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Il Piccolo 17 novembre 2009 
 
”CARICO SOSPESO”  
Le morti bianche al Comunale
 
 
A teatro, per commemorare le vittime delle ”morti bianche”. Si terrà sabato 28 novembre l’appuntamento annuale di Carico Sospeso – Coordinamento Franco Cicciarella per i diritti a un lavoro sicuro. Al Comunale, alle 20.30, sarà portato in scena “3,06”, diretto dall’attrice Luisa Vermiglio, già coordinatrice del Laboratorio Fare Teatro. L’iniziativa, realizzata con il contributo della Regione e il patrocinio di Provincia e Comune di Monfalcone, Staranzano e Ronchi, si è sviluppata in seguito alla scomparsa del portuale Franco Cicciarella, per non dimenticare quanto è accaduto, ma anche per informare e dar voce al diritto a un lavoro sicuro e al diritto alla vita. Il titolo “3,06” fa riferimento al numero medio giornaliero delle “morti bianche” accertate dall’Inail nel 2008. «Le morti sul lavoro – così i promotori della serata, a ingresso libero – rappresentano uno stillicidio continuo di dolore. Gli infortuni sul lavoro non sono frutto del caso, della fatalità, né possono essere banalmente attribuiti all’imperizia e alla disattenzione dei lavoratori: sono causati da uno scarso radicamento della cultura della sicurezza. Ma anche da una produzione e un’organizzazione del lavoro fondata su una ricerca esasperata della produttività, su ritmi sempre più intensi, su appalti e subappalti fondati sul massimo ribasso, sul profitto attraverso la riduzione dei costi, da una mancanza di supporto alla valutazione e gestione dei rischi». (ti.ca.)

Messaggero Veneto, 25 novembre 2009 
 
“Carico sospeso”, sabato uno spettacolo per promuovere la sicurezza sul lavoro 
 
MONFALCONE. “3,06” è lo scarno titolo dello spettacolo artistico-culturale organizzato per sabato da “Carico sospeso”, l’associazione nata per ricordare Franco Cicciarella (deceduto in un tragico incidente di lavoro in porto), ma anche tutte le morti e gli infortuni che avvengono sul posto di lavoro. 3,06 è il freddo dato statistico medio di caduti sul lavoro, senza contare le migliaia di invalidi permanenti ogni anno.
«Sta a significare – spiegano i rappresentanti dell’associazione – che ancora oggi di lavoro si muore o si rimane invalidi per tutta la vita per sé e per i propri affetti. Le morti sul lavoro rappresentano uno stillicidio continuo che colpisce la società reale. Gli infortuni come tutti gli eventi che investono la salute di chi lavora non sono il frutto del caso, né possono essere banalmente attribuiti all’imperizia e alla disattenzione dei lavoratori: sono causati da uno scarso radicamento complessivo della cultura della sicurezza, da un sistema generale di formazione, prevenzione, vigilanza non adeguato alle esigenze e alle necessità. Ma anche da una produzione e da una organizzazione del lavoro, fondata su di una ricerca esasperata della produttività, su ritmi di lavoro sempre più intensi, su appalti e subappalti fondati sul massimo ribasso, sul profitto attraverso la riduzione continua dei costi, a partire proprio da quelli per la sicurezza, da una mancanza inoltre di supporto alla valutazione e gestione dei rischi e alla formazione nei confronti delle microimprese».
“Carico sospeso” intende porre attenzione alla tematica della dignità di un lavoro sicuro e del diritto alla vita tramite il lavoro proponendo uno spettacolo attraverso il quale diffondere a un pubblico ampio, ed in particolare ai lavoratori e ai giovani, la cultura del diritto ad un lavoro sicuro.
La manifestazione artistico-culturale con ingresso libero si terrà quindi sabato 28 novembre, nel teatro comunale di Monfalcone, alle 20.30 con la regia e la direzione artistica di Luisa Vermiglio e vedrà la partecipazione di artisti e gruppi del mandamento quali: Alessandra Franco (canto), Sergio Giangaspero (chitarra), Lucio Casentino – Marco Fumis e Ousmane Bangoura (canto e percussioni), Luca Sterle & The Rebus (Gruppo Rock), Coro Gospel Soul Circus di Max Devitor, Daidaloi (teatro), Partiti Crew (breakdance), Fabio Babich & Massimo Racozzi (sand animation), ScattArte (foto).

Il Piccolo, 30 novembre 2009
 
Dal teatro un appello contro le stragi sul lavoro  
Quattro anni fa la morte di Franco Cicciarella. Comunale gremito per ”Carico sospeso”
 
 
Ha ragione, il sindaco Gianfranco Pizzolitto, quando dice che «chi va a lavorare non va in guerra». E che la speranza, come ha aggiunto alla serata organizzata in teatro per dire basta alle morti bianche, di vedere tornare a casa ogni giorno, sano e salvo, un operaio non dovrebbe essere, appunto, un auspicio ma una pretesa. Il condizionale, quando si parla di stragi sul posto di lavoro, è tuttavia imprescindibile. Perché i decessi continuano ad avvenire. Lo dimostrano i dati snocciolati sul palco dai promotori dell’iniziativa, i volontari di ”Carico sospeso”, l’associazione sorta nel 2005 a seguito della scomparsa, a 39 anni, del portuale Franco Cicciarella: 3,06 la media giornaliera di decessi che si verificano in Italia, un milione di incidenti e 25mila casi di invalidità, cifra da cui si escludono le malattie professionali. «Nel 2007 – così un attore sul palco – 27 persone sono morte per infortunio, 26 nel 2008: uno si è salvato, ma ancora si assiste al quotidiano bollettino di guerra». La serata, che ha fatto il pieno in teatro, è stata diretta dall’attrice monfalconese Luisa Vermiglio e ha visto l’esibizione di diversi artisti che hanno levato alto un grido di denuncia (in apertura il contributo video di Ascanio Celestini). Ad alzare il sipario Antonella Paoletti di ”Carico sospeso”, che ha annunciato a breve l’uscita del bando per un concorso letterario nelle scuole sulla sicurezza sul lavoro. La parola è passata quindi al sindaco, presente assieme al vice Altran, agli assessori Benes e Morsolin, al consigliere provinciale Del Bello e al sindaco di Staranzano Presot: «Vi ringrazio per ciò che avete fatto con la vostra associazione: siete nati sull’onda di un tragico evento, ma non si è trattato di una fiammata. La sicurezza sul lavoro oggi non è un dato ma un obiettivo da raggiungere». Il primo cittadino ha quindi toccato il dramma dell’amianto, paragonando gli esposti a «persone allineate a un muro. Il profitto è il punto di vista di chi svolge attività economiche, mentre io credo che se queste non vengono abbinate a una concezione etica non si può proseguire in maniera proficua».
L’assessore Benes, ex insegnante di Cicciarella, ne ha ricordato il profilo umano, esortando «al rispetto della vita e della solidarietà», mentre il consigliere Del Bello ha affrontato il tema della responsabilità sociale d’impresa. Archiviati i discorsi ufficiali è stata la volta dello spettacolo, intessuto lungo una sequela di performance: dalla travolgente break dance (Partiti crew), al canto struggente accompagnato alla chitarra (Sergio Giangaspero e Alessandra Franco), passando attraverso l’incontenibile rock di Luca Sterle & The Rebus, l’affascinante sand art di Max Racozzi & Fabio Babich, le percussioni del trio di Luca Cosentino, Ousmane Bangoura e Marco Fumis e il gospel finale di The soul circus. Il tutto accompagnato dalle belle immagini di ScattArte. I promotori hanno infine invitato la cittadinanza a prender parte, il prossimo 22 marzo, al dibattimento del processo Cicciarella.
Tiziana Carpinelli

Il Piccolo, 22 marzo 2010
 
L’INFORTUNIO IN PORTO CHE COSTÒ LA VITA A FRANCO CICCIARELLA 
Operaio morì, riparte il processo 
Alla sbarra anche l’ex console della Compagnia Franco Romano

Riprende oggi in Tribunale a Gorizia il processo penale per l’accertamento delle responsabilità per la morte di Franco Cicciarella, vittima l’11 aprile del 2005 di un infortunio sul lavoro mentre stava operando in banchina assieme a dei colleghi. Nella precedente udienza, il 13 luglio del 2009, sono stati sentiti alcuni testimoni, sia dell’accusa sia della difesa, per tentare di accertare cosa sia accaduto quel pomeriggio nel porto di Monfalcone, sferzato dalla bora. Dopo il patteggiamento del conducente del carrello elevatore che investì Franco Cicciarella, procurandogli lesioni mortali, rimangono sul banco degli imputati l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della stessa Compagnia, il triestino Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, e Guido Misseroni, legale rappresentante della Cooperativa sopraccarichi di cui era dipendente Cicciarella.
Intanto ”Carico sospeso”, l’associazione nata in ricordo di Cicciarella per diffondere una cultura della sicurezza sul lavoro, continua con la propria azione di sensibilizzazione e lo fa rivolgendosi ai più giovani. Carico sospeso lancia, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, il Primo concorso letterario Carico Sospeso per le scuole medie inferiori e superiori. «Con questa iniziativa, che prevede una sezione di prosa e una di poesia, desideriamo offrire ai ragazzi del mandamento – spiega l’associazione – l’opportunità di riflettere sul tema della sicurezza e della dignità sul posto di lavoro, che riguarda il vivere civile di ogni comunità, esprimendo i propri pensieri e le proprie emozioni e preparandosi quindi a una più ampia comprensione del futuro che li aspetta». In questi giorni il bando è stato trasmesso alle scuole medie inferiori e superiori di Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Staranzano e il termine per la presentazione degli elaborati è fissato per il 4 maggio.
La cerimonia di premiazione dei vincitori, con lettura dei testi e consegna dei premi (che consistono in buoni libro per un totale di mille euro) avverrrà alla fine dell’anno scolastico. (la.bl.)

Il Piccolo, 23 marzo 2010
 
MORÌ L’OPERAIO FRANCO CICCIARELLA 
Infortunio, slitta il processo 
Prossima udienza il 24 maggio con l’audizione di tre testimoni

È ripreso in tribunale a Gorizia ma è slittato subito al prossimo 24 maggio il processo penale per l’accertamento delle responsabilità per la morte di Franco Cicciarella, vittima l’11 aprile del 2005 di un infortunio sul lavoro mentre stava operando in banchina, nel porto, assieme a dei colleghi. Il rinvio è stato deciso a causa di un impedimento dell’avvocato Alessandro Giadrossi, difensore di uno degli imputati, Guido Misseroni, legale rappresentante della Cooperativa Sopraccarichi di cui era dipendente Cicciarella. Nell’udienza del 24 maggio saranno ascoltati tre testimoni chiamati dal pm. Nella precedente udienza, il 13 luglio scorso, erano stati sentiti altri testimoni, sia dell’accusa che della difesa, con lo scopo di accertare cosa sia accaduto quel pomeriggio nel porto di Monfalcone, sferzato dalla bora. Il conducente del carrello elevatore che investì Franco Cicciarella, procurandogli lesioni mortali, è già uscito dal processo, scegliendo la via del patteggiamento. Rimangono sul banco degli imputati, oltre a Misseroni, l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, e Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società.

Il Piccolo, 18 aprile 2009 
 
IN VISTA UNA RACCOLTA DI FIRME  
Teatro a pagamento, scatta la protesta delle associazioni
 
 
Scatta la protesta delle associazioni contro il «teatro a pagamento». In una lettera del presidente della Consulta cultura, Bruno Bonetti, allegata alla convocazione della prossima riunione della Consulta, in programma il 22 aprile prossimo, lo stesso Bonetti scrive al sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, ricordando come «la delibera giuntale del 16 febbraio scorso che determina le nuove tariffe d’uso (di teatro e altre strutture culturali, ndr) prevede, per la sua immediata attuazione, un’oggettiva difficoltà nell’esercizio dell’attività culturale delle associazioni cittadine». Ne consegue infatti che «tutte le associazioni che hanno programmato eventi culturali antecedentemente il primo marzo e che si svolgeranno dopo tale data, si vedranno onerate di costi imprevedibili e insostenibili con il rischio di annullamento degli eventi stessi – scrive ancora Bonetti -. Se da un lato si può comprendere le difficoltà finanziarie in cui si muove l’ente per le limitate risorse e trasferimenti cui è stato soggetto, dall’altro non è accettabile che siano le associazioni cittadine a essere danneggiate dovendosi assumere l’onere di pagare l’uso delle sale comunali cii si aggiunge un irrilevante stanziamento in bilancio di soli 4mila euro per le quasi ottanta associazioni che compongono la consulta cultura». Bonetti quindi conclude sostenendo che «le scelte dell’amministrazione penalizzano troppo pesantemente le associazioni che, nel corso della recente riunione della consulta, hanno anche auspicato forme di protesta come la raccolta di firme».
Ecco quindi che, secondo il presidente della Consulta, «sarebbe stato conveniente cogliere l’opportunità fornita dal regolamento per i rapporti con l’associazionismo per un coinvolgimento più diretto nelle scelte nonché della visione del bilancio preventivo comunale che invece è stato completamente disatteso. Confidiamo quindi nella buona volontà e nella comprensione che da sempre hanno contraddistinto questa giunta nei confronti degli operatori culturali a rivedere sia i costi delle sale comunali che lo stanziamento per le associazioni». (e. o.)

Il Piccolo, 11 maggio 2009 
 
«Costi proibitivi per affittare il Comunale»  
Le associazioni culturali minacciano di spostare altrove saggi e spettacoli
 
 
C’è chi minaccia di spostare saggi e spettacoli in altre località, chi confronta i costi tra una sala e l’altra, chi annuncia che sospenderà la propria attività se non sarà garantito l’uso del teatro senza dover sborsare ingenti cifre. Nell’ultima Consulta per la cultura, non è mancata la protesta. C’è chi ha minacciato di trasferire le iniziative a Gorizia, dove le strutture costano meno, e chi, invece, ha addirittura affermato di vedersi costretto ad annullare i previsti spettacoli. È stato ricordato anche il problema del concorso lirico, in bilico già alla sua prima edizione perché gli organizzatori dovrebbero pagare 3mila euro per il teatro più i servizi tecnici. L’assessore alla Cultura Paola Benes ricorda però le motivazioni di questa sofferta decisione. «Il bilancio comunale è sempre più risicato, abbiamo dovuto tagliare moltissimi servizi essenziali, anche nel settore culturale. Voglio comunque ricordare che le agevolazioni per le associazioni ci sono sempre: un’associazione onlus paga metà della tariffa prevista, se poi è iscritta alla Consulta paga metà della metà. Anche questa deve essere considerata un’agevolazione». Ma alle associazioni non basta, il problema è infatti che tutto è stato deciso a ”corsa già iniziata”, ovvero quando la programmazione per l’intero anno era già decisa. «Noi siamo associazioni di volontariato, spesso non possiamo permetterci di pagare neppure 200 euro, proprio perché le nostre iniziative rivolte al pubblico sono gratuite». Ma c’è stato anche chi ha difeso la decisione del Comune, come l’ex presidente della Consulta, Rino Romano. « Quello che si dovrebbe rivedere, forse, è la metodologia di attribuzione dei finanziamenti, finora a pioggia». La proposta è stata accolta dall’assessore Benes: «Purtroppo i fondi sono quelli che sono e mi sto adoperando per portare a casa qualche risultato in più. Per il resto, invito le associazioni a fare domanda di contributo alla Provincia, per esempio, oppure ad approfittare dei momenti di festa già previsti. Per quanto riguarda l’applicazione dei criteri di stanziamento, l’assessorato è aperto ai suggerimenti». Che poi i cambiamenti previsti abbiano costretto le associazioni a rivedere la loro programmazione, questo è evidente: anche il Comune, da parte sua, ha dovuto rivedere molte priorità alla luce dei fondi disponibili, provocando tra l’altro il taglio di molte iniziative anche della Galleria d’arte contemporanea dove sono saltate due mostre sulle sei programmate. (e. o.)

Il Piccolo, 13 maggio 2009 
 
Nuovo regolamento, rischia di sparire la Festa dello Sport 
 
Avrebbe dovuto animare la città dal 28 maggio al 2 giugno sancendo di fatto l’apertura dell’estate monfalconese. Invece, al momento non solo tutto tace, ma una scure non da poco conto rischia di abbattersi sulla Festa dello Sport. I cui organizzatori, al momento, non sanno ancora se l’evento si terrà oppure no. Non si tratta di questioni legate ai fondi disponibili: che ci sono e sono già stati stanziati, ma di normative. Il Comune sta infatti discutendo sul nuovo regolamento per la concessione di constributi alle associazioni culturali. Che prevede una serie di limitazioni molto rigide sui contributi che sarà possibile attribuire, o sul modo in cui le associazioni potranno essere depositarie dell’organizzazione di eventi. Il problema è che il regolamento andrà in discussione nel Consiglio del 21 maggio. Ovvero otto giorni prima della Festa dello Sport. Se decadrà quello vecchio, decadranno anche tutte le convenzioni stipulate, e quindi tutto il lavoro finora portato avanti dagli attuali organizzatori (scelti tra le associazioni aderenti alla Consulta cultura).
Ecco perchè in questi giorni si sta freneticamente cercando di capire come trovare un’eventuale deroga o come muoversi per far sì che la Festa si tenga comunque. Gli organizzatori, per bocca del presidente della Consulta, Roberto Abram, sono stati chiari: «Per noi il programma della Festa è pronto, se però dieci giorni prima ci dicono che tutto deve essere rifatto, allora quest’anno la Festa salta». L’assessore allo Sport, Michele Luise, assicura di voler risolvere il problema. «In questi giorni mi ripropongo di avere incontri con i dirigenti del Comune per capire come muoverci – spiega – perchè chiaramente l’intenzione dell’amministrazione è quella di non stravolgere l’anima di una festa che è sempre stata importante in quanto momento di partecipazione delle associazioni». Il succo è che il regolamento sancisce anche i casi in cui sarà possibile o meno affidare direttamente a un’associazione l’organizzazione di un evento, e il modo di finanziamento: finora il Comune interveniva garantendo l’anticipo del 50% delle spese, per poi saldare alla fine. Se questo meccanismo dovesse essere rivisto, le associazioni vogliono avere garanzia sulla disponibilità totale dei fondi. «Diciamo che per quanto riguarda i finanziamenti, ci sono e sono già stanziati – spiega Luise – e quindi al massimo potremmo, noi come Comune, accollarci l’organizzazione diretta dell’evento. Ma quello che vogliamo è non snaturare lo spirito e mantenerlo un evento che vede coinvolti Comune e associazioni». (e.o.)

Il Piccolo, 14 maggio 2009 
 
NUOVO REGOLAMENTO DEL COMUNE  
Associazioni a caccia di sponsor  
Il 10% delle spese per le manifestazioni dovrà essere a carico dei sodalizi
 
 
Dovranno trovarsi uno sponsor le associazioni monfalconesi coinvolte nella gestione delle feste dell’estate monfalconese. Perchè, con il nuovo regolamento, attualmente in discussione tra le forze politiche, non potranno più godere di un finanziamento a totale copertura delle spese per l’organizzazione. Saranno rimborsate solo in parte, e al resto dovranno pensarci da sole, magari trovando uno sponsor. Insomma, le associazioni devono trasformarsi un po’ in aziende.
A spiegare questo nuovo aspetto del regolamento è stato l’assessore allo Sport Michele Luise, nell’ambito della discussione sul futuro della Festa dello Sport, cche proprio a causa dell’approvazione del documento non si sa se verrà effettuata o meno.
«Con il regolamento in via di elaborazione si prevede un impegno più forte, anche dal punto di vista economico, delle associazioni – spiega l’assessore Luise – che dovranno assicurare almeno il 10% della somma chiesta per la realizzazione di determinate iniziative. Il Comune, da parte sua – prosegue l’assessore -, non potrà contribuire per una somma superiore al tetto del 90%».
Questo da un certo punto di vista andrà sicuramente a ovviare le ristrettezze economiche del Comune che, proprio a causa della mancanza di fondi, quest’anno ha grande difficoltà ad assicurare il sostegno per le varie iniziative. E in secondo luogo premierà gli eventi più importanti, quelli che hanno maggior spessore, coinvolgendo le associazioni nella realizzazione. E le associazioni? Non hanno preso questa modifica in modo positivo. Anche perchè, per loro, rischia di essere l’ennesimo scoglio da superare per la realizzazione di eventi, cosa già difficile a causa dei pochi fondi e dell’aumento delle tariffe nelle strutture comunali. «Abbiamo capito che ognuno tira l’acqua al suo mulino – spiega il presidente della Consulta Cultura, Bruno Bonetti – ma non vediamo perchè le associazioni dovrebbero pagare per realizzare eventi quando dal Comune non si ha nessun riscontro. Ci troviamo a dover pagare il teatro e le altre strutture, con il risultato che in certi casi sono i volontari a dover tirar fuori soldi di tasca propria, avendo solo in cambio il patrocinio, che non significa nulla: il sostegno morale è una cosa che abbiamo dai cittadini». E che non si pensi che lo scopo della Consulta è tutelare tutte le iniziative indiscriminatamente, tutt’altro. «Noi stessi avevamo proposto una modifica al regolamento che prevedesse un punteggio per le varie iniziative. È chiaro che non si può mettere sullo stesso piano un convegno o un evento con l’organizzazione di una gita. Ma tra questo e il dover ricorrere per forza a fondi dei privati, ce ne corre». (e.o.)

Il Piccolo, 18 marzo 2009 
 
CONTESTATA LA REVISIONE DELLE TARIFFE  
Teatro e sale a pagamento, protestano le scuole  
Danneggiate soprattutto le medie che rischiano di dover ridurre l’attività teatrale e musicale
 
 
di ELENA ORSI

Si apre la «vertenza» scuole-Comune dopo la decisione dell’amministrazione di non concedere più agli istituti l’uso gratuito alle strutture comunali «ad eccezione dei saggi». E gli istituti scolastici si troveranno quindi a dover pagare l’impiego del teatro, della Biblioteca e delle sale comunali, le cui tariffe sono state tra l’altro aumentate. L’allarme e la protesta arrivano da presidi e dirigenti scolastici, alle prese con le implicazioni derivanti dalla delibera dello scorso febbraio con cui il Comune ha modificato il sistema tariffario per l’accesso alle strutture comunali, confermado la gratuità del teatro solo per gli spettacoli di fine anno, contro il tutto-gratis dell’anno precedente. Una vera stangata, secondo i presidi, in un momento in cui le scuole sono alle prese con la mancanza di fondi.
LA DELIBERA. Con la delibera, la giunta ha posto mano alle tariffe di accesso ai contenitori culturali, dal teatro alla Galleria d’arte contemporanea, alla biblioteca. Su proposta dell’assessore alla Cultura Paola Benes ha quindi provveduto a decidere «tariffe agevolate per le associazioni e gli enti senza fini di lucro»(purché siano costituiti da almeno sei mesi e la loro attività vada a favore della comunità monfalconese), e «ai sodalizi iscritti all’Albo dell’associazionismo» (che vedono un’ulteriore riduzione del 50%). Per le scuole, come detto, c’è poi l’esenzione dal pagamento in caso di «saggio di fine anno». Ma per tutte le altre attività, si deve pagare. E neanche poco. Qualche esempio: l’uso del teatro Comunale costa anche 1700 euro più Iva dalle 8 alle 24 (800 euro più Iva se dalle 14 alle 24). La tariffa agevolata è invece di 80 euro l’ora più Iva, corrispondente alla copertura delle spese vive. Per l’uso della Galleria d’arte contemporanea la tariffa intera è di 80 euro l’ora più Iva, quella agevolata di 45 euro. Per l’uso della sala della biblioteca, poi, il costo ordinario è di 40 euro l’ora (più Iva) che salgono a 75 nei festivi. Insomma, non cifre da poco per scuole che si trovano a dover fare i conti, ogni giorno, solo per poter acquistare carta igienica e prodotti per la pulizia. A fare da contorno, il Comune ha anche provveduto a ritoccare le tariffe per l’uso delle strutture interne al teatro: l’uso del pianoforte a coda passa da 154 euro a 165, l’amplificazione dal 51,66 a 55, e il pianoforte verticale da 77,47 a 83 euro.
LA POLEMICA. Immediata è scattata la reazione dal mondo della scuola. Al comprensivo Randaccio, dove l’attività teatrale è molto sviluppata, l’impiego della sala teatrale per tre giorni legati al saggio di fine anno e destinati alle attività delle materne, elementari e medie, come avvenuto nel 2008, rischia di ridursi a una giornata, ovvero quella gratuita della rappresentazione. «E per i bambini si sa quanto invece sia necessario prendere confidenza con un ambiente stimolante come il teatro – spiega la preside, Alessandra Conte Romani -. Per questo abbiamo chiesto immediatamente all’assessore di provvedere. Pare che si stia valutando come prevedere a un’esenzione». Più in difficoltà potrebbe essere l’istituto comprensivo Giacich, che ha da sempre fatto del teatro una delle attività principali del programma extrascolastico, tanto che gli alunni sono stati selezionati anche in concorsi nazionali. Specie alle medie, quindi, il palcoscenico è quasi un’aula scolastica. Anche per loro, dunque, se le cose non cambieranno, si annunciano tagli e rinunce. Per quanto riguarda le superiori, invece, il pagamento del teatro c’è sempre stato. Ma gli aumenti non fanno certo piacere. «Tutte le iniziative organizzate nei contenitori comunali prevedono il pagamento di una tariffa – spiega la preside del Liceo scientifico, Isabella Minon – tranne che in occasioni speciali, come la Giornata della Memoria. Anche in quei casi comunque ci dobbiamo accollare le spese vive».

Il Piccolo, 17 dicembre 2008 
 
IL COMUNE HA ACCOLTO LA RICHIESTA  
In teatro la Festa nazionale del Bangladesh  
Razzini della Lega: «L’utilizzo del Comunale è inadatto. Una palestra sarebbe stata sufficiente»
 
 
Cadeva ieri una delle più importanti ricorrenze per la comunità del Bangladesh, la Festa dell’Indipendenza. Una festività che nel Paese asiatico è ricordata con grandi feste, e che a Monfalcone la comunità bengalese vuole festeggiare, per una volta, come si deve.
Non può farlo in occasione della vera ricorrenza (ieri si è tenuta solo una piccola cerimonia ristretta alla sola Bimas), per cui ha richiesto, il 27 dicembre, l’uso del teatro. «Ormai siamo una comunità troppo numerosa per le altre sale – ha spiegato il riconfermato presidente della Bimas, Muktar Hassan – tanto è vero che nelle occasioni precedenti avevamo festeggiato alla sala Vivaldi, che però ormai è troppo piccola. Ecco quindi la richiesta di utilizzare la sala teatrale per il 27 dicembre. A patto, naturalmente, che sia disponibile.
Da parte del Comune di Monfalcone non sembrano esserci problemi, tanto è vero che la delibera è stata firmata lo scorso giovedì. «Come per tutte le associazioni – spiega l’assessore alla Cultura, Paola Benes – abbiamo dato il nostro via libera con la clausola della compartecipazione alle spese. Una cosa che avviene normalmente».
Ma sulla concessione del teatro a sollevare polemiche è la Lega Nord. «Se il teatro è libero, ogni associazione che ne fa richiesta nei modi e nei tempi previsti ha diritto a usufruirne – specifica Federico Razzini -. È anche vero però che per quanto ci riguarda alcune strutture, importanti per la città, dovrebbero essere concesse solo per eventi ugualmente importanti. Di altri spazi, come le palestre, non ne mancano».
Proprio la concessione di una palestra, quella della scuola Randaccio, senza l’avvertimento ai genitori, aveva fatto scoppiare tempo fa una polemica analoga, che si era poi inserita nel filone della discussione sulla mancanza di una moschea a Monfalcone. E proprio a tal proposito, lo stesso presidente della Bimas intende chiarire il suo pensiero, proprio per evitare nuove polemiche.
«Non ho mai detto che a Monfalcone non si dovrebbe avere una moschea – spiega – ma solo che in primo luogo si devono rispettare le regole della legge italiana, quella cioè del Paese che ci ospita.
«Quest’anno – continua – la nostra festa e il Natale sono caduti molto vicini, e questo secondo me è un segnale di avvicinamento che viene da Dio. Per questo motivo vogliamo fare gli auguri di un sereno Natale ai monfalconesi da parte di tutta la comunità musulmana che vive in città».

Il Piccolo, 21 ottobre 2009 
 
IL VECCHIO CINEMA DI LARGO ARENA È IN VENDITA  
L’ex cinema Excelsior da Bingo a moschea  
I proprietari non escludono questa possibilità. Un’operazione da un milione 200mila euro
 
 
di FABIO MALACREA

Una grande moschea nell’ex cinema Excelsior in pieno centro. Potrebbe essere questo il futuro della sala di largo Arena, chiusa – come sala Bingo – da oltre un anno e che i proprietari, la famiglia Giorgi, ora intendono mettere in vendita. E allora, perchè non proporla proprio alla comunità musulmana di Monfalcone, che conta almeno duemila persone e che si batte per averne una? Un luogo di culto in pieno centro, a due passi dalla principale chiesa cittadina, il Duomo di Sant’Ambrogio. Una moschea capace di ospitare anche un migliaio di persone, che potrebbe quindi diventare un punto di ritrovo non solo per la comunità cittadina ma anche di quella regionale. È una prospettiva che certo farà discutere a Monfalcone. Ma che non è campata in aria. Sull’opportunità che anche i fedeli musulmani monfalconesi possano avere a disposizione un luogo in cui raccogliersi e celebrare le loro festività si è espresso di recente anche dall’arcivescovo di Gorizia Dino De Antoni. Una moschea, poi, è stata richiesta a più riprese dalla comunità stessa del Bangladesh, costretta finora ad arrangiarsi tra appartamenti presi in affitto e palestre in prestito, in occasione delle maggiori festività. Una richiesta in tal senso al Comune è stata rivolta al Comune anche una delegazione venuta dal Bangladesh venuta in visita alla città.
Il Comune, dal canto suo, per voce del sindaco Gianfranco Pizzolitto e dell’assessore Cristiana Morsolin, ha specificato di non avere tra i suoi programmi la realizzazione di una moschea. Rilevando peraltro di non avere nulla in contrario se la comunità stessa, autotassandosi, decidesse di acqustare o affittare uno stabile a tale scopo.
Per una sala come l’ex Excelsior, in effetti, le destinazioni possibili non sono molte. Pare che di recente ci sia stato l’interessamento di un esercente monfalconese che voleva trasformarla in sala da ballo. Ma non se ne è fatto nulla. Il Comune, dal canto suo, non ha certo nei suoi programmi l’acquisto di un edificio del genere per ricavarne uno spazio da destinare agli spettacoli. La moschea, invece, potrebbe essere una soluzione percorribile. Che i proprietari guardano con interesse. Centralissima com’è, ampia (800 metri quadrati), con tutti gli impianti in regola, perfettamente ristrutturata dai precedenti affittuari.
Un affare, certo, non di poco conto. Se si pensa che la società che gestiva il Bingo, aperto fino a poco più di un anno fa, versava un affitto di circa 4000 euro al mese. E che il prezzo della sala ex Excelsior si aggirerebbe sul milione 200 euro. Somma ingente per la comunità musulmana locale che, però, potrebbe mobilitarne altre. Con la prospettiva che la moschea di Monfalcone diventi un punto di riferimento, magari, per tutti i musulmani della regione.
Insomma, la proposta è stata lanciata. E ora la palla passa ai musulmani, molto uniti a Monfalcone, e ai loro rappresentanti. Il momento, certo, non è il più favorevole per affrontare un affare così importante, a causa della crisi che rischia di colpire la gran parte di coloro che lavorano alla Fincantieri e alla luce del fatto che manca un referente preciso, vista l’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto ”Mark”, uno dei leader della comunità, ancora agli arresti domiciliari.
Senza contare che una soluzione del genere non potrebbe non coinvolgere le forze politiche e sociali: il Comune, ma soprattutto le opposizioni che di moschea a Monfalcone non ne vogliono sentir parlare. E la Chiesa locale. Che rischia di ritrovarsi una delle più grandi moschee italiane proprio davanti al Duomo.

Il Piccolo, 22 ottobre 2009 
 
REAZIONI ALL’IPOTESI DI REALIZZARE IL LUOGO DI CULTO NEL VECCHIO CINEMA EXCELSIOR  
Moschea nell’ex sala Bingo, è pioggia di ”no”  
Pizzolitto: dubito che il Prg lo permetterebbe. Nicoli (Pdl): pronti a scendere in piazza
 
 
di ELISA COLONI

«Una moschea dentro l’ex cinema Excelsior? Mi sembra poco fattibile: non credo che sia una destinazione d’uso contemplata dal Piano regolatore. E poi ci sarebbero delle evidenti difficoltà logistiche: spazi stretti, mancanza di un piazzale antistante». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, davanti alle voci che darebbero come possibile la trasformazione dell’ex sala Bingo di largo Arena in un luogo di culto per la comunità musulmana, mette da parte le questioni ideologiche e passa subito ai dettagli tecnici.
«Conosco molto bene quell’immobile e quell’area – spiega – perché non molto tempo fa il Comune aveva preso in considerazione l’idea di acquistarlo per farci un parcheggio. Ebbene, avevamo rinunciato perché il progetto avrebbe avuto costi troppo alti e probabilmente incontrato numerose difficoltà tecniche. Non mi pare che la destinazione d’uso prevista dal Prg sia compatibile con l’insediamento di un luogo di culto». Il primo cittadino ci tiene comunque a sottolineare che «nessuno vuole mettere in discussione la libertà di culto delle persone straniere residenti a Monfalcone». Poi arriva il suo monito: «Stiamo attenti a non parlare prima del dovuto. In questo caso ci troviamo davanti a delle voci, che non hanno ancora avuto conferma. Se la questione dovesse porsi in maniera concreta, allora la affronterei con tutte le attenzioni del caso».
Se il sindaco Pizzolitto getta acqua sul fuoco, l’opposizione di centrodestra comincia già a scaldare i muscoli. Qualcuno minaccia addirittura di scendere in piazza. Lo fa ad esempio il pidiellino Giuseppe Nicoli: «Aprire una moschea in pieno centro davanti al Duomo sarebbe una provocazione e una forzatura. Se le voci si concretizzassero noi saremmo pronti a scendere in piazza e manifestare. Nella nostra città le comunità monfalconese e bengalese sono ancora distanti per poter essere definite integrate. Non a caso, ci sono situazioni di tensione e di criticità che spesso affiorano. E poi, nel caso specifico dell’Hotel Excelsior, non vi sono neppure i presupposti urbanistici: la destinazione d’uso di quegli ambienti non permette un utilizzo rivolto al culto. Perché non trasformare piuttosto le ex Poste e la vecchia sala Bingo nel Business center monfalconese, cioè uno sportello di tutte le aziende del nostro territorio? Sarebbe un ottimo servizio per i cittadini alla ricerca di un impiego».
Sulla stessa linea è anche la collega Suzana Kulier Pusateri del Pdl, di matrice aennina, che spiega: «Sono assolutemente contraria all’ipotesi di costruire una moschea a Monfalcone. Credo nella libertà di culto, ma penso anche che la nostra città non abbia le caratteristiche giuste: è troppo piccola e poi è un luogo laico, in cui i valori religiosi non si sono mai radicati in maniera forte. Penso che a Monfalcone l’integrazione debba avvenire in altri modi, attraverso altri strumenti. Una moschea avrebbe un effetto contrario alle aspettative: creerebbe tensioni».
Il segretario dell’Udc monfalconese, Lorenzo Oggianu, rincara la dose. Non si dice contrario a priori alla realizzazione di una moschea a Monfalcone, ma specifica: «Non davanti al Duomo, in centro. Che tutti siano liberi di professare la propria religione è un diritto garantito dalla nostra Costituzione, ma che si pensi di aprire le porte di una moschea di fronte al Duomo mi sembra assurdo. Sarebbe un fatto di cattivo gusto e potrebbe peggiorare i rapporti con la comunità bengalese, non migliorarli. Mi auguro che quelle relative all’ex cinema Excelsior siano solo voci infondate».

Il Piccolo, 23 ottobre 2009 
 
LA REPLICA DELLA COMUNITÀ MUSULMANA  
I bengalesi: «L’Excelsior-moschea costa troppo»  
Bag e Bairab chiedono però al Comune più spazi per pregare: «Ora siamo stretti»
 
 
di ELISA COLONI

«Noi, una moschea all’ex cinema Excelsior, non potremmo permettercela. Prendiamo atto della disponibilità dei proprietari con i quali peraltro non abbiamo avuto dei contatti. Però una cosa è da dire: la sede di via Duca d’Aosta, in cui noi bengalesi di religione musulmana preghiamo ogni giorno, ormai è troppo piccola. La nostra comunità a Monfalcone cresce costantemente. Per questo abbiamo intenzione di parlare con il Comune per individuare uno spazio più grande in città».
Dopo le polemiche sulla possibilità che la vecchia sala Bingo di largo Arena, da tempo inutilizzata, venga convertita in moschea, Islam Jahirul e Miah Fazlu, presidenti rispettivamente delle associazioni bengalesi Bag e Bairab, ci tengono a mettere le cose in chiaro, a scanso di equivoci, e spiegano: «Non è in piedi nessuna trattativa con i proprietari dell’ex sala Bingo di largo Arena (che starebbero per metterla in vendita, ndr.). Noi nemmeno li conosciamo. E poi, anche se fossimo interessati a quel posto, di certo non avremmo i soldi (oltre un milione di euro, ndr.), per acquistarlo. Questo è un momento economicamente molto difficile anche per noi. C’è poco lavoro. Nessuno ora potrebbe permettersi spese così importanti. Forse, a mostrare interesse per l’ex cinema Excelsior è stata un’altra comunità di religione musulmana residente in città. Noi di certo no».
I due esponenti della numerosissima comunità asiatica monfalconese, dunque, negano le voci circolate con insistenza in questi giorni, ma allo stesso tempo non rinunciano a dire la loro sulla questione moschea. «Attualmente preghiamo in via Duca d’Aosta, in una sala del Comune cui paghiamo l’affitto. Però non ci stanno più di cento persone. Troppo piccola. Fino a cinque anni fa, infatti, la nostra comunità era poco numerosa, ma ora le cose sono cambiate, siamo in duemila persone in città».
Da qui la volontà di spostarsi, prima o poi, in uno spazio più ampio. «Per il momento non abbiamo ancora avanzato alcuna domanda al Comune – spiegano Jahirul e Fazlu -. Ma probabilmente lo faremo. Non è fondamentale avere una mosche: ci basta un luogo più grande dove pregare e riunire la comunità. Uno spazio che il Comune possa affittarci. Siamo a disposizione del sindaco e degli uffici. Non abbiamo pretese: che ci dicano loro dove possiamo andare senza creare problemi».

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