You are currently browsing the tag archive for the ‘solvay’ tag.

Il Piccolo, 04 settembre 2010
 
COMPLETATA IN POCHE ORE LA DEMOLIZIONE DELL’EDIFICIO CHE BLOCCAVA L’OPERA 
Giù il rudere, nasce la galleria Borgo Rosta 
Vie 9 Giugno e Roma unite da un collegamento pedonale di 150 metri. Investimento di 3 milioni

di FABIO MALACREA

I numeri civici 21, 23 e 25 non esistono più in via Roma. Ieri mattina un macchinario da demolizioni si è messo al lavoro e, nel giro di otto ore, ha fatto sparire lo stabile disabitato che ancora bloccava il completamento della futura galleria pedonale tra via 9 Giugno e via Roma.
Una volta rimossi i detriti, l’impresa Sei inizierà gli interventi in muratura del varco pedonale che spunterà, in via Roma, proprio di fronte a un altro rudere, ma in questo caso illustre: la villa, pure disabitata da anni, dove il cantautore Gino Paoli ha vissuto gli anni dell’infanzia a Monfalcone, sua città natale. La demolizione del ”tappo” di via Roma, compresa nel terzo lotto del progetto, in effetti si è fatta attendere. Doveva essere effettuata a metà giugno ma era stata bloccata dalla necessità di alcune verifiche tecniche da parte dell’ufficio tecnico.
I LAVORI. Ma ieri mattina, con l’ok del Comune, l’intervento è partito. L’edificio, in passato sede di un pulisecco e di un negozio di bigiotteria, è stato transennato. Per prima è stata demolita la pensilina frontale. Poi la ruspa ha iniziato a ”graffiare” sul retro, mentre i detriti venivano innaffiati con acqua nebulizzata per evitare che la polvere invadesse l’area circostante. Poco dopo l’una, al posto dell’edificio c’era solo un cumulo di calcinacci da rimuovere, operazione che verrà completata nel giro di un paio di giorni. Sulla realizzazione della galleria pedonale, tra quella ”cieca” già esistente da 16 anni in Borgo Rosta e via Roma, la Sei, Società edile isontina, ha investito circa 3 milioni di euro. Un segnale forte di ripartenza per il settore delle costruzioni in città che vede ancora numerosi grandi cantieri inattivi, tra cui quelli del Parco Rocca e dell’ex Detroit di via Galilei. Si è sbloccato dunque un progetto che attendeva nel cassetto da una decina d’anni.
IL PROGETTO. L’intervento è destinato a trasformare e rilanciare l’intero comprensorio residenziale di Borgo Rosta. Ma anche a ridare fiato a via Roma, una delle strade più penalizzate sul fronte commerciale, e a decongestionare via 9 Giugno, alle prese con un traffico intenso, con il transito dei bus, con una fame non indifferente di parcheggi e con frequenti code e rallentamenti. La nuova galleria avrà una lunghezza di 150 metri. Il complesso edilizio si articolerà su una volumetria totale di quattromila metri cubi. Il pianoterra sarà riservato alla parte commerciale con due spazi di 110 e 65 metri quadrati. Ai livelli superiori è prevista la parte residenziale, con 14 appartamenti di varia metratura, e al piano interrato 15 autorimesse.
Il Piccolo, 04 settembre 2010
 
UNA FORESTERIA E UN RISTORANTE A SERVIZIO DELLE AZIENDE DEL LISERT 
L’ex palazzina Solvay rivivrà come hotel 
L’opera realizzata dal Consorzio industriale con una spesa di due milioni di euro

Entro la fine dell’autunno la zona industriale e portuale del Lisert sarà servita da un nuovo albergo-foresteria, completo di ristorante.
Dopo un percorso non facile, a quattro anni dall’inizio dei lavori, è in via di ultimazione la foresteria che il Consorzio per lo sviluppo industriale di Monfalcone ha voluto realizzare nella palazzina dalla Solvay, allora ancora proprietaria dello stabilimento chimico di via Timavo, ora soppiantato dal sito produttivo di Mangiarotti.
L’intervento era stato avviato nel 2006, venendo rallentato però dalla gran quantità di amianto rinvenuta nell’edificio. La necessià di bonificare e smaltire più amianto di quanto previsto non ha inciso comunque solo sulla tempistica, ma anche sui costi della ristrutturazione. La maggiore spesa è stata però coperta da un contributo di 400mila euro che la giunta regionale ha erogato nel 2007, accogliendo la domanda presentata dall’ente economico. consortile del Monfalconese. Per la trasformazione della palazzina ex Adriaplast il Consorzio aveva stimato fosse necessaria una spesa di 2 milioni di euro in parte soddisfatta da un contributo già  erogato dalla Regione di un milione 391mila euro.
Sul costo complessivo dell’operazione ha inciso non poco il fatto che l’edificio è risultato inoltre vincolato dalla Soprintendenza regionale per i beni architettonici, storici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia. Impossibile quindi andare alla demolizione e alla seguente ricostruzione della palazzina, di cui invece sono stati mantenute le facciate. Al momento il Consorzio per lo sviluppo industriale del Monfalconese sta procedendo alla sistemazione dell’area esterna e a effettuare alcune ulteriori migliorie con l’obiettivo di vederle concluse entro il prossimo mese di ottobre ottobre per poi procedere all’inaugurazione della struttura entro l’autunno. Contatti per l’utilizzazione della foresteria ci sono già proprio con la dirimpettaia Mangiarotti, che ha in avanzato stato di costruzione il suo stabilimento sulle ceneri dell’Ineos, mentre la vicina costruzione ex Gestimense ristrutturata semopre dall’ente corsortile alcuni anni fa è già impiegata dalla fabbrica chimica Polysistems.
La foresteria ricavata nell’edificio ex Solvay si trova comunque in un’area non solo antistante quella in cui si sta completando lo stabilimento Mangiarotti, ma anche vicina alla via di accesso al futuro terminal traghetti. Una posizione strategica quindi. La palazzina Solvay si trova al confine con il villaggio che la multinazionale della chimica aveva realizzato a Monfalcone nella prima metà del secolo scorso, una mini-zona residenziale nella quale erano state realizzate, nel mezzo di un parco alberato, le ville destinate a ospitare i dirigenti della fabbrica. (la.bl.)

Annunci

Il Piccolo, 16 settembre 2009 
 
L’AZIENDA SUBENTRATA A INEOS PUÒ COMINCIARE LA COSTRUZIONE DEI NUOVI CAPANNONI  
La Mangiarotti cancella la vecchia Solvay  
Concessione edilizia col ”brivido”: contestava la produzione legata al nucleare
 
 
La Mangiarotti è pronta ad avviare la costruzione del nuovo stabilimento del Lisert, che sorgerà al posto dell’ex Adriaplast e poi Ineos Films, di cui non rimane ormai più nulla. I lavori inizieranno nelle prossime settimane, dopo che la società ha ottenuto il rilascio della concessione edilizia a costruire dal Comune di Monfalcone. Non senza un brivido finale, comunque, perchè in commissione edilizia, deputata a emettere il parere sul rilascio delle concessioni, qualcuno ha posto il problema della produzione che Mangiarotti effettuerà a Monfalcone, legata a doppio filo al settore dell’energia nucleare. «Possibile che a Monfalcone, che ha deciso di essere città denuclearizzata, si dia il via libera a un sito industriale che produrrà componenti per centrali nucleari?» è stato l’interrogativo posto, con forza, da un componente della commissione, anche se in ballo c’erano e ci sono un investimento da 100 milioni di euro e la creazione di almeno 200 posti di lavoro qualificati. Elementi che alla fine hanno pesato, visto che la concessione è stata rilasciata, ma lo hanno fatto anche a fronte delle esperienze accumulate nel corso degli ultimi 15 anni. Monfalcone, città industriale e sede di centrale termoelettrica che ha tutte le sue ragioni per non voler accogliere altri insediamenti impattanti, qualche occasione interessante l’ha già lasciata alle spalle (una su tutte il terminal della Snam, che comportava anche progetti per la città per un valore di oltre 50 milioni di euro) e la lezione sembra averla imparata, pur prestando sempre un occhio di riguardo all’ambiente e alla salute. L’operazione di riconversione del sito ex Ineos è in ogni caso decisamente importante per una città alle prese con le ripercussioni della crisi economica e ancora alla ricerca di una diversificazione della propria economia. Mangiarotti, che ha completato ormai la demolizione delle strutture preesistenti nell’area di via Timavo, investirà in totale 100 milioni di euro a Monfalcone. La società punta a realizzare il capannone destinato alla produzione di grandi componenti per centrali nucleari nell’arco di un anno e avviare quindi l’attività all’inizio del 2011. Della vecchia Adriaplast e quindi della storica presenza della Solvay a Monfalcone non rimarrà quindi pressochè nulla, se non il nucleo delle palazzine liberty realizzate in un’area adiacente allo stabilimento. Il progetto comprende la ristrutturazione di una delle residenze storiche, che la società pensa di adibire a foresteria interna. (la.bl.)

Il Piccolo, 10 febbraio 2010
 
Sparito il boschetto vicino all’ex Solvay 
Mangiarotti prepara la realizzazione del quartier generale

La presenza di Mangiarotti a Monfalcone è già una realtà. La struttura del grande capannone in cui saranno realizzate turbine per centrali nucleari svetta sulla zona industriale-portuale del Lisert, ben visibile da via Timavo. Mangiarotti, del resto, punta a realizzare entro un anno il capannone destinato alla produzione di grandi componenti per impianti a energia nucleare nell’arco e di avviare quindi l’attività all’inizio del 2011. Il progetto sta prendendo forma nel suo insieme, compresa la parte relativa alla creazione di un nuovo accesso su via Vittorio Veneto per i mezzi dei fornitori e di un parcheggio, pure raggiungibile da questa strada, per i dipendenti. Quest’ultimo intervento ha però di fatto comportato l’eliminazione dell’ampia fascia di verde, ormai un boschetto in piena regola, che circondava l’area residenziale sorta negli anni ’30 a fianco dello stabilimento della Solvay. Le “ville dei dirigenti” possono ancora contare su ampii giardini di proprietà, in cui svettano alberi ormai non tanto distanti dal secolo, ma sembrano stranamente isolate e molto più esposte all’ambiente industriale in cui sono peraltro da sempre inserite. Nonostante la vicinanza del porto, della fabbrica e, oltre via Vittorio Veneto, della centrale termoelettrica, la fascia di verde era cresciuta tranquilla, diventando, assieme ai grandi giardini, un rifugio per la fauna selvatica, dagli scoiattoli ai fagiani. La scomparsa del boschetto era inclusa nel progetto e quindi prevedibile, ma ha comunque rattristato le famiglie che abitano nel “villaggio”. «Dispiace sempre se una fetta di verde scompare, ma credo si debba tenere a mente che il problema di fondo per l’ex Ineos era quello di individuare un riutilizzo industriale dell’area che creasse occupazione, come sta avvenendo», tiene a sottolineare l’assessore all’Urbanistica e lavori pubblici Massimo Schiavo. Il progetto per il quale Mangiarotti ha ottenuto l’autorizzazione a costruire da parte del Comune prevede comunque anche una nuova piantumazione e sistemazione del verde nell’ambito ex Ineos. Delle sei ville destinate ai dirigenti che compongono il “villaggio Solvay” due sono state fra l’altro acquisite da Mangiarotti. L’obiettivo è di andare alla ristrutturazione dei due edifici per realizzarvi una foresteria. Il progetto comprende anche un capannone destinato alla produzione di 40mila mq con un’altezza variabile (23-32 m) e un fabbricato di 1.800 mq per la mensa. (la. bl.)

Il Piccolo, 04 maggio 2010
 
TRASFERIMENTO DELLA PRODUZIONE DA MILANO IN REGIONE 
Protesta contro la Mangiarotti

È protesta contro la Mangiarotti, la società che ha acquistato i terreni ex Ineos a Monfalcone. Ma non da parte dei lavoratori monfalconesi, che sperano di essere riassorbiti. Bensì da quelli della Mangiarotti Nuclear di Milano che domani saranno a Trieste per manifestare contro il temuto trasferimento della produzione nella nostra regione. Una protesta che potrebbe incidere sul riassorbimento degli ex Ineos che hanno perso il lavoro. E non solo perchè la professionalità richiesta è molto elevata e specifica, visto il prodotto che sarà realizzato nel sito, cioè grandi componenti per centrali nucleari. Una parte della manodopera dello stabilimento in fase di completamento al Lisert potrebbe arrivare quindi da Milano, cioè dall’ex fabbrica Ansaldo Nucleare e poi Camozzi, che ha ceduto l’attività (ma non il terreno) a Mangiarotti nel 2008. Da mesi le Rsu del sito milanese sono in lotta contro la società accusata di non aver mantenuto i patti, dirottando un’importante commessa di Westinghouse per una centrale cinese verso lo stabilimento di Pannellia di Sedegliano in provincia di Udine. I 136 lavoratori della Mangiarotti Nuclear sono convinti che l’obiettivo sia trasferire tutta la produzione tra il Friuli e Monfalcone, chiudendo Milano la cui area sarebbe oggetto di una speculazione edilizia. Di certo c’è che le Rsu e i lavoratori della fabbrica saranno domani a Trieste per protestare sotto la sede della Regione e in Friuli davanti alla sede della Mangiarotti. Secondo i rappresentanti sindacali milanesi, una parte dei lavoratori sarà costretta ad accettare il trasferimento a Monfalcone, riducendo il numero di manodopera locale riassorbibile nella nuova attività industriale del Lisert. Mangiarotti ha comunque mantenuto l’impegno di utilizzare ex dipendenti Ineos e lavoratori locali negli interventi di ripristino del sito, realizzazione dei nuovi impianti e poi nell’avvio degli stessi. (la.bl.)

Il Piccolo, 06 maggio 2010
 
Mangiarotti fra due fuochi, ex Ineos e Nuclear di Sesto si contendono i posti di lavoro
Protesta a Trieste delle maestranze della fabbrica lombarda

Siamo alla ”guerra dei poveri” tra i lavoratori della Mangiarotti. Di fronte le maestranze della Mangiarotti Nuclear di Sesto San Giovanni e quelli dell’ex Ineos di Monfalcone. Tutti rischiano di restare senza lavoro e rivendicano la tutela dei loro posti. Una guerra che ha visto ieri i lavoratori lombardi manifestare a Trieste. La Regione, che li ha ricevuti in delegazione, si è detta disponibile a avviare un confronto con l’azienda e con le istituzioni sul riassetto della Mangiarotti Nuclear, che ha sede in Friuli Venezia Giulia e un’unità produttiva anche in Lombardia.
È quanto almeno emerso nell’incontro che l’assessore alle Attività produttive Luca Ciriani ha avuto ieri con i lavoratori dello stabilimento di Sesto che hanno espresso la preoccupazione per un progressivo ridimensionamento del ”loro” stabilimento a rischio di chiusura, soprattutto dopo che la Mangiarotti Nuclear, che produce componenti per centrali nucleari, ha rilevato il sito della ex Ineos di Monfalcone, scelto per il suo diretto collegamento con le banchine portuali. L’azienda ha recentemente chiesto di prolungare la cassa integrazione per l’80% degli addetti di Sesto, un centinaio. I rappresentanti di Sesto si pongono l’obiettivo di mantenere in Lombardia la progettazione e la produzione dei componenti meccanici, che verrebbero poi assemblati a Monfalcone, secondo gli impegni a suo tempo sottoscritti con l’ex proprietà dello stabilimento lombardo, il Gruppo Camozzi. È stata sottolineata l’alta professionalità delle maestranze di Sesto, non riproducibile facilmente altrove. Ciriani ha assicurato che saranno condotti alcuni approfondimenti sui programmi della Mangiarotti Nuclear, coinvolgendo il Comune e il Consorzio industriale di Monfalcone, assieme alla Provincia di Gorizia.

Il Piccolo, 09 maggio 2010

L’OPERAZIONE DI RICONVERSIONE DELL’AREA COSTA 100 MILIONI DI EURO 
Mangiarotti a regime nel 2011, lavoro per 200 
L’azienda assorbirà i disoccupati Ineos. Le prime 40 assunzioni riguarderanno operai specializzati

di LAURA BORSANI

Mangiarotti intende andare a regime con il nuovo stabilimento in costruzione nell’area già accupata dalla Ineos nell’arco del prossimo anno. Secondo le ipotesi di massima, si prevede, per una prima fase, l’assunzione di una quarantina di dipendenti specializzati, considerando che solo il 2-3% sarà personale generico. Un avvio che presuppone ulteriori sviluppi, incrementando progressivamente l’occupazione, in base alle commesse assegnate. Si parla di 200 posti di lavoro. È a Monfalcone pertanto che si trasferirà la produzione di apparecchiature per il settore nucleare dallo stabilimento Mangiarotti Nuclear di Milano per il quale l’azienda ha recentemente richiesto il prolungamento della cassa integrazione per l’80% degli addetti, un centinaio. Decisione che ha provocato la protesta dei lavoratori lombardi, giunti nei giorni scorsi a Trieste. L’operazione di riconversione del sito nella zona industriale del Lisert, da 100 milioni di euro, prevede la realizzazione di un capannone su un’area di 40mila metri quadrati, con possibilità di ulteriori ampliamenti. Nel progetto rientra anche la realizzazione di un fabbricato-mensa per i dipendenti, oltre alla palazzina uffici e direzionale. La città mantiene ancora il ricordo delle manifestazioni dei lavoratori ex Ineos. Nel 2007 alcuni lavoratori salirono sul silos dello stabilimento rimanendovi diversi giorni per cercare di salvare il posto.
E ora il piano industriale della Mangiarotti, società con sede in Friuli, a Sedegliano, è tracciato. Nel capoluogo lombardo rimarranno i settori amministrativi, acquisti e qualità, progettazione e ingegneristica dove, nei nuovi uffici sono occupati oltre 40 dipendenti. A Milano si prospetta inoltre la realizzazione di un centro tecnologico di riferimento, con l’impiego di addetti preparati nell’ambito delle saldature e della realizzazione di protitipi. Intanto per il sito monfalconese l’azienda cerca dipendenti qualificati. Anche avvalendosi dei corsi specializzati organizzati da Provincia di Gorizia e Regione, per i quali ha «garantito il massimo appoggio» di fronte alla necessità di reperire personale secondo precisi requisiti. A spiegarlo è il direttore generale della Mangiarotti Spa, Davide Vanin: si tratta di una ricerca oculata, considerata la tipologia produttiva. Un impegno anche finalizzato al riassorbimento degli ex lavoratori Ineos in mobilità? Il direttore spiega: «Abbiamo già assorbito una decina di lavoratori impiegati negli stabilimenti di Pannellia di Sedegliano e di San Giorgio di Nogaro. Faremo ulteriori assunzioni, perchè lo stabilimento di Monfalcone è grande. Ma sono legate a precisi requisiti, personale caratterizzato da una specializzazione spinta. Giovane se possibile, ma anche per chi ha superato i 40 anni c’è comunque la possibilità di rimettersi in gioco. Per questo abbiamo avviato la collaborazione con la Provincia di Gorizia e la Regione per l’istituzione di corsi funzionali alla nostra produzione. È un processo lento». E i dipendenti di Milano? Il direttore Vanin osserva: «Il piano industriale sviluppato dall’azienda parte nel 2007 con l’acquisizione da Ansaldo-Camozzi dello stabilimento di Milano, compreso il progetto industriale. Con ciò, a fronte dell’accettazione e della sottoscrizione dell’accordo da parte dei sindacati. Ci stiamo attenendo a quel piano industriale, redatto dalla Camozzi assieme alle organizzazioni sindacali. Non c’è stata alcuna imposizione, nè baratto. L’accordo prevedeva la realizzazione del sito produttivo con sbocco a mare. L’impegno riguardava altresì il mantenimento dei lavoratori. È questo il punto in discussione. La Mangiarotti Spa mantiene tutto il personale impiegato nei nuovi uffici milanesi, che comprendono la parte amministrativa, ingegneristica, di progettazione, acquisto, qualità. Inoltre, proprio per seguire il piano industriale e per voler dare una risposta al territorio, l’azienda intende realizzare un Centro tecnologico di riferimento, più congegnale a Milano. Ma l’accordo prevedeva che dopo il 2010 lo stabilimento produttivo sarebbe stato trasferito».

E la Provincia riqualifica i ”pirati” 
Corsi ad hoc per chi è rimasto senza posto

 
La Provincia, in collaborazione con il Comune e la Regione, procede con il piano di riqualificazione e di ricollocazione dei lavoratori dell’ex Ineos. Il presidente Enrico Gherghetta fornisce l’ultimo report: dei 107 lavoratori in mobilità presi in carico, 47 sono stati ricollocati, 30 a tempo indeterminato e 17 a tempo determinato. Lavoratori, questi ultimi, che «assieme all’assessore Pascolin e al Centro per l’impiego, seguiamo verificando le scadenze dei contratti e l’evoluzione affinchè queste posizioni professionali diventino definitive». I pensionati o a ridosso della quiescenza sono 15. Sono 45 i lavoratori in cerca di occupazione, di cui 10 impegnati nei lavori socialmente utili: «Anche in questo caso – dice il presidente -, l’attenzione è costante». Degli altri 35 disoccupati, 24 sono impegnati nei corsi di riqualificazione, per la preparazione di saldatori, mentre 11 non si sono più rivolti alla Provincia.
I corsi sono stati avviati su indicazione della stessa Mangiarotti. Il primo si è concluso e ha riguardato una decina di persone: «Saranno convocati dall’azienda – dice Gherghetta – per verificare i requisiti professionali e la possibilità di procedere con le assunzioni». È ora in atto il secondo corso per saldatori e ne seguirà un terzo. L’operazione è finalizzata al coinvolgimento di tutti i lavoratori ancora in cerca di occupazione. «I corsi – spiega Gherghetta – sono prevalentemente orientati sulle esigenze professionali della Mangiarotti, ma ciò non esclude che i lavoratori formati possano trovare collocamento in altre aziende». Il presidente tiene conto anche dei disoccupati che non hanno seguito i corsi e dei lavoratori rientranti nella categoria dell’invalidità. Come pure coloro che, dopo la mobilità, hanno di fronte 2-3 anni prima di maturare la pensione. «Sono tutte situazioni – conclude – che continuiamo a seguire. Gli incontri con i lavoratori sono mensili. Viene affrontato l’aspetto professionale e occupazionale tenendo conto anche della persona nel suo insieme. La vicenda-Ineos deve diventare un modello di gestione delle crisi aziendali e gli uffici della Provincia devono rappresentare una sorta di laboratorio di eccellenza. Non è facile, ma l’impegno resta quello di non abbandonare alcun lavoratore».

Il Piccolo, 14 maggio 2010
 
INVESTIMENTO DI 120 MILIONI SOSTENUTO DA FRIE E FRIULIA CON 27,5 MILIONI 
Mangiarotti, via alla produzione già a metà 2011

Circa 120 milioni di euro saranno investiti dal gruppo Mangiarotti, specializzato nella produzione di componenti per l’industria petrolchimica, per la realizzazione di uno stabilimento con sbocco al mare a Monfalcone. Il progetto, analizzato ieri a Udine in un incontro fra i rappresentanti dell’azienda e il vicpresidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Luca Ciriani, prevede l’assunzione di 350 persone (per la maggior parte tecnici qualificati) e la riconversione dell’area ex Ineos, in zona portuale, per una superficie di circa 200mila metri quadrati. Gli investimenti saranno sostenuti con interventi della finanziaria regionale Friulia per 7,5 milioni di euro e del Frie, con un finanziamento agevolato di 20 milioni. Lo stabilimento – è stato detto – diventerà operativo in meno di un anno e la produzione sarà avviata a metà 2011.
«È stato portato a compimento – ha detto Ciriani al termine dell’incontro con i titolari della Mangiarotti, Paolo Di Salvio e Tarcisio Testa, e l’amministratore delegato, Aniceto Tubaro – un importante piano di marketing territoriale. Il lavoro svolto – ha aggiunto – mette in evidenza come il nostro territorio possa essere competitivo e attrattivo se sostenuto con politiche e strumenti finanziari in grado di dare agli imprenditori supporto tecnico-finanziario e logistico».
Sede legale a Sedegliano, in provincia di Udine, la Mangiarotti gestisce dal Friuli Venezia Giulia il proprio business nel settore della componentistica per il petrolchimico.
Nel 2007 ha attivato una strategia per aggredire il mercato della componentistica delle centrali nucleari, acquisendo la Ansaldo-Camozzi di Milano. Il piano di sviluppo in questo settore ha evidenziato la necessità per la Mangiarotti di ottenere una migliore logistica, in particolare realizzando uno stabilimento con accesso diretto al mare.
Da qui, l’azione congiunta di Friulia e della Direzione regionale Attività produttive per candidare l’area occupata negli ultimi anni dall’ex Ineos alla riconversione, utilizzando a questo scopo una superficie di 200mila metri quadrati.

Il Piccolo, 08 giugno 2010
 
RIQUALIFICAZIONE PROFESSIONALE. INTERPELLANZA IN REGIONE 
Antonaz: difficile accesso ai corsi per i cassintegrati della Eaton

Avvolti nella più assoluta incertezza sul futuro della propria fabbrica e del proprio lavoro, i dipendenti di Eaton hanno guardato con interesse ai corsi “professionalizzanti” obbligatori per chi sta usufruendo della cassa integrazione in deroga. C’era chi pensava di poter utilizzare davvero il percorso formativo, fra l’altro molto impegnativo (624 ore con frequenza minima di 313), per trovare un nuovo mestiere e passare dai torni e le macchina a controllo numerico al bancone del macellaio o al forno del pizzaiolo, mettendosi del tutto in gioco. I lavoratori che hanno chiamato le agenzie formative si sono però sentiti rispondere che per frequentare corsi di questo tipo bisogna raggiungere Trieste, Udine o Pordenone, con costi che quindi diventano pesanti per un cassintegrato a 800 euro al mese, o che i corsi non erano stati attivati del tutto per mancanza del numero minimo di iscrizioni. «Così i lavoratori sono stati inseriti d’ufficio in percorsi formativi di inglese e di informatica – riferisce il consigliere regionale del Prc, Roberto Antonaz, dopo aver parlato con diversi dipendenti di Eaton -. Meglio di niente, ma l’’impressione è che si tratti di un parcheggio che non dà realmente la possibilità di crearsi una nuova professione e garantirsi un futuro lavorativo concreto». E’ quanto Antonaz sottolinea nell’interpellanza che ha deciso di presentare alla Regione, competente in materia di riqualificazione professionale.

Il Piccolo, 10 giugno 2010
 
Pizzolitto chiede garanzie al Gruppo Mangiarotti per gli ex dipendenti Ineos
Incontro per esaminare le prospettive occupazionali Il sindaco visiterà l’impianto

Assicurazioni sull’impiego di manodopera locale, a partire dai lavoratori dell’ex Ineos. A rinnovare la richiesta ai rappresentanti del Gruppo Mangiarotti, è stato il sindaco Gianfranco Pizzolitto, in occasione di uno specifico incontro. L’incontro ha permesso di fare un esame generale dello stato dei lavori di realizzazione del nuovo stabilimento, nell’area ex Ineos, che si sviluppa su una superficie di 200mila metri quadrati, nella zona industriale del Lisert. Nei prossimi giorni, il primo cittadino eseguirà un sopralluogo per verificare le opere in corso. Il sindaco, dunque, ha rinnovato la richiesta di assorbire nel nuovo stabilimento i lavoratori dell’ex Ineos, compatibilmente con le caratteristiche professionali funzionali all’attività produttiva. L’azienda, infatti, che nel sito monfalconese produrrà apparecchiature per il settore nucleare, cerca personale specializzato. Il sindaco, peraltro, durante l’incontro, ha sottolineato che «l’Amministrazione provinciale, come reso noto dal presidente Enrico Gherghetta, in considerazione che le lavorazioni previste comportano l’impiego di personale altamente qualificato, si è attivata per promuovere idonei corsi di formazione».
Un’aspettativa, quella di attingere dai lavoratori dell’ex Ineos e dalla manodopera locale, legata anche alla collaborazione e al contributo garantiti dalle istituzioni pubbliche, ai fini del decollo dell’operazione di riconversione del sito industriale. L’investimento è di circa 100 milioni di euro e si avvale di un intervento da parte della finanziaria regionale Friulia per 7,5 milioni di euro e del Frie, attraverso un finanziamento agevolato di 20 milioni di euro.
Lo stabilimento in costruzione nell’area industriale del Lisert, diventerà operativo, è stato confermato durante l’incontro tra il sindaco e i rappresentanti del Gruppo Mangiarotti, in meno di un anno. La produzione sarà avviata a metà 2011. Attualmente, è in fase avanzata la realizzazione del capannone su un’area di 40mila metri quadrati, mentre nel progetto è prevista anche la realizzazione della palazzina uffici e direzionale, nonchè della mensa per i dipendenti. La struttura potrà essere, inoltre, ampliata in relazione all’andamento produttivo. Il sindaco Pizzolitto ha sottolineato il valore strategico rappresentato per Monfalcone dalla logistica e dall’infrastrutturazione dell’area del Lisert e le opportunità rilevanti derivanti dall’accesso al mare e dalla vicinanza del porto, che consentono anche in una situazione di crisi economica come quella in atto, di guardare con fiducia al futuro industriale del territorio.

Il Piccolo, 09 settembre 2010
 
STABILIMENTO DI 40MILA METRI QUADRATI PRONTO IL PROSSIMO ANNO
ASSUNZIONI 
Avviato il processo di riqualificazione della manodopera che verrà immessa in produzione
Nuove prospettive occupazionali per gli operai Eaton ed Eurogroup in cassa integrazione
Alla Mangiarotti i lavoratori delle aziende in crisi
 

di LAURA BORSANI

Lo stabilimento Mangiarotti, nella zona industriale del Lisert, sta prendendo forma. Le dimensioni dei capannoni industriali si stagliano con tutta la loro imponenza, a dimostrazione della portata dell’investimento nell’ambito della riconversione del sito che aveva ospitato la Ineos, a fronte di un impegno di 100 milioni di euro. Nel complesso industriale si stanno completando le fondazioni delle macchine utensili che dovranno essere installate, collaudate e certificate. Lo stabilimento, che si sviluppa su un’area di 40mila metri quadrati, dovrebbe venire ultimato il prossimo anno per poter presumibilmente entrare in funzione nel secondo semestre del 2011. L’occupazione a regime prevede 200 posti di lavoro. L’attivazione del sito industriale sarà comunque graduale, prevedendo una partenza con una quarantina di lavoratori.
Una realtà che avanza malgrado l’economia stenti a riprendersi. Un segnale in controtendenza, che prospetta ricadute positive per il territorio. Il processo di formazione dei lavoratori, destinati alla produzione di apparecchiature per il settore nucleare, attinge anche dalle realtà aziendali colpite dalla crisi. Come la Eurogroup, azienda in liquidazione per la quale gli 86 lavoratori sono stati messi in Cigs a zero ore. Ma anche la Eaton, con i suoi 280 dipendenti in cassa integrazione in deroga. Un percorso che, ha spiegato il direttore generale della Mangiarotti Spa, attualmente operante negli stabilimenti di Pannellia di Sedegliano e a San Giorgio di Nogaro, rientra nell’ambito di uno specifico accordo stipulato con le organizzazioni sindacali locali. Si tratta di individuare personale adatto all’impiego di un settore in cui le richieste in termini di professionalità sono estreme. «Le esperienze professionali compatibili con questa tipologia sono poco diffuse nel territorio – spiega il direttore generale, Davide Vanin -. La società pertanto sta assumendo personale della zona, ma lo sta inserendo negli attuali stabilmenti friulani, con lo scopo di fare un percorso di formazione adatto». A oggi sono stati assunti e affidati negli stabilimenti friulani una dozzina di lavoratori. Sono stati anche assorbiti alcuni dipendenti dell’ex Ineos, per i quali la riqualificazione professionale è risultata compatibile con le esigenze produttive. L’azienda è continuamente alla ricerca di personale ad alto profilo, destinato al settore assicurazione qualità, ingegneria e gestione. L’obiettivo è quello di consolidare il rapporto con il territorio e il tessuto sociale. «Laddove risultano realtà in crisi e surplus di personale – spiega Vanin -, l’azienda è disponibile a valutarne l’eventuale assorbimento. La nostra strategia è quella di inserirci nel territorio». Sul fronte milanese, l’azienda sta mantenendo le promesse indicate nel piano industriale, con la costituzione del Centro di riferimento sulle tecnologie di saldatura dei componenti nucleari. A Cinisello Balsamo la società ha acquisito un sito con un migliaio di metri quadrati. Stanno partendo le attività di sistemazione per essere operativi ai primi mesi del 2011. La società ha già assunto alcuni ingegneri nuclerari e laureati in fisica per consolidare la struttura milanese.
 
MANGIAROTTI. COMPONENTI PER CENTRALI NUCLEARI AL POSTO DELLA SODA 
Ecco cosa resta della vecchia Solvay 
L’azienda costruì anche un intero quartiere per i propri dipendenti

La Mangiarotti, che produce componenti per cnetrali nucleari, provvederà al restauro della palazzina storica Solvay, per mantenere un elemento della storia produttiva monfalconese e per impiegarla come sede di rappresentanza e commerciale dell’azienda, una sorta di gasthaus per ospitare i clienti.
È inoltre prevista la realizzazione della mensa che sarà costituita da pareti a vetro permettendo così una vista sul parco. Ma Monfalcone è piena di testimonianze della presenza pluridecennale dello stabilimento Solvay, che produceva soda, parte ancora inglobate all’interno della vecchia fabbrica, parte connesse con questa, come il villaggio delle ville dei dirigenti, parte distribuite in città nell’area compresa tra via Romana e via Valentinis.
Scomparsa invece la testimonianza forse più sgradevole, il ”mare bianco” di carbonato di calcio, ancora ben presente nel dopoguerra che comprendeva l’enorme area, ora portuale, ai confini con quella, pure scomparsa, di ”Marina vecia”. Una città nella città, quella della colonìa Solvay, con tanto di campo sportivo – l’”Ernesto Solvay” ovviamente -, ribatezzato Comunale in tempi più recenti dopo l’abbandono della multinazionale belga.
Una sorta di seconda Panzano, quella della Solvay, che aveva il suo epicentro lungo l’attuale via Valentinis, minuziosamente descritta da Anna Maria Sanguineti nel suo libro ”La Colonìa della Solvay. La fabbrica, il villaggio e i ricordi”.
C’era, e c’è ancora, il villaggio delle case degli impiegati, cinque palazzine quadrifamiliari in perfetta simmetria con tanto di terrazza sulla strada principale. Accanto, gli otto stabili delle case degli operai dove una scala centrale in pietra conduceva ai vari piani. In ogni piano si affacciavano quattro abitazioni.
Più fortunati quelli del pianterreno che potevano disporre di un orto. Gratis il carbone per riscaldarle, lo forniva la Solvay. Quasi tutti questi edifici sono stati ristrutturati e rientrano in parte nel patrimonio Ater.
Il villaggio per i dirigenti – o meglio, per ”ingegneri e capiservizio” – è sopravvissuto accanto allo stabilimento. Obiettivo del Comune è favorire un suo recupero quanto meno come testimonianza del passato. Ma a Monfalcone, sparsi per la città, gli edifici Solvay sono ancora numerosi. Tra le abitazioni degli impiegati e quelle degli operai, c’è ancora l’ex dopolavopro ”Ernesto Solvay”, ora ufficio postale distaccato e ambulatorio rionale del rione Romana-Solvay, allora edificio di svago riservato ai lavoratori della multinazionale, ma anche mini-ospedale e sala riunioni. Poco lontano, alla fine di via Valentinis, il doposcuola in stile Ventennio, riconvertito in magazzino comunale e deposito.
Ma la Solvay garantiva anche prestiti e mutui agevolati ai suoi dipendenti per costruirsi le case. E così ci sono le villette eleganti per gli impiegati e i dirigenti, tra le vie Matteotti, Marziale, Fratelli Fontanot e Carducci, e quelle (più semplici e scarne) per gli operai, in via del Carso e via del Lisert. E ”made in Solvay” è anche la casa-celibi di via Romana, trasformatasi poi in casa di riposo Dessenibus e, ora, in Centro di salute mentale. (f.m.)

Home page

Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

Morire di cantiere

Statistiche

  • 222.960 visite
Annunci