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Il Piccolo, 17 settembre 2010

INDOTTO FINCANTIERI 
Adriatica in cassa integrazione ma da cinque mesi 40 operai non percepiscono l’indennità 
Il sindacato sta lavorando con i servizi sociali del Comune per fronteggiare una situazione sempre più drammatica
Dopo la concessione della Cig alla Eaton e all’Eurogroup, in tutto oltre 300 dipendenti, la spettanze vengono anticipate dalle società

di LAURA BLASICH

Eaton ed Eurogroup hanno ottenuto, anche se in ritardo, il decreto ministeriale di concessione rispettivamente della cassa integrazione in deroga e di quella straordinaria. Nel frattempo le società hanno anticipato le indennità ai propri dipendenti. Quanto invece non sta ancora accadendo alla quarantina di lavoratori dell’Adriatica, impresa dell’indotto Fincantieri, che da cinque mesi sono in Cassa integrazione guadagni straordinaria da cinque mesi non hanno più visto un euro. «La situazione è gravissima, i lavoratori e le loro famiglie sono allo stremo – sottolinea il segretario della Fiom-Cgil, Thomas Casotto -. Stiamo lavorando con i Servizi sociali del Comune per capire come aiutare queste persone, ma ci siamo anche rivolti al sindaco Gianfranco Pizzolitto perché contatti il prefetto e si arrivi a sollecitare il ministero del Lavoro a firmare il decreto di concessione della cassa integrazione straordinaria. «Non è possibile che per un adempimento burocratico ci vogliano cinque mesi».
Quello dell’Adriatica è uno degli indicatori di quanto sia difficile in questo momento la situazione dell’indotto Fincantieri, compresso tra dilatazione dei tempi di produzione e riduzione dei costi delle commesse.
La Fiom-Cgil in questi giorni è stata contattata anche da lavoratori originari dell’ex Jugoslavia che non riescono a mettersi più in contatto con la propria impresa da agosto. In sostanza, la ditta sarebbe evaporata al sole estivo durante il periodo di rallentamento dell’attività dello stabilimento a causa delle ferie collettive. «Stiamo cercando di risalire ai titolari – spiega sempre Casotto -, perché in assenza di qualcuno che produca i documenti necessari i lavoratori non possono nemmeno presentare istanza di disoccupazione».
Il caso pare simile a quello che lo scorso anno coinvolse diversi lavoratori croati, che, dopo due mesi senza stipendio, si ritrovarono a chiedere ragione dei mancati pagamenti a un’impresa di fatto fantasma. Il sindacato punta quindi ad avere un nuovo incontro con Fincantieri sugli appalti, dopo quello tenuto prima delle ferie. Intanto il primo ottobre i lavoratori di Fincantieri si fermeranno per otto ore per lo sciopero nazionale indetto da Fim, Fiom, Uilm a difesa dell’unitarietà del gruppo. Lo sciopero sarà affiancato da una manifestazione a Roma davanti a Palazzo Chigi per sollecitare l’incontro richiesto da oltre quattro mesi alla presidenza del Consiglio dei ministri. Nel mirino dei sindacati c’è il mancato impegno nell’assegnazione di commesse pubbliche e la richiesta di un piano organico di rilancio e sviluppo del settore per superare l’attuale crisi. Sempre a Roma martedì avrà luogo intanto un convegno nazionale con le istituzioni locali (Regioni, Province e Comuni) sedi di cantiere sulle tematiche della cantieristica pubblica.

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Il Piccolo, 08 settembre 2010
 
PREOCCUPAZIONE PER LA DECISIONE DI FEDERMECCANICA 
Salta il contratto, la Fiom prepara la strategia

Il recesso del contratto nazionale siglato il 20 gennaio 2008, comunicato ieri da Federmeccanica, ha sollevato preoccupazioni tra i rappresentanti sindacali della Fiom del territorio. La disdetta avverrà a far data dall’1 gennaio 2012, alla scadenza naturale del contratto. A quel punto entrerà in vigore l’accordo separato firmato il 15 ottobre 2009 da Fim e Uilm. La Fiom parla di un contratto «non votato da tutti i lavoratori», ha osservato il segretario provinciale Thomas Casotto, e che «di fatto permetterà alle aziende di derogare sia sotto il profilo economico che normativo». Casotto sottolinea: «Al momento resta legalmente valido il contratto nazionale del 2008 e lo rimarrà fino a scadenza naturale». Ma prospetta «peggioramenti nelle condizioni dei lavoratori, poichè le aziende saranno in grado di approfittarne, specie nei momenti di crisi. La disdetta anticipata potrebbe inoltre indurre le imprese a non applicare il contratto vigente. Faremo valere la legittimità, anche attraverso le vie legali». Moreno Luxich, della Rsu Fiom di Fincantieri, ha osservato: «Quel contratto non è valido, è antidemocratico. Si vuole cancellare lo spirito solidale contenuto nell’accordo nazionale del 2008, e si aprono le porte a trattative dirette tra lavoratori e datori di lavoro. Si rischia di creare lavoratori di serie A e di serie B, di far ricadere la crisi sulle maestranze. Fim e Uilm vengano in assemblea a spiegarlo ai lavoratori». Il segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan, parla invece di una «svolta epocale nei rapporti sindacali e aziendali», in virtù di un accordo «che senza un’ora di sciopero e in un momento di crisi com’era il 2009, prevede vantaggi anche salariali. Mi chiedo come potrà essere applicato nei confronti di un’organizzazione importante come la Fiom».

Il Piccolo, 09 settembre 2010
 
CHIESTA LA CONVOCAZIONE DELLA RSU FINCANTIERI 
Assemblee Fiom sulla decisione di Federmeccanica

La prossima settimana la Fiom-Cgil di Fincantieri chiederà la convocazione della Rsu di stabilimento. All’ordine del giorno, la discussione sulla disdetta comunicata da Federmeccanica del contratto nazionale siglato il 20 gennaio 2008. Lo ha annunciato ieri il rappresentante sindacale, Moreno Luxich: «Dalla riunione scaturirà un documento che sarà posto all’attenzione dei lavoratori riuniti in assemblea». Luxich ha poi osservato: «Non mi stupisco che tutto si stia materializzando. Noi della Fiom siamo stati subito contrari alla disdetta del contratto nazionale per sostituirlo con l’accordo separato del 2009, togliendo così l’elemento di solidarietà che con la crisi attuale unisce tutti i lavoratori, dal Nord al Sud d’Italia». Il rappresentante della Fiom ha aggiunto: «Federmeccanica ha sostenuto che ogni comparto dei metalmeccanici sarà separato. Ciò indebolirà i comparti che si doteranno di un proprio ”contrattino”, fino ad arrivare a trattative ristrette tra lavoratori e datori di lavoro. Questa impostazione, in un Gruppo come Fincantieri, rappresenta un’occasione per avvalersi delle deroghe. Riteniamo che l’accordo separato non garantisce flessibilità, ma apre la via a compromessi da parte di chi non è in grado di contrapporre nei confronti di chi Governa un serio piano industriale per il Paese». La Fiom si prepara a convocare anche il direttivo provinciale, ha spiegato il segretario Thomas Casotto, che ha ribadito la priorità in ordine alla salvaguardia dei posti di lavoro: «Faremo assemblee nelle aziende e informeremo su quanto sta accadendo. È imprescindibile un confronto chiaro e onesto con i lavoratori, sono loro che devono decidere, iscritti e non iscritti ad un sindacato. Auspichiamo che anche le altre sigle sindacali partecipino. Eventuali deroghe proposte dalle aziende dovranno passare al voto dei lavoratori. Il problema si può risolvere, con la collaborazione di tutti».
Dalla Uilm, il segretario provinciale Luca Furlan, commenta: «Sotto il profilo normativo e salariale, è valido l’accordo firmato da Fim e Uilm nel 2009. Federmeccanica disdettando il contratto nazionale del 2008, ha compiuto un atto meramente tecnico e politico. Stiamo lavorando al meglio per gestire la crisi. Le deroghe riguardano situazioni legate alla salvaguardia dei posti di lavoro. Preferisco pertanto la flessibilità per certe situazioni e momenti difficili, piuttosto che la cassa integrazione o la mobilità. Noi continuiamo così. Sta poi all’intelligenza e al buonsenso, a partire dalla Uilm, gestire le singole circostanze. Ciò che auspico è che le vicende nazionali non diventino terreno di scontro quando si vanno ad affrontare le questioni locali o aziendali».

Il Piccolo, 13 luglio 2010
 
La Fiom denuncia la ”liberatoria” 
Fincantieri smentisce. Incontro a fine mese anche su questo problema

Si riunirà forse già a fine luglio il tavolo sugli appalti previsto dal contratto di Fincantieri. La società ha dato la disponibilità all’incontro, sollecitato da Fiom-Cgil che ha denunciato la ricomparsa nel cantiere della ”liberatoria”.
In sostanza, stando alla Fiom, i lavoratori dell’indotto che volessero spostarsi dalla propria impresa a un’altra che fornisce condizioni migliori non possono farlo, a meno che la ditta di partenza non dia il proprio assenso. La regola non ha alcun fondamento normativo, ma i dipendenti alla fine vi si attengono, sostiene la Fiom-Cgil, perchè minacciati di non trovare più alcun impiego non solo nello stabilimento di Monfalcone, ma in tutti i cantieri del gruppo. La pratica della liberatoria pareva ormai scomparsa, da una decina d’anni circa. Il sindacato ha iniziato a ricredersi alcuni mesi fa, quando nella sede di via Pacinotti è arrivato un lavoratore originario dell’ex Jugoslavia. «Ci chiedeva con insistenza ”la carta per poter andare in altra ditta” e noi a dirgli che un documento del genere non esiste proprio, è illegale», racconta il segretario provinciale della Fiom-Cgil Thomas Casotto.
Poteva essere un caso isolato. In questi giorni, però, nella bacheca di un’impresa dell’indotto è apparsa una nota in cui si afferma che «chi si licenzia da qualsiasi ditta di Fincantieri non potrà lavorare in tutti i cantieri d’Italia». «L’impresa, in aggiunta, sostiene nella nota affissa in bacheca che la posizione sarebbe condivisa da Fincantieri – afferma il segretario provinciale della Fiom Casotto -. Se fossi Fincantieri, denuncerei l’impresa per quanto dichiarato e cercherei di mettere ordine nel mondo degli appalti, come stiamo chiedendo da tempo». La società da parte sua dichiara che la pratica della liberatoria è scomparsa da dieci anni nello stabilimento invitando la Fiom ad assumersi la responsabilità di quanto affermato. (la.bl.)

Il Piccolo, 06 agosto 2010
 
INCONTRO AZIENDA-SINDACATI 
Rischio di 500 esuberi nell’indotto Fincantieri 
Fim, Fiom e Uilm temono un duro impatto sociale e chiedono garanzie

Il sindacato teme per la deriva che rischia di prendere l’indotto Fincantieri. E lo ha manifestato in un vertice con l’azienda svoltosi in Confindustria a Gorizia. Secondo le stime di Fincantieri, l’indotto produrrà almeno 500 esuberi strutturali. Per cui Fim, Fiom e Uilm chiedono un particolare impegno da parte dell’azienda e delle istituzioni «nell’affrontare quello che per i prossimi anni sarà un passaggio delicatissimo della situazione industriale e sociale del territorio».
Attualmente sono circa 3500 i lavoratori dell’indotto Fincantieri, picco massimo in vista della consegna della ”Queen Elizabeth” a settembre, ma questo numero è destinato a scendere successivamente attorno alle 3000 unità per poi ridursi a circa 2300/2500 da gennaio 2011 in poi.
Nel corso della riunione, le parti sono scese nel dettaglio dei carichi di lavoro previsti per le ditte in appalto, delle modalità di gestione degli ammortizzatori sociali, della ottimizzazione dei servizi interni quali mensa, spogliatoi e trasporti, della situazione di alcune aziende storiche dell’appalto Fincantieri.
Secondo i sindacati, vanno stabilite modalità di fruizione e di anticipo dei trattamenti di cassa integrazione per i lavoratori dell’indotto. «In assenza di tali misure – è stato detto – c’è il rischio di ritrovarsi centinaia di casi simili a quello che ha coinvolto Eaton in questi mesi». Fim, Fiom e Uilm hanno quindi ribadito «la prioritaria importanza che va data all’azione di legalità e trasparenza dell’indotto: i casi di palesi irregolarità a cadenza ormai quotidiana – è stato detto – confermano che la rete preventiva ha maglie troppo larghe e che altri devono essere gli strumenti messi in campo». È stato anche chiesto che i trasporti interni vengano resi fruibili anche per i lavoratori dell’indotto e che siano migliorate le condizioni degli spogliatoi. Apprezzamento da parte del sindacato è venuto per la disponibilità manifestata da Fincantieri a fare il possibile per il rispetto della legalità degli appalti interni. Ma il sindacato chiede un salto di qualità in questo delicato settore.

Il Piccolo, 09 aprile 2010
 
SODDISFAZIONE DEI SINDACATI E DELL’AZIENDA 
Eaton, un altro anno di ”cassa” per 310 
Scongiurato il licenziamento collettivo. Le speranze rivolte alla ripresa del mercato dell’auto

di LAURA BORSANI

I 310 lavoratori della Eaton Automotive, che produce valvole per motori, sono salvi. L’azienda è stata ”messa in sicurezza” per un altro anno. Via libera, infatti, alla cassa integrazione in deroga, concessa ieri dal ministero del Lavoro. La ”fumata bianca” sul prolungamento dell’ammortizzatore sociale è scaturita dopo circa due ore di confronto, a Roma, al quale hanno partecipato, assieme a una delegazione dell’azienda, le organizzazioni sindacali rappresentate da Fausto Durante, della Fiom nazionale, dai segretari provinciali Thomas Casotto della Fiom e Gianpiero Turus della Fim, nonchè dal rappresentante delle Rsu di stabilimento, Livio Menon. All’incontro c’era anche Gianantonio Sambo per la Confindustria della provincia di Gorizia. Si tira un sospiro di sollievo avendo ottenuto la cassa integrazione in deroga per dodici mesi che rappresenta il massimo risultato che si poteva raggiungere, un prolungamento definito dagli stessi sindacati «il più lungo mai concesso, considerando la particolarità del provvedimento».
Un altro anno di copertura, dunque, a fronte di una retribuzione media mensile di circa 800 euro. Ciò a garanzia dell’occupazione avendo superato pertanto il rischio del licenziamento collettivo. Una boccata d’ossigeno sufficiente per poter monitorare l’andamento del mercato cogliendo le occasioni della tanto agognata ripresa produttiva. La soddisfazione, infatti, è legata soprattutto alla prospettiva nei confronti di un mercato comunque caratterizzato da rapidi cambiamenti. Dinamicità che, come hanno riferito i sindacati, farebbero ipotizzare elementi di svolta dal prossimo anno. «L’azienda – ha osservato infatti Thomas Casotto – ieri ha ribadito l’attuale difficoltà che non permette al momento previsioni di apertura del mercato, tanto che anche le società concorrenti si stanno dibattendo nella stessa condizione critica. Ma il mercato è in evoluzione, e potrebbero verificarsi modifiche significative».
Una situazione, pertanto, che fa ben sperare. L’accordo supera di fatto anche l’ipotesi-esuberi ventilata a suo tempo e comunque rigettata dal sindacato.
L’intesa stabilita, hanno sempre riferito i rappresentanti sindacali, prevede altresì che, qualora si prospettasse una ripresa produttiva, si proceda al rientro in fabbrica dei lavoratori garantendo la rotazione. Sotto questo profilo, continuerà la supervisione degli impianti, mantenendo la fabbrica in efficienza.
Durante l’incontro, si è parlato anche dei tempi di erogazione delle retribuzioni che la legge, non prevedendo anticipi da parte dell’azienda, affida all’Inps. «I tempi sono relativamente brevi – ha osservato Casotto -, avendo ipotizzato una copertura della ”cassa” solo tra un paio di mesi. Per questo abbiamo chiesto al ministero un’accelerazione delle procedure. È stato inoltre già concordato un incontro con l’azienda, fissato per il 20 aprile, in Confindustria a Gorizia, per affrontare questo aspetto e tutti gli altri ulteriori elementi». I sindacati, come programmato, incontreranno i lavoratori lunedì e venerdì prossimi, illustrando in assemblea l’esito dell’incontro con gli opportuni approfondimenti.
Intanto sono stati valutati i percorsi relativi ai corsi di formazione, previsti dalla Regione e gestiti dagli enti professionali, obbligatori per i lavoratori della Eaton, pena la perdità dell’indennità. Al riguardo si stanno definendo le modalità di partecipazione, avendo contattato gli enti di formazione che dovranno assorbire tutti i 310 lavoratori. In questo senso, è stata coinvolta anche la Provincia proprio per definire assieme ai sindacati una specifica riqualificazione.
Soddisfazione, dunque, dalle parti, alla luce dell’esito dell’incontro romano. L’azienda ha espresso un giudizio positivo non solo per l’accordo raggiunto, ma anche per il tenore dell’incontro, caratterizzato dalla «piena condivisione».
«Abbiamo raggiunto l’obiettivo del prolungamento per la ”cassa” di dodici mesi, al fine di salvaguardare i posti di lavoro – ha commentato Casotto -. È un risultato molto buono, considerata anche la particolarità dello strumento in deroga. È una ”cura”, certo non risolutiva, ma permette di guardare al futuro confidando che il mercato si sblocchi quanto prima. È importante restare uniti, proprio per cogliere le opportunità che si affacceranno».
I sindacati, hanno voluto espressamente ringraziare il sindaco Gianfranco Pizzolitto, per l’impegno profuso, nonchè la Provincia, con il presidente Enrico Gherghetta, la Regione e il Prefetto Maria Augusta Marrosu, e quanti hanno sostenuto la ”causa Eaton”: «Se abbiamo raggiunto questo risultato – ha evidenziato Menon – lo dobbiamo anche all’intervento di sostegno dimostrato. Abbiamo ottenuto il massimo che si poteva ottenere. La redditività resta bassa, ma tutto ora si inserisce in una logica di prospettiva».
«È andata molto bene – ha confermato Turus – auspichiamo che il mercato si sblocchi, sollevando i lavoratori dalla ”cassa” che permane da un anno. Questi nuovi dodici mesi possono servire ad agganciare la ripresa».
 
Gherghetta sulla Eaton: il modello vincente è lo spirito di cooperazione

«Siamo soddisfatti. Questi dodici mesi di cassa integrazione in deroga, oltre a permettere di mantenere il posto di lavoro ai dipendenti della Eaton di Monfalcone, aprono una prospettiva perchè danno tempo all’azienda di individuare le strade da intraprendere per giungere ad una soluzione definitiva».
Lo ha dichiarato l’assessore regionale Alessia Rosolen, all’indomani dell’esito positivo scaturito dal ministero del Lavoro che ha concesso un altro anno di ”cassa” ai lavoratori della Eaton. «Questa partita nazionale – ha aggiunto l’assessore Rosolen – si affianca agli interventi della Regione. Su 6,5 milioni di euro rappresentati dal provvedimento, 1 milione sarà erogato dalla Regione per la formazione».
Positivo anche il commento del presidente della Provincia, Enrico Gherghetta: «Come presidente del Patto per lo sviluppo economico dell’Isontino, voglio sottolineare l’operato di tutti i soggetti intervenuti, dai Comuni ai sindacati, alla Regione e la Prefettura. Lo spirito di cooperazione è la carta vincente per affrontare la crisi e per scommettere nel futuro. Il solidarismo isontino rappresenta oggi un modello, significa che portiamo in Europa una comunità unita». Gherghetta ha poi osservato: «Dal punto di vista economico, la concessione della cassa integrazione in deroga per altri dodici mesi, è una soluzione ottimale perchè permette di guardare con fiducia al futuro e con maggiore attenzione alle criticità presenti, per poter impostare una reale ripresa produttiva. Questo risultato – ha concluso il presidente – è la dimostrazione che nessuno sarà lasciato solo a fronteggiare questi momenti difficili. La crisi non è finita, ma c’è da augurarsi che l’Isontino abbia superato la fase peggiore».
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha dichiarato: «Abbiamo un anno di tregua. Con il sindacato, la Provincia e tutti gli altri soggetti interessati, cercheremo ora di raggiungere una soluzione definitiva per la Eaton. Voglio rivolgere un plauso ai sindacati per il risultato ottenuto, risultato che non era scontato. Ci hanno creduto e sono andati fino in fondo. Certo – ha concluso il primo cittadino, che ha ricordato la presenza di un ”tavolo permanente” dedicato alla crisi – non si può abbassare la guardia, ma ora potremo lavorare con maggiore serenità».

Il Piccolo, 03 aprile 2010
 
UN CASO IMPEGNA FINCANTIERI E FIOM 
Ditta fantasma in cantiere, quaranta operai senza paga

Il loro apporto per l’ultimazione di Azura P&O, salpata giovedì alla volta dell’Inghilterra, è stato fondamentale come quello di tanti altri lavoratori dell’appalto, oltre che di quelli di Fincantieri. Dopo aver accumulato più di 200 ore di lavoro al mese, una quarantina di addetti, per la maggior parte italiani, di un’impresa in subappalto del settore dei montaggi e dell’allestimento non hanno visto un euro di paga nè a febbraio nè a marzo. Senza alcun risultato il tentativo di rivalersi sul proprio datore di lavoro, che pare sparito, i lavoratori, provenienti da fuori regione e ormai allo stremo per mancanza di soldi, si sono alla fine rivolti alla Fiom-Cgil per tentare di recuperare il dovuto. «A quel punto abbiamo scoperto che non solo non esistevano le retribuzioni, ma nemmeno le buste-paga, cioè uno straccio di documentazione sul monte-ore lavorato», spiega il segretario provinciale della Fiom Thomas Casotto. Il sindacato a quel punto ha chiesto e ottenuto l’intervento di Fincantieri. «Grazie a Fincantieri siamo riusciti a convocare all’Assindustria di Gorizia l’impresa che aveva affidato il subappalto alla ditta di montaggi e che per legge deve rispondere in solido in questi casi», sottolinea Casotto. L’impresa appaltatrice ha comunque risposto per quanto documentabile, cioè poco, visto che inoltre non esiste un registro delle timbrature. L’accordo individuale che i lavoratori sono riusciti a strappare ieri nella sede dell’Assindustria, presente Fincantieri, non può definirsi soddisfacente, secondo la Fiom, ma era l’unico possibile». Nel prendere in carico la vicenda è emerso il ricorso alle paghe globali e non solo. «Sono entrato in cantiere per fare un lavoro con una ditta, ma per un periodo ne ho svolto un altro con un’altra impresa», ha spiegato ieri un lavoratore. Sorpresa anche da parte di Fincantieri. La Fiom chiederà a Fincantieri la convocazione immediata di un ”tavolo” sugli appalti, il controllo sulle ore lavorate dai dipendenti dell’appalto e una gestione il più solidale possibile della crisi anche nel mondo dell’indotto. «Si tratta di mantenere la legalità nello stabilimento – afferma Casotto – e la dignità del lavoro per tutti, anche nell’interesse della sicurezza di quanti operano in cantiere. Auspichiamo che la collaborazione con Fincantieri rimanga inalterata in modo da risolvere alcune situazioni presenti nell’indotto».
Laura Blasich

Il Piccolo, 07 aprile 2010
 
FINCANTIERI. ATTUALMENTE SONO 150 I LAVORATORI SOSPESI 
Da maggio altri 80 in cassa integrazione

Per lo stabilimento di Panzano, secondo le previsioni dell’azienda, si profila un ulteriore aumento dei lavoratori in cassa integrazione. Alle attuali 150 unità si aggiungerà infatti un nuovo contingente per i primi di maggio, coinvolgendo altri 70-80 lavoratori diretti, sempre in forza nella zona scafo e prefabbricazione. Intanto le Rsu di stabilimento fanno il punto della situazione. Partendo proprio dalle recenti dichiarazioni dell’ad Giuseppe Bono che, in occasione della consegna di Azura, ha garantito di non vole chiudere alcuno stabilimento e di far rientrare al più presto dalla cassa tutti i lavoratori. C’è attesa anche per l’incontro previsto per il 12 aprile a Roma, in relazione alle commesse pubbliche. «Attendiamo che il Governo – ha osservato Moreno Luxich, della Fiom – esprima le sue intenzioni per il sostegno della cantieristica navale. Si tratta di commesse pubbliche che devono rappresentare un intervento finalizzato a tamponare gli scarichi di lavoro, in particolare in relazione agli altri stabilimenti di Fincantieri in sofferenza». Oggi, invece, sarà richiesto un incontro con l’azienda.
L’attenzione è rivolta a due aspetti: la verifica relativa alla rotazione dei lavoratori posti in cassa e al ricorso della mobilità interna allo stabilimento, a parità di mansione. Dall’altro, la pianificazione legata allo spostamento dello scarico di lavoro, che tra fine giugno e inizi di luglio, dovrebbe interessare l’area-bacino. Nella fase di montaggio sono impiegati sia i lavoratori diretti che quelli in appalto. «Si tratta di affrontare una gestione oculata assieme all’azienda – ha detto Luxich -. Come previsto dall’accordo sul contratto integrativo, pretenderemo che i dipendenti dello stabilimento siano i meno coinvolti dalla cassa, oltre ad aver già richiesto il blocco per il ricorso all’appalto. Contestualmente ci siamo impegnati a richiedere la regolarizzazione, ai fini degli ammortizzatori sociali, per i lavoratori dell’indotto, aspetto per il quale abbiamo attivato tavoli di confronto. Si discuterà anche dell’attività dell’appalto in cantiere, per la quale abbiamo richiesto un monitoraggio ai fini della trasparenza, della dignità del lavoro e della sicurezza». (la.bo.)

Il Piccolo, 10 aprile 2010
 
ALLA FINCANTIERI L’INDOTTO SARÀ COINVOLTO DALLO SCARICO DI LAVORO NEL 2011 
DETROIT 
EX INEOS 
Industria, la crisi non spegne le speranze 
Terex-Reggiane riorganizza la fabbrica. Ansaldo investe e punta sull’energia alternativa
Già ricollocati 40 dipendenti, per gli altri 60 avviati i corsi di riqualificazione
Cigo a rotazione per 20 lavoratori sui 150 occupati. I sindacati: non grave la situazione
 

di LAURA BORSANI

Crisi economica tra luci e ombre nel Monfalconese. Agli scarichi di lavoro fronteggiati attraverso ammortizzatori sociali e corsi di riqualificazione, si intravedono anche segnali rassicuranti. Contingenti per alcune realtà produttive, di prospettiva per altre. Segnali che, pur richiedendo la necessaria prudenza, inducono comunque alla speranza.
EATON. Concessa, l’altro ieri, dal ministero del Lavoro la cassa integrazione in deroga per altri 12 mesi per i 310 lavoratori della Eaton. Il provvedimento, ha spiegato l’assessore regionale Alessia Rosolen, si traduce in 6,5 milioni di euro, dei quali 1 milione sarà garantito dalla Regione per le politiche di formazione professionale. Confermata ai dipendenti la possibilità di continuare a svolgere i lavori socialmente utili.
FINCANTIERI. Allo stabilimento Fincantieri, la Cigo coinvolge 150 dei circa 1700 lavoratori diretti. Ai primi di maggio si prospetta un ulteriore contingente di 70-80 dipendenti. Secondo l’intesa azienda-sindacati, la ”cassa” dovrebbe raggiungere progressivamente fino a un massimo di 450 lavoratori. L’ad Giuseppe Bono ha recentemente garantito il rientro al più presto di tutti i lavoratori.
INDOTTO. C’è un altro fronte sul quale viene posta l’attenzione. Si tratta dei lavoratori dell’indotto di Fincantieri, tra le 2-3mila unità, per 500 aziende medio-piccole. L’azienda ha precisato che si tratta di imprese specializzate, la cui economia non è legata esclusivamente alla cantieristica. I sindacati ipotizzano che lo scarico di lavoro potrà coinvolgere tra le 500 e le 1000 unità. La previsione dell’azienda è di 400-600 lavoratori che potranno essere interessati a partire dal 2011, tenendo conto delle realizzazioni in corso per le quali saranno impegnate proprio le ditte dell’appalto. Sulla complessa questione-appalti i sindacati hanno già richiesto un tavolo di lavoro specifico all’azienda.
DETROIT. Cigo a rotazione per una ventina di lavoratori alla Detroit di Ronchi (150 occupati). L’azienda ha siglato recentemente l’accordo con i sindacati per l’apertura della ”cassa” per 7 settimane. Una situazione definita dalle organizzazioni sindacali «non preoccupante».
SBE. La Società bulloneria europea che conta 350 dipendenti mantiene il regime di ”cassa” straordinaria, in scadenza a febbraio 2011. L’utilizzo del provvedimento è attualmente ridotto ad una mezz’ora al giorno.
TEREX-REGGIANE. Per lo stabilimento di Monfalcone delle Reggiane acquisito dalla Terex, c’è molta attesa. Le prospettive per i 50 lavoratori potrebbero riservare significativi risvolti. Secondo il segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan, la nuova proprietà punterebbe proprio sullo stabilimento cittadino definendolo ”strategico”. «La fabbrica – ha osservato – per come è strutturata oggi, produce solo il 20% delle sue potenzialità. Il problema riguarda i siti di Reggio Emilia e di Lentigione, dove è in atto un percorso finalizzato, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali, a ”traghettare” circa 130 lavoratori verso la pensione, con buoni incentivi, o verso ricollocamenti alternativi». Nello stabilimento di Monfalcone, invece, si parla di riorganizzazione e di efficentamento. I sindacati hanno chiesto un incontro all’azienda per chiarire situazione e prospettive.
ANSALDO. Aperta dal primo marzo la ”cassa” ordinaria per i 400 dipendenti dell’Ansaldo, 13 settimane. Attualmente, spiega il coordinatore delle Rsu, Maurizio Vesnaver, sono coinvolti 150 lavoratori. Sono state messe in campo anche le mobilità interne e a breve partiranno i corsi di formazione per i cassaintegrati. A fine mese è fissato un incontro a Vicenza con l’azienda per fare il punto della situazione. «Le Rsu – dice Vesnaver – possono definire buone le prospettive, considerando i segnali di dinamicità dell’azienda che sta peraltro investendo nella realizzazione del nuovo capannone. A inizio anno, inoltre, sono stati assunti a tempo indeterminato 17 lavoratori, di cui 6 interinali. C’è poi da considerare la strategia intrapresa dall’azienda nel segno della diversificazione, legata al settore delle energie alternative».
EX INEOS. Procede l’operazione riqualificazione e ricollocamento dei lavoratori dell’ex Ineos, stabilimento acquisito da Mangiarotti. Il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, ha spiegato che 40 lavoratori sono stati ricollocati e i restanti 60 stanno seguendo i corsi di formazione.

Il Piccolo, 13 aprile 2010

FINCANTIERI. LUXICH, ZOFF E HOLJAR ALL’INCONTRO AL MINISTERO 
La Rsu da Roma: «Frenata sulle commesse pubbliche»

È destinata a partire a maggio la cassa integrazione ordinaria per un’altra ottantina di lavoratori diretti della Fincantieri di Panzano (attualmente la Cigo ne interessa circa 150), mentre si profila per giugno l’avvio della ”cassa” straordinaria, l’anticamera della mobilità, nei cantieri di Castellammare. «Ma dal Governo – rileva il coordinatore Fiom nella Rsu di stabilimento Moreno Luxich – non è arrivata alcuna garanzia per quanto concerne le commesse pubbliche necessarie a rilanciare il settore. Anzi sono stati fatti passi indietro. I tre coordinatori della Rsu – Luxich, Zoff e Holjar – presenti al confronto al ministero per lo Sviluppo economico, esprimono preoccupazione per la deriva che sta imboccando il settore della cantieristica navale alla luce del «risultato oltremodo deludente» dell’incontro romano.
«Tutte le promesse – aggiunge Andrea Holjar della Uilm – sono rimaste tali. Sulla prospettiva dell’acquisizione di due pattugliatori per la Marina – aggiunge – si sono fatti addirittura dei passi indietro». «Questo immobilismo – precisa Luxich – non pesa tanto sui cantieri di Monfalcone dove, magari per il rotto della cuffia, sono arrivate due commesse Carnival, ma sugli altri dove la situazione si sta facendo pesante. È chiaro però che le conseguenze andranno a gravare su tutti. Per i due pattugliatori manca ancora la variazione di bilancio del ministero del Tesoro, per le piattaforme multiruolo di soccorso per la Protezione civile c’è uno stanziamento di 50 milioni di euro a fronte di un impegno di 250. Tutto ciò – aggiunge Luxich – in un momento in cui ci si aspettava un forte intervento pubblico di sostegno a fronte di un mercato privato che resta in frenata. Le stesse due commesse Carnival per Monfalcone, per le quali c’è una lettera d’intenti, prevedono una riduzione di costi per l’armatore che avrà delle conseguenze inevitabili sulle condizioni di lavoro all’interno del cantiere».
Doccia fredda dunque, secondo i sindacati. Tanto che i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm intendono ora chiedere un incontro Palazzo Chigi per ottenere maggiori garanzie.

Il Piccolo, 20 aprile 2010
 
Rientrati dalla ”cassa” i primi 5 cantierini 
Intanto proseguono gli scarichi produttivi: a casa circa 170 lavoratori

Sono rientrati ieri i primi cinque lavoratori diretti dello stabilimento di Fincantieri, posti in cassa integrazione. Un rientro anticipato di quindici giorni rispetto alla programmazione legata agli scarichi di lavoro. I cinque lavoratori sono in forza al settore del parco lamiere, prima dunque del settore dell’officina navale. Intanto anche l’officina tubisti da ieri ha registrato le prime flessioni produttive.
Altre maestranze pertanto sono entrate in ”cassa”, ma una parte è stata reimpiegata in altre officine, potendo garantire parità di mansioni. Procede insomma la ”tabella di marcia” stabilita nell’ambito dell’accordo siglato in Confindustria tra i sindacati e l’azienda.
Allo stato attuale, i cassaintegrati sono circa 170 unità. Ma, per contro, incominciano dunque a rientrare, già a partire da questa settimana, i lavoratori appartenenti ai primi settori produttivi che erano stati interessati dallo scarico. Le previsioni prospettano un ulteriore rientro in stabilimento di maestranze entro la fine del mese. È questo lo stato della situazione, all’indomani dell’incontro tra le Rappresentanze sindacali di base (Rsu) Fiom, Fim e Uilm e l’azienda, durante il quale sono stati affrontati una serie di aspetti, a partire dalla tempistica degli scarichi e le relative previsioni di rientro.
In quella sede l’azienda ha quindi comunicato il ritorno al lavoro anticipato dei primi cinque lavoratori in cassa integrazione. Il programma legato ai prossimi rientri sarà costantemente verificato, definendo modalità e numeri tra azienda e sindacati.
Secondo le ”scansioni” prospettate, l’officina navale dovrebbe tornare a regime a fine maggio, mentre il settore pre-fabbricazione tra maggio e giugno. La fase di pre-montaggio entrerà in ”scarico” a luglio con rientro a novembre, mentre il montaggio, per l’area bacino, sarà interessato dallo scarico tra settembre e dicembre. Non è ancora stato programmato invece il settore dell’allestimento che riguarda in particolare il sistema dell’appalto. Una questione quest’ultima, per la quale si procederà a istituire un tavolo ad hoc, in ordine agli scarichi di lavoro che si affacceranno. È un ambito gestito ”parallelamente” dalle organizzazioni sindacali che da tempo hanno avviato un monitoraggio capillare, richiedendo all’azienda informazioni circa i dati inerenti l’andamento produttivo attuale e futuro.
La volontà è quella di riuscire a garantire gli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori delle ditte in appalto, qualora sarà necessario intervenire in tal senso.
Alla luce del confronto avvenuto tra le Rsu di stabilimento e l’azienda, si attende a giorni la comunicazione circa l’incontro in Confindustria. (la. bo.)

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