero è praticata solamente verso gli assuntori.

Mauro Bussani, presidente dei Verdi della provincia di Gorizia

 

Il Piccolo, 08 maggio 2009 
 
«STRUMENTO DI RICATTO»  
Narcotest in fabbrica bocciato dai Verdi  
Il Sert: «I controlli vanno preceduti da informazione»
 
 
Per aumentare la sicurezza dei luoghi di lavoro non ci si può limitare ad applicare nelle fabbriche di Monfalcone i test anti-alcol e anti-droga previsti dal Testo unico del 2008. I test, che anche il sindacato ritiene uno strumento utile per aumentare i livelli di prevenzione degli infortuni, rischiano di avere poco senso se non saranno preceduti da un’adeguata informazione, formazione e prevenzione.
SERT. «I controlli dovrebbero essere l’ultimo anello di questo percorso – spiega il responsabile del Sert del Basso Isontino, Andrea Fiore -, perché in caso contrario si rischia di incidere poco sul fenomeno». A monte ci si dovrebbe chiedere perché dei lavoratori abusino di sostanze stupefacenti, che potrebbero essere ”utili” a reggere la stanchezza, o se ci sia solo un fattore culturale alla base di un consumo eccessivo di alcol. Il responsabile del Sert ribadisce quindi l’esigenza di allacciare un rapporto soprattutto con Fincantieri, nel cui stabilimento di Panzano i test potrebbero partire in giugno-luglio. «Credo che ci debba essere un confronto su questo tema – aggiunge Fiore – e anche la possibilità di andare a incontri con i lavoratori nello stabilimento». Secondo il responsabile del Sert i test non possono diventare un alibi per liberarsi dei lavoratori risultati positivi, per i quali la stessa normativa include precise garanzie per quel che riguarda la salvaguardia del posto di lavoro.
I VERDI. Preoccupati sono anche i Verdi provinciali che denunciano la possibilità che quanto previsto dal Testo unico rappresenti un «nuovo intervento di facciata e un ennesimo elemento di controllo sociale e ricatto verso chi parte da condizioni svantaggiate». In sostanza, sottolinea il presidente provinciale Mauro Bussani, si rischia di far ricadere tutte le responsabilità degli incidenti sui singoli, senza ricercarne invece le cause nell’organizzazione e nelle condizioni di lavoro. «Gli operatori del centro a Bassa soglia di Monfalcone, attraverso il lavoro di strada – aggiunge Bussani -, hanno monitorato anche la realtà del cantiere navale, rilevando il dato per cui dilagano molto le droghe ”da prestazione”. Come si può pensare che la via per la sicurezza sia il non uso di droghe, senza minimamente mettere in discussione le condizioni di lavoro nell’ambito del subappalto? È possibile accettare turni di 10-12 ore di lavoro?». Stando a Bussani, il narcotest rileva, a differenza dell’alcoltest, l’utilizzo di cannabinoidi fino a due mesi prima del controllo. E anche se non sono previsti appunto dalla normativa provvedimenti punitivi nei confronti del lavoratore, ci sono serie possibilità, secondo Bussani, che i controlli si trasformino in uno strumento di ricatto nei confronti dei lavoratori più deboli. I Verdi ritengono quindi sarebbe forse meglio investire sulla promozione della salute, anche nelle fabbriche. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 08 maggio 2009 
 
Fincantieri, test per droga e alcol: insorgono i Verdi 
 
MONFALCONE. Individuato il laboratorio accreditato, Fincantieri potrebbe partire già a giugno con il sottoporre i suoi lavoratori a test antidroga e antialcool. L’azienda sarà tra le prime ad applicare quanto previsto dal Testo unico in materia di sicurezza, che introduce controlli obbligatori in particolare per quei lavoratori che conducono mezzi di trasporto, ma anche di sollevamento o che manovrano carrelli elevatori.
Il percorso per i lavoratori trovati positivi ai controlli è definito dalla normativa. Il lavoratore è sospeso ed eventualmente ricollocato in altra mansione che non preveda l’uso di certi mezzi. Se si tratta di droga, scatta la segnalazione al Sert, che prende in carico il lavoratore definendone il percorso riabilitativo e certificando la conclusione favorevole. Il lavoratore per cui è accertato un uso saltuario di droga è monitorato per sei mesi prima di essere nuovamente adibito alla sua mansione. In caso di accertata dipendenza, ha l’obbligo di sottoporsi a un percorso riabilitativo con conservazione del posto di lavoro.
Ma i test, provocano la reazione del presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani, che pur riconoscendo come la sicurezza sul lavoro sia un tema che tutti sentono come importante e come sia intollerabile la quantità di morti sul lavoro che si registrano in Italia, indica però quello dei test come “un intervento di facciata e un ennesimo elemento di controllo sociale e ricatto verso chi parte da posizioni svantaggiate. E’ assurdo che tutta la questione della sicurezza sul lavoro sia inserita in un imbuto dove le cause sono cercate esclusivamente nei comportamenti individuali delle persone e mai dentro l’organizzazione e le condizioni del lavoro medesimo”. Spiega che gli operatori del Bassa soglia di Monfalcone, attraverso il lavoro di strada, hanno monitorato anche la realtà del cantiere navale rilevando come nello stabilimento dilaghino «le droghe da prestazione. Come si può pensare che la via per la sicurezza sia il non uso di droghe senza minimamente mettere in discussione le condizioni dentro le quali si lavora con i subappalti. E’ possibile accettare turni di 10-12 ore di lavoro? A differenza dell’alcoltest – dice -, i narcotest non certificano uno stato psicofisico alterato al momento della prestazione di lavoro, ma scavano nella vita privata del lavoratore, risalgono (nel caso dei cannabinoidi) a 2 mesi indietro. Questo rischia di essere molto invadente, di fare partire centinaia e centinaia di ricorsi”.
Si chiede anche cosa potrebbe succedere se, visto che si prevede un cambio di mansione per i lavoratori che risultassero positivi, questo cambio non fosse possibile. Mette in dubbio che chi sarà trovato positivo non sarà punito, crede invece che i test saranno un ennesimo strumento di ricatto verso i più deboli.

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