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Esce il numero 6 di MonfalconeTerritorio
In tutte le edicole della sinistra Isonzo da giovedì 24 dicembre

Editoriale: Cara cugina ti scrivo…

Lo so, è tanto che non ci sentiamo. Mi chiedi come vanno le cose a Monfi, città della tua infanzia e adolescenza, città in cui abbiamo condiviso forse i migliori anni della nostra vita, inconsapevoli e felici.
E’ cambiata, si è riempita di strana gente, strane lingue e strani accenti. Per molta gente questo è un problema: “no se senti più parlar bisiaco, xe pien de botteghe bengalesi, i nostri fioi a scola no impara più niente perché toca insegnarghe italian a quei altri, no se pol più caminar per la strada…, par de esser a Dacca, sta gente ne ruba el lavor… Monfalcon no xe più quela…, mi no son razzista ma tutti sti cabibi…” (scusa il bisiaco imperfetto). Ma a tutto questo rimedieremo: abbiamo un sacco di telecamere per controllare, perché la sicurezza è una priorità e poi abbiamo pensato di monfalconesizzare tutti questi stranieri. Come? Beh, insegneremo loro l’italiano e naturalmente anche il bisiaco, faremo corsi rapidi di cucina locale così scompariranno gli sgradevoli odori speziati e nei nostri condomini assaporeremo soltanto effluvi di brovada e cotechini, sardele in savor, renga e jota…
Poi ci riapproprieremo della piazza e del centro. Eh, il centro, è triste il centro. Negozi chiusi, bar semivuoti, aria di crisi. Per fortuna i centri commerciali reggono, è un buon posto per socializzare, pensa che quando chiedo ai miei alunni che cosa conoscono meglio della loro città in tanti mi rispondono l’”Emisfero”. Sorprendente no?
(Continua su MT6)

Questo giornale nasce per parlare, discutere e far discutere sui problemi reali della nostra città e di tutto il suo territorio mandamentale verso il quale abbiamo grandi responsabilità.
Questo giornale nasce per parlare della nuova Monfalcone e anche dei suoi nuovi abitanti, di cosa sa esprimere questa città, anche delle cose belle che vi succedono.
Vogliamo essere un giornale aperto per una città aperta, rinnovata, ottimista nonostante tutto.

Il blog di MonfalconeTerritorio

MonfalconeTerritorio 06

SOMMARIO DEL NUMERO 6, DICEMBRE 2010

Pag.02 Editoriale: Cara cugina ti scrivo
Pag.03 Come monfalconezzisarsi in 10 mosse
Pag.04 Era l’estate 2008
Pag.05 Con il colore dell’amianto
Pag.06 Dolorosa fu la partenza…
Pag.08 Monfalcone sito nucleare
Pag.09 L’Italia progetta centrali nucleari vicino alla Carinzia
Pag.10 Bassa soglia
Ogni volta che ti sorride

Pag.12 Monfalcone noi e la Gabanelli
Pag.13 La monanarzia
Pag.14 Bisiachi rossi e bastardi
Pag.15 Monfalcone, corridoio 5
Ma cosa ne pensano i comuni?

Pag.16 La parola ai progettisti
Pag.17 Una storia disonesta
Pag.20 Lentamente e consapevolmente
Pag.22 Ricerca pittorica e impegno sociale
Pag.24 Il viaggio di MT nel mondo delle donazioni alla vita
Pag.25 Quando ad uccidere non sono i cattivi
Pag.26 Difesa della razza
Pag.28 Carlo Michelstaedter spiegato a mio figlio
Pag.29 Il prossimo sindaco di Monfalcone
Pag.30 Sulla relatività Einstein aveva ragione
Pag.31 Acqua azzurra acqua cara

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Il Piccolo, 25 novembre 2010 
 
SEDICENNI E STRANIERI ALLE URNE PER I RIONI
«Per noi votare significa integrazione» 
I rappresentanti delle varie nazionalità temono che la novità provochi tensioni in città

di LAURA BORSANI

Il diritto di voto per l’elezione dei rappresentanti dei rioni ai ragazzi a partire dai 16 anni e a tutti gli immigrati, a prescindere dalla nazionalità e dalla durata della residenza in città, approvato dalla terza Commissione comunale, viene accolto con particolare favore, ma anche con un certo timore, dalla comunità degli stranieri. L’iniziativa viene considerata un «primo passo concreto» nel segno dell’integrazione, ritenuta un grande esempio di partecipazione democratica. Ma non è stato nascosto il timore circa l’impatto che questo provvedimento, qualora venisse approvato dal Consiglio comunale, potrà avere sulla popolazione monfalconese.
Dalla Consulta degli immigrati è giunta una condivisione corale al progetto, definito un atto di volontà coraggioso. Ieri sera, al Centro Anziani, i membri della Consulta hanno spiegato il loro punto di vista. Il consigliere comunale Fabio Delbello, ispiratore del progetto, ha premesso: «Gli immigrati in città rappresentano almeno un settimo della popolazione. Si tratta di 3-4mila stranieri che lavorano, pagano le tasse, ma sono privi di diritti politici. Nell’Europa di oggi è intollerabile. Abbiamo pertanto sfruttato l’opportunità fornita dalla legge costituzionale 3/2001 che assegna ampi poteri statutari agli enti locali per conferire questo diritto politico limitatamente ai rioni, considerato che le elezioni comunali sono disciplinate, come anche le circoscrizioni, dalla normativa nazionale». Delbello ha annunciato una specifica campagna informativa sia nei tre istituti superiori del monfalconese, sia al Centro Giovani, in ordine in particolare al diritto di voto esteso ai 16enni, volendo altresì coinvolgere la neo associazione ”Il Buonarroti”, che raccoglie i genitori del liceo. Il primo incontro, ha aggiunto Delbello, è previsto all’Einaudi-Marconi.
Il presidente della Consulta immigrati, Mohammad Hossain Mukter, detto Mark, ha spiegato, ricordando peraltro un evento precursore, la partecipazione al voto data a 25 bengalesi nel rione Romana-Solvay: «L’approvazione di questo regolamento rappresenterebbe un momento storico, dimostrando la volontà dell’amministrazione locale di accogliere questa nuova realtà che conta 4mila stranieri. È un processo importante, che accelera e dà un senso ai programmi di integrazione sociale. Il prossimo passo che auspichiamo venga superato sarà dunque il passaggio in Consiglio comunale».
Sulla stessa lunghezza d’onda, Xoana Shehu, membro della Consulta di nazionalità albanese: «Non posso che esprimere soddisfazione per questo progetto, che viene incontro alle istanze e alle difficoltà degli stranieri. Mi chiedo come i monfalconesi accoglieranno questa iniziativa, che vuole promuovere l’integrazione sociale in città». Elena Lucia Marcu, rappresentante romena della Consulta, ha osservato: «L’auspicio è quello di poter raggiungere questo risultato, è molto importante per il nostro futuro nel cammino dell’integrazione. Potrebbe anche essere un modo per incentivare gli stessi italiani ad andare a votare». Ildas Ate, macedone, lo ha definito «un passo significativo per la democrazia». Parole di condivisione anche dal presidente dell’associazione Bangladesh Forum, Amin Nurul Khondaker, e da Abdus Salam, che, peraltro, ottenuta la cittadinanza italiana, intende partecipare alle amministrative: è il sole, hanno dichiarato, che si apre all’orizzonte.
 
Il Piccolo, 24 novembre 2010 
 
RIUNIONE DISERTATA PER PROTESTA DALLE FORZE DI OPPOSIZIONE. NASCE IL QUARTIERE MARINA JULIA-ISOLA DEI BAGNI 
Rioni, via libera al voto di sedicenni e stranieri 
Approvata dalla Terza commissione la bozza di regolamento che ora dovrà andare in Consiglio comunale

di STEFANO BIZZI

La Terza commissione consiliare ha dato il via libera al documento che dà il voto agli stranieri e ai minorenni per eleggere i Consigli di rione. È già una rivoluzione, ma per essere completata dovrà superare le forche caudine del Consiglio comunale.
Alla fine, la Terza commissione consiliare ce l’ha fatta: ha dato parere favorevole alla bozza di regolamento sui rioni presentata dal presidente Fabio Del Bello. Lo ha fatto però a maggioranza. Come annunciato alla vigilia, i rappresentanti dell’opposizione hanno disertato la seduta convocata lunedì sera. Sabato mattina, nel corso di una conferenza stampa convocata per parlare del rapporto tra il Partito democratico e gli immigrati, avevano detto che lo avrebbero fatto per «coerenza politica». Le forze di centrodestra hanno contestato la riconvocazione dell’assemblea negli stessi termini in cui era avvenuta due settimane fa quando c’era stata la discussione tra Giuliano Antonaci e Duilio Russi sulla presenza in aula dei rappresentanti della Consulta stranieri.
L’iter, come detto, non è però concluso. Prima che i minorenni e gli immigrati possano eleggere i loro rappresentanti nei consigli rionali di acqua sotto i ponti dovrà passarne ancora molta. Il documento dovrà essere ora sottoposto all’analisi del Consiglio comunale e lì è facile prevedere aspri contrasti tra maggioranza e opposizione e non è detto che l’intera maggioranza sostenga la proposta di Del Bello. In attesa di capire come evolverà la situazione, il presidente della Terza commissione incassa comunque una vittoria personale.
«Il diritto elettorale attivo e passivo per i sedicenni e per tutti gli immigrati – dice Del Bello – sono gli aspetti politico-istituzionali più rilevanti della bozza e, molto probabilmente, è la prima volta in Italia che un Comune, sfruttando sino in fondo l’autonomia statutaria e regolamentare derivante dalla legge costituzionale numero 3 del 2001, estende i diritti politici, nelle sfere di sua competenza, ai sedicenni ed agli immigrati».
L’esponente del Pd definisce il risultato ottenuto come «una sorta di piccola rivoluzione democratica» che corona la riforma statutaria del 2003-2005 con la quale è stato redatto «uno statuto comunale particolarmente innovativo in tutti i campi». Del Bello ricorda anche «la riforma regolamentare consigliare del 2005 finalizzata a recuperare alla massima assemblea civica e democratica cittadina effettivi poteri di indirizzo e di controllo».
Secondo il suo teorico, la riforma dei rioni ha come fine quello di «innescare processi di democratizzazione e di coinvolgimento delle generazioni più giovani in un quadro più generale di progresso economico e civile della Conurbazione Monfalconese». Ammesso che la bozza venga approvata prima del termine del mandato della giunta Pizzolitto, le prime elezioni rionali potrebbero svolgersi tra circa un anno.
Nel documento è prevista anche l’istituzione di un sesto rione: quello di Marina Julia-Isola dei Bagni. Per quanto concerne la sua costituzione Del Dello sottolinea che nel corso dei lavori della Terza Commissione «i rappresentati del Rione di Panzano, cui oggi appartiene Marina Julia, si sono dichiarati apertamente favorevoli al distacco dell’area e alla costituzione del sesto rione».

Il Piccolo, 11 ottobre 2010

FENOMENO IN CONTROTENDENZA DOPO ANNI DI MASSICCIA IMMIGRAZIONE
Stranieri, primi segnali di fuga dalla città
Colpita dalla crisi soprattutto la numerosa comunità bengalese. Bambini ritirati da scuola

di LAURA BORSANI

Stranieri? Per la prima volta si inverte la tendenza in città. Perchè non solo rallentano gli arrivi, ma è iniziato anche un fenomeno migratorio. Numeri piccoli in termini assoluti, comunque significativi: poco meno di un centinaio, da gennaio a settembre, si sono trasferiti. Metà sono bengalesi. E in buona parte, a rientrare nel Paese d’origine, sono donne e bambini. Le famiglie così si dividono, poichè a lasciare la città sono per prime proprio le donne, che non lavorano, e la prole. Ciò sta portando anche a ritiri di bambini dalle scuole, in primis la Duca d’Aosta e la media Giacich, da tempo caratterizzate da alti tassi di presenza di alunni stranieri (uno su quattro), avendo impostato una specifica attività di integrazione.
È un fenomeno inedito per Monfalcone, legato alla crisi. Uomini che si spostano in un altro Paese in cerca di occupazione. E i nuclei familiari si assottigliano di fronte alla difficoltà economica. L’inversione di tendenza non è passata inosservata. Negli ultimi mesi gli stranieri già iscritti all’anagrafe ed emigrati all’estero sono stati 63, di cui 32 donne e 31 uomini. La metà è bengalese, 34 in tutto, di cui 23 donne e 11 uomini. Seguono i croati (7 uomini e una donna), i macedoni (5) e i kosovari (4, di cui 3 donne).
Cifre ancora insignificanti sotto il profilo statistico, ma tali da far riflettere una città abituata a costanti flussi migratori con una presenza straniera che resta importante. A Monfalcone il rapporto è di un cittadino straniero su sette. Dal 2008 al 2009 i non italiani sono passati dal 13,2% al 14,6% della popolazione residente totale. E dopo il picco del 2007, c’è stata una flessione in termini assoluti del volume complessivo dei nuovi arrivati. Dei 28.043 abitanti di Monfalcone registrati al 31 dicembre scorso, 4.096 sono stranieri. Nel 2008 erano 3.713. La comunità più numerosa resta quella bengalese, che, a livello mandamentale è a quota 1529, seguita dai bosniaci (480), romeni (672) e croati (595). Il fenomeno in controtendenza può essere legato alla perdita del lavoro.
«I motivi per cui questi stranieri risultano emigrati all’estero – osserva l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin – possono essere riconducibili a diversi fattori, tra i quali anche il disagio economico. Incrociando altri dati, inoltre, notiamo un comportamento specifico espresso dalla comunità più numerosa, quella bengalese. In alcuni casi i bambini non frequentano più le nostre scuole. In momenti difficili come quello attuale, prima se ne vanno le donne e i loro figli, poi, gli uomini. Per le altre etnie, specie quella croata e macedone, gli spostamenti riguardano soprattutto gli uomini in cerca di occupazione».
Ma ad affrontare la crisi sono anche numerosi stranieri stanziali, ormai radicati in città. Per loro, in particolare i bengalesi, che spesso lavorano alle dipendenze di ditte in appalto a Fincantieri, i problemi si moltiplicano. Non c’è solo la questione legata alla garanzia degli ammortizzatori sociali. L’aggravante è costituita dal fatto che gli stranieri non possono accedere ad interventi di sostegno.
«La legge regionale sul Fondo di solidarietà esclude gli stranieri – spiega la Morsolin -. Si evidenziano pertanto situazioni in cui lavoratori dipendenti di una stessa azienda in crisi hanno possibilità diverse, creando di fatto un’evidente disparità di trattamento».

LO SOSTIENE IL PRESIDENTE DELLA CONSULTA IMMIGRATI
«I dati ufficiali sottostimano l’esodo»

«Gli stranieri che sono tornati a casa, sono molti di più rispetto a quelli indicati nei dati ufficiali del Comune». Mohammad Hossain Mukter, noto come Mark, ne è certo. Il presidente della Consulta stranieri spiega però che nessuno parte con l’idea di non tornare. «Al momento la situazione economica è difficile per tutti – dice -. La mancanza del lavoro non permette al capofamiglia di mantenere la moglie e i figli. In Bangladesh un po’ per tradizione, un po’ per orgoglio, si pensa che il maschio debba mantenere tutti, così per evitare situazioni imbarazzanti chi perde il lavoro fa rientrare i propri cari perché a casa la vita costa di meno».
«Chi è in possasso di un permesso di soggiorno a tempo indeterminato o a lungo periodo – prosegue il presidente della Consulta – è obbligato a tornare in Italia entro un anno per non perderlo».
Mukter ricorda in ogni caso che c’è anche il fenomeno opposto. Che cioé normalmente gli immigrati emigrano non con il proposito di fermarsi all’estero per tutta la vita, piuttosto si spostano con l’idea di rientrare appena possibile. «Tutti vengono con un programma di una decina d’anni. L’idea è di mettere da parte un po’ di denaro per poi aprire un’attività o comperare una casa nel Paese d’origine. Se poi uno si trova bene, magari si ferma anche in Italia, ma è l’eccezione, non la regola».
Tra le criticità individuate da Mark, c’è quella dall’abitazione. Da quando sono stati fissati dei limiti sul numero di persone che possono occupare un dato appartemento, le comunità straniere sono andate in crisi. Di questo se n’è parlato anche nel corso della prima riunione della Consulta stranieri convocata ieri mattina nell’ex Libreria Mondadori di via Sant’Ambrogio. «Prima due fratelli potevano dividere l’affitto di un appartamento vivendo con le rispettive famiglie, oggi non possono più farlo. Devono prendere una casa loro. Ma l’affitto non si dimezza e non riescono a sostenere le spese. Ecco allora che mogli e figli devono rimpatriare». (s.b.)

Il Piccolo, 04 giugno 2010

INVERSIONE DI TENDENZA NEL MOVIMENTO MIGRATORIO. SEMPRE PIÙ SCARSI I RICONGIUNGIMENTI 
Stranieri, la crisi economica spezza le famiglie 
Mogli rispedite in patria. I nuclei passati dai 671 censiti nel 2009 ai 616 dei primi mesi dell’anno

di LAURA BLASICH

La crisi c’è ancora a Monfalcone. A confermarlo non sono solo i numeri della cassa integrazione aperta nelle fabbriche del territorio, ma anche la diminuzione del numero degli stranieri residenti. Irrisoria quanto si vuole, perchè si tratta di una sola unità rispetto alla fine di dicembre 2009, anche se alle spalle di questo numero si affaccia un movimento migratorio per la prima volta da anni, ormai, più importante in uscita da Monfalcone che in entrata.
Stando ai dati in possesso alla Polizia municipale, a fine dicembre risultavano abitanti in città 3.486 stranieri, comunitari ed extracomunitari, che a fine aprile sono scesi a 3.485, frutto di un’emigrazione di 180 persone contro l’arrivo di 179 (cifra che però tiene conto anche dei nuovi nati). A parlare delle difficoltà di mantenere il lavoro, quanto meno con gli standard precedenti la crisi, è però soprattutto la riduzione delle famiglie straniere residenti: a dicembre 2008 erano 660, ad aprile 2009 erano 671, adesso sono 616.
In sostanza, le peggiorate condizioni economiche non consentono più di mantenere tutta la famiglia in loco. «Diversi immigrati stanno riportando le famiglie in patria, i ricongiungimenti diminuiscono», spiega il maresciallo capo Odorico Ciot, che coordina e svolge le verifiche anagrafiche di cui è competente la Polizia municipale.
Accertamenti di residenza, ma non solo, per un totale di oltre 3mila pratiche all’anno. Le nuove dinamiche innescate dalla crisi nella comunità straniera, a iniziare da quella originaria del Bangladesh, la più numerosa, non stanno però riducendo il fenomeno del sovraffollamento negli alloggi presi in affitto, in prevalenza nel centro cittadino.
«Le famiglie rientrano e gli uomini si spostano per condividere l’alloggio con colleghi e amici», spiega ancora Ciot, che nel 2009 assieme alla sua squadra ha totalizzato 52 accertamenti per sovraffollamento, nella maggior parte dei casi risultato reale.
Solo di una verifica, comunque, si tratta, anche se i problemi igienico-sanitari creati da situazioni del genere ci sono, perché non esiste una normativa che sanzioni appartamenti “troppo pieni”, pur stabilendo i criteri dello stesso sovraffollamento.
L’amministrazione starebbe quindi non a caso studiando se sia possibile emettere un’ordinanza utile a ridimensionare il fenomeno. Lo scorso anno, però, la polizia municipale ha stilato anche 11 verbali per la mancata denuncia di ospitalità di stranieri accolti da connazionali nel loro alloggio. In questo caso la sanzione c’è ed è piuttosto salata: 320 euro.
Quest’anno, la Polizia municipale non ha rilevato alcun caso del genere. «Gli stranieri si sono fatti molto attenti e rispettosi su questo fronte, vista l’entità della sanzione», afferma il maresciallo capo Ciot.
Da inizio gennaio a ora gli accertamenti di sovraffollamento sono stati solo cinque, in sostanza per un dirottamento del personale su altri compiti e obiettivi. «In tutti gli accertamenti, comunque – sottolinea Ciot -, non abbiamo mai individuato irregolarità nei documenti degli stranieri». Che intanto stanno diventando più ligi anche nell’osservanza dell’obbligo scolastico dei propri figli.
Nell’anno scolastico che si sta concludendo la Polizia municipale ha effettuato verifiche sulla situazione di sette bambini (di cui uno per due volte). In tre casi si trattava solo di mancate iscrizioni alla prima elementare dovute però a trasferimento della famiglia, mentre per quattro bambini (tre stranieri e un italiano) il problema era di mancata frequenza e l’accertamento è finito in una segnalazione alla procura della Repubblica e al Tribunale dei minori.
Il reato è di competenze del Giudice di pace, che però sta riuscendo a trattare ora casi relativi a cinque anni fa.

Il Piccolo, 06 giugno 2010
 
INCONTRO CON IL SINDACO 
Il sindacato chiede sconti per i cassintegrati

Il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, si è incontrato, assieme all’assessore Cristiana Morsolin, con una delegazione sindacale per affrontare la possibilità di introdurre agevolazioni nell’accesso ai servizi pubblici per i lavoratori in cassa integrazione che subiscono pesanti riduzioni salariali. Le condizioni più problematiche riguardano le famiglie monoreddito e, quelle, dove il capofamiglia ha subito il licenziamento o il mancato rinnovo del contratto a termine. La crisi della Eaton, e di alcune altre situazioni del territorio, hanno messo in situazione di grande difficoltà centinaia di famiglie che si trovano con disponibilità molto ridotte.
Il sindacato ha evidenziato come il riferimento alle fasce di reddito per accedere ai benefici sociali risultino sperequanti in presenza di una acclarata evasione fiscale di alcune categorie che dichiarano entrate molto basse. Il sindaco si è impegnato a portare il problema nel direttivo dell’Anci, per adottare linee guida in modo da orientare il comportamento delle amministrazioni comunali. A questo fine è stato deciso di dar vita a un gruppo di lavoro coordinato dall’assessore Morsolin, con rappresentanti sindacali, per elaborare una specifica proposta.

Il Piccolo, 23 gennaio 2010
 
POPOLAZIONE ITALIANI PIÙ BENESTANTI E MENO PROLIFICI 
Assegni di maternità, il 62% del budget va alle famiglie degli extracomunitari

È maschio, giovane, sotto i quarant’anni, sposato con una connazionale, ha dei bambini, vive in un appartamento preso in affitto e può contare su uno stipendio medio-basso. È questa la fotografia dello straniero-tipo a Monfalcone in una popolazione che sfiora ormai il 15% del totale. Una presenza importante, che in alcune scuole aumenta fino al 20%, consolidatasi nel giro di una ventina d’anni. Oggi Monfalcone si attesta tra le città della regione in cui la popolazione straniera è più numerosa. Significativo il paragone con la città ”gemella” Montebelluna, non a caso presa a paragone dal Comune, viste le caratteristiche analoghe, quando alcuni anni fa si trattò di avviare la raccolta di rifiuti porta a porta. A fronte di una popolazione equivalente attorno ai 28mila abitanti, nella città veneta gli stranieri sono il 12% circa, soprattutto nordafricani, mentre qui sono gli asiatici a farla da padroni.
Una presenza che incide non poco sui servizi e sulle casse comunali, in termini di sportelli, mediazione linguistica e culturale, contributi, organizzazione sanitaria e programmi scolastici. Ma quale è il peso reale di questa popolazione sui conti del Comune? «Nei termini in cui le caratteristiche stesse della popolazione straniera – afferma l’assessore ai Servizi sociali, Cristiana Morsolin – incide su alcuni settori: più nella contribuzione taglia-affitti, ad esempio. A livello zero nell’assistenza domiciliare». Per quanto riguarda gli affitti da abbattere, agli extracomunitari va il 30% delle risorse complessive, agli italiani e agli stranieri comunitari il resto. È logico che sia così, visto che sono soprattutto gli extracomunitari a ricorrere al mercato degli affitti. Significativo anche il dato relativo agli assegni di maternità («per i quali il Comune è solo ente erogatore, visto che i soldi arrivano dallo Stato», precisa la Morsolin): su 93 destinatari complessivi, gli extracomunitari sono 58 e a loro va il 62% delle risorse. Un dato che deve far riflettere: sono soprattutto gli asiatici a mettere al mondo figli pur potendo contare su un reddito modesto. Agli stranieri extracomunitari va inoltre il 25% del budget relativo agli aiuti economici agli indigenti: 55 extracomunitari beneficiati contro 163 tra italiani e comunitari. Pari praticamente a zero, invece, la presenza straniera negli altri interventi di sostegno del Comune: contributi economici per i senza lavoro, fondi di assistenza, aiuti agli anziani e alle categorie più deboli, assistenza domiciliare. «Sull’entità degli interventi a favore degli stranieri ci sono leggende metropolitane da sfatare – ricorda l’assessore Morsolin -. Di recente si era sparsa la voce in città che gli stranieri possono beneficiare di 80 euro per schede telefoniche o di una diaria di 30 euro al giorno. Non è vero: la prima è una bufala, la seconda esiste ma spetta solo ai rifugiati. E qui non ne abbiamo». (fa. ma.)

POPOLAZIONE CON TRASFERTISTI E IMMIGRATI LE PRESENZE SONO 35MILA 
Abitanti, Monfalcone ha raggiunto Gorizia

Monfalcone sta superando Gorizia per numero di abitanti reali. Se il capoluogo isontino viaggia attorno alle 35mila anime, Monfalcone di fatto questo tetto lo ha già superato grazie agli stranieri che sono ormai più di 4000 ma soprattutto agli immigrati italiani dell’ultima generazione, per la maggior parte trasfertisti del cantiere navale, la maggior parte dei quali non figurano tra i residenti ma a Monfalcone hanno soltanto il domicilio.
Per diventare la quarta città della regione per numero di abitanti, dunque, Monfalcone non ha nemmeno bisogno della fusione con Ronchi e Staranzano. Di fatto questo traguardo l’ha già raggiunto, come peraltro emerge anche dalle utenze dell’acqua e del metano. Ma proprio questo dato nasconde un problema serio, messo in evidenza di recente anche dal sindaco Pizzolitto. Se di fatto gli abitanti reali superano i 35mila, il ”peso” della città e la sua capacità di attrazione di contributi – siano questi statali, regionali o di altro genere – è di un centro di dimensioni ben più ridotte, quelle ufficiali appunto, a fronte di servizi da garantire ai cittadini di ben altra portata.
L’assistenza sanitaria, a esempio. Non è un caso se il Punto nascita dell’ospedale di San Polo garantisce oltre seicento parti l’anno mentre a Gorizia non si superano i 350. Il 20% delle nascite a Monfalcone infatti riguarda famiglie straniere, per la maggior parte bengalesi e ciò ha costretto la struttura sanitaria ad adeguarsi a costumi, tradizioni e stili di vita ben diversi dai nostri. Eppure c’è stato il rischio, non ancora del tutto fugato, di veder chiudere il reparto.
E la scuola? Ci sono classi della elementare Duca d’Aosta o della media Giacich in cui gli studenti bisiachi sono due o tre. Tutti gli altri figli di stranieri o comunque di immigrati. Ma la scuola monfalconese continua a essere trattata da figliastra in ambito isontino, con presidi a scavalco, taglio di cattedre e crediti mai onorati.
Oneri senza onori, visto che l’economia isontina si sostiene per il 50% con quanto garantito dallo stabilimento della Fincantieri. (fa.ma.)

LA POPOLAZIONE A QUOTA 28.043
Gli stranieri in città saliti al 14,6% 
L’aumento in 12 mesi è stato dell’11,5%. Uno su tre proviene dal Bangladesh

di LAURA BLASICH

Monfalcone rimane stabile sotto il profilo demografico quanto a numeri, ma non a composizione. La città a fine 2009 si ritrova con 28.043 residenti ufficiali, cioé iscritti all’anagrafe, contro i 28.035 di un anno prima, ma ancora più “straniera”. Al 31 dicembre gli immigrati, comunitari ed extracomunitari, abitanti a Monfalcone sono risultati 4096, pari al 14,61% del totale della popolazione, con un ulteriore incremento dell’11,5% rispetto la fine del 2008, quando gli stranieri erano 3673, pari al 13% dei residenti. Oltre un terzo degli stranieri (1.437 per la precisione, il 5,12% del totale dei residenti in città) parla bengalese, un altro quarto arriva dall’ex Jugoslavia, ma a Monfalcone sono presenti cittadini di 74 nazionalità diverse, che vanno dagli Stati Uniti all’Iran, dall’Islanda alla Cambogia. Se, almeno stando ai dati dell’anagrafe, il numero di residenti è più o meno sempre quello e gli stranieri aumentano, di fatto significa che gli italiani stanno abbandonando Monfalcone, a iniziare dal centro, spostandosi nei paesi limitrofi. Le dinamiche dell’aumento della presenza di cittadini originaria dei Paesi dell’Ue o extracomunitari nella città dei cantieri, primo polo di attrazione dell’immigrazione finora, nel corso del 2009 si sono però in parte modificate. La crisi economica già nel 2008 ha iniziato a colpire duramente il settore dell’edilizia, ora in pratica quasi fermo, in cui sono impiegati lavoratori provenienti dall’ex Jugoslavia e dall’Albania. Il “buco produttivo” creatosi nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone per il mancato arrivo di nuove commesse in tempo utile per agganciarle al portafoglio ordini esistente sta creando ripercussioni sull’appalto, che non parla solo bangladese, anzi. Molti lavoratori croati sono presenti nella fase di preffabricazione e costruzione a terra, aree in cui lo scarico di lavoro si sta già facendo sentire. Rispetto al 31 ottobre del 2009 i numeri degli immigrati dai Paesi dell’ex Jugoslavia sono quindi in calo, anche se per ora ancora molto contenuto, ma che potrebbe comunque indicare il trend dei flussi migratori per i prossimi mesi. A fine ottobre i croati erano 406, ma a fine dicembre erano scesi a 401, i macedoni erano 373 passati poi a 370, i serbi erano 177 ora sono 175. Le comunità bosniache e romena sembrano invece sostanzialmente stabili rispettivamente con 333 e 370 componenti, come quella albanese che conta 139 appartenenti. La comunità più consistente rimane comunque appunto sempre quella del Bangladesh con 1437 componenti, aumentati ancora rispetto fine ottobre, quand’erano 1420. In questi ultimi mesi l’incremento non sembra comunque più dettato soprattutto dal lavoro, come negli anni passati (anche se i maschi sono 924 contro 513 femmine), ma da nuove nascite, che da sole comunque non sono responsabili dell’ulteriore ampliamento della comuntià originaria del Bangladesh nel corso dell’intero 2009. Si tratta di 172 appartenenti in più rispetto il 31 dicembre 2008 a confermare come, nonostante la crisi, Monfalcone abbia fatto ancora “attrazione” e la comunità del Bangladesh si sia radicata, fronteggiando le difficoltà lavorative del capofamiglia grazie agli aiuti economici pubblici e a legami di solidarietà interni alla comunità stessa. I cittadini ucraini in città sono 102 di cui 75 donne, i moldavi 56 di cui 41 donne, i polacchi 31 di cui 26 donne. A fare le badanti, la cui emersione dal lavoro nero è stata favorita dai contributi del Fondo per l’autonomia possibile, in città ci sono però sempre anche donne provenienti dall’Istria croata, che spesso non prendono la residenza a Monfalcone.

Messaggero Venetoo, 23 gennaio 2010
 
Monfalcone. Il sindaco Pizzolitto: «Se arriviamo ad avere un abitante su cinque non italiano la città rischia di non riuscire a garantire l’accoglienza adeguata» 
Cresce la presenza degli stranieri e si avvicina la soglia critica
 
 
MONFALCONE. È arrivata ormai al 14,61% la percentuale degli stranieri residenti: al 31 dicembre 2009 gli abitanti provenienti da fuori Italia risultavano infatti essere 4.096 su una popolazione totale di 28.043 persone A fine ottobre gli stranieri risultavano essere 4.058 pari al 14,48%, ma in due mesi sono saliti di numero, fino appunto a superare il 14,6%, percentuale che si avvicina a quel 20% indicato più volte dal sindaco Gianfranco Pizzolitto, come soglia in cui si potrebbero iniziare ad avere difficoltà nel creare contesti di accoglienza. In occasione della presentazione del Piano provinciale dell’immigrazione, il sindaco ha anche affermato come non sia possibile «superare la soglia del 20%, perché la città non lo sosterrebbe: verrebbe messa a rischio la capacità di garantire una buona accoglienza, attraverso quella variegata rete di servizi che rendono Monfalcone un luogo aperto, un contesto amico. Io lavoro in nome dell’accoglienza e dell’accettazione delle diversità, ma bisogna anche fare i conti con alcune problematiche che, nel nostro territorio, esistono». Una situazione che chiede quindi riflessioni e interventi, soprattutto a fronte dell’esistenza di nuove povertà ed emergenze sociali, create dalla crisi economica e del lavoro. Tra le 74 comunità straniere presenti all’anagrafe resta sempre più numerosa quella del Bangladesh, con 1.437 abitanti pari al 5,12% dove gli uomini sono nettamente prevalenti sul numero della donne (513 donne e 924 maschi). Ciò perché sono gli uomini a raggiungere per primi l’Italia, per motivi di lavoro. In particolare a Monfalcone trovano lavoro nella ditte private in appalto al cantiere navale. Le donne e i bambini seguono in tempi successivi, con i ricongiungimenti familiari, dopo che il capofamiglia ha trovato una sistemazione. Resta alta anche la comunità dei paesi dell’ex Jugoslavia che rappresenta il 4,56% degli stranieri, formata da croati (401, di cui 96 donne, 305 maschi), macedoni (370, di cui 134 donne e 236 uomini), bosniaci (333, di cui 107 donne e 226 uomini), serbi (175 di cui 76 donne e 99 uomini). Alta anche la percentuale romeni: 370, pari all’1,32% (182 donne, 188 uomini). In genere sono più numerosi gli uomini (in totale 2.454) rispetto alle 1,462 donne, tranne che per le comunità provenienti da Albania, Ucraina, Moldavia, Polonia, Russia: Albania 72 donne, 67 uomini; Ucraina 75 donne, 27 uomini; Moldavia 41 donne, 15 uomini; Polonia 26 donne, 5 uomini; Russia 13 donne, 2 uomini. Anche in questo caso il motivo è da ricercare nel lavoro. Molte sono infatti le donne dell’Est che lavorano come badanti, soprattutto per l’assistenza di anziani e non autosufficienti ma non mancano le giovani che lavorano in locali pubblici. (cr.vi.)

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