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Il Piccolo, 25 aprile 2010
 
LA CRISI ECONOMICA RIDUCE I REDDITI: 120MILA EURO IN MENO AL COMUNE CON L’ADDIZIONALE IRPEF 
Emergenza casa: oltre 500 famiglie in attesa 
Sta per partire il nuovo bando per i contributi taglia-affitti. Nel 2009 le domande furono 566

di LAURA BORSANI

Calano i redditi delle famiglie monfalconesi e aumenta la ”fame” di alloggi popolari. I dati in possesso del Comune sono significativi. Il fabbisogno di case resta molto alto: quest’anno sono circa 500 le richieste pervenute.
REDDITI IN CALO. Intanto i redditi si abbassano: stando infatti alle previsioni per il 2010, relative all’addizionale Irpef, l’incasso del Comune è stato stimato in 770mila euro, rispetto agli 890mila del 2009. Significa, dunque, una diminuzione pari a 120mila euro, frutto proprio della crisi economica.
FONDI TAGLIA-AFFITTI. Resta alta anche la richiesta dei monfalconesi per quanto riguarda i contributi taglia-affitti. Siamo sull’ordine di oltre 500 domande che, in vista dell’apertura del bando, potranno essere presentate. Un quadro, dunque, non facile, che evidenzia come anche quest’anno la crisi economica legata altresì al ricorso alla cassa integrazione per i lavoratori, incida ancora molto sui cittadini. E a risentirne sono proprio le fasce più deboli della popolazione, gli anziani ma anche le famiglie. La ”cartina tornasole” è rappresentata dai servizi sociali del Comune, al quale approdano le richieste di sostegno. Lo spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin: «I redditi delle famiglie sono calati in modo evidente, basta guardare al minore introito stimato nel bilancio di previsione 2010 per l’addizionale Irpef, che indica una riduzione di 120mila euro. Conseguentemente, resta alta la richiesta sia di alloggi popolari che di contributi per sostenere gli affitti».
I redditi, per le categorie sociali più deboli, viaggiano attorno ai mille euro al mese. L’assessore riporta alcuni esempi: l’indicatore Isee di fascia A, fino a 11.150 euro, comporta un’incidenza del canone di locazione non inferiore al 14%. L’indicatore Isee di fascia B, da 11.150,01 a 16.420 euro, comporta un’incidenza del canone di locazione non inferiore al 24%.
E se, dunque, la domanda di casa aumenta, cresce in parallelo anche la richiesta dei contributi taglia-affitti per i quali l’ente locale si appresta ad aprire il nuovo bando. L’assessore Morsolin considera che le domande in arrivo potrebbero superare pertanto le 500 unità. Nel 2009 le richieste sono state 566 per il fondo taglia-affitti, di cui 470 sono state accolte. Il contributo richiesto alla Regione, rappresentativo del fabbisogno complessivo delle famiglie monfalconesi, era stato di 1,2 milioni di euro. La Regione aveva erogato 700mila euro, mentre il Comune aveva partecipato con un contributo di 120mila euro, pari al 10% del fabbisogno. La liquidazione complessiva era stata quindi di 820mila euro.
ALLOGGI, 500 RICHIESTE. Quanto al fabbisogno di alloggi, l’assessore Morsolin considera almeno 350 domande per gli alloggi Ater, oltre a 120 richieste legate alle case Spaini. «Ogni anno – osserva – l’Ater interviene con una rivisitazione delle graduatorie inserendo le nuove richieste. Tra nuove domande e la sostituzione di quelle già presentate, l’aumento medio è attorno al 30-40%. L’Ater tuttavia ha consegnato in città negli ultimi tempi numerosi alloggi, un centinaio. Il problema che si pone è legato alla riduzione del Fondo sociale che rende più difficoltoso intervenire con le ristrutturazioni degli alloggi sfitti, comportando quindi una minore offerta di nuovi appartamenti».
ALTRI INTERVENTI. L’assessore Morsolin ricorda altri interventi di sostegno. Come i contributi economici, per quasi 200mila euro, di cui un terzo riguardanti le spese abitative. E i 79mila euro che l’ente locale ha messo a disposizione nel 2009 per mantenere nelle pensioni una ventina di persone. Ricorda anche il contributo di 31.800 euro che sempre nel 2009 è stato erogato per le spese abitative, anche attraverso lo sportello ”Pronto Casa”.

Il Comune risparmia 50mila euro sulle pensioni 
Grazie a una convenzione le persone senza dimora hanno trovato un’abitazione

Si potrebbe chiamarla una seconda chance. L’opportunità concreta di riprendere in mano i fili della propria vita, che per un motivo o per un altro ha deragliato dai binari. Questo rappresenta, secondo l’assessore alle Politiche sociali di Monfalcone Cristiana Morsolin, la convenzione stretta tra il Comune e l’associazione ”Centro di sostegno alla persona” di Staranzano: un progetto riabilitativo-assistenziale in grado di offrire un tetto stabile a persone impossibilitate, per personali vicissitudini, ad avere una casa.
«A settembre – spiega Morsolin – abbiamo avviato un accordo che nei prossimi mesi consentirà alla casse comunali di risparmiare qualcosa come 50mila euro. Il ”Centro di sostegno alla persona”, infatti, si è visto assegnare dall’Ater alcuni appartamenti da destinare all’accoglienza delle persone disagiate. E così, con la convenzione stipulata, siamo riusciti a dirottare in quegli alloggi le persone che per anni abbiamo sostenuto, finanziariamento, attraverso il versamento di rette per pensioni e locande».
Nel 2008, per citare le cifre, l’ente locale ha aiutato 18 persone, fronteggiando una spesa complessiva di 66.273 euro. Nel 2009, invece, 19 per un investimento di 79mila euro. Quest’anno, proprio grazie al nuovo progetto, saranno assistiti solo due cittadini per un contributo pari a 22.110 euro.
«Parallelamente alla convenzione – prosegue l’assessore comunale – gli operatori del Servizio sociale hanno costruito dei percorsi riabilitativi assieme alle persone interessate. Percorsi che hanno consentito un affrancamento dal pernottamento in una pensione verso un percorso di sostegno autonomo».
«Si tratta – conclude Morsolin – di un processo importante, poichè i soggetti aiutati hanno nella quasi totalità dei casi storie di marginalità alle spalle e dunque difficoltà enormi a reinserirsi nel mondo lavorativo. Possono essere situazioni generate da un pregresso alcolismo, da separazioni difficili o dalla perdita dell’occupazione. Per ogni persona viene individuato un percorso, da avviare con l’obiettivo di far raggiungere una propria autonomia». (ti.ca.)
 
Piano di autorecupero per 11 alloggi comunali 
Venduti a prezzi stracciati saranno ristrutturati a spese dei futuri proprietari

Per gli ultimi cinque inquilini, tra i quali anche anziani di 80 anni, il Comune sta valutando assieme all’Ater i trasferimenti in alloggi idonei. Una volta liberata la palazzina di via Valentinis, si potrà quindi procedere con il bando legato al progetto di ”autorecupero”. L’amministrazione comunale ipotizza di poter partire a settembre.
Si tratta di undici alloggi che saranno messi in vendita dal Comune per affrontare le relative ristrutturazioni con il coinvolgimento diretto degli acquirenti. L’utenza è diversificata, prevedendo alloggi per singoli e per nuclei familiari. Prezzi, dunque, più che popolari. Il progetto è rivolto ad una fascia sociale specifica, avendo previsto precisi requisiti di idoneità nel bando: sono monfalconesi che hanno un reddito superiore ai parametri previsti per la richiesta di un alloggio popolare, ma al contempo non hanno la possibilità di sostenere i prezzi di mercato.
L’assessore Cristiana Morsolin spiega: «Una volta individuate le persone idonee ai fini dei requisiti richiesti dal bando, si costituirà una cooperativa che sarà seguita da un gruppo esperto di supporto per tutte le procedure legate agli interventi di ristrutturazione. Il gruppo farà anche da garante per l’accensione di un mutuo al quale non avrebbe accesso il singolo richiedente, considerato il suo livello di reddito. Le persone riunite così in cooperativa, interverranno nella sistemazione degli alloggi mettendo a disposizione la propria manodopera. Il progetto è quindi finalizzato ad ottenere un alloggio diventandone proprietario».

Il Piccolo, 01 maggio 2010
 
VIA LIBERA DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE 
L’Ater vende 105 alloggi, incasserà 5,5 milioni 
Priorità agli attuali inquilini. Quanto ricavato sarà reinvestito in complessi edilizi popolari

di FRANCESCO FAIN

Centocinque alloggi popolari in vendita, di cui 39 a Gorizia e 21 a Monfalcone. Sì, ci siamo. Il consiglio di amministrazione dell’Ater ha stilato l’atteso e pluriannunciato ”Piano-vendite”.
A fornire i numeri dell’operazione sono il presidente dell’Ater Roberto Grion e la responsabile dell’area tecnica Alessandra Gargiulo.
Non si tratta di un’iniziativa di poco conto perché l’ex Iacp dalla vendita di tutti questi appartamenti conta di riuscire a incamerare oltre 5.580.800 euro: una cifra ben più pingue del milione di euro previsto nell’estate dello scorso anno e che consentirà, se mai verrà incassata, di avere a disposizione risorse per realizzare nuovi complessi edilizi.
IL SONDAGGIO. Priorità assoluta ce l’avranno, chiaramente, gli attuali inquilini. Sarà a loro che verrà chiesto di acquistare l’appartamento in cui vivono ad un prezzo, chiaramente, molto concorrenziale se raffrontato alle quotazioni del libero mercato. «Sono stati contattati tutti e l’80% si è dichiarato interessato ad acquistare l’alloggio in cui già oggi risiede», spiega Alessandra Gargiulo. Quindi, un certo ottimismo trapela sulla buona riuscita dell’operazione.
Non è un mistero che l’ente deve fronteggiare la cancellazione dei fondi Gescal e il taglio (sempre più evidente) degli stanziamenti statali e regionali: dall’alienazione potrebbe arrivare ossigeno per le malconcie casse dell’Azienda territoriale di edilizia residenziale. Non bisogna dimenticare che le richieste di alloggi popolari sono in inarrestabile crescita. A Gorizia come a Monfalcone, a Cormòns come a Ronchi dei Legionari e Staranzano. «E riguardo alla carenza di alloggi popolari non si può gettare la croce addosso soltanto all’Ater perché, senza fondi adeguati, non si va da nessuna parte», ha sottolineato di recente il Sunia, il sindacato degli inquilini più rappresentativo.
Ma entriamo maggiormente nel dettaglio del Piano vendite intrapreso dall’ex Istituto autonomo case popolari: tutti gli appartamenti in vendita sono riportati dettagliatamente nel grafico in alto.
IL METODO. In linea prioritaria verrà proposta la vendita degli alloggi agli attuali inquilini. Se questi rifiuteranno, verrà proposto loro un cambio e se non accetteranno nemmeno questa proposta rimarranno in affitto sempre in quell’alloggio. Ma c’è il rovescio della medaglia: dalla vendita di questi beni l’Ater non otterrà immediatamente i fondi perché gli inquilini-compratori potranno pagare a rate il prezzo stabilito per la compravendita. «Ed è questo il limite principale di questa operazione. L’Ater – argomenta Alessandra Gargiulo – avrebbe bisogno di soldi subito per reinvestirli nella costruzione o nell’acquisto di altre case popolari. Con la rateizzazione viene meno la possibilità di avere disponibile denaro fresco pronto per essere reinvestito».
Nell’elenco ci sono anche quattordici alloggi sfitti che necessitano di qualche ristrutturazione e che verranni proposti a coloro che sono meglio piazzati in graduatoria.
IL PATRIMONIO. Infine, vale la pena di fare la «conta» del patrimonio immobiliare dell’ex Iacp attualmente in essere nell’Isontino.
L’Ater può contare su un patrimonio di oltre 4 mila appartamenti sparsi su tutta la provincia, un centinaio sono quelli inutilizzati che attendono nuovi inquilini. Un numero piuttosto consistente dinanzi a una richiesta piuttosto elevata di case – in particolar modo nel Monfalconese -. Negli ultimi quattro anni sono stati 521 gli alloggi assegnati dei quali 260 nuovi e 261 di risulta. A Gorizia gli appartamenti inaugurati sono stati 93 e quelli di risulta 85 per un totale di 178 appartamenti. A Monfalcone gli appartamenti nuovi sono stati, nell’ultimo quadriennio, 146 (soltanto 15 quelli ristrutturati). Parità assoluta fra Gradisca e Cormòns con 18 alloggi assegnati dal 2000 al 2004.

Il Piccolo, 31 agosto 2010
 
NON SI ALLENTA LA TENSIONE ABITATIVA IN CITTÀ 
Quasi 400 famiglie in attesa di una casa 
Negli ultimi due anni l’Ater ha ristrutturato e realizzato 130 alloggi. Entro l’anno un nuovo bando

di LAURA BORSANI

Un fabbisogno calcolabile attorno ai 350-400 alloggi a Monfalcone. Considerando non solo quanti sono in attesa dell’assegnazione di un’abitazione popolare, ma anche coloro che, sotto il profilo economico, si pongono in una ”fascia intermedia”, non avendo i requisiti per poter avanzare il diritto a una casa Ater e, al contempo, non riuscendo a sostenere un mutuo per l’acquisto di un immobile o l’affitto a prezzi di mercato. Il tutto, a fronte di una risposta, in fatto di assegnazione di alloggi popolari, che negli ultimi tempi ha consegnato in città circa 130 appartamenti.
La ”fame di casa” continua a rappresentare un indicatore di ”emergenza” tra le famiglie monfalconesi, alle prese peraltro con la morsa della crisi economica che, tra mobilità e cassa integrazione, ha messo in fila nuovi disagi sociali e povertà.
Una situazione, dunque, da ”bollino rosso”, come si evince dai dati in possesso del Comune e dalle richieste di sostegno pervenute ai Servizi sociali. Con ciò, come spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, tenendo conto anche degli altri interventi messi in campo dall’amministrazione comunale a sostegno dell’istanza abitativa. Un esempio su tutti è rappresentato dalla domanda relativa ai contributi taglia-affitti, per la quale l’assessore parla di un ”fabbisogno” di circa 500 richieste.
Un trend destinato a mantenersi su questo livello, se non ad aumentare ancora. Ne è convinto il segretario provinciale del Sunia, Sergio Donda: «La situazione – spiega – di fatto rimane invariata. Anzi, ritengo che l’andamento sia in progressivo peggioramento, proprio in virtù della crisi economica. Attualmente – continua -, non c’è alcun bando per gli alloggi popolari, poichè si procede alle integrazioni delle graduatorie attraverso l’inserimento di quanti hanno subito uno sfratto esecutivo. Gli sfratti – aggiunge – si attesterebbero attorno ai 70 casi, tra quelli esecutivi e quelli in attesa della sentenza esecutiva da parte del Tribunale».
Donda ricorda un aspetto riguardo alla città: «Il precedente Consiglio di amministrazione dell’Ater – dice – si era impegnato ad aprire entro l’anno un nuovo bando per Monfalcone, a fronte di una trentina di alloggi».
Per il segretario provinciale del Sunia, l’«emergenza casa» è un problema prioritario. Acuito, osserva, anche dagli sfratti. Il tutto considerando altresì le famiglie in attesa dell’assegnazione di un alloggio. E il conto sale, tra giovani coppie, anziani, famiglie alle prese con la cassa integrazione.
L’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, conferma la difficile situazione. «Ogni anno – ha osservato – l’Ater interviene con una rivisitazione delle graduatorie inserendo le nuove richieste. Tra nuove domande e la sostituzione di quelle già presentate, l’aumento medio è attorno al 30-40%. L’Ater, tuttavia – ha aggiunto -, negli ultimi tempi ha consegnato diversi alloggi in città, oltre un centinaio. Ad acuire la situazione è stata la riduzione del Fondo sociale, rendendo difficoltoso intervenire con le ristrutturazioni degli alloggi sfitti, comportando quindi una minore offerta di appartamenti».

Messaggero Veneto, 26 novembre 2009
 
Monfalcone, casa Mazzoli rimane invenduta
Il prezzo potrebbe scendere di 60 mila euro

 
MONFALCONE. È andato a vuoto anche il tentativo-bis del secondo bando di gara per la vendita di casa Mazzoli, lo storico edificio di via San Giovanni Bosco, preda del degrado, teatro di occupazioni abusive.
Casa Mazzoli, bella pur nella sua rovina, resta quindi invenduta. Cercando di non andare a un terzo bando di vendita che avrebbe significato un’ulteriore riduzione del 10% del prezzo di partenza di 736 mila euro, già arrivato a 662.400 euro con il secondo bando, l’amministrazione aveva pensato a un secondo bando-bis, ovvero allargando il raggio d’azione dell’asta a tutto il territorio nazionale, cercando quindi di coinvolgere operatori con maggiori possibilità d’investimento.
La volontà infatti era ed è quella di non svendere l’immobile, la cui collocazione in pieno centro è senz’altro interessante, così come il pregio architettonico e la superficie abitabile, valori controbilanciati però dalle condizioni di fatiscenza e dai possibili vincoli della Soprintendenza.
Alla luce, però, del fatto che anche il tentativo bis è andato male, l’amministrazione dovrà decidere se andare alla terza tornata d’asta e scendere ancora di prezzo, quindi sotto i 600 mila euro, oppure fermarsi in attesa che il mercato edilizio riprenda quota. I fondi ricavati dalla vendita non serviranno a fare cassa per sostenere la creazione di una nuova sede municipale, come avverrà per il mercato coperto, ma sono ugualmente importanti. I proventi della cessione di casa Mazzoli sono infatti destinati a sostenere le azioni di riqualificazione del rione di Panzano.
D’altra parte, l’amministrazione vorrebbe vendere il grande edificio per dare soluzione alla situazione di degrado, che soprattutto negli ultimi anni è aumentata, culminando nella occupazione abusiva degli alloggi e nell’intervento del Comune che ha dovuto procedere allo sgombero. I residenti vicini alla casa avevano più volte lamentato un certo disagio derivante dalla presenza di persone sospette e da episodi di una certa violenza. Nel 1908, quando fu costruita, casa Mazzoli era non solo il più alto edificio di Monfalcone, ma anche uno dei più notevoli dal punto di vista architettonico. Nel 2005, nove dei 12 appartamenti erano però vuoti.

Il Piccolo, 30 aprile 2010
 
LA CRISI BLOCCA IL PIANO DI ALIENAZIONE 
Immobili invenduti, il Comune congela le aste 
Il sindaco Pizzolitto: «Attendiamo condizioni di mercato più convenienti»

di LAURA BORSANI

Il piano di alienazione degli immobili comunali resta al palo. Imbrigliato tra il mercato che rischia di deprezzare il valore degli edifici pubblici e il sistema delle aste che, come impone il regolamento, comporta un ribasso del 10% per ogni tornata di vendita. Un meccanismo inceppato. Che congela le alienazioni, in attesa di garantire condizioni convenienti per il Comune. L’operazione attraverso la quale l’ente locale punta a incassare nel triennio 2010-2012 circa 10,2 milioni di euro, di fatto oggi rappresenta una sorta di ”palla al piede”, legata com’è alla riorganizzazione degli uffici comunali.
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto osserva: «Il piano-alienazioni è estremamente problematico in questo momento. Ma una cosa è certa: non intendiamo svendere il patrimonio immobiliare pubblico. Se pertanto le condizioni di mercato non sono favorevoli, attenderemo tempi migliori. Non siamo gli unici, del resto, a dover fronteggiare questa sofferenza». L’assessore Massimo Schiavo conferma: «Il mercato è in crisi generalizzata. Basti pensare, ad esempio, alla difficoltà di vendita legata agli immobili residenziali già autorizzati del complesso del ”Parco Rocca”. Anche il piano residenziale ex Detroit, di fronte all’ospedale di San Polo, è bloccato. Il problema è che le imprese non costruiscono più perchè devono smaltire gli immobili rimasti invenduti».
Frenata, dunque, sulle vendite comunali. Anche perchè, aggiunge il primo cittadino, «non abbiamo l’acqua alla gola. Non intendo deprezzare i nostri immobili, condizionando le scelte legate a questa operazione. Nè voglio accelerare questo processo a tal punto da gettare al vento le nostre risorse immobiliari». Il riferimento è in particolare al progetto relativo al centro dirigenziale ipotizzato nel nuovo complesso di via Rossini, al quale il piano-vendite è legato.
Come uscire da questa spirale? Il sindaco spiega: «Il punto dolente è proprio il collegamento del piano di alienazione degli immobili comunali e il progetto relativo al ”Parco Rocca”. Premesso che l’ipotesi non è tramontata del tutto, stiamo attendendo a giorni lo studio elaborato dai nostri uffici attraverso il quale potremo valutare quanto l’investimento sia funzionale in rapporto ai costi e alla disponibilità di ulteriori spazi. Nel contempo, potremo verificare, attraverso specifiche simulazioni, anche i costi ipotizzati per interventi su alcuni edifici». Pizzolitto quindi sottolinea: «Mantengo questo disegno collegato alla cessione degli immobili comunali, che non significa svendita, ma vendita ad equo prezzo, nella migliore condizione di mercato». Un modo chiaro dunque per far capire: se il piano-alienazioni non decolla, si mantiene la dovuta cautela. E si attende.
Altra questione è la messa in sicurezza ed il restyling del palazzo municipale. Investimento ”sganciato” dal piano-alienazione degli immobili comunali. Il sindaco infatti spiega: «Voglio distinguere i finanziamenti relativi alla riorganizzazione degli uffici comunali e alla ristrutturazione del municipio. Per quest’ultimo, le risorse economiche sono reperibili con maggiore facilità al di fuori del piano di alienazione». Il riferimento è alla Regione: «L’amministrazione regionale – dice Pizzolitto – non può trascurare l’importanza dell’intervento per il municipio, che rappresenta il simbolo della città. Sarebbe problematico che Monfalcone fosse lasciata sola in questo frangente». Per questo, il primo cittadino propone una «sinergia territoriale e trasversale», coinvolgendo in primis i consiglieri regionali, al fine di «reperire velocemente i finanziamenti, per garantire il recupero del municipio legato alla dignità e all’immagine della nostra città».

NONOSTANTE IL PREZZO SIA SCESO A 50MILA EURO 
Nessuno vuole la casa di vicolo della Filanda

Gli euro richiesti per l’acquisto sono scesi a 50mila, ma nessuno, nemmeno questa volta, si è fatto vivo per acquistare la casa di vicolo della Filanda messa in vendita dal Comune nell’ambito del programma di alienazioni finalizzato a fare cassa.
E asta deserta per due volte pure per Casa Mazzoli. A novembre è fallito il tentativo del Comune di allargare il raggio d’azione dell’asta per la vendita dell’immobilei a tutto il territorio nazionale, cercando quindi di coinvolgere operatori con maggiori possibilità d’investimento. Proprio per questo motivo l’amministrazione aveva deciso di non andare al terzo tentativo, che avrebbe comportato un’ulteriore riduzione del 10% del prezzo di partenza, 736mila euro, ma di riaprire i termini del secondo, andato deserto a fronte di un prezzo base di 662.400 euro. Nel Piano triennale il valore stimato dell’immobile cala però a 600mila euro, la cifra con la quale Casa Mazzoli dovrebbe essere posta nuovamente in gara (il ricavato è destinato al recupero del rione di Panzano).
A dicembre è andato deserto anche il primo tentativo di alienare per un valore a base d’asta di 4 milioni di euro il mercato coperto di via della Resistenza, la cui cessione ai privati era ed è un tassello fondamentale nell’operazione di riorganizzazione della logistica del Comune. L’amministrazione a inizio anno stava cercando la soluzione per non scendere sotto questa cifra, ma nel Piano triennale il valore viene stimato in modo più realistico tra i 3,6 e i 3,2 milioni di euro. Quanto si incasserebbe se si dovesse procedere con un secondo o addirittura un terzo tentativo di vendita ai privati. Nell’ambito del programma delle alienazioni, rientra anche la vendita di altri immobili come l’ex albergo Roma di via Sant’Ambrogio, l’ex sede della Polizia municiapale di viale San Marco e la sede dell’Anagrafe di via Duca d’Aosta.

Il Piccolo, 31 dicembre 2008 
 
INDUSTRIA  
Lavoro e occupazione le emergenze del 2009  
Cresce la crisi, solo in parte attutita dai previsti arrivi della Seaway e di Beneteau
 
 
L’augurio che il sindaco Gianfranco Pizzolitto rivolge a tutti i concittadini e a se stesso è quello di «resistere a questo momento di difficoltà della nostra economia». Il pensiero va immediato ai 340 cassintegrati della Eaton Automotive e delle altre aziende del territorio che sono già state coinvolte dalla recessione mondiale.
«Siamo quindi pronti a sostenere il settore sociale per fare fronte ai bisogni dei nostri cittadini – afferma il sindaco -, coinvolti dalle difficoltà delle aziende in cui lavorano». Eppure, nonostante le ripercussioni della recessione, che sta colpendo con maggiore forza le attività legate al settore dell’auto, come Eaton Automotive, il sindaco tiene a ricordare alcuni elementi in controtendenza rispetto l’andamento in negativo del «sistema Italia». «Penso alla prossima apertura dello stabilimento nautico della slovena Seaway lungo il canale Est Ovest, 120 posti di lavoro, e al prossimo insediamento nella stessa area – spiega Pizzolitto – della francese Beneteau, leader mondiale nella costruzione di imbarcazione a vela, che a Monfalcone creerà 150 posti di lavoro. Per la sua logistica Monfalcone continua ad avere qualche carta in più e conforta anche l’atteggiamento di Fincantieri che è positivo nonostante le difficoltà del momento». La situazione è comunque davvero grave, secondo il sindaco, perché a pagare le conseguenze più pesanti in questo momento sono «operai che hanno una paga comunque insufficiente». «Sono stato in mezzo ai lavoratori della Eaton alla vigilia di Natale – dice Pizzolitto – che hanno espresso grandi preoccupazioni, a ragione». La tenuta dell’economia e l’eventuale sostegno ai lavoratori e alle famiglie coivolte dalla crisi sono quindi i problemi più importanti che l’amministrazione comunale si troverà ad affrontare nel corso del 2009.
Il sindaco conferma quindi grande attenzione al settore sociale, che comunque «non è mai venuta meno». «L’assessorato alle Politiche sociali si sta muovendo bene – afferma Pizzolitto -. Basti pensare ai tentativi per assorbire la tensione abitativa o i servizi offerti per la mediazione dei conflitti e in futuro per la mediazione culturale e linguistica. Ho piena fiducia nell’assessore Cristiana Morsolin che è sui problemi del suo settore e della città». In complesso, comunque, il sindaco promuove la sua squadra, appena uscita da un nuovo rimpasto, frutto di un chiarimento all’interno della maggioranza. «Credo quindi che arriveremo al 2011 senza problemi – dice Pizzolitto -. Si tratta di essere disponibili a confrontarsi sempre». Il sindaco ritiene però indispensabile ora rilanciare l’azione politica «anche rispetto la questione morale». «Credo che Monfalcone possa dire la sua anche su questo fronte – aggiunge – ed è mia ferma intenzione porre alcune questioni politiche». Anche all’interno del Pd e con l’obiettivo di catalizzare le forze di centrosinistra. Alla piena ripresa dell’attività amministrativa a inizio gennaio il sindaco Pizzolitto è intenzionato però anche a riprendere il ragionamento sulla cessione del ramo gas-energia di Iris, perché «è necessario sgombrare il campo da eventuali giochi delle parti». (la. bl.)

Il Piccolo, 20 ottobre 2009 
 
SEGNALI INCORAGGIANTI A FRONTE DELLA CRISI  
È ripresa, il Polo nautico torna ad assumere  
Per Mmgi, Lepanto, Alto Adriatico e Cadei il peggio sembra passato. E si attende l’apertura di Seaway e Beneteau
 
 
di ELISA COLONI

Un settore che non sembra conoscere crisi e che è riuscito a stare in piedi nonostante le turbolenze finanziarie degli ultimi due anni. Sembra proprio che la nautica possa essere considerata a pieno titolo una delle carte vincenti per lo sviluppo e il futuro di Monfalcone. Stando ai numeri, infatti, i cantieri nautici insediati lungo il canale Est-Ovest (che conta quasi 700 posti barca) godono di buona salute. Tra il 2007 e il 2009 il numero di addetti è aumentato quasi dappertutto e il giro d’affari, nonostante un lieve rallentamento del mercato nel secondo semestre del 2008, risulta in crescita o in pareggio per quasi tutti gli operatori.
Una situazione, dunque, ben diversa da quella vissuta da molte imprese operanti in altri settori merceologici, che patiscono invece i colpi della crisi, con serie ripercussioni sul fronte occupazionale. A Monfalcone, la costruzione delle imbarcazioni da diporto, il rimessaggio e la gestione di posti barca, sembrano attività floride e destinate a crescere. Non bisogna infatti dimenticare che, accanto alle realtà storiche e da tempo radicate nel canale Est-Ovest, sono in arrivo dei ”pezzi grossi”: la slovena Seaway, che sta per sbarcare a Monfalcone dando lavoro a 120 persone e il gruppo francese Beneteau, che impiegherà altrettanti addetti (sono in arrivo anche nuovi ormeggi per altre 500 barche previsti dal progetto Terme). Bisogna poi considerare, quando si snocciolano i numeri relativi all’occupazione, che attorno ai cantieri nautici orbita un indotto consistente: per ogni lavoratore diretto ne esiste almeno uno di una ditta esterna.
Tra le società che sembrano sfidare la crisi con successo c’è la Mmgi Shipyard, specializzata nella nautica di lusso, che conta 24 addetti, ma mira a ”fare il botto” nei prossimi due anni, aumentando il fatturato del 32% (già nel 2008 era stato di 5 milioni di euro) e l’occupazione del 18%.
Silvia Pozzerle e Marco Quintarelli, responsabili della Marina Lepanto Yachting, che tra il 2007 e il 2009 è passata da 14 a 17 dipendenti tra impiegati e operai, spiegano: «Possiamo affermare di essere usciti indenni dalla crisi. Per quanto riguarda i posti-barca, le cose sono andate benissimo: tra il 2008 e il 2009 abbiamo registrato un aumento del 20% circa negli affitti. Un balzo legato anche al fatto che la nostra è un marina nuovo, in fase di crescita e non giunto ancora a regime. Però è di certo un dato positivo e confortante. Sull’altro versante, quello della commercializzazione delle imbarcazioni, gestita dalla Meridiana Rent – continuano i due resposabili della società – abbiamo registrato qualche rallentamento, ma la situazione è tornata alla normalità. Nella seconda metà del 2008, infatti, abbiamo assistito a una temporanea flessione delle vendite, del 30% circa. I conti sono però tornati in pareggio quest’anno». Per quanto riguarda gli addetti della Marina Lepanto, dei 17 dipendenti, quasi tutti sono italiani, tre soltanto provengono dallo Sri Lanka.
Anche nel Cantiere Nautico Cadei, che si occupa di produzione, rimessaggio e ormeggio, il numero di addetti è aumentato: da quattro del 2007 si è passati agli attuali sei. Una crescita all’apparenza irrisoria, ma che deve essere presa con le debite proporzioni e considerando il momento, delicatissimo, per il mondo dell’impresa italiano. «Nel 2008 abbiamo registrato un calo nelle vendite del 10-15% – afferma la titolare Rosa Cadei – ma nel 2009 siamo tornati in pareggio. Possiamo dire di essere stati solamente sfiorati dalla crisi. Ad altri è andata peggio. I nostri dipendenti? Tutti ”nostrani”. Le professionalità (in primis i falegnami, ndr.) si trovano ancora abbastanza facilmente qui».
Specializzato nella costruzione di imbarcazioni da diporto anche il Cantiere Alto Adriatico, che conta nove addetti, di cui sei dipendenti e tre soci lavoratori (questi ultimi sono falegnami, di cui due italiani e uno sloveno). «Abbiamo assistito a un lieve rallentamento dell’attività nella seconda parte del 2008 – spiegano dal cantiere – ma si è trattato semplicemente di slittamenti: alcune commesse sono arrivate un paio di mesi in ritardo rispetto al solito. Ma il dato fondamentale è che, alla fine, gli ordini li abbiamo ricevuti. Possiamo quindi dire che, a differenze di tanti altri comparti, da noi la crisi è stata fortunatamente solo di passaggio».

Messaggero Veneto, 21 ottobre 2009 
 
Riscontri positivi dall’81% delle ditte interpellate 
Piccole-medie aziende, segnali di ripresa dalla ricerca del Consorzio industriale
 
 
MONFALCONE. Un dato positivo per l’81% delle imprese interpellate, una forza lavoro che supera le 1.700 unità: è il bilancio 2007-2008 del settore delle piccole-medie industrie, terziario e artigianato presenti nella zona industriale di Monfalcone e Staranzano, secondo l’analisi condotta dal Consorzio industriale su oltre 120 aziende.
«In un periodo di innegabile difficoltà economica, il panorama dell’imprenditoria locale ha saputo resistere e mantenere attivo lo scenario industriale ed economico sul territorio – spiega il presidente del Consorzio, Renzo Redivo –. I numeri della ricerca infatti parlano chiaro: l’81% delle imprese ha detto d’aver aumentato il livello occupazionale o averlo mantenuto stabile, con un bilancio positivo sul numero degli occupati».
La ricerca è stata condotta su 121 aziende. Quelle che hanno risposto sono state 85, confermando un totale di 1.729 occupati nel 2007 e 1.738 nel 2008, con un aumento di 9 occupati che salgono a 20 se si considerano solo piccole e medie imprese (sotto i 250 dipendenti). Nel dettaglio, le imprese che hanno dichiarato una crescita d’occupazione sono state 23 (28%), quelle che hanno dichiarato d’aver mantenuto lo stesso livello sono 56 (oltre il 64%: di queste, 27 sono imprese uninominali) e quelle che invece hanno registrato una diminuzione del livello occupazionale sono state 16 (19%).
Il Consorzio ha posto sempre attenzione ai problemi di lavoratori e imprese, che stanno facendo enormi sforzi per superare un periodo di forti oscillazioni di mercato e restare competitive.
Fondamentale, in particolare, la capacità di creare un dialogo tra piccole e medie imprese facendo sistema con ricerca e università: così si è voluto soprattutto accogliere nuovi insediamenti nel quadro dello sviluppo sostenibile.
Ruolo del Consorzio è in primo luogo quello di fare sistema con altre realtà industriali-economiche quali Area di ricerca di Trieste per l’innovazione, Eine (enti di industrializzazione del Nordest) e in particolare Ficei (federazione italiana Consorzi enti) sfruttando similitudini e problemi comuni in molte zone industriali. In questo momento si punta a realizzare e migliorare le infrastrutture, grazie anche al supporto della Regione, indispensabile per l’imprenditoria privata nel riuscire a ottimizzare il ciclo produttivo, rendendo le aree il più possibile competitive e al servizio dell’azienda.
La nautica, di grande importanza nel Monfalconese, ha dato segnali positivi perché ha registrato un andamento anticiclico rispetto alla crisi che ha interessato gli altri settori merceologici, permettendo al sistema Monfalcone-industria, che pure ha risentito del difficile momento economico, di reagire in modo positivo: la progettazione e la produzione di imbarcazioni è proseguita, anche se non a pieno regime.
In conclusione, dai dati occupazionali rilevati statisticamente emerge che vi è un rapporto equilibrato tra aziende e territorio pur nelle oscillazioni del mercato: piccole e medie imprese delle aree industriali consortili stanno cercando di fronteggiare questo periodo nero per l’economia, il Consorzio ha cercato negli anni di agevolare la diversificazione del tipo d’attività produttive (dal manifatturiero alla nautica alle aziende produttrici di fonti rinnovabili).
Cristina Visintini

Il Piccolo, 22 ottobre 2009 
  
Piccole imprese in crisi e con pochi soldi in cassa  
Giorgio Lorenzoni (Cna): «La disponibilità di liquidi è scesa del 30% in un anno»  
Musig (Bcc Turriaco): «Nel Mandamento le micro-aziende stanno vivendo serie difficoltà economiche»
 
 
Il flusso di cassa delle piccole e piccolissime imprese del Monfalconese – ovvero la differenza tra il totale delle entrate e il totale delle uscite – è diminuito del 30% circa rispetto a 12-18 mesi fa. A evidenziare la portata del problema è il presidente provinciale della Cna Giorgio Lorenzoni, che approfondendo le difficoltà degli imprenditori in termini di disponibilità di liquidità fresca e sottolinea: «La situazione è difficile e le imprese dedicano attenzione e risorse crescenti alla riscossione dei crediti. Una partita che in alcuni casi è decisiva per la stabilità stessa dell’azienda. Questo è dovuto al fatto che, da un lato, stanno calando le commesse mentre dall’altro i tempi dei pagamenti si stanno sensibilmente allungando».
Il risultato sono le casse vuote delle aziende, costrette ad aprire linee di credito per fare fronte alla mancanza di contante per coprire le spese vive: tra queste, le bollette delle singole utenze, l’acquisto di prodotti e materiali e la manutenzione ordinaria dei macchinari.
«Nelle ultime settimane sono diventati operativi diversi protocolli d’intesa con il mondo del credito – aggiunge Lorenzoni – ma uscire da questo momento di difficoltà non è semplice, soprattutto per le realtà meno strutturate». Analogo il punto di vista di Andrea Musig, direttore della Banca di credito cooperativo di Turriaco che, nel Mandamento, rappresenta un punto di riferimento per decine di microimprese. «L’onda lunga della crisi ora sta colpendo i piccoli imprenditori. Molti di loro sono oggettivamente in difficoltà – ammette il responsabile dell’istituto bisiaco -. Ormai, la crisi si sta facendo sentire da un anno ed è inevitabile che ci siano dei problemi. L’odierno costo del denaro, particolarmente conveniente, ha permesso di stabilizzare almeno in parte la situazione. Una situazione che, lo ripeto, resta comunque difficile». Anche perché diverse aziende si trovano in acque tempestose da ben prima della crisi, trascinandosi una serie di limiti che ora emergono in modo quasi dirompente. Difficile dire con quali tempi – e, soprattutto, a quale prezzo – si tornerà alla normalità. Le piccole e piccolissime imprese, infatti, specie quelle che lavorano come contoterziste, sono condizionate da dinamiche sulle quali non riescono a incidere. E trovare nuove nicchie di mercato nelle quali operare richiede tempo e investimenti». (n.c.) 
 
IMPRENDITORI A CACCIA DI LIQUIDITÀ PER NON RISCHIARE IL FALLIMENTO  
Le aziende recuperano crediti con l’investigatore  
È triplicato il ricorso alle agenzie private. Si cerca di ”rastrellare” anche beni mobili e immobili
 
 
di LAURA BORSANI

Aziende finite nel baratro del fallimento, ricorrono all’investigazione privata per cercare di rastrellare i crediti vantati. Piccole imprese, a conduzione familiare o con 5-6 dipendenti, monomandatarie o con un portafoglio-clienti limitato a 2-3 committenze di un certo livello, che, di fronte alle mancate riscossioni, spesso arrivano davanti all’investigatore privato quale ”ultima spiaggia”. Con l’ingiunzione di pagamento in mano, infatti, ottenuta tramite le vie legali, gli imprenditori chiedono ai professionisti di aiutarli a ”portare a casa” quanto possibile, pena la chiusura dell’azienda. È anche questo un segnale della crisi economica in città e nel mandamento.
Il ricorso all’investigazione privata per questo tipo di prestazione finalizzata al recupero di crediti o beni mobili e immobili alternativi, è triplicato nell’ultimo anno, spiegano da alcune agenzie investigative del Monfalconese. Si parla di una quarantina di aziende strette nella morsa degli incassi mancati. Crediti che oscillano dal milione di euro fino a 20mila euro. Addirittura si vogliono recuperare ”ammanchi” di 5 o 2mila euro pur di ”fare cassa”. «La grave assenza di liquidità – fanno notare gli operatori del settore investigativo privato -, costringe le imprese a recuperare il recuperabile».
Si tratta di attività produttive di diversa tipologia, nell’ambito del settore artigianale, dell’officina, dei materiali plastici e dell’indotto in genere, anche legato alla cantieristica. Ci sarebbero altresì fornitori commerciali di materiali per le aziende.
E l’investigatore arriva quando spesso è tardi. Quando, spiegano gli operatori, risalendo alla ”storia” dell’impresa debitrice, si scopre che ha già chiuso i battenti lasciando in strada i propri dipendenti. Ci sono situazioni in cui quando l’imprenditore avvia gli accertamenti non riuscendo ad incassare i crediti, l’azienda insolvente risulta ”fantasma”, diventando irrintracciabile. Alle spalle si riscontra una trafila di società aperte e richiuse, con tanto di modifica della ragione sociale, della sede legale e dell’amministratore delegato. In altre parole è stata ”rifondata” un’impresa mantenendo però la stessa clientela per continuare a garantirsi gli appalti. Succede, ancora, che quando interviene l’investigatore privato, s’imbatte in pignoramenti ed esecuzioni immobiliari già in corso, inducendolo alla ”caccia” di beni mobili o immobili nascosti. Non solo. «La crisi economica mette di fronte a veri e propri ”bracci di ferro” tra le piccole imprese e le grandi committenti dell’appalto – continuano gli investigatori -. Grazie alla posizione dominante, le aziende arrivano a contestare i lavori eseguiti dall’impresa appaltatrice, spingendola di fatto ad accettare condizioni economiche sfavorevoli per non incorrere in lunghi e dispendiosi contenziosi legali». Un panorama variegato. Fatto pure di imprese che, avvalendosi di validi commercialisti, riescono a ”stare in piedi” solo grazie ai concordati strappati alle banche, a fronte di un recupero minimo dei prestiti. «Gli istituti di credito hanno chiuso i rubinetti – ha osservato un investigatore privato -. Tanto da arrivare pure ad autofinanziarsi il fido attraverso fondi di garanzia, immobili di valore, fino ad assicurazioni sulla vita, pur di ottenere la liquidità necessaria per non soccombere».

Il Piccolo, 24 ottobre 2009 
 
SI PROFILA UN’ALLEANZA SLOVENO-FRANCESE NELL’AREA DEL CANALE EST-OVEST  
Sbarca al Polo nautico l’asse Seaway-Bénéteau  
Entro novembre l’inaugurazione del sito dei fratelli Jakopin con 120-140 addetti di cui una trentina di ingegneri
 
 
di LAURA BORSANI

Una task-force italo-francese-slovena per rilanciare il Polo nautico, lungo il canale Est-Ovest. È l’ambizioso progetto che presto metterà radici a Monfalcone, con l’arrivo di due gruppi di indiscusso livello. Si tratta di Seaway Group, società slovena con sede a Zgosa, vicino al lago di Bled, fondata assieme allo studio ”J&J” dai fratelli Jerney e Japec Jakopin, esempio unico di struttura pensata e realizzata per proporre attrezzature sia per produzioni di serie che per prototipi a vela e a motore. E di assoluto rilievo, il Gruppo francese Bénéteau, che proprio a Monfalcone, con circa 50mila metri quadrati di area acquistata dal Consorzio per lo sviluppo industriale, lancerà il suo nuovo marchio con la linea di motoryacht targati Monte Carlo Yachts, società gestita dalla manager Carla Demaria.
I due colossi della nautica opereranno dunque anche in sinergia. Seaway, infatti, da poco insediata nel canale Est-Ovest, dove ha acquisito 35mila metri quadrati di superficie dal Csim, in possesso peraltro di una fresa a 5 assi, la più grande d’Europa in grado di produrre modelli scala 1:1 per imbarcazioni o parti di esse fino a 45 metri di lunghezza, non sarà un semplice fornitore, ma un partner nello sviluppo del marchio Monte Carlo Yachts. Tra Bénéteau e Seaway c’è un progetto di collaborazione produttiva proprio a Monfalcone. Tanto che la Monte Carlo Yachts, nata per l’insediamento nel canale Est-Ovest, contempla una partecipazione minoritaria del Gruppo sloveno nella società.
Seaway dovrebbe inaugurare il suo sito produttivo entro novembre, comunque entro l’anno. La struttura, già insediata, entrerà a regime presumibilmente nei primi mesi del 2010. Le cifre sono significative: si parla di un investimento ipotizzato in 25 milioni di euro, a fronte di 120-140 posti di lavoro. Dei quali almeno una trentina di ingegneri. Personale che, come è stato già dichiarato in Slovenia, sarà reclutato tra i migliori esperti presenti nel mercato. Anche locale. Il Gruppo lavora nel campo dello sviluppo nautico e produce barche a vela in carbonio denominate Shipman e imbarcazioni a motore Skagen. La società nel 2007 ha registrato un giro d’affari di oltre 22 milioni.
Nell’ambito della progettazione e della produzione rientrano Shipman da 63, 72, 80 e 150 piedi, con prezzi che oscillano da 700mila e 4,5 milioni di euro. Nel portafoglio commesse, come è stato dichiarato a suo tempo, ci sarebbe la produzione di Skagen da 50-60 piedi, per un valore di 0,9 milioni di euro.
E in arrivo dunque anche Bénéteau. Leader europeo, con un fatturato da un miliardo e 100 milioni di euro, impianterà ex novo Monte Carlo Yachts per la costruzione di barche a motore sopra i 60 piedi. Protagonista mondiale nella produzione di barche a vela, fin dall’ingresso nel settore delle barche a motore il gruppo si è imposto in Europa con chiari risultati.
Con il sito e il nuovo marchio Monte Carlo Yachts, a Monfalcone il Gruppo intende entrare nel segmento di lusso di maggiore dimensione. La società si è inoltre affidata al team Nuvolari & Lenard, che si è aggiudicato la gara per il design delle imbarcazioni. Al momento la società francese ha acquisito un’area di circa 50mila metri quadrati dal Consorzio per lo sviluppo industriale, ampliabile. Un progetto produttivo, pertanto, di primo piano, per il quale peraltro sono già stati presi contatti anche con l’Area Science Park di Trieste. Il tutto, con la possibilità di utilizzare ingegneri, tecnici e progettisti specializzati laureati nell’università triestina.

Il Piccolo, 20 agosto 2008 
 
OPERAZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA  
Alloggi affittati in nero: scoperti 16 casi  
Stranieri costretti a pagare 250 euro al mese per un letto. Accertata un’evasione di 100mila euro
 
 
L’azione della Guardia di finanza sugli affitti in nero in città: Su 6 contratti d’affitto controllati nell’ultimo trimestre, tutti sono risultati irregolari. Meglio era andata nel primo trimestre quando un contratto su due rispettava le regole. Resta il fatto che solo quest’anno 16 affittuari in nero sono caduti nella rete dei controlli, subendone tutte le conseguenze. La Gdf continua continua a operare in collaborazione con il Comune su questo fronte. Dietro al fenomeno degli affitti in nero si nascondono quasi sempre lavoratori stranieri, costretti a pagare somme ingenti – anche 200 euro a testa – solo per aver un letto in un appartamento diviso, magari, con altri 5 o 6 colleghi. Le verifiche effettuate dalla Gdf nel secondo trimestre del 2008 ha portato alla luce una mancata dichiarazione di redditi pari a 50mila euro, e anche una minima evasione dell’imposta di registro. In due dei 6 casi presi in esame, gli affittuari non avevano versato un euro di Iva. I dati in percentuale sono molto più negativi rispetto a quelli relativi al primo trimestre quando i controlli effettuati erano stati 14, 10 dei quali riguardavano contratti di affitto in nero, con redditi ignoti al fisco per oltre 63mila euro, oltre a una ridotta evasione dell’Ici. In tutto, quindi, solo nel primo periodo dell’anno, gli affittuari in nero scoperti sono stati poco meno di una ventina per oltre 100mila euro di redditi non dichiarati per la mancata dichiarazione al fisco. Mentre il Comune, solo di Ici, ci avrebbe rimesso oltre duemila euro.
E si tratta solo della punta dell’iceberg. Tanto è vero che si calcola che le posizioni irregolari non ancora rilevate, in realtà, possano essere molte di più, anche un centinaio. Il fenomeno è stato più volte denunciato dal Sunia, il sindacato degli inquilini, e da varie forze politiche, portando alla luce situazioni di estrema gravità. Tra queste, il caso di due extracomunitari che pagavano 250 euro al mese a testa solo per un posto-letto, o quello di una casa affittata a una persona insospettabile che poi la subaffittava a 4 o 5 lavoratori stranieri. O ancora quello di un inquilino che è sentito proporre la formula del 50-50: ovvero, registrare solo metà dell’importo dell’affitto, consegnando invece l’altra metà «fuori busta», in nero.
La Guardia di Finanza ha poi anche contemporaneamente operato dei controlli sul lavoro in nero, rilevando 11 situazioni di lavoro irregolare e 16 di personale totalmente in nero.
Elena Orsi 
 
Il Comune insiste sui canoni concordati  
Sunia: «Irregolarità molto più diffuse di quanto si pensi»
 
 
Gli affitti «in nero», ai danni soprattutto di lavoratori stranieri o trasfertisti e a vantaggio dei proprietari, rappresentano un fenomeno difficile da estirpare da quando, all’inizio degli anni Novanta, c’è stata una forte immigrazione legata alla forte richiesta di manodopera nel cantiere navale. E il Comune di Monfalcone ha messo in campo numerose iniziative per contrastare il fenomeno, riuscendoci però, solo parzialmente. Tra le misure, la forte campagna promozionale per gli affitti a canone concordato (che fanno risparmiare sia a chi affitta che a chi mette l’alloggio in locazione), e l’Agenzia sociale per la casa, che fornisce informazioni a tutti coloro che vogliono cercare casa e non sanno quali siano le pratiche da seguire. Non solo: anche i contributi taglia-affitti rappresentano un deterrente importante (500 le domande pervenute quest’anno) visto che gli aiuti sono concessi solo a coloro che sono in possesso di un contratto perfettamente regolare.
«L’attenzione per il problema della casa – spiega il vicesindaco Silvia Altran – va avanti da tempo, visto che ci siamo resi conto che il mercato non può certamente essere lasciato in balìa di se stesso. Abbiamo quindi fornito la nostra massima collaborazione alla Guardia di Finanza, e i risultati si vedono: l’intensa attività di controllo fa sì che le regole debbano essere rispettate da tutti». Il Comune non si è solo mosso verso i possibili inquilini, attivando i servizi di cui prima si diceva. «Ci stiamo anche muovendo in un’ottica di collaborazione – spiega ancora il vicesindaco – per cui tutte le istituzioni sono messe in rete e si possono scambiare informazioni». Il problema, secondo il Sunia, è una diretta conseguenza di un mondo – quello delle affittanze – lasciato in balia di se stesso e difficilmente inquadrabile.
«Ci sono due tipi di evasione – spiega Sergio Donda, segretario del Sindacato degli inquilini -. La prima comprende i rapporti proprietario-inquilino che si basano su contratti totalmente in nero. Poi ci sono i casi di contratti irregolari: il proprietario dichiara 50 e riceve 100, potendo così evadere le imposte. Questi sono i casi più difficili da scoprire. E rappresentano le situazioni forze più diffuse».
Il risultato è però lo stesso: canoni fuori da ogni legge di mercato per categorie di persone alla disperata ricerca di un letto e di una stanza in città, guadagni irregolari da parte di pochi proprietari e un danno erariale per il Comune. Donda non è tenero nemmeno con gli addetti ai lavori: «Con dispiacere dobbiamoo constatare che alcuni addetti ai lavori caldeggiano queste soluzioni irregolari. Non tutti, certo. Una generalizzazione sarebbe ingiusta. In questo ”mare” c’è anche chi osserva le regole. Ma non rappresenta purtroppo la maggioranza». (e.o.)

Il Piccolo, 19 agosto 2008 
 
IL MERCATO DELLA CASA 
Più trasfertisti, scatta il caro-affitti  
Previsto un aumento dei canoni già dall’inizio del 2009
 
 
I monfalconesi e in generale chi vive in città pagando l’affitto devono prepararsi a una brutta sorpresa. Tra qualche mese, quando a Monfalcone arriveranno centinaia di nuovi trasfertisti, richiesti da Fincantieri per potenziare le sue linee produttive, le tariffe sono destinate a registrare aumenti anche sensibili. L’ammontare dipenderà dal numero di abitazioni che, nel frattempo, saranno immesse sul mercato. Se la domanda dovesse superare di molto l’offerta, allora gli effetti saranno pesanti per gli inquilini, già alle prese con prezzi, a Monfalcone, superiori rispetto a tutto il resto della provincia. Insomma, dopo un lungo periodo di stabilità, il mercato è destinato a muoversi. E, secondo le previsioni, lo farà forse già entro l’anno.
PREVISIONI. «Al momento quello che si registra nel mercato è una sensazione di attesa – spiega Susanna Marusig, responsabile regionale Fiaip – perchè tutti, proprietari e inquilini, aspettano di capire come si muoverà il mercato in reazione all’arrivo delle nuove maestranze delle ditte che lavoreranno in Fincantieri». Si tratta di circa 700 persone che dovranno trovare una sistemazione a Monfalcone e che probabilmente lo faranno puntando sull’alloggio in affitto. Molti proprietari quindi potrebbero decidere di ritardare l’immissione sul mercato appartamenti sfitti, approfittando del fatto che ci sarà più richiesta. Certo c’è sempre la speranza che ciò non avvenga. E che le nuove immissioni di alloggi riescano a compensare le richieste. E in questo caso, gli affitti potrebbero anche restare stabili. Ma è un’ipotesi improbabile. Per quanto riguarda l’acquisto di un’abitazione «è probabile anche un aumento di prezzi specie per le nuove costruzioni – spiega la Marusig – dotate di maggiori optional e comodità, caratteristiche che chiaramente fanno lievitare il costo finale». Per capire cosa sta accadendo nel mercato immobiliare cittadino, dunque, bisogna solo attendere qualche mese. «Non credo che fino a dicembre ci saranno dei cambiamenti significativi – spiega la rappresentante Fiaip – ma già dall’inizio del prossimo anno prevediamo che le cose possano cambiare».
GLI AFFITTI. Monfalcone è al top in provincia per quanto riguarda gli affitti delle case, proprio in virtù della presenza di migliaia di famiglie di trasfertisti dei cantieri navali. Particolarmente vivace è il settore degli appartamenti ammobiliati per i quali la richiesta e di conseguenza i costi sono maggiori. Un appartamento grande, di 3 camere arredato in centro si affitta attualmente tra gli 800 e i mille euro al mese. Un mini, con cucina, bagno e una camera va dai 530 ai 550, anche 580 per periodi brevi. Il discorso però non vale in tutta la città. Affittare un appartamento in centro, sia per la posizione che per tutti i servizi è ben diverso che affittarne uno in periferia. A parità di condizioni tra gli appartamenti, ci può essere una differenza anche del 12 per cento tra il costo di un affitto in centro e uno a Marina Julia, che può arrivare anche al 15% in meno. Se invece si considerano altre zone della città, la differenza di prezzo con il centro non è superiore al 2, 3 per cento, quindi minima. Sempre presente in città anche il fenomeno degli affitti in nero. A scadenze fisse la Gdf accerta decine di casi. E le indagini sonmo tutt’ora in corso. Il mercato degli affitti, comunque, si sta lentamente regolamentandosi dopo la situazione caotica di una decina di anni fa. Merito delle indagini, senz’altro, ma anche delle formule di contratti agevolati di cui si è fatto promotore il Comune, che presuppone contratti di affitto regolari e depositati a fronte di condizioni più vantaggiose per gli inquilini. Misure che in città sono state attuate anche in seguito al riconoscimento dell’alta tensione abitativa.
AGEVOLAZIONI. Un impulso alla regolamentazione degli affitti è venuto anche dai contributi che ogni anno il Comune elargisce alle famiglie in difficoltà nei pagamenti. Le domande quest’anno hanno superato il tetto delle 500. (e.o.)

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Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

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Il caso Fincantieri:
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