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Il Piccolo, 04 marzo 2010
 
PAGA GLOBALE, SICUREZZA, MA ANCHE IL RISPETTO DELLE REGOLE AL CENTRO DEL DIBATTITO 
Fincantieri, appalti-boom e controlli sempre più difficili 
Complesso governare una realtà molto frastagliata. In campo corsi per la prevenzione degli infortuni

di LAURA BORSANI

Sicurezza sul posto di lavoro, ma anche il rispetto delle regole nel sistema degli appalti. Il fenomeno della cosiddetta ”paga globale” che comprimendo i costi ridimensiona stipendi e numero di ore lavorate. E i controlli preventivi sulla criminalità. Sono alcuni dei punti al centro del dibattito aperto in questi giorni sulla complessa realtà del cantiere navale. L’azienda si misura con un indotto che, in termini di lavoratori, circa tremila, è quasi il doppio rispetto ai dipendenti diretti dello stabilimento. Un altro dato, relativo al 2009, rende chiaramente il peso di Fincantieri: in regione, infatti, l’azienda si è avvalsa di oltre 500 ditte distribuendo oltre 300 milioni di euro.
Equilibri, dunque, delicati e articolati, che richiamano alla riflessione sulla trasparenza e sul monitoraggio. Proprio oggi, peraltro, alle 20.30, nella sala consiliare ospitata nel palazzo dell’ex Pretura, la rappresentanza sindacale unitarIa dello stabilimento e le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici porteranno il loro contributo sulla realtà della fabbrica. Il dibattito sul presente e sul futuro di Fincantieri attorno al quale ruota buona parte dell’economia della provincia, non si è infatti esaurito con l’audizione il 10 febbraio scorso dell’amministratore delegato della società, Giuseppe Bono, davanti ai tre consigli comunali di Monfalcone, Ronchi e Staranzano. Nella seduta odierna si discuterà anche della situazione complessiva dell’economia locale.
Le organizzazioni sindacali sottolineano la necessità di poter garantire un più ampio ventaglio di verifica e di controllo puntando a investire maggiormente e in modo più capillare sulla realtà dell’appalto. L’azienda, da parte sua, si richiama al protocollo sulla trasparenza sottoscritto nel 2007. «La definizione di trasparenza – viene spiegato – eredita la necessità di un approfondimento – espresso dalle forze sociali e qualificato dal Prefetto – delle dinamiche (paga globale e altro) annesse alla complessa gestione delle società appaltatrici». Sul fronte degli infortuni, l’azienda evidenzia una «riduzione notevole negli ultimi tre anni». E, a proposito di sicurezza, ricorda che i controlli sono costanti, garantiti per legge e in virtù degli stessi accordi sindacali, prevedendo inoltre, dal 2005, una specifica attività di informazione e formazione dei dipendenti delle ditte esterne. Attività che riguarda sia gli aspetti generali (emergenza, primo soccorso, evacuazione, eccetera), sia di tipo specialistico (mansioni specifiche), svolta in sette lingue, tra cui anche il bengalese.
 
IL SINDACATO. PROPOSTO L’AMPLIAMENTO DEL TAVOLO SULLA TRASPARENZA 
Casotto (Fiom): «Verifiche a 360 gradi nelle imprese che orbitano in cantiere»

I sindacati lo dicono chiaramente: porre sul tappeto le problematiche della sicurezza sul lavoro, ma anche le dinamiche interne riguardanti le ditte operanti in appalto per Fincantieri, non significa accusare l’azienda. Alla quale le organizzazioni sindacali riconoscono l’impegno nell’ambito di un confronto che resta costante. Riconoscono gli sforzi e i risultati perseguiti. E osservano: «L’azienda risulta anche vittima di processi non facili da comprendere, proprio perchè riguardano una realtà molto estesa e frastagliata di cui Fincantieri è concausa». Si tratta pertanto di valutare a 360 gradi gli elementi di criticità e di rischio al fine di mettere a punto strumenti e modalità di controllo più capillari e incisivi. I punti passano attraverso la questione sicurezza sul lavoro in relazione agli infortuni e al rispetto delle norme e delle procedure comprendendo anche la fornitura di elmetti, guanti e altre protezioni. Quindi la «paga globale, un fenomeno – spiega il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – che continua a esistere. Paghe non regolari, a fronte di ore lavorate di cui una parte non vengono retribuite. I lavoratori hanno problemi a esporsi per il timore di venire licenziati». Casotto continua citando i problemi legati alla cassa integrazione che per i lavoratori in appalto significa «percepire le indennità con estremo ritardo».
Prende in esame poi le criticità sotto il profilo sociale, con il fenomeno degli affitti in nero e il protocollo sulla trasparenza «tarato sulla prevenzione delle infiltrazioni malavitose. Si tiene conto anche dei rischi legati alla delinquenza comune?». Da qui, dunque, la proposta: «Si potrebbe allargare il tavolo sugli appalti istituito in Confindustria ad altre istituzioni, come Medicina del lavoro, ampliando il raggio di verifica e di intervento». Casotto conclude: «Le nostre osservazioni si basano su realtà documentate. Sono elementi da considerare come segnali di rischio per i quali poniamo la riflessione soprattutto in termini di prevenzione. Criticità che, in virtù della situazione di crisi economica, possono acuirsi alimentando tensioni sociali». (la. bo.)

L’AZIENDA. IL SISTEMA DI MONITORAGGIO 
«Accertamenti approfonditi e periodici a partire dall’ingresso in fabbrica»

Fincantieri ha investito e sta investendo sulla sicurezza e sul rapporto con le imprese d’appalto. Lo stabilimento diretto da Paolo Capobianco ha istituito un sistema di controllo delle ditte terze finalizzato ad accertare l’assolvimento da parte delle imprese degli obblighi retributivi, contributivi e assicurativi previsti dalle norme in vigore. L’azienda, dunque, chiama in causa specifiche procedure atte proprio a mantenere il controllo sulle dinamiche legate all’indotto. Si tratta di un’attività effettuata sia in termini preventivi, cioè prima che il singolo soggetto imprenditoriale entri in rapporto con Fincantieri, sia periodicamente.
Le ditte che intendono instaurare una collaborazione sono tenute a presentare l’elenco nominativo del personale, completo di dati anagrafici, qualifica e posizione assicurativa, l’elenco degli ultimi versamenti Inps e Inail, la comunicazione di assunzione dell’Agenzia regionale per l’impiego, copia del libro di matricola e degli ultimi fogli paga, nonchè del Documento unico di regolarità contributiva. Una volta inserite nel sistema produttivo di Fincantieri, le ditte documentano quindi periodicamente il regolare adempimento degli obblighi contributivi e assicurativi, la puntuale corresponsione delle retribuzioni, la regolarità dell’appalto ed il rispetto degli accordi sindacali. L’inosservanza, a seconda della gravità dell’infrazione, comporta la diffida per la ditta, un’adeguata sanzione per inadempimento contrattuale e, nei casi più gravi, la risoluzione contrattuale. Anche sul fronte della sicurezza sul lavoro, i controlli sono costanti, nel solco delle leggi e degli accordi sindacali. L’azienda ha avviato anche un’attività informativa e formativa diretta ai dipendenti in appalto. E ancora: il fatto che i lavoratori dell’appalto non percepiscano le indennità di cassa integrazione poichè espressione di piccole realtà aziendali quindi non tutelate da sufficienti ammortizzatori sociali, viene spiegato, rappresenta una grande questione nazionale, che «deve essere discussa in altre sedi». Resta chiaro che, il tema degli affitti in nero è legato all’evasione fiscale e, come tale, va combattuta attraverso le normative vigenti. (la. bo.)

L’OCCUPAZIONE. OLTRE 1700 I DIPENDENTI DIRETTI 
Trecento le ditte esterne con tremila lavoratori

Sono circa trecento le ditte dell’appalto all’interno dello stabilimento di Panzano. Occupano circa 3mila lavoratori. I dipendenti diretti della Fincantieri, invece, sono oltre 1700. È evidente dai numeri, pertanto, il forte rapporto con l’indotto stabilito all’interno della fabbrica.
La prestazione d’opera fornita dalle imprese in appalto si concentra nell’ambito dei settori dell’allestimento e dell’arredamento delle navi passeggeri, lasciando pertanto gli altri settori, come quello della progettazione e del taglio delle lamiere, il comparto produttivo navale, ai lavoratori diretti di Fincantieri. La cassa integrazione ordinaria aperta l’8 febbraio scorso e che attualmente sta coinvolgendo una novantiva di dipendenti è legata proprio allo scarico di lavoro determinatosi nelle prime fasi produttive, a causa della prolungata mancanza di nuove commesse.

Il Piccolo, 06 marzo 2010
 
«Fronte comune per la legalità negli appalti» 
Le Rsu di Fincantieri e i sindacati provinciali illustrano in Consiglio problemi e proposte

di LAURA BORSANI

Fincantieri, appalti, sicurezza. La crisi economica isontina e monfalconese. Il Consiglio, dedicato all’audizione delle organizzazioni sindacali, con i segretari provinciali Thomas Casotto e Mauro Brumat (Fiom), Gianpiero Turus (Fim), nonchè i rappresentanti delle Rsu di Fincantieri, Moreno Luxic (Fiom), Michele Zoff (Fim) e Andrea Holjar (Uilm), ha rappresentato il secondo atto, a un mese dall’incontro con l’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono. La parola, dunque, ai sindacati. «Seguirà un altro momento, incentrato sul dibattito politico – ha spiegato il presidente del Consiglio, Marco Ghinelli – e saranno prodotti gli atti conclusivi». Fincantieri che rappresenta il 52% del Pil isontino. E l’appalto, nato nel 1989, diventato strutturale e preponderante rispetto alla produzione interna. Una forbice ampia, per la quale è stata posta la riflessione su una ”rimodulazione” organizzativa, ma anche sulla pari dignità dei lavoratori. Luxic ha spiegato: «Per uno stabilimento capace di produrre le navi più belle del mondo, esigiamo condizioni di lavoro dignitose. La realtà dello stabilimento è molto complessa: la grande massa di lavoratori dell’appalto non è ”inquadrata” nell’ambito del contratto nazionale. Ci troviamo a gestire anche situazioni-limite». Luxic ha citato il contratto integrativo, che contempla premi, regole per la sicurezza e per il rispetto ambientale, aspetti economici di non poco conto. Compreso l’efficientamento del sistema lavorativo. Ha quindi posto la questione-amianto: «L’amianto sta continuando a mietere vittime. È urgente dare slancio al tavolo provinciale già aperto, per creare un Centro di eccellenza nella cura di questo male». Quindi, gli scarichi in Fincantieri: «Sono limitati nel tempo, il lavoro arriverà. Parliamo di prototipi, segno che lo stabilimento produce alta qualità». Casotto ha focalizzato l’attenzione sugli appalti: «Fincantieri è stata anche vittima, intrappolata nel sistema degli appalti. Resta un fatto documentabile che esistono situazioni non proprio corrette ai fini del rispetto delle norme. Fincantieri s’è affidata agli appalti provocando queste situazioni difficili. La nostra, comunque, non vuole essere un’accusa all’azienda. È invece necessario fare fronte comune». Ha ribadito la proposta di ampliare il tavolo istituito in Confindustria ad altri soggetti, integrandolo con ulteriori sistemi per prevenire le situazioni potenzialmente a rischio. Ha fatto riferimento al tavolo sulla legalità istituito in Prefettura, proponendo maggiore flessibilità, «al fine di intervenire tempestivamente nel quotidiano, per le irregolarità minori». E ha invitato l’azienda a «sedersi attorno ad un tavolo per affrontare queste situazioni». Una chiamata a ”serrare le fila” estesa a livello provinciale, tenendo conto di realtà in forte crisi come la Eaton, un esempio su tutti. «Chiediamo una riflessione profonda – ha fatto eco Turus -, siamo disponibili a studiare assieme le opportune misure. È importante garantire un appalto qualificato». Ampio il dibattito. Sergio Pacor (Ln) ha sollecitato informazioni sui cassaintegrati dello stabilimento. Giuliano Antonaci (Unione di Centro) ha evidenziato la preoccupazione per la situazione economica del mandamento, chiedendo quali sono le prospettive. «All’affacciarsi della crisi – ha detto Casotto -, abbiamo cercato di bloccare i licenziamenti. Oggi un terzo degli operai sarebbero disoccupati». Ha parlato altresì delle logiche di delocalizzazione da parte delle multinazionali. Barbara Zilli (Pd) ha, tra l’altro, posto i temi degli infortuni, dell’innovazione e i rapporti tra politica e sindacati. Lungo l’intervento di Fabio Del Bello (Pd) che si è soffermato sul rapporto città e fabbrica.

Il Piccolo, 09 marzo 2010
 
Fincantieri, c’è l’accordo sui premi di programma In ballo 1208 euro in busta 
Quattro obiettivi da raggiungere. Entro marzo scatta la ”cassa” per un’altra cinquantina di lavoratori
Il sindacato chiede la rotazione e la mobilità interna

di LAURA BORSANI

Cresce la cassa integrazione ordinaria per i lavoratori diretti di Fincantieri. E intanto, in questi giorni è stato raggiunto l’accordo, nell’ambito del contratto integrativo siglato nell’aprile 2009, in relazione ai premi di produzione e di programma. Si tratta di 4 obiettivi di programma scaglionati nell’arco del 2010, a fronte di una quantificazione economica complessiva di 1208 euro nelle buste-paga dei lavoratori, a partire da marzo e fino a ottobre, con il saldo pari al 20% erogato nel febbraio 2011. Premi che saranno garantiti anche ai lavoratori in cassa integrazione, eccetto quelli legati all’efficienza, relativi all’attività in fabbrica.
CASSA. Come da accordi stabiliti tra azienda e sindacato in sede di Confindustria, entro marzo sarà interessato dal provvedimento di Cigo un altro contingente di dipendenti nell’ambito dell’officina navale e prefabbricazione. Si tratta di una cinquantina di unità, che si aggiunge agli attuali lavoratori già in ”cassa”, una novantina. I rappresentanti delle Rsu di stabilimento Fim, Fiom e Uilm hanno ricordato le condizioni stabilite nell’ambito dell’accordo siglato. In particolare, il rispetto della rotazione della ”cassa” tra i lavoratori coinvolti nello scarico di lavoro. Hanno richiesto altresì che, considerata questa fase di flessione produttiva, non si proceda contestualmente al rinnovo degli appalti, avvalendosi della mobilità interna dei lavoratori, valutando la congruità delle mansioni necessarie.
«Nell’ambito dell’accordo integrativo firmato con l’azienda – ha osservato Moreno Luxich della Fiom -, abbiamo posto l’accento anche sull’aspetto sociale, attraverso la richiesta della rotazione dei lavoratori, ma anche il ricorso alla mobilità interna dei lavoratori. Resta comunque l’attezione per i lavoratori dell’appalto, per i quali sollecitiamo il ricorso agli ammortizzatori sociali». Dopo lo scarico del settore navale e di parte della salderia B, la flessione produttiva interesserà progressivamente gli altri comparti. Le Rsu di Fiom, Fim e Uilm hanno richiesto all’azienda un incontro per discutere sui numeri dello scarico di lavoro relativi agli step successivi. «Possiamo dire – ha aggiunto Luxich – che il clima nei rapporti tra azienda e sindacato, in questa fase serrati e quotidiani, sono distesi. Ci sono alcuni aspetti da definire, ma complessivamente non vi sono intoppi particolari».
I PREMI. Intanto venerdì è stato siglato tra l’azienda e le Rsu l’accordo sui premi di programma per l’anno 2010. Il ”peso economico” è pari a 1208 euro. Le erogazioni in busta paga riguardano tre momenti dell’anno, fino al mese di ottobre, con una copertura economica dell’80%. Il saldo è invece stato fissato nel febbraio 2011. Gli obiettivi stabiliti sono quattro, e l’erogazione dei premi avverrà pertanto a fronte del raggiungimento degli stessi. Entro il 25 marzo è quindi stata fissata la consegna della passeggeri ”Azura” e la verifica finale degli impianti di sicurezza. Il peso economico per il rispetto di questo obiettivo è pari al 30%, con un’erogazione in busta paga di 290 euro. Entro il 30 giugno è invece previsto il passaggio dell’ultimo blocco dalla prefabbricazione al pre-montaggio di ”Magic”. Il peso economico, del 25%, comporta l’erogazione in busta paga di 241 euro. Quindi gli ultimi due appuntamenti: entro il 21 luglio è fissata la prova a mare con il rilascio della certificazione Rina (Registro italiano navale) per la ”Queen Elizabeth”. Il peso economico, pari al 20%, è di 193 euro. Entro il 31 agosto seguirà il varo della nave ”Magic” e il completamento al 100% della saldatura dello scafo. Qui il peso economico è pari al 25%, ossia 241 euro. Entrambi i premi saranno erogati in un’unica soluzione di 434 euro nel mese di ottobre. Il saldo, pari al 20%, di 193 euro, sarà invece liquidato nel febbraio 2011.
Nell’ambito dell’accordo integrativo, vanno inoltre considerati il saldo relativo al premio di produzione, erogato questo mese, di 151 euro, oltre ai premi di efficienza per i capi (previsto a maggio 2010) e per i lavoratori diretti e indiretti (due tranche semestrali, a luglio e a gennaio 2011).

Il Piccolo, 27 marzo 2010

Bono: «Fincantieri non licenzierà nessuno» 
L’ad promette: «Tutti i cassintegrati torneranno in azienda al più presto»
LA CONSEGNA DI AZURA
L’azienda annuncia che non chiuderà nessun cantiere Schifani: «Impresa pubblica gestita come una privata»

di GIULIO GARAU

MONFALCONE «Se vuole uscire dalla crisi l’Italia deve riscoprire il lavoro. Siamo agli ultimi posti nel confronto sulla produttività, se non riscopriamo questi valori abbiamo poca strada davanti». Non è riuscito nemmeno a finire la frase l’amministratore delegato della Fincantieri Giuseppe Bono, le sue parole sono state interrotte da un applauso. In prima fila proprio i rappresentanti sindacali delle Rsu. Ma è stato soltanto il primo dei quattro applausi che hanno sottolineato il suo discorso, fatto come sempre a braccio, genuino, per fare, di fronte alla platea gremita, il punto nave dell’azienda e il confronto con il panorama economico mondiale.
È sempre riuscito a stupire Bono con i suoi discorsi che vanno al cuore dei problemi e lo ha fatto puntualmente anche ieri a Monfalcone alla cerimonia di consegna di Azura, la nuova ammiraglia della flotta P&O del Gruppo Carnival, che con le sue 116 mila tonnellate di stazza è la ventisettesima nave passeggeri costruita da Fincantieri, la più grande per il mercato britannico.
«Bono il nostro capitano coraggiorso» lo ha definito il presidente di Fincantieri, Corrado Antonini che lo ha preceduto spiegando come la concorrenza si vince sul fronte dei costi, dell’efficienza e della qualità. «La crisi è come un’epidemia – ha detto – fa scomparire i più deboli e rende più forti i forti. Stiamo lavorando per raggiungere l’obiettivo nell’essere forti».
Un percorso durissimo, l’ad Bono lo ha confessato a margine della cerimonia raccontando la «battaglia spaventosa che abbiamo dovuto combattere sul fronte dei prezzi per prendere nuove navi». «Ci siamo battuti come leoni» ha aggiunto e Fincantieri, unica in Europa e nel mondo, «è riuscita a portare via ai concorrenti quel poco di navi che sono state ordinate nel 2010». Gli ordini ci sono ma non c’è lavoro per tutti, l’ad ha ribadito «sono ottimista, ma nel 2010 e nel 2011 soffriremo ancora» ma che sta lavorando per «affrontare la crisi con strumenti congiunturali».
Significa che la cassintegrazione continuerà, anche a Monfalcone come negli altri cantieri «ne abbiamo bisogno» ha spiegato Bono ricordando che sente «tutto il peso degli 8 cantieri italiani il più giovane dei quali ha più di 100 anni». E ha fatto due promesse: «Finchè sarò qui non ne chiuderò nessuno, sentirei di tradire le generazioni passate». Non è riuscito a finire, l’applauso ha nuovamente interrotto le sue parole e subito dopo la platea ha nuovamente battuto le mani in maniera fragorosa quando l’ad ha aggiunto: «Faccio una promessa solenne: la cassintegrazione è un fatto necessario ora. Ma vi assicuro che tutti quelli che ora sono in cassintegrazione saranno riportati in azienda, fino all’ultimo, e nel più breve tempo possibile».
«Al mondo non esiste alcuna fabbrica in grado di fare queste navi meravigliose» ha detto con soddisfazione Bono presentando ieri Azura, ma rivolto al presidente del Senato, Renato Schifani invitato alla cerimonia ha anche rivolto un appello. «Le assicuro che siamo bravissimi a fare le cose, ma non bastano capacità, volontà e determinazione. Noi ce la metteremo tutta, ma da soli non ce la facciamo: il governo ha capito e ci sta aiutando». Perchè la realtà dei cantieri e della costruzioni delle navi da crociere in Italia che vede Fincantieri leader indiscusso a livello mondiale non è solo un settore importantissimo come la moda, rappresenta un settore strategico «un compendio del saper fare degli italiani che pochissime nazioni al mondo hanno». Design, tecnologia ad altisso livello, know-how, capacità di regia nel mettere assieme a lavorare in cantiere l’azienda e i suoi fornitori.
Parole su cui è ritornato poco dopo Schifani ricordando come «L’esempio di Fincantieri ci insegna che lo Stato può ancora giocare un ruolo da protagoniosta nell’economia nazionale, operando come un qualsiasi azionista privato di importanti e strategiche imprese nazionali». Ma ha detto anche che lo Stato, soprattutto in questi anni di crisi, deve ance «tutelare le imprese dall’eccessiva pressione del fisco, dalle pastoie della burocrazia, dalla talvolta insufficiente attenzione delle banche». Supporto da parte dello Stato e della Regione, lo ha fatto presente pure il presidente del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo spiegando che «Guardare oltre la crisi significa soprattutto investire in ricerca, innovazione e formazione. Per questi obiettivi è stato creato il distretto tecnologico della cantieristica e della nautica, Ditenave fortemente voluto dalla Regione».
Ma oltre a tutto questo serve un sfondo di entusiasmo: «Ne ho tantissimo» ha detto Bono in conclusione portando il saluto ai vertici della Carnival Uk, il ceo David Dingle e il managing director della P&O Carol Marlow. «Ci auguriamo che i profitti degli armatori tornino ai livelli alti di un tempo. Perchè più loro guadagnano, più navi ordinano anche a Fincantieri».

Il Piccolo, 10 settembre 2009

SI PROFILA IL RITORNO ALLA PACE SINDACALE NELLO STABILIMENTO DI PANZANO 
CONTENUTI 
C’è l’accordo, 950 euro in più ai cantierini 
Firmata l’intesa tra direzione e sindacati. Aumento legato agli obiettivi di efficienza e di programma
Saranno istituite commissioni per la verifica dei risultati

di ELISA COLONI

Quasi 950 euro (lordi) in più in busta paga a fine anno a tutti i 1800 dipendenti diretti di Fincantieri: questo il risultato della pace sindacale raggiunta dai rappresentanti dei lavoratori e la direzione aziendale dello stabilimento di Panzano. L’intesa mette fine alle turbolenze che negli ultimi mesi avevano creato una spaccatura profonda sia tra sindacati e azienda sia all’interno delle stesse forze sindacali. A dividere erano i due punti dell’integrativo inerenti i premi di efficienza e di programma. Due nodi che sono stati finalmente sciolti l’altro ieri, durante un incontro tra i segretari provinciali e le Rsu di Fim, Fiom e Uilm e i rappresentanti di Fincantieri, svoltosi nella sede goriziana di Confindustria. Un faccia a faccia che entrambe le parti hanno definito «positivo e soddisfacente», le cui conseguenze si materializzeranno nelle tasche dei dipendenti, che a fine anno riceveranno più soldi in busta paga: 943 euro lordi, corrispondenti, appunto, al premio di efficienza (750 euro) sommato a quello di programma (193 euro).
Uno dei problemi che si erano venuti a creare negli ultimi mesi riguardava appunto il premio di efficienza. Non si era riusciti a firmare l’accordo che istituisce le apposite commissioni che devono verificare lo stato delle officine e, di conseguenza, misurare l’aumento dell’efficienza. Se quella firma non fosse arrivata, i lavoratori avrebbero perso 750 euro. «Abbiamo stabilito l’istituzione delle commissioni di efficienza – spiega Thomas Casotto, segretario Fiom – con il relativo calendario di incontri di verifica». Viaggia su binari paralleli la questione relativa all’altro premio, quello di programma. I 193 euro previsti in questo caso avrebbero dovuto finire nelle buste paga per le prove in mare della Dream. Prove non portate a termine come richiesto dall’azienda, a causa (questo sostiene Fincantieri) degli scioperi proclamati dalla Fiom. Con il risultato che quei soldi non erano mai stati erogati. «Abbiamo raggiunto un accordo anche su questo – spiega Gianpiero Turus, segretario Fim -. Per permettere ai lavoratori di guadagnare quei 193 euro è stato fissato un nuovo obiettivo: il varo della Queen Elizabeth entro il 31 dicembre, con saldatura al 100% e start-up di una caldaia e tre motori».
«Per quanto riguarda la situazione degli appalti – aggiunge Turus – durante l’incontro abbiamo chiesto e ottenuto la convocazione di un confronto periodico, il primo già entro questo mese». Soddisfazione anche da parte di Fincatieri: «È stato colto l’appello lanciato dall’ad Bono sulla necessità di contribuire, tutti, all’aumento della produzione, e di mettere assieme le forze per raggiungere obiettivi di efficienza condivisi, fondamentali in un momento così delicato come quello attuale». E proprio in merito alla crisi e allo spauracchio della cassa integrazione che, nel caso non arrivassero nuove commesse, potrebbe far rimenere a casa, già a partire da ottobre, un centinaio di lavoratori, Luca Furlan (Uilm), spiega: «Durante l’incontro abbiamo discusso anche di questo: i sindacati monitoreranno l’andamento dei carichi produttivi e delle relative ricadute occupazionali».

Messaggero Veneto, 10 settembre 2009

Monfalcone. Siglata la “pax sindacale” dopo il vertice nella sede di Confindustria: entro il prossimo 31 dicembre il varo della Queen Elizabeth 
Fincantieri, c’è l’accordo con Fim Fiom Uilm e le Rsu aziendali

MONFALCONE. L’istituzione di una commissione di efficienza con il relativo calendario di incontri di verifica (già definiti), l’impegno dell’azienda, in coerenza con gli accordi sottoscritti, a operare in direzione di una migliore organizzazione del lavoro, impiantistica, formativa e di sicurezza e la definizione di un nuovo obiettivo per quanto attiene il premio di programma, ovvero il varo entro il prossimo 31 dicembre della Queen Elizabeth con il 100 per cento della nave saldata e start-up di una caldaia e tre motori: sono gli importanti punti su cui è stato trovato un accordo, martedì nella sede della Confindustria di Gorizia tra Fincantieri, le segreterie territoriali di Fim, Fiom e Uilm e le Rsu aziendali. Come previsto dall’accordo integrativo è stato concordato un tavolo specifico sulla situazione appalti, convocato entro settembre.
L’esito dell’incontro stempera un clima di tensione che si respirava da qualche tempo in azienda e stava creando serie difficoltà in merito al premio di efficienza e di programma. «È positiva la chiusura del confronto che vede la firma dei due accordi e dei relativi allegati e che di fatto rende esigibile il sistema premiante previsto dal nuovo accordo di secondo livello», affermano unitariamente le segreterie territoriali e le rsu Fim, Fiom e Uilm, che spiegano anche come si sia giunti così allo sblocco dei 750 euro previsti dal premio di efficienza con pagamento dell’80 per cento a dicembre e del restante 20 a gennaio 2010 a cui si aggiungeranno i 193 euro del gradino del premio di programma. Il nuovo obiettivo di programma, concordato in via del tutto eccezionale, sarà monitorato e verificato dalla commissione efficienza con «l’impegno da parte dell’azienda di ricercare i correttivi e le soluzioni necessarie, in caso di scostamenti o turbative che potessero mettere a rischio il raggiungimento dell’obiettivo». È stato fatto anche un rapido quadro sui carichi di lavoro, che dipinge una situazione di possibili difficoltà derivanti dalla carenza di ordinativi, con il rischio del ricordo alla cassa integrazione ordinaria dal prossimo mese di ottobre per circa 100 lavoratori. «Anche su questo tema, assolutamente centrale – dicono i sindacati – sarà monitorato l’andamento dei carichi produttivi e delle relative cadute occupazionali».
Soddisfatta per l’esito anche Fincantieri che plaude alla ritrovata “pax sindacale”, ma che evidenzia anche come l’accordo rappresenti il riconoscimento da parte dei lavoratori della «necessità di migliorare lo standard di produzione, così da poter stare sul mercato. È necessario il contributo di tutti – dice il portavoce dell’azienda – per recuperare competitività, in modo da essere in prima linea quando si tratterà di acquisire nuove commesse. La crisi passerà e il comparto riprenderà a crescere, ma non più a due cifre come prima». (c.v.)

Il Piccolo, 19 settembre 2009 
 
Fincantieri regge ma crollano gli ordini  
Utile di 9 milioni nel primo semestre. Parte l’aumento da 300 milioni
  
 
di PIERCARLO FIUMANÒ

TRIESTE Fincantieri chiude in utile (9 milioni di euro in calo rispetto ai 15 del 2008) il primo semestre ma i nuovi ordini crollano del 71,1% passando da 1.425 milioni a 398 milioni. In aumento (+15%) i ricavi, passati dai 1.372 milioni di euro del primo semestre 2008 ai 1.576 milioni dei primi sei mesi del 2009: un effetto del consolidamento del gruppo Usa Manitowoc Marine Group. A fine anno -come ha detto in più occasioni l’ad Giuseppe Bono- si prevede un utile ridotto ma sempre positivo.
Il gruppo cantieristico, in tempi di crisi, fa così il pieno di risorse finanziarie per realizzare un piano industriale (alla base del progetto ancora sospeso di quotazione in Borsa, peraltro previsto nel Dpef) che punta sull’aggiornamento tecnologico necessario a fronteggiare la ripresa dei mercati quando arriverà. Nel frattempo Bono chiede al governo e al ministro Tremonti «una più stretta collaborazione con i vari attori del sistema Paese». Possibili sgravi per la rottamazione delle navi ormai obsolete non sarebbero certo sgraditi a Trieste.
Fincantieri ha un portafoglio ordini ancora importante (9,8 milioni di euro) ma non è sufficiente per garantire la saturazione di tutti i cantieri. I tempi sono grigi per tutti: il 2009 sta soffrendo sul mercato mondiale della cantieristica un calo degli ordini del 90%. Un calo – ha spiegato Fincantieri – che riflette «la crisi finanziaria mondiale che ha portato a un sostanziale azzeramento dei nuovi ordini di navi da crociera e di traghetti». Il gruppo, pur assicurando «un carico di lavoro significativo», non può «garantire la saturazione completa della capacità produttiva di tutti gli stabilimenti già nel breve periodo» per cui si sta facendo ricorso alla cassa integrazione ordinaria per modulare l’attività nei cantieri in modo da non dover tagliare posti di lavoro. La cassa è già scattata progressivamente a Castellamare di Stabia, Palermo, Sestri Ponente. A Monfalcone, e ad Ancona, potrebbe partire in ottobre ma solo in assenza di nuovi ordini e «in modo graduale». Come affermano a Trieste «sono strumenti congiunturali» che consentono al gruppo di affrontare una fase critica sui mercati. Sia il risultato operativo (23 milioni di euro), sia l’utile – ha sottolineato Fincantieri – risentono «ancora delle tensioni sul mercato delle materie prime, in particolare acciaio e petrolio» che si sono «riflesse sugli acquisti conclusi nell’ultimo triennio e attualmente in carico alle navi in portafoglio». Ma per la ripresa, in un mercato ciclico, è solo questione di tempo. Di fatto -si sottolinea a Trieste- il mercato armatoriale tiene e si delinea una leggera crescita: Fincantieri si attrezza modulando l’attività su vari comparti: dalle navi da crociera al militare. Dall’inizio dell’anno nel settore militare Fincantieri ha incassato ordini per quasi 500 milioni di euro.
La posizione finanziaria netta negativa per 384 milioni di euro riflette i forti investimenti legati al maggior volume di ordini acquisiti negli anni precedenti: il gruppo triestino deve pagare fornitori e materiali su cifre notevoli (nel 2008 sono state consegnate 4 navi da crociera per circa 2 miliardi di euro). Da qui l’aumento del fabbisogno di circolante. Il bilancio semestrale del gruppo navalmeccanico, guidato da Giuseppe Bono, contrario ad aiuti di Stato («Dobbiamo mantenerci in piedi da soli»), è stato esaminato ieri a Trieste dal consiglio di amministrazione che ha deciso di richiamare l’aumento di capitale, autorizzato dall’ultima assemblea dei soci, per l’intero importo di 300 milioni di euro. La decisione è stata presa – spiega una nota – per «riequilibrare la situazione finanziaria, come previsto dal piano industriale».

Messaggero Veneto, 19 settembre 2009 
 
Monfalcone. Sindacati critici sulle parole dell’ad di Fincantieri Bono alla cerimonia della Carnival  
«Dimenticati i morti per le navi»
 
 
MONFALCONE. «È stato giusto rendere onore a chi contribuisce a portare la democrazia nel mondo, esprimendo cordoglio e solidarietà. Ma visto che l’amministratore delegato ha voluto ricordare i caduti in Afghanistan, morti nel compimento del loro dovere, crediamo sarebbe stato giusto anche ricordare le due persone che hanno perso la vita in cantiere, pure nel compimento del loro dovere: ovvero lavorando. Sarebbe bene che non ci si dimenticasse del sacrificio di chi ha perso la vita costruendo le navi». È amara la constatazione di Moreno Luxich, coordinatore Fiom nella Rsu Fincantieri dopo aver ascoltato l’intervento dell’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, giovedì nel corso della cerimonia di consegna della Carnival Dream, cerimonia che proprio per quanto avvenuto a Kabul si è svolta in tono dimesso.
Ma non solo il mancato riferimento ai lavoratori deceduti ha lasciato perplessi i sindacati, che sono trasaliti sentendo Bono affermare che è stata affrontata una lunga vertenza sindacale,«in cui siamo riusciti a portare avanti una nostra piattaforma (nostra riferita a Fincantieri, ndr) con principi innovativi». «Non siamo d’accordo su questa affermazione. È stato bypassato il sindacato. È stato invece stretto un accordo, all’inizio di settembre, tra azienda e parti sociali, accordo che ora come ogni documento di tale tipo va gestito, anche perché è stato il frutto di una discussione aspra», spiega Luxich, ricordando come questo accordo prevede anche un tavolo tra azienda e sindacati sulla situazione degli appalti che deve essere riunito mensilmente per avere periodicamente il polso della situazione. Luxich si dice rimasto basito anche dinanzi al concetto della moralità e della immoralità dei pagamenti («è morale pagare in modo congruente ed equo, se si crea un buon prodotto, altrimenti pagare è immorale», ha detto Bono). «È una cosa che non può essere accettata. I lavoratori producono se sono messi in grado di produrre. Ma se non si mette mano al processo produttivo con gli opportuni investimenti e miglioramenti, i lavoratori difficilmente possono recuperare l’efficienza». Che si parli di un accordo integrativo raggiunto tra tutte le parti coinvolte e non solo da parte dell’azienda è un concetto condiviso anche da Luca Furlan, segretario provinciale Uilm. «Non voglio fare polemica in un giorno di festa, ma che non siano assolutamente corrette le dichiarazioni sentite in questi giorni da parte di un politico locale che è andato a Palermo a fare proselitismo dicendo che Fincantieri è azienda nord-leghista. Non credo sia utile usare queste parole in funzione di elezioni attese per il 2013», ha detto, plaudendo per il lavoro realizzato «dai lavoratori tutti, quelli diretti e quelli delle imprese in appalto». Michele Zoff, coordinatore Fim nella Rsu, ha ribadito il fatto che l’accordo è stato preso a «quattro: tre sindacati e azienda. In questo momento di crisi è importante mantenere il lavoro e pensare che solo unitariamente si possono affrontare le difficoltà. Le responsabilità sono di tutti, non solo dei lavoratori, ma anche dell’azienda». (c.vis.)

Il Piccolo, 08 ottobre 2009 
 
MANIFESTAZIONE FIOM PER IL CONTRATTO  
Cento lavoratori monfalconesi domani in corteo a Milano
 
 
Sono un centinaio i lavoratori aderenti alla Fiom-Cgil che domani partiranno da Monfalcone per partecipare alla manifestazione indetta dall’organizzazione per sostenere la propria posizione nella vertenza per il rinnovo del biennio economico del contratto nazionale. Lo sciopero di 8 ore e le iniziative organizzate a livello nazionale sono state precedute in questi giorni dalle assemblee nelle principali fabbriche della città. «La risposta dei lavoratori è stata più che buona – afferma il segretario provinciale dei metalmeccanici della Cgil, Thomas Casotto -, anche in Fincantieri, dove l’assemblea non era retribuita. I lavoratori sono con noi nel voler avere diritto di parola sugli accordi che li riguardano». Sta proprio qui il nodo per la Cgil e non solo sul fronte salariale. Federmeccanica invece ha risposto negativamente alla proposta dell’organizzazione, affermando che non è disponibile a sospendere o modificare il sistema di regole relative alla contrattazione definite, a livello confederale, con un accordo separato senza la Cgil. Federmeccanica non ha accolto nemmeno la proposta di bloccare i licenziamenti. La Fiom ha confermato quindi lo sciopero generale di domani di 8 ore della categoria «per la difesa dell’occupazione, la democrazia e il rinnovo del biennio economico». La Fiom ribadisce inoltre di essere disponibile a un referendum sulle piattaforme presentate al tavolo tra tutti i metalmeccanici, il cui esito però sia vincolante per tutte le organizzazioni. Domani scioperano anche gli aderenti all’Unicobas Scuola, che scenderà in piazza, a Roma, in difesa dei precari.

Il Piccolo, 12 novembre 2009 
 
CONTRATTO MOBILITAZIONE  
Oggi volantinaggio Fiom sulla statale 305 a Ronchi  
Ripartita ieri la protesta nelle maggiori fabbriche contro la firma separata 
Tre ore di sciopero all’Ansaldo Sistemi Industriali e quattro alla fine di ogni turno alla Fincantieri
 
 
La Fiom-Cgil ha avviato anche nel Monfalconese la sua mobilitazione contro la firma separata del contratto dei metalmeccanici, siglato da Fim-Cisl e Uilm con Federmeccanica. Lo ha fatto ieri con un volantinaggio in centro e scioperi nelle principali fabbriche cittadine e tornerà a farlo oggi a Ronchi dei Legionari. I rappresentanti della Fiom negli stabilimenti di Roen Est, Mw, Galileo Avionica, Omi e Detroit si sono dati appuntamento davanti a quest’ultima per distribuire volantini agli automobilisti di passaggio lungo la statale 305, dove, tra le 8 e le 11, il traffico sarà quindi rallentato in corrispondenza dell’incrocio verso il casello autostradale. Intanto ieri, rispettando le decisioni dell’assemblea dei delegati di Bologna, la Fiom ha proclamato 3 ore di sciopero all’Ansaldo Sistemi Industriali (dove un’ora di sciopero è stata utilizzata martedì per tenere un’assemblea con i lavoratori) e 4 alla fine di ogni turno in Fincantieri. I delegati sono inoltre andati tra le bancherelle del mercato settimanale del centro città per spiegare i motivi della propria protesta contro la firma separata del contratto e ribadire le proposte anti-crisi della Fiom. Ovvero blocco dei licenziamenti, estensione degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori e individuazione quindi di una soluzione transitoria di accordo economico. «Crediamo quindi che del contratto, fra l’altro non ancora scaduto e secondo noi perciò rinnovato in modo illegittimo, si sarebbe dovuto discutere una volta passata la crisi», ha detto ieri il coordinatore della Fiom nella Rsu di Asi Maurizio Vesnaver. Uno dei volantini ieri comunque si intitolava: ”Accordo separato: pochi euro, zero democrazia”. La Fiom ieri è tornata a stigmatizzare il comportamento di Fim e Uilm, organizzazioni minoritarie nel settore metalmeccanico, anche a livello locale. «Pure nella principale realtà industriale del territorio, cioè Fincantieri, Fim e Uilm non hanno ancora dato conto delle proprie decisioni in assemblea – ha osservato ieri il coordinatore della Fiom nella Rsu del cantiere navale Moreno Luxich -. Auspichiamo che lo facciano quanto prima». Rifiutata a livello nazionale la proposta di un referendum vincolante per tutti sul nuovo contratto, la Fiom tornerà nelle fabbriche, anche a Monfalcone, a chiedere a Fim e Uilm di tenere una consultazione sull’intesa che coinvolga ogni lavoratori e non solo gli iscritti alle due organizzazioni. Le Rsu Failms-Cisal della Fincantieri hanno invece proclamato domani uno sciopero di due ore alla fine di ogni turno. La protesta è stata indetta, spiega il coordinatore della Failms Mario Pizzolitto, per sollecitare l’azienda a occuparsi della tensione esistente in area Centro Manufatti Scafo e per «interrompere l’intero sistema selvaggio di appalti».
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 12 novembre 2009 
 
Fiom: sciopero e volantinaggio  
Metalmeccanici, protesta per l’intesa “monca” sul contratto
 
 
MONFALCONE. Sciopero e volantinaggio nell’ambito del mercato settimanale in città: sono queste le iniziative organizzate ieri dalla Fiom Cgil che hanno coinvolto Rsu e lavoratori di Fincantieri, Ansaldo ed Eurogroup nell’ambito della mobilitazione permanente «che ha lo scopo – si legge nei volantini – di rendere esigibile la democrazia nei luoghi di lavoro e la consultazione col referendum di tutti i lavoratori metalmeccanici iscritti e non iscritti a sindacati».
Oggetto della protesta l’intesa separata sul contratto nazionale dei metalmeccanici, siglato da Fim Cisl, Uilm Uil e Ugl con Federmeccanica. Prima del volantinaggio i rappresentanti sindacali e alcuni lavoratori si sono riuniti davanti all’ingresso Ansaldo, dove è stata fatta un’ora di assemblea con 3 ore di sciopero, mentre in Fincantieri sono state proclamate 4 ore di sciopero alle fine di ogni turno. «Lo scorso gennaio è stata siglata tra Governo, Confindustria, Cisl e Uil la riforma delle regole sulla contrattazione e che la Cgil non ha sottoscritto perché disattendeva le proposte portate avanti nella piattaforma, inizialmente unitaria. Seguendo tali nuove regole – dice per la Fiom della Rsu Ansaldo, Maurizio Vesnaver – è stato disdettato senza alcun mandato il contratto nazionale e approvata una piattaforma non condivisa da tutte le parti coinvolte. Alla luce di ciò Fim e Uilm non vogliono sottoporre l’intesa su contratto al referendum e al voto di tutti i lavoratori, ma solo dei loro iscritti. Ma i lavoratori devono avere la possibilità di esprimersi su una piattaforma che oltre a non prevedere un’adeguata tutela dei salari, introduce nuove norme che si insedieranno pericolosamente nella vita quotidiana dei lavoratori. Come Fiom Ansaldo abbiamo chiesto alle altre Rsu chiarimenti sulla posizione e fare il referendum. A giorni Fim e Uilm, e speriamo Ugl, dovranno venire a chiarire la loro scelta».
È poi il coordinatore Fiom nella Rsu Fincantieri, Moreno Luxich a spiegare come il contratto disdettato sarebbe scaduto solo alla fine del 2010. «Non so se Fim e Uilm ricordano che è stato frutto di forti battaglie e per noi è stato conquistato con una denuncia e l’apertura di un fascicolo per l’occupazione del casello autostradale. Mi pare strano come qualcuno disconosca quel periodo, quelle battaglie e quelle conquiste sia salariale, sia per parte normativa» dice, evidenziando come peraltro le due organizzazioni sindacali, nell’azienda più importante del territorio, siano minoritarie e come non diano spiegazione della loro scelta. Fare un referendum dedicato solo ai loro iscritti significherebbe chiedere il parere alla minoranza e soprattutto solo ad una parte dei lavoratori, per cui poi il contratto sarebbe applicato. «La maggior parte dei lavoratori non è con loro», dice Luxich.
Fiom annuncia quindi che il percorso di protesta è solo all’inizio. Intanto stamani dalle 8 alle 11 lavoratori e sindacati Fiom di Detroit, Mw, Rohen Est, Galileo e Omi con altre aziende della Destra Isonzo si riuniranno all’incrocio tra statale 305 e bretella che conduce all’autostrada per volantinaggio con rallentamento traffico.

Il Piccolo, 08 aprile 2009

IL PROVVEDIMENTO PARTIRÀ DAL 14 APRILE  
Firma in Regione, 333 della Eaton in Cigs per un anno  
Lo scarico di lavoro nel 2009 è dell’80%. Sindacati moderatamente soddisfatti: «Siamo riusciti a evitare esuberi»
 
 
Si ferma di fatto la Eaton Automotive. È stato firmato nel pomeriggio di ieri all’assessorato regionale al Lavoro il provvedimento che mette in cassa integrazione straordinaria per 12 mesi, a partire dal 14 aprile, tutti gli attuali 333 lavoratori della Eaton Automotive, l’azienda di via Bagni Nuova che produce valvole per motori a scoppio che, a causa della crisi dell’auto, ha accusato quest’anno uno scarico di lavoro dell’80%. L’accordo è stato accolto con relativa soddisfazione dal sindacato. «Viste le circostanze e il particolare momento che stanno vivendo il mercato dell’auto e dei prodotti collegati, è già molto importante essere riusciti a evitare esuberi. Di fatto quindi – spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto – non ci saranno tagli del personale». L’accordo prevede inoltre che il trattamento di Cigs venga anticipato dalla Regione, evitando così ulteriori disagi ai lavoratori, e che il periodo di ferie venga maturato proporzionalmente ai giorni di lavoro svolti. Vengono inoltre previsti corsi di formazione, che saranno determinati in un tavolo provinciale, mirati sia alla produzione interna, sia a un’eventuale ricollocazione qualora, in futuro, si possa presentare questa necessità. La crisi dello stabilimento Eaton Automotive, 340 dipendenti in cassa integrazione ordinaria ormai dall’inizio di dicembre, salvo una quindicina di giorni lavorati tra gennaio e inizio marzo, è approdata in Regione, come è stato due anni fa per Ineos Films, proprio con l’obiettivo di arrivare all’apertura della cassa integrazione straordinaria, che i sindacati e l’azienda ritengono il principale strumento utile a gestire la crisi da qui al 2010, in attesa della ripresa del mercato dell’auto cui la fabbrica è legata. Con l’avallo della Regione, ora la Cigs dovrebbe essere autorizzata dal ministero del Lavoro.

Messaggero Veneto, 09 aprile 2009 
 
Monfalcone. Il provvedimento straordinario, che scatterà il 14 aprile, è stato firmato a Trieste  
Eaton, 333 in cassa integrazione
 
 
MONFALCONE. A partire dal 14 aprile, per dodici mesi, i 333 lavoratori della Eaton Automotive a Monfalcone saranno in cassa integrazione straordinaria. Il provvedimento è stato firmato martedì pomeriggio, a Trieste, all’assessorato regionale al lavoro e attende ora l’avallo del ministero del lavoro.
Un provvedimento “annunciato” visto che dalla fine dell’anno l’azienda di via Bagni Nuova, che produce valvole per motori a scoppio, ha risentito in modo importante della crisi economica e in particolare del settore auto, registrando uno scarico di lavoro dell’80%. «Viste le circostanze e il particolare momento che stanno vivendo il mercato dell’auto e dei prodotti collegati, è già molto importante essere riusciti a evitare esuberi. Di fatto quindi – spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, che ha accolto con relativa soddisfazione l’accordo – non ci saranno tagli del personale».
L’accordo prevede, inoltre, che il trattamento di Cigs venga anticipato dalla Regione, evitando così ulteriori disagi ai lavoratori, e che il periodo di ferie venga maturato proporzionalmente ai giorni di lavoro svolti. Vengono inoltre previsti corsi di formazione, che saranno determinati in un tavolo provinciale, mirati sia alla produzione interna, sia a un’eventuale ricollocazione qualora, in futuro, si possa presentare questa necessità. La crisi dello stabilimento Eaton si è iniziata per gli allora 340 dipendenti all’inizio di dicembre, quando di fatto s’è iniziata la cassa integrazione ordinaria, intervallata da una quindicina di giorni lavorativi tra gennaio e inizio marzo.
Visto il protrarsi della crisi, l’obiettivo, raggiunto, era di arrivare all’apertura della cassa integrazione straordinaria, che i sindacati e l’azienda ritengono il principale strumento utile a gestire la crisi da qui al 2010, in attesa della ripresa del mercato dell’auto.

Il Piccolo, 01 aprile 2009 
 
Denuncia dei sindacati per la mancata rotazione della «cassa» alla Sbe  
 
La vertenza apertasi tra proprietà della Sbe e sindacati dei metalmeccanici per gestire lo scarico di lavoro dello stabilimento di via Bagni vecchia rischia di essere tutt’altro che semplice. Nei prossimi giorni, dopo che l’incontro previsto per ieri è slittato a causa della sovrapposizione con la trattativa per il rinnovo dell’integrativo Fincantieri, azienda e sindacati torneranno a sostenere le rispettive posizioni che per ora non sono vicine. La Sbe ha preannunciato la volontà di aprire la mobilità per 34 dei 330 dipendenti della fabbrica, mentre i sindacati, forti anche del via libera ricevuto dai lavoratori riuniti in assemblea, chiederanno di poter ricorrere ai contratti di solidarietà. Nell’incontro la Sbe dovrebbe anche avanzare in modo formale la richiesta di un prolungamento della cassa integrazione ordinaria, aperta a inizio gennaio per 280 lavoratori di cui però solo 30 rimasti a casa con una Cigo a zero ore, senza che in questi mesi sia stata effettuata alcuna rotazione. Fim e Fiom l’avevano richiesto da subito e non a caso, come spiega il segretario provinciale dei metalmeccanici della Cgil, Thomas Casotto, ha chiesto delle spiegazioni formali all’azienda. Le risposte non devono essere sembrate sufficienti ai sindacati che ora hanno intenzione di richiedere una verifica sulla mancata rotazione sia all’Ufficio provinciale del lavoro sia all’Inps.
A differenza dei colleghi, in «cassa» per un numero limitato di ore, la trentina dei lavoratori si è trovata a dover fare i conti in questi mesi con un taglio pesante dello stipendio, pagando in pieno le difficoltà dell’azienda. Una situazione che sta diventando sempre più insostenibile e che i lavoratori non hanno mancato di segnalare ai sindacati, con l’auspicio che della situazione che si sta venendo a creare nella fabbrica si occupino anche le istituzioni. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm e direzione dello stabilimento Eaton Automotive di Monfalcone saranno invece in Regione martedì prossimo per formalizzare la richiesta di apertura della cassa integrazione straordinaria per un anno per tutti e i 340 lavoratori della fabbrica, la cui produzione è stata ridotta ai minimi termini dalla crisi del settore dell’auto. Sindacati e azienda sperano che l’istruttoria e la risposta finale del ministero del Lavoro possano essere veloci, consentendo di aprire la Cigs già dalla seconda metà di questo mese. (la. bl.)

Il Piccolo, 07 aprile 2009 
 
Calo produttivo del 35% alla Sbe, 330 in cassa per altre 13 settimane  
Vescovini: «Intendiamo mantenere gli attuali livelli di occupazione»
 
 
di LAURA BORSANI

Prolungata per altre 13 settimane la cassa integrazione ordinaria per i lavoratori della Sbe. La Cigo, che investe tutti i 330 dipendenti dell’azienda di via Bagni, rappresenta pertanto il rinnovo dello strumento già assunto il 7 gennaio scorso. La decisione è scaturita venerdì, nell’ambito dell’incontro che l’azienda, con il presidente Alessandro Vescovini e i componenti della direzione, ha avuto con le organizzazioni sindacali, rappresentate dai segretari provinciali Gianpiero Turus, della Fim-Cisl, e Thomas Casotto, della Fiom-Cgil, assieme altresì alla Rsu di stabilimento. Quindi, proroga di altre 13 settimane della Cigo con rotazione dei lavoratori. Un provvedimento che, ha spiegato Vescovini, verrà gestito in funzione dei carichi di lavoro, quindi, seguendo le necessità organizzative dell’azienda, in ragione delle competenze e delle fasi produttive: «Cercheremo – ha precisato il presidente – di ”diluire” la cassa integrazione in modo omogeneo su tutti i lavoratori, compatibilmente con le esigenze tecnico-organizzative dell’azienda».
Il calo produttivo, ha spiegato Vescovini, è sull’ordine del 30-40%, con la prospettiva ipotizzata nel medio periodo di un recupero produttivo, assestandosi su una diminuzione del 15%. «Il rinnovo della cassa integrazione ordinaria – ha osservato il presidente della Sbe – costituisce una scelta volta a mantenere gli occupati, nonostante lo scarico di lavoro sia importante. L’azienda è in grado di rimanere su questi livelli finchè la crisi non sarà superata». Il presidente ha confermato la linea aziendale orientata a «mantenere nel lungo periodo 300 posti di lavoro».
«La proroga della cassa integrazione ordinaria è un ulteriore copertura – ha osservato Gianpiero Turus -. Noi continueremo il monitoraggio, valutando l’evolversi della situazione». Per Thomas Casotto, «si tratta di una proroga a fronte delle medesime condizioni. Verificheremo quindi quali e in che termini si verificheranno gli scarichi di lavoro, considerando che il mercato è ”volatile” per tutte le realtà produttive». Ed è sulla rotazione che si concentra il confronto. I sindacati sostengono che la diminuzione oraria lavorativa vada ”spalmata” il più possibile su tutti i dipendenti, proprio ai fini di una distribuzione equilibrata dello scarico di lavoro. Turus parla di una media di 36 ore a settimana di lavoro e di 4 ore di Cigo: «Chi non rientrerà nella rotazione – ha aggiunto – rischia di rimanere in cassa integrazione per tutte le 40 ore settimanali. La direzione sostiene che non è possibile una rotazione di tutti i lavoratori. Lo possiamo comprendere di fronte a esigenze tecnico-produttive, ma è chiaro che la nostra proposta resta quella di coinvolgere il più possibile tutti i dipendenti».
Sul tappeto poi la questione-esuberi per i quali l’azienda, nel marzo scorso, ha formalizzato la richiesta per 34 lavoratori. Qui i sindacati ribadiscono la posizione: «Siamo contrari a qualsiasi mobilità – ha precisato Casotto -, se non su base volontaria o legata a criteri di anzianità. Riteniamo che vi siano margini di intervento meno drastici, attraverso il ricorso ad altri strumenti, come l’estensione della Cigo tutto l’anno o ammortizzatori quali i contratti solidali. Ciò in attesa anche di verificare gli esiti circa la modifica della normativa per la cassa integrazione guadagni straordinaria. Insomma – ha concluso – la situazione non è ancora definita, è da sondare. Ci ritroveremo e verificheremo lo stato dell’arte valutando come andare avanti, auspicando in un percorso concertato con l’azienda».

Il Piccolo, 16 marzo 2009 
  
INDUSTRIA  
Crisi Eaton Automotive, da inizio anno soltanto due settimane di produzione  
Domani incontro all’Assindustria. Il sindacato: fondamentale tutelare i 340 posti di lavoro 
Giovedí confronto tra le parti alla Sbe dove è stata avviata la cassa integrazione per 280 operai su 330
 
 
di LAURA BLASICH

La situazione delle aziende metalmeccaniche del Monfalconese continua a essere contraddistinta da luci e ombre. Se le più dense rimangono senz’altro quelle relativa al futuro dello stabilimento di Eaton Automotive, che conta 340 dipendenti, continua a destare preoccupazioni, secondo i sindacati di categoria, anche il presente di Sbe, il cui scarico di lavoro avrebbe toccato punte del 40%. In questo quadro si inserisce però anche la conclusione, a quanto pare attesa in questo inizio settimana, del tira e molla, durato mesi, tra Fantuzzi e Terex per l’acquisizione da parte di quest’ultima delle attività industriali della società emiliana in cui rientra anche lo stabilimento Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone, 80 dipendenti e a quanto pare un buon carico di lavoro per la produzione di grandi gru portuali. Dopo la firma del preliminare d’acquisto all’inizio dell’agosto 2008 per una cifra di 225 milioni di euro, Terex è stata coinvolta nella pesantissima recessione che ha colpito gli Usa, soprattutto nel settore delle costruzioni. La società statunitense, che ha fra l’altro chiuso un suo stabilimento di Milano, ha quindi cercato di fare marcia indietro, scontrandosi però con la controffensiva legale scatenata da Fantuzzi per la quale la vendita era ed è indispensabile per chiudere le pendenze con i suoi creditori.
«Sembra che ora l’accordo tra le due società – spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto – si sia trovato su una diluizione più favorevole della somma dovuta da parte di Terex che non avrebbe quindi ottenuto sconti sulla cifra pattuita». Fatto sta che proprio l’imminenza della chiusura dell’intesa ha fatto slittare l’incontro tra Fantuzzi e sindacati già convocato per giovedì scorso a Reggio Emilia a domani. Il nuovo appuntamento dovrebbe appunto servire a formalizzare l’acquisto da parte di Terex che, comunque, come rileva Casotto, non fuga alcune perplessità sul futuro. «Rimane fondamentale l’incontro con la nuova proprietà che ci dovrà illustrare piano industriale e previsioni sugli organici», afferma il segretario provinciale della Fiom.
Sempre domani, ma nella sede dell’Assindustria di Gorizia, avrà luogo un altro incontro importante, quello con Eaton Automotive, il cui stabilimento di Monfalcone ha lavorato solo due settimane tra gennaio e questo mese. «La crisi del settore dell’automobile non lascia presagire nulla di buono – sottolinea Casotto -, ma crediamo si possa sempre trovare un modo per gestire la crisi e superarla. Per noi rimane fondamentale non perdere posti di lavoro e quindi utilizzare strumenti più solidali possibile».
Un nuovo incontro è stato fissato infine per giovedì con la proprietà di Sbe, nel cui stabilimento, stando ai sindacati, il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, aperta per 280 dei 330 dipendenti per il massimo consentito di 13 settimane, è in aumento (due ore al giorno di Cigo per quattro giorni e venerdì per tutto il giorno). «L’azienda non ha però dichiarato problemi di liquidità», afferma il segretario provinciale della Fiom, secondo cui il premio di risultato andava quindi erogato secondo quanto previsto e non suddiviso in più mensilità come deciso in modo unilaterale da parte della proprietà. Ad aprile è infine previsto un incontro di verifica con Roen Est dove pure si sta ricorrendo alla cassa integrazione ordinaria per i 180 dipendenti, ma con la prospettiva di una ripresa dell’attività a partire dal prossimo mese.

Il Piccolo, 18 marzo 2009 
 
Crolla la produzione, la Eaton ricorre alla mobilità volontaria 
 
La produzione di valvole dello stabilimento Eaton Automotive di via Bagni Nuova scenderà quest’anno a livelli minimi a causa della crisi che ha investito il settore auto. In compenso, almeno per ora, non si parla di chiusura della fabbrica. Nel nuovo incontro di ieri con le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e le Rsu, la direzione dell’unità produttiva di Monfalcone, 340 dipendenti, ha parlato di un carico di lavoro ridotto a 3,5 milioni di pezzi contro i quasi 22 del 2008, il cui ultimo quadrimestre pure ha risentito del crollo delle vendite.
Si tratta di un volume di valvole non in grado nemmeno di coprire i costi fissi dello stabilimento. Il crollo della produzione si affianca inoltre, stando a quanto riferito dai sindacati, a una chiusura negativa del profit 2008. Un insieme di fattori che ha imposto, come spiegano i rappresentanti dei lavoratori, «una ridiscussione degli assetti interni al fine di diminuire le perdite e costruire, così come concordato con l’azienda, le premesse per una pronta ripartenza dopo la crisi».
Le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Rsu ieri hanno richiesto nuovamente di non procedere attraverso misure traumatiche, concordando con l’azienda sulla necessità di utilizzo della cassa integrazione straordinaria per crisi a zero ore, per tutto il personale in forza, a partire indicativamente dalla seconda metà di aprile. Il ricorso dello strumento della Cigs sarà oggetto di verifica congiunta per valutarne l’utilizzo ottimale in caso di variazione dei carichi di lavoro. Tra le misure concordate ieri c’è inoltre la soppressione del turno part-time 26 ore (attualmente impiegato venerdì, sabato e domenica notte) che non provocherà però esuberi, grazie alla proposta del sindacato di riposizionare i lavoratori che operano solo nel weekend sui turni settimanali a 40 ore.
«L’accordo complessivo, seppure in un panorama difficile e incerto – affermano i sindacati – è da ritenersi soddisfacente, perché consente il mantenimento di tutti i posti di lavoro per tutto l’arco temporale previsto, così come richiesto dal sindacato». Nell’incontro di ieri azienda e organizzazioni dei lavoratori hanno però anche stabilito l’avvio delle procedure di mobilità basate esclusivamente su criteri di volontarietà o anzianità contributiva degli interessati, compatibili con le esigenze tecnico-produttive organizzative. Ulteriori passaggi, quali l’anticipo dell’assegno di Cigs e l’utilizzo della formazione, rimangono da definire e verranno, più nel dettaglio, affrontati nel prossimo incontro.
Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm terranno nei prossimi giorni alcune assemblee con i lavoratori nello stabilimento monfalconese di via Bagni Nuova per illustrare nel dettaglio l’intesa.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 18 marzo 2009 
 
Si aggrava la crisi della Eaton Reggiane, prosegue la trattativa 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. L’aggravarsi della crisi delinea uno scenario particolarmente pesante per lo stabilimento Eaton di Monfalcone, che vede ulteriormente ridotto il carico di lavoro previsto, attestandosi a circa 3,5 milioni di pezzi l’anno (nel 2008 erano oltre venti milioni).
Ciò, unito ad una chiusura negativa del profit 2008, ha imposto una ridiscussione degli assetti interni al fine di diminuire le perdite e costruire, così come concordato con l’azienda, le premesse per una pronta ripartenza dopo la crisi.
E’ questa la non sicuramente bella notizia emersa nel corso dell’incontro che ha visto riunite nella sede di Assindustria di Gorizia, la Direzione di Eaton, le Segreterie Provinciali Fim-Fiom-Uilm e le Rsu di stabilimento e durante cui è stato annunciata anche la soppressione del turno part-time 26 ore (attualmente impiegato venerdì, sabato e domenica notte).
“Si è ottenuto, però – spiegano i rappresentanti sindacali – che ciò non desse luogo ad esuberi, grazie alla proposta del sindacato di riposizionare i lavoratori del weekend sui turni settimanali”.
Contemporaneamente il sindacato ha richiesto di non procedere attraverso misure traumatiche e si è concordato sulla necessità di utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per crisi a zero ore, per tutto il personale in forza, a partire indicativamente dalla seconda metà di aprile. Il ricorso dello strumento della Cigs sarà oggetto di verifica congiunta al fine di valutarne l’utilizzo ottimale in caso di variazione dei carichi di lavoro.
“L’accordo complessivo, se pur in un panorama difficile ed incerto è, a parere nostro – dichiarano i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm e della Rsu -, da ritenersi soddisfacente in quanto consente il mantenimento di tutti i posti di lavoro per tutto l’arco temporale previsto, così come richiesto dal sindacato. Parallelamente, si è concordato l’avvio delle procedure di mobilità basate esclusivamente su criteri di volontarietà e anzianità contributiva degli interessati, compatibili con le esigenze tecnico-produttive organizzative”.
Ulteriori passaggi quali l’anticipo dell’assegno di Cigs e l’uso della formazione saranno definiti in dettaglio in un prossimo incontro, mentre già nei prossimi giorni le Segreterie provinciali Fim-Fiom-Uilm, terranno assemblee con i lavoratori dello stabilimento di Monfalcone.
Proseguono invece le trattative per l’acquisizione dello stabilimento della Reggiane, da parte della statunitense Terex. L’auspicio dei sindacati è che l’accordo venga raggiunto nei prossimi giorni. Intanto i problemi di liquidità della società Fantuzzi Reggiane, attuale proprietaria, hanno costretto ad un ampliamento della cassa integrazione: per questa settimana e probabilmente anche per la prossima, la casa riguarderà non solo il venerdì, ma anche mezza giornata di giovedì (lunedì per gli impiegati).

Il Piccolo, 19 marzo 2009 
 
IL SINDACATO CHIEDE LA «CASSA» STRAORDINARIA  
La crisi Eaton approda in Regione
 
 
La crisi dello stabilimento Eaton Automotive, 340 dipedenti in cassa integrazione ordinaria ormai da inizio dicembre, salvo una quindicina di giorni lavorati tra gennaio e inizio marzo, approderà sul tavolo dell’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen. Il coinvolgimento della Regione è ritenuto indispensabile, come è stato due anni fa per Ineos Films, per arrivare all’apertura della cassa integrazione straordinaria, che i sindacati e l’azienda ritengono il principale strumento utile a gestire la crisi da qui al 2010, in attesa della ripresa del mercato dell’auto cui la fabbrica è legata. Dopo aver incontrato l’azienda lunedì nella sede dell’Assindustria di Gorizia, chiudendo un’intesa che per ora evita esuberi, nonostante i ridottissimi carichi di lavoro previsti per quest’anno, i sindacati dei metalmeccanici hanno subito inviato una richiesta di incontro urgente alla Regione. «Spetta alla Regione il primo avvallo del ricorso alla Cigs – spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto – che poi dovrà essere autorizzata dal ministero del Lavoro». I sindacati si augurano che questo percorso abbia carattere d’urgenza e quindi tempi contenuti, perché l’utilizzo della cassa per crisi a zero ore per tutti e i 340 dipendenti della fabbrica è stato ipotizzato già a partire dalla seconda metà di aprile. Nell’incontro Eaton ha presentato una prospettiva pessima quanto a carico di lavoro, quantificato in 3,5 milioni di valvole per il 2009, il 16% dei 22 milioni di valvole prodotti nel 2008. Con la Regione i sindacati intendono anche discutere di formazione dei lavoratori, mentre con il ricorso alla Cigs sarà oggetto di una verifica congiunta con l’azienda. Tra le misure concordate c’è anche la soppressione del turno part-time 26 ore che non provocherà però esuberi, grazie alla proposta del sindacato di riposizionare i lavoratori del weekend sui turni settimanali a 40 ore. È stato anche deciso l’avvio delle procedure di mobilità basate solo su criteri di volontarietà o anzianità contributiva.

Messaggero Veneto, 19 marzo 2009 
 
I sindacati sollecitano un incontro con la Regione sul futuro della Eaton 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Un incontro urgente con la Regione è stato chiesto dai rappresentanti sindacali delle segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm.
L’obiettivo dell’incontro è la discussione della grave situazione della Eaton di Monfalcone alla luce delle ultime notizie emerse nel corso dell’incontro svoltosi martedì scorso nella sede dell’Assindustria di Gorizia, dove l’azienda ha spiegato che, a causa dell’aggravarsi della crisi, lo stabilimento vede ulteriormente ridotto il carico di lavoro previsto, attestandosi su circa 3,5 milioni di pezzi anno (nel 2008 erano oltre venti milioni).
I sindacati chiedono l’intervento dell’amministrazione Tondo e proprio perché «deve essere l’ente regionale a deliberare sulla cassa integrazione guadagni straordinaria e ad avere il via libera da parte del ministero».
«L’urgenza è dettata dal fatto che s’intende partire con la Cigs a zero ore entro la metà di aprile», spiega il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto, che evidenzia come nel corso dell’incontro si discuterà anche dei percorsi formativi per i lavoratori.
«Abbiamo già avvisato il sindaco Pizzolitto sulle prospettive per i lavoratori della Eaton. Siamo preoccupati, ma per adesso riteniamo sia positivo – aggiunge Casotto – che non ci siano esuberi. È importante che si arrivi al 2010, quando presumibilmente la crisi comincerà a scemare, riportando i minori danni possibile».
Nell’incontro, la direzione dello stabilimento della Eaton ha annunciato anche la soppressione del turno part-time 26 ore (attualmente impiegato venerdì, sabato e domenica notte), ma i lavoratori del week-end saranno riposizionati sui turni settimanali.
Il ricorso dello strumento della Cigs sarà oggetto di verifica congiunta al fine di valutarne l’utilizzo ottimale in caso di variazione dei carichi di lavoro.
«L’accordo complessivo, sia pur in un panorama difficile e incerto, è, a parere nostro – dichiarano i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm e della Rsu –, da ritenersi soddisfacente, in quanto consente il mantenimento di tutti i posti di lavoro per tutto l’arco temporale previsto, così come richiesto dal sindacato».

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