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Il Piccolo, 29 agosto 2010
 
Nucleare a Monfalcone, a scegliere sarà il Comune
Rivoluzione della Sogin: nessuna imposizione arriverà dall’alto

Deposito nucleare a Monfalcone? Ipotesi ancora aperta, ma prospettiva che cambia. Entro un mese la Sogin (la società dei rifiuti atomici creata dalla liberalizzazione elettrica che riunisce soprattutto le competenze di Enel e Enea) dovrebbe consegnare la mappa dei luoghi potenzialmente idonei a ospitare il parco tecnologico con deposito atomico. Monfalcone è tra le località papabili, ma c’è una novità. Per risolvere alla radice il problema delle proteste che paralizzerebbero ogni progetto, la scelta non dovrebbe più venire dall’alto. Anziché imporre un impianto ai cittadini, la Sogin cercherà di sollecitare la sua richiesta proprio da parte di chi non lo vuole. È una vera e propria rivoluzione copernicana.
Come avverrà tutto ciò? Secondo quanto pubblicato nei giorni scorsi dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, una volta individuati i Comuni potenzialmente idonei ad ospitare il polo tecnologico e scientifico con annesso deposito per le centrali nucleari e per la raccolta dei materiali radioattivi, la Sogin emanerà un bando di gara nel quale, tra le altre cose, saranno previsti sussidi e compensazioni per tutti quei Comuni che si dichiareranno interessati all’insediamento. La scelta dei luoghi verrà quindi solo successivamente e qui si arriva addirittura al paradosso. Una volta che i Comuni si saranno candidati ci sarà addirittura la possibilità che dopo la scrematura non vengano scelti.
Il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia sostiene che per il momento non esiste alcuna mappa, che ci sono solo indicazioni di massima legate al fatto che servono grandi masse d’acqua fresca in prossimità di potenti linee di alta tensione. In questo senso Monfalcone è uno dei siti papabili, ma a questo punto, spetterà all’amministrazione proporsi: a questo punto la domanda è meglio intascare un bel po’ di fondi o rischiare di bruciarsi agli occhi dell’opinione pubblica? (s.b.)

Il Piccolo, 30 agosto 2010
 
INTERVENTO DEL CONSIGLIERE COMUNALE ZOTTI (PRC) 
«Nessun incentivo giustifica il nucleare»

«Nessun beneficio o incentivo può giustificare il nucleare a Monfalcone». A dirlo è il consigliere comunale di Rifondazione comunista Emiliano Zotti che ieri è intervenuto sulla ”rivoluzione copernicana” messa a punto dalla Sogin per la scelta dei siti dove potenzialmente insediare attività legate al nucleare.
«La Società di gestione impianti nucleari – scrive Zotti – conferma che il monfalconese è un potenziale sito per la realizzazione di una centrale nucleare, con buona pace di tutti quelli che lo negavano».
«Il governo – prsegue l’esponente di Rc -, in evidente crisi di popolarità, vorrebbe, però, che siano i comuni a chiedere che tali centrali siano costruite sui propri territori. Per quanto mi riguarda, fino a quando governeremo questa città, nessuna richiesta di ospitare una centrale nucleare a Monfalcone verrà mai inoltrata. La contrarietà alla realizzazione di una centrale nucleare sul nostro territorio è un punto programmatico irrinunciabile. Non ritengo esista nessun beneficio o incentivo che possa giustificare una svendita, morale e materiale, di questo tipo».
«Mi auguro – conclude Zotti – che tale atteggiamento si ripeta in tutti i territori soggetti a questo ricatto, perché penso che il nucleare sia una scelta sbagliata indipendentemente da dove si intenda realizzarla. Ritengo altresì ipocrita l’atteggiamento di quelle forze politiche che si dichiarano contrarie alle centrali nucleari se realizzate qui, ma favorevoli se costruite altrove».

Il Piccolo, 22 ottobre 2010 
 
Nucleare, Monfalcone nella mappa dei Verdi 
Ma non è tra le località in cima alla lista per ospitare la centrale

Monfalcone rientra tra le eree adatte ad ospitare un reattore nucleare, ma non sembra essere tra le prime scelte del governo. Questo è quanto sostengono i Verdi. Mercoledì ad Anguillara l’Enea ha riacceso il nocciolo del reattore nucleare Triga e secondo la mappa realizzata dagli ambientalisti, in pole-position per ospitare il primo nuovo reattore d’Italia ci sarebbe Montalto di Castro nel Lazio. Per gli altri tre impianti che il governo ha in mente di realizzare ci sarebbero Caorso in Emilia Romagna, Chioggia in Veneto e una tra Oristano in Sardegna e Nardò in Puglia. Anche se non compare tra le prime scelte, Monfalcone rimane nella lista. Nella mappa dei Verdi si trova in compagnia di Fossano e Trino in Piemonte, Scarlino in Toscana, San Benedetto del Tronto nelle Marche, Latina nel Lazio, Termoli in Molise, Mola di Bari e Manduria in Puglia e Palma in Sicilia.
Se per i siti delle centrali le località sono state individuate nella mappa dei Verdi, il rilancio del nucleare passa comunque attraverso l’Agenzia per la sicurezza nucleare che dovrà intanto vagliare, sulla scorta della Valutazione ambientale strategica, l’elenco delle 52 località che la Sogin ha individuato come ipotetiche sedi del deposito delle scorie radioattive. Nel dettaglio, la situazione prevede che i depositi di scorie o Parchi tecnologici con aree di scienza e ricerca potrebbero essere realizzati nel Viterbese, nella Maremma, al confine tra Puglia e Basilicata, tra Puglia e Molise, sulle colline emiliane, nel Piacentino o nel Monferrato. Sarebbero invece escluse Sicilia e Sardegna, le località di alta montagna, le zone troppo abitate, i terreni con rischio sismico rilevante e i luoghi soggetti a frane o allagamenti. Come era già stato rilevato anche negli scorsi mesi la comunità che accetterà di ospitare le scorie verrà ricompensata con quelli che sono definiti ”forti incentivi economici”. I criteri per la realizzazione del deposito non possono in ogni caso prescindere da acune caratteristiche. Su tutte verranno prese in esame la stabilità del suolo, la non sismicità e la bassa densità di popolazione. Per individuare le aree i tecnici si sono basati su un costrutto definito ”strati a Gis”’ dove sono stati incrociate, sovrapponendole, le mappe dei diversi criteri. Alla fine sono state prese in considerazione come idonee le aree dove rimenevano dei ”buchi”. In ogni caso, allo stato attuale si sta valutando l’ipotesi per individuare il sito superficiale che dovrà ospitare le scorie ”a bassa e media radioattività” (pari al 95% del totale) e ”temporaneamente anche quelle ad alta intensità”. Queste ultime dovranno poi andare a finire in un deposito geologico, di cui ancora non si parla. (s.b.)

Il Piccolo, 17 luglio 2010
 
UN CONVEGNO A TRIESTE SULLA SICUREZZA DEGLI IMPIANTI. SOLO L’ANNO PROSSIMO LA MAPPA DEI SITI 
Nucleare a Monfalcone, il governo non si sbilancia 
Il sottosegretario Saglia (Sviluppo economico): «Una centrale è un’opportunità, non una iattura»

TRIESTE Nessuna smentita e nessuna conferma sull’ipotesi di centrale nucleare a Monfalcone. Il sottosegretario allo sviluppo economico, Stefano Saglia, non si sbilancia. Per l’ennesima volta si ipotizza la città dei cantieri come possibile sito per un impianto nucleare? Per l’esponente del governo, ieri a Trieste per partecipare al convegno organizzato dalla Sogin (Società gestione impianti nucleari) insieme al sottosegretario all’ambiente Roberto Menia, non c’è nulla di concreto perché la mappa dei siti si conoscerà appena l’anno prossimo.
MONFALCONE «Ad oggi – afferma Saglia – non è possibile né smentire né confermare alcuna ipotesi. Stiamo costruendo l’architettura normativa per garantire la sicurezza dei territori. Pertanto, quando si parla di possibili siti siamo semplicemente di fronte a delle voci». Anche Roberto Menia conferma quanto affermato dal collega di governo assicurando che «al momento non c’è nulla». Saglia ha comunque aggiunto che ospitare una centrale nucleare «va visto come un’opportunità e non come una iattura». Il programma del governo in questo settore va avanti, ha confermato il sottosegretario, aldilà di «qualche ritardo» dovuto alle dimissioni dell’ex ministro per lo sviluppo economico, Claudio Scajola, e alla successiva mancata nomina di un nuovo ministro.
RITARDI «Sicuramente – ha spiegato Saglia – il problema di aver ritardato di qualche mese la nomina dei componenti dell’Agenzia nucleare ha avuto un effetto, ma non è drammatico». Secondo il sottosegretario, tuttavia, «l’altro lato della medaglia consiste nel fatto che il presidente del Consiglio e ministro ad interim è il massimo garante del programma nucleare, che era anche nel programma elettorale del Pdl». Per Saglia «entro la pausa estiva l’Agenzia per la sicurezza nucleare inizierà il suo lavoro». Di qeust’Agenzia potrebbero far parte Umberto Veronesi ma anche Maurizio Cumo, docente alla Sapienza di Roma e Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica del Cro di Aviano.
KRSKO Saglia si è soffermato anche sull’ipotesi di partecipazione italiana al raddoppio della centrale nucleare slovena di Krsko, obiettivo più volte ribadito dal presidente della Regione, Renzo Tondo. «Il governo ha avuto molti incontri con la Slovenia – ha affermato il sottosegretario – e si è parlato anche di questa eventualità». Saglia ha assicurato che da parte delle imprese italiane «c’è la massima disponibilità e la professionalità» per l’eventuale intervento ma nel contempo «ci dovrebbe essere maggiore entusiasmo da parte del governo sloveno». Secondo Menia «Tondo sostiene una tesi che ha la sua valenza sul piano della sicurezza, del business e dell’allontanamento di un’eventuale centrale in Friuli Venezia Giulia».
RIGASSIFICATORE A margine del convegno si è parlato anche dell’impianto che dovrebbe sorgere a Zaule e che, anche in questo caso, vede protagonisti i rapporti con la Slovenia. Secondo Menia «Lubiana usa motivazioni ambientali in maniera strumentale, nascondendo questioni economiche vista l’ipotesi di un rigassificatore a Capodistria». Sia l’esponente triestino del governo che Saglia tuttavia precisano che «da parte nostra abbiamo fornito tutte le garanzie ambientali possibili». Menia ha affermato che, dopo l’incontro di fine maggio che ha portato alla stipula dell’accordo tra Italia e Slovenia sulla sicurezza nucleare «sembrava tutto appianato» e ha mostrato perplessità sulla minaccia di ricorso alla Corte di giustizia europea da parte di Lubiana: «Non si è mai verificata una cosa del genere».
LA CHIESA Sul tema del nucleare si è espresso al convegno anche il vescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, che ha assicurato come per la Chiesa «c’è disponibilità all’utilizzo civile dell’energia nucleare, purchè non vi siano implicazioni militari. Se si tratta di un utilizzo per il bene comune – ha affermato monsignor Crepaldi – non c’è alcuna preclusione da parte della Chiesa».
Roberto Urizio

Il Piccolo, 18 luglio 2010
 
No al Nucleare, la città pronta alle barricate 
Il sindaco: il rischio è alto, la Regione sia chiara. Razzini: il centrosinistra fa terrorismo

di LAURA BORSANI

Il nucleare tiene ancora sulla graticola Monfalcone. Perché non convincono le dichiarazioni del sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, che sull’argomento ha affermato di «non poter smentire né confermare alcuna ipotesi», sostenendo che «la mappa dei siti si conoscerà appena l’anno prossimo». Tanto che il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, rinnova la sua determinazione: «Sono disposto a scendere in piazza, qualora si prospettasse l’eventuale coinvolgimento di Monfalcone. Voglio ribadire il mio forte appello affinché la Regione ponga particolare attenzione a una questione che riguarda la salute dei cittadini, ma anche lo sviluppo economico del nostro territorio, bloccando iniziative di diversificazione produttiva». Se dal centrosinistra cresce la preoccupazione, i rimandi sono altrettanto netti. Quelli del consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, poiché il presidente Renzo Tondo non intende rilasciare ulteriori dichiarazioni rispetto a quanto già ribadito. «Il sottosegretario Saglia ha detto ciò che ha detto: non c’è nulla sul tappeto – ribatte così Razzini -. Il nucleare è pulito, sicuro, ma di Monfalcone non se ne parla. La Lega Nord è contraria, a tutti i livelli. Anche il presidente Tondo lo è. Questo ”terrorismo” è solo la ”foglia di fico” utilizzata per mascherare invece lo scempio che gli esponenti del centrosinistra che hanno fatto della nostra città. Il problema reale è piuttosto che tra pochi mesi ci propineranno la centrale a biomasse tra Staranzano e Monfalcone».
Ma in città restano i dubbi. Pizzolitto si dice «molto preoccupato»: «Il Governo, nuclearista, ritiene che la centrale è un’opportunità. La Regione continua a non assumere alcuna posizione chiara contro questa ipotesi. Parla di Krsko, ma intanto ha votato a favore del nucleare. L’atteggiamento della maggioranza regionale non è sufficiente a cautelarci rispetto alla possibilità di una centrale. Lo dico innanzitutto come cittadino. Il tutto, in un momento in cui si discute di rigassificatori e del superporto, e a fronte dell’assenza di un reale piano energetico. Siamo all’interno di un vuoto programmatico e questa è una condizione di debolezza da parte del Friuli Venezia Giulia, mentre altre Regioni, hanno già espresso profonde perplessità». Fa eco il segretario provinciale del Pd, Omar Greco: «C’è molto tatticismo, un’ambiguità voluta, legata però al fatto che, in realtà, c’è la volontà di costruire centrali nucleari. Il presidente Tondo continua a ribadire di voler attivare una partnership con la Slovenia per il raddoppio di Krsko, quando noi sottolineiamo che la Regione non ha gli strumenti giuridici per farlo, trattandosi di una questione che attiene ai rapporti tra Stati. L’attivismo del presidente, pertanto, lascia il tempo che trova. E poi c’è stato lo ”scivolone” del presidente del Consiglio regionale, Edouard Ballaman, della Lega, anche se Razzini ripete che non c’è alcun rischio. Il tutto, mentre il presidente del Veneto, Luca Zaia, pure della Lega, pur nulcearista, ha votato contro la centrale nella Conferenza Stato-Regione. Monfalcone rimane uno degli obiettivi ”sensibili”, pur in assenza di una lista ufficiale. Il rischio è di trovarci completamente disarmati. È una situazione gravissima, per la quale chiederemo conto delle responsabilità al centrodestra e mobiliteremo i nostri cittadini».
Legambiente rinnova il netto ”no” a una scelta ritenuta «rischiosa per la sicurezza e la salute pubblica e perdente sotto il profilo economico». Il presidente Michele Tonzar aggiunge: «Non cambia alcunché, salvo che slitta la data sulla lista dei siti. Alla fine ne uscirà un pasticcio e questo Governo, con i problemi di ben altro tipo che ha, non deciderà nulla. Voglio comunque vedere cosa accadrà nel momento in cui si deciderà sul sito e i cittadini si sentiranno esclusi, considerati gli iter rapidi che su questa materia scavalcano gli enti locali».

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