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Il Piccolo, 30 novembre 2008 
 
Subappalti, verifica sul Patto di trasparenza  
Sollecitazione del sindaco Pizzolitto al prefetto Marrosu che assicura: «Ho già organizzato»
 
 
La Prefettura di Gorizia intende andare al più presto a una verifica del Patto di trasparenza, firmato nel 2007 con i vertici di Fincantieri, che dovrebbe consentire di mettere sotto costante controllo l’affidabilità delle ditte – almeno 350 – che operano in appalto e in subappalto nella costruzione e nell’allestimento delle navi passeggeri nello stabilimento di Panzano, il rispetto delle regole nei rapporti con i lavoratori e anche quindi una «radiografia» dei circa 2500 trasfertisti impiegati. Un fatto ritenuto importante, quest’ultimo, alla luce di un dato rivelato alcuni anni fa dall’allora procuratore triestino Raffaele Tito che parlò di una percentuale di trasfertisti vicina al 50% con gravi precedenti legati anche alla criminalità organizzata. Ora il rischio di infiltrazioni non esisterebbe più ma l’emergenza sociale è sempre alta. L’intento della Prefettura, espresso dalla dottoressa Maria Augusta Marrosu, è emerso in un incontro organizzato dal Propeller club, dedicato alla sicurezza e alla delicata situazione sociale cittadina. È stato il sindaco Gianfranco Pizzolitto a sollecitare la necessità «di andare fino in fondo e verificare a che punto sia il Patto di trasparenza», al quale è legata la questione-sicurezza in città. E il Prefetto lo ha rassicurato: «Ho già organizzato», annunciando che la verifica sull’attuazione concreta dei contenuti del Patto è imminente. Pizzolitto ha rilevato come sia proprio il modello produttivo di Fincantieri legato agli appalti («A volte raggiungono 10 livelli di subappalto»), a portare i maggiori disagi sociali alla città: dalla questione-casa, ai problemi di integrazione. «Il Comune – ha spiegato Pizzolitto – si trova impegnato su tre piani: ordine pubblico, disagio sociale, integrazione. In relazione al primo – ha aggiunto il sindaco – è necessaria una verifica del Patto di trasparenza – indispensabile per fronteggiare le conseguenze di appalti, subappalti e quindi del caro-affitti. Ma dobbiamo essere pronti ad affrontare l’aumento di nuove povertà che sono purtroppo connesse con la maggiore diffusione di comportamenti illegali. E risolvere questioni magari anche banali legate alla convivenza con gli stranieri presenti ormai a Monfalcone (il 13,6% della popolazione totale di Monfalcone, ndr)».
Nell’incontro è stato rilevato che, da qualche anno, non vengano più rilevati gravi fenomeni legati alla criminalità organizzata. Ma anche come ciò non autorizzi ad abbassare la guardia. Necessari quindi controlli preventivi e risposte alla situazione percepita di insicurezza da parte dei cittadini con interventi nella cura del decoro urbano, dell’illuminazione pubblica e della videosorveglianza. In linea con lo scenario delineato da Pizzzolitto si è detto il questore di Gorizia Antonio Tozzi, che ha individuato nello spaccio di droga e nel disagio giovanile i maggiori problemi per la città. «Sarebbe auspicabile – secondo Tozzi – un unico organo di polizia, in cui ognuno dovrebbe agire secondo la propria competenza, con un’unica sala operativa, in una cittadella delle froze dell’ordine, per arrivare a disegnare un modello di sicurezza con l’utilizzo di tutte le forze disponibili, monitorando il territorio e facendo sentire ai cittadini la presenza dello Stato. Servono però regole precise da rispettare, a cominciare dalla certezza della pena. Arrestiamo la stessa persona 4, 5 volte, ma poi esce e continua a delinquere».
Il comandante della polizia municipale, Walter Milocchi, ha infine spiegato la nuove possibilità offerte dalle ordinanze finalizzate a una maggiore sicurezza e a un miglioramento della qualità della vita. «Negli 11 anni che ho trascorso a Monfalcone – ha detto Milocchi – la città è cambiata, ma non credo che i livelli di criminalità siano da enfatizzare. Monfalcone paga semplicemente lo scotto, comune a tanti altri centri, di una città che cresce. Tutto sommato – ha concluso – Monfalcone resta pur sempre una città in cui il reato più diffuso è il furto di biciclette».

Messaggero Veneto, 30 novembre 2008
  
MONFALCONE  
Sicurezza, Pizzolitto sollecita la verifica del Patto di trasparenza
 
 
MONFALCONE. Dovrebbe essere effettuata presto la verifica dell’attuazione del Patto di trasparenza, atto firmato da Fincantieri e Prefettura, utile soprattutto per controllare e monitorare serietà e affidabilità degli appalti delle ditte che operano nel cantiere navale. Lo ha assicurato il prefetto Maria Augusta Marrosu nel corso dell’incontro organizzato dal Propeller club di Monfalcone e dedicato alla sicurezza e ai riflessi negli ambiti sociali.
Alla richiesta del sindaco Pizzolitto, che aveva sollecitato la necessità di «andare fino in fondo e verificare a che punto è questo patto», il prefetto ha risposto «ho già organizzato», confermando appunto che si provvederà a breve ad andare a una verifica dell’attuazione dei contenuti del patto. D’altronde è proprio il modello produttivo attuato da Fincantieri, basato sugli appalti, «che a volte raggiungono poi dieci livelli di subappalto», ha riferito Pizzolitto, a portare i maggiori impatti sociali alla città, a cominciare dalla tensione abitativa fino ad arrivare ai problemi di integrazione.
«Tre sono i settori di intervento: ordine pubblico, disagio sociale, integrazione. Per il primo è necessaria l’interistituzionalità – ha detto il sindaco – e serve però affrontare anche altri due temi: subappalti e monitoraggio degli affitti. Per il secondo dobbiamo calcolare che ci saranno ingressi di nuove povertà e quindi potrebbe aumentare il rischio di prassi non legali; per il terzo, è vero che abbiamo perso la nostra identità, ma spesso le tensioni si innescano per casi banali, quali gli odori della cucina degli immigrati del Bangladesh». Tutto sommato il territorio del Monfalconese è tranquillo, non vengono registrati gravi episodi di criminalità organizzata, ma serve anche organizzare un controllo preventivo, utile ad affrontare la situazione reale e anche a dare risposte alla situazione percepita di insicurezza con interventi nel settore del decoro e dell’arredo urbano, dell’illuminazione pubblica, della videosorveglianza. Il parere del sindaco di Monfalcone, Pizzolitto, è stato condiviso da questore di Gorizia, Antonio Tozzi, e dal comandante della polizia municipale, Walter Milocchi. «Dare sicurezza significa avere strumenti, risorse, mezzi. Sarebbe opportuno a mio parere – ha detto il questore, che non ha mancato di segnalare i problemi del traffico di droga o del disagio giovanile – che ci fosse un unico organo di polizia, in cui ognuno dovrebbe agire secondo la propria competenza, con un’unica sala operativa, in una cittadella delle forze dell’ordine. Così potremmo arrivare a disegnare un modello di sicurezza con l’utilizzo di tutte le forze disponibili, occupando il territorio, facendo sentire la presenza dello Stato e fornendo le risposte ai cittadini. Servono però regole precise da rispettare, la certezza della pena. Arrestiamo la stessa persona 4, 5 volte, poi esce e continua a delinquere: allora che senso ha la nostra azione?»Milocchi ha spiegato le nuove possibilità offerte dallo strumento delle ordinanze, che consentono di intervenire sulla sicurezza urbana e quindi anche sulla vita civile, sul degrado urbano e sulla coesione sociale.

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Il Piccolo, 16 luglio 2008 
 
Fiom a Fincantieri: «Ridurre il subappalto»  
Si accentua lo strappo sul contratto integrativo con i metalmeccanici Uil
 
 
Salario, appalti sicurezza, formazione, ma anche lo strappo con Uilm e la decisione di procedere lungo la propria strada presentando la una piattaforma «propria» per l’integrativo 2008-2011 di Fincantieri: questi temi affrontati ieri nelle assemblee, convocate da Fiom-Cgil, tenutesi nello stabilimento Fincantieri di Panzano alla presenza del coordinatore nazionale per la cantieristica della Fiom, Sandro Bianchi. Assemblee che sono servite per illustrare il documento, ma anche per spiegare che «la Uilm ha fatto un scelta unilaterale senza precedenti nella storia sindacale – ha detto Bianchi -. Uilm ha presentato una propria piattaforma, che ci lascia esterrefatti visto che l’unico salario fisso che chiedono è quello sul premio presenza, che va a discapito dei lavoratori, visto che per esempio penalizza chi è assente per malattia».
«Se si dovesse arrivare a proclamare degli scioperi – ha aggiunto Bianchi – non si deve pensare che saranno unitari, perché ognuno, a questo punto, lotta per le proprie richieste. Non possiamo scioperare insieme per obiettivi diversi. E’ una vertenza complicata e credo che alla fine vincerà o la democrazia, o il conflitto. E se la piattaforma verrà approvata credo che comunque resterà traccia di questo strappo».
Le proposte di Fiom da oggi a venerdì saranno sottoposte alla valutazione e voto dei lavoratori e se la piattaforma sarà approvata verrà presentata subito alla controparte. Due i punti che dividono la Fiom dalla Uilm: salari e appalti. «Avevamo deciso di schiodarci dalla questione appalti, accettando come richiesto da Fim e Uilm di avere vertenze territoriali parallele, proprio per arrivare a contrattazione unitaria, ma non è servito e Uilm ha rotto, presentando solo poche ore dopo una sua piattaforma», ha aggiunto Bianchi.
In merito agli appalti, il sindacato chiede un programma di assunzioni in Fincantieri e la riduzione degli appalti, con una mappatura degli appalti nei cantieri. «Appaltare è un modo per eludere un problema, creandone altri però. Oltretutto – è stato sottolineato – è una delocalizzazzione in casa, che erode la forza industriale di Fincantieri, destabilizzando la struttura». Sul tema della sicurezza si chiede tra l’altro l’istituzione, concordata tra le parti, di una procedura per interrompere il lavoro in caso di grave pericolo e l’istituzione del delegato sindacale alla sicurezza, anche per interventi riguardo alle ditte in appalto.
 
 Messaggero Veneto, 16 luglio 2008 
 
Assemblee sull’integrativo Fincantieri  
Monfalcone: consultazioni in corso con Bianchi (Fiom nazionale) Amarezza e polemiche per la rottura con Uilm su salari e appalti
 
 
MONFALCONE. Salario, appalti, sicurezza, formazione, ma anche lo strappo con Uilm e la decisione di procedere lungo la propria strada presentando la “propria” piattaforma per l’integrativo 2008-2011 di Fincantieri sono stati i temi affrontati ieri nelle assemblee, convocate da Fiom-Cgil nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, alla presenza del coordinatore nazionale Fiom per la cantieristica, Sandro Bianchi.
Assemblee servite per illustrare il documento, ma anche per spiegare che “la Uilm ha fatto un scelta unilaterale senza precedenti nella storia sindacale – ha detto Bianchi –. Uilm ha presentato una sua piattaforma, che ci lascia esterrefatti visto che l’unico salario fisso che chiedono è quello sul premio presenza, che va a discapito dei lavoratori, visto che per esempio penalizza gli assenti per malattia”. E’ chiaro il rappresentante nazionale Fiom: se si dovesse arrivare a proclamare degli scioperi, non si deve pensare che saranno unitari, “perché ognuno a questo punto lotta per le proprie richieste. E’’ una vertenza complicata e credo che alla fine vincerà o la democrazia, o il conflitto”.
Le proposte di Fiom da oggi a venerdì saranno sottoposte alla valutazione e al voto dei lavoratori e se la piattaforma sarà approvata sarà presentata subito a Fincantieri. Due i punti con differente posizione da Uilm: salari e appalti. “Avevamo deciso di schiodarci dalla questione appalti, accettando come richiesto da Fim e Uilm di avere vertenze territoriali parallele, proprio per arrivare a contrattazione unitaria, ma non è servito e Uilm ha rotto, presentando poche ore dopo una sua piattaforma”, aggiunge Bianchi.
Sui salari Fiom chiede “aumenti veri e consistenti”, con una proposta di aumento di 310 euro al mese di cui 135 euro al mese fissi con consolidamento dei premi di produttività e di programma, aumenti del compenso di risultato e delle specificità di stabilimento. Fiom chiede di chiudere il premio di produttività “visto che in 12 anni non si sono avuti i risultati sperati e che tale premio punisce chi fa i lavori più pesanti”. Sulla specificità di stabilimento (legata ai lavori più svantaggiati) si intende ampliare la platea di lavoratori interessati, 2000 lavoratori per 120 euro, “visto che l’incentivo salariale può essere l’unico modo per combattere il fenomeno della fuga dai lavori più faticosi”. Altri 125 euro al mese sono variabili, con un incremento del premio di programma che ha sempre pagato, è visibile e controllabile, è un premio di stabilimento che non crea divisioni tra i lavoratori. Dei 310 euro fanno parte anche i 50 euro al mese per gli aumenti di varie voci e indennità (straordinario 6° e 7° livello, indennità di turno e notturno, indennità capi-prodotto, prove a mare, trasferte).
Sugli appalti, chiedono un programma di assunzioni in Fincantieri e la riduzione degli appalti, con una mappatura degli appalti nei cantieri. “Appaltare è un modo per eludere un problema, creandone altri però. Oltretutto è una delocalizzazzione in casa, che erode la forza industriale di Fincantieri, destabilizzando la struttura”. Occorre inoltre definire le condizioni generali che consentono il ricorso agli appalti.
Due le ipotesi. La prima: istituzione di un premio di programma, agganciato a quello vigente in Fincantieri, per tutti i lavoratori degli appalti e quindi vertenza unica per i dipendenti di Fincantieri e quelli delle ditte di appalto. La seconda: apertura a livello territoriale di vertenze di sito e ciò significa vertenze separate che a livello territoriale si svolgono assieme a quella Fincantieri. (c.v.)

Il Piccolo, 25 giugno 2008 
  
MILITARI DELLA GUARDIA DI FINANZA IN MUNICIPIO  
Lavori in piazza sotto inchiesta della Procura  
L’indagine partita da denunce su infortuni e cadute. Acquisiti gli atti dell’opera
 
 
I lavori per la riqualificazione di piazza della Repubblica sono finiti nel mirino della magistratura goriziana. La procura della Repubblica ha aperto un fascicolo d’inchiesta sulla realizzazione dell’opera, iniziata alla fine di agosto del 2005 e conclusasi oltre un anno dopo con una spesa per l’amministrazione comunale di 2,8 milioni di euro. A dare il là all’indagine sarebbero state le denunce sporte da alcuni cittadini dopo essere caduti in piazza della Repubblica, molto scivolosa in alcuni tratti in caso di pioggia e divenuta una vera e propria pista di pattinaggio durante le festività natalizie alla fine dello scorso anno. Da qui l’indagine si sarebbe allargata agli appalti affidati dal Comune nel 2005 per andare alla riqualificazione della piazza in base al progetto risultato vincitore del concorso internazionale effettuato nel 2003.
Non è escluso che le indagini riguardino quindi le modalità di esecuzione dei lavori, per quel che riguarda impiego di materiali e manodopera. Fatto sta che militari della Guardia di finanza hanno acquisito tutta la documentazione necessaria, effettuando più visite in municipio nell’arco degli scorsi 3 mesi. Non ci sarebbero comunque al momento persone iscritte nel registro degli indagati. L’opera è stata appaltata alla Livenza Costruzioni di Cessalto, ma i lavori sono stati realizzati in subappalto dalla Luci di Trieste per una spesa complessiva di 2,5 milioni di euro, mentre l’impianto di illuminazione è stato realizzato in proprio dall’ente locale con un investimento aggiuntivo di 300mila euro.
Per l’amministrazione comunale si tratta senz’altro di un brutto grattacapo, dopo che il «peggio», cioé le critiche dei cittadini alla nuova piazza e le denuncie dell’opposizione sulle carenze dell’opera, pareva passato. In una delle ultime sedute del Consiglio comunale l’assessore ai Lavori pubblici Bou Konate, rispondendo a un’interrogazione della consigliere Lionella Zanolla, aveva fra l’altro annunciato come la piazza fosse stata collaudata solo a fine marzo. A distanza, quindi, di un anno e mezzo circa dalla conclusione dei lavori. Nel frattempo sono stati realizzati alcuni aggiustamenti nel lato settentrionale dello spazio urbano, necessari per abbattere le barriere architettoniche, mentre diversi elementi in pietra, soprattutto nella fascia antistante la farmacia, sono stati sostituiti perché sbrecciati.
«Mi auguro a questo punto di avere le risposte che non ho mai ottenuto dall’amministrazione comunale sul rapporto qualità-prezzo dei materiali inseriti nel capitolato d’appalto», afferma il consigliere comunale di Fi Giorgio Pacor, che sulla correttezza dei lavori di riqualificazione di piazza della Repubblica aveva chiesto più chiarimenti all’ente locale assieme comunque ad An e Lega Nord. Il mancato rispetto della nuova normativa in materia di inquinamento luminoso da parte dell’ultramoderno impianto della piazza è stato invece sollevato dal capogruppo di CittàComune Maurizio Volpato. L’illuminazione non è a norma e andrà sostituita, anche se senza fretta. È invece del novembre del 2006 la segnalazione del consigliere Pacor, secondo cui la nuova piazza della Repubblica non è a misura di disabile, sia sotto il profilo motorio sia che si tratti di una persona non vedente, ipovedente o sorda. Secondo Pacor, quindi, i lavori realizzati dal Comune non rispettavano le norme del decreto del ministro dei Lavori pubblici 236 del 1989 per quanto concerne i percorsi per i diversamente abili. Discorso valido, secondo Pacor, soprattutto per l’assenza di un corrimano lungo la scalinata di salita Granatieri e lungo le rampe presenti in prossimità dell’ex pretura e dell’albergo Lombardia.
Sempre nell’autunno del 2006 erano sorti interrogativi sull’utilizzo di una pietra diversa da quella prevista per la ripavimentazione di piazza della Repubblica. Secondo sempre Giorgio Pacor e An, per la realizzazione della piazza non sarebbe stata impiegata la pietra di Aurisina e il Repen, ma pietra proveniente dalla Slovenia, il cui costo era, fra l’altro, inferiore a quello dei materiali indicati nel capitolato d’appalto. 
 
Messaggero Veneto, 25 giugno 2008 
 
Monfalcone. Fiamme gialle all’opera dopo le denunce per le cadute di alcuni passanti  
La Procura apre un fascicolo sui lavori di riqualificazione di piazza della Repubblica
 
 
Di qui i berretti verdi sono partiti per allargare il campo dell’indagine praticamente a 360 gradi e acquisendo tutti gli atti relativi all’appalto e subappalto dei lavori, al materiali usati, alle persone che vi hanno lavorato, al sistema di illuminazione.
Il collaudo della piazza è stato effettuato nello scorso mese di marzo, mentre i lavori, dopo un subappalto rispetto alla ditta iniziale vincitrice dell’appalto, erano stati conclusi alla fine dell’estate 2006 quando venne organizzata una vera festa di inaugurazione, per dare il segnale ai cittadini che la grande opera pubblica (per cui sono stati spesi 2milioni 500mila per la realizzazione, oltre a 300mila euro per l’illuminazione) diventava proprietà di Monfalcone, salotto buono qualificante della città. Ma sulla piazza, che già era stata oggetto di critiche e richiesta di chiarimenti, sono continuate a piovere le obiezioni riguardo ai materiali usati che non sarebbero corrisposti al capitolato d’appalto né per qualità, né per costo, alle barriere architettoniche, alla scarsa visibilità di pericolosi dislivelli.
Come non bastasse il freddo invernale ha fatto letteralmente e pericolosamente ghiacciare parte dell’impiantito e alcune piastrelle di pietra sono saltate via e si sono rotte. Numerose sono state le interrogazioni dei consiglieri di minoranza in merito alla piazza e al ritardo del suo collaudo. Gli atti ora sono al vaglio degli inquirenti, che li stanno analizzando con attenzione in tutte le loro parti.
«Più volte ho chiesto delucidazioni sulle barriere architettoniche, che però in sede di collaudo sarebbero state superate – afferma il consigliere comunale di Forza Italia, Giorgio Pacor, ricordando che sono stati per esempio collocati dei passamano davanti al palazzo dell’ex Pretura e sulla scalinata di salita Granatieri –; resta la questione della qualità della pietra usata per l’impiantito e della sua rispondenza rispetto a quanto previsto dal capitolato d’appalto. Era prevista Pietra d’Aurisina, ma non è stata usata. Le risposte ottenute non sono mai state convincenti, ora può essere che si ottengano spiegazioni precise».
Non è sorpreso dell’indagine aperta sulla piazza il consigliere comunale e regionale della Lega Nord, Federico Razzini, che si dice molto più sorpreso del fatto che «in questi anni non è mai stata avviata un’indagine sul modo, quanto meno allegro, con cui sono stati conferiti gli appalti e gli incarichi, anche rispetto all’esito dei lavori stessi. Ora è merito dei cittadini, che si sono fatti sentire, se sarà fatta ufficiale chiarezza».
Razzini e gli altri consiglieri di opposizione si dicono scandalizzati del modo in cui sono stati eseguiti i lavori, con utilizzo di materiali scaduti e finiture mal fatte, situazione che pur evidenziata in consiglio comunale non è mai stata chiarita.
Cristina Visintini

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Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
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